da
Giuseppe Belletti di Bologna |
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| Desidero entrare nel dibattito suscitato dall'infelice intervento
del prete orvietano che, intervistato dal TG5, difese la festa sadica della sua città. Ebbene, le sue parole non dovrebbero meravigliare nessuno che conosca l'atteggiamento sempre tenuto dalla Chiesa (da tutte le Chiese, anzi, da tutte le grandi religioni e - in particolare, al giorno d'oggi - dalle tre religioni monoteistiche "del libro": cristianesimo, ebraismo, islamismo), che è quello di fornire una giustificazione morale allo spietato dominio dell'uomo su tutti gli altri esseri. Escludo da questo giudizio le due religioni "eretiche" indiane buddhismo e giainismo, considerando per di più che il buddhismo delle origini non era neppure una religione. Cominciamo dal libro che sta alla base dell'ebraismo e del
cristianesimo, la Bibbia. Al suo inizio è scritto: "E [Dio] disse: 'Facciamo l'uomo
a nostra immagine e somiglianza; ed egli presieda ai pesci del mare e ai volatili
del cielo, e alle bestie, e a tutta la Terra, e a tutti i rettili che si muovono sopra la
terra'. E Dio creò l'uomo a sua somiglianza; e a somiglianza di Dio lo creò; li creò
maschio e femmina. E Dio li benedisse e disse: 'Crescete e moltiplicatevi e riempite la
Terra e assoggettatela; e abbiate dominio sopra i pesci del mare e i
volatili dell'aria e tutti gli animali che si muovono sopra la Terra'.". (Genesi,
I, 24-28). Dunque l'uomo è l'unico essere vivente simile a Dio, il quale gli ha dato il
dominio su tutti gli altri. In occasione della cacciata dal Paradiso Terrestre, Dio si premura
di vestire Adamo ed Eva con pelli di animali. (Genesi, III, 21). Abele -
il migliore dei loro figli! - fa il pastore e offre in sacrificio al Signore capi
scelti del suo gregge, mentre Caino - quello cattivo -, coltivatore, offre prodotti della
terra: il Signore apprezza gli omaggi sanguinosi del primo e non considera quelli innocui
del secondo. (Genesi, IV, 2-5). Poi Dio, con scarsa coerenza, insoddisfatto del genere umano (come
se non fosse stato egli a crearlo), decide di sterminarlo con un diluvio che raddoppia
l'ingiustizia di questo capriccioso demiurgo, perché coinvolge anche tutte le altre
specie viventi che non sono bersaglio del castigo. (Genesi, VI-VII). Quando le
acque si ritirano, il bravo Noè non trova nulla di meglio, per ringraziare il suo Dio,
che di bruciare offerte "di tutte le bestie e uccelli mondi" (questo Dio
è anche molto schizzinoso: non si accontenta di animali qualunque; esige soltanto specie
scelte). Il Signore, da vero buongustaio, annusò quel buon profumo di carne
bruciata (Genesi, VIII, 20-21) e a sua volta gratifica il proprio servile
dipendente consacrando definitivamente il dominio dell'uomo: "E Dio benedisse Noè e
i suoi figlioli. E disse loro: 'Crescete e moltiplicatevi e riempite la Terra. E temano
e tremino davanti a voi tutti gli animali della Terra e tutti gli uccelli dell'aria, e
quanto si muove sopra la Terra; tutti i pesci del mare sono assoggettati al vostro potere.
E tutto quello che ha moto e vita sarà vostro cibo: tutte queste cose io do a voi
come i verdi erbaggi'.". (Genesi, IX, 1-3). La vicenda di Abramo e Isacco non solo dimostra come questa
religione sanguinaria ammetta, almeno in linea di principio, anche il sacrificio umano (al
creatore della vita bisogna sacrificare la vita stessa, fosse anche quella dei propri
figli), ma, con il suo epilogo (il sacrificio di un montone trovato nei pressi in
sostituzione dIsacco) fa anche venire in mente lipocrita ritornello che si
sente tanto spesso ripetere: Dovendo sacrificare un bambino o un animale, chi
scegliereste? (Chissà poi perché dovrebbe essere necessario sacrificare qualcuno).
(Genesi, XXII). I vari riferimenti della Bibbia vogliono gli animali totalmente
sottomessi all'uomo, meri strumenti per i suoi fini. Tuttavia, il Vecchio Testamento lascia intravedere qualche timido
spiraglio che fa capire come, pur essendo gli animali soltanto strumenti di lavoro e
oggetto di uccisione per culto, alimentazione, abbigliamento, la crudeltà gratuita nei
loro confronti sia proibita nel mondo ebraico. Il Nuovo Testamento, invece, manca di qualunque raccomandazione
contro la crudeltà verso gli animali. Anzi, la figura di Gesù risulta per tutta la sua
vita legata a uccisioni e disprezzo per le creature non umane, a cominciare da quando
Giuseppe e Maria lo presentano infante al tempio, adempiendo alla prescrizione della
religione ebraica di sacrificare in quell'occasione "una coppia di tortore o di
giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore". (Luca, II, 24) Quando si tratta di guarire un indemoniato a Gerasa (o due
indemoniati a Gadara, a seconda dei Vangeli), i demoni pregano Gesù di farli entrare in
un branco di porci: egli, con inspiegabile condiscendenza, li accontenta, li fa entrare
nei corpi di un paio di migliaia dinnocenti porci che pascolano nei pressi e che,
preda di questo scherzo crudele, si gettano nelle acque del vicino lago, annegando (Matteo,
VIII, 30-34; Marco, V, 13; Luca, VIII, 32-33). Ben quattro apostoli sono pescatori: Simone, Andrea, Giacomo e
Giovanni di Zebedeo. Per fare conoscenza con essi, Gesù procura loro una pesca
miracolosa, facendo finire nelle loro reti tanti pesci da farle quasi rompere. (Luca
V, 12). Altro gioco di prestigio inutilmente crudele: Gesù dice a Pietro,
perché trovi il denaro con cui pagare la tassa per il tempio: "[...] va' al mare,
getta l'amo e il primo pesce che viene prendilo, aprigli la bocca e vi troverai una moneta
d'argento". (Matteo, XVII, 27). Non poteva fargli trovare la moneta fra la
polvere? Nellimmaginoso linguaggio evangelico il regno dei cieli a
che cosè paragonato? A unimmagine di salvezza - verrebbe spontaneo di
rispondere -. Invece no; Gesù, per istituire unallegoria appropriata a questo
concetto, sa soltanto scegliere uno strumento di morte: "Il regno dei cieli è simile
anche a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i
pescatori la tirano a riva e poi, sedutisi, raccolgono i pesci buoni nei canestri e
buttano via i cattivi". (Matteo, XIII, 47-48). La predicazione di Gesù è infarcita di dichiarazioni speciste:
"Guardate gli uccelli del cielo: non seminano né mietono, né ammassano nei granai;
eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro?
". (Matteo, VI, 28). Cinque passeri non si vendono
forse per due soldi? Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio [il
significato è che Dio li conosce, non che sia preoccupato per la loro sorte]. Anche i
capelli del vostro capo sono tutti contati. Non temete, voi valete più di molti
passeri. (Luca, XII, 6-7). "Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle
davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per
sbranarvi". (Matteo, VII, 6). Quando, in mezzo alla folla di suoi conterranei che gli domandano
miracoli, una donna di origine greca gli chiede di guarirle la figlia indemoniata, Gesù
(dimostrandosi, oltre che specista, razzista: nella sua considerazione gli Ebrei meritano
di essere guariti prima degli stranieri) le risponde: "Lascia prima che si sfamino i
figli; non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini". (Marco,
VII, 28). Nel Vangelo avvengono due moltiplicazioni di pani e di pesci:
daccordo che questi pesci siano creati dal miracolo già morti, ma proprio questo
dimostra che la considerazione che se ne ha è la stessa che per qualunque altro alimento
inanimato, come il pane. (Matteo, XIV, 19; XV, 36; Marco, VI, 41; VIII, 8; Luca,
IX, 16; Giovanni, VI, 11). La stessa considerazione
dellanimale come oggetto ritroviamo proprio nella parabola della pecora smarrita (Matteo, XVIII, 12-14; Luca,
XV, 1-7), che dai pochi cristiani che si sforzano dintravedere nel Vangelo qualche
elemento di compassione verso gli altri animali è citata come esempio della pretesa
bontà di Gesù verso tutti gli esseri, mentre testimonia proprio il contrario: dal
momento che non si dice che il pastore la tenesse coma animale da compagnia, è lecito
prevedere per la povera pecora, dopo il suo recupero, una sorte ben più infelice di
quella aleatoria con possibilità di salvezza in cui poteva sperare mentre era smarrita. Come esemplifica Gesù le massime
occasioni di festa? È evidente: con luccisione di animali, senza una parola di
rammarico per questa trista usanza, anzi
. Dice il buon padre, al ritorno del figliuol prodigo: "Portate il vitello grasso, ammazzatelo,
mangiamo e facciamo festa". (Luca, XV, 23). Il figlio maggiore dice al padre:
"[
] tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora
che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui
hai ammazzato il vitello grasso." (Luca , XV, 30). Rivalità familiari
felicemente costellate e ricomposte da macellazioni. Gesù pretende che a fare le spese dellultima cena siano gli
agnelli; si leggano i seguenti passi, tenendo presente che Pasqua indica
oltre che la festa anche lagnello che era immolato per essa: "Il
primo giorno degli Azzimi i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: 'Dove vuoi
che ti prepariamo, per mangiare la Pasqua? Ed egli rispose: 'Andate in città, da un tale,
e ditegli: Il Maestro ti manda a dire: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i
miei discepoli. I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù e prepararono la
Pasqua. (Matteo, XXVI, 17-19). "[
] quando s'immolava la Pasqua
[
] mandò due dei suoi discepoli dicendo loro: [
] dite al padrone di casa:
Dovè la mia stanza, perché io vi possa mangiare la Pasqua con i miei
discepoli?". (Marco, XIV, 12-14). "Venne il giorno degli Azzimi, nel
quale si doveva immolare la vittima di Pasqua. Gesù mandò Pietro e Giovanni dicendo:
'Andate a preparare per noi la Pasqua, perché possiamo mangiare. (Luca
XXII, 7-8). "Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima
della mia passione[...]". (Luca, XXII, 15). Giovanni il Battista chiama Gesù "Agnello di Dio" (Giovanni,
I, 29), per significare che è destinato al sacrificio: NellApocalisse compare la figura
dellagnello sgozzato: Agnello che stava come se fosse stato sacrificato
(Apocalisse, V, 6). Riflettiamo su quanto la ricorrente simbologia dellagnello sacrificale ancora pesi sul sanguinario rito
pasquale: questa trista gastronomia si fonda su basi religiose ebraico-cristiane, come del
resto ha ribadito pochi anni fa il cardinale Parazzini in Vaticano, dicendo che mangiare
lagnello a Pasqua con intento devoto è un atto meritorio. Le manifestazioni dei
difensori degli animali in occasione della Pasqua fanno andare in bestia il cardinale
arcivescovo di Bologna Giacomo Biffi che, dallaltare della chiesa metropolitana di
San Pietro di questa città, tuona contro di loro, insultandoli con gli epiteti più
fantasiosi. È di pochi anni fa una messa papale di Pasqua, trasmessa dalla televisione,
in cui fu presentato al pontefice lorribile omaggio di un agnello sgozzato e
atteggiato come se fosse vivo: vi assicuro, cattolici che vi sforzate di dimostrare nella
vostra religione un improponibile (per essa) interesse per gli animali, che il
Santo Padre, lungi dallinorridire, accettò e ringraziò. Gesù caccia i mercanti dal tempio, ma soltanto perché con il
commercio profanano quel luogo sacro, non certo per liberare gli animali in vendita,
destinati ai sacrifici; anzi, infligge a questi poveretti ulteriori sofferenze, visto che
rovescia le sedie dei venditori di colombe (Marco, XI, 3) e percuote
gli animali più grossi: "Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe,
e i cambiavalute seduti al banco. Fatta allora una sferza di cordicelle, scacciò tutti
fuori dal tempio con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiavalute e ne
rovesciò i banchetti, e ai venditori di colombe disse: 'Portate via queste cose e
non fate della casa del padre mio un luogo di mercato". (Giovanni, II, 14-16).
Pecore e buoi accomunati ai loro aguzzini si prendono le frustate. Si noti
lespressione queste cose (traduzione letterale del testo originale greco
taûta), che ci dà esplicitamente lidea precisa di che cosa fossero gli
animali per Gesù: nientaltro che cose. Un equivoco dal quale bisogna
sgomberare il campo è quello dei Vangeli apocrifi: mentre i quattro Vangeli canonici sono
riconosciuti storicamente non solo dalla Chiesa ma anche da autori indipendenti da essa, i
Vangeli apocrifi (cioè nascosti) non sono riconosciuti come veridici, perché
oltre a contenere, in alcuni casi, idee eretiche, cosa che interessa solo la Chiesa
ma non i filologi e gli storici furono scritti nei secoli successivi, quando già
la memoria storica delle persone e dei fatti si andava alterando e andava soggetta ad
arricchimenti e abbellimenti dovuti alla fantasia popolare (è lo stesso fenomeno cui
stiamo assistendo da alcuni anni a questa parte in tanti sceneggiati televisivi ispirati
alla storia sacra). Il mio parere è che spesso nei Vangeli apocrifi si sia voluta rendere
umanamente più accettabile e simpatica la figura dura e aspra del Cristo che esce da
quelli canonici. Ma un conto è la realtà attestata dai contemporanei (Vangeli canonici)
e un altro sono le belle favole (Vangeli apocrifi), prima delle quali è lepisodio del bue e dell'asinello che avrebbero dato a Gesù bambino il
primo conforto ambientale. San Paolo, spiegando la legge mosaica
che proibisce di mettere la museruola al bue durante la trebbiatura del grano, si chiede
ironicamente: Può mai Dio preoccuparsi dei buoi? e conclude che ciò non è
possibile, per cui Dio mira, con questa regola, unicamente al nostro
interesse. (Lettera ai Corinzi, I, IX, 9-10). Lesempio di Gesù impronta tutto
il cristianesimo. Riferendosi all episodio dei maiali e a quello in cui Gesù
maledice un fico, facendo a esso non più produrre frutti, santAgostino scrive:
Cristo stesso ci mostra che trattenersi dalluccidere animali o
distruggere piante è il colmo della superstizione, perché giudicando che non
esiste alcun diritto in comune fra noi e le bestie e gli alberi, egli fece entrare i
diavoli in un gruppo di maiali e fece seccare con una maledizione lalbero su cui non
aveva visto frutti
sicuramente né i maiali né lalbero avevano peccato.
(I modi di vita cattolico e manicheo). Ciò significa che non si deve basare il
comportamento verso gli animali sulle stesse leggi morali che si devono osservare rispetto
agli uomini. Con il prevalere del cristianesimo nel
mondo greco-romano, la barbarie dei giochi del circo cessa
ma solo in
parte: infatti non si vedono più i gladiatori ma continuano i combattimenti fra gli
animali selvatici, per il divertimento del pubblico; di questi si serba traccia ancor oggi
nei Paesi di cultura ispanica, per esempio con la lotta fra i galli. Questo significa che,
mentre latteggiamento verso gli esseri umani si è mitigato, quello verso gli altri
animali resta, con il cristianesimo, altrettanto feroce che al tempo dei Romani. Anzi,
scompaiono anche le rarissime scintille che poche nobili anime dellantichità
pagana avevano acceso, mostrando repulsione per luso di creature viventi
per il piacere umano, sia nellarena che sulle mense. Lucrezio (contrario ai
sacrifici), Ovidio, Seneca, Plutarco (autore del Perì sarkophagía (Sul mangiar carne):
primo trattato nella storia contro il mangiar carne, pubblicato di recente in italiano
nella collana Millelire), Porfirio avevano scritto su questi temi. San Tommaso, con la sua Summa
theologiae, costruisce limpalcatura teologico-filosofica su cui ancor oggi si
regge il cattolicesimo. In essa egli sostiene costantemente la giustezza dello
sfruttamento degli altri animali da parte delluomo: Non si fa alcun peccato se si
usa una cosa per lo scopo per cui essa esiste. [
] Ora, luso più necessario
sembrerebbe consistere nel fatto che gli animali usino le piante e gli uomini usino gli
animali per procacciarsi cibo, la qual cosa non può essere fatta senza privare quegli
esseri della vita; è quindi conforme allordine naturale sia togliere la vita
alle piante per il beneficio degli animali sia agli animali per il beneficio degli uomini.
In verità, ciò concorda con il comandamento di Dio stesso. (Summa, II, II,
questione 64, art. 1). San Tommaso va oltre; agli animali è
lecito fare qualunque cosa, infatti egli divide i peccati in tre categorie: contro Dio,
contro se stessi, contro i propri simili; non cè categoria che includa i peccati
contro gli animali. (Summa, II, II, questione 72, art. 4). Non solo: egli vieta anche la carità
nei confronti degli animali, in quanto tale virtù non può estendersi agli esseri privi
di ragione; per tre motivi: 1) essi sono incapaci,
propriamente parlando, di possedere il bene, essendo questultimo tipico delle
creature razionali; 2) perché gli esseri umani non hanno
alcuna solidarietà con loro; 3) perché la carità si basa
sulla compartecipazione alla felicità eterna, dalla quale le creature senza ragione sono
escluse. Amare gli animali è lecito soltanto
se li consideriamo come le buone cose che desideriamo per gli altri, cioè
per la gloria di Dio e lutilità delluomo. (Summa, II, II,
questione 25, art. 3). San Tommaso ammette che anche gli
altri animali soffrano, ma la loro sofferenza è irrilevante per chi, secondo lui, si
ponga il problema seguendo la ragione: Non ha importanza come luomo si
comporta verso gli animali, perché Dio ha sottoposto tutte le cose al suo potere
ed
è in questo senso che lApostolo [San Paolo] dice che Dio non si preoccupa dei buoi,
perché Dio non chiede alluomo ciò che fa con i buoi o gli altri animali. Daltra parte, quando si lascia
adito al sentimento, gli animali possono suscitare pena, perché anche gli animali
senza ragione sono sensibili al dolore, tuttavia le prescrizioni a favore degli
animali nel Vecchio Testamento non tendono a risparmiare il dolore agli animali non
razionali: Ora è evidente che se un uomo mostra una pietosa compassione per gli
animali, ancor più egli è disposto a comportarsi pietosamente verso i propri simili, e
per questo è scritto Il giusto abbia cura della vita del proprio animale. (Summa,
II, II, questione 102, art. 6; esprime un concetto simile nella Summa contra gentiles,
III, II, 12). San Tommaso esprime, in somma,
quellopinione che tanto spesso sarà ripetuta dopo di lui: lunica ragione per
cui la crudeltà contro gli animali è da disapprovare è che potrebbe condurre alla
crudeltà verso gli esseri umani. Linfluenza di san Tommaso è
quella che, a metà del XIX secolo, induce papa Pio IX a rifiutare il proprio beneplacito
per la costituzione a Roma di una Società per la prevenzione della crudeltà verso gli
animali, con la motivazione che dare tale consenso avrebbe significato ammettere che
luomo ha doveri nei riguardi degli animali. Un trattato americano di etica
cattolica pubblicato cinquantanni fa riprende pedissequamente la
questione di san Tommaso, quando dice: Nellordine della natura
lessere imperfetto esiste a beneficio di quello perfetto, lessere irrazionale
deve servire a quello razionale. Poiché luomo è un animale razionale, gli è
concesso di usare per i suoi bisogni le cose poste al di sotto di lui nellordine
della natura. Ha bisogno di mangiare le piante e gli animali per conservare vita e forza,
ma, per mangiare le piante e gli animali, cè bisogno di ucciderli. Dunque tale
uccisione non è di per se stessa un atto immorale o ingiusto (V. J. BOURKER, Ethics,
New York, McMillan, 1951, p.352). Qualche pallida eccezione nel mondo
cattolico esiste e la più celebre è rappresentata da san Francesco, il quale però non
può allontanarsi troppo dalle concezioni basilari della religione, altrimenti cadrebbe
nelleresia; le sue affermazioni a favore degli animali sono soltanto poetiche e
marginali: Se potessi essere ricevuto dallimperatore, lo pregherei, per amore
di Dio e mio, di emanare un editto che proibisse a ognuno di catturare o imprigionare le
mie sorelle allodole o che ordinasse a tutti quelli che hanno buoi o asini di nutrirli
particolarmente bene a Natale. Le prediche agli uccelli e ai pesci (ammesso che
siano veramente avvenute) testimoniano soltanto una estatica foga missionaria desiderosa
di espandersi ovunque da parte di una persona indubbiamente buona e sensibile. Non si deve
dimenticare che san Francesco chiama fratelli e sorelle anche gli astri, i fenomeni
naturali, le cose, addirittura anche la morte; gli animali fanno parte di questa
entusiastica adesione a tutta la natura, al cui centro rimane comunque luomo:
Ogni creatura proclama: Dio mi ha creato per servirti, Uomo.
Avvolgere nello stesso amore cose inanimate ed esseri viventi, senza farci sopra alcuna
riflessione razionale, rischia di fare perdere di vista le differenze di sensibilità.
Possiamo quindi pensare che visto che dobbiamo comunque uccidere qualcosa o
qualcuno, per mangiare non fa differenza chi uccidiamo, cosa o vegetale o animale
che sia. Probabilmente è per questo che san Francesco non si pronuncia mai a favore del
vegetarianesimo e, quando compone la regola per i frati del proprio ordine, impone
lastensione dalla carne soltanto in pochi giorni di penitenza e di digiuno.
Lunica differenza fra san Francesco e gli altri cristiani e precursori del
cristianesimo che qui cito sta nel fatto che egli era un buon uomo, gli altri no e questo
è il motivo per cui la Chiesa ha poi fatto di tutto per nascondere (fino a qualche anno
fa, come vedremo) questa sua pur timida componente di bontà verso gli animali. Tutti gli umani, e solo loro, possiedono un'anima immortale e sono
fatti a immagine di Dio; da qui l'idea che la vita umana abbia una santità speciale che
nessun'altra vita possiede. La dottrina cristiana esclude gli animali da ogni
considerazione in quanto privi di anima (o, adesso che Giovanni Paolo II ha ammesso per
loro qualcosa di simile allanima, perché privi di anima immortale). Il cattolico razionalista Cartesio
sostiene che gli animali sono macchine e quando essi urlano e cercano di sfuggire perché
egli li viviseziona, ciò non avviene perché provino dolore, ma solo perché il loro
meccanismo impone questo comportamento (Discorso sul metodo, V e Lettera a Henry
More, 5 feb. 1649). Cartesio, nella sua morale cristiano-razionalista, ritiene che, se
il valore e la dignità dipendono esclusivamente dalla ragione, gli animali, che non la
possiedono, non contino nulla. Inoltre aggiunge: La mia teoria non è tanto crudele
verso gli animali quanto indulgente verso gli uomini, almeno verso quelli che non si
abbandonano alle superstizioni di Pitagora [cioè al vegetarianesimo conseguente alla
credenza nella metempsicosi], perché essa li assolve dal sospetto di compiere un crimine
quando mangiano o uccidono gli animali. (Lettera
a Henry More, 5 feb. 1649). Il prete filosofo Nicolas de
Malebranche, seguace di Cartesio, dice che per ragioni meramente teologiche si deve negare
che gli animali possano soffrire, poiché ogni sofferenza è conseguenza del peccato
originale; mentre gli animali non discendono da Abramo, quindi non hanno peccato
originale, dunque non possono soffrire. Nel monastero parigino di Port-Royal,
dove nella seconda metà del XVII secolo e allinizio del XVIII si riuniscono
studiosi francesi che sispirano al pensiero di santAgostino e di Cartesio, si
conducono studi di fisiologia con il cinico metodo indicato da
questultimo. Racconta un testimone che là aveva lavorato: Assestavano colpi
ai cani con perfetta indifferenza e si facevano beffe di quelli che avevano pietà delle
creature, ritenendo che provassero dolore. Dicevano che gli animali erano come orologi,
che le urla che emettevano quando erano colpiti erano soltanto il rumore di una piccola
molla che era stata toccata, ma che tutto il corpo non poteva sentire niente. Inchiodavano
i poveri animali su delle tavole per le quattro zampe, allo scopo di vivisezionarli e
vedere la circolazione del sangue, la quale era importante argomento di
conversazione. (NICHOLAS FONTAINE, Memorie sulla storia di Port-Royal,
Colonia, 1738). Quello della vivisezione è un
argomento sul quale la Chiesa non transige: così attenta a tutelare la dignità perfino
degli embrioni umani allo stadio iniziale, quando invece si tratta degli altri animali,
considera giusto e indiscutibile il principio che essi possano essere violentati,
straziati, uccisi, senza limiti alla fantasia sadica degli sperimentatori, purché questi
dichiarino di agire nellinteresse dellumanità
e, dato che gli
sperimentatori sono uomini donore, bisogna credere loro sulla parola. Lopera della UAI (Unione antivivisezionista italiana, prima
associazione del genere in Italia), fondata nel 1929 dal medico bolognese Gennaro
Ciaburri, fu spezzata ben presto dal fascismo e lassociazione, costretta a chiudere,
risorse soltanto dopo la liberazione: Mussolini fu ispirato in questo dal frate
francescano e medico psicologo Agostino Gemelli (il fondatore dellUniversità
cattolica, il quale insegnava ai propri collaboratori che bisognava tagliare le corde
vocali ai cani oggetto desperimento, perché non urlassero chiamava
poeticamente questa pratica ginnastica del silenzio e non rivelassero
lesistenza di questi fatti al grosso pubblico, che non avrebbe capito);
il tiranno, per suggerimento del Gemelli, fece promulgare la legge del 1931, rimasta in
vigore fino a pochi anni fa (quella attuale non è molto migliore), per regolamentare la
sperimentazione: in sostanza essa proibiva formalmente tutte le operazioni e
linflizione di ogni sofferenza, ma di fatto consentiva le medesime cose senza alcun
limite, se il vivisettore, a proprio insindacabile giudizio, le avesse ritenute
necessarie. Monsignor
Lambruschini, portavoce del Vaticano, scrisse nellOsservatore della
domenica del 13/3/1966: [
] Non mancano tuttavia campagne
propagandistiche che la Chiesa non può approvare, quella ad esempio contro gli
esperimenti di ordine scientifico su animali vivi. La Chiesa non si oppone neppure alla
vivisezione delle bestie da cui vengono tanti aiuti al progresso della scienza. In
un dibattito radiofonico sulla vivisezione nel maggio 1971, il gesuita Giuseppe De Rosa,
presentato come moralista di Civiltà cattolica (la rivista dei
gesuiti), espresse la propria solidarietà con le idee di Giovanni Marcozzi, vivisettore
dellUniversità di Roma. Nello
stesso anno, il dr. Robert White di Cleveland (Ohio), il quale già allora svolgeva gli
esperimenti (che continua a fare oggi) di trapianto di testa sulle scimmie, che si premura
sempre di definirsi buon cattolico, che si fa ricevere dal papa e si fa
fotografare al suo fianco, che proprio per merito dei suoi geniali trapianti di
testa è membro dell'Accademia Pontificia, pretese un consenso religioso da
inserire in un suo articolo sugli esperimenti che praticava e in questa occasione gli
venne in soccorso un altro gesuita, il teologo Nicholas A. Pedrovich dellUniversità
John Carroll di Cleveland, che gli diede unapprovazione totale ed encomiastica. Ma potrebbe obiettare qualcuno
la Chiesa si sarà pure aggiornata anche in questo campo, aderendo in qualche modo
alla nuova sensibilità; il papa ha pure ammesso che anche gli animali hanno
unanima
. Vediamo allora quale sia la posizione ufficiale attuale della Chiesa
nei confronti degli animali, citando testualmente dal catechismo più recente (le
sottolineature, anche qui, come in tutta la lettera, sono mie): IL RISPETTO DELLINTEGRITÀ DELLA CREAZIONE 2415. Il settimo comandamento esige il rispetto
dellintegrità della creazione. Gli animali, come le piante e gli esseri
inanimati, sono naturalmente destinati al bene comune dellumanità passata,
presente e futura. Luso delle risorse minerali, vegetali e animali
delluniverso non può essere separato dal rispetto delle esigenze morali. La
signoria sugli esseri inanimati e sugli altri viventi accordata dal Creatore alluomo
non è assoluta; deve misurarsi con la sollecitudine per la qualità della vita del
prossimo, compresa quella delle generazioni future; esige un religioso rispetto
dellintegrità della creazione. 2416. Gli animali sono creature di Dio. Egli li circonda
della sua provvida cura. Con la loro semplice esistenza lo benedicono e gli rendono
gloria. Anche gli uomini devono essere benevoli verso di loro. Ci si ricorderà con quale
delicatezza i santi, come san Francesco dAssisi o San Filippo Neri, trattassero gli
animali. 2417. Dio ha consegnato gli animali a colui che egli ha creato
a sua immagine. È dunque legittimo servirsi degli animali per provvedere al nutrimento o
per confezionare indumenti. Possono essere addomesticati, perché aiutino luomo nei
suoi lavori e anche a ricrearsi negli svaghi. Le sperimentazioni mediche e scientifiche
sugli animali, se rimangono entro limiti ragionevoli, sono pratiche moralmente
accettabili, perché contribuiscono a curare o salvare vite umane 2418. È contrario alla dignità umana far soffrire inutilmente
gli animali e disporre indiscriminatamente della loro vita. È pure indegno
delluomo spendere per gli animali somme che andrebbero destinate, prioritariamente,
a sollevare la miseria degli uomini. Si possono amare gli animali; ma non si
devono far oggetto di quellaffetto che è dovuto soltanto alle persone. (Catechismo
della Chiesa Cattolica, Città del Vaticano, 1992, pp. 588-589). Dunque: è vero che nella proposizione 2416 si tributa un formale
omaggio al moderno modo di sentire, che non può più tollerare la brutalità di san
Tommaso, e si elogia finalmente lamore di san Francesco per gli animali (del resto
che cosa costa riconoscere un merito in più a un personaggio già perfettamente
inquadrato nellortodossia e che ora, per questa via, può conquistare qualche
simpatia in più alla Chiesa?); ma è altrettanto vero che la sostanza della
giustificazione del dominio incondizionato delluomo resta invariata, con
laggravante che al giorno doggi luso degli animali per confezionare
indumenti (ovvero pellicce) ha ancora meno ragion dessere che nel medio evo e che
lammissione del loro sfruttamento per ricrearsi negli svaghi contraddice
apertamente le esigenze morali della proposizione 2415 così come contraddice
laffermazione che sia contrario alla dignità umana far soffrire inutilmente
gli animali, ecc. (proposizione 2418): è una dichiarazione di principi che fa
ripiombare nei secoli più bui della ferocia umana. Quali sono questi svaghi? Anche
volendo essere benevoli al massimo verso gli autori di questo catechismo, escludendo che
essi intendessero per svaghi le feste sadiche, le corride, i combattimenti fra
animali, la caccia (con relativo sfruttamento dei cani), la pesca, bisognerà pur
ammettere che i divertimenti riconosciuti leciti siano per lo meno i circhi, i rodei, le
corse dei cavalli e dei cani, tutte attività nelle quali di sicuro non si manifesta il
religioso rispetto dellintegrità della creazione predicato dalla
proposizione 2415. Del resto il cristianesimo che, nel creare la figura del Diavolo,
gli ha conferito attributi animali (corna, zampe di capra) o semplicemente sembiante del
tutto animale (gatto, orso, ecc.), ha sempre voluto caricare dei peccati umani animali
innocenti come facevano gli Ebrei con il capro espiatorio e ha sempre
festeggiato la loro punizione, che avveniva ognora con la benedizione delle varie Chiese
(cattolica o anglicana): di qui i roghi collettivi di gatti, le feste sadiche e così via. I gesuiti sono, sul piano teorico, i
più accaniti nemici degli animali allinterno della Chiesa cattolica. La loro
rivista Civiltà cattolica, prima di uscire, è sempre controllata dalla Santa
Sede, per cui può essere considerata espressione fedele delle posizioni di
questultima. Il numero uscito nel marzo 1999 riporta un articolo editoriale in cui
si definisce: Un errore riconoscere diritti agli animali. Non ne hanno e non ne
possono avere; per questo attacca lanimalismo forte ed estremo
che chiede diritti per gli animali. Distingue inoltre tra lassurdo
animalismo estremo e quello debole, che ritiene giustificabile
moralmente e quindi accettabile la sperimentazione animale, almeno quando essa sia
necessaria, purché avvenga nel rispetto del benessere degli animali, ai quali non devono
essere imposti stress e sofferenze non assolutamente necessarie. Ancora:
[
] luomo in quanto essere spirituale, non soltanto è diverso
dagli animali, ma è superiore ad essi e quindi ha diritti che gli animali non hanno. Reduce da studi in istituti religiosi,
posso portare la testimonianza diretta di quale sentimento insegnino i preti nei confronti
degli animali; linsegnante di lettere e di religione che avevo nella scuola media
dellIstituto salesiano di Bologna predicava: Gli animali sono stati creati per
essere uccisi e corredava questo nobile enunciato con lesempio di se stesso
che, bambino, prelevava gli uccelli dai nidi, schiacciava loro la testa con un sasso, poi
li portava alla madre per il consumo alimentare. Allingenua domanda di un allievo:
E sua madre che cosa diceva?, rispondeva orgoglioso: Niente, diceva che
facevo bene!. Ho ancora viva limmagine di questuomo, sacerdote
quarantenne, quando, nella grande sala di studio, si accorse che gli scolari si erano
distratti a osservare una bella locusta verde approdata sul pavimento; si avanzò
maestosamente, scosse la testa ridendo della leggerezza dei ragazzi e schiacciò
accuratamente con lo scarpone lincauto insetto. Questo figuro non infesta più la
faccia della Terra ormai da molti anni e non ebbe la possibilità di conoscere il nuovo
catechismo, ma sono sicuro che se fosse vivo condividerebbe
incondizionatamente il modesto capitoletto che questopera ponderosa dedica agli
animali e sarebbe entusiasta dellarticolo di Civiltà cattolica. Non nego che ci siano esponenti del
clero animati da sentimenti di giustizia verso gli animali; dico di più: sono tutti
uomini ai quali va riconosciuto un merito particolare, perché agiscono in un ambiente
quello ecclesiastico che è loro assolutamente ostile e che, quindi, devono
combattere su due fronti. Due timidi precursori furono, nel XIX
secolo, i cardinali inglesi (provenienti dal clero anglicano, si convertirono al
cattolicesimo) Henry Edward Manning e John Henry Newman. Johannes Ude, filosofo e sacerdote
cattolico austriaco del XX secolo, si batté contro la vivisezione. Padre Nazareno Fabretti, scomparso
prematuramente alcuni anni fa, fu un francescano sinceramente amante degli animali, autore
di alcuni scritti che testimoniano questo suo sentimento. In ambito protestante bisogna citare
il pastore, medico, filantropo Albert Schweitzer. Fra i viventi ricordo due figure di sacerdoti romani: monsignore
Mario Canciani e don Nicola Valeri. Questultimo tiene un rifugio per tutte le specie
animali (accoglie anche pecore), che manda avanti con la propria pensione
dinsegnante e con i contributi di qualche volenteroso (il suo indirizzo è: piazza
Oderico da Pordenone, 1 - 00145 Roma, c.c.p. 85110005). Sia ben chiaro però che tutti costoro non sono amici degli
animali in quanto cristiani, ma nonostante siano cristiani e la loro posizione è
strettamente individuale e non mai condivisa dalla Chiesa. In sintesi, quello che diceva contro la sanguinaria religione del
mondo greco-romano il materialista Lucrezio, più di duemila anni fa, quando il
cristianesimo non esisteva ancora, si può a tuttoggi sottoscrivere: La
religione ha partorito fatti scellerati ed empi. In particolare, il cattolicesimo è
come lo definì molto bene il presidente dellAnimal Liberation Front italiano (che
compie azioni dimostrative e di liberazione di animali, ma non terroristiche come quello
britannico), quando partecipò al programma televisivo di Rete 4 Tempi
moderni, dopo che, nel corso della trasmissione, era stato verbalmente aggredito e
insultato da cattolici fanatici:
Cattolicesimo vuol dire: inferno in terra per gli animali. Concludo con una poesia di Viviane Lamarque:
Giuseppe |
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