05 SETTEMBRE  2009

LIBERTA'
5 SETTEMBRE 2009
 
Cani uccisi, un denunciato
L'agricoltore che ha preso a fucilate Roky e Lilli, un 66enne di Castello, dovrà rispondere dei reati di uccisione di animali e porto abusivo di arma
 
Riccardo Delfanti
 
Castelsangiovanni (PC)- E' stato denunciato l'imprenditore agricolo - un 66enne di Castelsangiovanni - che giovedì mattina ha ucciso a colpi di fucile Roky e Lilly, due cani meticci di taglia media appena scappati dalle abitazioni dei loro padroni a Ziano. I carabinieri hanno spiccato nei suoi confronti denuncia per i reati di uccisione di animali e porto abusivo di arma da fuoco. Il fatto era avvenuto nelle vicinanze della sua stessa azienda agricola, a Cascina Monticella, in aperta campagna tra Castelsangiovanni e Moretta, poco lontani dal confine con i comuni di Borgonovo e di Ziano. Sul posto erano subito intervenuti i carabinieri e la polizia municipale di Castelsangiovanni per ascoltare le dichiarazioni dell'agricoltore e dei proprietari dei due cani uccisi, Davide Girandola e Luigi Dallospedale, entrambi di Ziano. I carabinieri avevano immediatamente sequestrato il fucile usato per sparare a Roky e Lilli, un automatico Beretta calibro 12 e i tre bossoli esplosi. La vicenda è stata ricostruita al comando provinciale dei carabinieri dal capitano Helios Scarpa, che guida la compagnia di Piacenza. Con lui c'erano gli uomini della stazione dei carabinieri di Castelsangiovanni e della polizia municipale. Oltre ai provvedimenti presi nei confronti dell'agricoltore, a loro volta i proprietari dei due cani sono stati denunciati per omessa custodia. Intanto sta meglio Pietro Girandola, padre di Davide, proprietario di uno dei due cani, Roky. Impegnato l'altra mattina nelle ricerche, Pietro era in zona quando aveva udito gli spari. Accorso sul posto alla vista dell'agricoltore con il fucile ancora in mano e degli animali agonizzanti, si era sentito male accusando forti dolori al petto. Ricoverato in osservazione in ospedale, ieri è stato dimesso in attesa di sottoporsi, tra alcuni giorni a nuovi accertamenti. I motivi addotti dall'agricoltore per giustificare gli spari non hanno convinto i carabinieri da cui la denuncia. L'uomo, classe 1948, aveva detto infatti che nella corte della sua azienda c'erano in quel momento dei bambini e che, per proteggerli, ha ucciso i cani. Una volta portati in casa i piccoli, era salito sul suo fuoristrada e aveva raggiunto le due bestiole sulla strada di accesso all'azienda. La denuncia per porto abusivo di arma da fuoco è dovuta al fatto che il fucile da caccia usato per sparare, pur da lui regolarmente registrato, non poteva essere portato al di fuori della sua abitazione, che non si trova nell'azienda ma a Castelsangiovanni. Davide Girandola, ancora scosso dall'episodio puntualizza intanto una sua affermazione rilasciata a caldo - Chiedendomi se fosse "una follia", pensavo al perchè del gesto. Questa parola è stata detta appena successo il fatto, quando ero scosso senza riferirmi personalmente a chi ha sparato al mio cane.-
Lega per la Difesa del cane - Gesto di pericolosità sociale. -
Sulla vicenda si registra una forte presa di posizione della Lega Nazionale per la Difesa del Cane, la presidente della sezione piacentina Annamaria Galimberti, ha fatto sapere che l'associazione si costituirà parte civile contro l'imprenditore che ha ucciso "senza giustificazione" - E' un gesto che denota una certa pericolosità sociale.- aggiunge Galimberti - Sparare a esseri viventi indifesi può portare in futuro ad altri atti del genere. I cani sono esseri viventi e come tali, bisogna rispettarli.- A sottolineare "l'intenzionalità del fatto" e a porre l'accento sulla sua "gravità" è Giovanni Peroni, responsabile del canile comprensoriale di Montebolzone, guardia zoofila e membro della Lega per la difesa del cane. - L'uccisione poteva essere evitata se quell'uomo avesse voluto allontanarli, avrebbe potuto sparare in alto, non direttamente contro i cani indifesi che non hanno attaccato.-

LA CRONACA
5 SETTEMBRE 2009
 
Castello: Ho sparato per difendere i miei nipoti
Denunciato il titolare dell'azienda di via Montanara
 
Castelsangiovanni (PC) - Ho ucciso quei cani perchè temevo che potessero aggredire i miei nipotini che stavano giocando in cortile.- E' così che davanti ai carabinieri della sezione di Castelsangiovanni si è giustificato l'imprenditore agricolo 66enne che l'altra mattina ha freddato con tre fucilate i due cani che si erano introdotti nel cortile della azienda in via Montanara. L'uomo dovrà ora rispondere di uccisione di animali - articolo 544 del codice penale - e di porto abusivo di arma da fuoco. Il fucile da caccia Beretta calibro 12 con il quale ha sparato, infatti, nonostante fosse regolarmente denunciato, avrebbe dovuto essere detenuto presso la residenza dell'uomo che si trova in un'altra via di Castelsangiovanni. I particolari della vicenda sono stati illustrati ieri mattina dai carabinieri della Compagnia di Piacenza in collaborazione con la Polizia municipale del capoluogo della Valtidone. E' stato spiegato che i sue animali (Rocky e Lilli i loro nomi) erano fuggiti dal cortile di un'abitazione di Ziano di Borgonovo e scappando erano arrivati fino a Castello, inseguiti dai padroni che invano avevano cercato di raggiungerli. Il fucile è stato sequestrato dai carabinieri, che hanno anche proposto alla Prefettura il ritiro del porto d'armi per un venatorio di cui è titolare l'indagato.

VIRGILIO NOTIZIE
5 SETTEMBRE 2009
 
Sardegna/ Denunciata donna che gestiva canile-lager vicino Quartu
Intervento dei carabinieri a Santu Perdu
 
Provincia di Cagliari - Un canile lager nella campagna sarda. Lo hanno scoperto i carabinieri del Norm di Quartu Sant'Elena e delle stazioni di Sinnai e Flumini, in collaborazione con il nucleo guardie zoofile dell' Ente nazionale protezione animali di Cagliari. La donna che lo gestiva, Alessia Ligas, del '74, è stata denunciata in stato di libertà. Gli investigatori, in particolare, hanno scoperto un capannone rurale all'interno del quale erano segregati 18 cani, privi di microchip identificativo, di varie razze ed incroci in pessime condizioni igienico-sanitarie. I cani sono stati affidati ad un canile autorizzato e sono in corso approfondimenti investigativi - si spiega in una nota - per meglio capire la provenienza dei cani e la loro destinazione finale.

LA NUOVA SARDEGNA
5 SETTEMBRE 2009
 
Scoperto canile abusivo
 
CAGLIARI. Un canile abusivo che ospitava una ventina di animali in precarie condizioni igienico-sanitarie è stato scoperto ieri a Settimo San Pietro dalle guardie zoofile dell’Enpa e poi sequestrato dai carabinieri della compagnia di Quartu. L’Enpa ha saputo dal proprietario di un immobile nelle campagne di Santu Perdu che il suo locale, dato in un uso a una donna di 40 anni, era utilizzato come canile. Qui la donna aveva trasferito 18 cani randagi e li accudiva saltuariamente: ogni due-tre settimane portava loro del cibo. «Quando siamo arrivati sul posto», affermano i volontari dell’Enpa, «abbiamo trovato i cani in condizioni igieniche e sanitarie molto difficili. Nessuno è in pericolo di vita ma alcuni sono visibilmente denutriti e affetti da dermatiti. Gli animali bevevano da un rubinetto che saltuariamente la donna lasciava aperto. Nessuno si occupava di pulire con regolarità l’immobile». Sono in corso indagini per chiarire se c’è un collegamento fra le sparizioni di alcuni animali e il canile abusivo. La donna è accusata di abbandono di animali e di alcune violazioni amministrative. Gli animali sono stati affidati a una struttura adeguata.

LA ZAMPA.IT
5 SETTEMBRE 2009
 
L'ENTE MINACCIA DI PORTARE I CANI NELLA SALA DEL COMUNE
Furti al canile: "Si chiude se il sindaco non ci aiuta"
Tre “colpi” in 9 mesi con danni insostenibili per l'Enpa
 
ALESSANDRO MONDO
 
Se aggiungete che da anni, stando all’accusa, i responsabili del canile chiedono udienza al sindaco, ci sono gli elementi per comprendere le ragioni che hanno fatto entrare in rotta di collisione l’Enpa e il Comune. Nomadi e canili concentrati nella stessa zona della città che ospita la discarica. Un mix esplosivo, che spinge Carla Rocchi, battagliera presidente nazionale dell’Enpa, a minacciare misure estreme: «Se il Comune non vuole farsi carico di questa situazione chiuderemo il canile, licenzieremo i dipendenti, e trasferiremo gli animali altrove. Soprattutto, è inaudito che Chiamparino non ci ascolti».
Peccato che dalla segreteria del sindaco, dove la sfuriata non è stata gradita, caschino dalle nuvole: «La richiesta di Pallotti è arrivata il primo settembre. Nei prossimi giorni sarà ricevuto, compatibilmente con gli impegni del primo cittadino». «Non capisco questa polemica con il sindaco - commenta l’assessore Roberto Tricarico (Ambiente) -. A luglio ho incontrato i responsabili dell’Enpa, nessuno mi ha rappresentato questo problema». Protesta veemente, quella della Rocchi, che segue le proteste e poi le dimissioni di Giovanni Pallotti, presidente della sezione di Torino.
Per la cronaca, la struttura - mandata avanti da tre dipendenti con l’aiuto di quattro collaboratori - ospita 78 cani: 18 dei quali strappati ai combattimenti clandestini. Ma l’Enpa, fondata nientemeno che da Giuseppe Garibaldi nel 1871, non è un’associazione animalista qualsiasi. Oltretutto, da luglio gestisce anche i due canili comunali: il «sanitario», sempre in via Germagnano, e il «rifugio » di Strada Cuorgnè. L’organico ammonta a 42 persone affiancate da quattro veterinari. Sei i canili di proprietà in P i e m o n t e , c o m p r e s o quello di Torino. Ora è arrivata la resa dei conti. «In assenza di riscontri da parte del sindaco, dovremo abbandonare la struttura», ribadisce la Rocchi, che vanta una lunga carriera politica nel Pd.
«E’ la dimostrazione che non ci sono speculazioni politiche», tuona subito dopo la presidente: «Chiediamo una soluzione che tuteli le esigenze di tutti: una nuova area per il canile o una sistemazione più dignitosa per i nomadi». Tale è l’esasperazione che Pallotti aveva già minacciato di portare i trovatelli in Sala Rossa. A breve l’incontro e, si spera, il chiarimento.

MERATE ONLINE
5 SETTEMBRE 2009
 
Verderio (LC): il tribunale ordina il sequestro dei 4 molossi ora in ``custodia`` al canile
 
Verderio (LC) - Dopo ripetuti avvertimenti, verbali e scritti, ordinanze, richieste di intervento da parte dei residenti e denunce il tribunale ha disposto il sequestro dei 4 molossi di Verderio Superiore che in più di un`occasione si sono resi responsabili di aggressioni (l`ultima proprio a danno del sindaco Paolo Bellotto) e di fughe per la campagna, terrorizzando chi vi passeggiava.
Questa mattina la polizia locale, con il comandante Monica Pezzella, unitamente a personale dell`Asl e del canile di Merate hanno provveduto a notificare ai proprietari il decreto di sequestro degli animali.
L`intervento si è reso necessario dopo l`ennesimo caso di un nonno con nipotino che, lo scorso mercoledì, se li è trovati faccia a faccia vagare per i campi alle spalle della villa Gnecchi Ruscone. “Non si poteva più rimandare” ha commentato il primo cittadino di Verderio Superiore “le denunce e le segnalazioni erano ormai troppe e prima che succedesse qualcosa di serio e grave era necessario intervenire. Devo ringraziare e dare merito alla dottoressa Pezzella che ha gestito tutta la vicenda, andando personalmente in tribunale, esponendo al procuratore capo la situazione e ottenendo un intervento praticamente in tempo reale”. Questa mattina i 4 molossi sono stati caricati sui furgoni del canile e trasportati nella struttura di Merate. I proprietari potranno chiederne il dissequestro e spetterà all`autorità competente valutare il possesso e il rispetto dei requisiti di sicurezza prima di poterne autorizzare il ritorno a “casa”.

IL TIRRENO
5 SETTEMBRE 2009
 
I Comuni fanno poco contro il randagismo
 
SEGGIANO (GR). Marlena Greco Giacolini, presidente provinciale dell’Enpa, la maggiore associazione per la difesa degli animali, interviene nella polemica che alcuni abitanti di Col del Rosso, borgata del comune di Seggiano vicino a Pescina, hanno aperto nei confronti dell’Amministrazione comunale di Seggiano e della Asl, perché una cagna randagia sta aggirandosi da tempo nella zona e non c’è modo di catturarla e allontanarla da quel territorio.  La presidente dell’Enpa racconta di conoscere bene il problema e di essersi addirittura recata nel luogo.  «Passavo da quelle parti - rammenta - per andare a Castiglion d’Orcia, e dato che mi trovavo in strada, decisi di dare un’occhiata alla zona. Non vidi l’animale, però, di cui mi aveva parlato, descrivendomi la faccenda, un signore di Pescina spiegandomi la questione.  Posso dire che io avrei avuto già allora, la possibilità di curarlo, anche se non nel mio canile. Ma per mettere a disposizione questo servizio (di questi problemi mi occupo da una vita), bisognerebbe, e mi aspettavo che venisse fatto, che Comune e Asl catturassero l’animale e me lo consegnassero.  Ma invece - osserva la signora Giacolini - le istituzioni non sono per nulla attrezzate in questo senso. E su questo terreno proprio non ci sono. Attrezzature zero. Le associazioni, prosegue la presidente Enpa, fanno fin troppo, ma se non c’è il supporto istituzionale, le iniziative si arenano.  E non si capisce che in questa maniera si alimenta e si favorisce il randagismo. Quello di cui i pastori si lamentano. Perché non sono lupi gli animali che attaccano i loro greggi, ma sono proprio questi cani randagi, inselvatichiti, che provocano tutti i danni di cui sappiamo. Le problematiche legate a questa tipologia di questioni, osserva la Giacolini, sono lunghe a essere risolte e tanto più lunghe perchè i comuni non hanno nessuna volontà di metterci mano». F.B.

IL TIRRENO
5 SETTEMBRE 2009
 
SMARRIMENTO
 
Provincia di Pisa - E’ stata smarrita a La Rotta, una cagnolina meticcia, pelo lungo, bianca a chiazze marroni. Info 347 0593372
 

IL RESTO DEL CARLINO
5 SETTEMBRE 2009
 
Il comandante della Stradale adotta Fox, cane 'poliziotto
Il simpatico cane era stato allontanato dalla caserma di Riccione dopo le proteste di una vicina, ed era finito al canile di Coriano. Ora avrà tanto spazio verde per poter giocare
 
 
Rimini, 5 settembre 2009. FOX ha trovato casa. Ad adottarlo è stato il comandante della Polizia stradale Angelo Frugieri. Da martedì il cane scorazza nell’ampio giardino e lo stretto box nel quale viveva al canile di Coriano è un lontano ricordo. «Si è subito affezionato – spiega il comandante -. Mangia senza problemi e ha a disposizione tutto il giardino». Fox ha trovato oltre a una casa, l’affetto che cercava e la tranquillità che mancava. E’ giovane, quattro anni appena, ma ha collezionato in così poco tempo tante delusioni. Ultima della serie il ritorno nel canile di Coriano dopo le lamentele di una vicina della caserma della Polizia stradale a Riccione che non ne voleva sapere di sentirlo abbaiare la notte quando il presidio era chiuso.A nulla erano valse le raccolte di firme di altri residenti, per i quali il quattrozampe era un amico e non un impiccio. Il ‘Rex’ di viale Ceccarini, anche se la razza era una qualità che gli mancava, aveva dovuto fare le valigie. Le dimostrazioni di affetto erano state tante, ma Fox si era ritrovato in gabbia. Persino il ministro al Turismo Michela Vittoria Brambilla si era interessata chiamando la Polstrada e augurandosi un lieto fine.E LA BELLA notizia è finalmente arrivata. «Fox lo conoscevo perché mi sono recato più volte nella caserma di Riccione. E’ affettuoso e adesso ha una cuccia bellissima». Dopo le verifiche e i sopralluoghi del personale del canile a casa del comandante, è arrivato il via libera e Fox è tornato allegro e libero di correre nel prato.Tutt’altra storia rispetto all’ora d’aria che i volontari del canile si impegnavano a garantirgli ogni giorno nel tentativo di alzare il morale al meticcio di pastore tedesco fino ad allora davvero sfortunato. Abbandonato da piccolino, era stato adottato all’età di otto mesi da una signora che se ne era innamorata. Le coccole non gli mancavano, ma la padrona si è ammalata ed è venuta a mancare. Senza una casa dove stare era tornato nel canile. Oggi può correre senza il pericolo di incontrare gatti che non ama particolarmente.

MESSAGGERO VENETO GORIZIA
5 SETTEMBRE 2009
 
I nostri cani più longevi di Chanel
 
Nei giorni scorsi è stata data la notizia della morte a New York di Chanel, quello che, secondo il Guinness dei primati, era il cane più vecchio del mondo, con i suoi 21 anni. In realtà non è poi rarissimo che il miglior amico dell’uomo superi i vent’anni di età, come dimostrano alcuni esempi registratisi anche nella nostra città. La signora Eleonora, oggi trentatreenne, ha avuto, per esempio, vicino a sè due cagnolini che hanno accompagnato la sua infanzia, l’adolescenza e, poi, la prima parte della sua età adulta, essendo vissuti entrambi per più di vent’anni. A dimostrazione che, anche nel caso degli animali, l’ereditarietà conta, i due meticci così longevi erano padre e figlia. “Quando ero piccolissima mi è stata regalata una cagnetta presa in un canile- ricorda Eleonora -, che ha dato alla luce Bum Bum, mitico quattrozampe cui ho dato il nome di un personaggio dei cartoni animati. Bum Bum è diventato, quindi, padre di Debby, l’altra cagnetta che ha accompagnato tanti anni della mia esistenza (e della quale riproduciamo una bella fotografia, cortesemente inviataci, ndr ). Loro sono rimasti sempre a casa nostra mentre gli altri cani nati “a domicilio” sono stati regalati». «Bum Bum è vissuto circa 23 anni ed è sopravvissuto a molte “prove” della vita. Era addirittura finito sotto un auto che gli aveva maciullato una gamba. Lo abbiamo fatto operare in Veneto, in una clinica per animali, dove gli hanno inserito una protesi d’acciaio nell’arto, al punto che lo chiamavamo il cane bionico. E anche Debby, vissuta all’incirca per 22 anni, è rimasta nei nostri cuori. Alla fine, però - conclude Eleonora -, con la vecchiaia i due animali erano diventati sordi e mezzi ciechi e avevano forti dolori. Per questi motivi, pur con grandissimo dispiacere, abbiamo seguito il consiglio del veterinario e li abbiamo fatti sopprimere per evitargli ulteriori sofferenze».

IL PICCOLO
5 SETTEMBRE 2009
 
L'uomo con il fucile è un esponente dei Verdi: «Mi spiace, devo farlo»
 
Provincia di Trieste - Un ecologista a caccia di cinghiali. Può sembrare un paradosso, non per Maurizio Rozza. Non solo maresciallo dei guardiacaccia, ma anche naturalista e consigliere comunale dei Verdi a Duino Aurisina. «Non mi piace affatto uccidere cinghiali, e sono molto arrabbiato con chi li attira qui costringendomi a farlo», dice con il fucile in mano. E aggiunge: «Il boom demografico in periferia – spiega – è dannoso per l’uomo, devastante per il complesso ecosistema cittadino, e pericoloso per i cinghiali stessi, trascinati al di fuori del loro contesto». Un problema provocoato da un errore umano: «A metà degli anni novanta fu costruito in questa zona un allevamento di cinghiali – afferma – che infatti sono fisicamente differenti dagli animali nostrani, e probabilmente provengono dall’Appennino». L’espertimento finì male e gli esemplari furono liberati: «Trovarono nella periferia un ambiente molto favorevole e iniziarono a prolificare, ibridandosi forse con gli autoctoni». E adesso secondo l’esponente dei Verdi la risposta non può che essere drastica: «A chi ci chiede perché non li catturiamo e spostiamo altrove – dice – rispondo che, per fortuna, a livello europeo è stato vietato il ripopolamento». L’unica soluzione è spaventare i branchi abbattendo alcuni capi: «Perciò non bisogna nutrirli – ripete – altrimenti diamo loro segnali contrastanti, mettendoli in difficoltà.

IL PICCOLO TRIESTE
5 SETTEMBRE 2009
 
E alla battuta c'è pure l'assessore
 
Trieste - Arginare l’esplosione demografica degli oltre 400 cinghiali che vivono in periferia abbattendo 100 capi: è l’obiettivo che si prefigge il piano di abbattimento in deroga richiesto alla Regione dall’assessore provinciale a Caccia e pesca Walter Godina, che ieri mattina ha accompagnato i guardiacaccia in via Commerciale. «In questa zona l’agricoltura è stata severamente colpita - dice - e diversi coltivatori mi hanno scritto lamentando i danni subiti dalle vigne e dai campi». Alcuni agricoltori proteggono i terreni applicando delle reti ma, spiega l’assessore, l’abbattimento di alcuni capi è necessario: a metterlo in atto sono i cinque guardiacaccia della Provincia, affiancati a volte da cacciatori autorizzati. «Cacciatori che supportano i guardiacaccia dal punto di vista logistico - puntualizza - e operano sotto il loro stretto controllo». Gli appostamenti condotti fino ad ora sono tre, e hanno portato all’abbattimento di sette capi nel canalone di via Commerciale: il lavoro continuerà fino a dicembre. Le zone verranno battute una ad una, fino a quando i branchi non saranno risaliti sull’altipiano: «Ci sono diverse situazioni difficili e penso ad esempio a Melara, dove i cinghiali trovano diverse fonti di cibo, tra cui persone che li nutrono». Contestualmente in zona periurbana operano i cacciatori delle 12 riserve del Carso, cui la regione ha concesso un 30% di abbattimenti in più rispetto all’anno scorso: «I cacciatori della provincia sono molto bravi - afferma Godina - e sono certo che riusciranno a sfoltire il surplus di animali, dando respiro all’ecosistema». Ma l’operazione, s’infervora l’assessore, è resa difficoltosa anche dalle normative restrittive vigenti in Italia: «In Slovenia, a dieci minuti da qui, si può cacciare il cinghiale tutto il giorno, qui solo da due ore prima a due ore dopo l’alba».

PAGINE ABRUZZO
5 SETTEMBRE 2009
 
Caccia. il Wwf lancia un appello all'assessore Febbo
Pescara - Appello all'assessore Regionale Febbo affinchè risponda alle proposte costruttive dell'Associazione. Ancora un pessimo segnale dalla provincia di Teramo che autorizza l'anticipo alla caccia al Colombaccio nonostante le perplessità dell'ISPRA.
 
PESCARA - Il WWF torna sulla questione della caccia in Abruzzo dopo il severo parere dell'ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca sull'Ambiente) sulle scelte dell'assessorato all'agricolura della Regione e il pronunciamento del TAR che ha accolto pienamente il ricorso del WWF contro la Regione Abruzzo sul calendario venatorio 2009-2010. Tale decisione ha annullato le scelte della Giunta Regionale sulla preapertura alla Quaglia al 6 settembre e sul posticipo al 31 gennaio della caccia alla Beccaccia.
Il TAR ha sostanzialmente confermato quando il WWF denuncia da tempo e, cioè, la completa assenza di dati scientifici presso la Regione Abruzzo che ha invece precise responsabilità nel monitoraggio e gestione della fauna non tanto per scopi venatori ma in primis per la conservazione delle specieIn questa situazione di caos e di incapacità gestionale per il WWF l'Assessorato regionale, quelli provinciali e gli stessi Ambiti Territoriali di caccia dovrebbero preoccuparsi non tanto di forzare le regole a favore dei cacciatori ma di applicare con rigore tutte quelle norme che possono diminuire l'impatto sulla fauna di una caccia che, in assenza di dati, non risponde ai criteri posti dalla Legge nazionale 157/92 sulla gestione della fauna e la caccia.Il WWF in questi giorni ha scritto a tutti gli enti preposti chiedendo di divulgare presso tutti i cacciatori le cartografie con le aree boscate percorse da incendio che per dieci anni rimangono precluse alla caccia. In Abruzzo sono decine di migliaia di ettari ma di fatto la norma appare inapplicata perchè, nonostante i continui richiami dell'Associazione, gli uffici finora non sono riusciti a produrre una cartografia da divulgare via Internet. Ora però è il WWF a segnalare agli uffici che tale cartografia è disponibile tra quelle pubblicate dalla regione stessa per il nuovo piano paesistico. Quindi non ci sono più scuse tecniche e le guardie venatorie dell'associazione sono pronte a fare la propria parte per far rispettare la legge su una vicenda particolarmente grave, quella delle aree incendiate.Il WWF ha inoltre scritto alla regione Abruzzo e agli altri enti segnalando le aree dove è stata accertata scientificamente la presenza della rarissima Lepre italica. In questi territori deve essere chiusa la caccia alla Lepre europea che si può confondere con la specie protetta. Auspichiamo che prima dell'apertura della caccia alla Lepre siano perimetrate e portate a conoscenza dei cacciatori queste aree.Il WWF ribadisce l'obbligo per gli Enti di chiedere ai cacciatori la compilazione dei tesserini venatori indicando esattamente la specie abbattuta, cosa che oggi non avviene, rendendo impossibile monitorare il fenomeno della caccia secondo i parametri dettati dalla Commissione Europea.Infine il WWF chiede di esercitare un controllo specifico sulle modalità di caccia al cinghiale nelle aree di presenza dell'Orso facendo rispettare sostanzialmente il divieto alla caccia in braccata previsto dal calendario Venatorio.  Dichiara Dante Caserta, consigliere nazionale del WWF Italia “In Abruzzo il fenomeno caccia è sostanzialmente incontrollato per la scarsa capacità degli enti preposti di esercitare una programmazione basata su dati scientifici e di far applicare le norme. Nonostante quanto accaduto la provincia di Teramo ha in questi giorni autorizzato la preapertura al colombaccio quando l'ISPRA aveva sottolineato l'assenza di dati su questa specie da parte degli enti competenti sconsigliando la preapertura. E' un ulteriore segnale negativo che avrà forti conseguenze sulla fauna su cui non potremo fare ricorso per i tempi tecnici. L'Assessore regionale si è difeso ieri sostenendo di voler varare un nuovo Piano Faunistico Venatorio e un Osservatorio Faunistico Regionale che possa dare i pareri al posto dell'ISPRA. Ci chiediamo perchè abbia varato un calendario così sconclusionato se aveva chiare le difficoltà della regione in materia avendo partecipato alla consulta venatoria dove il nostro rappresentante aveva fatto presente tutte queste lacune. Ora, visto quanto accaduto, ha la possibilità di apprezzare l'atteggiamento propositivo che abbiamo sempre tenuto con tutte le amministrazioni e ha l'occasione di far applicare con rigore le leggi in materia come quella sugli incendi, il divieto di braccata nelle aree dell'Orso e il divieto di caccia alla lepre nelle aree di presenza della Lepre italica. Auspichiamo, inoltre che tali strumenti di programmazione e gestione siano costituiti in primis con l'obiettivo di tutelare le specie e non per avallare in maniera formale scelte filo-venatorie. Il WWF da anni promuove ricerche e produce dati sulla fauna abruzzese con rigore scientifico pubblicando su riviste scientifiche internazionali con prestigiosi comitati di redazione super-partes. Per questo il WWF, come sempre, farà delle proposte costruttive sperando di non dover constatare nuovamente l'atteggiamento di chiusura finora tenuto dall'Assessorato regionale.”

TERMOLI ONLINE
5 SETTEMBRE 2009
 
Tornano in azione le doppiette. Caccia, sport o insana passione?
 
TERMOLI (CB). Dal primo settembre ha preso il via in Molise la stagione venatoria che avrà la durata di 4 mesi. Le tante doppiette bassomolisane hanno così ripreso a praticare questa disciplina che a detta loro è una vera e propria passione epidermica. Noi ci siamo recati appositamente in un negozio di Termoli dove si trova tutto il materiale per la pratica della caccia e della pesca, un autentico luogo di ritrovo dei devoti praticanti cacciatori, ovvero ‘L'Airone Bianco & Co’ di Marinelli Nicola ubicato in via Maratona, per apprendere dalla loro viva voce se oggigiorno vale ancora la pena avere tanta passione per andare a caccia, nonostante i tanti divieti, le tante polemiche e, non ultimo, il costo stesso non certo irrisorio per praticarla.
Nicola, il titolare dell'Airone Bianco, cacciatore da una vita, esordisce dicendo: “Questa stagione 2009 della caccia purtroppo si presenta con i problemi di sempre, con un calendario venatorio stranissimo stilato da parte degli organi di controllo, per non parlare poi dei costi sostenuti. Però, nonostante tu mi chieda se con queste premesse vale ancora praticare questa disciplina io ti dico che la passione che i cacciatori, me compreso, nutriamo verso la caccia non la puoi mettere a tacere con faciltà. Molti penseranno che non ne vale assolutamente la pena, ma per noi sì”.
Cinque i giorni alla settimana per andare a caccia, ma come è distribuita questa dal calendario? Tutti i giorni ad esclusione del martedì e venerdì. “In questi 5 giorni però- ha continauto a spiegare- ogni persona può andare a caccia tre volte. Poi c'è da dire che per il calendario venatorio si caccia per speci cioè ogni specie di animali si caccia da A a B, non tutte si cacciano per l'intero periodo. Quanti praticano la caccia in Molise? “Sinceramente il numero dei praticanti non lo conosco ma posso dire che a Termoli e nel bassomolise c’è un’ottima percentuale regionale di praticanti solo che, come dicev, a frenarci sono i tanti problermi che ci affliggono e tutt'ora irrisolti come le tasse altissime, il calendario venatorio ridotto e soprattutto ridotto per specie. Per esempio è inutile che proteggono una specie e lasciano aperto, senza voler polemizzare, ad altre specie magari in periodo non dico riproduttivo ma a disturbare nei momenti topici. Il tutto andrebbe gestito da persone decisamente piu' competenti in materia.
Esiste per esempio la figura del tecnico faunistico venatorio però se poi, laddove serve questa figura, ci si mette un ragioniere o un geometra, non produce gli stessi e benefici effetti. Acccanto a Nicola, ascolta ed annuisce un cacciatore termolese di provata militanza ed esperienza,  Romano, meglio conosciuto con il diminutivo di ‘Romanino’, una pietra miliare della disciplina venatoria.
Praticare la caccia con questa miriade di imposizioni e divieti a macchia di leopardo, che divertimento è ancora per uno come te che da 38 anni imbraccia la doppietta? “Per coloro per i quali andare a caccia oggi non vuol dire solo puntare e sparare agli animali- ha fatto sapere Romano- ma anche andare in giro farsi una bella camminata con il proprio cane immersi nella natura ed altro ancora, adeguandoci scrupolosamente alle leggi vigenti in materia. Noi rispettiamo le regole, ma in giro si sente dire che ci sono anche dei cacciatori che aggirano i divieti, magari sparando fuori dagli orari consentiti ed a specie non consentite. Però questo forse accadeva una volta, oggi molto meno. Tuttavia non sono cose che mi riguardano perchè io osservo alla lettera le norme”.
La caccia, allora, è una  disciplina per gente facoltosa oppure è alla portata di tutti? “Secondo me è praticabile da tutti- ha risposto Romano- solo che bisogna avere tanta passione, certamente ci sono dei costi anche perchè nessuno ci da nulla e tutto fuoriesce di tasca nostra” .
La pesca, fa parte del Dna del signor Romano e, come lo stesso ha dichiarato, finchè ne avroà la forza, nessuno riuscirà a fargliela passare. Non ci saranno divieti nè divieti nè costi che tengano. “La mia doppietta canterà ancora per molto tempo- ha concluso il cacciatore- per la disperazione degli uccellini e delle altre specie  cacciabili!”.

IL PICCOLO
5 SETTEMBRE 2009
 
Usiamo l'anestetico
 
Rossana Gavinel
 
Sensibilizzata dall’articolo sull’abbattimento dei cinghiali in esubero, faccio notare che è la natura che deve fare la selezione naturale e non il cacciatore. Nessun uomo dovrebbe arrogarsi il diritto di correggere l’equilibrio, togliendo la vita ad altri esseri viventi. Se gli animalisti o le autorità organizzassero lo spostamento dei cinghiali oltre confine, dove ci sono grandi boschi, già in quello di Castel S. Servolo per esempio, aiutandosi con l’anestetico per addormentarli, si eviterebbe una strage di innocenti e lasceremmo il compito alla natura di fare il suo corso, anche perché la vita è sacra per tutti, umani ed animali. Illudendomi che qualche politico possa sensibilizzarsi in merito ricordo che è molto importante non fare agli altri ciò che non si vuole per se stessi, ossia togliere la vita a nessuno. Il cosmo non sbaglia mai ciò che fa e l’uomo non dovrebbe illudersi di sostituirsi ad esso.

IL PICCOLO
5 SETTEMBRE 2009
 
Opicina, caccia aperta all'alba al cinghiale di città
 
TRIESTE Sono le cinque e mezzo del mattino e il sole non è ancora sorto quando i guardiacaccia si incontrano in via Commerciale alta per dare inizio alla terza giornata della caccia al cinghiale. Secondo i piani di abbattimento in deroga, stabiliti dalla Provincia di Trieste, che prevede di eliminare 100 esemplari. Carabina in spalla, il maresciallo della polizia ambientale territoriale Maurizio Rozza tende l’orecchio verso gli alberi dove, nelle ombre, si nascondono i cinghiali. Il branco, uno dei tanti che ormai popolano la periferia triestina, si è stabilito nel canalone che dall’altipiano scende fin quasi a Roiano affiancando per un tratto le rotaie del tram di Opicina. «In una zona abitata come questa – dicono – non è possibile fare vere e proprie battute di caccia, l’unico modo per sorprendere gli animali è appostarsi lungo il loro percorso». L’appostamento al cinghiale è un lavoro da fare in coppia, e i due guardiacaccia scendono il bordo ripido del canalone per appostarsi nei pressi del ruscello, a una cinquantina di metri l’uno dall’altro. Il terreno è scivoloso a causa delle recenti piogge, ma anche per i frequenti passaggi del branco: «Uno dei problemi creati dal cinghiale è che, percorrendo sempre gli stessi sentieri, – dice Rozza – rende il terreno franoso». Nei giorni precedenti sono stati abbattuti quattro esemplari, e il maresciallo teme che questa volta gli animali, guardinghi, non si faranno vedere tanto facilmente: «Spaventarli è proprio il nostro obiettivo – sottolineano – assolutamente non c’interessa sterminarli: se il branco non si presenta per noi è un successo, significa che siamo riusciti a farli sloggiare verso l’altipiano». Gli abbattimenti vengono effettuati in base alla struttura sociale del branco: quella dei cinghiali è infatti una società matriarcale, guidata da un capobranco femmina che guida il gruppo valutando i costi e i benefici di ogni territorio. «Si tratta di animali estremamente intelligenti - dice Rozza -: il nostro lavoro consiste nell’abbattere solamente alcuni membri marginali del branco, lasciando in pace femmine e cuccioli». In questo modo la matriarca comprende che la zona è pericolosa e porta il branco sull’altipiano, nel suo habitat naturale. Un dannoso incremento demografico. «I cinghiali si sono stabiliti nella zona periurbana perché hanno trovato un territorio ideale – racconta il maresciallo Rozza – qui c’è acqua, che sul Carso manca, e soprattutto c’è cibo in abbondanza». Il problema, ancora una volta, è chi nutre gli animali: «Arrecando loro un danno – dice – perché li attrae al di fuori del loro habitat naturale». Il risultato è, ripetono i due camminando, che si causano danni non solo all’agricoltura, ma anche al resto della fauna: i cinghiali sono onnivori e si nutrono anche di cuccioli di caprioli, la cui popolazione ha avuto un calo drastico a Trieste». Sulla via del ritorno le due guardie decidono di tentare ancora un appostamento e riscendono del canalone. Poco più tardi, il silenzio del bosco viene interrotto dal tuono di tre spari: altrettanti ungulati stramazzano al suolo, fulminati dalle carabine. «Uccidiamo il cinghiale sempre con unico colpo alla testa – spiegano –, innanzitutto per evitare inutili sofferenze alla bestia ma anche perché un animale ferito può diventare molto pericoloso». Il cinghiale è dotato di estrema vitalità e, anche dopo essere stato ferito da un colpo al cuore, è in grado di percorrere ancora 150-200 metri di corsa.

IL TIRRENO
5 SETTEMBRE 2009
 
Ungulati, summit dal prefetto
 
PISTOIA - Anche la Prefettura di Pistoia si è messa a disposizione per il problema ungulati.  Il prefetto Antonio Recchioni ieri mattina ha convocato rappresentanti della Provincia per essere aggiornato sulla situazione e sul programma d’intervento per affrontare questo problema.  All’incontro erano presenti l’assessore provinciale alla caccia Rino Fragai, con i tecnici della Provincia e la polizia provinciale; presenti anche rappresentanti dell’Atc 16 che hanno informato il prefetto sulla forte attività di contrasto alla presenza degli ungulati sul territorio provinciale che gli enti competenti hanno organizzato congiuntamente per questo autunno.  Negli ultimi mesi i danni denunciati dagli agricoltori anche delle zone collinari sono aumentati; cinghiali ma anche caprioli e cervi scendono sempre più a valle distruggendo viti e svuotando gli alberi da frutto. Insomam spesso si tratta di un vero fragello, con coltivazioni spazzate via in una notte. Da tempo si chiede un intervento deciso per limitare la presenza di questi animali nei nostri boschi. Di recente la Provincia, in accordo con le associazioni venatorie e l’Atc, ha messo a punto un piano.  Si tratta, ha spiegato Fragai al prefetto, di interventi di controllo sulla presenza di ungulati svolti da cacciatori, preventivamente formati e abilitati, per la salvaguardia delle colture e la sicurezza della popolazione. Questi interventi, che saranno preventivamente annunciati secondo un preciso calendario che è in via di definizione, saranno coordinati dalla Polizia provinciale nelle zone maggiormente colpite.  A questo proposito il prefetto, Recchioni oltre a chiedere di essere costantemente aggiornato, ha messo a disposizione di questa e ogni attività di contrasto le proprie forze, nei tempi e modi che si rendessero necessari. R.P.

IL TIRRENO
5 SETTEMBRE 2009
 
IL CACCIATORE, UNA SPECIE DA ABBATTERE
 
La Regione Toscana ha preso in materia di caccia decisioni estremiste. Capisco la necessità del controllo delle popolazioni di ungulati e dello storno e comunque non approvo le modalità concesse, come al solito cariche di controsensi e burocrazia. Non capisco invece la necessità del controllo, e del conseguente abbattimento, dei cacciatori: inserire una norma che prevede l’annotazione sul tesserino venatorio di ciascun capo di selvaggina migratoria al momento dell’abbattimento cosa significa se non l’abbattimento della specie cacciatore?  In Toscana in due anni i cacciatori sono diminuiti del 20%: troppi balzelli, burocrazia e regolamenti che scoraggiano chi intende praticare questa attività.  E’ una politica che, pur di danneggiare il mondo della caccia, consente un totale sfacelo degli ecosistemi naturali e rurali con enormi danni ecologici ed economici. Continuando su questa strada non solo scomparirà la caccia, ma ci troveremo ad un totale squilibrio ambientale dove poche specie avranno il sopravvento sulle altre, con le campagne saccheggiate da animali fuori ogni tipo di controllo.  I problemi dell’ambiente non si risolvono con assurde concessioni ad associazioni animaliste e cercando di farsi amici gli agricoltori, ma con poche norme semplici e con l’indispensabile aiuto dei cacciatori, ultimi baluardi di un ambientalismo sano, non distorto da assurdi concetti animalisti. Maurizio Montagnani, Cpa Sports Toscana - Maurizio Montagnani, / Cpa Sports Toscana

MESSAGGERO VENETO
5 SETTEMBRE 2009
 
Vaccini alle volpi anche nel Medio Friuli
 
Maristella Cescutti
 
CODROIPO (UD). Oggi e domani anche nei territori comunali di Codroipo, Sedegliano, Flaibano, Mereto di Tomba, Basiliano, Pasian di Prato, Campoformido considerati a ridosso della zona dove si sono verificati i focolai si ripeterà la vaccinazione antirabbica, per via orale, delle volpi mediante la distribuzione di esche contenenti il vaccino. «In questa operazione - spiega il direttore dei servizi veterinari, area sanità animali, dell’Azienda per i servizi sanitari 4 “Medio Friuli” Oreste Battilana - hanno dato la loro collaborazione le associazioni venatorie e dei cacciatori. Saranno impegnate 2 o 3 squadre per comune. Verranno affiancati dal personale del Corpo forestale e dalla vigilanza ittico-venatoria. Le esche saranno disposte nel numero di 20, 21 per chilometro quadrato solo ed esclusivamente nei terreni agricoli, non vicino alle case. Da queste ultime, se isolate, è prevista una distanza di 50 metri, dalle case abitate invece viene osservata una distanza per il posizionamento dei “bocconi” di almeno 150 metri. Oreste Battilana mette in evidenza come «nei vari territori soggetti all’operazione antirabbica vi sia un alto numero di volpi, una per ogni km quadrato, numero questo destinato ad aumentare visto che ogni coppia di animali selvatici produce 5 o 6 piccoli. Per questo si renderà necessario un futuro piano di abbattimento. Questo intervento, il più vasto dopo quella del 1980 - aggiunge Battilana - ha richiesto un impegno finanziario di rilievo. Abbiamo iniziato una capillare campagna informativa ancora nell’ottobre dello scorso anno dopo il primo caso verificatosi a Resia, speriamo come allora di arginare il problema». Molti sono i cittadini residenti nei vari comuni i quali lamentano che le volpi, proprio perché sempre più numerose, si stanno avvicinando sempre più alle abitazioni, avventurandosi in pieno giorno in paese e nelle fattorie. Affinché le esche vengano assunte possibilmente solo dalle volpi, a partire da domenica e per i 15 giorni successivi - si legge sul comunicato - è vietata la caccia con il cane a seguito, ed è consigliata la limitazione di circolazione per cani e gatti di proprietà i quali possono veicolare passivamente il virus se vengono a contatto con animali rabidi. Un po’ di attenzione in più quindi verso i nostri amati animali domestici e verso eventuali cambiamenti delle loro normali abitudini o del carattere.

IL CENTRO
5 SETTEMBRE 2009
 
Abbattuti 10 bovini malati di brucellosi
 
Claudio Lattanzio
 
ROCCARASO (AQ). Dieci bovini sono stati abbattuti perché malati di brucellosi. A ordinare l’uccisione del bestiame che è avvenuta lo scorso luglio, è stata la Forestale di Roccaraso al termine di un percorso che è iniziato con i controlli dei veterinari della Asl negli allevamenti dell’Alto Sangro e dell’Altopiano delle Cinque Miglia.  Secondo il Corpo forestale, che sta lavorando per scoprire da dove è partita l’infezione, la particolare situazione batteriologica interesserebbe un unico allevamento che si trova nel comune di Roccaraso.  Si sospetta che a diffondere la patologia possa essere stato qualche animale selvatico o altri bovini arrivati da fuori regione. Al momento non è stato effettuato alcun sequestro né sono stati assunti provvedimenti penali o amministrativi nei confronti dell’allevatore anche perché l’uomo avrebbe prontamente provveduto a rispettare il protocollo e la profilassi previsti in questi casi.  A scoprire l’esistenza dell’infezione sono stati i veterinari della Asl, durante i controlli che vengono effettuati periodicamente negli allevamenti presenti nel Centro Abruzzo.  La positività di alcuni capi di bestiame ospitati nell’allevamento di Roccaraso è stata rilevata nel mese di marzo. Da allora è stato attivato il protocollo con le relative prescrizioni isolando gli animali infetti da quelli sani.  Nel periodo di quarantena in cui la decina di bovini affetti da brucellosi, (tra questi anche una mucca di un altro allevatore che pascolava insieme agli animali), sono stati sottoposti a minuziosi controlli, la stalla è stata rigorosamente igienizzata.  Poi, quando ulteriori verifiche da parte dei veterinari hanno evidenziato la presenza del batterio tra i bovini messi in isolamento, ne è stato deciso l’abbattimento.  Anche per evitare che l’infezione potesse propagarsi sul territorio interessando anche gli altri animali che fino a quel momento erano rimasti indenni.

IL GAZZETTINO
5 SETTEMBRE 2009
 
Lotta agli animali in strada
Il sindaco: «Chiediamo aiuto per gli attraversamenti della fauna sulla 346»
 
Dario Fontanive
 
Vallada (BL) -  Con la stagione degli amori che inizierà a breve, torna l’incubo dell’attraversamento dei cervi sulla Provinciale 346 del passo San Pellegrino, specialmente in quel tratto tra l’abitato di Caviola e Mas di Vallada dove solo lo scorso anno si sono verificati una quindicina di incidenti causati proprio per questa ragione. Incidenti che in qualche caso hanno avuto anche delle conseguenze gravi per gli automobilisti che hanno rischiato la vita, tanto che alcuni animali nell’impatto violento sono stati catapultati all’interno dell’abitacolo. Fabio Luchetta, neo sindaco di Vallada, intende scrivere una lettera a Provincia, Regione e Veneto Strade per tornare a sollevare questo problema al fine di sensibilizzare gli enti a prendere le dovute contromisure per cercare almeno di prevenire il problema. «Nel gennaio del 2009 - spiega il primo cittadino - il mio predecessore Luca Luchetta aveva informato di quanto accade su questo tratto di strada i vari enti competenti Provincia, Regione e Veneto Strade, chiedendo loro di intervenire cercando assieme una soluzione. A questa lettera ha risposto solo Veneto Strade, che dal canto suo ha fatto qualche intervento, ma non sufficiente. Gli altri enti non hanno risposto. Così scriverò un’ulteriore lettera per cercare di sensibilizzarli verso questo problema che oramai sta mettendo in serio pericolo la vita degli stessi automobilisti visto che ci sono stati anche dei casi nei quali si è dovuto procedere al trasporto in ospedale delle persone coinvolte. Ritengo inammissibile che ad esempio persone che vanno alla Luxottica a lavorare per poco più di mille euro al mese mettano a repentaglio la propria vita e la propria vettura esponendola a danni di quattro o cinque mila euro, quando la stessa vettura non sia totalmente da buttare. Ritengo inaccettabile che le contro misure le debbano prendere gli stessi utenti della strada, attraverso la stipula di polizze assicurative, che oltre ad essere costose, molte compagnie assicuratrici non prevedono. Ritengo doveroso che in questo caso la Regione e la Provincia prendano i giusti provvedimento almeno per cercare di lenire questo problema. Noi come Comune siamo disponibili a un incontro, ricordo che fino ad ora l’unico ente che si è mosso per cercare di fare qualcosa è stato il nostro Comune di Vallada che ha promosso la campagna sperimentale di “fischietti salva un cervo”. Fischietti che in questi mesi hanno trovato una rapida diffusione tanto che si può dire che ne sono stati distribuiti parecchie centinaia. Ma come ripeto è ancora troppo poco e bisogna agire subito, non aspettare che accada ancora qualche incidente».

AGI
5 SETTEMBRE 2009
 
ALIMENTI GDF SEQUESTRO CARNE E PESCE SCADUTI SUL TRASIMENO
 
Castiglione del Lago (Perugia) – Circa 79 kg di carne, 37 kg di pesce congelato confezionato ed ancora altri prodotti alimentari di vario genere risultati scaduti, privi dell’etichettatura di provenienza e in pessime condizioni di conservazione sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza di Castiglione del Lago in un noto ristorante del comprensorio del Trasimeno. Il sequestro, operato previo l’intervento ed il placet del Servizio di Igiene dell’Asl 2 di Panicale, e’ avvenuto nell’ambito del piano straordinario di controlli volto al contrasto del lavoro nero. Nel ristorante, infatti, i finanzieri hanno anche scoperto 4 lavoratori completamente in nero ed un lavoratore irregolare.

LA STAMPA
5 SETTEMBRE 2009
 
Meno carne rossa evita le malattie cardiovascolari e fa bene all'ambiente
Non solo più salute, ma anche riduzione delle emissioni nocive
 
Produrre e consumare meno carni rosse è il modo migliore per ridurre l'incidenza di malattie cardiovascolari, il cancro e allo stesso tempo agire contro i cambiamenti climatici.
Se quest'estate avete sofferto il caldo, potrebbe anche essere colpa dell'allevamento intensivo delle vacche da carne, avvertono gli esperti. Un metodo di produzione che sta mettendo a serio rischio il futuro del pianeta.È quanto affermano gli esperti del World Cancer Research Fund e dell'American Institute for Cancer Research che suggeriscono che chi mangia carne rossa non dovrebbe assumerne più di 500 g a settimana. Questo per ridurre il rischio di sviluppare diverse patologie a carico dell'apparato cardiocircolatorio, il cancro e aiutare a ridurre i fattori che influenzano il cambiamento climatico in atto. Ma non solo: infatti, anche diverse malattie infettive e la salmonellosi sono collegate agli allevamenti intensivi di animali e vanno sotto il nome di zoonosi, cioè malattie che possono essere trasmesse dagli animali all'uomo.
Senza contare le conseguenze che il riscaldamento globale ha sulla salute delle persone. Tra queste lo stress da rialzo termico, problemi respiratori e altri. A livello mondiale poi la malnutrizione e la fame, per esempio, sono anche causate dall'effetto serra e dal suo impatto sull'ambiente.

 
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