Gentili signori
Abbiamo letto sul Tirreno - Toscana - del 7 settembre scorso sia la lettera della signora Fabbrini che l'articolo sui cani da cinghiale.
ll primo concetto che vogliamo sostenere, la premessa che, se assunta come valida e condivisa dalle coscienze di tutti renderebbe inutile ogni disquisizione, è che uccidere un animale è un gesto violento, moralmente esecrabile, vile in quanto compiuto con armi da guerra su creature indifese, spregevole per la motivazione che si propone (il divertimento).
Ma, poichè questo concetto non è sostenuto da tutte le coscienze, dobbiamo dissertare ancora sulla caccia.
 
La caccia al cinghiale è una pratica barbara e un pasticcio all'italiana dove la Legge recita la parte della cenerentola..
 
Quella che nell'articolo del vostro giornale, in realtà da tutti,  viene chiamata "Legge sulla caccia" (la n. 157 dell'11 febbraio 1992) è in realtà definita dal legislatore "Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio" e non è vero che i maltrattamenti di animali in ambito venatorio non possano essere perseguiti dalla nuova Legge del 24 luglio 2004 n. 189. Come dichiara il giudice Maurizio Santoloci infatti "se entro il contesto dell'attività venatoria, un soggetto maltratta o incrudelisce su animali esulando dalle regole della Legge sulla caccia, la nuova Legge certamente si applica a tale reato". D'altra parte anche nello "spirito" dela Legge sulla caccia, all'art. 21 (Divieti) non sono consentiti maltrattamenti e ne indica alcuni, come usare uccelli vivi accecati o mutilati ovvero legati per le ali, usare bocconi avvelenati, vischio, trappole, tagliole, ecc.  Quindi i reati di maltrattamento non previsti dalla Legge n. 157 sono perseguibili dalla nuova Legge n. 189.
Mandare i cinghialini a essere  dilaniati e uccisi a morsi dai cani durante l'addestramento è maltrattamento e sarebbe l'ora che molti lo capissero e intervenissero.
 
Vorremmo che i vari organi istituzionali di controllo  fossero preparati e informati sulla comprensione delle leggi come lo sono i legislatori, i giudici e gli avvocati, tenuto conto che essi sono i primi a individuare i reati.
 
Come si nota dall'articolo, il vocabolario dei cinghialai è costruito per dare connotati a oggetti, cose, merci, strumenti e non a esseri viventi.
I cani e i cinghiali vengono valutati in euro,  i cinghiali "spaccano i cani" proprio come si spaccano i piatti. Che poi i cinghialai vogliano più bene ai cani che a moglie e figli è una leggenda maremmana proposta a sommo studio, con la solita ipocrisia e mistificazione dai cacciatori che hanno il dito sottile ma l'intelletto grossolano. Pensano che i signori cittadini, uomini a metà, possano crederci.
Un pellerossa  direbbe che la loro lingua è biforcuta.
Scoprire la verità è facile, basta andare in Maremma e vedere le centinaia di lager dove i cacciatori rinchiudono i cani a pane secco e acqua (quando l'acqua c'è), a catena fissa o nel buio, nella sporcizia e nella solitudine, tutti insieme in recinti sovraffollati circondati da reti, nascosti da teli e coperti da lamiere soffocanti, eternit e legno marcio.
 
I cani dei cinghialai non vivono in una casa accogliente, non hanno una famiglia umana come gli altri cani, animali d'affezione, perchè non sono cani ma meri strumenti della squadra, oggetti da riporre in magazzino quando non servono.
Non parliamo poi delle battute di caccia che li vedono vittime di ferite profonde ad effetto iceberg, sventramenti, rotture di ossa e cure.............approssimative, praticate sul posto dagli stessi cacciatori (senza anestesia naturalmente), quando non vengono sommariamente soppressi.
Per il maltrattamento di questi cani sono state fatte varie denunce in Maremma ma le complicità sono tante in una terra dove quasi tutti hanno in famiglia un cinghialaio.
 
La caccia al cinghiale dovrebbe essere abolita perchè rappresenta la frontiera più barbara del mondo venatorio. I cinghiali autoctoni sono stati tutti sterminati ma i cacciatori continuano imperterriti a importare i cinghiali dai paesi dell'est europeo, assente l'INFS (Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica) che dovrebbe accertare le compatibilità genetiche.
 
Ci auguriamo che il giornale, dopo aver pubblicato le favole dei cacciatori,  pubblichi le opinioni di chi non si è messo il prosciutto sugli occhi.
 

.................................GRUPPO BAIRO Onlus
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