Dalla Mailing list di Bairo - febbraio 2003


Quel che resta di una vita
 

Chissà quale è stato il loro inizio. Sono stati cuccioli, questo è certo. Teneri piccoli esseri che si riscaldavano fra le zampe sicure della loro madre. Avranno sicuramente giocato con i fratelli, azzuffandosi buffamente e gonfiando il pelo, come si addice a tutti i piccoli felini che stanno imparando l’arte dell’esistenza. Poi un giorno, un brutto giorno, mani impietose li hanno raccolti e messi in gabbie, perché diventati grandicelli, inutili o semplicemente noiosi . Da quel momento la loro vita è stata solo sofferenza, dolore atroce e paura…..tanta paura. Un bisturi che taglia il corpo morbido, un ago che penetra nel cervello, una piaga infetta che non guarisce, mutilazioni, fratture, torture indescrivibili. Il terrore: macabro compagno di questo orrendo mondo. Il terrore e la disperazione. Ecco cosa resta ora di quelle vite. Un mucchio di pelo intriso di sangue raggrumato, con il gelido soffio della paura nelle piccole bocche spalancate che ancora urlano – Pietà….abbiate pietà di noi….- . Ma nessuno ascolterà quel grido e tutto verrà rinchiuso in sacchetti e gettato nell’inceneritore, come rifiuti da cancellare per sempre.

 

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