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IL GIORNALE
12 SETTEMBRE 2009
AUTORIZZATO A MENDICARE SOLO CHI HA
UN ANIMALE COME "VERO COMPAGNO"
Savona - Questa volta
l’Enpa di Savona esulta. Dalla Protezione Animali
del ponente ligure arriva un comunicato positivo,
occasione più unica che rara nell’aggiornamento del
quotidiano bollettino di guerra animalista che
denuncia incessantemente soprusi e violenze subiti
da povere bestiole indifese. Motivo della
soddisfazione dell’Enpa è la firma dell’ordinanza
del sindaco di Celle Ligure, Remo Zunino, che impone
di verificare amicizie e stato di famiglia degli
animali mendicanti.
L’idea è della stessa Enpa, il sindaco l’ha fatta propria. Anzi, oltre ai vigili, saranno proprio le guardie zoofile dell’Enpa a dover far rispettare l’ordinanza. Lo scopo della regola appena introdotta a Celle è nobile: impedire che accattoni e senza tetto sfruttino cani, gatti e altri animali per impietosire i passanti e ottenere un obolo. Ma ai vigili (e agli uomini dell’Enpa) non è richiesto di portare via quei poveri animali costretti a restare sdraiati agli angoli delle strade. Non almeno se dimostrano di essere «amici veri» degli accattoni. In questo caso possono, anzi devono, essere lasciati in pace. E continuare a impietosire i passanti. «Il testo elaborato dai tecnici e legali volontari dell’Enpa - annuncia orgogliosa la Protezione animali - intende distinguere tra chi ha nel cane o nel gatto un vero compagno di vita e chi invece se ne serve solo per attirare la pietà e l’elemosina, nel qual caso scatta il sequestro e la confisca». L’ultimo incarico dei vigili sarà dunque quello di richiedere lo stato di famiglia degli animali usati dai mendicanti. Il problema potrebbe porsi qualora cani, gatti e accattoni dovessero risultare tutti residenti sotto lo stesso tetto, sotto lo stesso cielo stellato o sullo stesso cartone. Una formale «convivenza» di questo potrebbe ben rappresentare un’unione di fatto e quindi autorizzare all’accattonaggio legittimo mediante uso di animali. Ma forse proprio per questo il Comune ha indicato le Guardie Zoofile dell’Enpa come i collaboratori della polizia municipale e del servizio veterinario della Asl. Il comunicato chiude con un rammarico relativo alla situazione nel Comune di Savona. Mentre altre amministrazioni hanno un’ordinanza contro l’accattonaggio con animali, il capoluogo «non ha finora accolto le ripetute richieste dell’Enpa». Nel fare allontanare i mendicanti, i vigili savonesi non sono infatti tenuti a lasciar stare quelli con animali «amici».
ANSA
12 SETTEMBRE 2009
Incendi: Carrodano, fuoco ha fatto
strage di animali e orti
Il cordone a difesa delle case non ha
impedito distruzione terre
LA SPEZIA - ''La
vendemmia l'ha fatta il fuoco''. Maurizio
Bocchia della Protezione Civile della della
Spezia, riassume cosi' la desolazione. I terreni
coltivati che fino a 2 giorni fa sorgevano sotto
la macchia boschiva di Carrodano, a un passo
dalle case,sono stati completamente distrutti
dagli incendi.Il cordone a difesa delle case non
ha potuto impedire la devastazione di orti,
terreni, e piccoli allevamenti domestici, con
polli, conigli e altri animali da cortile,
bruciati vivi dalle fiamme.
IL
SECOLO XIX
12 SETTEMBRE
2009
Carrodano, il fuoco si ritira
Devastati orti e allevamenti
Carrodano (SP)
- Si respira, finalmente, a Carrodano: dopo
due giorni di devastanti incendi, che hanno
tenuto col fiato sospeso un migliaio di
persone nella zona, la situazione è stata
definita «sotto controllo» dalle autorità.In
zona continuano a operare oltre cento
persone, fra vigili del Fuoco, Forestale,
volontari Antincendio boschivo, tutti
impegnati a bagnare terreno e arbusti in
vista della bonifica, che dovrebbe iniziare
nel pomeriggio e durare almeno due giorni.
Le previsioni
meteo segnalano per domani qualche rovescio
sulla zona del Vara, un’eventualità attesa,
perché aiuterebbe il lavoro delle squadre a
terra.
L’assessore
regionale all’Agricoltura ha visitato la
zona e ha preso atto dei «gravi danni» ai
boschi e alle strutture, come l’acquedotto
comunale, le coltivazioni, alcuni rustici,
le strade; incominciato il conto delle
risorse che saranno necessarie per
ripristinare le condizioni di normalità.
Una prima
stima è stata fatta da Maurizio Bocchia,
responsabile della Protezione Civile della
Provincia della Spezia: «La vendemmia l’ha
fatta il fuoco»; il cordone di presidio
fatto a difesa delle case, infatti, non ha
potuto impedire la devastazione di orti,
terreni, e piccoli allevamenti domestici,
con polli, conigli, e altri animali da
cortile, bruciati vivi dalle fiamme.
«Purtroppo non
si poteva fare di più, non ci aspettiamo di
trovarne vivi - ha detto Bocchia - Ora si
pone il problema igienico-sanitario della
bonifica delle carcasse. Qui la realtà è
fatta di piccoli coltivatori che hanno la
terra e gli animali per consumo familiare. È
stato spazzato via tutto».
Ora che il
fuoco finalmente è cessato, si ha piena
consapevolezza del disastro fatto dalle
fiamme che fortunatamente non hanno
provocato vittime o feriti: «Prima che la
natura si riprenda, qui, ci vorrà un bel po’
di tempo» ha aggiunto Bocchia.
ESTENSE.COM
12 SETTEMBRE 2009
Polpette avvelenate per cani
Ilaria Catozzi
Provincia di
Ferrara - Da giorni ormai si rincorre una voce
tra i padroni dei cani che si trovano a
percorrere l'area di sgambamento del sottomura:
"attenzione alle polpette avvelenate". Ebbene
ieri nuovamente un decesso, una cucciola di
Shitzu di nome Angel, 5 mesi soltanto. La voce
che aleggia tra i vari passaparola è
terrificante. Pare che il sottomura dalla Casa
del boia a San Giorgio sia disseminato di
piccole polpette contenenti veleno per topi.
Molti cani golosi assumono così dosi di veleno
letali, che con un incubazione che può arrivare
a 48h porta ad un agonia tremenda ed infine al
decesso. Sempre questa voce dice che sembrano
già identificate le persone che compiono questo
atto ignobile e vile (pare una coppia di mezza
età), e per ora si attende che la voce divenga
urlo reale e conclamato. Mi chiedo come sia
possibile arrivare a questi estremi solo per il
fastidio che provano nel fare jogging dove è
area libera di sgambamento, concessa dal comune
con tanto di autorizzazione registrata. E' una
cosa vergognosa, a cui personalmente spero venga
messa la parola fine al più presto. Noi padroni
siamo impauriti, sempre attenti, e ora come ora
decisi a far passeggiare i nostri cani in altri
luoghi.
LIBERO
12 SETTEMBRE
2009
ANIMALI: PALERMO, TROVATI CINQUE
CUCCIOLI ABBANDONATI VICINO CASSONETTO
Palermo -
Cinque cuccioli di cane abbandonati ai piedi
di un cassonetto per la spazzatura sono
stati tratti in salvo dalla Polizia a
Palermo. I poliziotti dell'Ufficio
Prevenzione Generale, transitando per via
Zaban, hanno notato i cuccioli vicino un
cassonetto Amia che ignoti avevano
abbandonato. Nel contempo e' arrivato l'autocompattatore
dell'Amia e solo il pronto intervento della
Volante ha tratto in salvo i cuccioli i
quali poco dopo venivano trasportati
dall'equipaggio presso il canile comunale di
via Tiro a Segno e consegnati al custode.
IL
CENTRO
12
SETTEMBRE 2009
Lupa morta trovata sui monti
Gemelli
VALLE
CASTELLANA (TE). La carcassa di una lupa
è stata trovata dagli agenti del Corpo
Forestale dello Stato di Rocca Santa
Maria nella zona di San Giacomo, a circa
1500 metri sui monti Gemelli, in una
zona del Parco Gran Sasso Laga. La
scoperta è stata fatta ieri mattina, nel
corso di alcuni controlli sul territorio
fatti dagli agenti. La carcassa
dell’animale, morta da circa quattro
giorni, è stata trovata sopra gli
impianti sciistici di Monte Piselli, al
confine con l’Ascolano. Sul posto, dopo
la segnalazione della Forestale, è
intervenuto il veterinario del Parco.
Secondo gli agenti l’animale sarebbe
morto durante lo scontro con un altro
lupo, a dimostrazione del fatto che
nella zona la presenza di questi animali
non è più una rarità. Non è la prima
volta, infatti, che negli ultimi tempi i
lupi vengono avvistati sulle montagne
del Teramano. Qualche mese fa, infatti,
a Cerqueto alcuni lupi si sono spinti
fin nel centro storico e per qualche
minuto si sono fatti ammirare da alcune
persone che si trovavano davanti al bar.
Qualche giorno prima erano stati
avvistati in alcune contrade periferiche
di Montorio a fare razzia di galline e
polli. Ora il ritrovamento della
carcassa nella zona di San Giacomo
dimostra che molto probabilmente ci sono
più branchi di lupi che stanno tornando
sulle montagne del parco Gran Sasso e
Monti della Laga.
IRPINIA NEWS
12
SETTEMBRE 2009
CANE DA CACCIA RISCHIA DI
ANNEGARE: INTERVENGONO I CARABINIERI
Paternopoli (AV) - Nonostante i
continui appelli per sensibilizzare
la cittadinanza ad accrescere la
tutela degli animali e contrastarne
l'abbandono, i Carabinieri della
compagnia MOntella sono dovuti
intervenire per trarre in salvo un
cane che stava per annegare. I
militari della Stazione di Ptenopoli,
sono stati avvisati da alcuni
abitanti del luog, attratti dai
latrati di un cane che era caduto in
una vasca colma di acqua utilizzata
per l'irrigazione agricola. I
Carabinieri sono immediatamente
intervenuti e, dopo alcuni
tentativi, sono riusciti a salvare
l'animale che stava per annegare. Il
cane, un setter inglese utilizzato
di solito dai cacciatori per le loro
battute di caccia o anche per la
ricerca dei tartufi, probabilmente
sfuggito al suo padrone per
rincorrere una preda, era caduto in
una vasca di irrigazione piena
d'acqua, in contrada Canalicchio. I
Carabinieri, con l'aiuto di
volontari, hanno proceduto a tirare
fuori il segugio che, rifocillato, è
stato successivamente affidato al
servizio veterinario per le cure del
caso, nonostante il complessivo
stato di salute fosse buono. Le
operazioni, comunque, sono state
rese difficili dalla reazione
dell'animale che, sebbene affaticato
per essere rimasto a galla divrse
ore nella profonda vasca, ha più
volte cercato di aggredire i
militari operanti che l'hanno
salvato da morte sicura. I
Carabinieri, inoltre, mediante la
lettura del micochip, sono riusciti
ad identificare l'animale,
registrato regolarmente all'anagrafe
canina, risalendo dunque al
proprietario che, con estrema
gratitudine, ha potuto
"riabbracciare" il suo amico di
tante avventure.
FOTO
IL TIRRENO
12
SETTEMBRE 2009
Vandali scatenati contro la
pet-therapy
FORTE
(LU). I soliti ignoti sono tornati a
colpire pesantemente il campo di
pet-therapy “La Wilma” che la Croce
Verde gestisce da tempo in via
Venezia a Vittoria Apuana. Ingenti i
danni. «Non ne possiamo più di
questi vandalismi - spiega Vasco
Franceschi della Croce Verde -:
ormai abbiamo perso il conto; hanno
distrutto il generatore, sfondato la
rete, rotto il cancello e perfino
tagliato in spregio lo striscione di
dedica del campo alla canina “Wilma”
che tutti al Forte conoscevano bene.
Mi sfuggono le ragioni di tanta
cattiveria, - prosegue Franceschi -
e non vorrei che qualcuno ci
confondesse con il progettato campo
di sgambatura per cani del Comune
che ha sollevato proteste. Il nostro
non è un canile, ma una scuola dove
si addestrano cani per una terapia
con gli animali riconosciuta e
seguita ormai da tante cliniche e
ospedali in favore di anziani,
disabili e persone sole.
Approfittarsi del buio per
distruggere il nostro lavoro di
volontari è veramente ignobile,
preferirei che facessero avanti a
viso scoperto». Franceschi ha anche
annunciato di aver denunciato i
fatti all’Autorità giudiziaria: «Se
qualcuno pensaa di intimidirci si
sbaglia, così rafforza soltanto la
nostra volontà di agire per le
persone che hanno bisogno di queste
terapie».
LIBERO
12
SETTEMBRE 2009
La battaglia degli scoiattoli
Albina Perri
Negli
umidi sottoboschi del Nord Italia gli
americani le stanno dando di santa
ragione ai rossi. E sarebbe una gran
bella notizia, se non fosse che stiamo
parlando di scoiattoli. Qui nel mondo
dei roditori, infatti, le cose girano in
modo strano, e se i rossi le prendono
c’è poco da stare allegri: loro sono i
“nostri”, gli europei. Gli altri, i Cip
e Ciop, sono grandi, grossi, grigi e
cattivi, arrivano da oltre Oceano e
minacciano i fulvi mingherlini, rubano
loro le noccioline e le more, spogliano
le cortecce dei pioppi e portano le
malattie. Extracomunitari belli e buoni.
La guerra baffuta sta diventando
talmente cruenta, coi fulvi impegnati a
resistere dentro stracci di bosco sempre
più minuscoli, che ne è giunta notizia
pure fra gli umani. Piemonte, Liguria e
Lombardia hanno approntato piani di “eradicamento”,
l’Unione Europea ha chiesto di abbattere
senza sentimento e ha invocato la
pulizia etnica, Svizzera e Francia hanno
preparato trappole anti-invasione pelosa
e pregano che gli scoiattoli stranieri
non varchino le Alpi. Insomma, il
sottobosco è a carte quarantotto. La
guerra degli scoiattoli è venuta alla
luce a Genova, perché un paio di
consiglieri regionali del Pdl ha rivolto
un’interpellanza al presidente, Claudio
Burlando. La Liguria ha infatti
preventivato in bilancio una spesa di
240 mila euro per interventi “volti a
contrastare la presenza dello scoiattolo
grigio nel parco di Nervi, una
importante minaccia”. Così si è saputo
del cancan internazionale intorno al
grigio dentone e che Piemonte, Lombardia
e Liguria hanno firmato un protocollo
d’intesa con il ministero dell’Ambiente
per coordinare interventi di
eradicazione. E pure che l’Europa
potrebbe chiederci il conto del flagello
straniero, e farci pagare una multa per
non essere riusciti a debellarlo in
tempo. La convenzione di Berna e un paio
di raccomandazioni di Strasburgo infatti
parlano chiaro: vanno «eliminate le
specie di vertebrati alloctoni che
rappresentino una minaccia per la fauna
indigena». E lo scoiattolo grigio lo è:
in gran Bretagna, dove è stato
introdotto accidentalmente nel 1930 nel
parco di Henbury, Cheshire, sono
diventati due milioni e mezzo. Lì la
guerra sembra definitivamente persa
visto che, al contrario, lo scoiattolo
rosso è passato da 5 milioni a 160 mila.
Il rosso perde perché è più piccolo e di
gusti alimentari difficili. L’americano
è di bocca buona, massiccio e sano.
Vince il più forte, dice la legge della
giungla.Il grigio invasore è arrivato in
Italia nel secondo dopoguerra, insieme
col chewing-gum, il be-bop e Humphrey
Bogart. Colpa di un diplomatico
italiano, l’ingegner Casimiro Simonis di
Vallario, rimasto imbambolato davanti al
musetto cucciolo del roditore americano.
L’ingegnere ne volle a tutti i costi un
paio di coppie nel giardino di casa, il
parco della villa di Candiolo, nei
pressi di Torino. Una coppia, appena
liberata, fuggì per i boschi, l’altra
rimase nel giardino di villa Simonis e
si riprodusse. Gli esemplari rimasti a
villa Simonis furono poi abbattuti a
fucilate nel 1977 per i danni arrecati
alle piante da frutto.Da allora i grigi
si sono moltiplicati, e i rossi si sono
fatti rari, tanto che nella lista della
Iucn (Unione Internazionale per la
Conservazione della Natura), nel 2006,
tra le 16.119 specie a rischio di
estinzione sorprendentemente compaiono
anche loro, insieme con il ghiro e con
molte specie di pipistrelli. Ora in
Italia ci sono tre popolazioni di
scoiattoli grigi: la più grande, 4000,
nelle province di Torino e di Cuneo; una
seconda, 200, nella zona di Genova Nervi
e una terza, la più pericolosa, che si è
stabilita nel versante lombardo del
Ticino, di cui non si conosce la
consistenza, ma che può espandersi non
solo nel resto dell’Italia, ma anche in
Francia e Svizzera e da qui colonizzare
il centro Europa.Non è la prima volta
che in Italia si scatena la caccia allo
scoiattolo grigio: tra l’aprile e il
giugno 1997 nel Parco di Racconigi
furono presi con gabbie-trappola e poi
soppressi col gas. In due settimane
vennero eliminati 188 individui (più del
50% della popolazione locale), tra cui
quattro femmine in allattamento. Gli
animalisti, Lav in testa, protestarono.
Riuscirono a fermare la strage ma non a
vedere condannati per maltrattamento i
funzionari che avevano gasato gli
americani. Oltre allo scoiattolo, sono
10.670 le specie aliene, tra animali e
vegetali, che hanno invaso l’Europa. Il
dato è il risultato di un programma
della Commissione Europea chiamato
Daisie (Delivering Alien Invasive
Species Inventories for Europe). Ne sono
esempi la medusa Rhopilema nomadica,
arrivata dall’Asia attraverso il canale
di Suez, o il mollusco bivalve d’acqua
dolce Dreissena polymorpha, originario
della Russia caspica che in Spagna
ostacola la navigazione sull’Ebro, il
visone americano e la nutria del Sud
America. Anche oggi gli animalisti in
Lombardia e in Liguria si stanno
passando la voce: le previsioni dicono
che se non si interviene, alla fine del
secolo gli scoiattoli grigi in Italia
saranno circa 11 milioni, più dei cani e
dei gatti, ma a loro le previsioni non
toccano. Sterilizziamoli, dicono, al
limite catturiamoli e poi liberiamoli in
luoghi dove non possono far danni,
magari proprio in America. Tenere a bada
le popolazioni straniere in Italia
perché non prendano il sopravvento,
soffocando le nostre, è necessario. Ma
per respingere gli immigrati alle
frontiere c’è modo e modo. Si attende
ora l’ultima puntata di Cip e Ciop,
sperando che non finisca in una camera a
gas.
IL
GIORNALE
12 SETTEMBRE 2009
NELL'ENTELLA NON C'E' OSSIGENO PER I
PESCI
La Provincia discute delle morie di
luglio. L’assessore Briano: «Meno male che se ne
parla»
Provincia di
Genova - L’Entella non gode certo di buona
salute. La «fiumana bella» cantata da Dante
nella Divina Commedia è gravemente malata e la
moria di pesci e di anatre avvenuta nel luglio
scorso è solo il termometro di una situazione
preoccupante. La conferma arriva dalla Provincia
di Genova che si è occupata ieri del caso su
iniziativa dei consiglieri Angelo Spanò (Verdi)
e Mario Maggi (Pdl), che per rispondere alle
preoccupazioni dei cittadini avevano sollecitato
gli enti interessati a fare accertamenti.
Ieri mattina la V commissione ha ricostruito gli eventi e gli interventi messi in atto nelle scorse settimane. Analisi dell’acqua e degli animali morti sono state al centro della discussione. Per quanto riguarda i pesci, la moria è da addebitare alla scarsità d’acqua e di ossigeno, che ha abbattuto le difese immunitarie e permesso il proliferarsi di batteri sempre presenti nei corsi d’acqua, che hanno attaccato gli animali. Per i volatili invece, solo in due casi si è accertata la morte per ingestione di topicida. Ma topicida di terza generazione, non solubile in acqua, e quindi non pericoloso per l’inquinamento delle falde acquifere. La chiosa all’incontro non è peraltro delle più incisive. «Una discussione utile – ha infatti detto l’assessora al patrimonio naturalistico Renata Briano – per fare chiarezza su quanto è accaduto nell’Entella. Riguardo a questo problema la Provincia si è mossa immediatamente con la Asl e l’Arpal, anche se non aveva competenza diretta sulla salute pubblica. Per il futuro ci auguriamo che ci sia miglior coordinamento per una informazione corretta e scientificamente valida, per il più tempestiva possibile».
LA
TRIBUNA DI TREVISO
12 SETTEMBRE
2009
Abbattere 500 cervi
Francesco Dal
Mas
VITTORIO
VENETO (TV). Gli allevatori del Cansiglio,
esasperati dell’assalto quotidiano dei
cervi, chiedono che ne vengano abbattuti 300
capi, oltre ai 200 oggi selezionati. La
Regione dovrebbe decidere in merito nella
seduta di martedì prossimo della
Giunta-Galan, ma siccome non sono certi che
questo accadrà, gli stessi allevatori hanno
messo in programma per stamani una
manifestazione di protesta, in occasione
della visita in Pian Cansiglio del ministro
delle risorse agricole Luca Zaia e di oltre
un migliaio di persone interessate ai temi e
ad una nuova iniziativa di sfruttamento
ecocompatibile del bosco. Di sicuro
volantineranno la loro protesta, ma
potrebbero andare pure oltre. «I cervi del
Cansiglio sono ormai 2000 - spiega Paolo
Casagrande, sindacalista dell’Anpa che
rappresenta i produttori locali - e quelli
compatibili con la foresta non dovrebbero
essere più di 6-700. Da anni, pertanto,
sollecitiamo l’abbattimento selezionato. Non
solo, anche il risarcimento dei danni, che
ammontano a 100 mila euro, maturati soltanto
in un biennio». Nell’ambito dei demani
statale e regionale, gestiti il primo dal
Corpo forestale dello Stato, il secondo da
Veneto Agricoltura, è vietata la caccia al
cervo. All’esterno della foresta è
consentito sparare a 200 capi; il territorio
è quello della pedemontana, da Cordinagno a
Fregona, e da Farra a Tambre. «Il fatto è -
spiega Casagrande - che i cervi, avvertendo
gli spari che arrivano dall’esterno, stanno
rifugiati tra abeti e faggi, dentro la
foresta. Quindi non si riesce nemmeno a
raggiungere quota 200, quindi gli animali
sono in continuo aumento». Ed ecco la
proposta: la Regione acconsenta
l’abbattimento anche nel demanio, almeno di
un centinaio di capi. E per recuperare le
quote mancate, conceda il raddoppio dei
cervi da poter cacciare all’esterno, da 200
a 400. Su queste basi è stata intavolata una
trattativa con la Provincia di Belluno e con
quella di Treviso, ovviamente anche con
Veneto Agricoltura e con il Corpo forestale
dello Stato. I primi risultati dovrebbero
essere portati all’esame dell’esecutivo
regionale martedì prossimo. Ma l’accanimento
degli allevatori, comprensibile per i danni
subiti, è accompagnato dai tanti dubbi di
chi, sia in Veneto Agricoltura che tra i
Forestali dello Stato ritiene utile la
caccia di selezione. «Non vogliamo
l’espulsione dei cervi, ma - insiste
Casagrande a nome degli operatori zootecnici
- una contrazione del numero, per evitare 50
mila euro di danni l’anno. Danni che si
evidenzieranno soprattutto nei prossimi
giorni, la stagione dei bramiti, quando i
pascoli saranno presi d’assalto dai curiosi
che faranno impazzire i cervi, fino a
provocarne lo schianto contro i recenti».
CORRIERE DELLE ALPI
12
SETTEMBRE 2009
Abbattete altri trecento cervi
Provincia
di Treviso - PIAN CANSIGLIO. Gli
allevatori del Cansiglio, esasperati
dell’assalto quotidiano dei cervi,
chiedono che ne vengano abbattuti 300
capi, oltre ai 200 oggi selezionati. La
Regione Veneto dovrebbe decidere in
merito nella seduta di giunta di
martedì, ma siccome non sono certi che
questo accadrà, gli stessi allevatori
hanno messo in programma per stamani una
manifestazione di protesta, in occasione
della visita in Pian Cansiglio del
ministro dell’Agricoltura Luca Zaia e di
oltre un migliaio di persone interessate
ai temi forestale. Di sicuro
volantineranno la loro protesta, ma
potrebbero andare oltre. «I cervi del
Cansiglio sono ormai 2000 - spiega Paolo
Casagrande, sindacalista dell’Anpa che
rappresenta i produttori locali - e
quelli compatibili con la foresta non
dovrebbero essere più di 6-700. Da anni
sollecitiamo l’abbattimento selezionato.
Non solo, anche il risarcimento dei
danni, che ammontano a 100.000 euro,
maturati solo in un biennio».
Nell’ambito dei demani statale e
regionale, gestiti il primo dal Corpo
forestale dello Stato, il secondo da
Veneto Agricpoltura, è vietata la caccia
al cervo. All’esterno della foresta è
consentito sparare a 200 capi; il
territorio è quello della pedemontana,
da Cordinagno a Fregona, e da Farra a
Tambre. «Il fatto è - spiega Casagrande
- che i cervi, avvertendo gli spari che
arrivano dall’esterno, stanno rifugiati
tra abeti e faggi, dentro la foresta.
Quindi non si riesce nemmeno a
raggiungere quota 200, quindi gli
animali sono in continuo aumento». Ed
ecco la proposta: la Regione acconsenti
l’abbattimento anche nel demanio, almeno
di un centinaio di capi. E per
recuperare le quote mancate, conceda il
raddoppio dei cervi da poter cacciare
all’esterno, da 200 a 400. Su queste
basi è stata intavolata una trattativa
con la Provincia di Belluno e con quella
di Treviso, ovviamente anche con Veneto
Agricoltura e con il Corpo forestale
dello Stato. I primi risultati
dovrebbero essere portati all’ esame
dell’esecutivo regionale martedì
prossimo. Ma l’accanimento degli
allevatori, comprensibile per i danni
subiti, è accompagnato dai tanti dubbi
di chi, sia in Veneto Agricoltura che
tra i Forestali dello Stato ritiene
utile la caccia di selezione. «Non
vogliamo l’espulsione dei cervi, ma -
insiste Casagrande a nome degli
operatori zootecnici - una contrazione
del numero, per evitare 50 mila euro di
danni l’anno. Danni che si
evidenzieranno soprattutto nei prossimi
giorni, la stagione dei bramiti, quando
i pascoli saranno presi d’ assalto dai
curiosi che faranno impazzire i cervi,
fino a provocarne lo schianto contro i
recenti». Il Pian Cansiglio è luogo di
produzione del biologico, ma il pascolo
dei cervi ha ridotto del 30% la
disponibilità di erba per le mucche, per
cui il fieno bio viene importato
dall’Emilia Romagna e da altre regioni,
a prezzi astronomici.
ASCA
12
SETTEMBRE 2009
FORESTE: ZAIA,
NECESSARI ABBATTIMENTI CERVI DEL
CANSIGLIO
Belluno - ''I cervi sull'altopiano
del Cansiglio sono decisamente
troppi e, quindi, bisognera'
procedere con l'abbattimento
selezionato oppure con la cattura ed
il trasporto degli animali in altre
foreste''. Lo afferma il ministro
dell'agricoltura e delle foreste,
Luca Zaia, dopo aver incontrato
alcuni allevatori dell'altopiano, a
cavallo delle province di Treviso,
Belluno e Pordenone, in protesta
perche' la presenza, a loro avviso,
di oltre 2 mila cervi, ha provocato
in due anni danni per 100 mila euro.Secondo
le loro richieste, bisognerebbe
abbattere o trasferire in altra area
circa 500 capi. ''Siccome nei
contesti nei quali l'ecosistema
salta bisogna intervenire perche'
altrimenti si crea davvero gravi
problemi - dichiara Zaia -, penso
che il contenimento della
popolazione dei cervi ormai sia
qualcosa di irrinunciabile, si
tratti di un piano di abbattimento o
di un programma di trasferimento.Programmi,
questi, sui quali dovrebbero essere
d'accordo anche gli ambientalisti''.
LA PROVINCIA DI COMO
12
SETTEMBRE 2009
Caprioli "spericolati"
vivono vicino al poligono
CARLAZZO
(CO) - Siamo nel campo di tiro
con carabina realizzato dalla
sezione cacciatori di Carlazzo
ai Monti di Gottro. Il
presidente, Sandro Tenca, si
spinge sul bordo e lancia un
sasso nella boscaglia
sottostante: due caprioli, mamma
e piccolo, sbucano con un salto
dal fogliame e si dileguano nel
bosco. «Dormono sempre qui
sotto - riferisce l’esperto
cacciatore, che poi mostra anche
evidenti tracce di ungulati
proprio all’interno dell’area
del poligono -. La selvaggina si
abitua e non viene spaventata
dagli spari. Qui sopra, dove c’è
il crotto Mirabel, tutte le sere
un branco di cervi si presenta
al cospetto dei gestori». Da
giugno, quando in funzione il
poligono, in giro c’è del
malumore, in particolare proprio
fra i cacciatori stessi: se gli
ungulati non si fanno intimidire
dagli spari, gli uccelli che da
sempre frequentano i boschi
circostanti, in particolare la
beccaccia, secondo alcuni si
tengono invece alla larga
penalizzando chi fa le battute.
«C’è sempre qualche voce che deve distinguersi - afferma Tenca - Le beccacce frequentano la zona soprastante e non si lasciano spaventare dalla presenza dell’uomo e di rumori. L’idea del campo di tiro era nell’aria da parecchio. Mi sono assunto io la responsabilità: ho affittato l’area e, grazie a un lavoro di volontariato, la sezione caccia è riuscita a realizzarlo. Qui vengono per lo più cacciatori per tarare le carabine: affrontare una battuta con un fucile che spara perfettamente significa colpire l’animale nel punti vitali, evitando di lasciarlo in vita storpio o di farlo morire dissanguato dopo ore».
IL
CENTRO
12 SETTEMBRE
2009
Reti elettrificate contro i
cinghiali
Pasquale
D’Alberto
RAIANO (AQ).
Circa 800 metri di recinzioni elettrificate
a protezione dei terreni coltivati nei
Comuni di Raiano e Corfinio presi d’assalto
dai cinghiali. L’iniziativa è stata
realizzata dal Comune di Raiano e dalla
Riserva naturale delle Gole di San Venanzio
a seguito delle ripetute segnalazioni dei
coltivatori della zona. Sarebbero i campi
di mais ad essere presi di mira da cinghiali
ealtri animali selvatici. Danni gravi per
arginare i quali il Comune si appresta ad
attivare altri interventi. Il sindaco Enio
Mastrangioli , infatti, ha indetto, per
giovedì 17 settembre, la riunione di un
apposito tavolo di lavoro con l’obiettivo di
individuare soluzioni durature e non
episodiche al problema della nefasta
presenza sul territorio dei cinghiali e di
altra fauna selvatica. All’incontro sono
stati invitati gli assessori provinciali
all’Ambiente ed all’Agricoltura, Michele
Fina e Luca Angelini ; i sindaci di Corfinio,
Vittorito, Prezza, Roccacasale e Pratola
Peligna; la direzione dei Parchi
Sirente-Velino e Maiella-Morrone; le
associazioni di categoria degli agricoltori;
l’Ambito territoriale di caccia Subequano e
la Polizia provinciale. «L’intervento messo
in atto» spiega in una nota il sindaco
Mastrangioli «tra l’altro in un pezzo di
territorio non di competenza del nostro
Comune, imperniato sulle «gabbie» e le
«colture a perdere», è l’unico possibile,
essendo impraticabili altri interventi,
fuorilegge». Chiaro il riferimento
all’ipotesi di consentire la caccia
all’interno del territorio protetto della
Riserva. Secondo il primo cittadino tale
ipotesi risponde a convinzioni «fuorvianti e
proprie di chi non conosce fino in fondo la
normativa». Nello stesso tempo Mastrangioli
si dice fiducioso sull’esito dell’incontro
del 17 settembre: «L’obiettivo» spiega «è
quello di chiarire definitivamente i ruoli,
i compiti e le competenze di ognuno, per
risolvere l’annosa problematica e rendere
più certi i raccolti della zona e
contribuire così alla sicurezza delle
persone».
LA
GAZZETTA DI MANTOVA
12
SETTEMBRE 2009
A caccia di notte vicino alle
case
Vincenzo
Corrado
Virgilio
(MN) - Quattro o cinque spari, quasi
ogni notte. Gli inquilini del residence
Cristallo da qualche giorno sentono
degli strani rumori provenire dall’area
verde a pochi metri dal residence di
strada del Corriere, a Virgilio. L’area
fa parte del Parco: la caccia è vietata
e anche se non lo fosse, di notte non si
potrebbe sparare. Fagiani e lepri
popolano la zona: sono loro le prede dei
cacciatori notturni? Dopo ogni colpo,
si sentono versi di animali,
probabilmente fagiani, che vengono
colpiti o scappano impauriti. Nella zona
si trovano vari tipi di volatili e
lepri. Proprio la presenza di animali fa
supporre che a sparare siano dei
cacciatori, magari armati di torce e a
caccia di prede nel parco. Il residence
Cristallo comprende una decina di
palazzine e solo da quelle che danno sul
parco (un paio) si sentono i rumori, mai
registrati prima della mezzanotte. A
sostegno della tesi dei cacciatori
notturni, ci sono anche le modalità
della ‘battuta’: i colpi si esauriscono
in pochi secondi. Scappa e fuggi, per
paura di essere beccati. Difficile
supporre che i rumori non siano degli
spari, visto che si sentono nonostante
il traffico notturno sulla statale Cisa.
Ma c’è di più. Chi fino a qualche
giorno fa dormiva con la finestra aperta
per combattere il caldo, sentiva gli
spari nonostante la musica proveniente
dal Chiringuito. In pratica le
schioppettate si sentivano anche tra il
rumore dei camion e la musica dance a
qualche centinaia di metri. Da scartare
l’ipotesi dei ‘cannoncini’, cioè di
strumenti ad aria compressa che sparano
per allontanare gli animali dalle
coltivazioni. Questo espediente dovrebbe
funzionare durante tutta la giornata,
non solo la notte. Ma i residenti di
giorno non hanno mai sentito rumori
sospetti. Anche i volontari dell’Anpana
(associazione nazionale protezione
animali, natura e ambiente) fanno sapere
che nella zona che collega Virgilio al
Migliaretto non ci sono spari
programmati per proteggere i campi dalla
selvaggina. Di fronte al residence
Cristallo ci sono delle villette, ma
nessuno dei residenti dice di aver mai
sentito gli spari.
LA TRIBUNA DI TREVISO
12
SETTEMBRE 2009
Lions, donato un cane-guida
MOGLIANO (TV). Il Lions Club dona un
cane-guida ad un cieco. Questo il
modo scelto dai soci per aprire
l’anno sociale all’insegna della
beneficenza, com’è nello spirito del
club. L’avvio delle attività dei
Lions moglianesi presieduti da
Gianantonio Ena è fissato per sabato
alle 20 a Villa Braida. Domenica
dalle 10.30 in piazza Caduti,
dimostrazione dei cani-guida e degli
istruttori del centro di
addestramento Lions di Milano
nell’ambito della manifestazione
«Due occhi per chi non vede». Il
club ha già stanziato la somma
necessaria per l’addestramento del
cane. Sarà il Comune che segnalerà
ai Lions il nominativo di un cieco
bisognoso a cui affidare il
quattrozampe per muoversi in
sicurezza.
LA
ZAMPA.IT
12 SETTEMBRE
2009
Nuovo decreto, farmaci eutanasici
solo in mano ai veterinari
Tutti i farmaci eutanasici per animali saranno ad esclusivo uso del veterinario, compreso il Tanax* il cui bugiardino è in via di riscrittura. Un decreto ministeriale firmato dal sottosegretario alla Salute Francesca Martini, già approvato dalla Conferenza Stato Regioni e ora alla Corte dei Conti, porterà a breve in Gazzetta Ufficiale la soluzione normativa. Lo rendono noto la Federazione Nazionale degli ordini veterinari (Fnovi) e l’Associazione nazionale medici veterinari Italiani (Anmvi) a proposito dell’impiego del Tanax* per l’eutanasia di cani e gatti. Il decreto, al quale ha lavorato per mesi il ministero del Welfare - con la sua Direzione generale della sanità animale e del farmaco veterinario - insieme alla Fnovi e all’Anmvi, colma un vuoto legislativo e rappresenta un intervento normativo coerente con il sistema di farmacovigilanza veterinaria attivo nel nostro Paese per il controllo e la sicurezza dei medicinali impiegati sugli animali. Dunque sul foglietto illustrativo del Tanax* non si leggerà più «da usarsi sotto il diretto controllo del medico veterinario», ma sarà solo il medico veterinario a poterlo gestire. Quanto alla modalità di somministrazione del farmaco al cane o al gatto, foglietto illustrativo a parte, è consolidata prassi medico veterinaria quella di evitare la sofferenza del paziente sottoposto ad eutanasia, come la deontologia e la buona pratica veterinaria richiedono. Ma il provvedimento darà garanzie anche maggiori e andrà oltre il caso Tanax*, assicurano Fnovi e Anmvi. Infatti, potranno essere impiegati solo dal veterinario tutti gli eutanasici e le categorie di farmaci (come ad esempio gli anestetici e gli antineoplastici iniettabili) che richiedono speciali accorgimenti e specifiche competenze per la detenzione e la somministrazione. Quello della sofferenza dell’animale da sopprimere è un problema sentito anche in campo zootecnico, per quei bovini - anche loro esseri senzienti e tutelati dalla legge - non più destinabili alla macellazione e per i quali non esiste alcun farmaco autorizzato. È questo un altro problema che i veterinari italiani stanno affrontando con addetti ai lavori, animalisti e autorità ministeriali.
IL
GIORNALE
12 SETTEMBRE
2009
Primato Il record di Otto il
bassotto A vent’anni è il cane più vecchio
del mondo
Zampe corte,
vita lunghissima. È la storia di Otto, un
meticcio di bassotto, 20 anni, che oggi
vanta il titolo di cane più vecchio del
mondo. Il primato è stato ereditato dopo la
morte di Chanel, la cagnetta dei record,
scomparsa nei giorni scorsi nella sua casa
di Long Island, negli Usa, a 21 anni
(l’equivalente di 147 negli umani). Anche
Chanel era un cane bassotto, ma americano.
Otto invece vive a Shrewsbury, in Gran
Bretagna (il suo record è stato svelato dal
«Daily Telegraph»). Secondo gli esperti non
è un caso che Otto sia un bassotto. «È un
dato di fatto - ha spiegato Marco Melosi,
vice presidente dell’Associazione nazionale
medici veterinari italiani all’Adnkronos
salute - che l’aspettativa di vita di un
cane è inversamente proporzionale alla sua
taglia». I cani di grossa taglia sono
infatti «più vulnerabili a varie malattie».
LIBERO
12
SETTEMBRE 2009
Il ghepardo più veloce del mondo
è femmina e corre i 100 metri in 6,13
secondi
GIANLUCA
GROSSI
Si chiama
Sarah ed è l’animale terrestre più
veloce del mondo. È un ghepardo femmina
di otto anni che due giorni fa ha
percorso 100 metri in appena 6,13
secondi. Il precedente record spettava a
un altro ghepardo - Nyana, ospite in una
riserva sudafricana - che nel 2001 ha
percorso la stessa distanza in 6,19
secondi. Sarah ha ottenuto il suo record
allo zoo americano Regional Cheetah
Breeding Facility, più noto col nome di
Mast Farm, che si trova a Cincinnati, in
Ohio. Sarah, dunque, si gode un primato
- registrato dal Road Running Technical
Council americano Track & Field - che
non sarà facile soffiarle. Lo scopo di
queste iniziative - spiegano i
responsabili di Mast Farm - è attirare
l’attenzione sulla triste realtà dei
ghepardi. Questi mammiferi infatti
rischiano l’estinzione. Secondo i dati
diffusi dall’Unione internazionale per
la conservazione della natura oggi
rimangono appena 10mila esemplari su
tutto il pianeta. In particolare
rischiano soprattutto due sottospecie,
il ghepardo asiatico e il ghepardo del
nord Africa. I ghepardi - un tempo
diffusi in tutto il continente nero, in
India e in Arabia - sono i più veloci
animali terrestri. Lanciati a gran
velocità possono superare
tranquillamente i 100 chilometri
all’ora. Un esemplare cronometrato
qualche tempo fa ha toccato i 120,5
chilometri orari, percorrendo 640 metri
in 20 secondi. Naturalmente non possono
mantenere a lungo questa andatura: si
avrebbero, infatti, gravi ripercussioni
sull’apparato cardiocircolatorio. In
ogni caso gli basta anche un solo sprint
di questo genere per cacciare con
successo gazzelle e antilopi che non
superano mai i 90 chilometri orari.
Comparata alla velocità umana, quella
del ghepardo, è nettamente superiore.
Basta infatti ricordare che il record
del campione del mondo in carica nei
cento metri (9,58 secondi) - il
giamaicano Usain Bolt - è di circa 3
secondi in meno rispetto a quello
ottenuto da Sarah. Ma il ghepardo non è
l’animale in assoluto più veloce. Lo
batte il falco pellegrino che in
picchiata può toccare i 360 km/h; mentre
la pavoncella vince sulle lunghe
distanze: è infatti in grado di
percorrere senza mai fermarsi 3500
chilometri alla media di 145 chilometri
orari. L’animale più lento è invece la
lumaca carnivora: viaggia a 0,90 metri
all’ora e per percorrere 1 chilometro ci
mette 46 giorni.
IL PICCOLO
12
SETTEMBRE 2009
Serbia, farsi mordere dai
randagi per sopravvivere
BELGRADO Nel Sud della Serbia, la
zona più povera e depressa del Paese
dove la crisi ha accentuato
ulteriormente il forte divario nel
livello di vita con le altre
regioni, molti sostengono ormai che
l'unico modo per sopravvivere è
farsi mordere dai cani randagi. Come
riferisce il quotidiano popolare «Kurir»,
le autorità cittadine di Kursumlija,
località nel Sud della Serbia non
lontana dal confine con il Kosovo,
garantiscono un risarcimento di 30
mila dinari (poco più di 320 euro) a
chi venga morso da cani randagi, che
sono molto numerosi un pò in tutta
la Serbia. Il salario medio in
Serbia è di circa 36 mila dinari
(quasi 390 euro), mentre nel Sud di
appena 12 mila dinari (130 euro). A
Kursumlija, scrive il giornale,
tutte le fabbriche hanno chiuso i
battenti per la crisi, l'esercito
dei disoccupati si è ingrossato
all'inverosimile e «in molti
meditano ora di come farsi attaccare
e mordere dai cani». «Non è una
barzelletta ma una amara realtà» ha
detto al «Kurir» una donna che
lavora al Municipio di Kursumlija.
Negli ultimi giorni lei stessa aveva
avuto paura passando davanti a un
branco di cani randagi ed era
fuggita: «Poi ho pensato che forse
avevo sbagliato. Dovevo lasciarmi
mordere e incassare i 30 mila
dinari». Una ragazza 20enne non
riceve lo stipendio da tre mesi e
medita anch'essa di farsi mordere
dai cani di strada. «È l'unico modo
per sopravvivere» ha detto al
giornale. Finora a Kursumlija ci
sono state 20 richieste di
risarcimento di 30 mila dinari per
ferite provocate dai morsi di cani
randagi ma - osserva il giornale -
non si sa se lo abbiano fatto
apposta. «È un fatto tuttavia che il
numero delle richieste di
risarcimento è in netto aumento»
conferma il quotidiano.
LA NUOVA FERRARA 12 SETTEMBRE 2009
L'inquinamento della Sacca di Goro colpisce gravemente anche gli uccelli
Provincia di Ferrara - Il grave inquinamento denunciato per la Sacca di Goro nei giorni scorsi, non sta solo danneggiando i campi di mitili, anche se questo è logicamente l’aspetto che più preoccupa economicamente. Da 2 settimane sono ormai decine le telefonate che sono arrivate alla LIPU, segnalando uccelli marini morti o in gravi difficoltà sulle nostre spiagge, dalla foce del Po alla foce del Reno. Di questi, quasi una decina, sono stati portati da persone che non si sono limitate a telefonare, al Centro Recupero Il Giardino delle Capinere della Lipu a Ferrara. La fin troppo facile diagnosi del veterinario, è stata intossicazione da sostanze ignote e i volontari dell’associazione, sono immediatamente intervenuti con le cure intensive e costose, prescritte in questi casi. Purtroppo ad oggi 2 non sono riusciti a farcela, mentre gli altri stanno ancora lottando per la vita. Questi episodi dimostrano, se ancora cera qualche dubbio, quanto è fragile l’ambiente acquatico e quanto è facile danneggiarlo, ma dimostra anche quanto siano importanti tutte le forme di vita che lo popolano e che possono diventare degli utilissimi indicatori della salute dello stesso, segnalandoci i problemi al loro insorgere, se solo si vogliono capire. Centri di Recupero Animali Selvatici come quello della LIPU a Ferrara, non sono molti così organizzati in Italia, peccato non si decida di utilizzare le sue potenzialità anche con le decine di animali intossicati che arrivano al Centro ogni anno, sarebbe sicuramente una risorsa in più già disponibile. Lorenzo Borghi Consigliere Nazionale LIPU
ABITARE ROMA
12
SETTEMBRE 2009
Pilgrim, un volo spezzato,
uno di mille...
Una storia di bracconaggio
come tante ai confini di Roma
![]()
Il 13 gennaio del 2009 per Pilgrim
era un giorno qualunque. Alla prima
luce del mattino, come ogni giorno
cogliendo la fredda corrente del
vento, avrebbe spiegato le ali e si
sarebbe alzato in volo alla ricerca
di una preda..sì, come tutte le
mattine, da quando aveva imparato a
cacciare da solo. La mattina del 13
Gennaio Pilgrim non sapeva, non
immaginava, non credeva che quel
giorno per lui sarebbe stato
diverso: sarebbe diventato
protagonista di una triste storia,
la più triste.
Una storia di mancanza di rispetto,
di ignoranza o forse solo di
violenza.
Il suo volo libero è stato spezzato
da più colpi di arma da fuoco e 16
pallini di piombo hanno attraversato
le sue penne e sono giunte fino alla
carne. E così la vita di Pilgrim è
cambiata in pochi secondi, un attimo
era a 50 metri nel cielo con il
“mondo ai sui piedi” come natura
vuole e l’attimo dopo schiantato a
terra, non avendo più modo di
muovere le ali senza provare atroce
dolore.
Precipitando chissà cosa avrà
pensato: di aver sbagliato qualcosa
nella sua virata, di aver urtato un
ostacolo lungo il percorso. E no,
Pilgrim non aveva commesso nessun
errore, anzi è lui la vittima
dell’orrore di altri.
Quest’orrore si chiama bracconaggio, per il nostro Paese un reato, punibile quindi dal codice penale. Si tratta spesso di incompetenza, a volte di ignoranza, nella gran parte dei casi di spietata crudeltà.
Pilgrim è un Falco pellegrino,
specie particolarmente protetta
perché considerata in pericolo come
tante altre e chi ferisce, detiene o
uccide un individuo di una specie
protetta commette reato. In Italia,
si sa, la situazione non è per nulla
felice e il bracconaggio insieme
alla distruzione degli habitat, sono
in assoluto le cause principali di
rischio si estinzione di molti
animali.
E a Roma?
Nella nostra città, dove la natura è
ormai un ombra, dove ci restano
pochi posti per goderne...
a Roma nella quale i bambini non
conoscono il profumo straordinario
dell’erba tagliata, non sanno quale
piacere può generare il contatto con
la terra e molti non hanno mai visto
una Mucca figuriamoci un Istrice,
una Rana o un Falco pellegrino…
a Roma nella quale è molto più
facile esser svegliati con il
clacson di una macchina che con il
canto di un uccello...
Roma che ci ha insegnato tutto sulla
varietà dei gas di scarico ma ci ha
fatto dimenticare il profumo della
mentuccia e il sapore delle more...
a Roma in cui la campagna tenta con
tutte le forze di resistere alla
crescita continua delle strade,
delle case...
a Roma è possibile che ci siano casi
di bracconaggio???
Pilgrim è in cura al Centro Recupero
Fauna Selvatica LIPU di Roma. Giunto
da noi il pomeriggio del 13 gennaio
2009, consegnato da un signore che
l’ha trovato sanguinante in un parco
a Tor de Cenci, Mostacciano zona
EUR. Speriamo di liberarlo presto
all’Oasi LIPU Castel di Guido
ridando il cielo a chi è nato per
volare.
Pensate possa essere un caso
incredibilmente raro?
Che l’elenco di seguito possa esser
di risposta a questa domanda.
CENTRO RECUPERO FAUNA SELVATICA –
ROMA
BOLLETTINO RICOVERI STAGIONE VENATORIA 2008-2009
Elenco degli animali non cacciabili
con lesioni causate da armi da
caccia ricoverati al Centro Recupero
Fauna Selvatica di Roma nella
stagione venatoria in corso (dal
01-09-08 al 31-01-09)*
*Gli
animali sotto elencati hanno
evidenziato, all’esame radiografico,
pallini di piombo. Non sempre i
pallini restano all’interno
dell’animale, dunque la quantità di
animali vittime del bracconaggio è
sicuramente maggiore.
Dott.ssa Alessia De Lorenzis
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LA REPUBBLICA
12 SETTEMBRE 2009
Le falene
meglio dei topi per i test in laboratorio
Un
team di biologi irlandesi: "Il loro sistema immunitario è per il
90% simile ai mammiferi". Ma la sperimentazione sugli animali è
controversa, e si cercano metodi alternativi
FLAMINIA
FESTUCCIA
ADDIO topi da laboratorio. Le
sperimentazioni sui farmaci potrebbero presto essere effettuate
su falene, moscerini e bruchi. Lo spiega una
ricerca presentata pochi giorni fa nel corso di un meeting di
microbiologia, a Edimburgo, dal ricercatore irlandese Kevin
Kavanagh. Se questa possibilità verrà adottata, il numero dei
topi usati come cavie per i test di sostanze chimiche e batteri
si ridurrà dell'80%, riducendo tempi e costi della ricerca.
"Ormai è una pratica collaudata - spiega Kavanagh -
i test iniziali dei farmaci vengono fatti
prima su larve di insetto, poi si passa ai topi. Il metodo è più
veloce, i test sugli insetti danno risultati in 48 ore, quelli
sui roditori impiegano dalle 4 alle 6 settimane".
Kavanagh e i suoi colleghi hanno scoperto infatti che le cellule
del sistema immunitario dei mammiferi e quelle degli insetti
lavorano praticamente allo stesso modo. "Abbiamo usato gli
insetti per verificare la patogenità di un fungo o di un
batterio, e abbiamo trovato un'ottima correlazione con i
risultati sui mammiferi. Il sistema immunitario corrisponde al
90 per cento".
Meglio dei topi.
Secondo il biologo, questi risultati
potranno portare all'uso quasi esclusivo di falene e moscerini
della frutta per testare farmaci antimicrobici, esperimenti per
i quali si usano di solito mammiferi, per la maggior parte
roditori come i topi. Rispetto agli altri animali, infatti, i
topi sono piccoli, economici, si riproducono in fretta e sono
facili da studiare.
Ma il costo di allevamento per un a
singola cavia da laboratorio si aggira tra le 50 e le 80
sterline (da 60 a 90 euro). Un bruco, invece, si alleva, si
nutre e si ospita con 10, massimo 20 pence (intorno ai 20
centesimi di euro). Un risparmio enorme, senza considerare anche
la maggiore rapidità di risposta che permetterebbe di tagliare i
tempi della ricerca, migliorandone l'efficienza.
I problemi dei test sugli
animali. Gli esperimenti su animali sono da anni nel mirino
non solo degli ambientalisti e delle associazioni contro la
vivisezione, ma anche degli stessi ricercatori. Dalle pagine
dell'autorevole rivista scientifica Nature, poco più di
un mese fa Thomas Hartung, farmacologo e tossicologo tedesco
dell'Università di Costanza, commentava: "Non siamo ratti da 70
chili, i test sugli animali hanno la stessa accuratezza del
lancio di una moneta". Una provocazione, ma anche una
constatazione su basi statistiche. Fra gli esempi citati da
Hartung: il 40% delle sostanze
chimiche irritanti per i conigli non lo era per l'uomo, mentre
solo il 43% degli effetti tossici di alcuni farmaci sull'uomo si
riscontrava anche nei topi. I problemi, secondo
il tossicologo, sono anche i falsi positivi: i casi di una
sostanza non dannosa per l'uomo che viene invece classificata
come tale.
Le differenze di reazione.
La lista dei principi attivi che agiscono in modo completamente
diverso su animali e uomini è lunga.
La penicillina uccide le cavie (tra i
roditori più usati per i test) mentre è un efficace antibiotico
per l'uomo. L'aspirina è dannosa per topi, scimmie, cani e
gatti, mentre stricnina e arsenico, letali per gli esseri umani,
sono innocue rispettivamente per le scimmie e le pecore (ma
anche polli e porcospini non riportano danni da questi veleni).
E ancora, i conigli possono cibarsi senza danni di un fungo
altamente tossico come l'amanita falloide, e topi e ratti
sopravvivono benissimo all'assenza della vitamina C:
il loro organismo la produce autonomamente, mentre così
non è per l'uomo, in cui l'avitaminosi induce lo scorbuto.
I casi più drammatici.
Ma sono molti anche i casi di
farmaci che, testati sugli animali e giudicati innocui, hanno
provocato enormi danni sugli esseri umani. E' tristemente noto
il caso Thalidomide, un tranquillante venduto negli anni
Sessanta come farmaco "da banco", che ha provocato pesantissime
malformazioni in quasi dodicimila bambini, figli delle donne che
lo avevano assunto in gravidanza. Stesso destino per il
Dietilstilbestrolo, un estrogeno di sintesi usato per ridurre
l'incidenza degli aborti spontanei. Tra le
figlie nate da madri che avevano fatto uso di questo ormone si è
riscontrata l'incidenza di una forma rara di cancro alla cervice
anche in età giovanissima (tra i 15 e i 25 anni). Non rare le
malformazioni dell'apparato riproduttivo e l'aumento del rischio
di aborti e gravidanze extrauterine. Si potrebbe andare avanti a
lungo.
La proposta di Hartung. Nel
suo articolo intitolato "Tossicologia per il ventunesimo
secolo", Thomas Hartung propone una via alternativa da seguire
per arrivare a una strategia integrata che utilizzi le tecniche
più recenti di colture cellulari e bioinformatica. I fenomeni
biologici possono ora essere studiati in vitro, spiega Hartung,
su strutture tridimensionali "organotipiche", costruite cioè
come organi e tessuti umani. Un metodo che non esita a definire
più affidabile, efficace, moderno. E, non ultimo, etico.
TECNOCINO
12 SETTEMBRE 2009
La
NASA fa levitare i topi
![]()
L’ultimo esperimento della
NASA ha avuto come protagonisti due topini, che sono stati
infilati in uno speciale contenitore e fatti levitare grazie
a un “variable gravity simulator”! Il primo era
visibilmente terrorizzato, il secondo è stato sedato e
“sembrava contento di fluttuare”, l’hanno intervistato
pure? Piccolo consiglio: prossima volta fotografate i topi
non dall’alto.
Questa speciale macchina
levitante è così potente da riuscire a sollevare una piccola
quantità di acqua di circa 5 centimetri nell’aria, ma è
soprattutto in grado di far levitare esseri viventi senza
pericoli sull’incolumità fisica. Già perché il dispositivo
si basa su un magnete superconduttore che genera un potente
campo che solleva l’acqua contenuta all’interno di animali
viventi così come spiega Yuanming Liu del Jet Propulsion
Laboratory di Pasadena in California e Da-Ming Zhu della
University of Missouri, Kansas City.
Il primo topolino di tre
settimane di vita e 10 grammi di peso era entrato nel panico
(cercando freneticamente di appoggiarsi a qualcosa) così il
secondo è stato in parte sedato e secondo i testimoni
sembrava contento, ma forse dipendeva dalla sostanza
somministrata? Ma che utilità ha questo Variable Gravity
Simulator? Fa parte degli studi sugli effetti della
permanenza prolungata in un ambiente di microgravità sul
fisico degli esseri viventi; gli stessi che coinvolgono
anche la ISS e che mirano a una futura base scientifica
sulla Luna. Infatti i topi sono stati mantenuti così per
quattro ore ed è stato registrato un adattamento graduale
alla situazione particolare, anche senza ricorrere a
sedativi. Prima dei topi erano stati testati rospi e
cavallette.
A quando il test sugli esseri
umani? Scommetto che i volontari non mancherebbero… Qualche
tempo fa avevamo visto una riproduzione della
Terra e della Luna fluttuanti
e addirittura un
letto magnetico
BARI MIA
12 SETTEMBRE 2009
La
sigaretta rinforza i ricordi gradevoli
Gli studiosi hanno somministrato nicotina a dei topi,
annotando l'attività cerebrale. Le cavie sono state liberate
in una scatola con due scompartimenti: in uno prendevano
nicotina, nell'altro una soluzione salina. Gli scienziati
hanno misurato il tempo dei passaggi dei topi nei due
settori e, registrando
l'attività dell'ippocampo, l'area del
cervello dove si sviluppano i nuovi ricordi, hanno annotato
incredibilmente, connessioni nervose fino al 200% più forti.
I topi hanno imparato in questo modo a trascorrere più tempo
nel settore della nicotina, disinteressandosi dell'altra.
Il prof. John Dani, docente di neuroscienze del BCM e coautore del saggio afferma che in modo naturale il nostro cervello trasmette un segnale di gratificazione, rilasciando dopamina nel momento in cui facciamo atti che contribuiscono al nostro benessere. La nicotina è capace di controllare questo processo inconscio illudendo il cervello, che inizia a rispondere a uno stimolo come se fumare fosse un gesto positivo, rilasciando dopamina, facendoci sentire bene e fissando nei nostri ricordi gli istanti piacevoli passati a fumare. In altre parole,la nicotina concorre a creare collegamenti resistenti tra i particolari dell'ambiente in cui viene assunta e l’azione di accendere una sigaretta.
FUTURO PROSSIMO
12 SETTEMBRE 2009
Gli animalisti esultano: per gli esperimenti
tossicologici addio ai topolini
Un piccolo passo avanti
verso l'abolizione dell'uso degli animali per gli
esperimenti in laboratorio: le sperimentazioni sui
farmaci potrebbero presto essere effettuate su falene,
moscerini e bruchi.
Lo spiega una ricerca del ricercatore irlandese Kevin Kavanagh presentata pochi giorni fa nel corso di un meeting di microbiologia, a Edimburgo. Se questa possibilità verrà adottata, il numero dei topi usati come cavie si ridurrà dell'80%, riducendo tempi e costi della ricerca. I test iniziali dei farmaci verranno fatti prima su larve di insetto, poi sui topi. Il metodo è più veloce, i test sugli insetti danno risultati in 48 ore, quelli sui roditori impiegano dalle 4 alle 6 settimane. Le cellule del sistema immunitario dei mammiferi e quelle degli insetti lavorano praticamente allo stesso modo. Il sistema immunitario corrisponde al 90 per cento. Secondo il biologo, questi risultati porteranno all'uso quasi esclusivo di falene e moscerini della frutta per testare farmaci antimicrobici, esperimenti per i quali si usano di solito mammiferi, per la maggior parte roditori. Il costo di allevamento per una singola cavia da laboratorio si aggira tra i 60 e i 90 euro. Un bruco, invece, si alleva, si nutre e si ospita con massimo 20 centesimi di euro:un risparmio enorme, oltre alla maggiore rapidità di risposta che taglierebbe costi e tempi della ricerca, migliorandone l'efficienza. Gli esperimenti su animali sono da anni nel mirino non solo degli ambientalisti e delle associazioni contro la vivisezione, ma anche degli stessi ricercatori. Dalle pagine dell'autorevole rivista scientifica Nature, poco più di un mese fa Thomas Hartung, farmacologo e tossicologo tedesco dell'Università di Costanza, commentava: "Non siamo ratti da 70 chili, i test sugli animali hanno la stessa accuratezza del lancio di una moneta". Una provocazione, ma anche una constatazione su basi statistiche. Fra gli esempi citati da Hartung: il 40% delle sostanze chimiche irritanti per i conigli non lo era per l'uomo, mentre solo il 43% degli effetti tossici di alcuni farmaci sull'uomo si riscontrava anche nei topi. La lista dei principi attivi che agiscono in modo completamente diverso su animali e uomini è lunga. La penicillina uccide le cavie (tra i roditori più usati per i test) mentre è un efficace antibiotico per l'uomo. L'aspirina è dannosa per topi, scimmie, cani e gatti, mentre stricnina e arsenico, letali per gli esseri umani, sono innocue rispettivamente per le scimmie e le pecore (ma anche polli e porcospini non riportano danni da questi veleni). E ancora, i conigli possono cibarsi senza danni di un fungo altamente tossico come l'amanita falloide, e topi e ratti sopravvivono benissimo all'assenza della vitamina C: il loro organismo la produce autonomamente, mentre così non è per l'uomo, in cui l'avitaminosi induce lo scorbuto. Sono molti anche i casi di farmaci che, testati sugli animali e giudicati innocui, hanno provocato enormi danni sugli esseri umani. E' tristemente noto il caso Thalidomide, un tranquillante venduto negli anni Sessanta come farmaco "da banco", che ha provocato pesantissime malformazioni in quasi dodicimila bambini, figli delle donne che lo avevano assunto in gravidanza. Stesso destino per il Dietilstilbestrolo, un estrogeno di sintesi usato per ridurre l'incidenza degli aborti spontanei. Tra le figlie nate da madri che avevano fatto uso di questo ormone si è riscontrata l'incidenza di una forma rara di cancro alla cervice anche in età giovanissima (tra i 15 e i 25 anni). Non rare le malformazioni dell'apparato riproduttivo e l'aumento del rischio di aborti e gravidanze extrauterine. Si potrebbe andare avanti a lungo. IL FUTURO DELLA TOSSICOLOGIA - Nel suo articolo intitolato "Tossicologia per il ventunesimo secolo", Thomas Hartung propone una via alternativa da seguire per arrivare a una strategia integrata che utilizzi le tecniche più recenti di colture cellulari e bioinformatica. I fenomeni biologici possono ora essere studiati in vitro, spiega Hartung, su strutture tridimensionali "organotipiche", costruite cioè come organi e tessuti umani. Un metodo che non esita a definire più affidabile, efficace, moderno. E, non ultimo, etico.
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