Egregi signori
se la Sardegna invece di dormire sulle proprie bellezze, rispettasse le leggi dello Stato Italiano, incrementerebbe la sua civiltà (oggi indispensabile più della bellezza alla vita sociale) e i suoi abitanti non dovrebbero affrontare le situazioni di cui all'articolo allegato a causa dell'abbandono in cui vengono spinti, tenuti e mantenuti i cani.
Questi animali, inutilmente chiamati d'affezione e dallo Stato tutelati, per la Sardegna restano cose, oggetti di pezza, esseri inanimati, che non devono mangiare ne ammalarsi; non devono camminare ne cercarsi un rifugio.
Non devono reagire alla fame o alla sofferenza.
Per la Sardegna cane vuol dire randagismo, abbandono, crudeltà, sevizie. 
Chiediamo alle persone migliori, di prendere in considerazione il dettato della legge del 1991 e di promuoverne il rispetto.
Noi che amiamo gli animali daremo il nostro voto a coloro che si occupano concretamente del loro benessere e boicotteremo ogni luogo in cui la sofferenza è istituzionalizzata.
 
.................................GRUPPO BAIRO Onlus
 
Firme dei sostenitori del messaggio:

p.s. articolo di cronaca in allegato
 

 
L'UNIONE SARDA
lunedì 05 aprile 2004 
Nuoro e Provincia
 

Salvo un giovane informatico 
 
Cucciolo di beagle e padrone aggrediti da un branco di randagi 

Nuoro  

Prima hanno aggredito il cagnolino, un cucciolo di beagle di nome Kiko, poi si sono scagliati sul proprietario facendolo cadere a terra e tentando ripetutamente di azzannarlo. «Erano almeno venti, una intera muta di cani randagi che avevo visto già altre volte gironzolare da quelle parti». Luigi Piras, 39 anni, informatico nuorese, ha evitato guai peggiori solo grazie alla sua prontezza di riflessi. Quando ha capito che la situazione stava diventando drammatica ha infatti reagito vigorosamente, si è alzato di scatto e dopo essersi fatto largo menando calci a manca e destra è riuscito a riacciuffare il suo amico a quattro zampe e scappare via. L’incredibile episodio è accaduto sabato scorso, nel quartiere del Nuraghe, nei pressi del palazzo dell’Inail, quando erano da poco passate le 19. Piras, che abita poco distante, era uscito come quasi tutte le sere per fare una passeggiata col suo cane Kiko, un beagle di appena dieci mesi. Non lo teneva al guinzaglio. A un certo punto, dalla vicina campagna, sono sbucati fuori i randagi. Prima due, poi gli altri. In tutto venti cani, alcuni di taglia davvero grossa. «In un attimo si sono scagliati contro il mio cane - racconta - ho cercato di fare qualcosa, di cacciarli via, ma non c’è stato nulla da fare, erano inferociti. Uno dei più grandi, simile a una maremmano, mi è venuto addosso. Sono caduto nel fango e ha tentato di mordermi, mentre gli altri mi ringhiavano minacciosamente contro». Sono istanti di autentico terrore. «Ho avuto davvero paura, sono un amante dei cani, li conosco bene, ma mai avrei immaginato di trovarmi un giorno in una situazione come quella. Non sai cosa fare e capisci che potrebbe anche accaderti qualcosa di grave, una muta di cani inferociti è capace di tutto».
Nonostante lo choc Luigi Piras riesce comunque a reagire. «Mi sono rialzato e dopo aver evitato i morsi - spiega -, ho colpito con un calcio il cane che mi aveva aggredito e mi sono buttato in mezzo al branco per salvare Kiko, una volta tirato fuori lui sono corso via».
 
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