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IL GAZZETTINO
14 SETTEMBRE 2009
Taglia di
mille euro a chi scopre il "torturatore" del gatto Romeo
Erica Bet
CODOGNÈ (TV) - Una taglia da
mille euro sul torturatore del gatto Romeo. L’episodio risale al
primo settembre, scorso quando il gatto tigrato e strizzato di
un’anziana residente in via Dalmazia a Cimetta, dopo essere
sparito per tutta la giornata è rientrato con vistose ferite e
il pelo intriso di escrementi i maiale e pieno i vermi. Inutili
le cure del medico veterinario; Romeo è morto il 5 settembre
dopo giorni di agonia. Mirella Forest, figlia dell’anziana, ha
denunciato l’accaduto a Polizia Locale e Carabinieri. Il 12
settembre si è verificato un fatto simile; a morire la gatta
della signora Angelina, anche lei residente in via Dalmazia. “È
ormai da troppo tempo che tra Codognè e Fontanelle vengono
denunciate uccisioni e sparizioni di gatti - interviene la Lega
Abolizione Caccia -. In Italia abbiamo delle leggi che tutelano
gli animali di affezione severamente - dichiara Andrea Zanoni
presidente della Lac Veneto - dobbiamo farle rispettare e
assicurare alla giustizia il responsabile delle torture affinché
vengano elevate le pesanti sanzioni penali. Con la dottoressa
Forest abbiamo deciso di mettere una taglia di 1.000 euro a
disposizione di chi ci darà gli elementi utili per individuare
il responsabile. Chi volesse effettuare queste segnalazioni mi
può chiamare in ore pasti al 347/9385856”.
Animalieanimali 14 SETTEMBRE 2009
GATTI TORTURATI, MESSA TAGLIA SU RESPONSABILI
Lo scorso primo settembre Romeo, un gatto tigrato e sterilizzato
di una anziana signora residente in via Dalmazia a Cimetta di
Codognè, abituato a stare nelle poltrone di casa, verso le 20 è
rientrato in casa con delle vistose ferite e con il pelo intriso
di escrementi di maiale e pieno di vermi. IL TIRRENO 14 SETTEMBRE 2009
INCENDIO Bruciano rimessa agricola e una ventina di conigli
SANTO STEFANO MAGRA.
Sarzana (SP) - Brucia, nei pressi della zona industriale, una rimessa agricola dove era custodita una ventina di conigli. I vigili del fuoco della stazione di Sarzana, pur prontamente intervenuti sul posto, non hanno potuto evitare il peggio e quindi sia la rimessa che i poveri animali sono stati arsi dalle fiamme. Il lavoro dei pompieri è durato circa un’ora per mettere in sicurezza la zona. IL CITTADINO 14 SETTEMBRE 2009
Aiutateci a trovare Charlie, senza di lui siamo disperati
Gossolengo (PC) - Da una settimana sta soffrendo. Faceva pet therapy, ma il cane se n’è andato. La moglie del paziente, Valentina Dardari lancia l’appello: «Charlie, il cane di mio marito Ivan potrebbe essere finito a casa di una persona che abita nella Bassa - dice -; per favore contattateci, mio marito senza il suo cane, sta male. Ha bisogno di lui per guarire». Charlie è un simpatico cucciolo shitsu, bianco e nero, di 6 mesi. Ivan lo accudiva tutti i giorni, con amore, gli dava da mangiare, lo coccolava e lui lo ricambiava cercando persino di andare a dormire sul suo cuscino, nel lettone. In quattro mesi di vicinanza, i due avevano coltivato un rapporto speciale. Charlie non perdeva mai un’occasione per coccolare il suo padrone e ogni volta che Ivan si sedeva in poltrona il cucciolo si accoccolava sulle sue gambe. Come fosse un bambino. Fino a quando, la scorsa settimana, Charlie ha trovato il cancello di casa, a Gossolengo, spalancato e ha pensato di andare a fare una passeggiata. Ma da quel giorno non è più tornato. «Ora mio marito sta male - racconta la donna -. Dopo essere scappato Charlie è stato visto a pochi metri da casa da alcuni vicini. Hanno pensato che il cane fosse stato abbandonato e l’anno portato al canile di Piacenza. Lì non hanno potuto accoglierlo, allora si sono rivolti alla clinica veterinaria. Mentre stavano discutendo all’esterno della struttura si è avvicinato un signore per chiedere informazioni e si è inserito nel discorso. «Io ho già due animali - ha detto quest’ultimo -, se volete lo prendo io. E così i miei vicini gli hanno fatto la foto con il cane e gliel’hanno consegnato». Tutti hanno pensato che Charlie fosse un cane da salvare. Non immaginavano che la famiglia di Gossolengo avesse bisogno di lui. «Quando il cane si è perso - prosegue la donna - io non c’ero. Mi hanno avvisata e sono tornata subito a casa a cercare Charlie. Ho incominciato a gridare il suo nome per le vie del paese. Un residente mi ha raccontato che era stato preso dai nostri vicini. Ho suonato il campanello di queste persone e loro mi hanno raccontato tutto. Purtroppo non hanno pensato di farsi dare il numero di telefono dell’uomo cui è stato affidato l’animale. Così ora posso solo contare su quelli che leggono il giornale. Vi prego aiutateci. L’animale non ha nemmeno il microchip. Quando dovevamo metterglielo era ammalato, così abbiamo rinviato». La foto con l’appello è stata affissa anche all’Auchan di San Rocco. Qualcuno ha già detto che l’uomo della foto potrebbe essere proprio un cliente dell’ipermercato. E abitare nella Bassa. L’attuale proprietario è invitato dalla famiglia di Gossolengo a mettersi in contatto con Ivan e la moglie, chiamando il numero di telefono 339/4278870. Restituire il cane significa restituire la tranquillità a chi da una settimana non sorride più. MARSALA.IT 14 SETTEMBRE 2009
AL CANILE DI MARSALA ABBANDONO “LEGALIZZATO” DI CANI
Marsala (TP) - L'Oipa di Marsala, in una lettera inviata
all'Amministrazione Comunale e all'Asl, denuncia un altro fatto
increscioso (dopo quello, denunciato dalla Lav di trasferimenti
non autorizzati di animali): approfittando delle ferie del
dirigente sanitario del canile, Mariano Baiata, alcuni
dipendenti comunali hanno permesso che alcuni cittadini -
evidentemente loro amici - abbandonassero al canile i loro cani.
Si tratta - denunciano i volontari dell'Oipa: Martinez,
Scardino, Urso - di un fatto inammissibile e illegale, perchè il
canile nasce per accogliere i randagi, non per chi invece vuole
disfarsi del proprio cane. PONENTE NOTIZIE 14 SETTEMBRE 2009
In P.zza del Popolo arriva Buck a presidiare
SAVONA
Savona - Da domani, martedì 15 settembre partirà un servizio di presidio stabile in Piazza del Popolo, costituito da 2 funzionari di Polizia Municipale insieme a Buck, l'Unità Cinofila del Corpo di Polizia Municipale, che sarà attivo tutti i giorni dalle ore 16 alle ore 19. Afferma il Sindaco di Savona Federico Berruti "Sappiamo che c'è un senso di insicurezza percepito dai cittadini. Il contributo che noi diamo è quello di una iniziativa sperimentale, con un grande sforzo operativo da parte della Polizia Municipale: ringrazio per questo il Comandante Igor Aloi e tutto il Corpo per l'impegno profuso anche in questa circostanza. Da domani due funzionari staranno sia sul lato destro che sinistro dei giardini di Piazza del Popolo avvalendosi in questo presidio del nostro Buck. La presenza di Buck è un simbolo, è il testimone di un atteggiamento amichevole e sereno, e sicuramente diventerà la mascotte dei giardini per la sua socievolezza e bellezza". Prosegue il Sindaco Berruti "Lo scopo è quello di perseguire una maggior sicurezza dei cittadini e avvicinare l'Istituzione al territorio. E' uno sforzo operativo importante e rafforza la nostra determinazione a dare più risorse alla Polizia Municipale che è, ogni giorno, la frontiera più vicina ai cittadini". Buck sarà guidato come sempre dal Sovrintendente Capo Salvo Orfeo, affiancato nell'opera di presidio alternativamente dai Sovrintendenti Stefania Torterolo e Leonardo Siri. Buck è una Unità Cinofila di grande profilo, perfettamente addestrato, con brevetto di ricerca stupefacenti e di ricerca persone. Negli esami sostenuti per tutto il Nord Italia è risultato al primo posto. La sua socievolezza ha sempre conquistato la simpatia di tutti, specialmente quella dei bambini. Animalieanimali 14 SETTEMBRE 2009
GIAPPONE; PARTITA CACCIA, TAIJI LA BAIA DEL MASSACRO DI DELFINI E BALENE Proteste e scontri.
Cento delfini dal naso a bottiglia e 50 balene pilota sono
il ricco bottino della prima battuta di pesca della
stagione, iniziata ufficialmente in Giappone il primo
settembre e inaugurata nella baia 'del massacro' di Taiji,
città costiera a sud di Osaka. IL GIORNALE 14 SETTEMBRE 2009
Battaglia vinta dal «Giornale»: gli animali non soffriranno più
OSCAR GRAZIOLI
Qualcuno, ne sono certo, dirà che è stata una coincidenza,
che era tutto pronto, che il traguardo era a pochi passi, ma
più passa il tempo più le congiunzioni astrali, e il loro
influsso sulle umane vicissitudini, mi appare improbabile.
Stando ai puri e semplici fatti, tre giorni fa abbiamo
dedicato un'intera pagina ai problemi relativi all'eutanasia
degli animali d'affezione e a quell'orrore che sta scritto
sul «bugiardino» del Tanax, l'unico prodotto registrato in
Italia per somministrare la «dolce morte» a cani, gatti con
malattie gravissime che implicano sofferenza per loro (e per
noi) inaccettabili. IL TIRRENO 14 settembre 2009
Gara di canto alla fiera nazionale degli uccelli
Emanuele Turini
CAPANNOLI (PI). Quest’anno accanto ai cartelli pubblicitari della fiera degli uccelli di Capannoli un numero, il 49, sta a significare che siamo di fronte ad una vera istituzione che perdura nel tempo. Quarantanove candeline, quasi le nozze d’oro, per una iniziativa istituita nel 1960 e che ogni anno vanta migliaia di visitatori, quest’anno 16mila. Proprio per accogliere il gran numero di persone sono stati realizzati parcheggi scambiatori con bus navetta gratuita. E’ villa Baciocchi a fare da cornice all’evento e ad essere un punto di richiamo per i visitatori essendo un edificio di alto profilo storico: ubicato nell’antico nucleo di Capannoli dove si trovava il castello medioevale, la villa in stile barocco e neoclassico è appartenuta al conte Baciocchi di Lucca, marito di Elisa, sorella di Napoleone Bonaparte. Oggi di proprietà comunale, ospita il museo naturalistico, costruito con finalità prevalentemente didattica, molte, infatti sono le scolaresche del territorio che si recano in visita ad un museo, che vanta più di 1400 animali tassidermizzati e un’esposizione archeologica con reperti rinvenuti nelle necropoli dell’alta Valdera. Già dalle prime ore del mattino, dal parco della villa, si potevano udire i cinguettii di: tordi, merli, fringuelli, allodole, passeri e cesene che facevano riecheggiare i loro richiami nella fresca aria mattutina di fine estate. Alle 11.30 è stato proclamato l’uccello campione nazionale per ciascuna categoria in gara ed è stata ufficialmente aperta la fiera paesana con gli stand enogastronomici e di artigianato locale, l’esposizione e vendita di animali esotici e da cortile, l’esposizione di macchine ed attrezzature agricole e il mercatino di arti e mestieri. Molto apprezzate le mostre allestite in diversi punti del paese: “Uccelli in natura”, mostra fotografica a cura del gruppo fotografi naturalisti toscani, al teatro comunale e quella di modellismo, a Villa Baciocchi Nel pomeriggio, a divertire i presenti, ci hanno pensato l’orchestra di Manuela Ross con canti e balli e il comico Dado, mentre la gente non si è fatta scoraggiare dall’arrivo improvviso di qualche scroscio d’acqua. MESSAGGERO VENETO NAZIONALE 14 SETTEMBRE 2009
Onore anche per i vecchi muli compagni inseparabili in battaglia
Renato Schinko
Quando sfilano nelle adunate tengono il passo sulle note della fanfara. Quando devono essere presenti a una cerimonia in onore dei caduti hanno le orecchie dritte: sono i muli, compagni fedeli di tante battaglie. Non per niente è strettissimo il rapporto che lega l’alpino al suo mulo. Anche perchè, in passato, nei momenti più difficili, le penne nere sono riuscite a salvarsi la vita proprio grazie al loro animale. Quando veniva utilizzato durante le campagne militari era anche un preziosissimo “radar”: percorrendo i sentieri, per esempio, riusciva ad avvertire i pericoli prima dell’uomo e la sua reazione metteva in guardia le penne nere. E’ anche noto che durante la ritirata di Russia molti alpini riuscirono a sopravvivere soltanto cibandosi della carne dei muli. Un rapporto che tuttora resta di profondo rispetto reciproco. E ieri, alla sfilata, non potevano mancare quattro muli in rappresentanza di questo importante simbolo alpino. Un simbolo ricco di significati quanto il cappello con la penna nera. I quattro animali, tutti con il numero di matricola sullo zoccolo, appartengono alla sezione di Vittorio Veneto, reparto “Salmerie”. Il loro proprietario è l’alpino Antonio De Luca, che ne ha acquistati ben 13 nel 1993, salvandoli dal macello. Ora ne restano soltanto sei. Tutti molto vecchi, tanto che due sono dovuti rimanere nelle stalle. Quelli che hanno sfilato ieri mattina si chiamano Fina, Iroso, Iso e Laio. Hanno superato i 30 anni di età, che corrispondono ai 90 anni di un essere umano. Ma continuano a partecipare a tutti gli appuntamenti maggiori. Gli alpini quando vedono passare un mulo si commuovono profondamente, perché ricordano il loro fedele compagno di naja. La penna nera Sergio Bulfone racconta che il rapporto con il mulo era di grande amore, ma che necessitava anche di tanta pazienza. «Il mulo è tutto per l’alpino – racconta – , perché è un fedele aiutante. Trasporta i viveri, le munizioni e i medicinali, ma deve essere anche accudito con molta cura». E aggiunge: «Ricordo la loro proverbiale cocciutaggine che spesso ti fa esasperare. E poi devono essere strigliati ogni giorno e richiedono un grosso impegno». Un altro alpino di Udine, Paolo Riccato, dice senza mezzi termini: «Il mulo viene prima di tutto e quando moriva un esemplare tutta la caserma entrava in un profondo lutto». Il presidente della sezione di Vittorio Veneto, Angelo Biz, è al fianco dei muli in viale Trieste. «E’ incredibile quanto siano adorati dagli alpini questi animali – racconta – . Ogni volta che li portiamo alla sfilata si avvicinano vecchi alpini profondamente commossi. Parlano loro all’orecchio e li baciano teneramente». Intanto, i quattro muli mangiano l’erba di un’aiuola. Aspettano pacifici che cominci la sfilata. Alle 10.30 in punto sono “sull’attenti”. Si posizionano all’inizio del lungo serpentone, subito dopo la fanfara della Julia e le divise storiche. Sono pronti a ricevere ancora una volta l’abbraccio della gente. MESSAGGERO VENETO 14 SETTEMBRE 2009
L'assalto dei bimbi: salgono in sella e chiedono al papà la foto ricordo
Udine - Un alpino si inginocchia davanti al mulo e dolcemente lo accarezza sul muso. Questo è solo il primo dei ringraziamenti che questi animali hanno ricevuto. Sono protagonisti assoluti della sfilata. Quando marciano un grido si alza dalla folla assiepata ai lati della strada: «Arrivano i muli! I muli!». E dal quel momento tutta la gente è pronta con le macchine fotografiche in mano per scattare decine di fotografie. I muli imperterriti proseguono per la loro strada al fianco del conducente. I bambini impazziscono quando vedono questi quattro splendidi esemplari. Martina, di 5 anni, improvvisamente scappa dalla mano del papà. Vuole correre verso i muli per accarezzarli. Ma il padre è più svelto di lei e riesce a riacciuffarla prima che raggiunga gli animali al centro della strada. «Viva i muli degli alpini!», grida una signora con una bandierina italiana in mano. Gli applausi al loro passaggio sono scroscianti. I conducenti, sempre più fieri, alzano lo sguardo e sorridono alla folla. La gente ha subito capito l’importanza di questo animale per il corpo degli alpini. Arrivati in piazza Primo maggio, al termine della sfilata, i muli sono presi d’assalto dai bambini. I piccoli vogliono salire per scattare una foto ricordo. I conducenti li lasciano fare. I muli sono abituati a essere al centro dell’attenzione. Sono tutti veterani di tante adunate e missioni in montagna. Sopportano senza scalciare. Aspettano solo di essere strigliati e di trovare un po’ d’erba per rifocillarsi. Un anziano alpino, intanto, si commuove davanti al mulo. Lo guarda fisso negli occhi. Il mulo abbassa la testa velocemente e subito dopo la rialza. Tra loro basta uno sguardo per capirsi. IL PICCOLO 14 SETTEMBRE 2009
Animali spazzini
In riferimento all’articolo «Animali spazzini» (articolo del 31 agosto) francamente mi sembra ben poco ecologico che degli animali bruchino l’erba che cresce in siti industriali e/o degradati e ben poco igienico che lascino i loro escrementi dove delle persone devono lavorare. Se poi questi poveri animali sono anche costretti a rimanere sotto il sole cocente o alle intemperie... Inoltre non vorrei che i loro prodotti lattiero-caseari e, ahimé, le loro carni, finissero sulle nostre tavole! Giorgio Tamaro REUTERS 14 SETTEMBRE 2009
Inghilterra, bimbi allevano agnellino, poi lo mandano al macello
LONDRA (Reuters) - Alcuni studenti di una scuola elementare inglese hanno allevato un agnello -- chiamato Marcus -- fin dalla sua nascita, e hanno poi votato di mandarlo al macello, superando le obiezioni di genitori e attivisti per i diritti degli animali. Il direttore della scuola elementare del Kent, nell'Inghilterra sudorientale, ha confermato che Marcus è stato ucciso, dopo che il consiglio scolastico -- composto da 14 studenti tra i sei e gli 11 anni -- ha deciso con 13 voti a favore e uno contro per la macellazione dell'agnello di sei mesi.La decisione ha provocato il risentimento di celebrità amanti degli animali, attivisti per i diritti umani e genitori di alcuni dei bambini, portando a minacce nei confronti della scuola elementare Lydd e dei suoi insegnanti, ha detto un membro dello staff.Circa 250 bambini della scuola partecipano ad un programma che punta ad insegnare a prendersi cura e ad allevare gli animali come nelle fattorie. Il laboratorio è stato avviato quest'anno, e comprende anche anatre, polli, conigli e porcellini d'india.L'idea era di comprare alcuni maiali con i soldi ricavati dalla macellazione di Marcus, ma il progetto è stato sospeso a seguito della reazione pubblica provocata dall'uccisione dell'agnello.La scuola ha fatto sapere che il programma potrebbe essere interrotto.La grande maggioranza di ragazzi, insegnanti e genitori -- ha dichiarato l'istituto -- era d'accordo nel mandare al macello Marcus, un maschio castrato che non poteva essere utilizzato per la riproduzione, ma gli oppositori hanno definito l'atto crudele e spietato.Un popolare talk show si era offerto di acquistare l'agnello per salvarlo, e su Facebook sono nati molti gruppi a supporto di Marcus, ma l'ultima parola è spettata ai bambini.La scuola ha difeso la decisione degli alunni, sostenendo che sia stata educativa."Quando abbiamo avviato il laboratorio nella primavera del 2009, l'obiettivo era quello di educare i bambini circa tutti gli aspetti della vita della fattoria e tutto ciò che essa implica", ha dichiarato l'istituto in una nota."I bambini hanno avuto diverse possibilità da valutare su questo argomento, sia in termini di ciclo alimentare sia in termini di etica ... è importante andare avanti e superare questo episodio, in modo che i bambini possano concentrarsi sulla loro istruzione".
ECO BLOG
14 SETTEMBRE 2009
Perchè non mangiamo animali, il mondo
vegetariano spiegato ai bambini
Come spiegare ai
bambini l’impatto negativo del nostro regime
alimentare sull’ambiente? Ci ha pensato Ruby Roth
con il libro illustrato
That’s why we don’t
eat animals,
un volumetto dedicato ai bambini che spiega loro da
dove viene il cibo che consumiamo in un’ottica
positiva che avvicina i bambini al mondo dei
vegetariani e dei vegani.
L’autrice, dopo una
lunga esperienza a contatto con i bambini, ha deciso
di realizzare il libro illustrato per spiegare loro
l’impatto negativo del consumo di carne
sull’ambiente e lo stretto legame tra dieta
vegetariana e salute, perchè i bambini sono più
ricettivi degli adulti e meno abitudinari. Se volete
leggere il parere dell’autrice,
Ecorazzi l’ha
intervistata
chiedendole come è
nata e come si è sviluppata l’idea del libro,
perfetto anche per gli adulti.
VARESE NEWS 14 SETTEMBRE 2009
Sgomberate una decina di gallinelle d'acqua dall'Arnetta L'intervento congiunto di guardie zoofile e vigili del fuoco, che, nello sconcerto generale, hanno portato via gli animali, da anni "residenti" sul greto del torrente
Gallarate (VA) - Guardie zoofile e vigili del fuoco del Sempione uniti per combattere il proliferare delle gallinelle d’acqua. L’intervento, particolare e che ha suscitato alcune perplessità tra gli abitanti della zona, per recuperare dal Rile Arno alcuni esemplari di gallinelle americane, che vivevano libere nel greto del torrente da diverso tempo. Il fatto è accaduto questa mattina (lunedì 14 settembre) attorno alle 10, vicino al ponte all'incrocio tra le vie Sempione e Roma a Gallarate. Un addetto al servizio zoofilo provinciale, dopo aver notato una cospicua colonia di volatili che vivevano sull'argine sinistro del Rile e preoccupato per l'innalzamento del livello dell'acqua a seguito del temporale della notte precedente, ha pensato bene di chiamare i pompieri per recuperare una decina di animali, che si aggirava nei pressi del ponte. I pompieri del Sempione, sono intervenuti subito entrando nel fiume con le attrezzature a loro disposizione, e catturando in un ora e mezza circa, una buona metà delle gallinelle. Dopo averle messe in un apposita gabbia, le hanno consegnate ad un rappresentante del servizio zoofilo, che le ha portate in un "gattile" gestito dal servizio stesso. Diverse le persone che hanno assistito al recupero e che hanno mostrato rincrescimento per lo "sfratto esecutivo" alle bestiole che, a quanto testimoniato da molti, vivevano da anni nel fiume e che anche durante i periodi di forti piogge, se l'erano sempre cavata senza problemi. Particolarmente dispiaciuto, il cuoco di un vicino ristorante che puntualmente portava del mangime agli animali e che si era molto affezionato ad essi.Dal parapetto a ridosso del ristorante, si possono ancora adesso notare numerose uova che le gallinelle americane, depositavano ogni giorno. Chissà se il gallo, sfuggito alla cattura, riuscirà in breve a ricostituire il suo inconsueto harem... IL CITTADINO 14 SETTEMBRE 2009
Codogno, caccia a una capra in centro “Rodeo” dei vigili urbani per catturarla
Codogno (LO) - Capra in fuga, la inseguono gli agenti della polizia locale. Questa insolita e divertente vicenda ha avuto luogo sabato pomeriggio a Codogno. Non si sa bene da dove sia arrivata ma intorno alle 13 una capra è improvvisamente spuntata nella zona industriale della Mirandolina e ha iniziato a correre indisturbata per la città. L’ipotesi più accreditata, anche se le responsabilità devono ancora essere accertate, è che sia stato lasciato aperto qualche cancello durante lavori di manutenzione eseguiti in zona.Resta il fatto che l’animale, spaventato ma anche arzillo per la guadagnata libertà, si è diretto prima sulla circonvallazione cittadina e infine nelle vie del centro storico. Sono stati alcuni automobilisti di passaggio a dare l’allarme alle forze dell’ordine per paura che qualcuno facesse del male alla bestiola investendola. C’era inoltre il rischio che la stessa provocasse a sua volta incidenti stradali pericolosi. Così, in una ventina di minuti, la capra è arrivata fino a via Zoncada che è la strada parallela della centralissima via Roma.In quella strada non ci sono negozi e per fortuna alle 13 non circolava quasi nessuno. Quindi si è potuto procedere al recupero della capra senza troppi impedimenti. Al loro arrivo i vigili urbani si sono dati veramente da fare. Ma tutto si è risolto soltanto quando la fuggitiva si è infilata nel cortile di case private e la polizia locale, in accordo con i residenti, ha chiuso il portone di accesso intrappolandola. Poi, per far sì che l’animale fosse affidato a qualcuno di esperto, è stato rintracciato un agricoltore della zona.È stato lui stesso, con metodi e un mezzo da lavoro appropriato, a raggiungere la capra e a trasportarla al sicuro. Da quel momento in poi sono partite le ricerche del proprietario che al momento resta sconosciuto.
TISCALI
ANIMALI
14 SETTEMBRE
2009
DAL
VETERINARIO
Cani da
caccia: in
città sono
quasi tutti
in pensione
Facendo il
veterinario
da oltre
trent’anni
ormai ho
visto
numerosi
cani da
caccia,
specie
all’inizio
della
professione,
quando i
cacciatori,
in Italia,
erano quasi
tre milioni.
Negli ultimi
anni questo
numero è
sceso
vertiginosamente
(e continua
a scendere)
per vari
motivi,
primo fra
tutti che le
generazioni
giovani o
non vedono
di buon
occhio
l’uccisione
gratuita di
animali,
quale hobby
o sport, o
se ne
fregano tout
court,
attratti da
ben altri
passatempi.
L’eccesso di
cacciatori,
soprattutto
nelle prime
giornate di
apertura, i
litigi per
una lepre
colpita, il
pericolo di
essere
scambiati
per un
cinghiale e,
più in
generale,
un’ottica
completamente
diversa,
rispetto a
tanti anni
fa, nella
considerazione
del
benessere
animale,
sono altri
motivi della
rarefazione
dei seguaci
di Diana.
Negli
ambulatori
veterinari
di città
dunque,
ormai vedere
un cane da
caccia è
diventata
una rarità,
mentre nelle
strutture
collinari o
montane,
dove la
caccia al
cinghiale e
al capriolo
sono ancora
molto
gettonate,
se ne vede
un numero
molto più
consistente.
Mi è
capitato una
domenica
mattina di
andare a
trovare, in
Lunigiana
(zona
collinare e
montuosa
della
Toscana ai
confini con
l’Emilia) un
paio di
amici e
colleghi che
hanno una
clinica
veterinaria.
Sono rimasto
attonito
dalla
diversità di
trattamento
da parte dei
cacciatori
circa i loro
cani. Se
quei pochi
(generalmente
da lepre e
fagiano) che
vedo in
città sono
tenuti e
curati
benissimo,
là ho visto
scene
orripilanti.
Un
andirivieni
continuo di
cacciatori
che
scaricavano
dal baule
cani
insanguinati,
con il
torace
bucato o
addirittura
gli
intestini
fuori a
causa del
colpo di
zanna del
cinghiale.
Breve
consulto con
i veterinari
sui costi e
sulle
possibilità
di
guarigione e
rapida
decisione:
si opera o
si sopprime,
senza tante
balle di
affetto,
amore ecc.
Mi ha fatto
venire in
mente questo
scenario un
recente
comunicato
dell’AIDAA
che prende
in
considerazione
dati che
pochi
conoscono e
sui quali
nessuno
riflette.
Ogni anno
migliaia di
cani da
caccia
vengono
vengono
ammazzati
dal fuoco
amico
sparato
dalle
doppiette
dei loro
"amici"cacciatori.
Secondo una
stima
prudenziale
elaborata
dall’associazione
di Lorenzo
Croce. sulle
indicazioni
relative
agli
incidenti di
caccia
avvenuti
negli anni
passati,
sarebbero
almeno 5.000
i cani che
ogni anno
vengono
uccisi
durante le
battute di
caccia e
almeno
tremila
coloro i
quali
vengono
feriti e di
questi una
buona parte
viene poi
soppressa.
I dati sono
difficilmente
confutabili,
perché
espressi
dalla stesa
Fidc, la
Federazione
della
Caccia,
secondo cui
nel 2006
sono morti
in Italia
2050 cani da
caccia,
uccisi sia
dal fuoco
amico dei
cacciatori,
sia in altri
incidenti di
caccia
compresi
quelli
ammazzati
per aver
mangiato i
bocconi
avvelenati
la cui
diffusione
in Italia è
ora
proibita.
Sempre dalla
stessa fonte
si apprende
che sono
stati 1558 i
cani feriti
e 842 i casi
di danni
provocati
alle persone
o alle cose.
Il dato è
parziale
ovviamente,
in quanto vi
sono altre
associazioni
famose,
quali
l’Arcicaccia
e la Libera
Caccia che
non si sono
ancora
espresse.
A tutti
questi
bisogna
aggiungere i
cani feriti,
azzoppati,
anziani,
mezzi sordi
ecc. che
vengono
soppressi
spesso con
una
fucilata,
per
risparmiare
il costo di
un’eutanasia.
Quello che
viene da
chiedermi e
chiedervi è:
ma i
cacciatori
amano
veramente i
loro cani?
IL GIORNO 14 SETTEMBRE 2009
Gli 11 Fido si sono guadagnati il brevetto per il soccorso in acqua Cani da salvataggio, che bella gara
STEFANO CASSINELLI
MANDELLO (LC) -
Uno spettacolo
che ha
entusiasmato il
numeroso
pubblico
presente alla
manifestazione
promossa da
LarioRescue per
la qualifica di
primo grado di
abilitazione al
soccorso in
acqua di undici
cani. Gli
animali: Boxer,
Labrador,
Terranova e
Golden, sono
stati preparati
per l’esame di
qualifica dalla
sezione cinofila
dell’associazione
LarioRescue.
Complice la
bella giornata
tantissime
persone hanno
assistito alle
prove per il
conseguimento
del brevetto di
primo grado. «I CANI SONO STATI PERFETTI — spiega Cazzaniga — e con il conseguimento di questo brevetto si passa ora alla fase successiva di addestramento che li porterà al brevetto avanzato e poi a quello operativo. In un paio d’anni dovremmo avere i primi cani con l’operativo che poi potranno stare in spiaggia con il conduttore bagnino e partecipare a operazioni di soccorso in caso di calamità o incidenti». Il cane addestrato potrà lavorare accanto a un bagnino che in caso di necessità potrà affidarsi all’aiuto dell’animale preparato per il salvataggio in acqua, un sistema che è molto funzionale e che offre ottime garanzie di sicurezza. UN PROGRAMMA AMBIZIOSO per l’associazione nata pochi mesi fa, guidata da Giulio Galli che si prefigge, fra i principali obiettivi, lo svolgimento di attività nel settore di prevenzione e sicurezza lacuale, il soccorso a persone e natanti, la pulizia delle sponde e dei fondali lacustri, la valorizzazione turistica ed ecologica del Lario. «Un grandissimo ringraziamento - conclude Cazzaniga - va a tutti i volontari di LarioRescue che per preparare questa manifestazione, come in tante altre iniziative, hanno lavorato tantissimo garantendo un’organizzazione perfetta»
ANSA
AMBIENTE
14
SETTEMBRE
2009
RANDAGISMO;
NUOVA
ORDINANZA
PER
GARANTIRE
BENESSERE
ROMA -
Continua
la lotta
al
randagismo
con
un'ordinanza
del
ministero
del
Welfare,
che
allinea
il
nostro
Paese
alle
misure
internazionali
previste
dalla
Convenzione
europea
per la
protezione
degli
animali
da
compagnia,
approvata
a
Strasburgo
il 13
novembre
1987,
firmata
anche
dall'Italia,
che
sancisce
che
l'Unione
europea
e gli
Stati
membri
debbano
tenere
conto
delle
esigenze
in
materia
di
benessere
degli
animali.
Il
provvedimento
che da'
attuazione
ad alune
disposizioni
previste
dal
decreto
legislativo
12
aprile
2006, n.
163,
scaturisce
dalla
necessita',
in
attesa
di
intervenire
in via
legislativa,
di
individuare
specifiche
ed
appropriate
misure
sanitarie
a
garanzia
della
salute,
della
tutela e
del
benessere
degli
animali.
Si
tratta
soprattutto
di
azioni
appropriate
da
applicare
in caso
di
trasferimento
anche
per
lunghe
distanze,
in
assenza
di
misure e
prescrizioni
sanitarie
idonee a
garantirne
la
tutela e
il
benessere.
L'ordinanza
dunque
prescrive
che
l'affidamento
del
servizio
di
mantenimento
e
gestione,
da parte
dei
Comuni,
dei cani
randagi
posti
sotto la
loro
responsabilita'
secondo
le norme
vigenti,
deve
tener
conto
della
natura
di
esseri
senzienti
degli
animali,
applicando
i
requisiti
di cui
al comma
2 anche
alle
procedure
di cui
agli
articoli
55 e 56
del
decreto
legislativo
12
aprile
2006, n.
163. A
questo
fine
spetta
ai
soggetti
competenti,
in
questo
caso i
Comuni,
assicurare
la
microchippatura
dei cani
e la
contestuale
iscrizione
nell'anagrafe
canina a
nome del
Comune
di
ritrovamento
e la
sterilizzazione
entro il
termine
di
sessanta
giorni
e,
comunque,
sempre
prima
dell'eventuale
trasferimento
in altro
Comune
avvalendosi
del
servizio
veterinario
dell'azienda
sanitaria
locale
competente
per
territorio
o di
medici
veterinari
liberi
professionisti
convenzionati.
I Comuni
debbono
ottemperare
agli
obblighi
relativi
ad
evitare
lo
stress
degli
animali
di
affezione
dovuto a
trasporti
su lunga
distanza
che
comunque
devono
essere
effettuati
nel
rispetto
del
regolamento
(CE)
1/2005 e
del
decreto
legislativo
di
attuazione,
del 25
luglio
2007, n.
151.
Devono
inoltre
assicurarsi
che la
struttura
individuata
per la
custodia
sia
dotata
di
requisiti
strutturali
e
condizioni
di
mantenimento
almeno
non
inferiori
a quelli
previsti
dalle
leggi
regionali
e dei
regolamenti
attuativi
del
territorio
di
provenienza
dei
cani,
oltre
che
dell'autorizzazione
sanitaria
e la
presenza
di un
medico
veterinario
libero
professionista
come
responsabile
sanitario.
La
struttura
individuata
per il
mantenimento
dei
cani,
inclusi
eventuali
moduli
contigui
alla
struttura,
non deve
avere
una
capacita'
superiore
o
superare
le
duecento
unita'
di
animali,
deve
poter
essere
aperta
al
pubblico
almeno
tre
giorni a
settimana
e
disponibile
alle
visite
di
controllo
di
organizzazioni
che si
occupano
della
tutela e
del
benessere
degli
animali.
Per
quanto
riguarda
la
capacita'
di
restituzione
dell'animale
al
proprietario
che ne
faccia
richiesta,
dovranno
essere
garantite
le
procedure
e le
modalita'
che ne
permettano
l'esercizio.
L'ordinanza
inoltre
impone
siano
attivate
tutte le
misure e
le
iniziative
utili a
incentivare
l'adozione
dei cani
anche
attraverso
l'affissione
presso
l'albo
pretorio
e altri
spazi
pubblici
o
apposite
pagine
sul
proprio
sito
internet.
I Comuni
in sede
di bando
di gara
o di
convenzione
e di
valutazione
delle
offerte
economiche
devono
prevedere
criteri
che
premino
i
requisiti
adatti a
comportare
minimi
spostamenti
degli
animali
preferendo
ove
possibile
strutture
sul
proprio
territorio
provinciale
o
regionale.
Dovranno
preferire
servizi
prestati
da
associazioni
riconosciute
in
conformita'
alla
vigente
normativa
regionale,
onlus o
enti
morali
aventi
come
finalita'
la
protezione
degli
animali.
GREEN
EPORT
14
SETTEMBRE
2009
Ancora
a
caccia?
![]()
Mario
Tozzi
In
un
messaggio
pubblicitario
di
cattivo
gusto
si
sfrutta
l'immagine
serena
di
un
bambino
nel
tentativo
di
intervenire
sulla
legge
nazionale
della
caccia
e,
forse,
svecchiare
l'attività
venatoria
stessa,
in
Italia
praticata
in
maggioranza
da
anziani
signori
probabilmente
insoddisfatti
del
resto
della
loro
esistenza.
Fra
le
tante
assurdità
degli
emendamenti
tesi
a
intervenire
sulla
normativa
nazionale
c'è
infatti
anche
quello
di
concedere
le
licenze
a 16
anni
di
età,
senza
considerare
quanto
possa
essere
incredibile
e
pericoloso
prevedere
l'abbassamento
dell'età
quando
la
caccia
è
considerata
uno
"sport"
pericoloso,
motivo
per
cui
è
obbligatoria
l'assicurazione
civile.
Non
si
dovrebbe
dimenticare
che
ogni
anno
sono
decine
i
morti
per
incidente
di
caccia,
e
all'inizio
di
luglio
un
bambino
con
il
fucile
da
caccia
del
padre
ha
ucciso
accidentalmente
un
amichetto.
Purtroppo
la
proposta
riforma
del
disegno
di
legge
Orsi
in
discussione
in
Senato
sta
spingendo
a un
rigurgito
di
violenza
del
mondo
venatorio
più
retrivo
ed
estremista.
Ma
le
regioni
fanno
anche
peggio.
Nell'analisi
effettuata
dal
WWF
si
vede
come
per
prima
cosa
autorizzano
i
fucili
ad
entrare
in
azione
dappertutto
e in
qualsiasi
periodo
dell'anno
fregandosene
della
biodiversità
e
della
sicurezza
dei
cittadini
attraverso
la
mistificazione
di
un
salvataggio
dell'agricoltura
non
meglio
precisato.
Vengono
semplificate
le
procedure
per
attivare
abbattimenti
e
battute
di
caccia
fuori
stagione
e
anche
in
aree
di
divieto
e
nello
stesso
tempo
ridotti
i
controlli
sul
campo.
In
qualche
caso
sarà
infatti
possibile
effettuare
battute
di
caccia
al
cinghiale
in
periodo
di
caccia
chiusa
senza
più
necessità
della
presenza
di
una
Guardia
Provinciale
ma
semplicemente
alla
presenza
di
una
Guardia
volontaria
delle
Associazioni
venatorie.
Non
ci
sarà
inoltre
bisogno
in
buona
parte
dei
casi
del
parere
dell'ISPRA,
Istituto
scientifico
che
la
legge
nazionale
indica
come
deputato
a
regolamentare
questo
tipo
di
attività.
Sarà
possibile
anche
per
cacciatori
qualsiasi
utilizzare
trappole
‘selettive'
per
catturare
la
fauna
(con
quali
controlli?).
Tutto
questo
determinerà
una
situazione
incontrollabile
di
attività
venatoria
diffusa
tutto
l'anno
e su
tutto
il
territorio
con
grave
danno
per
la
fauna
selvatica
e
con
evidente
maggiore
rischio
di
incidenti
a
carico
dei
cacciatori
stessi
e di
tutti
i
cittadini,
che
in
ogni
momento
in
campagna
potranno
a
loro
insaputa
trovarsi
in
mezzo
ad
una
battuta
di
caccia
con
armi
pericolosissime
come
quelle
utilizzate
per
gli
ungulati.
La
giustificazione
addotta
è
l'emergenza
dei
danni
alle
colture
agricole,
ma è
dimostrato
ormai
da
decenni
di
esperienza
come
i
cacciatori
non
hanno
mai
risolto
questo
problema,
anzi
lo
hanno
causato
(immettendo
in
ogni
dove
i
cinghiali
dell'Est-Europa)
e lo
hanno
mantenuto
e lo
stanno
mantenendo
(foraggiando
questi
animali
e
gestendoli
in
modo
tale
da
mantenere
e
incrementare
il
serbatoio
del
loro
passatempo
sparatorio).
Secondo
il
WWF
e le
altre
associazioni
ambientaliste
la
strada
da
seguire
era
un'altra,
cioè
coinvolgere
in
modo
diretto
il
mondo
agricolo
(nell'ottica
dell'azienda
agricola
multifunzionale)
con
attività
di
cattura,
togliendo
ai
cacciatori
il
monopolio
della
gestione
degli
ungulati.
In
ben
13
regioni,
la
caccia
si è
aperta
con
3
settimane
in
anticipo
rispetto
al
termine
stabilito
dalla
legge
quadro157/1992,
autorizzando
così
l'uccisione
di
centinaia
di
migliaia
di
animali
selvatici
in
una
delle
fasi
più
delicate
del
loro
ciclo
vitale.
Alla
fine
di
agosto
ed
ai
primi
di
settembre
gli
animali
selvatici
si
trovano
in
condizioni
di
particolare
criticità
e
vulnerabilità
poiché
al
termine
della
stagione
riproduttiva
e in
alcuni
casi
in
procinto
di
completare
l'accrescimento
dei
giovani.
Molti
animali
hanno
bisogno
di
aumentare
le
disponibilità
energetiche
per
affrontare
la
migrazione
di
ritorno,
spesso
stremati
da
stagioni
torride
come
questo
agosto,
e
dagli
innumerevoli
incendi,
tutti
motivi
per
i
quali
la
legge
nazionale
stabilisce
la
normale
apertura
della
caccia
dalla
terza
domenica
di
settembre
quindi
il
20
settembre.
I
termini
della
stagione
venatoria
sono
stabiliti
dalla
legge
nazionale
in
ottemperanza
alle
direttive
europee
e
convenzioni
internazionali
sulla
tutela
della
fauna
selvatica,
ed
agli
studi
scientifici,
che
impongono
la
tutela
della
fauna,
e
quindi
anche
la
chiusura
della
caccia,
in
determinati
periodi
dell'anno.
Anche
quest'anno
di
pre-aperture
sono
mancati
attenti
studi
e
analisi
in
grado
di
giustificare
le
anticipazioni.
La
legge
consente
che
le
Regioni
possano
anticipare
l'apertura
della
caccia
dal
primo
settembre,
ma
a
rigorose
condizioni
a
cui
si
dovrebbe
ricorrere
solo
in
situazioni
di
particolare
eccezionalità
(parere
positivo
dell'ISPRA
ex
INFS,
predisposizione
di
"adeguati
piani
faunistico
venatori,
divieto
di
caccia
nelle
Zone
di
Protezione
speciale).
Secondo
il
WWF
la
gran
parte
delle
regioni
italiane,
invece,
usa
da
sempre
questa
facoltà
come
ordinario
strumento
per
prolungare
illegittimamente
di
tre
settimane
la
stagione,
quasi
sempre
senza
rispettare
i
limiti
stabiliti
dalla
legge,
e
mancando
di
attente
valutazioni
su
ciò
che
questo
ulteriore
stress
potrebbe
comportare
alla
nostra
fauna
in
questo
delicato
periodo.
Per
fortuna
qualche
volta
gli
va
male.
Il
TAR
ha
accolto
pienamente
il
ricorso
del
WWF
contro
la
Regione
Abruzzo
sul
calendario
venatorio
2009-2010
annullando
le
scelte
della
Giunta
Regionale
sulla
preapertura
alla
Quaglia
al 6
settembre
e
sul
posticipo
al
31
gennaio
della
caccia
alla
Beccaccia.
Il
TAR
ha
rilevato
come
le
scelte
della
Giunta
Regionale
su
questi
due
punti
non
fossero
adeguatamente
motivate
nonostante
dovessero
superare
le
obiezioni
scientifiche
del
parere
dell'Istituto
Superiore
per
la
Protezione
e
Ricerca
sull'Ambiente,
ISPRA,
massimo
organo
statale
in
materia
di
fauna.
La
Regione
Abruzzo
ha
prima
varato
un
calendario
con
numerose
scelte
che
avrebbero
causato
gravi
danni
al
patrimonio
faunistico
della
regione.
Nonostante
i
reiterati
suggerimenti
dagli
ambientalisti
ha
prima
incassato
una
bocciatura
storica
da
parte
dell'ISPRA
che
ha
rilasciato
un
parere
fortemente
negativo
sulla
prima
versione
del
calendario
venatorio
e
ora
la
cassazione
del
TAR.
Ma
forse
per
cambiare
musica
ci
vorrebbe
un
referendum
voluto
e
partecipato
che
permetta
alla
maggioranza
dei
cittadini
italiani
di
rendere
operativa
la
loro
opposizione
di
principio
e di
fatto
a
un'attività
tanto
odiosa
quanto
inutile
e
dannosa.
BIG HUNTER
14 SETTEMBRE 2009
Tozzi: "ancora a caccia?"
Ci riprova il geologo più famoso d'Italia nonché presidente del Parco dell'Arcipelago Toscano, documentarista e presentatore televisivo Mario Tozzi, che, probabilmente invitato ad usare la sua forza mediatica (visto che ormai appare in ogni rete televisiva nazionale e viene pubblicato da ogni testata giornalistica) contro la riforma della caccia - in discussione nei prossimi giorni -, interviene sparando a zero su tutta la caccia.Forse a corto di argomenti ben più convincenti nel suo articolo “ancora a caccia?” pubblicato dal sito Grenenreport ,Tozzi di nuovo tira in ballo l'immagine utilizzata da Federcaccia per la propria campagna di tesseramento, definita un tentativo di “svecchiamento” visto che la caccia in Italia, secondo Tozzi, è praticata in maggioranza da “anziani signori probabilmente insoddisfatti del resto della loro esistenza”. Il noto ambientalista nostrano ritiene che la proposta Orsi stia spingendo ad un “rigurgito di violenza del mondo venatorio più retrivo ed estremista” ma ad avere un comportamento oltranzista sarebbero soprattutto le Regioni. “Si autorizzano i fucili ad entrare in azione dappertutto e in qualsiasi periodo dell'anno fregandosene della biodiversità e della sicurezza dei cittadini attraverso la mistificazione di un salvataggio dell'agricoltura non meglio precisato”, sbotta Tozzi che, d'accordo con Wwf e altre associazioni ambientaliste italiane leverebbe volentieri ai cacciatori “il monopolio della gestione degli ungulati” coinvolgendo direttamente il mondo agricolo nelle attività di cattura. Stesso discorso vale per le aperture anticipate della caccia approvate dalle amministrazioni provinciali e regionali che autorizzerebbero "l'uccisione di migliaia di migliaia di animali selvatici in una delle fasi più delicate del loro ciclo vitale”. Tozzi riporta la conclusione di Wwf su questo punto: “la gran parte delle regioni italiane usa da sempre questa facoltà come ordinario strumento per prolungare illegittimamente di tre settimane la stagione, quasi sempre senza rispettare i limiti stabiliti dalla legge, e mancando di attente valutazioni”.Insomma, secondo Tozzi la gestione della fauna selvatica avviene in una situazione di generale insensatezza, generata dalle amministrazioni comunali, provinciali e regionali per accontentare una sparuta minoranza composta da persone anziane, estremiste e insoddisfatte della propria vita. Qualcosa non torna ma forse ci si può fare un'idea più chiara lasciando la parola allo stesso Tozzi, che nella sua conclusione all'articolo, dimostra un approccio ben poco scientifico e dominato dalla convinzione personale che la caccia sia un male assoluto “forse per cambiare musica – scrive infatti - ci vorrebbe un referendum voluto e partecipato che permetta alla maggioranza dei cittadini italiani di rendere operativa la loro opposizione di principio e di fatto a un'attività tanto odiosa quanto inutile e dannosa”.
BIG HUNTER
14 SETTEMBRE 2009
Il Senatore Orsi a Todi: “applicare le direttive europee anche quando concedono alla caccia”
“Non possiamo immaginare di applicare le direttive europee solo quando tolgono alla caccia, e mai quando concedono”. Così il Senatore Orsi è intervenuto a Todi all'iniziativa promossa dal Club della Palomba e dalle associazioni venatorie, Federcaccia in primis per dialogare con i cacciatori sulla riforma alla 157.
Occorre spiegare all'opinione pubblica, ha argomentato Orsi, che l'Unione Europea non chiede agli stati membri di limitare la caccia, anzi, “l’Italia è oggetto di procedure di infrazione da parte dell’Unione Europea per il mancato rispetto delle regole di contenimento delle specie alloctone, come lo scoiattolo grigio americano, che ora prolifera a scapito del nostro scoiattolo rosso. Tra poco subiremo la stessa sorte per le nutrie e per altre specie ancora”.Le condizioni raggiunte fanno ben sperare per una riforma seria e condivisa. Orsi ha sottolineato l'importanza dell'accordo di tutte le associazioni venatorie, esclusa Arcicaccia, che hanno messo da parte le proprie rivalità sottoscrivendo un'unica proposta. Il senatore ha poi toccato il tasto degli attacchi ricevuti dai mass media, evidenziando le innumerevoli falsità che sistematicamente vengono dette sulla riforma: “non abbiamo proposto di cacciare nei parchi - ha detto Orsi -, né tantomeno di cacciare senza un preciso calendario venatorio, oppure a tutte le specie senza limiti, o altre castronerie del genere, non abbiamo mai proposto cose simili”. “La caccia è un argomento sul quale prevale l’emotività - ha continuato il Senatore - e, quando alle emozioni si aggiunge l’ignoranza, è facile incappare nella strumentalizzazione politica”.Il Consigliere di Presidenza di Federcaccia Massimo Buconi in quest'occasione ha ripreso le parole del presidente Gianluca Dall'Olio, il quale pochi giorni fa ha lanciato l'invito al Pd di abbandonare gli atteggiamenti ostruzionistici in Parlamento. Buconi ha poi auspicato la nascita di un istituto con competenze scientifiche in grado di dare risposte in tempi ragionevoli sulla fauna selvatica. Anche l’assessore regionale all’Ambiente Lamberto Bottini ha confermato l’impegno, da parte della Regione, di continuare ad essere “in prima linea per seguire l’evoluzione della caccia dal punto di vista legislativo. “L’intervento del senatore Orsi ci è sembrato onesto e interessante – ha poi chiuso il Presidente di Federcaccia Umbra Franco Di Marco –, di particolare importanza è stato l’invito rivolto alla Regione Umbria, affinché faccia la sua parte in sede di Conferenza Stato-Regioni. Orsi ha riconosciuto al nostro territorio quell’importanza che Federcaccia ha sempre comunque sostenuto. Riteniamo che la politica della nostra Regione possa superare le posizioni preconcettualmente ostili, ed essere un punto di riferimento e parte trainante per raggiungere l’obiettivo comune della riforma, superando tutte le divisioni politiche”.
BASILICATA
NET
14
SETTEMBRE
2009
PIGNOLA,
UN
NIBBIO
BRUNO
REINTRODOTTO
DAL
CRASPP
Il
C.R.A.S.
della
Provincia
di
Potenza
ha
curato e
reintrodotto
in
natura,
in
questo
fine
settimana,
un
magnifico
esemplare
di
nibbio
bruno (milvus
migrans)
inanellato
dal
Dott.
Egidio
Fulco.
Il
nibbio è
un
giovane
che il
Corpo
Forestale
dello
Stato ha
recapitato
presso
le
strutture
del
Centro
situate
nella
Riserva
Regionale
Lago
Pantano
di
Pignola
il 15
luglio
del
corrente
anno. E’
stato
curato
in tempo
per la
migrazione
autunnale:
infatti
si
tratta
di una
specie
migratrice
che
proviene
dall’Africa
all’inizio
della
primavera,
nidifica
in
Basilicata
e
riparte
entro
l’inizio
dell’autunno.
Prosegue dunque l’annata straordinaria del C.R.A.S., che con questa liberazione conferma il superamento della media di recuperi di animali selvatici, (prevalentemente uccelli rapaci), da anni stabile attorno al 67%. “L’operato del Centro è migliorato, la crescente sensibilità dei cittadini, il lavoro del Corpo Forestale, le nuove strutture realizzate dalla Provincia di Potenza, sono stati di grande aiuto quest’anno ed i risultati sono evidenti” dichiara Andrea Cerverizzo, il Coordinatore delle attività del C.R.A.S. “Speriamo vivamente che quest’anno la caccia sia corretta - prosegue Cerverizzo - e che i cacciatori onesti siano la maggioranza; anche tramite loro deve diffondersi il rispetto degli uccelli rapaci, splendidi animali protetti che attirano turisti da tutta Italia e che rendono la nostra regione tra le più visitate dai Birdwatchers”.
ASCA
14
SETTEMBRE
2009
CACCIA:
RADICALI
PD, IN
PRIMI
GIORNI
PRE-APERTURA
GIA' 3
MORTI
Roma -
''Ancora
non e'
iniziata
ufficialmente
la
stagione
caccia
ma gia'
con
poche
giornate
di
pre-apertura
la scia
di
sangue
non solo
degli
animali,
ma anche
degli
umani,
cacciatori
e non,
sta
scorrendo
nel
Paese in
silenzio''.
Lo
evidenziano
in una
nota i
senatori
Donatella
Poretti
e Marco
Perduca,
Radicali-Pd.A
monitorare
come
ogni
anno gli
episodi
di
cronaca
e'
l'Associazione
Vittime
della
Caccia,
che
segnala
come
siamo
gia' a 3
morti e
tre
feriti
gravi,
oltre ad
episodi
legati a
detenzione
di armi
e fucili
da
caccia.
La
scorsa
stagione
si erano
registrati
126
episodi
di
cronaca:
85
feriti,
di cui
62
cacciatori
e 23
persone
non
volontariamente
coinvolte
nell'attivita'
venatoria;
41
morti,
di cui
solo 24
cacciatori
e 17
gente
comune.''Domani,
15
settembre,
la XIII
commissione
Ambiente
del
Senato
ha messo
in
calendario
nella
sua
prima
seduta
dopo la
pausa
estiva,
la
ripresa
del
dibattito
sul ddl
Orsi.
Non si
capisce
-
scrivono
i
senatori
-
l'urgenza
di
riaprire
i lavori
parlamentari
con un
testo
che
modifica
la legge
sulla
caccia
deregolandola:
permettera'
l'utilizzo
indiscriminato
dei
richiami
vivi, la
caccia
in
deroga,
la
possibilita'
di
sparare
anche a
cani e
gatti
randagi,
togliera'
competenze
a
guardie
ecologiche
e
zoofile,
fino a
rendere
possibile
la
caccia
ai
sedicenni.
Per
nostro
conto
invieremo
al
presidente
e ai
componenti
della
commissione
l'elenco
dei
primi
fatti di
cronaca
registrati
dall'Associazione
Vittime
della
Caccia.L'auspicio
e' che
se fino
ad ora
non sono
stati
interessati
al
sangue
degli
animali
sparso
per
divertimento,
o per
sport
come
amano
dire i
cacciatori,
ora
siano
almeno
costretti
a
riflettere
sugli
effetti
collaterali
della
caccia e
delle
armi da
fuoco''.
BIG HUNTER
14 SETTEMBRE 2009
Ex parco dei Monti Lattari: diffidato Bassolino per le continue multe ai cacciatori
Dopo la riapertura della caccia nell'ex area protetta dei Monti Lattari grazie alla sentenza del Consiglio di Stato che nel luglio del 2008 ha di fatto annullato la delibera regionale del 2003 che istituiva il Parco, la situazione oggi non è ancora del tutto chiara e i cacciatori non sono completamente liberi di esercitare la propria attività venatoria su queste terreni. Molti di loro infatti vengono ancora sistematicamente multati dall'amministrazione regionale che si ostina a considerare l'area come protetta. "La sentenza del Consiglio di Stato – afferma Angelo Dente, segretario nazionale di Caccia Ambiente che ha diffidato ufficialmente il presidente della regione Antonio Bassolino - ha definitivamente annullato il parco dei monti Lattari. Ciononostante, non solo l'intera tabellazione del(l'ex) parco non risulta rimossa, ma soprattutto si continua a verbalizzare i cacciatori che in tale area si recano per l'esercizio dell'attività venatoria. Se entro 30 giorni non cambia la situazione - conclude il segretario di Caccia Ambiente - denunceremo Bassolino per abuso di potere e per inosservanza dei provvedimenti dell'Autorità Giudiziaria". Altro fatto singolare e già denunciato da Caccia Ambiente è che gli stessi vertici del Parco continuano ad esistere, gravando di fatto sulla spesa pubblica.
SANREMO NEWS
14 SETTEMBRE 2009
Cinghiali distruggono una campagna in Valle Armea a Sanremo
CARLO ALESSI
SANREMO (IM) - Gli agricoltori e floricoltori della Valle Armea a Sanremo insorgono per la massiccia presenza di cinghiali nella zona, che devastano i raccolti ed anche quei terreni pronti per essere lavorati. I cinghiali stanno diventando un enorme problema per tutte le aziende e soprattutto quelle vicino ai paesi, come in Valle Armea. Anche durante la caccia è molto difficile trovare una soluzione ed un caso si è verificato proprio negli ultimi giorni nell’immediato entroterra di Bussana.
Per tre notti consecutive i cinghiali sono arrivati in branco, devastando completamente un campo destinato a ranuncoli. E’ stato distrutto l’intero lavoro di un’estate e compromesso il raccolto per tutto l’inverno. Non è certo l’unico caso, ma questo è forse il più eclatante degli ultimi tempi, nella zona. Stanotte i proprietari del campo hanno fatto la guardia, per evitare che i cinghiali potessero distruggere anche l’ultima parte del campo.“Il problema è complicato da gestire – evidenziano i titolari dell’appezzamento di terreno distrutto - se non c’è un intervento pubblico. Ci vuole un coordinamento regionale e provinciale con associazioni di coltivatori e cacciatori. Bisognerebbe concedere battute di caccia controllate, ma mettere in piedi anche altre azioni per allontanare questo pericolo. Ci sono molti gerbidi con roveti alti, dove i cinghiali trovano i loro rifugi. Molti di questi sono in Valle Armea anche vicino alle case. Il territorio lasciato andare a se stesso diventa fonte di pericolo”. I danni arrecati all’appezzamento di terreno arrivano a migliaia di euro.
IL GAZZETTINO
14 SETTEMBRE 2009
Cansiglio "infestato" dai cervi, Zaia a fianco degli allevatori
VITTORIO VENETO (TV) - Il ministro Luca Zaia precisa le sue strategie per il Cansiglio mentre prosegue la protesta degli allevatori del Cansiglio, alle corde per la crescita incontrollata della popolazione dei cervi sull’Altipiano che, si legge nei volantini affissi in tutta la zona, "sta compromettendo fortemente la reddittività delle aziende". Gli allevatori chiedono urgentemente un piano di riduzione del numero dei capi riportandolo alle entità di animali presenti e censiti prima del 2000 e di garantire un futuro di autosufficenza foraggera alle aziende zootecniche del Cansiglio tale da permettere la sopravvivenza e al fine di poter continuare a produrre prodotti tipici salvaguardando il territorio. "Solo in questo modo - spiegano - si potrà far coesistere in maniera compatibile e gestibile l’agricoltura, la foresta e la fauna selvatica di cervi, per un rispetto equilibrato dell’ambiente, del territorio e delle attività e della gente del Cansiglio". Un grido d’allarme subito raccolto dal ministro delle Politiche agricole, intervenuto sabato in Cansiglio. «Il problema dei cervi è reale - afferma Luca Zaia - è il segno di un ecosistema che cambia repentinamente, con una crescita esponenziale della popolazione dei cervi a causa della mancanza dei predatori naturali. Non intendo procedere all’abbattimento indiscriminato degli animali. Nel rispetto delle attività umane e agricole e della flora e fauna selvatica, è bene invece che si provveda ad avviare un processo di contenimento della popolazione, valutando anche la possibilità, qualora fosse possibile, del trasferimento di alcuni di questi cervi».
IL GIORNALE DEL FRIULI
14 SETTEMBRE 2009
Orso attacca un gregge di pecore sul Varmost
FORNI DI SOPRA (UD). Incontro ravvicinato sui monti di Forni di Sopra fra un pastore e l’orso. Il fatto è accaduto nei giorni scorsi sul Monte Simon, dove Ivan Morocutti, di Treppo Carnico ha lasciato al pascolo un piccolo gregge di pecore. Morocutti quest’anno ha portato i suoi animali: mucche, maiali, pecore e qualche anatra, in Malga Varmòst, nei pressi degli impianti sciistici di Forni di Sopra. «Come ho sempre fatto durante l’estate – inizia Ivan – sono salito sui monti Crusicalas e Simon per governare le pecore che vengono lasciate libere sui pascoli più alti». «Erano appena passate le 17 – ricorda il malgaro – appena giunto dove pascolava il gregge, ho scorto un orso che, appena mi ha avvistato, è fuggito fra gli alberi. Avevo appena saputo che un cacciatore aveva avvistato il plantigrado non distante da qui nei giorni scorsi». Il pastore ha controllato il gregge verificando la mancanza di alcuni capi.«L’avevo notato da giorni – commenta ancora – ma è facile non riuscire a scorgere tutte le bestie quando queste vengono lasciate libere al pascolo». Non vi aveva fatto troppo caso perciò in un primo momento, quanto è stato attratto da una pecora che giaceva a terra, ferita. «Aveva uno squarcio al petto, ma era ancora viva». Avvertito il corpo forestale di Forni di Sopra, è iniziata una ricerca del plantigrado, che però non ha dato frutti. «Si sono ritrovati i segni del passaggio – riferisce Ivan – e le ferite riportate dalla pecora, che nel frattempo è morta, sono state giudicate compatibili con un attacco dell’orso». Morocutti non teme di rimanere in malga, a quota 1800 da solo, con i suoi cani, a compiere il suo lavoro.«L’orso ha svolto il suo ruolo, non bisogna avere paura, c’è spazio per tutti, anche per lui in montagna». Certo è che oramai l’orso, che vive nella zona del Varmost, deve aver scoperto che esistono modi di cibarsi alternativi: non solo cioè tuberi e bacche selvatiche, ma anche piccoli animali. La concomitanza di avvistamenti, in zone diverse della Carnia, come accaduto anche ad Enemonzo, fa inoltre ritenere comunque che in Carnia possa essere presente più di un esemplare: uno stabilitosi nell’alta Val Tagliamento e uno più a valle. Un altro orso infatti è stato segnalato, sempre di giorno, la scorsa settimana ad Ampezzo, dove un residente, mentre effettuava una corsa nei boschi, si è trovato di fronte il plantigrado, che però, scorto l’uomo, è immediatamente fuggito.
IL MATTINO
14 SETTEMBRE 2009
Tornano i delfini nelle acque del golfo
ANNA MARIA BONIELLO
Capri. Tornano i delfini nelle acque del golfo. È affiorato ieri all’orizzonte, quasi a voler allontanare le pessimistiche voci di inquinamento, un branco di delfini, l’inquilino più gioioso ed allegro dei mari, che ieri a qualche miglio da Capri, sulla rotta per Napoli, è riapparso nel mare profondo e azzurro. Una cinquantina di delfini di grande, media e piccola taglia intorno a mezzogiorno ha accerchiato un motoscafo veloce che faceva rotta verso Napoli. A bordo dell’imbarcazione «Mistral V» c’erano Gianfranco D’Amato, il noto industriale napoletano, con la sua famiglia, la moglie Monica e i gemelli Riccardo e Giosella, e un gruppo di amici che rientravano con lui in città. Alla vista del branco D’Amato ha spento i motori per evitare l’impatto e non ferire i cetacei. Subito i delfini hanno attorniato la barca e hanno dato inizio a una vera e propria danza sul mare con evoluzioni, spruzzi d’acqua, rincorse e salti, regalando agli sbalorditi occupanti dell’imbarcazione un vero e proprio show come quelli che si possono ammirare negli acquapark più prestigiosi. Alcuni delfini sono arrivati proprio a lambire il fianco dell’imbarcazione, quasi invitando gli occupanti a tuffarsi in acqua per giocare con loro. Un invito che è stato raccolto fiduciosamente da Monica D’Amato e suo figlio, che indossate la maschera e le pinne si sono tuffati in acqua, dove hanno potuto assistere da vicino alle evoluzioni acquatiche e nuotare accanto ai piccoli del branco. Una vera e propria performance in mezzo al golfo della durata di circa un’ora e mezza, che è stata filmata da Giosella sino a quando i delfini più grandi del banco hanno richiamato il gruppo per continuare la loro navigazione verso il largo. La sosta fuori programma, che ha portato Gianfranco D’Amato con la sua famiglia a vivere un’incredibile inaspettata esperienza è stata subito comunicata a terra, anche perché l’arrivo del branco dei delfini fa ben sperare sulla «buona salute» del mare, al termine di un’estate nera. Questi mammiferi marini, che fino a venti anni fa potevano essere avvistati facilmente nelle acque del golfo e accompagnavano gli scafi quasi all’imbocco del porto di Capri, sono diventati sempre più rari. Colpa dell’inquinamento, dei rumori e del traffico delle imbarcazioni, ma soprattutto dell’indiscriminata e vietata pesca a strascico che provoca la morte dei delfini rimasti imprigionati nelle reti. «Sono felicissimo di questa esperienza - ha detto l’imprenditore D'Amato appena messo piede a terra - quanto è accaduto stamane ci ha permesso di vivere una rara sperienza, un incontro ravvicinato con un animale come il delfino, considerato tra i mammiferi più intelligenti al mondo». «È un ottimo segnale - ha commentato la presidente di Marevivo, Rosalba Giugni - significa che mare del Golfo è vivo. I delfini sono in cima alla catena alimentare, ed essendo predatori navigano nei mari dove possono facilmente alimentarsi».
CORRIERE
DELL'UMBRIA
14
SETTEMBRE
2009
Travolto
e ucciso
per
salvare
il cane.
Anziano
podista
investito
da
un’auto
mentre
insegue
l’animale
che gli
è
sfuggito.
Natale
Lisetti
aveva
corso
alcune
edizioni
della
maratona
di New
York
UMBERTIDE
- Aveva
partecipato
ad
alcune
edizione
della
maratona
di New
York,
podista
per
passione,
sulle
sue
amate
strade
percorse
migliaia
di volte
ha
trovato
la morte
sabato
sera
Natale
Lisetti.
Aveva 88
anni e
era uno
di quei
personaggi
conosciuti
a
Umbertide
da
tutti,
profondamente
legato
alla
storia
cittadina.
Prima di
tutto
perché
era
stato lo
storico
barbiere
di molti
decenni
fa.
Lasciata
la
professione
artigiana,
era
diventato
usciere
alla
Banca
d'Italia,
lavoro
con il
quale
era
andato
in
pensione.
Poi la
grande
passione
per il
podismo
e la
emozionante
avventura
alla
maratona
di New
York.
Nonostante
l'età
avanzata,
non
rinunciava
alla sua
amata
corsetta.
Sabato
sera il
destino
ha però
voluto
che
sulla
strada
trovasse
la
morte.
Stava
passeggiando
nella
parte
alta di
via
Roma,
col suo
cane,
più o
meno
nella
zona
all'incrocio
con via
Tusicum.
Alcuni
testimoni
sembra
abbiano
raccontato
che il
cane gli
sia
sfuggito
e lui
gli sia
corso
dietro,
finendo
però
sotto
una
macchina,
una Fiat
Punto
per la
precisione,
condotta
da una
barista
di 24
anni
sposata
di
Umbertide.
Le cause
dell'incidente
sono
comunque
al
vaglio
dei
carabinieri
di
Umbertide,
intervenuti
sul
posto
per i
rilievi
di
legge,
che
stanno
accertando
testimonianze
e
dinamica
del
sinistro.
Solo al
termine
dell'indagine
potranno
essere
stabilite
con
esattezza
le cause
dell'incidente.
Le
condizioni
dell'88enne
di
Umbertide
sono
apparse
subito
gravissime.
L'anziano
era
terra
esanime,
in una
pozza di
sangue.
I primi
soccorritori
hanno
pensato
fosse
morto
sul
colpo.
Invece
il cuore
di
Natalino
batteva
ancora.
L'ambulanza
del 118
dell'ospedale
di
Umbertide
l'ha
subito
soccorso
e
trasportato
all'ospedale
di Città
di
Castello,
dove
però è
deceduto
due ore
dopo il
sinistro.
Troppo
gravi le
ferite
riportate
per
sopravvivere
all'impatto.
Il suo
cuore
che l'ha
portato
a
correre
nella
sua
terra
natia e
in terre
lontane
si è
definitivamente.
Ora
potrà
correre
negli
spazi
immensi
dei
cieli.
Lascia
la
moglie,
gravemente
malata e
anziana
anche
lei, e
due
figli.
NSM NOTIZIE
14 SETTEMBRE 2009
Cina: trova nel letto serpente con una zampa
Contadina lo ha ucciso a scarpate,animale sconosciuto a studiosi
ROMA, 14 SET - Un serpente con una zampa e' stato scoperto da una contadina nella citta' di Suining, provincia sud occidentale cinese del Sichuan. Duan Qiongxiu - riporta un quotidiano cinese - ha raccontato: 'Ho sentito un fruscio, ho acceso la luce e ho sorpreso il serpente che si arrampicava sul letto con l'aiuto del suo artiglio'. Terrorizzata, la donna ha ucciso l'animale a colpi di scarpa. Il serpente si trova nell'universita' di Nanchong e gli esperti diranno di che animale si tratta.
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LA STAMPA
14 SETTEMBRE 2009
Cancellare
i ricordi traumatici
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ROSALBA MICELI
Un nuovo tassello si aggiunge alla
comprensione di fenomeni legati alla memoria. E’ noto che le
esperienze traumatiche lasciano un segno, spesso indelebile,
proprio a causa della grande emozione provocata dall’evento. I
ricordi piacevoli non presentano l’intrusività e l’ossessività
che caratterizzano quelli connessi a situazioni emotivamente
stressanti. L’ipermemoria e l’ipervigilanza costituiscono un
tratto distintivo della personalità dei soggetti traumatizzati,
cosicché i ricordi dolorosi possono riattivarsi al minimo
segnale associato al trauma, o ripresentarsi spontaneamente, in
forma ricorrente, come flashback durante la veglia o incubi nel
sonno.
Un deficit nell’estinzione di
memorie spiacevoli è particolarmente importante riguardo alla
paura e limita gli effetti dei trattamenti dei disturbi d’ansia.
L’estinzione della paura implica le influenze inibitorie della
corteccia prefrontale sull’amigdala (struttura del sistema
limbico che rappresenta la sentinella delle emozioni, capace di
rispondere prima della neocorteccia, ed eventualmente, di
effettuare una sorta di “sequestro emozionale”). Proprio sulla
struttura dell’amigdala si è concentrata l’attenzione di un
gruppo di studio guidato da Nadine Gogolla, ricercatrice presso
il Dipartimento di biologia cellulare e molecolare della Harvard
University, individuando un processo che concorre alla
permanenza dei ricordi paurosi. I risultati preliminari dello
studio, condotto sui topi, sono stati pubblicati sulla rivista “Science”,
con un approfondimento curato da Tommaso Pizzorusso, ricercatore
all’Istituto di Neuroscienze del CNR di Pisa.
La paura può essere indotta
sperimentalmente in animali da laboratorio. L’ansia che viene
appresa associando uno stimolo neutro che produce una sensazione
inoffensiva (stimolo condizionato, ad esempio, il suono di un
campanello o una gabbia bianca) con un rinforzo negativo
(stimolo incondizionato, come una breve e leggera scossa
elettrica a cui l’animale non può sottrarsi in alcun modo), è
detta “paura condizionata”. Il processo opposto, l’estinzione
della paura, è una tecnica che si basa sul decremento delle
risposte alla paura quando si interrompe l’associazione tra lo
stimolo condizionato e quello incondizionato, presentando
ripetutamente lo stimolo condizionato senza farlo seguire dallo
shock. E’ adesso comunemente accettata l’idea che l’estinzione
rappresenti un nuovo apprendimento e non eradichi la
preesistente memoria. Al contrario, la memoria originaria può
ritornare spontaneamente, o può essere ripresa, se lo stimolo
condiziononato viene presentato in contesti differenti da quello
in cui il protocollo di estinzione è stato effettuato.
Le
ricerche sugli animali hanno mostrato
chiaramente che l’efficacia dell’apprendimento legato al
processo di estinzione dipende dall’età. Nei soggetti giovani le
memorie di eventi paurosi possono essere cancellate in maniera
definitiva, mentre negli adulti il condizionamento alla paura
induce la formazione di memorie resistenti al trattamento di
estinzione. Queste osservazioni hanno suggerito l’ipotesi che le
memorie di emozioni spaventose siano attivamente protette negli
adulti. Il gruppo di ricerca ha dimostrato che la protezione è
conferita dai proteoglicani di condroitin solfato (CSPGs)
presenti nella rete perineuronale (una forma altamente
strutturata di matrice extracellulare attorno ai neuroni
inibitori) che costituisce l’impalcatura dell’amigdala.
Gli
esperimenti sono stati condotti nei topi, durante il periodo
postnatale (a 16 giorni e a 23 giorni dopo la nascita), e su
topi adulti di tre mesi di vita.
L’organizzazione dei CSPGs all’interno della rete perineuronale
coincide con il periodo cruciale che segna il passaggio alla
fase dello sviluppo (dall’età giovanile a quella adulta, intorno
alla terza settimana di vita) in cui la memoria della paura
diventa persistente. Se la matrice extracellulare è rimossa
nell’amigdala di topi adulti tramite un enzima specifico, viene
facilitata l’estinzione delle risposte alla paura condizionata,
indicando che una rete perineuronale intatta media la formazione
di memorie commesse alla paura resistenti all’eradicazione.
Nadine Gogolla ha notato altresì che la degradazione chimica
della matrice funziona nel cancellare i ricordi spiacevoli solo
se viene effettuata prima del condizionamento alla paura e non
agisce su quelli già esistenti. Ciò indica la possibilità che la
presenza della rete protettiva modifichi il processo attraverso
il quale i ricordi dolorosi vengono immagazzinati nel cervello.
E’ un piccolo passo in avanti nella conoscenza della
neurobiologia della paura, e potrà condurre alla messa a punto
di farmaci utili a prevenire, se non a curare, i disturbi
d’ansia, nei soggetti più vulnerabili.
ADUC SALUTE
14 SETTEMBRE 2009
SPAGNA - Scoperti i geni che danno forma alla pelle
Scoperti i due geni 'architetti'
della pelle, quelli cioe' che guidano la formazione del tessuto
che ci protegge e ci fa comunicare col mondo, programmando in
tal senso il destino delle cellule staminali.
Si tratta delle proteine C/EBPalfa
e C/EBPbeta, e la loro scoperta si deve a un team internazionale
di ricercatori diretti da Claus Nerlov presso il Laboratorio
Europeo di Biologia Molecolare (EMBL) di Monterotondo (Roma), in
collaborazione con ricercatori spagnoli del Centro de
Investigaciones Energe'ticas, Medioambientales y Tecnologicas (CIEMAT)
di Madrid.
Secondo quanto riferito sulla
rivista Nature Cell Biology, senza C/EBPalfa e C/EBPbeta la
pelle non si forma in modo normale e risulta lisa e fragile,
nonche' permeabile. Infatti
topolini senza i due geni muoiono per disidratazione poco dopo
la nascita.
Sotto la pelle si nasconde una
riserva di cellule staminali deputate al continuo ricambio
cutaneo, alla guarigione delle ferite o delle scottature solari.
Queste staminali nel corso della propria vita possono seguire
due strade diverse: o continuano a moltiplicarsi producendo
altre staminali identiche a loro, o decidono di 'crescere',
cioe' di maturare trasformandosi in cellule cutanee che pero'
poi, fatto il loro corso, muoiono e vengono eliminate dal corpo.
A decidere tra questi due opposti destini sono le proteine C/EBPalfa
e C/EBPbeta: senza di loro, hanno scoperto i ricercatori, la
pelle non si forma e, infatti, mettendo KO i due geni in
embrioni di topolini, questi muoiono poco dopo la nascita per
disidratazione conseguente a una pelle debole e permeabile.
C/EBPalfa e C/EBPbeta sono dunque
i direttori d'orchestra del processo di formazione della pelle,
ed il loro compito e' quello di attivare e disattivare una
cascata di altri geni che poi a loro volta, direttamente,
decidono il destino delle staminali. Benche' si tratti di una
scoperta nel settore della biologia di base, concludono i
ricercatori, queste nuove conoscenze potranno avere numerose
ripercussioni in campo clinico, sia nella lotta ai tumori
cutanei sia per agevolare la guarigione di ferite e grosse
ustioni.
ITALIA SALUTE
14 SETTEMBRE 2009
INDIVIDUATO IL GENE CHE AIUTA A COMBATTERE LE MALATTIE
Riuscire a sconfiggere molte
malattie è anche questione di genetica. Alcuni scienziati
inglesi dell'Imperial College di Londra, dello University
College of London e del Medical Research Council's National
Institute for Medical Research hanno scoperto che il gene E4bp4
ha un ruolo fondamentale nello stimolare le cellule staminali
del sangue nel midollo osseo a mutare in cellule immunitarie
preziosissime, le Natural Killers (NK). La ricerca è stata
pubblicata sul periodico specializzato “Nature Immunology”. Le
NK sono leucociti (globuli bianchi) particolari, che riescono a
distruggere rapidamente, nel nostro corpo, cellule tumorali,
virus, batteri e altri organismi patogeni.
I ricercatori inglesi, per testare la loro scoperta, hanno selezionato alcune cavie di laboratorio, geneticamente prive del gene-chiave E4bp4 e quindi sprovviste delle cellule NK. Per il resto i topolini sono del tutto normali e in salute: verranno osservati per un periodo di tempo, al fine di studiare il funzionamento e le interazioni delle cellule NK in alcune patologie, come quelle autoimmuni, e nell'infertilità femminile. L'obiettivo ultimo dello studio in corso è giungere alla messa a punto di farmaci in grado di stimolare la produzione di cellule NK nell'organismo, in modo da renderlo più forte e protetto contro gli attacchi degli organismi patogeni. Per ora è solo una speranza remota, ma se gli sviluppi della ricerca inglese saranno validi si potrebbe in futuro curare anche il diabete di tipo 1 (genetico e non alimentare) o la sclerosi multipla (malattia genetica autoimmune) con medicinali che incrementino la produzione delle cellule Natural Killers (NK). Queste patologie autoimmuni, infatti, sono caratterizzate da un “errore” del nostro sistema immunitario, il quale attacca cellule del nostro stesso corpo reputandole come estranee. In questo meccanismo, alcuni studiosi pensano che le cellule NK malfunzionanti abbiano una certa influenza. Monitoreremo gli sviluppi della ricerca inglese e vi terremo aggiornati sui suoi risultati. E-GAZETTE 14 SETTEMBRE 2009
Così si fa! 50 milioni per non sperimentare più sugli animali
Roma – Cinquanta milioni di euro per non sperimentare più
sugli animali. A tanto ammonta lo stanziamento fifty-fifty che
la Commissione europea e l'industria europea dei cosmetici,
rappresentata dall'Associazione europea dei cosmetici (Colipa),
daranno ai progetti che "costruiranno le basi scientifiche delle
prove di innocuità future, più rapide e meno costose dei test
sugli animali". Bruxelles, infatti, ha pubblicato lo scorso
luglio un invito a presentare proposte, dotato di uno
stanziamento di 25 milioni di euro, e l'industria europea dei
cosmetici si è impegnata a mettere a disposizione un importo
equivalente. Al Congresso mondiale sulle alternative all'impiego
degli animali nelle scienze della vita, che si è da poco
concluso a Roma, la Commissione europea e la Colipa hanno
presentato il loro impegno finanziario comune, presentato con
parole d'orgoglio dal commissario per la Scienza e la ricerca,
Janez Potocnik, "Siamo felici di questo nuovo tipo di
cooperazione tra l'industria e la Commissione europea che
dimostra la nostra determinazione a evitare l'impiego degli
animali nella ricerca rafforzando nel contempo la sicurezza dei
prodotti di consumo. Metodi alternativi più rapidi, meno costosi
e più affidabili contribuiranno al rafforzamento della sicurezza
e della competitività dell'industria europea. La messa in comune
di risorse con dei partner privati, in questo caso con
l'industria dei cosmetici, è indispensabile per finanziare la
ricerca di punta a lungo termine che consente di affrontare
queste sfide". |