Egregi signori

dal vostro sito all'indirizzo:
http://www.spoletonline.com/index.php?sezione=articolo&azione=leggitutto&id=32350&from=&paginafrom=
leggiamo la dichiarazione che trascriviamo in calce.

La torta sfornata è ben farcita......di approssimazioni, errori, (li chiamereste menzogne?). Ha allietato il cuoco e gli assistenti e si appresta ad essere digerita da gente di stomaco forte.

Uccidere non può e non deve essere il modo per risolvere i problemi (!?!?!?)  legati agli animali e non creati da costoro ma sì dall'insensata e squilibrata (soprattutto interessata) azione dell'uomo.

Di solito e questo è un esempio, l'uomo si assolve ma per essere plausibile deve scaricare la colpa su chi non può difendersi: gli animali.

Contestiamo quindi per intero quanto dichiarato dall'amministrazione di Montefalco.

Non è vero che "i piccioni costituiscono un serio problema sanitario" .

Per quanto riguarda gli allarmi sanitari sempre pronti a risuonare come il rimbombo di una grancassa, lo stesso Istituto Superiore di Sanità ha dichiarato che  "Nelle nostre zone non si è fino ad ora riusciti a trovare una relazione diretta tra la presenza di un agente patogeno in uccelli urbani e focolai di malattia umana" (A. Mantovani Ist. Sup. di Sanità).

Il sindaco sa che i piccioni sono portatori di malattie quindi, senza citare testi scientifici, afferma grossolanamente: "E’ infatti scientificamente provato che questi animali sono portatori di malattie infettive come la ricketziosi , la borreliosi e la malattia di Lyme".

Premesso che borreliosi o malattia di Lyme sono due diversi nomi per la stessa malattia e non due malattie diverse, ribadiamo queste realtà scientifiche: 1) il vettore principale della borreliosi "è costituito dalle zecche e i singoli passaggi della borrelia dal colombo alla zecca e da questa all'uomo sono ancora da dimostrare"- Ballarini et al.,1989;  2) "L'agente eziologico, cioè la borrelia, è stato isolato nelle zecche dure e non nelle zecche molli che parassitano i piccioni, pertanto ogni attribuzione fino a prova contraria deve essere considerata arbitraria" - Roberto Marchesini  medico veterinario, Istituto italiano di bioetica).

Ugualmente arbitrario è attribuire al piccione, parassitato da zecche molli,  la trasmissione della  ricketziosi che, come la borreliosi ha per vettore le zecche dure.

Non è neppure vero che siano i piccioni (o colombi di città, o columba livia)  la causa del degrado del patrimonio artistico. Un'indagine di Salvalarte di alcuni anni fa, effettuata con il patrocinio del Ministero dei Beni culturali, ha messo in risalto come il danno per eccellenza (quello irreparabile) venga prodotto dal traffico automobilistico. Il guano dei piccioni è lavabile e asportabile come qualsiasi altra spazzatura.

Intanto Firenze, che ha certamente un  patrimonio artistico maggiore di Montefalco, non uccide i piccioni ma li sterilizza con mangime trattato.

Ultima e terza giustificazione (per fare il numero perfetto): i danni all'agricoltura. Quando si tratta di animali l'abitudine di tirare in ballo i danni all'agricoltura da parte delle istituzioni è una scommessa vinta. Tanto vinta che se occorresse giustificare l'ammazzamento dei falchi per i danni all'agricoltura tutti (tranne i pensatori) crederebbero che i falchi si sono messi a mangiare granturco.

Ma il gran finale della dichiarazione passa quasi in sordina, così poche sono state le parole ad esso dedicate.

Noi vogliamo però illuminarle quelle parole.

Il gran finale riguarda i favoriti, i veri e unici  beneficiari,  coloro che pretendono e prendono i soliti "due piccioni con una fava". La fava è l'ordinanza (fava come favola per gli adulti creduloni) e i piccioni ..........sono i piccioni, naturalmente.

E' vergognoso ed estremamente  deprimente constatare come le istituzioni (comune di Montefalco) non soltanto si facciano ricattare, non soltanto diano esempio di arretratezza culturale ed etica,  ma pecchino anche di ignoranza in materia di colombi pensando (altra ignoranza) che i cittadini bevano la medicina  offerta senza senso critico.

Invitiamo quindi a protestare contro l'ordinanza di ammazzamento del sindaco di Montefalco le coscienze etiche, gli studiosi, gli informati, i conoscitori dell'argomento, i veterinari, gli ornitologi, le associazioni ......e tutti coloro che a vario titolo conoscono la materia o che, semplicemente ma magistralmente, contestano le ragioni stesse dell'ammazzare.

Alleghiamo il breve resoconto di un'indagine.

........................GRUPPO BAIRO Onlus
www.bairo.info

 

COLOMBI DI CITTA'
Un problema che si può risolvere
 
SINTESI
 
I colombi
I colombi discendono dal piccione selvatico (Columba Livia), oggi molto raro in Italia e sono stati introdotti nelle città, per abbellirle,  alla fine dell'ottocento.
Anche se manca un riferimento di legge chiaro,  il colombo di città (Columba Livia  forma domestica) viene considerato dalla maggioranza dei ricercatori e confermato dall'INFS (Istituo Nazionale per la Fauna Selvatica) un animale domestico libero, quasi un "randagio".
I colombi hanno trovato  nei centri abitati il corrispettivo del loro ambiente naturale e quindi si sono moltiplicati.
Il problema per gli uomini nasce da questa esplosione demografica che indica, nel superamento dei 300-400 individui per km2, il punto di rottura dell'equilibrio (Ballarini 1989).
 
I danni lamentati
Si accusano i colombi dei seguenti danni:
  • ai fabbricati e monumenti (anche se l'indagine di Salvalarte, promossa dal Ministero della Cultura,  effettuate alcuni anni da Legambiente su 60 monumenti italiani, ha dimostrato come il maggiore responsabile del cancro della pietra,  risulti  il traffico automoblistico sia per le vibrazioni che per l'inquinamento atmosferico che produce);
  • sporcizia e degrado urbano (facilmente eliminabili con una pulizia  effettuata giornalmente dai servizi pubblici);
  • alle coltivazioni agricole (esistono i dissuasori e pratiche di allontanamento)
  • rischi sanitari (sempre enfatizzati ma: "Nelle nostre zone non si è fino ad ora riusciti a trovare una relazione diretta tra la presenza di un agente patogeno in uccelli urbani e focolai di malattia umana" A. Mantovani Ist. Sup. di Sanità)
Esperienze cruente di contenimento
Per contenere la popolazione in una misura accettabile, nel recente passato alcune città (come Barcellona  che tra il 1996 e il 1990 ha sterminato 108.193 individui e Basilea che tra il 1961 e il 1985 ha sterminato circa 100.000 individui) hanno usato metodi cruenti senza alcun successo. La popolazione di colombi non subì variazioni e, a prescindere dalla questione etica, la strategia risultò fallimentare.
I posti lasciati vuoti vengono prontamente occupati per minore mortalità naturale, maggiore natalità e immigrazione.
Anche a Firenze (iniezioni di tanax al cuore) e in altre città italiane (caccia, gas, fucili laser.....) dove sono stati usati metodi cruenti il risultato non è stato apprezzabile e, per giunta, si è dovuto affrontare la contestazione  attiva dei cittadini divenuti ormai sempre più  sensibili alla natura e agli animali.
 
UNA LEGGE SCONOSCIUTA
La legge che regola le popolazioni di animali è il segreto che rende valido ogni intervento umano di ripristino dell'equilibrio,  fornendo una soluzione seria, incruenta, etica ed ecologica.
Tanto semplice quanto scientifica: è la legge della capacità portante. Una  popolazione cresce in funzione delle risorse alimentari e dei siti di nidificazione presenti in un dato territorio.
 
METODI  INCRUENTI
 
In città
E' proprio la legge della capacità portante che offre gli strumenti per intervenire. 
Il controllo demografico dovrà porsi  come obiettivo prioritario la riduzione delle risorse: cibo e rifugi (Johnston e Janiga 1995).
Destinatari del programma e interlocutori privilegiati sono  quindi i cittadini sia per la riduzione dell'enorme quantità di cibo che mettono a disposizione dei colombi, sia per la chiusura di fessure, buchi, sottotetti, cornicioni, lucernari, ecc. usati per la nidificazione.
Nelle città in cui questo programma è stato effettuato, si è verificata un'alta percentuale di decremento demografico (30-50%).
Poichè la distribuzione di cibo agli uccelli rappresenta spesso un bisogno affettivo delle persone,  può essere installata in un luogo  stabilito, una colombaia.
Altro sistema di controllo utilizzato nei centri urbani  è la distribuzione di mais trattato con nicarbazina, una sostanza che inibisce la fecondazione.
Per la protezione dei monumenti possono essere usati i dissuasori di vario tipo esistenti in commercio.
Naturalmente ogni intervento comporta un preventivo censimento, monitraggio ecc, nonchè adeguate campagne di informazione che coinvolgano i cittadini.
 
In campagna
Le interferenze con le attività agricole, soprattutto alle colture di girasole, mais e soia possono essere contrastate con vari sistemi: cannoncini a scoppio ripetuto, pallone "predator", razzo acustico, falcone acustico ecc.
Recentemente il Parco Regionale Migliarino-San Rossore-Massaciuccoli ha sperimentato le tecniche innovative e incruente con risultati giudicati buoni (Gorreri 1997).
Un espediente ulteriore per sviare gli uccelli che, tra l'altro, rientra negli interventi di miglioramento ambientale nell'ambito della programmazione faunistica del territorio agro-silvo-pastorale previsti dalla legge 157/92 e finanziati dalle Amministrazioni regionali o provinciali, può essere quello di destinare alcuni piccoli appezzamenti a colture a perdere.
Un altro sistema di controllo della popolazione di colombi è dato dal coinvolgimento di predatori naturali, offrendo a questi possibilità di nidificazione e sosta e, eventualmente, immettendo alcuni individui per aumentarne la densità  presente.
Per questa operazione deve essere coinvolto l'INFS (Istituo Nazionale per la Fauna Selvatica).
I predatori naturali del colombo sono il falco pellegrino, l'allocco e la taccola.
 
 
CONCLUSIONE
Tutti i metodi usati, affinchè abbiano successo, devono mirare a ridurre la capacità portante dell'ambiente.
 
 
BIBLIOGRAFIA
Testi consultati:
  • Colombi e storni in città: manuale pratico di gestione di Marco Dinetti e Umberto Gallo-Orsi
  • Come convivere con i piccioni di città - Quadrimestrale del Centro Italiano Ecologia Umana Urbana gennaio 1997 - Maria Pacini Fazzi Editore -
  • Animali di città di Roberto Marchesini
  • Controllo delle popolazioni ornitiche sinantropiche: "problemi e prospettive" dai Rapporti di sanità pubblica veterinaria del convegno organizzato dall'Istituto Superiore di Sanità, dal Centro di Collaborazione OMS/FAO e dall'Università di Pisa
     
firme dei sostenitori del messaggio:
 
pagina iniziale bairos@tin.it torna alla pagina dei messaggi