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IL MATTINO
1 LUGLIO 2009
Cani venduti
come cavie ai laboratori di vivisezione tedeschi e svizzeri.
«Cani venduti come cavie ai
laboratori di vivisezione tedeschi e svizzeri. Cuccioli, adulti,
malati, storpi, poveri animali affidati senza coscienza nelle
mani di aguzzini che speculano sulla pelle di esseri indifesi.
Non fidatevi delle adozioni on-line, non date animali a gente
che vi promette una sicura sistemazione lontano dal vostro
territorio».
Queste le raccomandazione di Bairo, l’associazione (
www.bairo.info ) che
raccoglie e documenta tutto ciò che riguarda il traffico nei
Paesi del Nord Europa di migliaia di cani destinati alla
vivisezione. Contro i viaggi della disperazione è partita la
petizione «Ti deporto a fare un giro» con cui l’Enpa chiede al
ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, e al sottosegretario
alla Salute, Francesca Martini, di fermare definitivamente le
finte adozioni e la deportazione all’estero degli animali
domestici italiani. Per promuovere la raccolta di firme l’Enpa
ha scelto lo strumento del web: il testo, pubblicato sul sito
internet
www.enpa.it/it/iniziative/deportazione/firma.html
può essere inoltrato alle istituzioni direttamente per via
telematica oppure scaricato e diffuso per via cartacea. «La
deportazione di animali è una piaga dolorosa che si protrae da
molti anni e ha mietuto troppe vittime - spiegano all’Enpa -. La
soluzione al problema non può più essere rinviata, come
testimoniano le centinaia di adesioni raccolte nel giro di pochi
giorni». In Italia il fenomeno è ancora poco conosciuto al
grande pubblico ma non per questo meno allarmante. «Sono anni
che furgoni, camion e perfino aerei trasportano gli animali
domestici in Germania, ma anche in Svizzera, in Austria, e di lì
negli altri Paesi del Nord Europa. Sono ormai migliaia gli
animali raccolti in strada, nei canili o presso privati che non
sanno più cosa farsene, rubati durante un’uscita da casa,
cuccioli o adulti, anziani o malati al punto di non potere
reggere il viaggio». Ed ecco come funziona il business. «A
scadenze fisse, carichi di cani e gatti partono senza documenti
da ogni regione d’Italia - continuano all’Enpa -. Cittadini
stranieri li prendono in affido presso i canili e cittadini
italiani collaborano con loro come prestanomi. Gli animali,
adottati gratis nel nostro Paese, appena passato il confine
diventano l’oggetto di un commercio assai vantaggioso: un
meticcio qualunque frutta a chi lo consegna un guadagno di circa
400 euro, indipendentemente dall’età o dallo stato di salute».
Eppure gli strumenti legislativi che vietano le ”deportazioni”
ci sono, ma le circolari ministeriali, così come le normative
europee, non vengono rispettate. «Alcuni Paesi mediterranei –
conclude l’Enpa – hanno finalmente preso coscienza della gravità
di questo fenomeno ed emanato disposizioni severe. Purtroppo,
anche in questo campo, l’Italia è fanalino di coda».
IL MATTINO
1 LUGLIO 2009
Chi
finge un’adozione e vende un animale all’estero ..
Chi finge un’adozione e vende un
animale all’estero elude il Regolamento Europeo 998/2003
(art. 3 comma A). In Italia le deportazioni sono vietate
dalla legge 281/1991 e conseguenti applicazioni regionali;
dalla legge 189/2004; dalla circolare del ministero della
Sanità 33/1993; e dalla circolare del ministero della Sanità
5/2001.
ANMVI OGGI
1 LUGLIO 2009
FALSE ADOZIONI DI CANI E GATTI ALL’ESTERO
Animali, cani e gatti
specialmente, vengono esportati verso il Nord Europa e,
attraverso un raggiro della Legge, alimentano un giro
d'affari e il traffico della sperimentazione. "Questo
commercio illecito- dichiara l'On.
Gianni Mancuso - nascosto sotto la
falsa facciata delle adozioni di animali all'estero,
nasconde in realtà una speculazione sulla pelle dei
poveri animali che passano di mano in mano sino in
alcuni casi a diventare cavie per i laboratori del Nord
Europa (Germania ed Austria in testa) in quei Paesi dove
la legislazione non è così restrittiva come la nostra".L'On.
Gianni Mancuso ha proposto al Governo un atto ispettivo
"per dare un segnale forte all'esecutivo nazionale",
affinché "certe malsane pratiche vengano fermate per
sempre". Da anni, si legge nell'interrogazione,
si assiste ad un rituale sotto che rischia di passare
inosservato: camion, furgoni, alcune volte aerei,
partono dal nostro Paese per località estere carichi di
cani e gatti abbandonati ed in alcuni casi, anche
sottratti ai legittimi proprietari".Adottati nel nostro
Paese, gli animali " appena passato il confine diventano
oggetto di un commercio assai vantaggioso: la merce è
pressoché gratuita all'origine (il prezzo che in
Germania si chiama "tassa di protezione animale" come
quella dei canili pubblici, ed è presentata come
rimborso spese) si arriva sino a 350-400 euro per un
meticcio qualunque". Sulla questione l'Ente Nazionale
Protezione Animali ha avviato una petizione.
L'interrogante chiede al Governo di "adottare un regime
di stretta sorveglianza", di "proporre l'affidamento
dell'animale esclusivamente al soggetto interessato
previa esibizione dei propri documenti" e di "adottare
provvedimenti miranti l'accertamento della
rintracciabilità del soggetto affidatario dell'animale".
L'ECO DEL CHISONE
Salviamo i gatti di via Grosso Campana Piscina, dopo gli avvelenamenti
PISCINA (TO) - In questi anni si è venuta a creare in via Grosso Campana una colonia di gatti. Per diverso tempo si è assistito alla proliferazione dei felini, alcuni dei quali sono stati abbandonati.Così, i residenti e qualche persona che se ne faceva carico, hanno accudito gli animali portando loro cibo e acqua.Ultimamente - la segnalazione ci viene da una nostra lettrice - le lamentele di qualche altro abitante della via erano all'ordine del giorno, per via del randagismo degli animali. «Sappiamo quanto il gatto sia un animale che ama molto scorrazzare liberamente, senza alcun senso della violazione della proprietà», sottolinea Danila Rossetto nel suo appello. Ed ecco che alcune persone hanno pensato bene di liberarsi del "disturbo": i gatti si aggirano per Piscina, morendo dopo atroci sofferenze tipiche dell'avvelenamento: «La decimazione è in atto e giornalmente assistiamo alla moria di questi animali», racconta la lettera.Molti residenti della zona possiedono gatti, occorre che facciano attenzione alle bestiole di loro appartenenza: «Vorrei che si intervenisse per porre fine a questa atrocità di persone che riescono a perpetrare violenze di questo genere sugli animali e a sopportare che muoiano in condizioni terribili», conclude. Animalieanimali 1 LUGLIO 2009
ANCORA BOCCONI AVVELENATI A PORDENONE, MORTE DUE GATTINE Il Comune presenta denuncia, Lav chiede misure straordinarie.
Nel 2008 le prime avvisaglie di insofferenza verso i gatti della
colonia felina di vicolo Molinari, con varecchina ed ammoniaca nelle
ciotole. 1 LUGLIO 2009
UCCISO GATTO CON TRAPPOLA, RINVIATE A GIUDIZIO DUE PERSONE Denuncia del 2007 da parte di una volontaria della Lav in provincia di Roma.
Bracciano, ridente paese in provincia di Roma: i signori R. sono
stati rinviati a giudizio dal Dott. Pantaleo Polifemo, PM della
Procura di Civitavecchia, e dovranno presentarsi tra pochi giorni
presso la sezione di Bracciano con l’accusa di avere, in concorso
tra loro, ucciso un gatto.
VARESE NEWS
1 LUGLIO 2009
APPARTAMENTO IN
FIAMME, CAGNOLINA DA L'ALLARME
Ad incendiarsi un
tegame lasciato sul fuoco: Milù dal balcone ha abbaiato
attirando l'attenzione dei passanti, che hanno chiamato i
vigili del fuoco
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Inveruno (MI) - Paura nel
centro storico di Inveruno: intorno alle 9 alcuni
passanti hanno visto uscire fumo nero da un appartamento
di Via Ospedale e hanno sentito un cane abbaiare
insistentemente. I pompieri volontari sono giunti presto
in luogo, muniti di autorespiratori e mediante l'uso
d'una scala sono entrati nell'appartamento al primo
piano. A incendiarsi, fortunatamente, solo un tegame
lasciato sul fuoco dalla proprietaria che s'era recata a
fare compere. L'unica occupante dell'abitazione, scossa
per l'accaduto ma contenta di vedere i pompieri, era
Milù, una meticcia rimasta in casa che s'è messa ad
abbaiare dal balcone attirando l'attenzione dei passanti
(foto
Vigili del Fuoco Volontari
di Inveruno). Il
tempestivo intervento ha fatto si che l'incendio si
limitasse alla sola pentola e che il fumo non
intossicasse l'animale: la padrona sbadata, rientrata
subito dopo, ha accarezzato risollevata la cagnetta
scodinzolante.
1 LUGLIO 2009
Viareggio, gatto
salvato dalle fiamme
Nell'inferno di fiamme che ha devastato la stazione
di Viareggio e le zone limitrofe, i vigili del fuoco hanno tratto in
salvo anche un gatto vivo nonostante le bruciature.
FOTO http://www.lastampa.it/multimedia/multimedia.asp?IDmsezione=59&IDalbum=18835&tipo=FOTOGALLERY LA REPUBBLICA 1 LUGLIO 2009
Il Golden Retriver della Misericordia
di Forte dei Marmi La storia di Max e di Lorenzo Il cucciolo ha salvato il bambino
MAURIZIO BOLOGNI
VIAREGGIO (LU) - Leonardo ha otto anni, Max due. "Sono due "cuccioli", quando sarà il momento si incontreranno. Non ora però, è presto, le ferite bruciano, quelle del corpo e quelle dentro" dicono i volontari della Misericordia. Leonardo è un bambino strappato alle macerie, l'unico sopravvissuto di tre fratellini. Max è il suo salvatore, un Golden Retriver. "Quella notte, dopo lo scoppio di Viareggio, io e Max siamo subito corsi alla stazione" racconta il suo padrone, Giancarlo Zoppi, un volontario della Misericordia di Forte dei Marmi. "Max è giovane ma si è fatto già una grossa esperienza in Abruzzo, per quattro mesi abbiamo setacciato le rovine di Onna, Castelnuovo ed altri centri minori" raccontano i volontari della Misericordie versiliesi che lo hanno eletto loro mascotte. L'altra sera, alla stazione di Viareggio, Max si è messo al lavoro come un forsennato. Sotto le macerie ha scovato subito un cadavere carbonizzato. Poi ha preso a girare intorno al perimetro di una casa sventrata. Annusava. Dopo un po' ha cominciato ad abbaiare e a tirare fortissimo verso l'alto, voleva arrampicarsi su ciò che rimaneva del pavimento al primo piano di una casa squarciata. Lassù c'erano solo povere cose, nessun segno di vita, nessuna traccia di persone coperte dalla macerie. "Ma Max non mollava - racconta Zoppi - . Allora i vigili del fuoco si sono arrampicati. E dietro un materasso hanno scoperto Leonardo, impaurito, ferito, ma vivo. Sì, Max e Leonardo diventeranno amici".
IL TIRRENO
1 LUGLIO 2009
Cani restano impigliati nei lacci dei bracconieri
VILLAFRANCA (MS). Il comitato dei cittadini di Merizzo, diretto da Dina Bassignani, Maria Rosa Trebali, Danilo Trebali e Grazia Landini, lamenta due episodi di presunto bracconaggio che hanno profondamente impressionato la piccola comunità villafranchese sulla strada che dal capoluogo conduce a Monti di Licciana. Nei giorni scorsi infatti, in località Ronco, la signora Dina Bassignani ha smarrito un cane di grande pregio, di nome Buc, mentre si recava nei terreni di proprietà. Il giorno successivo i figli rinvenivano poco distante tracce dell’animale, presumibilmente rimasto bloccato in un laccio. Pochi giorni prima l’episodio si era ripetuto ed a subire lo stesso danno era stato il cane della signora Tatiana Borrini. «Fatto ancor più grave è che questi atti poco desiderosi - dice il comitato - si siano verificati vicino all’arteria stradale e non in un bosco, come spesso avviene». I cittadini si riservano ora di percorrere le vie legali per fare luce sulla vicenda che ha visto coinvolti dei poveri animali. IL TEMPO
Danneggiata da ignoti la rete fognaria della struttura di Colle Arpea: problemi e disagi Canile, blitz notturno con le ruspe Rieti Presentata una denuncia. Il titolare Leonardo Bordi: «Adesso basta.
Eliana Di Lorenzo
Rieti - Fogne danneggiate al canile di Colle Arpea. Nella notte tra lunedì e martedì ignoti sono entrati nella proprietà di Leonardo Bordi, titolare dell'azienda che gestisce il canile e con l' aiuto di un mezzo meccanico hanno divelto le fognature e danneggiandole irrimediabilmente. I segni sul terreno sono ben evidenti e lasciano pensare ad un'azione studiata a tavolino. L' amara scoperta è stata fatta dagli inservienti che prestano il loro servizio nel canile, che oltre al danno hanno trovato anche il liquame fuoriuscito dai tubi. «Non è la prima volta che accade una cosa simile – racconta Leonardo Bordi titolare del canile - Capita spesso che ignoti compiano atti vandalici sulla mia proprietà. Ho più volte denunciato la situazione, ma nessuno ha mai fatto niente». A parlare è un Bordi esasperato che ha sporto denuncia alla Polizia e fatto intervenire i Vigili urbani: «Adesso ci troviamo col canile invaso dal liquame e siamo costretti a dover pulire tutto a mano e a non poter scaricare gli escrementi. Una situazione surreale, che di certo non fa bene nemmeno agli animali». I cani ospitati nella struttura di Colle Arpea sono poco più di 200 e ora dovranno fare i conti con questo ulteriore disagio. «Sono veramente scoraggiato – continua Bordi – Ciò che mi stupisce di più è il fatto che nonostante le molteplici denunce nessuno si interessi alla mia situazione e io mi trovo a dover combattere contro mulini al vento». 1 LUGLIO 2009
Torna a casa una bassotta smarrita e sfruttata per mendicare
Torino - Costanza, una bassotta di 14 anni, smarrita dal suo proprietario, era usata per mendicare. L’Organizzazione internazionale per la protezione animali è intervenuta ed è riuscita a farla ritornare a casa. È accaduto nei giorni scorsi a Torino a una cagnolina affidata dal canile ad una nomade. Sono state le guardie zoofile dell’Oipa a effettuare il controllo insieme ad una pattuglia della Polizia Municipale. Per due volte sono intervenute poichè, dopo la prima, il cane, rientrato al canile di Via Germagnano, invece di essere restituito ai proprietari individuabili attraverso il tatuaggio sull'orecchio, è stato riaffidato alla nomade. Alla fine, però, è stato rintracciato il proprietario che ha spiegato di averlo perso e di aver riempito la zona di cartelli con la foto e la descrizione dell’animale. IL GAZZETTINO
1 LUGLIO 2009
Una cinquantina
di animali, anche esotici, vittime di uno sfratto esecutivo: il caso
risolto dal proprietario, il conte Lucheschi Cani e gatti "sotto sequestro"
Elisa Giraud
Colle Umberto (TV) - Come nei più classici dei romanzi che narrano
le vicissitudini di nobili casate, anche la nobiltà contemporanea ha
il suo bel fardello di grattacapi. Succede al conte Lucheschi che,
pare, abbia qualche problema con l’inquilina di una delle case
coloniche che fanno parte della tenuta di Villa Lucheschi. Sembra
che da qualche tempo, anni ormai, non fosse una fittavola modello in
quanto non pagava regolarmente l’affitto. Ora, dopo anni di carte
bollate, pare che il tribunale abbia emesso lo sfratto esecutivo, ma
quando l’inquilina ha lasciato la residenza non si è portata via
tutti gli animali di sua proprietà che sono stati posti sotto
sequestro amministrativo così come la mobilia. Gli animali non
sarebbero pochi: molti cani, una cinquantina di gatti di razza e
diversi esemplari esotici di pappagallini, un furetto, un degu (una
specie di roditore originario del Cile) e qualche cincillà che ora
sono stati dati in custodia al conte. Per motivi igienico-sanitari,
sono stati trasferiti in spazi idonei in attesa del dissequestro che
permetterà di procedere con gli affidamenti. Al di là della passione
per gli animali della signora in questione, qualcuno sospetta che
non li tenesse solo per compagnia, ma che li detenesse a scopo
commerciale; trovare nella casa cinquanta gatti di razza ha
sollevato più di un dubbio che non fosse solo per amore felino. Se
il commercio fosse legale o no, anche questo al momento non si può
dire. Della vicenda dello sfratto se ne stanno occupando le autorità
competenti, ufficiale giudiziario, comune, Uls, ma da tempo diverse
segnalazioni sono giunte anche all’Enpa che per ora, date le
circostanze, non può intervenire, ma ha avuto rassicurazioni che gli
animali stanno bene. Mentre altri enti si occupano dell’ormai ex
inquilina che, sempre secondo i ben informati, avrebbe trovato una
sistemazione di fortuna dormendo nella sua auto. Come nei più
classici dei romanzi storici, è probabile che l’epilogo non sia un
‘e vissero felici e contenti’ ma si tratti piuttosto di una
drammatica storia senza lieto fine.
1 LUGLIO 2009
Federfauna: i
cani abbandonati non sono quelli venduti dai negozi
Federfauna critica la posizione di una nota associazione animalista (non citata), secondo cui si sarebbe registrato un consistente numero di nuovi arrivi, 1700, in 100 canili italiani nel mese di giugno imputabile agli abbandoni di cani acquistati con troppa superficialità dagli italiani nei negozi.
L'associazione che rappresenta i commercianti e le
associazioni di allevatori ricorda le numerose campagne contro
l'acquisto dei cuccioli nei negozi partita da questo inverno, a cui
risponde con alcuni dati raccolti tramite un sondaggio effettuato in
tre canili rappresentativi di nord, centro e sud Italia.
Numeri che secondo Federfauna smentiscono le tesi
anti pet shop. Su un totale di 775 cani, solo 54 sarebbero infatti
cani di razza e tutti di taglia medio grande, mentre il 90 per cento
dei cani venduti nei negozi secondo Federfauna è costituito da
animali di razza e di taglia medio piccola. Inoltre è da considerare che di quei 54 cani di razza, ben 24 sono pittbull e 12 cani provengono da sequestri. Al contrario i “Pet Shop” secondo Federfauna contribuiscono a diminuire il fenomeno grazie alle procedure di identificazione del proprietario tramite microchip “già da anni – ricorda l'associazione - i numerosi negozi seri che vendono cuccioli, soprattutto se provenienti dall’estero, li cedono ai loro clienti, già corredati di microchip e ne segnalano la cessione alle autorità competenti”.
LIBERO
1 LUGLIO 2009
A Gardaland arrivano
tre lumache giganti
Provincia di Verona
- Nuovi ospiti per l’acquario di Gardaland: sono infatti arrivate
tre Lumache Giganti di mare, altresì dette Melo melo. I tre animali
oltre a essere belle esteticamente possono diventare anche preziose
perché sono in gradi di produrre perle. Originarie dei mari del sud
della Cina, le lumache producono di tanto in tanto perle che possono
raggiungere quotazioni dai 7.000 agli oltre 40.000 euro l’una.
“La lumaca crea la
perla attorno a qualunque tipo di oggetto esterno penetri il suo
guscio – riferisce Sabrina Repetto, Curator di Gardaland SEA LIFE
Aquarium - la più grande mai rinvenuta aveva le dimensioni di una
pallina da golf!”.
Le tre spettacolari
neo-arrivate a Gardaland misurano circa 20-50 volte le comuni
lumache che incontriamo nei nostri giardini, ovvero misurano dai 18
ai 20 cm. E si nutrono di cozze, gamberi e piccoli pezzi di pesce.
Una di loro è posta in una zona attigua alla Vasca Oceanica a lei
appositamente riservata ed adeguatamente protetta dagli squali; le
altre due, invece, sono state poste in una “rock pool” per essere
più visibili agli ospiti. “Ovviamente solo pochissime le lumache
che producono perle. Non osiamo sperare che proprio le nostre siano
fra queste” ha detto Sabrina Repetto. “Con le quotazioni che possono raggiungere dobbiamo comunque essere particolarmente attenti; qualcuno, infatti, nella speranza di poter trovare il “tesoro nascosto”, potrebbe cercare di sottrarle. Ecco perché i nostri tre splendidi esemplari sono custoditi in vasche ben protette e attentamente sorvegliate. LA ZAMPA.IT 1 LUGLIO 2009
Namibia e la caccia alle foche, è polemica
Si è aperta la stagione della caccia ai cuccioli di foca sulla costa atlantica della Namibia, mentre gli animalisti della sudafricana Seal Alert sono impegnati nella raccolta dei milioni di dollari necessari per rilevare la società australiana che ne acquista le pellicce. Il ministero della Pesca ha inoltre reso noto che il numero di cuccioli di foca che potranno essere uccisi in questa stagione è di circa 85 mila. I piccoli animali sono uccisi a colpi di bastone, per non rovinarne le pelli. In un video si vedono le popolazioni locali intente a bastonare gruppi di foche impaurite e senza la possibilità di difendersi http://www.lastampa.it/multimedia/multimedia.asp?pm=2&IDmsezione=59&IDalbum=18885&tipo=#videompos
Avorio, sulle
tracce delle partite illegali
Una nuova
tecnica ha permesso di identificare la provenienza dell'avorio del
più grande sequestro degli ultimi 20 anni. Su Scientific American,
l'articolo del biologo che ha messo a punto il test
A venti anni dal bando internazionale del commercio dell'avorio della Cites (Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora, vedi Galileo), il traffico illegale è in aumento. Le ultime stime, riportate in un articolo sul numero di luglio di Scientific American, parlano di 38.000 elefanti uccisi in Africa annualmente dal bracconaggio per soddisfare la richiesta da parte dei paesi dell'Est, soprattutto Cina e Giappone.Ma se fino a poco tempo fa non era possibile identificare i paese di provenienza della partite sequestrate - e, di conseguenza, delle maggiori attività di bracconaggio -, una tecnica forense basata sul Dna è ora riuscita a rintracciare l'origine di una delle più grandi partite illegali degli ultimi venti anni. Si tratta di dieci tonnellate, sequestrate nel 2006: tutto questo avorio proviene da un'unica piccola area ai confini tra Tanzania e Mozambico.Il test, messo a punto nel 2006 dal biologo Samuel Wasser dell'Università di Washington, è molto simile a quello usato in criminologia ed è in grado di identificare con univocità la zona di provenienza dell'esemplare ucciso, in quanto individua le mutazioni del Dna tipiche di ciascuna popolazione. “Conoscere dove sono stati uccisi gli elefanti”, scrive Wasser su Scientific American, è necessario per identificare quei paesi in cui le misure contro il traffico illegale di avorio sono eluse per poter esercitare pressioni sui governi affinché vengano rafforzate”.Secondo il ricercatore, infatti, i risultati dimostrano per la prima volta che i grandi carghi di avorio confiscati negli ultimi anni provengono da un'azione organizzata in grande, che ha preso di mira un'unica popolazione. Non si tratterebbe, quindi, del “raccolto” di piccoli gruppi di bracconieri isolati, ma di un'operazione coordinata da organizzazioni criminali che lasciano supporre la complicità delle istituzioni competenti e dei politici. LIBERO 1 LUGLIO 2009
ROMA: MULTATI PERCHE' POSSESSORI DI UN CONIGLIO NANO
LA REPUBBLICA
1 LUGLIO 2009
"Meno tumori tra i
vegetariani"
Lunga e sistematica ricerca in
Gran Bretagna conferma le stime: chi evita la carne ha il 12% in
meno di possibilità di ammalarsi, il
45% nel caso delle leucemie
ENRICO
FRANCESCHINI
LONDRA -
E' un diffuso luogo comune: mangiare più frutta e verdura fa
bene alla salute. Ora una vasta ricerca rivela che non solo ciò
è vero, ma chi fa una dieta vegetariana ha meno probabilità di
ammalarsi di cancro rispetto a chi fa una dieta a base di carne.
Non è la prima volta che un'affermazione di questo genere
proviene dalla comunità scientifica internazionale: la novità,
tuttavia, è che non c'era mai stato uno studio così ampio e
prolungato nel tempo sulla questione. I risultati sono
impressionanti: i vegetariani hanno il 45 per cento di
probabilità in meno di ammalarsi di cancro del sangue e un 12
per cento in meno di ammalarsi di qualsiasi tipo di cancro,
rispetto a coloro che fanno una dieta carnivora.
Pubblicato sul British Journal of Cancer e ripreso oggi con grande rilievo dalla stampa nazionale britannica, lo studio ha seguito lo stato di salute di 61 mila persone nel corso di 12 anni. "Ricerche precedenti avevano indicato che la carne può aumentare il rischio di cancro all'intestino, cosicché i nostri risultati sono apparsi plausibili da questo punto di vista", dice al quotidiano Guardian di Londra la dottoressa Naomi Allen, ricercatrice del Cancer Research della Oxford University e co-autrice del rapporto. "Ma non sappiamo perché il cancro del sangue ha un'incidenza più bassa nei vegetariani". La differenza, un 45 per cento di probabilità di ammalarsi in meno, è enorme, e riguarda sia la leucemia che altri tipi di cancro del sangue. Non solo, ma chi si nutre di verdura, frutta e pesce, evitando la carne, ha anche il 12 per cento di rischio in meno di ammalarsi di qualsiasi altro tipo di tumore, afferma la ricerca. "Sono dati significativi", osserva la dottoressa Allen, "anche se vanno presi con un po' di cautela poiché si tratta del primo ampio studio di questo genere in materia. Abbiamo bisogno di farne altri e di saperne di più. Per esempio dobbiamo scoprire quale aspetto di una dieta a base di verdura, frutta e pesce protegge dal cancro. E dobbiamo stabilire quanto influisce positivamente una dieta vegetariana, così come quanto influisce negativamente una a base di carne". Lo studio fa parte di un progetto internazionale a lungo termine chiamato "European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition", che andrà avanti, ad Oxford e in altri centri di ricerca sul cancro. Altri studi hanno comunque già dimostrato che mangiare carne, o perlomeno mangiarne troppa, può essere nocivo. Non solo per la salute degli umani, tanto per cominciare, ma pure per quella del pianeta: l'anno scorso un rapporto della Commissione dell'Onu sul Cambiamento Climatico ha esortato a rinunciare alla carne almeno una volta alla settimana poiché la produzione di carne, ovvero gli allevamenti di bovini, produce da sola un quinto delle emissioni di gas nocivi. Un rapporto della World Cancer Research Fund, dua nni or sono, ha raccomandato di non mangiare più di 300 grammi di carne alla settimana a causa del rapporto tra una dieta altamente carnivora e il cancro all'intestino. E nel 2005 uno studio finanziato dal Medical Research Council britannico e dalla International Agency for Research on Cancer, ha riscontrato che mangiare due porzioni di carne al giorno, l'equivalente di un panino con la pancetta e di una bistecca, aumenta del 35 per cento il rischio di cancro all'intestino. IL GAZZETTINO
1 LUGLIO 2009
Sul divieto ai
cani in spiaggia si scatena l’opposizione Ciubey: «Il Comune è assente e il turismo ne soffre»
Enea Fabris
Lignano Sabbiadoro (UD) - Da tempo a Lignano si parla in più sedi
di mettere a disposizione dei villeggianti che assieme ai loro cani
raggiungono la località, un'area di spiaggia attrezzata per ospitare
gli amici dell'uomo a quattrozampe. Ma fino ad oggi molto poco è
stato fatto. Anzi, un’ordinanza comunale dei mesi scorsi vieta di
recarsi con i cani anche nella spiaggia di Marina Punta Faro dove
erano invece tollerati negli anni scorsi. In questi giorni
l'argomento è ritornato di attualità dopo che il consigliere di
minoranza Paolo Ciubey ha sollevato il problema, presentando al
sindaco Silvano Delzotto un’interpellanza per conoscere cosa intenda
fare l'Amministrazione comunale per soddisfare le esigenze di quella
fascia di turisti che in vacanza non rinunciano ai loro cani.
Secondo alcuni dati statistici forniti dall'Associazione italiana
difesa animali e ambiente, si apprende che solo nel Nordest le
famiglie di “vacanzieri con cani al seguito” sono circa 200mila.Una
parte di queste senza dubbio raggiungeranno Lignano, ma spazi
riservati ai loro animali, ne sono ben pochi per non dire nulla. La
scorsa estate, in base alla richiesta avanzata dalla giornalista
Licia Colò, presente a Lignano l'anno precedente in occasione del
Premio Hemingway, il Comune aveva preso in concessione un tratto di
spiaggia all'estremità Nord Est della penisola con lo scopo di
adibirla, seppur a titolo sperimentale, come spiaggia per cani, ma
la sua sistemazione era stata rimandata all'estate 2009.«Siamo ormai
in luglio e nonostante sia stata messa a bilancio una certa cifra
per la sua sistemazione - dice Ciubey - a tutt'oggi nulla è stato
fatto, pur essendo tale area pubblicizzata in vari depliant come
spiaggia riservata a ospitare gli amici dell'uomo a quattrozampe.
Attualmente è priva di ogni servizio, sia per i cani, sia per i loro
proprietari e la pulizia lascia pure a desiderare, questo - conclude
Ciubey - non si sa se considerarlo un vanto, o una vergogna del
Comune. Nella vicina spiaggia veneta invece hanno messo a
disposizione dei cani un'ampia area ben attrezzata, separata dal
settore attiguo con fioriere colorate a terra e boe in mare. Gli
ombrelloni sono dotati di ferma guinzaglio, accanto un'apposita
stradio per cani, ciottola per l'acqua e lo spazio riservato a
queste bestiole è di circa 12 metri quadrati, ben superiore a quello
consigliato dalle direttive Enpa (Ente protezione animali). Al loro
ingresso viene controllato il possesso del microchip obbligatorio e
il libretto vacinazioni in regola, infine vengono fornite
informazioni sui veterinari reperibili in zona». LA ZAMPA.IT 1 LUGLIO 2009
Cani, c'è chi
pensa anche senza parole I «quattrozampe» possiedono concetti simili ai nostri: una prova è la capacità di interpretare il linguaggio dei segni
ANGELO TARTARINI*
Robert Benchley, un noto umorista e scrittore americano, un giorno
scrisse: «Ho conosciuto molti cani, soprattutto cuccioli, che
manifestavano reazioni mentali anche stupide, ma quasi quanto quelle
umane».
MARKET PRESS
ANCHE LE VACCHE
SOFFRONO IL CALDO
L’intensificarsi
della frequenza con cui le ondate di calore colpiscono le nostre
latitudini ed in particolare l’Italia ha portato ad un sempre
maggiore interesse verso lo studio degli effetti che queste
provocano sulla salute dell’uomo e degli animali. Uno studio recente
ha mostrato che negli Stati Uniti le perdite economiche nel settore
zootecnico, dovute alle ondate di calore possono essere comprese fra
1. 69 e 2. 36 miliardi dollari. Alcune stime parlano di un costo
economico totale per l’Europa per l’evento 2003 di circa 12 miliardi
di Euro, in gran parte dovuto alle perdite in agricoltura, incluso
il settore zootecnico, dovute alla siccità e alla lunga ondata di
calore verificatasi in quell’anno (da giugno a settembre, con brevi
interruzioni), una delle più lunghe ed intense mai verificatesi nel
nostro Paese. In particolare, nel campo dell’agricoltura e della
zootecnia è noto che le condizioni ambientali, come la concomitanza
di alte temperature ed umidità per più giorni consecutivi, possono
causare condizioni di stress per gli animali e avere un impatto
negativo sulla loro riproduzione, produzione e salute. Nel nostro
Paese, in cui il numero di allevamenti di bestiame, sia piccoli che
grandi, e’ altissimo ed in cui la industria ad esso associata
rappresenta una grossa fetta della economia nazionale, le perdite
dovute a condizioni di disagio degli animali possono essere notevoli
e, se questo e’ vero per tutti gli animali da allevamento, lo e’
ancor più per le vacche. L’istituto di Biometeorologia ha
partecipato ad un progetto di ricerca voluto dal Ministero delle
politiche agricole alimentari e forestali, denominato Climanimal*, i
cui risultati finali sono stati illustrati nel corso di un Convegno
che si è tenuto oggi a Viterbo, presso il Centro Congressi Pianeta
Benessere, nel corso del quale sono state consegnate le targhe di
partecipazione agli Allevatori coinvolti. Il progetto Climanimal -
coordinato dal Dip. To di Scienze Animali della Università della
Tuscia e a cui partecipano esperti nel campo della salute,
produzione e riproduzione di questi animali quali Aia (associazione
Italiana Allevatori) e Anafi (Associazione Nazionale Allevatori
Frisona Italiana) – ha lo scopo di individuare quali sono le zone
sul territorio italiano in cui le condizioni termo-igrometriche
possono essere rischiose per gli animali, ed in particolare per le
vacche, durante la stagione estiva ed individuare eventuali
strumenti di gestione delle situazioni di disagio e/o rischio dovuti
a fattori climatici. Per far questo, l’Ibimet ha considerato la
combinazione di due grandezze meteorologiche che sono la temperatura
e la umidità dell’aria e ha ricostruito l’andamento del cosiddetto
indice termoigrometrico o di disagio per 100 stazioni meteorologiche
distribuite sul territorio nazionale per i mesi estivi, negli ultimi
30 anni. Nel caso in cui questo indice superi determinati valori di
soglia, possiamo avere rischio Nullo, Minimo, Medio o Massimo. Il
territorio italiano risulta quindi suddiviso in aree
“bioclimaticamente omogenee’ e ciascuna zona e’ stata assegnata ad
una determinata “classe” di appartenenza. Per ciascuna classe quindi
e’ stato calcolato il numero di giorni in cui l’indice di disagio
nelle estati a partire dal 1971 fino al 2006 incluso ha superato i
diversi valori di soglia. Per le zone in classe elevata, ad esempio,
e’ molto elevato il numero di giorni a rischio massimo, mentre le
zone in classe bassa (classe 1 o 2) sono caratterizzate da un numero
molto basso di giorni a rischio elevato. La pianura Padana, in cui
si ha una altissima densità di allevamenti di bestiame e di
caseifici, e’, ad esempio, in una classe per cui il numero di giorni
a rischio medio e/o massimo e’ sufficientemente elevato. Dallo
studio svolto all’Ibimet emerge inoltre una indicazione molto
importante ovvero che il numero di giorni ad alto rischio che
comportano quindi maggior disagio per il bestiame e’
significativamente aumentato nel corso degli ultimi anni, a partire
dal 2001, rispetto al periodo precedente (1971-2000), segno,
presumibilmente, di un clima che sta cambiando. Questo risultato e’,
ai fini gestionali degli allevamenti, molto importante, in quanto
indica come vi sia una alta probabilità che sia necessario adottare
delle opportune contromisure, come, ad esempio, il raffrescamento
delle stalle, una appropriata distribuzione di acqua e di mangime,
operando sia sulla quantità che sulla qualità del mangime stesso, la
necessita’ di tenere il bestiame all’interno delle stalle piuttosto
che al pascolo. Ibimet ha anche curato per tutta la durata del
progetto la messa in opera e il funzionamento di otto stazioni
meteorologiche presso altrettante aziende agricole laziali, nonché
la raccolta ed elaborazione dati meteorologici raccolti. Ha quindi
valutato l´andamento dell´indice termoigrometrico nei mesi estivi
presso le aziende. Sono attualmente in corso di elaborazione le
analisi della correlazione fra tale indice e le prestazioni e lo
stato di salute degli animali. Lo studio proseguirà nel corso
dell´estate 2009, in modo da avere un quadro più completo delle
correlazioni. .
IL GIORNALE
1 LUGLIO 2009
Passione
Zoomarine Dove gli animali migliorano gli uomini
Cetacei e
pinnipedi prima catturati in natura, poi imprigionati, denutriti e
sottoposti a maltrattamenti per addestrarli a esercizi innaturali,
così da appagare il sadismo del pubblico pagante. Questo è un sunto
delle leggende inventate dagli ambientalisti o dagli animalisti più
intransigenti in cerca di scandali facili riguardo a Zoomarine, il
più grande parco acquatico del Centro-sud Italia, sul litorale di
Torvaianica. Un luogo che in pochi anni ha già conquistato romani e
turisti, in particolare i più piccoli, che qui vengono a trascorrere
una giornata entusiasmante.
LA ZAMPA.IT
1 LUGLIO 2009
L'Arca di Noè fra
le ciminiere
Sicilia, così il
«triangolo della morte» è diventato l'oasi più bella d'Italia
ROSELINA SALEMI
I contadini
diventano rapidamente operai, le saline muoiono, l'oleodotto le
attraversa. E, quasi trent'anni dopo arriva la Lipu con il suo
caparbio progetto: prendere in gestione dalla Regione siciliana,
assessorato Territorio e Ambiente, il poco che restava. Non erano in
molti a crederci. Ma quando, dopo cinque anni, sono tornati i
fenicotteri, la sterna maggiore, che trasloca dal Baltico tra agosto
e settembre, hanno capito tutti che non era stato tempo perso.Il
rapporto «Un'Oasi tra le ciminiere» elenca le piccole cifre della
vittoria. I fraticelli, specie a rischio, sono passati da 25 a 90
coppie, segno che si sentono al sicuro; quest'anno sono nati tre
pulcini di pollo sultano, scenografico uccello nero con le zampe e
becco rosso fiamma, dal carattere diffidente (e a ragione: estinto
negli anni ‘50 è stato reintrodotto grazie ad alcuni esemplari
portati dalla Spagna), e il settembre scorso 280 aironi cenerini
hanno dato spettacolo partendo in massa al tramonto.
LIBERO
1 LUGLIO 2009
Giuramento d'Ippocrate
per i veterinari?
OSCAR GRAZIOLI
Il veterinario ama
gli animali? Domanda retorica apparentemente e invece la risposta
non è così scontata. Un'associazione animalista (ARCA 2000) lamenta
che non esiste un reato di malasanità in campo veterinario. Ha
interessato vari parlamentari e uno di loro, l'avvocato Cassinelli (PDL)
ha risposto con una proposta di legge in cui si prevedono, per i
veterinari, più o meno gli stessi obblighi che hanno i medici.
Addirittura leggo che l'entomologo Giorgio Celli propone che i
veterinari pronuncino il giuramento di Ippocrate, lo stesso dei
medici "umani". Tra parentesi leggo che Celli voleva fare il
veterinario ma ha cambiato idea per il timore di fare della
vivisezione durante gli studi. Assicuro che in 5 anni di studi
nell'ateneo di Parma non ho mai assistito o praticato alcuna forma
di vivisezione. Neanche schiacciato un insetto. L'ARCA 2000 ha
parzialmente ragione. In campo veterinario, a parte un codice
deontologico di scarsa utilità, non esiste il reato di malpractice e
la professione è poco regolamentata, con il risultato che pazienti e
proprietari risultano poco tutelati da eventuali negligenze. A
questa situazione stanno cercando di porre rimedio alcune
associazioni di veterinari, tra le quali Assovet (www.assovet.it),
che io stesso ho contribuito a fondare, che si impongono e
autocertificano alcune regole di base che garantiscono
professionalità e rigore morale. La stessa ANMVI, con altri
percorsi, sta facendo analogo lavoro. Quando ARCA 2000 vorrà,
Assovet è pronta a confrontarsi, sicura di trovare armonia
d'intenti. Ben vengano dunque proposte per tutelare maggiormente
pazienti e proprietari, se concordate con i veterinari, tenendo
conto che se si vuole che il veterinario abbia gli stessi obblighi
del medico "umano" si dovrebbe anche remunerarlo in pari misura. Il
mese scorso ho fatto una visita a pagamento e ho speso 260 euro.
Tempo impiegato: 15 minuti. Un'accurata visita veterinaria con
terapia, costa in Italia 35 euro di media (compreso lo scandaloso
20% di IVA). Gradirei allora che anche i proprietari facessero il
loro giuramento (di S. Francesco?) e che curassero al meglio i
propri "bambini" (come spesso li chiamano) aprendo senza smorfie lo
stesso portafoglio usato per Mercedes, Iphone e borsa di Prada ed
evitando di chiedere la soppressione di animali divenuti anziani,
scomodi e malati.E ora vorrei io una risposta a un dubbio che mi
rode da tempo. I dentisti fanno il loro lavoro anche per guadagnare
o solo perché amano i denti?
IL GAZZETTINO
1 LUGLIO 2009
CANEVA
(PN) L’animale colpito con un’arma ad aria compressa è ancora vivo.
Denuncia a Fiaschetti
Gatto preso a
fucilate per la terza volta
Caneva (PN) -
Abita a Fiaschetti, ha una famiglia, un figlio piccolo e un gatto. E
qualche timore ben fondato, tanto da presentare denuncia ai
carabinieri sia pure contro ignoti. Infatti la battaglia per
difendere il suo gatto da una persona che abita nelle vicinza e che
spara con carabina compressa, è cominciata lo scorso anno, ma ora
comuncia ad avere dei risvolti preoccupanti. Per tre volte è andato
dal veterinario con il fatto. La prima volta per un’operazione
all’anca, dove era rimasto ferito. L’ultima volta qualche giorno fa:
il pallino sparato contro l’animale è rimasto conficcato e non
ancora rimosso. «Anche altri miei vicini di casa hanno dovuto
soccorrere i loro animali, feriti allo stesso modo. E vorrei far
presente che nonostante abbia denunciato il fatto alla locale
stazione dei carabinieri, la situazione non è assolutamente
cambiata», racconta. Insomma l’ignoto sparatore non si è minimamente
spaventato. Ma quello che preoccupa ora il residente di Fiaschetti è
ben altro: «Avendo un figlio piccolo che sta per cammimare, temo che
seguendo il gatto, che si muove pocchissimo lontano dalle mura
domestiche, possa trovarsi in pericolo», insomma nel mirino del
fucile ad aria compressa. «Viste le visite mediche che ho già
sostenuto per il gatto, dalla castrazione per evitare disturbi ai
vicini alle cure per i diversi ferimenti, auspico che la decisione
di rendere pubblica la storia serva da denuncia per evitare che
simili episodi si ripetano in futuro». Anche di recente sono stati
segnalati episodi di maltrattamenti nei confronti di animali in
provincia diPordenone, tanto che la Lav ha deciso di mettere a
disposizione i propri legali per sostenere i proprietari di cani e
gatti nei processi contro chi h maltrattato i loro aninali. Inoltre
gli aninalisti sono disponibili a conferenze di sensibilizzazione
della popolazione nei paesi dove più spesso accadono episodi di
questo tipo, come ad Azzano Decimo e Prata.
AREZZO NOTIZIE
1 LUGLIO 2009
Macellai: il presente
è roseo, “ma servono nuove leve”
Arezzo - Oggi (mercoledì 1 luglio)
il presidente nazionale di Federcarni Confcommercio Maurizio
Arosio ospite presso l’Accademia del Gusto di Arezzo
“Il settore vive un momento felice. L’unica preoccupazione va al futuro: cerchiamo giovani che possano continuare la tradizione”. L’apprezzamento della gente e le sfide del mercato: “quando scoppiò il caso di mucca pazza, i nostri affari sono aumentati: la gente preferiva acquistare carne da chi offriva la sua faccia ai prodotti, anziché nei circuiti di vendita anonimi” “I macellai di oggi sono molto diversi da quello di venti o trenta anni fa”. Parola di Maurizio Arosio, presidente nazionale di Federcarni Confcommercio, oggi (mercoledì 1 luglio) ad Arezzo per presenziare alla riunione dei macellai toscani. “Abbiamo seguito tutte le evoluzioni del mercato. Ci siamo adeguati alle nuove richieste e questo ci permette ora di essere una categoria forte e competitiva. I consumatori ci apprezzano e del resto hanno avuto più di una occasione per accertare la nostra professionalità. Quando scoppiò il caso di mucca pazza, i nostri affari sono aumentati: la gente preferiva acquistare carne da chi offriva la sua faccia ai prodotti, anziché nei circuiti di vendita anonimi”. “Il nostro settore vive un momento felice – ha sottolineato il presidente dei macellai italiani salutando gli allievi del corso per operatori di macelleria, organizzato dalla Confcommercio di Arezzo con il finanziamento della Provincia - l’unica preoccupazione va al futuro: cerchiamo giovani come voi, che possano continuare la tradizione imparando un mestiere pieno di sacrifici, ma anche ricco di opportunità e soddisfazioni”. Arosio è stato poi ospite d’onore al pranzo allestito proprio dagli apprendisti macellai presso l’Accademia del Gusto di Arezzo. Insieme a lui c’erano anche il vicesindaco Giuseppe Marconi, il presidente regionale di Confcommercio Franco Scortecci e quello provinciale Benito Butali, oltre al presidente dei macellai toscani Pier Luigi Sacchetti. “Oggi il macellaio è diventato esperto anche nella preparazione delle carni – ha detto il presidente di Federcarni - e con i “pronti a cuocere” ha risposto alle esigenze delle famiglie moderne di mangiare bene senza impiegare troppo tempo in cucina”. In effetti, se un tempo i banconi delle macellerie mettevano in bella vista solo bistecche, girelli, fettine e lunghe collane di salsicce, oggi sono tutte un trionfo di specialità gastronomiche pronte da mangiare: salse per crostini, sughi di carne, arrosti, sformati e verdure ripiene. “La qualità? Non è solo questione di bontà del prodotto – ha spiegato il numero uno dei macellai - si costruisce con l’igiene, il trattamento e la preparazione accurata delle carni, la professionalità del nostro servizio e la capacità di scegliere cosa è meglio per i clienti”.
TERRA NEWS
1 LUGLIO 2009
Pesci mutanti a
causa delle emissioni di CO2
MARE — L’anidride carbonica si dissolve nell’acqua e si
trasforma in acido provocando le mutazioni genetiche. La
preoccupante conferma viene da una ricerca californiana. —
Mutazioni genetiche per i pesci dei nostri mari a causa dei
gas serra. La realtà supera la fiction, fantascienza
compresa. è la disarmante scoperta di un’equipe di
scienziati dello Scripps Institution of Oceanography,
capeggiati da David Checkley, presso l’università di San
Diego in California. In effetti, la comunità scientifica era
in attesa, oramai, di una prova del genere. Era dal 2004 che
gli studiosi si interrogavano sugli effetti
dell’acidificazione degli oceani. La CO2, infatti, si
dissolve nell’acqua e si trasforma in acido carbonico,
abbassando sensibilmente il livello naturale di pH del mare.
L’acidificazione dipende direttamente dalle emissioni e non
è legata al riscaldamento globale. Questo significa che per
arginare il fenomeno bisogna regolare le emissioni a un
livello anche più basso rispetto a quello che genera il
surriscaldamento. Proprio nel 2004, la comunità
oceanografica aveva dimostrato come l’acidificazione
danneggiasse le barriere coralline. L’acido carbonico,
infatti, scioglie il carbonato di calcio di cui sono fatti
gli scheletri dei coralli e alcuni tipi di conchiglie. Ora,
l’equipe del professor Checkley dimostra che
l’acidificazione porta anche a una mutazione nelle razze dei
pesci. Gli studiosi, infatti, da tempo stavano esaminando i
pesci presenti in acque esposte ad alti livelli di gas.
L’ipotesi era che i pesci avrebbero registrato mutazioni
degli otoliti, le ossicine auricolari attraverso le quali le
razze marine si orientano nel mare. Gli otoliti sono delle
minuscole concrezioni di carbonato di calcio inglobate in
una matrice gelatinosa, contenuta nell’endolinfa
dell’orecchio interno. Era chiaro, quindi, che
l’acidificazione marina avrebbe potuto intaccare gli otoliti
nella fase di sviluppo del pesce, portando a una atrofia
dell’organo e a un sottosviluppo dell’otolite stessa.
L’osservazione scientifica, però, ha dimostrato un effetto
diametralmente opposto. Un’ulteriore prova della difficoltà
di prevedere tutti gli effetti possibili in uno scenario di
degrado ambientale causato dall’uomo. I pesci in esame,
infatti, hanno registrato uno sviluppo ipertrofico degli
otoliti. Le conclusioni sono state pubblicate sull’ultimo
numero della rivista americana Science e già hanno sollevato
svariate polemiche. Alcuni settori economici temono che
l’allarme possa imporre limiti alle emissioni ancora più
severi, rispetto ai parametri previsti per arginare il
riscaldamento globale. Lo studio della Scripps - sostengono
i detrattori - non prova che i pesci mutanti siano a rischio
estinzione: fin quando la scienza non dimostrerà che
l’ipertrofia degli otoliti nelle specie ittiche attenta alla
salute del mare non bisogna imporre nuove sanzioni, secondo
le aziende responsabili di emissioni di CO2. In realtà, è un
fatto che l’acidificazione stia facendo scomparire anche un
particolare plancton e l’intera catena alimentare è
pericolosamente in trasformazione. Mentre il principio di
precauzione imporrebbe uno stop all’acidificazione del mare
ha senso rischiare sulla salute della Terra?
LIBERO
1 LUGLIO 2009
Vacanze da
cani Tutti in barca a vela
Arriva
dogsonboard, il primo charter in barca a vela italiano
dedicato a cani e padroni. Davvero un modo nuovo di
andare in vacanza che farà scodinzolare di gioia i
nostri amici a quattro zampe. L’idea nasce
dall’esperienza di Silverio Scotti che, dopo anni di
navigazione con il fidato Strallo, il cane italiano
record per miglia navigate nel 2007, ha deciso di far
scoprire il mondo della vela a tutti i cani appassionati
di mare. D’altronde sono quasi inesistenti le spiagge
libere che prevedono uno spazio attrezzato e riservato a
fido. Ed ancora esigui, anche se in aumento, gli
stabilimenti privati che accettano cani. Grazie a
dogsonboard, invece, i cuccioli potranno salire
nuovamente a bordo delle barche a vela. A bordo i
migliori amici dell’uomo riceveranno subito una ciotola
d’acqua e un pesce sfilettato. I tragitti non saranno
mai lunghi per permettere al cucciolo di avere dei
break. I cani saranno sempre accompagnati dal tender a
terra ogni volta che ne sentiranno il bisogno. Le uscite
fanno base a Ponza, Circeo, e dal Porto turistico di
Roma per uscite quotidiane, per il fine settimana o per
l'intera settimana; su richiesta si salpa anche in
Sicilia, Toscana e Sardegna. Durante la navigazione sono
previste mini-lezioni di vela per i padroni. E a terra,
degustazioni dei prodotti tipici locali, sempre bordo
mare e accompagnati dal proprio miglior amico. Per
informazioni:
www.dogsonboard.blogspot.com
IL TIRRENO
1 LUGLIO 2009
Selvaggina sempre più folta e sempre più pericolosa
CASTIGLIONE (GR). Gli incidenti automobilistici provocati
dall’attraversamento dei cinghiali sulle nostre strade sono
un problema antico. Il frontale avvenuto ieri notte a
Castiglione è solo uno dei tanti di una lunga serie accaduti
negli anni. E purtroppo non sarà l’ultimo. Sempre più spesso
infatti questi animali, che in Maremma si riproducono in
gran quantità (ma succede anche per i caprioli, e qualche
volpe), si spingono fino alle zone abitate in cerca di cibo.
E attraversano strade anche molto trafficate. Per un
cinghiale poi gli ostacoli non rappresentano un problema:
sanno spiccare anche salti impressionanti, e per fermarli
serve un intervento serio, come una recinzione molto
robusta. Quello che è successo sulla provinciale delle
Collacchie all’altezza di Casa Mora, non è un fatto isolato.
Di casi analoghi se ne registrano tanti durante l’anno.
Molti incidenti si riducono a gravi danni alle autovetture,
considerando che un esemplare medio pesa sui 50-60 chili, e
l’urto - oltre adi uccidere spesso l’animale - genera la
necessità di riparazioni costose. Una delle auto coinvolte
nello scontro dell’altra sera,
1 LUGLIO 2009
In spiaggia è un'estate da cani
LIDO SPINA (FE). Quando si dice “vacanze bestiali” si pensa
subito a qualcosa che è andato storto. Invece questa volta
si parla proprio di andare in vacanza con gli animali. Come
ogni anno, i possessori di animali, generalmente a quattro
zampe, per lo più cani, si trovano ad affrontare il dubbio
se dove si andrà il quadrupede sarà ben accolto. Per saperlo
c’è un sito internet nuovo di zecca, vacanzebestiali.org,
che è stato istituito dall’Enpa lo scorso 4 giugno e vi
sono, suddivisi per regioni e per tipologie, tutti i luoghi
vacanzieri dove si può stare con i propri animali. Lungo la
costa comacchiese sono solo 4 gli stabilimenti balneari
autorizzati ad accogliere i cani in spiaggia: due a Lido
Spina, il Baia di Maui e il Trocadero, e due a Lido Estensi,
il Vela e il Gabbiano. In questi stabilimenti si può andare
in spiaggia con il proprio cane, ma attenzione, non gli si
può far fare il bagno, però si troverà un’area delimitata,
con ombrelloni e diversi servizi. Al Gabbiano sono
disponibili aree giochi per loro, in presenza del padrone,
ed è d’obbligo il guinzaglio. Il padrone del cane deve avere
con sè il libretto sanitario, da esibire in caso di
controlli. Al Gabbiano ha un’area dedicata ai clienti con
cani con 15 ombrelloni, mentre al Baia di Maui ve ne sono 40
e in più lo stabilimento offre la paletta per raccogliere le
deiezioni. Per i cani esuberanti è meglio portare anche la
museruola. Al Bagno Trocadero, inoltre, si può trovare un
istruttore di agility e utilizzare una doccia riservata ai
cani, ma è obbligatoria la sottoscrizione di
un’assicurazione per eventuali danni nei confronti di terzi.
L’autorizzazione per l’area cani in spiaggia viene
rilasciata dal Comune, non è costosa ma complessa sotto il
profilo burocratico. Chi accoglie cani senza autorizzazione
è passibile di multa, che viene estesa anche al padrone
dell’animale. I cani o altri quattro zampe sono ben accetti
anche all’hotel “ 1 LUGLIO 2009
Da oggi a lunedì Circo di Praga spettacoli e visita allo zoo
LIDO NAZIONI (FE). E’ uno degli spettacoli che più affascinano i bambini, un appuntamento che d’estate va rinnovato almeno una volta: è il circo, quello straordinario evento che per una sera porta nel mondo magico di trapezzisti, giocolieri, domatori di belve feroci, clown e animali esotici. Tutto questo è anche il Circo di Praga, che stasera inizia la sua programmazione di spettacoli al Lido delle Nazioni, dove sosterà fino a lunedì prossimo in viale Unione Sovietica, di fronte all’Hotel delle Nazioni. Sotto il tendone la magia circense si rinnoverà ogni sera dalle 21.30, mentre al mattino, dalle 10 alle 13, è visitabile lo zoo (informazioni al 347-7727973). 1 LUGLIO 2009
Sartiglia: un infarto ha stroncato Iorghi
ORISTANO. Le malelingue sono state messe a tacere. Le analisi
tossicologiche sui campioni di sangue e di organi del cavallo morto
in occasione dell’ultima Sartiglia hanno escluso la presenza di
droghe e sostanze dopanti. Così si leva ogni dubbio su che cosa
potesse aver originato la morte del cavallo avvenuta in via Mazzini.
L’animale si era accasciato all’uscita dal portico di Su Brocciu,
mentre si apprestava ad esibirsi nella corsa delle pariglie assieme
al cavaliere Alberto Carta che lo conduceva, e agli altri cavalli
del terzetto. Iorghi Era stramazzato al suolo, dopo aver provato
invano a rialzarsi. Per sgombrare il campo dai dubbi,
IL TIRRENO
1 LUGLIO 2009
Rischio strage per un cinghiale
Enrico Giovannelli
CASTIGLIONE (GR). Ancora terrore sula strada delle Collacchie, nel
tratto che attraversa Castiglione. Poche ore dopo il drammatico
incidente della mattina al bivio di Val delle Cannucce (un’anziana
signora investita in bici mentre attraversava sulle strisce
pedonali), in serata un altro schianto si è verificato un chilometro
più in là. Quasi davanti al campeggio Maremma Sans Souci, di fronte
agli impianti di Casa Mora, due auto si sono scontrate frontalmente
alle 23,30 di lunedì. E a innescare la carambola è stato
l’attraversamento di un cinghiale. Gravemente feriti due coniugi
svizzeri, D.R. di 54 anni (trauma cranico) e la moglie B.A, di 56
(contusioni multiple), a bordo di una Renault Clio diretta verso
Follonica: ma anche il figlio (frattura scomposta ad un braccio) e
la fidanzata di quest’ultimo (probabile frattura alla clavicola),
che viaggiavano con loro. L’altra auto invece, una Toyota
LandCruise, aveva a bordo una famiglia romana, pure quattro persone:
contusioni per tutti, con il figlio che potrebbe aver riportato la
frattura di un braccio e il padre un forte trauma toracico. Il
guidatore della Toyota ha reagito d’istinto quando davanti alla sua
auto è sbucato un cinghiale di una cinquantina di chili, uscito da
un campo laterale, che voleva attraversare la strada. Una brusca
sterzata verso sinistra - dopo aver colpito l’animale che si è
accasciato morto sulla banchina laterale - e l’urto è stato
inevitabile: 1 LUGLIO 2009
Dai cani da salvataggio, una zampa sul lago
BULCIAGO (LC) - Qualora, sfidando le correnti non sempre amichevoli
del Lario e mentre cercate di guadagnare la riva, vi piombasse
addosso un grosso cane, non sarà il top della iella. Partono da
Bulciago, ma pattugliano la costa da Valmadrera a Mandello: i cani
da lavoro di Claudio Cazzaniga reduci, come s'è già scritto, da
brevetti e successi internazionali aderiscono a «Lario Rescue».
ANSA AMBIENTE
1 LUGLIO 2009
ARRIVA
MILANO - Chi parte per le vacanze con il proprio animale domestico
d'ora in poi potra' avvalersi di una risorsa in piu' per la cura e
il benessere dei fidati amici a quattro zampe. Sugli scaffali di
farmacie e pet-shop arriva infatti una linea di solari studiati per
salvaguardare l'epidermide di cani e gatti. Si tratta di una crema
dermatologica e di uno spray da vaporizzare sul manto, dalla
composizione schermante del tutto simile a quella che caratterizza
le lozioni per gli esseri umani. I prodotti, una novita' nel loro
genere, sono stati realizzati dai ricercatori dalla casa
farmaceutica Bayer per rispondere alle esigenze sanitarie dei tanti
animali che con l'uomo condividono sempre piu' spesso stile di vita
e luoghi frequentati. Difficilmente si pensa che il sole possa loro
fare male, ma l'esposizione prolungata ha invece effetti nocivi. Al
mare come in citta', anche cani e gatti si scottano e rischiano di
sviluppare dermatiti o, peggio, tumori.
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