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LIBERO
6 FEBBRAIO 2007
Cani
venduti come cavie ai laboratori tedeschi
Alba Piazza
Il canile è soltanto
un passaggio obbligato. Una specie di copertura.
In quelle gabbie, purtroppo, i randagi, non
trascorrono più di un'ora. Da lì, infatti,
vengono dirottati altrove. Lontano. Sempre più
spesso all'estero. Quel che è certo è che
l'adozione, in questi casi, è quasi sempre un
miraggio. Di norma, infatti, il destino dei
quattrozampe è ineluttabile: finiscono sui
tavolacci dei laboratori. Cavie per la
sperimentazione farmaceutica o altre diavolerie.
L'ultimo episodio di traffico di animali
trafugati, stipati su camion in viaggio sull'A4
in condizioni igieniche pessime, e smerciati in
Europa come carne da macello per gli esperimenti
farmaceutici, è stato smascherato a Bergamo da
un volontario dell'Ente Nazionale Protezione
Animali (Enpa). Con il sostegno
dell'associazione, questo impavido attivista ha
collaborato a un'indagine dei Nas che ha portato
alla denuncia di dieci persone per associazione
a delinquere finalizzata al falso, truffa
aggravata per il conseguimento di erogazioni
pubbliche e maltrattamenti. Il traffico ruota
attorno alla gestione dei canili. Tra gli
indagati, infatti, compaiono i responsabili di
strutture collusi con due veterinari. I randagi
vengono pagati anche trecento euro e comprati
"in stock", trenta-quaranta esemplari alla
volta. Il pretesto è l'adozione, i documenti con
le vaccinazioni vengono falsificati. Le indagini
si estendono a ben cinque procure lombarde. L'Enpa
aveva già lanciato l'allarme la scorsa estate
dopo che le Guardie Zoofile dell'associazione
animalista bloccano, a Padova, un furgone di 39
cuccioli sempre diretti in Germania e
provenienti dalla Grecia. Alessandra Capogreco,
responsabile dell'Enpa di Arezzo, denuncia un
altro caso: «Lo scorso aprile abbiamo fermato un
furgone sospetto in Val di Chiana e diretto a
Viterbo. Dentro c'erano stipati 41 cani di
razza, per lo più cocker, beagle, labrador e un
pastore del bovaro. Ho fatto notare agli
inquirenti che su una gabbia di contenimento
compariva una scritta in tedesco» sottolinea
l'attivista. In quel caso viene chiesto
l'intervento dell'Asl e scatta il sequestro
cautelativo. Un cane non ce la fa: muore durante
il tragitto confinato in quello spazio angusto.
«Bisogna puntare l'attenzione anche sugli
allevamenti» suggerisce la Capogreco. Il carico
in questione proviene da Reggio Emilia e la
"bolla" relativa al trasporto è fasulla: il
numero di esemplari a bordo è infatti di gran
lunga maggiore. Il caso segnalato ad Arezzo
segue il processo inverso: il traffico di
animali, stavolta, proviene dall'Europa dell'Est
ed è diretto in Italia. A distanza di poco tempo
viene smantellata un'altra organizzazione che
gestisce il traffico di cani a Genova. Sempre un
anno fa, a Casalecchio di Reno, grazie a una
denuncia dell'Enpa viene a galla un altro
traffico di cani provenienti dall'Est. «Noi ci
occupiamo anche della gestione del canile
comunale ma, posso assicurarle che e le nostre
adozioni si limitano alla Toscana e sono
assolutamente sicure» ci tiene a ribadire. «È
evidente che ciascun Paese ha il suo bel numero
di cani abbandonati. Ma perché dalla Romania
devono approdare qui? Noi non li mandiamo certo
dove non possiamo seguirli. Purtroppo questo è
un fenomeno dilagante, difficile da smantellare
ma va combattuto». Lorena Tardino, responsabile
della sezione di Pavia dell'Enpa, l'anno scorso
fa decollare un'indagine, tuttora in
svolgimento, sui cani dati in affido ai canili
convenzionati con il proprio Comune a partire
dal 2004. «È un dato di fatto che molti cani
arrivano dal Sudeuropa per poi poi essere
adottati al Nord ma, come si concretizzino
questi affidi, non ci è dato sapere». E punta il
dito contro i «vuoti legislativi che concedono
troppo spazio ai privati». La Tardino auspica,
infatti, la creazione di «microstrutture di
ricovero per cani da gestire sul territorio».
Anche lei ha sentito di un caso di affido in
Germania. Ha controllato la modulistica per poi
verificare che il numero indicato risulta
inesistente. Sorge il sospetto che l'adozione,
ancora una volta, sia la copertura di traffici
illeciti. Per questo gli interpellati
concordano, in questi casi, sulla garanzia di
spostamenti geografici minimi. È la conditio
sine qua non, l'unica via per scongiurare il
pericolo che questi cani "si perdano per
strada". E la fine che li attende non ha nulla a
che vedere con un accogliente ricovero per
quattrozampe.
LIBERO 6 FEBBRAIO 2007
Laboratorio
Un cucciolo in canile. L'anno scorso grazie alla denuncia delle Guardie Zoofile dell'Enpa è stato bloccato un furgone di 39 cuccioli diretti in Germania e provenienti della Grecia. La scorsa estate un carico con 41 cani di razza è stato bloccato ad Arezzo. L'ultima indagine coordinata dai Nas coinvolge 5 procure lombarde. Finite sotto indagine dieci persone , due sono veterinari.
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