Egregia signora Elisabetta Cugia
Che la caccia alle foche  sia stata praticata per centinaia di anni non la giustifica. Anche lo schiavismo è stato esercitato e accettato per centinaia di anni ma oggi non gli è riconosciuta giustificazione alcuna. E' aborrito come uno dei peggiori crimini.  Uccidere le foche appena nate, annientare la grazia, la bellezza e l'innocenza, effettuare quel gesto barbaro di inchiodare un uncino dentro la loro testa in mezzo agli occhi che ci guardano, è barbarie;  gigantesca, vergognosa, intollerabile barbarie. E il compierla sugli animali non le concede alcuno sconto.
Evidentemente quella che lei chiama "la maniera umanamente accettabile" è stata provata sugli uomini per verificarne "l'umanamente accettabile"!!! Raccapricciante!!
Nessuna delle spiegazioni fiscali, burocratiche e giuridiche che lei espone può cancellare un tale ignobile comportamento.  
Le abitudini si cambiano, la sopravvivenza di una società umana non può avvalersi  della brutalità su creature indifese, la rende anche peggiore in quanto vigliacca e arrogante.
In un paese che si proclama civile tale brutalità non può avere giustificazione alcuna, resta brutalità e abbrutisce l'uomo che la compie e la società che la avalla.
Da brutalità nasce brutalità che indurisce l'animo, lo rende inerte alle istanze etiche e di giustizia, contagia la società e ottiene  quello di cui lei è l'esempio lampante:  l'incapacità di scegliere fra il bene e il male,  l'incapacità di rispettare la vita e gli esseri che la contengono qualsiasi forma essi abbiano, l'incapacità di rendersi conto dell'orrore e giustificarlo.
Il Canada non è un paese del terzo mondo povero e sottosviluppato: è un paese che si ritiene culturalmente e civilmente avanzato. Cosa significano cultura e civiltà se non l'acquisizione, l'introiezione  di valori sempre più evoluti, il superamento di frontiere obsolete, in una parola l'avanzamento verso la conquista di quella ricchezza morale che gli uomini più grandi della società umana ci hanno indicato?
Noi non approviamo l'uccisione delle foche, disprezziamo chi la compie, l'autorizza e la giustifica, pertanto non  visiteremo il vostro paese che pure amavamo perchè credevamo civile.
Boicotteremo la vostra inciviltà e vi terremo nella stessa considerazione in cui teniamo le società che ci fanno orrore e che, magari, orgogliosamente, voi stessi disprezzate ritenendovi superiori.
 
...............................  GRUPPO BAIRO Onlus
                            

Firme dei sostenitori del messaggio:


p.s. in allegato lettera di Elisabetta Cugia Ufficio Stampa Ambasciata del Canada

 
Rispondo al Suo messaggio relativo alla caccia alle foche in Canada, sperando di fornire più informazioni sulla posizione del Governo del Canada a riguardo e, in particolare, ai modi in cui viene praticata questo tipo di caccia.

E’ importante notare che in alcune regioni del nord del Canada la caccia alle foche ha rappresentato per centinaia di anni una fonte di sopravvivenza per le piccole comunità costiere, dove le opportunità di impiego sono limitate, e lo è anche al giorno d’oggi per circa 12.000 cacciatori e le loro famiglie. Questa caccia viene praticata da tre secoli, in condizioni climatiche durissime, non per sport o per svago, ma come risorsa economica necessaria alla sopravvivenza delle comunità locali. La pelle e la carne di foca, infatti, costituiscono una fonte vitale di reddito e di cibo per i cacciatori aborigeni. La grande maggioranza dei cacciatori di foche sono persone responsabili animate da un profondo rispetto per il mare e per le sue risorse.

La foca non è assolutamente minacciata come specie; essa è considerata numerosa e lontana dall’essere in via di estinzione. La popolazione di "foche della Groenlandia" è quasi triplicata, passando da meno di 2 milioni di esemplari al principio degli anni ‘70 a più di 5 milioni nel 2002.

Dal 1987, poi, è vietata l'uccisione dei cuccioli di foca e la vendita delle pellicce degli stessi.

Per consentire alle foche di rimanere una risorsa sostenibile, il Canada, e precisamente il Dipartimento della Pesca e degli Oceani, stabilisce una quota annuale di caccia. Teniamo a precisare che il totale annuale di caccia consentita è un limite massimo e non rappresenta il numero effettivo di foche che vengono catturate. il TAC per il 2003-2004-2005 è stato stabilito in un totale di 975.000 esemplari nel corso di questi tre anni.

Il Governo del Canada, inoltre, si è sempre impegnato al massimo affinché la caccia alle foche venga effettuata nella maniera più veloce e indolore possibile e affinchè questi regolamenti vengano attentamente rispettati. I metodi utilizzati nella caccia alle foche sono stati studiati e approvati dalla Commissione Reale Canadese per la Tutela delle Foche e per la Caccia alla Foca. Un recente rapporto dell’Associazione Medica Veterinaria Canadese ha affermato che la grande maggioranza delle foche (il 98%) vengono uccise in quella che i veterinari definiscono "maniera umanamente accettabile", ossia nella maniera più indolore possibile.

Le pratiche crudeli nei confronti di questi animali sono illegali. Vi sono purtroppo ogni anno violazioni della legge in materia per quanto concerne sia i requisiti di cattura che le condizioni di licenza e le pratiche consentite. Ma i responsabili di queste azioni vengono perseguiti a norma di legge. Le conseguenze di tali azioni illegali comportano l’applicazione di forti multe ed il sequestro delle trappole, dell’equipaggiamento, delle barche e delle licenze.

Funzionari del Dipartimento della Pesca e degli Oceani sorvegliano costantemente la caccia alle foche per mezzo di ricognizioni aeree e di superficie, ispezioni delle imbarcazioni in porto e controlli nei luoghi di vendita e commercializzazione. Negli anni compresi tra il 1999 e il 2002 ci sono state 71 denunce e 45 condanne.

Spero che queste informazioni saranno utili per comprendere meglio la problematica che circonda la caccia alla foca in Canada. Ulteriori dati sono disponibili sul sito web del Dipartimento della Pesca e degli Oceani: http://www.dfo-mpo.gc.ca/index.htm.

Cordiali saluti.

Elisabetta Cugia

Ufficio Stampa

Ambasciata del Canada

 

Risposta di Elisabetta Cugia dell'Ufficio Stampa Ambasciata del Canada

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