5 LUGLIO  2009

LA NAZIONE
5 LUGLIO 2009
 
Cani «deportati», c’è uno spiraglio
Un incontro per risolvere la situazione dei quattrozampe 
 
Maurizio Baglioni 
 
ASSISI  (PG) - GESTIONE del canile, Enpa e opposizione ancora mobilitati. Ma sembra spuntare qualche spiraglio. Claudia Maria Travicelli e Claudio Passeri, consiglieri comunali Pd, guardano con interesse al recente incontro sui problemi del canile comprensoriale di Ponte Rosso e sulle proposte di nuova gestione al quale hanno preso parte anche il vice sindaco di Assisi, Giorgio Bartolini, i sindaci dei comuni d’ambito e i veterinari dell’Asl 2. «Siamo a conoscenza che gli stessi hanno convenuto di esaminare accuratamente l’offerta presentata dalla Lega Nazionale per la difesa del cane, associazione già presente sul territorio con esperienza di gestione di canili pubblici da tempo iscritta all’Albo Regionale e disposta ad assumersi la conduzione del canile di Ponte Rosso — dicono Travicelli e Passeri —. Apprezziamo inoltre che i sindaci dei Comuni d’ambito presenti alla riunione si siano pronunciati contro la progettata spedizione in Germania dei 40 cani che costituiscono più di un terzo della popolazione del canile e che si sia convenuto che tale spedizione non avverrà». Travicelli e Passeri ricordano anche la raccolta firme presso i cittadini di Assisi e dei comuni d’ambito per la richiesta di una ordinanza di regolamentazione degli affidi che ne limiti l’ambito territoriale al fine di permettere i controlli prescritti dalle direttive ministeriali,i luoghi di raccolta organizzata verranno comunicati tempestivamente. Paola Matrigali Tintori, presidente della sezione Enpa di Perugia, intanto, conferma la diffida, nei confronti del Comune di Assisi, a procedere alla stipula di una convenzione con un’associazione non iscritta all’Albo regionale, chiedendo inoltre di scongiurare l’ipotesi di esportazione di animali all’estero.
«E’ appena partita, con largo consenso dei cittadini italiani, la campagna nazionale ‘Ti deporto a fare un giro’ contro le deportazioni di animali all’estero sotto la veste dell’adozione — dice Paola Matrigali Tintori —, con la richiesta al Ministro della Salute di un intervento legislativo che ponga fine al fenomeno che affligge il nostro ed altri Paesi».

CORRIERE FIORENTINO
5 LUGLIO 2009
 
Le storie Gli animali domestici salvati dall’incendio. La gattina Thelma riconsegnata dopo le ustioni
Il cane che digiuna perché il padrone è all’ospedale
 
Marco Gasperetti
 
VIAREGGIO (LU) -  C’è Vicky, la cockerina da cuore infranto, che dopo aver perso nel disastro il compagno di giochi, un piccolo randagio, aveva deciso di morire di inedia. Giunone, una pinscher di tre anni, straziata dal dolore per aver trascorso quattro giorni senza i padroni. E Poldo, un altro cane, che in fuga dall’inferno si è gettato tra le braccia di un signore, un architetto, che lo ha salvato, trasportato in clinica veterinaria e riconsegnato ai proprietari. E ancora ci sono la gattina Thelma, fotografata la notte del disastro mentre un vigile del fuoco la strappa dalle fiamme, ricoverata e ritrovata dalla padrona, e il miracolato Silvestro, due mesi appena, dai baffi bruciacchiati, subito adottato.
Quante storie di animali domestici dietro la tragedia di Viareggio. Alcune finite male, altre a lieto fine. Storie che si intersecano con i destini degli umani. La canina Giunone ha una parte della famiglia degli amatissimi padroni ricoverata a Genova e a Pisa. È stata trovata da una volontaria della Croce Verde che l’ha trasportata alla clinica veterinaria Campo d’Aviazione. Aveva ustioni in tutto il corpo, era terrorizzata e soprattutto sola. Non voleva più mangiare e non permetteva a nessuno di avvicinarsi per medicarla. A salvarla, l’amore di Matteo Speca e Luigi Vai, due veterinari. Ma anche il ritorno, cinque giorni dopo, di una delle padroncine, scampata alla tragedia. Quando l’ha vista, Giunone ha iniziato a scodinzolare, sembrava un’altra. «L’abbiamo alimentata con la flebo — raccontano i dottori — e per curarle le ferite è stato necessario sedarla».
Vicky è una cockerina dagli occhi dolcissimi. Ha tre anni e fino a pochi mesi i clochard la utilizzavano per chiedere l’elemosina. Maltrattata e malnutrita. Poi, un giorno, ha incontrato la signora Alice De Luise, che l’ha adottata con un altro cagnolino, Nerino. I due sono diventati inseparabili. Lunedì Nerino è scomparso. E da quel giorno Vicky ha smesso di mangiare fino a quando, venerdì, l’amico è stato ritrovato.
Anche i gatti hanno un cuore. Thelma ne ha uno grandissimo. Salvata da un pompiere dalle rovine della casa, con il pelo bruciato e le zampe ustionate, ha aspettato la padrona con fedeltà assoluta. Lei, Giovanna Bianchi, si è salvata quella notte perché era fuori. «Quando sono tornata a casa — racconta — ho pensato a Thelma e poi mi sono anche un po’ vergognata sapendo che erano morte tante persone, compresi bambini». La signora Bianchi ha cercato Thelma per giorni. L’ha ritrovata nella clinica Colombo, dopo i soccorritori l’avevano portata.

IL TIRRENO

5 LUGLIO 2009

 

Rumba e Jessy, le canine a misura di disabile

 

di Saverio Melegari

 

PISTOIA. Si chiamano Rumba e Jessy. Rappresentano una speranza forte per tutti quei diversamente abili che hanno bisogno di aiuto in ogni momento della loro giornata.  Basta un comando e il cane va ad aprire la porta se qualcuno suona il campanello.  Ne basta un altro, e addirittura ti toglie le scarpe e i pantaloni, con un fischio arriva invece il telecomando della tv.  Ovviamente, per farlo un’altra volta, ha bisogno della ricompensa, vale a dire un bocconcino.  Dopo un percorso durato circa sei mesi, entra finalmente nel vivo il progetto del gruppo “Febo” della Misericordia di Pistoia di affidare due cucciole di golden retriever per seguire i diversamente abili, tramite un preciso percorso di addestramento che durerà fino all’estate del 2010, al quale saranno sottoposti sia i cani che i loro nuovi proprietari.  Tutto ciò è stato reso possibile dalla collaborazione con la fondazione “Un raggio di luce onlus” che, unitamente alla Vi-Banca, ha finanziato la formazione degli animali che, singolarmente, hanno una spesa che si aggira intorno ai 10.000 euro.  La consegna ufficiale è avvenuta presso la sede della “Fabbrica delle emozioni” di via Antonelli e i beneficiari sono un ragazzo pistoiese, Gianluca Brotini e Franco Orsatti di San Marcello Pistoiese.  Gianluca ha scelto di prendere Rumba, mentre Franco si è affidato a Jessy.  Tutti i cuccioli, nati due mesi fa, sono stati allevati dall’azienda agricola “Carlotta” di Badia a Pacciana e la mamma, Cichina, ormai ha visto partire tutti i suoi nove piccoli eredi che sono stati sistemati.  Inoltre, sono stati raccolti seicento euro dal parrucchiere Marzio Giunti che serviranno a mandare un cucciolo di golden retriever a Catania per aiutare un ragazzo con gravi problemi sottoponendolo alla pet-terapy.


ANSA

5 LUGLIO 2009

 

Cani salvano in mare due donne e bimbo di 11 mesi

Risucchiati da un mulinello a pochi metri dalla spiaggia

 

PISA - Un terranova, un labrador e tre volontari hanno salvato due donne ed un bimbo di 11 mesi che rischiavano di annegare. Erano finiti in un mulinello mentre facevano il bagno sul litorale di Marina di Vecchiano, nel Pisano. Erano a 70-80 metri dalla spiaggia e a un certo punto sono stati risucchiati da un mulinello. Il mare era calmo ma il posto e' noto per le forti correnti che creano delle buche profonde anche a pochi metri dalla riva.


IL MESSAGGERO

5 LUGLIO 2009

 

Due cani salvano in mare due donne e un bimbo di un anno nel pisano

 

VECCHIANO (PI) - Un terranova e un labrador, insieme a tre volontari, hanno salvato dall'annegamento due donne albanesi e il figlio di 11 mesi di una di loro. E' avvenuto sul litorale di Marina di Vecchiano, nel pisano.Le due donne e il bimbo erano a circa 70-80 metri dalla spiaggia e, stando alla ricostruzione dei volontari intervenuti, a un certo punto sono stati risucchiate da un mulinello e hanno cominciato a urlare chiedendo aiuto.
I tre volontari insieme ai due cani, Lady, una femmina labrador e Zoe, un maschio terranova, si sono subito tuffati e sono riusciti a prendere i tre e a riportarli in spiaggia sani e salvi. I cani e i volontari sono del gruppo Glap (Gruppo lavoro in acqua pisano), un'associazione specializzata nel salvataggio in acqua. Il mare stamani era calmo a Marina di Vecchiano ma il posto è noto per le forti correnti che creano delle buche profonde anche a pochi metri dalla riva che danno vita ai mulinelli.


IL TEMPO
5 LUGLIO 2009
 
Canile, nuovo blitz con le ruspe Rovinata di notte la rete fognaria
Eliana Di Lorenzo Ancora un atto vandalico al canile di Colle Arpea
 
Rieti - Danneggiati, nella notte tra venerdì e sabato i tubi della rete fognaria. Anche stavolta è stato usato un mezzo meccanico per spaccare le tubature. Il blitz è avvenuto a nemmeno quattro giorni di distanza da quello precedente, quando ignoti si sono introdotti nel terreno di proprietà del gestore della struttura. Anche in questo caso hanno danneggiato le fogne, sembra utilizzando una piccola ruspa. In quell'occasione è stato denunciato un uomo di 45 anni di Cantalice che abita vicino al «ricovero» dei cani per aver minacciato Leonardo Bordi di fronte alle forze dell'ordine. Proprio in questa direzione continuano le indagini della polizia chiamata subito dal proprietario delle Tecnovet. «Ormai mi sembra evidente che questi danneggiamenti sono volti a rendermi la vita impossibile - sostiene Leonardo Bordi – adesso, non potendo utilizzare le fogne dobbiamo portare via il letame a mano, con evidenti disagi sia per noi sia per gli animali, non potendo inoltre garantire l'igiene. Hanno deciso questa azione di disturbo di sabato in modo che non sia possibile riparare il danno prima di lunedì. La speranza è che le forze dell'ordine riescano a trovare gli autori.

TRENTINO

5 LUGLIO 2009

 

Fulmine incenerisce stalla

 

TRENTO. Acqua a catinelle, ma anche tuoni e fulmini da spavento durante l’intenso temporale che ha attraversato il Trentino e che è passato in città attorno alle 22,30. Alla stessa ora un fulmine, che si è scaricato su una stalla di Orzano di Civezzano, ha provocato un vasto incendio che è partito dal fienile.  L’incendio ha impegnato sino a tarda ora decine di vigili del fuoco della zona, ma anche di Trento che sono corsi in appoggio ai corpi di Pergine e Civezzano. Nella stalla al momento dell’incendio si trovavano circa duecento bovini, che sono stati costretti ad abbandonarla. Gli animali, benché spaventati, hanno trovato riparo all’esterno. Secondo una prima ricognizione dell’accaduto non ci sarebbero feriti, né tra gli animali, né tra le persone impegnate nell’attività di controllo delle fiamme, che a tarda serata ancora divampavano nel fienile. Tempestato per allagamenti il centralino dei vigili del fuoco, con numerose squadre in attività sia in città, ma anche in provincia.


IL TIRRENO

5 LUGLIO 2009

 

Mina, il beagle ritrovato da tutta la città La padrona commossa: «Grazie di cuore»

 

MASSA COZZILE (PT). Un ringraziamento sentito. Da estendere a tutte le persone che hanno permesso di ritrovare Mina, il beagle rubato al Garden Pedicino e ritrovato due giorni dopo in via Bruceto, a Massa Cozzile, in casa di alcuni moldavi.  A parlare è Barbara Gironi, titolare del Garden. «Ringrazio prima di tutto i giornali, per la pronta risposta alla mia richiesta di aiuto: grazie ai loro annunci hanno saputo arrivare alla coscienza ed al cuore di tutti quelli che ci hanno subito chiamati. Poi penso ai residenti di via Bruceto, e tutti i suoi negozi, che hanno teso la ragnatela di notizie che ci ha portato al “covo” dei malviventi».  Gironi rivolge un pensiero anche alle vigilesse di Massa e Cozzile, per il loro interessamento, le volontarie del canile e l’ufficio Asl veterinaria di Margine Coperta, che ha assistito i titolari per l’inevitabile burocrazia da esplicare. «E grazie ai carabinieri di Ponte Buggianese e Borgo a Buggiano, per la prontezza del loro intervento, e per la tenacia con la quale hanno condotto le indagini, nonostante il loro momento di estrema attivita’ per la nostra città».  La notizia migliore è che Mina sia tornata alla sua famiglia, assieme ad altri piccoli cuccioli. «Questa volta nessuno è stato disposto a tollerare questa ennesima violenza, perché qui non si tratta della solita violazione della proprietà altrui, ma di peggio. C’erano in ballo esseri viventi, affetti importanti. I nostri cani».


IL MATTINO DI PADOVA

5 LUGLIO 2009

Trasporti Animali, fermiamo l’abbandono

 

Debora Sartori

Caro Mattino, al momento le uniche parole che mi escono sono queste «la crudeltà umana non ha proprio nessun limite!». Il 9 giugno il mio ragazzo stava percorrendo la tangenziale del Santo quando all’altezza della discarica ha visto una scatola, non grandissima, che si muoveva da una parte all’altra. A quel punto si è fermato, si è fatto venire il coraggio di aprire questa scatola e dentro c’era una tenera cucciolotta, una cagnolina di 2 massimo 3 mesi e già piena di zecche. Vedendo questo piccolo tesoro si è innervosito non poco e se l’è caricato subito in macchina. Arrivato a casa la cagnolina non voleva più uscire dalla scatola, ormai diventata casa sua! Il punto a cui voglio arrivare non è quello di trovare una sistemazione a questa trovatella, perché nonostante delle litigate con i nostri genitori per poterla tenere, riusciamo anche a gestircela in qualche modo, magari facendogli capire quello che può aver provato (a che destino tragico poteva andare incontro) perché alla fine abbandonare un cucciolo così piccolo è quasi come abbandonare un bambino. Il mio punto è che ogni settimana su qualsiasi strada si vedono sacchetti sporchi di sangue o scatole lungo i cigli o anche già carcasse di cuccioli sia cani che gatti! Non so voi ma io comincio ad essere stanca e anche schifata. E pensare che gli slogan per evitare l’abbandono degli animali vengono trasmessi solo nel periodo estivo, durante gli altri mesi dell’anno si può fare quello che si vuole con queste creature (tanto cosa volete che sia), i nostri politici cercano di farsi tanta pubblicità trasmettendo dei messaggi alla televisione dicendo di non abbandonarli, di non lasciarli a una fine brutta e magari di portarli nei canili... sì, i canili che sono strutture superaffollate, che non hanno abbastanza fondi per poter comprare cibo per tutti, alcuni centri sono anche costretti a sopprimere degli animali. Di certo la mia voce non può fare niente, non può essere paragonata a quello che fa anche ad esempio Rita Dalla Chiesa ma vorrei che anche altre voci cercassero di testimoniare queste oscenità, che magari tutti insieme, non dico di fermare ma perlomeno rallentare questo susseguirsi di abbandoni. L’ultima mia speranza è quella che a chi ha commesso il reato di abbandono di animali la coscienza rimanga sporca a lungo.


LIBERO
5 LUGLIO 2009
 
Tra animali e uomini una sfida impari Simpatizzo per i beccacciai ma resta la violenza
 
OSCAR GRAZIOLI
 
Nonostante questa sia pura poesia e nasconda una sensibilità interiore che è raramente dato conoscere, caro Pennacchini, rimango moralmente contrario alla caccia e, nell’eventualità di un futuro referendum, voterei come tutte le altre volte, ovvero contro l’attività venatoria. Concordo ampiamente, e mi fa piacere trovare un Cacciatore (c maiuscola voluta) che la pensi allo stesso modo, sul fatto che la caccia non è uno sport, ma una passione. Lo sport professionistico, pur se drogato dal business, comporta comunque un nastro di partenza simile, se non uguale per tutti, come la possibilità di vittoria anche per il contendente meno quotato. Nella caccia le accoppiate fucile automatico, stampi e zimbelli vari, capanni e “botti” più o meno confortevoli, cani addestrati rendono piuttosto difficoltoso sostenere che l’uccelletto o la lepre abbiano le stesse possibilità del cacciatore. Il massimo che possono fare è cercare di sfuggire ai proiettili. Avessero la possibilità di rispondere con egual moneta, sono certo che i cacciatori diminuirebbero ancor più drasticamente di numero, mentre le imprese d’onoranze funebri farebbero le budella d’oro. Pur essendo dunque contrario alla caccia, devo ammettere che, dopo i sacri furori giovanili, gli anni della maturità portano maggiore equilibrio e gli eccessi di un tempo si stemperano in una visione più serena delle vicende naturali. Vado al sodo. Esiste un tipo di caccia che mi vedrà sempre e comunque visceralmente contrario, senza se e senza ma e, se fosse necessario, scenderei ancora in piazza, visto che negli anni ’70 avevo una certa frequentazione e non soffrivo di agorafobia. Ora sì. Si tratta della caccia alla migratoria, anatre e trampolieri, dove il cacciatore(c minuscola voluta) siede comodamente in un capanno camuffato (ora anche riscaldato e fornito di frigobar), sparando a mestoloni, volpoche e chiurli attirati da “stampi” vivi che attirano i loro fratelli nella trappola mortale. Niente di più vergognoso e vigliacco. Idem chi, nascosto nel capanno con gli zimbelli vivi nelle gabbiette, spara a uccelletti di pochi grammi che hanno fatto migliaia di chilometri per migrare. Odioso. Diverso è chi se ne va con il cane per boschi immersi nel silenzio, alla ricerca di una beccaccia che del bosco è la regina e non s’inquieta né con sé, né con il cane, se la nobile alata s’invola rapida lasciando tutti con un palmo di naso. Se poi il suo fucile fosse dotato di un solo colpo, non usasse alcun tipo di richiamo e andasse per boschi in solitaria col suo cane, allora potrei perfino tollerare i”beccacciai” e averli quasi in simpatia. Quasi.

IL SECOLO XIX
5 LUGLIO 2009
 
Denuncia dell'Enpa: «Cani aizzati contro i gatti randagi»
Nei giardini sotto il priamàr
 
Savona - Nelle ore notturne alcuni grossi cani, particolarmente aggressivi, vengono lasciati liberi dai loro padroni, che in alcuni casi addirittura li aizzano nei confronti dei gatti randagi ospiti della vicina colonia felina.
A denunciare la situazione, che da ormai alcune settimane si ripeterebbe con una certa puntualità nei giardini che si trovano ai piedi della fortezza del Priamàr, sono i responsabili savonesi dell'Ente nazionale per la protezione degli animali. «L'ultimo episodio in ordine di tempo - spiega l'Enpa in una nota ufficiale diramata ieri mattina - è accaduto nella tarda serata di venerdì. Un gatto grigio è stato azzannato alla schiena e al ventre da un cane di grandi dimensioni che il proprietario aveva lasciato libero di scorrazzare nelle aiuole e nei giardini. A soccorrere il povero gatto è stato un passante che lo ha consegnato al servizio veterinario dell'Asl e ai volontari dell'Enpa. Grazie a un delicato intervento chirurgico il gatto è stato salvato, ma per lui la prognosi è ancora riservata. Purtroppo non si tratta che dell'ultimo di una lunga serie di episodi di questo genere».Ieri mattina i responsabili dell'Enpa, che hanno denunciato l'episodio all'autorità giudiziaria, hanno chiesto ai vigili urbani di effettuare maggiori controlli in zona.

ALTO ADIGE

5 LUGLIO 2009

 

Come andare in vacanza con Fido

 

BOLZANO. E il cane? Quest’anno in vacanza lo porto con me. Facile a dirsi, molto meno a farsi poiché troppo spesso decidere di rilassarsi in compagnia del proprio quattro zampe significa affrontare una vera e propria gimkana burocratico-amministrativa. In qualche occasione il cittadino si trova disorientato.  Giusto, però, insistere e incoraggiare chi fa questa scelta comportandosi civilmente perché, nella lotta contro l’abbandono, può fare molto di più un cartello di un albergo che invita cani e gatti tra i suoi ospiti che un centinaio di cartelloni pubblicitari shock. Al di là degli slogan, dunque, è opportuno intervenire con l’offerta di opportunità concrete.  Noi, nel nostro piccolo, cerchiamo di dare un aiuto a chi vuole mettere un ideale costumino al peloso di casa. Burocrazia, trasporti, sistemazione e ristoranti: questi nell’ordine i problemi più salienti per i padroni.  Il mondo delle carte, prima di tutto, si complica proporzionalmente alla distanza che si vuole percorrere. Per espatriare in Europa, per esempio, è necessario ottenere il passaporto dell’Unione Europea per il cane: in pratica è sufficiente andare dal veterinario per l’antirabbica, farsi fare un certificato di buona salute e protocollare tutto all’Azienda sanitaria locale di riferimento.  A questo punto, tutti i paesi del Vecchio Continente sono raggiungibili (ad eccezione della Gran Bretagna, dove le maglie per l’ingresso sono molto più strette e complicate).  Attenzione perché ogni anno il documento va rinnovato. Per i viaggi intercontinentali, invece, meglio valutare ogni singola situazione, secondo il Paese di destinazione. In un’Europa unita i trasporti sono quanto di più aleatorio possa esistere: ogni singolo Paese, ogni singola compagnia aerea, navale, ferroviaria e di trasporto urbano, infatti, ha la propria regolamentazione.  In linea generale, comunque, si può dire che la “Iata” prevede delle linee guida per gli aerei che obbligano alla prenotazione, al trasporto del cane in una gabbietta di 46X25X31 che non superi gli 8 kg. Sotto a questo peso (di gran lunga inferiore a quello di un bimbo in carne) fido va nella stiva, sottoposto a temperature indigeste e con l’interrogativo di arrivare sopravissuto alla meta.  Trattandosi di linee guida, però, ogni compagnia le recepisce come meglio crede e Alitalia, da par suo, ha ridotto il limite di peso a 6 kg: alle crisi si reagisce anche così.  Sui treni italiani, invece, dopo il divieto assoluto, i cani sono confinati in vagoni appositi, ma non predisposti: negli altri scompartimenti l’accesso rimane consentito solo alle zecche. In nave, infine, la statale “Tirrenia” permette ai cani la traversata, a patto di essere confinati in gabbie in serie sul ponte con il rumore assordante degli aeratori. Il Belpaese, insomma, è lontano anni luce dalle condizioni offerte dalle vicine Austria, Germania, Francia, Belgio, Croazia, Olanda, Danimarca e Finlandia dove l’atteggiamento è più morbido verso i cagnolini, ma anche i cagnoloni.  Risente del positivo “vento del nord”, invece, l’Alto Adige dove le segnalazioni di benvenuto per i cani sono tante.  Sul sito dogwelcome.it, per esempio, le sistemazioni “bau-friendly” consigliate in provincia sono 50 e il “MIramonti” di Fiè incassa addirittura 72 commenti positivi.  Undici, invece, le destinazioni riportare dalla guida apposita redatta dal Touring Club Italiano, tra cui spiccano l’ “Hinterhuber” di Brunico, il “Tannhof” sulla Strada del Vino, il “Westend” di Merano e il “Cavallino Bianco” di San Candido.  Tra i ristoranti del capoluogo menzione per Luna, Laurin, Moritzingerhof, Rastbichler e Vögele. Porte aperte anche nel campeggio della città: il Moosbauer in località San Maurizio.  Buona pure la situazione per le funivie: sono otto quelle segnalate dai siti (mancano, però, totalmente quelle cittadine).  Due, infine, gli autogrill a misura di cane sull’Autostrada del Brennero: Paganella Ovest e Garda Est sono i punti dove ristoro e fresco può trovarlo anche chi non è un bipede. L’Alto Adige, dunque, si mostra tra i primi in Italia ad aver capito che per slacciare i cani dal guard-rail degli autogrill è del tutto inutile riempirsi la bocca di belle parole senza scacciare mai la puzza da sotto il naso.


LIBERO
5 LUGLIO 2009
 
La guerra del tonno
 
Alessandro Bonelli
 
Gli scienziati giapponesi sono alla ricerca del “supertonno”. All’Università di Tokyo stanno completando la sequenza del genoma della specie Bluefin (“pinne blu” o tonno rosso), ormai estinta al 90%. La qualità sarà più forte, dicono, più resistente alle malattie e forse anche più buona. È questa la risposta giapponese alle accuse di sterminare i pregiati tonni per farne sushi e sashimi in quantità industriale. Ne sa qualcosa Nobuyuki Matsuhisa, meglio noto come Nobu, il re della cucina fusion del Sol Levante, amico di Giorgio Armani e socio in affari di Robert De Niro. Anche Nobu utilizza nei suoi piatti tonno rosso. Da alcuni giorni è partita una campagna di boicottaggio contro la catena di ristoranti di super lusso che Nobu gestisce insieme a De Niro, con sedi sparse da New York a Milano a Mosca (recentemente inaugurata dal protagonista di “Taxi Driver”). A promuovere la singolare azione di disobbedienza ci hanno pensato il cantante Sting e l'ex modella Elle Macpherson, oltre a una parata di stelle di Hollywood, fra cui Charlize Theron, Sienna Miller, Alicia Silverstone. Insomma colleghi di De Niro ma anche dallo stesso Nobu, che è stato un apprezzato attore sulla scena giapponese. In una lettera aperta inviata alla catena, le celebrità spiegano che dopo aver visto un documentario sulla mattanza dei tonni rossi, “The end of the line”, non potranno più «cenare con la coscienza pulita» se i ristoranti continueranno a servirlo. «La possibilità che il magnifico tonno pinna blu, una delle più fantastiche creature del pianeta, possa estinguersi nel giro di quattro anni, è una tragedia. Continuando a servire questo tonno, la catena di ristoranti Nobu si esporrà sempre a critiche», ammoniscono le celebrità. Non è la prima volta che il grande chef finisce nel mirino. Prima di Hollywood, era stata Greenpeace a lanciare una campagna contro la sua catena di ristoranti, culminata in uno spettacolare blitz nel locale di Manhattan. Nobu aveva fatto inserire allora un avviso sui menù: «State scegliendo carne di tonno in via d’estinzione». I clienti famosi del cuoco giapponese si dichiarano però insoddisfatti dalla soluzione adottata e invitano tutti gli appassionati di sushi e sashimi a stare alla larga da Nobu. «Le misure prese dalla catena sono chiaramente insufficienti - affermano nella lettera aperta -. Il tonno rosso non dev’essere più usato nella preparazione dei piatti». Qundi fanno i nomi della concorrenza: «Nobu si troverà in ritardo rispetto ad altri celebri ristoranti come Moshi Moshi, Gordon Ramsay, Jamie Oliver, Itsu», che hanno tolto la varietà dai propri menù. Il tonno rosso popola soprattutto il Mar Mediterraneo. Nell’Unione europea la sua pesca è regolamentata da un rigido sistema di quote e anche nel nostro Paese la Guardia di Finanza ha il suo bel da fare a farle rispettare. La sua carne, costosissima, prende quasi sempre la via del Giappone, dove i gourmet non badano a spese. Nel frattempo all’Università di Tokyo lavorano sodo. Insieme ai colleghi della Kyushu University e con la collaborazione di un’agenzia governativa, stanno completando la sequenza del genoma del tonno rosso. Finora ne è stato identificato il 60% e l’intera sequenza potrebbe essere scoperta entro i prossimi due mesi. Gli stock di tonno rosso si sono ridotti fino al 90%, ma la nuova varietà sarebbe prodotta in acquacoltura, in modo da soddisfare la crescente domanda mondiale della prelibatezza. Ogni anno sono pescate nel mondo 4,5 milioni di tonnellate di tonno, mettendo a rischio nove delle 23 specie esistenti, compreso appunto il “pinne blu”. L’obiettivo dei ricercatori giapponesi è ottenere una varietà forte, resistente alle malattie e soprattutto in grado di crescere rapidamente, oltre che buona e tenera al palato. L’anno prossimo dovrebbe iniziare il programma di allevamento ed entro una decina d’anni il “supertonno“ sarebbe pronto per finire in tavola.

LIBERO
5 LUGLIO 2009
 
Una pecora da adottare
 
Simona Verazzo
 
L’idea è venuta a Roberto Grattone e Agata Marchesotti, proprietari del caseificio e agriturismo Vallenostra a Mongiardino Ligure in provincia di Alessandria, che ha lanciato un’iniziativa che ha immediatamente riscosso un grande successo: l’adozione a distanza di una pecora. Così come avviene per i bambini, ma negli ultimi anni anche per alberi o monumenti. Quelle di Roberto e Agata, però, non sono delle semplici pecore, ma sono quelle che producono il Montébore, antichissimo formaggio della provincia di Alessandria la cui produzione però era stata interrotta dopo la II guerra mondiale. Alla Vallenostra hanno ripreso a farlo, unico posto al mondo. Ecco quindi che le pecorelle che producono il Montébore possono essere adottate, così che chi ama questo prodotto di nicchia può seguirne le fasi passo dopo passo.Adottare una pecora è semplicissimo, basta andare sul sito del caseificio – http://www.vallenostra.it – e compilare l’apposita schermata indicando i propri dati e versando 100 euro. Con questo contributo il genitore adottivo riceverà una scheda dall’animale di cui si sta prendendo cura.Roberto e Agata hanno proprio pensato a tutto, anche al raduno in cui avviene “l’incontro”. Una volta l’anno, nel giorno della festa del Montébore – si legge nel sito – le famiglie adottive (singole persone, interi nuclei familiari, gruppi di amici o associazioni) possono incontrare ciascuno la pecora adottata e vedere di persona come si produce il loro famoso formaggio, che è presidio Slow Food.Oggi ci sarà la festa del Montébore del 2009 e si svolgerà a Sezzella, frazione di Grondona (Al). Anche quest’anno i genitori potranno fotografare la loro prole adottiva, prendere la quota di formaggio che ciascuna pecorella ha prodotto ma soprattutto si porteranno a casa il “boccolo”. Si tratta di un pezzettino della lana del loro animale che potranno conservare come ricordo della giornata (tagliarlo non provoca alcun dolore).L’iniziativa della Vallenostra sull’adozione a distanza delle pecore ha suscitato talmente tanto interesse da superare i confini nazionali, così che la televisione pubblica tedesca, la ARD1, ne ha realizzato un documentario.Di Roberto Grattone e del Montébore si è occupata anche la ABC, facendoli conoscere negli Stati Uniti. La tv di Stato americana, in uno speciale sui prodotti caseari italiani, ha raccolto la sua dichiarazione sul glorioso passato del Montébore. “Questo formaggio lo mangiava Leonardo da Vinci. Era tra gli ingredienti del banchetto di nozze tra Isabella d’Aragona e Gian Galeazzo Sforza, che noi sappiamo frequentavano Leonardo”. La produzione del Montébore è cessata dopo la seconda guerra mondiale, quando le valli si sono spopolate e le tradizioni contadine sono state abbandonate. Solo nel 1999 Maurizio Fava, del presidio locale Slow Food, ha rintracciato Carolina Bracco, ultima depositaria della tecnica tradizionale, e ha ricominciato a produrre questo formaggio. Lo hanno seguito Roberto Grattone e Agata Marchesotti, che sono diventati ambasciatori del Montébore nel mondo. Oggi la cooperativa “Vallenostra” è l’unica produttrice al mondo del Presidio Slow Food Montèbore. Adottare le pecore a distanza, per noi italiani, è una novità assoluta. Non è così invece per la Gran Bretagna, paese pioniere in questo genere di iniziative. Oltremanica esistono numerosi siti internet specializzati. Su www.adopt-a-pet-sheep.com l’adozione di una pecorella o di un agnello può diventare un originale regalo di Natale o di San Valentino. Al genitore adottivo viene inviato un biglietto con gli auguri natalizi o d’amore.

LIBERO
5 LUGLIO 2009
 
Più che un uccello è un laboratorio con le ali Catturarla può aiutare la specie e la natura
 
Paolo Pennacchini
 
Non si tratta di un semplice uccello. Non è soltanto la “regina del bosco”: epiteto devoto che resiste nel rito venatorio. È soprattutto un laboratorio. Anzi, la beccaccia è il più importante laboratorio “alato” che abbiamo in Europa, a disposizione degli studiosi e degli stessi cacciatori per l’affermazione della caccia sostenibile: ovvero il consapevole esercizio venatorio basato su dati scientifici, che consenta l’equilibrio tra il prelievo e la conservazione delle specie. La beccaccia raggiunge la nostra penisola fin dai primi di ottobre, per svernare. Non la vedi in cielo, non sta in gruppo, appare all’improvviso. Col becco pieno di dati. È l’unica specie non riproducibile in cattività. Non è quindi allevabile, tantomeno detenibile. Un inno alla natura, alla rusticità, all’unicità. Il cacciatore di beccacce è comunemente chiamato beccacciaio e segue il motto d’oltralpe “cacciare il più possibile uccidendo il meno possibile” (Pierre Malbec). Il beccacciaio si pone infatti come primo mattone della ricerca applicata alla specie. Ogni anno ne controlla a campione il sangue e il fegato. La beccaccia porta nel becco i residui di tanti terreni bucati alla ricerca di lombrichi. Ad ogni sua sosta la beccaccia raccoglie nel sangue e nel fegato la storia di società complesse e di antropizzazioni selvagge: spesso storia di guerre e di disastri che ancora si annidano nel sottosuolo. La lettura dell’ala destra di beccaccia è oggi un grande strumento di monitoraggio della specie. I colori, la forma, l’usura di piume remiganti e di grandi copritrici ci consente di classificare l’età della beccaccia. Di poter distinguere fra giovani e adulti. È con questo metodo che in Italia abbiamo fatto passi da gigante. I cacciatori prelevano l’ala dal soggetto e la infilano in un’apposita busta dove annotano altri dati biometrici quali il sesso, il peso, e quelli dei luoghi di prelievo. La beccaccia ci dice tante cose: che le femmine adulte che presentano tutte piume nuove e di tipo adulte testimoniano una buona riproduzione primaverile. Quando rinveniamo un alto tasso di piume non mutate, quindi di tipo giovane, significa che ci sono stati problemi di riproduzione e perdita di nidi. Ce lo diciamo da tanto tempo perché i beccacciai sono cacciatori in punta di piedi, attenti e rispettosi conoscitori degli habitat. La beccaccia frequenta gli angoli più belli del bosco. Noi che cerchiamo solo lei, il nostro Moby Dick Volante, e non spariamo a nessun altro animale. La beccaccia è quella che la migrazione stagionale conduce al tuo bosco, del quale tu sei custode e ricercatore. Un notevole cambiamento culturale che inizia a dare i suoi frutti, smontando definitivamente la contrapposizione caccia e ambiente, aprendo la strada al cittadino-cacciatore pienamente coinvolto nella tutela e nella gestione degli habitat.
La Caccia non è uno sport. È una passione da esercitare nel rispetto delle norme.

LIBERO
5 LUGLIO 2009
 
Ce l’abbiamo fatta: liberato Daguet Rapide
 
 
 
 
Alberto Cagnato
 
Finalmente una buona notizia per l’ippica di casa nostra, sempre impantanata in quella che ormai può essere chiamata con il proprio nome, cioè la più grave crisi economica e strutturale della propria storia. Il celebre stallone Daguet Rapide, un tipetto retribuito con 10mila euro per ogni servizietto, che era stato misteriosamente rapito nel giugno dello scorso anno, è stato ritrovato sano e salvo al Lido di Licola, non lontano da Pozzuoli, in Campania.Lo hanno ritrovato i carabinieri ieri mattina dopo aver ricevuto la segnalazione di alcuni turisti che avevano visto il campione passeggiare da solo tranquillamente sulla spiaggia. Sulla cavezza dello stallone c’era inciso inciso il suo nome, ma per la identificazione ufficiale c’è voluto l’intervento di un veterinario dotato di un lettore elettronico del microchip situato per legge nel tessuto sottocutaneo del collo dei puledri trottatori a pochi mesi dalla nascita.
dodici mesi di pauraLo stalloniere Marco Folli (dalla cui stazione di monta di Mordano, vicino Imola, Daguet Rapide era sparito nella notte del 16 giugno dello scorso anno) ha immediatamente raggiunto in auto Licola dove ha trovato lo stallone in soddisfacenti condizioni di salute. Allevato e di proprietà del bretone Jean Pierre Dubois (genio dell’ippica europea, allevatore anche del divino Varenne in società con Sandro Viani), il fuoriclasse è stato protagonista di una carriera giovanile addirittura superiore a quella dello stesso Varenne ed è diventato, dopo il ritiro dalle piste, un affermato stallone del valore di un paio di milioni di euro e dal tasso di monta di 10mila euro al colpo.Considerando che ogni anno Daguet Rapide copre circa 140 fattrici, è facile immaginare il giro d’affari. Fra i tanti figli di Daguet Rapide si distingue Le Touquet, uno dei più forti 4 anni del continente. Gli interessati smentiscono di aver pagato alcun riscatto e c’è da credergli: le pazienti indagini delle forze dell’ordine stavano stringendo il cerchio attorno ai malviventi che si sono evidentemente sentiti braccati. Un ruolo non secondario nel rilascio va anche attribuito allo staff del ministro Luca Zaia che (su nostro pressante invito) a primavera aveva giustamente concesso al proprietario una deroga per consentirgli di proseguire a commercializzare il seme congelato dello stallone stoccato negli anni precedenti, abbattendo così psicologicamente il valore commerciale dell’ostaggio.Dalla dinamica del rapimento si evince che Daguet Rapide era stato rapito da una banda di professionisti: la mattina dopo il sequestro venne subito notato che la porta del box degli stalloni era aperta e che solo il primo a sinistra, quello di Daguet Rapide, era vuoto. Un’azione attuata su commissione e a colpo sicuro: gli altri stalloni vicini di box, Turbo Sund e Abano As, non sono stati toccati e i rapitori non hanno lasciato un filo di paglia fuori posto. Le forze dell’ordine ricostruirono che i malviventi erano non meno di 4 e che legarono dei sacchi di iuta ai piedi del cavallo per non lasciare tracce e non far rumore. Tanto è vero che Folli, che abita a pochi metri di distanza, non sentì il minimo rumore. Analogie Un rapimento che presentò sconcertanti analogie con quelli di due altri stalloni del trotto di primissimo livello: Lemon Dra ed Equinox Bi, ai quali va aggiunto più di recente l’ottimo trottatore Iglesias. Il primo sparì nel 2006 dal suo allevamento di Noceto, vicino a Parma, e non è stato più ritrovato. Più fortunati Equinox Bi, sparito nel 2007 a Mirano per poi essere misteriosamente ritrovato alcune settimane dopo in un prato delle colline marchigiane senza che venisse pagato alcun riscatto, ed Iglesias, sequestrato nell’inverno di quest’anno e ricomparso un mese fa sempre in Campania. E con quest’altra battuta a vuoto speriamo che l’odiosa moda di sequestrare gli stalloni del trotto sia davvero finita.

IL GIORNALE
5 LUGLIO 2009
 
Daguet Rapide, il cavallo ritrovato 600 km dopo
 
ALBERTO CAGNATO
 
Scommettiamo che i soliti sapientoni, dopo il rocambolesco ritrovamento di ieri su una spiaggia campana dello stallone Daguet Rapide, sequestrato un anno fa, emetteranno la loro saccente sentenza? È la maledizione che si porta dietro l’ippica di casa nostra, alla prese con la più grave crisi economica e di identità della propria storia: i media ormai parlano di cavalli da corsa soltanto in caso di corse clandestine, cavalli dopati e, ultimo fenomeno di moda, stalloni sequestrati. Fra gli addetti ai lavori dell’ippica (parliamo di 50mila persone) si è radicata la convinzione che i giornalisti si accaniscano contro uno sport che in verità conoscono poco e hanno poca voglia di scoprire. Ma invece dovrebbe essere chiaro a tutti che i media si occupano di notizie che interessano il pubblico e se l’ippica non riesce a veicolare la sua parte migliore, la colpa non è certo dei giornalisti ma di un settore ormai incartato su se stesso che da decenni non fa assolutamente nulla per promuoversi. Fatte queste considerazioni, passiamo ai fatti. Il celebre stallone Daguet Rapide, un tipetto retribuito con 10mila euro per ogni “servizietto”, che era stato misteriosamente rapito nel giugno dello scorso anno dal suo allevamento a Mordano, nel Bolognese, è stato ritrovato sano e salvo al Lido di Licola, non lontano da Pozzuoli, in Campania. Un gruppo di bagnanti aveva visto il campione del trotto passeggiare da solo tranquillamente sulla spiaggia e hanno avvertito i carabinieri. Sulla capezza dello stallone c’era inciso il suo nome, ma per la identificazione ufficiale c’è voluto l'intervento di un veterinario dotato di un lettore elettronico del microchip, situato per legge nel tessuto sottocutaneo del collo dei puledri trottatori a pochi mesi dalla nascita. Lo stalloniere Marco Folli, dalla cui stazione di monta Daguet Rapide era sparito nella notte del 16 giugno dello scorso anno, ha immediatamente raggiunto in auto Licola dove ha trovato lo stallone in soddisfacenti condizioni di salute. Allevato e di proprietà del bretone Jean Pierre Dubois (l’autentico genio dell’ippica europea, allevatore anche del divino Varenne insieme ad Alessandro Viani), il fuoriclasse è stato protagonista di una carriera giovanile addirittura superiore a quella dello stesso Varenne ed è diventato, dopo il ritiro dalle piste, un affermato stallone del valore di un paio di milioni di euro e dal tasso di monta di 10mila euro al colpo. Considerando che ogni anno Daguet Rapide copre circa 140 fattrici, è facile immaginare il giro d'affari milionario dello stallone. Fra i tanti figli di Daguet Rapide dotati di ottimo potenziale, si distingue Le Touquet, uno dei più forti 4 anni del continente, vincitore di gran premi sia in Italia sia in Francia. Gli interessati smentiscono di aver pagato alcun riscatto e c’è da credergli: le pazienti indagini delle forze dell’ordine stavano stringendo il cerchio attorno ai malviventi che, evidentemente, sentendosi braccati hanno abbandonato il cavallo che cominciava a scottare troppo.
Un rapimento che presentava sconcertanti analogie con quelli di due altri stalloni del trotto di primissimo livello: Lemon Dra ed Equinox Bi, ai quali va aggiunto più di recente l’ottimo cavallo da corsa Iglesias. Il primo sparì nel 2006 dal suo allevamento di Noceto, vicino a Parma, e non fu mai più ritrovato. Più fortunati furono Equinox Bi che nel 2007 sparì a Mirano, per poi essere misteriosamente ritrovato alcune settimane dopo nelle Marche senza che venisse pagato alcun riscatto, ed Iglesias sequestrato quest’inverno e ricomparso un mese fa in Campania.

LA PROVINCIA DI COMO
5 LUGLIO 2009
 
Il caldo e gli animali: ecco come sono difesi
 
Anche le vacche soffrono il caldo e per minimizzare il più possibile le conseguenze, su questi animali, delle ondate di calore e delle temperature in aumento, è stato messo a punto un progetto, "Climanimal", che ha lo scopo di individuare quali sono le zone sul territorio italiano in cui le condizioni termo-igrometriche possono essere rischiose per gli animali durante la stagione estiva , in particolare, per le vacche e di realizzare eventuali strumenti di gestione delle situazioni di disagio e/o rischio dovuti a fattori climatici.
Se ne è parlato ad un Convegno che si è tenuto a Viterbo per la presentazione del progetto voluto dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.
L'intensificarsi della frequenza con cui le ondate di calore colpiscono le nostre latitudini ed in particolare l'Italia ha portato ad un sempre maggiore interesse verso lo studio degli effetti che queste provocano sulla salute dell'uomo e degli animali.
Uno studio recente ha mostrato, ad esempio, che negli Stati Uniti le perdite economiche nel settore zootecnico, dovute alle ondate di calore possono essere comprese fra 1.69 e 2.36 miliardi dollari. Alcune stime parlano di un costo economico totale per l'Europa per le ondate di calore del 2003 di circa 12 miliardi di Euro.
Nel nostro Paese, in cui il numero di allevamenti di bestiame, sia piccoli che grandi, è altissimo ed in cui l' industria ad esso associata rappresenta una grossa fetta della economia nazionale, le perdite dovute a condizioni di disagio degli animali possono essere notevoli e, se questo è vero per tutti gli animali da allevamento, lo è ancor più per le vacche.
Per individuare le zone climaticamente a rischio, l'Ibimet ha considerato la combinazione di due grandezze meteorologiche che sono la temperatura e la umidità dell'aria e ha ricostruito l'andamento del cosiddetto indice termoigrometrico, o di disagio, per 100 stazioni meteorologiche distribuite sul territorio nazionale per i mesi estivi, negli ultimi 30 anni. Nel caso in cui questo indice superi determinati valori di soglia, si può avere rischio Nullo, Minimo, Medio o Massimo. Il territorio italiano risulta quindi suddiviso in aree "bioclimaticamente omogenee' e ciascuna zona è stata assegnata ad una determinata "classe" di appartenenza. Per ciascuna classe, quindi, è stato calcolato il numero di giorni in cui l'indice di disagio nelle estati a partire dal 1971 fino al 2006 incluso ha superato i diversi valori di soglia. La pianura Padana, in cui si ha una altissima densità di allevamenti di bestiame e di caseifici, è, ad esempio, in una classe per cui il numero di giorni a rischio medio e/o massimo è sufficientemente elevato.
Dallo studio svolto all'Ibimet emerge, inoltre, una indicazione molto importante ovvero che il numero di giorni ad alto rischio che comportano quindi maggior disagio per il bestiame è significativamente aumentato nel corso degli ultimi anni, a partire dal 2001, rispetto al periodo precedente (1971-2000), segno, presumibilmente, di un clima che sta cambiando.

IL MESSAGGERO
5 LUGLIO 2009
 
Strage di pecore l’altra sera sulla statale Aurelia..
 
Provincia di Viterbo - Strage di pecore l’altra sera sulla statale Aurelia, all’altezza del km 117,900, nei pressi dello svincolo per Pescia Romana, in direzione Grosseto. Un gregge che stava in quel momento camminando sull’arteria nazionale è stato investito in pieno da una Fiat Croma Station Wagon. L’automobilista, a causa dell’improvvisa comparsa degli animali, non ha potuto evitare l’impatto, che è stato tremendo. Alcuni animali travolti si sono infatti andati a incastrare sotto la vettura.
Sul posto sono arrivati gli agenti della Polizia stradale di Tarquinia e i carabinieri di Montalto. E’ stato chiamato anche il veterinario della Asl Vincenzo Presciutti il quale, dopo aver constato la morte di numerosi capi, ha stilato il verbale per lo smaltimento delle carcasse. Secondo una prima stima, sarebbero una cinquantina gli animali coinvolti. Una parte del gregge si è poi data alla fuga in un campo limitrofo alla strada e c’è voluto molto tempo per recuperarlo, nel timore che gli animali potessero a loro volta finire sulla statale creando altro pericolo per la circolazione. Ora si dovrà stabilire come mai il gregge sia finito sulla statale. L’Aurelia è rimasta bloccata per ore per permettere alla Polizia stradale di effettuare i rilievi e alla protezione civile di rimuovere le carcasse.

IL GAZZETTINO
5 LUGLIO 2009
 
Siglato il protocollo sull’utilizzo di esche
 
Rovigo - Mai più animali avvelenati. Venerdì 3 luglio è stato siglato in Prefettura un protocollo operativo che detta le linee operative da seguire nel caso in cui si rinvenga un animale deceduto a causa di sospetto avvelenamento. Il protocollo relativo all'ordinanza del ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali avente come oggetto le "Norme sul divieto di utilizzo e di detenzione di esche e bocconi avvelenati" mira ad abbassare le morti per avvelenamento degli animali. I soggetti coinvolti nella procedura e i firmatari del protocollo stesso sono, oltre al Prefetto, l'amministrazione provinciale, le Ulss 18 e 19, l'istituto Zooprofilattico di Legnaro e l'Ordine dei medici veterinari.Dopo le tante segnalazioni di casi verificatisi a Lendinara e a Trecenta c'è stata, dunque, la firma del protocollo. I proprietari (e eventuali responsabili) dell'animale deceduto, dovranno dare una segnalazione scritta al servizio veterinario dell'azienda sanitaria competente, oltre che al sindaco del comune. L'istituto zooprofilattico eseguirà le analisi del caso e ne comunicherà i relativi esisti al servizio veterinario dell'Asl competente.

IL GAZZETTINO
5 LUGLIO 2009
 
BADIA POLESINE (RO) Un’inconsueta serata di studio
Pipistrelli, amici di cui non avere paura
 
Paolo Aguzzoni
 
Badia Polesine (RO) - Un dopo cena con i pipistrelli: l'attesa delle prime ombre della sera e poi dalla torre di campagna ecco uscire uno stromo di questi mammiferi volanti che va a conquistare la notte per procurarsi il cibo anche per chi è ancora piccolo e non vola ancora. Sembra un'idea strana, ma invece non è stato così: il tutto è avvenuto nella bella Corte Rossi a Masetti di Badia Polesine messa a disposizione da proprietari sensibili come Luigi Rossi e la moglie Paola.Un bel teatro naturale che ha accolto diverse decine di persone provenienti anche dalle province vicine, attratte non solo dal saperne di più dei pipistrelli, ma anche per conoscere dal direttore Lino Segantin i contenuti dell'ultimo numero del semestrale "Ventaglio Novanta". Ha aperto l'incontro Claudio Vallarini (promotore dell'inizaitiva) rappresentante locale del Wwf, poi il presidente provinciale del Wwf Eddy Boschetti ha detto tutto il bene possibile dei pipistrelli e del loro importante ruolo nella salvaguardia dell'ecosistema; l'assessore comunale Marco Faggion ha portato il saluto dell'Amministrazione comunale. Poi gli occhi sono stati rivolti verso la torre dalla quale sono usciti i pipistrelli forse positivamente sorpresi da tanta attenzione e dovuto rispetto. Presente anche l'astrofilo Lorenzino Corà che potrebbe essere protagonista di un prossimo incontro: dopo aver osservato il volo dei pipistrelli, perchè non leggere con un esperto la volta celeste? Soddisfatto per la riuscita di questo bat-incontro, Vallarini dice: «Mi fa piacere che l'iniziativa abbia suscitato così tanto interesse. Ricordo che l'incontro è stato promosso dal Wwf con la collaborazione di Legambiente e Apida (Associazione protezionistica italiana degli animali) e da Ventaglio Novanta e patrocinato dal Comune e dalla Pro loco di Badia Polesine con il supporto di alcuni sponsor quali la Pasticceria L'Abbazia e la Falegnameria Nuova Edillegno. Vi hanno assistito un centinaio di persone e fra queste numerosi bambini delle scuole elementari e medie. Al termine degli interventi è stato offerto un bat - analcoolic drink con degustazione di pietanze vegetariane ed è stato estratto il premio della Lotteria del Pipistrello, messo in palio dagli sponsor: una gita in barca nel Parco regionale del Po, da Santa Giulia di Porto Tolle al Faro dell'isola del Bacucco e nel Delta ferrarese». Dei pipistrelli si è udito anche il verso, forse addirittura un doveroso saluto rivolto ai nuovi amici, "letto" da uno strumento particolare che ne ha convertito gli ultrasuoni in qualcosa di udibile dall'orecchio umano.

LA SICILIA
5 LUGLIO 2009
 
Paura nella notte tra canicattì e Castrofilippo (AG)  
Cavallo semina panico sulla Statale 640
 
Antonino Ravanà
 
Castrofilippo (AG) - Un cavallo ha seminato il panico lungo la strada statale 640, Agrigento-Caltanissetta in territorio di Canicattì, allarmando alcuni automobilisti di passaggio. Sul posto sono prontamente intervenuti i carabinieri e i vigili del fuoco che hanno permesso di coadiuvare ed effettuare le operazioni per il recupero dell'animale. Intorno all'una della notte, il cavallo, scappato da un terreno privato ha cominciato a correre lungo l'arteria, venendo quasi a contatto con i pochissimi, fortunatamente vista anche l'ora, veicoli che transitavano in quei momenti. Solo per puro miracolo è stato evitato un incidente stradale. Una foga cieca, alla quale si deve essere aggiunto il terrore puro quando l'animale si è accorto di essere finito in strada, tra luci e suoni di clacson. Qui, un automobilista di passaggio, quando ha visto che in mezzo alla carreggiata c'era il cavallo in preda al panico, prima ha chiamato i carabinieri e poi ha cercato di fare notare il pericolo agli altri automobilisti. Ma il cavallo di fermarsi, forse perché impaurito, non aveva propria voglia, continuando a correre per un paio di chilometri ancora. Sul posto sono stati fatti arrivare i militari dell'Arma e una squadra dei vigili del fuoco del comando di Villaseta. Mentre i carabinieri si sono occupati di garantire la sicurezza stradale, i vigili del fuoco con l'ausilio di una corda hanno bloccato il cavallo. La corsa ha finito col tranquillizzare l'animale, che poi si è fatto prendere in consegna, si è calmato e si è fatto legare al guard-rail fino a quando non è arrivato il proprietario avvertito in fretta e furia dell'avvenuta fuga.

 

 

            5 LUGLIO  2009
VIVISEZIONE - SPERIMENTAZIONE
 

 

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