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da Guido da Catania |
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Da Guido da Catania:
Vorrei solo precisare che, in quanto
sociologo, non mi occupo di psicoanalisi. Esiste una profonda
differenza di contenuti (oggetto d'analisi) e metodologici. Ma
queste, forse, sono sottigliezze che non possono essere considerate
importanti da chi è impegnato in cose molto più grandi quali sono
quelle di cui si occupa un medico. Certo, se un sociologo facesse
confusione tra un dermatologo e un cardiologo sarebbe considerato un
pazzo non degno di asserire alcunché anche sulla sperimentazione
animale, ma così è il mondo; ci sono categorie egemoni e altre che
non lo sono. Ed è proprio questo il problema che cercavo (magari in
modo confuso) di evidenziare. Non mi sarei mai permesso di
analizzare la psiche del nostro medico. Non è la mia competenza, fra
l'altro. Io ho trovato interessante la struttura comunicativa
da lui utilizzata perché "denunciava" empiricamente una forma
mentis. E tale forma mentis non la riconducevo assolutamente né
a speculazioni filo sofiche, né a reconditi malesseri psichici,
bensì ad altre evidenti ed empiriche strutture economiche,
politiche e professionali. Quindi, lungi da me pontificare su
presunte tendenze aggressive del medico. Mi interesserebbe sapere,
invece, cosa ne pensa sulle questioni che io ho cercato di porre:
perché l'università (approccio sociologico) e quindi non il singolo
medico (approccio psicologico o psicoanalitico) sono caratterizzati
da utilitarismo, burocraticismo, economicismo, biologismo o detto in
altre parole: riduzionismo. Non mi interessa niente
se lui come singolo ha problemi di aggressività o se esistono
problemi d'infanzia che spiegano una sua ipotetica propensione
sadica o che so io (sono esempi naturalmente). La sua comunicazione,
infatti (ma è una ipotesi da sottoporre scientificamente a verifica,
come fanno i medici) mi sembrava denunciare non un male esistenziale
del medico, ma un r iflesso di una impostazi one culturale (macro)
della struttura dove si formano i medici.
Spero di avere chiarito l'equivoco Cordiali saluti Guido da Catania Vorrei aggiungere: a) Errata corrige (non per pedanteria ma per rispetto ai lettori...a volte il copia-e-incolla fa brutti scherzi): 1) Esiste una profonda differenza di
contenuti (oggetto d'analisi) e di elementi
metodologici b) Naturalmente la questione del riduzionismo formativo non è fine a se stessa. Nella lettera mi sforzavo di dire che proprio tale riduzionismo chiude gli spazi per affrontare il tema etico del posto degli animali nella gerarchia dell'ordine (o del disordine) del mondo. Senza manicheismi, tutti insieme dovremmo riflettere su tale ordine. Solo questo, a mio modesto avviso, potrebbe permettere di rendere possibile (ammesso che non lo sia già o comunque nei casi in cui non lo sia) la sperimentazione senza animali. La ricerca, cioè, non è mai un percorso oggettivo e unidirezionale nella storia. Non esiste una scienza oggettiva. Esiste sempre una scienza indirizzata. I valori, le credenze, gli ordini economici e politici la guidano. E' un bene che sia così, perché è l'unico modo per renderla veramente utile e non fine a se stessa. Oggi, forse, lo abbiamo dimenticato e consideriamo oggettivo e assoluto un sistema autoreferenziale (La Scienza) che non guarda più al mondo esterno e riven dica un'autonomia dal sociale dagli esiti devastanti. Un'autonomia, fra l'altro, fittizzia. Chi rivendica l'autonomia della scienza in realtà ne nasconde (è il mio punto di vista) la sottomissione a categorie e/o poteri che si spacciano per neutri (mercato, economia, biologia) ma che invece sono fortemente connotati. Auguri a tutti Guido da Catania |