Egregi signori.

Leggiamo l'articolo in allegato e gradiremmo sapere se il sindaco ha predisposto, con la medesima solerzia,  interventi mirati per chi maltratta gli animali,  per chi li detiene in recinti piccolissimi, per chi nega loro una passeggiata e altro ancora.

Chiediamo inoltre come mai il Comune di Cremona, nonostante le informazioni e gli articoli di cronaca, non abbia mai preso una posizione contro i bocconi avvelenati. Solo noi a Soncino ci siamo attivati con una campagna contro questa ignobile crudeltà che vede il massacro di animali selvatici e d’affezione, tra l’altro molto pericolosa anche per gli umani

La legge regionale della Lombardia del 25 luglio 2006, artic. 3 comma 1 e 2 cita testualmente

1. I proprietari, i possessori e i detentori a qualsiasi titolo di animali di affezione sono tenuti ad assicurare ad essi condizioni di vita adeguate sotto il profilo dell’alimentazione, dell’igiene, della cura della salute e del benessere e della sanita` dei luoghi di ricovero e contenimento e degli spazi di movimento, secondo le caratteristiche di specie e di razza, nel rispetto dei bisogni fisiologici ed etologici dell’animale stesso.

2. In particolare, e` vietato ai soggetti di cui al comma 1 abbandonare gli animali, infliggere ad essi maltrattamenti, alimentarli in modo improprio o insufficiente, detenerli in condizioni igienico-sanitarie non adeguate o comunque in strutture o spazi non idonei in base alle attuali conoscenze scientifiche e secondo quanto previsto dalla normativa vigente.

Gli otto dobermann risultano essere curati, ben nutriti, denunciati regolarmente all’anagrafe canina dell’Asl  e di indole tranquilla. Vivono sereni con il loro padrone e non hanno mai creato alcun problema alla comunità. Come è possibile asserire che questi animali devono essere allontanati dalla loro dimora per salvaguardare la pubblica sicurezza, senza peraltro indicare mai la loro reale pericolosità, ma basandosi unicamente  su un semplice presupposto non fondato sui fatti ?

O forse è solo il fatto di appartenere a questa specifica  razza a fare di loro degli animali inaffidabili e pericolosi?

Non è la repressione e l'insensibilità che manda avanti il mondo, ma la ricerca di soluzioni concrete e il rispetto per la vita sotto qualunque forma si presenti.

Chiediamo pertanto al sindaco del Comune di Cremona, di prendere seriamente in considerazione la proposta del proprietario dei dobermann di spostare gli stessi  nello stabile indicato dal medesimo. Una soluzione che dimostra certo maggiore senso di civiltà e progresso morale che non "spedire" 6 degli 8 cani al canile.

 
........................GRUPPO BAIRO Onlus
www.bairo.info


 

p.s. articoli di cronaca in allegato


 

LA PROVINCIA DI CREMONA
8 MAGGIO 2007
 
Cremona. Ricorso di Enpa e Una a Napolitano in difesa di un residente a S. Savino
‘Troppi otto dobermann in casa’
Il Comune ordina al padrone di allontanarne sei. Lui resiste
 
 
CREMONA — Scontro aperto tra il Comune e gli animalisti su otto dobermann che vivono in una casa con il loro proprietario. Il Comune ha intimato al quarantaduenne, residente a San Savino in un alloggio popolare all’interno di un edificio di proprietà comunale, di tenerne al massimo due e di allontanare gli altri entro 15 giorni, affidandoli al canile. Della vicenda si sono interessate le associazioni Enpa e Una che hanno inoltrato un ricorso straordinario al presidente Napolitano, negando la pericolosità dei cani in questione.
 
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Il caso. Il loro padrone vive in un alloggio popolare di San Savino. Ordinanza del sindaco e ricorso al capo dello Stato
Otto dobermann in casa: sfrattati
Il Comune: allontanarli Gli animalisti si oppongono
 
di Gilberto Bazoli
 
È scontro aperto tra il Comune e gli ecologisti su 8 dobermann che vivono in casa con il loro padrone. L’Amministrazione municipale gli ha intimato di allontanarli, ma gli ecologisti hanno presentato ricorso al capo dello Stato. Al centro del caso, arrivato sul tavolo della giunta, un quarantaduenne dall’aspetto mite che dal 1986 abita a San Savino, in un alloggio popolare ricavato all’interno di un edificio di proprietà comunale. Prima erano occupati anche gli altri appartamenti, ma adesso c’è solo lui con i suoi 8 cani. Tre maschi e 5 femmine, il più grande ha tre anni, i più piccoli 13 mesi. Nomi come Patric e Paul, Ciada e Penelope. Sono in forma, ben nutriti e puliti. Non per niente sono degli habitué delle esposizioni specializzate. Visti in gruppo, oltre la cancellata che delimita il giardino, destano una certa impressione, ma varcato l’ingresso fanno le feste. Logico che i vicini non gradiscano. Ci sono state anche raccolte di firme contro gli inquilini a quattro zampe. Ma la convivenza, pur tra alti e bassi, è andata avanti. Qualche tempo fa la svolta, contenuta nelle tre pagine dell’‘ordinanza contingibile ed urgente’ del sindaco Gian Carlo Corada su una situazione «che si protrae da alcuni anni esasperando i vicini e arrecando preoccupazioni, anche in merito alla sicurezza e alla tranquillità dei residenti». Il sindaco si richiama al regolamento regionale «che prevede, in zone residenziali, un numero massimo di due cani a distanza di 10 metri da abitazioni di terzi». Conclusione: «Si ordina l’allontanamento dei cani entro 15 giorni». Il termine è scaduto, ma i dobermann sono rimasti. «Dal Comune — afferma il loro padrone — mi hanno anche proposto di tenerne due e trasferire gli altri 6 al canile municipale. Ma sarebbe come se una madre portasse suo figlio in collegio. So quel che dico: a me è capitato davvero». Alla vicenda si sono interessati gli ecologisti dell’Enpa (Ente nazionale protezione animali) e dell’Una (Uomo-natura-animali), che hanno presentato un ‘ricorso straordinario’ al prefetto e al capo dello Stato. Le obiezioni del Comune vengono rigettate punto su punto: «Nell’ordinanza si parla di ‘salvaguardia della pubblica sicurezza’ senza peraltro indicare mai la reale constatata pericolosità dei cani, basandosi, quindi, su un semplice presupposto non fondato sui fatti». Quanto alle linee guida della Regione, «non sono mai mai state recepite dal Comune e non risultano inserite nel suo regolamento». I dobermann «sono sempre stati iscritti all’anagrafe canina tenuta dall’Asl. Ne consegue che la loro presenza non è mai stata clandestina e sconosciuta». Il loro amico ha lanciato, sinora inutilmente, un’idea: «A fianco della mia casa c’è un altro stabile comunale abbandonato il cui giardino non dà sulla strada ma sul retro. I miei dobermann non hanno mai morso nessuno, ma lì la sicurezza sarebbe ancora maggiore. È troppo chiedere di spostarci, io e loro, di pochi metri?».
 
 

 

LIBERO

8 MAGGIO 2007

 

Tiene in casa otto cani Il sindaco lo vuole sfrattare

 

GILBERTO BAZOLI

 

CREMONA Una persona è libera di tenere in casa propria 8 dobermann che possono incutere timore ma non hanno mai fatto male? No secondo il Comune, che ha intimato al padrone dei cani di allontanarli; sì per gli ambientalisti, che hanno presentato ricorso al presidente della Repubbica. Al centro del braccio di ferro c'è un quarantaduenne dall'aspetto mite che abita dal 1986 nelle ex scuole elementari di san Savino, una frazione della città. Prima negli alloggi ricavati all'interno del vecchio stabile, bisognoso di interventi urgenti e di proprietà del Comune, abitavano altre famiglie, ma da qualche tempo è rimasto solo l'appassionato di dobermann. Tre maschi e 5 femmine, il più grande ha tre anni, i più piccoli 13 mesi. Nomi come Patric e Paul, Giada e Penelope. Il loro padrone non ha avuto un'adolescenza facile, forse è anche per questo che si è appassionato a loro. Sono in forma, ben nutriti e puliti. Non per niente sono degli habituè delle esposizioni specializzate. Visti in gruppo, oltre la cancellata che delimita il giardino, destano una certa impressione, ma varcato l'ingresso fanno le feste. Logico che i vicini non gradiscano. Ci sono state anche raccolte di firme contro gli inquilini a quattro zampe. Ma la convivenza, pur tra alti e bassi, è andata avanti. Qualche tempo fa la svolta, contenuta nelle tre pagine dell''ordinanza contingibile ed urgente' del sindaco, Gian Carlo Corada (Ds), su una situazione «che si protrae da alcuni anni esasperando i vicini e arrecando preoccupazioni, anche in merito alla sicurezza e alla tranquillità dei residenti». Il sindaco si richiama al regolamento regionale «che prevede, in zone residenziali, un numero massimo di due cani a distanza di 10 metri da abitazioni di terzi». Conclusione: «Si ordina l'allontanamento dei cani entro 15 giorni». Il termine è scaduto, ma i dobermann sono rimasti. «Dal Comune - afferma il loro padrone - mi hanno anche proposto di tenerne due e trasferire gli altri 6 al canile municipale. Ma sarebbe come se una madre portasse suo figlio in collegio. So quel che dico: a me è capitato davvero». Alla vicenda si sono interessati gli ecologisti dell'Enpa (Ente nazionale protezione animali) e dell'Una (Uomo-natura-animali), che hanno inoltrato un 'ricorso straordinario' al prefetto e al capo dello Stato. Le obiezioni del Comune vengono rigettate punto su punto: «Nell'ordinanza del sindaco si parla di 'salvaguardia della pubblica sicurezza' senza peraltro indicare mai la reale constata pericolosità dei cani, basandosi, quindi, su un semplice presupposto non fondato sui fatti». Quanto alle linee guida della Regione, «non sono mai mai state recepite dal Comune e non risultano inserite nel suo regolamento». I dobermann «sono sempre stati iscritti all'anagrafe canina tenuta dall'Asl. Ne consegue che la loro presenza non è mai stata clandestina e sconosciuta». Il loro amico ha lanciato, sinora inutilmente, un'idea semplice: «A fianco della mia casa c'è un altro stabile comunale abbandonato il cui giardino non dà sulla strada ma sul retro. I miei dobermann non hanno mai morso nessuno, ma lì la sicurezza sarebbe ancora maggiore. È troppo chiedere di spostarci di pochi metri?».

 

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