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IL GIORNALE 10 SETTEMBRE 2009
CREMONA, DENUNCIATO, MALTRATTAVA IL BESTIAME
Cremona - Un allevatore di bovini di Monte Cremasco è
stato denunciato dai Nas di Cremona per maltrattamento
sugli animali, costretti a vivere in condizioni
incompatibili con la loro natura. I militari,
intervenuti per una normale ispezione igienico
sanitaria, si sono infatti trovati di fronte a ben 161
vitelli, ciascuno legato ad un anello, fissato al muro,
con corde o catene lunghe meno di un metro. LA ZAMPA.IT 10 SETTEMBRE 2009
Giallo a Torino, chi ha strangolato la gattina Soffiarella? Fuggita, trovata morta strangolata: caccia al colpevole
SILVIA GARBARINO
TORINO - Trenta passi, una gatta, un dolore e un
mistero. Il dolore lo ha raccontato a «Specchio dei
tempi» la signora Eva Menzio, nonna affranta e
amareggiata: «La gattina di mia nipote è stata trovata
morta soffocata in un cassonetto». La storia nei
dettagli la racconta una delle protagoniste, Caterina
Fossati, che abita con la figlia Olga di 11 anni in un
palazzo che richiama i film di Ozpetek e le terrazze
romane, in via San Francesco da Paola: «Una decina di
giorni fa mi è sfuggita Soffiarella dal trasportino, uno
dei due gatti che da due anni vivono con noi. La
disperazione ha avuto un esito che mai avrei pensato». LA NUOVA FERRARA 10 SETTEMBRE 2009
Sterminata con il veleno un'intera colonia di gatti
Maria Grazia Arlotti
JOLANDA DI SAVOIA (FE). Nessun miagolio di saluto, nessuna corsa festosa verso l’auto della “gattara” che da anni si prende cura della colonia felina nel territorio fra Tresigallo e Jolanda di Savoia. «Non ho avuto neanche il tempo di rendermi conto di quello che era successo - dice la Renata Boni - che davanti a miei occhi si è palesata una vera e propria strage: uno dopo l’altro, a breve distanza, ho contato ben 17 gatti morti. Un gesto davvero infame e vigliacco». La colonia, regolarmente censita, era composta da trentun gatti, tutti sterilizzati, alcuni avvicinabili, altri più selvatici. Si sono salvati proprio i più ritrosi e i più timidi, probabilmente perchè non sono riusciti ad attingere per tempo alle leccornie infarcite di veleno che hanno ucciso i loro compagni. Oggi all’appello mancano ancora una decina di gatti, che probabilmente sono riusciti ad allontanarsi e a trascinarsi in un posto nascosto per morire. Nella strage sono rimasti coinvolti anche un riccio e una gazza, trasportati insieme alle carcasse dei gatti all’Istituto zooprofilattico per accertamenti. Anche se il referto autoptico non è ancora stato stilato, appare chiaro fin da ora che si tratta di avvelenamento, provocato con un prodotto dall’effetto velocissimo e devastante. Tutti i gatti apparivano contratti, con la bocca serrata e con tracce di sangue dalla bocca e dal naso. «I gatti il giorno prima stavano benissimo - continua la Boni -, si è trattato di un gesto mirato e premeditato, che, come Enpa e Progetto Felix, abbiamo denunciato alle autorità preposte, sia sanitarie che giudiziarie». Non si hanno dati precisi sulla triste consuetudine delle morti per avvelenamento, ma quelli conosciuti bastano per parlare di un vero e proprio bollettino di guerra. Si avvelena con estrema leggerezza l’animale del vicino perchè considerato fastidioso, o banalmente per qualche ripicca, si spargono trappole mortali per combattere gli animali cosiddetti “nocivi” - volpi, donnole, gazze - che rubano pulcini destinati ai fucili. I veleni usati sono diversi, spesso mix di pesticidi, erbicidi, veleni per topi e anche stricnina, talmente potente che 50 grammi bastano per uccidere 1000 uomini e i cui effetti nell’ambiente durano nel tempo, dando origine a una catena di morti. Recentemente in zona è stata segnalata anche la morte di un cane, sempre per avvelenamento. Vale la pena ricordare agli eroi di simili imprese, consumate ai danni di esseri indifesi, che si tratta di un reato che prevede sanzioni penali punite con la reclusione e multe consistenti.
BIG HUNTER
10 SETTEMBRE 2009
Segugio impiccato da laccio. Il terrorismo dei bracconieri
Coldece (PU) - A dimostrazione che i cacciatori sono i primi a denunciare le enormi differenze che li separano dai bracconieri, diamo notizia di un fatto estremamente spiacevole, specchio di una realtà delinquenziale nascosta che finisce troppo spesso per inficiare negativamente anche sulla caccia rispettosa delle regole.
Un uomo
recatosi nelle campagne di Coldece (PU) con i
suoi segugi per il consueto addestramento, ha
perso di vista uno dei suoi cani e dopo
frenetiche ricerche nella boscaglia lo ha
trovato impiccato ad uno dei lacci che i
bracconieri piazzano per catturare daini,
caprioli, volpi, ecc. L'uomo, terribilmente
scosso dalla vicenda,“è stata come una pugnalata
al cuore” dice raccontando i fatti, ha
presentato regolare denuncia ai Carabinieri
della zona: “voglio che venga trovato il
bracconiere che ammazza gli animali con i lacci”
dichiara Marco Rossi, che vicino alla sua
cagnolina ha trovato morto in un laccio anche un
capriolo.
“Spero che i carabinieri e le forestali riescano
a trovare i responsabili di queste trappole
disseminate per i boschi. Ce ne sono ancora
tante pronte a scattare. Allora mi chiedo come
sia possibile che nessuno, forestali,
guardiacaccia, volontari, riesca ad imbattersi
in questi delinquenti. Cercherò di trovarli
anch'io perchè devono smetterla di fare i
terroristi. E le associazioni sarebbe bene che
si svegliassero dal loro torpore”. Sostenendo le
posizioni del Sig. Rossi, teniamo a precisare
che denunciare fatti come questo, prendere le
distanze e fare dei distinguo, è ora più che mai
importante per restituire alla caccia la dignità
che merita.
Animalieanimali 10 SETTEMBRE 2009
CANI UCCISI NEL FRUSINATE, DENUNCIA. ENPA, ORA SI INDAGHI A San Donato Val di Comino
Dopo il ritrovamento delle tre carcasse (gli
esemplari di randagi erano quasi irriconoscibili),
l’indignazione espressa dagli animalisti e lo
sconcerto manifestato da molti cittadini del paese,
è arrivata l’ora della denuncia. Una sarà presentata
questa mattina ai carabinieri di San Donato,
coordinati dai marescialli Valerio Di Santo e Paolo
Giarrusso. Ad annunciarlo è stato Vittorio Fargnoli,
membro dell’Enpa (Ente nazionale protezione animali)
e dell’associazione ”Sotto le ali del corvo”,
sodalizio di Pontecorvo. «Domani (oggi, Ndr)
presenteremo una denuncia-querela contro ignoti per
chiedere di indagare affinché si faccia piena
chiarezza sulla morte di questi ultimi tre cani,
assassinati barbaramente. Non bisogna dimenticare -
aggiunge Fargnoli - che sempre a San Donato cinque
anni fa altri randagi furono trovati senza vita,
stroncati dal veleno, dalla stricnina, come poi
venne stabilito». Al momento la pista privilegiata è
quella dell’avvelenamento, anche se non si esclude
che possano essere stati dapprima tramortiti. Ma sul
perché, ci sono solo ipotesi, tra cui quella legata
al fenomeno del randagismo. Le carcasse, in avanzato
stato di decomposizione, almeno fino a ieri mattina
si trovavano ancora nel dirupo lungo la superstrada
509. Poi Fargnoli, una vita la sua spesa anche per
gli animali, aggiunge: «Non presenteremo solo una
denuncia ai carabinieri, ma invieremo anche un
esposto al prefetto di Frosinone affinché solleciti
i Comuni ad adeguarsi alle ultime normative in
materia di randagismo». La mattanza di San Donato ha
avuto ampia eco anche a Frosinone. Sulla questione,
infatti, è intervenuta la responsabile provinciale
dell’Enpa, Nives Campanelli, che ha spiegato: «Si è
trattato di un gesto di atroce crudeltà verso gli
animali, ancora una volta randagi indifesi.
Considerato anche il precedente di qualche anno fa,
mi auguro che i carabinieri svolgano un’indagine
approfondita per fare luce su questa barbarie».
SAVONA NEWS
10 SETTEMBRE 2009
Savona: Enpa, migliaia di animali muoiono durante i roghi
Savona - Dopo gli incendi si fa il conto dei danni e la Protezione Animali savonese chiede di non dimenticare la strage di animali. In ogni ettaro muoiono, bruciati vivi o asfissiati, secondo un calcolo dell’ENPA, confermato dal Corpo Forestale dello Stato, almeno cinque milioni di insetti, da cinque a diecimila rettili ed uccelli e circa duecento mammiferi; e non se la passeranno molto bene, per lungo tempo, i superstiti che, fuggiti nelle aree vicine, si troveranno a competere con le popolazioni orginarie in ambienti che non conoscono, correndo seriamente il rischio di morire di fame. Una semplice moltiplicazione potrà quindi dare il conto dei milioni di animali morti nelle centinaia di ettari bruciati nei giorni scorsi, per i quali l’associazione preannuncia la costituzione di parte civile nei riguardi degli eventuali responsabili.L’ENPA si augura che siano al più presto attivati i sistemi satellitari di avvistamento degl incendi e si regolamenti l’accesso di auto e moto alle zone boschive, almeno durante il periodo di dichiarata grave pericolosità; un fuoristrada o un mezzo da motocross con una cattiva combustione ed una marmitta sporca possono essere, al di là dei casi di dolo, facile innesco dell’erba secca ai margini delle strade di campagna. Invita infine le persone che frequentano i boschi a depositare ai margini delle zone bruciate cibo per gli animali e sollecita alla vigilanza tutti coloro che li amano: un incendio non minaccia soltanto la vita umana ed il patrimonio bochivo ma è SEMPRE un’autentica mattanza di animali. ASCA 10 SETTEMBRE 2009
INCENDI: ENPA, IN LIGURIA MORTI CENTINAIA ANIMALI
Roma - Dopo gli estesi incendi di Genova, La
Spezia e Savona, si fa giustamente il conto dei
danni; e la Protezione Animali savonese chiede
di non dimenticare la strage di animali compiuta
dal fuoco.In ogni ettaro muoiono, bruciati vivi
o asfissiati, secondo un calcolo dell'ENPA,
confermato dal Corpo Forestale dello Stato,
''almeno cinque milioni di insetti, da cinque a
diecimila rettili ed uccelli e circa duecento
mammiferi; e non se la passeranno molto bene,
per lungo tempo, i superstiti che, fuggiti nelle
aree vicine, si troveranno a competere con le
popolazioni orginarie in ambienti che non
conoscono, correndo seriamente il rischio di
morire di fame. IL SECOLO XIX 11 SETTEMBRE 2009
«mattanza di animali tra le fiamme - pronti a costituirci parte civile»
Savona - Dopo gli incendi dei giorni scorsi l'Ente Nazionale Protezione Animali di Savona al momento della conta dei danni chiede di non dimenticare la strage di animali. Una «mattanza» così viene definita anche nel caso di Spotorno e Madonna del Monte. In ogni ettaro di bosco, secondo i calcoli dell'Enpa muoiono - bruciati vivi o asfissiati - almeno 5 milioni di insetti, da 5 a 10 mila rettili ed uccelli e circa 200 mammiferi. Stime confermate anche dal comando del corpo forestale. «E non se la passeranno molto bene i superstiti che, fuggiti nelle aree vicine, si troveranno a competere con le popolazioni originarie in ambienti che non conoscono, correndo seriamente il rischio di morire di fame» spiegano gli animalisti. Milioni quindi gli animali morti nelle centinaia di ettari bruciati nei giorni scorsi in Liguria, una decina gli ettari in provincia di Savona, per i quali l'ente, presieduto dall'avvocato Lucrezia Novaro, preannuncia la costituzione di parte civile nei riguardi degli eventuali responsabili dei roghi ritenuti dagli inquirenti di origine dolosa.
IL MESSAGGERO CIVITAVECCHIA
10 SETTEMBRE 2009
Strage di animali domestici al parco pubblico di via Saffi al rione Maiorca
MONICA MARTINI IL CENTRO 10 SETTEMBRE 2009
È morto il lupo Oscar la mascotte del Parco
di Roberto Raschiatore
PESCASSEROLI (AQ). È morto Oscar, «il lupo del presidente della Repubblica» ospite nel Centro visita del Parco nazionale d’Abruzzo. Il vecchio animale ha rappresentato una delle principali attrazioni per generazioni di bimbi. Era il 15 luglio 1997 quando l’allora Capo dello Stato, Oscar Luigi Scalfaro , arrivò a Pescasseroli al termine di una lunga visita in Abruzzo. Prese in braccio il cucciolo di lupo e così il direttore Franco Tassi e il presidente Fulco Pratesi , all’epoca alla guida del Parco nazionale, decisero di battezzare il piccolo predatore col nome Oscar. Quel cucciolo era stato trovato ferito poche settimane prima e per questo era ospite dell’area faunistica del Centro visita. La notizia del lupo col nome del presidente fece il giro d’Italia. Scalfaro commentò con una battuta: «Negli anni Ottanta è stato battezzato l’orso Sandrino in onore di Pertini , negli anni ‘90 il lupetto Oscar per riguardo a me. Nel Duemila potrebbe diventare più imbarazzante perché rimangono solo i cervi che creano sempre qualche problema». Il lupo Oscar è morto di vecchiaia e ora la sua gabbia e la sua cuccia sono vuote. «Un dispiacere per tutti», ha commentato Vittorio Ducoli , direttore del Parco, «Oscar era una specie di mascotte». Il lupo è stato per dodici anni il beniamino di grandi e bambini che hanno frequentato il Centro visita. A Pescasseroli, Oscar deteneva il primato delle preferenze tra i visitatori, quale unico rappresentante della tradizione del Parco di battezzare gli animali con nomi di Capi dello Stato o personaggi famosi. Oscar ha vissuto per 12 anni nel suo recinto, coccolato dai turisti. E fino a qualche tempo fa tutti potevano ammirarlo mentre alternava momenti di allegria ad altri in cui se ne stava beatamente sdraiato all’ombra di un albero. Un’immagine che mancherà.
IL GIORNALE
10 SETTEMBRE 2009
AL PALIO BASTA CRUDELTA' SUI CAVALLI Il sottosegretario Martini ha varato le nuove regole che pongono limiti severi alle corse "selvagge". Da ora niente più frustate agli animali e circuiti sicuri: "I Nas controlleranno anche il tasso alcolico dei fantini"
Enza Cusmai
Il dossier è sulla sua scrivania. Trasuda
sangue. Al palio di Pula, in Sardegna, il
purosangue Giotto è rimasto ucciso da un palo
della staccionata che gli si è conficcato nel
petto. Al palio dei Berberi, organizzato solo 4
giorni fa a Calascibetta, vicino a Enna, due
cavalli hanno travolto una rudimentale
staccionata di pali di legno e nastri di
plastica e sono finiti contro alcune auto in
sosta. Una cavalla, sventrata da un paletto si è
ferita gravemente il torace ed è stata
trascinata via su un furgone dal proprietario
che si è dileguato. Vicino a Oristano, invece, è
morto, nel luglio scorso, un fantino di 44 anni
dopo caduta in cui ha battuto violentemente la
testa.
Ma davvero saranno gli ultimi fatti di
cronaca che vedremo?
Grazie all’ordinanza che porta la sua
firma pubblicata in Gazzetta ufficiale?
Quindi se si snobbano le nuove misure di
sicurezza le autorità risponderanno in prima
persona?
E chi controllerà il rispetto delle
misure di sicurezza?
Controlleranno anche i fantini?
Ce n’è bisogno?
L’ordinanza parla anche di eticità dei
fantini.
A volte i fantini si fanno la guerra tra
di loro?
E siamo arrivati inevitabilmente al
Palio di Siena. Questa ordinanza lo mette in
qualche modo a rischio?
Torniamo al palio di Siena.
Questa legge si occupa anche del
benessere del cavallo.
E le regole garantiranno anche un
percorso sicuro per gli animali?
ANMVI OGGI
10 SETTEMBRE 2009
MANETTE A BRUNETTI: IL CASO IN PARLAMENTO
Sulle vicende del 4 agosto, quando a Montecatini Terme il Corpo Forestale ha ammanettato il veterinario Leonardo Brunetti nelle azioni di sequestro degli animali del Circo Victor, è stata presentata una interrogazione parlamentare ai Ministri Zaia e Maroni. L'iniziativa è dell'On Gianni Mancuso, che si è rivolto al Ministro delle Politiche Agricole e dell'Interno chiedendo azioni urgenti: - verificare che il personale del Corpo Forestale dello Stato abbia agito entro i limiti dei poteri attribuitigli dal vigente ordinamento
- verificare che detto personale abbia
agito con il rispetto dovuto al
cittadino e professionista dott.
Leonardo Brunetti.
- verificare se detto personale abbia
effettivamente agito nell'interesse del
benessere animale nel rifiutare la
qualificata collaborazione dell'esperto
dott. Leonardo Brunetti.
- revocare ogni procedimento a carico
del dottor Leonardo Brunetti che, prove
documentali fotografiche e filmate,
documentano non aver fatto resistenza a
pubblico ufficiale, bensì' offerto
qualificata collaborazione
- scongiurare per il futuro il
verificarsi di episodi di incresciosa
mancanza di rispetto nei confronti di un
cittadino , di un professionista e, non
da ultimo, del benessere degli animali
oggetto di tutela.
Nel ricostruire i fatti, l'On Mancuso
ricorda che il dottor Leonardo Brunetti,
medico veterinario specialista in
animali esotici, è il
responsabile sanitario del circo,
impegnato da mesi in azioni di
miglioramento delle strutture di
alloggio degli animali e delle
condizioni sanitarie degli stessi, in
collaborazione con la competente Asl.
Qualificatosi in questa veste ("senza
viceversa ottenere risposte alle
richieste di essere informato delle
azioni in corso") il veterinario "non ha
ricevuto attenzione nemmeno alle sue
pressanti richieste di accogliere la sua
disponibilità a collaborare all'azione
di prelevamento e spostamento degli
animali". Il dottor Brunetti, si legge
nel testo dell'interrogazione,
"ravvisava scorrette azioni di prelievo
e manipolazione nei confronti degli
esemplari oggetto di trasferimento; in
seguito si è appreso che un pinguino
trasferito presso l'acquario di Genova è
morto poco dopo il trasferimento coatto".Sulle
condizioni degli animali trasferiti è
intervenuto il Presidente della Sivae,
Paolo Selleri, sottolineando la
necessità che agli animali, a maggior
ragione trattandosi di esemplari esotici
e non convenzionali, sia garantita
adeguata assistenza per scongiurare che
l'azione giudiziaria comprometta la loro
stessa sopravvivenza.
CORRIERE DELLA SERA 10 SETTEMBRE 2009
Lo scorso anno Valentòn impiegò 11 minuti per morire. Ambientalisti mobilitati Appello in rete: «Salvate il toro Moscatel» Proteste contro la tradizionale «festa» di Tordesillas che prevede l'inseguimento e l'uccisione dell'animale
Un frame di un video tratto da una delle passate edizioni di questa sorta di corrida all'aperto
MADRID – «Moscatel» morirà. Domenica
prossima. Trafitto dalle lance, come in
una battaglia tribale. Solo contro
tutti. Le proteste degli animalisti non
basteranno a impedire che si celebri,
anche quest’anno, la festa del «toro de
UNDICI MINUTI PER MORIRE - L’anno
scorso, «Valenton» ci ha messo undici
minuti a morire, incalzato da oltre
trecento lancieri a piedi e a cavallo
che lo hanno inseguito dalla cittadina
fino a una zona rurale, chiamata appunto
«de ASCA 10 SETTEMBRE 2009
FRANCIA: PANTERA NERA AVVISTATA AL CONFINE CON BELGIO
Bruxelles - La pantera nera ricercata due settimane nel nord est della Francia e' stata avvistata nel cuore della foresta delle Ardenne, vicino al confine con il Belgio. Lo hanno comunicato le autorita' locali.''La pantera e' stata avvistata intorno alle 7.00 di questa mattina da un abitante di Leglise. Degli agenti di polizia armati di fucili dotati di siringhe ipodermiche hanno pattugliato la zona per tutta la mattinata, ma non l'hanno trovata'', ha detto l'assessore Pierre Gascard.La ricerca della pantera e' iniziata il 28 agosto scorso, quando alcuni escursionisti avevano intravisto l'animale scambiandolo per un ''grosso gatto nero''.Uno specialista della protezione animali ha assicurato che se ''l'animale e' stato allevato in cattivita' la gente non corre nessun pericolo'', ma le autorita' locali vogliono chiudere l'accesso alla foresta fino a quando la pantera non sara' stata catturata o uccisa. IL CITTADINO 10 SETTEMBRE 2009
Un’estate difficile per le galline di Orio: dopo i furti l’attacco dei cani da caccia
Orio (LO) - Strage di galline a Orio Litta, sbranate dai cani, ma non si è trattato di un caso di randagismo come quello avvenuto in estate alla Riserva Naturale di Monticchie. A Orio Litta l’allevamento “casalingo” del pensionato C.G., che da anni alleva pollame e anatre coltivando pure un grande orto che diventa luogo di ritrovo di tanti amici, non conosce pace. In luglio aveva fatto scalpore il furto di una quindicina di galletti, che aveva semi spopolato l’allevamento. A fine agosto ecco un’altra amarissima sorpresa. Alcuni cani da caccia di un oriese che li aveva liberati nei campi vicini, come è d’uso fare per allenarli in vista della stagione venatoria, improvvisamente ha assalito alcune galline che razzolavano fuori dal pollaio. Evidentemente attirati dalle facili prede, i cani da caccia sono quindi penetrati nel pollaio che era rimasto aperto facendo strage di pennuti. A nulla è valso il tentativo del proprietario dei cani di richiamarli all’obbedienza. Sono state oltre trenta le galline uccise e dilaniate. Per l’allevatore, che si è visto svuotato il suo ricco pollaio nel giro di un mese, resta la magra soddisfazione del rimborso assicurativo, subito versato dal cacciatore, che fra l’altro è un compaesano pure lui orticultore e allevatore di galline. Nonostante la grande esperienza, evidentemente aveva sottovalutato l’istinto predatorio dei suoi cani da caccia e la loro voglia di predare, dopo mesi di vita sedentaria. Animalieanimali 10 SETTEMBRE 2009
ASSESSORE VINOVO ASSICURA: "MAI PIU' ANIMALI NELLE FIERE" Duecento mail di protesta dopo l'ultima festa patronale, stop ai pesci rossi
«Mai più animali esposti o usati come oggetto di
premi»: l'assessore alla Protezione animali e
vice-sindaco Francesco Cerulli spiega le intenzioni
della maggioranza in merito soprattutto all'uso di
pesci rossi, topini, coniglietti e simili nei banchi
tipici delle giostre. Animalieanimali 10 SETTEMBRE 2009
PESCA A STRASCICO, SENZA LUCI E IN PERIODO VIETATO!
Pescavano a strascico nel golfo di Baratti, fermati
e denunciati dalla Guardia di Finanza di
Portoferraio tre pescherecci della marineria
piombinese. Prosegue senza sosta l'attività
repressiva contro la pesca a strascico illegale,
l'ultimo intervento è stato portato a termine dalla
Sezione operativa Navale di Portoferraio, che, a
seguito di specifica attività informativa ed
investigativa, sono intervenuti nelle acque di golfo
di Baratti. L'intervento repressivo delle Fiamme
Gialle imbarcate sulla vedetta "V.2009" e supportate
a terra da una pattuglia che monitorava i movimenti
di alcuni motopescherecci segnalati, ha infatti
permesso di sorprendere in flagranza ben tre
motopescherecci d'altura, tutti della marineria di
Piombino, intenti alla pesca a strascico in tempi
non consentiti. IL MATTINO 10 SETTEMBRE 2009
Per salvare anche solo una tartaruga marina della specie «Caretta caretta»...
Napoli - Per salvare anche solo una tartaruga marina della specie «Caretta caretta» c’è bisogno di un lavoro comune e di un progetto da condividere fino in fondo. Flegra Bencivenga, responsabile dell'Acquario della Stazione Zoologica Dohrn di Napoli è stata una delle protagoniste della bella storia di Gaia e Beckett. Ha offerto un contributo decisivo nella collaborazione con la struttura di Cattolica, confermando la tradizionale qualità del lavoro dell'ultra-centenaria stazione in Villa comunale. «A che punto è la grande sfida lanciata per la salvaguardia di questa specie a rischio d'estinzione»? «Purtroppo, in Italia ancora non si è compreso che per salvare questi animali non basta l'impegno di una singola istituzione o di un’associazione ma occorre lavorare tutti insieme, secondo le stesse metodiche e per obiettivi comuni. Le tartarughe marine sono specie migratrici e per questo non hanno confini, appartengono a tutto il Mediterraneo. Dovremmo, perciò imparare da loro a sentirci meno protagonisti e prendere coscienza che il nostro lavoro, è utile solo se si aggiungono anche gli sforzi di tutti gli altri Paesi del Mediterraneo». Gaia e Beckett sono tornate nell'area protetta di Nisida. Quando riprenderanno la loro vera vita in mare? «Le due tartarughe resteranno nella baia di porto Paone fino a tutto settembre. Poi saranno rilasciate a sud di Napoli, lungo le coste cilentane. Questo per evitare loro la zona più trafficata del golfo e offrire una chance maggiore di sopravvivenza. Ancora, dovrebbero spostarsi verso il bacino orientale del Mediterraneo, appena la temperatura dell’acqua scenderà al di sotto dei 17 gradi». Questo dunque il prossimo futuro delle piccole tartarughe «napoletane». L’istinto di sopravvivenza e il destino faranno il resto.
LA PROVINCIA CI COMO
10 SETTEMBRE 2009
Il meccanico
che insegna ai ghepardi a correre
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ALZATE BRIANZA (CO) - E’ l’uomo che insegna
al ghepardo, l’animale più veloce al mondo,
come si fa a correre. Gabriele Consonni, 35
anni, ad Alzate fa il meccanico. Ha
trascorso le ferie in Namibia, in Africa,
per aiutare a rimettere in libertà le bestie
feroci, abbandonate quando i genitori sono
uccisi dai bracconieri. Ha accudito svariati
animali. Tra cui venti leoni, cinque
leopardi e trentacinque ghepardi. E proprio
con quest’ultimi, Consonni ha stretto un
feeling particolare: con una bottiglia di
plastica legata alla gamba, di giorno
addestrava i felini ad uscire dalla
cattività, con qualche corsetta. Da soli,
infatti, non ci riuscirebbero.
Il meccanico ha deciso di dedicare il mese di agosto ad aiutare gli animali. Con quaranta volontari (due italiani) radunati dalla rivista Green Volunteers è partito alla volta di Harnas, in Namibia. In una grande area protetta gestita dalla Harnas Wildlife Foundation, dove gli animali imparano a ritrovare l’istinto per tornare liberi. «Per chi ama gli animali non è facile dare in pasto pezzi di cavalli e pecore - racconta - ma ho dovuto fare anche questo». Ad Harnas si punta al reintegro totale di felini e non: «Ed è necessaria una stretta convivenza con loro. Dopo qualche giorno, ci si abitua: quando non percepiscono più la paura, si avvicinano all’uomo». Gli struzzi sono i più furbi, ma le esperienze più "adrenaliniche" si fanno con i licaoni: iene africane con l’abitudine di cacciare in branco. «Siamo entrati in un piccolo gruppo a sistemare il loro recinto: parliamo di appezzamenti di terra vasti, di diverse centinaia di metri quadri, dove la vegetazione può essere anche fitta - racconta Consonni - Dovevamo stare uniti ed evitare movimenti bruschi. Altrimenti avrebbero potuto fraintendere, e saremmo diventati le loro prede». Esperienze rischiose, ma uniche. «Che vale la pena ripetere in futuro: spero di poter tornare presto».
IL MATTINO
10 SETTEMBRE 2009
Un tuffetto nell'area di mare protetta di porto Paone, a Nisida...
MARIA GRAZIA CIOTOLA
Napoli - Un tuffetto nell'area di mare protetta di porto Paone, a Nisida, e la vita di Gaia e Beckett è cambiata di nuovo, in meglio. Le due tartarughine marine della specie «Caretta caretta» sono tornate lì dove avevano rischiato di morire, alcuni mesi fa. E da ieri hanno ripreso a nuotare felici, per prepararsi al definitivo ritorno alla libertà, nel mar Mediterraneo. Una storia bella e particolare, che vede in prima fila e insieme, l’Acquario di Cattolica e la stazione Zoologica Dohrn di Napoli. Nel marzo scorso i biologi e i veterinari partenopei avevano deciso di mandare Gaia e Beckett a Cattolica, per un periodo di convalescenza nelle vasche progettate proprio per aiutare le tartarughe marine. Un’avventura a lieto fine, che inizia lo scorso inverno, quando le due tartarughine furono catturate accidentalmente da un peschereccio napoletano in una rete a strascico a nord del Golfo, trovate semi-assiderate in un’area identificata dagli studiosi come «zona di pascolo» e ricca di cibo. I due piccoli rettili, per i cambiamenti climatici dovuti a un estate troppo prolungata, non si erano ancora diretti verso la Grecia e la Turchia per passare l’inverno ed erano state colte dal freddo improvviso che aveva provocato loro un principio di assideramento. Portate al «Turtle Point» della Stazione Zoologica Dohrn, a Bagnoli Futura, erano state sottoposte a specifiche terapie fino alla graduale ripresa. Successivamente, sono state trasportate a Cattolica per trascorrere un periodo di convalescenza, prima della riconquista del golfo. In cinque mesi Gaia a Beckett, che hanno circa tre anni di vita, si sono riprese, sono cresciute in peso e in lunghezza e sono tornate a Napoli, per essere reintrodotte nell’area protetta di porto Paone, per concessione del Ministero di Grazia e Giustizia e dell’Autorità Portuale di Napoli. Una storia di piccoli animali da salvare finita bene, che consolida la collaborazione intrapresa da tempo tra l’Acquario di Cattolica e la Stazione Zoologica Dhorn di Napoli, diretta da Flegra Bencivenga. Grazie a questa sinergia e a questo intenso scambio di esperienze e professionalità, ha preso vita il primo Asilo delle tartarughe, con sede a Cattolica, nato per ospitare i piccoli animali marini durante le fasi più vulnerabili della loro vita, in un ambiente protetto, in grado di garantire un periodo temporaneo di convalescenza; così si monitorizza la crescita, (variazioni di peso e di taglia) e l'autonomia, per garantirne il perfetto stato di salute, con l'unico obiettivo di riportare le tartarughe nella loro vera casa, il mare. Ieri mattina è stato organizzato il rilascio di Gaia e Beckett, a porto Paone. I biologi delle due stazioni zoologiche, a bordo di due gommoni dell’ Isform, la società subaquea che lavora in collaborazione con la Polizia Penitenziaria che ha istallato le reti di protezione della baia di Nisida, hanno spinto in mare le due piccole «turtles»: si ambienteranno per venti giorni prima di essere trasportate nella costa del Cilento, in mare aperto, da dove continueranno il loro lungo viaggio verso Oriente. Il progetto per la riabilitazione delle tartarughe marine è nato in stretta collaborazione anche con la struttura del carcere minorile di Nisida, per il reintegro in società dei giovani detenuti di età compresa tra i sedici e diciotto anni, italiani e stranieri; dura da ormai quattro anni, con risultati sempre più incoraggianti. I giovani, non più di due o tre per volta, lavorano all’interno del «Turtle Point» di Bagnoli. La struttura oggi ospita sessanta tartarughe; ogni lunedì è previsto l'ingresso gratuito per visitare l'impianto e tutte le «sorelle» di Gaia e Beckett. IL CITTADINO 10 SETTEMBRE 2009
Circa 40 ettari di bosco tra Lodi e Montanaso sono stati dichiarati zona vietata alle doppiette dall’Atc Laudense Nord Ciclista impallinata, basta caccia al Belgiardino Nuove regole dopo l’incidente che ha coinvolto la presidente di Ciclodi
Provincia di Lodi - Via le doppiette dal Belgiardino. Incidenti come quello nel quale finì coinvolta la presidente di Ciclodi Pina Spagnolello, all’apertura della scorsa stagione di caccia, non potranno più accadere. Le norme ora sono cambiate. Circa 40 ettari di bosco, tra Lodi e Montanaso, sono diventati zona rossa, vietata alla caccia. La Spagnolello era stata ferita al braccio, proprio all’apertura della stagione venatoria, mentre insieme ad altri 60 ciclisti stava percorrendo la pista ciclabile all’interno del bosco. Subito scattò la denuncia e poi esplosero le polemiche con i cacciatori. Ora si è arrivati ad una soluzione. Questa settimana, le guardie provinciali si sono date da fare a delimitare l’area con un centinaio di cartelli. «Abbiamo mantenuto la promessa che avevamo fatto alla giunta provinciale precedente - spiega il presidente dell’Atc (ambito territoriale di caccia) laudense nord, Silvio Pedrazzini -. Palazzo San Cristoforo ci aveva chiesto di chiudere l’area, abbiamo organizzato dei comitati per discuterne. Ci sono state delle polemiche. Molti si sono detti contrari perché quella è una zona ricca di boschi affascinanti, ma non potevamo fare diversamente. La vicenda capitata alla presidente di Ciclodi è stata una brutta vicenda. Già ce l’hanno solitamente con i cacciatori, poi la persona che ha sparato non si è fatta trovare, è successo il finimondo. la provincia ha voluto mettersi al riparo. Noi abbiamo portato a termine l’impegno preso con la provincia». L’area coinvolta dal divieto di caccia confina a nord con la cascina Lazzara, a Sud con l’altra zona rossa che è il poligono di tiro, a Ovest con l’azienda Comella e ad Est con il fiume Adda. L’area resterà chiusa durante tutto il periodo della caccia, dal 20 di settembre fino alla fine di gennaio, ma sarà inibito anche l’addestramento dei cani nel resto dell’anno. Per la Spagnolello si tratta di un bel risultato. «Non lo sapevo - commenta sorpresa -, Meno male, ce l’abbiamo fatta. Avevamo parlato con la provincia e con Paola Rosa per chiedere questa cosa. Nel nostro programma di ottobre abbiamo previsto per l’11 ottobre la manifestazione “Pallini vaganti”: una biciclettata tra Belgiardino e la Muzza, con scampanellate collettive di protesta durante il percorso. La faremo comunque, ma il significato diventerà di festa. Ci sono dei percorsi ciclabili, vogliamo poterli fare e goderci i colori dell’autunno. Secondo me dovrebbero vietare la caccia anche lungo tutto il canale Muzza, anche lì passa una pista ciclabile. Ne parlerò con la provincia». Animalieanimali 10 SETTEMBRE 2009
LOMBARDIA, ANCORA CACCIA “IN DEROGA”: CONSIGLIO REGIONALE VOTA DISASTRO AMBIENTALE Lav annuncia richiesta sequestro preventivo fauna selvatica oggetto del provvedimento.
Dal 2005 ad oggi, nell’attuale Legislatura della
Regione Lombardia, sono state approvate ogni anno
delle leggi che hanno consentito l’abbattimento “in
deroga” alla Direttiva comunitaria “Uccelli”
409/79/CEE che tutela tutte le specie di uccelli
migratori. Animalieanimali 10 SETTEMBRE 2009
RANDAGI, SINDACI RESPONSABILI ANCHE SE PROVENIENTI DA ALTRO COMUNE
Commento all'Ordinanza del Sottosegretario Martini. Il sindaco deve preoccuparsi del benessere e della salute dei cani randagi che restano affidati alla sua tutela anche se vengono gestiti da privati e collocati in strutture poste fuori dai confini geografici dell'ente locale. Lo ha chiarito il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali con l'ordinanza urgente 16 luglio 2009 (pubblicata sulla G.U. n. 207 del 07/09/2009). La questione del randagismo assume connotazioni particolarmente importanti in certe zone d'Italia dove gli animali catturati non possono vivere in condizioni sopportabili per il loro benessere. In attesa di una riforma delle disposizioni normative in materia il Ministero della salute ha quindi adottato un provvedimento contingibile e urgente con validità limitata a ventiquattro mesi. I comuni, specifica innanzitutto la nota, nell'affidamento del servizio di mantenimento e gestione dei cani randagi devo tener conto del benessere degli animali e della loro natura di esseri senzienti. Per questo anche quando il servizio viene delegato a terzi andranno sempre assicurati standard minimi di qualità con immediata iscrizione dell'animale all'anagrafe canina e la sua sterilizzazione da effettuarsi entro 60 giorni. Spetterà sempre al comune assicurarsi dell'idoneità della struttura ospitante che non potrà mai avere una capacità superiore a 200 unità e dovrà essere convenzionata con associazioni di protezione per agevolare l'adozione. Gli stessi enti locali dovranno verificare l'apertura al pubblico delle strutture di ricovero per almeno 3 giorni alla settimana, di cui uno festivo o prefestivo, per almeno 4 ore al giorno. All'esterno dei canili dovranno essere apposti in maniera ben visibili i cartelli indicanti l'orario di apertura della struttura e i comuni potranno incentivare l'adozione degli animali di affezione anche attraverso il sito istituzionale dell'ente o l'albo pretorio. In sede di affidamento della gestione del canile il comune dovrà privilegiare le strutture più vicine che si avvalgono della collaborazione delle associazioni di protezione animale. Il primo cittadino resta responsabile dei cani randagi prelevati sul proprio territorio anche se collocati fuori comune. Deve informare del trasferimento il servizio veterinario e effettuare, una volta all'anno, un sopralluogo nella struttura.
IMG PRESS
10 SETTEMBRE 2009
LA DEPORTAZIONE DEI CANI DALLA BASILICATA ALLA CALABRIA NON È PIÙ POSSIBILE
Il trasferimento in Calabria dei 420 cani
randagi della comunità montana Val d'Agri,
ospitati da anni in piccoli canili della
regione, non è ancora avvenuto, e da oggi grazie
all'ordinanza del ministero del lavoro,
Politiche Sociali e Salute non potrà più
avvenire. Da domani la nuova soluzione andrà
trovata anche a partire da quei 300 mila euro
che risultano al bilancio della Regione per le
politiche sul randagismo ancora non spesi. La
vicenda che da mesi si sta trascinando tanto da
non capire più le responsabilita' politiche,
finalmente può interrompersi. La regione
Basilicata per ragioni incomprensibili voleva
prima spedire i propri cani in Campania nel
lager di Cicereale (Sa) e poi, dopo il sequestro
di quel canile, in Calabria in un altro canile
con più di mille cani. Tutto dopo bandi di gara
talmente al ribasso che i piccoli canili di zona
non potevano partecipare. Da mesi sottolineiamo
come lo sradicamento dei cani da luoghi in cui
da lungo tempo vivono con un soddisfacente
equilibrio psico-fisico, comporterebbe un
fortissimo stress per gli animali, che può avere
esiti anche mortali e comunque arrecherebbe loro
inutili sofferenze, così definite dagli stessi
servizi veterinari di Potenza, in un lungo e
articolato parere. Infliggere sofferenze
rappresenta un reato ai sensi dell'art. 544 ter
del Codice Penale. L'ordinanza 163 del 16
luglio, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 7
settembre, e quindi oggi operativa e in vigore,
fissa un principio importante: gli animali di
affezione sono esseri senzienti e quindi non
sono merce o un problema di cui disfarsi
cercando di spendere il meno possibile,
proponendo importi giornalieri per il loro
mantenimento che non possono in nessun modo
garantire la loro salute, o il loro benessere. E
dettano rigide norme per i canili: non possono
ospitare più di 200 cani, devono stare aperti al
pubblico per poter garantire l'adozione degli
animali e aperti anche alla collaborazione delle
associazioni animaliste. E poi individua nel
Comune e nella Asl in cui il cane è stato
trovato randagio la responsabilità delle
condizioni igieniche sanitarie e di benessere
del cane. L'ordinanza voluta dal sottosegretario
Francesca Martini finalmente rende giustizia
alla legge sul randagismo che non voleva aprire
un mercato sulla gestione dei randagi, ma voleva
dare ospitalita' di passaggio a quei cani in
cerca di una nuova famiglia che li ospitasse. Da
mesi ci appelliamo senza risposta al presidente
della Regione Basilicata perchè fermi la
deportazione dei cani, da mesi con
interrogazioni parlamentari abbiamo chiesto
l'attenzione delle istituzioni nazionali e del
Governo su questa vicenda, ora è arrivata la
risposta con l'ordinanza!
IL CACCIATORE
10 SETTEMBRE 2009
Stop al business del randagismo, oppure…
Stop al business del randagismo o
via preferenziale per alcuni?!?!? Per le altre news: http://www.federfauna.org/News/
ANMVI OGGI
10 SETTEMBRE 2009
CANILI, ANMVI: FINISCA L’ERA DELLE GARE AL RIBASSO
Per l'Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani la presenza di un veterinario libero professionista come responsabile sanitario è una svolta nella gestione dei canili. L' Ordinanza sui canili entrata in vigore il 7 settembre, inserisce infatti fra i requisiti vincolanti delle strutture l'assistenza veterinaria e il coinvolgimento dei liberi professionisti.Altrettanto importante, secondo l'Anmvi, è che con la nuova ordinanza, nelle gare d'appalto, i Comuni dovranno affiancare alle considerazioni economiche, valutazioni di carattere sanitario a garanzia del benessere degli animali, introducendo nel rendiconto economico voci legate allo stato di salute degli animali. A questo proposito, l'Associazione condivide la dichiarazione del Sottosegretario alla Salute Francesca Martini contro le gare al ribasso:"Basta assegnare gare d'appalto come se riguardassero tubi d'acciaio, mattoni o tombini anziché esseri senzienti" ha dichiarato il Sottosegretario al Corsera. Quella delle gare al ribasso è una cura sbagliata per le casse della sanità pubblica, perché non guardando alla qualità e all'efficacia degli interventi, perpetua gli sprechi. Il deprezzamento e la sottotariffazione della prestazione veterinaria ha coinciso, con la svalutazione dei requisiti minimi di buona prassi veterinaria e con la conseguente diffusione dei canili lager.Solo un adeguato investimento gestionale - conclude l'Anmvi- consente il risanamento dei canili, evita la proliferazione incontrollata della popolazione animale (sterilizzazione) e favorisce le adozioni. Gli aspiranti proprietari adottivi devono poter ricevere animali sani, perfettamente in regola con le norme sull'identificazione e sterilizzati per prevenire la riproduzione incontrollata. Da tempo l'Associazione, la prima in Italia a parlare di "livelli essenziali di assistenza veterinaria", chiede che le prestazioni di base per il controllo della popolazione animale, dall'identificazione alla sterilizzazione, siano messe in atto con il coinvolgimento dei veterinari privati in regime di convenzione. L'Ordinanza appena entrata in vigore va in questa direzione e introduce nel corpus normativo nazionale il principio virtuoso dell'integrazione della veterinaria privata col sistema della sanità pubblica.
CRONACA QUI
10 SETTEMBRE 2009
L’animale ha colpito l’anziano agricoltore senza alcun motivo, ferendolo a morte Incornato dal toro, muore davanti alla moglie
Massimiliano Rambaldi
PECETTO TORINESE (TO) - È stato incornato a morte sotto gli occhi della moglie. È morto in questo modo assurdo Bartolomeo Rosso, il titolare settantenne di un’azienda agricola di strada Canape. Lunedì, al termine di una normale giornata lavorativa al pascolo, era stato incornato da un toro d’allevamento mentre era intento a chiudere la stalla. Inutile il ricovero all’ospedale Molinette, l’uomo è morto nella notte di lunedì per le ferite riportate all’addome e al volto. Rosso lascia la moglie Maria Teresa e due figli Alberto e Giuseppe. È proprio quest’ultimo a descrivere l’accaduto: «Mio padre era un allevatore esperto. Ha sempre vissuto in campagna e non aveva mai avuto problemi con gli animali. Non sappiamo cosa sia successo di preciso quella sera, sta di fatto che al ritorno dal pascolo, tutte le mucche sono regolarmente rientrate, mentre il toro inspiegabilmente è rimasto fuori». Il dramma si è consumato sotto gli occhi della moglie: «Il toro lo ha colpito facendolo rotolare più volte sul terreno - continua Giuseppe Rosso -, e quando abbiamo sentito nostra madre gridare ci siamo precipitati fuori, ma nostro padre era già esanime sul terreno. Abbiamo chiamato subito il 118, ma è stato tutto inutile». La famiglia Rosso da sempre risiedeva a Pecetto e l’azienda agricola era una delle più conosciute nella zona: «Non si può dire che ci sia stata una distrazione da parte di mio padre - conclude Giuseppe -, è stata pura e semplice fatalità. Anche perché lui sapeva come trattare gli animali. E con quel toro non aveva mai avuto alcun guaio. La campagna era il suo mondo. Ci aiutava sempre». CORRIERE DELLE ALPI 10 SETTEMBRE 2009
Altra petizione contro la stalla
CESIOMAGGIORE (BL). Lamentano odori molesti che provengono dalla stalla, e la presenza di liquami che lambiscono i prati delle proprietà private. Dichiarano di aver trascorso un’estate da “coprifuoco” con l’odore acre dello strame suino che impregna le lenzuola stese e costringe a chiudere le finestre. I residenti fra via Grei e via Rai, dopo una prima petizione, tornano all’attacco. Chi risiede nell’area fra via Grei e via Rai ritiene di sentire un puzzo insostenibile e ha fatto partire una seconda raccolta firme, corredata di materiale fotografico. Sotto accusa è la presenza dei maiali ed è forte il timore che nel futuro ampliamento dell’attività produttiva si preveda anche una sezione per l’allevamento suinicolo. Nulla di tutto ciò, garantisce il sindaco Gianni De Bastiani che, sentite le lamentele, si è messo in contatto con i titolari della stalla. «I maiali andranno ad esaurimento e non saranno rimpiazzati». Una locuzione incruenta per dire che entro fine anno gli animali, che ora sopravvivono all’ingrasso, saranno tutti trasformati in soppresse e cotechini. «L’azienda che ha chiesto e ottenuto l’autorizzazione all’ampliamento», continua De Bastiani, «si dedicherà all’allevamento bovino con circa 64 capi a stabulazione, cioè liberi di muoversi nell’area circoscritta». Questo non esenterà i gestori dall’impegno di tenere pulito. «Ho già avuto modo di tranquillizzare i cittadini che l’attività produttiva in divenire è progettata in modo da non procurare disturbo: le vasche sono interrate, gli impianti a norma, come prevede la zootecnia all’avanguardia. Con un’impiantistica normata e sicura, non dovrebbe più esistere nemmeno il problema dei liquami». Va da sé, conclude De Bastiani, «che l’amministrazione, tramite gli organi preposti, eserciterà un’azione di controllo puntigliosa e sarà inflessibile sul rispetto delle regole». GAZZETTA DI REGGIO 10 SETTEMBRE 2009
Diventa allevatore di capre per passione
Domenico Amidati
BIBBIANO (RE). Allevatore di capre per passione. Fin da piccolo Claudio Leoni ha coltivato l’interesse per questo quadrupede, che ha sempre considerato una mucca in miniatura e da allora ne ha sempre allevate. Da un paio d’anni ha l’autorizzazione provinciale all’allevamento e alla vendita dei suoi prodotti. Dopo aver fatto il maniscalco, ha deciso di dedicarsi al loro allevamento e di farne un’integrazione al reddito familiare, anche se allevare capre per lui rappresenta soprattutto un forte attaccamento alle culture della sua terra. Un allevamento, il suo, improntato sulla qualità e tipicità produttiva, nel più assoluto rispetto ambientale. Lui, che abita in centro a Bibbiano, ha trovato nelle vicinanze una casa colonica vuota ed è partito: l’entusiasmo c’era ma è stata dura cominciare, anche perché le spese sono state tante. Quello di accudire gli animali è un impegno gravoso: hanno bisogno di assistenza tutti i giorni ma il 51enne Claudio è talmente carico e appassionato di questi animali che il sacrificio non lo spaventa. Lavorare bisogna e quando piace aiuta tanto. Di capre, nel suo allevamento, ne ha 52 (compresi due caproni) di due razze, le sue preferite, la Saneer francese e la Camosciata delle Alpi, entrambe a pelo raso e senza corna: una caratteristica importante, questa, in quanto a causa del loro temperamento vivace sono spesso in conflitto tra loro e durante i combattimenti si feriscono spesso. Per questo motivo si preferiscono razze senza corna e pacifiche. Le alimenta con cereali, quali mais, fiocchi d’orzo e di soia, di carrube e di fieno di medica. Il latte che produce lo conferisce a due latterie specializzate, che lo trasformano in derivati: yogurt, ricotta e formaggi vari, sia freschi sia stagionati, duri o molli, e caciotte, che poi lui vende assieme agli insaccati ai mercati o alle fiere. Inoltre Claudio ne macella qualcuna alla bisogna e trasforma le sue carni in salumi, salsicce e prosciutti (il famoso violino di capra). Anche il latte (pastorizzato) viene venduto in bottiglie da un litro: un prodotto che presenta un’elevata variabilità, sia nella composizione sia nell’attitudine alla trasformazione casearia e questo in relazione alle caratteristiche peculiari della razza, all’ordine di parto, ai fattori ambientali, alle tecniche di allevamento e di alimentazione e della lattazione. La sua composizione tipica lo rende preferibile al latte prodotto da altre specie zootecniche per il consumo umano diretto. Un latte che presenta una composizione in proteine più simile a quello umano che a quello vaccino. Inoltre il latte di capra è dietetico per il basso tenore di grassi (massimo 3%) ed è l’unico ad alta digeribilità, indicato pertanto per i lattanti, per chi soffre di allergie al lattosio e di disturbi gastroenterici. Molto ricercata anche la carne, per il suo alto valore nutrizionale, il basso contenuto di grassi, consigliata per chi ha il colesterolo alto. Le capre sono state il primo animale addomesticato dall’uomo, più di 10mila anni fa, e sono rinomate per la loro caparbietà ma anche per la loro intelligenza. Claudio lo sa: le alleva non solo per un tornaconto redittuale ma, come si diceva, per passione. CORRIERE DI RIETI 10 SETTEMBRE 2009
Via al ripopolamento di selvaggina Immissioni a partire da domani. Il presidente Atc Gianni polemico con Liberacaccia
RIETI - L'Ambito territoriale di Caccia Rieti Due, ha programmato una serie di immissioni di selvaggina in diverse giornate e con diverse finalità. La prima immissione, prevista per domani, 11 settembre, sarà di quaglie per favorire l’addestramento dei cani da ferma e incentivare l'attività cinofila in una provincia che conta migliaia di appassionati ma pochi estimatori della cinofilia agonistica. Le immissioni proseguiranno poi nelle giornate di sabato 19 e di venerdì 25 di settembre e venerdì 2 ottobre con la immissione complessiva di tremila fagiani, e, come è prassi consolidata, l'Atc acquista tutta la selvaggina disponibile allevata in provincia di Rieti potendone controllare la qualità e con indubbia ricaduta economica. “L'immissione di selvaggina a ridosso dell'apertura - chiarisce il presidente Gianni - è una pratica largamente utilizzata in Italia perché assolve ad una funzione fondamentale; questo tipo di selvatico attrae l'interesse dei cacciatori che nel contempo evitano di esercitare la loro pressione sui riproduttori presenti in natura. La Liberacaccia reatina si è fortemente attivata per ostacolare i ripopolamenti sia quelli nel territorio libero che quelli nelle zone addestramento cani - continua il presidente Gianni - e ciò è emerso nell'ultima riunione del consiglio direttivo dell'Atc Rieti 2. La Liberacaccia è contro. In futuro capiremo bene a che cosa. Il comportamento della Liberacaccia - conclude Gianni - appare quanto mai singolare se messo in relazione con i continui ripopolamenti che i cinofili della Liberacaccia “con un comportamento da padroni della zona di ripopolamento e cattura di Leonessa” fanno di continuo. Dunque, scatta domani la prima tranche dell’operazione di ripopolamento della selvaggina, con le prime immissioni prestabilite dall’Atc Rieti Due.
L'ECO DI BERGAMO
10 SETTEMBRE 2009
Legge sulla caccia, le reazioni
Bergamo - La nuova legge sulla caccia ha
provocato numerose reazioni, anche tra i
politici bergamaschi. Soddisfatto il consigliere
regionale della Lega Nord, Giosuè Frosio: «La
normativa sulla caccia in deroga – ha
dichiarato – è un provvedimento ponderato e
doveroso nei confronti del mondo venatorio
lombardo. Un segno di attenzione e rispetto per
la pratica venatoria, da sempre parte integrante
delle nostre tradizioni e della nostra cultura.
In particolare sottolineiamo l’inserimento del
frosone fra le specie cacciabili, ottenuto
grazie all’impegno del Carroccio».
CORRIERE DELLA SERA
10 SETTEMBRE 2009
L'APPELLO DEI CARDIOLOGIA Meno carne se stessi e per il pianeta Ridurne i consumi diminuisce il rischio di tumori e malattie del cuore, ma anche il riscaldamento globale
MILANO - Un modo semplice per volersi bene ed essere ecologicamente corretti? Portare in tavola un po' meno carne. È meglio per la nostra salute, ma anche per il mondo intero: il 18 per cento dei gas serra deriva proprio da tutte le attività connesse all'allevamento degli animali usati per produrre carne, perciò ridurne i consumi avrebbe un impatto non da poco pure sul riscaldamento globale. SALUTE – L'appello arriva dai cardiologi riuniti a Barcellona per il congresso dell'European Society of Cardiology, che specificano: «Consumare carni di manzo e maiale in grosse quantità aumenta di circa il 30 per cento il rischio di morire per colpa di una malattia cardiovascolare o un tumore. Il World Cancer Research Fund e l'American Institute for Cancer Research hanno indicato in 500 grammi alla settimana il consumo massimo di carni rosse». L'Organizzazione Mondiale della Sanità è ancora più prudente e parla di un introito raccomandato pari a 300 grammi di carne rossa (fresca o conservata) alla settimana: 45, 50 grammi al giorno. Ma secondo i dati dell'Osservatorio dell'Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN), in Italia adulti e adolescenti ne mangiano più del doppio e solo i lattanti rispettano il consumo raccomandato di proteine animali. Insomma, abbiamo davvero un po' esagerato. Anche perché la connessione fra consumo di carne rossa e guai per la salute è ormai sicura: poco tempo fa, ad esempio, uno studio ha confermato che mangiarne molta aumenta la mortalità e che l'11 per cento dei decessi negli uomini e il 16 per cento di quelli nelle donne potrebbero essere evitati riducendo l'introito di bistecche, insaccati e affini. AMBIENTE – I «danni» della troppa carne rossa però non si esauriscono a livello del singolo: come hanno spiegato i cardiologi a Barcellona, il consumo senza freni che caratterizza le società occidentali è legato a doppio filo con il riscaldamento globale. E i cambiamenti climatici a loro volta sono responsabili di innumerevoli problemi per la salute umana: dalle patologie respiratorie alla malnutrizione, destinata ad aumentare con l'estendersi delle aree calde e desertificate. «Le malattie umane e il riscaldamento globale sono indubbiamente correlate, in molti modi diversi – scrivono i cardiologi nel documento diffuso al congresso –. L'OMS e molte associazioni mediche stanno tenendo conto di ciò nelle loro raccomandazioni, ma il problema è ampio e tutti devono fare la loro parte. E difficilmente interventi a livello delle politiche energetiche, agricole, urbane o dei trasporti possono avere successo se tutta la popolazione non è cosciente dei rischi connessi ai cambiamenti climatici». Informazione e consapevolezza, quindi, sono fondamentali. Anche perché secondo una ricerca appena uscita su Food Research International, il cerchio finirà per chiudersi: con l'aumento delle temperature medie infatti la qualità della carne è destinata a peggiorare, perché molti animali da allevamento soffrono il caldo e quando vivono a temperature elevate (per il maiale, ad esempio, il termometro non dovrebbe superare i 31 gradi) danno carni più scure, dure, meno grasse e saporite. Meno buone, insomma. Forse è meglio non essere costretti a rinunciare alla carne per questo motivo, ma pensarci prima contenendo i consumi per evitare brutte conseguenze, per noi e il pianeta. Sono piccoli gesti che contano: mangiare meno carne, ma anche scegliere cibi che non debbano percorrere migliaia di chilometri prima di arrivare sulla nostra tavola. Una dieta ecosostenibile, insomma, che aiuterebbe il mondo a stare un po’ meglio e ci manterrebbe più in salute.
GREENME
10 SETTEMBRE 2009
IL COMUNE "ESILIA" LE CAPRE SELVATICHE DALL'ISOLA DI PALMARIA
Portovenere (SP) -Google tempo fa le aveva assunte come tagliaerbe ecologiche. Oggi invece il Comune di Portovenere le ha "licenziate" da Palmaria perché considerate un disagio per la popolazione e un danno per l'habitat naturale. Le capre selvatiche che popolano la piccola isola ligure verranno così acchiappate, raggruppate in un recinto e portate a terra per essere consegnate alle aziende agricole che ne faranno richiesta. Questo a seguito delle tante lamentele da parte degli abitanti che si vedevano distruggere continuamente dalle caprette coltivazioni e muretti a secco. Così il Comune non ha avuto scelta e ha deciso di liberare l'isola - che rientra nei Siti di Interesse Comunitario tutelati dall'Unione Euopea - dalla presenza dei ruminanti quadrupedi che, tra l'altro, si riproducevano in maniera spropositata e risultavno in continuo aumento, come dimostrato anche dal Parco e dalla Sezione Faunistica della Polizia Provinciale. Il progetto di "deportazione" delle caprette selvatiche, approvato dal Comune è stato finanziato dalla Regione Liguria attraverso la Rete Natura 2000. Una volta liberata l'isola dalle capre e ripristinato l'equilibrio naturale, sarà possibile istituire un percorso botanico che avrà il compito di illustrare ai turisti le ricchezze e le specificità dell'isola, nell'ambito di un progetto che, a detta del Comune, "tiene ben saldo il principio della salvaguardia e del rispetto della natura''.
Il GIORNO
GIOVEDI' 10 SETTEMBRE 2009
SONDAGGIO FRANCESE
Un medico
su tre è scettico <<Non farò l'iniezione>>
Parigi - <<NON MI FARO' contagiare dal virus della paura. E non mi sottoporrò al vaccino, nessuno può obbligarmi>>. Slogan come questo serpeggiano nei corridoi degli ospedali francesi. Secondi alcuni sondaggi, tra il personale sanitario transalpini sta aprendo un fronte di camici bianchi poco propensi a sottoporsi alla immunoprofilassi preventiva H1N1, più di un medico su tre, e il 63%degli infermieri si sono detti contrari a questa pratica. I dati sono frutto di un'inchiesta pubblicata sul settimanale L'Express e realizzata dallo Spazio etico dell'Assistenza pubblico-ospedaliera di Parigi. Le resistenze sono legate al fatto che il vaccino realizzato a tempo di record, grazie a procedure sempre più accurate, viene considerato ancora allo stadio sperimentale, dunque si dovrebbe attendere i risultati delle prove effettuate dalle case farmaceutiche.IL SINDACATO degli infermieri francesi rincara la dose di cautela in quanto teme (su grandi numeri) che si faccia sentire l'incidenza di effetti collaterali, rari ma gravi, come la sindrome Guillain-Barrè, una malattia neurologica invalidante (che si verifica in casi rarissimi anche nelle comuni vaccinazioni antinfluenzali) o altre malattie autoimmuni. Medici e infermieri non sconsigliano ma invitano i pazienti a fare una valutazione personale del rapporto rischi-benefici. Ricordando la necessità di informare i candidati alla vaccinazione prima di procedere all'inoculazione delle dosi raccogliendo il consenso degli interessati. IL TIRRENO 10 SETTEMBRE 2009
Vigili salvano una donna dall'assalto di tre cani
LUCCA. L’hanno aggredita, per fortuna senza azzannarla, e l’hanno costretta a saltare la recinzione di una villetta per mettersi al sicuro. Poi è stata salvata dall’intervento della polizia municipale che è riuscita a domare quei tre cani aggressivi: erano usciti dal recinto perché il cancello era rimasto inavvertitamente aperto. Per questo motivo il proprietario degli animali è stato multato: dovrà pagare 450 euro. MESSAGGERO VENETO 10 SETTEMBRE 2009
Vaccinazioni antirabbiche anche per i comuni vicini
Raffaella Sialino
DIGNANO (UD). Vaccinazioni obbligatorie antirabbiche anche a Dignano, aperte in questo caso anche a cani provenienti da altri comuni della zona: il sindaco Giambattista Turridano ha reso noto che anche le persone non residenti nel comune di Dignano ma facenti parte del Distretto dell’Azienda per i servizi sanitari 4 “Medio Friuli” che non hanno ancora provveduto alla vaccinazione dei propri cani possono farlo portandoli (con tutti i documenti necessari come il libretto sanitario e i dati del microchip) agli incontri in programma nei prossimi giorni a Dignano e nelle frazioni, dove sarà possibile anche verificare o regolarizzare l’iscrizione all’anagrafe canina. Il calendario a Dignano prevede le vaccinazioni gratuite, sempre dalle 9,30 alle 12, nei giorni di lunedì 14 e martedì 15 settembre a Carpacco nell’area festeggiamenti di via Pellico, poi mercoledì 16 a Vidulis, nell’area festeggiamenti di via Costantini. Giovedì 17 sarà la volta di Dignano, nell’area festeggiamenti di via Pieve e venerdì 18 a Bonzicco, nel polifunzionale di via della Villa. Il sindaco ricorda che la vaccinazione è obbligatoria: i trasgressori saranno denunciati e puntiti con la sanzione amministrativa prevista. Chi volesse provvedere privatamente alla vaccinazione del proprio cane dal suo veterinario di fiducia dovrà trasmettere all’ufficio protocollo comunale il relativo certificato attestante l’avvenuta vaccinazione. LA ZAMPA.IT 10 SETTEMBRE 2009
Bassotti reali e matrimoni da vip a Cracovia
Ogni anno si tiene a Cracovia la più grande e bizzarra sfilata di bassotti. Eleganti, buffi, d'aspetto regale: cani da ogni parte del mondo si sono ritrovati insieme ai loro padroni per esibirsi...
FOTO http://www.lastampa.it/multimedia/multimedia.asp?IDmsezione=59&IDalbum=20487&tipo=FOTOGALLERY LA ZAMPA.IT 10 SETTEMBRE 2009
Il tenero sguardo nel marsupio materno
Da Sydney giunge questo scatto fotografico che "cattura" la tenerezza dello sguardo del piccolo tricosuro volpino che scruota il mondo esterno al sicuro del marsupio materno.
FOTO http://www.lastampa.it/multimedia/multimedia.asp?IDmsezione=59&IDalbum=20490&tipo=FOTOGALLERY BLITZ QUOTIDIANO 10 SETTEMBRE 2009
Cina, accoglie il suo cane all’aeroporto con trenta Mercedes di lusso
Cosa non si fa per i cani in Cina Una ricca donna ha atteso l’arrivo in aeroporto del suo nuovo cane con un corteo di ben trenta lussuosissime automobili. La signora ha organizzato una vera e propria celebrazione d’accoglienza per il suo amico a quattro zampe, che aveva appena acquistato per 4 milioni di yuan, pari a circa 400 mila euro.Di cognome Wang e desiderava da tempo acquistare un Tibetan terrier, razza molto pregiata e apprezzata in Cina. Quando ne ha finalmente trovato uno nella provincia occidentale cinese del Qinghai, lo ha annunciato con gioia agli amici estimatori della razza canina, che sono venuti ad accogliere cane e padrona all’aeroporto di Xi’an, capoluogo della provincia Shaanxi dove la donna risiede, con 30 Mercedes e festose bandiere rosse.
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