da Giuseppe Belletti di Bologna 
oggetto: Cristianesimo e animali. Ringraziamento al Sig. Paolo Ricci
data 29/06/2001

 

Grazie per la considerazione in cui ha tenuto la mia lettera e soprattutto per il riconoscimento “che non lascia spazi ad interpretazioni fuorvianti”, perché, per quanto chiaramente ci si esprima, si rischia sempre di trovare stravolto, per arroganza e malafede, quello che si dice.

Non è invece malafede, anzi, eccesso di buona fede o di buona volontà quello degli ingenui cristiani che si adoprano nello sforzo inane di costruire la figura di un Cristo animalista: alla fine che cosa ottengono? di avere creato una nuova religione, che in comune con quella cristiana ha soltanto il nome, con un Padre e un Figlio che continuano a chiamarsi così, ma sono del tutto diversi da quelli del vero cristianesimo (quello storico, cattivo, che abbiamo conosciuto finora); questa nuova religione deve addirittura assumere testi diversi, quei Vangeli apocrifi, che stanno a quelli canonici come i romanzi di fantascienza stanno ai manuali di storia.

 L’espressione: “Gesù va molto bene per gli uomini” mi sembra improntata a eccessivo ottimismo. Il messaggio del Cristo è talmente vago, contradittorio, inconcludente, isterico che non va bene nemmeno per gli uomini a cui è indirizzato.

 L’episodio del fico maledetto è dimostrativo, oltre che dell'indifferenza brutale di Gesù verso la natura, anche di una sua crudeltà stravagante, bizzarra, nella sua gratuità, tanto da fare esclamare a un mio collega con cui ricordavamo i passi più assurdi del Nuovo Testamento: “Era un fetente!”

 Quello di Francesco è veramente un semiconsapevole panteismo che tutto involve in una generica ammirazione per il Creato, in cui l’essere vivente vale quanto il non vivente e i moti di compassione per gli altri animali fanno solo parte di un adorante furore per il loro Creatore, che si esprime anche con questi marginali episodi poetici. Credo che, comunque, effettivamente Francesco, diversamente dal Cristo, fosse un uomo migliore di quanto non comportasse la media del suo tempo.

 L’equivalenza Gesù-esseno-vegetariano che sentiamo proporre da tanti illusi è sbagliata non soltanto perché è tutt’altro che certo che Gesù fosse un esseno, ma anche perché gli esseni stessi non erano affatto vegetariani: si astenevano dalle carni “di lusso”, per mantenere una condotta di vita austera (non per buoni sentimenti verso uccelli e mammiferi), ma si cibavano tranquillamente di pesce, quel pesce di largo consumo popolare, la cui presenza ci ossessiona durante tutta la lettura dei Vangeli.

         Sono comunque d’accordo anch’io sul fatto che non convenga discernere troppo l’impostazione ideologica di chi persegue il nostro stesso scopo; è vero: il colore della freccia è indifferente, purché colpisca il bersaglio. Per cui, ben vengano anche questi nuovi cristiani che credono in un Dio amorevole verso tutti gli esseri viventi, se – diversamente dai cristiani della vecchia religione – sono disposti a interessarsi degli animali.

         Chissà che non sia proprio questa trasformazione del cristianesimo in un’altra religione a realizzare la sua certezza che “Le visioni del mondo antropocentriche saranno demolite nel terzo millennio”. Penso anch’io che il cristianesimo storico – nonostante le trionfalistiche dichiarazioni dei preti, che ne affermano l’immortalità, soltanto perché è malamente (pensiamo agli scismi di sempre e alla “secolarizzazione” di oggi) sopravvissuto per due millenni – sia destinato a finire nella spazzatura della storia, come il nazismo.

        Devo precisare che il mio apprezzamento sulla cosmologia del giainismo non voleva assolutamente sminuire l’altissimo valore morale di questa ottima religione, ma soltanto dare in poche parole una visione d’insieme di essa a una persona che me ne chiedeva notizia.

         Il cacciatore Berlusconi fonda i circoli di amici degli animali, prima delle elezioni; vinte queste, i suoi alleati clericofascisti (chiamiamo le cose con il loro nome e lasciamo perdere il prefisso “post”) promuovono gli interessi dei cacciatori: credo che nessuno potesse realisticamente aspettarsi che l’eterogenea ciurmaglia di mafiosi, cattolici integralisti, fascisti e teppisti di periferia padani alla quale la maggioranza degli Italiani ha imperdonabilmente delegato il potere legislativo ed esecutivo si rendesse promotrice di una legislazione favorevole agli animali. Ricordiamo due degli infiniti misfatti del fascismo: la legge di “regolamentazione” della sperimentazione sugli animali del 1931 (mirabile sintesi di clericalismo – padre Agostino Gemelli – e di fascismo – Mussolini, suo amico personale e protettore –) e la legge del 1940, che, volendo incoraggiare la pratica della caccia, in quanto preparatoria della guerra (questa era l’intenzione programmatica dichiarata), consentì l’accesso dei cacciatori ai fondi di proprietà privata. Ricordiamo anche che, per ragioni etnico-geografiche, la Lega si sente in dovere di difendere armieri, cacciatori, uccellatori (con annessa cucina di frodo nei ristoranti lombardoveneti).

       Anch’io ritengo che sia necessario lottare politicamente e – aggiungo – anche a livello partitico, visto che le leggi si fanno in parlamento. Nella mia città, Bologna, il famoso prof. Giorgio Celli ha fondato il partito dei Nuovi Verdi (che nulla ha che vedere con il peggio che deludente partito dei Verdi) che si propone di difendere chi non ha voce. Se prima o poi decidesse di presentarsi alle elezioni, chissà…

        Cordiali saluti.

Giuseppe Belletti

Bologna

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