LIBERO
3 GIUGNO 2010

VIVISEZIONE AL NIGUARDA, ANIMALISTI IN RIVOLTA
SUL SOCIAL NETWORK PETIZIONE PER EVITARE LE OPERAZIONI DI LABARSOCPIA SUGLI ANIMALI VIVI
 

 

L'ospedale Niguarda di Milano, in collaborazione con l'Aims Academy, ha iniziato ieri una conferenza internazionale in cui si parlerà di chirurgia laparoscopica avanzata. Ma non è una semplice conferenza. Già perché nella brochure dell’evento è stato specificato che gli interventi dimostrativi saranno realizzzati dal vivo con sessioni pratiche sugli animali vivi.
Si è così scatenata così una lotta contro il tempo per fermare questa mattanza. Protagonista ancora una volta il social network Facebook. In una nota diffusa tra gli utenti si legge che tutti sono invitati a inviare una mail (e viene indicato il testo da copiare), con cui si chiede la sospensione immediata degli esperimenti sugli animali. La mail è indirizzata ad AIMS Academy, alla Direzione Sanitaria Ospedale Niguarda, all'Assessore alla Sanità Regione Lombardia e infine al Presidente alla Sanità.Questo viene fatto sulla base di tre motivazioni importanti: il primo è che il decreto legislativo 116/1992 prevede un'autorizzazione specifica e recita "In deroga all'art. 3, comma 1, il Ministro della sanità autorizza gli esperimenti a semplice scopo didattico soltanto in caso di inderogabile necessità e non sia possibile ricorrere ad altri sistemi dimostrativi" e tale "inderogabile necessità" non esiste, in quanto esistono metodi alternativi senza uso di animali.  In secondo luogo già la Regione Toscana e il Piemonte hanno dichiarato che corsi di quel genere non si possono tenere all’interno della regione e infine viene sottolineato come sia “vergognoso che anche le poche regole che normano la sperimentazione animale vengano disattese in modo così grossolano”.
In molti hanno già risposto all’appello ma c’è ancora molto da lavorare per salvaguardare gli amici a quattro zampe.

 


LEGGO
3 GIUGNO 2010
 
Inorridisco nel vedere che dei ricercatori non danno prova di umanità verso esseri viventi
 
«Inorridisco nel vedere che dei ricercatori non danno prova di umanità verso esseri viventi, sensibili al dolore. L’Italia, mio Paese del cuore, non sia complice di questo crudele test animale». Sono le parole dell’ex attrice francese Brigitte Bardot, fervente animalista, che ieri si è scagliata contro la Conferenza internazionale di chirurgia laparoscopica che si terrà oggi e domani all’Aims Accademy (Accademia internazionale della chirurgia mininvasiva) al Niguarda. L’attrice sostiene che si terranno «esperimenti su animali». «Il seminario di Milano è il simbolo di una ricerca arcaica. Per me questi individui sono apprendisti stregoni che meritano disprezzo». «Brigitte Bardot? Non sa quello che dice», risponde il professor Raffaele Pugliese. «Si tratta di corsi di formazione, in atto da tempo, in cui sono illustrati prima interventi su umani, poi su modellini (organi recuperati in macelleria), infine su maialini, nel rispetto scrupoloso della legge». Gli animali «sono solo usati per uno scopo più alto rispetto a quello di altri animali che, invece, finiscono i macelleria», ha concluso. «E sono seguiti da un anestesista e un veterinario, nel rispetto più rigoroso della legislazione». Il simposio aveva già scatenato le ire degli antivivisezionisti della Leal, che aveva fatto già partire una petizione.
 

IL GIORNALE
7 GIUGNO 2010
 
L’ombra della vivisezione sull’ospedale Niguarda
 
OSCAR GRAZIOLI
 
Ma che succede dentro le sale operatorie sperimentali superprotette dell'ospedale Niguarda? È vero quello che ha elettrizzato, da qualche giorno, gli animalisti del Net, gli adepti di Facebook, gli argonauti del Web, tutti affannati a inviare mail urgentissime a Formigoni, alle autorità sanitarie e politiche della regione Lombardia, allo stesso ministero della Salute, per fermare la mattanza? Quale mattanza? Nessuna, per la segreteria dell'Aims (Academy - Advanced International Mini-invasive Surgery) associazione del professor Pugliese, che si occupa di formazione in chirurgia forte del suo «wet lab» una sala operatoria sperimentale (come si legge sul sito) in cui ci si può esercitare utilizzando le stesse tecnologie disponibili nelle più moderne sale operatorie) e del pluriaccessoriato «dry lab» (una sala operatoria sperimentale attrezzata con modelli virtuali ricreati ad hoc). Impianti virtuali, computerizzati, addirittura mani robotizzate, insomma l'avanguardia nello studio della chirurgia. Giovedì scorso però, pare che il laboratorio virtuale sia stato sostituito, durante un corso di chirurgia gastroenterica mini invasiva, da una più tradizionale sala operatoria dove le mani di docenti e studenti si infilavano in carni di animali vivi e sanguinanti. Era specificato anche nella brochure del corso («live animals»). Alla mia richiesta di informazioni presso la segreteria dell'Aims ha risposto una gentile voce femminile con un delicato accento straniero. «Il professor Pugliese mi obbliga a non lasciare alcuna dichiarazione in merito. Occorre rivolgersi all'ufficio stampa del Niguarda. Grazie e arrivederci». Strano. Bastava dire: «No, guardate, è una bufala animalista. Qui siamo nel terzo millennio e non usiamo più animali a scopo didattico, anche perché è vietato dalla legge. Possediamo una tecnologia molto più moderna rispetto all'epoca di Cartesio».Eppure il dubbio si alimenta. Addirittura, l'ufficio stampa del Niguarda non rilascia dichiarazioni (sì, proprio l'ufficio stampa!) e mi vuole mettere in contatto con la segreteria di Pugliese. «Grazie, signorina, ho già dato». E allora, il dubbio diventa certezza. Quando ti risponde il muro di gomma, dietro si cela qualcosa o di illegale o di non proprio corretto. A questo punto sarà bene che segreterie e uffici stampa facciano il loro dovere, informando i giornalisti, e quindi il pubblico, di quanto è avvenuto ieri dentro quelle sale operatorie all'avanguardia. Senza se, senza ma e senza no comment. Grazie, a nome dei lettori.

 

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Grazia - Voghera (PV)

 

associazioni animaliste unitevi contattevi bloccate questo orrore vi prego
 
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Manuel - Trento

Per fare tutto questo è chiaro che esiste un accordo con il Ministero della Salute e la Regione Lombardia. Non credo che la Martini interferisca su questo accordo essendo lei sottosegretario al Ministero della Salute, ma come si progida nel diffondere le sue "lodevoli" iniziative intervenendo su canili definiti lager, spostando così cani da una parte all'altra, invitiamola anche dimostrare il rovescio della medaglia ed informarci su questo accordo.
Manuel  Trento
 
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Gianni - Forlì

 

Visto che il Ministro Michela Vittoria Brambilla (che addirittura ha creato il sito http://www.lacoscienzadeglianimali.it) sbandiera tanto lo stendardo animalista ed antispecista (ed è una convinta sostenitrice dell'abolizione di ogni forma di sperimentazione con modelli animali) potrebbe far sentire la sua voce al collega Ministro della Salute e al Comitato di Bioetica dell'Ospedale Niguarda. E visto che il Prof. Umberto Veronesi, fondatore e presidente del IEO (Istituto Europeo di Oncologia) difende a spada tratta l'On. Brambilla e dichiara che al suo Istituto non si fanno esperimenti su animali, anche lui potrebbe darsi da fare. Nota personale (di uno che purtroppo è del mestiere): il Prof. Veronesi, comunque, non è del tutto onesto quando fa certe dichiarazioni, come quella pubblica del 13 maggio a Milano. Solo a titolo di esempio basti ricordare che l'identificazione del "gene p66shc" - il cosiddetto "gene della longevità" - fu ottenuta da un gruppo di ricerca del IEO utilizzando un modello che prevedeva il ratto come soggetto sperimentale.  Lo stesso dicasi per la sperimentazione dei farmaci "inibitori delle deacetilasi" il cui protocollo sperimentale fu pubblicato nel 2005 sulla rivista Nature Immunology e che tanta speranza sembrano aver dato nel trattamento di diverse forme di leucemia.  Il Prof. Veronesi ben sa che, senza il contributo dell'animale, nessuno dei preparati antiblastici che lui quotidianamente utilizza potrebbe essere oggi a servizio dell'uomo e a volte dell'animale stesso. Allora: se noi ricercatori (almeno alcuni) abbiamo accettato di andare in crisi e certe volte di vomitare, piangere o non dormirci la notte, alche il Professore potrebbe essere più sincero (e più umile) e meno sorridente - Lo stesso dicasi per la Signora Levi Montalcini che, anche se fa l'animalista, ha utilizzato decine e decine di ratti (in vivo, non in vitro) per i suoi studi sul cervello al EBRI. Ah, quante potrei raccontarvene ... 
Gianni da Forlì  
 
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Giorgia - Civitanova M. (MC)

 

E le staffette sanno cosa è il Niguarda? Riescono a chiedersi che gran parte degli animali che dal Sud fanno piacevolmente approdare nella Lombardia potrebbero entrare a far parte di "quegli interventi dimostrativi dal vivo?"
Bene i dinieghi e le sottoscrizioni per contrastare quest'ultima decisione a danno degli animali ma soprattutto l'invito a porre fine a spostamenti di quattrozampe se non più che garantiti, a salvaguardare i propri animali non laciandoli incustoditi e soprattutto di controllare rigorosamente le uscite e le pseudo morti nei rifugi.
giorgia, Civitanova M.
 
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Enrica - Cremona

Ciao Gianni
Sappiamo benissimo che la Montalcini pur passando per una vivisettrice pentita in realtà continua a far aprire cervelli di cavie. Così come conosciamo bene il pensiero di Veronesi riguardo alla cucina vegetariana: niente carne perchè provoca tumori, ma per quanto riguarda il pesce...via libera nei piatti.... Inoltre anche lui non disdegna la sperimentazione animale, perchè la trova assolutamente indispensabile.
Ho comunque letto con attenzione il tuo messaggio e le parole che hai scritto mi hanno molto incuriosito. Probabilmente conosci cose che noi non sappiamo e sarebbe davvero interessante poter approfondire l'argomento. Hai parlato di ricercatori aggiungendo il "noi". Vuol dire che anche tu ne hai fatto parte e che ora hai compreso l'inutilità di questo tipo di ricerca?
Ascolto sempre volentieri chi può aprire uno spiraglio in questa sfera sempre troppo nascosta.
Enrica
 
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Gianni - Forlì

 

Cara Enrica da Cremona,
sì, è come tu pensi. Ho 60 anni e per buona parte della mia vita mi sono occupato delle fasi pre-cliniche nella ricerca sui farmaci. Ho insegnato "psicofarmacologia e metodi di ricerca" in Svizzera: sono un cosiddetto esperto di "modelli animali sperimentali". Da qualche anno ho iniziato una riflessione personale che mi ha portato ad accostarmi alla tematica dei diritti dell'animale ed alla filosofia di Peter Singer dalla quale sono rimasto colpito ed affascinato. Rispetto a molti di voi, credo di essere tuttavia su posizioni più moderate ed interlocutorie, soprattutto perchè non mi sento di condannare tanti colleghi ricercatori, bravi ed onesti. Alcuni hanno dedicato molte energie a sviluppare tecniche di anestesia ed analgesia per gli animali da laboratorio e li ho visti lavorare con una tale delicatezza che neppure la si trova negli ospedali per essere umani, quando medicano le persone. Così pure mi è capitato di vedere - qua e là nei laboratori - animali trattati male, ma anche trattati bene. Quanto a me, sto elaborando i miei sensi di colpa e non so ancora dove andrò a finire, dato che non ho le idee chiare. Sono ideologicamente anti-specista, ma credo che la pratica concreta dell'anti-specismo sia molto, molto difficile: una ricerca farmacologica senza animali è purtroppo ancora impossibile, soprattutto per quando riguarda farmaci di alta necessità. Persino Peter Singer se ne è reso conto e non difende più l'eliminazione della sperimentazione animale, ma una severa regolamentazione, alla luce di nuovi criteri morali. Ci vorranno ancora 50 anni per sviluppare programmi di simulazione informatica che ci consentano di sostituire gli animali. La mia età ormai mi consente di non occuparmi più attivamente di sperimentazione, ma mantengo contatto con numerosi colleghi che cerco di "convertire" ad una nuova visione delle cose: devo dire che ho qualche successo. Un mio "programma", se così si può dire, è: 1 - drastica riduzione degli esperimenti (molti sono inutitili), 2 - attenti controlli per l'applicazione della Legge 116 e suo perfezionamento, 3 - elaborazione di una sorta di "Teologia dell'Animalità", dato che la Chiesa Cattolica, che ha molto potere e molto potrebbe fare, di fatto è stata miope e poco sensibile. Se mi mandi la tua e-mail privata ci teniamo in contatto e ti invito alle mie iniziative.
Gianni da Forlì  
 
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Enrica - Cremona

 

Grazie Gianni per la tua risposta. E' evidente che i punti di vista sulla sperimentazione animale siano molto diversi fra noi e certe tue parole non trovano la mia approvazione. Per me una cavia da laboratorio è destinata a dolori inutili e, anche se trattata con tutte le attenzioni, rimane pur sempre un essere destinato a soffrire. Sono d'accordo sul fatto che la Chiesa non ha mai fatto nulla nei confronti degli animali, riducendoli a semplici oggetti al servizio dell'umanità.
Comunque la mailing list è un buon mezzo di conoscenza e di confronto che aiuta a spiegare al meglio i vari atteggiamenti su un argomento specifico: in questo caso la sperimentazione animale.
Invio il mio indirizzo email per uno scambio di idee e per capire meglio il tuo programma.
Enrica
 
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Sabrina - Giubiasco (Svizzera)

 

Caro Gianni "grazie" per la tua testimonianza, che appunto da abolizionista non riesco a farmi piacere per intero....volevo chiederti cosa ne pensi delle famigerate commissioni etiche sulla sperimentazione animali... dici di aver lavorato in Svizzera, ebbene qui, alle mie latitudini, ma anche nel resto della nazione stiamo veramente all'omertà totale, ma peggio ancora sembra una casta d'intoccabili che agisce in tutta libertà forte del fatto che nessuno (nessuno!!) potrà mai mettere becco o in discussione quanto avviene... commissioni inesistenti e in cui è impossibile entrare .. persone che non c'entrano nulla con la ricerca o con gli animali (ma nulla nulla!! nomi di comodo!) che ne fanno parte ma non partecipano e sono impossibili da far andare via... i controllati e i controllori sono le stesse persone... che spesso sono gli stessi finanziatori delle ricerche...
ricercatori onesti? ma dici davvero?
bah!
 
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Gianni - Forlì

 

Cara Sabrina da Giubiasco (Grazioso paese del Canton Ticino), cari amici,
a mio avviso la situazione attuale circa il controllo sulla sperimentazione animale è forse peggiore in Svizzera che in Italia o in altri paesi d'Europa. Ma in Svizzera è piuttosto ambigua anche la situazione della sperimentazione sull'uomo. Circa la sperimentazione animale in Italia abbiamo un Decreto Legislativo del 1992 (il famoso n. 116) che è diretta conseguenza della Direttiva CEE 609, del marzo 1986: sono leggi, a mio avviso, abbastanza ben fatte (almeno introducono l'obbligo dell'analgesia e dell'anestesia, delle buone condizioni di stabulazione, dell'effettiva necessità sperimentale, del potenziamento delle tecniche in vitro ed in silico ecc. ecc.). La loro importanza consiste nel fatto che finalmente considerano l'animale "soggetto di diritto". La Svizzera, non aderendo alla CEE, fa quello che le pare, anche se firmò la "convenzione europea per la protezione degli animali vertebrati utilizzati a fini sperimentali" nel 1985, dalla quale le leggi suddette derivano. Problema è che le leggi, anche in Italia, sono rispettate con molta fiacca ed i controlli sono pochi. Conosco bene, personalmente, la presidente del Comitato di Bioetica dell'ENEA per la sperimentazione animale: non è un'animalista, ma è una persona seria, volenterosa, che stimo, anche quando fossimo su posizioni diverse. Ma molti Comitati Etici funzionano male. La materia è complessa e vasta e non posso dilungarmi oltre in questa sede. Col mio gruppo siamo favorevoli ad una revisione in senso restrittivo della Legge 116 e ad una drastica riduzione degli esperimenti, di cui la metà sono assolutamente inutili. Sto elaborando un "documento-riflessione" che potrò farvi avere. Rispondo anche ad Enrica da Cremona dicendole che la Stefania Menicali non è un'animalista, ma una giurista molto preparata, che almeno ha posto approfonditamente la questione di come far sì che l'animale sia totalmente "soggetto di diritto" la cui "minor sofferenza possibile" va tutelata. Dal tempo in cui ero giovane io, devo dire, abbiamo fatto passi da gigante (forse voi neppure vi immaginate come eravamo messi), sicuramente più in Europa che negli Stati Uniti. Cerchiamo di continuare su questa linea. Putroppo, a mio avviso, il movimento animalista in genere non è ben praparato a livello scientifico e si lascia mettere in buca, spesso, nelle occasioni "che contano". Io stesso ho "aperto gli occhi" non tanto grazie agli animalisti, ma grazie a persone del mestiere che mi facevano vedere l'altra faccia della medaglia. Scusate se ho scritto troppo.
Gianni da Forlì    
 

 

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