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IL TIRRENO - 14 NOVEMBRE 2003 - FOLLONICA MASSA
Cento cani tenuti in condizioni drammatiche
Gli Animalisti Italiani indignati hanno sporto denuncia e
scritto ai sindaci
Follonica (Grosseto) -
La denuncia è arrivata nei giorni scorsi da parte dell'associazione
"Animalisti Italiani". In località Valli, zona Martellino, esisterebbe
un terreno in cui sono tenuti circa 100 cani da caccia in condizioni
contrarie a qualsiasi norma igienica e sanitaria. Questo almeno sembra
emerso da un controllo effettuato da alcuni membri dell'associazione
presieduta da Walter Caporale. Il quale ha sporto denuncia alle autorità
giudiziarie e amministrative, segnalando il caso alla procura e al Noe
di Grosseto, ma anche ai carabinieri di Follonica, ai responsabili
dellAsl 9, ai sindaci di Follonica e Scarlino nonchè alla Comunità di
Montana. Il terreno è situato nel comune di Follonica e una volta
apparteneva proprio alla Comunità Montana, mentre la gestione è affidata
al complesso agricolo regionale "Le Bandite" di Scarlino. La descrizione
fornita del presidente degli Animalisti Caporale è molto precisa,
particolareggiata, articolata. _ Abbiamo scoperto che i cani vivono in
condizioni drammatiche, alcuni sono legati a una catena fissa, non c'è
infermeria, mancano griglie per il deflusso degli escrementi e delle
urine. Alcuni animali presentano evidenti segni di denutrizione.- -
Anche le cucce - continua Caporale, - sono precarie, costruite in legno
marcio e lamiere arrugginite. Tanti cani si avvicinavano alle reti
mostrando i denti e abbaiando furiosamente, per arretrare subito dopo
con la coda fra le gambe. Segno evidente, a nostro avviso, di paura
dovuta a maltrattamento.- Gli Animalisti hanno quindi riscontrato, dopo
l'ispezione, una possibile violazione di numerose leggi e regolamenti:
per esempio la legge regionale 8 aprile 1995, n. 43, che condanna gli
atti di crudeltà contro gli animali, i maltrattamenti e il loro
abbandono. O il regolamento del comune di Follonica di tutela degli
animali (risalente al 2002). O ancora il regolamento di Polizia
Veterinaria Dpr 320. E l'articolo 727 del Codice Penale e la legge
nazionale 281/91 sulla tutela degli animali d'affezione. Le condizioni
dei cani nella zona di Follonica sono state più volte al centro delle
denunce degli animalisti: in passato altre iniziative simili sono
partite proprio verso la stessa e altre strutture, anche se fino a oggi
gli interventi effettuati dalle autorità preposte non hanno mai
riscontrato violazioni, in particola modo riferite ai maltrattamenti.
Stavolta però l'allarme sembra essere più grave e le indagini sono già
in corso da parte delle autorità preposte. Tra l'altro l'allarme degli
Animalisti e del movimento Una non riguarda solo Follonica, ma comprende
anche il resto del territorio grossetano (dove la caccia al cinghiale è
molto diffusa) e più in generale tutta la regione toscana.
Michele Nannini
Ennesimo Esposto
Bonifazi fa il pompiere ma assicura che
controllerà
Follonica (Grosseto)
Il sindaco di Follonica Emilio Bonifazi conferma di aver ricevuto nei
giorni scorsi la denuncia sporta dagli Animalisti Italiani. - Purtroppo
è un argomento del quale si parla spesso - conferma il primo cittadino.-
Da molto tempo esistono queste strutture in località Valli e denunce
simili giungono quasi periodicamente all'attenzione dell'opinione
pubblica. Da una parte abbiamo sempre effettuato i controlli di rito sia
con la Polizia Municipale che con i responsabili della locale Asl, oltre
ad aver provveduto alla pulizia di alcune zone di macchia e bosco nelle
quali si trovano queste strutture: anche in questa occasione sono in
corso degli accertamenti che verranno molto probabilmente fatti anche
dai Carabinieri con il Nucleo Operativo Ecologico di Grosseto e
dell'azienda sanitaria locale.- Su un'altro fronte invece, ha sorpreso
un po' la denuncia di maltrattamenti - I cani da caccia rappresentano un
vero e proprio capitale per i cacciatori, quindi credo sia naturale
anche per loro tutelare questo patrimonio. Comunque da parte nostra non
vogliamo né sottovalutare né ingigantire il problema. Verificheremo
questa denuncia così come abbiamo fatto in passato con le altre.-
Conclude il sindaco.
(m.nan.)
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Egregi signori
Leggiamo l'articolo allegato e ringraziamo Il Tirreno per aver
riportato dichiarazioni e non opinioni. Chiediamo però ci venga
riconosciuto il diritto/dovere di replicare pubblicamente alle
opinioni del sindaco di Follonica sig. Emilio Bonifazi.
Come cittadini rispettosi delle leggi (anche quelle che riguardano la
tutela degli animali) ci sentiamo particolarmente disgustati per come
vengono trattati i cani dei cacciatori di cinghiali, animali
d'affezione al pari di altri e che vengono considerati non solo
indegni d'affezione ma neppure animali. E' quanto apprendiamo dalla
relazione pubblicata sul sito degli Animalisti Italiani che alleghiamo
e su altri siti WEB.
Ci rendiamo conto che concetti come "La città di Follonica,
comunità portatrice di elevati valori di cultura e civiltà, individua
nella tutela degli animali uno strumento finalizzato al rispetto ed
alla tolleranza verso tutti gli esseri viventi e in particolare verso
le specie più deboli" (art. 3 del Regolamento per la tutela degli
animali) siano, nella realtà, totalmente sconvolti.
Sconvolgenti sono anche le dichiarazioni del sindaco Bonifazi il quale
dichiara di aver "sempre effettuato i controlli di rito",
di rito appunto, cioè di cerimonia se le realtà descritte imperano.
Prassi che nasce e subito collassa su se stessa. Comportamenti
totalmente svuotati di ogni significato altrimenti il sindaco avrebbe
visto quello che altri vedono a meno che per lui un cane legato a
catena di un metro alla sua fetida cuccia dalla quale può soltanto
scendere e salire, o un cane che si difende dai 40° all'ombra scavando
una buca sotto quella stessa cuccia, oppure cani che mangiano pane
secco buttato per terra tra gli escrementi, cani isolati, spaventati,
abbandonati alla solitudine e all'inedia (condizioni ecologiche,
biologiche, etologiche?) non sia maltrattamento ; se per lui
tutto questo non è maltrattamento ci domandiamo: cos'è il
maltrattamento?
Forse un intestino squarciato dalle zanne di un cinghiale? Forse le
frequenti ricuciture di ferite profonde? Forse gli interventi
abborracciati per fermare emorragie, ricomporre un arto in mezzo al
bosco?
Ma se neppure questo è maltrattamento, cos'è il maltrattamento?
Probabilmente il sindaco e coloro che la pensano come lui (ma siamo
certi del disaccordo di altri) non ritengono che il maltrattamento da
parola si traduca in azioni concrete con nomi diversi ma con uguale
senso. Forse considerano che sia sufficiente scrivere la parola
su un regolamento e che imbalsamata resti lì a dichiarare quanto
civile sia l'amministrazione.
Ma gli animali sono esseri viventi, le leggi hanno pari dignità nel
nostro ordinamento e, poichè al maltrattamento
si è voluto dare dignità di legge, come tale deve scendere dalle
frasi imbalsamate scritte sulla carta ed entrare nei recinti dei cani,
dove assumerà, se solo il sindaco farà lo sforzo di capire, il
significato concreto, reale, di sofferenza.
Siamo invece d'accordo con il sindaco quando dice che i cani per i
cacciatori sono un patrimonio. Lo crediamo. I cani sono un patrimonio
cioè denaro, mercato, commercio, compra vendita, rendimento.
I cani, come i fucili, sono uno strumento per la battuta al
cinghiale. Non hanno un padrone ma tanti padroni, non hanno una casa
ma una gabbia, non ricevono carezze ma addestramento. Si apprezzano
per quanto rendono, altrimenti........sono un patrimonio inesistente.
I cani dei cinghialai non sono animali d'affezione, non vivono nelle
case, non ricevono carezze dal loro padrone, sono fantasmi.
E, considerato che nel caso dei cani da cinghiale tutto è capovolto,
sconvolto, stravolto, una domanda sorge prepotente dalla nostra
coscienza: la tutela delle istituzioni è per le vittime o per i
carnefici? E' per chi soffre o per chi infierisce? E' per chi ha cura
o per chi se ne frega?
Ci auguriamo che le ultime tra le sterili dichiarazioni di rito si
risolvano ad affondare le loro radici in una coscienza giuridica,
etica e sociale che abbia in considerazione non soltanto i cacciatori
ma anche gli animali sfruttati e maltrattati e i cittadini che tali
animali amano e rispettano considerandoli veramente quella ricchezza
di cui fino ad oggi, con tanta ipocrisia, il Regolamento del comune di
Follonica si fa vanto.
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GRUPPO BAIRO Onlus
Firme degli aderenti al GRUPPO BAIRO e sostenitori
del messaggio:
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