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IL MESSAGGERO
19 LUGLIO 2009
Il
veterinario che ha provato a salvarlo è sicuro: morte per colpo
di calore
UMBERTIDE (PG) - Il veterinario che ha provato a salvarlo è
sicuro: morte per colpo di calore. Quel bel cagnone di pezzatura
robusta (di una trentina di chili) non ha retto alle temperature
africane degli ultimi giorni. Apparteneva ad un tedesco che
dalla Baviera era giunto in Altotevere per trascorrere le ferie.
Un viaggio lungo, anche faticoso che probabilmente aveva creato
qualche difficoltà all'animale, passato in poco tempo dal fresco
della Germania alla canicola italiana. Il "carico da undici" ce
l'ha messo l'uscita compiuta insieme al padrone nel primissimo
pomeriggio nelle campagne intorno Umbertide. Uno stress fatale
per la bestia, assalita da spasmi, vomito e diarrea. Inutile la
corsa fino all'abulatorio di un professionista e l'intervento di
quest'ultimo. «Evitiamo di lasciare gli animali in auto, anche
all'ombra e per pochi minuti», consiglia la dottoressa Rebecca
Bottaccioli. «Non portiamoli a passeggio nelle ore centrali
della giornata, scegliamo la mattina presto o la sera dopo il
tramonto del sole», prosegue. Il respiro troppo veloce dimostra
che Fido sta soffrendo il caldo. «Bisogna avere a disposizione
acqua fresca e, se necessario, bagnarlo per favorire il calo
della temperatura corporea», aggiunge la dottoressa. «Mai tenere
le ciotole piene, il cibo degenera rapidamente ed attira le
formiche, prepariamogli da mangiare solo quando serve»,
conclude.
IL TIRRENO 19 LUGLIO 2009
Cani inselvatichiti, si studia l'abbattimento
GROSSETO. Il presidente della
Provincia, Leonardo Marras, prende spunto dall’aggressione al
gregge dell’allevatore di Stribugliano, Gabriele Garosi, per
tracciare le linee guida che
PRESS WEB
19 LUGLIO 2009
Record per i nostri
amici a quattro zampe
Il nuovo portale web, "www.turistia4zampe.it",
presentato venerdì 17 luglio dal ministro del Turismo
Brambilla, ha già avuto un record di accessi. In 24 ore, al
portale, che censisce hotel, ristoranti, campeggi, residence
e spiagge che accolgono i nostri amici a quattro zampe, si
sono collegati 200mila navigatori, tra cui 32 mila hanno
effettuato ricerche più complesse.
Sarebbe bello, dunque, se la nobile inizativa convincesse anche chi ha la crudele abitudine di abbandonare gli animali che essi sono molto meglio di una bella vacanza: se è necessario scegliere tra andare in vacanza senza di loro o restare a casa, la risposta per tutti coloro che hanno un cuore dovrebbe essere l'ultima. Ma se poi emerge la possibilità di salvare "capra e cavoli", andando in vacanza con il nostro micio o il nostro cagnolino, perchè perdere un'occasione simile?
IL TIRRENO
19 LUGLIO 2009
ALL'ALTARE COI LABRADOR
Vinci (FI) - I cani sono la loro grande passione. E Tania Bonci e Francesco Massetani li hanno voluti con sè anche nel giorno più importante della vita, quando hanno pronunciato il sì nella chiesa di Santa Maria a Petroio a Vinci. Così, sono stati Sophie e Dante, due labrador da gare canine, a portare ai due novelli sposi le fedi fino all’altare. Due perfetti paggetti con tanto di cravatta.
LA NUOVA SARDEGNA
19 LUGLIO 2009
Servono 200mila euro per ultimare il canile
GHILARZA (OR). Per completare il canile comunale a
Malosa servono 200mila euro e mentre è ancora in corso
la campagna di microchippatura degli esemplari domestici
avviata tre mesi fa di concerto con l’Asl 5,
l’amministrazione civica tenta di affrettare i tempi per
reperire le risorse indispensabili per ultimare un
ricovero a norma di legge. L’obiettivo è quello di
collocarvi 40 box in cui trasferire almeno un’ottantina
di cani fra quelli custoditi nella struttura privata di
Trempu, con cui il Comune è convenzionato. Un bisogno
divenuto ancor più impellente dopo le valutazioni dei
Nas, che in occasione del sopralluogo effettuato tempo
fa avevano rilevato le buone le condizioni degli animali
ma giudicato inidonea la struttura: «Cercheremo di
incalzare 19 LUGLIO 2009
Volpi a caccia, stragi nei pollai
Gian Piero del Gallo
GRUARO (VE). In pochi giorni sono ormai oltre 150 i
pennuti uccisi dalle volpi;
IL SECOLO XIX
19 LUGLIO 2009
Una love story tra
topi-canguro e anaconde gialle
Bordighera (IM). Serpenti, tartarughe e tanti
altri animali esotici fanno parte dell'allevamento
itinerante di Roberto Delle Fave e Antonella Torsani, unico
in provincia di Imperia (il più vicino è quello di Murazzano,
nel cuneese).
I serpenti tenuti in una stanza adibita di Borghetto San Nicolò sono attualmente otto, tutti molto particolari e qualcuno piuttosto aggressivo: pitone reale, lampropelthis, elaphe guttata, elaphe teniura, pitone moluro, morelia spilota, boa costrictor imperator e anaconda gialla. Tre anni fa la coppia ha deciso di dedicarsi ad altri animali esotici, come le tartarughe, anche queste tra le più aggressive. Attualmente hanno tre tartarughe: mata mata, azzannatrice e concinna concinna. L'allevamento di animali esotici è completato da: topi canguro, gerbilli coda clava, gerbilli siberiani, degu del Cile, insetti stecco, morelia spilota (crotalo), glamidosauro, gechi a due teste, geo dorato, rana cornuta, geko tokai (o geko pirania), pogone e gerrososauro.
IL SECOLO XIX
19 LUGLIO 2009
Decine di animali
soccorsi da ayusya nel mese di luglio
Raffica di salvataggi
paura in Riviera
Provincia di Genova - Sette rondoni, un
balestruccio, due gabbiani reali, due piccioni e due
tortore. Sono gli animali liberati in queste prime settimane
del mese di luglio dall'Associazione di protezione della
vita, Ayusya. «Sono tutti animali rinvenuti in difficoltà
per età prematura o perché feriti - spiega il presidente
dell'associazione, Eugenia Rebecchi - Li abbiamo ricoverati
per il periodo necessario alla ripresa e, quindi liberati,
ove possibile e noto, nel luogo di rinvenimento. Invitiamo i
cittadini a ottimizzare la sensibilità, decisamente
accresciuta, verso gli animali, approfondendo la conoscenza
delle diverse specie presenti sul territorio. È necessario
che le persone capiscano che toccare un animale selvatico
prima ancora di aver stabilito la necessità di intervento è
negativo». Rebecchi spiega che non sono rare le richieste di
aiuto per caprioli "abbandonati" che tali non sono perché le
madri si sono solo allontanate momentaneamente per
necessità. «Toccare il giovane e indifeso ungulato - spiega
Rebecchi - produce il reale abbandono da parte della madre.
Il portare con sé il presunto orfano fa sì che questo sarà
svezzato in modo artificiale e non potrà mai più avere una
vita veramente selvatica e indurrà la madre, che al ritorno
non troverà più il proprio cucciolo, a pensare di aver perso
il cucciolo a causa di un predatore».
Il gesto compassionevole, in questi casi, dunque, risulta controproducente. «L'atto di accoglienza di un animale in difficoltà - conclude il presidente di Ayusya - deve essere motivato da una reale difficoltà e non dalla frenesia compulsiva di molti di vedere ovunque animali orfani, abbandonati o avvelenati. Ogni caso va valutato con serietà, maturità e in modo posato».
CORRIERE FIORENTINO
19 LUGLIO 2009
Insetti
In aumento anche i
«vettori» della leishmaniosi
Difendere Fido dai pappataci conviene anche a noi
Maria Giovanna Faiella
Pungono durante la notte, soprattutto
d'estate ma, a differenza delle zanzare, non emettono alcun
ronzio. Così questi minuscoli insetti, chiamati flebotomi (o
pappataci), agiscono indisturbati. Sono loro i responsabili
della diffusione della leishmaniosi, una malattia causata da
un protozoo (leishmania infantum) che insidia soprattutto la
salute del cane, ma talvolta anche dell'uomo. Secondo i
recenti dati della rete LeishMap, coordinata dall' Istituto
Superiore di Sanità, la malattia è in aumento sia nel cane
sia nell'uomo, e non solo nelle regioni endemiche a clima
mediterraneo, ma anche in quelle settentrionali,
tradizionalmente indenni.
«Nell'ultimo decennio i casi notificati di leishmaniosi umana viscerale, più grave rispetto a quella cutanea, sono passati da 10-15 alla fine degli anni '80 a circa 200 l'anno a partire dal 2000 — afferma Luigi Gradoni del dipartimento di Malattie infettive, parassitarie e immunomediate dell'Istituto superiore di sanità —. Dal '98 al 2004 sono stati circa 1200, di cui 104 registrati al Nord». Ma come mai questa malattia, un tempo considerata tropicale, si sta diffondendo anche alle pendici del Monte Bianco? «Al di là dei casi 'importati' dalle zone di villeggiatura e dell’aumento dei cani infetti perché portati in vacanza in regioni endemiche, notiamo un adattamento dei flebotomi a nuovi habitat, a causa dei mutamenti climatici » spiega Gradoni. Temperature più elevate, infatti, favoriscono la moltiplicazione di questi insetti. La trasmissione della leishmaniosi, chiarisce l'esperto, «non avviene da uomo a uomo, ma da cane a uomo, tramite l'insetto vettore. Non si contrae la malattia a contatto col cane malato, ma solo se punti da un flebotomo infetto. I più a rischio sono coloro che soffrono di malattie del sistema immunitario (Aids, linfoma, artrite reumatoide), ma anche anziani e bambini». La diagnosi di leishmaniosi arriva in media entro un mese dai primi sintomi: pallore, debolezza e febbricola che resiste ai comuni antibiotici. L’infezione si cura con i farmaci raccomandati dall'OMS: antimoniali pentavalenti e antifungini a base di amfotericina B. «Diversamente da quanto accade nell’uomo — sottolinea Michele Maroli, del dipartimento di malattie infettive, parassitarie e immunomediate dell'Istituto Superiore di Sanità — in circa il 40% dei cani infetti c'è una progressione costante verso una grave malattia che colpisce soprattutto i reni: agli inizi si manifesta con un leggero dimagrimento, poi i linfonodi s’ingrossano e possono comparire febbre, disturbi cutanei e caduta del pelo». In assenza del vaccino, la prevenzione della puntura rimane l'unica profilassi. «Proteggere il cane significa anche ridurre il rischio d’infezione nell'uomo» dice Marco Melosi, vicepresidente dell'Associazione italiana veterinari. Tra le precauzioni raccomandate: limitare le passeggiate serali del cane, farlo dormire in casa nelle ore notturne. Nelle aree a maggior rischio, poi, «è consigliabile l'uso di antiparassitari e collari a base di principi attivi (come deltametrina e permetrina), che tengono lontano dal cane parassiti e malattia » conclude Melosi.
ADN KRONOS
19 LUGLIO 2009
In Europa un esercito
di taglie XL, più di 7 mln secondo le stime
Anche gli amici a
quattro zampe soffrono di obesità: è oversize il 46% dei
gatti e il 36% dei cani
Milano - (Adnkronos Salute) - A litigare con la bilancia è
soprattutto la specie felina che mostra una maggior
propensione all'eccesso di peso rispetto a quella canina.
Sotto accusa lo stile di vita: gli animali 'ciccioni' sono
sedentari, costretti a vivere in casa. Milano, 19 lug. - (Adnkronos
Salute) - Emergenza 'obesità a quattro zampe' in Italia. In
linea con la tendenza al sovrappeso registrata fra i padroni
anche i cani e i gatti del Belpaese stanno diventando 'oversize'.
E, sorprendentemente, a litigare con la bilancia è
soprattutto la specie felina che mostra una maggior
propensione all'eccesso di peso rispetto a quella canina.
Risultato: è sovrappeso o obeso ben il 46% dei gatti
italiani, contro il 36% dei cani. A fotografare l'incidenza
degli 'animali taglia XL' nel nostro Paese è un'indagine
promossa dall'azienda Hill's Pet Nutrition e condotta da un
pool di veterinari, nutrizionisti, docenti universitari che
fanno parte della 'Pet obesity task force' italiana. La
società ha commissionato ricerche in tutti i Paesi del mondo
per avere un quadro preciso dell'obesità negli animali
domestici. Non un problema estetico, ma una vera e propria
malattia sottovalutata, a detta degli esperti. E, a
sorpresa, neanche i cani e i gatti che vivono nella patria
della dieta mediterranea spiccano per il peso forma. I dati
italiani, raccolti su un campione di 5.521 animali (70% cani
e 30% gatti) in cura da 144 veterinari della Penisola, sono
in linea con quelli registrati in Europa dove, nell'ultimo
decennio, il tasso di sovrappeso e obesità tra gli animali
domestici varia tra il 25 e il 45%. E' boom di cani oversize
nel Regno Unito dove il 40% risulta essere in sovrappeso,
mentre il 25% è affetto da obesità. Ma anche in Francia gli
amici a quattro zampe non se la passano meglio: il 39% dei
cani è in sovrappeso, e fortunatamente solo il 5% è obeso.
Secondo le stime dei ricercatori, l'esercito di animali
troppo in carne conta nelle sue file 4 milioni di cani e
3,36 milioni di gatti. L'identikit del quattro zampe
oversize? E' un animale 'sedentario' costretto a una vita in
appartamento e scarso frequentatore di giardini. Il più
delle volte è stato sottoposto a un intervento di
castrazione e sterilizzazione, fattori strettamente
correlati con l'obesità animale. Fra i gatti operati (79%)
il 53% è in sovrappeso o obeso, fra i cani (29%) il 54%. I
meno colpiti sono gli estremi: le taglie 'mini' (i
cosiddetti toy che sono il 23% degli oversize) e i 'giganti'
(26%). La più alta concentrazione di taglie XL è nella
fascia media e grande (40% e 33%), seguita a ruota da quella
piccola (30%). Si registra anche una porzione di animali
sottopeso, 10% fra i gatti e 7% fra i cani. Sotto accusa lo
stile di vita. Un gatto XL su due vive in appartamento, solo
il 36% in giardino. E anche i cani oversize si concentrano
soprattutto fra le mura di casa (39% contro un 33% che vive
in giardino). L'alimentazione può essere determinante nella
prevenzione. I cibi casalinghi sono 'nemici' della forma per
i cani: il 40% di quelli nutriti con menù a base di
manicaretti artigianali è oversize, insieme al 47% di chi ha
un'alimentazione mista. La percentuale scende al 30% fra i
cani nutriti con alimentazione industriale. Nella specie
felina, invece, i dati di sovrappeso e obesità sono più alti
fra gli animali nutriti con alimentazione industriale (46%
contro 38%), anche se fra quelli cresciuti con cibi
casalinghi si conta un 22% di gatti sottopeso.Spesso i
proprietari ignorano i problemi di peso dei propri amici a 4
zampe e i veterinari vi prestano poca attenzione o faticano
ad affrontare un tema tabù, avvertono gli esperti. A
testimoniarlo è il fatto che in Europa meno del 50% degli
animali viene pesato, mentre è diffusa la convinzione che
'grasso è sano', fino a quando Fido non riesce più a saltare
o a muoversi per il peso e diventa pigro e apatico. Solo
allora scatta la telefonata al camice bianco.
IL SECOLO XIX
19 LUGLIO 2009
Se Fido non va in
vacanza
Bruno Mattana
Ovada (AL). Al canile municipale di Ovada, gestito
dai volontari dell’Enpa, in attesa dell’onda lunga degli
abbandoni che arriverà con il boom degli esodi vacanzieri
previsti per le prossime settimane, si è incominciato a
gestire l’emergenza. In questi giorni sono iniziati gli
abbandoni. «Si tratta di avvisaglie - dicono Pa trizia e
Silvia due attive volontarie - sperando che gli abbandoni
siano meno degli scorsi anni, quando abbiamo superato il
tetto di almeno trenta unità. C’è da sperare che le persone
capiscano che si può ugualmente andare in vacanza trovando
una soluzione per gli animali anzichè abbandonarli in
autostrada o nelle vicinanze del canile».Ma l’episodio
accaduto un paio di notti fa, non fa ben sperare: «Ecco
quattro cuccioli di circa 2 mesi d’età, tutti fratelli -
spiega Patrizia Ferrario, la seconda Patrizia del canile -
di razza non esattamente definibile. Potrebbero essere dei
Rottweiler o dei meticci. Li abbiamo già battezzati: si
chiamano Lucas, Linda, Lapo, Lola. [...]». Attualmente il
canile di regione Campone, è composto da due sezioni, quello
sanitario che raccoglie i cani abbandonati o ritrovati dei
vari Comuni del territorio che devono essere sottoposti alla
prevista quarantena, ed il rifugio dove si trovano tutti gli
altri. Attualnente ci sono un’ottantina di cani. «Possiamo
arrivare fino a cento animali - dice il responsabile catture
Piero Nervi - ma è il massimo sopportabile. Siamo in attesa
della ristrutturazione e dell’ampliamento della struttura,
che deve fare il Comune».
Gli abbandoni estivi mettono spesso il canile
in situazioni di emergenza, a volte insostenibili. Anche per
la limitata presenza di volontari, i quali prestano la loro
encomiabile opera mentre i proprietari dei cani abbandonati
stanno tranquillamente in vacanza.Qualcuno ricorda le
emergenze degli ultimi anni: 130 cani presenti nel 2007
rispetto ai cento accettabili, poco meno nel 2008. «In
queste vacanze 2009 - dicono Patrizia Ferrari e la giovane
Silvia - si spera che prevalgano i sentimenti». Basandosi
sulle statistiche degli anni precedenti, ogni anno finiscono
al canile, una media di 30-40 animali rispetto alla
capienza. Troppi.Però bisogna fare fronte al problema
cercando di risolverlo nel modo migliore. «Parecchi cani
abbandonati sulla A26 - sottolineano alla polizia stradale -
vengono uccisi dalle auto in transito, con il rischio che
causino anche gravi incidenti. Se individuiamo i
responsabili le conseguenze pecuniarie e penali sono
pesanti».Intanto si è avuta la conferma che il progetto di
ampliamento al raddopio dell’attuale canile si è finalmente
sbloccato. C’erano state difficoltà tecniche per la presenza
nelle vicinanze del depuratore di Ovada, poi superate. Il
nuovo canile (sanitario e rifugio) verrà realizzato quanto
prima (il progetto è definitivo) in un’unica struttura.
Obiettivi: capienza, funzionalità, qualità. E ospiti a
quattro zampe che di giorno saranno liberi di socializzare.
Costo, 400.000 euro.
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IL TEMPO
19 LUGLIO 2009
Convegno
ad Amaseno: illustrati gli ultimi studi scientifici
Il latte
bufalino? È buono e aiuta a prevenire i tumori
Clemente
Rinaldi È buono, nutriente, e aiuta anche a prevenire il
cancro
Il latte di bufala, orgoglio
della produzione zootecnica ciociara, aggiunge un'altra
«stella» alle caratteristiche che lo rendono famoso. Non si
tratta di una trovata pubblicitaria ma del risultato di una
seria e rigorosa indagine scientifica. Infatti uno studio
dell'Istituto Tumori «Fondazione Pascale» di Napoli ha
dimostrato, sugli animali, che il latte di bufala è
biologicamente attivo per inibire formazioni cancerogene del
colon e della tiroide. I dettagli della scoperta sono stati
presentati in un convegno ad Amaseno, luogo simbolo della
produzione bufalina, direttamente dal gruppo di ricercatori
che ha condotto gli esperimenti, capitanato dal professor
Vincenzo Iaffaioli, direttore del Dipartimento
Entero-Proctologico. Il merito sarebbe dell'acido butirrico
(doppio nel latte di bufala rispetto a quello vaccino), che
presenta una buona attività anticancerogenica in tutte le
fasi della formazione tumorale.
Studi epidemiologici sull'uomo e studi sperimentali su
animali di laboratorio suggeriscono già da
alcuni anni che il latte e i suoi derivati possono inibire
lo sviluppo di alcune specie di tumori, anche se in generale
gli alimenti di origine animale sono ritenuti
corresponsabili delle patologie cardiovascolari, a causa
dell'elevata percentuale di acidi grassi saturi e di
colesterolo in essi contenuti. Secondo la letteratura
scientifica già acclarata, a questa «regola» generale ci
sarebbe un'eccezione: appunto l'acido butirrico. Nello
specifico, lo studio ha confrontato l'attività
anticancerogenica del latte di bufala con quella del latte
vaccino. Sono stati effettuati studi su cavie di laboratorio
immunosoppresse in cui era stato indotto il tumore della
tiroide anaplastico e del colon retto. Gli esperimenti sono
stati condotti su 5 gruppi di animali. Dopo un trattamento
di sei mesi, sono state effettuate analisi cito-istologiche
e ecografiche nonché microscopiche a fluorescenza ed
elettronica. In particolare, nei topi co-alimentati con
latte vaccino e di bufala sono state valutate le dimensioni
delle neoformazioni (misurazione del diametro dei vasi
neoformati) e il loro numero. I risultati preliminari sono
molto interessanti. Nei topi trattati con latte di bufala è
stata riscontrata una riduzione del numero di vasi
neoformati pari al 25% (contro il 15% riscontrata in quelli
alimentati con latte vaccino). Una riduzione della massa
tumorale è quantificabile intorno al 7% nei topi trattati
con il latte di bufala contro il 5% dei topi trattati con
latte vaccino.
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