da Enrica da Cremona:
oggetto: Re: dedicato a chi non capisce un cazzo!
data 03/02/2008

 
da Enrica da Cremona:

 
Ti ringrazio Rosalia per le parole che hai avuto nei miei confronti e per il tuo intervento che, come sempre, dimostra grande saggezza e maturità per una ragazza giovane come lo sei tu. Nel tuo messaggio è racchiuso il percorso naturale che ogni animalista dovrebbe intraprendere: c'è chi fin dall'infanzia porta dentro di sè il senso della giustizia estesa ad ogni vivente e chi nel suo percorso di vita ci arriva maturando e riflettendo con autocritica e capacità di mettersi sempre in discussione.
Non esistono morti tollerabili tanto più se queste vengono inflitte per meri bisogni egoistici a cui possiamo tranquillamente fare  a meno. La carne fa parte di quei bisogni  inutili a cui siamo stati abituati a pensare quasi indispensabile. Quando si crede in un ideale lo si deve fare fino in fondo e chi dice di battersi per la difesa degli animali ha l'obbligo di dirigere questa sua forza su tutto ciò che vive, cominciando a rendersi consapevole dal fatto che mangiar carne lo rende colpevole di assassinio, come e forse più degli stessi allevatori e macellai.
E' il primo passo naturale che ogni animalista autentico ha il dovere di prefissarsi, altrimenti ogni altro gesto rimarrà solo fine a sè stesso. Di fronte ai fatti devono esserci scelte nette, questo afferma Rosalia ed è la verità. Davanti al sangue versato di milioni di animali per riempire la nostra pancia la scelta netta deve essere immediata: per ogni persona che smette di mangiar carne la richiesta di allevare animali diminuisce e se tutti dovessero decidere di togliere dalla tavola questa montagna di corpi putrefatti, gli allevamenti non avrebbero più senso di esistere. Utopia certo, poichè il genere umano è abituato a vivere nel proprio egoismo giustificando ogni tipo di scelleratezza. Anche la schiavitù un tempo era normale e l'uomo dalla pelle nera veniva considerato un oggetto da vendere o comperare, sfruttato sino alla morte. Ora simile affermazione risulta essere ignobile.Anche questo però un tempo era utopia, per chi tentava di cambiare la mentalità dei molti. Anche fra loro c'erano gli estremisti che liberavano gli schiavi di notte per portarli in zone sicure. Anche loro venivano tacciati di fanatismo, insultati e ammazzati. Ora queste persone sono ricordate con rispetto, poichè hanno saputo portare avanti un'ideale difficile da capire per i tempi in cui era nato. Anche allora c'era chi diceva che voleva bene ai suoi schiavi, ma intanto li teneva a catena e li puniva duramente se non ubbidivano ai comandi impartiti. Un po' come chi afferma di amare gli animali e intanto si mangia la bistecca oggi. Varrebbe la pena che i tanti "animalisti carnivori" riflettessero su questo, senza offendersi per essere tacciati di specismo. Chi insiste a rimanere sulle proprie convinzioni senza neppure pensare alla grande colpa di cui si macchiano, sono condannati a rimanere semplici umani che provano empatia per certuni animali. Ma non sono animalisti. Nessuno si erge a giudice poichè tutti abbiamo le nostre colpe, ma insistere nell'offesa del proprio ego è imperdonabile nei confronti degli altri viventi. Curare il gatto o il cane di casa, non fa di una persona un'animalista. Ci vuole altro: ci vuole molto sacrificio, disperazione e scelte nette, come la stessa Rosalia afferma. Bisogna cambiare e bisogna farlo in fretta, rinunciando alle comodità che il sistema, di cui facciamo parte, ci ha abituato. L'orgoglio è un peccato capitale a cui spesso tanta gente si attacca e non ammette l'umiltà di capire lo sbaglio a cui va incontro. Le tante Barbara e Anna che si ritirano dalla discussione perchè troppo prese dalle offese personali, non costruiranno nulla per loro stesse. Non hanno capito che la rabbia e l'impotenza dinanzi alla morte atroce di milioni di esseri viventi, suscitano sentimenti e reazioni che sono come urla di autentico sfogo. Perchè almeno fra animalisti non dovrebbe esserci la delusione di incontrare chi afferma che non si può vivere senza carne, o che il mondo va così e non si può far nulla per cambiarlo. Forse si prendono più mosche con il miele che con la frusta, come scrive Winny, ma personalmente trovo il miele troppo dolce e a lungo andare diventa insopportabile, fino alla nausea.
Ringrazio ancora Rosalia per l'umiltà serena che ha saputo usare nel descrivere le sue convinzioni in modo fermo e pacato. E ringrazio tutti gli altri iscritti della lista per i loro commenti decisi e mirati. Vegetariani e vegani sono ancora in numero minore rispetto a chi si ingozza di carne, ma stanno aumentando: un segnale di consapevolezza dell'esistenza di altre forme di vita che hanno diritto al rispetto, prima che all'amore.
Enrica
 
Noi ci affezioniamo molto a cani, gatti e cavalli, ci prendiamo cura di loro e quando muoiono viviamo un autentico lutto. Ma ai maiali, ai vitelli, alle galline riserviamo un trattamento brutale, di sfruttamento, lontano da qualsiasi forma di affetto, essendo essi parte di un sistema produttivo, il cui unico scopo è produrre la maggior quantità di cibo al minor costo. Per giustificare questo comportamento, gli animali sfavoriti devono essere considerati inferiori, indegni di un attaccamento affettivo. Se dovesse sorgere il dubbio che anche gli animali sfruttati abbiano un certo valore proprio, nascerebbe un conflitto irrisolvibile. Un modo sicuro per evitare il sorgere di tale conflitto è tenere le due categorie di animali, privilegiati e sfruttati, in ambiti della nostra mente completamente separati.
- Rupert Sheldrake, "I poteri straordinari degli animali", Mondadori-Oscar
 

 

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