Il microchip???
Previene il fenomeno del randagismo?
Frena l’abbandono? 
Rintraccia velocemente il proprietario in caso di smarrimento?
E' davvero una buona soluzione?

 

Il microchip è un sistema elettronico di identificazione.
Il chip è contenuto in una piccola capsula, della dimensione di 13 mm di lunghezza e 2,1 mm di diametro, che viene inoculata sotto la cute del cane, dietro l’orecchio sinistro.
La capsula con il chip è contenuta in una speciale siringa con l’ago già innestato, pronto per l’uso.
L’inserimento avviene in una zona che ha una ridotta sensibilità.
L’operazione di inserimento deve naturalmente essere effettuata da un medico veterinario; ci si può rivolgere sia ad un libero professionista sia al Servizio Veterinario dell’Asl.
Il microchip è leggibile attraverso l’apposito lettore, di cui dovrebbero essere forniti i Comuni, i Servizi Veterinari delle Az. USL, alcuni Veterinari liberi professionisti e i Canili.
E’ bene ricordare infine, nel caso si desideri viaggiare con il proprio animale, che alcuni paesi europei richiedono il microchip ai fini dell’introduzione dei cani al seguito dei viaggiatori.

 

Tutti i cani residenti nelle regioni italiane devono essere microchippati.
Che si usi il microchip o il tatuaggio
tutti i cani devono comunque essere registrati all'Anagrafe Canina del luogo di residenza, entro 30 giorni dalla nascita o da quando se ne viene in possesso.
E' buona norma verificare che dopo l'applicazione del microchip, il codice (controllate tutta la sequenza di 15 numeri) sia anche regolarmente inserito nella banca dati della vostra Anagrafe Canina. Consigliamo di recarsi direttamente all'ufficio competente e verificate personalmente l'avvenuta registrazione.

 

E con questa breve presentazione invitiamo tutti coloro che posseggono un cane a microcipparlo affinchè vengano rispettate le normative vigenti, ma con questo non ce la sentiamo di sostenere chi crede che con il microchip si previene il fenomeno del randagismo, si frena l’abbandono, o si rintraccia velocemente il proprietario in caso di smarrimento.
NON E' COSI'!
In Italia non esiste un'anagrafe canina nazionale e sono poche le regioni che sono in possesso degli strumenti per la lettura dei microchips.
Una regione potrebbe risalire al proprietario se il cane è stato microchippato nella stessa regione, ma se il cane viene smarrito in altra regione da quella dove è stato microchippato difficilmente si rintraccia il proprietario.
Raccomandiamo pertanto di non sottovalutare l'importanza della vecchia medaglietta da agganciare al collare con indicato il nome e il numero di telefono. Un metodo forse un po' vecchiotto, ma sicuramente molto più efficace di un microchip.

 

importante

Da: info@animalipersieritrovati.org
Data: 4-set-2006 10.07 AM
Ogg: MICROCHIP

Settimana scorsa abbiamo contattato tutti gli iscritti e anche i media chiedendo aiuto per rintracciare la famiglia di una cagnolina con microchip italiano, sequestrata in Francia ad un giro di barboni che avrebbero confessato di averla rubata a degli italiani.

Purtroppo ancora non abbiamo novita' relative alla legittima famiglia ma nella tarda mattinata di sabato scorso, 2 settembre, abbiamo avuto conferma su nuovi risvolti di questa vicenda e che giustificano a nostro avviso la seguente comunicazione URGENTE delle seguenti informazioni a tutti i nostri iscritti.

La ASL 5 di La Spezia, che ringraziamo per la disponibilita' e per la collaborazione, non solo sta continuando a cercare il microchip della trovatella ma ci ha comunicato che proprio a fronte della nostra segnalazione e' emerso che mancherebbe tutta la scatola che conteneva una partita di 10 microchip tra cui, appunto, anche quello della cagnolina rapita.

Alla Bayer la scatola risulta essere stata spedita il 29 marzo 2005 ma allo stato attuale delle cose non si hanno certezze su che fine abbiano fatto i 10 chip.

Nella viva speranza che la scatola 1105-443/4 venga comunque ancora rintracciata a La Spezia, si prospettano purtroppo anche le seguenti ipotesi:

- che la scatola sia stata erroneamente consegnata da parte della Bayer ad altri destinatari
- che la scatola sia stata manomessa se non addirittura rubata
- che la scatola sia stata persa

Pur non escludendo nessuna di queste possibilita', e' risaputo che nel corso del tempo alcune partite di microchip della Bayer, destinate ad una certa ASL, sono state poi fisicamente inviate ad altra destinazione.

A fronte di tutto cio' abbiamo inviato via fax il 2 settembre u.s. alla Bayer, che in questo caso si e' dimostrata fino ad adesso disponibile e collaborativa, tre richieste tra cui anche quella che venga pubblicato un elenco di tutti i chip che presentino una qualche anomalia (etichetta errata, spedizione non conforme, destinazione diversa ecc.).

Nell'attesa di una risposta da parte della casa produttrice e per contribuire alle ricerche attualmente in corso, chiediamo cosi' la collaborazione di tutti e di aiutarci a cercare tutti i 10 numeri di microchip contenuti nella scatola. Cercare 10 aghi in un pagliaio e' sempre piu' facile che cercarne solo uno!

In concomitanza con questa ricerca e' emerso purtroppo pero' un ulteriore fatto, decisamente piu' grave. La ASL 5 di La Spezia ci ha confermato due volte telefonicamente di avere in carico un microchip Bayer che alla lettura riporta un codice diverso da quello riportato in etichetta.

Fino ad oggi erano stati sempre esclusi errori di natura tecnica e anche se questo chip
dovesse risultare essere l'unico al mondo dobbiamo invitare tutti, dai veterinari ai privati che fanno microchippare i loro cani, a verificare SEMPRE la coincidenza dell'intero codice di 15 numeri sia PRIMA che DOPO l'applicazione del microchip.

Cogliamo anche l'occasione per informare che purtroppo ci e' stato riferito che alcune ASL
(soprattutto nel centro-sud dell'Italia) impianterebbero il microchip non nella nuca sinistra degli animali, come internazionalmente convenuto, ma nella parte interna della coscia degli animali (alcune settimane fa ci e' stato riferito di un cane che il microchip lo aveva invece nella guancia!). La motivazione di questa pratica assurda (per far si che eventuali ladri di cani non si rendano conto che l'animale e' microchippato) denota non tanto astuzia quanto, invece, una totale mancanza di professionalita' e ignoranza sul funzionamento del transponder proprio da parte di chi ha applicato il chip.

Invitiamo quindi soprattutto gli operatori professionali, quindi veterinari e addetti nei canili, a controllare i cani sempre e comunque su TUTTO IL CORPO!!! Ulteriori spiegazioni sono riportate gia' da tempo nella nostra sezione "Cosa e' un microchip?"

Ecco, infine, l'elenco dei 10 microchip. Chiediamo l'aiuto di tutti: veterinari liberi professionisti, ASL, privati (indifferentemente dall'animale che hanno fatto microchippare), anagrafi canine.
Riuscire a rintracciarne in etichetta e/o fisicamente anche solo uno di questi 10 microchip
potrebbe aiutare a risolvere ben piu' di un enigma!

380098100732286

380098100733356

380098100743343

380098100745245

380098100748396

380098100749854

380098100750326

380098100750535

380098100750918

380098100751944


Anticipatamente grazie a tutti coloro che collaboreranno attivamente sia alla risoluzione di questo caso che ad evitare futuri disguidi.

Raffaela Millonig

Animali Persi e Ritrovati
Rua Pioppa, 44
41100 Modena - Italia
Tel.: +39.059.243365
Fax: +39.
059.4394714
Cell.: +39.347.4837262
info@animalipersieritrovati.org
www.animalipersieritrovati.org
 

 

Messaggio pervenuto in mailing list di Bairo il 9 settembre 2006

Il microchip è meno "sicuro" di quanto si possa pensare.


1 - Il fenomeno della "migrazione" del microchip è noto da tempo; gli stessi produttori hanno ammesso che si verifica non di rado. Dei microchip impiantanti all'altezza del collo sono stati trovati addirittura in zona perianale. E' anche capitato di rilevare fistole causate dal microchip "migrato". Per questo motivo è bene passare il lettore su tutto il corpo dell'animale e non solo nelle zone dove si ritiene che sia stato applicato il chip.

2 - Alcuni microchip non sono fissati bene nella siringa per inocularli e una volta aperta la confezione possono cadere per terra e l'operatore può non accorgersene. Ovviamente se controllasse con il lettore dopo l'applicazione lo scoprirebbe subito, ma spesso quando vengono applicati i chip a tanti cani uno dietro l'altro gli operatori poco seri non perdono tempo a controllare.

3 - Sempre per il motivo di cui sopra il chip può cadere e restare incastrato tra il pelo del cane. L'operatore dopo l'applicazione passa con il lettore che rileva il chip... che però cadrà presto essendo solo incastrato tra il pelo.

4 - Esistono anche dei microchip non standard ISO, a volte contengono anche lettere oltre che cifre; non tutti i lettori riescono a leggere questi tipi di microchip e quindi a un eventuale controllo risulterà che l'animale non è microchippato.

Isa, Caserta
 
 

 

Messaggio pervenuto in mailing list di Bairo il 9 settembre 2006

Caro Bairo, volevo segnalarti una cosa per me inquietante.
Ci capita di veder arrivare accalappiati cani come randagi dalla Asl, portati come per Legge al Canile sanitario di cui la nostra associazione ne ha la gestione, senza nessun segno di riconoscimento.
Ma la cosa inquietante che abbiamo avuto modo di constatare,  che alcuni di questi avevano il microchip e regolarmente affidati da noi con regolare iscrizione all'anagrafe canina regionale. Ma tutti gli altri cani?
Siccome non è un unico caso, mi chiedo ma come è possibile ciò? Si rompono con tanta facilità? Quanti cani che avevano una famiglia e un microchip non più presente, vanno a finire la loro vita nei canili magari lager?
Vorrei per favore, che raccomandi a tutti per precauzione di far controllare il microchip ai propri cani dal veterinario, cosa che anch'io adesso faccio regolarmente perchè non mi sento per niente tranquilla.

Ciao
Wilma
 

 

Messaggio pervenuto in mailing list di Bairo il 22 dicembre 2005

Caro Bairo, facendo parte della Commissione Nazionale Randagismo sono reduce da un incontro al Ministero della Salute avvenuto a Roma Eur venerdì scorso (16 dicembre). Durante l'incontro ho sollevato la questione dei microchip, questione che avevo passato per tempo  agli altri membri della Commissione e della quale mi sto occupando da diverso tempo ed ho avuto, purtroppo, la conferma di quello che sospettavo.
I microchip sono numerici e possono contenere il numero del Paese (che per l'Italia sarebbe il 380) seguiti dal numero identificativo della ditta produttrice, oppure iniziare da subito con il solo numero identificativo della ditta produttrice seguito da altri 10 numeri CASUALI che dovrebbero garantire la non ripetitività per almeno venti anni: quest'ultimo è il caso scelto da molte Regioni italiane.
Le ditte produttrici riconosciute ISO sono molte e ciascuna inizia con uno o due codici di tre cifre e devono essere in grado di garantire la tracciabilità del microchip (credo di aver capito in ambito quanto meno
europeo).
I dati, registrati dalle varie ASL provinciali e poi regionali, ma a volte con passaggi comunali, dovrebbero confluire ad una anagrafe canina nazionale che dovrebbe essere tenuta al Ministero della Salute ma che non c'è.
Il problema aumenta per il fatto che, con la legge sulla devolution, le Regioni sono autonome in materia sanitaria, quindi non sono obbligate a passare questi dati al Ministero per cui possiamo tranquillamente pensare che mai avremo una anagrafe canina nazionale funzionante e di immediata consultazione.
La ovvia conclusione che se ne può trarre è che se si trova un cane al di fuori della sua zona di abitazione sarà estremamente difficile ritrovarne il proprietario a causa dei laboriosi passaggi di ricerca che si devono fare per risalire alla ditta produttrice e poi  alla Regione, alla Provincia e  al Comune (e qualche volta anche al veterinario)  ai quali è stato venduto il microchip (stesso problema, ovviamente, si presenta per chi perde il proprio cane).
Credo sia dovere di una associazione animalista informare i cittadini di quanto sta avvenendo e ringrazio per lo spazio che vorrete dare a questa nostra lettera.

San Piero a Sieve, 20 dicembre 2005

Segreteria Nazionale Movimento Ecologico Nazionale UNA uomo natura animali
Francarita Catelani 

 

 

Messaggio inviato dall'associazione UNA al dr. Enrico Loretti della ASL di Firenze  (novembre 05)

Gentile dott. Loretti, come anticipato durante il convegno di Firenze,
Le chiedo la cortesia di illuminarmi sui micro chips ISO, sulla reale possibilità di ritrovare anche in altri Paesi il nostro cane smarrito o rubato, sull'efficacia e prontezza di riscontro delle ditte produttrici di micro chips nell'aggiornare le anagrafi e nel comunicare i dati su richiesta (di tutti o solo di veterinari e Asl?).
Le sono molto grata per la disponibilità che mi ha dimostrato il giorno 5 c.m. e attendo con ansia Sue risposte.
Grazie e cordiali saluti
Francarita Catelani presidente dell'associazione di volontariato
 
UNA CREMONA onlus

 

RISPOSTA

Chiedo scusa se trovo solo adesso per risponderti. Allora, il sistema ISO è certamente la risposta più valida che al momento si possa ipotizzare per l'identificazione. Purtroppo, per lo meno per il nostro Paese, siamo in fase di avvio, e qualche problema c'è. Ti trasmetto quel poco che ho imparato, spero possa aiutarti:

1   poche ditte producono i chip, e sono identificabili tramite le prime tre cifre: 985 Merial,380 Bayer,982    Allflex, 968 e 977 AEG.

2   teoricamente le ditte hanno la tracciabilità fino al rivenditore al dettaglio: è quindi possibile, con la loro collaborazione (spontanea) avere indicazioni fino al luogo di vendita ed orientare le ricerche.

3   Alcuni grossisti ed alcune ditte hanno messo in comunione gli archivi, consultabili tramite il portale
www.animalidentificati.it o anagrafecanina.it

4   Ancora non è operativa una banca dati nazionale, quindi le ricerche vanno fatte regione x regione, sulle banche dati consultabili.

5   Le connessioni internazionali vanno cercate stato x stato o attraverso i portali citati.


Le comunicazioni dati dovrebbero seguire canali istituzionali, quindi se il vostro canile lavora x qualche amministrazione, dovreste avere una sorta di delega o validazione per richiedere l'accesso ai dati.
Spero di esservi stato utile, non vi scoraggiate, siamo in transizione.
 

 

Corrispondenza intercorsa tra la presidente dell'associazione UNA Cremona Onlus e il dott. Maurilio Giorgi della ASL di Cremona (novembre 2005)
 

Alla cortese attenzione del Dott. Maurilio Giorgi

Ci rivolgiamo nuovamente alla Sua cortesia per sapere se i numeri di micro chip dei cani italiani devono iniziare con il numero 380 (numero identificativo dell'Italia).
Questo ci è stato riferito da amici francesi che sono certi della notizia fornitaci, ma che non conosco in base a quale normativa ci si debba riferire.
Poichè siamo sicuri della Sua competenza e precisione La ringraziamo e restiamo in attesa di cortese risposta.
Francarita Catelani presidente dell'associazione di volontariato
UNA CREMONA onlus
 

RISPOSTA


Alla cortese attenzione  della Sig.ra Francarita  Catelani

Gentile Sig.ra

Quanto riferitoLe è corretto ma non, a quanto mi risulta, completo. Qui sotto troverà forse una spiegazione più esauriente. I microchips attualmente usati in Regione Lombardia, e quindi dall’ASL di Cremona, riportano come prime tre cifre il codice “968” e come può vedere è assegnato dall’ISO, norma alla quale far riferimento:

Il codice del microchip ISO

Le prime cifre del codice identificano o la ditta produttrice od il paese in cui il microchip viene impiantato; nel primo caso la ditta produttrice deve poi essere in grado di garantire la tracciabilità del microchip registrando i codici impiantati nei vari paesi; nel secondo caso, dopo il codice del paese deve essere riportato il codice della ditta produttrice. Per l’Italia il codice paese è 380; i codici fino ad ora assegnati dall’I.S.O., in collaborazione con l’International Committee on Animal Recording (ICAR), alle ditte produttrici di microchip ISO per animali sono: AEG (che fornisce "Trovan") 968, Allflex 982, AVID 977, Datamars (che fornisce "Animal Coder Bayer") 981, Destron (che fornisce "Indexel Merial") 985, Sokymat 975/967. Le altre cifre del codice sono in combinazione casuale e permettono 2 miliardi e 750 milioni di combinazioni; un numero tale da poter garantire con assoluta certezza che ciascun codice è unico per almeno 20 anni. Il codice, invece, dei vecchi microchip era alfanumerico e composto da 10 caratteri.

A disposizione per eventuali necessari chiarimenti, porgo distinti saluti
Dott. Maurilio Giorgi

RISPOSTA

Alla cortese attenzione del Dott. Maurilio Giorgi

Avevo letto l'intera documentazione relativa ai micro chips, ma credevo e speravo che l'Italia avrebbe usato il sistema più semplice per poter rintracciare la provenienza dell'animale eventualmente smarrito o rubato, ossia di iniziare con la sigla attribuita all'Italia "380".
Vorrei sapere come possa essere possibile l'identificazione di un animale targato "AEG 968" che si smarrisse in Olanda ad esempio, quale lettore sia in grado di leggere tale numero, come sia possibile risalire alla ditta produttrice del micro chip ed essere certi della tenuta corretta degli schedari e di una risposta immediata.
Mi sono pervenuti messaggi in diverse lingue che segnalavano la enorme difficoltà nell'accertamento sia della presenza del micro chip (che pare si sposti autonomamente dal luogo di inoculazione), che di rintracciare il Paese di provenienza.
Rimango in attesa di cortesi chiarimenti in merito e porgo distinti saluti
Francarita Catelani presidente dell'associazione di volontariato UNA CREMONA onlus
 

RISPOSTA

Premesso che non spetta a questo Ufficio operare un tipo di scelta od un altro nè risolvere i problemi tecnici, esistenti però in bassa percentuale, si porrebbe di più l'accento sulla mancanza di una anagrafe integrata quanto meno a livello nazionale.-
Per quanto riguarda i lettori, se a norma ISO, sono tutti in grado di leggere microchip ISO.-
Distinti saluti.-
Dr. Maurilio Giorgi
 

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E per trarre le somme concludiamo che a nostro parere ognuno usa il sistema che maggiormente gli aggrada e l'animale italiano smarrito o portato all'estero non verrà mai identificato.
 

 

Messaggi pervenuti in Mailing list di Bairo (ottobre 2005)

 

da Andrea da Bologna:

Ciao a tutti!!
Ho bisongo del Vs aiuto...
Stiamo facendo statistica dei microchip delle varie regioni e dell'estero.
Potete per favore inviare a Bairo i tre numeri iniziali dei microchip che vengono applicati nella vostra regione (o stato estero).
Grazie per la collaborazione.
Per i senza voce
Andrea
Bologna

RISPOSTE

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Circa 5 anni fa era 9851; attualmente 968.
Regione Campania, ASL CE1
Tutti i miei cani sono stati microchippati all'ASL.
Tieni però conto che i microchip possono essere applicati anche da veterinari non ASL comprandoli da un qualsiasi produttore. Sarà poi cura del veterinario inoltrare tutti i dati del proprietario e del cane all'ASL.
Isa, Caserta

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Da Reggio Calabria le tre cifre sono: 380.

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La mia cagnolina ha il n° 380098....   Siamo in Piemonte.
Valentina

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veneto , primo 385 ora 985 da un paio d'anni
fabiola

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La mia Trinity,microchippata a Novembre scorso in Piemonte, ha come primi numeri i seguenti: 982 seguito poi da 009.
Saluti :o)
Marzia da Novi Ligure

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Regione Lazio: 380.....
Saluti

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Mi piacerebbe essere d'aiuto, ed anch'io stavo cercando di fare questa statistica, ma purtroppo non esiste una cifra che identifica una Regione.
Di fatto c'è una marea di cani che pur avendo il chip non si riesce a risalire al proprietario e finiscono in canile, questa è la triste realtà.
In ogni caso buon lavoro
Wilma

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per la Svizzera esempio numero chip (del mio cane registrato in Svizzera) 756098100172185.
 

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Appello pervenuto in mailing list di Bairo (ottobre 2005)

ho avuto notizia da una veterinaria del canile che qualche tempo fa è stato trovato un cane tipo maremmano femmina bianco di circa 1 anno 1/2 con microchip 380098100454880 ,ora il cane si trova al canile di castel madama, ma il microchip non è registrato in anagrafe. non ho il numereo del canile ma se qualcuno l'avesse persa può rivolgersi alla asl RM G 0774/354150 questo è il numero di guidonia e chiedere a loro dov'è o il numero del canile di castel madama. grazie ambra
 

 

Messaggi pervenuti in Mailing list di Bairo (settembre 2005)

 

Presso la protezione animali di legnano (Mi) c'è un pastore tedesco maschio manto nero focato età circa 10 anni trovato a legnano (Mi) il 15 maggio 2004, tramite Asl non è riuscita attraverso il microcip a indentificarne la provenienza e dopo molti mesi di assidue ricerche non si è venuto a capo di nulla, se qualcuno ha la possbilità di aiutarci a risalire tramite questo microcip (che sembra non comparire e sembra avere un numero "strano") ci puo dare una mano. Il numero è: 977200004490528.

 

RISPOSTE

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Amici di Bairo, dopo questo ennesimo caso di "proprietario scomparso nel nulla"mi chiedo a cosa serva il microchip. Perchè spesso e volentieri risulta impossibile riuscire a rintracciare il proprietario di un cane con il microchip? Perchè le registrazioni, nonostante una normativa che, in apparenza, non fa una grinza, sono spesso irregolari? A gennaio scorso ho ritrovato nell'atrio del dipartimento di Archeologia di Lecce, dove studio e lavoro, un dobermann femmina col mantello marrone focato, di circa 2 anni, magra da far paura, con una zampa rotta, sotto la pioggia. L'ho portata dal veterinario che ha constatato denutrizione e disidratazione, nonchè una frattura alla zampa anteriore sx, che per fortuna si stava saldando correttamente in modo naturale. Il veterinario ha anche constatato la presenza del microchip. Mi ha dato il numero e ho subito iniziato le ricerche, denunciando il ritrovamento alla polizia municipale, alla ASL di Lecce, ecc. In 5 mesi Cleo, il nome con cui ho battezzato il dobermann, è guarita e si è ripresa alla grande, ma del suo padrone nessuna traccia. Ho interessato della questione numerose associazioni animaliste e programmi che trattano questioni del genere... gli unici che si sono interessati sono stati Fabio e Mingo di Striscia la Notizia. Hanno fatto un servizio su Cleo andato in onda lo scorso 7 maggio, in cui hanno intervistato anche un funzionario della ASL, che non ha fatto altro che confermare numerosi casi di irregolarità nella registrazione, nonchè la mancanza di un'anagrafe canina regionale. Capite?? Non esiste un'anagrafe canina... a che serve il microchip con tali presupposti? Di sicuro non tutela i nostri cani, sia nel caso di smarrimento, sia nel caso di abbandono... Possibile che la tecnologia debba servire solo per le cazz...te e non possa essere messa realmente al servizio di tutti i cittadini, a due e a quattro zampe???? Ora Cleo sta bene, purtroppo io non potevo tenerla con me, avendo una casa abbastanza piccola, abitata da 4 gatti e 4 umani. Nel periodo in cui l'ho curata era nella mia casa di studentessa a Lecce, in cui però le altre ragazze hanno sopportato mal volentieri la presenza di una nuova "compagna". Per fortuna ho trovato per Cleo una famiglia affidabile, che l'ha adottata con amore e che le permette di avere pappa, coccole, cure veterinarie e tanto spazio per correre e giocare. Mi danno periodicamente sue notizie e io stessa la vado a trovare e vedo con i miei occhi quanto sia stata fortunata a trovare una famiglia così... Ma Cleo è solo un caso fortunato, non è la norma. E di cani che finiscono nei canili, nonostante il microchip, ce ne sono tanti... troppi. A tutt'oggi, dopo 9 mesi, nessuno si è fatto sentire per reclamare Cleo. Cosa si può fare per porre rimedio a questo paradosso dei microchip, uno dei tanti, purtroppo della nostra complicata società? Amici di Bairo, facciamo qualcosa, qualsiasi cosa perchè casi come quello di Cleo o del pastore tedesco di Milano non accadano più...
Marina da Molfetta (BA)

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Questo è l'aiuto che tanto si dice possa esserci quando si microchippa un cane.....
E' sicuramente meglio un collarino che riporta i dati del proprietario del cane che un corpo estraneo iniettato nella carne dell'animale, che non serve proprio a un bel niente.
Enrica

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Farà parte di un gruppo di cani in partenza, con microchip di altri canali oscuri..
Andrea
Bologna

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Non è un numero strano. Microchip di qst tipo vengono utilizzati tutti i giorni, ad es., in emilia-romagna. Bisogna ora vedere se è stato inserito, dal Comune che l'ha in carico, nella banca dati. Se non è così potrebbe essre stato acquistato privatamente da un veterinario. Allora diventa tutto più complicato....
Vedo se posso fare qlcosa.

Gianni

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Per quanto ne so bisognerebbe contattare le ditte che commercializzano i microchip per sapere a chi è stata venduta quella partita di chip. Potrebbe essere anche un cane che viene dall'estero. Non so se la ricerca dei produttori e venditori è stata fatta. Se no, potrei informarmi presso i veterinari che conosco per avere informazioni più precise. Buona fortuna
Annamaria
 

 

LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO (CAPITANATA)
27/12/2005
 
ditelo alla Gazzetta Appello a delegato al benessere degli animali 
«Randagi, nessun intervento»
«Inutili telefonate a vigili urbani e Asl per cane abbandonato»
 
Cani randagi, a che serve il microchip se poi non si riesce a rintracciare il proprietario? A che serve chiamare i cosiddetti organi competenti se non interviene nessuno? Come possiamo collaborare con le istituzioni? E' questo il senso di una lettera firmata inviata al delegato comunale per il benessere degli animali, Angelo Castelluccio, al direttore del servizio veterinario della Asl Fg/3 e alla redazione della Gazzetta. «Tra le 14.30 e le 16 del 14 dicembre - si legge nella lettera - ho fatto una serie di telefonate alla polizia municipale, dove ne erano già arrivate altre, al servizio Veterinario della Asl e al 113 per segnalare la presenza di un cane di razza, un dogue de Bordeaux, perso o abbandonato. Abbiamo provveduto, io e altre persone del quartiere, al cibo e all'acqua per il cane che digiunava da parecchi giorni, in attesa che si potesse accertare se fosse microchippato per risalire al proprietario. Se poi non fosse microcippato, ci dicevamo nell'attesa, la sua eventuale permanenza nel canile sarebbe breve, perché un cane giovane e di razza troverebbe una collocazione... Già, se solo qualcuno fosse venuto a verificare. Ma non si è visto nessuno e rifare la serie di telefonate è servito solo a sapere che tutti i soggetti che avrebbero dovuto intervenire erano irreperibili. Rifocillato, il cane ha ripreso il suo vagabondare». Di qui, l'appello a Castelluccio: «In cosa consiste la collaborazione? Forse nel dotarsi del lettore per microchip in modo di provvedere da soli? O nel trasformare le proprie abitazioni in tante succursali del canile? Il mio timore è che la collaborazione richiesta consista, come esplicitamente suggerito in altre situazioni da uno dei soggetti inutilmente contattati quel giorno, nel far finta di non vedere per non creare problemi a chi è preposta ad intervenire».

 

 

VET.JOURNAL

Un lettore di microchip universale

Gli USA fanno i conti con il problema della lettura dei microchip prodotti con standard diversi

Uno scanner globale in grado di leggere tutte le versioni di microchip esistenti. Lo chiede una coalizione di associazioni veterinarie e per la tutela animale americane.
Dopo la recente soppressione, lo scorso aprile, di un Pitbull americano smarrito il cui microchip non è stato identificato dallo scanner disponibile, gli USA affrontano il problema dell'incompatibilità tecnologica.
Si chiede alle aziende di superare le loro differenze per creare un lettore che possa identificare in qualunque caso e ovunque un animale perso e munito di microchip.
La maggior parte dei 2 milioni di pet americani identificabili elettronicamente possiede microchip di due tipi diversi ma che emettono entrambi una frequenza di 125 kHz. Ma esistono anche microchip con caratteristiche diverse e che emettono frequenze diverse, non leggibili da uno scanner incompatibile.
In Europa occidentale, Canada e Australia, i microchip impiantati in cani e gatti operano a 134,2 kHz, standard previsto dalla International Standards Organization (ISO). In questi paesi sono disponibili anche lettori "globali" che possono leggere anche altri tipi di microchip. Tuttavia, dal 1998 non è più ammessa dall’I.S.O. la distribuzione da parte della ditte produttrici di microchip non conformi allo standard ISO.
Molte associazioni americane, tra cui l'AVMA e l'AAHA, sostengono l'adozione dello standard ISO anche in America. Ma un lettore globale sarebbe la soluzione forse più sostenibile.
Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
Fonte :
AVMA News
 
Ultima modifica: 27-10-2004

 

Siti cui collegarsi per tentare di risalire al proprietario attraverso il numero di microchip

 

in allestimento.