Egregi signori
comunichiamo tutta la nostra disapprovazione riguardo all'iniziativa di uccidere i germani reali, iniziativa che denota la superficialità che la mancanza di sane e giuste cognizioni avalla.
L'articolo in calce, cercando di spiegare l'irrazionale, condivide il nostro sdegno.
Ci auguriamo il fattore K. 
 
........................GRUPPO BAIRO Onlus
www.bairo.info
 
 
firme dei sostenitori del messaggio:
 
p.s. articolo di cronaca in allegato

 
VILLAGGIO GLOBALE
5 NOVEMBRE 2006
 
Una strage inspiegabile
Diecimila germani reali uccisi senza un perché
Mentre i cacciatori continuano a sparare nella zona, i volatili saranno uccisi da domani pur non avendo l'influenza aviaria. Sono semplicemente raffreddati e questo virus non contagia altri animali né l'uomo

La strage di 10.000 germani reali in un allevamento di Principina (Grosseto) si farà a partire da domani, compreso un povero pappagallo di proprietà del figlio del proprietario.
L'allevamento è sotto sequestro e il cordone sanitario previsto da Asl e Comune prevede l'abbattimento degli ovicoli nel raggio di 3 Km, intanto i cacciatori continuano a sparare lo stesso nelle vicinanze....
Nonostante lo stesso ministero della Salute abbia nei giorni scorsi precisato che il virus che ha colpito alcuni esemplari di germani nell'allevamento «non è quello noto come causa dell'influenza aviaria, ovvero l'H5N1, ma un altro tipo di virus influenzale, tipico delle specie volatili, di natura diversa e a basso grado di patogenicità verso altri volatili», specificando «che non c'è possibilità di contagio per l'uomo anche in caso di contatto con l'animale infetto». Si tratta quindi di comune influenza non mortale per i pennuti e non trasmissibile all'uomo. L'abbattimento dei germani non è dunque motivato da rischi per l'uomo ma è esclusivamente dettato dalla paura di una possibile diffusione ad altri allevamenti.«La vicenda ha dell'assurdo – sottolineano in un appello Alberto Frattini e Carla De Sanctis di Maremma Viva - perché gli animali non sono malati, non hanno il virus H5N1 ma una modesta parte di loro ha sviluppato anticorpi ai virus che colpiscono in questa stagione gli anatidi. Le istituzioni non hanno saputo in un anno intero trovare soluzioni e i risarcimenti previsti per chiudere l'allevamento, ma non esitano ora a spendere una grossa cifra per l'operazione di sterminio affidata a una ditta specializzata.
Si prevedono però grandi difficoltà per la cattura dei poveri animali che saranno convogliati su camion per essere uccisi, con il rischio che si gettino contro le reti».
 
Intervista rilasciata dal prof. Franco Tassi, Direttore storico del Parco Nazionale d'Abruzzo e ideatore del progetto Maremma Viva, al prof. Alberto Frattini , Coordinatore del Comitato Maremma Viva...
 
Episodi come questo suscitano incredulità, sconcerto e orrore. E probabilmente celano nel profondo anche interessi poco confessabili... Ma è possibile che gli stessi italiani, che ieri condannavano la Baviera per aver abbattuto il povero Orso Bruno, dopo un'estate trascorsa rivendicando il diritto di caccia sui Bambi, si scagliano oggi senza ritegno contro migliaia di poveri volatili indifesi? Abbiamo voluto sentire sui fatti di Grosseto il parere del professor Franco Tassi, da lunga data esploratore e conoscitore della Maremma, e fustigatore di quegli eccessi, da lui definiti «frenesia insana di sterminio».
Professor Tassi, questa «corsa alle armi» era proprio così urgente?«Per quanto se ne sa dai mezzi d'informazione, e si possa giudicare, direi proprio di no. Nessun pericolo accertato, nessuna catastrofe imminente, nessuna bomba a orologeria che scandisca gli ultimi secondi dell'umanità. Ma una sola certezza: la natura, in ogni sua parte anche minima, se soltanto ci infastidisce un po', suscitando qualche dubbio o timore, va eliminata. E a schiacciarla deve provvedere l'Uomo sapiente e dominatore, magari con alibi e complicità a buon mercato, dagli avalli politici ai paludamenti dello scientismo, un “optional” che va sempre più di moda...».
Ma affidarsi agli esperti non dovrebbe costituire la via di uscita più ragionevole per risolvere situazioni come questa?
«Certo, ma la vera scienza è cosa ben diversa, assai meno settoriale e invadente, ben più prudente e rispettosa della natura e degli animali. Non si arroga il potere assoluto di decretare la morte in base a fantomatici metodi che pretende “testati” e “certificati”. Ascolta opinioni diverse, valuta possibilità alternative. E se può evitare stragi mascherate da salvataggi, lo fa ben volentieri. Se così non fosse, finiremmo col dar ragione anche agli sterminatori di alberi sanissimi che ogni tanto proclamano di averli dovuti tagliare, perché erano affetti da invisibili malattie (senza dire che dietro ai viali abbattuti si nascondono invece belle incette di legname e ottimi affari per i vivai). Con strategie del genere, magari il Pil potrà anche raddoppiare: ma cultura e natura, etica e qualità della vita vanno a farsi benedire».
Insomma, come spiegare allora questa «smania di massacro», come l'hanno ribattezzata gli animalisti più intransigenti?
«La risposta è molto semplice: in questi casi riaffiora l'atavica barbarie, che l'uomo cela dentro di sé. Come nel terrorismo e nelle guerre, anche in questi frangenti la nostra società moderna, evoluta e tecnologica finisce col mostrare il peggio di se stessa. Per quale ragione? Ma per esibire la propria potenza, o per placare ansie inconfessate, o magari semplicemente per coprire traffici e appetiti poco raccomandabili... Quando un gruppo sociale pensa solo a se stesso, calpestando l'etica della vita e della solidarietà, i risultati non possono essere che vergognosi e devastanti. Si produce una ignobile farsa fondata su realtà virtuali, ci si traveste da salvatori e sentinelle dell'ambiente... E poi fuoco, o veleni, a volontà. Ma nel frattempo, si accusano di pagliuzze (“eccessiva emotività”) i difensori degli animali, senza vedere la trave (“psicosi collettiva”) che offusca la loro vista e confonde la loro mente. Forse non si può dar torto a Flammarion, che definiva questa umanità “larva strana di una razza in formazione”. Forse un giorno, riconsiderando a ritroso vicende come questa, si capirà che, tra i vari spettri di pericoli temuti, aleggiava una sola certezza: quegli animali dovevano comunque essere uccisi, tutti e subito».

 
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