Io, il Lupo di Cappuccetto Rosso
 

Il mio nome, tra gli umani, da ormai molte lune, è immortale, come la mia storia. Io sono il Lupo di Cappuccetto Rosso, carnivoro senza colpa e preda innocente delle mie prede.
Non ho mai ucciso gli umani, non ho straziato le loro carni, non mi sono abbeverato del loro sangue, ma nessuno tra loro ha mai levato la voce in mia difesa.

Il mio ricordo, nella moltitudine dei loro figli, ancora incute timore e terrore, ma i miei morirono ancora cuccioli, la mia compagna con loro, come moltissimi altri tra i nostri simili, a branchi. Ero nato con la mia inclinazione e di questo non avevo colpa. Seguivo il mio istinto e conoscevo quello delle mie prede e con loro correvo e vagavo per il territorio dove, con gli umani e gli altri esseri viventi, dovevano e potevano vivere.

La vera natura degli umani era ed è ancora per me misteriosa. Io, il Lupo, so bene, così come gli umani, che la reciproca connivenza risale al sorgere ed al tramontare d'innumerevoli lune piene quando, entrambi cacciatori, lealmente spartivamo lo stesso cibo. I nostri ed i loro padri stabilirono anche un patto; noi entrammo nelle loro tane, calde e piene di cibo e, assoggettando il nostro carattere schivo e solitario, facemmo loro il grande dono del cane domestico.

I migliori amici degli umani hanno però dimenticato il richiamo della carne e del sangue che li lega ai loro antichi padri. Io il Lupo, non capisco le azioni degli umani, e perché sono così imprevedibili. L'istinto e l'insegnamento di chi ci nutre nei nostri primi anni di vita, ci avvertono che gli umani sono pericolosi, non solo per noi lupi e gli altri esseri viventi, ma anche per loro stessi.

Distruggono e costruiscono tane calde e piene di cibo per loro, per i loro figli, i loro simili, e per alcuni degli altri esseri viventi, terrestri, acquatici e dell'aria. Si aiutano, ci aiutano, e li aiutano, ma si uccidono, ci uccidono e li uccidono. Eppure sono deboli, non hanno grandi denti, né mandibole possenti per mordere, né artigli affilati per strappare carni, né forti ed agili zampe per correre, fuggire e cacciare.

Usano solo due zampe e forse la loro forza è nei due piccoli piedi attaccati alle altre due che dallo loro testa scendono sui loro fianchi Sono piccoli i loro piedi, e senza grosse unghie, ma li muovono continuamente, rapidi, silenziosi, agili, con essi portano il cibo alla bocca e toccano i loro figli. Dai loro piccoli piedi arriva la fiamma che arde e brucia, e ci tiene lontani, ma anche il tuono assordante che da lontano arriva veloce come il fulmine, colpisce le nostri carni, le brucia ed uccide i nostri corpi.

Con i loro piccoli piedi poggiano carni succulente e senza vita su gelide trappole che a tradimento, nelle fredde giornate senza prede, imprigionano con la nostra fame, le ossa e le carni delle nostre teste e delle nostre zampe, rompendole, straziandole, fino a toglierci la vita.

Io, il Lupo di Cappuccetto Rosso, temevo e non amo gli umani. L'uomo che uscì da una delle tane insieme alla ragazza, mentre in quella fredda giornata senza prede, cercavo cibo per me, i miei cuccioli e la mia compagna, con i suoi piccoli piedi lanciò il fulmine assordante che colpì e ferì le mie carni. Prima di cadere vidi la vecchia donna che usciva dall'altra tana e sentii il suo urlo.

Riaprii gli occhi mentre i piccoli piedi dell'uomo, rapidi e senza pietà, penetrarono, freddi e taglienti, nelle mie viscere, lacerandole e strozzando in gola il mio dolore ed i miei guaiti, gli ultimi delle mia vita. Non conosco la storia umana di Cappuccetto Rosso, voi umani la conoscete già e posso solo raccontarvi la mia. La prima notte di luna piena dopo la mia morte, la mia fedele e dolce compagna, con tenerezza, ululò a lungo per la mia mancanza che aveva spezzato un'unione lunga, appassionata e felice, e con strazio per la sorte dei nostri cuccioli.

Prima della seconda notte di luna piena, dopo la mia morte, i miei cuccioli e la mia compagna, morirono per fame e mi raggiunsero qui, nella faccia nascosta della luna, dove si riuniscono e riposano per l'eternità le anime di tutti i lupi. Un privilegio concesso loro affinchè, almeno da morti, non possano più rivedere gli umani.

 

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