03 SETTEMBRE 2011

 

 

 

 

LA PROVINCIA DI LECCO
3 SETTEMBRE 2011
 

Gattini impallinati in paese

 

 

 

Giovanni Cristiani M. Cortese

 

MAGREGLIO (CO) - Un gatto scomparso, due tornati a casa con fori nel pelo: l’ultimo con un piombino nello stomaco. Per Tea, Pollon e Ka la vita tra le strade del paese non si è rivelata facile negli ultimi mesi, sembra che qualcuno a Magreglio si stia divertendo in una caccia spietata con un fucile ad aria compressa. Oltre ai gatti di Emanuela Zino, altri ne sono scomparsi negli ultimi mesi e la donna ha fatto una querela contro ignoti ai carabinieri di Bellagio. Alcune settimane fa Ka è tornata a casa con un foro nello stomaco, la visita dal veterinario ha portato alla scoperta di un pallino bloccato nella carne, dietro la zampa posteriore. «Il piombino è entrato nel fianco, fortunatamente il colpo non ha perforato organi - spiega Emanuela - Probabilmente hanno sparato a Ka da una finestra nella zona di Via Steiert, dove abito». Anche l’altro gatto di Emanuela ha subito un trattamento identico: «Pollon è tornata a casa con un buco vicino alla coda. In quel caso nell’animale non c’era nessun pallino. E’ successo diverse settimane fa, io ho pensato sul momento si trattasse di un taglio, in realtà ora sono convita sia stata colpita sempre da questi piombini. C’è poi Tea che è scomparsa da quasi un anno, non ho idea come, però non vorrei...». Emanuela ha sporto una querela contro ignoti ai carabinieri di Bellagio: «Diversi vicini mi hanno segnalato la scomparsa dei loro gatti, io sono stata fortunata perché i miei sono tornati a casa. Se non facevo le lastre a Ka, mai avrei sospettato si trattasse del gioco di qualche imbecille». «Ora abbiamo creato una email per le segnalazioni: igattidimagreglio@hotmail.com, e ci si può rivolgere ai carabinieri di Bellagio».


GEA PRESS
3 SETTEMBRE 2011
 
Santa Maria Imbaro (CH): nessuna sparatoria sui quattro randagi
Sui quattro cani un solo (letale) getto di pallini da caccia – la legge, invece, spara ... acqua
 
 
Non si è trattato di una “sparatoria”, come finora si è detto, ma di un solo colpo di fucile da caccia che ha centrato in pieno il cane randagio della borgata Fattore di Santa Maria Imbaro, in provincia di Chieti. La rosa dei pallini avrebbe però colpito anche gli altri tre randagi per fortuna presentanti lievi ferite. Sono ora ricoverati presso il canile comunale di Fallo (CH).Un solo colpo, dunque, sul gruppetto di cani, ma evidentemente diretto, in modo particolare, su uno di loro. La ricostruzione della dinamica del grave episodio avvenuto la mattina del primo settembre, deve ancora essere completata dal referto dei Veterinari Asl, oltre che dalle indagini dei Carabinieri del Comando Stazione di Fossacesia. La stessa denuncia, del resto, è stata formalizzata solo stamani.Gli inquirenti dovranno altresì verificare chi abbia realmente sparato. Si tratta, infatti, di un piccolo centro abitato, dove però molte persone sono in possesso di fucili per l’attività venatoria. Il denunciante avrebbe riferito di un suo vicino, ma gli inquirenti dovranno verificare tutte le ipotesi.Al di là di quanto si è detto, inoltre, a proposito del fatto che la legge prevede l’arresto e le sanzioni, in realtà il reato di uccisione di animali (art. 544/bis, Legge 189/04) non comprende sanzioni pecuniarie, ma una pena reclusiva ben al di sotto del limite di punibilità. In altri termini, salvo il caso di particolari pregiudicati (in funzione, cioè, del tipo di precedente e da quanto tempo commesso) la detenzione non scatta mai.Il reato di maltrattamento di animali, fatto che potrebbe valere per i tre cani feriti, prevede invece una sanzione pecuniaria comprese tra 5.000 e 30.000 euro (il massimo contestato, finora in Italia, si aggira intorno ai 12.000 euro) ed una previsione di reclusione massima di 18 mesi. Ancor meno dei due anni del 544/bis. Stesse considerazioni, dunque, sulla mancanza di punibilità.Per entrambi i reati non è tra l’altro possibile l’arresto in flagranza così come il fermo dell’indiziato. In altri termini, chiunque abbia sparato, salvo che con gravi e recenti precedenti, ha la certezza di potersene stare a casa, anche a condanna passata in giudicato.

MATTINO DI PADOVA
3 SETTEMBRE 2011
 
Liberati tre cani chiusi nel garage
 
Nicola Cesaro
 
LOZZO ATESTINO (PD). Teneva tre cani chiusi in un garage, nutrendoli quanto basta per non farli deperire miseramente. Solo l’intervento di vicini, Comune, vigili urbani e Lac ha scongiurato il peggio. E’ un’altra storia triste che vede protagonisti degli animali quella vissuta nelle ultime settimane a Lozzo Atestino.
Martedì pomeriggio gli agenti della polizia locale, su segnalazione degli enti competenti e con la collaborazione della Lega per l’abolizione della caccia (Lac), hanno sequestrato due pastori tedeschi e un cane corso «prigionieri» in un garage di via Frassine, intestato a un giovane le cui iniziali sono A.M.
«La situazione era molto delicata - spiega il sindaco Luca Ruffin - Qualche mese fa questa persona aveva avuto la poco brillante idea di realizzare una sorta di canile «fai da te» nel cortile della casa di famiglia, dove peraltro lui non vive. Siamo intervenuti e con i veterinari dell’Usl 17 abbiamo appurato che quella struttura non era a norma».
Quanto messo in piedi da A.M., poco a dire il vero, è stato demolito e rimosso. Tre dei cani ospitati dal «canile» sono stati però spostati in un garage. «I vicini di casa hanno segnalato più volte le scarse condizioni igieniche in cui vivevano questi animali - continua Ruffin - Venivano nutriti solo la sera, quando il residente faceva tappa dal padre, e per tutto il giorno rimanevano segregati nel garage. I lamenti dei tre cani si sentivano per tutta la via». E proprio le continue denunce dei vicini, allarmati dai mugolii degli animali, hanno fatto scattare il blitz.
Vigili urbani di Lozzo e guardie zoofile della Lac hanno sequestrato i tre cani, che ora sono stati ospitati da una struttura ben più adatta alle loro esigenze. Gli organi competenti, a questo punto, valuteranno se A.M. sia passibile di qualche denuncia penale o sanzione.

LA SICILIA
3 SETTEMBRE 2011
 
Cane sul balcone denunciato il proprietario
 
RAGUSA - Era stato abbandonato sul balcone di un appartamento di Ragusa. Lasciato per giorni sotto il sole estivo, privo di acqua e cibo, legato a un guinzaglio di un metro ma, soprattutto, senza alcuna possibilità di «evadere» da quella prigione. Un meticcio di sei mesi è stato soccorso nei giorni scorsi dalle Guardie zoofile Enpa di Ragusa e dai Vigili del Fuoco. Intervenuti su segnalazione di alcune persone, preoccupate per la sorte dell'animale, i volontari della Protezione Animali - dopo aver constatato l'effettivo stato di abbandono dell'animale e le sue precarie condizioni di salute - hanno chiesto l'intervento dei Vigili del Fuoco, i quali sono riusciti a trarlo in salvo con l'ausilio di un'autoscala. Sequestrato dai volontari della Protezione animali, il meticcio è stato affidato a un centro specializzato del Ragusano dove è stato curato per una grave forma di malnutrizione. Il proprietario dell'appartamento, che è risultato anche proprietario del cane, è stato denunciato all'autorità giudiziaria per maltrattamento di animali. Non è la prima volta che si verificano episodi di maltrattamento di animali in città e per questo motivo l'attenzione delle Guardie zoofile dell'Enpa è cresciuta di molto per fare in modo che potesse essere assicurato un monitoraggio il più possibile costante sulle zone più popolate del capoluogo. In questo senso, l'Enpa chiede anche la collaborazione dei cittadini e soprattutto degli amanti degli animali perchè segnalino situazioni a rischio.

DAUNIANEWS
3 SETTEMBRE 2011
 
Foggia, lo arrestano e abbandona il cane
 
FOGGIA - Viene arrestato per tentato furto in un'abitazione e lascia il cane a casa sul balcone. Accade a Foggia, precisamente a Borgo Incoronata, dove pochi giorni fa un operaio della provincia di Lecce, ma residente a Foggia, è stato colto in flagranza di reato ed arrestato dai carabinieri per tentato furto. A casa aveva lasciato il suo cane sul balcone senza avvertire nessuno della sua presenza. I vicini hanno lanciato l'allarme ma nessuno era intervenuto. Un residente nella zona ha fatto intervenire le Guardie giurate ambientali di Carapelle e la protezione civile "Doppia Vela 21", che pur non avendo in quel borgo la competenza territoriale, sono intervenute allertando anche i vigili del fuoco. Giunti sul posto con l'ausilio di una scala mobile i vigili hanno raggiunto il secondo piano dell'abitazione, trovando il cane senza cibo e senz'acqua e pieno di escrementi. Sono stati gli stessi operatori delle Guardie ambientali a soccorrerlo e trasferirlo al canile.

IL GAZZETTINO
3 SETTEMBRE 2011
 
Fienile a fuoco a Povolaro: morti 50 animali da cortile
 
DUEVILLE (VI) - Alle 2 del mattino circa di ieri 2 settembre, i carabinieri del Nucleo Radiomobile, assieme ai Vigili del Fuoco di Vicenza, Bassano del Grappa e Thiene, sono intervenuti a Povolaro di Dueville, in via Astico Antico 44, presso l'abitazione della famiglia Antonio Volpato, 64 anni, agricoltore, in quanto, probabilmente a seguito di autocombustione, si era sviluppato un incendio nell'attiguo fienile. Le fiamme sono state domate dai Vigili del Fuoco dopo alcune ore, ma hanno fatto in tempo a distruggere circa 60 rotoballe di fieno e della legna da ardere. Nel rogo sono morti anche circa 50 animali da cortile, che erano rinchiusi dentro la stalla. Nessuna persona fortunatamente è rimasta ferita dal fuoco. I danni ammontano a circa 10mila euro, coperti da assicurazione.

MESSAGGERO VENETO
3 SETTEMBRE 2011
 
Abbattuta una vitella fuggita dalla stalla
 
FONTANAFREDDA (PN) -  Scene da rodeo a Fontanafredda per la fuga di una giovane vitella del peso di 2 quintali e mezzo. L’azienda agricola Mazzon di Casut voleva incrementare il suo parco bovini con nuovi esemplari, così ha proceduto all’acquisto della bestia proveniente dall’Austria. L’imponente animale, tuttavia, era abituato alla libertà, essendo cresciuto allo stato brado. Alla prima occasione, pertanto, la caparbia vitella è fuggita dalla stalla, resistendo due giorni all’addiaccio. Tentativi di catturarla, per la verità, erano stati condotti già giovedì sera, ma non c’era stato verso di recuperare l’animale, del quale si erano perse le tracce. È stato l’equipaggio di un ultraleggero a segnalare, ieri pomeriggio, la nuova posizione della vitella. Immediatamente si è organizzata la caccia alla quale hanno partecipato il proprietario, la Protezione civile, i carabinieri di Fontanafredda, i vigili del fuoco e i veterinari dell’Ass. Constatata l’impossibilità di catturare l’animale, innervositosi per tanto interessamento, i veterinari hanno dato l’ok all’abbattimento.

ANSA
3 SETTEMBRE 2011
 
Animali: Nas sequestra 36 cani in allevamento a Saint-Marcel
In operazione sigilli anche a 215 quintali di magime
 
AOSTA - I carabinieri del Nas di Aosta hanno sequestrato 36 cani che erano ospitati in un locale interrato di un capannone a Saint-Marcel. L'allevamento - secondo quanto riferisce il comando Nas di Aosta - non aveva l'autorizzazione.Nell'operazione, condotta in collaborazione con il servizio veterinario dell'Azienda Usl della Valle d'Aosta, sono stati posti i sigilli anche su 215 quintali di mangime destinati alla vendita ''senza la prescritta registrazione''.

GEA PRESS
3 SETTEMBRE 2011
 
Aosta: l’addestratore del piano interrato
NAS sequestrano cani e mangimi.
 
Si era da poco trasferito dalla Lombardia, solo che la sua attività di allevamento non risultava essere tale. Questo secondo i Carabinieri del NAS di Aosta, che oggi hanno sequestrato 36 cani, tra cui Labrador, American Pit bull terrier  ed altre razze, tutti detenuti in gabbie metalliche all’interno di un piano interrato, nel Comune di Saint-Marcel. Nella struttura vi erano almeno otto fattrici, mentre, come precisato dai militari del NAS, per non essere allevamento, ne occorrerebbero non più di cinque.Anche in Lombardia i cani venivano utilizzati per la protezione civile, tanto che, sempre secondo gli inquirenti, trattavasi in effetti di una struttura adibita ad allevamento ed addestramento. Irregolarità pure per quanto riguarda i mangimi. Il soggetto denunciato, infatti, esercitava la vendita senza le necessarie autorizzazioni. A poco sono valsi i tentativi del presunto allevatore di giustificarsi, ed il canile nel piano interrato ha avuto così sequestrato tutti i cani detenuti. I NAS non hanno ritenuto di dovere contestare al denunciato il reato di maltrattamento di animali. I cani apparivano in buone condizioni anche se, ancorchè allevamento, non avrebbe potuto essere così strutturato.  

ANSA
3 SETTEMBRE 2011
 
Cane smarrito, da Russi ricca ricompensa
Era in stanza d'albergo durante vacanza a genova ed e' sparito
 
GENOVA - Una taglia di 10.000 euro per chi ritrova Johnny, un bel cane di razza tipo Pincher, sparito da un albergo di Genova dove i suoi padroni, una ricca famiglia russa, nell'agosto scorso, aveva trascorso una vacanza. La famiglia moscovita, che attualmente alloggia a Montecarlo, aveva optato per l'elegante albergo genovese anche perche' dotato di un'area adibita ai cani, all'interno della stessa stanza. Per eventuali chiamate hanno lasciato due numeri di telefono: 010.2772821 e +37259950380.
 

LA ZAMPA.IT
3 SETTEMBRE 2011
 
Smarriscono il cane, una coppia moscovita promette ricompensa di 10mila euro
Era in una stanza d'albergo durante una vacanza a Genova ed è sparito
 
 
Una taglia di 10mila euro per chi ritrova Johnny, un bel cane di razza tipo Pincher, sparito da un albergo di Genova dove i suoi padroni, una ricca famiglia russa, nell'agosto scorso, avevano trascorso una vacanza.La famiglia moscovita, che attualmente alloggia a Montecarlo, aveva optato per l'elegante albergo genovese anche perchè dotato di un'area adibita ai cani, all'interno della stessa stanza prenotata. Il 17 agosto scorso, verso le 13,30, i turisti erano usciti mentre Johnny dormiva; al rientro, verso le 18, il cane era scomparso.
Dalla registrazione delle schede d'accesso alle stanze si è scoperto che qualcuno, verso le 14,30, utilizzando una scheda cliente, era entrato in camera. Ai turisti non era rimasto altro da fare che informare il direttore dell'albergo e sporgere denuncia contro ignoti per il furto dell'animale. Dopo varie ricerche e annunci su internet hanno deciso di offrire una taglia di 10.000 euro «perchè - hanno detto - rivogliamo il nostro Johnny a tutti i costi». E per questo hanno anche lasciato due numeri di telefono: 010.2772821 oppure un cellulare russo +37259950380.

GENOVA 24 ORE
3 SETTEMBRE 2011
 
Genova, giallo in hotel: scompare il cane, famiglia russa offre ricompensa di 10 mila euro
 
Genova. Avevano optato per l’elegante albergo genovese perché dotato di un’area adibita ai cani, ma Johnny, un bel cane di razza tipo Pinscher, è sparito mentre i proprietari, una ricca famiglia russa, erano usciti dall’hotel per un giro turistico.La vicenda risale al 17 agosto scorso: verso le 13,30, la famiglia era uscita mentre Johnny dormiva, al rientro, verso le 18, il cane era scomparso. Il giallo della scomparsa si è infittito quando dalla registrazione delle schede d’accesso alle stanze si è scoperto che qualcuno, verso le 14,30, utilizzando una scheda cliente, era entrato in camera. Ai turisti hanno quindi informato il direttore dell’albergo e hanno sporto denuncia contro ignoti per il furto dell’animale. Dopo varie ricerche e annunci su internet hanno deciso di offrire una taglia di 10.000 euro “perché – hanno detto – rivogliamo il nostro Johnny a tutti i costi”. Per chi avesse informazioni: 010.2772821 oppure un cellulare russo +37259950380.

CORRIERE ROMAGNA
3 SETTEMBRE 2011
 
Oggi e domani in fiera il tradizionale appuntamento, è il più importante a livello mondiale
Tartarughe, ma non solo
 
Quest’anno anche la più grande fiera italiana di pesci da acquario

Gioele Pracucci

 
CESENA. Due importantissimi appuntamenti per chi ama gli animali d'acquario e in particolare le tartarughe. A partire da fino a domani nei padiglioni di Cesena Fiera si terranno due mostre di altissimo livello: la “Tartarughe Beach” e l’ “Acqua Beach”.
La prima è un’evento che ormai si tiene da 10 anni e che vanta il primato di mostra sulle tartarughe più grande del mondo, grazie ai suoi 5000 metri quadrati dedicati. L’evento comprende l’esposizione e la vendita di numerosi esemplari, ma anche moltissime conferenze dei migliori veterinari specializzati in animali esotici. Ci sarà inoltre uno spazio dedicato ai più piccoli, dove partecipare a laboratori di disegno e di lavorazione della creta per la realizzazione delle più fantasiose tartarughe (più di 60 kg di argilla a disposizione dei bambini). Ad accompagnare “Tartarughe Beach” quest'anno per la prima volta avrà luogo “Acqua Beach”, destinata a diventare la mostra più grande d’Italia dedicata ad acquari e pesci (1.500 metri quadrati di spazi disponibili all’interno della Fiera). L’obbiettivo che Tarta Club Italia e AcquaPortal Communication si sono posti organizzando questi eventi è principalmente quello di divulgare al grande pubblico una cultura di rispetto e di conoscenza verso le tartarughe e gli animali da acquario. Per questo e per altri progetti il biglietto all’entrata della mostra avrà un costo di 7 euro. Tra i progetti da segnalare c’è anche il tentativo da parte di Tarta Club Italia (che ha sede a Cesenatico) in collaborazione con Durrell Wildlif Conservation di salvare una tartaruga che appartiene alle 25 specie più a rischio estinzione, ovvero la rarissima “Astrocehelys yniphora” che si trova in Madagascar. Per informazioni è possibile consultare il sito
www.tartaclubitalia.it, dove sono presenti foto e video delle passate edizioni di “Tartarughe Beach” e ulteriori curiosità su questi rettili, che oggi e domani saranno al centro dell’attenzione a Cesena.
LA NUOVA FERRARA
3 SETTEMBRE 2011
 
«Il mio cane aggredito da un Terranova furioso»
 
Ferrara - Il cane è il migliore amico dell’uomo, ma il peggiore nemico del cane è un padrone inadeguato. L’ennesima conferma è arrivata ieri mattina nell’area di sgambamento recintata di viale Krasnodar dove un grosso Terranova, lasciato incautamente libero dal padrone, per un soffio (non ha azzannato il cagnolino di una signora. A raccontare l’episodio è la stessa proprietaria del piccolo meticcio, la signora Paola Saetti, che si trovava nell’area verde insieme ai suoi tre cani e ad altre amiche, a loro volta accompagnate dai loro amici a quattro zampe. La situazione si è mantenuta tranquilla, fino all’ingresso nella zona recintata di un signore di una sessantina d’anni con al seguito un Terranova e un Border Collie. Anche le relazioni tra cani necessitano di regole e di “galateo”, premette la signora Saetti. Per questo «non conoscendo quegli animali, io e le mie amiche abbiamo tenuto vicini i nostri cani per consentire un approccio educato con i nuovi arrivati. Tutto questo dando per scontato che anche l’altro proprietario facesse lo stesso, ossia conducesse con calma gli animali vicino a noi per fare conoscenza secondo le modalità del mondo canino: ci si annusa per capire se c’è simpatia, indifferenza o ostilità». Il padrone del Terranova invece, prosegue la signora Saetti, «appena aperto il cancelletto ha subito liberato i cani. Il Terranova, senza troppi preamboli, è arrivato di corsa e si è avventato contro il mio cane maschio di piccola taglia». Un attimo di esitazione in più e il meticcio avrebbe assaggiato i denti dell’impetuoso “collega”. A salvarlo è stata la prontezza di riflessi della sua padrona che lo ha protetto in grembo mentre il Terranova tentava di raggiungere quella che evidentemente considerava la sua preda. Il trambusto che ne è seguito è immaginabile: grida di spavento, guaiti, gli altri cani che scappano atterriti da tutte le parti, le amiche e la signora Saetti che a fatica riescono a calmare l’aggressore. E il padrone del terranova? E’ questa la parte che più fa infuriare la signora Saetti: «Il tutto è avvenuto mentre il signore era ancora in prossimità dell’ingresso. Fumando tranquillamente il suo sigaro si dirigeva verso di noi in modo flemmatico e incurante del pericolo e dei danni che il suo animale stava arrecando». Rientrato l’allarme «ha legato il suo cane a una panchina “per punizione”, come se il cane fosse in grado di capirne i motivi. Non è certo così che si educa un animale, certi padroni sono irresponsabili soprattutto quando si tratta di avvicinare altri cani. Nell’immediatezza, visto anche lo spavento subìto, mi sono limitata ad allontanarmi con le mie amiche, ma volevo rendere pubblica questa vicenda perché sia da esempio». Alessandra Mura

CORRIERE DEL VENETO
3 SETTEMBRE 2011
 
NEL TREVIGIANO
Troppi chicchirichì sottocasa procura «deporta» 40 galletti
Denunciata un'allevatrice di Zero Branco. Non aveva rispettato l'ordinanza del sindaco
 
TREVISO - Non è bastata un'ordinanza del sindaco per «zittire» un piccolo esercito di galletti canterini, così il problema l'ha risolto la procura di Treviso che ha fatto «deportare» i pennuti, denunciando l'allevatrice. Accade a Zero Branco, Comune ad una decina di chilometri dal capoluogo della Marca noto nel Veneto per la «Sagra del Peperone» e ora per questa lite tra l'allevatrice e i residenti. Questi ultimi, come riferisce La Tribuna, stanchi degli «acuti» a tutte le ore hanno tentato tutte le strade per difendersi dall'invasione sonora molesta. Sperare in un'afonia generale era pura utopia e quindi contro i chicchirichì dell'allevamento i vicini di casa sono partiti lancia in resta contro l'azienda, affidando poi la patata bollente al sindaco. Il quale ha emesso un'ordinanza con la quale intimava alla proprietaria di far «sparire» tutti i galletti, tranne due. Provvedimento totalmente ignorato dall'avicoltrice che ha continuato a fare scorazzare per il cortile i suoi animali, lasciandoli al libero sfogo canterino. L'estate, con le finestre aperte, il «coro» insistente e ipnotico di giorno e di notte è diventato così insostenibile, tale da spingere i residenti a inviare una denuncia dietro l'altra alla Procura. Che, analizzata la questione, ha emesso il provvedimento di sequestro preventivo dei volatili al quale si sono poi occupati polizia provinciale, polizia locale e carabinieri. Ma nel cortile, al momento del blitz, all'appello c'erano 40 «indagati», gli altri cinquanta s'erano già dati alla macchia.

EXPRESS NEWS
3 SETTEMBRE 2011
 
Gli svizzeri contro i gatti, che merde!!
 
La Svizzera, si quel paese famoso per la cioccolata e per ospitare gli evasori fiscali nostrani e non, apre la caccia ai gatti randagi.
Ma come? ma non era un paese “civile”? Dicono che ci siano troppi escrementi, di gatto, in giro sulle aiuole, troppi cuccioli vagabondi e troppo alto il rischio di malattie: insomma sporcizia e disordine inaccettabili per i cantoni elvetici che hanno ufficialmente sancito la possibilità di dare la caccia, tutto l’anno e pressoché ovunque, agli 1,3 milioni di gatti presenti nel Paese. A nulla sono servite le mobilitazioni degli ambientalisti, i cittadini svizzeri potranno tranquillamente aggirarsi intorno a casa (ad almeno 180 metri dalla propria abitazione precisa la norma) imbracciando un fucile per mettere fine a quella che definiscono una invasione felina.L’aumento della popolazione felina ha creato molte polemiche negli ultimi mesi. I randagi portano malattie, sostengono in molti, e si riproducono con i gatti selvatici sfornando cucciolate di mici a loro avviso pericolosi per l’uomo e per gli uccelli locali. Troppo caro però sterilizzare i cuccioli e allora il parlamento ha deciso di legalizzare la caccia ai gatti tutto l’anno respingendo qualsiasi petizione presentata a difesa dei gatti.I politici animalisti hanno fatto di tutto per fermare la caccia al micio, sostenendo ad esempio che sparare in città ai felini è pericoloso per i passanti e che la maggior parte degli animali colpiti muore dissanguata dopo diversi giorni di agonia. Le pallottole, hanno pensato di deputati costano molto meno dei veterinari e soprattutto non le paga lo Stato.
Adesso la Svizzera sarà un paese famoso per la merda ……..quale merda? la merda della gente pidocchiosa che ci vive. Facciamo fallire la Svizzera, boicottiamo tutto quello che arriva da quell’orrendo paese di merda.
FOTO

TUTTO GRATIS
3 SETTEMBRE 2011
 
Caccia ai gatti: l’ambasciata svizzera si difende dalle accuse
 
Dopo il dibattito mediatico sorto in riferimento alla soppressione dei gatti randagi in Svizzera, alcuni giorni fa, il governo svizzero, preso di mira dagli animalisti di tutti il mondo, ha rilasciato una dichiarazione a riguardo. Sarebbe stata proprio Ruth Theus Baldassare, dell’ambasciata svizzera italiana, ad intervenire direttamente e chiarire la situazione dei gatti randagi in Svizzera, in unaSecondo quanto dichiarato dalla responsabile dell’ambasciata elvetica, la Svizzera in tema di protezione degli animali sarebbe ai primi posti in tutto il mondo. Diverse sarebbero, inoltre, le leggi che disciplinano e puniscono il comportamento degli uomini nei confronti degli animali. In merito alla situazione dei gatti randagi in Svizzera ogni anno oltre 10 mila esemplari vengono catturati sterilizzati e poi liberati dalle diverse organizzazioni animaliste coinvolte nel progetto. La soppressione degli animali, raramente utilizzata, può essere eseguita solo dagli organi autorizzati, ossia servizi veterinari e guardiacaccia.Sembra strano capire per quale motivo, quindi, sia stata avanzata una petizione contro la soppressione dei gatti randagi, se questi sarebbero tutelati e protetti dalla legge.

TG COM
3 SETTEMBRE 2011
 
California, uomo morde pitone: arrestato
L'accusa: crudeltà verso gli animali
Il 54enne è stato rilasciato su cauzione
 
 
Se è vero il detto “l’uomo che morde il cane fa notizia”, in questo caso si tratta di una notizia bomba: a Sacramento, in California, un uomo di 54 anni è stato arrestato per aver morso un pitone, lasciando a terra il rettile in gravi condizioni. L’accusa nei confronti di David Senk (questo il nome dell’arrestato) è quella di crudeltà verso gli animali: l’uomo era stato ritrovato giovedì scorso in casa steso a terra, svenuto e con tagli e lividi sul viso. Il pitone invece presentava due ferite da morso procurate dall’uomo, secondo la polizia in stato di ebbrezza.L’aggressore, finito in prigione e scagionato con una cauzione da 10.000 dollari ha detto di avere problemi di alcol e di non ricordare affatto l’episodio. In particolare Senk non ricorda il perché abbia preso a morsi il serpente, già fuori pericolo perché sottoposto ad un intervento chirurgico d’urgenza. L’aggressore ha anche promesso che aiuterà i proprietari del rettile a coprire tutte le spese sanitarie. 
LA ZAMPA.IT
3 SETTEMBRE 2011
 
Riecco Yvonne: la mucca in fuga era in Germania
 
È tornata. Dopo 98 giorni trascorsi alla macchia, nascosta nei boschi della Baviera, e quando ormai le ricerche da parte della polizia erano state ufficialmente sospese, Yvonne, la mucca più famosa d’Europa - e forse del mondo - è tornata tra i suoi simili di sua spontanea volontà, permettendo a un contadino di "acciuffarla".
Il bovino era sfuggito al suo allevatore e al macello più di tre mesi fa, nascondendosi nei boschi di Muehldorf, in Baviera. Subito la storia della mucca amante della libertà era diventata un caso per i media di tutto il mondo. Soprattutto dopo che la polizia, ritenendola un pericolo pubblico, aveva tentato senza successo di catturarla in ogni modo. Sulle sue tracce erano stati sguinzagliati, oltre alle forze dell’ordine, veterinari e cacciatori, con tanto di elicotteri e rilevatori di calore.Nulla. Persino il tentativo di attirarla in una trappola con un toro da monta e due compagne di mandria - il figlio Friesi e la sorella Waltraut - erano falliti. Su di lei era stato emanato un vero ordine di cattura, viva o morta, che aveva scatenato le ire degli animalisti, anche loro sulle tracce di Yvonne. Oggi è rispuntata, come dal nulla, e si è messa a ruminare vicino a quattro vitelloni al pascolo nei pressi del paesino di Eigelsberg bei Ampfing, come si fosse stancata della solitudine. Il proprietario delle bestie si è accorto subito della mucca-star, ha aperto il recinto e Yvonne è entrata tranquillamente con il resto della mandria.Il bovino è stato successivamente identificato da un veterinario grazie alla targhetta sull’orecchio. Sta bene: è sana e tranquilla, dicono i testimoni. La mucca stasera stessa verrà sedata e trasportata dal nuovo proprietario, un animalista della zona che l’aveva acquistata per evitare che fosse uccisa. Nella sua nuova casa ritroverà figlio, sorella, una nipote e il vecchio fidanzato. Al fortunato contadino che l’ha ’acciuffatà spettano i 10mila euro di ricompensa che il tabloid Bild aveva offerto.
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LA CITTA' DI SALERNO
3 SETTEMBRE 2011
 
Il sindaco non fa sfilare le pellicce
 
Gaetano de Stefano 
 
POSITANO (SA). «Sfilare con le pellicce? No, grazie, non è proprio il caso: Positano è amica degli animali». E’ questa la risposta che hanno ricevuto dal sindaco di Positano, Michele De Lucia, i responsabili di un noto atelier di pellicce, che avrebbero voluto organizzare una serata di moda il 23 settembre. Per gli stilisti la richiesta era scontata, così come la risposta. Invece non avevano fatto i conti con il primo cittadino della "perla" della Costiera che, con tanto garbo ma con ferma convinzione, ha negato l’autorizzazione. La serata di musica e moda si terrá lo stesso, ma in passerella nessuno indosserá pellicce.
La notizia, in una sorta di tam tam virtuale, diffondendosi anche attraverso i social network, ha fatto il giro della Penisola. E così da ieri la casella di posta elettronica del sindaco-animalista è subissata di e-mail di congratulazione provenienti da ogni parte d’Italia e anche dall’estero. Un vero e proprio boom di messaggi per esprimere ammirazione verso chi ha impedito che nella propria cittadina sfilassero in passerella modelle impellicciate. De Lucia, comunque, è rimasto sorpreso da tanta notorietá, anche perché la sua presa di posizione, per chi lo conosce, è stata semplice, scontata e senza nessun ripensamento. «Noi siamo dalla parte degli animali - evidenzia - e sono fermamente convinto che la decisione di non ospitare una sfilata di pellicce sia soprattutto una scelta di civiltá. Nonostante Positano abbia legato il suo nome alla moda, infatti, non si possono barattare i valori fondamentali della vita e, in particolar modo, le convinzioni personali».
Nella cittá verticale, infatti, oltre all’aspetto "civettuolo" di cittadina mondana, meta di migliaia di turisti provenienti da tutto il mondo, esiste una sensibilitá marcata verso il mondo animale. Tant’è che sono state programmate e adottate una serie di iniziative per prevenire il randagismo. Da tempo si pratica la "chippatura" dei cani ed possibile pure effettuare visite gratuite antileshmaniosi. E il progetto si è rivelato un vero successo, con più di 500 cani chippati e visitati, ai quali è stato anche applicato gratis il farmaco per proteggerli dagli insetti che veicolano la malattia.

LA ZAMPA.IT
3 SETTEMBRE 2011
 
L'Enpa attacca la pesca "catch&release":prova soffocamento e lesioni da ami
Studi scientifici dimostrerebbero che la pratica del "cattura e libera" crea stress psicologico e danni fisici ai pesci
 
 
 
Roma «Cambiano i nomi ma non la sostanza. Dietro l'eufemismo "catch&release" (cattura e libera) si nascondono le stesse crudeltà della pesca "tradizionale". Recenti studi scientifici infatti, tra cui quello dell'università Macquarie di Sydney o del Comitato di Bioetica norvegese, hanno infatti dimostrato che la cattura all'amo dei pesci e la loro successiva restituzione alle acque non è meno dannosa, per la salute degli animali, al punto da provocarne spesso la morte». Lo fa sapere l'Ente protezione animali (Enpa) a proposito dei Giochi mondiali di pesca sportiva.
«Pensare che i pesci non siano animali intelligenti è un errore tanto grave quanto grossolano - spiega il direttore scientifico dell'Enpa, Ilaria Ferri -. Alcune specie hanno addirittura capacità cognitive uguali se non superiori a quelle di alcuni primati».
«Quando abboccano all'amo, i pesci vengono sottoposti a un'intensa forma di stress psicologico - sottolinea - causato non soltanto dal dolore fisico ma anche dal non riuscire a comprendere cosa gli stia effettivamente capitando. Per non parlare poi del soffocamento provocato dall'eradicazione dal loro ambiente naturale. Per loro l'acqua - continua - è tanto vitale quanto lo è per noi l'aria».
Ferite causate dagli ami possono essere letali
L'associazione sottolinea come le ferite causate dall'amo, che a volte può essere anche ingerito, e quelle provocate dagli stessi pescatori nel tentativo di rimuoverlo (le più comuni sono lesioni e lacerazioni) possano essere molto anche letali. «Il contatto con le mani del pescatore poi può alterare spesso irrimediabilmente - si legge in una nota - lo strato protettivo che ne ricopre le squame. Poco importa, inoltra, che l'industria della pesca abbia sviluppato presunti ami 'cruelty freè. Il risultato è sempre lo stesso: inducono nell'animale un atroce stato di sofferenza».
«Occorre sfatare un altro mito: non è vero che la pesca catch&release non uccide. Il tasso di mortalità - aggiunge Ilaria Ferri - dipende dalle singole specie e da altri fattori, come le condizioni ambientali e l'intervallo di tempo durante il quale i pesci vengono tenuti fuori dall'acqua. Secondo il Comitato Norvegese di Bioetica il 5% dei salmoni non sopravvive al catch&release. Sempre secondo il Comitato norvegese - prosegue - in alcuni casi la mortalità può arrivare anche al 60% degli esemplari catturati. Secondo l'Università della Florida, invece, i pescatori 'sportivì sono responsabili per la morte del 25% dei pesci di acqua dolce».
Senza contare i danni causati anche ad altre specie animali che possono venire in contatto con gli ami o con i materiali usati per il catch and release. «Della pesca sportiva non si sente proprio il bisogno - conclude Ferri - a meno che non si voglia assestare un colpo mortale alla biodiversità del pianeta già gravemente minacciata dalle attività umane».

IL PUNTO A MEZZOGIORNO
3 SETTEMBRE 2011
 
Cacciatori di frodo nell’area protetta di Monte Menola a Pontecorvo (FR)
 
Bracconieri scatenati nell’area protetta di monte Menola a Pontecorvo. I residenti della zona denunciano, da alcuni giorni, che cacciatori di frodo, approfittando dell’apertura della caccia, hanno preso d’assalto anche la zona protetta in cui vige il divieto di far fuoco contro ogni e qualsiasi specie di animale. Cinghiali ed ogni tipo di volatili sono presi di mira di bracconieri che, a sentire il numero dei colpi esplosi, starebbero facendo vere carneficine. Per questo, sono state allertate le autorità locali perché prendano provvedimenti immediati, individuando i bracconieri, prima che i danni possano aumentare.

IL TIRRENO
3 SETTEMBRE 2011
 
Denunciato un bracconiere
 
S. ROMANO GARFAGNANA (LU). L’hanno sorpreso mentre con un coltellaccio squartava un esemplare di cinghiale maschio adulto del peso di 80 chili. L’animale era stato ucciso da un laccio, uno dei modi più barbari della caccia agli ungulati, in grado di provocare una lenta e terribile agonia. Nei guai è finito un pensionato di 69 anni residente in Alta Garfagnana.
Nei suoi confronti è scattata la denuncia per maltrattamento di animali e caccia con strumenti non consentiti e in periodo di divieto. A segnalarlo alla procura l’ispettore capo della sezione di Castelnuovo del Corpo Forestale, Maurizio Cheli, e l’assistente capo Pasquale Zappavigna che ieri mattina durante un normale servizio di controllo in località Vibbiana a San Romano in Garfagnana hanno colto in flagranza di reato l’anziano bracconiere mentre stava facendo a pezzi il cinghiale finito in trappola in una zona tra il bosco e un campo agricolo. Subito dopo l’identificazione del pensionato i due forestali hanno effettuato un’ispezione nelle vicinanze trovando e sequestrando quattro tagliole, cinque lacci e una trappola per fauna di media dimensione (volpe, istrice, ecc.). Nei confronti del bracconiere oltre alla denuncia penale (per i maltrattamenti rischia una pena da 3 mesi a 1 anno oltre a una multa da 3mila a 15mila euro) scatterà una sanzione amministrativa superiore ai 3mila euro per caccia in periodo non consentito e con mezzi vietati. Stando alla Forestale nella caccia al cinghiale vengono utilizzati come lacci-cappio i freni delle bicicletta o robusti fil di ferro metallici che provocano ampi squarci e profonde ferite al collo delle bestie rimaste intrappolate.

CANICATTI WEB
3 SETTEMBRE 2011
 
Agrigento, sono 4.131 i cacciatori pronti a imbracciare i fucili per dare ufficialmente il via alla stagione venatoria
 
Da domani però, parte solo la caccia al coniglio selvatico, colombaccio e tortora. Per le altre specie che si possano cacciare bisognerà aspettare qualche altra settimana. Ritirato il tesserino, fino alla fine di gennaio le doppiette dovranno però stare attenti a quali specie da cacciare, quali periodi previsti dall’assessorato regionale e quali invece le zone off-limits. L’esercizio della caccia potrà essere svolto solo nei giorni di sabato, domenica e a scelta del cacciatore di lunedì, mercoledì e giovedì, pena pesanti ammende amministrativi o in alcuni casi procedimenti penali. Sarà vietato cacciare in località Bacino lago Arancio, fra i territori di Sambuca di Sicilia, Santa Margherita Belice e Sciacca e in località Castelluccio che fa parte del comune di Camastra. La caccia è preclusa nelle riserve naturali di Foce del fiume Platani, monti di Palazzo Adriano e Valle del Sosio, monte Genuardo, Santa Maria del Bosco, monte Kronio, Torre Salsa, Maccalube di Aragona, monte Cammarata e grotta di Sant’Angelo Muxaro. Il cacciatore ogni giorno può abbattere al massimo 15 capi di selvaggina.

YAHOO FINANZA
3 SETTEMBRE 2011
 
I bracconieri uccidono un rinoceronte al giorno
 
Nel Sudafrica i bracconieri uccidono in media più di un rinoceronte al giorno. Da inizio anno sono 280 gli esemplari ammazzati illegalmente.
Di questo passo il 2011 è destinato a diventare ancora più infausto dello scorso anno, quando gli animali cacciati furono 333. Nell'arco di un paio d'anni la popolazione di questa specie inizierà a declinare.La lotta al bracconaggio è un vero rebus per le autorità del paese. Il ministro dell'ambiente, Edna Molewa, ha proposto di varare una moratoria sulla caccia legale di rinoceronti bianchi, la principale specie presente in Sudafrica. Ella ha spiegato che la caccia di frodo e gli abusi nel sistema dei permessi sono forse le principali minacce per la sopravvivenza dei rinoceronti che vivono liberi. È stato lanciato uno studio sulle conseguenze dell'eliminazione o del taglio delle corna di questi animali, già praticati in alcune riserve private. Gli esperti rimangono scettici sulla fattibilità logistica e finanziaria di tale misura, applicata ai 20 mila esemplari che vivono in Sudafrica, pari all'80% della popolazione mondiale. È stata inoltre sperimentata l'installazione di chip Gps nelle corna.All'inizio degli anni 2000 l'unità nazionale specializzata nella protezione degli animali minacciati era stata sciolta e soltanto 13 rinoceronti erano stati uccisi nel 2007 per le loro corna. Ma ora le protuberanze sono molto chieste dalla classe media in Asia. Simbolo di ricchezza, il corno trasformato in polvere è oltretutto considerato terapeutico: addirittura, ovviamente a torto, avrebbe la capacità di curare il cancro. Il prezzo delle corna, al mercato nero, è perciò esploso a quasi 50 mila dollari (35 mila euro) al chilogrammo. Per rispondere ai bracconieri che non esitano a utilizzare gli elicotteri per trovare le loro prede o ad attaccare di notte con occhiali infrarossi, l'esercito è stato dispiegato lungo la frontiera con il Mozambico, nel Parco Kruger, che ha una superficie come quella di Israele. Così i casi di bracconaggio sono fortemente diminuiti. I responsabili dei parchi nazionali sudafricani sottolineano che quest'anno si sono fatti notevoli sforzi e ora si comincia a raccogliere i frutti. La cooperazione rafforzata tra polizia, giudici e dogane ha permesso di arrestare 155 persone sospette. Sono state inflitte condanne fino a dieci anni di prigione. Secondo Joseph Okori, del Wwf, la soluzione passa per i paesi consumatori, dal Vietnam alla Cina: sensibilizzare le popolazioni e assicurare alla giustizia chi compra e vende le corna.

GEA PRESS
3 SETTEMBRE 2011
 
Roma: falchi e cani nella macchina di un principe siciliano, in attesa della pizza
 
 
E’ stato uno dei primi ad utilizzare la inopportuna modifica della legge sulla caccia avvenuta nel 1992, ed iniziare ad ingrandire la sua attività di falchi allevati in cattività. In genere, Alduino Ventimiglia di Monteforte Lascaris si vede in veste medioevale in groppa al cavallo nero, pronto ad esibire falchi ed aquile. Questo durante lo show, ma ieri sera a Trastevere, li ha lasciati chiusi in macchina ed è andato in pizzeria.Normale lo stupore dei passanti che hanno avvisato i Vigili Urbani. Lui, però, non si è scomposto, ed è riuscito pure ad intrattenere i giornalisti accorsi con una sorta di lezione sul mantenimento dei falchi, rimasti nella sua Toyota in compagnia di un cane anch’esso recluso. Tutto normale, ci sono abituati, e poi, con il cappuccio di cuoio che li priva della visibilità, si sentono protetti “come in una caverna“, avrebbe detto. Chissà se i giornalisti presenti, avevano mai sentito parlare del falco da caverna.In realtà, il cappuccio serve ad evitare che il falco si agiti. Si rimedia con la cecità imposta dall’impentrabile cuoio, con il quale è costruito. Secondo il falconiere Alduino Ventimiglia di Monteforte Lascaris, che è pure un principe siciliano, “in qualche maniera riescono a vedere” da una piccola fessura. Insomma, in attesa della pizza, loro erano come in una caverna con fessura a vista.Non è il caso del falconiere ieri in pizzeria, ma secondo il Corpo Forestale dello Stato sono proprio gli spettacoli di rivisitazione medioevale (spesso pagati dalle pubbliche amministrazioni) ad avere alimentato un florido mercato di animali rubati ai nidi. Le popolazioni particolarmente colpite, sono quelle siciliane. Gli animali, tra cui aquile ed avvoltoi, vengono smistati in centri di riciclaggio esistenti in paesi del centro Europa i quali, con certificazione di copertura, rientrano poi Italia.Lui, però, il falconiere che è pure Principe ha finanche mostrato i suoi frutti di inseminazione artificile. Un incrocio tra Girfalco e Lanario. E’ stato il primo, ma non ha spiegato, ieri a Trastevere a che cosa serve (a parte i suoi spettacoli). Lo show di falconeria era stato ospitato al Circo Massimo per un evento celebrativo dell’aero club d’Italia. 

PET PASSION

3 SETTEMBRE 2011

 

L’11 settembre si celebrano i cani eroi

 

 

 

 

Maria Pezzillo

 

L’11 settembre 2011, a dieci anni di distanza dal terribile attentato alle Torri Gemelle a New York, in diverse città d’Italia si celebrano i cani che aiutano le persone. Dieci anni fa li abbiamo visti aggirarsi freneticamente tra le macerie di New York per cercare e salvare vite umane. Con il loro fiuto, nell’aprile del 2009, hanno salvato la vita a centinaia di abruzzesi rimasti intrappolati sotto le proprie case distrutte dal sisma. Senza l’apporto dei cani il lavoro del soccorritore sarebbe ancora più penoso e certamente molto più arduo.
L’obiettivo dell’iniziativa è quello di dare voce ai cani che sono stati protagonisti silenziosi di queste tragedie, ma anche a tutti i cani che offrono ogni giorno il proprio contributo e il loro valore alla relazione uomo-animale nei progetti rivolti al sociale come la pet-therapy e la pet-education, nella ricerca di persone scomparse, affiancando le forze dell’ordine e del volontariato sociale.
In occasione delle commemorazioni di questa giornata, la SIUA, Scuola di Interazione Uomo-Animale promuove e organizza, in collaborazione con LNDC, Lega Nazionale Difesa del Cane, e con le Amministrazioni locali, un evento che si svolgerà in contemporanea in diverse città italiane. Le città coinvolte sono: Torino, Milano, Trento, Vicenza, Bologna, Firenze, Pescara, Roma, Napoli e Catania. Verrà dato un tributo ai cani soccorritori, ma anche ai cani che ogni giorno accompagnano i non vedenti, si tuffano tra le onde e rallegrano gli anziani e i disabili.
Istruttori ed educatori cinofili della Siua svolgeranno attività dimostrative volte ad illustrare i traguardi che si possono raggiungere con una corretta relazione tra l’uomo ed il suo amico a quattro zampe. Nel corso della giornata sarà inoltre promossa una raccolta di fondi  per finanziare in ogni città progetti di utilità sociale che avranno come destinatari i canili, i centri di pet therapy e gli enti di protezione civile.


IL GAZZETTINO VENEZIA
3 SETTEMBRE 2011
 
Bagno a corpo nudo nella vasca degli "squali toro"
Tutto pronto per la prima edizione del Naturist Day promosso dalle associazioni che gestiscono la spiaggia del Mort
 
Venezia - Tutto pronto per la prima edizione di «Naturist Day», in programma questa sera al Tropicarium Park. L'iniziativa darà la possibilità ai cultori del naturismo di visitare liberamente le mostre degli animali di piazza Brescia con la possibilità, per quanti lo vorranno, di fare un'immersione nella vasca degli squali Toro, in costume adamitico. Un'idea nata ed elaborata dai gestori del Parco, l'Anaa-Sfkk (Associazione naturisti Alto Adige, sezione del Veneto) e Alessandro Perazzolo; questi ultimi sono i promotori alla laguna del Mort, la prima spiaggia del Veneto dedicata al naturismo. «Il fatto di visitare il Tropicarium senza veli - spiega il referente veneto dell'Anaa, Daniele Bertapelle - non deve essere considerato un gesto esibizionistico, bensì un modo di vivere in simbiosi con la natura come essa ci ha creato». Il programma prevede il ritrovo con brindisi alle 19.30 al quale parteciperanno il sindaco Francesco Calzavara e Il vicesindaco Valerio Zoggia. Quindi giro della città a bordo del trenino e alle 21 la vista delle mostre DI squali e rettili, con un solo pareo per passare all'esterno da una mostra all'altra. L'Anna farà una donazione per il sostegno degli animali abbandonati. L'artista Carlo Pecorelli metterà a disposizione la statua «Virgin» in segno di benvenuto. 

LA ZAMPA.IT
3 SETTEMBRE 2011
 
In Gran Bretagna rispunta il tarabuso
Il volatile era considerato estinto
 
 
Londra Ritorna in Gran Bretagna, con circa 100 esemplari, il tarabuso. Si tratta di un volatile che già nel 1885 veniva considerato estinto.
Un intenso programma di recupero della specie iniziato nel 1990 ha portato i suoi frutti, con un relativo miglioramento anche dell'habitat di questi animali, cioè paludi e canneti: nel 1997 erano stati infatti rilevati appena 11 esemplari di maschio, oggi la Royal Society for the Protection of Birds (RSPB) ne conta 104.
Martin Harper, direttore dell'area conservazione, ha detto: «Aver perso il tarabuso una volta in Gran Bretagna è stato deplorevole, ma perderlo due sarebbe imperdonabile». Certo questo volatile deve ancora affrontare delle minacce, come ad esempio quelle legate alla crescita del livello del mare, a causa della quale i siti d'acqua dolce lungo la costa potrebbero essere inondati da acqua salata: ma il fatto che i tarabusi siano tornati a cantare a squarciagola-segno di normalità e anche l'unico modo che gli scienziati hanno per contarne il numero visto che vivono isolati- fa ben sperare per la loro sopravvivenza. Il ministro dell'Ambiente Richard Benyon ha commentato:« Vedere una specie che una volta era considerata estinta presente in Gran Bretagna con popolazione di oltre 100 esemplari è un vero successo».

UNO NOTIZIE
3 SETTEMBRE 2011
 
STAGIONE DELLA CACCIA / Gravi danni agli ecosistemi faunistici del territorio italiano con apertura caccia

Si riprende a sparare in 15 regioni su 20: il Tar blocca la Campania

 

Le doppiette dei cacciatori hanno ricominciato a sparare ieri, e lo faranno di nuovo il 4 settembre, in gran parte del territorio nazionale. Secondo la Federazione Italiana della Caccia (Fidc) in attesa dell'apertura ufficiale della stagione venatoria, calendarizzata dal 18 Settembre al 30 Gennaio, sono state interessate dalla preapertura della caccia:  Abruzzo, Basilicata, Calabria, Lazio, Marche, Sardegna, Sicilia, Toscana, Umbria, Veneto e Molise. In Piemonte e Emilia-Romagna sono autorizzate alla ripresa dell'attività venatoria molte province, mentre in Campania è arrivato lo stop del TAR alla preapertura, in seguito al ricorso del WWF, tra le molteplici proteste degli interessati.Nonostante l'evidente flop segnalato in alcune località ,come Brescia, dove i dati segnalano solo il 5% dei cacciatori in attività durante la giornata di ieri, quella della preapertura è stata una decisione dissennata e superficiale. Come hanno segnalato i vertici della LIPU e di Birdlife, l'inizio di settembre è  un momento in cui molte specie di uccelli hanno appena concluso la nidificazione e con la caccia le loro popolazioni vengono sottoposte a gravi rischi. Ad essere colpite saranno 12 specie di uccelli e 5 di mammiferi che subiranno danni ancor più gravi per la mancanza delle specie migratorie, in arrivo sul territorio italiano solo a fine settembre. Oltre a un momento delicato del loro ciclo produttivo, le specie interessate versano anche in uno stato di conservazione sfavorevole e, quindi, andavano escluse dalla lista di quelle cacciabili. Sarebbero auspicabili anche maggiori e più incisivi controlli da parte del Corpo Forestale dello Stato perchè sono spesso abbattute anche specie protette. Come testimoniano gli arrivi nei centri di recupero per gli animali, le giornate di preapertura della caccia sono delle stragi non autorizzate. Anche l'ENPA (Ente Nazionale Protezione Animali) ha sottolineato come le giornate di preapertura della caccia siano solo concessioni anacronistiche che sacrificano il rispetto dell'ambiente ai desiderata di una ristretta cerchia di cosiddetti sportivi.


IL TIRRENO
3 SETTEMBRE 2011
 
«Meglio sparare. Basta falso animalismo»
 
GROSSETO. Ma la polemica la accende Enrico Rabazzi, presidente della Confederazione Italiana Agricoltori che, al termine della presentazione del programma, si è detto poco convinto dell’utilità di un’azione suddivisa in due fasi proponendo, al contrario, l’immediato abbattimento degli ibridi. “Non mi vergogno a dirlo, molti allevatori ne hanno uccisi tanti di questi animali, ed hanno fatto bene. E’ inutile sterilizzarli o inserirli in centri, non serve a nulla. Credo sia il momento di smetterla con questo falso animalismo buonista, i danni ci sono e vanno risolti in modo concreto”. Poi la provocazione: “smettiamo di sparare alle tortore, iniziamo con chi rompe le...”.

IL TIRRENO
3 SETTEMBRE 2011
 
Sarà un tavolo tecnico a decidere le iniziative per fermare i cinghiali
 
LUCCA. Si è tenuta ieri in Prefettura l’attesa riunione richiesta da tempo dalle associazioni agricole, per contrastare l’invasione dei cinghiali nelle campagne. La riunione presieduta dal vice prefetto vicario Giuseppe Guetta ha visto la presenza dei rappresentanti del Comune.
E dell’amministrazione provinciale, delle Forze dell’Ordine, dell’Atc Lucca 12 e delle organizzazioni professionali agricole della provincia intervenute per discutere della problematica relativa alla presenza di cinghiali in alcune zone e dei danni arrecati alle colture.
Dopo l’esame della questione si è ritenuto necessario istituire un gruppo di lavoro costituito da rappresentanti del Comune di Lucca, dell’ Amministrazione provinciale, delle forze dell’ordine e delle organizzazioni professionali agricole della provincia per concordare soluzioni a breve e medio termine per contenere il fenomeno.
«L’incontro cin prefettura - dice il presidente della Coldiretti Dina Pierotti - è stato richiesto perchè da tempo ci troviamo in una stato di emergenza e quindi è urgentissimo prendere decisioni immediate a tutela del territorio, delle coltivazioni e soprattutto per l’incolumità delle persone».
L’incontro, fanno sapere le organizzazioni agricole, si è rivelato molto utile. È' stato deciso di formare un tavolo tecnico composto da quattro persone presieduto da un rappresentante della Provincia, che si dovranno ritrovare il prima possibile. Il mondo agricolo è sul piede di guerra perchè questi animali ogni giorno sconfinano nelle aree coltivate provocando ingenti danni. Distruggono, uliveti, vigne, coltivazioni e sempre più spesso arrivano fino alle case.

LA GAZZETTA DI MANTOVA
3 SETTEMBRE 2011
 
I sindaci: un nuovo piano per contenere le nutrie
 
Provincia di Mantova - «Nella nostra zona il sistema dell’abbattimento con il fucile funziona, lo dimostrano i dati: su 1.400 nutrie uccise negli ultimi 4 mesi, 1.250 sono frutto delle squadre dei cacciatori». Lo spiega il coordinatore delle squadre Gianluca Durett i. «Ad Asola questo sistema funziona ormai da 6-7 anni. Siamo una ventina di cacciatori divisi in 5 squadre da 4 uomini. Usciamo la sera, visto che la nutria è un animale prevalentemente notturno che fari e ceste per la raccolta. A seconda della stagione uccidiamo da qualche decina, sino a un centinaio di esemplari. Uccidiamo e recuperiamo subito – specifica Duretti – mentre con le gabbie, che danno molti meno risultati, in ogni caso l’animale resta intrappolato per ore, soffrendo inutilmente. io non entro nella questione etica e rispetto chi dice che questi animali devono vivere. Ma se si decide di ucciderle, che differenza c’è fra sparargli con una pistola mentre è intrappolata in una gabbia, o all’aperto con un fucile?. Per ogni nutria si prendono 7 euro, ma si e no ci stanno le spese per l’impegno che richiede». di Francesco Romani wMANTOVA «Il sistema delle gabbie non funziona, o è comunque insufficiente. Ma non per colpa dei sindaci. Serve un piano di abbattimento straordinario con il fucile». A dirlo il president edel Consorzio oltrpò mantovano, Alberto Manicardi, a nome dei colleghi. I primi cittadini non ci stanno a passare per coloro che fanno poco nella lotta contro il castorino, animale che popola le nostre campagne e che è ritenuto responsabile di danni alle colture e alla stabilità degli argini. L’ultimo episodio mercoledì sera quando un tratto dell’argine del canale Sabbioncello è ceduto di schianto allagando le campagne circostanti. Anche in questo caso il dito è stato puntato contro la nutria, che costruendo le proprie tane negli argini, li indebolisce. La Provincia, messa sotto accusa per il proprio piano di contenimento che prevede l’uso delle gabbie di cattura, ha reagito spiegando che questi fatti accadono proprio nei Comuni dove le catture sono poche. Colpa quindi dei sindaci. «Purtroppo certi funzionari in Provincia non sono esperti – reagisce stizzito Manicardi –. La statistica sulle catture va fatta su più anni, non solo per il 2010. Inoltre va ricordato che quest’anno il premio in denaro per le catture è stato sospeso e anche lo stoccaggio in freezer ha avuto problemi. Noi setti a Quingentole, come Comune abbiamo fatto da riferimento in zona durante questa fase d’emergenza, essendo quelli che avevano agito di più in passato». Per Manicardi è ormai evidente che il piano provinciale di contenimento attuato solo attraverso le gabbie ha forti limiti. «Le nutrie, proprio nella nostra zona dove le gabbie e le esche sono da anni posizionate, si sono adattate ed oggi le catture si concentrano solo nei tre mesi invernali. Ma il dato di quest’anno che vede un incremento eccezionale delle catture dice che il sistema delle gabbie è insufficiente, visto che evidentemente le nutrie crescono di numero. Serve un piano straordinario di abbattimento controllato con il fucile. Mi chiedo da un punto di vista etico che differenza ci sia dall’uccidere una nutria con una pistola dentro la gabbia o fuori la gabbia.Non chiediamo il Far West, ma l’efficacia».

RIVIERA 24

3 SETTEMBRE 2011

 

Allarme ambiente nel sanremese: stanno scomparendo i familiari rospi

 

 

Un rospo comune 'Bufo bufo'

 

di Sergio Bagnoli

 

Sanremo (IM) - Il simpatico anfibio molto probabilmente è stato sfrattato dai suoi habitat naturali a causa della progressiva cementificazione e rettifica dei torrenti.

Sono sette i piccoli corsi d’acqua che solcano il perfetto anfiteatro naturale il cui vertice è costituito da Monte Bignone ed in cui si adagia la città di Sanremo. Partendo da Ponente essi sono i rii San Bernardo e Foce, i torrenti San Romolo, il più lungo di tutti, e San Francesco, i rii San Lazzaro e Rubino, il torrente San Martino ed il Valdolivi, corso d’acqua che sfocia nel Mediterraneo poco a valle dello stadio comunale. La loro portata è generalmente modesta, soprattutto d’estate, ma un filo d’acqua corrente in essi solitamente lo si trova sempre. A levante di Capo Verde, ma sempre in comune di Sanremo, scorre invece il più rilevante Torrente Armea. Da tempo immemore sono rifugio dei simpatici rospi comuni, il cui nome scientifico è quello di Bufo Bufo, il cui gracidare notturno costituisce il refrain tipico di tante sere estive nelle campagne che circondano la maggiore città dell’Imperiese. Si rifugiano nelle piccole pozze d’acqua che si stendono negli alvei di tali rii la cui profondità mai supera i cinquanta centimetri. Sono una specie assai versatile che si adatta in un clima temperato a qualsiasi habitat. Non lo abbandonano volentieri per il timore di venire schiacciati da qualche autoveicolo specialmente di notte. Ora gli ambientalisti della Città dei Fiori e dei Comuni limitrofi sono però in allarme: da tempo si constata una forte diminuzione del numero di colonie di questo anfibio nel comprensorio matuziano. Dati scientifici non ce ne sono ma l’impressione generalizzata è proprio questa.Racconta Maurizio Ferrara, storico ambientalista della zona che vive a Bussana Vecchia dove da un ammasso di ruderi, retaggio del terremoto del 1887, ha ricavato un delizioso giardino botanico: “ Non sono più solo ormai i veicoli in transito sulle strade di maggior frequentazione a costituire un pericolo esiziale per i caratteristici rospi ma altre minacce ben più serie incombono. Infatti, se fino a qualche tempo fa i rospi nella loro trasmigrazione verso lo stagno natio, dove tornano sempre per deporre le uova, correvano il rischio di venire schiacciati dagli autoveicoli, oggi quello stagno potrebbero proprio non trovarlo più”.I pur necessari lavori, i relativi cantieri si sono aperti e successivamente chiusi un po’ ovunque nei torrenti dell’Imperiese dopo la drammatica alluvione del 2000, di messa in sicurezza dei corsi d’acqua della zona ha spesso cambiato la realtà delle piccole pozze d’acqua che si estendevano ai margini dei rivi matuziani e ciò ha portato molti esemplari femmina di questi animaletti ad emigrare altrove non trovando più il posto abituale onde depositare le uova. Pure la maggiore diffusione di un insetto quale la Mosca Bufolucilia bufonivora che deposita le proprie larve nelle loro narici causandone un immediato collasso respiratorio, e dunque la morte, ha contribuito alla diminuzione del numero di tali anfibi. E’ un peccato perché cibandosi di molti insetti e parassiti, notevole il loro apporto nella lotta antiparassitaria condotta con metodi naturali, questi animali rappresentano in campagna un elemento insostituibile dell’ecosistema.

 

 

 

 

            03 SETTEMBRE 2011
VIVISEZIONE - SPERIMENTAZIONE


 
IL PICCOLO
3 SETTEMBRE 2011
 
Dall’occhio al cuore: tutto sarà in provetta
 
ROMA Il dente biotech ottenuto in Giappone è l’ultimo capitolo di una strada che negli ultimi anni sta accumulando successi sempre più importanti. Ecco lo stato attuale della ricerca. OCCHIO. Cellule staminali embrionali di topo, immerse in un cocktail di sostanze nutrienti e che ne favoriscono la crescita, si sono assemblate spontaneamente fino a formare il calice ottico, ossia la struttura embrionale da cui deriva la retina. TRACHEA. E’ stata ottenuta combinando cellule staminali e materiali derivati dalle nanotecnologie. Il primo trapianto nell’uomo è avvenuto in Svezia. INTESTINO. E’ il primo organo umano costruito in laboratorio a partire da cellule staminali. Ha una struttura tridimensionale e funziona perfettamente, come dimostrano i test sugli animali. POLMONI. Primo organo complesso nato in provetta, con una tecnica che utilizza la struttura naturale dell’organo come impalcatura su cui si sviluppano le nuove cellule, all’interno di un incubatore che simula l’ambiente embrionale. PELLE. E’ stato il primo tessuto coltivato in provetta e il risultato più importante risale al 2006, quando è stata ricostruita la pelle completa di strato superficiale e profondo utilizzando tre diversi tipi di cellule staminali. CORNEA. E’ stata coltivata in Spagna, nell’università di Granada, con cellule staminali di coniglio. CUORE. Numerosi gruppi, fra i quali molti italiani, hanno cominciato test clinici basati su staminali del muscolo cardiaco e condotti su pazienti colpiti da infarto. CARTILAGINE. La coltivazione di questo tessuto si sta consolidando. OSSO. Si sta avvicinando la fase del passaggio dai test pre-clinici ai clinici. VASI SANGUIGNI. I test su animali sono in fase avanzata e si comincia a pensare a uno studio pilota. GHIANDOLE ENDOCRINE. La ricerca riguarda soprattutto le cellule del pancreas addette alla produzione di insulina. CELLULE DI FEGATO E RENE. Sono utilizzate per realizzare bioreattori per riparare insufficienze acute o in persone in attesa di trapianto. MUCOSE. Il primo risultato concreto arriva dall’Italia, con la ricostruzione della prima vagina biotech. Test pre-clinici sulla ricostruzione del sistema uro-genitale sono in corso negli Usa.
 
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