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LIBERTA'
5 SETTEMBRE 2009
Cani uccisi,
un denunciato
L'agricoltore
che ha preso a fucilate Roky e Lilli, un 66enne di
Castello, dovrà rispondere dei reati di uccisione di
animali e porto abusivo di arma
Riccardo Delfanti
Castelsangiovanni (PC)- E' stato
denunciato l'imprenditore agricolo - un 66enne di
Castelsangiovanni - che giovedì mattina ha ucciso a
colpi di fucile Roky e Lilly, due cani meticci di
taglia media appena scappati dalle abitazioni dei
loro padroni a Ziano. I carabinieri hanno spiccato
nei suoi confronti denuncia per i reati di uccisione
di animali e porto abusivo di arma da fuoco. Il
fatto era avvenuto nelle vicinanze della sua stessa
azienda agricola, a Cascina Monticella, in aperta
campagna tra Castelsangiovanni e Moretta, poco
lontani dal confine con i comuni di Borgonovo e di
Ziano. Sul posto erano subito intervenuti i
carabinieri e la polizia municipale di
Castelsangiovanni per ascoltare le dichiarazioni
dell'agricoltore e dei proprietari dei due cani
uccisi, Davide Girandola e Luigi Dallospedale,
entrambi di Ziano. I carabinieri avevano
immediatamente sequestrato il fucile usato per
sparare a Roky e Lilli, un automatico Beretta
calibro 12 e i tre bossoli esplosi. La vicenda è
stata ricostruita al comando provinciale dei
carabinieri dal capitano Helios Scarpa, che guida la
compagnia di Piacenza. Con lui c'erano gli uomini
della stazione dei carabinieri di Castelsangiovanni
e della polizia municipale. Oltre ai provvedimenti
presi nei confronti dell'agricoltore, a loro volta i
proprietari dei due cani sono stati denunciati per
omessa custodia. Intanto sta meglio Pietro
Girandola, padre di Davide, proprietario di uno dei
due cani, Roky. Impegnato l'altra mattina nelle
ricerche, Pietro era in zona quando aveva udito gli
spari. Accorso sul posto alla vista dell'agricoltore
con il fucile ancora in mano e degli animali
agonizzanti, si era sentito male accusando forti
dolori al petto. Ricoverato in osservazione in
ospedale, ieri è stato dimesso in attesa di
sottoporsi, tra alcuni giorni a nuovi accertamenti.
I motivi addotti dall'agricoltore per giustificare
gli spari non hanno convinto i carabinieri da cui la
denuncia. L'uomo, classe 1948, aveva detto infatti
che nella corte della sua azienda c'erano in quel
momento dei bambini e che, per proteggerli, ha
ucciso i cani. Una volta portati in casa i piccoli,
era salito sul suo fuoristrada e aveva raggiunto le
due bestiole sulla strada di accesso all'azienda. La
denuncia per porto abusivo di arma da fuoco è dovuta
al fatto che il fucile da caccia usato per sparare,
pur da lui regolarmente registrato, non poteva
essere portato al di fuori della sua abitazione, che
non si trova nell'azienda ma a Castelsangiovanni.
Davide Girandola, ancora scosso dall'episodio
puntualizza intanto una sua affermazione rilasciata
a caldo - Chiedendomi se fosse "una follia", pensavo
al perchè del gesto. Questa parola è stata detta
appena successo il fatto, quando ero scosso senza
riferirmi personalmente a chi ha sparato al mio
cane.-
Lega per la Difesa del cane - Gesto
di pericolosità sociale. -
Sulla vicenda si registra una forte
presa di posizione della Lega Nazionale per la
Difesa del Cane, la presidente della sezione
piacentina Annamaria Galimberti, ha fatto sapere che
l'associazione si costituirà parte civile contro
l'imprenditore che ha ucciso "senza giustificazione"
- E' un gesto che denota una certa pericolosità
sociale.- aggiunge Galimberti - Sparare a esseri
viventi indifesi può portare in futuro ad altri atti
del genere. I cani sono esseri viventi e come tali,
bisogna rispettarli.- A sottolineare
"l'intenzionalità del fatto" e a porre l'accento
sulla sua "gravità" è Giovanni Peroni, responsabile
del canile comprensoriale di Montebolzone, guardia
zoofila e membro della Lega per la difesa del cane.
- L'uccisione poteva essere evitata se quell'uomo
avesse voluto allontanarli, avrebbe potuto sparare
in alto, non direttamente contro i cani indifesi che
non hanno attaccato.-
LA CRONACA
5 SETTEMBRE 2009
Castello: Ho
sparato per difendere i miei nipoti
Denunciato il
titolare dell'azienda di via Montanara
Castelsangiovanni (PC) - Ho ucciso quei
cani perchè temevo che potessero aggredire i miei
nipotini che stavano giocando in cortile.- E' così che
davanti ai carabinieri della sezione di
Castelsangiovanni si è giustificato l'imprenditore
agricolo 66enne che l'altra mattina ha freddato con tre
fucilate i due cani che si erano introdotti nel cortile
della azienda in via Montanara. L'uomo dovrà ora
rispondere di uccisione di animali - articolo 544 del
codice penale - e di porto abusivo di arma da fuoco. Il
fucile da caccia Beretta calibro 12 con il quale ha
sparato, infatti, nonostante fosse regolarmente
denunciato, avrebbe dovuto essere detenuto presso la
residenza dell'uomo che si trova in un'altra via di
Castelsangiovanni. I particolari della vicenda sono
stati illustrati ieri mattina dai carabinieri della
Compagnia di Piacenza in collaborazione con la Polizia
municipale del capoluogo della Valtidone. E' stato
spiegato che i sue animali (Rocky e Lilli i loro nomi)
erano fuggiti dal cortile di un'abitazione di Ziano di
Borgonovo e scappando erano arrivati fino a Castello,
inseguiti dai padroni che invano avevano cercato di
raggiungerli. Il fucile è stato sequestrato dai
carabinieri, che hanno anche proposto alla Prefettura il
ritiro del porto d'armi per un venatorio di cui è
titolare l'indagato.
VIRGILIO NOTIZIE
5 SETTEMBRE 2009
Sardegna/ Denunciata donna che
gestiva canile-lager vicino Quartu
Intervento dei carabinieri a Santu
Perdu
Provincia di Cagliari - Un canile lager
nella campagna sarda. Lo hanno scoperto i
carabinieri del Norm di Quartu Sant'Elena e
delle stazioni di Sinnai e Flumini, in
collaborazione con il nucleo guardie zoofile
dell' Ente nazionale protezione animali di
Cagliari. La donna che lo gestiva, Alessia
Ligas, del '74, è stata denunciata in stato
di libertà. Gli investigatori, in
particolare, hanno scoperto un capannone
rurale all'interno del quale erano segregati
18 cani, privi di microchip identificativo,
di varie razze ed incroci in pessime
condizioni igienico-sanitarie. I cani sono
stati affidati ad un canile autorizzato e
sono in corso approfondimenti investigativi
- si spiega in una nota -
per meglio capire la
provenienza dei cani e la loro destinazione
finale.
LA NUOVA SARDEGNA
5 SETTEMBRE 2009
Scoperto canile abusivo
CAGLIARI. Un canile abusivo che ospitava
una ventina di animali in precarie
condizioni igienico-sanitarie è stato
scoperto ieri a Settimo San Pietro dalle
guardie zoofile dell’Enpa e poi
sequestrato dai carabinieri della
compagnia di Quartu. L’Enpa ha saputo
dal proprietario di un immobile nelle
campagne di Santu Perdu che il suo
locale, dato in un uso a una donna di 40
anni, era utilizzato come canile. Qui la
donna aveva trasferito 18 cani randagi e
li accudiva saltuariamente: ogni due-tre
settimane portava loro del cibo. «Quando
siamo arrivati sul posto», affermano i
volontari dell’Enpa, «abbiamo trovato i
cani in condizioni igieniche e sanitarie
molto difficili. Nessuno è in pericolo
di vita ma alcuni sono visibilmente
denutriti e affetti da dermatiti. Gli
animali bevevano da un rubinetto che
saltuariamente la donna lasciava aperto.
Nessuno si occupava di pulire con
regolarità l’immobile».
Sono in corso
indagini per chiarire se c’è un
collegamento fra le sparizioni di alcuni
animali e il canile abusivo.
La donna è accusata di abbandono di
animali e di alcune violazioni
amministrative. Gli animali sono stati
affidati a una struttura adeguata.
LA ZAMPA.IT
5 SETTEMBRE 2009
L'ENTE MINACCIA DI PORTARE I
CANI NELLA SALA DEL COMUNE
Furti
al canile: "Si chiude se il sindaco non ci aiuta"
Tre “colpi” in 9 mesi con danni
insostenibili per l'Enpa
ALESSANDRO MONDO
Se aggiungete che da anni, stando all’accusa, i
responsabili del canile chiedono udienza al sindaco,
ci sono gli elementi per comprendere le ragioni che
hanno fatto entrare in rotta di collisione l’Enpa e
il Comune. Nomadi e canili concentrati nella stessa
zona della città che ospita la discarica. Un mix
esplosivo, che spinge Carla Rocchi, battagliera
presidente nazionale dell’Enpa, a minacciare misure
estreme: «Se il Comune non vuole farsi carico di
questa situazione chiuderemo il canile, licenzieremo
i dipendenti, e trasferiremo gli animali altrove.
Soprattutto, è inaudito che Chiamparino non ci
ascolti».
Peccato che dalla segreteria del sindaco, dove la sfuriata non è stata gradita, caschino dalle nuvole: «La richiesta di Pallotti è arrivata il primo settembre. Nei prossimi giorni sarà ricevuto, compatibilmente con gli impegni del primo cittadino». «Non capisco questa polemica con il sindaco - commenta l’assessore Roberto Tricarico (Ambiente) -. A luglio ho incontrato i responsabili dell’Enpa, nessuno mi ha rappresentato questo problema». Protesta veemente, quella della Rocchi, che segue le proteste e poi le dimissioni di Giovanni Pallotti, presidente della sezione di Torino. Per la cronaca, la struttura - mandata avanti da tre dipendenti con l’aiuto di quattro collaboratori - ospita 78 cani: 18 dei quali strappati ai combattimenti clandestini. Ma l’Enpa, fondata nientemeno che da Giuseppe Garibaldi nel 1871, non è un’associazione animalista qualsiasi. Oltretutto, da luglio gestisce anche i due canili comunali: il «sanitario», sempre in via Germagnano, e il «rifugio » di Strada Cuorgnè. L’organico ammonta a 42 persone affiancate da quattro veterinari. Sei i canili di proprietà in P i e m o n t e , c o m p r e s o quello di Torino. Ora è arrivata la resa dei conti. «In assenza di riscontri da parte del sindaco, dovremo abbandonare la struttura», ribadisce la Rocchi, che vanta una lunga carriera politica nel Pd. «E’ la dimostrazione che non ci sono speculazioni politiche», tuona subito dopo la presidente: «Chiediamo una soluzione che tuteli le esigenze di tutti: una nuova area per il canile o una sistemazione più dignitosa per i nomadi». Tale è l’esasperazione che Pallotti aveva già minacciato di portare i trovatelli in Sala Rossa. A breve l’incontro e, si spera, il chiarimento.
MERATE ONLINE
5 SETTEMBRE 2009
Verderio (LC): il tribunale ordina il
sequestro dei 4 molossi ora in ``custodia`` al
canile
Verderio (LC) - Dopo ripetuti avvertimenti,
verbali e scritti, ordinanze, richieste di
intervento da parte dei residenti e denunce il
tribunale ha disposto il sequestro dei 4 molossi
di Verderio Superiore che in più di un`occasione
si sono resi responsabili di aggressioni (l`ultima
proprio a danno del sindaco Paolo Bellotto) e di
fughe per la campagna, terrorizzando chi vi
passeggiava.
Questa mattina la polizia locale, con il comandante Monica Pezzella, unitamente a personale dell`Asl e del canile di Merate hanno provveduto a notificare ai proprietari il decreto di sequestro degli animali. L`intervento si è reso necessario dopo l`ennesimo caso di un nonno con nipotino che, lo scorso mercoledì, se li è trovati faccia a faccia vagare per i campi alle spalle della villa Gnecchi Ruscone. “Non si poteva più rimandare” ha commentato il primo cittadino di Verderio Superiore “le denunce e le segnalazioni erano ormai troppe e prima che succedesse qualcosa di serio e grave era necessario intervenire. Devo ringraziare e dare merito alla dottoressa Pezzella che ha gestito tutta la vicenda, andando personalmente in tribunale, esponendo al procuratore capo la situazione e ottenendo un intervento praticamente in tempo reale”. Questa mattina i 4 molossi sono stati caricati sui furgoni del canile e trasportati nella struttura di Merate. I proprietari potranno chiederne il dissequestro e spetterà all`autorità competente valutare il possesso e il rispetto dei requisiti di sicurezza prima di poterne autorizzare il ritorno a “casa”.
IL TIRRENO
5 SETTEMBRE 2009
I Comuni fanno poco contro il randagismo
SEGGIANO (GR). Marlena Greco Giacolini,
presidente provinciale dell’Enpa, la maggiore
associazione per la difesa degli animali,
interviene nella polemica che alcuni abitanti di
Col del Rosso, borgata del comune di Seggiano
vicino a Pescina, hanno aperto nei confronti
dell’Amministrazione comunale di Seggiano e
della Asl, perché una cagna randagia sta
aggirandosi da tempo nella zona e non c’è modo
di catturarla e allontanarla da quel territorio.
La presidente dell’Enpa racconta di conoscere
bene il problema e di essersi addirittura recata
nel luogo. «Passavo da quelle parti - rammenta
- per andare a Castiglion d’Orcia, e dato che mi
trovavo in strada, decisi di dare un’occhiata
alla zona. Non vidi l’animale, però, di cui mi
aveva parlato, descrivendomi la faccenda, un
signore di Pescina spiegandomi la questione.
Posso dire che io avrei avuto già allora, la
possibilità di curarlo, anche se non nel mio
canile. Ma per mettere a disposizione questo
servizio (di questi problemi mi occupo da una
vita), bisognerebbe, e mi aspettavo che venisse
fatto, che Comune e Asl catturassero l’animale e
me lo consegnassero. Ma invece - osserva la
signora Giacolini - le istituzioni non sono per
nulla attrezzate in questo senso. E su questo
terreno proprio non ci sono. Attrezzature zero.
Le associazioni, prosegue la presidente Enpa,
fanno fin troppo, ma se non c’è il supporto
istituzionale, le iniziative si arenano. E non
si capisce che in questa maniera si alimenta e
si favorisce il randagismo. Quello di cui i
pastori si lamentano. Perché non sono lupi gli
animali che attaccano i loro greggi, ma sono
proprio questi cani randagi, inselvatichiti, che
provocano tutti i danni di cui sappiamo. Le
problematiche legate a questa tipologia di
questioni, osserva la Giacolini, sono lunghe a
essere risolte e tanto più lunghe perchè i
comuni non hanno nessuna volontà di metterci
mano». F.B.
IL TIRRENO
5 SETTEMBRE 2009
SMARRIMENTO
Provincia di Pisa - E’ stata smarrita a La
Rotta, una cagnolina meticcia, pelo lungo,
bianca a chiazze marroni. Info 347 0593372
IL RESTO DEL CARLINO
5 SETTEMBRE 2009
Il comandante della Stradale
adotta Fox, cane 'poliziotto
Il simpatico cane era stato
allontanato dalla caserma di Riccione dopo le proteste di
una vicina, ed era finito al canile di Coriano. Ora avrà
tanto spazio verde per poter giocare
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Rimini, 5 settembre 2009. FOX
ha trovato casa. Ad adottarlo è stato il comandante della
Polizia stradale Angelo Frugieri. Da martedì il cane
scorazza nell’ampio giardino e lo stretto box nel quale
viveva al canile di Coriano è un lontano ricordo. «Si è
subito affezionato – spiega il comandante -. Mangia senza
problemi e ha a disposizione tutto il giardino». Fox ha
trovato oltre a una casa, l’affetto che cercava e la
tranquillità che mancava. E’ giovane, quattro anni appena,
ma ha collezionato in così poco tempo tante delusioni.
Ultima della serie il ritorno nel canile di Coriano dopo le
lamentele di una vicina della caserma della Polizia stradale
a Riccione che non ne voleva sapere di sentirlo abbaiare la
notte quando il presidio era chiuso.A nulla erano valse le
raccolte di firme di altri residenti, per i quali il
quattrozampe era un amico e non un impiccio. Il ‘Rex’ di
viale Ceccarini, anche se la razza era una qualità che gli
mancava, aveva dovuto fare le valigie. Le dimostrazioni di
affetto erano state tante, ma Fox si era ritrovato in
gabbia. Persino il ministro al Turismo Michela Vittoria
Brambilla si era interessata chiamando la Polstrada e
augurandosi un lieto fine.E LA BELLA notizia è finalmente
arrivata. «Fox lo conoscevo perché mi sono recato più volte
nella caserma di Riccione. E’ affettuoso e adesso ha una
cuccia bellissima». Dopo le verifiche e i sopralluoghi del
personale del canile a casa del comandante, è arrivato il
via libera e Fox è tornato allegro e libero di correre nel
prato.Tutt’altra storia rispetto all’ora d’aria che i
volontari del canile si impegnavano a garantirgli ogni
giorno nel tentativo di alzare il morale al meticcio di
pastore tedesco fino ad allora davvero sfortunato.
Abbandonato da piccolino, era stato adottato all’età di otto
mesi da una signora che se ne era innamorata. Le coccole non
gli mancavano, ma la padrona si è ammalata ed è venuta a
mancare. Senza una casa dove stare era tornato nel canile.
Oggi può correre senza il pericolo di incontrare gatti che
non ama particolarmente.
MESSAGGERO VENETO
GORIZIA
5 SETTEMBRE 2009
I
nostri cani più longevi di Chanel
Nei giorni scorsi è stata
data la notizia della morte a New York di Chanel, quello
che, secondo il Guinness dei primati, era il cane più
vecchio del mondo, con i suoi 21 anni. In realtà non è
poi rarissimo che il miglior amico dell’uomo superi i
vent’anni di età, come dimostrano alcuni esempi
registratisi anche nella nostra città. La signora
Eleonora, oggi trentatreenne, ha avuto, per esempio,
vicino a sè due cagnolini che hanno accompagnato la sua
infanzia, l’adolescenza e, poi, la prima parte della sua
età adulta, essendo vissuti entrambi per più di vent’anni.
A dimostrazione che, anche nel caso degli animali,
l’ereditarietà conta, i due meticci così longevi erano
padre e figlia. “Quando ero piccolissima mi è stata
regalata una cagnetta presa in un canile- ricorda
Eleonora -, che ha dato alla luce Bum Bum, mitico
quattrozampe cui ho dato il nome di un personaggio dei
cartoni animati. Bum Bum è diventato, quindi, padre di
Debby, l’altra cagnetta che ha accompagnato tanti anni
della mia esistenza (e della quale riproduciamo una
bella fotografia, cortesemente inviataci, ndr ). Loro
sono rimasti sempre a casa nostra mentre gli altri cani
nati “a domicilio” sono stati regalati». «Bum Bum è
vissuto circa 23 anni ed è sopravvissuto a molte “prove”
della vita. Era addirittura finito sotto un auto che gli
aveva maciullato una gamba. Lo abbiamo fatto operare in
Veneto, in una clinica per animali, dove gli hanno
inserito una protesi d’acciaio nell’arto, al punto che
lo chiamavamo il cane bionico. E anche Debby, vissuta
all’incirca per 22 anni, è rimasta nei nostri cuori.
Alla fine, però - conclude Eleonora -, con la vecchiaia
i due animali erano diventati sordi e mezzi ciechi e
avevano forti dolori. Per questi motivi, pur con
grandissimo dispiacere, abbiamo seguito il consiglio del
veterinario e li abbiamo fatti sopprimere per evitargli
ulteriori sofferenze».
IL PICCOLO
5 SETTEMBRE 2009
L'uomo con il fucile è un esponente dei
Verdi: «Mi spiace, devo farlo»
Provincia di Trieste -
Un ecologista a caccia di cinghiali. Può sembrare un
paradosso, non per Maurizio Rozza. Non solo
maresciallo dei guardiacaccia, ma anche naturalista
e consigliere comunale dei Verdi a Duino Aurisina.
«Non mi piace affatto uccidere cinghiali, e sono
molto arrabbiato con chi li attira qui
costringendomi a farlo», dice con il fucile in mano.
E aggiunge: «Il boom demografico in periferia –
spiega – è dannoso per l’uomo, devastante per il
complesso ecosistema cittadino, e pericoloso per i
cinghiali stessi, trascinati al di fuori del loro
contesto». Un problema provocoato da un errore
umano: «A metà degli anni novanta fu costruito in
questa zona un allevamento di cinghiali – afferma –
che infatti sono fisicamente differenti dagli
animali nostrani, e probabilmente provengono
dall’Appennino». L’espertimento finì male e gli
esemplari furono liberati: «Trovarono nella
periferia un ambiente molto favorevole e iniziarono
a prolificare, ibridandosi forse con gli autoctoni».
E adesso secondo l’esponente dei Verdi la risposta
non può che essere drastica: «A chi ci chiede perché
non li catturiamo e spostiamo altrove – dice –
rispondo che, per fortuna, a livello europeo è stato
vietato il ripopolamento». L’unica soluzione è
spaventare i branchi abbattendo alcuni capi: «Perciò
non bisogna nutrirli – ripete – altrimenti diamo
loro segnali contrastanti, mettendoli in difficoltà.
IL PICCOLO
TRIESTE
5 SETTEMBRE 2009
E alla battuta c'è pure l'assessore
Trieste - Arginare
l’esplosione demografica degli oltre 400
cinghiali che vivono in periferia abbattendo 100
capi: è l’obiettivo che si prefigge il piano di
abbattimento in deroga richiesto alla Regione
dall’assessore provinciale a Caccia e pesca
Walter Godina, che ieri mattina ha accompagnato
i guardiacaccia in via Commerciale. «In questa
zona l’agricoltura è stata severamente colpita -
dice - e diversi coltivatori mi hanno scritto
lamentando i danni subiti dalle vigne e dai
campi». Alcuni agricoltori proteggono i terreni
applicando delle reti ma, spiega l’assessore,
l’abbattimento di alcuni capi è necessario: a
metterlo in atto sono i cinque guardiacaccia
della Provincia, affiancati a volte da
cacciatori autorizzati. «Cacciatori che
supportano i guardiacaccia dal punto di vista
logistico - puntualizza - e operano sotto il
loro stretto controllo». Gli appostamenti
condotti fino ad ora sono tre, e hanno portato
all’abbattimento di sette capi nel canalone di
via Commerciale: il lavoro continuerà fino a
dicembre. Le zone verranno battute una ad una,
fino a quando i branchi non saranno risaliti
sull’altipiano: «Ci sono diverse situazioni
difficili e penso ad esempio a Melara, dove i
cinghiali trovano diverse fonti di cibo, tra cui
persone che li nutrono». Contestualmente in zona
periurbana operano i cacciatori delle 12 riserve
del Carso, cui la regione ha concesso un 30% di
abbattimenti in più rispetto all’anno scorso: «I
cacciatori della provincia sono molto bravi -
afferma Godina - e sono certo che riusciranno a
sfoltire il surplus di animali, dando respiro
all’ecosistema». Ma l’operazione, s’infervora
l’assessore, è resa difficoltosa anche dalle
normative restrittive vigenti in Italia: «In
Slovenia, a dieci minuti da qui, si può cacciare
il cinghiale tutto il giorno, qui solo da due
ore prima a due ore dopo l’alba».
PAGINE ABRUZZO
5 SETTEMBRE 2009
Caccia. il Wwf lancia un appello all'assessore Febbo
Pescara - Appello all'assessore Regionale Febbo affinchè
risponda alle proposte costruttive dell'Associazione.
Ancora un pessimo segnale dalla provincia di Teramo che
autorizza l'anticipo alla caccia al Colombaccio
nonostante le perplessità dell'ISPRA.
PESCARA - Il WWF torna
sulla questione della caccia in Abruzzo dopo il severo
parere dell'ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione
e Ricerca sull'Ambiente) sulle scelte dell'assessorato
all'agricolura della Regione e il pronunciamento del TAR
che ha accolto pienamente il ricorso del WWF contro la
Regione Abruzzo sul calendario venatorio 2009-2010. Tale
decisione ha annullato le scelte della Giunta Regionale
sulla preapertura alla Quaglia al 6 settembre e sul
posticipo al 31 gennaio della caccia alla Beccaccia.
Il TAR ha sostanzialmente
confermato quando il WWF denuncia da tempo e, cioè, la
completa assenza di dati scientifici presso la Regione
Abruzzo che ha invece precise responsabilità nel
monitoraggio e gestione della fauna non tanto per scopi
venatori ma in primis per la conservazione delle
specieIn questa situazione di caos e di incapacità
gestionale per il WWF l'Assessorato regionale, quelli
provinciali e gli stessi Ambiti Territoriali di caccia
dovrebbero preoccuparsi non tanto di forzare le regole a
favore dei cacciatori ma di applicare con rigore tutte
quelle norme che possono diminuire l'impatto sulla fauna
di una caccia che, in assenza di dati, non risponde ai
criteri posti dalla Legge nazionale 157/92 sulla
gestione della fauna e la caccia.Il WWF in questi giorni
ha scritto a tutti gli enti preposti chiedendo di
divulgare presso tutti i cacciatori le cartografie con
le aree boscate percorse da incendio che per dieci anni
rimangono precluse alla caccia. In Abruzzo sono decine
di migliaia di ettari ma di fatto la norma appare
inapplicata perchè, nonostante i continui richiami
dell'Associazione, gli uffici finora non sono riusciti a
produrre una cartografia da divulgare via Internet. Ora
però è il WWF a segnalare agli uffici che tale
cartografia è disponibile tra quelle pubblicate dalla
regione stessa per il nuovo piano paesistico. Quindi non
ci sono più scuse tecniche e le guardie venatorie
dell'associazione sono pronte a fare la propria parte
per far rispettare la legge su una vicenda
particolarmente grave, quella delle aree incendiate.Il
WWF ha inoltre scritto alla regione Abruzzo e agli altri
enti segnalando le aree dove è stata accertata
scientificamente la presenza della rarissima Lepre
italica. In questi territori deve essere chiusa la
caccia alla Lepre europea che si può confondere con la
specie protetta. Auspichiamo che prima dell'apertura
della caccia alla Lepre siano perimetrate e portate a
conoscenza dei cacciatori queste aree.Il WWF ribadisce
l'obbligo per gli Enti di chiedere ai cacciatori la
compilazione dei tesserini venatori indicando
esattamente la specie abbattuta, cosa che oggi non
avviene, rendendo impossibile monitorare il fenomeno
della caccia secondo i parametri dettati dalla
Commissione Europea.Infine il WWF chiede di esercitare
un controllo specifico sulle modalità di caccia al
cinghiale nelle aree di presenza dell'Orso facendo
rispettare sostanzialmente il divieto alla caccia in
braccata previsto dal calendario Venatorio. Dichiara
Dante Caserta, consigliere nazionale del WWF Italia “In
Abruzzo il fenomeno caccia è sostanzialmente
incontrollato per la scarsa capacità degli enti preposti
di esercitare una programmazione basata su dati
scientifici e di far applicare le norme. Nonostante
quanto accaduto la provincia di Teramo ha in questi
giorni autorizzato la preapertura al colombaccio quando
l'ISPRA aveva sottolineato l'assenza di dati su questa
specie da parte degli enti competenti sconsigliando la
preapertura. E' un ulteriore segnale negativo che avrà
forti conseguenze sulla fauna su cui non potremo fare
ricorso per i tempi tecnici. L'Assessore regionale si è
difeso ieri sostenendo di voler varare un nuovo Piano
Faunistico Venatorio e un Osservatorio Faunistico
Regionale che possa dare i pareri al posto dell'ISPRA.
Ci chiediamo perchè abbia varato un calendario così
sconclusionato se aveva chiare le difficoltà della
regione in materia avendo partecipato alla consulta
venatoria dove il nostro rappresentante aveva fatto
presente tutte queste lacune. Ora, visto quanto
accaduto, ha la possibilità di apprezzare
l'atteggiamento propositivo che abbiamo sempre tenuto
con tutte le amministrazioni e ha l'occasione di far
applicare con rigore le leggi in materia come quella
sugli incendi, il divieto di braccata nelle aree
dell'Orso e il divieto di caccia alla lepre nelle aree
di presenza della Lepre italica. Auspichiamo, inoltre
che tali strumenti di programmazione e gestione siano
costituiti in primis con l'obiettivo di tutelare le
specie e non per avallare in maniera formale scelte
filo-venatorie. Il WWF da anni promuove ricerche e
produce dati sulla fauna abruzzese con rigore
scientifico pubblicando su riviste scientifiche
internazionali con prestigiosi comitati di redazione
super-partes. Per questo il WWF, come sempre, farà delle
proposte costruttive sperando di non dover constatare
nuovamente l'atteggiamento di chiusura finora tenuto
dall'Assessorato regionale.”
TERMOLI ONLINE
5 SETTEMBRE 2009
Tornano in azione le doppiette. Caccia,
sport o insana passione?
TERMOLI (CB). Dal
primo settembre ha preso il via in Molise la
stagione venatoria che avrà la durata di 4 mesi. Le
tante doppiette bassomolisane hanno così ripreso a
praticare questa disciplina che a detta loro è una
vera e propria passione epidermica. Noi ci siamo
recati appositamente in un negozio di Termoli dove
si trova tutto il materiale per la pratica della
caccia e della pesca, un autentico luogo di ritrovo
dei devoti praticanti cacciatori, ovvero ‘L'Airone
Bianco & Co’ di Marinelli Nicola ubicato in via
Maratona, per apprendere dalla loro viva voce se
oggigiorno vale ancora la pena avere tanta passione
per andare a caccia, nonostante i tanti divieti, le
tante polemiche e, non ultimo, il costo stesso non
certo irrisorio per praticarla.
Nicola, il titolare
dell'Airone Bianco, cacciatore da una vita,
esordisce dicendo: “Questa stagione 2009 della
caccia purtroppo si presenta con i problemi di
sempre, con un calendario venatorio stranissimo
stilato da parte degli organi di controllo, per non
parlare poi dei costi sostenuti. Però, nonostante tu
mi chieda se con queste premesse vale ancora
praticare questa disciplina io ti dico che la
passione che i cacciatori, me compreso, nutriamo
verso la caccia non la puoi mettere a tacere con
faciltà. Molti penseranno che non ne vale
assolutamente la pena, ma per noi sì”.
Cinque i giorni alla
settimana per andare a caccia, ma come è distribuita
questa dal calendario? Tutti i giorni ad esclusione
del martedì e venerdì. “In questi 5 giorni però- ha
continauto a spiegare- ogni persona può andare a
caccia tre volte. Poi c'è da dire che per il
calendario venatorio si caccia per speci cioè ogni
specie di animali si caccia da A a B, non tutte si
cacciano per l'intero periodo. Quanti praticano la
caccia in Molise? “Sinceramente il numero dei
praticanti non lo conosco ma posso dire che a
Termoli e nel bassomolise c’è un’ottima percentuale
regionale di praticanti solo che, come dicev, a
frenarci sono i tanti problermi che ci affliggono e
tutt'ora irrisolti come le tasse altissime, il
calendario venatorio ridotto e soprattutto ridotto
per specie. Per esempio è inutile che proteggono una
specie e lasciano aperto, senza voler polemizzare,
ad altre specie magari in periodo non dico
riproduttivo ma a disturbare nei momenti topici. Il
tutto andrebbe gestito da persone decisamente piu'
competenti in materia.
Esiste per esempio la
figura del tecnico faunistico venatorio però se poi,
laddove serve questa figura, ci si mette un
ragioniere o un geometra, non produce gli stessi e
benefici effetti. Acccanto a Nicola, ascolta ed
annuisce un cacciatore termolese di provata
militanza ed esperienza, Romano, meglio conosciuto
con il diminutivo di ‘Romanino’, una pietra miliare
della disciplina venatoria.
Praticare la caccia
con questa miriade di imposizioni e divieti a
macchia di leopardo, che divertimento è ancora per
uno come te che da 38 anni imbraccia la doppietta?
“Per coloro per i quali andare a caccia oggi non
vuol dire solo puntare e sparare agli animali- ha
fatto sapere Romano- ma anche andare in giro farsi
una bella camminata con il proprio cane immersi
nella natura ed altro ancora, adeguandoci
scrupolosamente alle leggi vigenti in materia. Noi
rispettiamo le regole, ma in giro si sente dire che
ci sono anche dei cacciatori che aggirano i divieti,
magari sparando fuori dagli orari consentiti ed a
specie non consentite. Però questo forse accadeva
una volta, oggi molto meno. Tuttavia non sono cose
che mi riguardano perchè io osservo alla lettera le
norme”.
La caccia, allora, è una disciplina per gente facoltosa oppure è alla portata di tutti? “Secondo me è praticabile da tutti- ha risposto Romano- solo che bisogna avere tanta passione, certamente ci sono dei costi anche perchè nessuno ci da nulla e tutto fuoriesce di tasca nostra” .
La pesca, fa parte del
Dna del signor Romano e, come lo stesso ha
dichiarato, finchè ne avroà la forza, nessuno
riuscirà a fargliela passare. Non ci saranno divieti
nè divieti nè costi che tengano. “La mia doppietta
canterà ancora per molto tempo- ha concluso il
cacciatore- per la disperazione degli uccellini e
delle altre specie cacciabili!”.
IL PICCOLO
5 SETTEMBRE 2009
Usiamo l'anestetico
Rossana Gavinel
Sensibilizzata
dall’articolo sull’abbattimento dei cinghiali in
esubero, faccio notare che è la natura che deve
fare la selezione naturale e non il cacciatore.
Nessun uomo dovrebbe arrogarsi il diritto di
correggere l’equilibrio, togliendo la vita ad
altri esseri viventi. Se gli animalisti o le
autorità organizzassero lo spostamento dei
cinghiali oltre confine, dove ci sono grandi
boschi, già in quello di Castel S. Servolo per
esempio, aiutandosi con l’anestetico per
addormentarli, si eviterebbe una strage di
innocenti e lasceremmo il compito alla natura di
fare il suo corso, anche perché la vita è sacra
per tutti, umani ed animali. Illudendomi che
qualche politico possa sensibilizzarsi in merito
ricordo che è molto importante non fare agli
altri ciò che non si vuole per se stessi, ossia
togliere la vita a nessuno. Il cosmo non sbaglia
mai ciò che fa e l’uomo non dovrebbe illudersi
di sostituirsi ad esso.
IL
PICCOLO
5 SETTEMBRE
2009
Opicina, caccia aperta all'alba al
cinghiale di città
TRIESTE Sono
le cinque e mezzo del mattino e il sole non
è ancora sorto quando i guardiacaccia si
incontrano in via Commerciale alta per dare
inizio alla terza giornata della caccia al
cinghiale. Secondo i piani di abbattimento
in deroga, stabiliti dalla Provincia di
Trieste, che prevede di eliminare 100
esemplari. Carabina in spalla, il
maresciallo della polizia ambientale
territoriale Maurizio Rozza tende l’orecchio
verso gli alberi dove, nelle ombre, si
nascondono i cinghiali. Il branco, uno dei
tanti che ormai popolano la periferia
triestina, si è stabilito nel canalone che
dall’altipiano scende fin quasi a Roiano
affiancando per un tratto le rotaie del tram
di Opicina. «In una zona abitata come questa
– dicono – non è possibile fare vere e
proprie battute di caccia, l’unico modo per
sorprendere gli animali è appostarsi lungo
il loro percorso». L’appostamento al
cinghiale è un lavoro da fare in coppia, e i
due guardiacaccia scendono il bordo ripido
del canalone per appostarsi nei pressi del
ruscello, a una cinquantina di metri l’uno
dall’altro. Il terreno è scivoloso a causa
delle recenti piogge, ma anche per i
frequenti passaggi del branco: «Uno dei
problemi creati dal cinghiale è che,
percorrendo sempre gli stessi sentieri, –
dice Rozza – rende il terreno franoso». Nei
giorni precedenti sono stati abbattuti
quattro esemplari, e il maresciallo teme che
questa volta gli animali, guardinghi, non si
faranno vedere tanto facilmente:
«Spaventarli è proprio il nostro obiettivo –
sottolineano – assolutamente non c’interessa
sterminarli: se il branco non si presenta
per noi è un successo, significa che siamo
riusciti a farli sloggiare verso
l’altipiano». Gli abbattimenti vengono
effettuati in base alla struttura sociale
del branco: quella dei cinghiali è infatti
una società matriarcale, guidata da un
capobranco femmina che guida il gruppo
valutando i costi e i benefici di ogni
territorio. «Si tratta di animali
estremamente intelligenti - dice Rozza -: il
nostro lavoro consiste nell’abbattere
solamente alcuni membri marginali del
branco, lasciando in pace femmine e
cuccioli». In questo modo la matriarca
comprende che la zona è pericolosa e porta
il branco sull’altipiano, nel suo habitat
naturale. Un dannoso incremento demografico.
«I cinghiali si sono stabiliti nella zona
periurbana perché hanno trovato un
territorio ideale – racconta il maresciallo
Rozza – qui c’è acqua, che sul Carso manca,
e soprattutto c’è cibo in abbondanza». Il
problema, ancora una volta, è chi nutre gli
animali: «Arrecando loro un danno – dice –
perché li attrae al di fuori del loro
habitat naturale». Il risultato è, ripetono
i due camminando, che si causano danni non
solo all’agricoltura, ma anche al resto
della fauna: i cinghiali sono onnivori e si
nutrono anche di cuccioli di caprioli, la
cui popolazione ha avuto un calo drastico a
Trieste». Sulla via del ritorno le due
guardie decidono di tentare ancora un
appostamento e riscendono del canalone. Poco
più tardi, il silenzio del bosco viene
interrotto dal tuono di tre spari:
altrettanti ungulati stramazzano al suolo,
fulminati dalle carabine. «Uccidiamo il
cinghiale sempre con unico colpo alla testa
– spiegano –, innanzitutto per evitare
inutili sofferenze alla bestia ma anche
perché un animale ferito può diventare molto
pericoloso». Il cinghiale è dotato di
estrema vitalità e, anche dopo essere stato
ferito da un colpo al cuore, è in grado di
percorrere ancora 150-200 metri di corsa.
IL
TIRRENO
5
SETTEMBRE 2009
Ungulati, summit dal prefetto
PISTOIA -
Anche la Prefettura di Pistoia si è
messa a disposizione per il problema
ungulati. Il prefetto Antonio Recchioni
ieri mattina ha convocato rappresentanti
della Provincia per essere aggiornato
sulla situazione e sul programma
d’intervento per affrontare questo
problema. All’incontro erano presenti
l’assessore provinciale alla caccia Rino
Fragai, con i tecnici della Provincia e
la polizia provinciale; presenti anche
rappresentanti dell’Atc 16 che hanno
informato il prefetto sulla forte
attività di contrasto alla presenza
degli ungulati sul territorio
provinciale che gli enti competenti
hanno organizzato congiuntamente per
questo autunno. Negli ultimi mesi i
danni denunciati dagli agricoltori anche
delle zone collinari sono aumentati;
cinghiali ma anche caprioli e cervi
scendono sempre più a valle distruggendo
viti e svuotando gli alberi da frutto.
Insomam spesso si tratta di un vero
fragello, con coltivazioni spazzate via
in una notte. Da tempo si chiede un
intervento deciso per limitare la
presenza di questi animali nei nostri
boschi. Di recente la Provincia, in
accordo con le associazioni venatorie e
l’Atc, ha messo a punto un piano. Si
tratta, ha spiegato Fragai al prefetto,
di interventi di controllo sulla
presenza di ungulati svolti da
cacciatori, preventivamente formati e
abilitati, per la salvaguardia delle
colture e la sicurezza della
popolazione. Questi interventi, che
saranno preventivamente annunciati
secondo un preciso calendario che è in
via di definizione, saranno coordinati
dalla Polizia provinciale nelle zone
maggiormente colpite. A questo
proposito il prefetto, Recchioni oltre a
chiedere di essere costantemente
aggiornato, ha messo a disposizione di
questa e ogni attività di contrasto le
proprie forze, nei tempi e modi che si
rendessero necessari. R.P.
IL TIRRENO
5
SETTEMBRE 2009
IL CACCIATORE, UNA SPECIE DA
ABBATTERE
La
Regione Toscana ha preso in materia
di caccia decisioni estremiste.
Capisco la necessità del controllo
delle popolazioni di ungulati e
dello storno e comunque non approvo
le modalità concesse, come al solito
cariche di controsensi e burocrazia.
Non capisco invece la necessità del
controllo, e del conseguente
abbattimento, dei cacciatori:
inserire una norma che prevede
l’annotazione sul tesserino
venatorio di ciascun capo di
selvaggina migratoria al momento
dell’abbattimento cosa significa se
non l’abbattimento della specie
cacciatore? In Toscana in due anni
i cacciatori sono diminuiti del 20%:
troppi balzelli, burocrazia e
regolamenti che scoraggiano chi
intende praticare questa attività.
E’ una politica che, pur di
danneggiare il mondo della caccia,
consente un totale sfacelo degli
ecosistemi naturali e rurali con
enormi danni ecologici ed
economici. Continuando su questa
strada non solo scomparirà la
caccia, ma ci troveremo ad un totale
squilibrio ambientale dove poche
specie avranno il sopravvento sulle
altre, con le campagne saccheggiate
da animali fuori ogni tipo di
controllo. I problemi dell’ambiente
non si risolvono con assurde
concessioni ad associazioni
animaliste e cercando di farsi amici
gli agricoltori, ma con poche norme
semplici e con l’indispensabile
aiuto dei cacciatori, ultimi
baluardi di un ambientalismo sano,
non distorto da assurdi concetti
animalisti. Maurizio Montagnani, Cpa
Sports Toscana -
Maurizio Montagnani, / Cpa Sports
Toscana
MESSAGGERO VENETO
5
SETTEMBRE 2009
Vaccini alle volpi anche nel
Medio Friuli
Maristella Cescutti
CODROIPO (UD). Oggi e domani anche
nei territori comunali di Codroipo,
Sedegliano, Flaibano, Mereto di
Tomba, Basiliano, Pasian di Prato,
Campoformido considerati a ridosso
della zona dove si sono verificati i
focolai si ripeterà la vaccinazione
antirabbica, per via orale, delle
volpi mediante la distribuzione di
esche contenenti il vaccino. «In
questa operazione - spiega il
direttore dei servizi veterinari,
area sanità animali, dell’Azienda
per i servizi sanitari 4 “Medio
Friuli” Oreste Battilana - hanno
dato la loro collaborazione le
associazioni venatorie e dei
cacciatori. Saranno impegnate 2 o 3
squadre per comune. Verranno
affiancati dal personale del Corpo
forestale e dalla vigilanza
ittico-venatoria. Le esche saranno
disposte nel numero di 20, 21 per
chilometro quadrato solo ed
esclusivamente nei terreni agricoli,
non vicino alle case. Da queste
ultime, se isolate, è prevista una
distanza di 50 metri, dalle case
abitate invece viene osservata una
distanza per il posizionamento dei
“bocconi” di almeno 150 metri.
Oreste Battilana mette in evidenza
come «nei vari territori soggetti
all’operazione antirabbica vi sia un
alto numero di volpi, una per ogni
km quadrato, numero questo destinato
ad aumentare visto che ogni coppia
di animali selvatici produce 5 o 6
piccoli. Per questo si renderà
necessario un futuro piano di
abbattimento. Questo intervento, il
più vasto dopo quella del 1980 -
aggiunge Battilana - ha richiesto un
impegno finanziario di rilievo.
Abbiamo iniziato una capillare
campagna informativa ancora
nell’ottobre dello scorso anno dopo
il primo caso verificatosi a Resia,
speriamo come allora di arginare il
problema». Molti sono i cittadini
residenti nei vari comuni i quali
lamentano che le volpi, proprio
perché sempre più numerose, si
stanno avvicinando sempre più alle
abitazioni, avventurandosi in pieno
giorno in paese e nelle fattorie.
Affinché le esche vengano assunte
possibilmente solo dalle volpi, a
partire da domenica e per i 15
giorni successivi - si legge sul
comunicato - è vietata la caccia con
il cane a seguito, ed è consigliata
la limitazione di circolazione per
cani e gatti di proprietà i quali
possono veicolare passivamente il
virus se vengono a contatto con
animali rabidi. Un po’ di attenzione
in più quindi verso i nostri amati
animali domestici e verso eventuali
cambiamenti delle loro normali
abitudini o del carattere.
IL CENTRO
5
SETTEMBRE 2009
Abbattuti 10 bovini
malati di brucellosi
Claudio Lattanzio
ROCCARASO (AQ). Dieci bovini
sono stati abbattuti perché
malati di brucellosi. A ordinare
l’uccisione del bestiame che è
avvenuta lo scorso luglio, è
stata la Forestale di Roccaraso
al termine di un percorso che è
iniziato con i controlli dei
veterinari della Asl negli
allevamenti dell’Alto Sangro e
dell’Altopiano delle Cinque
Miglia. Secondo il Corpo
forestale, che sta lavorando per
scoprire da dove è partita
l’infezione, la particolare
situazione batteriologica
interesserebbe un unico
allevamento che si trova nel
comune di Roccaraso. Si
sospetta che a diffondere la
patologia possa essere stato
qualche animale selvatico o
altri bovini arrivati da fuori
regione. Al momento non è stato
effettuato alcun sequestro né
sono stati assunti provvedimenti
penali o amministrativi nei
confronti dell’allevatore anche
perché l’uomo avrebbe
prontamente provveduto a
rispettare il protocollo e la
profilassi previsti in questi
casi. A scoprire l’esistenza
dell’infezione sono stati i
veterinari della Asl, durante i
controlli che vengono effettuati
periodicamente negli allevamenti
presenti nel Centro Abruzzo. La
positività di alcuni capi di
bestiame ospitati
nell’allevamento di Roccaraso è
stata rilevata nel mese di
marzo. Da allora è stato
attivato il protocollo con le
relative prescrizioni isolando
gli animali infetti da quelli
sani. Nel periodo di quarantena
in cui la decina di bovini
affetti da brucellosi, (tra
questi anche una mucca di un
altro allevatore che pascolava
insieme agli animali), sono
stati sottoposti a minuziosi
controlli, la stalla è stata
rigorosamente igienizzata. Poi,
quando ulteriori verifiche da
parte dei veterinari hanno
evidenziato la presenza del
batterio tra i bovini messi in
isolamento, ne è stato deciso
l’abbattimento. Anche per
evitare che l’infezione potesse
propagarsi sul territorio
interessando anche gli altri
animali che fino a quel momento
erano rimasti indenni.
IL
GAZZETTINO
5 SETTEMBRE 2009
Lotta agli animali in strada
Il sindaco: «Chiediamo aiuto per gli
attraversamenti della fauna sulla 346»
Dario Fontanive
Vallada (BL) -
Con la stagione degli amori che inizierà a
breve, torna l’incubo dell’attraversamento dei
cervi sulla Provinciale 346 del passo San
Pellegrino, specialmente in quel tratto tra
l’abitato di Caviola e Mas di Vallada dove solo
lo scorso anno si sono verificati una quindicina
di incidenti causati proprio per questa ragione.
Incidenti che in qualche caso hanno avuto anche
delle conseguenze gravi per gli automobilisti
che hanno rischiato la vita, tanto che alcuni
animali nell’impatto violento sono stati
catapultati all’interno dell’abitacolo. Fabio
Luchetta, neo sindaco di Vallada, intende
scrivere una lettera a Provincia, Regione e
Veneto Strade per tornare a sollevare questo
problema al fine di sensibilizzare gli enti a
prendere le dovute contromisure per cercare
almeno di prevenire il problema. «Nel gennaio
del 2009 - spiega il primo cittadino - il mio
predecessore Luca Luchetta aveva informato di
quanto accade su questo tratto di strada i vari
enti competenti Provincia, Regione e Veneto
Strade, chiedendo loro di intervenire cercando
assieme una soluzione. A questa lettera ha
risposto solo Veneto Strade, che dal canto suo
ha fatto qualche intervento, ma non sufficiente.
Gli altri enti non hanno risposto. Così scriverò
un’ulteriore lettera per cercare di
sensibilizzarli verso questo problema che oramai
sta mettendo in serio pericolo la vita degli
stessi automobilisti visto che ci sono stati
anche dei casi nei quali si è dovuto procedere
al trasporto in ospedale delle persone
coinvolte. Ritengo inammissibile che ad esempio
persone che vanno alla Luxottica a lavorare per
poco più di mille euro al mese mettano a
repentaglio la propria vita e la propria vettura
esponendola a danni di quattro o cinque mila
euro, quando la stessa vettura non sia
totalmente da buttare. Ritengo inaccettabile che
le contro misure le debbano prendere gli stessi
utenti della strada, attraverso la stipula di
polizze assicurative, che oltre ad essere
costose, molte compagnie assicuratrici non
prevedono. Ritengo doveroso che in questo caso
la Regione e la Provincia prendano i giusti
provvedimento almeno per cercare di lenire
questo problema. Noi come Comune siamo
disponibili a un incontro, ricordo che fino ad
ora l’unico ente che si è mosso per cercare di
fare qualcosa è stato il nostro Comune di
Vallada che ha promosso la campagna sperimentale
di “fischietti salva un cervo”. Fischietti che
in questi mesi hanno trovato una rapida
diffusione tanto che si può dire che ne sono
stati distribuiti parecchie centinaia. Ma come
ripeto è ancora troppo poco e bisogna agire
subito, non aspettare che accada ancora qualche
incidente».
AGI
5 SETTEMBRE
2009
ALIMENTI GDF SEQUESTRO CARNE E
PESCE SCADUTI SUL TRASIMENO
Castiglione
del Lago (Perugia) – Circa 79 kg di carne,
37 kg di pesce congelato confezionato ed
ancora altri prodotti alimentari di vario
genere risultati scaduti, privi
dell’etichettatura di provenienza e in
pessime condizioni di conservazione sono
stati sequestrati dalla Guardia di Finanza
di Castiglione del Lago in un noto
ristorante del comprensorio del Trasimeno.
Il sequestro, operato previo l’intervento ed
il placet del Servizio di Igiene dell’Asl 2
di Panicale, e’ avvenuto nell’ambito del
piano straordinario di controlli volto al
contrasto del lavoro nero. Nel ristorante,
infatti, i finanzieri hanno anche scoperto 4
lavoratori completamente in nero ed un
lavoratore irregolare.
LA STAMPA
5 SETTEMBRE 2009
Meno carne rossa evita le malattie
cardiovascolari e fa bene all'ambiente
Non solo più salute, ma anche riduzione
delle emissioni nocive
Produrre e
consumare meno carni rosse è il modo migliore
per ridurre
l'incidenza di malattie cardiovascolari, il
cancro e allo stesso tempo agire contro i
cambiamenti climatici.
Se quest'estate avete sofferto il caldo, potrebbe anche essere colpa dell'allevamento intensivo delle vacche da carne, avvertono gli esperti. Un metodo di produzione che sta mettendo a serio rischio il futuro del pianeta.È quanto affermano gli esperti del World Cancer Research Fund e dell'American Institute for Cancer Research che suggeriscono che chi mangia carne rossa non dovrebbe assumerne più di 500 g a settimana. Questo per ridurre il rischio di sviluppare diverse patologie a carico dell'apparato cardiocircolatorio, il cancro e aiutare a ridurre i fattori che influenzano il cambiamento climatico in atto. Ma non solo: infatti, anche diverse malattie infettive e la salmonellosi sono collegate agli allevamenti intensivi di animali e vanno sotto il nome di zoonosi, cioè malattie che possono essere trasmesse dagli animali all'uomo. Senza contare le conseguenze che il riscaldamento globale ha sulla salute delle persone. Tra queste lo stress da rialzo termico, problemi respiratori e altri. A livello mondiale poi la malnutrizione e la fame, per esempio, sono anche causate dall'effetto serra e dal suo impatto sull'ambiente. |