Egregi signori
Il vero, unico killer dell'ambiente è l'uomo, il solo che riesce a infestare anche i paradisi.
L'uomo ha inquinato, devastato, modificato, violentato, invaso la natura e con essa tutte le sue creature. Ha distrutto quell'equilibrio ecologico su cui il Pianeta Terra era costruito.
Perché dunque scagliarsi contro questo o quell'animale?
Sono vittime e non colpevoli.
Dunque, ragionando con onestà, l'uomo moderno tanto evoluto, sapiente, moralmente elevato, dovrebbe trovare i modi e i metodi, le strategie e le capacità per restituire all'ambiente e alla natura quello che ha loro tolto.
Agli animali selvatici  la pace e il diritto all'esistenza.
Troppo difficile?
Purtroppo il rigore morale ma anche quello intellettuale risultano un patrimonio raro.
 
........................GRUPPO BAIRO Onlus
www.bairo.info
 
 
firme dei sostenitori del messaggio:
 
 
p.s. articoli di cronaca in allegato
 
 
IL GIORNALE

14 SETTEMBRE 2006

 

Gamberi, nutrie e pesci siluro sono i killer dell’ambiente

 

Giacomo Susca

 

Frontiere aperte e globalizzazione. Nuove specie animali che attraversano l'oceano, si insediano nei nostri boschi e nuotano nelle nostre acque. Territori che la natura non ha destinato a loro e che loro inevitabilmente minacciano. Ci sono animali, pesci e insetti esotici che rappresentano un disastro per l'ambiente, rosicchiano gli argini dei fiumi, fanno man bassa delle coltivazioni, divorano i tronchi delle piante, rubano cibo e nidi alle specie nostrane fino a farle scomparire. «Bombe a orologeria» secondola Coldiretti.
L'associazione degli agricoltori di Milano e Lodi si riferisce in particolare ai gamberi rossi della Louisiana, «Procambarus clarkii», un esercito di crostacei in crescita nei canali padani che attacca i terreni allagati dove si coltiva il riso e mangia perfino le rane. Sarebbero alcune migliaia, dall'Adda all'Oglio.
«Ci sono interi tratti di canali che si sono sbriciolati nell'acqua, sporcando il fondo e restringendo le strade tra i poderi. Gli argini delle risaie sono pieni di buchi che monitoriamo costantemente per evitare gravi problemi ai raccolti». È la denuncia di Francesco Sangalli, titolare di un'azienda risicola in località Caselle Lurani, nel Lodigiano. La conferma arriva dal dipartimento di Biologia animale dell'università di Firenze, coordinato dalla professoressa Francesca Ghirardi. Un «killer» che, scavando chilometri di tunnel e divorando piante, pian piano sta riducendo a groviera le rive dei corsi d'acqua. Stessa sorte per i terreni coltivati a riso. E dagli stagni sono sparite le rane.
Roberto Maddé, presidente della Coldiretti di Milano e Lodi, non nasconde la preoccupazione per un nemico «che non dovrebbe avere qui da noi il suo habitat naturale». Come è successo con le altre specie esotiche, qualcuno li ha portati. Gli ospiti indesiderati arrivano da clandestini sui voli internazionali (o scappano dagli allevamenti) e poi si riproducono rapidamente, approfittando dell'assenza di predatori.
«Sono un pericolo per l'equilibrio dell'ecosistema e per i probabili danni alle coltivazioni - ha aggiunto Maddé -. Ma come fare per risolvere il problema? «In assenza di grossi uccelli, tipo aironi e cicogne, è praticamente impossibile» ha ammesso il presidente. Però siamo in contatto con i maggiori esperti, con i dipartimenti delle Università che stanno studiando i fenomeni». Il suggerimento di non mangiarlo arriva invece dall'Università di Pavia: «Sarebbe anche saporito - ha spiegato il biologo Edoardo Razzetti - ma, visti i posti in cui prolifera è sicuramente inquinato».
Ma non c'è solo il gambero rosso. Da anni i contadini devono fare i conti con le nutrie, roditori grossi come castori che infestano le campagne: divorano ogni giorno due chili e mezzo fra ortaggi e cereali e come si muovono scombinano argini e semine. E che dire del pesce siluro: fa strage dei più piccoli dai girini, ai topi, alla fauna ittica immessa dai pescatori. Nei casi più fortunati - tartarughe dalle orecchie rosse e scoiattoli grigi - le new entry competono con le specie nostrane perchè sottraggono loro spazi e nutrimento. L'Istituto nazionale della fauna selvatica aveva messo a punto un piano per cercare di sradicare dalle Alpi lo scoiattolo originario delle Americhe.
A lui la colpa di favorire l'estinzione del nostro roditore rosso. In più occasioni gli animalisti guidati da Giorgio Celli ostacolarono l'iniziativa e non se ne fece più nulla.

 


IL GIORNALE

14 SETTEMBRE 2006

 

I roditori d’Oltreoceano infestano le campagne

 

Divora gli argini dei fiumi, mina i raccolti, spazzola ortaggi e cereali in quantità industriali. Ogni nutria mangia qualcosa come 2 chili e mezzo di alimenti freschi al giorno. È vegetariana, spazia dal granturco al riso al frumento. E poi soia, barbabietola da zucchero, carote e quant'altro.
Il grosso roditore rosicchia le cortecce delle piante e fa danni anche quando si muove, imponente e sgraziato, stravolge i terreni coltivati. Gli agricoltori non ne possono più di nutrie. Robuste e prolifiche, spesso dalle campagne attraversano strade e autostrade provocando seri incidenti.
I primi esemplari sono stati importati dalle Americhe a partire dagli anni Trenta per creare allevamenti di animali da pelliccia. Ma è negli anni Settanta e Ottanta - quando il mercato dei cappotti di castorino è entrato in crisi - che si è registrato il boom di nutrie. Chiusi gli allevamenti, liberi gli animali.
Che come tutti i roditori sono molto prolifici: a sei mesi raggiungono la maturità sessuale, le femmine possono riprodursi quasi tre volte in un anno, la media è di 2,7. «I piani di controllo si sono rivelati dannosi e inefficaci - hanno spiegato all'Enpa -. I contadini sono liberi di sparare alle nutrie e di ucciderle in modo violento, nonostante ciò la specie continua a proliferare. Vuol dire che c'è qualcosa di sbagliato». Uno studio curato dall'Istituto nazionale per la fauna selvatica del ministero dell'Ambiente, curato da Roberto Cocchi e Francesco Riga (è scaricabile sul web) suggerisce per proteggere le coltivazioni l'utilizzo del filo elettrico sistemato a 15 centimetri di altezza e per catturare i roditori le gabbie trappola, quindi la soppressione indolore.

 


IL GIORNALE

14 SETTEMBRE 2006

 

Il crostaceo del Messico distrugge risaie e canali

 

Lo hanno soprannominato «gambero killer» un crostaceo voracissimo e molto prolifico che distrugge le risaie e i canali. Non è nato qui, il «Procambarus clarkii» arriva dalla Louisiana o dal Messico, avrebbe dovuto arricchire le nostre pietanze, per questo è stato importato una decina di anni fa, quando sono sorti i primi allevamenti. Ma qualcosa non è andato per il verso giusto. Qualche gambero è riuscito a scappare e si è riprodotto a velocità impressionante. Un paio d'anni fa un esercito di crostacei rossi ha invaso lo svincolo autostradale di Firenze Nord, l'area è stata chiusa quasi subito per via dell'asfalto vischioso. È la Coldiretti a lanciare l'allarme: «Interi tratti di canali si sono sbriciolati per causa loro - ha denunciato Francesco Sangalli titolare di un'azienda risicola del Lodigiano -. Questi animali fanno i buchi sugli argini delle risaie provocando perdite d'acqua che dobbiamo monitorare di continuo per evitare danni ai raccolti». Non è finita. Oltre alle piante si mangiano girini e avannotti, «da quando ci sono loro sono sparite le rane». I ricercatori dell'Università di Pavia confermano: la specie è invasiva e molto prolifica. «A sei mesi sono pronti a riprodursi, mentre il nostro gambero d'acqua dolce depone le uova a tre anni compiuti» ha spiegato il biologo Edoardo Razzetti. La femmina della Louisiana si riproduce più volte all'anno e depone ogni volta dalle 300 alle 500 uova. Resiste alle basse temperature invernali e sopporta bene l'inquinamento, per questo non è consigliabile catturare i gamberi per mangiarseli. Il rimedio? Non c'è. La rete irrigua della pianura padana è complicatissima. Per giunta è vietato catturare i gamberi con le mani o con i guadini (i retini da pesca), si possono solo pescare con la canna, ma nessuno lo fa.

 

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