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IL GAZZETTINO
14 LUGLIO 2009
Strage di
gatti a Mercato Vecchio: in pochi giorni ne sono stati uccisi
dieci con esche avvelenate
Montebelluna (TV) - Tempi
difficili per i gatti nel montebellunese. Ora appaiono anche le
esche avvelenate che hanno ucciso in diverse zone di Mercato
Vecchio addirittura dieci gatti in pochi giorni. Cinque
esemplari sono stati soppressi in via Capodimonte una delle vie
più suggestive delle colline montebellunesi, altri cinque in
aree limitrofe. Tutti i gatti hanno fatto la stessa fine:
traditi da esche avvelenate posizionate ad hoc da una o più
persone evidentemente molto esperte e prive di ogni
scrupolo. Questo ennesimo episodio increscioso va ad aggiungersi
a quelli che da tempo coinvolgono le strade del centro, via
G.B.Cima da Conegliano, via Sansovino, via Palladio e viale
Bertolini. Qui la moria di gatti dura da circa due anni egli
animali che si sono letteralmente volatilizzati senza lasciare
alcuna traccia sono addirittura 11. Tranne un esemplare che è
stato ucciso da un'automobile mentre attraversava la strada, gli
altri sono semplicemente scomparsi. «Sono spariti nel nulla -
spiega un residente di via G.B. Cima - in pochi mesi un
bellissimo esemplare di gatto di color bianco al quale eravamo
particolarmente affezionati è scomparso nel nulla, così come
altri due splendidi esemplari dei miei vicini di casa. Per
cercare di risolvere il problema le abbiamo provate tutte.
Abbiamo passato al setaccio l'intera zona, abbiamo sporto
denuncia contro ignoti ai carabinieri della vicina caserma, che
hanno aperto un'indagine, ma non abbiamo ottenuto alcun
risultato. Ora è scomparso il più piccolo del gruppo e non
riusciamo più a darci pace. Non riusciamo a capire dove possano
essere finiti». «Quanto sta succedendo - continua il cittadino
montebellunese - è molto grave e ci chiediamo se in giro ci sia
effettivamente qualcuno che si diverta a farli sparire. Abbiamo
pertanto in mente di monitorare in maniera capillare tutta la
zona e controllare nel limite delle nostre possibilità e nella
legalità più assoluta tutta la zona interessata coinvolgendo
anche un investigatore privato. Intanto chiediamo aiuto anche
alla Protezione animali per capire come dobbiamo comportarci».
SAVONA NEWS
14 LUGLIO 2009
Varazze (SV): Enpa:
"colombi legati alle zampe con fili di nylon"
Varazze (SV) - A Varazze si è giunti alla tortura
contro animali indifesi. I volontari dell’Enpa di Savona hanno segnalato
un altro caso che si può comodamente definire di sadismo.
Tre colombi con le zampe avvolte e stritolate da sottili fili di nylon sono stati soccorsi dai volontari della Protezione animali in corso Matteotti (Aurelia); per liberarli c'è voluto l'intervento di un veterinario che ha dovuto amputare diverse dita ormai attaccate dalla cancrena. ”Sono tre anni che, sempre a luglio, accadono fatti identici. Quest'anno però una donna ha assistito per caso, senza poter intervenire perché sono subito fuggiti, alla sadica operazione di legatura delle zampe di un volatile appena catturato, da parte di due giovani. Un passatempo ignobile, che condanna gli animali ad una lunga e dolorosissima agonia e appesantisce l'attività dei volontari dell'Enpa proprio in un momento d’assoluta emergenza: 220 volatili feriti o nidiacei soccorsi da giugno, nella vergognosa assenza degli enti pubblici delegati al recupero (Regione, Provincia ed Ambiti di Caccia)”. Chiunque possa diffondere informazioni utili all'inchiesta telefoni all'Enpa (019/824735), o inviare una mail a savona@enpa.org, o rivolgersi direttamente agli organi di polizia.
MATTINO DI PADOVA
Uccide gli animali del vicino
GALZIGNANO (PD). Tornano da un breve periodo di vacanza e trovano il
gatto e il cane uccisi ed il pollaio completamente distrutto. A quanto
pare a far fare una brutta fine al povero micio, al cane e alle galline
che si trovavano rinchiuse in una gabbia sarebbe stato un vicino di
casa. Uno squilibrato che vive solo, conosciuto in paese per le sue
stravaganze. Un uomo sulla quarantina che alterna momenti di lucidità a
periodi di crisi psichica, di cui la famiglia prima di partire per le
vacanze evidentemente si fidava. Il fatto è successo una ventina di
giorni fa in una abitazione che si trova appena fuori dal centro di
Galzignano. Sembra che prima di andare in ferie i proprietari degli
animali avessero affidato proprio al balordo il compito di accudirli per
il periodo della loro assenza. Assalito forse da una delle tante crisi
cui va soggetto l’uomo una mattina si è scagliato contro le povere
bestie. In paese dicono addirittura che al cane avrebbe fatto fare una
fine barbara. La notizia dell’uccisione degli animali a Galzignano ha
fatto molto scalpore, e l’uomo ora è in cura.
Animalieanimali
14 LUGLIO 2009
PER MESI SEMPRE SU UN
BALCONE, SEQUESTRATI DUE GATTI
Intervento delle
Guardie zoofile dell'Enpa a Firenze.
Due gatti, un siamese e un gatto europeo, da
marzo fino ad oggi vivevano giorno e notte, esposti ai rigori
climatici, in un piccolo balcone di un appartamento di un condominio
di via Signorini a Scandicci. I due animali sono stati sequestrati
dalle guardie zoofile dell’Ente Nazionale Protezione Animali. La
proprietaria dovrà rispondere del reato penale di maltrattamento ai
danni di animali
Firenze, 10 luglio 2009 - Due gatti, un siamese e un gatto europeo, da marzo fino ad oggi vivevano giorno e notte, esposti ai rigori climatici, in un piccolo balcone di un appartamento di un condominio di via Signorini a Scandicci. I due animali sono stati sequestrati dalle guardie zoofile dell’Ente Nazionale Protezione Animali. Dopo mesi di appostamenti e rilievi fotografici da parte delle guardie volontarie della protezione animali per dimostrare il perdurare della situazione di segregazione e abbandono dei due felini, il tribunale di Firenze ha dato il nulla osta al sequestro degli animali. La proprietaria dovrà rispondere del reato penale di maltrattamento ai danni di animali. IGM
14 LUGLIO 2009
ABBANDONO
CANI A GENOVA, INTERVIENE L'ITALIA DEI DIRITTI
"Il caso di Genova è solo la punta dell'iceberg di questa
deprecabile situazione. Infatti, il fenomeno dell'abbandono dei
cani durante il periodo estivo tocca le percentuali più alte nel
Centro e nel Sud Italia, con picchi elevati nelle Isole. Noi
dell'Italia dei Diritti stigmatizziamo tali comportamenti e ci
proponiamo di sensibilizzare le persone affinché non abbandonino
i propri amici a quattro zampe". A dirlo è Marco Di Cosmo,
responsabile per i diritti degli animali del movimento nazionale
fondato da Antonello De Pierro. La scorsa settimana, in soli tre
giorni, ben quindici cani sono arrivati nel canile di Monte
Contessa a Genova, le cui strutture tuttavia rischiano a breve
il collasso. E dietro la minaccia di un abbandono in autostrada
la gente continua a portare gli animali al canile, che per legge
è obbligato a prenderli. Illustrando una possibile soluzione Di
Cosmo aggiunge: "La cultura del canile come deterrente al
randagismo non è sostenibile e si rivela inefficiente per
risolvere il problema dei cani abbandonati. Le amministrazioni
comunali, le Asl e in generale le pubbliche istituzioni
dovrebbero avviare delle sane e corrette procedure di
sterilizzazione, volte a ridurre sensibilmente il numero dei
cani randagi che circolano liberamente per le nostre città.
Inoltre, sarebbe indispensabile attuare politiche di sostegno
alle famiglie a basso reddito per sterilizzare i loro animali
domestici, considerato che molti cittadini lo fanno privatamente
a proprie spese, sopperendo così alle inadempienze delle
istituzioni".
IL SECOLO XIX
14 LUGLIO 2009
Un'estate da cani
boom di abbandoni
A Monte Contessa i
posti scarseggiano, tutto esaurito a Traso
Giuliano Gnecco
Genova - Nando ha 8 anni; è un incrocio con un bassotto. La sua padrona
stravedeva per lui: era per lui una ragione di vita. Poi la donna,
anziana, si è dovuta ricoverare, e i suoi figli non ne hanno voluto
sapere di accudire il fedele amico. Così la padrona, con il magone, è
stata costretta a portare il cane a Monte Contessa. Nando è stato
fortunato, perché dopo qualche tempo è stato adottato da un'altra
signora anziana: «Cammina poco - ha notato - ma tanto cammino poco anche
io». Adesso si fanno compagnia reciprocamente.
Nando è fortunato, perché non tutti trovano una nuova casa. Prendete Fedele, uno splendido pastore tedesco: è finito al canile in seguito a un sequestro, perché aveva subito maltrattamenti per i quali è in corso un procedimento penale. Storie ordinari, che d'estate si moltiplicano. Per dire: la scorsa settimana, in appena tre giorni, a Monte Contessa sono arrivati quindici cani. «E noi dobbiamo prenderli, perché ce lo impone la legge - ricorda Clara Bongiorno, direttore tecnico del gruppo Una (Uomo, Natura, Animali) che gestisce il canile municipale [...] - Però sono troppi. Qualcuno usa la scusa di uno sfratto, di una separazione, dei soldi, del fatto che si tratti di un cane caratteriale. Non ce la facciamo più. Senza contare i cani abbandonati in giro, per i quali non si può risalire al padrone perché manca il chip: mancano i controlli. Se non risolviamo questo problema, anche costruissimo duemila canili, li riempiremmo tutti». Conferma Marcella Rossi, presidente della Cooperativa Rifugio Sherwood che gestisce il Buoncanile a Traso: «Abbiamo aperto a marzo, e per ora possiamo tenere non più di trenta cani. L'altro giorno uno è stato adottato, ma è subito stato rimpiazzato da un altro. Continua ad arrivare gente che vuole abbandonare il proprio cane; noi li dirottiamo a Monte Contessa, con il quale collaboriamo. Ma c'è gente che minaccia: "O lo prendete, o lo abbandono in autostrada"». Sembra incredibile, ma non si tratta di casi isolati: «Anzi, e ogni volta ci fa venire il mal di stomaco. Noi prendiamo i cani: sono storie quelle delle liste d'attesa. Ma prendiamo anche i dati dei padroni, affinché non si disinteressino dei loro animali». In questo modo Leon, pitbull di 5 mesi, ha potuto mantenere un legame con la famiglia: «Non è pericoloso, ha solo paura», assicura Bongiorno. Leon giocava con i due figli dei suoi padroni: «erano come tre bambini»; teneva in bocca un pennarello, e uno dei due bimbi, per gioco, glie l'ha tolto: «Gli si è girato contro - racconta Bongiorno - Con quella dentatura, se avesse voluto fare male l'avrebbe fatto, invece si è limitato a lasciare un segnetto. Ma i padroni si sono spaventati e lo hanno portato qui». Ora stanno seguendo insieme un corso di addestramento e rieducazione, con l'obiettivo di tornare un giorno a casa. Perché l'educazione conta molto: «I nostri volontari - sottolinea Bongiorno - hanno seguito un corso di addestramento; a settembre ne attiveremo un altro, aperto a tutta la cittadinanza». Perché d'estate c'è il grande problema di dove lasciare il proprio cane per andare in vacanza: molti alberghi non accettano animali, le spiagge autorizzate sono pressoché nulle. E così gli abbandoni lievitano: storia vecchia. Certo, ma c'è un filo conduttore: «Gli abbandoni - puntualizza Rossi - riguardano soprattutto molossidi, pitbull, rottweiler. Cani caratteriali e più problematici». Anche perché, fosse solo per il periodo delle vacanze, ci sarebbe sempre la strada delle pensioni: «Avendo aperto a marzo, non abbiamo avuto modo di attivare il servizio prima dell'estate», ammette Rossi. Dove è attivo, c'è il tutto esaurito: «Avremo circa 200 richieste - confida Stefano Baudizzone, titolare della pensione-allevamento Kirbi di Mele - ma solo trenta posti. Iniziano a chiamare a giugno, e subito chiudiamo le prenotazioni. È così da anni, e continua». Il tutto per 18 euro al giorno. «Il prezzo delle pensioni oscilla fra i 15-18 euro al giorno, che va bene, a 30-35 o perfino 40 euro, che francamente è esagerato», assicura Bongiorno. E comunque, per stroncare il fenomeno degli abbandoni, è stata anche avanzata una proposta: pagare. «Mettere mano al portafoglio fa pensare - ricorda Bongiorno - C'è gente che viene a prendersi il cane con leggerezza, poi lo riporta sapendo che tanto non paga. Con il Comune pensavamo invece di mantenere un legame fra cane e padrone: una adozione a un prezzo più che politico, 3,50 euro al giorno». Già, ma così il rischio è di incentivare gli abbandoni in strada (o, peggio, in autostrada). Come l'ultima arrivata a Monte Contessa, una barboncina trovata domenica notte in corso Buenos Aires. Guarda caso, con chip non registrato. «Sappiamo che far pagare è pericoloso, ma può essere un'idea», insiste Bongiorno. Anche perché, «in Valle d'Aosta anche nelle valli più sperdute i cani hanno il chip - ricorda il direttore tecnico di Una - Se viene trovato in giro, chiamano il padrone e gli danno 48 ore di tempo per andare a prenderlo. E quando va, deve pure pagare 100 euro per il disturbo». Un problema non da poco: «Più dei cani abbandonati dai padroni - osserva Katia Messina, vice presidente dell'Associazione Amici del Cane, che gestisce il canile del Monte Gazzo - è ampio il fenomeno dei cani vaganti. A dimostrazione che l'anagrafe canina non è ancora un dato di fatto. Proprio domenica scorsa abbiamo recuperato un cane di razza abbandonato dai padroni: fortunatamente l'hanno portato in una struttura come la nostra, perché aveva fatto i vaccini ma non aveva il chip. Per quanto ci riguarda abbiamo una capienza di una novantina di posti e non siamo ancora a tappo. Ma siamo appena all'inizio: agosto è il mese peggiore». Ditelo a Iron, dogo di 11 anni: «Il padrone non aveva tempo perché doveva lavorare, i figli non lo seguivano», racconta Bongiorno. Cosìè finito a Monte Contessa. Come Larry, barboncino abbandonato in pieno centro, senza chip e con un tatuaggio non leggibile. Oppure il dogo lasciato al canile dopo che la padrona lo chiudeva sul poggiolo perché aspettava il secondo figlio e temeva per la gravidanza. «I cani sono abituati ad avere attenzione - ricorda Bongiorno - Poi nasce un bambino, e l'attenzione si sposta su di lui; come può reagire un cane? Per questo è importante l'educazione». Dell'animale a seguire certi comportamenti, e del padrone ad addestrare. Come Belfy, il pitbull dal manto marrone intenso, che è in fase di rieducazione insieme al suo padrone. C'è poi un altro fronte: tre cani sequestrati a un gruppo di romeni: loro se li sarebbero tenuti anche, ma non avevano microchip, erano con documenti non conformi e vaccini fasulli: sul libretto c'era già il timbro del 9 settembre 2009.
IL SECOLO XIX
14 LUGLIO 2009
Il PITBULL non gli
obbedisce e il ladro finisce in manette
Voltri (GE) - Tenta di aizzare il pitbull di un
conoscente contro una guardia giurata che lo insegue. Non ci riesce
(il cane, cioè, non gli ubbidisce) come non era riuscito, qualche
secondo prima, a colpire il vigilante con una pietra. Per questo un
tunisino di 27 anni, clandestino, è stato arrestato domenica sera
dagli agenti di una volante della Questura. L'uomo stava scappando
perché era stato sorpreso a rubare vestiti dagli scaffali. Tutto è
successo verso le venti alla Pam di Voltri. Il tunisino era stato
visto da un vigilante mentre faceva razzia di magliette da uno
scaffale. La guardia aveva tentato di fermarlo mentre lo straniero
si avvicinava alle casse. Ma, appena ha visto la guardia, l'uomo ha
cominciato a fuggire. È uscito di corsa dal supermercato, è arrivato
sul piazzale di fronte al Pam. La guardia era a un soffio da lui, un
passante (forse un suo conoscente) teneva al guinzaglio un pitbull:
lo straniero ha tentato di aizzarlo contro la guardia. Ma il cane
ignora l'ordine di attaccare. E la guardia riesce a immobilizzarlo
fino all'arrivo della volante nel frattempo chiamata da altro
personale del supermercato.
Lo straniero, già noto alle forze dell'ordine per alcuni precedenti, è stato arrestato ma anche espulso visto che non aveva permesso di soggiorno. Fortunatamente il vigilante non si è ferito nell'inseguimento. E per fortuna la "famigerata" aggressività dei cani pitbull non si è manifestata, nonostante l'invito ad attaccare.
L'ARENA GIORNALE DI VERONA
14 LUGLIO 2009
Sparita la famigliola di cigni:
«Rapiti»
GIALLO. Mamma
e sette piccoli si facevano nutrire dai residenti. Gli abitanti del Porto
lanciano l'allarme
Verona - La famigliola di cigni reali di Porto San
Pancrazio è stata...rapita. Da mesi i residenti della zona del Porto
facevano a gara per nutrire gli uccelli e avevano visto anche schiudersi le
uova con sette piccoli cigni olor. Era diventata un'abitudine portare cibo
sfidando mamma cigno che non esitava a spalancare le ali e a soffiare per
mettere in fuga gli «importunatori».
Fino a qualche tempo fa c'era anche papà cigno in zona, poi era sparito e rintracciato in zona Ca del Bue e consegnato a una cooperativa che si occupa di animali protetti, la Verde e blu. Ma la scomparsa dei sette cuccioli e della mamma adesso desta sospetto. «Non è semplice catturarli tutti insieme», dice Giovanni Martini, uno dei cittadini che si recavano quotidianamente a portare cibo ai cigni, «noi crediamo che siano stati sottratti da qualcuno che ha un giardino grande e qualche pozza d'acqua. Non possiamo spiegarci diversamente questa scomparsa. La carne di cigno non è commestibile, quindi tenderemmo ad escludere che gli animali siano stati uccisi per poi essere mangiati. I cigni poi sono protetti dalla legge. Ma a noi mancano perchè erano diventati un appuntamento fisso nelle nostre giornate e i bambini della zona erano felici di veder crescere i piccoli», conclude Martini.
LA PROVINCIA PAVESE
14 LUGLIO 2009
Piccola volpe
salva
Pierangela Fiorani
Gentile direttore, mi riferisco alla
lettera sul caso della volpe investita a Torrazza Coste (PV).
Innanzitutto, rivolgo il mio sentito ringraziamento, anche a nome delle
volpi del nostro territorio, a tutti coloro che hanno contribuito,
ognuno per la propria parte, a salvare la volpacchiotta (creatura del
Signore anche lei) investita da un «pirata della strada» che sicuramente
avrebbe potuto soccorrerla e non l’ha fatto (tanto è un animale!). Mi
si permetta, poi, una considerazione o, meglio, una mia opinione sul
fatto. Fermo restando che la competenza alle cure degli animali
selvatici è delegata ai Cras ovvero Centri di Recupero Animali
Selvatici, che peraltro in Lombardia sono 2, uno a Milano e uno a
Magenta, perciò parecchio lontani dal luogo dell’investimento,
trattandosi nel caso in specie di un primo intervento urgente di pronto
soccorso, le cliniche veterinarie interpellate avrebbero, a mio modesto
parere, potuto (non «dovuto») curare l’animale avvertendo nel contempo
gli organi competenti che sicuramente avrebbero compreso e autorizzato
l’azione salvifica in stato di urgenza. Un poco di elasticità mentale
ogni tanto non guasta e può salvare una vita, sia pure quella di un
animale. Per fortuna la volpacchiotta è sopravvissuta e forse presto
ritroverà il suo habitat libero, ma continuamente ridotto
dall’incoscienza e avidità umana. Alla volpe i miei auguri più sinceri.
Silvana Megazzini Casatisma La volpacchiotta ce l’ha fatta e siamo
tutti contenti, naturalmente. La burocrazia colpisce indiscriminatamente
e quindi non risparmia neppure gli animali selvatici che popolano le
nostre zone. Eppure basterebbe un po’ di attenzione, magari qualche
sinergia in più anche con strutture private o pubbliche che sono sul
territorio e persino una collaborazione con strutture universitarie che
non ci mancano. Sì, un territorio che vuole prestare attenzione alle
proprie ricchezze naturalistiche (e dunque anche alla fauna del luogo)
dovrebbe darsi da fare un po’ di più. Mi risulta però un po’ più
difficile, gentile lettrice, pensare all’automobilista che si è trovato
davanti l’animale selvatico e che evidentemente non è riuscito a
evitarlo come a un «pirata della strada» pur tra virgolette. Bisognava
fermarsi? Bisognava chiamare aiuto? Ma chi, appunto? E, nel frattempo,
se non si è esperti come occuparsi di un animale appunto selvatico di
cui magari non si conoscono possibili reazioni? Non tutti, senza essere
sterminatori di fauna autoctona, possono essere in grado di muoversi
adeguatamente. Insomma, concederei all’automobilista il beneficio del
dubbio.
TRENTINO
14 LUGLIO 2009
Una
supplica a tutti voi non mangiate crostacei
ACCORATO SOS Una supplica a tutti voi
non mangiate crostacei Questa lettera è scritta da una persona che
crede di avere tanta considerazione per gli animali, ma che forse fa
molto poco per loro. Però posso scrivere e dire quello che penso. Mi
guardo intorno e vedo tutti questi esseri viventi considerati alla
stregua di oggetti qualunque. Gli animali non meritano affatto
quello che noi riserviamo loro: solo sfruttamento e morte, neppure
più per poter sopravvivere ma solo per assecondare dei bisogni
creati ad arte per il profitto. Un tempo, penso a popoli anche
lontani da noi, la caccia veniva vissuta con attenzione e praticata
in determinati momenti. Probabilmente vi era anche una certa
riconoscenza nei confronti degli animali... ora gli scaffali dei
negozi sono sempre ricolmi di vaschette chiuse col cellophane; la
bistecca è una bistecca, un oggetto che esiste in quanto tale. Molta
gente mangia gli animali, ma non sarebbe mai capace di ammazzarli.
C’è chi provvede, lontano dagli sguardi. Fate caso alle differenze;
una cosa era il contadino che se non uccideva il maiale moriva di
fame, un’altra è l’industria- lager che considera le proprie bestie
delle macchine produttive e che non dice loro neppure un grazie. C’è
un’altra cosa che vorrei chiedervi: non mangiate crostacei. Lì la
sofferenza è inaudita. Bolliti vivi. Che bel metodo, assolutamente
inumano e indegno delle persone civili che crediamo di essere.
Magari poi lo si avanza pure nel piatto... Christian Marchi
IL TIRRENO
14 LUGLIO 2009
Il guaritore
di cavalli e quel regalo speciale al maestro buddista
Rino Bucci
ROSIGNANO (LI). Il panorama è
mozzafiato. L’altura permette allo sguardo di correre su tutto il
verde circostante, fino a tuffarsi nel mare. Più in là, l’isola di
Gorgona: potresti toccarla. È qui, sulle colline di Rosignano, a
Nibbiaia che si è trasferito l’uomo che sussurra ai cavalli. David
Bassi ha lasciato il Parco di San Rossore e con i suoi 20 compagni
di vita si è trasferito nel podere “Pian dei lupi”. Piemontese di
42 anni, Bassi è un rieducatore di cavalli, che nel suo approccio
con l’animale unisce la filosofia buddista e la cultura indiana. Sin
dall’infanzia, ha avuto un rapporto privilegiato, quasi esclusivo
con gli equini. Il primo incontro significativo avviene quando
Bassi ha 17 anni, durante un soggiorno in Australia. In una fattoria
conosce un nativo indiano e impara un nuovo modo di approcciarsi con
l’animale. «Gli indiani del nord America - racconta Bassi - sono gli
unici che cavalcano senza la coercizione di selle, cavezze e morsi.
Hanno un rapporto simbiotico con il cavallo, fatto di gesti e
sguardi. Il lato spirituale è imprescindibile». Bassi torna in
Italia arricchito dall’esperienza che lo spinge a interessarsi con
una nuova passione agli equini. Ma, la vera svolta avviene
dall’incontro casuale con quella che sarà la sua futura compagna,
Monica Citti. David sta passeggiando su di una spiaggia del litorale
pisano, quando incontra Monica. Si conoscono, condividono la
filosofia di vita e decidono di fondare l’associazione “Aquila
nera”. Un omaggio al nativo conosciuto da David. L’associazione si
occupa del recupero di cavalli da corsa, e non, destinati al
mattatoio. «Il nostro scopo principale è quello di salvarli, ma
insegniamo anche l’equitazione naturale, a pelo, e vogliamo che lo
sport sia alla portata di tutti. Gli animali sono a disposizione di
chiunque ne abbia bisogno; dalle scolaresche, ai privati, ai malati.
I cavalli vengono venduti, ma solo a condizione che non gareggino
più e che stiamo meglio di come stanno da noi. Altrimenti proponiamo
l’adozione a distanza». Questo approccio differente, che Bassi
definisce «del cuore», nasce dalla sua pratica buddista e
dall’incontro con il Lama Gomo Tulku, la 23esima rincarnazione di
uno dei lama più importati del buddismo. «Mi trovavo a Pomaia,
cercavo delle musiche che potessero rilassarmi prima dell’approccio
con i miei “pazienti”. Mi ricordavo che il nativo indiano cantava
delle nenie a toni bassi. Quindi ne parlai ad un monaco e gli
raccontai del mio rapporto con l’animale, lui mi introdusse a Gomo
Tulku. Anche il lama è un appassionato di equini. Per questo, noi di
“Aquila nera” gli abbiamo donato il “Signore del tempo”, uno dei
nostri ospiti». Con l’aiuto della filosofia buddista, Bassi completa
la sua formazione. «Lo chiamo approccio del cuore. Il buddismo è
stato fondamentale perché mi rende sereno e aiuta la respirazione.
Devi essere in pace con te stesso per essere in pace con gli altri».
MESSAGGERO VENETO
14 LUGLIO 2009
Sono già
diciannove i casi di rabbia
Udine - «Rinnova l’invito alla
popolazione dei territori fin qui interessati dai casi di rabbia a
far vaccinare i cani – attacca Salvatorelli – e la Regione affinché
metta in campo il più presto possibile una campagna di vaccinazioni
destinata non già agli animali domestici, ma direttamente alle
volpi». «E’ necessario piazzare sul territorio una serie di esche al
fine di contenere il più possibile il fenomeno – continua
l’assessore - e credo che a tale scopo sarà utile, nell’immediato
futuro, convocare una conferenza tra Comuni interessati, guardie
forestali e azienda sanitaria per fare il punto della situazione ed
evitare l’odioso nonché improduttivo rimpallo delle competenze». Ad
essere interessata in prima persona è anche la Regione, spiega
Adolfo D’Orlando del servizio veterinario dell’Ass3: «Una prima
campagna di vaccinazioni desinata alle volpi è stata realizzata lo
scorso inverno, ma è stata inefficace a causa della neve, e in breve
sarà ora ripetuta». Come funziona? «Semplice – continua D’Orlando -,
vengono lasciate sul territorio delle esche a mo’ di cioccolatini
contenenti il vaccino che sono efficaci sia nel caso di volpi sane
che malate. Quando l’animale ingerisce l’esca, se malato decede per
eccesso di vaccino, se sano viene semplicemente reso immune al
virus». Nel frattempo è bene, come detto, che tutti gli animali
domestici a rischio vengano vaccinati e tenuti sotto controllo dai
padroni. «Nel caso in cui ci fossero casi sospetti – conclude
l’assessore Salvatorelli – invitiamo i privati cittadini a darne
immediata comunicazione ai servizi veterinari dell’azienda sanitaria
così che questi possano intervenire per tempo. Ricordo che in caso
di comportamento sospetto dei cani, questi vengono portati in canile
per essere osservati e sottoposti a tutti gli accertamenti del
caso».
IL CENTRO
14 LUGLIO 2009
Morto un orso
di 18 mesi
PESCASSEROLI (AQ). Il Parco nazionale
d’Abruzzo, Lazio e Molise perde un altro orso. Il plantigrado, di
circa 18 mesi di età, è stato trovato morto in località Cerasuolo
del comune di Filignano, in una zona limitrofa all’area protetta.
Gli uomini del servizio di sorveglianza dell’Ente e i ricercatori
del Dipartimento di biologia umana e animale della Sapienza di Roma
sono riusciti a recuperare solo pochi resti dell’animale, quasi
completamente divorato dai predatori. L’orso era dotato di
radiocollare. I sospetti che qualche cosa non andava risalgono a più
di un mese fa, quando l’apparecchiatura elettronica non ha emesso
più segnali. Pochi giorni fa la trasmittente è entrata nella
modalità che indica l’assenza di movimento e sono scattate le
ricerche. I pochi resti recuperati sono stati trasportati prima
nella sede del Parco a Pescasseroli e successivamente all’Istituto
zooprofilattico di Teramo. La Procura di Sulmona aprirà l’inchiesta
per stabile le cause della morte, che per ora restano misteriose. I
carabinieri di Filignano, in passato, avevano segnalato al Parco
incontri ravvicinati fra la popolazione e gli orsi. In qualche caso
erano stati indicati anche dei danni causati a stalle e orti. Non è
escluso quindi che il plantigrado trovato in Molise sia stato ucciso
per vendetta. E’ il secondo orso bruno marsicano trovato morto
quest’anno. Il precedente risale a poche settimane fa: un animale fu
trovato senza vita sulle montagne tra Scanno e Pescasseroli. «A
queste perdite si contrappongono fortunatamente segnali
incoraggianti di ripresa della popolazione degli orsi», afferma
Giuseppe Rossi , presidente del Parco nazionale, «l’anno scorso sono
nati almeno dieci cuccioli. E anche i primi avvistamenti di queste
settimane testimoniano un buon tasso di riproduzione: sono infatti
già stati notati cinque cuccioli nati l’inverno scorso. E’ comunque
indispensabile un momento di riflessione che coinvolga chi partecipa
al Piano di azione e tutela dell’orso marsicano. I vari organismi
che aderiscono al Patom devono assumersi le responsabilità che loro
competono. Non si vedono, infatti, impegni concreti da parte dei
firmatari del protocollo di intesa del luglio 2006: regioni,
province, Parchi, ministero dell’Ambiente. Spiace constatare che il
coordinamento auspicato e previsto da parte della Regione Abruzzo
finora non ha funzionato». Nelle scorse settimane erano stati
avvistati vicino Pescasseroli, in località Acqua ventilata, una
mamma orsa con due piccoli che per più giorni si erano fatti vedere
in mezzo a una radura a circa 30-40 metri dalla strada provinciale
che conduce a Gioia dé Marsi; gli stessi posti frequentati dall’orso
Bernardo e dalla sua compagna, ritrovati morti nel 2007 alla fine di
settembre.
LA NUOVA SARDEGNA
14 LUGLIO 2009
Carloforte,
salvata una tartaruga in difficoltà
CARLOFORTE (CI). Nuovo intervento per
soccorrere una caretta adulta in difficoltà, nelle acque dell’isola
di San Pietro. Domenica pomeriggio, una squadra del Carloforte
Tonnare Diving Center, a bordo di un gommone, stava navigando tra le
Tacche Bianche e Punta Regolina, quando in superficie, i sub a bordo
hanno scorto la tartaruga, che aveva difficoltà ad immergersi e
respirare. I divemaster Giorgio e Mario, hanno recuperato l’animale
e l’hanno trasportato a terra, per consegnarlo agli uomini della
Guardia Costiera carolina. A quel punto, è scattata l’ormai
collaudata procedura di intervento, con il trasporto al centro
recupero di Nora, ad opera del Corpo Forestale. Dopo le cure del
caso ed un periodo di osservazione, la caretta verrà presumibilmente
rilasciata nel mare dove è stata rinvenuta.
LA NUOVA VENEZIA
14 LUGLIO 2009
Tartaruga
morta
BIBIONE (VE). Sorpresa ieri sulla
spiaggia del camping Capalonga per una grande tartaruga morta
trovata abbandonata sull’arenile. L’animale di un metro di lunghezza
presentava due squarci sulla corazza, forse causati dalle eliche di
un motore. La tartaruga aveva perso anche due zampe. Sul posto si è
subito formato un capannello di curiosi.
CORRIERE DELLE ALPI
14 LUGLIO 2009
L'orso
banchetta in valle di S. Lucano
TAIBON (BL). Dall’Agnèr all’alta Valle
di San Lucano. L’orso si sposta e a farne le spese è un gregge di
pecore. «Quello visto qualche giorno fa al Rifugio Scarpa - dice
Alessandro Savio, già vicesindaco di Taibon - è sicuramente lo
stesso animale che nella notte scorsa ha banchettato con un gregge
di pecore in alta valle di San Lucano. Infatti il pastore che ogni
anno viene in Comune di Taibon per trascorrere l’estate sui pascoli
delle nostre montagne ha segnalato che il gregge era molto
spaventato ed ha trovato una pecora e una capra sventrate
sicuramente dal predatore». Altra curiosità è il fatto che nella
sua discesa dall’Agnèr l’orso potrebbe aver preso un canalone
impervio denominato... “Boral de l’Orsa”
ANSA
14 LUGLIO 2009
Animali:
nate 3 cicogne su traliccio Enel nel salernitano
Sono una
quarantina in dieci anni i cicognini nati sul traliccio
SALA CONSILINA (SA) - Prenderanno
il volo presto le tre piccole cicogne bianche nate anche quest'anno
sul traliccio dell'alta tensione dell'Enel. L'evento si ripete
da oltre 10 anni, nel Vallo di Diano, a sud di Salerno, e
rappresenta in Italia un caso piu' unico che raro. La cicogna
bianca in Italia non ha mai nidificato nello stesso luogo, per
cosi' tanti anni consecutivi. Intanto salgono ad una quarantina
complessivamente i cicognini nati sul traliccio.
LIBERO
14 LUGLIO 2009
MATERA:
RECUPERATO PICCOLO ESEMPLARE FALCO GRILLAIO
Matera - A Matera una
pattuglia del Corpo Forestale dello Stato e' intervenuta per
il recupero e salvataggio di un pullo di un piccolo
esemplare di falco grillaio ('falco naumanni') intrappolato
in un vano luce di un esercizio commerciale nel centro
storico. E' stato proprio l'esercente a chiamare il 1515. Il
Corpo forestale l'ha recuperato, accertando che si tratta di
un pullo di falco grillaio e lo ha affidato al Centro
Recupero Rapaci della Provincia di Matera. Il grillaio e' un
piccolo rapace migratore che giunge in Italia ad aprile e
riparte per l'Africa alla fine dell'estate.Frequenta le aree
aperte per cacciare grilli, cavallette, lucertole e
micromammiferi di cui si ciba. Nidifica preferibilmente nei
centri abitati approfittando delle cavita' dei muri, delle
fessure sotto ai coppi e dei sottotetti. Tipica della specie
e' la fedelta' al sito riproduttivo, infatti ogni anno le
coppie di grillaio tornano ad occupare lo stesso sito
dell'anno precedente. Il piccolo rapace ha una colonia ben
radicata nel Materano e nella vicina Murgia pugliese ma a
livello planetario risulta essere estremamente raro ed in
serio pericolo di estinzione, tanto da essere stato inserito
nell'allegato I della convenzione di Washington, norma di
legge che vieta la cattura, detenzione e commercio di tutte
le specie animali e vegetali, o parti di esse, in pericolo
di estinzione, la cui applicazione e' demandata proprio al
Corpo Forestale dello Stato, attraverso i Nuclei Operativi
Cites.
AGI
14 LUGLIO 2009
WWF: IN RISAIE PIANURA PADANA
RISCHIO STRAGE DA INSETTICIDI
Milano - "Una vera e propria strage rischia di
abbattersi su ben 200.000 ettari di risaie tra Piemonte e Lombardia". A
lanciare l'allarme e' il WWF Italia che ha chiesto alla UE di fermare un
potente insetticida il cui uso e' stato permesso fino alla fine di luglio.
Da alcune settimane nelle risaie piemontesi e lombarde e' in corso un uso
straordinario, autorizzato con Decreto ministeriale, di un prodotto per
combattere il punteruolo acquatico del riso (Lissorhoptrus oryzophilus),
coleottero esotico che negli ultimi tre anni si e' diffuso nell'area
risicola. Secondo il Wwf e' accertato che il 'contest', questo il nome del
prodotto, "uccide tutte le forme di vita acquatiche che incontra, inclusi
pesci, anfibi e invertebrati acquatici. Tra Piemonte e Lombardia si stima
un'estensione di circa 200.000 ettari di risaie, sulla quale e' quindi in
corso una strage biologica di proporzioni enormi causata da un prodotto che,
come riportato sulla sua scheda tecnica e' 'Altamente tossico per gli
organismi acquatici' e 'puo' provocare a lungo termine effetti negativi per
l'ambiente acquatico'. Questo - aggiunge il Wwf - e' particolarmente
rilevante visto che le risaie sono un notevolissimo serbatoio di
biodiversita' e costituiscono habitat per numerosi animali". Il WWF Italia
avvisa inoltre i frequentatori delle garzaie e gli amanti del birdwatching,
a prestare attenzione e segnalare eventuali casi di mortalita' anomala fra i
pulcini, con attenzione anche agli uccelli che nidificano direttamente in
risaia e sugli arginelli. "In alcune risaie tenute sotto osservazione si e'
gia' verificata una mortalita' quasi totale di molti invertebrati e di
anfibi. Ne deriva anche un'evidente pericolosita' anche solo a mettere le
mani in acqua. Saranno da valutare i danni all'intera catena alimentare -
per esempio sul successo riproduttivo dell'avifauna - che saranno causati
dalla drastica riduzione di prede a causa del prodotto", conclude il Wwf.
IL FRIULI.IT
14 LUGLIO 2009
Un caldo cane
Anche gli amici a quattro zampe
soffrono il caldo. Ecco qualche regola base per permettere a Fido e al micio
di casa di superare indenne anche l’estate più afosa
In estate caldo e afa possono rappresentare un pericolo
anche per gli animali, o quantomeno mettere a rischio la quotidiana e tanto
amata routine degli amici a quattro zampe. Negli zoo, infatti, i veterinari
distribuiscono ghiaccioli e cibi golosi ma freschi per dare un pò di
refrigerio agli animali.Che fare per tutelare gli animali di casa quando le
temperature sfiorano il record? Moli non sanno che molti animali che vivono
in assoluta libertà in città muoiono di sete. I veterinari e le associazioni
che tutelano gli animali consigliano di lasciare a disposizione di uccellini
e di eventuali randagi delle ciotole d’acqua. L’importante è sostituire
quotidianamente l’acqua, anche più volte al giorno, per evitare la
formazione di larve e la conseguente e spiacevole invasione di zanzare.
Il colpo di calore, specie se l’animale è anziano e non
gode di ottima salute, può essere letale. Come prevenirlo e come proteggere
gli animali dal caldo? C’è chi in estate preferisce portare il micio o il
cane di famiglia dal parrucchiere per sfoltire un po’ il pelo in eccesso.
Tale pratica, seppur non proprio economica, a volte è piuttosto dolorosa e
fastidiosa per l’animale che, poi, una volta a casa, può avere difficoltà ad
accettarsi psicologicamente con il nuovo aspetto. Del resto come dare torto
a qualche barboncino conciato come fosse un peluche?
Ecco qualche suggerimento:
Cani e gatti domestici vanno lasciati liberi in casa di
scegliersi il posto più fresco dove schiacciare un pisolino. Non a caso,
quando il caldo è piuttosto intenso, gli animali si spostano spesso da un
punto all’altro della casa in cerca di refrigerio.
Se ci si mette in viaggio attenzione alle cucce e ai
trasportino che, complici le temperature elevate, rischiano di trasformarsi
in forni a micronde veri e propri. Inoltre, se si esce a fare la spesa con
il cane, evitare di parcheggiare l’auto al sole e con i finestrini chiusi.
Sostare all’ombra e per soltanto pochi minuti, e lasciare sempre a portata
del proprio cane dell’acqua fresca. Vale la pena di ricordare che il
maltrattamento degli animali è perseguibile per legge e che bastano pochi
minuti per condannare il vostro animale a morte certa se lasciato in auto e
sotto il sole
Sebbene tenere il cane legato a una catena in giardino
sia sconsigliato a priori, non si è ancora persa tale abitudine.
Fondamentale, se il cane vive in giardino, fargli trovare sempre dell’acqua
fresca e pulita e non dargli troppo da mangiare. Inoltre, e questa regola
vale per tutti, fare attenzione che il cibo non deperisca a causa del caldo
eccessivo.
Bagnare il mantello del cane quando lo si porta a
passeggio sotto il sole e farlo bere e, se il cane o il gatto hanno parti di
cute esposte al sole perché prive di pelo, applicare un leggero strato di
crema solare per proteggerli da scottature.
Pesci, tartarughe e uccellini
Evitare di lasciare l’acquario e le gabbiette esposte al sole diretto, ma riporle in un posto ventilato e fresco.Assicurarsi, specie se si è fuori casa tutto il giorno, che gli animaletti abbiano a disposizione sempre acqua a temperatura ambiente e cibo fresco.
ANSA AMBIENTE
14 LUGLIO 2009
CALDO: ANIMALI; ENPA, 10 CONSIGLI
UTILI ANTI-AFA
ROMA - Breve vademecum di suggerimenti per
salvaguardare dal caldo torrido gli animali domestici. E' stata emanata
dall'Ente nazionale protezione animali, una lista di dieci consigli
volti a difendere gli animali dall'ondata di caldo che da oggi
influenzera' tutta l'Italia: 1 - Non lasciare mai un animale incustodito
in auto 2 - Se si trova un animale rinchiuso in auto da solo prestare
attenzione ai sintomi di un eventuale un colpo di calore (problemi di
respirazione, spossatezza generalizzata). Se il proprietario non e'
rintracciabile chiamare le forze di polizia e in attesa del loro arrivo
cercare di fare ombra sull'auto con giornali e altri parasole e cercare
di dissetare l'animale da un'eventuale fessura del finestrino; 3 -
Assicurarsi che gli animali abbiano sempre l'accesso ad un luogo
ombreggiato e abbondante acqua fresca da bere. 4 - Non costringere cani
a sforzi eccessivi, come per esempio fare passeggiate nelle ore piu'
calde della giornata 5 - Prevenire le scottature delle parti bianche
(soprattutto della punta delle orecchie) con una crema ad alta
protezione 6 - Tenere l'acquario fuori dal sole diretto 7 - Ricordarsi
di mantenere il canarino sempre in un luogo fresco ed ombreggiato 8 -
Controllare la presenza di parassiti esterni, come pulci, zecche e
acari, che con il caldo arrivano a colpire piu' facilmente 9 -
Controllare sempre la presenza di uova di mosche che possono depositarsi
sul pelo di conigli, cavie a cani. 10 - Prima di effettuare lavori in
giardino, con tosaerba e pesticidi, pensare alla salvaguardia della
fauna selvatica che ci vive come lucertole, ricci e rane.
IL TEMPO
14 LUGLIO 2009
Maiali come vicini di casa
Odore nauseabondo, grugniti di
maiali e condizioni igienico-sanitarie a rischio. questo lo scenario che si
presenta sotto i nostri occhi a ridosso delle abitazioni proprio al confine
tra i paesi di Morolo e Supino, lungo la provinciale Morolense.
SUPINO (FR) - A denunciare la situazione, diventata
ormai insostenibile, è Emilio Gismondi, residente a Supino nelle immediate
vicinanze di una porcilaia contenente al proprio interno un consistente
numero di maiali. È questo lo scenario che si presenta sotto i nostri occhi
a ridosso delle abitazioni proprio al confine tra i paesi di Morolo e
Supino, lungo la provinciale Morolense. A denunciare la situazione,
diventata ormai insostenibile, è Emilio Gismondi, residente a Supino nelle
immediate vicinanze di una porcilaia contenente al proprio interno un
consistente numero di maiali. Quello che subito salta agli occhi è la
distanza ravvicinata della struttura dalle varie abitazioni della zona.
«Questo edificio è sempre esistito – sottolinea Gismondi – dagli anni 2000
ha cominciato ad ospitare al suo interno circa una decina di animali tra
suini, bovini, equini e pollame. Da allora sino ad oggi abbiamo manifestato
il nostro dissenso». Lo stesso Gismondi ha fatto presente la situazione più
volte alle varie autorità preposte, dal sindaco di Supino alla Prefettura di
Frosinone, dall'Azienda sanitaria locale fino al Corpo Forestale dello
Stato. «Se aggiungiamo poi – ha continuato Gismondi – che qui vicino ci sono
anche dei bambini, questa struttura sta creando non pochi problemi vista
l'aria irrespirabile e la presenza di polvere maleodorante piena di germi e
di parassiti che viene trasportata dal vento. Sembra assurdo che possano
ancora verificarsi situazioni del genere nel 2009». Già il 27 maggio scorso
il sindaco Alessandro Foglietta aveva provveduto ad emettere un'ordinanza
per far spostare l'allevamento di suini in «un sito più idoneo e lontano dai
centri abitati», ma ad oggi l'allevamento è ancora lì. La speranza da parte
della famiglia Gismondi è quella di veder risolta la scomoda situazione al
più presto: «Ora che siamo in estate – ha concluso – la sera è impossibile
stare fuori. Spero che qualcuno si metta una mano sul cuore e pensi ai
bambini che vivono in questa zona».
IL QUOTIDIANO
14 LUGLIO 2009
Ruba un'auto e subito dopo
cerca di rubare degli agnelli in una fattoria. Arrestato
Mosciano Sant'Angelo (TE) -
L'uomo di etnia rom è stato letteralmente colto con le mani nel sacco
dai Carabinieri.
Alle prime ore dell'alba di oggi, gli uomini della
Stazione Carabiniri di Mosciano Sant'Angelo hanno arrestato Guarnieri A.,
65enne residente a Mosciano Sant'Angelo, di etnia ROM, già noto alle Forze
dell'Ordine per fatti di Giustizia.
Guarnirei dopo aver rubato una Fiat Panda di una
pensionata del luogo si è recato presso una nota azienda agricola del luogo
ne ha forzato la porta d'ingresso ed è riuscito a penetrare nella ditta
asportando diversi agnelli caricandoli sull'autovettura.
Alcuni residenti del luogo, avendo sentito i rumori e
le strilla degli animali, si sono resi conto di quanto stava accadendo ed
hanno immediatamente avvisato il 112 che in breve tempo ha inviato sul posto
del personale.La pattugliain brevissimo tempo è giunta sul posto bloccando e
traendo in arresto il ladro poco prima che riuscisse a guadagnare la fuga.
Sia l'autovettura che gli ovini sono stati restituiti
ai legittimi proprietari mentre per Guarnieri, non più giovanissimo, si sono
aperte le porte del Carcere di Castrogno in attesa dell'udienza di convalida
davanti al Giudice Competente, dove dovrà difendersi dall'accusa di furto
aggravato.
LA ZAMPA.IT
14 LUGLIO 2009
Quel miagolio che ammalia
Con una diversa tonalità il
gatto induce il padrone a soddisfare i suoi bisogni
I gatti nascondono un’arte "persuasiva" nel loro
miagolio: emettono infatti ad "arte" le normali fusa dal suono basso e
profondo insieme a un pianto o miagolio insistente e fastidioso quando
vogliono ottenere qualcosa dal padrone, in primis la pappa. È la scoperta di
Karen McComb, dell’Università inglese di Sussex, Brighton, resa nota sulla
rivista Current Biology.
In pratica, questa tattica felina di manipolazione mentale del padrone consiste nell’aggiungere alle fusa che i gatti fanno normalmente un pianto di tonalità diversa, che nasconde un messaggio e che risulta particolarmente sgradevole all’orecchio umano, inducendo quindi il padrone a soddisfare i bisogni dell’animale. La ricercatrice ha chiesto ad un gruppo di persone di registrare i diversi miagolii dei propri gatti in differenti situazioni e poi ha fatto sentire i miagolii ad altre persone, anche non possessori di gatti. È emerso che a smuovere di più l’orecchio degli ascoltatori non è il caratteristico suono continuo, sommesso e vibrante delle fusa, di solito emesso dal gatto in segno di soddisfazione. Questo suono non ha gran potere su di noi, spiega McComb, e se un gatto venisse in cerca di cibo emettendo le fusa probabilmente non otterrebbe molta considerazione. Invece, le fusa miste al pianto generano un fastidio all’orecchio degli ascoltatori (anche dei non possessori i gatti) tale che la risposta immediata ai bisogni dell’animale non può essere elusa. I gatti, dunque, sono dotati di un’arte manipolatrice che induce il padrone a fare quel che desiderano: probabilmente, il pianto misto a fusa va a toccare corde profonde nel cervello del padrone, sfruttando l’innato istinto umano per l’ascolto del pianto del neonato che induce a rispondere con solerzia ai bisogni del piccolo.
GAZZETTA DI PARMA
14 LUGLIO 2009
Parma: va al ristorante e trova
due pitoni nel parcheggio
ANDREA VIOLI
Parma - Sessanta serpenti salvati in 6 mesi: quasi
tutti innocui, anche se in questo gruppo ci sono due pitoni ritrovati vicino
a Parma. Sono in tutto 1.400 gli animali soccorsi e curati da gennaio ad
oggi dai volontari del centro fauna selvatica «Il pettirosso» di Modena.
PITONI ABBANDONATI A PARMA. I due piccoli esemplari di
pitone reale ospitati nel centro per la fauna selvatica modenese sono stati
ritrovati due settimane fa alla periferia di Parma. «Un carabiniere, che non
è di quelle parti e conosce il nostro centro, ci ha chiamati - spiega il
responsabile Piero Milani -. Portandomi i due pitoni, mi ha detto di averli
trovati nel piazzale di un ristorante fuori Parma, mentre non era in
servizio. Si tratta di due piccoli di pitone reale, che si cibano di topi. È
un serpente non velenoso, che in età adulta raggiunge la lunghezza di un
metro e mezzo circa. Quando sono arrivati da noi, i due pitoni erano molto
denutriti e disidratati: evidentemente erano abbandonati da tempo. Gli
esemplari si trovano ancora qui: una volta finite le cure, saranno
trasferiti in un Centro di fauna esotica riconosciuto dal ministero
dell'Ambiente».
I due serpenti di Parma, insomma, non possono essere «adottati». Pitoni e altri serpenti sono sempre più acquistati ma nel contempo risultano sempre più abbandonati. «C'è chi li compra e li tiene finché sono piccoli - continua Milani - ma quando si rendono conto di quanto crescono non esitano ad abbandonarli. Si possono acquistare tranquillamente: basta avere lo scontrino fiscale. È anche abbastanza facile farli riprodurre in cattività. L'anno scorso abbiamo recuperato un pitone di 15 chili, un altro di 2 chili e un boa vicino a una scuola materna, nel Modenese. Dal Parmense era arrivata una volpe volante (un pipistrello di origini indiane, ndr). Ma esemplari giungono da tutta Italia».
BOOM DI ANIMALI ESOTICI. Milani spiega che gli
esemplari esotici conoscono un boom nei gusti di chi compra animali. E anche
in quelli di chi li abbandona. Le sanzioni ci sarebbero, ma non è facile
cogliere sul fatto i proprietari che se ne liberano in modo indiscriminato.
C'è un boom di rettili, ma anche pappagalli esotici, come uno che nei giorni scorsi svolazzava sugli alberi del quartiere Madonnina di Modena. «I serpenti che abbiamo qui, nessuno li ha reclamati - sottolinea Milani -. È molto preoccupante, perché aumentano gli abbandoni. E con gli inverni miti che abbiamo, i serpenti sopravvivono». Molti anche i rapaci diurni e notturni recuperati da «Il pettirossi»: 160 tra poiane, allocchi e gheppi. E gli ungulati: oltre duecento esemplari di cervi, caprioli, cinghiali e daini. Molti investiti dalle auto o smarriti. L’ultimo dei quali, un piccolo, si era perso dopo un nubifragio a Montese, sull'Appennino. Nell’elenco dei salvataggi anche centinaia di merli, pettirossi, tordi e cince, diversi ricci, 13 tassi, 18 istrici, nel primo semestre 2009.«Particolarmente preziosa è la collaborazione dei cittadini nel segnalarci con tempestività eventuali problemi - spiega ancora il responsabile del centro -. Ogni giorno riceviamo dalle 20 alle 30 segnalazioni. Oltre 250 interventi sono stati richiesti da forze dell’ordine, Vigili del fuoco o dalla Polizia provinciale sulla base di un convenzione con la Provincia (di Modena, ndr)». Gran parte degli animali salvati è stata curata nella sede del centro in via Nonantolana a Modena per poi essere liberata «con una percentuale di reinserimento dell’80%, tra la più alte in Italia per strutture come la nostra».
PROGETTI CON L'ATENEO DI PARMA. Il centro «Il
pettirosso» vive grazie alla convenzione con la Provincia di Modena, alle
offerte dei privati e al lavoro dei volontari. La sua attività annovera
progetti in collaborazione con l'Università di Parma. «Forniamo dei rapaci
morti pe uno studio sui parassiti, in collaborazione con uno dei nostri
veterinari - spiega Piero Milani -. Fra il 2004 e il 2008 con l'Ateneo di
Parma abbiamo progettato la reintroduzione dei caprioli nel parco
dell'Adamello. Abbiamo introdotto 50 esemplari in quattro anni».
Animalieanimali
14 LUGLIO 2009
CON UNO SPECIALE MIAO I GATTI
COMANDANO UMANI
Ricerca di un'Università inglese.
I gatti nascondono un'arte 'persuasiva' nel loro
miagolio: emettono infatti ad 'arte' le normali fusa dal suono basso e
profondo insieme a un pianto o miagolio insistente e fastidioso quando
vogliono ottenere qualcosa dal padrone, in primis la pappa. E' la scoperta
di Karen McComb, dell'Università inglese di Sussex, Brighton, resa nota
sulla rivista Current Biology.
In pratica, questa tattica felina di manipolazione mentale del padrone consiste nell'aggiungere alle fusa che i gatti fanno normalmente un pianto di tonalità diversa, che nasconde un messaggio e che risulta particolarmente sgradevole all'orecchio umano, inducendo quindi il padrone a soddisfare i bisogni dell'animale. La ricercatrice ha chiesto ad un gruppo di persone di registrare i diversi miagolii dei propri gatti in differenti situazioni e poi ha fatto sentire i miagolii ad altre persone, anche non possessori di gatti. E' emerso che a smuovere di più l'orecchio degli ascoltatori non è il caratteristico suono continuo, sommesso e vibrante delle fusa, di solito emesso dal gatto in segno di soddisfazione. Questo suono non ha gran potere su di noi, spiega McComb, e se un gatto venisse in cerca di cibo emettendo le fusa probabilmente non otterrebbe molta considerazione. Invece, le fusa miste al pianto generano un fastidio all'orecchio degli ascoltatori (anche dei non possessori i gatti) tale che la risposta immediata ai bisogni dell'animale non può essere elusa. I gatti, dunque, sono dotati di un'arte manipolatrice che induce il padrone a fare quel che desiderano: probabilmente, il pianto misto a fusa va a toccare corde profonde nel cervello del padrone, sfruttando l'innato istinto umano per l'ascolto del pianto del neonato che induce a rispondere con solerzia ai bisogni del piccolo.
Animalieanimali
14 LUGLIO 2009
ABRUZZO, TROVATO MORTO ORSO,
NATI DIECI CUCCIOLI
Ultimi dati dal Parco nazionale
Gli scarsi resti di un giovane orso sono stati
rinvenuti da personale del Servizio di Sorveglianza del Parco e del
Dipartimento di Biologia Umana e Animale della Università La Sapienza di
Roma in Molise a Filignano (Isernia), al di fuori del perimetro del Parco.
L'animale, che aveva circa 18 mesi, è stato pressoché completamente consumato da predatori, per cui è stato possibile recuperarne solo poche parti. L'esemplare era dotato di una marca auricolare trasmittente: da alcune settimane, tuttavia, il segnale radio si era perso, per poi entrare di recente nella modalità che indica l'assenza di movimento. L'esiguità dei resti recuperati, come pure il fatto che la morte è da far risalire a parecchi giorni fa, rende molto problematico accertarne le cause: in ogni caso i resti, che sono stati trasportati presso la sede del Parco di Pescasseroli, verranno sottoposti alle analisi del caso presso l'Istituto Zooprofilattico per l'Abruzzo e il Molise. Salgono quindi a due gli esemplari di orso rinvenuti morti nel corso dell'anno. A queste perdite si contrappongono fortunatamente segnali incoraggianti di ripresa della popolazione: dopo l'ottimo numero di cuccioli nati nello scorso anno, almeno dieci, anche i primi avvistamenti di queste settimane testimoniano un buon tasso di riproduzione: sono infatti già stati avvistati cinque cuccioli nati durante l'inverno scorso.
IL SANNIO
14 LUGLIO 2009
Trovati i resti di un
giovane orso
ISERNIA - Sono stati trovati a Cerasuolo, piccola frazione del comune di
Filignano (Is), i pochi resti di un giovane orso. A fare il triste
ritrovamento, al di fuori del perimetro del Parco, è stato il personale del
Servizio di Sorveglianza...
Sono
stati trovati a Cerasuolo, piccola frazione del comune di Filignano (Is), i
pochi resti di un giovane orso. A fare il triste ritrovamento, al di fuori del
perimetro del Parco, è stato il personale del Servizio di Sorveglianza del Parco
e del Dipartimento di Biologia Umana e Animale della Università La Sapienza di
Roma. L’animale, che aveva circa 18 mesi, è stato pressoché completamente
consumato da predatori, per cui è stato possibile recuperarne solo poche parti.
LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO
14 LUGLIO 2009
Spagna: San Firmino, 4
feriti
Nessuna cornata e
contusioni lievi nell'encierro' piu' veloce
MADRID - Si e' concluso con 4 contusi l'ottavo
e ultimo 'encierro' della celebre ''Fiesta'' di San Firmino a Pamplona.
Nella edizione di quest'anno e' morto un uomo di 27 anni e diversi sono
stati i feriti gravi. La corsa dei tori di oggi e' stata una delle piu'
veloci e spettacolari della festa. Gli animali hanno finito la corsa in soli
2 minuti e 20 secondi, facendo cadere due 'mozos' (ragazzi). Si sono
registrati 4 feriti lievi e nessuno per cornate.
AGI
14 LUGLIO 2009
EMERGENZA LUPI:
COLDIRETTI PERUGIA, PREVENZIONE E MONITORAGGIO
Perugia - Misure di prevenzione e monitoraggio
per arginare il problema della minaccia di lupi e cani inselvatichiti: e'
quanto chiede la Coldiretti di Perugia che stamani ha partecipato al summit
in Prefettura che ha visto la presenza di esponenti di Regione, Provincia e
rappresentanti delle forze dell'ordine. Il presidente della Coldiretti
Perugia, Luca Panichi, ha raccomandato e proposto, sulla scia anche di altre
esperienze in Italia, oltre che "un dovuto monitoraggio che consenta
un'esatta identificazione degli aggressori e del loro numero, idonee misure
di prevenzione".'Il tutto nel rispetto e nella salvaguardia degli equilibri
dell'ecosistema - ha detto -, "contando anche sull'apporto coordinato delle
forze dell'ordine che svolgono protezione e vigilanza sul territorio". La
situazione in alcune zone della provincia di Perugia infatti - ha riferito
Panichi - soprattutto in quella dell'eugubino e di Citta' di Castello e'
diventata, specialmente negli ultimi mesi, molto difficile per gli
imprenditori agricoli, alle prese con i danni causati dagli attacchi al
proprio bestiame. "Il positivo incontro odierno - sottolinea il presidente
provinciale Coldiretti - ha gettato le basi per un percorso di riflessione
comune, che proseguira' nel prossimo futuro anche con l'importante
contributo del mondo scientifico".
IL MATTINO
14 LUGLIO 2009
Ottantacinque bovini,
settantotto colpiti da brucellosi, sette da tubercolosi
ALESSANDRA CAPPABIANCA
Carano (CE) - Ottantacinque bovini,
settantotto colpiti da brucellosi, sette da tubercolosi: questi i numeri del
sequestro fiduciario operato in un'azienda di Carano, a seguito dei
rilevamenti dell'Asl. Dopo i test diagnostici effettuati dal Dipartimento di
Prevenzione Servizio Veterinario, che hanno evidenziato la presenza di
animali affetti da brucellosi e tubercolosi, il Servizio di Igiene
Allevamenti e delle Produzioni Zootecniche ha informato il sindaco Di Meo,
richiedendo l'emissione di un'ordinanza di sequestro a carico del legale
rappresentante della società, L. T. Le autorità competenti comunali hanno
disposto così il sequestro e l'affidamento in custodia dell'allevamento,
insieme al divieto di qualsiasi movimentazione di animali da e per tale
allevamento, salvo autorizzazione del Servizio Veterinario dell'Asl per
l'uscita di animali destinati alla macellazione. Inoltre, è stato disposto
l'isolamento dei bovini risultati positivi ai test. Per garantire
l'osservanza del provvedimento, l'ordinanza sindacale è stata quindi
trasmessa ai carabinieri, alla polizia di Stato, ai Vigili Urbani ed al
Dipartimento dell'Asl. In più, è stata programmata la mungitura differita e
separata degli animali infetti rispetto a quella degli animali
sieronegativi. Quello della brucellosi bufalina è un problema che da anni
affligge gli allevatori di Terra di Lavoro, dove nel solo territorio dell'ASL
Caserta 2 vengono allevati 180 mila capi bufalini, distribuiti su 770
aziende. Sessa Aurunca fa parte, insieme ad altri nove comuni, di un'area
della provincia sulla quale insistono 1.043 aziende zootecniche, di cui
oltre la metà sono allevamenti bufalini. In questi allevamenti sono presenti
quasi il 65% dei capi dell'intera provincia di Caserta e il 43% dei capi
presenti in Italia. Di qui, l'attenzione al problema della brucellosi, da
parte di molti rappresentanti istituzionali di Terra di Lavoro ed il "Piano
straordinario di risanamento dalla brucellosi bufalina per la Provincia di
Caserta", annunciato nel 2007 dall'allora assessore alle Attività
Produttive, Andrea Cozzolino in occasione dell' ottavo congresso mondiale
del Bufalo, che aveva creato fortissime proteste da parte degli allevatori.
Il piano prevedeva, infatti, anche l'abbattimento di decine di migliaia di
capi di bestiame, mentre le associazioni di categoria chiedevano un
approfondimento della ricerca scientifica nel settore, per dimostrare che,
non sopravvivendo il virus a temperature elevate, l'infezione non avrebbe
avuto conseguenze sulla produzione della mozzarella.
LA SICILIA RAGUSA
14 LUGLIO 2009
Contrada zappulla
I vigili del fuoco salvano bovino
Ragusa - Spettacolare salvataggio di un bovino
ieri mattina in contrada Zappulla. Sono stati i vigili del fuoco del locale
distaccamento a mettere in atto un recupero complicato ma che si è rivelato
anche molto spettacolare grazie all'impiego dell'autogru giunta dal Comando
provinciale dei vigili del fuoco di Ragusa. L'animale, una manza di 16 mesi,
mentre pascolava all'interno di un recinto è precipitato in un fosso
abbastanza profondo e non riusciva più a risalire. Il proprietario non
riuscendo ad aiutare l'animale ha allertato i vigili del fuoco che intorno
alle 8:45 sono intervenuti sul luogo e hanno iniziato tutte le complesse
procedure per il recupero dell'animale. Ci sono volute oltre due ore prima
che le operazioni di recupero andassero a buon fine. Dopo alcuni tentativi
si è reso necessario far intervenire l'autogru dalla centrale di Ragusa. Il
bovino, che era terrorizzato e molto agitato, è stato prima sedato poi
imbracato e recuperato.
L'ARENA GIORNALE DI VERONA
14 LUGLIO 2009
LAVAGNO (VR). Una nuova conferma della presenza del plantigrado a
San Briccio arriva da un agricoltore: «Sono un cacciatore, non mi sbaglio»
L’orso? Io l’ho visto
in faccia
Il testimone racconta: «Stavo lavorando nel mio vigneto, l’animale
si è subito rifugiato nel folto del bosco della Fratta
Lavagno (VR) -
«Con l’orso ho davvero avuto un incontro ravvicinato. E sono anche tanto un
vecchio e, dicono quanti mi conoscono bene, esperto cacciatore. Ovvero: non
posso affatto confondere un orso con un cinghiale. Ci vuol altro!». È sicuro
di sé, ma sceglie di non comparire «assolutamente» con il proprio nome sul
giornale uno dei testimoni oculari della presenza dell’orso a San Briccio;
animale che ha incontrato ai margini del bosco della Fratta, sul lato ovest
del colle fino quasi alla strada per Marcellise.
Contadino e cacciatore, secondo l’anagrafe ormai vicino i settant’anni assai ben portati, conosce benissimo il territorio di cui parla d anche gli animali che vi sono stanziati e che, nell’elenco, contemplano anche cinghiali e caprioli, oltre alle lepri e a una ricca avifauna. «E ora pure l’orso, anche se non so fino a quando rimarrà qui a casa nostra», ribadisce con forza. «Le impronte che sono state fotografate sotto gli alberi da frutta testimoniano chiaramente che non racconto frottole e non scambio un animale per l’altro. Le orme dei cinghiali e dei caprioli non hanno assolutamente una forma simile a quella del piede umano; ma queste, invece, con sole quattro dita munite di robuste unghie, che hanno lasciato un segno ben evidente nel terreno molle per le recenti piogge, sono inconfondibili». Subito dopo spiega anche perché non vuole che si faccia il suo nome sul giornale: «Ho paura che mi prendano per un visionario, anche se la mia testimonianza ho sentito e letto che è confermata pure dalle Guardie provinciali interessate alla presenza dell'orso sul colle di San Briccio. Non vorrei, inoltre, che qualcuno pensasse che vado in giro a raccontare proprio quella dell'orso per tenere lontane le persone dai miei campi». E ripete i particolari del proprio incontro con il plantigrado, risalente appena a qualche giorno fa. «L'ho visto bene mentre stavo lavorando nel mio vigneto che, tra l’altro confina con i campi dove anche altri contadini rumeni alle dipendenze di un noto abitante di San Briccio ripetono di averlo incontrato, cosa che ha permesso loro di stimare abbia un peso di circa 160 chilogrammi e raggiunga, in piedi, i due metri. Quando l’animale, che di solito ha paura dell’uomo, mi ha scorto, è saltato giù in fretta dal muretto a secco formato dai sassi neri vulcanici sistemati così per trattenere il terreno fertile sui fianchi del colle ed è scomparso nel folto del bosco della Fratta da cui esce alla ricerca di cibo, soprattutto frutti». Aggiunge ancora di non aver «provato un grosso spavento» per quell’incontro davvero così ravvicinato con una creatura che mai pensava di dover vedere nella libera natura proprio a San Briccio. Praticamente sulla porta di casa. «Comunque, un po’ di attenzione e di prudenza non guastano mai, neanche con l’orso», conclude la propria testimonianza a cui ha assistito anche Attilio Castagna, il pensionato che si è fatto portavoce di quanto sta succedendo a San Briccio e che di recente si è lasciato fotografare mentre indica le impronte presenti sul terreno. 14 LUGLIO 2009
I grassi di origine animale e i rischi di tumore al pancreas
Alcune ricerche avevano già
stabilito un legame tra i grassi alimentari di origine animale e l'aumento di
rischi del cancro al pancreas, tuttavia le prove non erano ancora sufficienti.
Alla luce di questi ultimi dati, è stata rafforzata l'ipotesi di una
connessione tra il tumore al pancreas e il consumo di grassi. I ricercatori del
National Institute of Health (NIH) hanno valutato 500.000 dossier medici dei
partecipanti iscritti alla ricerca. I ricercatori hanno seguito i partecipanti
per comprendere se questi avevano sviluppato delle malattie, tra le quali il
cancro al pancreas. Nell'arco di tempo tra il 1995 e il 1996 i partecipanti
hanno risposto a un questionario alimentare, e sono stati controllati per i 6
anni seguenti. Nel corso dello studio, 1.337 partecipanti hanno sviluppato un
tumore al pancreas.
ANMVI OGGI
14 LUGLIO 2009
CONTROLLI NOTTURNI SUL
TRASPORTO ANIMALE
Nell'ambito dei controlli sulla sicurezza
alimentare e sul benessere animale, agenti del Corpo forestale dello Stato
di Torino in collaborazione con i veterinari del Ministero della Salute -
Ufficio Veterinario Adempimenti Comunitari (UVAC) di Torino, hanno
effettuato la verifica notturna di diversi autotreni trasportanti bovini nei
pressi del casello di Avigliana sull'Autostrada del Frejus A32. Ne dà
notizia una nota del Corpo Forestale diffusa ieri.Nel corso dell'operazione
sono state contestate sanzioni amministrative per diverse migliaia di euro
per documentazione di viaggio non conforme ed eccessivo carico di bestiame
trasportato. In un caso è stata riscontrata la presenza di 13 bovini
caricati in eccesso all'interno dell'autotreno. A seguito della verifica
dell'eccessivo carico, un autotrasportatore è stato scortato presso una
stalla "di sosta" sita nel comune di La Loggia, dove i bovini trasportati in
eccesso sono stati ospitati in attesa di riprendere il viaggio con altro
mezzo in condizioni ottimali. Nel corso delle prossime settimane i controlli
continueranno allo scopo di garantire sufficienti condizioni di benessere al
bestiame trasportato e in arrivo dalla Francia.
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CORRIERE DELLA SERA
14 LUGLIO 2009
GIORNALI
BRITANNICI ENTUSIASTI. GLI ESPERTI MOLTO CAUTI
Fra dieci
anni una pillola che dimezza il grasso in una settimana
Per il
momento la «pastiglia miracolosa» funziona però soltanto sui
topi di laboratorio
LONDRA - Una semplice pillola
potrebbe ridurre quasi della metà il grasso localizzato in una
sola settimana. Per la verità, almeno per il momento la
«pastiglia miracolosa»
funzionerebbe solo sui topi di laboratorio, la
cui massa grassa sarebbe diminuita del 42% in appena una
settimana appunto, ma gli scienziati dell’Università
dell’Indiana (Usa) sono convinti che nel giro di un decennio
(forse meno) la rivoluzionaria scoperta potrebbe essere usata
anche dagli esseri umani, sebbene siano necessari ulteriori e
molto più approfonditi test prima di provarla davvero sull’uomo.
Di certo, se confermata, si tratterebbe di un’ottima notizia per
tutti coloro che sono in sovrappeso e che devono lottare
quotidianamente con la bilancia. Non a caso, in Inghilterra la
notizia ha avuto grande enfasi sui giornali (vedi sotto la prima
pagina del «Daily Express»), visto che un recente studio
governativo ha previsto che entro il 2050 metà della popolazione
inglese sarà clinicamente obesa.
LO STUDIO USA - La pillola, messa a
punto dagli studiosi americani guidati dal professor Richard Di
Marchi, è un ormone sintetico che regola il metabolismo del
glucosio (precedenti studi avevano già evidenziato come tale
sostanza fosse in grado di sopprimere l’appetito o ridurre il
peso, aumentando il dispendio di calorie) e dopo una settimana
di somministrazione sui topi, il peso delle cavie era sceso di
un quarto. Ancora più drastici, invece, i risultati dopo un mese
di trattamento, con una riduzione del 28,1% del peso e di quasi
il 63% della massa grassa. «L’obesità e le sue conseguenze, come
ad esempio il diabete, restano una minaccia primaria per la
salute – ha spiegato il professor Di Marchi nello studio
pubblicato sulla rivista «Nature Chemical Biology» – e allo
stato attuale, solamente l’intervento chirurgico come il bypass
gastrico rappresenta un’opzione terapeutica possibile per
risolvere il problema in certi casi estremi. Finora i
trattamenti farmacologici per l’obesità hanno avuto efficacia
relativamente limitata e sono stati non di rado gravati da
pericolosi effetti collaterali. Nessun agente singolo è stato,
infatti, ritenuto in grado di ridurre il peso corporeo più del
5-10% nei soggetti obesi, mentre una combinazione di terapie,
usando più pastiglie simultaneamente, rappresenta l’approccio
preferito per combattere questo problema e abbiamo numerosi
precedenti in tal senso. In questo caso, invece, abbiamo
dimostrato il principio secondo cui singole molecole possono
attivare contemporaneamente più di un meccanismo per
normalizzare il peso in modo sicuro».
SUGLI UOMINI - Non è però la prima
volta che una pillola definita «miracolosa» per i risultati
ottenuti sugli animali, poi fallisce l’obiettivo una volta
sperimentata sugli uomini. Da qui, il cauto ottimismo mostrato
verso la ricerca americana dal professore di biochimica
dell’Università di Cambridge, Stephen O’Rahilly, che, in
un’intervista al «Daily Mail» , ha messo in guardia dalle
eccessive aspettative legate alla pillola «taglia grassi». «È
fondamentale dimostrare che questo tipo di trattamento è
efficace e sicuro sugli animali, prima di procedere a testarlo
sugli uomini. Del resto, molte pillole cosiddette rivoluzionarie
hanno poi fallito quando sono state provate sugli esseri umani,
perché non funzionavano sufficientemente bene o a causa dei
pesanti effetti collaterali. Mi pare troppo presto per poter
dire se questa molecola sarà l’eccezione e potrà rivelarsi
davvero efficace per la cura dell’obesità umana, ma rappresenta
comunque un’importante speranza per quanti soffrono di questa
condizione».
IL MESSAGGERO
14 LUGLIO 2009
Come la
Spagnola fa gravi danni ai polmoni
ROMA –
La nuova influenza è molto differente da quella stagionale e
causa danni polmonari più gravi, che somigliano molto di più a
quelli provocati dalla Spagnola, il virus della pandemia del
1918. A lanciare l'allarme uno
studio su animali condotto da uno dei massimi
esperti di influenza che ha firmato molti di questi studi anche
su aviaria e Spagnola, Yoshihiro Kawaoka dell'Università del
Wisconsin,
Madison. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista
Nature.
E a riprova che il comportamento del nuovo virus pandemico H1N1
sia simile a quello del virus della Spagnola, spiega Kawaoka,
c'è il fatto che persone nate prima del 1920 e quindi che hanno
vissuto l'anno terribile della Spagnola, che si stima abbia
ucciso tra 40 e 100 milioni di persone, producono anticorpi che
li proteggono da H1N1. Queste persone hanno ancora la memoria
immunologica che li protegge dal virus del 1918 e parimenti
risultano protetti dal nuovo virus. Invece persone nate dopo il
1920 che non hanno mai “incontrato” la temuta Spagnola, non
hanno anticorpi in grado di reagire all'influenza suina. Ma la
per nulla tranquillizzante somiglianza tra i due virus non si
ferma qui: gli esperti Usa hanno infettato
vari animali, furetti scimmie e ratti,
col nuovo H1N1 e visto che questo è capace di causare danni
polmonari profondi, e polmonite, esattamente come la Spagnola. I
normali virus influenzali stagionali, invece, non sono capaci di
fare tanto, infettano le vie respiratorie solo in superficie.
Unica nota rassicurante di questo studio, gli esperti hanno
visto che H1N1 è messo “ko” dagli antivirali Relenza e Tamiflu.
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