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da Enrica
da Cremona: |
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da Enrica da
Cremona:
Ti
ringrazio
Rosalia
per
le
parole
che
hai
avuto
nei
miei
confronti
e
per
il
tuo
intervento
che,
come
sempre,
dimostra grande
saggezza
e
maturità per
una
ragazza
giovane
come
lo
sei
tu.
Nel tuo
messaggio
è
racchiuso
il
percorso
naturale
che
ogni
animalista
dovrebbe
intraprendere:
c'è
chi
fin
dall'infanzia
porta
dentro
di
sè
il
senso
della
giustizia
estesa
ad
ogni
vivente
e
chi
nel
suo
percorso
di
vita
ci
arriva
maturando
e
riflettendo
con
autocritica
e
capacità
di
mettersi
sempre
in
discussione.
Non
esistono
morti
tollerabili
tanto
più
se
queste
vengono
inflitte
per
meri
bisogni
egoistici
a
cui
possiamo
tranquillamente
fare
a
meno.
La
carne
fa
parte
di
quei
bisogni
inutili
a
cui
siamo
stati
abituati
a pensare
quasi
indispensabile.
Quando
si
crede
in
un
ideale
lo
si
deve
fare
fino
in
fondo
e
chi
dice
di
battersi
per
la
difesa
degli
animali
ha
l'obbligo
di
dirigere
questa
sua
forza
su
tutto
ciò
che
vive,
cominciando
a
rendersi
consapevole
dal
fatto
che
mangiar
carne
lo
rende
colpevole
di
assassinio,
come
e
forse
più
degli
stessi
allevatori
e
macellai.
E'
il
primo
passo
naturale
che
ogni
animalista
autentico
ha
il
dovere
di
prefissarsi,
altrimenti
ogni
altro
gesto
rimarrà
solo
fine
a sè
stesso.
Di
fronte
ai
fatti
devono
esserci
scelte
nette,
questo
afferma
Rosalia
ed è
la
verità.
Davanti
al
sangue
versato
di
milioni
di
animali
per
riempire
la
nostra
pancia
la
scelta
netta
deve
essere
immediata:
per
ogni
persona
che
smette
di
mangiar
carne
la
richiesta
di
allevare
animali
diminuisce
e se
tutti
dovessero
decidere
di
togliere
dalla
tavola
questa
montagna
di
corpi
putrefatti,
gli
allevamenti
non
avrebbero
più
senso
di
esistere.
Utopia
certo,
poichè
il
genere
umano
è
abituato
a
vivere
nel
proprio
egoismo
giustificando
ogni
tipo
di
scelleratezza.
Anche
la
schiavitù
un
tempo
era
normale
e
l'uomo
dalla
pelle
nera
veniva
considerato
un
oggetto
da
vendere
o
comperare,
sfruttato
sino
alla
morte.
Ora
simile
affermazione
risulta
essere
ignobile.Anche
questo
però
un
tempo era
utopia,
per
chi
tentava
di
cambiare
la
mentalità
dei
molti.
Anche
fra
loro
c'erano
gli
estremisti
che
liberavano
gli
schiavi
di
notte
per
portarli
in
zone
sicure.
Anche
loro
venivano
tacciati
di
fanatismo,
insultati
e
ammazzati.
Ora
queste
persone
sono
ricordate
con
rispetto,
poichè
hanno
saputo
portare
avanti
un'ideale
difficile
da
capire
per
i
tempi
in
cui
era
nato.
Anche
allora
c'era
chi
diceva
che
voleva
bene
ai
suoi
schiavi,
ma
intanto
li
teneva
a
catena
e li
puniva
duramente
se
non
ubbidivano
ai
comandi
impartiti.
Un
po'
come
chi
afferma
di
amare
gli
animali
e
intanto
si
mangia
la
bistecca
oggi.
Varrebbe
la
pena
che
i
tanti
"animalisti
carnivori"
riflettessero
su
questo,
senza
offendersi
per
essere
tacciati
di
specismo.
Chi
insiste
a
rimanere
sulle proprie
convinzioni
senza
neppure
pensare
alla
grande
colpa
di
cui
si
macchiano,
sono
condannati
a
rimanere
semplici
umani
che
provano
empatia
per
certuni
animali.
Ma
non
sono
animalisti.
Nessuno
si
erge
a
giudice
poichè
tutti
abbiamo
le
nostre
colpe,
ma
insistere
nell'offesa
del
proprio
ego
è
imperdonabile
nei
confronti
degli
altri
viventi. Curare
il
gatto
o il
cane
di
casa,
non
fa di
una
persona
un'animalista.
Ci
vuole
altro:
ci
vuole
molto
sacrificio,
disperazione
e
scelte
nette,
come
la
stessa
Rosalia
afferma.
Bisogna
cambiare
e
bisogna
farlo
in
fretta,
rinunciando
alle
comodità
che
il
sistema,
di
cui
facciamo
parte,
ci
ha
abituato.
L'orgoglio
è un
peccato
capitale
a
cui
spesso
tanta
gente
si
attacca
e
non
ammette
l'umiltà
di
capire
lo
sbaglio
a
cui
va
incontro.
Le
tante
Barbara
e
Anna
che
si
ritirano
dalla
discussione
perchè
troppo
prese
dalle
offese
personali,
non
costruiranno
nulla
per loro
stesse.
Non
hanno
capito
che
la
rabbia
e
l'impotenza
dinanzi
alla
morte
atroce
di
milioni
di
esseri
viventi,
suscitano
sentimenti
e
reazioni
che
sono
come
urla
di
autentico
sfogo.
Perchè
almeno
fra
animalisti
non
dovrebbe
esserci
la
delusione
di
incontrare
chi
afferma
che
non
si può
vivere
senza
carne,
o
che
il
mondo
va
così
e
non
si
può
far
nulla
per
cambiarlo.
Forse
si
prendono
più
mosche
con
il
miele
che
con
la
frusta,
come
scrive
Winny,
ma
personalmente
trovo
il
miele troppo
dolce
e a
lungo
andare
diventa
insopportabile,
fino
alla
nausea.
Ringrazio
ancora
Rosalia
per
l'umiltà
serena
che
ha
saputo
usare
nel descrivere
le
sue
convinzioni
in
modo
fermo
e
pacato.
E
ringrazio
tutti
gli
altri
iscritti
della
lista
per
i
loro
commenti
decisi
e
mirati.
Vegetariani
e
vegani
sono
ancora
in
numero
minore
rispetto
a
chi
si
ingozza
di
carne,
ma
stanno
aumentando:
un
segnale
di
consapevolezza
dell'esistenza
di
altre
forme
di
vita
che
hanno
diritto
al
rispetto,
prima
che
all'amore.
Enrica
Noi
ci
affezioniamo
molto
a
cani,
gatti
e
cavalli,
ci
prendiamo
cura
di
loro
e
quando
muoiono
viviamo
un
autentico
lutto.
Ma
ai
maiali,
ai
vitelli,
alle
galline
riserviamo
un
trattamento
brutale,
di
sfruttamento,
lontano
da
qualsiasi
forma
di
affetto,
essendo
essi
parte
di
un
sistema
produttivo,
il
cui
unico
scopo
è
produrre
la
maggior
quantità
di
cibo
al
minor
costo.
Per
giustificare
questo
comportamento,
gli
animali
sfavoriti
devono
essere
considerati
inferiori,
indegni
di
un
attaccamento
affettivo.
Se
dovesse
sorgere
il
dubbio
che
anche
gli
animali
sfruttati
abbiano
un
certo
valore
proprio,
nascerebbe
un
conflitto
irrisolvibile.
Un
modo
sicuro
per
evitare
il
sorgere
di
tale
conflitto
è
tenere
le
due
categorie
di
animali,
privilegiati
e
sfruttati,
in
ambiti
della
nostra
mente
completamente
separati.
- Rupert Sheldrake, "I poteri straordinari degli animali", Mondadori-Oscar
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