Egregio Giorgio Ongania.
A proposito della sua dichiarazione in calce vogliamo accennarle che in una questione, anche chi non è religioso è d'accordo con i testi sacri: l'uomo ha perduto il paradiso per un peccato di superbia.
Di questa superbia l'essere umano, sia esso individuo, gruppo, società, umanità, si macchia continuamente, pretendendo di controllare la creazione, cioè ciò che non gli appartiene, ciò di cui non sa le ragioni profonde.
Quindi, giustifica le stragi (ma anche uccidere un solo capriolo è sporcarsi la coscienza) con i motivi più vari: sport, necessità, equilibrio,  gastronomia, diversità. E' perfino capace di camuffare la crudeltà in amore.
Tutto ciò si compendia in una sola parola: superbia appunto e la superbia è infarcita di ignoranza profonda e di incapacità morale.
No, i caprioli non sono esseri umani (per dirla con le sue parole), non sanno cos'è la violenza, l'assassinio, la pedofilia, lo stupro, lo schiavismo, la guerra, la tortura.....
I caprioli, come tutti gli animali, sono creature innocenti e come tali "richiamano" il loro opposto: i colpevoli. Gli uomini.
Quanta immagine e somiglianza di Dio c'è in questo essere uomini?
Che Dio sarebbe quello che avesse tale bagaglio di aberrazioni?
La Natura "è" Dio e noi siamo fuori. Fuori dal paradiso, appunto, da quel regno dell'equilibrio che colpevolmente abbiamo distrutto e che, sempre colpevolmente, continuiamo a distruggere.


........................GRUPPO BAIRO Onlus
www.bairo.info

 


firme dei sostenitori del messaggio:



p.s. articolo di cronaca in allegato
 

LIBERO
16 SETTEMBRE 2006
 
Ben venga la caccia di selezione
 
Alla lettrice che sosteneva di poter salvare 87 caprioli in provincia di Varese, vorrei rispondere che i prelievi con la caccia di selezione sono indispensabili per i seguenti motivi: è l'unico sistema per mantenere - su un determinato territorio - un equilibrio biologico della specie: dove non lo si mantiene, gli animali muoiono per malattia, soffrendo e sterminando l'intera razza; catturare un capriolo significa far morire per "infarto" un capo ogni tre catturati; è un ottimo piatto, paragonabile ad un carré di vitello; la specie è controllata dagli addetti e dai veterinari della Provincia che analizzano a campione i capi abbattuti; gli animali vivono nel loro habitat e si riproducono, ciò significa che hanno un'ottima alimentazione. Il punto di partenza deve essere la consapevolezza che i caprioli non sono esseri umani e neanche animali domestici. Il rischio che si corre a dar fiato a certe trombe è di alimentare il numero dei "signor no".
Giorgio Ongania


 
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