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L'ARENA GIORNALE DI
VERONA
4 LUGLIO 2009
MALTRATTAMENTI
CANE FERITO MORÌ IL PROPRIETARIO È A PROCESSO
Verona - È iniziato il processo
a Lorenzo Boni, accusato di maltrattamento di animali. Una
vicenda legata al cane di sua proprietà che fu notato ferito
e zoppicante da una signora che avvisò la Lav. La ferita
alla zampa si infettò al punto che l’animale non riuscì più
a muoversi. Fu una volontaria a prelevarlo e a portarlo dal
veterinario. Che lo soppresse.
IL TIRRENO
4 LUGLIO 2009
Vicky senza mangiare per lo choc
Matteo Baccellini
VIAREGGIO (LU). Storie di vita importanti come le altre.
Quelle dei superstiti a quattro zampe, scampati alla
sciagura. O delle carcasse annerite, ritrovate spesso
vicino al padrone di turno. Anche gli animali hanno
dovuto soffrire. Qualcuno, come Vicky, una femmina di
cocker dallo spavento è rimasta senza mangiare e senza
bere per oltre un giorno nella sua casa. Terrorizzata
dalle fiamme di quella notte. Adesso sta meglio. «Lunedì
- commenta un vigile del fuoco - ho trovato una signora
morta in un appartamento con il pappagallo stretto sul
petto. Straziante». Si sono abbracciati per scacciare la
paura, per l’ultima volta. E chissà quanti altri padroni
hanno avuto lo stesso pensiero. Di sicuro una bambina,
fuggita dalle fiamme con in braccio il suo labrador.
Vista da più persone mentre correva. Salva lei, salvo il
cane. Nonostante tutto. Il lieto fine a volte esiste.
Come nel caso dei tre gatti ustionati, non in modo
grave, che sono stati ricoverati alla clinica
veterinaria Colombo. «E i medici lo hanno fatto in modo
gratuito», dice la direttrice del canile Sandra Palmucci.
Due cani sono già stati recuperati dai proprietari,
altrettanti sono alla clinica Campo d’aviazione. Se la
caveranno. «Ma tanti, temo, hanno fatto una brutta
fine». Un gatto un po’ sbruciacchiato che si aggirava
tra le macerie è un altro esempio di vita strappata alle
fiamme. Ce l’ha fatta. Come quel pincher preso in cura
dall’amica delle due giovani ustionate, ricoverate a
Milano e Pisa, in via di guarigione entrambe.
Un’emergenza animali scattata subito. «Ho visto un paio
di gatti scappare via dai tetti - racconta Gilberto
Giunti, ingegnere dei vigili del fuoco - e purtroppo
qualche carcassa di cane e diversi piccioni “arrostiti”,
sui binari della ferrovia. Un cane è stato trovato morto
su un sedile ferroviario. Forse era un randagio».
CORRIERE DELLA SERA
4 LUGLIO 2009
La
Rai oscura il Palio
Caro Severgnini,
chiedo scusa subito per la futilità dell'argomento, in giorni duri per molti e tragici per alcuni. Da vizioso Italian a Boston aspettavo di poter gustare il Palio di Siena di luglio in diretta RAI International, come tradizione. La tradizione che si è consumata però è quella della Rai. Nonostante un investimento finanziario e intellettuale consistente, per costruire attorno alla carriera senese un programma televisivo ricco di nuovi spunti, la Rai interrompe la trasmissione durante la mossa (estenuante, ma è scritto nel Dna paliesco!) per "dare la linea al Tg2" tra lo sconcerto di uno dei commentatori ("come, non passiamo al Tg3?"). Ricordo di epiche finali tennistiche e altri avvenimenti che hanno fatto la storia dello sport e non solo, interrotti di punto in bianco per dare spazio alle solite tribunette politiche dei committenti della cosiddetta televisione pubblica. I miei ospiti stranieri, invitati a casa per farli sbavare davanti allo splendore della manifestazione popolare italiana più classica, alle glorie di Siena immortale etc, ci sono rimasti male assai. M'immagino l'entusiasmo dei senesi nel mondo (non pochi). Ho sempre creduto che trasmettere il Palio all'estero equivalesse a esibire il meglio di noi (e il peggio, ma sublimato) davanti a milioni di telespettatori. Forse sono il solo a crederlo. Era poi così importante mandare il telegiornale in orario negli Usa, quando il 40-50% dei programmi di Rai International inizia con mezz'ora di ritardo accademico? Fra Palio e palinsesto, la scelta è stata fatale per me. Un momento di paranoia: avranno tramato gli animalisti di sinistra o le destre, avverse al Monte dei Paschi? Eppure il direttore di Rai International Badaloni mi è sempre sembrato uomo molto attento... Mi pento dei pensieri cattivi e mi godo il Tg2, mentre gli ospiti americani si consolano con gli antipasti... Filippo Cremonini, fcremoni@bidmc.harvard.edu
IL TIRRENO
4 LUGLIO 2009
Il cane Max era anche donatore di sangue
CASOLA (MS). Il cane lupo Max, impegnato nella
Protezione civile e morto di recente, viene
ricordato dal gruppo Avis: «Dieci anni fa si era
infilato nella vita della famiglia Belloni in punta
di piedi, senza chiedere o pretendere nulla - dice
Fernando Mosti - e adesso penso al bene che si sono
dati reciprocamente e al fatto che lui li ha resi
felici e loro gli hanno donato la possibilità di
vivere bene in una casa e nell’affetto di un
focolare domestico. Questo amico dell’uomo era un
cane al servizio della Protezione civile. Era anche
al servizio degli altri cani, perché era un donatore
di sangue per i suoi simili malati. L’ultima
donazione risale a due anni fa a una cagnetta
morsicata da una vipera. Nel 2008 gli fu riscontrato
un tumore, e da alcuni mesi partecipava a un test
clinico-universitario per la sperimentazione di un
nuovo farmaco antitumorale umano. Gli animali
domestici, in particolare i cani, diventano, spesso,
a tutti gli effetti, membri del nucleo familiare».
CORRIERE FIORENTINO
4 LUGLIO 2009
«Una carezza, un fremito. Sì, è lei» La gatta
Thelma ritrova la sua famiglia
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
VIAREGGIO (LU) – Thelma ha ritrovato la sua
padrona. Da quattro giorni la accudivano alla
Clinica Veterinaria Colombo, a Lido di Camaiore.
Thelma è una gattina di 4 anni, che si è salvata
dalle fiamme: era nella veranda del suo
appartamento proprio là, in quella via
Ponchielli maledetta. Un vigile del fuoco l’ha
salvata: le sue condizioni sono stabili, anche
se ha riportato lesioni al naso, ai polpastrelli
e alla testa.
La tragedia di Viareggio non ha risparmiato nulla, neppure gli animali. «Noi abbiamo salvato quattro cani e altrettanti gatti — afferma la direttrice dell’Enpa di Viareggio Sandra Palmucci — abbiamo notizie di animali morti, ma non abbiamo trovato le carcasse che probabilmente sono rimaste incenerite». La padrona di Thelma, la signora Giovanna Bianchi, ha ritrovato la sua gatta — quella celebre, immortalata in una fotografia durante la notte di lunedì scorso — dopo averla cercata per diversi giorni. «Ero a Massarosa col mio compagno e la mia cagnolina, Priscilla. Eravamo usciti a cena — ricorda adesso la signora Bianchi, educatrice in un casa famiglia per bambini — non abbiamo visto nulla. Ma dopo l’una di notte mi ha chiamato una mia amica». Le chiedeva come stava, se si era salvata. La signora Bianchi è caduta dalle nuvole, poi si è diretta in quella che poi sarebbe diventata la «zona rossa». Ha visto uno spettacolo devastante: «Persone bruciate, feriti, gente che urlava. Ho saputo che erano morti i bambini. Mi creda: quasi mi vergognavo a chiedere della mia gatta». Ecco perché quando ha saputo che un vigile del fuoco ha salvato la sua Thelma «mi sono resa conto della sensibilità di questo pompiere, che vorrei ringraziare. Sicuramente il vigile del fuoco aveva tantissimo lavoro da fare, ha avuto una grandissima accortezza. Sto cercando di sapere chi ha salvato Thelma: gli vorrei stringere la mano personalmente » . Per una donna come la signora Bianchi, che ama gli animali poter riabbracciare la sua gattina non è una cosa scontata. La sua foto in braccio a un vigile del fuoco è diventata il simbolo dei tanti animali investiti dall’esplosione.
SAVONA NEWS
4 LUGLIO 2009
Savona: gatti sventrati dai cani lasciati
liberi
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A Savona i cani lasciati liberi nelle vicinanze
della fortezza del Priamar azzannano i gatti della
colonia felina.
Ieri si è verificato l'ennesimo episodio. Un gatto è stato morso alla schiena ed al ventre ed è stato salvato grazie ad un lungo intervento dei veterinari dell’Enpa, che gli hanno applicato decine di punti per chiudergli le ferite. L'animale è ricoverato nella sede di Via Cavour in prognosi riservata. Le Guardie Zoofile dell'associazione chiederanno aiuto alla Polizia Municipale, ai Carabinieri ed alla Questura, per intensificare la vigilanza in zona, anche nelle ore notturne. Hanno inoltre avviato un’inchiesta, indirizzata verso quei proprietari di cani che acquistano animali di taglie grosse e razze problematiche, comunque naturalmente docili, per trasformarli in soggetti nervosi ed aggressivi, probabilmente a propria somiglianza.
L'ARENA GIORNALE DI VERONA
4 LUGLIO 2009
VERONELLA (VR). Incendio l’altra sera nel
capannone avicolo di Angelo Monzardo in via Giavone
Fuoco nell’allevamento Bruciati 25mila polli
Sconosciute le cause che hanno innescato il
maxi rogo ma per ora i pompieri e i carabinieri
escludono il dolo
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Veronella (VR) - Venticinquemila polli inceneriti,
giovedì notte a Veronella. Un enorme incendio è
infatti scoppiato nell’allevamento in via Giavone
nel quale c’erano, appunto, migliaia e migliaia di
animali che non hanno avuto scampo tra le fiamme.
L’incendio non ha risparmiato nemmeno le strutture,
danneggiando seriamente lo stabile di duemila metri
quadrati di cui è proprietario l’avicoltore Angelo
Monzardo.
Per ora non si ha nessun elemento per ritenere il rogo dell’allevamento di origine dolosa: né i vigili del fuoco di Legnago che lo hanno spento, né i carabinieri di Ronco che hanno effettuato i rilievi sul posto, hanno trovato nulla di sospetto in questo senso. Al momento, l’unica ipotesi attendibile è, quindi, che ci sia stato un corto circuito oppure che la scintilla sia arrivata da fuori, dalle sterpaglie della campagna attorno al capannone di via Giavone. Lascia perplessi, però, il fatto che i polli - destinati all’Aia, la grande industria alimentare che lavora carni avicole e suine - avrebbero dovuto essere caricati sui camion e venduti proprio ieri notte. I polli, infatti, arrivati ormai a un peso di due chili e mezzo, erano pronti per la commercializzazione. Il carico doveva iniziare alle 23 di giovedì, ma alle 22 è scoppiato l’incendio. Malgrado la risposta immediata dei pompieri alla richiesta di intervento, non è stato possibile salvare nulla: il fuoco si è propagato velocissimo. «Sono stato avvisato dell’incendio da una chiamata dei vicini», racconta Angelo Monzardo. «Abito a due chilometri dall’allevamento», prosegue, «ed stato nell’allevamento fino alle 20. Poi sono andato a cenare. Dovevo tornare alle 23 perché a quell’ora era stato fissato il carico dei polli, ma alle 22 sono divampate le fiamme. Non ho motivo di credere che l’incendio sia doloso: i rapporti con i vicini sono molto buoni. Forse c’è stato un corto circuito, anche se questo evento si verifica soprattutto quando i polli sono piccoli e sono in funzione le cappe ad infrarossi per il calore. Ho subìto una perdita enorme: il valore dei capi, complessivamente, era di 80 mila euro e del capannone e di tutte le attrezzature per l’allevamento, di 200 mila euro. Non riuscirò a rimettere in piedi il tutto prima di sei mesi». Lo spegnimento dell’incendio è stato completato all’una di notte. Al termine, c’era ben poco di salvo: gli animali, allevati non in batterie ma liberi di circolare nei duemila metri quadrati del capannone, erano tutti bruciati e l’azienda ne è uscita molto intaccata. La ditta che conduceva Angelo Monzardo era presente da trent’anni ed ora è pressoché da ricostruire e l’attività dell’avicoltore dovrò ripartire praticamente da zero.
BRESCIA OGGI
4 LUGLIO 2009
I due rottweiler morti: si aspettano gli
esami
IL GIALLO. All'istituto zooprofilattico di
Brescia l'analisi delle carcasse degli animali
Brescia - Per fortuna, il peggio è passato. I
quattro bambini di Nuvolento aggrediti da due
rottweiler a Gavardo nella mattinata di mercoledì
sono fuori pericolo: due di loro sono già a casa,
gli altri due sono stati operati e stanno bene, e
presto potranno tornare a casa e provare a
dimenticare al più presto la brutta avventura.Resta
da capire cosa abbia scatenato la furia dei cani,
poi morti, e appunto il motivo del decesso dei due
animali. I primi esami effettuati all'istituto
zooprofilattico di Brescia hanno escluso che i due
rottweiler fossero affetti dalla rabbia. Nei
prossimi giorni si conosceranno invece le cause del
decesso: si vuole anche capire, come ha lasciato
intendere la proprietaria, una 35enne di Flero che
l'altra mattina aveva lasciato gli animali in
custodia al padre, se è vero che i due animali
possano essere stati avvelenati, magari prima
dell'aggressione. E proprio in seguito alla indagini
la donna potrà eventualmente sporgere denuncia.Nessun
ulteriore provvedimento è stato preso dal magistrato
Francesco Piantoni che si occupa della vicenda. I
carabinieri di Salò stanno svolgendo nuovi
accertamenti per fare piena luce sulla vicenda. Va
infine ricordato che la proprietaria dei cani era
assicurata e dunque i quattro ragazzini feriti
saranno sicuramente rimborsati.
IL TIRRENO
4 LUGLIO 2009
Affidiamo ai prefetti i controlli sui
cinghiali
GROSSETO. Gravissimi danni alle imprese agricole
e, sempre più spesso, anche a cose e persone.
L’ultimo episodio, che avrebbe potuto
trasformarsi in tragedia, pochi giorni fa,
quando, a causa di un cinghiale a passeggio
lungo la Castiglionese, ci sono “scappati”
cinque feriti, e per fortuna non il morto. Il
problema degli ungulati, in tutta la Regione e
in modo particolare in Maremma, è ormai
intollerabile. Ma le risposte arrivano al
rallentatore. «La Regione - sostiene Coldiretti
- ha finalmente preso coscienza
dell’eccezionalità della situazione ma è
riuscita ad attivare solo interventi minimi,
spesso inapplicabili e comunque insufficienti».
Tanto che i disagi causati dalla presenza
eccessiva di cinghiali sul territorio sono in
netto incremento. Con danni alle coltivazioni, e
pericoli per la sicurezza dei cittadini e
paradossalmente per lo stesso l’ambiente. Già lo
scorso anno Coldiretti aveva chiaramente
informato gli enti locali del problema esistente
nella fascia che costeggia il fiume Bruna e la
riserva naturale della Diaccia Botrona. Il
presidente Giuseppe Ruffini sottolineava che i
cinghiali stavano provocando ingenti danni alle
coltivazioni agricole su di una superficie di
oltre 1.000 ettari. E veniva ricordato il
problema delle strade. Secondo Coldiretti
l’intero ecosistema è messo sotto scacco dalla
proliferazione abnorme di determinate specie
animali, con la compromissione del naturale
rinnovamento dei boschi, la scomparsa della
piccola selvaggina stanziale, e - aspetto più
preoccupante - col ripetersi di incidenti
stradali causati dall’attraversamento dei
selvatici. Per non parlare delrischio di
epidemie che possono diffondersi anche tra il
bestiame allevato. Coldiretti ha deciso di
portare la questione sul tavolo dell’assessore
alla sanità Enrico Rossi. «Siamo consapevoli -
conclude Coldiretti - che riportare la
situazione alla normalità è operazione complessa
e delicata. Per questo chiediamo che la norma
preveda, nei territori dove le amministrazioni
provinciali non riescono a centrare l’obiettivo,
che la competenza sugli interventi di controllo
sia affidata ai prefetti».
LA GAZZETTA DI MODENA
4 LUGLIO 2009
Centro Pettirosso Salvati diciotto
piccoli pipistrelli
Modena - I volontari del centro “Il Pettirosso”
in questi giorni sono intervenuti diverse volte
- in centro a Modena, a Carpi, Camposanto,
Finale, Vignola e Zozza - per salvare piccoli di
pipistrello caduti da tetti o alberi. Diciotto i
piccoli attualmente in cura nella sede di via
Nonantolana, unico centro in Italia per il
recupero di questi animali. Non appena terminato
l’allattamento, i piccoli saranno liberati. Si
tratta infatti di una specie non solo protetta,
ma anche utile all’ecosistema in quanto si ciba
di zanzare e insetti. Per segnalazioni e
richieste di intervento si può contattare il 339
8183676 o il 339 3535192, oppure chiamare il
servizio 118.
IL PICCOLO GORIZIA
4 LUGLIO 2009
Parco del mare a Trieste, l'acquario
sarà alto 16 metri
di PIERO RAUBER
Gorizia - Si inerpicherà verso il cielo per
circa 16 metri - una decina in meno rispetto
all’altezza della vecchia piscina Bianchi - e
sarà largo oltre 30. Avrà un ”cuore” di tre
milioni di litri che riempiranno un cilindro
trasparente alto più o meno 15 metri per 17 di
diametro: una maxivasca per i pesci di grandi
dimensioni, insomma, cui s’appoggeranno ai lati
ulteriori contenitori meno ingombranti -
corrispondenti ad altrettanti ecosistemi - per
le specie che vivono a differenti latitudini.
L’intera struttura sarà coperta da un tetto
piano da dove i visitatori vedranno, sotto i
piedi, flora e fauna degli ambienti prossimi
alle rive, alla terra ferma. È questo, ispirato
all’Oceanografico di Lisbona, l’identikit
dell’acquario che dovrebbe sorgere nel giro di
3-4 anni sul sedime dell’ex Bianchi, e che
collegato all’ex Magazzino vini - atteso al
restyling filologico della Fondazione CRTrieste
che ne è proprietaria - è destinato a formare il
Parco del mare, il cui studio di fattibilità
dell’assessore al bilancio Giovanni Ravidà è
stato approvato l’altra notte dal Consiglio
comunale. In realtà è un identikit che a oggi
appartiene al mondo delle idee, giacché non è
supportato da alcun progetto. Quest’ultimo
nascerà solo dal mandato «a un professionista di
esperienza specifica e spessore internazionale»
- precisa Ravidà - che uscirà dalla Conferenza
dei servizi tra il Comune, ente proprietario
dell’area ex Bianchi, la Camera di Commercio,
titolare dell’idea e di 7 milioni accantonati
con il Fondo benzina, e la stessa Fondazione. Ma
esiste già, questo sì, un orientamento di
principio che porta dritto a questo scenario,
ovvero provare a mutuare il modello Lisbona, con
qualche accento preso da Boston piuttosto che
Osaka. Il placet sulla sostenibilità
squisitamente tecnica a quella che è invece una
traccia politica è arrivato, in occasione di un
suo recente sopralluogo in città,
dall’architetto americano Peter Chermayeff - il
guru del settore che ha progettato fra l’altro
la parte tecnologica dell’Acquario di Genova,
abbinata alla firma di Renzo Piano - le cui
”dritte” sarebbero state suggerite dal gruppo
Costa, interessato alla futura gestione del polo
turistico. L’accesso all’acquario - con gli
impianti idraulici ”nascosti” sotto il sedime -
sarà consentito da una passerella con risalita a
spirale trasparente, per vedere i pesci da
diverse altezze e prospettive, proiettato dal
Magazzino vini, che fungerà da edificio
complementare con reception, aule didattiche e
scientifiche, punti ristoro e shopping center .
«Posto che il progetto va costruito e che non
vogliamo realizzare il doppione di un doppione -
conferma Ravidà - riteniamo che una struttura
similare a quella moderna di Lisbona , adattata
agli indirizzi della Soprintendenza e degli enti
preposti, sia la più rispondente alle esigenze
sia estetiche, d’impatto, improntate alla
massima trasparenza, sia funzionali da un punto
di vista tecnico ma anche della vivibilità degli
animali».
IL TIRRENO
4 LUGLIO 2009
Per i padroni di Fido ci sono le Bau
Beach
Provincia di Livorno - Due caratteristiche
comuni a Marina di Bibbona e alle Spiagge
Bianche di Vada sono il parcheggio e l’arenile
riservato ai cani. Una bella comodità, nel mare
dei divieti che costella le coste della nostra
penisola, per chi è proprietario di un cane. Ma
soprattutto una doppia bella iniziativa per
scongiurare l’abbandono degli animali durante il
periodo estivo. La Bau Beach di Marina di
Bibbona è a nord del Bagno La Pineta: si seguono
i cartelli con la freccia. Sulla spiaggia ci
sono bidoni per la raccolta dei rifiuti e un
deposito di acqua per far bere il proprio cane.
Alle Spiagge Bianche la Bau Beach è nel tratto
nord (zona della foce del fiume Fine) ed è
accessibile sia dal parcheggio vicino al
Cantiere Gavazzi che da quello (doppio, sui due
lati della Vecchia Aurelia) del Galafone
(incrocio per la località Polveroni). Esiste un
servizio navetta. A Marina di Bibbona si può
parcheggiare lato monte rispetto alla strada che
costeggia la pineta in direzione nord. Il
parcheggio è libero, ma la strada è quest’anno
tutta poggi e buche a causa delle piogge
invernali.
LA NUOVA SARDEGNA
4 LUGLIO 2009
Alla Maddalena una spiaggia tutta
dedicata a Fido
LA MADDALENA (OT). Una spiaggia a misura di
cane. Il Parco lancia l’idea e con
l’associazione Arvepana crea un angolo destinato
a fido nella spiaggia di fronte a Porto Palma.
Un progetto partito alcuni anni fa che oggi
viene riproposto, in collaborazione con la
capitaneria di porto. Molti proprietari di cani
potranno portare con sé i propri animali durante
le ferie estive. Il parco ha finanziato il
progetto. Realizzato anche grazie ad una
convenzione siglata con l’Ente parco, che
prevede l’esclusivo utilizzo di una ben
determinata spiaggia ai cinofili con i propri
cani. L’area per la quale la capitaneria di
porto ha rilasciato la concessione si trova
nell’isola di Caprera a chiusura della baia di
Porto Palma di fronte al centro velico di
Caprera, nella strada che conduce fino ai Due
Mari, e potrà essere utilizzata durante il
periodo estivo fino al 15 settembre. Per
accedere alla spiaggia per cani è necessario
rispettare alcune norme elencate nei
regolamenti. Obbligo del guinzaglio, pulizia
immediata delle deiezioni dell’animale, libretto
sanitario in regola con le vaccinazioni e
certificato d’iscrizione all’anagrafe canina. Il
servizio, offerto dai volontari
dell’associazione Arvepana e da tre operatori
esterni, prevede che ad un prezzo di 3 euro sia
consegnato all’utente un kit, comprensivo di
paletta e sacchetto, un ombrellone, una ciotola
per l’acqua, l’uso della doccia e l’eventuale
assistenza di un veterinario. La fruizione del
servizio è giornaliera con orario continuativo
dalle 9 alle 19. Per qualsiasi informazione è
possibile contattare direttamente l’Associazione
Arvepana al numero di telefono 366.3933926 o
l’Ente parco, al numero di telefono 0789.790211.
SAVONA NEWS
4 LUGLIO 2009
Savona: Enpa denuncia preenza branco cani
randagi in città
Savona - "Durante la notte alcuni grossi cani
scorrazzano per i giardini sottostanti la fortezza
del Priamar in corso Mazzini a Savona, forse
deliberatamente all'inseguimento dei gatti della
colonia felina presente in quella zona", segnalano i
volontari dell'Enpa di Savona."Ieri l'ennesima
vittima, un gatto grigio azzannato alla schiena ed
al ventre, consegnato dal Servizio ceterinario ASL2
ai volontari della protezione animali - aggiungono i
volontari - si è salvato grazie ad un lungo e
costoso intervento dei veterinari dell'Enpa, che
hanno applicato decine di punti ed è ora ricoverato
nella sede di via Cavour, ancora in prognosi
riservata".Le Guardie Zoofile dell'associazione
chiederanno aiuto alle forze dell'ordine, per
intensificare la vigilanza in zona, anche nelle ore
notturne. L'Enpa ha inoltre avviato un'inchiesta,
indirizzata verso quei proprietari di cani che
acquistano animali di taglie grosse e razze
problematiche, comunque naturalmente docili, per
trasformarli in soggetti nervosi ed aggressivi,
probabilmente a propria somiglianza.
GIORNALE DI VICENZA
4 LUGLIO 2009
Assalto in 150 per adottare un pipistrello
ARZIGNANO (VI). Ha successo l'iniziativa bio E il
sindaco sorteggia i 20 che se lo portano a casa
Arzognano (VI) - In 150 per adottare e far crescere
una colonia di pipistrelli nel giardino di casa.
Tanti sono stati i cittadini arzignanesi che hanno
risposto all'originale campagna per la lotta
biologica alle zanzare e alla tutela dell'ambiente
promossa dal Comune in collaborazione con il museo
di Storia naturale dell'università di Firenze, che
prevede di far colonizzare i chirotteri in città;
veri e propri "regolatori naturali" contro
l'invadenza degli insetti più fastidiosi. Animali
voraci, i pipistrelli possono infatti cibarsi di
oltre duemila zanzare e moscerini per notte.
Numerosi bambini, famiglie ecologiste, semplici cittadini incuriositi da questa insolita proposta ed esperienza, hanno deciso di allearsi al Comune per tutelare l'ambiente, consegnando il coupon di partecipazione al concorso per l'adozione di una bat-box; ovvero una piccola casetta in legno dove ospitare i pipistrelli nel proprio giardino o sui muri esterni dell'abitazione. Molte anche le telefonate arrivate al centralino del municipio arzignanese da altre località del vicentino, interessate a saperne di più su questi predatori naturali da ospitare in casa. Ieri, il sindaco Giorgio Gentilin, ha provveduto ad effettuare l'estrazione dei coupon per l'assegnazione delle 20 bat-box messe a disposizione dei cittadini, che si sono resi disponibili ad installare i rifugi e a monitorare la colonizzazione delle casette da parte dei chirotteri . L'elenco dei 20 vincitori è pubblicato sul sito del Comune www.comune.arzignano.vi.it e all'ufficio ambiente tel. 0444 476575. La bat-box dovrà essere ritirata entro 30 giorni all'ufficio ambiente. Il mancato ritiro entro i termini prescritti comporterà l'automatica rinuncia e la casetta sarà destinata ai cittadini che ne hanno fatto richiesta.
IL GAZZETTINO
4 LUGLIO 2009
Australia, il ritorno di Moby Dick:
avvistata la balena bianca
SIDNEY (4 luglio) -
È passata anche quest'inverno al largo della
costa orientale dell'Australia, per la gioia
degli appassionati di whale watching, la più
famosa balena bianca al mondo, di nome Migaloo.
Fu avvistata la prima volta nel 1991 quando
aveva fra i 3 e i 5 anni, e poi decine di volte
nella migrazione annuale della sua specie, dalle
acque antartiche ai mari tropicali a nord, dove
le femmine partoriscono, per poi tornare verso
sud in primavera. Migaloo (nome aborigeno per
'uomo biancò) è un maschio di megattera, ha una
lunghezza stimata di 13 metri e si ritiene sia
l'unico esemplare albino di questa specie al
mondo. Si sa che è maschio perchè «canta», una
caratteristica dei soli maschi di megattera.
Oggi il moderno Moby Dick è stato visto nuotare
al largo di Port Macquarie, a nord di Sydney,
diretto verso il Queensland, dove è stato
dichiarato balena di speciale interesse, con il
divieto di avvicinarsi a più di 500 metri, pena
una multa pari a 9400 dollari. Per le altre
balene i limiti sono 100 metri per le barche e
300 per le moto d'acqua e la multa massima 6800
euro.
VIDEO
ASYLUM
4 LUGLIO 2009
DELFINI DOCILI E SIMPATICI E SE
INVECE FOSERO KILLER SPIETATI?
I delfini sono grandi, molto intelligenti e
hanno una conoscenza di prima mano dei
misteri del mare. Al momento, noi non
abbiamo paura di questi mammiferi marini
perché sono simpatici e si comportano in
modo socievole.Ma sapete una cosa? Era così
anche il pluriomicida Ted Bundy (reo
confesso di 28 omicidi).
E ora che un sinistro avvistamento di
centinaia di delfini che
circondano misteriosamente New York
è seguito da numerose segnalazioni del
"più grande raggruppamento di delfini mai
visto" dalle parti delle coste
inglesi, dobbiamo ammettere la possibilità
che i delfini stiano preparandoci una
sorpresina...
Vi piace come notizia prima di partire per
il mare?
LIBERO
4 LUGLIO 2009
Pipistrelli nella
Capitale per combattere le zanzare
Animale contro animale. Per combattere la consueta
invasione estiva delle zanzare a Roma il Comune ha
pensato di usare i pipistrelli. L'idea è dell'Ater,
l'istituto che in città gestisce migliaia di case
popolari: nel quartiere Corviale sono stati installati
venticinque bat-box, ovvero nidi per pipistrelli. Si
tratta di «casette» per i chirotteri così utili alla
lotta contro le zanzare: ogni piccolo mammifero può
cibarsi di duemila insetti per notte e quindi essere un
regolatore naturale contro l'invadenza dell'anofele. Le
Bat-box sono state installate sugli alberi nei pressi
degli edifici gestiti da Ater.
Le altre sperimentazioni – “L'Ater – spiega Luca
Petrucci, presidente dell'Ater del Comune di Roma - ha
sposato un progetto del Museo di Storia naturale dell'
Università di Firenze, che si basa appunto
sull'installazione, su alberi o stabili, delle Bat-box,
casette di legno utilizzate per offrire rifugio ai
pipistrelli, i quali sono degli eccezionali predatori di
zanzare”. Il quartiere Corviale ospita il primo
esperimento del genere sul territorio del Lazio, mentre
altre regioni italiane, tra le quali Toscana, Trentino
Alto Adige, Piemonte, Emilia Romagna, Marche e Liguria
hanno già aderito. “La nostra Amministrazione, -
prosegue Petrucci - mantenendo fede alle promesse fatte
agli inquilini, lancia un segnale importante sulla
strada del rispetto e della tutela ambientale con
l'installazione, presso gli stabili di Corviale, delle
Bat-box, strumento estremamente efficace e biologico di
lotta alle zanzare”.
Il caso toscano - Altrimenti fate una gita al
supermercato, ma in Toscana: in quella regione,
infatti, da oltre un anno sono in vendita bat-box
prefabbricate. Sugli scaffali di una grande catena
di ipermercati ci sono bat-box in legno multistrato
di betulla, senza collanti e coloranti nocivi,
inodori, di circa 35 centimetri di larghezza per 60
d’altezza e solo 5 centimetri di spessore.
SWISS INFO 4 LUGLIO 2009
25'000 mucche da latte
di troppo in Svizzera Nelle stalle elvetiche vi sono troppe mucche da latte. Per il presidente della Federazione svizzera dei produttori di latte Peter Gfeller, i tempi si annunciano difficili.
Per regolare il mercato del latte, in futuro bisognerà allevare un numero minore di mucche, secondo Peter Gfeller, il quale ritiene che attualmente vi siano 25'000 vacche di troppo.Macellarle però non rappresenta una soluzione, poiché il prezzo per capo diminuirebbe e i produttori riceverebbero meno soldi per la carne, ha osservato Gfeller, intervistato sabato dalla radio della Svizzera tedesca DRS.Dopo aver registrato una regressione, il numero di bovini è aumentato nel 2006 e nel 2007, viste le buone prospettive del mercato. Alla fine del 2007, gli allevatori svizzeri possedevano 1,57 milioni di bovini, di cui 710'000 vacche. Nel frattempo, però, la pressione sul prezzo del latte è aumentata. Inoltre, dallo scorso mese di aprile, i produttori di latte non sono più sottoposti al regime del contingentamento lattiero, che per anni ha garantito loro un prezzo fisso.È chiaro che i 27'000 produttori vogliono vendere il loro latte al miglior prezzo possibile. Pochi però sono disposti a ridurre la loro mandria, ha sottolineato Gfeller.Secondo il presidente della Federazione svizzera dei produttori di latte, il futuro si annuncia difficile e probabilmente non tutti gli allevatori ce la faranno. Alcuni potrebbero trovarsi in difficoltà finanziarie già a partire da questo autunno
SWISS INFO
4 LUGLIO 2009
Nelle fattorie svizzere ci sarebbero 25 mila mucche di troppo
BERNA - Nelle stalle delle fattorie elvetiche, secondo il presidente della federazione dei produttori di latte, Peter Gfeller, ci sono 25 mila mucche di troppo. Per regolamentare il mercato del latte bisognerà diminuire gli allevamenti.A suo parere, però, aumentare la macellazione di capi non risolverebbe il problema, in quanto il prezzo per ogni animale diminuirebbe e l'allevatore guadagnerebbe di meno sulla carne. Il risultato sarebbe lo stesso di quanto avviene con il prezzo del latte, ha dichiarato oggi Gfeller alla radio svizzero tedesca DRS, aggiungendo che il futuro dei produttori di latte sarà critico e non è affatto certo che tutti potranno mantenere i loro allevamenti. In autunno alcun i di loro si troveranno in difficoltà finanziarie, ha detto Gfeller.
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LIBERO
4 LUGLIO 2009
Animali
calcolatori
Roberto Manzocco
Ritenuta da sempre una
caratteristica esclusiva degli esseri umani, la capacità di
contare è in realtà diffusissima nel regno animale, anche tra
specie molto diverse da noi, come i rettili e gli insetti. Il
fenomeno è stato messo in luce da un gran numero di studi, tanto
da spingerci a pensare che quello matematico sia un vero e
proprio istinto, selezionato e incoraggiato dalla natura, nel
corso di milioni di anni, per la sua utilità in termini di
sopravvivenza.Certamente gli animali non sono in grado di
risolvere complesse equazioni differenziali o di occuparsi di
matematica pura; tuttavia molte specie posseggono alcune abilità
basilari - da cui dipende la matematica applicata - come quella
di confrontare quantità diverse, stabilendo quale sia la più
grande e quale la più piccola, o quella di riconoscere quantità
numeriche precise. Elizabeth Brannon e i suoi colleghi della
Duke University (a Durham) hanno messo di fronte a un computer
un gruppo di studenti e uno di scimmie rhesus, mostrando loro
rapidamente due diversi set di oggetti geometrici, con il
compito di riconoscere “a colpo d’occhio” quale fosse il più
numeroso; sia gli esseri umani sia i primati hanno ottenuto
risultati analoghi, anche se questi ultimi hanno avuto più
difficoltà quando le quantità di oggetti presenti nei due set
erano molto simili. In un altro esperimento la Brannon ha
inoltre scoperto che alcune specie
di lemure possono riconoscere le relazioni
numeriche, in altre parole possono sistemare un certo numero di
quantità diverse in ordine di grandezza. Claudia Uller e il suo
team dell’Università della Louisiana (a Lafayette) hanno
mostrato ad alcuni esemplari di
pletodonte cinerino (un tipo di salamandra) due
contenitori con dentro gruppi più o meno ampi di mosche,
scoprendo che essi sanno distinguere tra quantità diverse
(purché l’una sia almeno il doppio dell’altra); in un altro test
queste salamandre hanno dimostrato di poter distinguere tra
numeri molto piccoli, cioè tra 1 e 2 e tra 2 e 3, a indicare che
esse hanno due diversi sistemi di calcolo interno, uno per le
grosse quantità e uno (più preciso) per le quantità molto
ridotte. La Uller si è occupata
anche di cavalli, appurando come essi siano
capaci di contare fino a 6: la studiosa ha dimostrato che questi
animali possono distinguere tra 1 e 2 mele, tra 2 e 3 e tra 4 e
6. Anzi, quando la Uller faceva loro scegliere tra una grossa
mela e due mele grandi la metà delle prima, i cavalli
preferivano andare sul sicuro e sceglievano quindi la seconda
opzione.Uno studioso dell’Università di Padova, Christian
Agrillo, ha studiato invece un
piccolo pesce d’acqua dolce, il Gambusia holbrooki,
il quale, quando gli viene offerta l’opportunità di unirsi a due
o più gruppi di suoi simili, tende a scegliere istintivamente
quello più numeroso. I test di Agrillo hanno mostrato che questo
pesce può distinguere facilmente tra 3 e 4, e può contare in
modo approssimativo fino a 16; in pratica, proprio come le
salamandre di cui sopra, anche il Gambusia possiede sia la
capacità di distinguere con precisione quantità numeriche
piccole, sia quella di confrontare tra loro gruppi più grandi,
contenenti fino a un massimo di sedici elementi. Esperimenti
effettuati con le api
hanno permesso a uno studioso dell’Università di Würzburg,
Jürgen Tautz, di scoprire che questi insetti - il cui cervello è
grande come un granello di sabbia - riescono a contare con
precisione fino a 4, e che posseggono quindi un primitivo
concetto di numero. Infine test ingegnosi effettuati da due
studiose dell’Università di Padova, Lucia Regolin e Rosa Lugani,
hanno dimostrato che pure i
pulcini sanno contare, anzi, sanno eseguire vere
e proprie operazioni aritmetiche, capendo ad esempio che 1 più 2
è maggiore di 4 meno 2.
TERRA
4 LUGLIO 2009
L’Europa
boccia i test sugli animali
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Loredana Diglio
IL RAPPORTO —
L’autorità europea per la sicurezza
alimentare denuncia la scarsa attendibilità della
sperimentazione che verifica la tossicità delle biotossine dei
molluschi. — Il Contam, comitato scientifico
dell’Efsa, l’autorità europea per la sicurezza alimentare, ha
appena pubblicato un parere che attribuisce scarsa attendibilità
ai test effettuati su animali per verificare la tossicità delle
biotossine algali presenti nei molluschi destinati
all’alimentazione umana. La presenza nei prodotti ittici di
biotossine, sostanze tossiche sintetizzate da alghe unicellulari
di acqua dolce e salata, rappresenta, dunque, un emergente
problema di sanità pubblica. I bivalvi come cozze, vongole,
capesante, ostriche e simili sono molluschi filtratori e
trattengono all’interno piccole alghe che per il loro organismo
sono innocue, ma che producono effetti collaterali dannosi per
la specie umana. La contaminazione con tossine algali dei
molluschi bivalvi filtratori è, com’è noto, alla base di varie
intossicazioni umane a trasmissione alimentare. Prima di
arrivare sulle tavole dei consumatori, quindi, devono subire un
test per verificare la mancanza di accumulo di tossine che
possono risultare tossiche per l’uomo anche se sottoposte ad
alte temperature, in quanto termostabili. «Gli esperti del
Contam, che studiano i contaminanti della catena alimentare
spiegano dalla Lav, la Lega antivivisezione - ritengono che la
poca accuratezza dei protocolli sperimentali applicati ai test
possano dare luogo a falsi positivi e a falsi negativi oltre che
a un’insufficiente attendibilità del dato, con immediate
conseguenze per la sicurezza del consumatore». Più nei dettagli,
c’è da osservare che «il metodo convenzionalmente utilizzato (Mba,
Mouse bioassay) -osserva Michela Kuan, biologa responsabile del
settore vivisezione dell’associazione animalista -
è altamente invasivo, in quanto utilizza roditori e prevede
l’impiego di tre topi o tre ratti nel cui addome viene iniettato
il campione da testare». «Si valuta, quindi, la
comparsa di reazione diarrogena o la morte di almeno due animali
su tre entro le 24 ore dall’inizio del test. I sintomi
osservabili sono comunque vari: prostrazione, ipotermia,
tachicardia». L’obiezione del Contam è che, pur essendo
impiegato come metodo ufficiale, l’Mba non presenterebbe
requisiti ideali. «D’altra parte i test su animali non subiscono
il processo di validazione che invece devono subire i test
alternativi per poter essere impiegati come metodi ufficiali,
iter molto lungo che vincola la sostituzione degli animali nelle
investigazioni sperimentali», commenta la dottoressa Kuan. «Ci
auguriamo che le indicazioni del Comitato scientifico
accelerino, nei fatti, il riconoscimento internazionale di
protocolli che non si avvalgano di animali, come quelli
chimico-analitici basati su cromatografia liquida ad alto
rendimento e spettrometria di massa. Naturalmente noi
auspichiamo che in un futuro prossimo possano essere applicati
test etici sicuri». Secondo quanto denunciato dalla Lav, gli
animali coinvolti ogni anno nella sperimentazione sono più di
900mila, solo nel nostro Paese, 12 milioni in Europa e 115
milioni nel mondo.
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