19 GENNAIO 2010

IL TIRRENO

19 GENNAIO 2010

 

Abbaiava troppo, avvelenato

 

Marlo Puccetti

 

CALCINAIA (PI). Giorgio non c’è più. Nonostante le amorevoli cure prestate il bel esemplare di Cocker Spaniel si è rassegnato definitivamente alla cattiveria dell’uomo. Teatro dell’inquietante storia una elegante villetta a schiera alla periferia di Fornacette. Una normale coppia Giovanni e Valentina con l’incommensurabile amore per i cani. Da Zorro il capostipite della famiglia canina dopo vari corteggiamenti con l’amata Trilli erano nati 5 cuccioli tra cui Giorgio e Olimpia rimasti a rallegrare la vita anche delle 2 figlie della coppia Laura e Chiara. Questa armonia è stata interrotta nei giorni scorsi scorso quando Giorgio ha cominciato a sentirsi male. Inappetenza, vomito e diarrea. Corsa contro il tempo dal veterinario che ha subito riscontrato i sintomi dell’avvelenamento e il ricovero immediato per una terapia d’urgenza: una mente crudele e senza scrupoli lo aveva avvelenato. Un gesto che avrebbe potuto avere ancora più tragiche conseguenze considerando che il giardino è frequentato dalle bambine e soprattutto la più piccola di nemmeno 2 anni avrebbe potuto, con l’incosciente curiosità dei piccoli, portare alla bocca uno di quei croccantini. Il veterinario ha iniziato la profilassi per gli altri 3cani che stavano manifestando gli stessi sintomi. E’ stata avvertita l’associazione nazionale per la protezione animali Uno dei croccantini sotto accusa verrà esaminato dall’Istituto zooprofillattico di Pisa per determinare il tipo di veleno usato. Nel frattempo il veterinario ha avvertito la Polizia provinciale E’ stata chiamata l’Entomox per la bonifica del giardino e la denuncia è stata presentata ai carabinieri. Le indagini partiranno dopo l’esito dell’esame sul reperto prelevato, si cercherà di individuare il negozio dove è stato acquistato il quantitativo del veleno che sembra preparato da una mano esperta. Ad avvalorare la tesi di una ritorsione, nelle settimane precedenti l’accaduto, alcune persone in modo più o meno esplicito o riportando le lamentele in terza persona, avevano manifestato il disappunto per l’abbaiare dei cani che non lasciavano riposare. Inoltre sempre nella zona sono morti per avvelenamento diversi gatti. C’è, presumibilmente, una mente disturbata che cerca di risolvere i propri problemi attaccando vigliaccamente queste indifese bestiole e mettendo a repentaglio, come in questo caso, anche la vita umana.


IL RESTO DEL CARLINO
19 GENNAIO 2010
 
Lega il cane a un albero e se ne va in Tunisia
Un tunisino di 46 anni ha legato il suo pastore tedesco all'albero davanti alla sua abitazione a Bagno, poi è partito per un mese. L'animale è stato liberato dalla polizia municipale
 
Reggio Emilia - Legato a un albero e dimenticato. Se il cane è il migliore amico dell’uomo, spesso non è vero il contrario.Lo ha scoperto a sue spese un pastore tedesco legato per un mese a un albero davanti a un’abitazione di via Cigarini 3 in una zona di campagna a Bagno.Sabato, gli agenti della polizia municipale sono intervenuti per liberarlo. Il proprietario, un tunisino di 46 anni residente in quella palazzina, se n’è andato lasciando l’animale legato nell’aia, senza dire a nessuno di accudirlo.I vicini di casa, anche loro tunisini, impietositi dalle condizioni dell’animale e vedendo che nessuno si prendeva cura di lui, hanno cominciato a dargli da mangiare nella speranza che il suo padrone tornasse.Ma dopo un mese del 46enne nessuna traccia. Intanto le condizioni del cane peggioravano. Intorno all’albero si è venuto a creare uno strato di fango ed escrementi maleodoranti. Questo stato di abbandono ha anche reso aggressivo l’animale.La situazione è diventata veramente insostenibile. I vicini hanno cominciato ad avere pena e contemporaneamente paura del cane soprattutto per i loro bambini che giocano nell’aia.Così hanno deciso di avvisare il proprietario della casa che, non appena ha visto la situazione in cui versava il cane, dopo aver cercato invano di rintracciare il tunisino, ha deciso di chiamare la polizia municipale.Sabato, quando gli agenti sono intervenuti, hanno trovato l’animale in condizioni spaventose.Oltre al fango e agli escrementi che circondano il cane, gli agenti hanno notato anche la “cuccia” che il tunisino prima di andarsene aveva allestito per il pastore tedesco.Con tre reti da letto arrugginite aveva creato le pareti e con dei prezzi di plastica aveva dato una fatiscente copertura a quel giaciglio artigianale.Gli agenti hanno liberato il cane da quello stato di abbandono e lo hanno condotto nel canile di Reggio in via Felesino dove è stato curato con affetto.La polizia municipale ha tentato di contattare il padrone dell’animale che però si è reso irreperibile.Su di lui pende una denuncia per maltrattamento e abbandono di animale. Ora il pastore tedesco aspetta di avere un nuovo padrone che gli faccia scordare questo mese...da cani.

LA GAZZETTA DI REGGIO

19 GENNAIO 2010

 

Lager di animali e miseria Un vertice per le tre donne che vivono nella discarica

 

Elisa Pederzoli

 

GUASTALLA (RE). «Giovedì faremo un summit con tutte le forze che sono intervenute, servizi sociali compresi, per decidere il modo migliore di intervenire, nell’interesse degli animali ma anche delle persone». Così il sindaco di Guastalla, Giorgio Benaglia, dichiara all’indomani del blitz nella casa lager di via Castellazzo.  Una striscia di terra tra due larghi canali, nelle campagne nebbiose di San Giacomo. E’ questa l’area in cui, non si sa da quanto, vivevano stipati in mezzo ai rifiuti decine e decine di animali. E, forse, con loro anche le tre donne: la madre 71enne e le due figlie di 41 e 36 anni.  Ma su quest’ultimo punto bisognerà fare chiarezza: impossibile, infatti, riuscire ad immaginare che tre persone potessero riuscire a vivere in mezzo a quell’ammasso indistricabile di oggetti e sporco. Certamente, quella piccola casa colonica e l’area cortiliva adiacente erano diventati la prigione fatiscente e coperta di escrementi di 10 cani, 8 gatti e altrettanti conigli, 28 capre, 2 pecore, una decina di pavoni e un gran numero di altri volatili.  I tre cani più mal ridotti sono stati trasferiti, già domenica, al canile di Novellara. Si tratta di tre femmine: un meticcio di bracco di circa 8 anni, che era stato fatto vivere in una cassa di plastica, con tanto di coperchio; un pastore tedesco di 10 anni con due tumori mammari e una otite degenerata e un incrocio di barboncino, affetto da una grande ernia e alcuni tumori mammari già ulcerati. «Cani docili e buonissimi» assicurano dal canile. Con loro al canile è stato portato anche un gatto, che presentava brutte ferite agli orecchi.  Gli altri animali, per il momento, restano in via Castellazzo. Dove i volontari di Legambiente e gli agenti della Municipale e quelli Provinciali intervenuti domenica hanno provveduto a migliorare per ciascuno le condizioni di vita, in attesa di una nuova collocazione.  Prima di trasferirli, infatti, i veterinari dell’Ausl devono accertarne le effettive condizioni di salute.  Sullo sfondo di questa vicenda c’è la situazione personale delle tre donne. Che, ufficialmente, risulterebbero disoccupate e sostenute solo dalla misera pensione della madre e dai mercatini che le figlie allestivano.  «Adesso è necessario inquadrare bene la situazione - evidenzia Benaglia - Queste persone sembrano vivere qui da anni, ma da giugno, da quando siamo subentrati noi, non risultano denunce e nemmeno richieste ai servizi sociali. Col summit di giovedì decideremo insieme da che parte iniziare per arrivare a una soluzione».


AGI

19 GENNAIO 2010

 

CANI DA COMBATTIMENTO DALLA ROMANIA, SEQUESTRO A RAPALLO

 

Chiavari (Genova) - Sette mastini sono stati posti sotto sequestro dalla Guardia di Finanza di Rapallo che ha denunciato una coppia di rumeni residenti a Timisoara. Il sequestro e' avvenuto la settimana scorsa dopo che i cuccioli di douge de bordeaux erano stati trasferiti tramite un carrello dalla Romania alla cittadina ligure ma la notizia e' trapelata solo ora, riportata da un quotidiano genovese ("Corriere Mercantile"). Le indagini, confermate dagli atti in Procura e dal verbale di sequestro della Brigata di Rapallo che, in collaborazione con la compagnia di Chiavari ha denunciato per ricettazione e maltrattamento di animali Daniela Sorina Jebelean, 44enne di Timisoara e un 34enne, Ilie Tundrea anch'egli residente a Timisoara.. Il traffico illegale di animali e' stato bloccato prima che i due potessero vendere i cuccioli di appena 60 giorni. Secondo gli inquirenti i passaporti degli animali, anche a seguito di una verifica del veterinario della Asl 4 chiavarese, sarebbero falsi. Cinque cuccioli (tre maschi e due femmine) sono stati sequestrati cinque giorni fa - dopo il sequestro di altri due esemplari avvenuto la settimana precedente - sono stati dati in custodia temporanea ad un privato cittadino di Rapallo. Gli esemplari sequestrati hanno tutti il pedigree e sono considerati cani da combattimento anche se di origine docile. Titolare dell'indagine il sostituto procuratore Gabriella Dotto della Procura presso il Tribunale di Chiavari.


Animalieanimali
19 GENNAIO 2010
 
I CUCCIOLI SEQUESTRATI AL TRAFFICO IN PORTO SARANNO MESSI ALL'ASTA
Proposta del Corpo Forestale dello Stato
 
Ancona - Saranno messi all’asta i 43 cuccioli di cani di razza sequestrati l’altro giorno al porto di Ancona. Un’asta pubblica a cui potrà partecipare chiunque avesse intenzione di portarsene a casa uno o più di uno e che sarà disposto a fornire la massima offerta. Lo ha deciso il Corpo forestale dello Stato di Ancona a cui sono stati affidati i cuccioli dopo la brillante operazione messa in campo da Agenzia delle Dogane e Guardia di finanza. Ora manca soltanto il disbrigo delle pratiche burocratiche e il via libera della procura: «Una volta ottenuto il verbale di dissequestro non credo che la procura abbia nulla in contrario affinché si vada ad effettuare questa asta pubblica — spiega il comandante provinciale della forestale, Piero Possanzini — per cui in tempi brevi saremo in grado di organizzarla. Quei cani ora sono divisi in due gruppi, uno è al canile di Falconara e un altro è destinato ad una struttura di Pesaro e lì resteranno in attesa che saranno messe in piedi le due aste divise per territorio che ovviamente gestiremo direttamente noi. Non saranno adozioni gratuite, si tratta di cani di razza ed è giusto che tutti abbiamo le stesse possibilità di portarseli a casa. Il ricavato? Sarà la procura stessa a gestirli».
I 43 ESEMPLARI (tra cui un gatto di due anni) stanno molto meglio rispetto al giorno del ritrovamento dentro le anguste gabbie. Alcuni di essi soffrivano di denutrizione, inappetenza, verminosi ecc., ora sono stati accolti e curati nelle migliori condizioni possibili tanto che nessuno appare in serio pericolo di vita. Ieri una parte degli animali è stata trasferita nella struttura Animal House di Pesaro, gli altri sono rimasti al canile Anita di Falconara, in via delle Caserme. Sono visitabili, ma non possono per alcun genere essere affidati ai cittadini, fino a quando non saranno dissequestrati e messi all’asta. Il più piccolo ha appena quattro settimane, il più grande dieci settimane e appartengono ad una vasta serie di razze: Golden Retriever, Labrador, West Highland, Bulldog, Pincher, Cocker, Pastore tedesco, Yorkshire, Chihuahua, Maltese, Beagle, Jack Russell, Volpino e alcuni meticci. I cani erano stati prelevati in Polonia da un cittadino polacco residente in Grecia che si stava imbarcando a bordo di un traghetto diretto proprio a Patrasso. L’uomo, denunciato per maltrattamenti, ha raccontato agli inquirenti delle Dogane e delle Fiamme Gialle di averli comprati o ricevuti da privati. I cuccioli, tuttavia, viaggiavano con documentazioni irregolari, con i microchip non impiantati sotto la cute e senza vaccinazioni regolari.
Sulla vicenda interviene l’Enpa, l’ente nazionale protezione animaali: «Il sequestro di Ancona è solo l’ultimo di una lunga serie — afferma il presidente Carla Rocchi —. Non più tardi di un mese fa, commentando il sequestro a Tarvisio di 100 cuccioli importati illegalmente, sollecitai il Parlamento italiano a ratificare la Convenzione di Strasburgo e a potenziare così gli strumenti repressivi previsti dal nostro ordinamento».

NEWS ADMIN.CH

19 GENNAIO 2010

 

Inquirenti scoprono contrabbando di cani

 

Alcuni annunci su Internet hanno richiamato l'attenzione delle autorità sul commercio illegale di cani esteri. La SA ha dunque avviato un'inchiesta che ha consentito di smascherare il contrabbando di un'allevatrice di cani proveniente dalla Svizzera orientale. Nel giro di cinque mesi la donna ha importato illegalmente dodici cani di varie razze. La maggior parte degli animali non era vaccinata contro la rabbia né dotata del prescritto microchip. La donna vendeva i cani importati illegalmente ad ignari cinofili. Oltre ad essersi resa colpevole di un'infrazione alla legge sulle dogane e alla legge federale concernente l'imposta sul valore aggiunto, l'allevatrice è accusata anche di infrazione alla legge sulle epizoozie. Dovrà pagare una multa salata.In occasione delle indagini la SA ha potuto contare sul supporto del servizio veterinario del Cantone di San Gallo.In linea di massima tutti gli animali importati dall'estero soggiacciono all'imposta sul valore aggiunto, pertanto i viaggiatori devono dichiararli spontaneamente per il trattamento doganale. In aggiunta a ciò, al momento del passaggio del confine occorre provare che sui cani trasportati sono state effettuate tutte le vaccinazioni necessarie, al fine di proteggere gli effettivi di animali indigeni.Inoltre, dal luglio del 2002 di principio è vietata l'importazione in Svizzera di cani con coda e/o orecchie recise. L'amputazione o lo stringimento delle orecchie e/o della coda dei cani è un intervento particolarmente doloroso. La perdita di queste parti anatomiche impedisce all'animale di comunicare con gli altri cani. In Svizzera tale intervento contrario alla protezione degli animali è perciò vietato.Al confine l'Amministrazione federale delle dogane controlla che le prescrizioni doganali, ma anche quelle relative alla protezione degli animali e alla lotta contro le epizoozie, vengano ottemperate.Tuttavia, tra il 2005 e il 2009 gli inquirenti doganali hanno dovuto avviare complessivamente 453 procedure penali contro trasgressori di vario tipo: dalla nonna che dalle vacanze all'estero porta a casa un cane al commerciante di cani senza scrupoli che, sui piazzali dei parcheggi in Svizzera, vende ad «amanti» di cani cuccioli con orecchie e/o coda recise trasportati nel bagagliaio. Spesso lo stato di salute di queste bestiole è pessimo.Per maggiori informazioni consultare l'opuscolo «Viaggio con il mio cane o il mio gatto»


CORRIERE TICINO
19 GENNAIO 2010
 
Importati illegalmente 12 cani
Multa salatissima per un'allevatrice sangallese
 
BERNA - È stata presa con le mani nel sacco l'allevatrice sangallese che, in cinque mesi, ha importato in Svizzera, dai Paesi dell'Est, 12 cani di razze diverse, ma con due punti in comune: non erano vaccinati contro la rabbia e non erano dotati di microchip.La donna sceglieva e comprava i cani via internet e poi li introduceva in Svizzera, dove li vendeva ad amatori ignoranti, in aereo. A dirlo la Direzione generale delle dogane che, in un comunicato, precisa che l'allevatrice dovrà pagare una multa salatissima per violazione delle norme doganali e dovrà pure rispondere di violazione della legge sulle epizoozie. L'inchiesta che ha permesso di bloccare il traffico è stata condotta dai doganieri in collaborazione con l'Ufficio del veterinario cantonale di San Gallo.È interessante notare che, tra il 2005 e il 2009, in Svizzera sono state aperte 453 procedure per l'importazione illegale di canidi.

OGGI TREVISO
19 GENNAIO 2010
 
SI IMPOSSESSA DEL GATTO E POI SPARISCE, LA PROPRIETARIA FA UN ESPOSTO ALLA POLIZIA
 
 
 
Treviso – Nei mesi scorsi la donna, residente a Casale sul Sile, aveva affisso in un negozio di animali un annuncio in cui diceva di cedere dei gattini di razza Maine Coon. A distanza di mesi, e quando i gattini erano già stati venduti tutti tranne uno, è arrivata una chiamata.Dall’altra parte della cornetta una donna che diceva di volere uno dei gatti. La signora di Casale sul Sile ha risposto dicendo che non ne aveva più a disposizione, l’unico cucciolo rimasto lo voleva tenere per sé.Nonostante questo la donna che aveva risposto all’annuncio le si è presentata a casa, ha insistito finché è riuscita a farsi consegnare il gattino di sette mesi – Chang il nome (in foto) -: l’accordo era di tenerlo per un periodo di una settimana in prova, passata la quale sarebbe spettato alla proprietaria decidere se farglielo tenere oppure no.Così è andata, la donna si è portata via il gattino, ma poi ha fatto perdere le sue tracce. Si è negata al telefono per mesi, tant’è che ora la proprietaria della cucciolata ha deciso di rivolgersi alla polizia e di avviare un’azione legale per riottenere il gatto.Stando all’esposto la donna che si sarebbe impossessata illecitamente del gatto risiede in piazza San Vito a Treviso. 

SENZA COLONNE

19 GENNAIO 2010

 

Al Paradiso è caccia all'avvelenatore dei cani del rione

 

 

 

Brindisi - Sissy ha undici anni e nel giro di due mesi è stata avvelenata per ben due volte: la prima con ossa di pollo bagnate di diserbante, la seconda con polpette al veleno. Il suo padrone Raffaele Melacca fa un appello all’ignoto responsabile chiedendogli di lasciar vivere la sua amata cagnolina: «Non  so se questo gesto è diretto alla mia Sissy o se è il risultato del randagismo che c’è in giro. Io so solo che la mia bestiola per due volte, nel giro di due mesi ha ingerito veleno. L’ultima dose due settimane fa e ancora non si è ripresa. Aspetto il risultato dei prelievi e poi farò denuncia contro ignoti alla polizia». Raffaele Melacca, ieri, ha deciso di rendere pubblica la sua triste esperienza sperando che chi si fa autore di questi gesti venga colto da un minimo di compassione. Sissy, il bastardino entrato nel mirino dell’ignoto malfattore, è stata trovata undici anni fa da Raffalele Melacca, in un cassonetto dell’immondizia. Era stata abbandonata subito dopo essere stata messa al mondo. «L’ho presa subito con me e le ho prestato tutte le cure di cui aveva bisogno. Da allora non ci siamo mai separati». La famiglia Melacca vive in piazza Tommaseo al quartiere Paradiso.Raffaele porta a spasso Sissy tutte le volte che la cagna deve fare i suoi bisogni ma anche per fare semplici passeggiate all’aria aperta.


IL MATTINO DI PADOVA

19 GENNAIO 2010

 

Cane azzanna due fratelli, un carabiniere gli spara

 

Silvia Bergamin

 

VILLA DEL CONTE (PD). Cani di grossa taglia liberi di girovagare e aggredire a Villa del Conte: ieri mattina, hanno azzannato due giovani e pure un carabiniere, che ha messo in fuga il cane più indemoniato sparandogli a una zampa. Un 25enne è finito all’ospedale, ne avrà per 5 giorni.  E’ capitato ad Abbazia Pisani, in via Commerciale. Giancarlo Ravarotto, 54 anni, stava tagliando alcune piante insieme ai figli Luca, 25 anni, e Michele, 26 anni. Padre e figli sono di Cadoneghe, stavano eseguendo i lavori nella loro abitazione di campagna. Al loro arrivo, avevano subito notato che c’era qualcosa di strano: nel pollaio si erano trovati di fronte diverse galline ammazzate. Subito avevano addebitato il fatto a qualche animale, passato di lì in cerca di prede. Poi si erano concentrati sui loro lavori.  Alle 11, la brutta sorpresa: Giancarlo si accorge che un cane, dal pelo corto e nero - molto somigliante a un rottweiler - si dirige di corsa verso il figlio minore, Luca. Il cane non è affatto mansueto o pauroso, è arrabbiato, sembra quasi voler marcare il territorio e si scaglia contro il malcapitato, colto tra l’altro alla sprovvista, azzannandolo ad un polpaccio.  Assistendo a quella scena, il padre lancia subito l’allarme e chiama i carabinieri; sul posto si precipita una gazzella dalla caserma di San Martino di Lupari. Nel frattempo, il grosso cane batte apparentemente in ritirata.  Passa una decina di minuti, nel luogo dell’aggressione ci sono i tre Ravarotto e i due carabinieri, che cercano di ricostruire la vicenda. Ed ecco che tutti e cinque vedono nuovamente il cane “nero” avventarsi contro di loro, più che mai infuriato; con lui, un altro cane, di taglia media, pelo bianco, lungo. I due cani si avvicinano e iniziano ad abbaiare contro gli uomini, sono inferociti. Ma non si limitano ad abbaiare, vogliono anche mordere; a partire è sempre il cane nero, che va ad azzannare il braccio sinistro di Michele: un morso tutt’altro che soft, a limitare i danni, fortunatamente, ci pensa l’imbottitura del giubbotto, che lo salva.  Non è finita: i cani se la prendono anche con i due militari, il “nero”, ancora una volta, prende di mira uno dei carabinieri, cerca di morderlo. Ma il carabiniere non ci sta: estrae la pistola dalla fondina e spara un colpo, mirando alla zampa sinistra.  Ferito e zoppicante, il cane nero si dà una calmata, inverte la sua corsa e batte in ritirata. A quel punto, Luca viene accompagnato dai familiari al pronto soccorso, dove i medici gli medicano la ferita al polpaccio. Per lui cinque giorni di prognosi. Ed è caccia al branco, dileguatosi nel frattempo tra i campi.


IL TIRRENO

19 GENNAIO 2010

 

SMARRIMENTO

 

LIVORNO - SMARRITA PALLINA.  È scappato un cane Shih-zu che risponde al nome “Pallina”. Per avvistamenti tel. al n. 3270637833

 

http://persietrovati.blogspot.com/2010/01/livorno-smarrito-cane-shi-tzu-femmina.html


IL FATTO ONLINE

19 GENNAIO 2010

 

Processo Gebbione. Corse e scommesse clandestine sui cavalli

 

REGGIO CALABRIA - Il boss Nino Labate gestiva un giro di scommesse candestine su corse di cavalli, altrettanto clandestinamente organizzate. Tra le altre attività illecite della cosca, quella delle scommesse sui cavalli pare garantisse alla famiglia ingenti entrate. Per questo Nino labate si recava spesso anche a Messina, dove era in "affari" con i clan della "Giostra",  quartiere messinese a ridosso dell'omonimo viale, zona conosciuta alle forze dell'ordine proprio per le corse clandestine di cavalli. Il boss accompagnava personalmente i suoi fantini a Messina si occupava, a volte anche personalmente, di raccogliere i soldi puntati nelle scommesse clandestine. Tutti questi elementi sono stati riconosciuti durante il processo Gebbione ed inseriti nei verbali del giudice per le indagini preliminari. Secondo il GIP, le gare avvenivano proprio a Messina, su strade pubbliche che le cosche provvedevano a chiudere al traffico, ed intorno alle corse gravitavano scommesse clandestine  di centinaia di migliaia di euro. Il GIP ha anche riconosciuto in Antonio Labate il vertice dell'organizzazione criminale. A disposizione della famiglia c'era una vera e propria scuderia, nella quale i cavalli si allevavano e soprattutto venivano trattati con terapie farmacologiche che ne aumentavano le capacità agonistiche. Al di sotto di Labate operavano un gruppetto di persone, che gestivano la scuderia e soprattutto il dopng degli animali, tra loro anche un docente universitario della facoltà di veterinaria. del gruppo facevano parte Cassone Filippo, nipote del boss, Ielo Pietro, Roberti Roberto, Gambello Santo e Diara Francesco. Il docente è Iannelli Nicola, veterinario qualificato, che aveva il compito di fornire consigli sul doping ai cavalli e soprattutto di procurare i farmaci presso le strutture ospedaliere. La sentenza di primo grado ha confermato sostanzialmente l'intero impianto accusatorio del procuratore DDA Antonio De Bernardo.


AGI
19 GENNAIO 2010
 
IPPICA: A S. CARFAGNA PREMIO PROVINCIA PG 'UN ANIMALE PER LA VITA'
 
Perugia - Va a Sergio Carfagna, allevatore di Assisi e proprietario di cavalli da trotto, il premio 'Un animale per la vita' assegnatogli per essersi "distinto per il comportamento ammirevole nei confronti del proprio 'amico animale', il pluridecorato Iglesias". Lo ha deciso il presidente della Provincia di Perugia, Marco Vinicio Guasticchi, nell'ambito del progetto 'Provincia amica degli animali'. La targa di merito va a coloro che "hanno manifestato e testimoniato con costanza, abnegazione, passione e sacrificio che il rapporto tra uomo e animale puo' avvenire nel profondo rispetto per la vita di quest'ultimo, riconoscendone l'alto valore sociale, confermando il suo pieno diritto di cittadinanza nella nostra comunita'". "Una storia, quella di Iglesias, che ha tenuto - ha detto Guasticchi - con il fiato sospeso tutta Italia non solo gli appassionati di ippica. Un cavallo, astro nascente del trotto internazionale, che e' riuscito a superare ostacoli di varia natura, legati alla scomparsa e successivo ritrovamento in condizioni fisiche disperate ed ora di nuovo in pista pronto ad affrontare nuove sfide e confrontarsi con il cronometro in maniera egregia. Un evento - prosegue ancora - a lieto fine che accende i riflettori sull'ippica e sulla nostra regione ancora purtroppo sprovvista di un ippodromo o di un centro polifunzionale fortemente vocata allo sviluppo dell'allevamento e alla pratica di attivita' equestri. Un mondo che coinvolge circa 5mila persone, oltre a costituire un importante volano economico per il nostro territorio. Il premio 'Un animale per la vita' consacra la tenacia e la professionalita' del proprietario e allevatore di cavalli da trotto, Sergio Carfagna - conclude Guasticchi- da sempre impegnato nella valorizzazione del patrimonio ippico e ambientale della nostra regione".
Secondo Carfagna "nessuna carica istituzionale e' stata cosi' vicina al nostro mondo come la Provincia di Perugia". Iglesias nel marzo dello scorso anno era stato rapito a Licola, in Campania, dove si trovava per un periodo di riabilitazione. I carabinieri di Sant'Anastasia lo hanno ritrovato, dopo oltre un mese, legato esternamente al cancello di una azienda agricola del luogo. Cinque anni, figlio del francese Ganymede e della finlandese Forever Kemp, Iglesias e' stato restituito al suo proprietario, Sergio Carfagna, 54enne umbro. Vincitore di cinque Gran Premi, Iglesias, e' stato ben presto ribattezzato il cavallo di 'San Francesco' per essere nato e cresciuto a piedi della Basilica di Assisi e coccolato da Padre Danilo Reverberi, 53enne frate francescano.

CORRIERE DEL MEZZOGIORNO
19 GENNAIO 2010
 
Il campione allevato davanti alla basilica di assisi da un francescano
Iglesias rapito a Licola e poi ritrovato premiato come «animale per la vita»
Il riconoscimento al proprietario del cavallo
 
IGLESIAS
 
Un piccolo, simbolico, risarcimento per tutti i capelli bianchi che gli son venuti nel periodo del rapimento del suo pupillo. Un pupillo a 4 zampe chiamato Iglesias, campione di trotto sequestrato a Licola un anno fa, e poi ritrovato. Lui è il proprietario e allenatore di Iglesias, Sergio Carfagna, che ha ottenuto il premio «Un animale per la vita», per l’anno 2009, conferitogli dalla Provincia di Perugia. La targa di merito viene assegnata - riferisce una nota dell’ente - a coloro che «abbiano manifestato e testimoniato con costanza, abnegazione, passione e sacrificio che il rapporto tra uomo e animale può avvenire nel profondo rispetto per la vita di quest’ultimo, riconoscendone l’alto valore sociale, confermando il suo pieno diritto di cittadinanza nella nostra comunità». «Una storia, quella di Iglesias - ha detto Guasticchi - che ha tenuto con il fiato sospeso tutta Italia, non solo gli appassionati di ippica». LA DOLOROSA VICENDA - Iglesias nel marzo dello scorso anno era stato rapito a Licola, in provincia di Napoli, dove si trovava per un periodo di riabilitazione in riva al mare. I carabinieri di Sant’Anastasia lo hanno ritrovato, dopo oltre un mese, legato esternamente al cancello di un’azienda agricola del luogo.
PALMARES - Il cinque anni Iglesias è un campionissimo, ben conosciuto agli appassionati di ippica: in carriera ha vinto cinque Gran premi (Marche, Marangoni, Città di Firenze, Città di Padova e Città di Torino) che gli sono valsi un bottino di 250.000 euro e un record sul miglio a media di 1 minuto 12 secondi e 2 decimi al chilometro, Iglesias, è stato ribattezzato il cavallo di «San Francesco» per essere nato e cresciuto a piedi della Basilica di Assisi e coccolato da padre Danilo Reverberi, frate francescano appassionato di cavalli. Dopo un periodo di speciali cure riabilitative, sarà in pista giovedì prossimo all’Ippodromo dei Pini di Follonica.

LA SICILIA
19 GENNAIO 2010
 
Donna non sfamava e non curava i propri cani multata di tremila euro, confiscati gli animali   
 
DAVIDE QUATTROCCHI
 
Acireale (CT) - Aveva abbandonato i propri cani affamati, malati e moribondi: per questo il Tribunale di Acireale ha condannato una signora di Aci S. Antonio, C.M.V. di 48 anni, al pagamento di una sanzione di tremila euro per il reato di "abbandono di animali" come previsto dall’articolo 727 del codice penale. La vicenda risale ormai a tre anni fa: i poveri animali sopravvivevano da tempo in condizioni precarie e i vicini della signora avevano tentato di sfamare gli amici a quattro zampe. Una missione resa impossibile dal carattere assolutamente non amichevole della donna, che non permetteva ad alcuno di avvicinarsi ai propri animali. Vista la situazione tragica dei cani fu quindi richiesto l’intervento delle Guardie Zoofile dell’Enpa (Ente nazionale protezione animali) che non poterono far altro che constatare lo stato di estremo abbandono, la carenza d’acqua e cibo, informando di ciò il Pubblico ministero di turno. L’inizio delle indagini ha segnato la salvezza per molti degli animali ora confiscati alla donna di Aci S. Antonio: sottoposti a cure da parte dell’Asp di Acireale due cagnette sono anche riuscite a dare alla luce diversi piccoli cuccioli. «Esistono persone che ad oggi non hanno realizzato che l’abbandono del proprio animale o il mantenimento dello stesso in stato d’abbandono è un reato - specifica il Commissario dell’Enpa di Catania, Cataldo Paradiso - ancora sussistono questi reati mentre sarebbe più ovvio non prendere animali se non ci dovessero essere tutte le premesse per il loro mantenimento».

IL GAZZETTINO
19 GENNAIO 2010
 
Il sindaco vieta di dar loro da mangiare
In arrivo sanzioni da 25 a 500 euro
Agordo, guerra ai gracchi
 
AGORDO (BL) - Agordo, cuore delle Dolomiti e Venezia con la sua piazza San Marco, da oggi hanno qualche cosa in comune: gli uccelli affamati.Se a Venezia vigono i divieti di sfamare i piccioni, ad Agordo il sindaco, Renzo Gavaz, con una precisa ordinanza ha vietato di dare da mangiare ai gracchi alpini: un uccello più piccolo e snello della cornacchia, inconfondibile per avere il piumaggio uniformemente nero con becco giallo e zampe rosso arancio (nerastre nel giovane).  «La presenza di gracchi alpini nel territorio comunale - ha ricordato il primo cittadino - in prevalenza durante il periodo autunnale ed invernale, ha assunto notevoli proporzioni, tali da costituire un problema sia di natura igienico-sanitaria, per il possibile pericolo di trasmissione di malattie parassitarie all'uomo e agli animali domestici, sia perché la crescente massa di deiezioni reca grave pregiudizio e degrado all'igiene dell'ambiente urbano, al decoro della città, oltre che danno di edifici pubblici e privati e ai veicoli in sosta: è vietato alimentare gli uccelli selvatici, in particolare i gracchi alpini presenti sul territorio».Gli agordini dovranno comunque studiare bene la materia per sapere riconoscere il gracchio alpino anche perchè facilmente confondibile con altri uccelli, come ad esempio la cornacchia con la differenza che emette molto frequentemente grida acute e fischi. Coloro che non osserveranno la delibera incorreranno in sanzioni anche pesanti, che potranno andare da 25 a 500 euro. «È un fatto che mi sorprende - dice il vicepresidente del Wwf regionale e referente per parchi e aree protette, Augusto De Nato - mi chiedo come si possa arrivare a questi livelli, non solo per quanto riguarda il territorio di Agordo, poiché non è una situazione circoscritta, anche in altre zone, infatti, ho sentito della stessa problematica. È un atteggiamento sbagliato, un segnale non corretto verso la popolazione. Queste situazioni possono determinare disagi e problemi perché con una simile ordinanza si vanno a codificare i rapporti tra gli esseri viventi di questa terra». 

GIORNAL.IT

19 GENNAIO 2010

 

Droga tra le crocchette dei cani

 

Alfiano Natta (AL) - Operazione antidroga ad Alfiano Natta, i finanzieri hanno bloccato l'auto del 43enne torinese Fabrizio Rinarelli che nascondeva a bordo sei chili e 300 grammi di cocaina purissima nascosti nel bagagliaio sotto a sacchetti contenenti crocchette per cani.
Lo stupefacente, dal valore di 200 mila euro, una volta immesso sul mercato avrebbe triplicato i guadagni. L'uomo a bordo della sua Fiat Punto era diretto verso la villa di famiglia ubicata proprio in quel paese, ma in seguito a questo primo controllo i finanzieri hanno perquisito anche l'abitazione dove sono stati rinvenuti altri 700 grammi di hashish. L'uomo è stato arrestato dagli agenti del Goa (Gruppo Operativo Antidroga), ora le indagini ripartono dai tracciati del telefono di Rinarelli.


VARESE NWS
19 GENNAIO 2010
 
Cercasi Puppy, cucciola perduta
Una richiesta dai proprietari dell'animale di cui non si hanno più notizie da lunedì pomeriggio: è scomparsa in zona Olginasio
 
 
È stato smarrito a Olginasio di Besozzo (VA) ieri, lunedì 18 gennaio, un pastore australiano, australian sheep dog, ha 7 mesi, è femmina, risponde al nome di Puppy, è un tri-red.
Nella foto si vede il padre della cucciola, essenzialmente identico per razza e disegno. Chiunque l'abbia avvistata avvisi il 3406741574 oppure il 3936630775.
 
http://persietrovati.blogspot.com/2010/01/olginasio-di-besozzo-va-smarrito-cane.html
IL GIORNALE
19 GENNAIO 2010
 
In arrivo gli onorevoli detective per difendere i randagi dai boss
 
OSCAR GRAZIOLI
 
È la prima volta nella storia della Repubblica che si richiede un’inchiesta parlamentare su un argomento che riguarda i cani, o meglio i canili. D’altronde, è arrivato il momento di sfruttare anche questo strumento, visto che ogni sera ormai la meritevole «Striscia» ci porta nelle case, all’ora di cena, immagini drammatiche di canili lager, spesso gestiti da veri e propri criminali ben noti alle forze dell’ordine. Il business dei canili è per buona parte ormai in mano alla mafia e alla delinquenza organizzata e le cifre che ruotano attorno a questo affare, sono di tutto rispetto. Mafia e ’ndrangheta non si muovono per due lecca lecca. Le normative attuali e le sanzioni che ne conseguono evidentemente sono dei colabrodi, incapaci di fermare alla fonte il fenomeno del randagismo e, alla foce, il drammatico e lubrico interesse che le organizzazioni criminali dimostrano nei confronti di questi soldi (pubblici), relativamente facili da ottenere.
In attesa di sapere se andrà in porto il progetto dell’onorevole Santanchè, guardato con molto interesse dall’Associazione dei veterinari titolari di struttura (Assovet) circa l’istituzione del Garante del benessere animale, la deputata Pdl Barbara Mannucci, appoggiata dalla collega Fiorella Ceccacci Rubino, ha proposto l’istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno del randagismo nonché sulla gestione dei canili e dei servizi veterinari. «Onorevoli colleghi - inizia la perorazione della Mannucci - la necessità di istituire una Commissione parlamentare d’inchiesta nasce dall’esigenza di acquisire tutti gli elementi conoscitivi sullo stato di emergenza relativa al fenomeno del randagismo che il nostro Paese si trova a dover affrontare, oltre a quella di redigere una mappatura dei canili modello e dei canili cosiddetti lager presenti sul territorio nazionale e di accertare l’adeguato svolgimento delle loro mansioni da parte dei servizi veterinari delle Aziende sanitarie locali». D’altronde il Parlamento è tenuto a un’attività di controllo che nasce dall’esigenza di monitorare continuamente la corretta applicazione delle leggi in materia e il loro aggiornamento. La Commissione, se tutto andrà in porto, sarà composta da venti deputati nominati dal presidente della Camera. La mappatura dei canili, la verifica dell’integrità dei gestori sul piano della fedina penale, l’individuazione delle aree a maggiore diffusione del randagismo, l’indagine su amministrazioni e servizi veterinari in ordine a eventuali responsabilità nella malagestione dei canili, questi sono i principali interrogativi cui la Commissione dovrà rispondere e rendere atto al Parlamento, suggerendo peraltro soluzioni concrete, in grado di allontanare queste piaghe sociali per cui l’Italia è tristemente famosa.

L'ARENA GIORNALE DI VERONA

19 GENNAIO 2010

 

Investe un asino con l’auto: ferito conducente

 

Bussolengo (VR) - Un asino investito da un’automobile a Bussolengo. Brutta sorte per il quadrupede che l’altra notte è «evaso» dal suo cortile e ha invaso la carreggiata davanti a casa. Per fortuna la sua stazza gli ha impedito di finire peggio. Lui è rimasto lievemente ferito, così come il conducente dell’auto che a causa della nebbia ha centrato l’animale che, forse confuso, si trovava in mezzo alla strada. Sul posto, per soccorrere l’automobilista, il personale di Verona Emergenza.
La polizia locale è intervenuta invece nel pomeriggio di ieri per un incidente in via Poiano. Il sinistro senza feriti ha provocato rallentamenti alla viabilità in zona.


IL TIRRENO

19 GENNAIO 2010

 

Cavalla in fuga causa scontro

 

VICOPISANO (PI). Due ragazze di circa 20 anni, residenti nel comune di Vicopisano, sono rimaste ferite in un incidente stradale avvenuto, la scorsa notte, lungo la provinciale Francesca, la strada che da Vicopisano porta a Bientina. L’auto su cui viaggiavano le giovani si è scontrata con una cavalla fuggita dal proprio recinto. In seguito all’urto l’animale è morto.


CORRIERE ADRIATICO
19 GENNAIO 2010
 
Incidente sulla vecchia Flaminia, distrutta l’autovettura
Capriolo investito all’alba
 
Fossombrone (PU) -  Il conducente, un impiegato dell’Enel, è rimasto incolume. Se l’è cavata con una grande paura. La nuova Ford che stava guidando è stata invece danneggiata vistosamente. L’impatto con un capriolo che ha attraversato improvvisamente la vecchia Flaminia è stato violento al punto che all’interno del mezzo sono entrati in azione tutti e tre gli airbag. E’ successo ancora una volta nel solito posto, quasi all’alba. All’altezza di Piancerreto. Alle falde del bosco demaniale delle Cesane. Il capriolo ha attraversato il solito guado percorso in altre occasioni anche dai cinghiali. Gli animali, in una sorta di peregrinazione metodica e costante, si portano sul versante opposto per raggiungere la sponda sinistra del fiume Metauro. Inutile dire che rappresentano un pericolo crescente per tutti. Si tratta di una zona in pieno centro abitato. Incredibile, ma vero.E’ l’unico commento che si può fare alla luce delle incursioni degli animali che scendono a valle. Un altro incidente e solo per fortuna senza gravi conseguenze per le persone, si è verificato domenica sera lungo la mondaviese, nei pressi della stazione di rifornimento del metano, all’altezza della strada che si immette sulla provinciale dalla località Santa Maria della Valle. Una Bmw 520 alla cui guida era M. E. 27enne di Fossombrone, mentre percorreva la strada principale ha impattato con un fuoristrada Vitara alla cui guida era A. D. O. 39enne che viaggiava insieme alla moglie F. B. Per gli accertamenti di legge e stabilire la dinamica è intervenuta una pattuglia della polizia stradale di Cagli. Una volta trasportati al pronto soccorso di Fossombrone dei tre sinistrati solo il 39enne è stato sottoposto ad accertamenti.

LA PROVINCIA DI COMO

19 GENNAIO 2010

 

Un muflone attraversa, un furgone lo investe

L'assessore provinciale: «I passaggi degli animali sono un problema. Servono cartelli luminosi»

 

BARNI (CO) -  In questo caso è morto il povero e incolpevole muflone, però l'area che da Barni si snoda fino alla chiesa di Sant'Alessandro a Lasnigo è da anni oggetto dei frequentissimi attraversamenti dell'animale. Degli occhi, una ventina, nella notte poi il branco che occupa la strada e il rischio per gli automobilisti. Molti gli incontri ravvicinati, l'ultimo nella nottata di sabato poco prima delle due. Un furgoncino, secondo testimoni, ha colpito un muflone all'altezza dell'abitato di Barni sulla provinciale, per il povero animale c'è stato poco da fare, nonostante l'intervento del veterinario dell'Asl che ne ha potuto solo constatare la morte.
Il problema degli attraversamenti è conosciuto dall'amministrazione provinciale che cerca di porvi rimedio: «Ci sarà tra breve un ulteriore intervento per quanto riguarda questa zona che porterà alla posa di segnali di pericolo luminosi alimenti con pannelli fotovoltaici ? spiega l'assessore provinciale Dario Bianchi -. In questo modo si vuole avvertire maggiormente gli automobilisti, ci sono poi già da tempo dei catarifrangenti a bordo strada che dovrebbero dissuadere l'attraversamento dell'animale».
Sistemi che però non sembrano essere sufficienti: «Qui non si vede il passaggio solo dei mufloni, ma anche di caprioli e cinghiali, oltre a lepri e volpi ? spiega il dirigente provinciale Marco Testa -. Colpisce che proprio in una zona in cui l'eccessiva presenza di questi animali risulta essere un pericolo si scelga di emettere ordinanze, come hanno fatto i paesi dell'area, in cui s'impedisce l'utilizzo della carabina per controllarne il numero. Proprio la mancata caccia nel 2008 e nel 2009 ha contribuito a far aumentare la presenza di alcune specie».
Difficile quindi limitare il passaggio degli ungulati, ma servirebbe più attenzione da parte degli automobilisti, secondo l'amministrazione provinciale. In ogni caso se si riscontrano danni a cose o persone si può chiedere un risarcimento: «La polizza assicurativa è stata stipulata dalla Regione ma possiamo essere anche noi i referenti e dare le indicazioni utili per il risarcimento ? riprende Bianchi -. Fortunatamente in questa zona per ora si sono avuti solo danni a cose e non a persone, se non lievi. In ogni caso per avere diritto eventualmente ad un risarcimento bisogna chiamare le autorità, che possono essere i vigili come la polizia venatoria, per constatare l'avvenuto incidente».


L'ECO DI BERGAMO

19 GENNAIO 2010

 

Ardesio (BG), cerva uccisa coi lacci
Polizia a caccia dei bracconieri

 

Ardesio (BG) - Un deprecabile atto di bracconaggio ai danni del patrimonio faunistico provinciale è stato accertato dal corpo di Polizia provinciale ad Ardesio. Una cerva adulta dotata di radiocollare e marcatura auricolare è stata rinvenuta, dietro segnalazione di cittadini, in un laccio posizionato da bracconieri in località "Balatroni". L’esemplare ucciso, con un sistema illegale quanto insidioso e cruento come quello dei lacci, era una cerva che faceva parte del contingente acquistato dalla Provincia di Bergamo presso la foresta statale di Chambord allo scopo di favorire la rinascita delle popolazioni di questo ungulato. La cerva del peso di 140 kg era lattante, pertanto era accompagnata dal proprio vitello e con ogni probabilità dal gruppo matriarcale di cui faceva parte. Lo scopo dei bracconieri era evidentemente quello di catturare più esemplari possibile, come dimostra la presenza nei boschi sopra Ardesio di numerosi lacci, subito disattivati dagli agenti che hanno provveduto a sequestrare gli strumenti e segnalare all’autorità giudiziaria l'episodio di bracconaggio, e sono alla ricerca dei responsabili. Nel febbraio 2005 era stata effettuata la prima liberazione di cervi (6 femmine e 3 maschi) in Valle Sedornia in Comune di Gandellino dal Comprensorio Alpino di Caccia Valle Seriana. I cervi, garantiti sotto il profilo sanitario e genetico erano stati acquistati presso la foresta statale di Chambord per la loro grande rusticità e capacità di adattamento ai nuovi ambienti forestali. Due anni dopo la Provincia, con analogo intervento mirato a ricostituire una popolazione stabile di cervi sul territorio, aveva liberato 28 esemplari (5 maschi e 23 femmine, tra le quali la cerva uccisa dai bracconieri) in tre distinte località dell’Alta Valle Seriana: il Monte Alino di Parre, il Roccolo Palva di Novazza e il Botto Alto di Ardesio.
Grazie ai radiocollari i cervi sono monitorati dal Nucleo ittico venatorio del corpo di Polizia provinciale. La ricostituzione del patrimonio faunistico in Valle Seriana è oggi testimoniata dal crescente numero di ungulati selvatici censiti e controllati dalla Polizia provinciale e dal servizio Caccia e Pesca della Provincia in collaborazione con i cacciatori di selezione del Comprensorio Alpino.


GREENREPORT

19 GENNAIO 2010

 

Commercio illegale di avorio: il Congo arresta 4 commercianti cinesi

 

LIVORNO. Stavolta in Congo nelle reti della giustizia non sono finiti i soliti bracconieri di avorio ma probabilmente i basisti che riforniscono il mercato asiatico: quattro cittadini cinesi sono stati arrestati nella Repubblica del Congo (Brazzaville) per aver trattato illegalmente una partita di avorio. La polizia ha fatto irruzione in locali gestiti da cinesi nel centro della capitale Brazzaville ed ha sequestrato monili, statue ed altri beni in avorio.La polizia congolese ha detto che si tratta del primo arresto di cinesi nel Paese connesso al commercio di avorio. I quattro  rischiano fino a 5 anni di carcere e multe fino a 10.000 dollari. Il commercio di avorio in Congo è particolarmente grave perché le popolazioni di elefanti dell'Africa centrale sono a rischio estinzione e il commercio di avorio è vietato dal 1989, proprio per mettere fine ad un bracconaggio che era diventato endemico e che in tutta l'Africa ha dimezzato il numero degli elefanti. Secondo le autorità congolesi la ripresa del bracconaggio e della vendita illegale di avorio è l'altra faccia della crescente immigrazione cinese nel continente nero: i lavoratori cinesi comprano avorio illegale a buon prezzo durante la loro permanenza in Africa e lo rivendono con un forte guadagno al loro ritorno o in patria.Ora si è scoperto che tutto questo era sostenuto e gestito da una nascente avorio-connection cinese che ha cominciato a mettere basi in Congo. Un altro dei sospetti è che i commercianti cinesi trattino direttamente l'acquisto di avorio con le bande ribelli che infestano la confinante Repubblica democratica del Congo (Rdc Kinshasa) e che cacciano i pachidermi (ed altri animali rari) fin dentro i parchi nazionali per rivendere le zanne sul mercato nero dei prodotti animali.Probabilmente gli arresti sono anche un segnale alla ancora piccola comunità cinese in Congo: circa duemila persone che in gran parte lavorano nel settore dell'edilizia e delle infrastrutture, nel taglio del legname, nella ristorazione e nel commercio al dettaglio, con prezzi molto bassi ed apprezzati dalla povera popolazione locale.Il rischio è che, di fronte ad uno Stato con strutture deboli ed una rete commerciale "primitiva", i cinesi si "allarghino" troppo e comincino a gestire soprattutto lucrosi traffici illegali delle risorse naturali più rare del Paese, facendo così esplodere le tensioni latenti con una parte della popolazione congolese.


Animalieanimali
19 GENNAIO 2010
 
WWF, PER VITA BALENOTTERA TANTO KRILL E POCO RUMORE
Cetaceo prevalentemente pelagico.
 
Tanto krill (da controllare attraverso un monitoraggio), poco rumore (soprattutto quello di origine umana) e attività di tipo commerciale regolamentate.
Basterebbe osservare queste regole, dice il Wwf sulle pagine del suo sito, per non mettere in pericolo la balenottera comune, un cetaceo prevalentemente pelagico.
La presenza della balenottera comune (Balaenoptera physalus), regolare in tutti i mari italiani eccetto l'Adriatico, dove è occasionale (e dove di recente, al largo delle coste del Gargano in Puglia, si sono spiaggiati alcuni capodogli che sono poi morti), è frequente in estate nel mar Ligure, nel mare di Corsica, nell'alto e nel medio Tirreno, nel mare di Sardegna settentrionale e nello Jonio; i pochi dati disponibili sembrano indicare una distribuzione invernale più uniforme. Nel bacino corso-ligure-provenzale la popolazione di balenottera comune fu stimata nel 1992 in 901 esemplari, circa un quarto di quella dell'intero Mediterraneo occidentale. La specie è inserita dall'Unione per la conservazione della natura nella categoria di minaccia En - Endangered (minacciata). La balenottera comune è un cetaceo prevalentemente pelagico, che tuttavia spesso si può osservare anche in prossimità delle coste. La popolazione mediterranea di balenottera comune è geneticamente distinguibile da quella atlantica, e pertanto la si ritiene riproduttivamente isolata e residente. Nel Mediterraneo la sua unica preda conosciuta è il krill, l'eufausiaceo planctonico Meganyctiphanes norvegica, di cui sembra si alimenti prevalentemente in estate. Frequenti osservazioni estive di neonati lasciano presumere che la stagione riproduttiva non sia strettamente limitata all'inverno come avviene nelle popolazioni oceaniche. I fattori di degrado del Mediterraneo, che sembrerebbero pesare meno sulla balenottera comune che sugli altri cetacei sono: la contaminazione da sostanze xenobiotiche é più bassa per via della collocazione della specie nella catena trofica, le attività di pesca, reti derivanti comprese, incidono meno sulla sua mortalità, l'alimento non sembra essere limitante. Tuttavia, le modeste dimensioni della popolazione mediterranea e il suo confinamento in un mare fortemente antropizzato consigliano il monitoraggio dello status del krill, il suo unico alimento, il monitoraggio dei livelli delle fonti di rumore di origine umana (traffico marittimo, attività industriali e militari), la regolamentazione di future attività di whale watching commerciale e la valutazione d'impatto del disturbo da traffico marittimo e soprattutto della proliferazione della navigazione ad alta velocità.

ONEWOMAN
19 GENNAIO 2010
 
Compri carne organica? Non sempre protegge gli animali
 
 
       
 
 
Chi sceglie appositamente carne da allevamenti organici non sempre ha la sicurezza che gli animali siano stati trattati secondo gli standard di rispetto e i metodi cruelty-free imposti dalla legge.Un controllo di routine in quello che si indicizzava come il miglior mattatoio della Gran Bretagna proprio per la sua gestione organica (con tanto di certificazioni) ha invece rivelato una scioccante realtà, fatta di violenza e gravi irregolarità. (IMPORTANTE: seguono immagini crude)Lo stabilimeto che vedete in queste foto si trova nell’entroterra inglese (Valle di Ashburton), con brevetto rilasciato dalla Soil Association (organizzazione che si occupa di certificare gli abattoirs per animali allevati organicamente) e di proprietà di un certo Tom Lang.In seguito ad un’investigazione della email, licenza e lavoratori del mattatoio sono stati sospesi lo scorso mese.La loro “colpa” è aver fornito (inconsapevolmente filmati) inconfutabili prove di quotidiana crudeltà inflitta a maiali e pecore nel processo di macellazione, che infrange le regole del 1995 stilate dal The Welfare of Animals (Slaughter and Killing).Il video (40 ore di ripresa in due settimane di lavoro) lascia molto a desiderare sul modo in cui questi animali selezionati vengano allevati e uccisi: stipati, maltrattati e uccisi senza essere stati adeguatamente sedati prima - come la legge ordina. Prendere a calci un animale, spaventarlo o farlo sgombrare con un bastone induce eccessivo stress, che è contro le leggi degli allevatori organici.Stephen Wotton, un veteriario di Bristol specializzato nell’assistenza-aminali negli abattoirs, sostiene che tali scene siano totalmente inaccettabili:
“Bisogna intervenire su un animale allevato organicamente entro 15 secondi dopo la sedazione (e non dopo 50, come mostra il video), altrimenti c’è un alto rischio che questo riacquisti consocenza. In tal caso, occorre praticare subito una seconda sedazione. L’attenzione per questa procedura dev’essere uno standard, e non una variabile.”
E se il consumatore paga di più per far godere agli animali un livello di vita ai più alti standard, l’indifferenza, la sporcizia e la violenza rilevate in tale abattoir non dovrebbero esistere.
Dopo che lo spezzone del video è stato reso pubblico, molti consuamtori potrebbero chiedersi se tali brutalità si commettono anche negli abattoirs nel Paese. MHS ha intrapreso un’azione legale contro 33 mattatoi negli ultimi tre anni, e ordinato ad altri 166 di migliorare le loro procedure in ben 455 diversi richiami. Il che si tradurrebbe in una media di tre gravi violazioni della legge per settimana.
Questo sembra essere solo uno dei risvolti del problema, considerando che alcuni ispettori hanno rivelato di avere poco potere nell’ordinare il rispetto della legge agli operai di molti mattaoi.- svelano molti ispettori della legge, alcuni dei quali hanno abbandonato il lavoro Come nel caso di Lang, spesso il logo “organic” non assicura una carne cruelty-free. Dall’Inghilterra sperano che mostrare queste immagini serva da monito per i negozianti che insistono a mettere sui loro scaffali carne organica, senza effettuare alcuna ricerca. In questo caso, è possibile rivolgersi ad associazioni come MHS per ricevere informazioni utili al riguardo.

NOTIZIARIO ITALIANO

19 GENNAIO 2010

 

Una carrellata di cibi più costosi al mondo

Il prosciutto più caro del mondo

 

Sette chili di puro, salatissimo, prosciutto iberico andati in vendita da Selfriges, a Londra, all'eccezionale cifra di 1800 sterline fanno di questo pregiato cosciotto di maiale iberico nero, il prosciutto più caro del mondo. Cresciuto nella regione spagnola dell'Extremadura e alimentato con una selezione speciale di ghiande, il maiale che ha "prestato" la zampa al più esclusivo prosciutto delle tavole mondiali ha subito un trattamento di tre anni prima di arrivare nella vetrina di Londra confezionato in una cassa di legno artigianale e venduto con un certificato del DNA che ne attesta la provenienza. Ma la classifica dei cibi di uso comune più costosi o meglio “sopravvalutati”, prevede altri piatti per veri intenditori dal palato fine e il portafogli pieno:

BLING H2O
Una confezione di acqua naturale prodotta in quantità limitata in una veste affascinante e glamour. Strategicamente posizionato in un settore super lusso, adatto a rappresentazioni di moda o per incontri molto speciali in bottiglia satinata con tappo a sughero, e decorata con cristalli Swarovski incastonati a mano. L’acqua viene imbottigliata all’origine nella fonte di Dandridge nel Tennessee e subisce nove livelli di purificazione. Nasce dall’ispirazione di Kevin G.Boyd, produttore cinematografico di Hollywood, che durante un set di lavoro si è accorto dell’importanza che alcune persone attribuivano alla veste esterna della bottiglia, sfruttando un dettaglio ha creato un vero e proprio business. Costo 480 dollari.

ALMAS BELUGA
“Almas” in russo vuol dire “diamante”, stiamo parlando infatti del più prezioso dei caviali, il più esclusivo ed anche il meno diffuso. Almas Beluga da 25,000 sterline il chilo, quasi 37 mila euro. Ricavato da storioni del Mar Caspio di più di 100 anni d’età, infatti questo caviale risulta essere di colore praticamente bianco a causa dell’ “età avanzata” dei pesci da cui vengono le uova. Viene confezionato in contenitori realizzati in oro 24 k. Costo 781.25 dollari

CAFFÈ KOPI LUWAK
Si tratta sicuramente del caffè più raro, oltre che più caro al mondo. Proveniente dalle maggiori isole indonesiane, in quantitativi insignificanti. I chicchi sono raccolti da terra, tra le piantagioni di caffè, dopo essere stati digeriti ed “espulsi” da un piccolo marsupiale chiamato luwak, che si ciba solamente dei frutti della pianta del caffè più dolci e maturi. I succhi gastrici della digestione creano un processo di fermentazione unico tra tutti i caffè, che ne garantisce un gusto corposo e liquoroso, con sapore d’erbe aromatiche e confettura d’arance amare. Costo 50 dollari.

COCKTAIL MOVIDA
Servito alla cifra di 35.000 sterline (più o meno 48.000 euro) al bicchiere, al suo interno vi sono Cognac Louis XIII, Champagne Cristal Rosé, zucchero di canna, foglioline d’oro commestibili in sospensione e…un anello con diamanti in oro bianco, sul fondo del bicchiere! Il night-club Movida di Londra, che lo ha lanciato, ritiene che sia il cocktail più caro del pianeta.

SANDWICH
Pane realizzato con una speciale pasta, tartufo bianco, pomodori italiani, uova di quaglia, poulet de Bresse e prosciutto Iberico stagionato per 30 mesi. Questa prelibatezza raggiunge la cifra record di ben 100 sterline. Realizzato al Cliveden House Hotel di Londra. Quasi alla stessa cifra si può acquistare anche un altro panino milionario venduto ai grandi magazzini Selfridges di Londra, Ingredienti: carne di manzo giapponese Wagyu (animale difficile da allevare), foie gras, tartufo nero, formaggio brie de maux, peperoni rossi, senape, pomodori di prima scelta, prugne e pane a lievitazione naturale. Il creatore di questo panino si chiama, incredibile ma vero, Scott McDonald e il panino viene chiamato, ironicamente, McDonald’s.

http://www.notiziarioitaliano.it/italia/mondo/29374/il-prosciutto-piu-caro-del-mondo.html


IL GIORNO
19 GENNAIO 2010
 
PIÙ DIALOGO con gli ambientalisti, senza pregiudizi e blocchi ideologici
 
Gerardo Fiorillo
 
BERGAMO - Più dialogo con gli ambientalisti, senza pregiudizi e blocchi ideologici. I cacciatori porgono l’altra guancia a chi si batte da sempre contro di loro. Almeno così sembra. In un incontro nella sede del Popolo della Libertà si è voluta fare luce sul controverso rapporto tra animalisti e cacciatori. Carlo Bravo, presidente regionale dell’Ucl (Unione cacciatori lombardi), il consigliere regionale Carlo Saffioti e il senatore Valerio Carrara hanno però puntato l’indice contro l’opinione pubblica e lo stillicidio di trasmissioni in cui si tratta l’argomento della caccia senza un adeguato contraddittorio.
In sostanza, il mondo della caccia chiede dialogo, ma anche più rispetto. «Mi sono rivolto al presidente della commissione di Vigilanza della Rai per segnalare strani episodi - ha rimarcato Carrara - e presenterò un’interrogazione parlamentare in Senato». Nel mirino dei cacciatori, infatti, è finito un servizio della Rai in cui si dava spazio alle “invettive” degli esponenti del Wwf dell’Oasi Valpredina contro l’attività venatoria, prendendo spunto dall’attività del Cras, il Centro di raccolta animali selvatici. Basta integralismi e guerre sante, dicono gli esponenti del Pdl. E la Regione ribadisce la volontà di garantire la caccia in deroga. “
«La caccia ha la funzione di eliminare gli animali in sovrannumero che potrebbero creare problemi alla sopravvivenza di altre specie - evidenzia Saffioti - La normativa non è chiara, ma proprio per questo vogliamo che vengano chiariti alcuni aspetti. Serve rispetto per chi vede nella caccia un’attività legata alla tradizione e con aspetti economici notevoli».
Saffioti lancia sì un messaggio al mondo ambientalista, ma è anche vero che Carrara ha depositato 3 interrogazioni in Senato per far luce sui finanziamenti che «a vario titolo ricevono dallo Stato le numerose associazioni animaliste e ambientaliste».
Il presidente dell’Ucl Carlo Bravo affonda il coltello nella piaga: «Siamo stanchi di un continuo linciaggio mediatico. I cacciatori hanno la fedina penale pulita e amano la natura più di certi ambientalisti». In Lombardia esistono due centri raccolta animali selvatici autorizzati dalla Regione: uno a a Cenate Sopra (Bergamo) e l’altro a Vanzago (Como). «Entrambi sono gestiti dal Wwf - ha sottolineato Saffioti -, con i finanziamenti delle Province. Sarebbe opprtuno verificare se ci sono anche altri centri specializzati con i requisiti necessari per la cura degli animali selvatici, da affiancare a quelli del Wwf. Bisogna superare l’attuale situazione di monopolio». Per le Province di Bergamo e Brescia, verrebbero riconosciuti al Cras della Valpredina 20 e 24 mila euro.

L'UNIONE SARDA
19 GENNAIO 2010
 
Caccia, nell'Isola è allarme sicurezza:in un anno morte sette persone
In Sardegna è allarme sicurezza a caccia dopo i due incidenti mortali di domenica in Gallura e sul Monte Arci. In un anno, sette vittime. Sette morti negli ultimi dodici mesi: è l'agghiacciante statistica della caccia al cinghiale in Sardegna. Le tragedie di domenica a Luogosanto e a Morgongiori ripropongono drammaticamente il problema della sicurezza
 
Tutte le vittime, ad eccezione del cacciatore di Pabillonis morto lo scorso anno nel Grighine, sono state centrate da un compagno di battuta. Le cause: superficialità, distrazione, imprudenza ma soprattutto mancato rispetto delle norme di sicurezza.Un allarme rilanciato da Giancarlo Muntoni, capo dell'Ispettorato forestale di Tempio Pausania: «Molti incidenti accadono perché i cacciatori spesso non indossano i giubbotti colorati salvavita e non rispettano le regole che i vecchi capocaccia imponevano: la più importante è quella di non muoversi, per nessun motivo, dal luogo di appostamento assegnato a ogni cacciatore».
REGOLE NON SCRITTE L'Ispettorato di Tempio ha giurisdizione nei boschi di Luogosanto, dove domenica è morto il pensionato della Maddalena Mario Torturu. «È il terzo incidente mortale nel nostro distretto - ricorda Muntoni - normalmente non registriamo violazioni di legge ma solo la mancata osservanza di quelle regole che i capicaccia dovrebbero far rispettare rigidamente come il non muoversi dalla posta e portare un abbigliamento ben visibile. Invece ci si veste alla Rambo, in mimetica e con tutte le conseguenze, tragiche, che ne derivano. A breve convocherò tutti i capicaccia della mia giurisdizione per raccomandare di seguire nella caccia al cinghiale le regole della tradizione e di osservare l'uso rigido della palla unica che è peraltro obbligatoria».Tra le cause indirette degli incidenti di caccia, c'è anche la facilità dell'esame di abilitazione venatoria. Sono in molti a sostenere la necessità di una selezione più rigida degli aspiranti cacciatori per evitare che chi non è all'altezza imbracci un fucile e metta a repentaglio la propria vita e quella degli altri.
ERRORI PERICOLOSI Francesco Clemente presidente regionale di Libera Caccia: «Nella tradizione della caccia al cinghiale il capocaccia autorevole impediva che il battitore avesse il fucile e obbligava i cacciatori a stare fermi nelle poste. Oggi le nuove compagnie affrontano la caccia senza esperienza commettendo errori pericolosi spesso con l'assenso di improvvisati capocaccia. Anche l'abbigliamento ha la sua importanza, rendersi ben visibili è una regola da seguire alla lettera».«Gli incidenti spesso sono la somma di diversi fattori» spiega Alessandro Lisini della Sardacaccia, «la fatalità sovente supera la sensibilizzazione ma bisogna essere previdenti e usare tutti gli accorgimenti utili per evitare incidenti. Farsi notare con abbigliamento consono è una regola importante nella caccia al cinghiale e non sempre viene osservata. Anche l'esame per la licenza di caccia dovrebbe essere più selettivo. Occorre evitare che degli improvvisati rischino la propria vita e quella degli altri».
ESPERIENZA E PRUDENZA Elio Grassi cacciatore e titolare di un nota armeria di Cagliari ritiene che la chiusura nel mese di febbraio della caccia a tordi e colombacci abbia convinto molti a dedicarsi alla caccia al cinghiale senza la necessaria preparazione: «La battuta - sostiene Grassi - è quanto mai pericolosa se non si seguono le regole non scritte che chi ha esperienza conosce. Invece in tanti si improvvisano cacciatori e spesso usano abbigliamento mimetico anziché giubbotti visibili». Sulla stessa linea Franco Sciarra, Federcaccia: «Ritengo che uno strumento come il giubbotto ben visibile sia ormai necessario»

LA NUOVA SARDEGNA

19 GENNAIO 2010

 

Noi, primi responsabili

 

SASSARI. «Da noi incidenti come questi non sono mai accaduti, e credo che non avverranno mai». Lo afferma Luigi Pintore, 40 anni capocaccia di una delle cinque compagnie di Bonorva, (oltre duecento fucili sul territorio comunale). A confermare che cacciatori si nasce, non ci si improvvisa, ricorda che lui, da bambino, seguiva nelle campagne il padre, che prima aveva accompagnato il nonno, e così via in una catena fatta di tradizioni, segreti e attitudini trasmessi geneticamente. «Se capita una disgrazia la responsabilità principale è del capocaccia - afferma - da noi nessuno osa mettere in canna i pallettoni, la palla si schiaccia e non rimbalza, tutti rispettano le distanze che vengono assegnate, i cacciatori sono sistemati in maniera che uno possa vedere l’altro e inoltre usiamo i cappellini ad alta visibilità come i gilet che l’associazione Caccia Passione ora consiglia, e soprattutto non c’è competizione. Perdere un cinghiale o un coniglio non è la fine del mondo perchè per me la caccia è uno sport. Comunque è certo che se qualcuno sgarra, viene allontanato per sempre dal gruppo».  A confermare la teoria per cui l’autorevolezza del capobattuta deve essere riconosciuta è Francesco Clemente, presidente regionale dell’associazione nazionale Libera Caccia. «Si sono perse le dinamiche ferree del comportamento - spiega - prima anche la competitività correva dentro dei binari che non potevano essere violati e le regole della tradizione salvavano non solo l’uomo ma anche gli animali, ora la situazione tende a deteriorarsi». Clemente sottolinea che «la caccia nasce in un ambiente di aggregazione spontanea», ma come in tutti gli sport, i dictat che sono fattore di equilibrio saltano nel momento in cui diventano fenomeni di massa. «Senza un retroterra di appartenenza, in assenza di preparazione, in un ambiente di aggregazione spontanea non basta avere un porto d’armi che si rinnova ogni sei anni, emergono fenomeni degenerativi - spiega - quindi bisogna recuperare i vecchi canoni perchè non va dimenticato che la caccia, nell’isola, è la prima attività sociale».


LA NUOVA SARDEGNA

19 GENNAIO 2010

 

E si diventa prede

 

SASSARI. «Non siamo più geneticamente costruiti per la caccia, così può accadere che da cacciatori si finisca prede». Marcello Fois, scrittore, non nasconde la sua avversione per la caccia: «Come non abbiamo più bisogno dei denti del giudizio perché cuciniamo il cibo, così in questa evoluzione darwiniana sparisce il motivo per uccidere animali».  «Ora questo non ha più alcun senso. Posso capire se si parlasse di certi villaggi dell’Africa o del Borneo. Nella caccia di sportivo ci vedo molto poco, per quello c’è il tiro con arco».Fois immagina che la natura si prenda una rivincita «contro chi crede di vivere a contatto con essa. I cacciatori dicono di essere i suoi difensori, ma cosa difendono? Si diceva anche che gli unici difensori del territorio fossero i pastori perché, se incendiavano, lo facevano a ragion veduta. Sono solo slogan». Secondo Fois «se ci sono troppi cinghiali in giro, vuol dire che qualcuno ha alterato una catena».


LA NUOVA SARDEGNA

19 GENNAIO 2010

 

Stefano Mura, 23 anni, ucciso sul Monte Arci da una palla di rimbalzo

 

Elia Sanna

 

ORISTANO. Il disperato tentativo dei medici del Brotzu non è stato sufficiente a salvare la vita di Stefano Mura, il giovane di 23 anni, di Mogoro, colpito domenica da una fucilata sul Monte Arci, durante una battuta di caccia. Stefano è morto nella notte nel reparto di neurochirurgia: il suo cuore ha cessato di battere poco prima delle 23, a causa della grave ferita alla testa. Una pallottola, esplosa da un compagno di battuta lo avrebbe colpito di rimbalzo al capo. Sul libro degli indagati dovrebbe finire Paolo Podda, 50 anni, anche lui di Mogoro.  Dal suo fucile dovrebbe essere partita la pallottola che ha ucciso il suo giovane compagno di battuta.  I carabinieri della Compagnia di Mogoro, dovrebbero denunciare il cacciatore con l’accusa di omicidio colposo. Il tragico incidente di caccia, il terzo nella giornata più drammatica di questa stagione venatoria, è accaduto verso le 14, in località “Pranu ‘e Pira”, una zona impervia del Monte Arci, in territorio di Morgongiori.  La compagnia di caccia, di Mogoro, era impegnata dall’alba in una battuta al cinghiale. Quando si stava per concludere una delle ultime poste, è accaduto purtroppo l’imprevisto. Secondo quanto è stato accertato dai carabinieri della Compagnia di Mogoro, coordinati dal capitano Renè Biancheri, Stefano Mura ha sparato ad un cinghiale che gli era apparso improvvisamente da un macchione. Anche il compagno di battuta avrebbe sparato contro lo stesso animale.  Ma la palla di piombo, pare dopo aver mancato il cinghiale, avrebbe centrato una pietra e di rimbalzo avrebbe poi ferito Stefano Mura.  Il giovane cacciatore, colpito al capo è caduto a terra ed è rimasto privo di sensi. E’ stato il suo stesso compagno di battuta a trovarlo pochi metri più avanti in una pozza di sangue. L’allarme è scattato immediatamente: nonostante la zona impervia, i soccorsi sono riusciti a fari arrivare sul posto una ambulanza del 118 e l’elicottero dei vigili del fuoco. Stefano Mura è stato quindi trasferito all’ospedale Brotzu di Cagliari. Le sue condizioni sono apparse subito gravi ed i medici lo hanno sottoposto ad un delicato intervento chirurgico, soprattutto a causa dello sfondamento della base cranica. A tarda notte, verso le 23 purtroppo il cuore di Stefano Mura ha cessato di battere. I carabinieri di Mogoro hanno sentito i testimoni oculari, i compagni di caccia del giovane cacciatore. Nelle prossime ore denunceranno il suo compagno di battuta per omicidio colposo. Un fascicolo è stato inviato in mattinata alla procura della Repubblica di Oristano.


TRENTINO

19 GENNAIO 2010

 

L' ex stazione è un canile pericoloso

 

Roberto Gerola

 

PERGINE (TN). Decine di cani incontrollati dentro l’edificio dell’ex stazione ferroviaria di Roncogno. Sono insieme ad altrettanti, si presume, gatti. Una signora li accudisce, si fa per dire, vivendo lei stessa nell’ex stazione. Solo che sono carenti le minime condizioni di vivibilità.  Non c’è luce, riscaldamento. Le finestre sono fatiscenti, l’edificio è in totale degrado. E’ così da anni, 10-15, se non di più.  Fino ad oggi la situazione è stata in qualche modo tollerata ma adesso i timori stanno crescendo e si tratta di mettere mano all’intera questione.  Molti ne sono a conoscenza, amministrazione comunale compresa, ma anche le forze dell’ordine, l’Azienda sanitaria e anche le ferrovie dello stato delle quali l’edificio è in proprietà.  Una situazione grave che è tornata alla ribalta per i provvedimenti di profilassi relativi alla rabbia silvestre. Un virus che può essere trasmesso anche all’uomo tramite la saliva e una leggerissima ferita, anche un graffio, su qualche parte esposta della pelle: ad esempio le mani. Lo ha spiegato molto bene l’altro giorno, il veterinario, dottor Giovanni Monsorno all’assemblea dei cacciatori. I più a rischio: perché con i cani sono spesso nei boschi dove ci sono anche le volpi, gli animali più facilmente contagiabili insieme agli ungulati. Tant’è che, come ha annunciato Monsorno, tutti i proprietari di cani dovranno farli vaccinare: specifici raduni nei paesi saranno organizzati per accelerare l’operazione di profilassi. Per ora si sta procedendo in Bassa Valsugana, ma entro marzo si procederà per l’Alta Valsugana.  Tra l’altro, tutti i cani dovrebbero avere il micro-chips sotto pelle.  Congegno di controllo da rilevare con apposita attrezzatura che non tutti gli enti hanno in dotazione.  Se vaccinare i cani dei cacciatori o di altre categorie di cittadini non è cosa impossibile, lo potrebbe essere per quei cani ospitati nella ex stazione ferroviaria di Roncogno. Il sindaco Silvano Corradi si è trovato questa vicenda in eredità.  «Sto verificando la situazione - ci ha detto ieri - per intervenire. Anche se la situazione è complessa». In effetti, i cani si trovano su proprietà privata (le Ferrovie), gli animali non sembrano essere proprio domestici con pericoli per chi li vuole avvicinare.  Di conseguenza, possibili accertamenti potrebbero assumere risvolti pericolosi. «C’è sempre la possibilità - dice Corradi - di firmare un’ordinanza per garantire l’incolumità pubblica, facendo così scattare l’intervento dell’Asl e delle forze dell’ordine». Una situazione del genere, nessuno finora ci ha messo mano, nemmeno le Ferrovie dello Stato, nonostante sia in essere da oltre dieci anni, non è più tollerabile.


CORRIERE DELLE ALPI

19 GENNAIO 2010

 

Da Rin: «Abbattiamo le volpi»

 

Alessandro Mauro

 

SANTO STEFANO (BL) . «Hanno dato ai cacciatori il permesso di abbattere le volpi da postazione fissa in ore diurne, ma questo è insufficiente».  Così il vicepresidente di Federcaccia bellunese, Gianni Da Rin, commenta le ultime decisioni in materia di rabbia e denuncia la situazione di allerta di Santo Stefano.  «La situazione è delicata», spiega, «le volpi oramai si incontrano ogni giorno in paese, anche al di là dei casi di cronaca. Ad esempio quella trovata a pochi passi da via Dante, e che ancora non si sa se è morta per la rabbia, visto che stiamo attendendo l’esito delle verifiche. La scorsa settimana un’altra volpe ha spaventato una coppia di persone in via Venezia ed ha poi attraversato la piazza centrale. Subito», continua Gianni Da Rin, «sono stati allertati gli agenti della polizia provinciale e i carabinieri, ma dell’animale non si è potuta più trovare traccia».  Ma oramai gli avvistamenti vicino alle case non si contano; e la gente ha paura.  «In tutta questa situazione bisogna sottolineare l’impegno costante della polizia provinciale e degli agenti del Cfs», dice Da Rin, «ma la politica dei vaccini è fallita; l’effetto della vaccinazione non è infatti stato accertato. Quindi l’unica arma perseguibile è l’abbattimento in massa delle volpi».  Ma al momento la decisione di mobilitare i cacciatori per abbattere le volpi è ben lungi dall’essere stata presa.  «In un recente incontro in Provincia, le istituzioni finalmente hanno deciso di chiedere aiuto ai cacciatori per sconfiggere la rabbia silvestre, ma al momento le regole sono queste: previa autorizzazione del capo della riserva, si possono abbattere le volpi da postazione fissa in ore diurne; il che è una autentica presa in giro, perché in questo modo la caccia alla volpe è impossibile».  Per cacciare le volpi, infatti, servirebbero fari, cani e uomini sguinzagliati nei boschi; ma oggi c’è una legge regionale che rende tutto questo impossibile, come riconosce lo stesso Gianni Da Rin.  «Questa però è una emergenza grave», aggiunge, «con rischio sanitario per la popolazione. Ricordo che la rabbia è una malattia terribile, mortale per l’uomo; quindi credo che si debba intervenire con determinazione; anche se, dove non arriverà l’uomo, arriverà la rabbia: l’epidemia tra gli animali si diffonde infatti rapidamente. Secondo me occorre arrivare a misure d’emergenza in deroga alle leggi regionali, coinvolgendo i cacciatori a 360 gradi. Negli anni ottanta ci fu una simile epidemia: allora, ad ogni volpe abbattuta, si pagavano 50.000 lire al cacciatore. Non dico di arrivare a questo, ma secondo me i cacciatori dovrebbero essere ancora più coinvolti».  Nel frattempo Da Rin e Federcaccia hanno organizzato lezioni nel Comprensivo di Santo Stefano per spiegare l’emergenza rabbia silvestre.


CORRIERE DELLE ALPI

19 GENNAIO 2010

 

I lanci con l elicottero a carico della Ue

 

BELLUNO. I costi della campagna vaccinale veneta saranno tanto più elevati quanto più durerà la malattia.  Per fortuna, però, che quella aerea per le volpi è a carico dell’Unione europea: si parla di 300mila euro per i vaccini e 91mila euro per le 70 ore di volo compiute ad oggi (1300 euro l’ora).  Il Veneto pagherà la campagna sugli animali domestici: per 350mila cani serviranno circa 150mila euro. Le Usl si sono dotate dei vaccini, che all’inizio avevano scadenza triennale, mentre ora si possono trovare solo quelli con valenza annuale.  Ma si tratta di una campagna fondamentale. «L’intervento di distribuzione aerea delle esche vaccinali appena realizzato, che ha coperto 12mila km quadrati (a cui saranno aggiunte quelle manuali, così da coprire 20mila km quadrati), è solo il primo di una serie di vaccinazione (si continuerà minimo per tre anni e con due round di vaccinazioni all’anno) che consentiranno di creare una popolazione volpina protetta e di eradicare gradualmente l’infezione», dice il responsabile dell’unità veneta di sanità animale, Piero Vio.  «Animali già infetti, anche se dovessero assumere il vaccino non saranno protetti e moriranno. La vaccinazione, infatti, è efficace solo negli animali sani», precisa Stefano Marangon, direttore sanitario dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie.  Ultimata la vaccinazione, saranno individuate le aree in cui verificare se le esche sono state mangiate. Poi dopo 30 giorni, alcune volpi abbattute a campione verranno analizzate per capire il livello di ingestione e di immunizzazione.  All’interno delle esche, infatti, esiste un marcatore: se viene trovato nella volpe, indica che l’esca è stata mangiata e quindi l’operazione è andata a buon fine. Inoltre, sarà proprio in base a questo marcatore che saranno misurati i livelli anticorpali originati dalle volpi.  Serviranno, quindi, 40-60 giorni per capire se il vaccino avrà fatto effetto.


IL GAZZETTINO
19 GENNAIO 2010
 
I cacciatori sulla rabbia: «Non c’è emergenza»
 
Sedico (BL) - Il problema rabbia, a Sedico, non deve far paura. Al momento, a quanto risulta, non vi sarebbero state segnalazioni di animali infetti.Ed anche il rischio che la malattia si diffinda è quanto mai limitato, per una serie di circostanze oggettive. Il tema viene affrontato dalla Riserva di caccia di Sedico nel tracciare il bilancio del 2009: sicuramente positivo per l’associazione con 75 iscritti e altri in lista d’attesa. «Il 2009 - commenta il presidente, Giampietro Bortot, che presenterà la relazione ufficiale nel corso del pranzo sociale - i cacciatori sedicensi si sono distinti anche nel campo della solidarietà. Ora potrebbero essere impiegati dalla Provincia nella lotta alla rabbia».Ma qual è la dimensione del problema, nel Sedicense? In queste settimane, a quanto risulta ai cacciatori, che pure invitano alla massima prudenza, nel sedicense non sarebbero stati rinvenuti animali affetti da rabbia. C'è da pensare, pertanto, che il problema sia assolutamente sotto controllo.«Il problema, a Sedico - spiega Bortot - finora non è stato molto avvertito, e ciò per una serie di circostanze: la prima di queste è il fatto che ormai in Comune, negli ultimi anni, erano state segnalate poche volpi. Ciò va messo anche in relazione con il venir meno delle aree con rifiuti abbandonati, luoghi che, abitualmente, attirano questi ed altri animali». Bortot, piuttosto, ha ricordato come ogni anno una ventina di animali vengono uccisi dai motivi più disparati (prima di tutto gli incidenti con le automobili). I cacciatori sono chiamati ad intervenire per la raccolta delle carcasse. In questo caso quanti si dovessero trovare nella spiacevole situazione di aver investito un animale devono chiamare i numeri della reperibilità degli addetti della Provincia: 3480157312 e 3480157323.

ALTO ADIGE

19 GENNAIO 2010

 

Spari vicino ai campi di calcio

 

LAIVES (BZ). Attimi di paura, domenica mattina poco prima di mezzogiorno, per coloro che si trovavano in zona Galizia.  Un cacciatore ha sparato infatti ad un merlo dall’interno della sua auto, una Fiat Seicento grigia, e poi lo ha riposto all’interno del carniere ancora vivo.  Alla scena ha assistito - pare per motivi del tutto fortuiti - il responsabile maltrattamenti della Lav Claudio Calissoni che ha chiamato immediatamente i carabinieri. In quel momento in zona sportiva - dietro al cimitero e a 150 metri in linea d’aria dal campo da calcio e dal centro giovanile - c’erano alcune decine di persone che hanno sentito lo sparo e si sono allarmate.  «Quell’uomo - spiega Calissoni - ha abbassato il finestrino dell’auto, preso la mira e sparato. Poi è uscito dalla sua Seicento ed è andato a recuperare il merlo. Sono state davvero parecchie le persone a spaventarsi. A quell’ora ci sono ragazzi sia nella zona sportiva che al centro giovanile e molte persone che passeggiano col cane. Se avesse sbagliato mira le conseguenze sarebbero state ben altre».  I carabinieri di Laives, allertati dal responsabile maltrattamenti della Lav, si sono presentati a casa del cacciatore. Gli hanno sequestrato il fucile, che era ancora in macchina assieme alle cartucce. È infatti proibito cacciare dall’interno di un veicolo. Poi i militari dell’Arma hanno notato qualcosa che si muoveva all’interno di un sacchetto di plastica. Era un uccellino ancora vivo. Il cacciatore, in base a quanto risulta alla Lega antivivisezione, lo ha ucciso davanti ai militari dell’Arma.  «Ciò ci ha indotto - conclude Calissoni - a sporgere denuncia per maltrattamenti e uccisione di animale. La legge sulla caccia prevede infatti che le prede vengano messe nel carniere già morte. È probabile che la Lav, a questo punto, si costituisca parte civile».

 

 

            19 GENNAIO 2010
VIVISEZIONE - SPERIMENTAZIONE
 


 

IL VALLONE
19 GENNAIO 2010
 
SOSPESI ESPERIMENTI SU MAIALI NELLA NEVE. LAV: SOLO PRIMO PASSO. STATO O PROVINCIA DI BOLZANO FINANZIANO L’EURAC?
 
Inviato da nuovosoldo on gen 16th, 2010 e pubblicato in Messina e provincia. Puoi seguire e rispondere questa notizia e questi commenti cn il feed RSS 2.0. I commenti sono momentaneamente sospesi, ma puoi trackback dal tuo sito.
 
   
 
Dopo la forte posizione contraria presa dalla LAV, insieme ad associazioni animaliste austriache, esponenti politici e opinione pubblica (tra i quali anche il nostro giornale e gli amici animalisti di Gruppo Bairo che ci hanno sostenuto, N.d.R.), gli esperimenti che prevedevano l’utilizzo di 29 maiali sepolti vivi nella neve per indagare gli effetti del congelamento e morte in condizioni simili sull’uomo, sono stati sospesi.
L’incoraggiante notizia deve però essere solo il primo passo verso l’annullamento totale della procedura, considerata eticamente e scientificamente scorretta.
La LAV ha quindi chiesto al Ministero della Salute e alla Provincia autonoma di Bolzano se l’EURAC (Istituto per la medicina d’emergenza in montagna di Bolzano), l’Ente con sede in Italia coinvolto nelle sperimentazioni in territorio austriaco, abbia ricevuto fondi pubblici per finanziare il progetto. Se così fosse, si tratterebbe di un’aggravante, anche politicamente scorretta, vista la chiara posizione legislativa in vigore nella Provincia, che vieta da anni la vivisezione. "Oggi leggiamo che il direttore dell’Istituto giustifica l’esperimento adducendo motivazioni di facile coinvolgimento emotivo, come la possibilità di sopravvivenza di persone vittime di slavine, ma dal punto di vista scientifico il confronto tra anatomia e risposta alle condizioni esterne nei suini non è comparabile con quella umana. Sarebbe più utile sviluppare tecniche di diagnostica, raccolta e analisi di dati epidemiologici e studio dei fattori che incidono in situazioni climatiche, geografiche e logistiche estreme”, commenta Michela Kuan, responsabile LAV settore Vivisezione.
“In Italia tale sperimentazione non sarebbe potuta avvenire – prosegue Michela Kuan – nel nostro Paese, infatti, vige il Decreto legislativo 116 che prevede la dichiarazione e autorizzazione dello stabulario utilizzatore e fornitore di animali. Tale decreto è la trasposizione della Direttiva europea, e lascia quantomeno stupiti che l’Austria, appartenente anch’essa al territorio comunitario, possa effettuare tali esperimenti, a fronte anche del fatto che, incredibilmente, il progetto è stato autorizzato e vagliato anche dal Comitato etico austriaco”. (Fonte: LAV, attraverso Gruppo Bairo)
Rispettiamo la dignità di questi nostri compagni animali nel viaggio della vita: combattiamo i maltrattamenti e le inutili, orribili torture nei loro confronti. Gli animali non sono diversi da noi, sono più simili di quanto non si creda: gioiscono, soffrono, amano… in una parola, vivono… esattamente come noi. Cambiamo questo mondo fatto male, questo mondo ingiusto, questo mondo sbagliato: ritroviamo una carica positiva, in questo universo di… melma che ci circonda e ne saremo ricambiati esponenzialmente. (N.d.R. – S.I.)

GALILEO
19 GENNAIO 2010
 
Modello conchiglia per l'esercito
La struttura tristratificata del guscio di Crysomallon squamiferum potrebbe ispirare una nuova generazione di armature. Lo studio del Mit su Pnas
 
Un mollusco oceanico potrebbe salvare la vita di molti soldati nei prossimi anni. Secondo uno studio condotto da Christine Ortiz del Mit (Massachussets Institute of Technology, Boston), infatti, copiare il guscio corazzato della lumaca di mare Crysomallon squamiferum potrebbe aiutare a costruire corazze più resistenti. Questo gasteropode, presente nell'Oceano Indiano, posiede un guscio in grado di dissipare una quantità di energia tale da frantumare facilmente una comune conchiglia. La ricerca, pubblicata su Proceeding of the National Academy of Sciences, è stata finanziata in parte dall'esercito e dal Dipartimento della Difesa statunitensi. L'attenzione della Ortiz si è concentrata sulla C. squamiferum nel 2003, poco dopo la scoperta del mollusco. Questo gasteropode vive sul fondo dell'oceano, nel campo idrotermale di Kairei, un ambiente  pieno di sorgenti di aria calda e particolarmente ostile. Qui la lumaca è esposta continuamente a fluttuazioni della temperatura, a un'alta acidità e agli attacchi di predatori come i granchi. Per difendersi si affida a un'armatura a tre strati: uno strato calcificato più interno, uno sottile centrale, di materia organica, e una copertura più esterna, formata da un strato mineralizzato di un composto di zolfo e ferro (solfuro di ferro). La Crysomallon squamiferum è l'unico animale noto dotato di uno questo strato (molte altre conchiglie presentano solo gli altri due).
Nello studio i ricercatori statunitensi hanno misurato le proprietà meccaniche della conchiglia con una punta di diamante e sottoponendola ad ampi sbalzi di temperatura. Grazie a queste simulazioni hanno potuto osservare che lo strato centrale di materiale organico riesce ad assorbire molta energia durante un attacco violento, migliora la dispersione del calore e l'assorbimento delle fluttuazioni termiche.
“Questo guscio può essere preso come modello per numerose applicazioni”, hanno concluso i ricercatori, “come la realizzazioni di armature e corazze per automezzi blindati. Oppure, in ambito civile, per la realizzazione di parti esterne di automobili e motociclette, di tubature che devono percorrere terreni rocciosi, o di caschi protettivi per numerosi sport”. 

EXITE
19 GENNAIO 2010
 
Correre piace al cervello come la marijuana!
 
Correre è come fumare marijuana! Questa è la novità che arriva da una studio pubblicato sulla rivista dell'Accademia Americana delle Scienze (PNAS) che evidenzia tutti gli aspetti positivi di una vita all’insegna dello sport e dell’esercizio fisico.Uno studio pubblicato dall'equipe di Henriette van Praag del National Institute on Aging e testato su cosiddetti ‘topi corridori ha infatti dimostrato come l’esercizio fisico, ovvero la corsa, produca effetti positivi non solo a livello atletico, ma apporti benefici anche a livelli cognitivi, associando di fatto l’azione positiva di risultati a livello fisico ad un aumento delle capacità di apprendimento. Correre quindi fa bene al cervello: innanzitutto aumenta la produzione di fattori neurotrofici, aumenta poi la vascolarizzazione cerebrale e la plasticità neurale, ma soprattutto al cervello piace come fumare marijuana. Incredibile a dirsi ma correre, hanno dimostrato gli studiosi, mette in circolo sostanze simili ai principi psicoattivi presenti nella cannabis, regalando al cervello una piacevole sensazione di euforia e relax, senza però controindicazioni. Quando si corre infatti il corpo tende a produrre alti livelli di anandamide, una molecola con le stesse proprietà dei tetracannabinoidi rilasciati dalla marijuana sul sistema nervoso, creando il cosiddetto effetto dell’ ‘euforia del corridore’. Gli studi effettuati sui topi hanno dimostrato che i topi corridori riescono a superare meglio degli altri tutti una serie di test legati ad una serie di neuroni che si sviluppano in più rispetto ai topi che non corrono volontariamente. Insomma correre fa bene e al cervello piace come la marijuana! La domanda è… Come hanno fatto a definire che ai topi piacesse tanto correre quanto fumare marijuana? Probabilmente li avranno portati una settimana ad Amsterdam!
 
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