Il veterinario risponde
a cura della d.ssa Nicoletta Bevere

prima pagina

Gentile dottoressa, sono molto preoccupata per il mio Toi, uno yorkshire di 4 anni, l'ultimo della cucciolata preso a 3 mesi e mezzo. Non lo voleva nessuno e mi sembrava piuttosto triste tanto è vero che appena lo sollevai in braccio non diede nessun segno di vitalità tipico dei cuccioli. La proprietaria dell'allevamento lo tenne ancora per 15 giorni al fine di curargli una congiuntivite. Poi spaventatissimo ha cominciato la sua vita con me. L'ho dovuto tenere legato e appoggiato sul mio cuore per placarlo e vicino a me per calmarlo. Ha imparato ad essere un cucciolo normale tranne che per l'abitudine di fare pipì sulla ciotola ma ho capito che era questione di abitudine di cucciolo.
Toi è stato spessissimo con me e poco da solo in casa, mi seguiva anche in ufficio e quando ho smesso di lavorare e mi sono ritirata sono caduta in depressione, occuparmi di Toi mi ha molto aiutata.
Sono passati due anni e sono guarita. Presto tornerò a lavorare ma questa volta Toi dovrà rimanere a casa ad aspettarmi. Ecco la questione. Da un mese esco qualche minuto in più al giorno per abituarlo a stare da solo. Ulula e quando metto piede in casa, pur seguendo i consigli, poche smancerie, non me lo tolgo di dosso. Prima sonnecchiava da solo nella cuccia, sul letto,sul divano sempre non perdendomi di vista, ma adesso è un tormento per lui e per me. Devo tenerlo stretto sul cuore come la prima volta, trema, suda, pretende di starmi incollata , è il termine giusto, addosso di notte e di giorno. Non so cosa fare, ho provato a chiudere la porta del bagno, mi aspetta ansioso fuori, se mi sdraio sul letto si accoccola vicino e durante la giornata non chiude occhio, solo la notte quando spengo la luce appiccicato a me finalmente si addormenta . La prima fase è stata meno traumatica ovvero, fino ad un mese fa si accoccolava sulla sedia ed io lavoravo al computer, poi ha cominciato a controllarmi: se mi sedevo davanti al pc mi guardava storto e se ne andava a rincantucciarsi in un angolino in cucina portandosi il suo peluche. Ho provato delicatamente a farlo stare nella cuccia vicino a me, niente: trema, gli cadono gocce dalla lingua, ansima, il battito del cuore è accelerato. Beve moltissimo e gli piace adesso, bere dal rubinetto. Puzza molto nonostante la toeletta. Si abbandona su di me e mi rende isterica oltre che preoccupatissima. Mi segue dovunque e smette di mangiare se mi allontano. Possibile che Toi mi preferisca "malata" piuttosto che "sana"? 
Naturalmente l'ho portato dal veterinario: tutto ok. il vet mi ha suggerito di somministrare a Toi 1compressa al giorno per un mese di clomicalm ( mezza e mezza mattina e sera), Dopo tre giorni ho smesso, sembrava catatonico.
Ho traslocato e per un pò tutto ok. Abbaia se sente rumori o il suono del campanello ed è normale, credo e aggredisce i cani di stazza molto grossa e più di una volta mi ha fatto spaventare. L'ho salvato al volo dalla sua incoscienza. Esco con lui quattro volte al giorno e sempre al guinzaglio. Gioco con lui, palla e corse. Mangia con appetito, è regolarmente vaccinato e porta il collare scalibor dalla fine di maggio. Sono stata qualche giorno in vacanza con lui e in un diverso ambiente è stato il solito Toi. E anche in vacanza sono uscita lasciandolo da solo. Ha ululato tre minuti e mi ha aspettato senza mostrare al mio rientro patologie parossistiche come ora. Appena rientrati nella nuova casa, ecco di nuovo la sudorazione, il tremito e l'angoscia. Si rintana in un angolo e appena esco dallo studio mi viene incontro con la testa china.
E' un cane affettuosissimo, eccede nel suo desiderio di prevaricazione su di me, cerca quasi ogni sera di montare la mia gamba, ma distraendolo si dimentica di affermare la sua supremazia (così interpreto la sua pulsione). Ha avuto una fidanzata che non è rimasta incinta. Non è sterilizzato.
Credo di averle detto tutto. Anzi no, vuole salire sulla mia spalla, quando sono al computer, il più in alto possibile ma non posso accontentarlo considerato che è un cane e non un pappagallo.
Aspetto un suo gentile suggerimento per far ritornare alla normalità questa situazione che mi angoscia.
Grazie per l'attenzione
Rosanna Marani

26/08/2005
 

Gentile Signora Rosanna, devo premettere che il problema di Toy è piuttosto complesso e non è possibile sulla base di una comunicazione scritta formulare una diagnosi precisa. Tuttavia il racconto del primo periodo trascorso a tranquillizzare Toy dalle sue paure e il rapporto di forte attaccamento che ne è derivato tendono a suggerire una dinamica specifica. In particolare è possibile che Toy, essendo rimasto in allevamento fino alla quindicesima settimana, non abbia effettuato le esperienze necessarie al suo corretto sviluppo. Infatti nei cuccioli che tra la terza e la quattordicesima settimana di età sono stati allevati in ambienti molto tranquilli, successivamente, gli eventi sconosciuti scatenano reazioni di grande paura. Inizialmente la fobia può essere rivolta ad un fenomeno specifico, come un rumore improvviso, ma successivamente tale sensazione può generalizzare ad eventi simili o semplicemente concomitanti. A causa di questo processo, quando il cane è ormai adulto, può risultare estremamente difficile capire cosa lo impaurisca, dato che in realtà egli appare spaventato da tutto. In questi animali, che fin dal primo giorno di adozione appaiono terrorizzati da ogni cosa, la costituzione di un legame di attaccamento verso una o più persone permette di abbassare il livello di tensione emotiva e produrre una sensazione di appagamento. Questo meccanismo adattativo di iperattaccamento viene inavvertitamente rinforzato dalle coccole del proprietario che, senza averne intenzione, gratifica e premia il comportamento ansioso. Inoltre spesso, nel tentativo di essere protettivo e amorevole, il proprietario favorisce una certa ambiguità nei segnali riguardanti la gerarchia sociale, per cui il cane crescendo può iniziare a montare la gamba del proprietario e pretendere di essere lui a gestire i contatti fisici. In tal caso lo stato ansioso si aggrava sia per l’instabilità gerarchica (quale è il mio posto?), sia per la posizione socialmente dominante rivestita (non solo devo difendere me stesso, ma devo anche difendere te!).
Per quanto riguarda Toy le manifestazioni dello stato di paura sono l’accelerazione del battito cardiaco, della respirazione, la sudorazione dai polpastrelli, i tremori. La perdita di saliva è espressione dell’anticipazione emozionale e della generalizzazione degli stimoli che caratterizzano l’evoluzione della fobia da semplice in complessa. L’aumentata assunzione di acqua può costituire un’attività di sostituzione a volte presente nelle forme di ansia permanente, non avendo rilevato il veterinario curante alcuna disfunzione organica. (Le attività di sostituzione sono comportamenti volontari messi in atto per abbassare la tensione emotiva, senza in realtà costituire una risposta adattativa all’ambiente, come per le persone mordicchiarsi le unghie o grattarsi il mento.)
In questa prospettiva è chiaro che Toy non vuole che la sua proprietaria sia malata! Se in seguito ad una visita condotta da un comportamentalista venisse confermata la diagnosi di ansia da privazione, vorrebbe dire che Toy adesso utilizza il meccanismo dell’iperattaccamento perché è l’unico sistema di cui dispone al fine di diminuire la sgradevole sensazione dell’ansia. Nei casi di iperattaccamento secondario quindi non si dovrebbe procedere ad effettuare il distacco prima di aver ristabilito l’equilibrio emozionale sia con farmaci e feromoni, sia con una terapia comportamentale, che nel caso specifico non dovrebbe prescindere da una ricollocazione gerarchica di Toy (lo status di cane sottomesso comporterà una riduzione dell’ansia). Infine per quanto riguarda i dubbi sollevati sulla terapia farmacologica, è necessario sapere che la sedazione dovuta al Clomicalm è un effetto transitorio e previsto per i primi 5-7 giorni, imputabile al fatto che la biochimica del cervello viene in parte alterata dal continuo stato ansioso e sono necessari alcuni giorni di terapia perché essa torni alla norma.

Cordiali saluti,

Dr.ssa Nicoletta Bevere.

 

Vorrei gentilmente chiederle un parere circa il comportamento anomalo che ha la mia cagnetta  o forse solo il cane di mia figlia. Ho questa cagnetta di quasi un anno  ed e' stata sterilizzata da 5 mesi circa ma  purtroppo, a mia insaputa, non le  hanno tolto anche l'utero, il che mi fa temere una possibile futura metrite. Ora e' da circa una settimana che il cane di mia figlia ogni volta che viene a casa mia impazzisce letteralmente e vuole "montarla". Lei logicamente non glielo permette ma accetta le sue effusioni  quasi lusingata, se cosi' si puo' dire di un  cane. Prima quando veniva non la considerava molto  ma ora e' letteralmente impazzito. Vorrei chiederle da cosa potrebbe dipendere e cosa posso fare per ovviare a questo inconveniente che in ogni caso crea  problemi anche alla mia Swami. Grazie

Claudia Spagnuolo Roma

27/08/2005

Gentile Signora Claudia, prima di tutto è necessario capire se il cane di sua figlia effettua un vero e proprio tentativo di accoppiamento (monta sessuale, preceduta da una fase di corteggiamento in cui il maschio annusa e lambisce la regione genitale della femmina), oppure se compie un cavalcamento che ha il solo scopo di ribadire la sua supremazia sociale (monta gerarchica).
Nel primo caso bisognerebbe inoltre verificare se Swami esercita una simile attrazione anche nei confronti di altri cani di sesso maschile. Se infatti la situazione fosse questa, vorrebbe dire che il cane di sua figlia ha un comportamento del tutto normale, mentre Swami dovrebbe essere visitata dal suo veterinario al fine di escludere ad esempio la sindrome da residuo ovarico (ossia la cagnolina è ancora in grado di andare in calore) oppure la presenza di una patologia infiammatoria delle vie genitali. Naturalmente sarà il suo veterinario a stabilire la causa del problema.
Nel secondo caso, ossia quello di un cavalcamento gerarchico, questo comportamento andrebbe da parte vostra scoraggiato o ignorato completamente. Inoltre il suo veterinario dovrebbe aiutarla a verificare il corretto collocamento gerarchico del cane di sua figlia all’interno del gruppo familiare.
Infine, per quanto riguarda l’eventualità che Swami, essendo stata sottoposta ad ovariectomia all’età di circa 6 mesi, vada incontro in futuro a patologie uterine, la probabilità che questo avvenga è trascurabile, a meno che il veterinario non riscontri i segni della presenza di un residuo ovarico.

 

Gentile D.ssa Bevere

Scrivo dalla provincia di Forlì la mia schnauzerina di 3 anni da marzo ha iniziato a manifestare un forte prurito grattandosi spesso nella zona dei fianchi.
Osservando le sue reazioni abbiamo notato che le crisi maggiori avvenivano dopo le passeggiate all'aperto specie fra l'erba alta.
Abbiamo iniziato la cura con un prodotto antinfiammatorio omeopatico ma dopo un primo miglioramento il problema è venuto fuori con maggiore violenza sfociando in una leggera forma di piodermite.
ora abbiamo optato per una cura + forte , una combinazione di antibiotico + ansiolitico + integratore per la cute e sembra giovare.
Dato che essendo collegato alle graminacee potrebbe ripresentarsi all'arrivo della prossima primavera vorrei chiederle quali misure preventive posso adottare per non farle trascorrere un'altra estate come questa.

Grazie per la cortesia

Catia

28/08/2005
 

Gentile Catia, il prurito nel cane può essere scatenato da molte cause, che vanno escluse una per una, secondo una gerarchia piuttosto costante che generalmente parte dalla dermatite allergica al morso di pulce, e dalle dermatiti parassitarie, per finire con le allergie agli aeroallergeni (pollini, acari, ecc.) o altri disturbi più rari. Durante l’iter diagnostico, che a giudizio del dermatologo può prevedere differenti test, normalmente la somministrazione di farmaci che controllano direttamente il prurito viene evitata, al fine di non influenzare i risultati delle indagini. Per questo motivo le consiglio di affrontare nuovamente il problema con il suo veterinario nei prossimi mesi, quando il cane starà bene, allo scopo di attenere una diagnosi definitiva basata su prove oggettive, permettendo di pianificare con calma la terapia più adatta.

 

Gent.ma D.ssa,
Ho una curiosità da chiederle... Come mai il mio cagnolino quando dorme, a volte, ha la lingua di fuori? Io l'associo al suo stato di tranquillità e benessere ma é veramente così?
GRAZIE
Valeria da Torino

28/08/2005
 

Cara Valeria, no probabilmente non è così! Di solito dipende dalla conformazione dei denti incisivi e canini, che consentono alla lingua di scivolare fuori, quando la muscolatura è rilassata. Comunque sono certa che il tuo cane sia molto felice di avere un’amica così attenta!

 

Gent.ma Dottoressa Bevere,

alla mia gatta di circa un anno (una trovatella, con noi da dicembre 2004, sterilizzata a fine gennaio 2005) è stata diagnosticata una stomatite plasmacellulare, curata con antibiotici e cortisonici.

Ora la situazione si sta aggravando, la micina si avvicina alla ciotola affamata e poi scappa dolorante appena tenta di cibarsi (ho provato sia a triturare i croccantini, sia con le pappe morbide) e i benefici della terapia non durano più di 20 giorni.

Si prospetta quindi l'intervento di estrazione dei denti molari e premolari, superiori e inferiori, anche perchè continuando col cortisone potrebbero subentrare danni ai reni, mi dicono.

Sono decisamente preoccupata perchè è così piccola!Secondo Lei non esistono terapie alternative? Con l'intervento il problema si risolverebbe completamente? e riuscirebbe ad avere una vita normale, alimentandosi correttamente?

La ringrazio infinitamente per l'attenzione che vorrà dedicarmi.

A presto, Ilaria.

30/08/2005
 

Gentile Ilaria, la terapia più adatta a trattare la malattia della sua gatta è esattamente quella che le hanno prospettato. L’utilizzo di cortisonici al contrario tende sempre nel lungo termine ad aggravare il disturbo e inoltre può rendere meno sensibile la malattia alla terapia chirurgica (le estrazioni dentali). Il dolore orale è un grave elemento di disturbo e frustrazione per qualsiasi animale, mentre l’assenza dei denti premolari e molari non comporta nel gatto alcun problema. I gatti che sono andati incontro all’intervento precocemente sono quelli che rispondono più prontamente alle estrazioni con una rapida regressione dell’infiammazione, con il ripristino di una normale capacità di alimentarsi (sia con alimenti umidi che con le crocchette) e con un evidente miglioramento dell’umore. Il mio consiglio vivissimo è di non perdere altro tempo!!

Cordiali saluti,
Dott.ssa Nicoletta Bevere.

 

Gentile Dottoressa,

mi permetto di contattarLa perchè da qualche giorno ho adottato un criceto appena regalato ad una mai vicina che non voleva saperne...Penso sia russo(è bianco,testina e parti di schiena un po' grige e righina grigia su schiena, occhi rossi, circa 7cm x 4). Sembra
stare benissimo, mangia di tutto,gioca, ma ho notato fin dal primo giorno che spesso si gratta e adesso mi sono accorta che ha una crosticina sulla collottola...
Mi domandavo se potrebbe esser qualcosa di grave e/o  di trasmissibile all'uomo... Ci sono malattie cutanee che il criceto potrebbe trasmettere?.
La ringrazio per La Sua cortese attenzione e Le porgo i miei più distinti saluti.

Elena P.

30/08/2005

Cara Elena, il comportamento del criceto nei confronti della toeletta è abbastanza assiduo, quindi una costante preoccupazione dell’animale per la pulizia, soprattutto nella regione della testa, è normale. Tuttavia se è presente una lesione cutanea ti consiglio di far visitare il criceto ad un veterinario che si occupi anche di questi animali, al fine di escludere la presenza di parassiti esterni (anche se in realtà sono un’eventualità non frequentissima nei criceti domestici) o di una dermatomicosi. Quest’ultima potenzialmente potrebbe costituire una zoonosi, ossia una malattia che teoricamente può essere trasmessa dall’animale all’uomo. Porta alla visita il criceto nella sua gabbietta, di modo che il collega possa verificare che il tipo di sistemazione (lettiera, nido, ecc.) sia adatto all’animale.

Cordiali saluti,
Dott.ssa Nicoletta Bevere.
 

Gentile vet.
volendo fare una scelta corretta per non dare ai miei animali un eccesso di sostanze chimiche, ho cercato di  approfondire l'argomento prevenzione per i miei cani e i miei gatti ma, per il gran numero di prodotti antiparassitari esistente in commercio (parassiti interni ed esterni) sono finita nella confusione più assoluta. Ogni persona interrogata opta per un sistema diverso e non so chi ascoltare.
Quindi le sarei grata mi indicasse cosa utilizzare per prevenire le famose malattie e gli altri disturbi da parassiti per i cani e cosa devo fare per i gatti che vivono in casa.
Grazie.
Mariangela FI
 

01/09/2005

Gentile Mariangela,
per quanto riguarda i parassiti intestinali si può richiedere al proprio veterinario, di eseguire un esame coprologico per flottazione circa una volta all’anno, di modo effettuare il trattamento solo qualora se ne dimostri la necessità.
Per quanto riguarda tutti gli altri parassiti non ho sufficienti dati riguardo i suoi animali per darle una risposta diretta, ma posso provare a spiegarle perché si sente così confusa!
Alcuni parassiti sono responsabili di malattie (leishmaniosi, erlichiosi, piroplasmosi, filariosi cardio-polmonare, ecc.) o di infestazioni la cui prevenzione è meglio della cura. Tale prevenzione può essere affidata a sostanze da somministrare per via orale, da diffondere sul pelo dell’animale (spray), da applicare in poche gocce sulla cute (spot on), o ancora in forma di collare. La scelta del tipo di prodotto dipende in primo luogo dallo spettro d’azione desiderato (flebotomi, zecche, pulci, pidocchi). Lo spettro d’azione a sua volta è legato a luogo di residenza/destinazione di viaggio, stagione di utilizzo, possibilità di contatto con animali portatori. Inoltre la scelta del tipo di prodotto deve prendere in considerazione la specie animale (ad esempio nel coniglio il fipronil non è indicato, mentre nel gatto non si deve usare la permetrina), lo stile di vita (ad esempio per un animale al quale viene fatto il bagno ogni 10-15 giorni le formulazioni spot on sono le meno adatte), eventuali reazioni avverse individuali precedentemente individuate (ad esempio in alcuni soggetti le formulazioni spot on possono determinare irritazione nel punto di somministrazione). La gamma di prodotti e formulazioni della quale oggi disponiamo fa sì che sia possibile adottare un antiparassitario su misura, ma solo se si conoscono abbastanza bene tutti questi fattori e le loro interazioni. L’argomento è complicato ed è di pertinenza medica, motivo per il quale è meglio seguire il consiglio del proprio veterinario, una volta che questo le abbia esposto le motivazioni scientifiche della scelta.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Nicoletta Bevere

 

Gentile dottoressa
il mio gatto di 14 anni soffre da quasi due di insufficienza renale.
Noi lo curiamo ogni giorno con un cm. di Omega pet pasta e due- tre volte la settimana gli pratichiamo una flebo di Ringer lattato.
Oltre che bere molto e mangiare poco (non vuole il cibo specifico ma è un patito di carne cruda che è la sola, purtroppo, che mangia con gusto), non ha altri sintomi salvo vomitare liquido bianco ogni tanto.
Concorda con quanto facciamo o c'è altro che dobbiamo fare?
Cosa possiamo aspettarci?
Grazie.
Leandro B. FI

01/09/2005

Gentile Leandro, concordo con quanto fate eccetto che per l’alimentazione, che sapete già non essere indicata. Non vi arrendete al primo insuccesso: provate le diete specifiche per insufficienza renale di Royal Canin, Hill’s, Eukanuba, Purina e delle altre marche in commercio nei negozi per animali. Quello che ancora si può fare è somministrare un farmaco per la pressione e controllare periodicamente ematocrito, fosforo e creatinina. Il controllo di tali valori è necessario sia per valutare l’opportunità di somministrare farmaci di altro tipo come eritropoietina in corso di grave anemia o come i chelanti del fosforo in caso di iperfosfatemia, sia per ottenere una prognosi.

Cordiali saluti,

Dott.ssa Nicoletta Bevere
 

Caro Bairo

Ho letto la relazione allegata sulla permetrina altamente tossica per i felini.
Vorrei sapere dal veterinario sotto quale altro nome si presenta perchè in casa uso piastrine VAPE (pralletrina) e, da un po' di tempo (prima non era mai sucesso) una mia gattina ha una serie di crosticine sulla testa e inoltre fa degli strani rumori con la bocca come se non riuscisse a inghiottire o starnutisse ripetutamente.
Grazie.

Mariangela FI

01/09/2005

 

 

 

 

 

 

Gentile Mariangela, il nome perimetrina si riferisce ad
una particolare molecola appartenente all’affollatissima classe dei piretroidi, sostanze neurotossiche usate largamente in qualità di insetticidi o insetto-repellenti, come ad esempio remetrina, fenvalerato, deltametrina, cipermetrina, e moltissime altre molecole.
Che tali prodotti siano particolarmente selettivi sugli insetti dipende principalmente dal fatto che questi ultimi hanno un rapporto superficie/volume enormemente più grande di cani, gatti e persone, ma in realtà queste molecole sono in grado di interagire anche con noi e con i nostri animali, con alcune importanti differenze di specie, come la particolare sensibilità del gatto. Gli avvelenamenti acuti, caratterizzati da una sintomatologia prevalentemente nervosa (disorientamento, iperattività, incoordinazione motoria, vomito, perdita di saliva dalla bocca, tremori muscolari, convulsioni) sono molto rari, più che altro in relazione all’ingestione accidentale di insetticidi usati in agricoltura o nel giardinaggio (molto concentrati), più che per l’uso non improprio dei repellenti destinati all’ambiente domestico. Per quanto riguarda invece la tossicità cronica sono noti nell’uomo fenomeni di sensibilizzazione che determinano dermatiti da contatto o reazioni allergiche di altro tipo. A proposito del problema del suo gatto tuttavia è opportuno escludere altre più comuni cause che possano determinare i sintomi attuali, i quali inoltre potrebbero essere del tutto indipendenti.
Cordiali saluti,

Dott.ssa Nicoletta Bevere
 

Dott.ssa Bevere,ho un cucciolo di rottweiler di 19 mesi.
Da qualche tempo mostra una leggera zoppia a una zampa anteriore,l'ho portato diverse volte dal veterinario, ma lui mi ha detto che secondo lui non dovrei preoccuparmi più di tanto.
Cerco di non farlo correre, non lo faccio giocare con altri cani per una settimana e va a posto, come ricomincia a giocare, il giorno dopo si ripresenta la zoppia.
Questo avviene ogni volta che riprende a correre.
Ho chiamato anche l'allevatore, mi ha detto che il cane è cresciuto troppo e tutto insieme, di tenerlo a riposo e tutto andrà a posto,alimentato con pd della Hill's,mangia molto meno di quanto è scritto i tabella però ha questo problema.
Mi dispiace non poter far più di tanto, vorrei fare una cura specifica i suoi genitori sono tutti e due esenti da displasia e anche i nonni.
Posso già fare una lastra per vedere se magari ha subito qualche trauma, perchè già quando l'ho preso aveva questa zampina che gli tremava e se la leccava di continuo, lo portai dal veterinario e mi disse che poteva essere un problema comportamentale in quanto il cane rimaneva un paio di ore solo,ma il resto della giornata vive attaccato alla mia gonna come un bimbo,poi non mi sembra che il cane abbia problemi comportamentali questo me lo ha assicurato un altro veterinario,ma io vorrei comunque risolvere questo problema lei cosa mi consiglia?Ho fatto la lastra per la displasia, ma sto aspettando i risultati dalla lettura ufficiale. La zoppia si presenta dopo aver camminato a lungo, oppure quando fa molto caldo,il cane è agilissimo fa salti incredibili quando vuole lui,non so più cosa fare. L'ultimo veterinario che l'ha visto gli ha fatto una visita lunghissima alla fine mi ha detto che non presenta alcun dolore,mi ha dato una cura antinfiammatoria e un mese di riposo assoluto,finito il mese farà fare una corsa sfrenata al cane e lo visiterà di nuovo e se è il casa rifarà una lastra,non riusciamo a dare nome e cognome a questa cosa. Lo hanno già visto 4 Vet. ma nulla di concreto. Le chiedo un consiglio di cosa fare.
In attesa di una risposta le invio distinti saluti.
Franca

07/09/2005
 

Gentile Franca,

quando un animale di qualsiasi età manifesta zoppia, la prima cosa che fa un ortopedico è localizzare la sede algica con una visita. Di solito si riesce a capire se il cane ha una zoppia riferibile a gomito, spalla, mano o ad un’altra sede dell’arto. Una volta localizzata la regione responsabile del dolore, ad esempio il gomito, si cerca di ottenere una diagnosi, ad esempio: displasia del gomito. Per far ciò si ricorre in primo luogo ad uno studio radiografico in anestesia generale dell’articolazione colpita e della controlaterale (molte malattie del cane giovane tendono ad essere bilaterali) eventualmente si ricorre alla TAC, ed ancora eventualmente all’artroscopia, la quale in alcuni casi è terapeutica oltre che diagnostica. Qualora invece, dalla visita clinica, non sia risultato possibile localizzare la sede algica (raramente accade), si esaminano radiograficamente le zone che più comunemente determinano malattia in quella razza e in quella fascia di età (nel caso di un Rottweiler di 19 mesi: gomito, spalla, mano). Se gli esami radiografici sono negativi si può ipotizzare un problema che colpisce i tessuti molli, come ad esempio una tendinite.
In base alla diagnosi ottenuta, alla razza e all’età del cane, viene formulata una prognosi e impostata una terapia. Attualmente in Italia esistono moltissime strutture veterinarie private o universitarie dove viene gestito un protocollo diagnostico e terapeutico in modo adeguato rispetto alle conoscenze scientifiche più avanzate, così da offrire la migliore possibilità di riuscire a risolvere il problema. Alcuni veterinari inoltre sono altrettanto sensibili nei confronti delle implicazioni legali, che non andrebbero mai trascurate nel caso in cui venga diagnosticata una malattia ereditaria in un cane entro l’anno di età. Infatti molte delle patologie ortopediche del cane in accrescimento hanno una componente ereditaria non diversa da quella della displasia dell’anca, e per tali patologie l’attenzione del mondo cinofilo si sta svegliando solo in questi ultimi anni, di modo che non tutti gli allevatori riconoscono il problema.
Il mio consiglio è di chiedere ad uno dei veterinari che ha già consultato di riferire il caso clinico ad un centro ortopedico di sua fiducia: sarà sicuramente lieto di offrirle un tale servizio e manterrà con lei ottimi rapporti.
Cordiali saluti,

Dott.ssa Nicoletta Bevere

 

Gentile dottoressa, le scrivo dalla provincia di Treviso. Ho un  gatto di razza comune maschio sterilizzato di anni 5 sovrappeso di 1kg. Vivo in campagna ma lui fa vita casalinga con uscite regolari di un ora al mattino, due ore a mezzogiorno e tre ore la sera ( di notte dorme sempre in casa) .Lunedì 5 settembre al rientro dal lavoro l'ho trovato apatico e non ha voluto uscire. Martedì mattina ho notato che non riusciva a mangiare, sebbene avesse fame e salivava abbondantemente. Non l'ho fatto uscire e  al pomeriggio mi sono recata dal veterinario. Esaminando la bocca ha riscontrato un ulcera sulla lingua piccola ma piuttosto evidente e mi ha prescritto un antibiotico per 7 giorni dicendo che probabilmente aveva messo un bocca una processionaria. Martedì notte tremava e miagolava, la mattina (mercoledì) dopo la situazione non era cambiata, gli ho somministrato l'antibiotico come prescritto e ho atteso fiduciosa che migliorasse. Giovedì mattina il gatto stava evidentemente molto peggio, aveva i brividi e sono andata da un altro veterinario perché non riuscivo a rintracciare il mio. Le ulcere sulla lingua erano tre e molto grandi, la temperatura 39,9 ° C e il gatto aveva difficoltà ad appoggiare gli arti anteriori. Da lunedì ha orinato 2 volte ma non defecato , non mangia e non beve. La diagnosi è stata ulcera eosinofila e piaghe da tartaro. Ha fatto antibiotico sottocutaneo e una dose di atropina perché io insistevo che forse il gatto era venuto in contatto con Diazinone sparso da mia suocera in giardino contro la processionaria. Oggi, giovedì il gatto ha forti dolori nel muovere gli arti posteriori (!), tenta di alzarsi ma si lamenta molto. Posso toccarlo sulla testa e sulle spalle, ma non posso scendere fino alla groppa e la coda perché si lamenta troppo. La saliva è gelatinosa, l'addome è gonfio anche se le ulcere si sono ridotte me non riesce a bere. Ho paura perché voglio molto bene al mio gatto e tutto ciò che posso fare è descrivere il suo comportamento sperando che qualche cosa illumini il medico per capire come curare il mio piccolino. Lei cosa ne pensa?
Spero di poterlo vedere ancora corrermi in contro e saltarmi in braccio in un mare di fusa.
La ringrazio se vorrà rispondermi, Valeria V.

09/09/2005
 

Gentile Valeria, la presenza di lesioni ulcerative orali associate ad ipertermia e ad evidenti reazioni algiche al movimento degli arti o della coda potrebbe dipendere da una forma grave di calicivirosi, che normalmente ha risoluzione spontanea entro 7-10 giorni, anche se in letteratura è descritto un episodio di calicivirosi che ha avuto un decorso meno benigno (Timoney, III edizione p.808). Consiglierei di effettuare un esame emocromocitometrico per dimostrare i segni di una risposta infiammatoria sistemica e un radiogramma dell’addome per individuare la causa della distensione addominale. In attesa della diagnosi o dell’evoluzione del quadro clinico è sconsigliabile sottoporre il gatto a terapia cortisonica, mentre è importante somministrare fluidi almeno per via sottocutanea (visto che l’animale non beve!) ed eventualmente controllare il dolore con farmaci come il tramadolo. Personalmente credo che in corso di qualunque malattia che determina un forte dolore, l’analgesia sia una parte importante della terapia, perché il dolore consuma le risorse di ogni animale e può ostacolare il sistema immunitario. La diagnosi di infiammazione eosinofilica a carico di un tessuto richiede l’esame istologico e non può essere formulata in base all’aspetto clinico di una lesione. Il nome diazinone purtroppo non compare nell’archivio informatico del centro antiveleni, quindi non capisco perché ha voluto somministrare dell’atropina al gatto, anche se probabilmente questo non ha influito sulla sintomatologia. In tutta onestà ho l’impressione che il suo gatto avrà ancora voglia di farle un mare di fusa.

Cordiali saluti,

Dott.ssa Nicoletta Bevere

 

Gentile Dottoressa,
le sono grata per avermi risposto. Le racconto gli sviluppi. Innanzi tutto  il veterinario ha praticato l'atropina al gatto perché è l'antidoto riportato sulla confezione del Diazinone che io gli ho esibito, comunque venerdì mattina ho ricoverato il gatto in clinica, dove l'hanno reidratato per via endovenosa e hanno fatto i prelievi. Dai primi esami è risultato tutto perfettamente nella norma tranne il BUN leggermente basso (ma di questo mi hanno detto che non devo preoccuparti) e la glicemia a 241 per il resto non risultano infezioni in corso (così mi hanno detto). Il giorno dopo gli esami sono stati ripetuti e la glicemia è scesa a 118. Diabete? Ho riportato il gatto a casa sabato sera e il veterinario mi ha rassicurata tantissimo sulla sua salute e mi ha detto che il dolore agli arti potrebbe essere dovuto a una contrattura a seguito di un movimento azzardato che il gatto ha fatto mentre aveva la febbre. Il gatto era evidentemente felice di essere a casa, ha mangiato una scatoletta di tonno al naturale e bevuto acqua, l'addome è nella norma PERO' ha palesemente dolore nel muovere gli arti posteriori, continuano la salivazione abbondante (le ulcere non ci sono più ma la lingua sembra abbia subito una scottatura dalla metà alla punta) e un lieve scolo dal naso, inoltre il gatto non ha mai defecato da lunedì scorso. La mia domanda è: posso essere certa che il gatto non abbia contratto qualche malattia (ad esempio la calicivirosi o anche qualche tipo di parassitosi ) dal momento che l'esame del sangue è praticamente regolare?  Come posso favorire la defecazione?
La ringrazio molto per il servizio che ci fornisce e la saluto cordialmente.
Valeria V.


12/09/2005
 

Cara Valeria, sono molto contenta che il suo gatto stia meglio e che gli ulteriori dati confortino maggiormente la mia ipotesi. Comunque la risposta è no, certamente, perché l’esame emocromocitometrico evidenzia il tipo di reazione del sistema immunitario e il suo andamento durante la malattia, nel caso in cui tale esame venga ripetuto. Cioè: con l’esame emocromocitometrico non si “vede” direttamente l’agente responsabile, per il quale invece vi sono dei test specifici che variano a seconda dell’agente infettivo sospettato. Le ulcere in cavità orale, quando sono di origine virale (come lo sono nella maggior parte dei casi), si formano comunemente sulla mucosa di lingua e palato. Il suo gatto sulla lingua inizialmente aveva una piccola ulcera, poi tre ulcere, e ora un’unica ampia lesione: non c’è nulla di strano, la tendenza a confluire rappresenta una possibile e prevedibile evoluzione durante la malattia. Per quanto riguarda lo scolo nasale probabilmente è dovuto ad una infiammazione del naso (rinite), che di solito è causata anch’essa dall’infezione virale. Infatti secondo alcune ricerche il 90% delle riniti feline è provocato inizialmente da calicivirus o herpesvirus tipo 1. Tuttavia, nella maggior parte dei casi di questo tipo, l’agente eziologico non viene mai dimostrato, in quanto nella pratica clinica non si eseguono i test che sarebbero necessari per farlo (isolamento virale, sierologia, ecc). Ci si basa invece sulla sintomatologia e sull’andamento clinico che, peraltro, nello specifico caso del suo gatto, sono altamente suggestivi e congruenti, oltre che estremamente tranquillizzanti circa il favorevole andamento della malattia. La defecazione avverrà quanto prima, ma nella remota evenienza che così non fosse se ne occuperà di certo il collega che sta seguendo il caso. Infine, per quanto riguarda la glicemia, come sicuramente le hanno già accennato, questa nei felini può subire dei picchi che nulla hanno a che vedere con il diabete, la cui diagnosi prevede un iter più complesso che il solo rilievo del glucosio nel sangue.

Cordiali saluti,

Dott.ssa Nicoletta Bevere
 

La storia è un po' lunga, ma vi prego, vi scongiuro
di leggerla per potermi aiutare almeno a capire il perchè.
Abbiamo un gattino (la madre è una Main Coon ma il padre è ignoto. Maschio tigrato, nato circa il 30 aprile 2005
Circa il 30 giugno viene svermato.
Dopo qualche giorno esami feci: viene trovata Tenia che viene trattata.
Dopo qualche giorno ancora esami feci: cocidi che vengono trattati con un solo trattamento di Appertex
Vaccinato il 30 luglio 2005
(ma non ha ancora fatto il richiamo del 30 AGOSTO
perchè ha cominciato ad avere questi sintomi che seguono.)
18 AGOSTO 05
Primi sintomi di inappetenza per circa 2 giorni.
Febbre alta, diarrea (a volte con sangue)
Corsa dal veterinario che ha somministrato:
3 gocce di Synulox
ripetute per 5 giorni mattina e sera.
Miglioramento, febbre scesa subito, ripreso mangiare regolarmente.
Dopo i 5 giorni dal trattamento Synulox
si ripresenta la TENIA (che viene di nuovo trattata perchè quando il 30 giugno l'ho svermato, il veterinario
non mi aveva detto che il trattamento doveva essere
ripetuto dopo un mese, quindi ne sono passati 2. Non ricordo il medicinale.
Esame feci NON risultano: ASCARIDI, COCIDI
Dopo un paio di giorni, si ripresenta inappetenza,
diarrea gelatinosa (a volte con sangue), febbre alta.
30 AGOSTO 05
ORE 15.00 Temp° 40
Erbacolina ipodermica.
ORE 20.30 Temp° 39.8
Cefazolina ipod.
ORE 23.00 Temp° 38.8
31 AGOSTO 05
ORE 09.30 Temp. 39.2
ORE 15.00 Temp° 40.5
Cefazolina ipod. + Ringer lattato (flebo)
ORE 20.00 Temp° 39.5
ORE 23.00
Cefazolina ipod.
01 SETTEMBRE 05
ORE 08.30 Temp° 40.1
Clindamicina
ORE 12.30 Temp° 38.8
ORE 15.50 Temp° 39.9
ORE 20.00
1/2 Ronaxan 20
ORE 20.30
1 Goccia di Novalgina (perchè non mangiava dal 30 AGOSTO 05)
ORE 21.30
(Ha un attacco.  Sembra uno svenimento, diventa rigido e stira le zampette, gli viene 1 pupilla dilatata e l'altra no)
Corsa veterinario che somministra
0,7 ml di Rapison  + 0,1 ml di Baytril
ORE 23.30
Ringer lattato (flebo)
02 SETTEMBRE 05
ORE 11.00
Clindamicina 0,3 ml+ 0,9 ml di Bentelan
ORE 14.00 Temp° 38
ORE 22.00 Temp° 39.6
ORE 23.00
Clindamicina 0,3 ml+ 0,5 ml di Bentelan
03 SETTEMBRE 05
ORE 11.00
Clindamicina 0,3 ml+ 0,3 ml di Bentelan
ORE 15.00 Temp° 40
ORE 17.00 Temp° 40
ORE 22.30
Clindamicina 0,3 ml+ 0,7 ml di Bentelan
ORE 03.20 Temp° 39.8
04 SETTEMBRE 05
ORE 10.30 Temp° 39.7
Clindamicina 0,3 ml+ 0,5 ml di Bentelan
ORE 15.00 Temp° 38.7
ORE 22.00 Temp° 39.2
Clindamicina 0,3 ml+ 0,5 ml di Bentelan
05 SETTEMBRE /05
ORE 09.30 Temp° 39.5
Clindamicina 0,3 ml 
ORE 15.30 Temp° 40.5
Rapison  + Baytril (circa 0,7)
ORE 21.00 Temp° 38.8
ORE 23.00 Temp° 38.3
06 SETTEMBRE 05
ORE 08.30 Temp° 38.9
ORE 14.00 Temp° 39.4
Rapison  + Baytril (circa 0,7)
ORE 20.30 Temp° 38.7
07 SETTEMBRE /05
ORE 09.00 Temp° 39.5
Baytril (circa 0,4)
ORE 15.30 Temp° 40
08 SETTEMBRE 05
ORE  08.30 Temp° 40
LE PECULIARITA' DEL GATTINO SONO:
-che ha un occhio (il destro) che da quando non sta bene, sta assumendo un colore ambra/arancione e si
sta opacizzando (era l'occhio con la pupilla CHE NON SI E' DILATATA  durante l'attacco del 01 SETTEMBRE 05 (l'altro occhio è giallo/verde e prima di tutti questi giorni erano tutte due dello stesso colore)
-dal 02 SETTEMBRE 05 il gattino mangia regolarmente (e con appetito) è di buon umore (gioca, fa le fusa, è tranquillo, le feci non sono solide ma non sempre diarrea)
I PRIMI SINTOMI SONO STATI
- inappetenza
- diarrea (1 sola volta gelatinosa)
IL VETERINARIO CHE LO STA SEGUENDO HA IPOTIZZATO:
In un primo momento Toxoplasmosi, per via dei sintomi da diarrea e febbre alta.
Poi, non rispondendo alla terapia per la Toxoplasmosi
ha ipotizzato encefalite (per via dell'occhio), esame del sangue FIP NEGATIVO, non sono state riscontrate nè Leucemia nè AIDS felina.
Vorremmo almeno sapere se vi si è presentata qualche volta questo tipo di sintomi e, scartando le ipotesi anche del mio veterinario, se si può dare un nome al calvario che stiamo seguendo.
Dato che il gattino non risponde a nessun antibiotico di quelli che gli abbiamo già dato, (ma ogni giorno, anche se passano ore senza somministrazione di alcun medicinale, la febbre si abbassa da sola di circa mezzo grado) e il gattino continua a mangiare regolarmente (e con appetito), è di buon umore (gioca, fa le fusa, è tranquillo le feci non sono solide ma non sempre diarrea). vorremmo sapere se c'è qualche altro antibiotico o medicinale, anche sperimentale o di uso umano o per qualche altro animale di grossa taglia che potete consigliarmi, almeno per provare a vedere se reagisce. Vi prego di aiutarci, stiamo facendo il possibile ma ora siamo in un vicolo cieco.
Consigliatemi qualcosa, vi scongiuro.

Luca e Licia
di Asti
Grazie mille per l'attenzione

09/09/2005
 

Gentili Luca e Licia, se fossi il vostro veterinario insisterei nel cercare tra le cause che determinano uveite nel gattino (l’uveite è un’infiammazione oculare che provoca restringimento del diametro pupillare, decolorazione dell’iride e opacamento dell’occhio), e in particolare cercherei la FIP, la cui diagnosi purtroppo non è né semplice né di assoluta certezza (Pedersen nel 1995 ha indicato un sistema a punti per la diagnosi di FIP) e non può minimamente essere esclusa solo sulla base della negatività del titolo anticorpale.

Cordiali saluti,

Dott.ssa  Nicoletta Bevere

 

 

Gentile Dottoressa,
vorrei sapere se, e in che misura, il mio cane della prateria può mangiare il mangime per conigli e altri roditori, nonchè cereali come pane e biscotti.
Purtroppo sono gli alimenti che predilige e cerca con insistenza, mentre disdegna il fieno; mangia solo l'avena verde in bustine, che tra l'altro non sempre si trova nei negozi di animali. 
La ringrazio anticipatamente per il parere che vorrà darmi.

Distinti saluti.

Graziana C.     (Roma)

09/09/2005
 

Gentile Graziana, il Cane della Prateria è un animale strettamente erbivoro, che in natura si nutre principalmente di erba. La sua alimentazione in cattività dovrebbe pertanto essere esclusivamente vegetale e ad alto contenuto in fibra. Fieno di ottima qualità, insalate di diverso tipo, tarassaco, erbette, una modica quantità di mangime pellettato per coniglio, qualche pezzetto di frutta di stagione assieme ad un ambiente ampio e luminoso, non in totale solitudine, costituiscono elementi che rendono la vita in cattività un po’ meno lontana da quella che sarebbe stata vissuta nell’habitat naturale. Pane e biscotti non vanno bene e conviene davvero eliminarli dalla dieta di questi animali.

Cordiali saluti,

Dott.ssa Nicoletta Bevere
 

Gent.ma Dottoressa Bevere,
Ho un gatto di quasi 12 anni, che dal momento della sua adozione in avanti (cioè da 10 anni) è sempre vissuto con me. Fino allo scorso anno, viveva in casa, poi per varie ragioni è stato traslocato in giardino. Da quel momento il mio gattone fino ad allora sano (ha superato brillantemente vari acciacchi, da calcoli alla vescica, a una massa rilevata ai raggi X e che gli procurava convulsioni, curate con antiepilettici, poi sospesi per una remissione spontanea dei sintomi) ha iniziato ad essere attaccato da parassiti. Riceve visite di gatti estranei, quindi non sono in grado di tenere il suo ambiente protetto. Lo scorso anno, prima dell'estate, ho notato delle croste nerastre sulla testa e sul collo (principalmente la porzione anteriore del collo, sulla fronte e dietro le orecchie. Il veterinario gli ha diagnosticato una rogna, gli ha praticato 3 iniezioni a cadenza bisettimanale e mi ha raccomandato di lavare il gatto con uno shampoo (credo) acaricida. Dopo qualche mese in cui i sintomi sembravano diminuire (le croste, il gatto non si gratta e non è più agitato del solito) ho sospeso terapia e visite dal veterinario. Purtroppo prima dell'inizio dell'estate ho dovuto ricominciare l'intero ciclo, per la ricomparsa delle lesioni. Ora il quadro sembra aggravarsi di giorno in giorno. Potrebbe essere qualcos'altro? Un eczema? E, qualunque cosa sia, esiste una pomata, un unguento, qualcosa di efficace? Grazie ancora per la preziosa consulenza e buon lavoro.

Victoria Luz

19/09/2005
 

Gentile Vittoria, la risposta alla domanda “potrebbe essere qualcosa di diverso” è “certo che sì”. Per quanto riguarda pomate-unguenti-lozioni miracolose… chi vorrebbe mai sottoporsi ad una cura senza sapere di che disturbo soffre?? Non c’è terapia se non c’è diagnosi. Nello specifico: in quest’ultimo episodio di dermatosi crostosa la diagnosi è stata fatta evidenziando al microscopio la presenza del parassita (quindi è stata fatta una diagnosi certa di rogna notoedrica o otodettica o di cheletiellosi)? Se è così, allora, la mancata risposta alla terapia con ivermectina (l’iniezione da ripetere ogni 2 settimane) indica la presenza di una malattia concomitante, insensibile a questo farmaco. In questi casi bisogna andare avanti nell’iter diagnostico. Il gatto ha un’otite di natura non parassitaria? Se non è così è utile eseguire l’esame micocolturale del pelo per escludere la dermatofitosi e uno scarificato cutaneo profondo per evidenziare una eventuale demodicosi che, sebbene rara, non può essere esclusa a priori in un gatto che potrebbe essere stato esposto a virus immunosoppressivi. Infine la negatività di raschiati cutanei superficiali e profondi, micocoltura, test FIV-FeLV, e un profilo ematologico ed ematochimico normale, richiedono l’esecuzione di alcune prove per escludere intolleranza alimentare, atopia, ipersensibilità alla puntura di zanzara. In base all’esito dei test nonché ad altre considerazioni cliniche si potrebbe poi prendere in considerazione la biopsia cutanea. In poche aree della medicina veterinaria l’approccio diagnostico è così articolato e “progressivo” come in dermatologia. In pratica nel suo caso occorre considerare il fallimento terapeutico dell’ivermectina non come un insuccesso, ma come un test che è stato effettuato e che ha dato esito negativo.

Cordiali saluti,

Dott.ssa Nicoletta Bevere
 

Buon giorno dottoressa,
Mi chiamo Cristina Antognini e vivo in Ticino (CH), mi è stata segnalata da "Ticino Felino, Amici dei Gatti"
Ho un gatto maschio (SKY) di 5 anni affetto di FIV.
Sky circa un anno fa ha cominciato a stare male, aveva delle crisi d'epilessia e ho cominciato a dargli le pastiglie, dopo circa tre mesi abbiamo fatto una prova per una settimana e di crisi non ne ha più fatte, così abbiamo eliminato le pastiglie.
Dopo qualche settimana ha cominciato a vomitare tutto quello che mangiava così abbiamo fatto altre analisi ed è risultato allergico ad un componente del mangime in scatola, così da allora mangia solo biscottini secchi....ma ultimamente è di nuovo peggiorato... continua a vomitare (liquido quasi trasparente e a volte anche sangue e quello che mangia). Lo portai ancora dal veterinario e gli diagnosticò la FIV.... Gli organi interni sono ancora sani (dalle radiografie e da quello che dice il veterinario)....
La prego, mi dica cosa devo fare!
Ho saputo anche che c'è una dieta....
Da piccolino  (a 1 anno) è stato operato perchè aveva due ascessi, uno vicino alla coda e uno sulla zampa ma è guarito benissimo...
Grazie per il tempo dedicatomi e spero che mi possa aiutare.
Cordiali saluti
Cristina Antognini

21/09/2005
 

Gentile Cristina, la positività al FIV complica un po’ le cose dal punto di vista diagnostico, ma non è certo una condanna a morte per il suo Sky. Mi spiego: un gatto FIV positivo può convivere felicemente con il virus fino a diventare vecchio, ma se per caso, in qualunque momento della sua vita, l’animale inizia a presentare un disturbo, allora diventa fondamentale ai fini della diagnosi e della prognosi stabilire se il sintomo è davvero correlato al virus, oppure è concomitante ma indipendente da esso. Quindi il procedimento clinico dovrebbe percorrere la logica seguente:
1) verificare che Sky non manifesti sintomi davvero imputabili al FIV come ascessi, micosi, rogna notoedrica o demodettica, gengivite, stomatite, diarrea, sindrome panleucopenia-simile, linfopenia, neutropenia, ipertermia che non risponde agli antibiotici, linfoadenopatia persistente, ipergammaglobulinemia, e molto altro ancora. Mi sembra che il collega l’abbia già rassicurata.
2) dedurre che il vomito non dipende dal FIV e concentrarsi solo su questo problema.
3) escludere le cause di malattia sistemica che possono dare vomito come patologie renali, epatiche, FIP, e poco altro.
4) determinare la presenza di cause non sistemiche di vomito come infiammazione gastrica, ulcera, disturbi della motilità o dei rapporti anatomici, corpi estranei, parassiti, tumori.
Questo è il procedimento logico, in sintesi. In termini pratici occorre una visita, un profilo ematologico e biochimico e, se siamo arrivati fino al quarto punto, anche una gastroscopia. Quest’ultimo esame è fondamentale per arrivare alla diagnosi in modo rapido e sicuro, ma se per vari motivi non è possibile farlo, non è detto che la patologia gastrica non possa essere “intuita” e controllata in modo empirico.
L’unico modo per diagnosticare in modo attendibile le intolleranze alimentari è la dieta ad eliminazione, ma intanto, nell’attesa di capire l’origine del problema, non costa nulla, in termini di sicurezza e salute del gatto, alimentare Sky con un alimento ipoallergenico (Feline z/d o d/d Hill’s, Hypoallergenic Feline Royal Canin, LB Dermatosis Eukanuba, ecc) e soprattutto somministrare un antiacido inizialmente tramite iniezioni e poi per bocca.

Cordiali saluti,

dott.ssa Nicoletta Bevere.
 

gentilissima dott. ho un pastore tedesco femmina di2 anni mi è stata regalata all età di 3 mesi quando l ho presa era in uno stato pietoso piena di vermi e zecche a centinaia ho dovuto fare dei lavaggi antiparassitari x risolvere il problema l ho nutrita sempre con eukanuba ora ha 2 anni e lei non presenta problemi. (sembra in ottima salute )solo ho scoperto che si mangia le feci e il suo corpo nonostante tanti allenamenti (corse all aria aperta )è magrissimo con dosi di mangime abbondanti .quando mangia è ingordissima .vorrei un suo parere ,dimenticavo pesa solo 24 kg la ringrazio e la saluto. pierluigi

22/09/2005

Gentile Pierluigi, sono molte le cause che possono determinare polifagia e dimagrimento nel cane, ma nel suo caso specifico (dopo aver appurato che non sia presente un problema molto ovvio come una parassitosi intestinale o uno scarso apporto calorico rispetto all’attività fisica condotta) andrebbe indagata in primo luogo la possibilità che l’animale soffra di insufficienza pancreatica esocrina, solitamente determinata nel giovane Pastore Tedesco dall’atrofia acinosa del pancreas. In seconda istanza si dovrebbe verificare la possibilità di una malattia dell’intestino tenue. La ragione di questa scelta è dovuta al fatto che il suo cane ricade, per razza ed età, all’interno di una popolazione dove queste patologie, associate ai sintomi descritti, sono prevalenti. Le consiglio di procedere in modo rapido, al fine di non complicare il quadro con problemi che potrebbero insorgere secondariamente alla denutrizione cronica.

Cordiali saluti,

dott.ssa Nicoletta Bevere
 

gentilissima dott la ringrazio infinitamente per l'aiuto  che mi ha dato io sono pierluigi sono il proprietario del p.t.femmina .in seguito alla sua consulenza via online ho eseguito tutti gli esami del sangue del mio cane . l esito ha confermato i suoi sospetti .la terapia che mi è stata prescritta è flagil 250 mg 2 compresse al giorno x30 giorni poi tryplas 4 capsule al giorno x tutta la vita ora approfittando della sua gentilezza volevo sapere se il tryplas si potesse cambiare con un altro farmaco meno costoso di uguale efficenza. ( avendo altri 2 cani mantenuti a eukanuba in più spese di vaccino ecc il bilancio fam si fa sentire) ringraziandola infinitamente le porgo i miei più cari saluti

10/10/2005 
 

Caro Pierluigi, sono lieta di averle risolto un problema (anche se sono un po’ perplessa per una terapia antibiotica così lunga, vista la diagnosi che lei mi riferisce). Per quanto riguarda l’impatto economico della terapia (al quale deve sottrarre però le gran ciotole di mangime che prima il cane non faceva neanche finta di assimilare!), è possibile che esso diminuisca. Infatti, in futuro, una volta scomparsa la sintomatologia, si potrà tentare, molto gradualmente, di ridurre la quantità degli enzimi fino a raggiungere la dose terapeutica minima che sarà necessaria al cane per tutta la sua vita. Visto che si tratta di una terapia a lungo termine potrebbe inoltre chiedere al suo veterinario se non fosse possibile ottenere una leggera riduzione di prezzo attraverso la cessione del farmaco da parte del medico stesso. Infine potrebbe chiedere al collega di valutare se, tra gli oltre dieci prodotti a base di pancreas polvere presenti nel prontuario farmaceutico del Sistema Sanitario Nazionale, non ve ne fosse uno adatto al vostro caso.

Saluti carissimi,

dott.ssa Nicoletta Bevere
 

Gentilissima D.ssa Nicoletta Bevere,
mi chiamo Antonella Centanni e sono presidente della lega nazionale difesa del cane sezione provinciale di Salerno.
Gestisco insieme ad altre volontarie un canile con 250 cani circa, le scrivo per chiedere consiglio su degli episodi che si verificano da circa 30 giorni nel nostro canile.
Alcuni cani abbandonati di recente e quindi non ancora vaccinati si sono ammalati di cimurro, la cosa strana riscontrata anche dal nostro veterinario è quella che i cani in questione improvvisamente senza alcun sintomo hanno accusato problemi neurologici, e mancanza di forza agli arti posteriori, senza alcun altro sintomo . In questo momento viene praticata terapia a base antibiotica , vitamine B12 ed inoltre compresse di Immunotrofine.
Le chiedo se la cura data dal veterinario è giusta( anche lui non ha idea di cosa fare), se gli arti posteriori possono riprendere la normale funzionalità, se sono infettivi.
Grazie per l'attenzione e la disponibilità
Antonella Centanni

22/09/2005
 

Gentile Antonella, come è stata fatta la diagnosi di cimurro se i cani non hanno presentato alcun sintomo a parte debolezza agli arti posteriori? E’ vero che nei cani con segni neurologici causati da questo virus non sempre si ritrova il quadro clinico completo della malattia, ma stando a chi di cimurro ne ha visto tanto, negli anni passati, questa  particolare forma clinica colpirebbe circa il 20% dei soggetti. In questo specifico caso, trattandosi di diversi animali ammalati, l’assenza di qualsiasi altro sintomo in tutti i cani colpiti è un po’ sospetta, anche se di certo non è preclusiva. Capisco bene quindi le perplessità del collega. Non si potrebbe ottenere un prelievo di liquor da qualcuno dei cani ammalati di modo da titolare gli anticorpi per il virus? Un titolo elevato nel liquor conforterebbe assai la diagnosi. Comunque, nella mielite cimurrosa vengono coinvolti soprattutto gli arti posteriori con paraparesi, paraplegia e riflessi spinali normali o aumentati. Si tratta di una malattia infiammatoria del sistema nervoso, nella quale i segni neurologici riflettono l’interessamento di più strutture nervose (malattia multifocale). Quindi tra gli animali malati dovrebbero essere presenti anche sintomi come tremori del capo, inclinazione della testa, nistagmo patologico, cecità centrale, mioclonie (contrazioni ritmiche di alcuni muscoli della testa o degli arti), debolezza o paralisi agli arti anteriori, epilessia, coma. Questi segni clinici possono progredire rapidamente o lentamente, alternando fasi di apparente remissione a periodi di recrudescenza. Non esistono farmaci specifici, ma naturalmente una terapia di supporto come quella in corso consente, a chi è “destinato” a sopravvivere, di superare la fase più critica. Nella maggior parte degli animali le lesioni neurologiche sono progressive e la prognosi è purtroppo infausta, anche se si verificano casi nei quali il processo infiammatorio si risolve e i deficit neurologici vengono lentamente compensati. L’eliminazione del virus da parte degli animali malati è massima nelle prime due settimane dall’infezione, poi decade. Il virus del cimurro è sensibile ai comuni disinfettanti e al calore, ma naturalmente è necessario che tutti gli altri animali presenti in canile siano vaccinati.

Cordiali saluti,

dott.ssa Nicoletta Bevere
 

Gentile dott.ssa,

- URGENTE -
probabilmente ormai è tardi, le scrivo in netto ritardo.
La mia cagnetta Sally di 7 anni, 10Kg, 40cm, meticcio ha i valori di:
Azotemia oltre i 130,
Creatinina 13,6,
Glicemia 124,
ALT 140,
ALKP 110
quindi entrambi i reni non funzionano. Non riesce più a fare pipì e non
vuole mangiare nulla. Ora non beve neanche più. Ieri, il veterinario le ha
somministrato una flebo endovenosa (catetere), un diuretico, un antibiotico
ed il Plasir, dicendo che è un infezione virale ai reni e che ormai sta
morendo. Le aveva "dato" 48 ore, ma ne sono passate più di 72 e Sally,
anche se debole, c'è ancora. Ieri sera, qualche ora dopo la visita dal
veterinario, ha fatto un escremento nero liquido misto con un po' di sangue
ma niente pipì. Lei voleva bere ma non ce l'ha fatta. Stanotte ha vomitato
a più riprese liquido marrone e defecato ancora nero con un po' di sangue.
Se il veterinario mi avesse consigliato degli esami del sangue periodici,
probabilmente ora si potrebbe fare qualcosa.
Abbiamo delle possibilità? Se si, quali?
La ringrazio cordialmente,

Francesco Vitale
23/09/2005
Parma

23/09/2005
 

Caro Francesco, la prognosi dei pazienti con insufficienza renale dipende in primo luogo dalla causa che ha determinato lo scompenso, in secondo luogo dalla gravità dello scompenso, e infine dalla natura più o meno progressiva della patologia renale. Nessun fattore preso singolarmente può costituire un elemento sufficiente per formulare la prognosi. Quello che posso dire di Sally è che attualmente lo scompenso è grave, ma solo la determinazione seriata di azotemia e creatinina può consentire di affermare che la cagnolina è senza speranza. Occorre cioè mantenere il paziente in infusione endovenosa continua, correggere gli squilibri elettrolitici, spingere la diuresi con farmaci appropriati. Se nonostante il trattamento persiste l’anuria, o i valori di creatinina e urea risultano stazionari o in ulteriore aumento, o ancora si presentano i segni di un probabile sovraccarico di fluidi, allora probabilmente il margine di recupero è molto sottile. In caso di un decorso clinico refrattario alla terapia, il limite temporale che fisserei per stabilire che Sally ha bisogno di un altro genere di aiuto (e parlo dell’Ultimo Aiuto che si può offrire ad un essere vivente che soffre) è di 24 ore.

In bocca al lupo.

dott.ssa Nicoletta Bevere

 

Buongiorno Dott.ssa,
il mio gatto ha un ascesso sul muso, provocato da un dente che andrebbe levato, ma avendo 16 anni, il veterinario mi sconsiglia di tentare, viste le complicazioni dovute all'anestesia (userebbe in ogni caso quella gassosa, che sarebbe la più blanda). Ho provato con lo Zariviz, ma non c'è stato un netto miglioramento e a parte delle applicazioni di acqua e sale non so più cosa fare. Il gatto apparentemente sta bene, nel senso che non ha febbre e mangia, ma la mia paura è che possa peggiorare. Vorrei provare qualcosa di oemopatico nella speranza che possa aiutarlo almeno un po'. Mi può consigliare? Grazie.
 
Maria Elisa Rapisarda
 
24/09/2005

Gentile Maria Elisa, se un esame preoperatorio accurato (esami ematologici e biochimici, ecocardiografia, radiografia del torace) non evidenzia alcuna preclusione all’anestesia generale (sicuramente gassosa e possibilmente con isofluorano), io preferirei consigliarle l’estrazione dentale. In alternativa si può controllare l’infezione con farmaci antibatterici che diano scarsa antibiotico-resistenza e che quindi possano essere usati per periodi lunghi e ciclicamente per tutta la vita del gatto, in quanto l’infezione determinata da un dente malato può guarire solo con la rimozione del medesimo (corona e radice). Altre strade non mi sono familiari.

Cordiali saluti,

dott.ssa Nicoletta Bevere
 

Gentile Dottoressa,
Le chiedo consiglio per il mio topolino che da tempo soffre di (penso) una infezione ad un occhio.
Si tratta di un topolino bianco, di quelli che di solito si danno in pasto ai rettili e vengono utilizzati nei laboratori di vivisezione. Il piccolo é piuttosto anziano e da tempo ha un occhietto gonfio, arrossato nel contorno, e penso che spurghi perché il pelo attorno é sempre arruffato e bagnato. A volte mi sembra che da quell'occhio non ci vede... Purtroppo, essendo scampato ad un laboratorio di vivisezione, il topolino é piuttosto pauroso e non si fà prendere in mano... ho difficoltà a prenderlo per portarlo dal veterinario per vedere quale può essere la causa e come curarlo.
Ne ho parlato comunque con il mio veterinario che mi ha consigliato di spremergli nell'occhio giornalmente della camomilla. Un certo miglioramento l'ho visto, anche se proprio non riesco a farlo guarire completamente.
Ci tengo tanto a lui anche perché é davvero molto anziano e da quello che mi hanno detto dovrebbe essere passato a miglior vita da un pezzo. Eppure é vispo, scorrazza nella sua casa, mangia con appetito e si impegna molto nella sistemazione del suo nido... mi piacerebbe che potesse passare il resto del suo tempo nel migliore dei modi.. La ringrazio.
Sabrina, Svizzera

26/09/2005
 

Gentile Sabrina, per portare il topino dal veterinario non è necessario prenderlo in mano, perché lo si può trasportare lasciandolo nella gabbietta dove vive o, se questa è davvero troppo ingombrante e pesante, lo si può attirare con dei bocconcini che lui adora all’interno di un contenitore adatto al trasporto. Per quanto riguarda la terapia adottata, esistono preparazioni oftalmiche a base di vitamina A e antibiotico che si usano normalmente in topi e criceti (oltre che negli altri animali e nell’uomo), e che possono costituire un aiuto più valido e specifico rispetto a quanto attualmente riceve l’animaletto cui lei tiene tanto.

Cordiali saluti,

dott.ssa Nicoletta Bevere

 

Gentile dottoressa,
abito a Marina di Ravenna (RA) ed ho un cucciolo un Labrador di 5 mesi (Alfredo). Abitiamo  vicino al mare, e dato che ieri era una bellissima e calda giornata abbiamo portato il cane in spiaggia e abbiamo fatto il bagno, al suo rientro a casa dopo qualche ora gli abbiamo fatto una doccia tiepida e asciugato sia con dei teli che con il phon.
La sera ha cenato con il solito mangime  Eukanuba (3 pasti al giorno) e dopo qualche tempo è andato un pò in diarrea e a tarda sera ha vomitato tutta la cena che risultava abbastanza digerita.
Gli abbiamo dato dei fermenti e la diarrea non si è più verificata, mentre oggi pomeriggio ha di nuovo vomitato, dopo circa due ore il  pranzo.
Cosa dobbiamo fare? Dobbiamo portarlo dal veterinario? Gli episodi sono legati al fatto che Alfredo ha fatto il bagno in mare?
Grazie anticipatamente
Emanuela Capucci

26/09/2005
 

Gentile Emanuela, ho idea che Alfredo, oltre il bagno, abbia fatto anche una bella scorpacciata di acqua di mare. Probabilmente vomito e diarrea si risolveranno spontaneamente, ma in un cucciolo è conveniente eccedere in prudenza. Il vostro veterinario sarà in grado di valutare se sono presenti disidratazione o altri segni clinici, stabilendo quindi la gestione più sicura del problema.

Cordiali saluti,

dott.ssa Nicoletta Bevere

 

Sono capitata sul suo sito casualmente e spero il servizio di informazioni sia sempre attivo. Ho un problema urgente. Il mio cane da una quindicina di giorni si morde la coda a sangue. A nulla è valso il tentativo di fasciarla, medicarla, porre disinfettanti repellenti naturali o chimici. Non sopporta più la museruola, non riesco più a metterle i collant che le ho fatto indossare perché così non la gita dappertutto e soprattutto non tenta di mordersi la medicazione. Adesso l'ultimo passo, dice il veterinario, è di tagliarla. Lui ha escluso problemi dermatologici perché non ha chiazze sulla pelle ma non ha fatto esami particolari. Non so che fare. Mi può aiutare? Grazie

Anastasia Zanoncelli

28/09/2005

Gentile Anastasia, non mi stupisce affatto l’inefficacia dei tentativi di contrastare un prurito fortissimo. Fanno fatica a trattenersi uomini adulti ai quali il medico fa mille raccomandazioni, figuriamoci un cane, che interpreta la rimozione di un inutile orpello, quale è per lui un collant sulla coda, come un sacrosanto dovere. Ma che senso hanno i metodi coercitivi se non si determina e rimuove la causa scatenante? Mi voglio spiegare in modo rozzo: se lei fosse colta da un terribile prurito alla testa, tanto da strapparsi i capelli, cosa risponderebbe al dermatologo che le dicesse: “si metta una bella cuffietta, e già che ci siamo si tagli anche le unghie ben corte”??!.
Forse il collega, pur non avendo fatto alcun esame collaterale, ha già impostato una terapia empirica al fine di escludere tutte quelle svariate cause di disturbi dermatologici associati a prurito? E inoltre: se il cane si morde “a sangue”, procurandosi notevoli lesioni cutanee, come è possibile che le abbia detto che non ci sono lesioni di interesse dermatologico? Ancora: in un cane con prurito come sintomo principale, senza avere alcun’altra informazione in quanto non vengono eseguiti esami collaterali, e non viene eseguita nemmeno una terapia “alla cieca”, come è possibile che un collega abbia affermato di poter escludere anche lontanamente un problema dermatologico? Sicuramente c’è qualcosa che lei ha scordato di raccontarmi.

Cordiali saluti,

dott.ssa Nicoletta Bevere
 

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