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BLOGOSFERE 7 OTTOBRE 2009
Phoenix, un cagnolino di razza Chow abbandonato la scorsa estate, non ce l'ha fatta
Ma come si fa?? Mi chiedo, ma come si fa? Scusate, ma mi viene
voglia di urlare. Vedete il cagnolino della foto? Ecco, guardategli
gli occhi. Mi piange il cuore. E' stato soppresso venerdì scorso.
Era stato abbandonato nella Regione di Durham. I veterinari hanno
fatto il possibile, ma ormai il suo cancro era ad uno stadio troppo
avanzato. Almeno ha vissuto i suoi ultimi giorni circondato da
persone che si sono prese cura di lui. I veterinari della
Humane Society di Durham
ha dovuto sopprimerlo. "Aveva smesso di mangiare, dormiva sempre e
mostrava poco interesse nei giochi e nelle cose che potevano dargli
gioia". I suoi padroni adottivi Tracy e Mike, Debby Houghton
(l'investigatrice nel caso di abbandono) e Ruby Richards, la manager
della Humane Society di Durham erano tutti con lui a regalargli
abbracci e baci. Quando un abitante di
Clarington,
Roy Loveless, aveva trovato il cane, a metà agosto, aveva pensato
che fosse un coyote ridotto male. Insomma, un animale
irriconoscibile. Houghton aveva detto che Phoenix, così avevano
chiamato il cagnolino di razza Chow, era magrissimo, con le unghie
incarnite, un'infezione all'orecchio, vesciche sullo stomaco e il
naso quasi putrefatto. "E'veramente in condizioni orribili.
Orribili. E' un terribile caso di negligenza", aveva detto.Siccome
Phoenix non aveva pulci, IL SECOLO XIX 7 OTTOBRE 2009
Cuccioli di cane chiusi in un sacco con la calce
Rivarola (GE) - Chi li ha lasciati in quella condizione non è umano.
È una persona che forse nemmeno sentirà il rimorso per quello che ha
fatto. Ma la speranza è che, invece, lo senta. Quattro cuccioli di
cane appena nati, meticci, sono stati chiusi in un sacco di plastica
con dentro della polvere di calce.
EQUITANDO 7 OTTOBRE 2009
Fucili contro i cavalli - Perché?
Brindisi - Riportiamo parte dell'articolo apparso due giorni fa online su senzacolonne.it, riguardante un episodio avvenuto nella campagna brindisina che ha visto protagonista un cavallo fortunatamente poi sopravvissuto allo sparo e, a seguire, ma con una conclusione tragica una mail e delle foto che ci ha fatto pervenire Enrico Bertozzi a testimonianza di un drammatico episodio avvenuto nel litorale ligure del Tigullio.
Puglia - "Il fucile infilato in una feritoia, un solo colpo
sparato con l'intenzione di uccidere un cavallo e consegnare
così un avvertimento al padrone, Antonio Massaro che della
profonda ferita all'addome del suo "Tonino" si è accorto solo
ieri mattina. Tonino sta bene, era nella sua stalla e per
fortuna è sopravvissuto all'agguato. L'arma era caricata a
pallettoni, il murgese di cinque anni che accompagna l'uomo, un
agricoltore, nelle sue giornate nei campi si era accovacciato,
accanto una pozza di sangue e la cartuccia scarica rotolata
all'interno della stalla. Una intimidazione in grande stile: il
messaggio è pervenuto trasversalmente al destinatario attraverso
l'animale indifeso che non avrebbe potuto reagire, scalciare,
fuggire da quella stanzetta di pochi metri in cui era stato
rinchiuso, con la sua biada, per la notte. Il movente non è
chiaro, i carabinieri cui ha sporto denuncia il contadino, che
ha un piccolo podere in contrada Formosa, nelle campagne
brindisine a ridosso della strada per Cerano, tengono in
considerazione varie ipotesi. Stanno indagando, i militari
dell'Arma, sui rapporti di buon vicinato in quell'angolo
sperduto di campagna, proprio a ridosso della statale 613 per
Lecce.
Liguria - "Queste foto documentano in modo inconfutabile la
morte di un giovane puledro di circa 3 anni per mano di un
vigliacco cacciatore di cinghiali armato di carabina, per il
momento ancora sconosciuto. NOTIZIARIO ITALIANO 7 OTTOBRE 2009
Rinchiusi cani nei Sassi di Matera
MATERA – Ieri sera, Striscia TRENTINO 7 OTTOBRE 2009
Bracconiere uccide un gallo cedrone
TERRAGNOLO (TN). Non ne restano molti, di galli cedroni nella nostra zona. Nell’area tra Terragnolo e Folgaria la Forestale stima ne vivano non più di sei o sette esemplari. Uno di questi è stato trovato morto stecchito sabato da un cacciatore della riserva di Terragnolo, salito in località Costoncino. Il cacciatore ha avvisato il personale della stazione forestale di Folgaria, che ha recuperato l’animale e per accertarne le cause di morte lo ha sottoposto a una visita in un ambulatorio veterinario di Mori. Qui, sull’animale morto, sono state effettuate delle radiografie che hanno spiegato molto sulla fine del gallo cedrone. L’esemplare, un maschio, era stato raggiunto da un colpo di doppietta caricata con pallini di pezzatura media (numero 5, di solito si usano per lepri o animali della stessa taglia). E’ probabile che l’animale, una volta ferito, sia fuggito cercando scampo, ma morendo di sepsi in seguito alle lacerazioni provocate dai pallini di piombo. Il gallo cedrone è un animale in via di estinzione e la sua caccia è proibita su tutto il territorio nazionale. Anche in Trentino la normativa vigente tutela la specie. Dal punto di vista formale, la caccia al cedrone è “sospesa”, sine die. L’esemplare abbattuto è dunque da considerare a tutti gli effetti un atto di bracconaggio. Ora gli uomini del Corpo forestale della Provincia, coordinati dal dirigente Giorgio Zattoni, stanno cercando il responsabile dell’abbattimento. Per il momento si stanno eseguendo delle verifiche sul tipo di munizioni utilizzate dai bracconieri in questo specifico caso. Secondo le stime della Forestale, gli esemplari di gallo cedrone rimasti in Vallagarina non superano la decina, la cui in massima parte è concentrata sulle pendici del Pasubio. E’ un animale che si riproduce con molta lentezza, anche perchè molto sensibile agli eventi metereologici (un inverno freddo e secco, ad esempio, ne può uccidere parecchi di stenti) e facile preda per altri animali selvatici. Del resto, anche le uova vengono depredate dalla fauna boschiva. Il loro accoppiamento è difficoltoso e spesso basta poco per disturbare la coppia di cedroni in amore: i latrati di un cane da caccia sono sufficenti per distrarli e mandare a monte una covata. Da qui la necessità di tutelare la specie. IL SECOLO XIX 7 OTTOBRE 2009
L'Enpa: «Basta con le stragi di animali»
I protezionisti chiedono uno studio scientifico
Alassio (SV). Piccoli cinghiali finiscono vittime dei colpi dei
cacciatori o prigionieri delle trappole, e parte la
mobilitazione per fermare quella che molti considerano una
carneficina.
LA GAZZETTA DI PARMA
7
OTTOBRE 2009
Stop alla tratta di cuccioli
Rose Ricaldi
Un grande traguardo nella legislazione italiana a tutela
dei nostri amici animali è stato raggiunto nei giorni
scorsi, grazie all'approvazione da parte del Consiglio
dei Ministri del disegno di legge contro la tratta
clandestina di animali da compagnia, un mercato in
continua crescita che ogni anno vede coinvolti migliaia
di pet, soprattutto cuccioli provenienti dai Paesi
dell'Est europeo. «Plaudiamo al disegno di legge che il
Consiglio dei Ministri ha approvato a tutela degli
animali e delle famiglie che vivono con cani e gatti,
per stroncare il vergognoso traffico dei cuccioli
dall’Est, grande fonte di rischi sanitari come la
reintroduzione della rabbia, maltrattamento di animali,
evasione fiscale». spiega il presidente della Lav
Gianluca Felicetti. «Si introduce così uno specifico
reato penale di traffico clandestino organizzato di
animali da compagnia, prevedendo la contestu ale pena
della reclusione e la multa, così come vengono
codificate le fattispecie di introduzione e rivendita
illecita di animali da compagnia oggi ampiamente diffuse
e non perseguite compiutamente per assenza di specifiche
violazioni con nuove sanzioni amministrative per ogni
animale introdotto».
Il Ddl appena approvato inasprisce inoltre le pene previste dal titolo IX-bis del Codice penale contro l'uccisione e il maltrattamento di cani, gatti & c., mettendo fuorilegge le pratiche di tagli di code, orecchie, asportazione di unghie o denti effettuate a scopi non terapeutici. «E' la prima volta» precisa Felicetti «che un Governo, e per questo ringraziamo in particolare il ministro degli Esteri Franco Frattini, ha posto mano ad uno strumento legislativo diretto, ratificando una convenzione del Consiglio d'Europa per la quale eravamo rimasti ultimi nel Continente e fornendo, con il sostegno dei ministeri della Giustizia e del Lavoro, Salute e Politiche sociali, strumenti concreti d'intervento efficaci a Magistratura e Forze di Polizia». «Il provvedimento annunciato dal ministro Frattini» prosegue Carla Rocchi, presidente nazionale dell'Enpa «e largamente condiviso dal ministro del Welfare Maurizio Sacconi, nonché dal sottosegretario alla Salute Francesca Martini, sarà un importantissimo strumento per reprimere il commercio criminale di animali, molti dei quali muoiono tra atroci sofferenze durante il loro trasferimento in Italia». Il tasso di mortalità dei cuccioli nel periodo che va dal trasporto a pochi mesi dopo l'arrivo nel nostro Paese è di circa il 50% ma, nonostante questo, il giro d'affari annuo frutta agli aguzzini qualcosa come 300mila euro. «Non appena il Parlamento ratificherà la convenzione, chiunque sia responsabile di tale reato potrà essere condannato fino a 15 mesi di reclusione, con pena aumentata di un terzo se gli animali hanno meno di otto settimane di vita», conclude la Rocchi. «Il mio più vivo auspicio è che il Parlamento possa approvare quanto prima la legge di ratifica e che, come anticipato dal ministro degli Esteri, le nuove norme entrino in vigore prima delle feste natalizie». IL SECOLO XIX 7 OTTOBRE 2009
Il sindaco di Ne al prefetto:«intervenire»
Borozonasca (GE) - La notizia dell'uccisione di un cavallo nel Comune di Borzonasca arriva dopo la lettera che il sindaco di Ne ha inviato a prefettura e guardia forestale. Nella missiva Cesare Pesce chiede di non essere lasciato da solo ad affrontare il problema di branchi allo stato brado che pascolano nell'alta val Graveglia. «Condanniamo i metodi cruenti - dice il primo cittadino di Ne - ma questi cavalli sono in mezzo alle case e i cittadini si lamentano. Sono stato eletto per ascoltare le persone e risolvere i loro problemi. Cercheremo di catturare i cavalli della val Graveglia, ma non ricorreremo a metodi violenti. Però, se gli animali rimangono dove sono, corriamo il rischio che qualcuno, esasperato, imbracci il fucile». Giuseppino Maschio, nel doppio ruolo di sindaco di Borzonasca e presidente del parco dell'Aveto, condanna l'uccisione del cavallo nei pressi della cappella delle Lame, ma sottolinea che responsabili della presenza dei cavalli sono i proprietari del branco. «Li lasciano pascolare in terreni di altri per poi catturarli e condurli al mattatoio - sostiene Maschio - L'uccisione di quell'esemplare è esecrabile e l'abbattimento del branco non è la soluzione del problema. La domenica la caccia è aperta (nel parco, però, è vietata) e penso che l'animale possa essere stato colpito per sbaglio da qualche cacciatore». LA NUOVA SARDEGNA 7 OTTOBRE 2009
Nuova ordinanza contro il randagismo
POSADA (NU). Nuovo regolamento comunale per i possessori di cani. Il sindaco Roberto Tola ha emesso una ordinanza che disciplina la materia e vuole combattere il randagismo spesso segnalato a più riprese in paese. L’ordinanza impone l’iscrizione all’anagrafe tassativamente entro 10 giorni dalla nascita dell’animale o dalla sua venuta in possesso. Pesanti multe per i trasgressori che possono arrivare oltre 500 euro ma che possono avere in qualche caso anche conseguenze anche penali. L’iscrizione all’anagrafe canina regionale è gratuita ed è effettuata dai veterinari della Asl tramite l’inoculazione di un microprocessore sottocute e successiva schedatura con i dati del proprietario per l’iscrizione all’anagrafe. Operazione che potrà essere fatta direttamente in Comune ogni martedì dalle ore 9 alle 12. Per informazioni rivolgersi all’ufficio dell’anagrafe canina di Budoni al numero 0784-844144. MATTINO DI PADOVA 7 OTTOBRE 2009
Sequestrati i cavalli da corsa
Cristina Genesin
PADOVA. Un giro d’affari a sei zeri. E un’evasione fiscale di almeno 10 milioni di euro scoperta dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Padova grazie a un’attenta verifica fiscale su bilanci e contabilità di una cooperativa, che ha raggiunto i circa 300 dipendenti, oggi vuota e spogliata di tutto o quasi. E sui conti della società Navajos proprietaria di una scuderia di cavalli-numeri 1, tra cui due figli del campione Varenne, per lo più venduti chissà dove, mentre soltanto 5 sono stati messi sotto sequestro preventivo, unici «beni» finora recuperati. Sotto inchiesta sono finiti marito e moglie, Roberto Cabbia, 52 anni di Saonara, e Fiorenza Roman, 40 di Padova, con il veneziano Nazzareno Besaggio, 44 di Musile di Piave: i due uomini sono indagati per evasione fiscale e la donna per riciclaggio. L’INCHIESTA. È l’estate scorsa quando gli uomini del Nucleo di polizia tributaria, comandati dal maggiore Antonio Manfredi, iniziano ad analizzare i conti di Tfc Trasporti con sede a Limena in via Visco 5, cooperativa che si occupa di trasporti e logistica. Le sorprese non mancano: l’azienda è in fase di dismissione, il personale - che contava fino a 300 unità - è ormai ridotto al lumicino e, per il 2009, risulta che non sia stata nemmeno presentata la dichiarazione dei redditi relativa al 2008. Non solo. All’appello mancano anche ritenute previdenziali per ben 5 milioni di euro non versate all’Inps, uno dei principali creditori della coop. L’INVESTIMENTO. L’evasione fiscale, ancora in via di quantificazione, ammonterebbe a 10 milioni di euro, comprensivi dei mancati versamenti all’Inps e di un milione e mezzo di Iva non pagata. Ma dove è andato a finire questo fiume di soldi? Cabbia, legale rappresentante fino all’estate 2009 di Tfc Trasporti, aveva fiuto per gli affari e una passione condivisa con la moglie Fiorenza. La passione per i cavalli da corsa. Ecco che quel «nero» sottratto al fisco sarebbe stato investito per l’acquisto di campioni a quattro zampe, una scuderia di 22 esemplari destinati a correre nei principali ippodromi italiani, tra cui «le Padovanelle». Una scuderia di proprietà della società Navajos, di cui risulta formalmente amministratore Mauro Caporello, anche se di fatto è sempre stata gestita da Fiorenza Roman. È nelle stalle del circuito ippico di Ponte di Brenta che vengono trovati alcuni dei cinque cavalli ancora in mano alla coppia Cabbia-Roman. Cavalli che, a settembre, sono stati sottoposti a sequestro preventivo in base a un decreto sollecitato dal pubblico ministero Paola De Franceschi, titolare dell’inchiesta, e firmato dal gip Rita Bortolotti. I CAVALLI. Già perché il rischio era di non riuscire a recuperare nemmeno più un euro di quella mega-evasione. Così nel provvedimento del giudice è stato imposto che, oltre agli animali, siano sequestrati pure gli eventuali proventi delle vincite conquistate con le corse (per la quota spettante alla Navajos) detratte le spese per il mantenimento e gli allenamenti: custode giudiziale dei cavalli è Fiorenza Roman. Tuttavia è singolare che, da quando il sequestro è operativo, quei cavalli si siano dimenticati di essere dei campioni. O forse - è un’ipotesi degli investigatori - non sono più allenati e tenuti in forma come prima per evitare ricche vittorie in grado di far luce sui guadagni accumulati negli anni d’oro. E gli altri «fratelli»? Tutti venduti forse a società-amiche, tra loro i due figli di Varenne. LA MESSINSCENA. Sentendo sul collo il fiato degli investigatori, Roberto Cabbia avrebbe pensato bene di mollare tutto. E Tfc Trasporti è passata nelle mani di Nazzareno Besaggio, la cui posizione appare più marginale. L’obiettivo? Salvare il salvabile. Da qui la necessità di blindare i beni della moglie, avviando le pratiche di separazione per evitare che le proprietà di Fiorenza Roman fossero aggredite dal fisco. Ma il gioco non ha funzionato. Per gli inquirenti quella separazione è stata solo una finzione. IL GAZZETTINO DI ROVIGO 7 OTTOBRE 2009
Sono cinque cavalli purosangue.
Provincia di Rovigo - Sono cinque cavalli purosangue. Uno è addirittura figlio di Varenne, il grande campione. Gareggiano nel trotto, ma le loro vincite d’ora in poi dovranno andare all’Erario. Sono stati sequestrati nella loro scuderia dal giudice delle indagini preliminari Rita Bortolotti. Il gip ha accolto la richiesta del pubblico ministero Paola De Franceschi, che sta indagando su una presunta colossale evasione fiscale da parte degli amministratori di una grossa cooperativa di trasporti. Secondo il rappresentante dell’accusa i soldi evasi dalla società, alcuni milioni di euro, sono stati impiegati per acquistare i cinque purosangue. Gli ordini di sequestro del giudice Bortolotti sono stati eseguiti dagli investigatori del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza, che stanno conducendo le indagini.L’inchiesta del pubblico ministero De Franceschi coinvolge la "Tfc Trasporti", che ha la sede operativa a Porto Viro e quella amministrativa a Limena, in via Visco 5. Legale rappresentante della società era Roberto Cobbia, residente a Porto Viro, e al suo posto è subentrato Nazzareno Besaggio, pure polesano. Entrambi sono iscritti nel registro degli indagati. Anche la moglie di Cobbia, Fiorenza Roman, è indagata nell’inchiesta. Secondo gli inquirenti avrebbe amministrato la società Navajos, proprietaria dei cinque cavalli, il cui legale rappresentante è Mauro Caporello.I purosangue sono stati affidati in custodia a Caporello, ma la signora Cabbia vorrebbe essere lei a gestirli. La decisione spetta al giudice Bortolotti. Adesso i purosangue devono essere portati in pista, devono gareggiare e le loro vincite le incasserà lo Stato. Qui starebbe il vero problema. Secondo gli inquirenti gli indagati non collaborerebbero per far gareggiare i cavalli. Anzi, sosterrebbero che si tratta di animali che avrebbero già concluso il loro ciclo sportivo. Da pensione, insomma. È vero? MARSICA NEWS 7 OTTOBRE 2009
Corse clandestine, blitz dei Carabinieri
Avezzano (AQ) -
I Carabinieri della Compagnia di Avezzano, nell’ambito delle
indagini relative alle attività di contrasto delle
competizioni ippiche non autorizzate, hanno eseguito un
blitz presso l’aviosuperficie di Celano, bloccando l’avvio
delle corse di cavalli che erano in procinto di iniziare.
Già nel giugno del 2008, nell’ambito dell’operazione
denominata “The Horse”, diretta dalla Procura della
Repubblica di Avezzano con P.M titolare del procedimento, Dr
Stefano Gallo, vennero indagate oltre 30 persone tra le
quali molte appartenenti all’etnia “rom”, non solo residenti
ad Avezzano, ma anche in province vicine come quelle di
Rieti e Frosinone. LA ZAMPA.IT 7 OTTOBRE 2009
Trappole per animali diventano arte
Dipesh Pabari è uno scrittore kenyano che ha trasformato l'inquinamento del mare e la rapacità dei bracconieri in opere d'arte. Ha fatto costruire un elefante con tutte le trappole e gli strumenti di morte che i cacciatori di frodo usano per predare l'avorio e insanguinare le savane. Coi rifiuti raccolti in sette spiagge del Kenya - tra i quali marcivano anche 7.000 infradito - ha commissionato a una squadra di artigiani uno squalo balena a grandezza naturale.
FOTO http://www.lastampa.it/multimedia/multimedia.asp?IDmsezione=59&IDalbum=21132&tipo=FOTOGALLERY
LECCE PRIMA
7
OTTOBRE 2009
BRACCONIERI, SCOPERTI I NASCONDIGLI DELLA VERGOGNA
Individuati dagli agenti della Forestale nelle
campagne di Sannicola, Neviano e Parabita una serie di
timer, altoparlanti, riproduttori di suoni e cassette in
metallo contenente tutta l'attrezzatura
Sannicola, Neviano e Parabita (LE). E lì che si sono
condensati i bracconieri, uomini senza scrupoli, assetati di
sangue di selvaggina per la maggior parte protetta perché in
via di estinzione. E poi sono anche canaglie, perché quando
non arrivano ad ammazzare con le armi, utilizzano richiami
acustici, confondendo gli uccelli, che si dirigono verso gli
altoparlanti. Così, quando ce li hanno di fronte, quaglie
per esempio, mica condor o aquile, li colpiscono a morte. E
la sera si cucina la cacciagione in famiglia o con gli
amici. Per questi cacciatori praticare la caccia in modo
così antisportivo e privo di ogni etica venatoria non crea
loro alcun problema. Anzi.Ora, quel che hanno sequestrato
gli agenti della Forestale di Gallipoli, che sono un po’
come gli “angeli” dei boschi, i paladini della macchia
mediterranea, durante un controllo dell’attività venatoria
predisposto al contrasto dell’uso illegale dei richiami
acustici elettromagnetici che riproducono il canto degli
uccelli, la dice lunga su questa deplorevole attività. Nelle
campagne dei comuni di Sannicola, Neviano e Parabita hanno
rinvenuto e sequestrato un piccolo “arsenale” per
bracconiere: vale a dire tre autoradio, un riproduttore con
timer e altoparlanti, 4 batterie a 12 volt, tre
altoparlanti, ancora due timer, tre cassette in ferro e
altrettante catene in acciaio con relativo lucchetto.E
alcuni di questi richiami erano talmente incassati bene in
strutture di acciaio, che gli agenti di Gallipoli, alle
dipendenze della Forestale di Lecce, hanno dovuto richiedere
l’intervento dei vigili del fuoco di Gallipoli, i quali
hanno poi scardinato tutto.
TISCALI ANIMALI
7 OTTOBRE 2009
Un maiale per amico.
"Senza il mio Rocco in aereo non salgo"
Di volare da Fiumicino a Lamezia Terme senza avere
accanto a sé Rocco, il suo amatissimo maialino, cui era
stato invece destinato un posto nella stiva dell'aereo,
non se l'é proprio sentita e così ha rinunciato al volo
e in Calabria ci è andato, sì, ma in automobile.
I maiali viaggiano solo in stiva - A raccontare
l'episodio, che sarebbe avvenuto agli inizi di
settembre, è Walter Patassini. "Telefonicamente -
riferisce l'uomo - mi era stato detto che pagando 30
euro avrei potuto far viaggiare con me il maialino. In
aeroporto mi è stato invece fatto presente che Rocco non
poteva essere considerato un animale domestico come un
cane o un gatto e che quindi potevo eventualmente
stivarlo pagando 110 euro.
Viaggio in auto - Ma come, ho replicato, George Clooney
viaggia spesso in compagnia del suo maialino e io non
posso farlo? Non c'é stato nulla da fare. A quel punto,
per raggiungere la mia famiglia in vacanza a Lamezia
Terme e per non separarmi dal mio maialino, ho quindi
optato per il viaggio in auto con Rocco, ovviamente,
seduto accanto a me”.
LA NUOVA SARDEGNA 7 OTTOBRE 2009
Suni, azienda distrutta dal fuoco
di Enrico Carta
SUNI (OR). Un attimo e si è scatenato l’inferno. Ma sull’incendio di qualche giorno fa contro un’azienda di allevamento si allungano pesanti ombre. L’azienda che è andata in fiamme è infatti quella dei fratelli Gioacchino e Paolo Ruggiu, due tra i protagonisti del recente processo per l’attentato dinamitardo messo a segno sempre nel paese della Planargia ai danni dell’abitazione della loro zia, Raimonda Ruggiu, e concluso, in primo grado, con la condanna (a 19 e 18 anni) per strage dei due fratelli, perché ritenuti i mandanti dell’attentato. E mentre i fratelli Ruggiu si trovano in carcere - lo sono da qualche settimana dopo l’attentato, avvenuto la notte del 7 ottobre del 2007 - qualcuno ha raggiunto la loro azienda in campagna e ha appiccato un incendio che ha avuto conseguenze notevoli, mandando in cenere una parte del deposito di fieno, danneggiando le strutture, distruggendo diversi macchinari utilizzati per portare avanti l’allevamento e condannando a morte un cavallo che era custodito all’interno di un box andato completamente in cenere. L’animale non ha avuto scampo ed è morto carbonizzato. I danni non sono stati ancora quantificati esattamente, ma si parla di alcune decine di migliaia di euro. Ma più che questo aspetto, a far crescere la preoccupazione in paese è il nuovo episodio che arriva a diversi mesi di distanza dagli ultimi atti criminali con i quali, in passato, Suni ha spesso dovuto confrontarsi. Dopo l’attentato a casa di Raimonda Ruggiu, progettato, secondo la Corte d’Assise, proprio dai nipoti della donna - la sentenza non è comunque ancora definitiva - sembrava che il paese fosse entrato in un periodo di calma assoluta. Ma evidentemente vecchie inimicizie covavano sotto la cenere di un fuoco di vendetta che non sembra sopirsi. E così, nello scorso fine settimana, gli attentatori sono entrati di nuovo in azione. Le nuove indagini sono partite immediatamente e non escludono alcuna pista, ma ovviamente si battono con maggiore insistenza quelle che portano a coloro i quali, in passato, avevano avuto dissapori con l’intera famiglia Ruggiu. Nell’azienda infatti, oltre ai due fratelli Gioacchino e Paolo, lavora anche il padre Giuseppe, che sempre nel processo per l’attentato alla casa di Raimonda Ruggiu aveva avuto anche lui un ruolo. Ma con una posizione marginale rispetto ai figli, visto che l’accusa - poi trasformata in condanna a tre anni e sei mesi - era quella di aver minacciato un testimone. Non è però matematico - tutt’altro - che l’attentato eseguito e quello subito siano collegati. PROVINCIA DI LECCO 7 OTTOBRE 2009
Aprono i cantieri e spariscono i gatti «Soprattutto nella zona del Lavello» Conti chiede l'intervento dell'amministrazione. Bonaiti: «Non ci risulta, verificheremo»
Christian Dozio
Calolziocorte (LC) - Aprono i cantieri e spariscono
i gatti: i cittadini chiedono maggiore attenzione e
rispetto per gli animali, anche se si tratta di
randagi.
LA ZAMPA.IT
7
OTTOBRE 2009
Rivoli: un camaleonte sul filo del telefono
Ancora un animale esotico recuperato dagli agenti del
Servizio Tutela Fauna e Flora della Provincia di Torino:
questa volta si tratta di un Camaleonte, avvistato su di
un cavo delle linee telefoniche a Rivoli, in corso
Kennedy, all'altezza del numero civico 18.
La signora rivolese che ha avvistato l'animale ha
allertato i Vigili del Fuoco, i quali hanno
interessato del caso gli agenti del Servizio Tutela
Fauna e Flora. Gli agenti faunistico-venatori
provinciali sono riusciti a catturare il camaleonte,
salendo su di un autocarro dei Vigili del Fuoco e
servendosi di un apposito attrezzo.
I camaleonti, spiegano gli esperti del Servizio
Tutela Fauna e Flora, sono animali docili e non
pericolosi. "Sono in libera vendita nei negozi
specializzati, a patto che siano muniti della
documentazione sulla loro provenienza,
prescritta dalle norme di legge in materia di
fauna esotica ? precisa l'Assessore Provinciale
alla Tutela della Fauna e della Flora, Marco
Balagna - Trattandosi comunque di animali
esotici, che possono aver subito stress e
maltrattamenti durante il trasporto in Italia,
il loro acquisto è sconsigliato".
FOTO
http://www.lastampa.it/multimedia/multimedia.asp?IDmsezione=14&IDalbum=21144&tipo=FOTOGALLERY
ASCA
7 OTTOBRE 2009
ROMA: SERPENTI 'A GUARDIA' STUPEFACENTI.
IN MANETTE DUE PUSHER
Roma - I Carabinieri della Compagnia di Roma
Trionfale hanno arrestato due pusher romani di
23 e 29 anni per detenzione ai fini di spaccio
di sostanza stupefacente, solo il 29enne anche
per detenzione illegale di armi da sparo. I due
erano stati notati dai militari nel corso di
controlli effettuati nella zona di Ponte Milvio
dove erano soliti spacciare. Il 29enne,
pregiudicato per reati specifici, e' stato
infatti bloccato dai militari proprio mentre
tentava di piazzare alcune dosi di marijuana a
dei giovani che stazionavano a Ponte Milvio. Da
qui e' scattata l'operazione che ha portato i
Carabinieri della Compagnia Trionfale ad
effettuare una perquisizione a casa dello
spacciatore, a Palombara Sabina, dove e' stata
rinvenuta altra marijuana, gia' pronta per
essere spacciata. Nello stesso appartamento i
Carabinieri hanno inoltre rinvenuto numerosi
serpenti ed altri animali esotici che il giovane
allevava.
Nel garage del pusher e' stato, inoltre, trovato un fucile da caccia con relativo munizionamento detenuto illegalmente. Successivamente, i militari hanno fatto visita all'appartamento di un giovane 23 enne romano, in via Flaminia a Roma, che faceva da base logistica al 29 enne durante le sue trasferte da Palombara S. nella Capitale. Qui, nel corso della perquisizione, i Carabinieri hanno trovato decine di dosi di hashish, 10 francobolli allucinogeni, 1000 euro in contanti, un bilancino elettronico e materiale utili per confezionare la droga. Dopo l'arresto i due sono stati associati al Carcere di Rebibbia a disposizione dell'Autorita' Giudiziaria.
VARESE NEWS
7 OTTOBRE 2009
SERPENTI A GUARDIA DI MARIJUANA Due persone arrestate a Roma
ROMA, 7 OTT - Usavano serpenti a guardia della droga due pusher romani di 23 e 29 anni arrestati dai carabinieri nella capitale. Le accuse sono di detenzione ai fini di spaccio di droga. Per il ventinovenne sono scattate le manette anche per detenzione illegale di armi da sparo. In una perquisizione nella sua abitazione, a Palombara Sabina, hanno trovato la marijuana, gia' pronta per essere spacciata, e anche numerosi serpenti ed animali esotici, cosi' come un fucile da caccia. CITY 7 OTTOBRE 2009
Patentino obbligatorio per chi ha cani pericolosi dopo un corso Servirà per educare i proprietari. Obbligatorio nel caso in cui l’animale abbia già mostrato di essere aggressivo.
ROMA - Come imparare a gestire un cane? Ottenendo un patentino. L’iniziativa è stata presentata dal sottosegretario alla Salute Francesca Martini: “Il corso è gratuito. Ma sarà obbligatorio per i padroni il cui cane ha già manifestato situazioni ad alto rischio”. A prescindere dalla razza. Il ministro ha presentato il “libro di testo”: 30 pagine, realizzate da alcuni veterinari. Lo scopo: migliorare il rapporto tra l’uomo e il cane, capire e prevenire problemi, conoscere gli obblighi che prevede la legge. Il Codacons ha definito la proposta “una bufala”: “Il patentino - sottolinea l’associazione - non sarà obbligatorio nemmeno per i proprietari di pitbull e rottweiler. Lo sarà solo dopo che il cane avrà già dimostrato di essere aggressivo e pericoloso”. L'ARENA GIORNALE DI VERONA 7 OTTOBRE 2009
REGOLE. I corsi sono organizzati dai Comuni
ROMA - Arriva il «patentino» per i proprietari dei cani
pericolosi. È stato presentato infatti ieri a Roma dal
sottosegretario alla salute Francesca Martini il «corso
formativo» per proprietari di cani previsto dall’ordinanza
del 3 marzo 2009, quella sulla «tutela dell’incolumità
pubblica dall’aggressione di cani». Un programma di
formazione che ha come obiettivo «la creazione del corretto
rapporto uomo-cane, rapporto antico ma spesso mal gestito
nella nostra società». LEGGO 7 OTTOBRE 2009
Il migliore amico dell’uomo diventa patentato
Andrea Salvia
Il migliore amico dell’uomo diventa patentato. Il documento
di riconoscimento per i padroni dei cani è stato presentato
dal sottosegretario alla salute, Francesca Martini che ne ha
illustrato le caratteristiche tecniche. Per ottenere il
patentino i proprietari dovranno sostenere un corso di
formazione «gratuito ma obbligatorio solo per i cani
pericolosi» che verrà organizzato dalle istituzioni locali.
Spetterà, però, al veterinario decidere quali razze debbano,
necessariamente, ottenere la patente. Tra queste ci saranno,
quasi sicuramente pittbull e rottweiler, spesso coinvolte in
fatti di cronaca. Il corso, che segue le direttive del marzo
2009 sulla tutela della incolumità pubblica dall’aggressione
dei cani, ha l’obiettivo di «creare il giusto rapporto
uomo-animale, rapporto antico ma spesso mal gestito dalla
nostra società». LA ZAMPA.IT 7 OTTOBRE 2009
Cane cattivo? Arriva il patentino Le nuove norme: corsi di recupero obbligatori in caso di aggressioni gravi
ANTONELLA MARIOTTI
La domanda è sempre quella. Cani pericolosi o
proprietari incapaci e più pericolosi dei loro animali?
Una risposta sta cercando di darla Francesca Martini,
sottosegretario alla Salute. Da ieri l’ordinanza del 3
marzo 2009 sulla «tutela dell’incolumità pubblica
dall’aggressione dei cani» è diventata una realtà: le
amministrazioni comunali ora dovranno organizzare corsi
di «formazione» per proprietari di cani, soprattutto
quelli di grande taglia o di razze selezionate per la
guardia.I corsi sono volontari, diventano obbligatori
solo se il cane è già stato segnalato per
un’aggressione. «È stato un grande lavoro, un confronto
costante con tutte le parti, veterinari e associazioni
animaliste». Il sottosegretario Martini ha riunito allo
stesso tavolo animalisti, responsabili Asl, veterinari:
«E’ stato impegnativo - spiega - ma abbiamo dato
soprattutto voce alla parte scientifica. L’eliminazione
della lista nera dei cani pericolosi proviene proprio da
una base scientifica e non emotiva». LA ZAMPA.IT 7 OTTOBRE 2009
Panariello: "Bisognerebbe fare un esame a chiunque compri un cane" L'iniziativa del patentino non mi convince molto
LUCA DONDONI
ROMA - Giorgio Panariello è un grande sostenitore dei
diritti degli animali. Che cosa pensa del patentino? IL CENTRO 7 OTTOBRE 2009
Cani pericolosi, patentino per i padroni I veterinari decideranno quelli a rischio
ROMA. Arriva il “patentino” per i proprietari dei cani pericolosi. E’ stato presentato ieri a Roma dal sottosegretario alla salute Francesca Martini il “corso formativo” per proprietari di cani previsto dall’ordinanza del 3 marzo 2009, quella sulla «tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressione di cani». Un programma di formazione che ha come obiettivo «la creazione del corretto rapporto uomo-cane, rapporto antico ma spesso mal gestito nella nostra società». E’ un «corso aperto e consigliato a tutti», ha detto il sottosegretario Martini. «Un corso gratuito, che verrà organizzato e offerto ai cittadini dalle amministrazioni locali». Sul concetto di “rischio elevato”, visto che l’ordinanza del 3 marzo ha di fatto eliminato la lista nera delle razze di cani considerate pericolose, la Martini rimanda ai veterinari che hanno collaborato a tracciare le linee guida dell’iniziativa. Pasqualino Santori, presidente del Comitato Bioetico per la veterinaria, spiega che non è corretto demonizzare una razza piuttosto che un’altra, ma che ogni cane può assumere dei comportamenti pericolosi, sta al padrone riconoscere i segnali di anomalia nei comportamenti del cane. Animalieanimali 7 OTTOBRE 2009
AL VIA PATENTINO AFFIDATARI CANI; MARTINI, APERTO A TUTTI
E' nato ufficialmente il 'patentino' per i proprietari di
cani o per coloro che desiderino diventarlo. Il
sottosegretario alla salute Francesca Martini lo ha
presentato alla stampa a Roma.
BIG HUNTER
7 OTTOBRE 2009
Cani pericolosi: partono i corsi per i
proprietari
Il
Sottosegretario alla Salute Francesca Martini ha
presentato ufficialmente il nuovo corso per i
proprietari dei cani pericolosi, partito in questi
giorni, in applicazione dei contenuti dell'ordinanza
sull'incolumità pubblica emanata lo scorso 3 marzo.Come
già annunciato, si tenta di instaurare i principi di
un corretto rapporto uomo – cane, unico strumento
messo in piedi dal ministero del welfare per fermare
l'aggressività canina, dopo l'eliminazione della
famosa lista delle razze maggiormente pericolose.
Il corso è
gratuito ed aperto a tutti ma diventa obbligatorio
per i proprietari dei cani considerati “a rischio
elevato” (ovvero cani che già hanno aggredito). Ogni
responsabilità passa così al proprietario, se il
cane aggredisce, la colpa è di chi lo ha educato e
non ha saputo arginare la sua aggressività captando
in tempo quelli che vengono definiti “campanelli
d'allarme”, ossia segnali che quasi sempre, come
spiegato nel libro di testo del Corso Formativo,
“precedono fenomeni di aggressività.I corsi devono
essere organizzati dalle amministrazioni locali
“sono i cittadini che devono sollecitarli - ha detto
la Martini – al proprio sindaco che è il responsabi
le delle tematiche legate al randagismo e
all'educazione dei proprietari dei cani”. Per quanto
riguarda i costi, per la Martini saranno “irrisori”,
in quanto, ha spiegato, nascono dalla
collaborazione tra le amministrazioni, le
organizzazioni cinofile locali, i medici veterinari
sul territorio.Secondo il Codacons, che ha già fatto
causa al sottosegretario per l'eliminazione della
lista delle razze pericolose, si tratta di una
bufala colossale, il patentino infatti sarà
obbligatorio solo “dopo che il cane avrà morsicato e
ridotto in fin di vita qualcuno”.
IL MATTINO
7 OTTOBRE 2009
Una giornata per iscrivere gratuitamente Fido all’anagrafe canina
NAPOLI - Una giornata per iscrivere gratuitamente Fido all’anagrafe canina. Dopo il successo di domenica scorsa in villa comunale a Napoli con tantissimi proprietari che hanno aderito all’iniziativa, il nuovo appuntamento è per sabato in via Scarlatti (altezza via Merliani) dove, dalle 10 alle 18, negli stand allestiti dal presidio ospedaliero veterinario dell’Asl Na1 una squadra di medici veterinari applicherà ai cani padronali il microchip - obbligatorio per legge - e registrerà in tempo reale l’iscrizione alla banca dati on-line regionale, comprese le eventuali variazioni anagrafiche: passaggio di proprietà dell’animale o cambio di residenza del padrone. Ai proprietari verranno rilasciati tutti i documenti dell’avvenuta iscrizione, distribuiti opuscoli informativi sulla corretta gestione di Fido e sul suo benessere e regalati simpatici doni. «Napoli è stata una delle prime città italiane a istituire l’anagrafe canina con il microchip - dice Marina Pompameo, direttrice del presidio ospedaliero -. Il servizio è gratuito tutto l’anno presso la nostra struttura al Frullone, ma questa volta siamo voluti scendere in piazza non soltanto per incentivare e facilitare l’iscrizione all’anagrafe canina ma anche per venire incontro a chi ha difficoltà a recarsi nell’ospedale veterinario». L’iniziativa rientra nella campagna di sensibilizzazione contro l’abbandono dei cani «Mi prendo cura di te» che il Servizio tutela, diritti e salute degli animali del Comune di Napoli - diretto da Clara Degni e sostenuto dall’assessore Gennaro Nappi - ha avviato fin dall’inizio dell’estate. «Sabato verrà offerta un’occasione che speriamo si ripeta al più presto per regolarizzare il possesso del proprio animale attraverso l’iscrizione all’anagrafe che è obbligatoria per legge. Chi ne è sprovvisto infatti, va incontro a sanzioni e multe», sottolinea Clara Degni. Il microchip è minuscolo, contiene tutti i dati del proprietario e del cane, la sua applicazione è indolore e senza controindicazioni, ed è utilissimo anche per ritrovare l’animale in caso di smarrimento. Ecco i documenti necessari da presentare agli stand. Per l’iscrizione all’anagrafe canina e l’inserimento del microchip il proprietario deve risiedere a Napoli ed esibire un documento valido di riconoscimento e il codice fiscale. Nel caso che il cane, già microchippato, debba cambiare padrone, il nuovo proprietario dovrà esibire due dichiarazioni: la prima, firmata da chi ha ceduto il cane, con i propri dati anagrafici e codice fiscale (oltre alla fotocopia del documento di riconoscimento) che attesta l’avvenuta cessione. La seconda è invece firmata da chi ha ricevuto l’animale con le stesse informazioni. Sabato ci sarà anche uno stand per le adozioni dei tanti trovatelli del Comune le cui immagini verranno trasmesse su uno schermo al plasma. IL TIRRENO 7 OTTOBRE 2009
Investe un cane e scoppia una lite
LUCCA. Ha investito il cane di piccola taglia della vicina, una donna di 30 anni, che ha reagito in maniera animata dando vita a una discussione che rischiava di degenerare. A riportare la calma è dovuta intervenire una volante della polizia. L’episodio è avvenuto l’altra sera intorno alle 22 a Montuolo. L’automobilista, 56 anni, ha spiegato agli agenti che il cagnolino aveva improvvisamente attraversato la strada, sbucando da una siepe, e che non aveva potuto far niente per evitarlo. Alla fine tra i due vicini è stata riportata la calma. IL SECOLO XIX 7 OTTOBRE 2009
Maxi-sequestro di pesce a santa margherita
SANTA MARGHERITA (GE). Maxi-sequestro di pesce a Santa
Margherita. Oltre 214 chili (un centinaio fra triglie e
naselli e altrettanti di paranza) sono stati posti sotto
sequestro dalla Guardia costiera di Santa Margherita su un
peschereccio di "Santa", insieme all'ultimo tratto della
rete a strascico che veniva utilizzata a bordo, risultata
irregolare. Il proprietario del peschereccio dovrà pagare
una sanzione amministrativa di duemila euro. IL PICCOLO 7 OTTOBRE 2009
Un progetto tra Trieste e Udine per proteggere da infezioni trote e altri pesci d allevamento
di CRISTINA SERRA
Sano come un pesce? Magari! Invece anche i pesci si ammalano, perciò i piscicoltori investono in farmaci cospicue somme di denaro, nel tentativo di contenere i principali agenti microbici che danneggiano specie richieste come la trota, che da sola fornisce il 17 per cento della produzione nazionale complessiva. Vaccinare un pesce per proteggerlo da parassiti o infezioni batteriche non è banale. L’animale va prima sedato e anestetizzato, e poi trattato col farmaco. Strategia costosa e inquinante, perché sedativo e anestetico devono essere smaltiti. In alternativa, si può versare il medicinale nelle vasche da allevamento. A risentirne è ancora l’ambiente, che riceve ulteriori inquinanti oltre a quelli che derivano dalle attività umane. Senza contare che, per risparmiare tempo e denaro, gli allevatori sciolgono il vaccino in vasche piccole in cui introducono gruppi di pesci a rotazione, e ciò rende variabile la dose assunta da ogni soggetto. «Entrambe le soluzioni sono ancora usate - spiega Moreno Cocchietto, ricercatore alla Fondazione Callerio Onlus di Trieste ed esperto in oral-delivery, cioè nella somministrazione orale di farmaci - ma stanno diventando ecologicamente insostenibili, economicamente sconvenienti o troppo complesse per allevamenti di grandi dimensioni, dove dosaggi e tempistiche precise sono elementi essenziali. Così, mossi dalle necessità di un mercato alimentare che diventerà sempre più esigente, noi di Fondazione Callerio abbiamo deciso di intervenire su due aspetti della vaccinazione ittica: individuare una strategia vaccinale semplice ed economica e garantire la tracciabilità dei farmaci somministrati». Al progetto collaborano le Università di Trieste e Udine, gli Istituti Zooprofilattici di Torino, delle Tre Venezie e dell’Abruzzo-Molise e un importante allevamento regionale. Col supporto finanziario del Fondo Trieste e della Regione Friuli Venezia Giulia è nato un Sistema Vaccinale Orale innovativo che viene inserito nel cibo senza isolare o manipolare i pesci, che rispetta le acque, e che viene assunto dall’animale e agisce solo dopo essere arrivato a destinazione, nell’intestino. «Abbiamo creato micro “palline” usando prodotti naturali come alginato e chitosano – dice Cocchietto – sostanze che si ottengono da alghe o dallo scheletro esterno di insetti e crostacei. All’interno abbiamo aggiunto lisozima, uno stimolante naturale del sistema immunitario e poi introdotto i batteri che causano le particolari patologie delle trote, ma dopo averli inattivati e resi innocui. Sono proprio questi batteri inattivati - come il Lactococcus garvieae diffuso negli allevamenti del Friuli Venezia Giulia – a svegliare il sistema immunitario del pesce proteggendolo da contatti successivi». «La cultura sanitaria odierna – sottolinea Gianni Sava, ordinario di Farmacologia dell’Università di Trieste e Direttore Scientifico della Fondazione Callerio – deve orientarsi verso la prevenzione, più che verso la terapia. Poiché ogni specie ittica risponde diversamente a un agente patogeno, è essenziale capirne la biologia e la fisiologia per poter agire in modo mirato. Vista l’importanza della trota abbiamo iniziato a studiarne tempi di digestione e risposte immunitarie, per far sì che il rilascio del farmaco avvenisse nel tratto finale dell’intestino, più attivo immunologicamente». Con l’impianto pilota costruito in Fondazione Callerio i ricercatori hanno dimostrato che tale strategia è scalabile e applicabile ad allevamenti anche molto grandi; una prospettiva, questa, che ha suscitato l’interesse della comunità scientifica di settore riunita in questi giorni a Nagoya per un convegno. Conclude Sava: «Con i primi test su grandi numeri abbiamo constatato che il sistema protegge i pesci da infezioni e favorisce il normale processo di accrescimento. Non a caso, abbiamo già richieste per lo studio di specie diverse, come carpe o branzini».
Animalieanimali
7 OTTOBRE 2009
ALL'ELBA LEONI MARINI CERCANO BOMBE...
Leoni marini e sommergibili per rilevare ordigni
sottomarini. E' l'esperimento Catharsis2, che il Nurc,
centro di ricerche della Nato con sede alla Spezia, condurrà
fino al 20 ottobre nelle acque dell'isola d'Elba. COMUNICATO ENPA 7 OTTOBRE 2009
CACCIA, LA CONFERENZA DELLE REGIONI BOCCIA IL TESTO ORSI. LE ASSOCIAZIONI ANIMALISTE: “ADESSO STOP DEFINITIVO A CACCIA SELVAGGIA”
La Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome boccia il testo Orsi per la liberalizzazione della caccia e dà ragione alle associazioni animaliste e ambientaliste che da tempo denunciano il tentativo della lobby venatoria estremista di far approvare “Caccia Selvaggia”. “La Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome – si legge in un documento pubblicato sul sito istituzionale dell’ente - in merito alle proposte di modifica alla legge n. 157 del 1992, afferma la necessità di mantenere inalterato il nucleo fondante della legge vigente che persegue l’obiettivo dell’equilibrio tra la protezione della fauna selvatica ed il prelievo venatorio”. “Apprezziamo molto la posizione responsabile espressa dall’organo di coordinamento delle Regioni italiane – commentano Associazione Vittime della Caccia, Enpa, Lac, Lav e Lida –. Vorremmo che anche il Parlamento facesse sua tale posizione, fermando una volte per tutte l’iter del testo Orsi che, nonostante la grande mobilitazione dei media e dell’opinione pubblica, ha purtroppo ripreso il suo percorso nella Commissione Ambiente del Senato”. Secondo le associazioni animaliste, il pronunciamento delle Regioni è una vera pietra tombale su un testo che ci riporterebbe indietro di cinquant’anni con un’autentica decimazione della fauna, la cancellazione delle regole in materia di caccia, la violazione gravissima del diritto comunitario. “Giustamente – proseguono Associazione Vittime della Caccia Enpa, Lac, Lav e Lida – la Conferenza delle Regioni ha sottolineato l’assoluto isolamento del Veneto, l’unico a dire sì a caccia selvaggia. Nel Veneto, come noto, è in atto un duro scontro puramente politico sulla pelle degli animali, che ha per posta i voti dei cacciatori in previsione delle elezioni regionali di primavera”. Animalieanimali 7 OTTOBRE 2009
REGIONI CONTRO DDL ORSI, SOLO IL VENETO SVENTOLA
ESTREMISMO VENATORIO
C’è la necessità di mantenere inalterato il nucleo
fondante dell’attuale legge sulla caccia (L.157/92), ma
contemporaneamente la disponibilità a esaminare proposte
di modifica. Questa posizione è stata ribadita in un
documento approvato dalla Conferenza delle Regioni (con
l’eccezione della Regione Veneto) nella seduta del 1°
ottobre 2009.
IL GAZZETTINO
7 OTTOBRE 2009
Cinghiale a spasso sulla A13, ferite due ragazze Le figlie dell’assessore Marcon, tornando a Teolo, investono l’animale e si schiantano contro il guard rail
ROVIGO - Si dicono “miracolate”. Poteva andare peggio a Jessica e Chiara, figlie dell’assessore alle attività produttive Martino Marcon, vittime l’altra mattina di un pauroso incidente sulla A13, in prossimità del casello di Rovigo. Le due ragazze stavano tornando dall’aeroporto di Bologna, accompagnate dai rispettivi fidanzati. Alla guida della Citroen C3 c’era Jessica, 22 anni. All’improvviso, mentre percorreva il tratto in direzione di Padova a 110 chilometri orari, si è trovata un cinghiale in mezzo all’autostrada: impossibile evitarlo. L’impatto è stato tremendo. L’auto ha compiuto un testacoda e si è schiantata contro il guard rail. Nel frattempo un altro cinghiale è scappato in mezzo alla sede stradale, mettendo in pericolo i veicoli che sopraggiungevano a velocità sostenuta. La macchina è andata completamente distrutta. I quattro giovani hanno invece riportato solo contusioni multiple di lieve entità, giudicate guaribili in una quindicina di giorni. Ieri Martino Marcon ha sollevato la questione della sicurezza stradale: «Subito dopo l’incidente gli assistenti dell’autostrada, invece che confortare i ragazzi, hanno detto loro che non c’era niente da fare per il rimborso dei danni all’auto. In pratica, se non viene trovato il pertugio da dove sono sbucati i cinghiali non ci verrà riconosciuto nulla. Personalmente mi sto già attivando con alcuni legali di fiducia per ottenere il risarcimento: l’autostrada deve essere sicura, è inconcepibile che ci siano animali sulle carreggiate». IL GAZZETTINO 7 OTTOBRE 2009
Gli ambientalisti si appellano al Governo per evitare «ulteriori danni» della norma Caccia, chiesto lo stop immediato
UDINE - Sospendere immediatamente la stagione venatoria 2009-2010: lo chiedono con forza Wwf, Legambiente, Lipu, Lac e Lav a seguito dell’impugnazione della legge regionale comunitaria del 2009 (la legge regionale 13 di quest’anno), nella sezione relativa alla caccia, da parte del Consiglio dei ministri. Secondo il Governo, come abbiamo riferito, la legge regionale è illegittima in quanto disciplina la cacciabilità di alcune specie intervenendo in un ambito precluso alla competenza regionale e sottopone, seppur transitoriamente, l’intero Friuli Venezia Giulia al regime giuridico della zona faunistica delle Alpi, con ciò limitando la quota di territorio da destinare alla protezione della fauna selvatica.«Con questa legge – scrivono le associazioni ambientaliste regionali – i consiglieri che l’hanno votata hanno gravemente ignorato una sentenza della Corte costituzionale (che già nel maggio scorso aveva bocciato diverse previsioni della legge regionale sulla caccia), con la volontà espressa di rendere possibile il regolare svolgimento della stagione venatoria». A giudizio degli ambientalisti, «la legge 157 del 1992 sulla protezione della fauna e sul prelievo venatorio sancisce il principio che la caccia è consentita solo quando è garantita l’esigenza di tutela della fauna». Invece «i consiglieri che hanno votato la legge 13 del 2009, impugnata dal Governo, hanno completamente ribaltato tale principio. Pur di permettere ai cacciatori di imbracciare le doppiette - scrivono le associazioni - hanno consentito infatti l’abbattimento di migliaia di animali selvatici in assenza delle condizioni previste dalla legge, con il rischio di provocare un danno irreparabile al patrimonio faunistico della regione».
IL GAZZETTINO
7 OTTOBRE 2009
Il lupo ritorna sulle dolomiti bellunesi
BELLUNO - Il lupo ritorna sulle dolomiti bellunesi. "Sulle tracce del lupo" potrebbe essere, infatti, il titolo di un prossimo documentario dedicato alla provincia di Belluno. Se per il più celebre "L’Orso" (1988) le montagne ampezzane prestarono il set cinematografico prima del vero ritorno del plantigrado, nel caso del lupo la realtà anticiperebbe la fiction, almeno stando allo scheletro ritrovato nei pressi del Passo San Pellegrino, in località Varena. Le analisi genetiche realizzate sul resto dell’animale, deceduto per cause ancora ignote nell’autunno 2007, hanno confermato che si tratta di un esemplare di canis lupus. Alcune caratteristiche morfologiche da subito avevano fatto ipotizzare si trattasse del predatore sterminato nell’area già nella metà dell’Ottocento, ma i recenti risultati aggiungono nuovi elementi a favore di un prossimo ritorno del predatore nelle Alpi orientali. Il dna dell’animale, infatti, escluderebbe l’appartenenza alla popolazione italica presente nell’arco alpino centro-occidentale e lo ricondurrebbe con maggior probabilità a quella croata o slovena. Anche la zona del ritrovamento confermerebbe, secondo la polizia provinciale, un transito dell’animale lungo il corridoio naturale che da est porta verso territori montuosi meno popolati, come quello svizzero e austriaco. Di fatto, anche l’ultima uccisione avvenuta nel 1929 in Comelico, vide l’abbattimento di un esemplare errante proveniente dall’area della ex-Jugoslavia. Come già avvenuto per l’orso, le guerre dei Balcani, unite al fisiologico aumento della popolazione autoctona, indurrebbero più di un giovane individuo a ispezionare nuovi territori e tra i primi naturali sfoghi ci sarebbe proprio la provincia di Belluno.«A differenza dei plantigradi, lupi e lince raramente lasciano tracce evidenti del loro passaggio – spiega Loris Pasa, guardia in forza alla polizia provinciale bellunese – e per questo la loro presenza spesso viene rilevata solo dopo lo stanziamento di più individui, oppure dopo ritrovamenti come questo». Di fatto, già da tempo ai confini orientali italiani sono state registrate le prime timide apparizioni di esemplari provenienti da Croazia e Slovenia meridionale. All’elenco delle specie rare che stanno ricolonizzando le Dolomiti bellunesi, come l’ursus arctos, l’aquila chrysaetos (aquila reale) e il bubo bubo (gufo reale), si aggiungerebbe quindi un altro importante elemento di biodiversità. «Non si gridi al lupo» raccomandano però dall’ente locale. «Il nostro territorio potrebbe essere sufficiente al fabbisogno di una coppia di linci, ma non al lupo, che semmai potrebbe attraversarlo alla ricerca di aree più vaste» precisa Gianmaria Sommavilla, dirigente del corpo di polizia provinciale. A limitare ogni possibile allarmismo, anche l’ampia letteratura scientifica moderna confermerebbe «la natura schiva e naturalmente timorosa del canis lupus».Di fatto, nonostante la storica presenza del predatore, nelle cronache bellunesi si registra un solo caso di aggressione a un cavaliere e la leggenda di una bambina sbranata nel 1817 a Spert d’Alpago.
BIG HUNTER
7 OTTOBRE 2009
La protesta dell'Enpa sul contenimento dei cinghiali: stop alle fucilazioni in gabbia e alla caccia
Continuano le proteste dell'Enpa sui metodi utilizzati dalla polizia provinciale per la riduzione dei cinghiali che infestano le alture delle province liguri. L'associazione interviene in particolare dopo l'episodio del ferimento di un cinghiale in una gabbia dalla quale è riuscito a fatica a liberarsi.
Gli animalisti si dichiarano favorevoli
alle catture controllate purchè gli
animali vengano rilasciati all'interno
delle aree protette e sottolineano la
propria contrarietà alla “fucilazione”
dell'animale in gabbia. A tal proposito
si propone nuovamente l'utilizzo di
metodi incruenti e si fa notare che “gli
Ambiti Territoriali di Caccia possono e
debbono fornire reti e “pastori
elettrici” per una efficace e definitiva
difesa delle coltivazioni”. L'Enpa in
particolare si dichiara fortemente
contraria alla caccia straordinaria in
zone in cui sono avvenute incursioni di
cinghiali, e sfiorando la comicità
dichiara “non si capisce quale utilità,
se non “ludica” per chi le compie, abbia
intervenire giorni dopo, quando i
“colpevoli” sono lontani e gli animali
uccisi sono estranei ai fatti”.
BIG HUNTER
7 OTTOBRE 2009
BERLATO:
LA GIUNTA REGIONALE APPROVA LA DELIBERA
SULLE CACCE IN DEROGA
“Dopo aver acquisito il previsto parere
della IV Commissione consigliare, la
Giunta regionale del Veneto, su proposta
dell’Assessore regionale alla caccia
Elena Donazzan, ha approvato in via
definitiva la delibera sulle cacce in
deroga per la stagione venatoria
2009/2010”, così l'europarlamentare
Sergio Berlato interviene con un
comunicato stampa informando i
cacciatori veneti che da tempo
attendevano l'approvazione delle deroghe.Secondo
Berlato l'assessore Donazzan pone
così rimedio “alla situazione di stallo
venutasi a creare in Consiglio regionale
a causa delle inopportune forzature del
Gruppo consigliare della Lega Nord che,
male consigliato dalla dirigenza della
Federcaccia, aveva tentato di proporre
la cacciabilità in deroga di ben 11
specie, per molte delle quali mancava il
previsto parere obbligatorio
dell’Istituto Nazionale per la Fauna
Selvatica (ora ISPRA)”. Un punto, quest'ultimo
sul quale l'iniziativa leghista si è
arenata bloccando di fatto
l'applicazione della legge come invece –
fa notare Berlato - “ininterrottamente
avvenuto nella nostra regione dal 2002
al 2008”.
L'esponente del Pdl lascia queste
considerazioni al passato “a nulla
serve continuare a recriminare”,
dice, sottolineando poi che la cosa
più importante sia adesso “rimediare
agli errori commessi”.Per prima cosa
pensando già ai probabili ricorsi:
“nel caso in cui la prima delibera
venga sospesa dal TAR – sostiene il
deputato europeo -, con una serie di
delibere fino a quando non si
troverà l’accordo con il TAR stesso,
bisogna che per gli anni futuri la
maggioranza che governa la regione
dimostri di voler dotare il Veneto
del proprio istituto regionale per
la fauna selvatica, al quale
affidare il compito di fornire i
pareri sullo stato di conservazione
di alcune specie, sinora non forniti
dall’INFS”.
"Quest'anno dovremo accontentarci di
un atto amministrativo, confidando
che per l'anno prossimo si torni
all'applicazione con atto
legislativo - scrive in un altro
comunicato stampa il Presidente
dell'Associazione Cacciatori Veneti
- Confavi Maria Cristina Caretta -
Per il momento godiamoci le nostre
cacce tradizionali che si potranno
praticare dal 7 ottobre 2009".
Proprio sui ricorsi al Tar la
Caretta dichiara "Se sarà necessario
affiancheremo i nostri legali a
quelli della Regione del Veneto per
difendere questa delibera dai
prevedibili e pretestuosi ricorsi da
parte delle organizzazioni
animal-ambientaliste, sperando che
altrettanto venga fatto dalle altre
associazioni venatorie.-
Alla luce di quanto accaduto Berlato
invita quindi l'intera maggioranza
del consiglio Regionale Veneto “ad
approvare quanto prima la proposta
di legge n. 6 sull’Istituto Veneto
per la Fauna Selvatica in modo da
evitare che, in previsione della
prossima stagione venatoria, i
cacciatori del Veneto debbano
assistere nuovamente allo squallido
spettacolo a causa del quale hanno
dovuto subire le conseguenze di uno
scaricabarile politico degno di
miglior causa”.
MESSAGGERO VENETO 7 OTTOBRE 2009
Sospendere la stagione della caccia
Ilaria Gianfagna
UDINE. Le associazioni ambientaliste sono pronte a fare ricorso al Tar e a presentare un esposto alla Comunità europea, se la stagione della caccia non viene sospesa immediatamente. I cacciatori, secondo Legambiente, Lav, Lac e Wwf, sarebbero liberi di cacciare in tutta la regione, senza limiti di zone protette. «Un danno per l’ambiente e l’ecosistema - fa sapere Alessandro Sperotto della Lac Fvg – che mette in pericolo specie protette in tutta Italia». Sotto accusa due questioni: la mancata limitazione di aree dove non si può cacciare (legge regionale 13/2009) e la restrizione della caccia solo per alcune specie di uccelli. «In questo momento sono cacciabili anche animali che non potrebbero esserlo, anche specie protette – spiega il rappresentante delle associazioni ambientaliste nel comitato faunistico venatorio Fvg Maurizio Rozza – e non spetta alla Regione, né al Governo stabilire quali uccelli si possono abbattere, ma alla Comunità europea. La Regione si è messa a legiferare su una materia che non può gestire». Le associazioni ambientaliste chiedono che le due questioni vengano riviste immediatamente, perché la stagione, che si è aperta il 16 settembre e si chiuderà a fine gennaio, comporta una serie di rischi per le specie animali e per l’ambiente. «Ma anche per i cittadini – aggiunge Rozza – se saremo costretti a fare ricorso al Tar e quindi impugnare gli atti amministrativi dei piani di abbattimento e i regolamenti delle riserve di caccia, anche i cittadini e i non cacciatori ci rimetteranno economicamente, perché fare ricorso è una spesa». La critica va anche all’assessore regionale all’agricoltura Claudio Violino che, secondo gli ambientalisti, non ha fatto nulla per modificare la legge 13. «Una legge illegittima – continua Rozza – perché dà alla regione competenze che non le spettano sulla cacciabilità degli uccelli selvatici ed estende a tutto il territorio regionale la zona faunistica della Alpi». All’appello mancherebbero 45 mila ettari protetti. «La legge dice che deve rimanere libero dalla caccia una zona non inferiore al 20 per cento e non superiore al 30 per cento del territorio. In questo momento solo nel 6 per cento della pianura non si caccia, manca almeno il 14 per cento». Altra richiesta è che in quest’ordine di consultazioni e quindi decisioni vengano integrati anche i rappresentanti delle associazioni ambientaliste, gli agricoltori e gli enti locali. «In questo momento – conclude Rozza – si sta facendo un regalo ai cacciatori». IL CACCIATORE 7 OTTOBRE 2009
Intervista al presidente dei cacciatori francesi FRANCIA: È in crescita il consenso della gente
Parla
Charles-Henri de Ponchalon,
presidente dei cacciatori
francesi. Le questioni da
affrontare, il rapporto con il
mondo agricolo e ambientalista,
le aspettative nei confronti
dell’Ue.
Nel Paese il consenso verso la
caccia cresce negli ultimi 29
anni.
Quanti sono i
praticanti? MESSAGGERO VENETO UDINE 7 OTTOBRE 2009
Il suo habitat? Lungo Torre e Cormôr
Provincia di Udine - Lo zoologo Luca Lapini, tecnico zoologo del museo friulano di storia naturale, è uno dei massimi conoscitori della fauna locale, vale a dire degli animali che hanno fatto di Udine il loro habitat naturale. La volpe, balzata agli onori della cronaca in questi mesi perchè è portatrice della rabbia, è uno di questi. «Stimiamo che ce ne sia una ogni 250 ettari di terra, cioè nella zona di Udine dai 10 ai 25 esemplari. Sono frequenti lungo il Torre e il Cormôr, nelle campagne verso Pozzuolo e nella zona di via Bariglaria e di Godia. E’ una presenza normale, se l’animale è sano non deve preoccupare». Ma appunto adesso c’è un focolaio di epidemia rabbica in Friuli e l’attenzione è rafforzata. L’esperto è convinto che comunque il vaccino sia efficace e sicuro, anche eventualmente per l’uomo. «La rabbia si trasmette attraverso il morso di un animale infetto – dice Lapini – o se una ferita viene a contatto con le secrezioni dell’animale. Se l’animale è malato muore dopo 3 o 4 giorni. Nell’uomo l’incubazione è più lunga, una ventina di giorni, ma la vaccinazione è un salvavita. Oltre alla volpe vi sono altri carnivori che potrebbero trasmettere la rabbia: penso alla faina, che è molto comune anche nei dintorni del capoluogo, il cane e in teoria anche il gatto. L’obbligo di vaccinazione dei cani è in tutti i Comuni interessati all’epidemia. La campagna di vaccinazione è la cosa più efficace per contrastare l’avanzare della malattia». Una curiosità. C’è un altro animale, il cane procione, che di recente è stato segnalato per la prima volta alle nostre latitudini (percisamente in Carnia) che è facilmente contagiabile dalla rabbia. Altri animali portatori, sempre secondo l’esperto, sono lo sciacallo (non più presente a Udine) e il tasso, quest’ultimo coabita spesso con la volpe. Anche per Luca Lapini il caso della razzia nel pollaio di via Marsala non deve preoccupare. «Di solito la volpe uccide un po’ più di quello che ha bisogno – spiega – : si crea un certo caos tra le galline ed è facile che ne vengano ammazzate tante. Se vengono portati via volatili interi o se vengono decapitati, allora questa è la firma tipica della volpe». MESSAGGERO VENETO 7 OTTOBRE 2009
Rabbia, in città sotto osservazione 25 volpi
di MAURIZIO CESCON
Udine La volpe è presente a Udine. Si può stimare in un numero compreso tra i 10 e i 25 esemplari, vive generalmente nelle zone di campagna lungo i torrenti, il Torre e il Cormôr. Ma non c’è pericolo per la diffusione della rabbia: gli animali sono “osservati” costantemente. E anche il caso della volpe che ha fatto razzia di galline in un pollaio (ieri notte pare che sia tornata nello stesso posto a “prelevare” qualche altro volatile morto), non deve far pensare che la malattia si sia diffusa in città: se ha attaccato con tanta veemenza, dicono gli esperti, vuol dire che è in forze, quindi sana. E allora per il momento nessun obbligo di vaccinazione dei cani a Udine. A patto che la situazione non cambi. Il dottor Oreste Battilana, responsabile del Dipartimento prevenzione e vigilanza veterinaria dell’Ass 4, tranquillizza la popolazione, soprattutto i possessori di qualche animale domestico, cani e gatti in primis. «E’ vero la volpe si è urbanizzata – spiega Battilana – perchè in un contesto cittadino trova con minore fatica il cibo. Gli attacchi ai pollai non sono inusuali, anzi, capitano spesso. Semprechè, nel caso di via Marsala, si sia trattato di una volpe, che in genere decapita le sue vittime e mangia solo le teste. Oppure si porta via le galline come provvista di cibo per i cuccioli. In ogni caso per Udine escludiamo qualsiasi pericolo. C’è l’obbligo di vaccinare i mammiferi, quindi i cani, in tutti i Comuni lungo l’asta del Tagliamento, che sono 16, mentre è previsto in altri 13. La città è sotto controllo: ci sono anche i piani di abbattimento selezionati per vedere se le volpi sono sane o meno. Ma riteniamo, grazie alle tre successive campagne di vaccinazione effettuate tra gennaio, maggio e settembre, di aver circoscritto il focolaio di infezione nella zona collinare di Buja. Personalmente sono convinto che abbiamo già bloccato il diffondersi del morbo, ci sono sfuggite due schegge impazzite, chiamiamole così, gli animali ritrovati a Mortegliano e a Plasencis di Mereto di Tomba». Le ultime campagne di vaccinazioni antirabbiche risalgono, prima dell’allerta di oggi, al 1995. «Non sono più state fatte – dice ancora il dottor Battilana – perchè la rabbia era scomparsa del tutto dall’Italia. Purtroppo è riuscita a rientrare nel nostro Paese dalla Val Resia, evidentemente nell’Europa dell’Est non c’erano sistemi efficaci di controllo di questa malattia. Noi consideriamo che la rabbia si propaga entro un raggio di 40 chilometri in un anno, ecco spiegato il focolaio di Buja. Ma adesso, ripeto, con le vaccinazioni staremo tranquilli». Intanto in via Marsala, nella casa di Franco Iuretigh a ridosso della stazione, si fanno i conti con la razzia della volpe della notte tra domenica e lunedì. Pollaio praticamente azzerato con 15 galline uccise, un gallo che porta i segni del combattimento e altri due volatili feriti in modo grave. «E’ tornata una seconda volta – spiegano i familiari del signor Iuretigh – nella notte tra lunedì e ieri. Avevamo portato fuori, nel cortile, i corpi delle galline morte e questa mattina (ieri, ndr), ci siamo accorti che ne mancavano due o tre. Abbiamo telefonato ai veterinari per capire come dobbiamo muoverci, ma per il momento non abbiamo avuto indicazioni. Prima o poi dovremo rimuovere le carcasse di quegli animali, siamo in attesa di un via libera». LA NUOVA VENEZIA 7 OTTOBRE 2009
Un invasione di scoiattoli in zona Pineta
JESOLO (VE). Invasione di scoiattoli al lido, i simpatici roditori hanno fatto i nidi vicino all’ospedale e in zona Pineta. Una piacevole sorpresa che ha allietato le vacanze dei tanti turisti, divertito i più piccoli, ma anche messo in allarme gli ambientalisti, visto che gli scoiattoli non hanno predatori. La paura è dunque che, essendo animali molto prolifici, possano crescere a dismisura. La colonia più grande è stata segnalata vicino al terreno dell’ospedale e della Croce Rossa in via Levantina. «Un fatto curioso - ha detto il delegato locale del Wwf, professor Claudio Caldo - ma credo non si debba sottovalutare. Gli scoiattoli, molto probabilmente, non sono originari di queste zone e sono stati importati in qualche modo, forse lasciati liberi da qualcuno che li aveva acquistati in qualche negozio di animali. Sono molto voraci e mangiano di tutto, ma soprattutto non hanno veri predatori in queste zone che li possano limitare. Il rischio è dunque che possano prolificare a dismisura visti i ritmi con i quali sono stati segnalati di continuo».
MESSAGGERO VENETO 7 OTTOBRE 2009
Caterina tutor dei pennuti Al suo richiamo arrivano tutti i bipedi del Noncello
Chiara Benotti
Provincia di Pordenone - Scene da cartoon di Disney, sotto gli occhi di pietra di Adamo ed Eva dell’omonimo ponte a Pordenone: ogni sera la tutor delle papere del Noncello fa l’appello a due cigni, oche, anatre e bipedi vari. Se le “gattare” hanno il ruolo di tutor dei felini randagi nelle colonie, nella galleria animalista c’è posto anche per la tutor dei pennuti sul fiume. «Buti-buti-buti…» chiama Caterina F., una gentile e mite signora nata e vissuta da sempre sotto il campanile di San Marco. I pennuti arrivano a frotte, la circondano e si appollaiano sulla riva. In caso di ritardo, la papera anziana dal collo bianco si azzarda ad allungare le zampe palmate sotto i portici. «Mi è capitato di sentire il “qua-qua” di quella che chiamo l’anatra Nobile, sotto le finestre di casa – ha confermato Caterina –. L’appuntamento quotidiano è fisso da oltre 8 anni, nato dall’amore per gli animali del fiume. La mia famiglia è vissuta da generazioni in vicolo della Fontana e mio nonno era sagrestano, quando le campane si suonavano a mano. Il fiume, gli animali hanno sempre fatto parte del mio orizzonte». Caterina è una convinta animalista. «Non posso tenere animali in casa, perché non saprei come fare in caso di malattia. Gli amici pennuti del fiume mi aspettano tutte le sere e cerco di essere assidua, per non deluderli». Quando arriva Caterina ci sono briciole di pane bagnato per tutti e la giornata finisce in gloria sugli argini, esclusi i piccioni. Il cartello sul ponte di Adamo ed Eva consiglia di non dare cibo agli animali. «Non so leggere quel segnale stradale – ha scherzato Caterina –. Qualcuno si dovrà occupare di queste papere, soprattutto nella stagione invernale quando il cibo scarseggia». La fauna del fiume ha un’anagrafe, a fine estate si contano le perdite. «Sono sparite molte nidiate di oche e anatre. I killer dei pulcini sono le pantegane, che non danno scampo. Un altro problema è la proliferazione dei piccioni, ma le papere sono deliziose e intelligenti. Riconoscono la mia voce ed è un piacere reciproco, incontrarle ogni sera». Incontri ravvicinati in un eden ristretto, snodato tra la striscia dell’acqua e quella d’asfalto del ring. «Amare gli animali è un’esperienza straordinaria – è il consiglio di Caterina –. Da allargare oltre i confini classici delle specie protette domestiche di cani e gatti. Oche, cigni, trote e pennuti in genere, sono capaci di altrettanto affetto e si affezionano».
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SALUTE EUROPA
7 OTTOBRE 2009
Dalla terapia genica speranze per il trattamento dell’anemia falciforme
Una ricerca condotta da un gruppo di ricercatori del Cincinnati Children's Hospital Medical Center potrebbe offrire una speranza di cura per le tante persone affette dall’anemia falciforme, una malattia genetica del sangue, caratterizzata da anemia cronica e da episodi dolorosi più o meno frequenti in varie parti del corpo, causati dall'occlusione dei vasi sanguigni. Dopo un decennio di studi, il gruppo ha sviluppato una terapia genica all’avanguardia che, nell’animale da laboratorio e su campioni di tessuto umano, ha mostrato la capacità di fermare la produzione dei globuli rossi “difettosi”, causa della malattia. Dopo il via libera da parte delle autorità federali, la terapia sarà testata sull’uomo. Nelle cellule malate, una alterazione genetica fa sì che i globuli rossi producano una forma anomala di emoglobina, chiamata emoglobina S, le cui molecole tendono ad aggregarsi fra loro, causando l’irrigidimento dei globuli rossi. Questi ultimi, incapaci di scorrere normalmente all'interno dei capillari, tendono a bloccarsi, causando "ingorghi" nella circolazione. Ne consegue la carenza di ossigeno che porta alla morte tissutale. La terapia sviluppata a Cincinnati prevede l’impianto di un gene che sostituisce l’emoglobina S, permettendo all’organismo di produrre la forma ‘corretta’ di questa proteina. I ricercatori pianificano di raccogliere le cellule staminali provenienti dal midollo osseo di volontari affetti dalla malattia, e di trasdurle in laboratorio con virus ingegnerizzati contenenti il gene che codifica per l'emoglobina nella sua forma corretta. Le cellule verrebbero infine re-impiantate nello stesso paziente donatore, per correggere la malattia. La speranza è che il trattamento induca le cellule malate dei pazienti a produrre l’emoglobina F, che induce i globuli rossi a funzionare normalmente.
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