15 MARZO 2010

LA REPUBBLICA NAPOLI

15 MARZO 2010

 

Mattanza di cani ai piedi del monte Faito

Cani avvelenati o massacrati a colpi di ascia. Li hanno scoperti gli operatori dell'Adda (Associazione per la difesa dei diritti degli animali) nei boschi di Quisisana, ai piedi del monte Faito. Dopo la denuncia, presentata dall'Associazione alla polizia municipale, anche il sindaco, Salvatore Vozza, ha deciso di presentare a sua volta una denuncia contro ignoti alla Procura della Repubblica di Torre Annunziata

 

DARIO SAUTTO

 

Castellamare di Stabia (NA) - «Perché tutta questa violenza contro i cani randagi?». Se lo chiede Rosaria Boccaccini, presidente della sezione stabiese dell'Adda, all'indomani dell'ultima atroce strage di cani randagi. Venerdì sera arriva la telefonata di un cittadino: «Fate presto, è successo di nuovo». La scena è raccapricciante. Nei boschi di Quisisana, nella curva subito dopo l´agriturismo, qualcuno si è appena "divertito" ad ammazzare due cani, stavolta a colpi di accetta. Un terzo, sanguinante, appena vede i volontari dell´Adda, fugge tra gli alberi delle colline di Castellammare, ormai spaventato da qualsiasi essere umano.
I volontari, che arrivano anche da altre zone della Campania, stanno ancora cercando di recuperarlo. Un quarto cane, un meticcio cucciolo, ha una profonda ferita ed è immediatamente soccorso. C´è un serial killer dei cani, ma ora su questo caso indaga la Procura di Torre annunziata. Ad aprire l´inchiesta è lo stesso procuratore aggiunto Raffaele Marino.
«L´ultima strage - racconta la Boccaccini - era avvenuta appena venti giorni fa». I volontari dell´associazione, sempre a Quisisana, trovarono dieci cani morti per avvelenamento, tra questi uno padronale, mentre un undicesimo è stato salvato. La situazione di intolleranza verso i randagi è inspiegabile, soprattutto in una zona quasi disabitata come quella a ridosso dei boschi del Faito.
«Ma la situazione è grave in tutta Castellammare - denuncia l´Adda - perché anche in villa comunale diversi cani sono stati avvelenati e colpiti con spranghe. Addirittura, un´altra meticcia è stata marchiata a fuoco. Senza parlare dei tanti cani investiti. Una vera e propria carneficina, nonostante si tratti di cani buoni, dolcissimi, abbandonati, che i volontari dell´associazione curano ed alimentano, a proprie spese, quasi quotidianamente. Per questo chiediamo, per l´ennesima volta, un controllo sul territorio da parte delle forze dell´ordine e del Comune, che deve trovare una soluzione vera al problema del randagismo». http://server-it.imrworldwide.com/cgi-bin/count?url=&rnd=1268669885220&cid=&ref=http%3A//news.google.it/news/search%3Faq%3Df%26pz%3D1%26cf%3Dall%26ned%3Dit%26hl%3Dit%26q%3Dcani&sr=sr1280x1024:cd24:lgit:jen:cky:tz1:ctna:hpnahttp://server-it.imrworldwide.com/cgi-bin/count?url=&rnd=1268668336591&cid=&ref=http%3A//repubblicaredazione.extra.kataweb.it/redazione/repubblica/Edizione_14_Marzo_2010/mappe/NA_NA_140310_E_04.html&sr=sr1280x1024:cd32:lgit:jey:cky:tz1:ctna:hpna
Intanto, su Facebook, i giovani di Castellammare di Stabia si stanno organizzando per una manifestazione 'Stop mattanze dei cani randagi che si farà domenica 21 marzo alle 11 a Castellammare di Stabia.


IL MATTINO

15 MARZO 2010

 

Castellammare, continua la strage
Decine di randagi uccisi a colpi di accetta

 

 

 

Titti Esposito

 

CASTELLAMMARE (NA) -  (15 marzo) - Due cani uccisi presumibilmente con un’ascia e due gravemente feriti e operati in queste ore dal servizio veterinario dell’Asl Napoli 3 a Pompei. È il bilancio dell’ultima mattanza di randagi, nel rione Quisisana nella città stabiese.
Una storia che si ripete da anni, come denuncia amareggiata Rosaria Boccaccini, presidente dell’associazione a difesa degli animali, l’Adda, che ha deciso negli ultimi mesi di chiudere anche il proprio ente, per mancanza di fondi e di progetti costruttivi, come quello della sterilizzazione preventiva, da realizzare in collaborazione con l’amministrazione comunale.
«Siamo stati avvertiti da un cittadino - spiega la volontaria - e subito siamo andati a verificare di persona con i sanitari dell’azienda sanitaria e i vigili urbani. La scena che ci siamo trovati di fronte era davvero raccapricciante. Chi ha agito in questo modo è sicuramente peggiore di un animale».
Secondo l’Adda, purtroppo, questa strage è solo l’ultima, in ordine di tempo, visto che qualche mese fa vennero avvelenati o investiti con automobili e motorini i cani abbandonati nella stessa zona, sulla strada per Faito, come avviene anche di recente nel centro cittadino in villa comunale con animali aggrediti anche con spranghe.


STABBIA CHANEL

15 MARZO 2010

 

Castellammare  (NA) - Il problema del randagismo ha raggiunto dimensioni abnormi

 

“Il problema del randagismo ha raggiunto dimensioni abnormi, a causa dell’indifferenza delle amministrazioni e della vastità del territorio interessato”. La denuncia arriva da Rosaria Boccaccini, presidentessa della sezione stabiese dell’associazione animalista A.D.D.A. “L’attività di controllo del randagismo – spiega la Boccaccini – e in particolare dei cani, può essere svolta bene solo grazie all’impegno in prima linea delle istituzioni a ciò preposte, cioè delle amministrazioni comunali e delle Asl, alle quali le associazioni animaliste possono e devono prestare la propria collaborazione”. La legislazione vigente e l’esperienza sul campo insegnano che “il randagismo non si può risolvere se non con un efficace programma di sterilizzazione e reimmissione sul territorio dei cani vaganti, unitamente a campagne di sensibilizzazione contro l’abbandono e per l’adozione”. Però, Rosaria Boccaccini sottolinea: “Nei comuni limitrofi sono state stipulate apposite convenzioni con le associazioni, mentre a Castellammare non è stato ancora fatto nulla in tal senso. E stiamo ancora aspettando anche un rifugio comunale per gli animali”. In realtà, l’A.D.D.A. ha precorso i tempi nella promozione delle campagne di sterilizzazione, attuandole sin dall’inizio della sua attività, cioè da oltre vent’anni, senza ricevere alcun sostegno, di tipo né economico né logistico, da parte delle varie amministrazioni comunali. Per l’anno 2010 il Comune di Castellammare dispone di un finanziamento attribuitogli dalla Regione Campania. “Però – aggiunge la presidentessa dell’A.D.D.A. – il progetto di sterilizzazione attualmente in itinere è del tutto inidoneo alla realizzazione di un valido controllo delle nascite sul territorio. Infatti, il progetto in questione prevede che vengano sterilizzati 109 cani in totale nel corso di un anno; tuttavia, nonostante nel progetto sia prevista la collaborazione con l’associazione, non siamo stati ancora nemmeno interpellati, e l’attuazione sta per scadere”. La Boccaccini conclude parlando dell’ennesima “strage di cani nella zona di Quisisana, dove sono stati avvelenati 10 randagi”.


IL TIRRENO

15 MARZO 2010

 

Incendio in una casa il cane ucciso dal fumo

 

LIMITE (FI). Mentre erano fuori la loro casa è andata a fuoco. Il pronto intervento dei vigili del fuoco di Empoli ha evitato che le fiamme distruggessero l’appartamento, ma non sono riusciti a salvare il cane di razza maltese che si trovava in casa. È successo ieri mattina intorno alle 11.30 in via Lenin a Limite. A dare l’allarme sono stati alcuni volontari della Vab, che si trovavano in zona per prestare servizio a supporto della Mezza Maratona di Empoli; hanno visto uscire del fumo da un appartamento situato al piano terra di una palazzina e hanno chiesto l’intervento dei vigili del fuoco empolesi, che sono arrivati sul posto e in pochi minuti hanno messo in sicurezza l’abitazione, dove tutto sommato i danni causati dall’incendio che si è sviluppato nella cucina sono stati lievi. Poco dopo sono arrivati anche i padroni di casa, che hanno trovato il loro cane morto, probabilmente a causa delle esalazioni.


GREEN REPORT

15 MARZO 2010

 

La strage di cani maoista nell'insurrezione dimenticata per le risorse dell'India

 

Umberto Mazzantini

 

LIVORNO. Secondo quanto scrive l'agenzia Ians, nelle zone forestali degli Stati indiani del Jharkhand e del Bengala Occidentale, sarebbero state trovate diverse carcasse di cani, gli animalisti indiani accusano di questo sterminio i maoisti naxaliti che ucciderebbero i cani per impedire loro di abbaiare e di allertare così le forze di sicurezza e le milizie anti-maoite dei villaggi.Nei giorni scorsi il Communist Party of India-Maoist (Cpi-maoista) aveva ordinato ai suoi guerriglieri di uccidere tutti i cani che si trovano nelle aree di frontiera tra il Jharkhand e Bengala Occidentale. Il diktat della dirigenza naxalita è arrivato dopo è stato rilasciato dopo quella che è stata battezzata "Green Hunt", una (nuova) vasta offensiva lanciata il 9 marzo dai due stati indiani contro le milizie maoiste che a metà febbraio avevano ucciso più di 20 agenti nel West Bengala.Infatti, questa offensive inter-statatale, che è in corso anche nell'altro Stato dell'Orissa, ha costretto i naxaliti ad avvicinarsi ai villaggi ai bordi della giungle, dove si sono trovati di fronte ai cani delle forze di sicurezza rurali che abbaiando rivelavano la loro presenza. Shankar Hembrom, presidente della Nagrik Suraksha Samiti (società di protezione dei cittadini) una delle milizie locali che combattono i ribelli naxaliti, ha detto ai giornalisti che seguono l'offensiva militare a Jamshedpur: «Abbiamo informazioni che i ribelli maoisti hanno iniziato ad uccidere i cani nelle aree di confine del Jharkhand e del West Bengal. Diversi cani morti sono stati trovati in alcune zone della jungla».La strage di cani avviata dai miliziani del Cpi-maoista sta sollevando numerose proteste, a cominciare da quella della People for the Ethical Treatment of Animals (Peta) dell'India che ha addirittura scritto una lettera aperta ai ribelli naxaliti chiedendo loro di non uccidere i cani. «Ci appelliamo ai maoisti perché risparmino i cani - ha detto Ravi Prakash, di Peta India - Uccidere I cani non porterà nulla ai maoisti».Ma lo sterminio dei cani è solo l'ultimo episodio di questa "misteriosa" e dimenticata guerra civile che sta insanguinando da decenni molti Stati dell'India. L'operazione "Green Hunt" ha provocato l'esodo di molte persone dalle loro povere abitazioni nell'area di Belpahari, nel distretto di Midnapore del Bengala Occidentale: le forze dell'ordine indiane ed i miliziani si sono trovati di fronte a 35 villaggi deserti, la gente era scappata nella foresta temendo rappresaglie nel corso dell'operazione anti-maoista.Surajit Kar Purakayastha, ispettore generale di polizia (Law and Order) del West Bengal ha detto all'agenzia Ani che «La prima fase delle operazioni si è conclusa con successo e la distruzione dei campi dei ribelli per garantire più fiducia da parte degli abitanti dei villaggi». In effetti la "Gren Hunt" sembra che abbia conquistato i due più grandi campi di addestramento naxaliti dell'area.Il 12 marzo a difendere l'uso della forza contro i maoisti è intervenuto direttamente il ministro degli interni dell'Unione indiana, P Chidambaram: «E' un diritto legittimo del governo recuperare i territori dei quali hanno perso il controllo i naxaliti. Il governo centrale sarà in grado di sbarazzarsi della minaccia maoista nel corso dei prossimi quattro anni. Sono fiducioso che prima del termine del secondo mandato dell'Upa (United Progressive Alliance, la colazione di governo di centro-sinistra dominata dal Partito del Congresso , ndr), saremo in grado di sbarazzarsi della minaccia maoista. Nelle aree ripulite dagli elementi maoisti, poi il lavoro per lo sviluppo proseguirà rapidamente».C'è da dire che il governo di New Delhi promette da anni di farla finita con i naxaliti senza mai esserci riuscito e che proprio la mancanza di sviluppo e la povertà estrema dell'India rurale sono l'acqua nella quale nuota la guerriglia del Cpi-maoista, che è una vera e propria spina nel fianco anche per gli altri due partiti comunisti indiani legali che governano alcuni Stati (compreso il Bengala Occidentale) e che sono all'opposizione del governo di New Delhi. Chidambaram ha comunque ammesso che la guerriglia maoista interna e il terrorismo jihadista musulmano (che gli indiani accusano il Pakistan di finanziare ed armare), sono le due sfide principali per la sicurezza dell'Unione indiana.I naxaliti, che prendono il nome dal villaggio di Naxalbari dove nel 1967 scoppiò una rivolta di contadini contro i latifondisti, ma il Cpi (Maoista) è nato solo nel 2004 dalla fusione del Comunist Party of India (Marxist-Leninist) People's War e del Maoist Communist Centre of India. Oggi i naxaliti hanno più di 22.000 combattenti in almeno 200 distretti (su 630) e in 22 dei 29 Stati del Paese. Nonostante i loro metodi spesso brutali e le migliaia di persone che hanno ucciso, sono considerati da molti come una forza che lotta disperatamente a favore dei più poveri tra i poveri e contro la brutalità delle autorità al servizio delle multinazionali e delle grandi imprese indiane. Una tesi che Chidambaram respinge con forza: «Loro cercano di rovesciare lo Stato indiano attraverso la ribellione armata e la loro rivoluzione mira solo al controllo del territorio. Perché i maoisti non fanno una semplice dichiarazione, cioè che abiurano la violenza?».Qualcosa però non sembra andare nel verso giusto, visto che lo stesso governo di New Delhi si è offerto di aprire una trattativa con i maoisti. All'inizio del mese il leader naxalita Muppala Koteshwar Had Rao (conosciuto con il nome di battaglia di Kishanji) aveva detto che maoisti erano disposti a sospendere ogni azione violenta se il governo centrale avesse accettato la mediazione di alcuni intellettuali, facendo espressamente i nomi delle scrittrice e saggista Arundhati Roy (molto critica con il governo dell'Upa), dell'ex alto funzionario BD Sharma e del cantante e poeta Kabir Suman, entrambi militanti del Trinamool Congress, un partito del West Bengal di ispirazione socialista. Ma il compagno Kishanji ha aggiunto al ramoscello d'ulivo una minaccia: «I maoisti saranno al governo del Paese entro i prossimi 15 anni - ha detto al Times of india - La nostra offerta la pace non è un segno di debolezza. Non siamo disposti ad aspettare fino al 2050 per rovesciare il sistema amministrativo indiano. Saremo in grado di prendere il potere entro il 2025».Arundhati Roy ha rifiutato: «Credo che l'offerta dei maoisti debba essere presa sul serio ed entrambe le parti dovrebbero accordarsi per un cessate il fuoco. Per quanto riguarda il suggerimento di Kishanji che io sia uno dei mediatori, vorrei dire che la mediazione richiede una serie molto speciale di competenze, che semplicemente non ho. Sarei un mediatore terribile».Suman, che simpatizza con la causa dei tribali e si oppone all'operazione Green Hunt, ha invece colto al volo la proposta dei naxaliti: "Sono onorato che abbiano riposto fiducia in me. La prima cosa che farò lunedi e quella di faxare un messaggio al ministro degli interni dell'Unione, dicendo che anche se io sono un normale militante di partito, posso essere scelto dal governo centrale per far visita ai maoisti ed avviare il processo. Invierò una copia al primo ministro e al capo del mio partito Mamata Banerjee (ministro delle ferrovie del governo indiano, ndr) per chiederle il permesso. Dal giorno che il governo centrale ha annunciato che era pronto per i colloqui, mi sono preparato ad essere inviato come emissario. Ho aspettato, ma il governo non mi ha ancora contattato».Sharma, che ha lavorato a lungo con i popoli tribali nello Jharkhand e nel Chhattisgarh ha spiegato a The Times of India: "Se i maoisti si fidano di me, io sono pronto a lavorare come mediatore. Posso avvicinare i leader del Congresso, tra cui la presidente Sonia Gandhi, per cercare di risolvere il problema». Sharma è convinto che i maoisti abbiano ragione quando dicono che le popolazioni tribali, che vivono in una delle aree più ricche di risorse naturali del globo, non debbano essere rapinate dei loro beni: «Sono tra coloro che sono più svantaggiati. Delle persone che vengono da fuori si stanno prendendo tutte le ricchezze della loro terra e il governo non si è mai preso la briga di fermare questo saccheggio. Spargimento di sangue ed armi non sono una soluzione. Ciò che serve è un dialogo globale.Oltre al Trinamool Congress, anche un altro partito regionale "progressista" che fa parte del governo indiano dell'Upa, il Jharkhand Mukti Morcha, spinge perché sia avviato il processo di pace con i naxaliti.


CITTA' DI GENOVA

15 MARZO 2010

 

Dimentica il cane in macchina, denunciato

 

Genova - Chiude il proprio cane in auto, sotto il sole, e se ne va a pranzo: è stato denunciato per maltrattamento d’animali il 37enne genovese rintracciato dalla polizia in un ristorante del centro storico. Alcuni passanti avevano segnalato la presenza di un’auto in sosta da circa un’ora, nei pressi del museo del mare, con un cagnolino in evidente affanno. La polizia è risalita al titolare dell’auto trovando il proprietario dell’animale. Il cane è stato liberato e dissetato.


IL PICCOLO GORIZIA

15 MARZO 2010

 

Salvato un cucciolo di capriolo con la zampa spezzata

 

Provincia di Gorizia - Vigili del fuoco mobilitati per trarre in salvo un cucciolo di capriolo, rimasto intrappolato in un acquitrino con la zampa spezzata. Per il piccolo Bamby si è comunque trattato di una storia a lieto fine: dovrà sì stare a riposo per qualche giorno, a causa della lussazione a un arto, ma è pur sempre riuscito a scampare a un incidente che avrebbe potuto anche avere esito tragico. Ieri verso le 11 una monfalconese di nome Serena, operatrice sanitaria del Pronto soccorso, ha notato lungo un sentiero carsico che porta a Selz e costeggia l’autostrada A4, all’altezza della barriera del Lisert, l’animale zoppicante. La donna stava facendo jogging ma ha subito interrotto l’allenamento per invocare aiuto. Immediato l’arrivo dei pompieri che hanno recuparato il capriolo, lo hanno immobilizzato e affidato alle cure veterinarie del Centro di recupero di Fossalon, specializzato nell’assistenza agli animali. Il cucciolo, un giovane esemplare di capriolo dell’età di un anno, nel tentativo di abbeverarsi, forse ferito a causa di una caduta o più probabilmente investito da un veicolo, è finito in prossimità di un piccolo stagno, che si è creato dopo le ultime piogge e nevicate, rimanendo intrappolato nell’acquitrino. I pompieri di Monfalcone, chiamati dalla donna, sono intervenuti assieme a un cinevigile proveniente da Gorizia e sono riusciti a salvare il cucciolo. Che, data l’età, aveva ancora il ”palco” (impropriamente chiamato corna) in crescita, cioè ricoperto dal manto. Raggiunto dai vigili del fuoco, il capriolo è apparso visibilmente stremato, per via della lussazione alla zampa anteriore destra. I soccorritori si sono avvicinati, lo hanno immobilizzato con due cinghie su una barella, bendato e quindi trasportato a Fossalon, dove ha ricevuto le cure veterinarie messe a disposizione dal Centro di recupero, un rifugio per animali feriti.


SAVONA NEWS

15 MARZO 2010

 

Zuccarello (SV): due bracconieri scoperti dalla forestale

 

Zuccarello (SV) - A seguito dell'intensificazione dei controlli sull'attività di caccia illecita, il personale del Comando Stazione Forestale di Zuccarello, ha colto in flagrante due cacciatori mentre erano intenti a frodare un daino femmina precedentemente ucciso all’interno della Zona di Ripopolamento e cattura denominata Pizzo Ceresa. Nonostante la conformità dell'abilitazione alla caccia di selezione, uno dei due ha sparato all'animale all'interno dell'area protetta e, per giustificarsi, dopo aver verificato anche con l'uso del binocolo, l'assenza di eventuali spettatori, ha provveduto ad avvisare l'ATC SV2 dell'abbattimento dando false e pretestuose indicazioni sull'accaduto. Lo stesso ha infatti sostenuto che l'animale era stato colpito all'esterno dell’area e che poi si sarebbe spostato verso la Zona di ripopolamento, dove sarebbe stato finito. Cosa poco probabile vista la gravità della prima ferita inferta che ha lasciato all’animale solo pochi attimi di vita.I due malcapitati però, non avevano fatto i conti con il personale della Forestale appostato fin dal mattino presto nelle vicinanze, che osservando gli atteggiamenti dei cacciatori, controllava la liceità del prelievo venatorio. C.S.


LA REPUBBLICA

15 MARZO 2010

 

Il caimano si compra on-line e finisce nella vasca del boss

I numeri del business del traffico di piante e animali esotici e le storie raccontante dagli uomini del Corpo forestale: nelle case, rapaci in via di estinzione, alligatori, piranha e rettili pericolosi come simboli di potere per i camorristi. Finora oltre 180 mila sequestri

 

 

GIUSI SPICA

 

FARSI recapitare migliaia di cactus pregiati, ambiti dai gourmet di tutto il mondo, o acquistare un cucciolo di tigre bianca, un orso malese o un caimano dell'Orinoco non è poi così difficile: bastano computer, connessione a internet, carta di credito e con un semplice click il gioco è fatto. Perché nell'era digitale anche il commercio di piante e animali esotici passa attraverso il web. Almeno secondo gli uomini del servizio Cites del Corpo forestale dello Stato impegnati nella lotta al wildlife crime: una task-force di circa 800 unità, con sede centrale a Roma, 28 servizi territoriali e 2 nuclei operativi doganali che si occupa di far rispettare l'applicazione della convenzione di Washington sul commercio delle specie di fauna e flora minacciate di estinzione. E proprio oggi è cominciata a Doha, nel Qatar (durerà sino al 25 marzo) la riunione (Cites), che si occupa di evitare il commercio delle specie che rischiano di scomparire.
Il business. I numeri sono allarmanti. Le stime dell'Onu parlano di un business di 144 miliardi di dollari all'anno, legato all'alimentazione, alla moda, alle medicine tradizionali, al collezionismo: un traffico che per giro d'affari è dietro solo a quello di droga e armi. Ad alimentare la componente illegale, che si aggira tra i 5 e gli 8 miliardi di dollari, non sono solo i grandi bracconieri, ma anche i privati, che nella rete hanno trovato un canale privilegiato per acquisti sicuri. Una tendenza confermata anche nel nostro Paese, che figura tra i principali importatori di specie protette. "Ci capita sempre più frequentemente  -  ammette Ciro Lungo, direttore del servizio Cites del Corpo forestale  -  di avere a che fare con segnalazione di animali vivi. Oltre ai controlli doganali, passiamo al setaccio mercati rionali, negozi e siti internet. E le sorprese non mancano".

Le storie. Tra le operazioni più significative del 2009, il sequestro di 20 rapaci usati per spettacoli di falconeria, in provincia di Chieti. "L'indagine  -  spiega Luca Brugnola, responsabile del servizio Cites territoriale di Pescara  -  è partita da un controllo del tutto casuale a carico di una persona che faceva esibire in pubblico rare specie di falchi, elencati nell'allegato 1 della convenzione, e si è poi estesa a tutto il territorio nazionale". L'importatore italiano aveva un allevamento di circa 40 rapaci a Bari e utilizzava documenti e certificazioni false. Si trattava di esemplari già addestrati, il cui valore va da un minimo di 3.500 euro agli oltre 10.000 euro. "Le condizioni in cui erano tenuti  -  spiega il funzionario  -  erano molto precarie. Molti sono morti, altri sono stati trasferiti in strutture di riabilitazione nei parchi nazionali o all'estero". E questa è solo la punta dell'iceberg: "Nel corso dell'anno  -  continua Brugnola  -  abbiamo ritrovato una lince rossa abbandonata in un trasportino in un paesino vicino l'Aquila e una tartaruga azzannatrice di 50 centimeri di diametro in provincia di Teramo, molto famelica e dalla morsa a dir poco temibile"
A inaugurare la moda degli animali da compagnia decisamente fuori dal comune sono stati i piccoli e grandi malavitosi. "La tendenza  -  spiega Sandra Di Domenico, responsabile del servizio Cites territoriale di Napoli -  è molto diffusa tra i clan camorristici. Spesso abbiamo effettuato sequestri nelle zone di maggiore densità criminale. Detenere un esemplare esotico, specie se pericoloso, è considerato simbolo di potere". Nell'ottobre scorso il presidio campano ha recuperato un caimano usato come cane da guardia di un boss emergente del Casertano. Durante il blitz nel covo di Antonio Cristoforo, gli agenti della Dia si sono trovati a dover fare i conti con un esemplare lungo un metro e dieci centimetri, alloggiato in una vasca sul terrazzo e usato come strumento di lavoro per minacciare gli imprenditori che non pagavano il pizzo. "Non è la prima volta  -  spiega l'assistente Giorgio Iodice  -  che ci imbattiamo in casi simili. Già in passato nella zona di Forcella abbiamo trovato un alligatore e una vasca di piragna nei cunicoli di un condominio. Inoltre, proprio qualche mese fa, abbiamo recuperato una bertuccia in un minibunker abusivo sul terreno di un palazzo nei pressi delle Vele di Scampia".
Gli uffici territoriali, oltre ad occuparsi dell'attività investigativa, svolgono anche funzione amministrativa: rilasciano certificazioni e controllano l'origine degli animali e dei derivati. "Spesso  -  spiega Sandra Di Domenico  -  ci imbattiamo in aziende che non sono in regola con gli attestati. Nel 2009 a Napoli abbiamo sequestrato a un'industria di pelletteria più di 56 chili di pelli di Varano del Bengala, un rettile molto raro, e del caviale di storione del valore di 8.000 euro al chilo a ristoratori russi. E c'è anche chi usa esemplari imbalsamati di origine illegale per esposizioni museali: l'anno scorso abbiamo recuperato 170 reperti imbalsamati nell'abitazione e nella galleria del proprietario di un museo".
I grandi traffici. L'attività di intelligence sul commercio di specie protette dalla convenzione di Washington si avvale anche della collaborazione dell'Interpol. Grazie alla sinergia tra polizia territoriale e polizia internazionale è stato possibile condurre delle operazioni molto significative anche a livello mondiale. Tra le più importati quella denominata Atacama, dal nome di un deserto a nord del Cile da cui sono state prelevate 550 piante di cactus protette, ordinate su internet e spedite via posta ai trafficanti italiani e agli amanti di piante succulente. Al 2007 risale l'operazone Beluga, che ha portato al sequestro di più di 200 chili di caviale di varie specie di storione, per un valore di circa un milione di euro, sottratti a 150 esercizi in un solo giorno. Ci sono voluti due anni di complesse indagini, dal 1998 al 2000, per smascherare un traffico di specie rarissime cacciate dai bracconieri italiani e francesi nei paesi d'origine: la tigre in India, il leopardo nebuloso asiatico, l'orso malese e birmano, l'elefante etiopico, l'antilope vietnamita, la capra afgana e altre rarissime specie. Non meno remunerativo il commercio di medicine derivanti da animali e piante protette, spesso nocivi alla salute. Tra le operazioni più grosse quella conclusasi nel 2005, che ha portato al ritrovamento di 9.500 prodotti in un solo giorno, contenti sostanze ricavate da orso, tigri, leopardi e antilopi, messe sul mercato da 25 ditte cinesi e da una italiana con sede a Milano.
I dati. Dal 1992, anno della prima legge sulle violazioni della convenzione, il servizio Cites del Corpo forestale ha controllato 18 milioni di animali, piante e derivati alle dogane, effettuando più di 180.000 sequestri. Sono 40.000 i controlli annui con circa 200 comunicazioni di notizie di reato e 350 sanzioni amministrative. Mediamente vengono sequestrati a livello nazionale 2000 animali vivi, per lo più testuggini terrestri, pappagalli, rapaci, rettili pericolosi  come coccodrilli, caimani, alligatori e varani. O, ancora, grandi mammiferi, soprattutto felini e primati. Ma allevare un minaccioso serpente a sonagli o una famelica tigre non è esattamente come tenere a bada un vivace cagnolino. E così capita sempre più spesso che animali pericolosi vengano abbandonati nelle campagne o anche in città. Con grave rischio per l'incolumità.


LA SENTINELLA IVREA

15 MARZO 2010

 

Sequestrati soldi e carte nel traffico dei cuccioli

 

Vincenzo Iorio

 

IVREA (TO). Ci sono anche due canavesani tra le 27 persone indagate nella maxi-inchiesta che ha portato alla scoperta di un’organizzazione criminale dedita al contrabbando di cuccioli di cane. Si tratta di persone insospettabili, residenti a Pavone e Samone. Gli inquirenti li definiscono intermediari. Attraverso internet, annunci e blog, proponevano, a prezzi stracciati, cuccioli di tutte le razze.  Le loro case sono state perquisite dagli agenti del Corpo Forestale dello Stato e dalla Polizia. Il materiale sequestrato viene ritenuto dagli inquirenti «molto interessante». Di più, però, non è possibile sapere, perchè le indagini, molto delicate, sono ancora in corso e l’inchiesta, che al momento coinvolge veterinari, allevatori e commercianti di animali, potrebbe portare a nuovi sviluppi.  L’organizzazione criminale, che importava i cuccioli dall’Europa dell’Est, in particolare dalla Slovacchia, aveva ramificazioni in Piemonte, Lombardia ed Emilia Romagna. Per comprendere quanto questo traffico fosse redditizio, basta pensare che un singolo cucciolo veniva pagato alla frontiera non più di 50-70 euro, mentre i prezzi per lo sprovveduto compratore italiano raggiungevano spesso i 1.000-1.500 euro. «Solo la droga - confida uno degli inquirenti - è più redditizia del traffico di cuccioli di cani».  L’inchiesta, condotta dal nucleo cinofili della Questura di Torino, dal corpo Forestale dello Stato e dalla polizia, è stata coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura di Torino.  Il primo blitz è scattato a metà febbraio, quando al confine di Udine sono state fermate due auto station wagon, con targa ungherese. All’interno decine e decine di piccole scatole di cartone. Dentro, assiepati l’uno sopra l’altro, duecento cuccioli di Buldog, Chihuahua, Carlini, Pincher, White Terrier, Shar-Pei e West-Highland.  Gli animali, importati in precarie condizioni igienico-sanitarie, erano privi della necessaria profilassi antirabbica e avevano meno di due mesi di vita (la vendita, per legge, può avvenire solo dopo 3 mesi e 21 giorni di vita). Un blitz simile era stato portato a segno anche in Canavese, alla fine del gennaio scorso. A Castelnuovo Nigra, infatti, gli uomini della Forestale aveva fermato un furgone carico di cuccioli (63 tra cagnolini e anche qualche due micetti), alcuni dei quali importati illegalmente dalla Slovacchia.  L’organizzazione era in grado di procurare la documentazione necessaria per l’importazione degli animali con false certificazioni sanitarie, prodotte da veterinari compiacenti (ben dieci quelli finiti sotto inchiesta). I cani, infatti, venivano introdotti in Italia con passaporti non validi e microchip indentificativi spesso non ancora inseriti sotto pelle. Una volta arrivati negli allevamenti e nei negozi del Piemonte, della Lombardia e dell’Emilia Romagna, ai cuccioli venivano apposti i microchip italiani proprio grazie alla complicità dei veterinari.  I reati contestati, a vario titolo, sono il falso, la frode in commercio e il maltrattamento di animali.  Durante le perquisizioni, gli inquirenti hanno sequestrato denaro in contante, documentazione bancaria, strumentazione e documentazione sanitaria contraffatta, oltre a 200 cuccioli di cani che, oggi, per fortuna, hanno già trovato una famiglia che li ha adotatti e si occupa amorevolmente di questi nuovi amici a quattro zampe. Alcuni cagnolini, però, sono stati trasferiti in cliniche e strutture specializzate in quanto bisognosi di cure veterinarie.


TERRA NAUTA
15 MARZO 2010
 
Il circo degli animali? In Italia è duro a morire
Le attività circensi che coinvolgono gli animali e li costringono alla vita in cattività costituiscono purtroppo ancora la prassi in un paese come l'Italia, dove le istituzioni sono le prime a finanziare gli spettacoli del circo degli animali, che nella maggior parte dei casi nascondono dietro il tendone addestramenti massacranti e maltrattamenti fisici e psicologici.
 
 
GIOVANNA DI STEFANO
 
Sono entrato nei circhi per stare con gli animali ed occuparmi di loro, ma mi sono accorto che vengono maltrattati in nome del divertimento. Cavalli presi a pugni, tigri ed elefanti picchiati, frustati e torturati anche con scosse elettriche durante l’addestramento. Vedevo abusi ogni giorno”. E' la testimonianza di un ex-lavoratore del famoso circo Ringling Brothers Barnum, poi licenziatosi perché disgustato dai maltrattamenti intollerabili a cui assisteva quotidianamente. Tom Rider, questo il suo nome, collabora oggi con le associazioni animaliste per portare il disperato grido di aiuto degli animali al di fuori dal tendone, affinché tutti lo ascoltino. La sua testimonianza vuole essere un appello ai lavoratori dei circhi affinché non chiudano gli occhi dinanzi alla sofferenza degli animali, rendendosene complici, bensì ne denuncino i responsabili. Sono infatti pochissimi coloro che hanno il coraggio di denunciare le verità che si nascondono dietro ai colorati e apparentemente innocenti spettacoli circensi: addestramenti massacranti, reclusione, impossibilità di movimento, stress dovuto alle condizioni di drastico isolamento e alla totale assenza di socializzazione con i propri simili cui sono costretti gli animali, sevizie fisiche e psicologiche, umiliazioni, ecc.Il Barnum è americano ma i circhi di tutto il mondo si avvalgono degli stessi metodi per piegare gli animali alla volontà dei domatori: l’uso della violenza e punizioni esemplari, fintanto che l’animale non capisce che non ha alcuna possibilità di scampo. D’altra parte, come indurre una tigre ad attraversare un cerchio infuocato quando il fuoco è il nemico più temibile di ogni animale? Come convincere un pachiderma a piroettare su uno sgabello a fare una ‘verticale’ sulle zampe anteriori quando in natura è abituato a tuffarsi in acqua, a socializzare e giocare con i compagni, a percorrere chilometri e a spaziare con lo sguardo sull’orizzonte della savana?
 
 
Come di consueto anche quest’anno Roma nel periodo natalizio ha ospitato diversi circhi: il Togni, l’Orfei e lo stesso Barnum. In particolare, ha fatto parlare di sé il circo Togni (American Circus) quando a dicembre è arrivato a minacciare di voler sfilare per la capitale con tutti gli animali in un momento in cui sembrava non ci dovesse essere l’area designata per l’attendamento. Segnali di un sempre minor apprezzamento dei circhi stanno emergendo anche dalle posizioni di alcuni municipi romani che si sono dichiarati, non sempre con posizioni ferme e coerenti a dir la verità, contrari ad ospitarli nel proprio ambito di circoscrizionale. Il XII municipio, per esempio, anni or sono approvò un ordine del giorno, votato all’unanimità, che prevedeva di non ospitare più circhi con animali nel proprio territorio. Tuttavia, le posizioni delle singole amministrazioni possono ben poco, sia perché spesso i circhi si attendano su terreni di proprietà privata - come in questo caso - sia perché è la stessa legge nazionale che permette loro di stanziarsi nelle aree comunali. Togni ha ottenuto, nemmeno a dirlo, ciò che voleva, uscendo oltretutto dalla vicenda più che soddisfatto grazie all’imponente dose di pubblicità che gli è valso questo momentaneo inconveniente dell’assenza dell’area: i media non hanno tardato dipingere i circensi come vittime alle quali veniva impedito di esibirsi come da tradizione ogni anno in occasione del Natale, lodando la loro attività, il loro essere portatori di ‘tradizione’ e gioia per i più piccoli, ecc.. Responsabili del radicamento della ‘cultura’ del circo con animali nel nostro Paese sono le stesse leggi che, a partire dal 1968, ne hanno sancito ufficialmente il valore educativo, culturale e sociale e che, sulla base di questo presupposto, stanziarono finanziamenti pubblici statali, percepiti a tutt’oggi dai circensi, ogni anno. La Legge 337/68 recita infatti: “lo stato riconosce la funzione sociale dei circhi equestri pertanto sostiene il consolidamento e lo sviluppo del settore”. Vi si stabilisce il diritto al contributo pubblico nonché l’obbligo da parte delle amministrazioni comunali di ospitare le attività circensi autorizzate sul proprio territorio in aree opportunamente individuate. Dopo diversi anni, nel 1985, la Legge n.163 ‘Nuova disciplina degli interventi dello stato a favore dello spettacolo’ rimarca questa linea attribuendo al circo una quota percentuale fissa del Fondo Unico per lo Spettacolo*. Nessuno dei due citati provvedimenti legislativi prende minimamente in considerazione la condizione degli animali, vittime incolpevoli e protagoniste, loro malgrado, delle performance circensi. Non un cenno a regole né a qualsivoglia indicazioni volte e garantire livelli minimi di benessere per gli animali: il consiglio nazionale per lo spettacolo, istituito dalla legge 163, pur essendo composto anche da rappresentanti del circo, non prevede alcuna figura, ad esempio un veterinario, a tutela degli animali utilizzati. Non si può dire dunque che con tali premesse si possa sperare in un’imminente dismissione degli animali nei circhi in Italia, dal momento che le istituzioni non fanno altro che rafforzare e valorizzare tale forma di spettacolo che, già obsoleta negli anni sessanta e decisamente in crisi, avrebbe, senza l’intervento statale, fatto il suo decorso naturale: il circo con animali non aveva né allora né tanto meno oggi alcuna speranza di sopravvivere con le proprie forze, in quanto il mantenimento degli animali rappresenta un costo elevatissimo per il budget circense e proibitivo nel momento in cui gli incassi scarseggiano. Dunque si può ragionevolmente pensare che senza l’intervento statale il circo si sarebbe evoluto naturalmente, con la graduale eliminazione degli animali, verso una formula di intrattenimento più civile, liberandosi di quella componente anacronistica rappresentata da esibizioni ottenute a un prezzo troppo alto, sia etico che economico.
 
 
Il circo è una forma di intrattenimento tenuta in vita a suon di contributi statali, con cifre impressionanti: ogni anno mediamente 7.000.000 euro di denaro pubblico vanno a riempire le tasche dei circensi italiani, alimentando una tipologia di intrattenimento gravemente diseducativa per i bambini, assuefatti così fin dalla più tenera età all’idea di sopraffazione del più debole. Queste ingenti somme di denaro, provenienti tra l’altro anche dalle tasche di cittadini che spesso aborriscono il circo e ne rivendicano piuttosto l’abolizione in quanto contrari allo sfruttamento degli animali, poterebbero essere utilizzate in modo più proficuo ad esempio per campagne nelle scuole mirate a costruire una sensibilità più matura dei bambini nei confronti degli animali, a chiarire i termini di un rapporto uomo/animale che deve essere basato innanzitutto sul rispetto e che ancora oggi può definirsi come minimo contraddittorio. Basti pensare alle attenzioni rivolte ai cani e ai gatti in confronto al modo in cui vengono trattati mucche, agnelli, maiali: ‘carne da macello’, li chiamano, ma sono anch’essi animali, proprio come il Fido che abbiamo a casa o il Rex della televisione. I bimbi, si sa, sono molto perspicaci e ricettivi e non impiegherebbero molto a comprendere che il circo è un luogo triste per gli animali che ne sono prigionieri e potrebbero in breve tempo dare lezioni di civiltà ai loro genitori, su quanto sia più educativo e divertente andare a vedere un circo che non li sfrutta, come il famosissimo Cinque du Soleil, (che è campione di incassi senza ricevere un euro dallo stato!), guardare dei documentari o ancora visitare delle riserve naturali per ammirare la fauna nel proprio habitat. Dopotutto la venerazione dei bambini per il circo è il risultato di un messaggio errato che viene loro trasmesso dai genitori e dalla scuola; se nessuno gli avesse mai dato degli input fuorvianti, del tipo “guarda come è divertente quella foca che gioca con la palla e l’elefante che fa la piroetta” ... siamo sicuri che i bambini sarebbero così amanti del circo? La risposta è “no”.
 
 
Spesso, sul tema dei contributi pubblici, si tira in ballo la sopravvivenza delle famiglie dei circensi che altrimenti si ritroverebbero senza un lavoro, dimenticando che l’arte circense, quella vera, dei clown e degli acrobati, potrebbe continuare rimpiazzando del tutto i numeri con gli animali. L’Italia è davvero indietro se si guarda il panorama europeo e mondiale: degli spettacoli circensi di quasi tutta Europa sono banditi ormai per lo meno gli animali selvatici. In Inghilterra hanno vietato ogni tipo di animale, sebbene solo in alcuni distretti, e lo stesso dicasi per l’India, la Colombia, il Brasile, l’Usa e il Canada. La Bolivia è il primo Paese al mondo che ha proibito l’uso di animali sia selvatici che domestici nei circhi itineranti. La speranza per gli animali e per tutti coloro che soffrono nel vedere un elefante in bilico su uno sgabello arriva dalla proposta di legge dal titolo “Norme per la graduale dismissione dell’uso di animali da parte dei circhi e per il sostegno dello spettacolo circense”. La proposta, sostenuta da entrambe gli schieramenti politici e ancora in corso di esame, è stata presentata dall’On. Gabriella Giammanco (Pdl, membro dell’Intergruppo Parlamentare Animali) nel novembre 2008 e prevede il divieto assoluto di acquisizione di nuovi animali da parte dei circhi e il trasferimento dell’attuale contributo pubblico ai soli circhi che non utilizzano animali. Una legge che dimostra di volersi adeguare ai tempi e alla sensibilità delle nuove generazioni.*Nota: l’assegnazione complessiva a favore del settore circhi e spettacolo viaggiante per il 2004 si è attestata a 8.138.017 €. Le regioni che hanno ricevuto le quote più alte di contributo, comprese tra 690.000 euro e 2.020.000 euro, rientrano Lombardia, Lazio e Puglia, il Lazio in testa con con 2.485.726 euro. Nel 2008 si è registrato un impressionante aumento dei finanziamenti ai circhi, che hanno attinto anche ad altri fondi (superando dunque addirittura la quota prevista dal FUS)

TG COM

15 MARZO 2010

 

Troppi cavalli, verranno uccisi

Australia, "devastano l'ecosistema"

 

 

Migliaia di cavalli selvatici saranno uccisi in un grande parco nazionale del nordest dell'Australia da squadre di tiratori addestrati a colpire al cuore e alla testa. A rivelarlo il ministro dell'ambiente del Queensland, Kate Jones, secondo cui gli animali stanno devastando l'ecosistema del parco, e ucciderli a fucilate è il modo più "compassionevole" di tenerne sotto controllo il numero. Grandi proteste degli animalisti.L'abbattimento nel parco di Carnarvon, 450 km dalla costa nordest dell' Australia, fa seguito a rapporti di esperti secondo cui gli ecosistemi più fragili sono invasi da animali introdotti e divenuti selvatici: cavalli, dromedari, maiali, cervi, conigli, volpi e gatti. Saranno condotte due operazioni di tre giorni, affidate a sei ranger armati di fucili ad alta potenza, a bordo di un elicottero. Ispettori dell'ente protezione animali manterranno il monitoraggio. Simili iniziative nel 2007 e 2008, in cui furono uccisi nell'area più di 6300 cavalli, sollevarono proteste internazionali.
Il ministro dell'ambiente ha detto di comprendere le preoccupazioni degli animalisti, ma i cosiddetti "brumbies" stanno devastando l'ecosistema del parco, ed è stato deciso il modo più "compassionevole" per controllarne il numero. Ma gli animalisti preannunciano proteste e picchettaggi. Secondo la direttrice del gruppo "Save the Brumbies", Jan Carter, vi sono maniere migliori per controllare la crescita di popolazione, come la sterilizzazione.


IL NUOVO

15 MARZO 2010

 

Australia: uccisi migliaia di cavalli

Operazione annunciata dal ministro dell'ambiente

 

SYDNEY - Migliaia di cavalli selvatici saranno uccisi 'compassionevolmente' in un grande parco nazionale del nordest dell'Australia. Secondo gli esperti gli ecosistemi piu' fragili sono invasi da animali divenuti selvatici: cavalli, dromedari, maiali, cervi, conigli, volpi e gatti. Il ministro dell'ambiente del Queensland Kate Jones ha annunciato che saranno condotte due operazioni di 3 giorni nel parco di Carnarvon. Simili operazioni nel 2007 e 2008, sollevarono proteste internazionali.


LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO

15 MARZO 2010

 

Cina: altri animali morti negli zoo

Almeno 26 decessi a gennaio a Shenyang Forest Wild, nordest

 

SHANGHAI - Sarebbero almeno 26 gli animali morti a gennaio nello zoo Shenyang Forest Wild della provincia del Lianing, nel nord est della Cina.
E' lo stesso zoo dove, negli ultimi mesi, si e' registrata la morte di 11 tigri siberiane.
Lo riporta la Nuova Cina.
La lista degli animali deceduti a gennaio include 4 tigri e altri 22 animali, tra cui gru, macachi, un orso bruno, 4 cammelli, un leone africano, uno struzzo, un dalmata e un cavallo mongolo.
Non sono ancora chiare le cause dei decessi.


TERRA NAUTA
15 MARZO 2010
 
Elefanti a rischio, la Tanzania riapre il mercato dell'avorio
Il Governo della Tanzania chiede la riapertura del commercio di avorio. L’Africa si spacca in favorevoli e contrari, mentre dal 13 al 25 marzo si terrà il Summit del CITES in cui si affronterà la questione. Il rischio è che gli elefanti finiscano, come i Mammut, a far parte della preistoria.
 
 
 
Il bracconaggio è una pratica dura a morire. Il mercato dell’avorio ha sempre fame di materiale, i turisti rincorrono ninnoli e cimeli esotici con una stima drammatica: tra quattro, massimo quindici anni, di elefanti potrebbero non essercene più.La Tanzania torna sul piede di guerra chiedendo, dopo quindici anni, di rendere nuovamente legale il commercio dell’avorio, ponendo un tetto massimo di 90 tonnellate. Se ne discuterà a Doha, in Qatar, dove dal 13 al 25 marzo si riunirà il CITES, la Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate.La richiesta del governo tanzaniano, che ha tutto il sapore di una manovra per rimpinguare le casse del Paese, ha suscitato la reazione contraria degli animalisti, come era ovvio che fosse, ma anche degli albergatori i quali paventano un deterioramento dell’immagine e soprattutto il rischio di vedere minato il settore turistico, arteria principale dell’economia. La Tanzania, infatti, ha sul suo territorio nazionale un numero consistente di parchi e riserve naturali (il Serengeti National Park, la riserva naturale di Ngorongoro, il Tarangire National Park, il Lake Manyara National Park, la riserva del Selous, il Kilimanjaro National Park, il Ruaha National Park ed il Mikumi National Park) che con i loro Safari tengono praticamente in piedi l’economia nazionale.Il governo tanzaniano difende la sua proposta giustificandola col fatto che una riapertura legale del commercio porterebbe ad un maggiore controllo delle attività illecite e del bracconaggio che, ammettono, è un sistema ramificato che passa per la corruzione della polizia che alla dogana, chiude un occhio sui container carichi di avorio.A confermare la Tanzania come uno dei fulcri fondamentali da cui parte il traffico illecito di avorio ci sono i report della comunità alberghiera ed i censimenti secondo i quali nel 2006 c'erano 74.000 elefanti nel Selous, mentre nel 2009, secondo il direttore del Wildlife Division, Erasmus Tarimo, a capo dell'ente preposto alla tutela e salvaguardia della flora e della fauna, che agisce sotto le dipendenze del ministero dall'Ambiente e del Turismo, di elefanti ne sarebbero rimasti circa 40.000. A conti fatti, 30.000 esemplari in meno: il 20% su scala nazionale, il 42% solo nel Parco del Selous. Un dato, questo, che cozza contro le statistiche fornite al CITES dal Governo tanzaniano secondo il quale la popolazione dei pachidermi sarebbe in crescita del 5% annuo.Quella del mercato dell’avorio è una questione che in Africa ha aperto due fronti ben definiti: c’è un gruppo di 16 Paesi dell’Africa occidentale tra cui Kenya, Mali, Etiopia, Nigeria, Senegal che propongono una moratoria di 20 anni sul commercio di avorio, contro il massacro degli elefanti (questi animali, sulla costa occidentale, sono praticamente scomparsi). Dall’altro lato, invece, Sudafrica, Namibia, Botswana, Zimbabwe, Tanzania e Zambia, chiedono la riapertura del mercato.Tra l’altro, i delegati dei 23 governi dell’African Elephant Coalition (AEC) insistono perché la Commissione Europea, il Parlamento e gli Stati membri dell’UE si oppongano alla nuova asta. Nel 2007 quando CITES autorizzò l’ultima vendita, si era raggiunto l’accordo per cui non ci sarebbero state simili vendite eccezionali per almeno nove anni, ma l’ultima asta autorizzata nel 2008, ha evidenziato come anche un’intesa di questo tipo possa essere disattesa, se gli interessi vertono su questioni economiche e non sul rispetto della biodiversità.L’augurio è che durante il summit del CITES in Qatar il rischio di una riapertura del mercato dell’avorio sia scongiurato. Diversamente, la follia del bracconaggio senza controlli e senza limiti prenderà il sopravvento e degli elefanti non resterà altro che un film della Disney e qualche tatuaggio.

ANSA AMBIENTE

15 MARZO 2010

 

ANIMALI: IFAW, IN UE SPECIE MINACCIATE IN VENDITA SU WEB

 

BRUXELLES - Il commercio di specie selvatiche minacciate e prodotti proibiti derivati da tanti animali a rischio estinzione in Europa e' decisamente florido e fuori controllo. La denuncia arriva dall'International Fund for animal welfare (Ifaw), che chiede all'Ue di affrontare la questione in occasione della riunione della Convenzione sul commercio internazionale di specie di flora e fauna selvatica minacciate di estinzione (Cites), in corso fino al 25 marzo a Doha, nel Qatar. ''Secondo le nostre recenti indagini - spiega il direttore dell'Ifaw per l'Ue, Lesley O' Donnell - sul commercio via Internet, e' chiaro che l'Ue ha un'enorme crisi fra le mani. Ogni giorno negli Stati membri si effettuano scambi di migliaia di esemplari di specie selvatiche, minacciando la sopravvivenza di tante specie. L'Unione deve quindi prendere iniziative per fermare la crescente ondata di perdita di biodiversita' rafforzando le politiche sul commercio di questi animali, vietando completamente lo scambio di prodotti in avorio''. Il quadro che emerge dai dati raccolti dall'Ifaw in Olanda in un periodo di sei settimane, fra novembre 2009 e gennaio 2010, vede ancora al top delle richieste il commercio dell'avorio, con il 73% dei 522 annunci relativi a prodotti derivati dagli elefanti, su 9 siti internet che riguardano specie selvatiche. Un altro 15% e' costituito da uccelli, rettili, primati e grandi felini. Si parla invece di 19.500 offerte di vendite online di esemplari di animali protetti dalla Convenzione Cites nel rapporto della Ceeweb for biodiversity and the Species survival network (Ssn), per il periodo di un anno (novembre 2008-ottobre 2009), in Paesi dell'Europa dell'Est: Bulgaria, Repubblica Ceca, Polonia, Romania, Slovenia e Ucraina. La stima complessiva del valore degli annunci in questi sei Paesi tramite e-commerce arriva a quota 8,4 milioni di euro. Il record di questo tipo di vendita su internet spetta alla Polonia, che registra una media di oltre 3mila esemplari sul mercato dell'e-commerce in ogni momento dell'indagine, circa dieci volte quanto rilevato negli altri cinque Paesi esaminati. L'offerta riguarda principalmente animali vivi e varia dagli uccelli, in particolare pappagalli rari, fino a rettili e tarantole. In Portogallo, un'altra indagine dell'Ifaw riferita all'anno scorso ha riscontrato la presenza di annunci per avorio, borse di coccodrillo e grandi felini. In questo caso, una sola vendita di avorio intagliato antico ha raggiunto quota 60mila euro. Secondo quanto spiega l'Ifaw, il traffico internazionale di queste vendite illegali si stima che ormai valga miliardi di euro l'anno, considerando il commercio via internet e non, arrivando di fatto a costituire un mercato nero equivalente a quello del traffico di droga e armi.


AGI

15 MARZO 2010

 

RAPISCONO CANE E CHIEDONO RISCATTO, 3 ARRESTI CON MINORENNE

 

Napoli - Hanno rapito un cane di razza pregiata e chiesto al padrone 350 euro come 'riscatto' per riavere l'animale. Per questo i carabinieri hanno arrestato in flagranza di reato per tentata estorsione in concorso il 23enne Giancarlo Cannavacciuolo, il 21enne Emanuele Napoletano e un 16enne, tutti di Casoria, nel napoletano, e incensurati. Usando il sistema conosciuto come 'cavallo di ritorno', i tre avevano tentato di estorcere denaro a una 17enne per restituirle Ariel, un esemplare di razza chow chow di 3 mesi rapito tre giorni fa.Il cane e' stato restituito dai carabinieri alla proprietaria.Dopo le formalita' di rito, i due maggiorenni sono stati tradotti nella casa circondariale di Poggioreale a Napoli, mentre il minore e' stato portato nel centro di prima accoglienza di viale Colli Aminei.


ANSA AMBIENTE

15 MARZO 2010

 

ANIMALI: UNEP, CONSERVAZIONE GORILLA RILANCIATA IN 2009

 

BRUXELLES - Lanciare il 2009 come Anno internazionale dei gorilla ha dato una mano alla conservazione delle specie e ad aumentare la pubblicita' sulla situazione critica di questi animali. A tirare le somme e' il Programma Onu per l'Ambiente (Unep), secondo cui oltre 130mila dollari sono stati investiti in progetti sul campo, che cercano di prevenire l'estinzione delle specie di gorilla minacciate. ''Con il sostegno di progetti innovativi - ha detto Elizabeth Mrema, segretario esecutivo della Convenzione Unep per la conservazione delle specie di animali selvatici migratorie - l' Anno internazionale del gorilla ha lasciato un'eredita' permanente. Conservare i gorilla non solo aiuta la salvaguardia degli habitat, ma interessa anche sfide importanti come cambiamenti climatici e poverta'''. Secondo l'Unep, nel novembre del 2009 sono rimasti in natura solo 720 gorilla di montagna. Il loro habitat e' minacciato dall'espansione agricola, attivita' di estrazione e sfruttamento delle risorse naturali, conflitti armati e caccia. Il principale scopo dell'Anno internazionale del gorilla e' stato quello di incoraggiare le popolazioni locali che condividono lo stesso ambiente a migliorarne la protezione all'interno delle proprie comunita'. Questo ha significato il sostegno all'applicazione delle leggi sulla fauna selvatica, la prevenzione di attivita' illegali dell'industria del legname e la riduzione dell'uso di legna da ardere e carbone, spesso impiegati in cucine inefficienti a danno dell'ambiente. ''Dipendiamo da gorilla, elefanti e altri animali che mangiano frutta - spiega il biologo Ian Redmond, ambasciatore Onu dell' Anno del gorilla - per conservare le foreste pluviali africane. Una gestione sostenibile della fauna selvatica e delle altre risorse naturali non solo preserva l'habitat dei gorilla, ma fornisce mezzi di sussistenza a lungo termine per le popolazioni e aiuta ad assicurare un futuro per il Pianeta''. I progetti partiti l'anno scorso includono tre aree caratterizzate dalla presenza di baby gorilla nelle zone cuscinetto intorno al Parco nazionale di Virunga, il piu' antico parco nazionale africano nel triangolo fra Ruanda, Uganda e Repubblica democratica del Congo. I gorilla di montagna sono motivo di orgoglio per il Ruanda, che quest'anno ospitera' la giornata mondiale dell'Ambiente, il 5 giugno.


ANSA AMBIENTE

15 MARZO 2010

 

ANIMALI:BIRDLIFE,VIA MAXI-CLASSIFICAZIONE AVIFAUNA A RISCHIO

 

BRUXELLES - Al via un concorso fotografico sulle 623 specie di uccelli piu' minacciate al mondo. Le immagini dei partecipanti entreranno in una pubblicazione ad hoc sugli uccelli piu' rari, i cui ricavi andranno al programma di prevenzione estinzione di BirdLife International. Il volume si occupera' quindi delle 362 specie classificate come minacciate, delle 192 specie fortemente minacciate, oltre a quelle di cui si hanno pochi dati e a quelle estinte in natura, ma ancora presenti in cattivita'. Il lavoro costituira' il vademecum completo delle specie piu' a rischio a livello mondiale, oltre ad articoli su questioni chiave per la conservazione in ciascuna delle regioni del mondo. ''E' particolarmente significativo - afferma Ade Long, di BirdLife International - che questa iniziativa venga lanciata in concomitanza con l'Anno internazionale per la biodiversita' dell'Onu''. La competizione e' aperta a tutti quelli che abbiano una fotografia di qualcuna delle 623 preziose specie di uccelli, che per partecipare possono andare sul sito web www.theworldsrarest.com. ''Una specie di uccelli su otto e' minacciata di estinzione - spiega Andy Swash, direttore della casa editrice Wildguides - e spero che la produzione del volume aiuti a far crescere la consapevolezza e dia un qualche contributo alla loro conservazione''. Un'occasione per scoprire un angolo prezioso di natura in Italia potrebbe essere la manifestazione ''Primavera Slow 2010'', organizzata dall'associazione Delta 2000 dal primo aprile al 30 maggio, con il sostegno della Lipu. L'evento, previsto nel Parco del Delta del Po, include varie attivita', dai seminari ai laboratori di fotografia e visite, per promuovere l'area. In particolare, la Lipu organizzera' lezioni di birdwatching e attivita' di formazione per bambini e ragazzi. Dopo il disastro ambientale del fiume Lambro, l'iniziativa intende sottolineare l'importanza del Parco, una delle aree umide piu' importanti in Europa e classificata come area importante per gli uccelli (Important Bird Area), perche' sito chiave per gli uccelli acquatici che lo scelgono come casa per l'inverno e come colonia di riproduzione.


IL GAZZETTINO DI UDINE

15 MARZO 2010

 

Quella che sta arrivando si annuncia una primavera densissima di novità nel campo zoologico

 

Quella che sta arrivando si annuncia una primavera densissima di novità nel campo zoologico per il Friuli Venezia Giulia e in generale per la regione cosiddetta Alpe Adria. In particolare le notizie più interessanti e notevoli riguardano i mammiferi. Ecco una panoramica ragionata su varie specie e situazioni:

ORSO L’esemplare che con moltissime probabilità ha svernato nelle prealpi carniche, all’interno della zona a nord del Parco delle Dolomiti Friulane si è svegliato ed è subito stato avvistato nella zona di Caprizzi, ai piedi del monte Rest. Uscendo dalla tana ha preso la strada del Nord e subito dopo aver scavalcato il passo che separa il Tramontino dalla Valle del Tagliamento, ha trovato in alcuni alveari nella zona dei Forni Savorgnani dell’ottimo "ricostituente" post letargo. L’animale, probabilmente proveniente dalla Slovenia ha scelto per passare l’inverno una delle zone considerate più favorevoli per la presenza dell’orso individuate nel 1997 da Giorgio Boscagli per una ricerca del Wwf.

CANE PROCIONE Una recente segnalazione è relativa alla zona di Paularo, dove un esemplare è stato avvistato sulla neve da agenti del Corpo forestale regionale. La specie, identificata per la prima volta in Italia dall’Università di Udine durante il monitoraggio ai grandi carnivori con fototrappolaggio, era stata segnalata in avanzamento lungo il Tagliamento, nei pressi di Cavazzo. Se verrà confermato questo avvistamento non è azzardato ipotizzare che i due esemplari fotografati nella zona di Socchieve siano gli unici arrivati a sud delle Alpi. La specie è in espansione territoriale in tutta Europa.

LUPO Dopo la predazione di Basovizza si susseguono le segnalazioni non senza aspetti curiosi e interessanti, velati, oltretutto da un piccolo alone di mistero. Anzitutto le prime risultanze delle analisi del Dna sui campioni biologici raccolti nell’allevamento di pecore predato nei giorni del natale scorso sono positive: si tratterebbe proprio di un lupo. Un dato che dovrà essere confermato ulteriormente, ma che comunque è indicativo. Nei giorni scorsi, poi, è stata ritrovata a Colloredo di Montalbano la carcassa di un "cane", investito da un’auto, che aveva tutte le caratteristiche morfologiche del lupo. Analizzato dai veterinari dell’Università di Udine è risultato portatore di un chip canino, ma l’aspetto, decisamente lupino, ha insospettito esperti e agenti del Corpo forestale regionale. Anche perchè dalla Slovenia è giunta segnalazione dell’investimento di una femmina di lupo croato, che indossava un radiocollare, praticamente uguale all’esemplare di Colloredo. Le continue segnalazioni di "canidi" dalle sembianze di lupo sono studiate attentamente. C’è in atto, infatti, uno spostamento di lupi dalla Croazia e dalla Slovenia verso la nostra regione, mentre si segnalano, appena al di la del confine, presenze di lupi provenienti dalla Slovacchia, alcuni dei quali ibridati. A complicare il panorama c’è il commercio clandestino degli animali. Sembra che proprio dai Balcani cresca l’"offerta" di lupi e non è escluso che qualche sconsiderato li acquisti, magari pensando di poterli addomesticare.

FOCA MONACA Ormai è accertato che nell’Alto Adriatico viva una coppia di Monachus monachus, la rarissima specie di foca mediterranea. Da alcuni anni viene segnalata (e fotografata) la sua presenza lungo le coste dalmate, fiumane e istriane. Il recente avvistamento a Capo Promontore (Rt Kamenjak in croato), sulla punta Sud dell’Istria, è stata l’ennesima prova di un ritorno della specie dopo quasi quarant’anni di assenza e presunta estinzione. I biologi che hanno avuto la fortuna di assistere alle evoluzioni della foca hanno notato, accanto al maschio, la presenza di una femmina, meno "spettacolare", ma probabilmente gravida. La Croazia ha tolto la foca monaca dall’elenco delle specie estinte, tutelandola però rigorosamente. Uccidere un esemplare comporta una multa di circa 14 mila euro.


SWISS COM

15 MARZO 2010

 

Animali: avvistate due balenottere al largo delle Eolie

Due balenottere sono state avvistate tra le isole di Salina e Stromboli dal personale della società di ricerca Necton, impegnato nel monitoraggio dei mammiferi marini nelle acque dell'arcipelago delle Eolie.

 

L'osservazione, informa una nota della società di ricerca, è durata circa un'ora nel corso della quale si è avuta la possibilità di raccogliere dati sul comportamento, registrazioni acustiche ed immagini video e fotografiche. I dati andranno ad arricchire ulteriormente il data base della Necton che opera in quest'area da cinque anni.


ANSA AMBIENTE

15 MARZO 2010

 

ANIMALI: SQUALI E MANTE, PER LORO SPECIALI 'SALONI BELLEZZA'

 

SYDNEY - Come signore eleganti dal parrucchiere di fiducia, gli squali e le mante, pesci cartilaginei a forma romboidale, frequentano assiduamente speciali 'saloni di bellezza' nei banchi corallini, per un trattamento affidato a pesci piu' piccoli. Lo hanno documentato scienziati dell'universita' James Cook di Townsville, nel nordest dell'Australia, che avevano installato videocamere subacquee in diverse localita' della Grande barriera corallina. ''L'obiettivo dello studio era di documentare la frequenza delle visite di squali e di mante in quelle stazioni di pulizia'', ha detto uno dei ricercatori, il prof. Michael Kingsford della scuola di biologia marina. Le mante si presentano regolarmente e restano immobili per ore, mentre i pesciolini si dedicano alle pulizie, mentre gli squali nuotano attorno per attrarre l'attenzione e poi restano fermi in posizione verticale per farsi trattare. Entrambe le parti beneficiano delle sedute, spiega Kingsford. ''Le creature piu' grandi si liberano di ectoparassiti, di muco e di pelle o scaglie morte o malate, mentre i pesci si procurano nutrimento. La ricerca dimostra il valore di queste stazioni di pulizia, nello studio del comportamento e dell'ecologia deli squali e delle mante'', aggiunge.


NEWS FOOD
15 MARZO 2010
 
Continua il dibattito sull'ipotesi fermare la pesca al tonno Rosso
Tonno Rosso: Giappone preoccupato per l'ipotesi del bando mondiale
Potrebbe scatenarsi il "panico da tonno"
 
Tokio - Se a Doha si discute del destino del tonno rosso, con l'apertura della conferenza della Convenzione sul commercio internazionale delle specie a rischio estinzione (Cites), in Giappone sale l'allarme per un possibile "panico da tonno" sull'ipotesi di un bando mondiale al commercio del pregiato pesce atlantico.   A preoccupare gli 'avidi' consumatori nipponici, sulle cui tavole finisce fino all'80% del tonno rosso pescato nel Mediterraneo, non sono tuttavia le conseguenze immediate di un eventuale bando, ma gli effetti che la decisione potrebbe avere sui prezzi di altre qualità meno pregiate ma ben più popolari sul mercato, come il tonno obeso e lo 'Ahi'.   
"A causa della crisi il tonno rosso (che i giapponesi chiamano 'nero', ndr) avanza in grandi quantità - dichiara al quotidiano Sankei il proprietario della nota catena di sushi Akindo Sushiro -. Anche nell'evenienza di un bando alle importazioni, abbiamo scorte per almeno due anni".   Secondo l'agenzia governativa per le Risorse Ittiche, nel 2008 i giapponesi hanno consumato 410.000 tonnellate di tonno, di cui solo il 10% della qualità più pregiata. Il pesce di provenienza atlantica e mediterranea si è attestato a 22.000 tonnellate, pari al 46% della quota complessiva di tonno rosso importato nel Sol Levante. Le ultime stime, inoltre, parlano di oltre 20.000 tonnellate di tonno rosso congelato che si trova attualmente nelle riserve dei gestori alimentari nipponici, una scorta sufficiente per almeno un anno e forse più, considerata la stretta ai consumi delle famiglie in scia alla crisi economica.   
Sul medio periodo, tuttavia, si teme una corsa al rialzo delle qualità di tonno più comuni, nello scenario di un bando totale alla pesca nell'Atlantico e nel Mediterraneo. "Al momento il tonno obe so e lo Ahi costano dalla metà a un terzo rispetto a quello rosso - spiega un grossista di Tokyo -, ma c'é il rischio che una stretta all'import della specie più pregiata faccia schizzare i prezzi", con conseguenze pesanti sul portafoglio della maggior parte dei consumatori dell'arcipelago.   
All'indomani della decisione dell'Unione Europea di porre sotto tutela il tonno rosso, il governo nipponico si è schierato apertamente contro l'eventuale bando globale al commercio del pesce, promettendo 'battaglia'.

LA NUOVA SARDEGNA

15 MARZO 2010

 

Sarebbe un segno di civiltà

 

ROMA. «Magari facessero questa legge, sa cosa significherebbe? che siamo diventati un popolo civile». Franco Pala, 52 anni nulvese trapiantato a Latina è uno degli allevatori di spicco dell’ippica non solo nazionale. Lui con i suoi cavalli vive 24 ore su 24. Una passione, un amore che condivide con la moglie Antonietta e i tre figli Francesca Mario e Rachele.  Uno per tutti tutti per uno, la loro vita è un’avventura dove corrono, volano, vincono cavalli che si chiamano Beneitta sias, Bentu nou, Bentu erettu.  Quando gli ospiti della scuderia sono troppo vecchi li regalano agli istituti per bambini disabili o alle comunità di recupero. Ma non li perdono mai d’occhio.  Franco Pala con i suoi cavalli, (oggi sono 50, 15 fattrici arrivano dagli allevamenti degli sceicchi e dell’Aga Khan), parla, entra in sintonia. E loro ricambiano vincendo, piazzandosi e «dandomi grandissime soddisfazioni». Spesso conquista quello che un emiro ha scartato per un capriccio o semplicemente perchè in pista non ha risposto subito alle sue aspettative.  E allora il piccolo grande uomo che sa sussurrare ai cavalli si fa avanti con una carezza su quella criniera triste. Solo dopo contatta la scuderia. E porta il nuovo ospite a casa. «A me può bastare un panino - dice - ma loro devono avere i prati migliori». «Se ne vendo uno e si fa male lo riprendo con me - aggiunge - oppure partecipo alle spese per le cure perchè io non li abbandono nè li dimentico».  «Ho acquistato per 12 mila euro cavalli che ne valevano 800», spiega e c’è anche chi, conquistato con una forma di formaggio e una bottiglia di cannonau, gliene ha ceduto uno a un prezzo quasi simbolico.  Franco Pala coglie le caratteristiche non solo fisiche del nuovo arrivato e capisce con quale degli ospiti della scuderia lo farà accoppiare. «Capire il carattere di un animale è fondamentale - dice - perchè c’è chi è più lento, chi non ama le competizioni, e allora bisogna lavorare non solo sulla preparazione fisica».  E aggiunge: «Il campione non nasce mai dal miglior cavallo e dalla migliore fattrice, occorrono due, tre generazioni perchè riemergano certe caratteristiche». Lui sa aspettare e con una sensibilità innata e poi affinata in Irlanda dove il cavallo è sacro cerca di non far soffrire mai le sue fattrici e i puledri al momento del distacco. Loro lo ricompesano vincendo. «Devo ancora incontrare - dice Franco Pala - chi mi spiega come si fa a maltrattare e a uccidere un cavallo».


LA NUOVA SARDEGNA

15 MARZO 2010

 

E solo una scelta ipocrita perchè non li alleviamo noi?

 

SASSARI. «Altro che vietare l’allevamento, al contrario, da questa proposta assurda colgo lo spunto per un progetto che incentivi il settore del cavallo da carne». Antonio Piras direttore della Confagricoltura di Sassari, mette la barra contro Zaia e company. «Guardiamo alle occasioni di lavoro, usciamo dalla monocultura dell’ovino, oltretutto parliamo di una carne sanissima perchè il cavallo si alimenta con prodotti che non vengono trattati».  L’ idea trova sulla stessa lunghezza d’onda il direttore regionale di Coldiretti Raffaello Betti «rispetto chi sceglie di non portarla in tavola - dice - ma non è il caso di proporre una legge ipocrita che dovrebbe valere anche per i vitelli, i maiali, i conigli. Il dato importante è che venga salvaguardato il benessere dell’animale, che sia allevato e trasportato nel rispetto delle leggi».  Peppino Pala, presidente dell’ippodromo di Sassari afferma di non gradire «la carne rossa» e il consigliere Pasquale Ittiresu non può nemmeno pensare all’idea di addentare una bistecca.  A inorridire poi è l’assessore all’Agricoltura Andrea Prato. Nei suoi progetti la Sardegna sarà sì una terra di cavalli, ma solo per gli ippodromi o le passeggiate e se i sardi ippofagi sperano di trovare sostegno in lui sbagliano.  «Abbiamo tanti maiali, capre, agnelli a disposizione che bisogno c’è di mangiare i cavalli. Per caso mangiamo i cani?», dice e mette, sulla stessa arca cavalli asini cani e gatti come vuole il sottosegretario alla Salute Francesca Martini. «Ha ragione lei - aggiunge Prato - sto preparando il rilancio dell’anglo arabo, penso alle ippovie, quindi non posso che sostenere la proposta di legge». Assessore, ma i sardi che avranno le graticole sguarnite? «Se manca il cavallo mangino polli...»


LA ZAMPA.IT

15 MARZO 2010

 

Cane ingoia diamante da 20mila dollari

 

La golosità di Soli poteva costare davvero cara ai suoi proprietari, due gioiellieri di Washington. Il bellissimo esemplare di golden retriever ha visto cadere qualcosa dalle mani del suo miglior amico e ha pensato che fosse un biscottino e lo ha inghiottito: si trattava però di un diamante del valore di 20mila dollari.

 

VIDEO

http://www.lastampa.it/multimedia/multimedia.asp?IDmsezione=59&IDalbum=24941&tipo=VIDEO


NEWS FOOD

15 MARZO 2010

 

Alimentare: E' Fido il vero consumatore di pasta

Anteprima dell'indagine che il Professor Pulina presenterà a PastaTrend

 

Gli italiani sono grandi consumatori di pasta ma i loro cani lo sono di più: un esemplare di taglia media mangia mediamente all'anno 80 kg di pasta contro i 26 kg pro-capite dei padroni. A dire quanto e come sia presente la pasta nella ciotola di Fido è Giuseppe Pulina, professore di zootecnia speciale all'Università di Sassari, che anticipa all'Ansa quanto sarà reso noto in occasione di 'PastaTrend', il primo salone della pasta, in programma a Bologna dal 24 al 27 aprile, dove il tema della pasta nell'alimentazione degli animali di compagnia sarà al centro di un dibattito con i massimi esperti di veterinaria.   
"La pasta fa bene al cane - osserva Pulina - perché contiene amidi e proteine, ma va integrata anche con la carne perché fornisce un 12% circa di proteine, mentre il cane nel totale della sua razione giornaliera ne ha bisogno di un 20-25%".   
Proprio perché la pasta fa bene al cane, Pulina e gli altri esperti di alimentazione animale riuniti al 'PastaTrend' rivolgeranno all'industria della pasta l'appello a produrre linee di pasta di qualità dedicate agli animali, piuttosto che far mangiare a cani e gatti (anche i mici 'mangiucchiano' la pasta) gli avanzi della tavola o la pasta di 'serie B' che si acquista in grossi sacchi ai supermercati sugli scaffali dei cibi per animali.   
"Una pasta pensata solo per gli animali dovrebbe per esempio prevedere - sottolinea Pulina - un arricchimento proteico. Il cane ha bisogno delle proteine molto più degli uomini. Inoltre bisogna tenere in conto eventuali intolleranze e perciò studiare anche paste speciali".   
Pane e pasta da soli non possono comunque rappresentare il solo cibo del cane - sottolinea Pulina - e anche a quei cani "che vengono trattati a 'pan bagnato' perché dedicati alla caccia o alla ricerca di tartufi, e non gli si può quindi rovinare l'olfatto con la carne, va data un'integrazione proteica tramite il latte o la farina lattea"     
Tra tutti i tipi di pasta, quella che più fa felice il cane é naturalmente quella al ragù, "perché il cane, da bravo carnivoro - nota Pulina -, predilige i piatti con alimenti di origine animali; quindi, ragù fatto in casa o con i preparati delle scatolette per animali, è comunque per lui una festa".   
Gli amidi contenuti nella pasta che rilasciano lentamente il glucosio non fanno inoltre incorrere Fido nel rischio obesità. "Ma la pasta comunque ingrassa - avverte Pulina - se non si fa un po' di movimento fisico, così come avviene per l'uomo. L'ideale è di fare un po' di moto assieme camminando nel verde".   
Pulina invita infine i proprietari e gli allevatori di cani a rivolgersi sempre a nutrizionisti o veterinari per avere i giusti consigli sulla buona dieta di Fido. Cristina Latessa - Ansa.it per NEWSFOOD.com


BIG HUNTER

15 MARZO 2010

 

Fare Ambiente con i cacciatori: "la caccia garantisce e tutela la biodiversità"

 

Fare Ambiente, che alla manifestazione del 9 marzo era presente con il movimento dei Giovani, fa il punto sull'esito dell'iniziativa, alla quale, sottolinea la nota firmata da Antonio Renzi, ha partecipato un “fiume di gente (80.000 per gli organizzatori, non meno di 50.000 per le Forze dell’Ordine)”.
L'associazione riporta in alcuni passi gli interventi dei rappresentanti di associazioni e movimenti. “È arrivato il momento di dare uno scossone al Governo, alla maggioranza ed al Parlamento italiano” ha detto Maria Cristina Caretta, Presidente della Confavi.

Il Presidente di Fare Ambiente Vincenzo Pepe ha invece dichiarato: “Fare Ambiente vuole cercare di dare un’impronta nuova all’ambientalismo, in cui possa trovare un posto al suo interno anche il settore caccia".  “Noi del movimento ecologista FareAmbiente – ha poi proseguito Pepe – siamo per l’ambientalismo del fare”. Pepe ha ribadito la necessità di guardare avanti verso i cacciatori. “Da anni Fare Ambiente  si batte contro quelle ideologie animaliste ed ambientaliste dei “no a priori” che con il passare del tempo hanno portato ad una vera e propria estinzione della Cultura Rurale. È necessario rinnovare in Italia il concetto di Cultura Rurale”.

“Per lunghi Venti anni – ha evidenziato l’On. Berlato -  le leggi italiane hanno penalizzato la caccia in Italia, questo fa si che ci sia un gap generazionale della tradizione dell’arte venatoria, vogliamo che le future generazioni si riapproprino e possano far fruttare tale cultura. È ora di cambiare – ha chiuso Berlato – la legge italiana che va contro la caccia, togliendo anche molti posti di lavoro agli italiani. È necessario ridare giusto valore all’arte venatoria in Italia in modo da raggiungere i livelli europei in cui la caccia è una professione rispettata e tutelata”.

Nel condividere la posizione espressa dell’on. Berlato, Federica Ricci, Responsabile Nazionale FareAmbiente Giovani, ha dichiarato: “per troppi anni le leggi proibizioniste hanno limitato le tradizioni dell’arte venatoria. Non possiamo permettere che le future generazioni si privino della tradizione della cultura rurale italiana”.  “E' necessario – ha aggiunto Ricci -  rilanciare una seria politica ambientale, a partire da un rafforzamento delle norme a tutela degli animali selvatici e della biodiversità e questo lo si potrà fare solo attraverso l’ottimismo della ragione ed il realismo del fare. La caccia contribuisce a garantire e a tutelare le biodiversità. Pensiamo alle specie in eccesso che in alcune aree proprio per aver detto spesso no alla caccia, hanno creato non pochi danni sia all’ambiente che all’agricoltura”.


BIG HUNTER

15 MARZO 2010

 

Abruzzo: anche il Consiglio di Stato boccia il ricorso animalista

 

E' un altro secco no quello del Consiglio di Stato all'ennesimo ricorso delle associazioni animaliste Lega per l'Abolizione della Caccia e Animalisti Italiani contro il calendario venatorio 2009 – 2010, un'ordinanza che ribadisce (così come aveva fatto già il Tar dell'Abruzzo) la legittimità dell'uso dei richiami vivi come previsto dal regolamento stagionale. In particolare si è riconosciuto che la legge non pone divieti all'uso dei richiami vivi per specie allevate non cacciabili.

A darne notizia e' l'assessore alla Caccia Mauro Febbo, che sottolinea come "ancora una volta e' stata riconosciuta la validità dell'impianto del calendario venatorio abruzzese 2009-2010. L'opinione di quanti sostenevano che l'intero calendario fosse stato bocciato - ha proseguito l'assessore Febbo - e' stata completamente sconfessata visto anche su questo punto e' stato ritenuto pienamente legittimo l'operato della Giunta regionale.

Del resto - ha ricordato Febbo - il percorso per arrivare alla stesura del calendario venatorio era stato ampiamente condiviso dalla Consulta della caccia dove sono presenti associazioni ambientaliste, associazioni degli agricoltori, organizzazioni venatorie, biologi, veterinari ed il mondo della cinofilia senza dimenticare che lo stesso calendario aveva superato senza intoppi lo scoglio della Via, la valutazione di impatto ambientale. E' gia' il secondo ricorso degli animalisti che viene respinto - ha ricordato l'assessore - e questo testimonia la pretestuosita' delle ragioni dei ricorrenti che hanno giudicato aprioristicamente il calendario fornendo, oltretutto, alla stampa notizie non veritiere ed inutilmente allarmistiche per il mondo venatorio regionale".


IL MATTINO

15 MARZO 2010

 

Singolare episodio ieri pomeriggio sulla tangenziale

 

Provincia di Salerno - Singolare episodio ieri pomeriggio sulla tangenziale. È accaduto nei pressi dello svincolo di Pastena quando si è formata una lunga code di auto a causa di una mucca anche percorreva la strada contromano. Per fortuna è accaduto intorno alle 15.30 quando, cioè, il traffico era molto limitato. Così il malcapitato automobilista che si è ritrovato davanti l’animale ha avuto il tempo di frenare e di accendere le quattro frecce di segnalazione, evitando il peggio. Le altre vetture in arrivo hanno così avuto il tempo di rallentare ed evitare il peggio. Qualcuno ha comunque allertato anche la polizia stradale. E un poliziotto ha iniziato ad inseguire l’animale. La mucca, spaventata, ha così iniziato una disperata corsa sulla tangenziale (contromano) per cercare una via di fuga. Sono occorse ben due pattugli di poliziotti e una di carabinieri per bloccarla e riportarla fuori dalla strada a scorrimento veloce. Sull’animale, che è stato poi dato in custodia giudiziaria, sono in corso delle indagini per verificarne la provenienza e non escludono ripercussioni sul proprietario il quale potrebbe essere denunciato per non aver saputo «custodire» l’animale. E non è la prima volta che si verificano episodi di questo genere. Già in altre circostanze è capitato che si trovassero mucche o capre tra tangenziale e autostrada. Un fenomeno non raro. Soprattutto sul raccordo Salerno-Avellino dove, in passato, proprio delle mucche hanno causato degli incidenti. Anche mortali. Sempre delle mucche, ritenute di proprietà del clan Viviani, in passato sono entrate in una indagine giudiziaria per aver causato, nel febbraio 2004 la morte sul raccordo di Teresa Tortoriello, una studentessa universitaria di 22 anni. Uccisa, appunto, da una mucca che invade il raccordo autostradale per Avellino in direzione nord, prima dello svincolo di Baronissi.


LA CITTA' DI SALERNO

15 MARZO 2010

 

Mucca sulla tangenziale, fermato il traffico

 

Provincia di Salerno - Una mucca incustodita e l’affluenza di visitatori al centro commerciale Ikea hanno creato disagi alla circolazione, ieri pomeriggio, in tangenziale e sul raccordo autostradale Salerno-Avellino. Il primo allarme, ai centralini della polizia stradale, è arrivato intorno alle 16, quando dallo svincolo di via Irno un automobilista ha segnalato che una mucca stava entrando in tangenziale. Per circa mezz’ora il bovino ha percorso la corsia Sud tra Sala Abbagnano e Pastena, mobilitando pattuglie della stradale, della sezione volanti e della polizia municipale. Gli agenti sono riusciti a evitare incidenti, fermando il traffico in attesa che l’animale fosse bloccato. Erano all’incirca le 16.30 quando la mucca ha lasciato le corsie della tangenziale, inerpicandosi su una collinetta di Sala Abbagnano, ma non è stato possibile rintracciare il proprietario. Disagi, nel corso del pomeriggio, anche sul raccordo autostradale tra Salerno e Mercato San Severino.Anche questa domenica sono state migliaia le persone arrivate all’Ikea, il maxi store della casa che di recente ha aperto i battenti a Baronissi. Un’affluenza che ha paralizzato il traffico e per due volte ha costretto gli agenti della polizia stradale a chiudere gli svincoli di Lancusi, quelli più vicini alla struttura commerciale.Ripercussioni anche sulla viabilitá interna che collega i Comuni della Valle dell’Irno, ma pare che stavolta la viabilitá abbia retto meglio rispetto a quindici giorni fa, quando migliaia di automobilisti rimasero a lungo intrappolati tra raccordo e strada statale.


IL MATTINO DI PADOVA

15 MARZO 2010

 

Cade in acqua per salvare il cane

 

Cristina Salvato

 

LIMENA (PD). L’amore per il suo cane ieri pomeriggio gli ha fatto rischiare la vita: proprio a lui che la vita è abituato a salvarla agli altri quando sale sull’ambulanza come volontario. Stavolta però è a lui che sono dovuti correre in soccorso: A.S., 51 anni di Villafranca, caduto nelle gelide acque del Brentella per salvare il suo cane, che non riusciva a risalire sulla riva del canale. La giornata tiepida e soleggiata di ieri ha invogliato l’uomo ad andare a fare una passeggiata dopo pranzo lungo le rive del Brentella, insieme al suo cane labrador. Nella loro passeggiata, cane e padrone sono arrivati dalle parti di via Marconi, vicino ai Cormelloni e alla sede della protezione civile di Limena. Qui il labrador, che come tutti i cani della sua razza adora nuotare, si è gettato nelle acque del canale a sguazzare. Il problema si è presentato quando il padrone lo ha richiamato a riva: le sponde scoscese hanno reso impossibile al cane ritornare all’asciutto. A.S., allora, si è avvicinato al ciglio, si è sporto per afferrare il cane in maniera da tirarlo sulla sponda erbosa, soltanto che all’improvviso questa è franata sotto i suoi piedi, facendolo scivolare in acqua. Fortuna ha voluto che in quel tratto sporgessero dei rami, cui l’uomo è riuscito ad aggrapparsi con una mano, mentre con l’altra afferrava saldamente il guinzaglio del proprio cane. Ha iniziato quindi a chiedere aiuto e le sue urla sono state infine udite da alcuni abitanti della zona, che hanno chiamato i soccorsi. Dopo mezz’ora in ammollo nell’acqua fredda, rischiando ogni minuto di venire trascinati via dalla corrente piuttosto rapida, cane e padrone sono stati tratti in salvo dai vigili del fuoco che, scesi in acqua insieme a loro, li hanno imbragati e tirati a riva. La giornata è finita con un controllo medico per l’uomo, dato il freddo patito e la prolungata immersione in acque non proprio cristalline.


NUOVO SOLDO
15 MARZO 2010
 
Il pitbull non è un cane assassino ma un vero giocherellone
 
 
 
«Il pitbull un giocherellone?», «Si!”. Ma non è un cane killer? «No, tutt’altro. E’ il più affabile e il più adatto nel rapporto con l’uomo. Ci metterei anche l’amstaff, lo staffy, il bull dog. E i cani da caccia. E, ovviamente, tutti i meticci che derivano da queste razze». Simone Dalla Valle è un dog trainer, è specializzato nel recupero di cani aggressivi ed è a sua volta compagno di vita di quattro cani: Kaya e Maya, rispettivamente una grande cagnona da pastore e una pitbull, entrambe provenienti da una situazione di maltrattamento; Sentinella, incrocio pitbull recuperato dal canile e diventato «il miglior compagno di lavoro che un dog trainer possa desiderare»; e il giovane Shaka, un american steffordshire. Insomma, non proprio maltesi o barboncini.
Dalla Valle ha 32 anni ed è laureato con 110 e lode in filosofia. Da filosofo a dog trainer il passo non sembra breve…
«Si potrebbe rispondere che gli esami di psicologia poi si adattano a tutto nella vita» scherza l’addestratore, che nella sua attività collabora con associazioni che si occupano di cani senza tetto. E’ un rapporto particolare, il suo, quello con canili e rifugi. «Io stesso – spiega – mi sono avvicinato a questa professione adottando un cane in canile: Kaya, un animale che aveva sofferto molto, dopo essere stato 7 mesi chiuso nello sgabuzzino di uno sfasciacarrozze. Aveva problemi comportamentali e per questo ho avuto bisogno di essere seguito di un’esperta cinofila, Cinzia Stefanini, che oltre ad insegnarmi come comportare con il mio nuovo amico mi ha detto di trovarmi molto portato per il rapporto con questi animali. Così ho iniziato a fare dei corsi e oggi sono io ad insegnare agli altri». Gli altri, nel caso di Simone, sono soprattutto i bambini. E la prima regola che insegna loro è che un cane è decisamente meglio sceglierlo in canile, perché non necessariamente il compagno di vita deve essere di razza e arrivare dunque da un allevamento (e peraltro spesso nei canili si trovano anche cani di razza).
 
 
 
Qual è l’età migliore per insegnare ad un bambino a prendersi cura personalmente di un cane?
«Quella pre-adolescenziale, direi dai 9-10 anni in su. Fermo restando che se un bambino nasce in una famiglia che già ha animali in casa, il rapporto di affetto e di scambio con il cane si instaura fin dall’inizio»
E il cane più adatto?
«Non sempre un cucciolo è indicato per un bambino. C’è la tendenza errata a pensare che ai più piccoli si adattino meglio cani altrettanto piccoli, perché si ritiene che l’animale debba essere a disposizione del bambino. Nulla di più sbagliato, il cane cucciolo deve crescere a sua volta, non è un gioco. Il cane già adulto ben socializzato si rapporta meglio con i ragazzini».
 
 
 
E parlando di razze? Ce n’è una migliore di altre?
«I cani da caccia sono molto affabili nei confronti delle persone, ma ci sono anche altre razze pro-sociali e predisposte al contatto con l’uomo e nonostante quello che si pensi anche per colpa di certe enfatizzazioni dei media fra questi questi vi sono proprio i molossoidi. Sono molto giocherelloni. Problematici con gli altri cani, perché hanno un carattere dominante e tendono a scontrarsi con esemplari simili a loro, ma sono ottimi nel rapporto diretto con l’uomo. A questi aggiungerei anche i più discussi e discriminati: i pitbull e gli amstaff. Ovviamente, vista anche la loro forza e la loro stazza, necessitano di una seria socializzazione e di una crescita idonea. È chiaro che un rottweiler tenuto quattro anni da solo a fare la guardia nel cortile di una ditta, non può poi essere messo al fianco di un bambino. Un cucciolo dello stesso genere ma ben socializzato, invece, difficilmente darà problemi».
Il loro aspetto massiccio però può incutere qualche timore…
«I terrier che spesso si vedono nelle famiglie, perché sono piccoli e molto venduti in base alle mode del momento, sono poco adatti ai bambini perché caratterialmente sono reattivi e aggressivi e sono tra quelli che vanno più rieducati quando nasce un bambino. E spesso non è così semplice. In Inghilterra, i bull dog e gli staffy vengono chiamati “baby nurse” perché per natura sono affettuosi con i bambini e lo dimostrano in ogni occasione. Anche nella mia esperienza personale questi cani sono i migliori, assieme a pitbull e amstaff. Il vero problema però è la convivenza con gli altri cani».
 
 
 
Nell’immaginario collettivo i pitbull sono equiparati a dei killer.
«La colpa è di un’informazione un po’ superficiale che viene data in proposito. Per ogni morso di pitbull se ne registrano almeno venti da parte di altre specie. In uno stage a cui ha recentemente partecipato ha sentito dire che statisticamente negli Usa il cane più pericoloso è il labrador, essendo anche uno dei cani più diffusi in quel Paese».
La verità, insomma, è che ogni cane non educato può essere potenzialmente pericoloso?
«Esattamente. E quanto ai pitbull, più vengono dipinti come cani killer, più la gente idiota, che vuole vantarsi di avere un killer al guinzaglio, li predilige, li prende con sè e li fa crescere nel modo sbagliato. E’ un circolo vizioso. Quando ero piccolo il cane del diavolo era il doberman. Poi c’è stato il rottweiler. E adesso è la volta del pitbull».
Però forse c’è un problema di dimensioni. Un cane di ridotte dimensioni potrebbe essere più adatto alla vita in città.
«Non è detto che un cane medio grande sia meno compatibile con la vita in appartamento. I cani grossi hanno sicuramente bisogno di muoversi e di sfogarsi. Ma un cane piccolo non è da meno. Molti prendono un cane di taglia ridotta perché pensano poi di non doversene occupare più di tanto e allora gli insegnano magari a fare i suoi bisogni sul panno assorbente e il povero cagnolino mette fuori il muso di casa solo una volta al giorno. Il cane piccolo è però più eccitabile e molto nervoso e anche in presenza di ospiti resta agitato. Un cane di taglia medio grande, se ha le giuste attenzioni, questi comportamenti poi non li ha. Se i cani vengono trattati nel modo giusto, cioè se si rispetta l’esigenza di portarli a spasso e di farli muovere, si adattano bene alla vita in appartamento qualunque sia la loro stazza. Io fino a un paio d’anni fa vivevo in 40 metri quadrati a Milano con due cani che piccoli non erano, ma i vicini non sapevano neppure che li avessi dal tanto erano tranquilli. E’ tutta questione di educazione».

MESSAGGERO VENETO

15 MARZO 2010

 

La cucina del maiale

 

Silvano Bertossi

 

Il libro Il primo maiale di cui si hanno notizie è il “Sus palustris”, noto anche come “maiale delle torbiere”. E la presenza del suino nella nostra regione è antichissima: dagli inventari degli archeologi risulta, che fin dal Neolitico, in tutta la fascia padana e istriana, tra i resti di cento capi di bestiame quasi tre quarti fossero di maiale. Ne fanno fede i resti fossili ritrovati a Piancada, datati 6500 a.C. e quelli del castelliere di Gradisca di Spilimbergo che si fanno risalire all’età protostorica. Nel 1300 si ha notizia della presenza di porcilaie come testimoniano gli Statuti di Udine. In un documento del 1471 viene citata una lista di prodotti che la comunità di San Daniele regala al luogotenente veneto e fra questi ci sono i prosciutti. Sono tutte informazioni che abbiamo ricavato dal libro L’Italia della cucina del maiale , edito dall’Accademia italiana della cucina. C’è un capitolo importante dedicato alla nostra regione dove il maiale è un animale che è sempre stato allevato e usato come importante ingrediente della cucina. Si parla dei prodotti tipici come il prosciutto cotto triestino, la coppa di testa, la braciola, le salsicce, la spalla disossata, la “porzina” e la famosa fettina rosa di San Daniele. Il volume di oltre 300 pagine parla del maiale presente in tutte le regioni italiane di cui racconta tradizioni, ricette, specialità, curiosità dedicate espressamente al suino che diventa principe della tavola. Il maiale moderno, ottenuto con un’accorta selezione genetica, adeguatamente allevato e alimentato, fornisce carni e grassi adatti alle necessità nutrizionali di oggi.

 

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