18 MAGGIO 2010

MARSALA.IT
18 MAGGIO 2010
 
I vigili urbani di Marsala costretti a sparare ai cani randagi
 
 
 
Marsala (TP) - Durante il fine settimana delle celebrazioni per il 150° anniversario dello sbarco dei Mille, si è sollevata la protesta degli animalisti di Marsala per il modo in cui l’Amministrazione avrebbe gestito l’ormai annosa questione randagismo. Sembra infatti che nelle giornate di venerdì 7, sabato 8 e domenica 9 maggio nella zona della Salinella, da sempre soggetta al problema del randagismo, l’Amministrazione Comunale abbia permesso ad alcuni vigili urbani di sparare dardi narcotizzati con un fucile lancia-siringhe ai randagi che stazionano nella zona.Le proteste degli animalisti si sono sollevate soprattutto per i metodi usati. Sembra che i fucili siano stati dati in mano ad agenti della polizia municipale senza le competenze necessarie per svolgere questo tipo di operazioni. Sparare dardi narcotizzati ai cani non è illegale, infatti il Comune di Marsala nel giugno 2009 ha acquistato il lancia-siringhe con lo scopo principale di utilizzarlo nella lotta al randagismo. Il lancia-siringhe, anche se utilizzata principalmente per scopi veterinari, per la legge costituisce un’arma a tutti gli effetti e può essere utilizzato da soggetti con regolare porto d’armi, oppure, viste le finalità, da veterinari. È pur vero che questo tipo di arma deve essere utilizzata in maniera appropriata, il dardo narcotizzato non può essere sparato a casaccio ma deve colpire il posteriore dell’animale per anestetizzarlo completamente, in caso contrario gli effetti sarebbero ben più gravi della semplice narcosi dell'animale.Ciò che lamentano gli animalisti, nella vicenda dello scorso fine settimana, è l’utilizzo non appropriato di questo fucile. Una volta avere colpito i cani poi, sembra che chi ha sparato non abbia constatato le reali condizioni dei cani. Così, i cani colpiti sono stati circa 6 di cui solo uno è stato accalappiato, gli altri si sono addormentati altrove probabilmente con l’ago  ancora infilzato.Quello dell’accalappiamento è un altro problema: a Marsala non c’è un servizio di accalappiacani, ma viene svolto dagli stessi dipendenti del canile senza che essi abbiano praticato corsi specifici. Il veterinario del canile municipale, dott. Mariano Baiata, ha più volte suggerito di installare un servizio esclusivo per l’accalappiamento dei randagi, magari affidato a ditte private.Ma ciò che ha allarmato maggiormente gli animalisti, comunica Anna Maria Barraco dell’Enpa, è accaduto domenica quando dalla zona della Salinella  doveva marciare la Maratona dei Mille. A quanto pare, dalle prime luci del mattino, i vigili urbani hanno continuato, come nei giorni precedenti, a sparare con il lancia- siringhe ai cani, senza ottenere risultati eccellenti (il dato infatti è di 6 cani colpiti in tre giorni), per liberare l’area in vista del passaggio dei maratoneti. Vedendo l’inefficacia dell’azione dei poliziotti municipali, alcuni abitanti della zona hanno deciso però di dare manforte, non con il fucile lancia-siringhe ovviamente, ma lanciando sassi ai cani randagi, il tutto sotto gli occhi di vigili urbani, amministratori del Comune e gente di passaggio, oltre che agli animalisti che si sono a dir poco indignati.

LA PROVINCIA DI CREMONA
18 MAGGIO 2010
 
Rifugio. Indagine "Cani uccisi senza motivo"
Il perito Fico oggi dal gip

Cremona - Sarà sentito stamane dal gip Pierpaolo Beluzzi, nella forma dell’incidente probatorio, il veterinario Rosario Fico, il perito che, nell’ambito dell’indagine sulle uccisioni di animali al Rifugio del cane, ha eseguito le autopsie su 32 carcasse sequestrate dal Nas nella struttura di via Casello nel marzo di un anno fa e accertato come dodici cani su venticinque e due gatti su sette siano stati «soppressi senza motivo» con - iniezioni letali di Pentothal Sodium, farmaco che in Italia non è stato registrato come eutanasico e quindi utilizzato in modo non legittimo -. Responsabile dell’Istituto Zooprofilattico sperimentale, sezione di Grosseto (centro di referenza nazionale per la medicina forense veterinaria), per il veterinari Fico - i cani sono stati soppressi in molti casi, senza una motivazione legittima e dopo aver subito un traumatico contenimento fisico -. Per sette cani si parla di «lesioni e traumi sottocutanei localizzati alle estremità distali di tutti e quattro gli arti e in altre parti del corpo (collo e testa) compatibili con un tentativo di forzato contenimento fisico, effettuato forse tramite corde o cappi, appena prima dell’iniezione letale. L’immobilizzazione fisica è stata violenta tanto da causare ecchimosi, ematomi e suffusioni emorragiche su gran parte della superficie sottocutanea degli animali appena prima della loro morte».

IL SECOLO XIX
18 MAGGIO 2010
 
Chiavari (GE): «Il nostro cane ucciso con la stricnina»
 
 
 
Gastone (9 anni), stroncato domenica pomeriggio da una dose di veleno
 
SIMONE TRAVERSO
 
Chiavari (GE) - Gastone è morto in meno di venti minuti. Avvelenato. «L’hanno ammazzato con un boccone». Giuseppe Saturni e sua moglie Mirella Lanzone hanno visto spegnersi così il loro cane, un Basset Hound di 9 anni. Intossicato probabilmente da una dose di stricnina. E adesso lanciano l’allarme: c’è qualcuno a Chiavari che semina bocconi tossici per far strage di cani e gatti.Il fatto è avvenuto domenica pomeriggio alle 16. «Come d’abitudine, abbiamo portato Gastone a fare una passeggiata, nella zona di via San Rufino - raccontano i due coniugi chiavaresi - Quando siamo giunti in una traversa della strada, abbiamo visto il cane prendere qualcosa da terra, in mezzo all’erba. Gli abbiamo subito tolto di bocca un pezzo di carne, nero e puzzolente. Un pastone. In un attimo, Gastone ha iniziato a star male. Lo abbiamo caricato sull’auto e abbiamo contattato il veterinario di turno. Durante il trasporto all’ambulatorio, però il nostro Basset Hound è morto. Ha strabuzzato gli occhi e il suo cuore s’è fermato. È stato straziante, anche perché Gastone ha certamente sofferto». Saturni e la moglie ieri mattina si sono recati dai carabinieri della stazione di Chiavari per formalizzare la denuncia, ma è stato correttamente consigliato loro di acquisire prima tutti gli elementi indispensabili per far aprire un’inchiesta. Così, l’animale è stato affidato ai veterinari dell’azienda sanitaria locale 4 per un accertamento clinico. Non è escluso che sul cane sia eseguita quanto prima un’autopsia. I bocconi, due in tutto (ma potrebbero essercene altri) sono stati recuperati dai coniugi chiavaresi e consegnati ai sanitari: «La dose di veleno contenuta nei pezzi maleodoranti di carne dev’essere massiccia - spiega Mirella Lanzone - Gastone non ha ingurgitato nulla, tanto è vero che non ha rigettato il boccone. Il veleno probabilmente è stato assimilato attraverso la lingua ed è stato sufficiente a causarne la morte». Analisi di laboratorio potrebbero essere disposte anche sui reperti prelevati dai due proprietari: «Amici e conoscenti li abbiamo già avvertiti, ma ci è sembrato giusto lanciare l’allarme dalle pagine del Secolo XIX. Nella zona di San Rufino c’è qualcuno che semina bocconi avvelenati. Residenti ci hanno detto che in passato è già morto un altro cane e numerosi gatti randagi sono stati rinvenuti privi di vita. Occorre far qualcosa per fermare chi vuole ammazzare i nostri animali».

IL TIRRENO

18 MAGGIO 2010

 

Sfruttavano cuccioli per l'accattonaggio

 

PISA. Chiedevano l’elemosina sfruttando alcuni cuccioli di cane che tenevano in condizioni pietose sulla strada, per lo più in Corso Italia e sotto le Logge di Banchi. Per questo sono stati denunciati dai vigili urbani due giovani rumeni.  La legge infatti vieta l’accattonaggio sfruttando bambini e cuccioli.  Gli animali, posti sotto sequestro dalla polizia municipale, sono stati affidati agli operatori del canile dell’Asl di Ospedaletto, a cui gli interessati possono rivolgersi per l’eventuale adozione.  L’accattonaggio con cani ad opera di barboni è un’altra delle piaghe del centro storico che viene continuamente combattuta dalle forze dell’ordine. Spesso le bestiole vengono tenute in condizioni igieniche disumane, scarsamente nutrite, lasciate alle intemperie, abbandonate a sé stesse.


L'ARENA
18 MAGGIO 2010
 
Getta due cani nel cassonetto
Addetti dell'Amia li salvanoISOLA DELLA SCALA. Sono stati accolti nella struttura di Villafontana i cuccioli che stavano per fare una brutta fine. Falso dipendente del canile si fa dare 200 euro da una signora che non poteva più tenerli in casa. Silva Soave del «San Francesco» lo ha denunciato
 
Silva Soave con due cani abbandonati e accolti nel suo canile
 
Isola della Scala (VR). «Ci vuole un bel coraggio per sbarazzarsi di due cagnolini gettandoli in un cassone tritarifuti». Silva Soave, presidente dell'associazione "San Francesco" che gestisce il rifugio per cani omonimo con sede a Villafontana in via Lino Lovo 11 vede spesso arrivare al suo canile, che è convenzionato con 22 comuni della provincia, fedeli amici dell'uomo maltrattati, picchiati e abbandonati; attualmente ne ospita circa 200, adulti e cuccioli, ma lei non finisce mai di stupirsi vedendo dove può arrivare la crudeltà umana.
L'uomo che aveva condannato le due bestiole, meticci di sette-otto mesi, ad una fine orribile, non aveva considerato che la fortuna era dalla loro parte, non certo dalla sua, visto che è stato identificato e denunciato. «Avevo più di un motivo per denunciarlo», spiega Soave, «perché si è spacciato per nostro collaboratore e perché per ritirare i due animali si è fatto pagare 200 euro sostenendo che questa è la prassi da me adottata». Soave spiega di essere venuta a conoscenza del fatto, che risale al febbraio scorso, perché era stata contattata dal canile municipale di Verona dove i due cuccioli erano stati portati dal personale dell'Amia che li aveva trovati al mattino presto nel cassonetto dei rifiuti in procinto di essere triturati. Il loro microchip aveva consentito al canile di risalire alla proprietaria, una signora di Verona che non poteva più tenerli e aveva pensato di affidarli al canile San Francesco consegnandoli all'uomo, poi denunciato, che li aveva destinati invece ad altra sorte. «Non è vero che lavora per noi», ripete Soave, «è stato al canile solo per qualche giorno l'anno scorso; infatti nell'estate del 2009 avevo messo un annuncio su L'Arena perché cercavo personale che accudisse gli animali. Lui era uno dei 700 aspiranti (non mi aspettavo che avrebbero risposto in tanti), ma durante il periodo di prova ho capito che non era interessato né ai cani né al lavoro, per cui non ritenendolo idoneo non l'ho assunto. Ma oltre al fatto che non lavora per noi, non è neanche vero che si deve pagare, noi ritiriamo e accogliamo gli animali senza pagamento di alcuna somma. Il mio dubbio, e anche il mio timore, è che si sia fatto pagare altre volte, cosa che non sapremo mai perché ci sono cani senza microchip e cani che possono essere stati soppressi in altri modi».
«E forse», continua Soave, «se molti sapessero che il ritiro è gratuito, non abbandonerebbero i cani dentro una scatola di cartone, come è successo di recente a 6 cuccioli appena nati che avevano ancora il cordone ombelicale attaccato e che sono morti in un paio di ore; non li abbandonerebbero in mezzo alla strada come è stato fatto per un piccolo Yorkshire vecchio e cieco trovato a Bovolone, o per un affettuoso cucciolone di San Bernardo trovato lungo un argine a Legnago.[...]

TG COM
18 MAGGIO 2010
 
Uccisi i due cani di John Travolta
Investiti da un camion in aeroporto
 
A poco più di un anno dalla morte dell'adorato figlio 16enne, un altro dolore colpisce la famiglia di John Travolta. I suoi due amatissimi cani, infatti, sono stati investiti e uccisi all'aeroporto di Bangor, nel Maine. A causarne la morte è stato un incauto dipendente del piccolo scalo che stava portando a spasso per la pista i due cagnolini.
L’attore 56enne era appena sbarcato con la moglie Kelly Preston e i figli quando un membro del suo staff ha deciso di portare a spasso i due cagnolini.
Ma un camioncino che si stava avvicinando all’aereo dei Travolta non ha visto i cani e li ha investiti, uccidendoli sul colpo.
Le scuse da parte dei dirigenti del minuscolo aeroporto non si sono fatte attendere ed è stata subito aperta un’inchiesta per ricostruire la dinamica dell’incidente. L'attore non ha voluto commentare la notizia, anche se è noto il suo amore per i cani, tanto che John, nel 2008, aveva prestato la sua voce a "Bolt", il cane protagonista del cartoon digitale della Disney.

LA REPUBBLICA
18 MAGGIO 2010
 
Trasforma la casa in una giungla
Sequestrati serpenti e varani
Alla Forestale ha detto: "Sono un vero collezionista". Ma il suo zoo è vietato dalla legge
 
 
SARAH MARTINENGHI
 
Torino - C'è chi ama cani e gatti, chi ha in casa un coniglietto o un criceto. La passione per l'esotico in genere porta a circondarsi di pappagalli, pesci tropicali e uccellini colorati. Quella per i rettili e serpenti è diventata una moda, ma c'è chi esagera. "Per me è una grande passione, io sono un vero collezionista", si giustifica A. N., torinese trentacinquenne che ha trasformato il suo appartamento in corso Vercelli, quartiere Barriera di Milano, in una vera e propria giungla di animali pericolosi e vietatissimi dalla legge. Quando gli agenti forestali del Comando Stazione di Torino si sono presentati alla sua porta, a seguito di una segnalazione di Striscia La Notizia, non potevano credere ai propri occhi.
Nella veranda e in bagno c'erano diverse specie di serpenti, ragni, scorpioni e rettili illegali, e nel resto della casa c'erano rospi, salamandre, cimici africane, tritoni e quant'altro possa provocare ai più sgomento, paura o stupore. Il proprietario ha acconsentito all'ispezione degli agenti, ma non ha saputo giustificare la provenienza della maggior parte dei suoi animali esotici, e così è stato denunciato in procura per aver detenuto illegalmente animali che costituiscono un pericolo per la salute e l'incolumità pubblica: un varano (della specie Varanus exanthematicus), due serpenti a sonagli di oltre un metro di lunghezza, una vipera, due tartarughe azzannatrici (che possono diventare grosse fino a 50 centimetri), dieci tarantole di varie specie velenose, e tredici scorpioni anch'essi ovviamente velenosi.
Tutte le bestie, che erano in teche e contenitori di plastica sigillati, al momento sono rimasti a "casa" del collezionista, affidati in sua custodia in attesa di trovare una sistemazione più consona. "Ci siamo davvero impressionati - ha spiegato il dirigente della Forestale Renzo Morolla - non capita tutti i giorni di sentire il rumore dei serpenti a sonagli, e tutta la casa era piena di animali esotici: sembrava di essere nella jungla di Indiana Jones". Durante l'ispezione gli agenti hanno infatti trovato anche un pitone, dei gechi, dei tritoni, salamandre, cimici africane, rospi, scolopendre, oltre ovviamente, al "cibo" che serviva per queste bestie, come grilli, cavallette, ragni topi."Questi animali non si possono tenere per legge - spiega il medico veterinario Giancarlo Barlaro, esperto di queste specie esotiche e di rettili - e andrebbero comunque tenuti in teche con vetro infrangibile a prova di fuga. Ma dar loro da mangiare è pericoloso: gli incidenti capitano, spesso succedono in America dove ad esempio è possibile tenere i crotali (i serpenti a sonagli, ndr). In Europa il commercio è libero (tarantole e scorpioni costano qualche decina di euro, i serpenti alcune centinaia). I serpenti vengono alimentati con topi vivi o morti (possono mangiarne anche solo uno al mese), per gli scorpioni e i ragni il pasto è costituito da insetti, cavallette o grilli: è l'unica modo per garantir loro la salute, non esiste un mangime in scatola".

LEGGO
18 MAGGIO 2010
 
Aveva in casa un varano, due serpenti a sonagli, una vipera, due tartarughe ammazzatrici...
 
Torino - Aveva in casa un varano, due serpenti a sonagli, una vipera, due tartarughe ammazzatrici, dieci tarantole e 13 scorpioni, tutti non denunciati. A inchiodare N.A., 35 anni, residente in Barriera di Milano, prima ancora della forestale sono stati gli inviati di Striscia la notizia, che avevano segnalato la pericolosità degli animali che possedeva. Ora questi sono stati sequestrati e lui è stato denunciato a piede libero.
Rettili e aracnidi, tutti pericolosissimi, erano custoditi in teche di vetro e contenitori sigillati in plastica, posti sulla veranda e nei servizi igienici. L’uomo - che si è dichiarato appassionato collezionista di animali esotici - non aveva la documentazione necessaria per accertare la provenienza e la possibile detenzione delle specie.

LA REPUBBLICA
18 MAGGIO 2010
 
Gatti, uccelli, conigli, criceti e topi di fogna nella casa invasa da escrementi e immondizia
L'inquilino, che ha 60 anni, si è difeso: "La mia è una pensione per animali".
Di lui si occupano i servizi psichiatrici. L'appartamento è in via Faentina.
 
 
Firenze - Gatti in grande quantità, una ventina di uccelli e tanti topi e conigli in gabbia. L'appartamento era una specie di zoo. C'erano anche sei ratti di fogna che il proprietario di casa accudiva come normali animali domestici. E le bestiole non se la passavano bene. Sporchi e trascurati. Così come invaso dall'immondizia era tutto l'appartamento. Alle sofferenze degli animali ha posto fine ieri un blitz dell'Asl che è intervenuta nell'abitazione in via Faentina all'altezza del Ponte Rosso assieme a guardie zoofile dell'Enpa, polizia municipale, vigili del fuoco, servizi psichiatrici, igiene pubblica e Quadrifoglio.
Il padrone di casa, un sessantenne, ha detto che la sua è una pensione per animali. Assieme ai quali condivideva proprio tutto: cibo e giacigli, tanto che nell'appartamento non ci sono nè letto nè bagno. Tanti, invece, gli escrementi e le gabbie (l'Enpa ha parlato di centinaia di gabbie).
Nell'appartamento di via Faentina sono stati trovati 19 gatti di cui 4 cuccioli, un numero imprecisato di uccelli, almeno una ventina, tra cui alcuni pappagalli. E poi svariati topi e conigli in gabbia, 9 criceti. Il tutto in una situazione di estremo degrado, in mezzo a masserizie accatastate. La casa dovrà essere disinfestata adeguatamente prima che l'inquilino, per il momento alloggiato all'albergo popolare, vi possa far rientro.
Gli uomini della Asl torneranno domani nell'appartamento. Non escludono infatti che la casa custudisca altre sorprese. Animali che al momento del blitz potrebbero essersi nascosti.

LIBERO
18 MAGGIO 2010
 
FIRENZE: VIVEVA IN CASA CON ANIMALI E RATTI, INTERVENGONO ASL E ENPA
 
Firenze - Materiale accumulato all'interno e all'esterno dell'appartamento, sporcizia diffusa, impianti fatiscenti e fuori norma con una perdita d'acqua dovuta alla rottura di un tubo, presenza di numerosi animali. E' quanto si sono trovati davanti gli agenti di Polizia Municipale nel corso dell'intervento eseguito stamani in un appartamento di via Faentina, a Firenze. L'uomo, con disturbi mentali, viveva tra i rifiuti e gli escrementi con 19 gatti non sterilizzati, tra cui quattro cuccioli nati da pochi giorni, cinque pappagallini, quattro conigli, nove criceti.In una gabbia colma di sporcizia, le guardie hanno rinvenuto ben sei ratti di fogna che il signore accudiva come normali animali domestici. Una situazione cosi' grave da richiedere, dopo due precedenti provvedimenti non rispettati, un'ordinanza contingibile e urgente, firmata qualche giorno fa, e che obbligava l'uomo a disinfestare l'appartamento.Questa mattina, sulla base di un controllo effettuato dalla Polizia Municipale insieme a Vigili del Fuoco, addetti dell'Asl, personale della direzione sicurezza sociale e ambiente e dell'Enpa, e' emerso che l'uomo non aveva fatto niente di quanto previsto nell'ordinanza e negli atti precedenti. Pertanto l'Amministrazione ha dato il via all'operazione di presa in carico degli animali, di rimozione del materiale e di pulizia. L'uomo, che inizialmente si e' rifiutato di far entrare il personale, e' stato preso in carico dai servizi sociali del Comune, che lo hanno accompagnato all'Albergo Popolare.

CORRIERE FIORENTINO
18 MAGGIO 2010
 
Viveva in casa tra rifiuti, topi e gattini
«In una gabbia colma di sporcizia - racconta l’Enpa - le guardie hanno rinvenuto ben sei ratti di fogna che il signore accudiva come normali animali domestici»
 
 

Firenze - Intervento dell’Ente protezione animali (Enpa) e dei vigili urbani, in via Faentina, in un appartamento dove un uomo di 60 anni viveva tra i rifiuti e gli escrementi con 19 gatti non sterilizzati, tra cui quattro cuccioli nati da pochi giorni, cinque pappagallini, quattro conigli, nove criceti. «In una gabbia colma di sporcizia - si legge in una nota dell’Enpa - le guardie hanno rinvenuto ben sei ratti di fogna che il signore accudiva come normali animali domestici».

IL BLITZ CON UN'ORDINANZA - Le guardie dell’Enpa, insieme con polizia municipale, vigili del fuoco, servizi psichiatrici, igiene pubblica, servizi veterinari e Quadrifoglio, sono intervenuti per eseguire un’ordinanza «contingibile e urgente» del sindaco di Firenze Matteo Renzi. «Guardie zoofile e vigili del fuoco - spiega l’Enpa in un comunicato - sono entrati a fatica nell’abitazione, tanti erano i rifiuti di ogni genere e le masserizie presenti. Le camere totalmente al buio sembravano discariche piene zeppe fino al soffitto di centinaia di gabbie di ogni genere cosparse di cibo per animali e deiezioni, tanto che è stato necessario operare con maschere respiratorie».

«UNA PENSIONE PER ANIMALI» - Le guardie zoofile hanno chiesto e ottenuto il sequestro cautelativo degli animali per evitare loro animali ulteriori sofferenze dovute alla segregazione. Il proprietario, riporta l’Enpa, condivideva con loro tutto: dal cibo all’intera abitazione dove non è stato rinvenuto nè un letto nè i servizi igienici. «Il proprietario ha dichiarato che la sua è una pensione per animali - riferisce l’Enpa - Ora è seguito dai servizi sociali e l’abitazione, svuotata a fatica dai gatti da parte dei servizi veterinari, è stata disinfestata e liberata dai rifiuti da personale del Quadrifoglio. I topi, i conigli i volatili e i criceti sono stati affidati all’Enpa, i gatti ai servizi veterinari della Asl».


LA TRIBUNA DI TREVISO

18 MAGGIO 2010

 

Affama i serpenti, condannato

 

MORGANO (TV). Lo ha denunciato la moglie, accusandolo di affamare i serpenti di casa. Due pitoni a cui, secondo le accuse, non dava da mangiare da mesi, non dava da bere e neppure riscaldava. Per questo Alex Roncato, originario di Piombino Dese, in provincia di Padova, ma all’epoca dei fatti residente con la moglie a Morgano, è finito ieri mattina a processo.  L’uomo, accusato di maltrattamenti, è stato condannato dal giudice Gioacchino Termini a un’ammenda di 1.000 euro e al pagamento delle spese processuali.  I fatti contestati risalgono al novembre del 2008 quando la moglie presenta contro il compagno, che fa l’operaio, una querela accusandolo di una serie di comportamenti spiecevoli come arrivare a casa la sera ubriaco, spendere soldi per oggetti futili (malgrado non avesse grandi disponibilità economiche), intrattenere rapporti con studentesse (di cui ha trovato i messaggini sul cellulare). Fin qui, comunque, nessun reato. In calce alla querela, la violazione penale: l’uomo, ha affermato la moglie, avrebbe affamato gli animali domestici. E che animali: niente cane e niente gatto, ma due esemplari di pitoni custoditi in una teca. Animali che, ha spiegato la signora alle forze dell’ordine, il marito avrebbe omesso di curare lasciandoli senza cibo per mesi in quanto non aveva i soldi per comprare loro il cibo; inoltre non dava loro da bere e li privava anche del riscaldamento di cui i rettili hanno bisogno. La denuncia è arrivata in Procura che, dopo alcuni accertamenti, ha ritentuto di contestare all’uomo il pesante reato di maltrattamento di animali. Ieri mattina si è tenuto il processo conclusosi con la condanna di Roncato.


MB NEWS
18 MAGGIO 2010
 
Concorezzo (MB) Hanno rubato decine di animali, colti sul fatto grazie a una telefonata
 
Concorezzo (MB) - Hanno fatto razzia di animali da cortile rubandoli ad una casalinga. I ladri, beccati grazie ad una segnalazione, sono stati arrestati in una cascina dismessa.Domenica pomeriggio, poco dopo le 18, i carabinieri di Concorezzo hanno ricevuto una telefonata che segnalava strani movimenti nei pressi di una cascina teoricamente abbandonata lungo la provinciale Monza-Melzo. Quando la gazzella dei militari è arrivata sul posto, ha colto in flagrante tre uomini, tutti rumeni regolari, che trafficavano con capre, pecore, tacchini e conigli. Controllate le loro generalità e verificato che gli animali in questione risultavano rubati da una precedente denuncia, li hanno denunciati per furto.I tre, tutti coniugati e muratori di professione, si erano introdotti la stessa mattina nella proprietà di C.R., 48enne residente ad Agrate Brianza, che teneva gli animali nella sua cascina, liberi di pascolare tra le mura e senza scopo di lucro.

IL GAZZETTINO
18 MAGGIO 2010
 
Il sindaco salva tre gattini abbandonati
 
FONTANIVA (PD) - (M.C.) Un sacchetto della spazzatura chiuso e gettato all'ingresso del parco del Brenta in Contrà Belgio. Una cittadina che ha avvisato la Polizia locale che è intervenuta assieme al sindaco Marcello Mezzasalma. Salvati da morte certa tre gattini che erano rimasti quasi senz'aria e tra gli escrementi. L'episodio si è verificato domenica ed ha visto protagonista il primo cittadino di Fontaniva. «Dopo avere contattato Gianni Tonelotto e sua moglie, attivisti della Lega Nazionale per la difesa del cane - spiega Mezzasalma -, mi è stato consigliato di rivolgermi ad una volontaria specializzata e con un vero e proprio pronto soccorso in casa, con la quale abbiamo ripulito e poi rifocillato i gattini. Per uno il veterinario Simone Agostini ha proceduto ad una flebo di reidratazione. Ora attendono di essere adottati». Ma il sindaco sottolinea la gravità di comportamenti come questi. «Il maltrattamento di animali è sanzionato da norme penali e prevede l'arresto da tre mesi a un anno e multe da 3 mila a 15 mila euro. Chiedo a chiunque abbia informazioni in merito, di fornirle per riuscire ad individuare chi ha compiuto un gesto del genere. Ringrazio tutti coloro che hanno collaborato salvando i cuccioli».

IL GIORNALE DI RAGUSA
18 MAGGIO 2010
 
I maiali feriti sono stati posti in quarantena
RANDAGISMO: INDIVDUATI 5 CANI DEL BRANCO DI ANIMALI INFEROCITI
 
 
CLAUDIO ABBATE
 
Modica – Il Nucleo Antirandagismo della Polizia Municipale di Modica è già a lavoro per cercare di catturare nel più breve tempo possibile il branco di cani randagi che domenica pomeriggio ha “attaccato” un allevamento suino di contrada Santa Rosalia uccidendo due maiali (nella foto) e ferendone gravemente altri 26.Sul posto dell’aggressione sono intervenuti i veterinari dell’Asp di Ragusa e il personale della Dog Professional. I cani del branco che dovrebbero essere una ventina sono molto aggressivi tanto che nonostante la presenza di numerose persone non si sono allontanati dalla zona, per cui è stata predisposta una barriera anti-intrusione nell’allevamento.Gli agenti che hanno predisposto accorgimenti, per la cattura hanno già individuato cinque cani (tra cui il capo branco) che sono apparsi molto aggressivi. Nel frattempo per evitare che il sangue dei suini feriti possa causare aggressione tra gli stessi animali è stata predisposta la quarantena, mentre il Nucleo Antirandagismo tiene costantemente monitorata la zona per seguire i movimenti del branco.“Il nostro personale – dice il comandante Giuseppe Puglisi – è da lunedì mattina costantemente sul posto per riuscire a circoscrivere l’area di stazionamento dei cani randagi e, quindi, con l’ausilio della cooperativa specializzata potere passare alla loro cattura. Non stiamo risparmiando le nostre forze per riportare tranquillità tra i residenti”.

LA NUOVA SARDEGNA

18 MAGGIO 2010

 

Allarme randagismo in netto calo grazie ai cani di quartiere

 

Adriano Secci

 

IGLESIAS (CI). I cani di quartiere, simbolo di una nuova convivenza fra uomo e animale, rappresentano una valida alternativa alla lotta contro il randagismo e a tutti i problemi che ne derivano. La linea adottata è stata fatta propriadall’amministrazione comunale, che nel giro di pochi mesi è riuscita a debellare quasi del tutto quelle complicazioni dovute ai cani privi di padrone c hed ciroclavano per le vie della città e del tarritorio. Dapprima si è messo in funzione il meccanismo dell’anagrafe canina, che obbliga i proprietari dei cani ad un censimento e ad una microchipatura (procedura resa gratuita per invogliare i possessori degli animali), ma in seguito si è reso opportuno, considerato l’elevata incidenza numero di randagismo e le carenze delle strutture ricettive, di introdurre la cosiddetta figura del «cane di quartiere», che dopo esser stato sterilizzato, microchipato e considerato innocuo dai veterinari del servizio Asl 7, viene rilasciato nella medesima zona della città da dove è stato catturato. Saranno quindi i cittadini stessi a prendersene cura.  Il «cane di quartiere» è una valida alternativa alla vita di reclusione in qualche canile, che non solo consente un notevole risparmio sui costi di gestione, ma rende di certo migliore, la qualità della vita dell’animale stesso. «Si tratta di una scelta rivelatasi giusta ed educativa - spiega il sindaco Pierluigi Carta - l’adozione dei cani rinchiusi in un canile è molto rara, inoltre la spesa per il mantenimento è decisamente rilevante, basti pensare che nel canile consortile che si trova a Musei e dove in media vivono 200 cani, ognuno ha un costo di 2 euro al giorno, in un anno quindi la spesa si aggira intorno ai 140 mila euro. L’adozione del cane di quartiere, nel giro di pochi mesi ha definitivamente cancellato il fenomeno del randagismo e di tutti gli effetti collaterali che esso comporta. Finora sono state eseguite circa cento operazioni di questo tipo e ci accolliamo le spese di sterilizzazione dell’animale, per tutte quelle famiglie in difficoltà economica e che non potrebbero eseguire l’operazione. L’ordinanza ha pertanto in poco tempo portato dei risultati più che positivi, grazie anche alla collaborazione e all’ottimo rapporto della’amministrazione comunale con i veterinari della Asl 7».  La lotta al randagismo dunque è stata vinta e la città si è riscoperta in qualche modo più sicura, più pulita e con qualche fidato amico a quattro zampe in più, da coccolare.


VIRGILIO NOTIZIE
18 MAGGIO 2010
 
Oggi a Genova i funerali della guardia zoofila uccisa in servizio
Lipu: seguiamo indagini con in nostri legali
 
Si sono svolti oggi a Camogli, nel genovese, i funerali della guardia zoofila Paola Quartini, uccisa mercoledì scorso insieme al collega Elvio Fichera durante lo svolgimento di un servizio a Susissa, frazione di Sori, nel genovese. Una rappresentanza della Lipu-BirdLife Italia era presente questa mattina ai funerali, anche per consegnare alla figlia di Paola Quartini, Alice, l'encomio solenne attribuito a Paola dall'assemblea nazionale Lipu che si è svolta nei giorni scorsi a Sabaudia, e che è stata dedicato alla sua memoria. Paola Quartini ed Elvio Fichera si erano recati mercoledì scorso a Susissa, presso l'abitazione di Renzo Castagnola, in esecuzione di un provvedimento rilasciato dall'Autorità Giudiziaria e su delega di quest'ultima, per effettuare il sequestro dei cani del Castagnola detenuti in precarie condizioni igieniche. "Abbiamo dato incarico ai nostri legali - spiega in una nota l'associazione ambientalista - di seguire l'indagine al fine di valutare qualsiasi azione a tutela del lavoro professionale di Paola e dell'immagine della Lipu".

ASCA
18 MAGGIO 2010
 
GENOVA: LIPU AI FUNERALI DELLA GUARDIA ZOOFILA PAOLA QUARTINI
 
Roma - Una rappresentanza della LIPU-BirdLife Italia era presente questa mattina a Camogli (GE) ai funerali della guardia zoofila Paola Quartini, uccisa mercoledi' scorso insieme ad Elvio Fichera durante lo svolgimento di un servizio a Susissa, frazione di Sori, nel genovese.
La rappresentanza LIPU era guidata dal vicepresidente Fulvio Mamone Capria e composta dal Direttore generale Elena D'Andrea, dal Direttore Dipartimento Conservazione Natura Claudio Celada, dal responsabile volontariato Massimo Soldarini e da numerosi volontari delle delegazioni LIPU di Genova, Roma, Parma, Milano e Varese.
''Era nostro dovere essere presenti - ha dichiarato il vicepresidente LIPU Fulvio Mamone Capria - Abbiamo consegnato alla figlia di Paola Quartini, Alice, l'encomio solenne attribuito a Paola dall'Assemblea nazionale LIPU che si e' svolta nei giorni scorsi a Sabaudia, e che abbiamo dedicato alla sua memoria''.
''Abbiamo molto apprezzato il gesto della figlia Alice - prosegue il vicepresidente LIPU - di invitare le persone a non acquistare fiori per il funerale ma invece a raccogliere fondi per la LIPU, finalizzandoli al proseguimento delle attivita' dell'associazione come avrebbe voluto la mamma Paola''.
Paola Quartini ed Elvio Fichera - ricorda la LIPU - si erano recati mercoledi' scorso a Susissa, presso l'abitazione di Renzo Castagnola, in esecuzione di un provvedimento rilasciato dall'Autorita' Giudiziaria e su delega di quest'ultima, per effettuare il sequestro dei cani del Castagnola detenuti in precarie condizioni igieniche.''Abbiamo dato incarico ai nostri legali - conclude Mamone Capria - di seguire l'indagine al fine di valutare qualsiasi azione a tutela del lavoro professionale di Paola e dell'immagine della LIPU''.

IL SECOLO XIX
18 MAGGIO 2010
 
No, mamma non era preoccupata
 
SIMONE TRAVERSO
 
Provincia di Genova - «Mamma non era preoccupata. Tosta e serena, come al solito, non si era fatta convincere né dal suo capo nucleo della Lipu, Livio Franzone, né dalla nostra colf. Loro sì, erano in ansia. Le avevano consigliato di non andare a Sussisa. E lei, con il suo modo di fare schietto e determinato, aveva liquidato la faccenda suggerendo a tutti di prendere un ansiolitico o di bere una camomilla».Alice Bisso, 27 anni a luglio, figlia di Paola Quartini, il giovane viso scavato dal dolore, parla al Secolo XIX di quella «mamma un po’ speciale» che una tragedia assurda le ha portato via. Sul pianerottolo del palazzo di via Castagneto dove Alice viveva con la madre, davanti alla porta d’ingresso, uno stuoino a forma di gatto; in cucina il guantone da forno ha il musetto baffuto di un felino e immagini analoghe sono stampate sul grembiule di Paola, appeso accanto alla credenza. La sua vestaglia è stesa sul cuscinone dove Spock, il cane di famiglia, appoggia, con gli occhi tristi, una zampa. «Spock sente la mancanza di mamma – spiega Alice – e per consolarlo gli ho lasciato lì la vestaglia, con il suo profumo». Stefano, il ragazzo di Alice, fa una carezza a Spock. Pepe, Shira, Gattaccia, Ross e Alì, i cinque gatti randagi che Paola aveva raccolto in strada, fanno uno spuntino nelle loro ciotole.
Alice, qual è l’ultimo ricordo di mamma?
«Martedì pomeriggio eravamo andate all’Ipercoop di Bolzaneto. La spesa grossa la facevamo lì. Sapevo da tempo che lei si occupava della vicenda di Sussisa ma non ero più preoccupata del solito. Mamma era abituata ad affrontare situazioni difficili. Al ritorno la telefonata di Franzone. Anch’io, a quel punto, le avevo detto che era meglio rinunciasse. Ma la sua risposta mi ha tranquillizzata».
Poi?
«Alla sera sono andata da Stefano, che abita a Recco. Ho telefonato a mamma per darle la buonanotte. Le ho detto: mi raccomando, quando hai finito a Sussisa mandami un messaggio. Le ho mandato un bacio. È stato l’ultimo contatto».
Mamma Paola aveva un carattere particolare, vero?
«Eccome. Mi ha insegnato, fin da piccola, ad affrontare la vita con coraggio. Papà navigava, era spesso via per lavoro. Sono cresciuta con mamma. Una combattente. Anche contro il cancro al seno, che l’aveva colpita tre anni fa, ha lottato come una tigre. Due interventi, la radioterapia, i cicli di “chemio”. Mai un lamento, un attimo di debolezza. Ecco, lei era così. Mai arrendersi, mi diceva. Avanti, a testa alta».
La tragedia di cui è rimasta vittima mamma Paola ha scatenato dibattiti e polemiche sul ruolo delle guardie venatorie…
«Sì, e mi ha fatto male leggere cose non vere su di lei. Qualcuno ha scritto che era una semplice casalinga mandata allo sbaraglio, a compiere un’azione che non era di sua competenza. Non è vero niente. Badava alla casa ma il suo tempo lo spendeva, con generosità per le mille battaglie a favore dei “suoi” animali, dell’ambiente. Ero persino un po’ gelosa di quelle missioni, che la portavano via da me per intere giornate».
Qualcuno ha parlato di Paola come di un “personaggio scomodo”. Perché?
Perché lei si batteva fino in fondo per far rispettare la legge. Non faceva sconti a nessuno. E sosteneva le sue posizioni con convinzione. Non cedeva mai a compromessi. Era contro la sua natura. Una donna tutta d’un pezzo ma anche una mamma sempre presente. E un’amica dolcissima.
Come si fa a ripartire dopo quanto accaduto? Dove trova la forza per andare avanti?
Pensando a lei, a come affrontava la vita. Guarda avanti, mi ripeteva quando mi vedeva insicura e titubante. Farò così.

IL SECOLO XIX
18 MAGGIO 2010
 
Renzo non mi avrebbe mai voluto uccidere
Lo sfogo in ospedale dove la donna è ancora ricoverata
Giacomina Spaggiari difende il marito-assassino: «Quel proiettile mi ha colpito di striscio, non era diretto a me»
 
Marco Fagandini e Marco Grasso
 
«NON SO PERCHÉ l'ha fatto, non riesco a farmene una ragione. Ma di una cosa sono sicura: non voleva uccidermi. Non lo avrebbe mai fatto. Quella pallottola che mi ha colpito di striscio non era per me». Sono queste le parole che Giacomina Spaggiari, moglie di Renzo Castagnola, ha ripetuto nei giorni scorsi dall'ospedale. A riferirlo è Giancarla Castagnola, sorella dell'uomo che mercoledì scorso ha ucciso a colpi di pistola le guardie zoofile Elvio Fichera, 72 anni, e Paola Quartini, 55, e poi si è suicidato. Le parole dell'unica sopravvissuta di quella strage saranno verificate dai carabinieri, che hanno scoperto un settimo bossolo: il proiettile non è stato trovato. A chi era diretto?
La sorella di Renzo Castagnola nei giorni scorsi aveva preferito non rilasciare dichiarazioni. Questi giorni li ha passati nella sua casa di Capreno, sopra Sori: «Siamo tutti traumatizzati - racconta - Io ricordo Renzo come una persona buonissima, non come un uomo capace di fare cose del genere. Non ci vedevamo spesso, ma non mi risulta che avesse problemi di depressione». Su questo aspetto, i carabinieri stanno interrogando i cacciatori della zona, per capire quale fosse lo stato emotivo dell'uomo.
Gli inquirenti continuano a indagare su quello che è il movente che da subito è apparso più credibile: il sequestro della muta di cani, che le due guardie ambientali erano andati a comunicare al cacciatore, per i presunti maltrattamenti. «Mio fratello amava alla follia quegli animali - dice Giancarla Castagnola - Era quasi più attaccato a loro che alle persone. Non posso credere a quelle accuse».
Le indagini adesso si concentrano sulla dinamica della sparatoria. Saranno i risultati dell'esame balistico e delle analisi del medico legale Marco Salvi a chiarire gli ultimi dubbi. Una delle domande a cui si cerca una risposta è perché Castagnola abbia colpito la moglie. La donna, ricoverata al San Martino nel reparto maxillo facciale, è stata presa alla fronte per caso o era un bersaglio? O ancora: ha cercato di fermare la furia omicida dell'uomo? «Fin da subito la cognata ha escluso categoricamente la possibilità che Renzo volesse colpirla», conferma Giancarla Castagnola.
L'esame delle ogive cercherà di chiarire questi interrogativi. Renzo Castagnola ha consumato la strage con una Glock automatica, un'arma di uso anche militare di cui lui aveva un regolare permesso. La pistola ha 17 colpi. Dieci erano ancora nel caricatore, gli altri sono stati esplosi. Quattro hanno raggiunto la Quartini. Fichera ha tentato la fuga ma si è trovato in un vicolo cieco ed è stato freddato con uno sparo alla testa. Un colpo è servito a Castagnola per spararsi al cuore. Manca l'ultimo. Quello che spiegherà se quella strage doveva avere un'altra vittima.

ANMVI OGGI
18 MAGGIO 2010
 
PADOVA INAUGURA L’OSPEDALE VETERINARIO
 
Nasce a Padova l'Ospedale Veterinario, un servizio di assistenza veterinaria di tipo ospedaliero nell'ambito della Facoltà di Medicina veterinaria dell'Università di Padova. L'ospedale costituirà un centro di referenza per la cura delle malattie degli animali da compagnia e del cavallo e fornirà servizi di Pronto soccorso 24 ore su 24, ricovero, consulenza specialistica nelle diverse discipline della medicina veterinaria, terapia intensiva, laboratorio analisi.L'Ospedale veterinario dell'Università di Padova, che conta un'equipe di circa 30 medici, sarà inaugurato il 19 maggio 2010 alle 11,30 ad Agripolis, Legnaro (Pd).«Si tratta di un ospedale veterinario didattico - sottolinea il professor Maurizio Isola, direttore della nuova struttura -, ovvero di una struttura dove nella cura degli animali i medici saranno affiancati dagli studenti futuri veterinari, così da fornire, assieme ai servizi assistenziali, un didattica di qualità».L'ospedale è attivo da un paio di mesi, ovvero da quando ha ricevuto la visita della European Association of Establishments of Veterinary Education (EAEVE), un'associazione che si occupa di migliorare la qualità dell'insegnamento della medicina veterinaria in Europa, la quale ha riconosciuto il nuovo centro ospedaliero idoneo all'attività.Esistono pochissimi ospedali veterinari in Italia, quasi tutti situati in ambito universitario, a Torino, Bologna e Bari, mentre uno solo è privato, l'ospedale Anubi di Moncalieri (To). A questo oggi si aggiunge l'ospedale veterinario di Padova, una struttura di riferimento super partes rispetto alle preesistenti cliniche veterinarie private sul territorio, non in competizione con esse, ma in rapporto di collaborazione e consulenza specialistica.

IL GAZZETTINO
18 MAGGIO 2010
 
L’INAUGURAZIONE Domani presentazione di una struttura veterinaria unica nel Nordest
Apre il super ospedale per animali
 
PADOVA - Lottano contro traumi, fratture, mal di cuore, disturbi di stomaco, patologie oftalmiche, dermatiti, acciacchi neurologici. Sono cavalli, cagnolini, gatti, mucche, vitelli, canarini, conigli, maiali: tutti alla ricerca della salute perduta.Animali d'affezione, soprattutto, ma non mancano capi d'allevamento: sono oltre 3.500 i "pazienti" che ogni anno varcano le soglie di uno speciale polo sanitario. E non importa se usano una grammatica non codificata dai dizionari, se nitriscono, abbaiano, miagolano, muggiscono, cinguettano. Pure loro hanno il sacrosanto diritto all'assistenza: ci pensa l'Ospedale veterinario universitario, unico del Nordest, centro interdipartimentale nel campus di Agripolis articolato in molteplici servizi, dalla medicina generale all'ortopedia, dalla neurologia alla neurochirurgia, dalla dermatologia alle malattie infettive e parassitarie.Le ultime specialità arrivate in ordine di tempo a ingrossare le fila delle prestazioni erogate dalla singolare struttura sono nefrologia ed emodialisi insieme a terapia intensiva e pronto soccorso: aperto 24 ore su 24, quest'ultimo dispone di dieci "posti letto" e permette di effettuare ricoveri. Il centro dispone di apparecchiature dedicate alla diagnostica, nei suoi ambulatori è possibile effettuare radiografie, densitometrie, colonscopie, tac. Taglio del nastro domani da parte del magnifico rettore Giuseppe Zaccaria (ore 11.30, Aula magna del Pentagono in viale dell'Università a Legnaro) per l'Ospedale degli animali che strizza l'occhio alla didattica oltre a fornire assistenza nell'ambito della facoltà di Medicina veterinaria.Al suo interno presta servizio un'équipe di trenta camici bianchi. «Nella cura, i medici - anticipa il direttore Maurizio Isola - saranno affiancati dagli studenti futuri veterinari, così da fornire assieme ai servizi di assistenza una formazione di qualità».Il centro sanitario per Fido & C. - attivo da un paio di mesi, ovvero da quando ha ricevuto la visita dell'European association of establishments of veterinary education (Eaeve), l'ente preposto a riconoscerne l'idoneità e decretarne l'operatività - dispone anche di una piccola unità mobile che consente di prestare assistenza a domicilio.La struttura possiede inoltre una sala attrezzata per le necroscopie. Sul fronte della ricerca, avviato uno studio sull'insufficienza renale nel cane e la conseguente possibilità di effettuare trapianti anche nei quattrozampe.

LEGGO
18 MAGGIO 2010
 
Cani, gatti, animali domestici e cavalli potranno usufruire di un nuovo servizio di Pronto Soccorso
 
LEGNARO (PD) - Cani, gatti, animali domestici e cavalli potranno usufruire di un nuovo servizio di Pronto Soccorso. Nasce a Padova l’Ospedale veterinario, nel polo universitario dell’Agripolis a Legnaro, che fornirà assistenza 24 ore su 24 alle malattie degli animali da accompagnamento. Il nuovo polo garantirà pronto soccorso, ricovero, consulenza specialistica, terapia intensiva e laboratorio d’analisi. In Italia esistono pochissimi centri di questo tipo: Torino, Bologna, Bari e uno privato a Moncalieri (To). In tempi di crisi e tagli per gli atenei italiani, l’ospedale veterinario è stato costruito su una struttura che già 15 anni fa doveva ospitare l’innovativo polo per curare gli animali. I pazienti a quattro zampe potranno essere accompagnati in qualsiasi momento, come in un normale complesso ospedaliero, con costi uguali a tutti gli altri studi (secondo le tariffe regionali). Al suo interno ruoteranno una trentina di medici veterinari, con la possibilità di coniugare la cura per i quadrupedi alla formazione degli studenti del Polo dell’Agripolis.
Il pronto soccorso che verrà inaugurato domani si trova all’ingresso del complesso di Legnaro. «La speranza è quella di fare assistenza e didattica di qualità - spiega il professore Maurizio Isola - non vogliamo metterci in competizione con i veterinari locali, ma lavorare in sinergia con loro».

ADN KRONOS
18 MAGGIO 2010
 
Emergenza Fido e Micio, un pronto soccorso per 4 zampe
 
Roma -  A Roma un vero e proprio pronto soccorso per cani, gatti e altri animali.
 
VIDEO

IL GAZZETTINO
18 MAGGIO 2010
 
Fuffi sta male? Corri in ospedale
 
PADOVA - Fuffi sta male? Corri in ospedale. Non in un ambulatorio veterinario qualsiasi o in una clinica privata, proprio un ospedale vero e proprio dove, se serve, ci sono pure la rianimazione, la tac, il laboratorio analisi e veterinari che sono professori universitari e mentre curano, insegnano agli studenti a fare al meglio la professione. Non siamo negli Usa, ma a Padova dove l’Università, o meglio la Facoltà di Veterinaria, ha dato vita ad una iniziativa (che sarà inaugurata domani mattina ad Agripolis) che ha pochi precedenti: 30 camici bianchi, strutture all’avanguardia e possibilità di avere un servizio quasi da "umani".Del resto cosa non si fa per gli amici animali. Quando entrano in casa diventano parte della famiglia e per il loro benessere c’è chi proprio non bada a spese. Secondo il rapporto Eurispes, tra il 2001 e il 2007, la quota per il mantenimento degli animali da compagnia è cresciuta del 30 per cento e oggi si è assestata a livello nazionale sui 2,4 miliardi di euro l’anno. Del resto pure in fisco agevola la passione degli italiani per gli animali da compagnia, visto che è possibile detrarre dall’imposta lorda il 19 per cento delle spese veterinarie sostenute sulla parte che eccede l’importo di euro 129,11 e nel limite massimo di euro 387,34. Non è moltissimo, ma è senza dubbio un segnale d’attenzione.Ma l’ospedale è un’altra cosa e costituirà un centro di referenza per la cura delle malattie degli animali da compagnia e del cavallo, fornirà servizi di Pronto soccorso 24 ore su 24, ricovero, consulenza specialistica nelle diverse discipline della medicina veterinaria, terapia intensiva, laboratorio analisi.Un ospedale per gli animali, ma come tiene a precisare il suo direttore, il professor Maurizio Isola, un "ospedale didattico", per insegnare ai futuri veterinari a fare al meglio la propria professione. «Questa è la novità - sottolinea il professor Maurizio Isola - É una struttura dove nella cura degli animali i medici saranno affiancati dagli studenti futuri veterinari, così da fornire, assieme ai servizi assistenziali di buon livello anche una didattica di alta qualità».Esistono pochissimi ospedali veterinari in Italia, quasi tutti situati in ambito universitario, a Torino, Bologna e Bari. Naturalmente le prestazioni non sono gratis, ma sono paragonabili a quanto si pagherebbe in una struttura privata. «Il nostro spirito non è quello di fare concorrenza - sottolinea il direttore - ma si interagire e collaborare con i privati». I "posti letto" sono 10 per cani, una dozzina per gatti, più la stalla per i cavalli, ma si possono accogliere anche altri animali, dal criceto al serpente.

VARESE NEWS
18 MAGGIO 2010
 
CANTON TICINO
Cagnolino salvato dal torrente in piena
Era finito con un capriolo in un burrone dopo un inseguimento. Per l'altro animale, recuperato, dai rocciatori della protezione animali, non c'è stato nulla da fare
 
 
 
Brutta avventura per un capriolo e un cagnolino, rimasti intrappolati su un masso nel mezzo del torrente Trodo (Canton Ticino) in piena. I due animali, probabilmente a causa di un inseguimento, sono caduti in un burrone e rimasti intrappolati tra le rocce e la corrente. Recuperarli non è stato affatto semplice tanto da richiedere l'intervento dei rocciatori della Protezione animali di Bellinzona. La squadra di esperti, insieme a tre ispettori e un guardiacaccia, è riuscita a raggiungere i due animali con un intervento spettacolare: il primo ad essere stato portato in salvo è stato il cane, un Border Collie nero, che se l'è cavata con un grosso spavento. La bestiola è stata imbragata e portata a riva grazie ad una speciale attrezzatura in dotazione alla Spab.
Con la stessa è stato poi recuperato anche il capriolo, un esemplare di maschio adulto, che nella caduta ha però riportato una frattura alla colonna vertebrale, trauma che purtroppo gli è stata fatale.
Conclusa l'operazione gli uomini della Spab hanno invitato i proprietari dei cani a "voler prestare la massima attenzione durante le passeggiate nei boschi e nei prati, proprio per evitare episodi come questo. In questo periodo inoltre stanno nascendo i cuccioli di capriolo che non vanno toccati, pena il loro abbandono da parte della madre".

AGRIGENTO NOTIZIE
18 MAGGIO 2010
 
Circo "Orfei" a Villaseta, show per grandi e piccini
 
Villaseta (AG) - Quarto giorno di spettacolo per gli acrobati e gli animali protagonosti del circo "Orfei" a Villaseta. Per la regia di Stefano Orfei, il figlio della grandissima Moira, sulla pista si sono alternati domatori di leoni e tigri, elefanti, giraffe e ippopotami per la gioia dei più piccoli, ma anche dei più grandi che ancora non disdegnano la bellezza di questa antica attrazione. Entusiasmante e interessante il numero dei trapezisti; il circo "Orfei" vanta anche la presenza del trapezista più piccolo d'Europa, che ha solo 12 anni. La compagnia rimarrà in città fino al 24 maggio.
Fotogallery

NET1 NEWS
18 MAGGIO 2010
 
Myke Tyson, nuova dieta e nuovo sport
 
NEW YORK - Myke Tyson è tornato. Non sul ring, almeno non ancora, ma comunque sotto i riflettori. Adesso è diventato vegano e alleva piccioni viaggiatori. La sua nuova dieta che comprende esclusivamente verdure lo ha rimesso piuttosto in forma: ha perso 23 chili e si dichiara molto tranquillo. Le foto del suo nuovo fisico stanno facendo il giro delle riviste americane, come anche i segreti del suo nuovo regime alimentare, che pare sia imperniato intorno al tofu, il formaggio di soia. Invece per quanto riguarda il suo nuovo sport, allevare e far gareggiare piccioni viaggiatori, "Iron Mike" ha già trovato un ingaggio: la rete televisiva Animal Planet gli dedicherà un reality, Taking on Tyson, in cui seguirà la sua passione e lo metterà a gareggiare contro altri allevatori esperti.

LEGGO
18 MAGGIO 2010
 
SALVA IL CANE DAI BINARI:
MUORE TRAVOLTA DA TRENO
 
Si è fiondata sulle rotaie per salvare il suo cane Zeus, ma ha avuto la peggio ed è stata travolta da un treno in corsa. E' accaduto domenica pomeriggio vicino Leeds, in Gran Bretagna, precisamente nei pressi della stazione di Morley. Natasha Elliott, ragazzina di soli 16 anni, stava passeggiando con il suo ragazzo e con il cane, quando quest'ultimo ha iniziato a camminare sui binari: Natasha si è accorta che stava per accorrere un treno, e si è affrettata a mettere in salvo Zeus, ma le è rimasto un piede incastrato tra le rotaie e il treno l'ha travolta. L'intera cittadina in cui viveva Natasha, che abitava con suo padre (sua madre era morta nove anni fa) è rimasta sotto choc per l'accaduto. "Era una stupenda persona e una ragazza sempre sorridente, ci mancherà", ha detto il preside della sua scuola al Sun.

GIORNALE DI VICENZA
18 MAGGIO 2010
 
Bassano, Dino a due passi dal centro
AVVISTAMENTO. Alle prime luci dell'alba ha raggiunto la pianura. Un operaio ieri mattina ha avuto un incontro ravvicinato con il plantigrado vicino ai "Due mori" e l'ha inseguito con l'auto
 
Lucio Zonta
 
Bassano (VI). L'orso Dino, più che mai affamato e che ha individuato negli asini le prede preferite, è sceso fino alla periferia di Bassano. Erano quasi le cinque di ieri mattina quando un operaio che si recava al lavoro, transitando lungo la Campesana, ha notato il poderoso animale procedere lungo la stradina che collega l'albergo ristorante Alla Corte all'ex trattoria Ai Due Mori. L'operaio, un quarantenne che stava raggiungendo un'azienda della Valbrenta, s'è avvicinato in auto e ha seguito l'animale per qualche centinaio di metri. L'orso però ha trovato un varco, abbandonando la strada maestra per infilarsi in un bosco e far perdere le proprie tracce.L'operaio ha dato prontamente l'allarme: della vicenda sono stati interessati la Polizia di Stato, l'ispettore capo del Corpo forestale, Mauro Rossi, e le guardie provinciali. L'allerta, pur immediata, non ha dato frutti. Dino, come tutti gli orsi, è un animale notturno che evita accuratamente il contatto con l'uomo; se mai gli capita di fare un "brutto incontro", fugge e torna a nascondersi tra i boschi.
Grande e grosso, lascia impronte visibilissime, ma scorgerlo è una rarità.
Certo è che di Dino si parla parecchio, perché l'animale non si decide a tornare nel suo habitat naturale.
Non saziato dai vegetali e dalle cortecce, non disdegna gli animali. A farne le spese, nelle ultime settimane, fra l'Altopiano e il Bassanese, sono stati gli asini. Due notti fa ne ha sbranati un paio in contra' Casoni, poco sopra Caluga, entrando nel recinto di Franco Tosin. Sembra che nella notte tra domenica e lunedì, prima cioè di essere visto e seguito dall'operaio, Dino sia tornato nel recinto per riprendere il pasto banchettando con uno degli animali uccisi poche ore prima. Poi è sceso a valle, arrivando a un paio di chilometri dal centro storico di Bassano.
È da diverso tempo che Dino si muove sulle colline e sulle montagne del Vicentino, cambiando repentinamente direzione e riuscendo a non farsi scorgere.
I suoi movimenti sono stati costantemente monitorati dalla Polizia provinciale e dalle guardie del Corpo forestale.
La gente però ha paura: le brutali uccisioni degli asini hanno lasciato molto sconcerto, e non solo tra i proprietari degli animali. Dell'orso si continua a parlare, e coloro che abitano ai margini delle zone boschive sperano che l'animale ritrovi finalmente la strada per il Trentino o il Bellunese, luoghi dai quali è partito dopo essersi svegliato dal letargo. Molto probabilmente Dino, affamato, non ha trovato all'inizio della primavera il necessario nutrimento nelle piante e ora si sfama di animali, attaccando in particolar modo gli asini.
Dino, che sembrava un ricordo nel Bassanese dopo il passaggio di fine marzo, è invece tornato nel comprensorio in modo dirompente anche passeggiando, poco prima dell'alba, nella zona di S. Eusebio, a due passi dal Ponte degli alpini.
Gli esperti continuano a tranquillizzare la cittadinanza: l'orso per l'uomo non rappresenta il benché minimo pericolo, e i danni materiali comprovati vengono rimborsati dagli enti pubblici.
La vicenda dovrebbe concludersi quando Dino troverà una compagna, la cui ricerca pare renderlo così irrequieto.
Nel frattempo i proprietari di animali domestici che abitano nelle zone limitrofe ai boschi rischiano ogni mattina di trovarsi con qualche sorpresa sgradita; le autorità consigliano perciò di tenerli per quanto possibile custoditi e al riparo.

IL GAZZETTINO
18 MAGGIO 2010
 
LA PROVOCAZIONE "Il plantigrado fa pubblicità all’Altopiano"
 
Silvano Bordignon
 
Provincia di Vicenza - Ieri mattina, in un bar di Bassano, alcune persone hanno letto delle ultime gesta dell’orso "Dino", riportate dalla stampa locale. “Sta battendo tutti i record, quindici articoli in un mese, ed è un animale; neanche Zaia ha avuto tanta attenzione” - ha sogghignato uno. “Per me è tutta pubblicità voluta da quelli dell’Altopiano - ha aggiunto un altro - lì sono in una stagione morta, ed adesso tutti parlano di loro; tanta gente curiosa va in montagna e riempie rifugi e ristoranti. Questo plantigrado per loro è una manna; vuoi vedere che se lo sono andati a cercare?” Però... C’è un "però" avanzato da un terzo avventore: “Ancora una volta noi veneti siamo dei provinciali - indica - Sapete perché? Perchè tutti stanno parlamdo dell’orso venuto da fuori e tutti lo difenderlo, come Galan. Ed i nostri animali? I nostri poveri ‘mussi’ sbranati, perchè non li ricordiamo, perchè non li difendiamo? Solo perchè non sono ’foresti’, ma ’indigeni’? Ancora una volta siamo i soliti pantaloni”. Saggezza popolare. E intanto ‘Dino’ si è guadagnato anche oggi un articolo in più. 

LA TRIBUNA DI TREVISO

18 MAGGIO 2010

 

L'Altopiano dichiara guerra a Dino

 

RUBBIO DI CONCO (Vi). Che si baci i plantari se non gli è arrivata ancora una schioppettata, che meglio non gli poteva andare: ha il fanclub, il governo dalla sua, gira per l’Altopiano con una scorta dei forestali e non è nemmeno simpatico, non qui almeno. Inoltre è un impunito. Ieri mattina è tornato a finire il pasto che aveva cominciato la sera precedente. Giù la mani da Dino naturalmente, che nessuno tocchi Dino (per altri Odino, più nibelungico e meno buzzatiano) cosa che anche qui si dicono e ripetono i bravi montanari ai quali è stato intimato a mezzabocca: «Non gli toccate un pelo a quell’animale che sennò finite in un mare di guai». Non un omicidio, ma poco meno. È così che funziona in montagna, questo quello che la gente vorrebbe dire e non può: Dino gira con l’auto blu, è un Vip e in più un lazzerone, un orso di Stato con licenza di uccidere e con l’opinione pubblica dei «zaleti» dalla sua parte. «Zaleti» sono simpaticamente chiamati i turisti-cittadini, gialli quando arrivano, abbronzati quando partono. Così va qui, finché dura, finché saranno i cittadini a decidere e finché a farsi male sono solo gli asini. Rubbio di Conco dunque, 1000 metri sul livello del mare, dove l’Altopiano s’inoltra con una specie di prora sulla pianura vicentina e da cui, nei giorni buoni, Bruno Medé sostiene di vedere il Casinò di Venezia.  Rotolando si arriva direttamente a Bassano. Casa Tosin è a 500-600 metri sul mare, ancora un poco e Dino poteva scendere e ordinarsi una «tagliatella» al Ponte degli Alpini.  All’alba di domenica, dunque, è arrivato da nonsisadove, si è fermato e ha scelto due asini, cucciolo e madre della mezza dozzina che il signor Franco Tosin tiene per utilità e che, come lui, in molti da queste parti allevano in quanto animali miti, per niente esigenti, abituati a vivere con quello che trovano e che più nessuno usa più per il trasporto, animali che ripagano i padroni «tenendo netà el bosco»; puliscono il sottobosco insomma, impediscono ai rovi di infestare i sentieri e tengono bassa l’erba delle radure meglio e più di un giardiniere inglese.  «Le capre no - spiega Bruno Medé - quelle mangiano la corteccia e fanno morire le piante». Ecco la ragione dell’insospettabile popolazione di asini dalle nostre parti, ecco spiegata la fissità del menù di Dino che, dal risveglio ad oggi, ha scannato 14 equini e tre pecore soltanto.  L’altra sera, i cani di casa Tosin se ne sono infischiati. Se l’hanno sentito hanno girato il muso dall’altra parte. Sappiano i fans di «coccolino amoroso» e dei vari vezzeggiativi, che un orso adulto di quattro anni non è un peluche caldo e morbidoso, pesa 200 chili, ha unghie lunghe 10 centimetri e mascelle micidiali. Quando mangia la preda poi non si cura che sia viva o morta, preferisce le parti molli e comincia dalla pancia. Così Dino ha fatto l’altra sera, con un asinello di due anni e la madre di 10. Per fermare la madre, con una zampata le ha strappato via due chili di coscia, per il resto la bestia che si poteva vedere ancora ieri sotto casa Tosin era intatta, se non per il fatto che era vuota delle interiora, completamente sviscerata e ridotta a cassa toracica.  Dino ha predato all’alba di domenica, ha mangiucchiato un po’, quindi ha aspettato che le guardie forestali facessero i loro rilievi, ha atteso che le acque si calmassero e 24 ore dopo è tornato sul posto per finire il pasto, l’asina, dato che il piccolo non l’ha ha toccato, forse perché pensa di farci una terza puntata questa mattina, forse.  Franco Tosin piange le sue bestie come si deve piangere degli animali, con compassione e senza strepiti e non si fa illusione sugli indennizzi: «Mi hanno detto che devo portare il certificato dell’antirabbica e che per i soldi le bestie devono avere il microchip». A Rubbio neanche i cani hanno il microchip, figurarsi gli asini, o i mufloni e i cervi che il signor Ampelio alleva nel suo agriturismo, asini e pony compresi ovviamente. Lui ha messo la corrente elettrica sul reticolato ma sa che con quel pelo l’orso nemeno la sente, ecco la necessità che s’avanza nei sussurri l’ipotesi impossibile negata appena detta di una schioppettata risolutrice.  «Qui sta per partire una guerra» avvertono i previdenti, «attenzione che quell’orso finisce in tecia se non fanno qualcosa».  «Ho vacche e vitelle giovani, le vacche si difendono magari, ma le giovani no - spiega Bruno Medè - io non posso tenerle in stalla, a meno che il governo non mi regali due camion di biada».  Tedeschi e austriaci sparano per molto meno: «Bruno», l’italiano che veniva dal Trentino, è stato giustiziato il 26 giugno del 2006 per colpe inferiori a quelle attribuite al cugino Dino, da quelle parti un orso si pone fuori dalla legge quando ha troppa confidenza con gli uomini, si avvicina alle case e ruba dalla ciotola ai cani. Gli sceriffi forestali della contea bavarese di Miesbach gli spararono alle 4,50 di mattina vicino al lago Spitzing in territorio tedesco, la sentenza di morte delle autorità austriache seguì di un giorno quella emessa dai tedeschi ad animale già morto. Il casino esplose solo in Italia.  E dio non voglia che si ripeta in versione nostrana. Galan ha già promesso anatema e maxima ingiuria per chi tocca l’animale, gli ambientalisti strillano e da Facebook 15 mila militanti della natura sono pronti a dilagare per ottenere vendetta nel caso succedesse qualcosa a Dino.  Il sito avverso («Ammazziamo Dino») raccoglie a malapena una quarantina di scettici peraltro già minacciati di sanguinose rappresaglie. E alla sofferenza degli asini nessuno pensa? Sì, dicono gli animalisti, ma vuoi mettere quella di Dino, è un animale selvatico, mica lo si può portare a scuola di buone maniere, è innocente e incorrotto, il suo nemico e l’uomo.  Dino raccoglie le forze poderose di tutti coccolini amorosi, il «pet people» dell’occidente cremoso, con quelle non meno temibilii dei neo-pagani adoratori del culto di Gaia per i quali la Terra è un organismo vivo minacciato da un solo virus: l’uomo.


IL PICCOLO GORIZIA

18 MAGGIO 2010

 

Qualcosa su cui sparare

 

Voglio rispondere a Lucio Falcone che ha scritto sulla proposta del ministro Brambilla di abolire la caccia. Per lui difendere caccia e cacciatori significa anche mantenere i posti di lavoro nelle fabbriche italiane che producono armi. Concordo perfettamente con Falcone. Senza questo cosidetto "sport" , i lavoratori delle fabbriche di armi resterebbero senza lavoro. D'altra parte suggerisco che, invece di sparare ai poveri animali indifesi, i cacciatori si sparino tra di loro. Così si eliminerebbero individui sanguinari che sadicamente godono delle sofferenze altrui. E i rimanenti, potrebbero convertire la loro voglia di usare armi sparando magari al tiro al piattello. Sport molto più sano ed intelligente. Le fabbriche di armi, inoltre, visto il decrescere della richiesta, potrebbero convertire le loro tecniche per costruzioni più utili alla società. Perchè, signor Falcone, non si preoccupa piuttosto delle migliaia e migliaia di famiglie che sono senza lavoro in fabbriche che sono sempre l'orgoglio nazionale ma non producono armi ? Bruno Paolucci San Canzian d’Isonzo


VIVI CORATO
18 MAGGIO 2010
 
Cinghiali nel parco. Il video delle Guardie giurate per l'Ambiente
 
Durante un servizio mirato a sorprendere bracconieri a caccia di cinghiali nel parco nazionale dell'Alta Murgia le Guardie giurate per l'Ambiente della LIDA si sono trovate loro stesse sulle orme dei selvatici. Dell'incontro è stato realizzato, con non poche immaginabili difficoltà, un video per permettere di comprendere e vedere questo imponente animale selvatico. Il cinghiale (Sus scrofa Linnaeus, 1758) è un mammifero artiodattilo della famiglia dei Suidi e da sempre considerato al contempo una preda ambita per la sua carne ed un fiero avversario per la sua tenacia in combattimento, in virtù di questo strettissimo legame con l'uomo il cinghiale appare assai frequentemente, e spesso con ruoli da protagonista, nella mitologia di moltissimi popoli, e solo nel corso del secolo passato ha cessato di essere una fonte di cibo di primaria importanza per l'uomo, soppiantato in questo dal suo discendente domestico, il maiale. Originario dell'Eurasia e del Nordafrica, nel corso dei millenni il cinghiale è stato a più riprese decimato e reintrodotto in ampie porzioni del proprio areale ed anche in nuovi ambienti, dove si è peraltro radicato talmente bene, grazie alle sue straordinarie doti di resistenza ed adattabilità, che al giorno d'oggi viene considerato una delle specie di mammiferi a più ampia diffusione e risulta assai arduo tracciarne un profilo tassonomico preciso, in quanto le varie popolazioni, originariamente pure, hanno subito nel tempo l'apporto di esemplari alloctoni o di maiali rinselvatichiti.

GAZZETTA DI REGGIO

18 MAGGIO 2010

 

Nei campi i danni degli animali e quelli provocati dalla caccia

 

Claudio Corradi

 

E’ cronaca recente un nuovo dibattito politico sull’abolizione della caccia. Da un lato la si ritiene oggi anacronistica, perché non è più indispensabile al sostentamento dell’uomo, mentre dall’altro ci si lamenta del fatto che i naturalisti accusino solo la caccia ma non la pesca o addirittura gli allevamenti.  Discorsi veramente molto vecchi che da sempre coinvolgono direttamente e indirettamente il mondo agricolo che di fatto si trova da un lato a subire i danni provocati dalla selvaggina e in altri casi quelli provocati dai cacciatori. Sono in effetti noti i danni che gli animali selvatici possono provocare alle colture, e in particolare ai giovani impianti di vite o fruttiferi, e che impongono ai produttori, e talvolta anche agli enti, una serie di costi aggiuntivi per permettere di proteggere la loro attività dai danni di lepri, caprioli o altro ancora. Ma un secondo aspetto che tocca direttamente i coltivatori in tempo di caccia è rappresentato dalla presenza dei cacciatori e dei loro cani nei campi coltivati. Presenza inquietante ovviamente solo nei casi in cui questi manifestano una certa prepotenza di comportamento che parte dal parcheggiare l’auto in una posizione di intralcio fino all’avvicinarsi oltre i limiti a strade, abitazioni e fabbricato passando anche fra l’inciviltà di sparare fra i filari di vite in tempo di raccolto e nel momento in cui la gente è nei campi a lavorare. Non è corretto generalizzare ma sono frequenti i casi in cui il cacciatore, forte del fatto di aver pagato una licenza, si sente autorizzato a far quel che vuole. E’ in questi casi che viene da pensare a oasi di caccia dove gli appassionati di questo «sport» possano liberamente sfogarsi senza dar fastidio a nessuno. I cacciatori in Italia rappresentano l’1,2% della popolazione e l’Emilia Romagna è la quinta regione per numero di cacciatori contandone circa la metà della Toscana, due terzi della Lombardia e poco meno di Lazio e Veneto. A livello di densità di cacciatori la nostra regione si attesta al 9º posto con 2,65 cacciatori per chilometro quadrato di superficie. I dati Istat più recenti evidenziano però un aspetto molto interessante del fenomeno, che sta registrando una drastica riduzione del numero di cacciatori che a livello nazionale in vent’anni si sono dimezzati. Nelle campagna la presenza dei cacciatori è tuttavia ancora molto sentita e pare proprio che ad abbandonare la caccia siano proprio i cacciatori «nobili» che non vogliono assolutamente essere confusi con quelli «arroganti».


JULIE NEWS
18 MAGGIO 2010
 
Continuano ricerche coccodrillo nel casertano
 
CASERTA - Vigili del Fuoco, personale del Corpo Forestale dello Stato di Caserta e Roma, esperti del  settore di Roma e Napoli, ispezioneranno nelle prossime ore a bordo di imbarcazioni il lago di Falciano del Massico, nel Casertano, alla ricerca del coccodrillo che un pescatore sostiene di avere avvistato alcune settimane fa nel corso di una battuta di pesca.
"Dopo le piogge ed anche l'abbassamento delle temperature dei giorni scorsi - spiega il comandante provinciale del Corpo Forestale di Caserta, Nicola Costantino - riteniamo che se l'animale è davvero presente nel bacino lacustre, dovrebbe 'farsi vivo'".  Le ricerche del coccodrillo o dell'alligatore, avvistato per la prima volta da un pescatore del luogo, in passato dipendente di un circo e addetto proprio alla cura dei coccodrilli, non hanno dato fino ad ora alcun esito e la zona continua ad essere interdetta alla pesca ed anche al turismo, sulla base di un'ordinanza del sindaco del piccolo centro del Massico.

IL GAZZETTINO
18 MAGGIO 2010
 
L’oggetto più folle è senza dubbio il collare da un milione e 800 mila dollori ..
 
L’oggetto più folle è senza dubbio il collare da un milione e 800 mila dollori in coccodrillo, con diamanti e uno zaffito da 8 carati e mezzo. Ma i più poveri possono ripiegare su un oggetto più modesto, "solo" 280mila euro per qualche brillantino e pietre dure. Il "lusso-animale" non conosce limiti e dalla cuccia con il riscaldamento al cappotitno firmato dallo stilista di grido ci si può sbizzarrire. I più previdenti optano per il collare con localizzatore, più o meno quello che usa anche l’orso Dino, anche se è l’abbigliamento che attira. La novità del momento è però la lavatrice per cani in arrivo anche in Italia: 33 minuti di lavaggio. Alla fine il pelo profuma ed è morbido come un piumino.

IL TIRRENO

18 MAGGIO 2010

 

Costretto a cambiare casa per colpa di un cane

 

Scrivo per raccontare una vicenda assurda e irreale. Vivo a Fucecchio (FI) dalla nascita, in aperta campagna, in un luogo stupendo e incontaminato. I problemi sono iniziati quando adiacente la mia proprietà si è insediata una famiglia con cui sono iniziate subito controversie approdate in tribunale. Cause civili e penali. Quello che colpisce è come l’autorità giudiziaria che spesso viene criticata si sia attivata nella vicenda ma senza risolvere il problema principale: il cane.  Direte voi un cane... che problema sarà mai un animale. Io sono stato costretto due anni fa a trasferirmi e ad abbandonare la mia abitazione perché la situazione era ed è diventata intollerabile non tanto per il clima di vicinato quanto per il continuo e incessante abbaiare di questo cane. È impensabile convivere con un cane che, abbandonato 24 ore su 24, da otto anni abbaia sotto le finestre.  Il Tribunale di Empoli a settembre 2009 ha emesso una sentenza che ha visto i miei vicini condannati per molestie e disturbo causato dall’abbaiare del loro cane. Pensavo che la sentenza avesse messo la parola fine alla vicenda per tornare nella mia abitazione. No, la sentenza e 5 anni di attesa non sono serviti a nulla.  Nell’ottobre 2009 ho inoltrato una nuova denuncia alla procura che si è attivata immediatamente inviando polizia provinciale e polizia municipale a visionare lo stato dei fatti. Siamo a maggio 2010 e della vicenda non si nulla, malgrado continue chiamate a carabinieri e vigili urbani. - Lettera firmata


LA PROVINCIA DI COMO

18 MAGGIO 2010

 

Ho acquistato un coniglio nano: qual è la giusta alimentazione?

 

Ho appena comprato un coniglietto nano e vorrei sapere qual è l'alimentazione giusta. Grazie.
Matteo
Risponde il veterinario Luca Tagliabue
Negli ultimi anni, il coniglio, tradizionalmente allevato a scopi commerciali per le sue carni e la pelle, ha assunto il ruolo di animale da compagnia. L'alimentazione del coniglio nano richiede un giusto apporto di fibra, proteine, carboidrati, vitamine e minerali, che si ottiene attraverso una alimentazione varia. L'alimento principale dovrebbe essere costituito da fieno di buona qualità, che deve essere somministrato avvalendosi dell'apposita rastrelliera, in modo che il coniglio non lo calpesti e che non si inquini con feci e urine. Questo alimento di base deve essere integrato mediante la somministrazione di pellets di erba medica. Verdure (carote, sedano) e vegetali freschi possono essere utilizzati, ma non devono essere bagnati o freddi, e devono essere introdotti gradualmente nella dieta, dal momento che, spesso, questi conigli vengono allevati, prima della vendita, con alimentazione secca e non sono adeguatamente "svezzati" all'alimentazione verde. L'uso di granaglie non è indicato, in quanto tale tipo si alimento, particolarmente ricco di carboidrati, può favorire fermentazioni intestinali anomale, spesso pericolose per il coniglio. Completano la dieta degli integratori di sali minerali e vitamine, che possono essere aggiunti all'acqua di bevanda, che deve sempre essere lasciata a disposizione.

 

 

            18 MAGGIO 2010
VIVISEZIONE - SPERIMENTAZIONE


 


 
GALILEO
18 MAGGIO 2010
 
Il modello mucca
Uno studio anglo-americano fornisce una rappresentazione delle dinamiche dei bovini per studiare le variabili associate alla produzione di latte
 
La matematica arriva in soccorso degli allevatori di bestiame. I ricercatori della Clarkson University (Usa), insieme ai colleghi della University of Oxford (Gb), hanno infatti studiato attentamente il comportamento collettivo di una mandria di mucche – esattamente come si fa con i banchi di pesce o gli sciami di insetti - elaborando un modello utile per migliorare la qualità della vita e la produttività degli animali. Nella ricerca, pubblicata su arXiv, ogni mucca è rappresentata da un oscillatore: ciascun animale compie un'azione a intervalli regolari (l’oscillatore è un modello caro a matematici e fisici, e può essere visualizzato come una molla che si estende e si comprime in maniera ciclica, in un’alternanza di stati). Inoltre, gli studiosi hanno ipotizzato che una mucca assuma la stessa posizione scelta dai suoi vicini, rendendo gli oscillatori non più indipendenti ma accoppiati tra loro.
Lo studio ha preso in esame le principali attività giornaliere di una mucca: mangiare, riposare a terra e tenersi in piedi. I ricercatori hanno inizialmente considerato la dinamica del singolo bovino, e si sono successivamente concentrati sul comportamento collettivo della mandria con un particolare interesse per la sincronia delle azioni compiute dalle mucche. Il modello sviluppato dall’équipe anglo-americana ha così individuato un collegamento non banale tra questa sincronia e l’entità dell’accoppiamento sperimentato dai bovini: se questo è troppo forte, il livello di sincronia delle attività diminuisce con conseguenze negative sulla produzione di latte.
Questo spiegherebbe l'osservazione, fatta spesso da molti allevatori, che quando, durante l’inverno, le mucche vengono sistemate nella stalla, se lo spazio non consente a tutti gli animali di riposarsi a terra simultaneamente questo si ripercuote sulla quantità e qualità di latte prodotto da ogni mucca. Il nuovo modello potrebbe dunque permettere una stima del livello di accoppiamento ottimale – qui inteso come le dimensioni minime di una stalla per il bestiame – per non incorrere in cali di produttività.
 
torna alla pagina iniziale bairos@tin.it torna all'archivio della rassegna stampa