Egregi signori.

L'attuale Governo italiano nel suo programma ha posto particolare attenzione al superamento di una pratica crudele, di sfruttamento, di prepotenza assoluta, di quella pratica cioè chiamata  vivisezione o ricerca o sperimentazione, come più ci aggrada.
Per i vivisettori e sostenitori, questa pratica si regge sul presupposto del servizio all'umanità, sul desiderio di dare agli esseri umani quello che invece viene coscienziosamente tolto agli animali: benessere, salute, vita.
Ma in Italia, in Europa, nel mondo, sappiamo ormai che esistono metodi alternativi efficaci, modelli più verosimili, tecnologie evolute e quindi, con lungimiranza il nostro Governo si è impegnato a cancellare quello che considera un crimine e non soltanto verso gli animali innocenti e sopraffatti ma anche per il nostro onore di umani evoluti.
Premesso ciò, restiamo esterrefatti davanti alla strage annunciata e in corso di realizzazione dei caprioli in Piemonte ma non solo in Piemonte. Anche altre regioni, e tra queste la Toscana, approvano e legalizzano le stragi.
Tutto contro il parere dell'opinione pubblica, della maggioranza degli italiani contrari alla caccia che nessun servizio porta all'umanità  e come se non esistessero strumenti amministrativi, legislativi per capovolgere questa realtà.
Una realtà fatta di compromessi e ricatti  della lobby dei cacciatori che sfruttano con la consapevolezza da "furbo del quartierino" interessi e debolezze.
Quindi ci domandiamo: com'è possibile che mentre si guarda al superamento della vivisezione, si continua ad approvare la caccia? Si mira alla fine di un servizio e non si mira alla fine di un divertimento?
La caccia non è un diritto è un crimine, un furto verso tutti noi, verso la natura, verso l'avanzamento della civiltà, verso i valori morali. E' un guardare indietro, restare in retroguardia, avallare una nostalgia preistorica, impedire alla violenza e alla brutalità di restare in quella linea d'ombra in cui la maggioranza di noi l'ha  rigettata per guardare veramente  a un mondo migliore.
Non sono i caprioli alla radice del problema (nè i 600 dell'alessandrino o i 5000 del Piemonte o quelli che la Toscana autorizza a eliminare specificando con dura freddezza i calendari di morte per "tutte le classi di sesso ed età....per femmine e piccoli di entrambi i sessi") ma le menzogne, l'arretratezza, l'arroganza, 
tutto un sistema culturale di violenza e sopraffazione che l'uomo non cessa di coltivare verso le specie più deboli (animali o persone).
Per giustificare davanti all'opinione pubblica i  comportamenti di morte si sbandierano danni all'agricoltura o incidenti stradali. Ma chi ha inserito i caprioli (stesso discorso vale ancor di più per i cinghiali tutti eliminati quelli autoctoni e reinseriti in Italia, anche nelle regioni dove non esistevano, quelli alloctoni, importati dai paesi dell'est) nell'ambiente? Gli stessi cacciatori che ora ne contestano l'esubero.  La fantasia non è mancata e i risultati sono le stragi di animali innocenti.
Consideriamo quindi necessario e urgente  modificare la normativa in vigore per eliminare le mattanze,  proibire le cacce cruente come quella al cinghiale .........per arrivare alla totale abolizione della caccia in quanto pratica obsoleta.
Vorremmo che i famosi calendari venatori fossero pubblicati sui giornali affinchè la gente si renda conto di quanti siano gli animali, ricchezza e bellezza dei nostri boschi,  a cui si decide di togliere la vita e quanta freddezza usino coloro che comandano la loro uccisione.

Perchè non pensare a istituire nelle Province un Assessorato agli Animali?


........................GRUPPO BAIRO Onlus
www.bairo.info

 


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