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LA NAZIONE
19 SETTEMBRE 2009
Fanno
strage in un allevamento Sgozzati 20 animali: un avviso?
Fosso
Infernaccio: uccisi gli uccelli da richiamo che erano nella
gabbia. Il titolare era stato più volte derubato e la scorsa
settimana aveva sventato un colpo. Aveva denunciato alcuni
stranieri, ora ha paura che il raiad fosse un avvertimento. Il
Pdl propone uan mozione contro l'accattonaggio perchè "Dietro
l'elemosina si nascondono le organizzazioni di criminali".
Perugia - Un’estate da incubo e paura per i residenti di Fosso
Infernaccio. Un’estate segnata da atti vandalici, furti e
piccole rapine che hanno messo in subbuglio tutta la zona. E
ieri notte l’ennesima razzia con «strage» finale: i balordi sono
entrati in un allevamento di volantini, che ospitava i piccoli
uccelli da richiamo, e hanno compiuto una vera mattanza. Sangue
ovunque e le teste di una ventina di volatili mozzate, lì in
mezzo al fango, in un orrenda sequenza. Il gesto si commenta da
solo: un avvertimento o un atto sconsiderato di qualche border
line ormai di casa nella zona?
Le forze dell’ordine stanno indagando, ma sembra che il macabro
episodio sia da ricondurre ad un gruppo di stranieri che abitano
in un casolare nelle vicinanze di Prepo. Il proprietario
dell’appezzamento, più volte derubato, una settimana fa ha
incrociato due balordi che stavano forzando il cancello del
pollaio. I due sono fuggiti, ma la volta dopo hanno messo a
segno il loro colpo. E’ chiaro che ora allevatori e residenti
vivono col fiato in gola e molti minacciano di organizzare una
vera e propria caccia al ladro, per porre fine a tutta questa
catena di disagi, più volte segnalati anche dal presidente del
Comitato Pallotta, Paolo Piccioli.[...]
LA PROVINCIA DI CREMONA
20 SETTEMBRE 2009
L'animale scappato due settimane fa preso fra Vescovato e
Grontardo
Catturato ieri all'alba. Finita la fuga del toro
![]()
Mauro Cabrini
Vescovato (CR) - La fuga è finita all'alba di ieri dopo due
settimane di pericolosa "latitanza" di ricerche vane e di
preoccupazioni.. Il toro di cinque quintali scappato lo
scorso tre settembre dall'allevamento dei fratelli Parise è
stato ritrovato nell'aia di cascina Croce, fra Vescovato e
Grontardo. In buone condizioni dopo aver vagato quindici
giorni tra campi e boscaglia, ancora tutt'altro che docile è
stato recuperato a fatica e solo grazie all'uso del
sedativo. L'allarme poco dopo le cinque. I carabinieri di
Vescovato erano di pattuglia nella campagna quando
proprio il termine della loro ennesima battuta di caccia al
bovino, hanno ricevuto la segnalazione tanto attesa dalla
centrale operativa - L'animale è appena stato avvistato
nell'azienda agricola Croce.- Iniziava a far giorno E quando
l'arma è arrivata sul posto, l'esemplare di razza irlandese,
confermando ancora una volta la forza già dimostrata
abbattendo un muro il pomeriggio "dell'evasione" e tutte le
sue abitudini selvatiche, aveva già oltrepassato una
recinzione era transitato soffermandosivi fra le vacche e si
era infilato nel corridoio di attesa che dal recinto delle
frisone, porta alla sala mungitura. Impossibile avvicinarlo.
Ma prima di sparare, chiudendo nei peggiori dei modi una
vicenda che ha tenuto con il fiato sospeso i padroni del
toro e i tanti che hanno temuto di incrociarlo lungo il
reticolo di strade di quella fetta di cremonese, si è
tentata una cattura non violenta con i bergamini
dell'azienda veloci nel salire sul trattore con pala per
stringere il quadrupede contro una parete e poi
immobilizzarlo con corde. La reazione del torello pronto ad
appoggiare la testa e il suo unico corno contro la benna
spingendola, ha convinto tutti che sarebbe stato meglio
attendere i proprietari. E infatti in accordo con i
militari, i Parise hanno risolto velocemente la situazione.
In modo incruento: uno spruzzo di prodotto narcotico ad
altezza naso e, nel giro di qualche minuto tutte le
resistenze dell'animale sono state vinte, col bovino via via
più mansueto. E poi stordito sino a crollare. A quel punto
evitato l'abbattimento e scongiurato ogni potenziale
pericolo, è stato caricato su un camion e portato a casa. -
Siamo contenti - hanno riferito i Parise agli investigatori
- perchè abbiamo temuto accadesse qualcosa di grave.-
***
Nascosto a lungo tra campi e boschi
Vescovato (CR) - Evitati guai, chiuso son la cattura un
periodo di preoccupazioni, resta da capire cosa abbia fatto
il toro nelle due lunghe settimane di "latitanza". Ma
considerando che la cascina del ritrovamento, tra Vescovato
e Levata di Grontardo è distante non più di due chilometri
dall'allevamento teatro della fuga, è del tutto probabile
che l'animale non si sia mai allontanato da quell'area,
rimanendo nascosto fra i campo e boscaglia e nutrendosi
senza fatica di erba e arbusti. Del resto era appena stato
importato dall'Irlanda e in Irlanda viveva allo stato brado:
abituato alla libertà, ha provato a riacquistarla.
Ottenendola per 15 giorni.
VIRGILIO NOTIZIE
19 SETTEMBRE 2009
Animali/
Oltre 750mila cani sottoposti a maltrattamenti domestici
300mila
tenuti a catena corta, 150mila in spazi ristretti
Sono almeno 300.000 i cani tenuti
a catena corta o rinchiusi in spazi troppo ristretti, 150.000 i
cani costretti a vivere in appartamenti angusti e non fatti mai
uscire per una corsa e almeno 50.000 cani ogni anno sono
costretti a ricorrere alle cure veterinarie a causa di
maltrattamenti, botte, ferimenti subiti tra le mura domestiche.
Inoltre sono circa 250.000 i cani malnutriti e tenuti in
situazioni igienico-sanitarie insoddisfacenti o sottoposti a
varie torture quale l'uso del vietatissimo collare elettrico.
Questi sono i numeri dei maltrattamenti subiti complessivamente
da circa 750.000 cani di proprietà in Italia, frutto di
un'analisi incrociata dalle segnalazioni giunte allo Sportello
Animali ed al Tribunale degli Animali di Aidaa, e ricavati dalle
proiezioni sulle segnalazioni giunte ad una trentina di
associazioni animaliste locali presenti in tutta Italia. Il
maggior numero di maltrattamenti si registra al Sud, dove è
anche maggiormente concentrato il numero di abbandoni; anche
nelle zone rurali del Nord però ci sono molte segnalazioni di
maltrattamenti di cani, in particolare per quanto riguarda l'uso
del collare elettrico e la loro tenuta in spazi o gabbie troppo
piccole. Sono ipotizzabili anche maltrattamenti per un numero
altrettanto simile di gatti domestici. In questo caso i
maltrattamenti vanno dalla tenuta in spazi angusti a piccole
sevizie o nei casi più estremi si tratta di gatti tenuti legati
alla catena, come recentemente scoperto in provincia di Verona.
CORRIERE ADRIATICO
19 SETTEMBRE 2009
Gattina scomparsa Padroni in ansia
Porto
Recanati (MC) - I proprietari della gattina Micia appartengono
alla specie umana che adora gli animali visto che non stanno
lesinando sforzi per riportarla a casa. Micia, una gattina
bianca e nera, è infatti scomparsa da casa (è stata rapita da
qualcuno?)- domenica sera. Chi ne avesse notizia è pregato di
farsi vivo al numero telefonico 338-5814487. E' prevista una
ricompensa per chi la ritrova o sa dare notizie utili al suo
ritrovamento.
IL GIORNALE DEL FRIULI
19 SETTEMBRE 2009
Più
che un canile, sarebbe un lager. Sette indagati per le morti
sospette a Cremona
CREMONA – Salgono a sette gli
indagati nell’inchiesta sulle presunti uccisioni di cani al
Rifugio di Cremona. A Maurizio Guerrini, Cheti Nin, Elena
Caccialanza, Laura Grazia Gaiardi e Michela Butturini si
aggiungono i nomi dei veterinari Aldo Vezzoni e Graziano
Pengo. Vezzoni avrebbe prescritto un numero eccessivo di
ricette di Tanax senza verificarne l’uso, Pengo avrebbe
certificato la morte di decine di cani, di cui non si sa
piu’ niente.
RADIO LOMBARDIA
19 SETTEMBRE 2009
Cremona: si allarga l'inchiesta sulle morti al canile
CREMONA - Nell'inchiesta sulle
presunti uccisioni di cani al Rifugio di Cremona, salgono a
sette gli indagati. Dopo Maurizio Guerrini e Cheti Nin, gli
ex presidente e vice dell'Associazione Zoofili cremonesi, le
volontarie Elena Caccialanza e Laura Grazia Gaiardi e la
veterinaria dell'Asl Michela Butturini, referente del
canile, tutti indagati, in concorso, per uccisione di
animali, esercizio abusivo della professione veterinaria e
abuso d'ufficio, al vaglio della procura ora ci sono anche
le posizioni dei veterinari Aldo Vezzoni e Graziano Pengo.
Vezzoni avrebbe prescritto un numero eccessivo di ricette di
Tanax senza verificarne l'uso, Pengo avrebbe certificato la
morte di decine di cani, di cui non si ha più traccia. Le 32
carcasse sotto sequestro nella cella frigorifera del canile
di Cremona dal 3 marzo scorso oggi sono state trasportate
all'Istituto zooprofilattico di Grosseto per l'autopsia.
LA
PROVINCIA DI CREMONA
19 SETTEMBRE 2009
Inchiesta sul canile
Morti sospette: si fa l'autopsia Ieri trasferite a Grosseto le 32 carcasse sotto sequestro nel Rifugio di Francesca Morandi
Cremona - Sotto
sequestro nella cella frigorifera del canile dal
3 marzo scorso, ieri sono state trasportate
all'Istituto zooprofilattico di Grosseto le 32
carcasse, trenta di cani e due di gatti, sulle
quali sarà eseguita l'autopsia, perché siano
stabilite le cause della morte dei cani
nell'ambito dell'indagine choc sulle presunte
uccisioni di animali con l'utilizzo di Pentothal
Sodium (anestetico) e Tanax, farmaco letale,
senza che, per la procura, ve ne fosse motivo.
Se nel Rifugio di via del Casello siano state emesse sentenze di morte di cani in epoca prossima e successiva al 2006, lo accerterà il dottor Rosario Fico, il perito che il gip Clementina Forleo ha nominato nell'ambito dell'inchiesta. E il giudice lo ha scelto, perché Fico non è un veterinario qualsiasi, ma il responsabile del Centro di Referenza Nazionale per la medicina Forense Veterinaria, l'unico attualmente in Europa, preceduto, nel mondo, solo dai centri americani. Lo hanno chiamato il Ris degli animali. Il dottor Fico è partito da Grosseto alle sei e mezza del mattino di ieri con due collaboratori e quasi cinque ore dopo, alle undici e quindici si è presentato davanti al canile comunale al volante di un Iveco. C'erano anche due carabinieri del Nas, il nucleo antisofisticazione e sanità, ai quali il sostituto procuratore Cinzia Piccioni ha delegato l'indagine. Cinque squilli di campanello in mezzo alla cagnara e quando il portone si è spalancato il furgone ha ingranato la marcia e sono cominciate le operazioni con i carabinieri del Nas e il perito in tuta bianca. Le carcasse sono state inserite in contenitori particolari, quindi è ripreso il viaggio di ritorno a Grosseto. Fico dovrà dare una risposta ai quesiti che gli ha formulato il gip Forleo. Innanzitutto dovrà accertare se le carcasse «siano riconducibili a corpi di cani e gatti ricoverati presso il canile» e in caso affermativo dovrà dire «esaminate tali carcasse, quali siano state le cause di morte di tali animali e nel caso siano riconducibili a condotte umane, quali la somministrazione di farmaci letali», il perito dovrà dire «se tali condotte siano state legittimamente poste in essere». In particolare, se «tali condotte siano state legittimate da gravi patologie, delle quali erano affetti tali animali e se siano state poste in essere nell'ambito della normativa vigente». Il capo dei 'Ris degli animali' si è preso novanta giorni, in quanto il lavoro da fare è lungo e complesso. Intanto perché per scongelare dieci chili di carne occorre un giorno» e poi perché «la carne prima deve essere scongelata a temperatura ambiente e poi in frigorifero per non alterare i tessuti. Per ciascun esame necroscopico servono dalle due alle tre ore». Nel suo lavoro, Fico sarà affiancato dai consulenti tecnici nominati dagli indagati e dalla Lega del cane, parte offesa nell'indagine. I risultati delle autopsie saranno illustrati all'udienza del 12 gennaio prossimo.
PERQUISIZIONI
Dalle denunce al blitz nel Rifugio
Il caso canile è
culminato il 3 marzo scorso con il sequestro
della struttura di via del Casello, dopo che i
carabinieri del Nas avevano raccolto una serie
di denunce da parte di volontari, dipendenti ed
ex dipendenti, i quali «concordemente
dichiaravano che sistematicamente molti cani —
persine cuccioli - anche nella imminenza del
loro ricovero, venivano soppressi da Cheti Nin
con delle iniezioni, le quali spesso provocavano
all'animale sofferenze atroci». Lo ha scritto il
gip Forleo nell'atto di convalida del sequestro
preventivo del canile. Raccolte le denunce, gli
inquirenti sono andati a caccia di riscontri
«...rinvenendo nei locali e nelle pertinenze del
posto (il canile) nonché presso l'abitazione di
Cheti Nin un considerevole quantitativo di
farmaci veterinari tipo Tanax e Pentothal
Sodium, contrassegnati da effetto letale, nonché
all'interno della cella frigo di 32 carcasse di
animali». Circa la soppressione degli animali
«non si appalesavano e non si appalesano dovute
a ragioni di malattia, come affermato dai
dipendenti ed ex dipendenti del canile in
questione, ragioni che, peraltro, qualora
sussistenti, avrebbero dovuto necessitare
dell'intervento di personale veterinario. Le
soppressioni non risultavano peraltro annotate
sugli appositi registri Asl, dal momento che per
l'anno 2009 risultavano in essi annotati solo 18
decessi». Secondo i dati in possesso della
procura, nel 2006 il canile comunale mandò
all'inceneritore 7300 chili di carcasse e 6000
chili in sei mesi del 2007. Gli animali
sarebbero stati smaltiti non solo da una ditta
di Castelverde, quella ufficiale, ma anche
presso altre aziende.
LE ACCUSE
Indagati anche due veterinari Sono Vezzoni e Pengo. Nel mirino le ricette di Tanax, farmaco letale
Nell'inchiesta choc sulle
presunti uccisioni di cani, salgono a sette gli
indagati. Dopo Maurizio Guerrini e Cheti Nin,
gli ex presidente e vice dell'Associazione
Zoofili cremonesi, le volontarie Elena
Caccialanza e Laura Grazia Gaiardi e la
veterinaria dell'Asl, Michela Butturini,
referente del canile, tutti indagati, in
concorso, per uccisione di animali, esercizio
abusivo della professione veterinaria e abuso
d'ufficio, al vaglio della procura ora ci sono
anche le posizioni dei veterinari
Aldo Vezzoni e Graziano
Pengo, quest'ultimo con studio a
Madignano. Se per gli inquirenti, Vezzoni
avrebbe prescritto un numero eccessivo di
ricette di Tanax senza verificarne l'uso, Pengo
avrebbe certificato la morte di decine di cani,
di cui non si ha più traccia. Impegnato in un
convegno in California, Vezzoni lunedì rientrerà
a Cremona. Intanto «in attesa di verificare se
vi sia una indagine a suo carico, perché fino ad
oggi non gli è stato notificato nulla», a
prendere le sue difese è la moglie Franca, la
quale spiega come il marito «che non è referente
del canile né dell'Asl», negli ultimi quattro,
cinque anni abbia emesso ricette «in un numero
molto limitato», sull'ordine di «qualche decina»
di Tanax «destinato alla scorta del canile»,
cioè all'armadietto farmaceutico della
struttura. «Per legge, le ricette vengono emesse
in triplice copia e una copia va all'Asl, che
deve verificare se sia legittima o no. E l'Asl
non ha mai obiettato alcunché a mio marito,
perché ha sempre svolto un'attività
assolutamente legale», evidenzia la moglie.
Intanto l'Ordine dei medici veterinari,
presieduto da Emilio Olzi, ha inviato un
comunicato stampa. La premessa: «A tutt'oggi
nessuna comunicazione ufficiale è pervenuta
all'Ordine da parte dell'autorità giudiziaria
circa l'assoggettamento ad indagine dei due
veterinari iscritti all'Albo». Quindi «il
consiglio dell'Ordine, nell'ambito delle proprie
precise attribuzioni stabilite dalla vigente
normativa e dell'autonomia decisionale allo
stesso riconosciuta dalla legge, seguirà con
attenzione l'evolversi della vicenda, mantenendo
una posizione istituzionale di assoluta
obiettività, riservandosi di valutare i fatti e
dì conseguenza, gli eventuali risvolti
disciplinari ascrivibili in capo a prppri
iscritti, qualora gli stessi siano stati
acclarati in modo definitivo dall'autorità
giudiziaria competente». Di «quadro indiziario
grave e allarmante», e di «palese gravità dei
fatti evidentemente legati ai fini di lucro»,
aveva parlato, o meglio scritto, il gip
Clementina Forleo nell'ordinanza, con la quale
(era la fine di marzo) aveva convalidato il
sequestro preventivo del canile comunale chiesto
dal pm Cinzia Piccioni. Il piemme aveva inoltre
congelato gli oltre 500mila euro depositati sul
conto corrente dell'Associazione zoofili
cremonesi. Una «palese gravità dei fatti in
questione» per il gip Forleo «evidentemente
legati ai fini di lucro, dati gli ingenti
sovvenzionamenti pubblici e di donazioni private
di cui la struttura godeva e i costi che il
mantenimento degli animali ivi ricoverati
comportava». (f.mo.)
LA CRONACA
DI CREMONA
19 SETTEMBRE 2009
Trasferite le carcasse dei cani
Prelevate ieri mattina dal perito
nominato dal Gip e trasferite all'Istituto
Zooprofilattico di Grosseto per l'autopsia
Sara Pizzorni
Cremona - E'
arrivato ieri mattina al canile accompagnato da
due collaborarti, il dottor Rosario Fico
dell'Istituto Zooprofilattico di Grosseto il
perito incaricato dal giudice Clementina Forleo
di effettuare l'esame autoptico sulle trenta
carcasse di cani e due di gatti ritrovate il 3
marzo scorso dai carabinieri del Nas nelle celle
frigorifere del rifugio di via Casello. Il
furgone dell'Istituto Zooprofilattico
sperimentale delle regioni Lazio e Toscana, con
a bordo il dottor Fico e i suoi assistenti è
arrivato al canile alle 11,10 insieme ai
carabinieri dei Nas e ad una responsabile dell'Asl
di Cremona. Gli esperti di Grosseto ei
militari, tutti con indosso le tute, hanno
quindi caricato sul furgone le carcasse dei cani
e dei gatti, chiuse ad una ad una in speciali
contenitori. Per il 12 gennaio del prossimo anno
è prevista una prima valutazione da parte del
perito, che riferirà direttamente al giudice le
cause della morte degli animali. Il gip Forleo
ha posto al dottor Fico il seguente quesito -
dica il perito se le carcasse siano
riconducibili a corpi di cani e gatti ricoverati
presso il canile; in caso affermativo dica,
esaminate tali carcasse, quali siano state la
causa della morte di tali animali e, nel caso
siano riconducibili a condotte umane, quali la
somministrazione di farmaci letali, dica se tali
condotte siano state legittimamente poste in
essere In particolare dica se tali condotte sia
state legittimate da gravi patologie delle quali
erano affetti tali animali e se siano state
poste in essere nell'ambito della normativa
vigente. - - Le operazioni di scongelamento non
saranno troppo rapide - ha precisato il dottor
Fico che è responsabile dell'Unità specialistica
di medicina forense veterinaria - perchè per
scongelare dieci chili di carne occorre un
giorno. La carne prima deve essere scongelata a
temperatura ambiente e poi messa in frigorifero
per non alterare i tessuti. Per ciascun esame
necroscopico, occorrono dalle due alle tre ore,
e quindi ci vorrà un po' di tempo, considerando
il numero delle carcasse da esaminare.-Il perito
sarà affiancato dai consulenti tecnici nominati
dalle parti. Per la Lega nazionale per la difesa
del cane di Cremona, parte offesa nel
procedimento, l'avvocato Gianluca Scagliotti ha
nominato il veterinario Pierluigi Castelli,
presidente della sezione di Genova, della Lega
nazionale per la difesa del cane, mentre per
l'avvocato Alessandro Nolli, difensore della
Butturini ci sarà il professor Pietro Riccaboni,
dell'università di Milano. Gli avvocati Marco
Soldi ed Ennio Buffoli, legali di Guerrini e
della Nin, hanno nominato un proprio consulente
tecnico, mentre l'avvocato Stefania Amato,
difensore delle due volontarie non si è affidato
ad alcun esperto.
OSTIA NEWS
19 SETTEMBRE 2009
ANIMALI: AIDAA, I CANI CHE FANNO ‘UNA VITA
DA CANI’
Sono almeno 300.000
i cani tenuti a catena corta o rinchiusi in spazi
troppo ristretti, 150.000 i cani costretti a vivere
in appartamenti angusti e non fatti mai uscire per
una corsa o una sgambatura. Almeno 50.000 cani ogni
anno sono costretti a ricorrere alle cure
veterinarie a causa di maltrattamenti, botte,
ferimenti subiti tra le mura domestiche, secondo
quanto denuncia l’Aidaa. Inoltre sono circa 250.000
i cani malnutriti e tenuti in situazioni
igienico-sanitarie insoddisfacenti o sottoposti a
varie torture quale l’uso del vietatissimo collare
elettrico. Questi sono i numeri dei maltrattamenti
subiti complessivamente da circa 750.000 cani di
proprietà in Italia, numeri che vanno ad aggiungersi
alle migliaia di cani abbandonati ogni anno e che ci
fanno avere il quadro complessivo dei maltrattamenti
a cui sono sottoposti gli animali domestici nelle
famiglie italiane. Questi ‘numerì sono frutto di
un’analisi incrociata dalle segnalazioni giunte
allo Sportello Animali ed al Tribunale degli Animali
di AIDAA, e quelli ricavati dalle proiezioni sulle
segnalazioni giunte ad una trentina di Associazioni
Animaliste locali presenti in tutta Italia.
RAI
NEWS 24
19 SETTEMBRE
2009
Uccisa a Yale, non curava i topolini
di laboratorio
VIDEO
IL RESTO DEL CARLINO
19 SETTEMBRE 2009
DOMANI LA
CACCIA ALLA STANZIALE
Si spara a
lepri e fagiani, in vigore le nuove regole
Dopo la discreta preapertura, con
storni e tortore finiti in discreta quantità nei carnieri dei
cacciatori, da domani prende avvio, anche la caccia in forma
vagante con l’uso dei cani sull’intero territorio provinciale.
Attività che terminerà alla prima domenica di dicembre. Ogni
giorno di caccia possono essere abbattuti non più di due capi
fra le seguenti specie: coniglio selvatico, lepre, fagiano,
pernice rossa starna e comunque non più di un capo di lepre,
pernice rossa e starna. Per la starna e la pernice rossa è
consentito l’abbattimento rispettivamente di non più di cinque
capi nella stagione. Per la lepre è inoltre consentito
l’abbattimento di non più di dieci capi nella stagione. Delle
altre specie consentite dal calendario Regionale e Provinciale,
non possono essere abbattuti complessivamente per giornata più
di venticinque capi, di cui non più di dieci di anatidi, dieci
folaghe, dieci colombacci, e tre beccacce. Per beccaccino,
gallinella d’acqua, frullino, pavoncella e porciglione, non
possono essere abbattuti complessivamente più di dieci capi per
giornata. Per la beccaccia è consentito un abbattimento massimo
giornaliero di tre capi e di quindici capi per stagione.
«Questa resta un’apertura della stagione particolarmente complessa — dichiara l’assessore provinciale all’attività venatoria, Libero Asioli —. Con il decreto relativo alle ZPS del 17 ottobre 2007 sono state messe in campo regole nuove, spesso di difficile interpretazione e attuazione che, a volte, rende difficile dare le dovute informazioni. E’ quindi più che mai necessario un grande senso di responsabilità da parte di tutti i cacciatori».
VIRGILIO NOTIZIE
19 SETTEMBRE 2009
Caccia/
Domani apre la stagione venatoria in tutta Italia
Lav:
cacciatori verso l'estinzione, sono sempre di meno
Cacciatori italiani in progressiva
estinzione e sempre più anziani. Alla vigilia dell'apertura
ufficiale della stagione di caccia 2009-2010, prevista
ufficialmente per domani anche nelle poche regioni che non hanno
effettuato alcuna pre-apertura, la Lav fa un panorama sulla
caccia, sui cacciatori e sulla pressione venatoria sul
territorio. I dati confermano la lenta ma inesorabile riduzione
del loro numero: dal 1988 al 2007 i cacciatori in Italia si sono
dimezzati passando da 1.500.986 a 751.876. Esaminando i dati di
una delle regioni dove l'attività venatoria è più radicata,
l'Emilia Romagna, si evince che i cacciatori appartenenti alla
classe di età 18-50 anni si sono drasticamente ridotti del 72%
passando da 52.569 (1988) a 14.711 nel 2004; la classe di età
over 50 si è invece ridotta in misura minore, solo del 12%,
passando da 46.661 (1988) a 41.268 nel 2004. Sebbene i
cacciatori italiani siano sempre più esigui, la densità
venatoria - che esprime il numero di cacciatori ogni 1.000
ettari di territorio - non è diminuita però in modo
significativo e negli anni 2000-2007 si è mantenuta costante sul
valore di 40-42, a fronte di 57,25 nel 1988. Ciò significa che,
sebbene la popolazione dei cacciatori sia in netta diminuzione,
la loro pressione sugli animali è aumentata a causa della
costante erosione di territorio causata dalle attività di
urbanizzazione. Sconfortante invece il dato sulla vigilanza
venatoria, ovvero il numero di cacciatori che deve essere
controllato da ogni agente della polizia provinciale: 246
cacciatori nel 2000, 260 cacciatori nel 2007; poiché una
pattuglia di agenti è composta da due persone, vuol dire che
ogni pattuglia deve controllare ben 520 cacciatori. Tra le
violazioni di legge commesse più di frequente dai cacciatori:
abbattimento di fauna non cacciabile, caccia con modalità
diversa da quella prevista (es. mezzi non consentiti), caccia in
ATC diversa da quella di residenza venatoria, caccia a distanza
da abitazioni, strade o luoghi di lavoro, inferiore a quella
prevista dalla legge, caccia con documenti non in regola, caccia
con utilizzo del cane da riporto (non ammesso nelle giornate di
preapertura). Nel 2008, secondo i dati diffusi dal Corpo
Forestale dello Stato, i reati a danno della fauna selvatica
autoctona (caccia, antibracconaggio e tassidermia) sono stati
1.136 (+ 0,4%) e 2.717 (-13,9%) gli illeciti amministrativi
effettuati in base alla legge sulla caccia e antibracconaggio.
"L'assenza di ricambio generazionale tra i cacciatori è la prova
più evidente, e confortante, che i più giovani non hanno
interesse a praticare questa attività o la disapprovano - spiega
Massimo Vitturi, responsabile nazionale Lav settore caccia e
fauna selvatica - Il senatore Orsi, autore della scellerata
proposta di abbassare a 16 anni l'età per cacciare, avanzata nel
disegno di legge con cui si sta tentando di legalizzare una
inaccettabile caccia senza limiti, può rassegnarsi e presentare
finalmente il preannunciato emendamento abrogativo di tale
proposta". E proprio contro il dl Orsi punta il dito Legambiente,
spiegando che "tra le altre scellerate proposte inserite nel
disegno di legge vi è quella di abrogare il divieto di caccia
decennale nelle zone boscate colpite dagli incendi". Per
comprendere quanto sarebbe dannoso autorizzare la caccia nelle
aree boscate bruciate, basti pensare che in Italia nel 2008 e in
questa prima parte del 2009 (1 gennaio-6 settembre 2009) si sono
verificati complessivamente 9.778 incendi boschivi che hanno
percorso 43.235 ettari boscati. Calcolando che per ogni ettaro
di bosco a macchia mediterranea che brucia muoiono in media 400
animali selvatici tra uccelli, rettili e mammiferi, possiamo
stimare che gli incendiboschivi nell'ultimo anno e mezzo hanno
ucciso circa 17,2 milioni di animali ai quali si sommano
migliaia di piccoli condannati a morire di fame a causa della
difficoltà di procacciarsi il cibo nelle aree bruciate. Il
divieto di caccia decennale in queste aree è indispensabile per
preservare la vita animale sopravvissuta e il suo prezioso
habitat.
ASCA
19 SETTEMBRE 2009
CACCIA: DOMANI APRE STAGIONE VENATORIA. LAV, CACCIATORI IN
ESTINZIONE
Sempre meno e sempre piu'
anziani, i cacciatori, secondo la Lav (Lega antivivisezione)
sono una specie in via d'estinzione: dal 1988 al 2007 i
cacciatori in Italia si sono dimezzati passando da 1.500.986
(1988) a 751.876 del 2007 (Istat). Esaminando i dati di una
delle regioni dove l'attivita' venatoria e' piu' radicata,
l'Emilia Romagna, si evince che i cacciatori appartenenti
alla classe di eta' 18-50 anni si sono drasticamente ridotti
del 72% passando da 52.569 (1988) a 14.711 nel 2004; la
classe di eta' over 50 si e' invece ridotta in misura
minore, solo del 12%, passando da 46.661 (1988) a 41.268 nel
2004.
''L'assenza di ricambio generazionale tra i cacciatori e' la prova piu' evidente, e confortante, che i piu' giovani non hanno interesse a praticare questa attivita' o la disapprovano - dichiara Massimo Vitturi, responsabile nazionale LAV settore caccia e fauna selvatica - Il sen.Orsi, autore della scellerata proposta di abbassare a 16 anni l'eta' per cacciare, avanzata nel disegno di legge con cui si sta tentando di legalizzare una inaccettabile caccia senza limiti, puo' rassegnarsi e presentare finalmente il preannunciato emendamento abrogativo di tale proposta.'' Tra le altre scellerate proposte inserite nel disegno di legge di riforma della caccia, sostenuto dal sen. Orsi, vi e' quella di abrogare il divieto di caccia decennale nelle zone boscate colpite dagli incendi. Per comprendere quanto sarebbe dannoso autorizzare la caccia nelle aree boscate bruciate, basti pensare che in Italia nel 2008 e in questa prima parte del 2009 (1 gennaio - 6 settembre 2009) si sono verificati complessivamente 9.778 incendi boschivi che hanno percorso 43.235 ettari boscati (fonte: Corpo Forestale dello Stato).Calcolando che per ogni ettaro di bosco a macchia mediterranea che brucia muoiono in media 400 animali selvatici tra uccelli, rettili e mammiferi, possiamo stimare che gli incendi boschivi nell'ultimo anno e mezzo hanno ucciso circa 17,2 milioni di animali ai quali si sommano migliaia di piccoli condannati a morire di fame a causa della difficolta' di procacciarsi il cibo nelle aree bruciate. Il divieto di caccia decennale in queste aree e' indispensabile per preservare la vita animale sopravvissuta e il suo prezioso habitat. Il principio per cui la fauna selvatica e' patrimonio indisponibile dello Stato, sembra essere noto piu' ai cittadini italiani che ad alcuni parlamentari e amministratori locali fautori della deregulation venatoria e della caccia in deroga: secondo un recente sondaggio Ipsos (2009, commissionato da Lipu, Legambiente e WWF), infatti, il 90% degli intervistati si e' dichiarato contrario all'aumento dei tempi e delle specie cacciabili, il 69% e' fortemente contrario alle doppiette.Eppure i tentativi di derogare alle norme europee sulla tutela dell'avifauna selvatica continuano a ripetersi (Lombardia, Veneto, Toscana, ecc.) con gravissimi danni ambientali e il concreto rischio di sanzioni comunitarie.Sebbene i cacciatori italiani siano sempre piu' esigui, la densita' venatoria - che esprime il numero di cacciatori ogni 1.000 ettari di territorio - non e' diminuita in modo significativo e negli anni 2000-2007 si e' mantenuta costante sul valore di 40-42, a fronte di 57,25 nel 1988. Cio' significa che, sebbene la popolazione dei cacciatori sia in netta diminuzione, la loro pressione sugli animali e' aumentata a causa della costante erosione di territorio causata dalle attivita' di urbanizzazione.Sconfortante il dato sulla vigilanza venatoria, ovvero il numero di cacciatori che deve essere controllato da ogni agente della polizia provinciale: 246 cacciatori nel 2000, 260 cacciatori nel 2007; poiche' una pattuglia di agenti e' composta da due persone, vuol dire che ogni pattuglia deve controllare ben 520 cacciatori.
SAVONA NEWS
19 SETTEMBRE 2009
Liguria: inizia la caccia le preoccupazioni dell'Enpa
Liguria - Comincia domani
la stagione venatoria in LIGURIA, come sempre
all'insegna della totale sottomissione di Regione e
Province a tutte le richieste della lobby venatoria; ma
si è già sparato tutta l'estate al capriolo maschio e da
agosto i cani da caccia hanno potuto allenarsi nei
boschi, a danno di tante specie animali che hanno i
nidi. Grazie a leggi sempre più permissive, le uccisioni
saranno prolungate fino al 15 marzo per cuccioli e
femmine di capriolo, estese anche a 52 poveri daini
albenganesi. Intanto quasi tutti i partiti in Regione
tenteranno il 28 Settembre ancora una volta di riaprire
la caccia a storni e fringuelli, malgrado il divieto
europeo e multe milionarie che pagheremo tutti.Assieme
alle altre forze di polizia (Corpo Forestale, Polizia
Provinciale, etc.) ci saranno anche le Guardie Zoofile
della Protezione Animali savonese a vigilare; diverse
squadre di Agenti Vo-lontari pattuglieranno boschi e
campagne, per impedire che vengano uccisi animali
protetti o siano compiute violazioni alle purtroppo
sempre più permissive ed umilianti leggi vigenti. Un
massacro travestito da "contatto con la natura" o
dall'inconsistente compito di ridurre le popolazioni
animali (cinghiali, caprioli, daini), con forti
squilibri filovenatori: lo sdoppiamento dei tempi di
caccia ai caprioli (quasi 5 mesi invece dei 2 indicati
dalla legge nazionale), i giorni a scelta e la
conseguente strage alla migratoria invece di tre fissi
alla settimana, la caccia al cinghiale a gennaio con le
femmine gravide, il costoso ripopolamento con bersagli
"pronta caccia" dell'apertura o destinati a morire di
fame e sete poco dopo; in questi giorni infatti migliaia
di fagiani e lepri sono arrivati in scatole di legno,
dopo lunghi viaggi autostradali e molti decessi, per
essere "liberati" nelle varie zone, in base a rapporti
di forza tra le realtà venatorie locali e senza rispetto
della vocazione faunistica del territorio, così, tanto
per ammazzare qualcosa. La Protezione Animali savonese
diffonde un mesto manifesto a lutto in cui elenca,
divisi per specie, i 265.898 animali ufficialmente
uccisi nella scorsa stagione venatoria dalle 25.000
doppiette liguri; tra cui molti neppure commestibili,
innocui ed utili alla natura: canapiglie, codoni,
fischioni, gazze, mestoloni, morette, moriglioni e
pavoncelle. E la triste sequenza di un uccellino che
tenta di rianimare la compagna morente: i bersagli dei
cacciatori non sono oggetti ma animali senzienti e
sensibili, con una vita relazionale complessa che, per
la magioranza assoluta degli italiani, non deve essere
troncata da un'attività che non ha più alcuna ragione di
esistere.
L'ARENA GIORNALE
DI VERONA
19 SETTEMBRE 2009
I
cacciatori fanno i conti con crisi e polemiche
STAGIONE AL VIA. Domenica primi colpi di doppietta. I
veronesi in regola col tesseramento sono meno di
diecimila
Gli appassionati sono calati del 3 per cento. Fa
discutere la possibilità di utilizzare richiami vivi e
rintracciabili
Anna Zegarelli
Provincia di Verona -
Saranno 9mila e 800 quest'anno i veronesi pronti a
imbracciare la doppietta. A loro si uniranno altri 1.300
cacciatori provenienti dalle vicine province di Vicenza
e Brescia. La stagione venatoria prende il via domani,
domenica, registrando un tre per cento in meno di
appassionati.
La crisi economica si fa dunque sentire anche in questo settore, anche se in termini meno pesanti del previsto: si temeva infatti che almeno dieci cacciatori su cento non avrebbero fatto richiesta del tesserino obbligatorio. Del resto questo è un'attività cara, che richiede ogni anno l'esborso di 173 euro di tassa governativa per il porto d'armi, 84 euro per le spese di concessione regionale per il rilascio del tesserino, cui vanno aggiunti altri 100 euro per accedere agli ambiti. Se poi l'iscrizione tocca anche le riserve private la spesa è ancora più sostenuta. Senza contare le spese dell'attrezzatura: dai fucili, alle munizioni e all'abbigliamento. La caccia, come ormai lamentano gli appassionati, da alcuni anni nel veronese parte senza le deroghe che riguardano l'abbattimento di alcune specie di volatili come i passeri, lo stormo, il fringuello, la peppola. Ma come fa notare Annunciato Maccini, segretario dell'Ambito territoriale 2, che va dal lago di Garda ai confini con il vicentino toccando il Vajo Galina, le Torricelle (le aree di caccia più vicine alla città), la Musella di San Martino Buon Albergo, fino ad arrivare a Legnago, Zevio, San Bonifacio, e molti altri comuni, «di selvaggina ce n'è in abbondanza». Dalla Regione non sono state inoltre recepite le richieste della Provincia riguardo l'estensione e la collocazione di alcune zone di ripopolamento, lasciando così la pianificazione venatoria ferma al 2003. Una novità comunque c'è: rispetto alle passate stagioni sono stati aumentati i carnieri della selvaggina stanziale per chi pratica la caccia nelle aziende faunistiche venatorie. E grazie ad una deroga che si lega ad una direttiva dell'Unione Europea sarà possibile utilizzare richiami vivi identificati e rintracciabili come la pavoncella e il germano. Chiaramente la notizia non ha lasciato indifferenti gli animalisti. A questo proposito nella sede dell'Ambito territoriale 2 I colli, in via Dante Alighieri ad Illasi, è arrivata una cartolina inviata da un rappresentante della Lipu (lega italiana protezione uccelli), con scritto «Non in bocca al lupo». «All'apertura della stagione venatoria siamo accompagnati dalle solite polemiche, ma anche da impazienti attese che ci danno sicuramente soddisfazione», ha detto l'assessore provinciale Luca Coletto, che ieri mattina ha presentato la nuova stagione di caccia nella sala Rossa dei palazzi Scaligeri, «la novità di quest'anno è il calo dei cacciatori che a Verona si è mantenuto su percentuali molto più basse rispetto alla media regionale. L'impegno mio e della nuova amministrazione provinciale è volto a mantenere la caccia un interesse diffuso, nell'ottica di un prelievo sostenibile per la salvaguardia dei meravigliosi ambienti che la provincia ha da offrire».
ANSA
19 SETTEMBRE 2009
CACCIA, RIAPRE STAGIONE. ENPA: NO A
ABOLIZIONE LIMITI
Riapre ufficialmente domani la stagione della caccia
ed è "allarme per un emendamento che vuole abolire i
limiti del calendario venatorio". Lo afferma in una
nota l'Ente nazionale protezione animali (Enpa),
ricordando che fino al 31 gennaio 2010 le campagne e
i boschi della Penisola saranno frequentati dalle
doppiette, "pronte a sparare a qualsiasi cosa si
muova e creare una situazione di grave pericolo per
tutti quegli gli escursionisti che vogliano godersi
gli ultimi scampoli d'estate". Ma il calendario,
denuncia l'associazione, potrebbe allungarsi se
passerà l'emendamento Pini (Lega Nord),
ripresentato, dopo il fallimento del 2008, nella
legge Comunitaria 2009. "Se approvata - aggiunge l'Enpa
- la norma creerebbe gravissime conseguenze per la
fauna selvatica e la sicurezza dei cittadini, ed
esporrebbe il nostro Paese a nuove procedure
d'infrazione dell'Ue. A rimetterci sarebbero tutti
gli italiani che si troverebbero a pagare di tasca
propria l'inutile vezzo di una categoria sempre più
marginale". L'Enpa punta il dito anche sulla caccia
in deroga: "come loro abitudine - spiega - Lombardia
e Veneto hanno legiferato irregolarmente
autorizzando lo sterminio ingiustificato di
fringuelli, peppole e altri passeriformi".
L'associazione conclude sottolineando che anche
quest'anno saranno centinaia i milioni di animali
uccisi dalle doppiette, e che ricordando che solo
quest'anno 44 persone sono rimaste uccise e altre 85
ferite a causa di incidenti venatori.
IL SECOLO XIX
19 SETTEMBRE 2009
«La caccia? Ora è un lusso»
EDOARDO MEOLI
«LA CACCIA? La pratico da 60 anni, ma sta
diventando un lusso. Solo in permessi e
assicurazioni se ne vanno 400 euro». Angelo
Celle, 76 anni, è affascinato dalla caccia
da quand’era un ragazzino. É uno dei cani
delle doppiette del Levante e racconta com’è
cambiata l’attività ven atoria, la cui
stagione parte oggi in tutto il territorio
della provincia.
«Avevo 16 anni, quando ho imbracciato il
fucile per la prima volta ed ero maggiorenne
quando sono andato a caccia – spiega –- Per
molti anni ho praticato nell’entroterra del
golfo Paradiso. Ma cacciare è diventato,
anno dopo anno, sempre più difficile». Oggi
è presidente dell’associazione Libera Caccia
per il comprensorio e ancora non si è
stancato di usare la doppietta: «Faccio
parte di quel gruppo, sempre più sparuto,
che si dedica alla caccia con i cani da
ferma, sparando a fagiani e pernici, che
secondo me è la vera caccia. Anche se è
sempre più complicato praticarla – racconta
– in ogni caso l’attività venatoria in
questi 50 anni è cambiata sempre in peggio.
Un colpo mortale è stato dato all’inizio
degli anni Settanta, quando è stato tolto il
nomadismo. Prima si poteva cacciare ovunque,
oggi il cacciatore è legato a un determinato
territorio, come gli ambiti. Certo si può
anche cacciare in altri ambiti, ma solo se
si viene accettati dai cacciatori del
posto». E l’immagine poetica del cacciatore
con i suoi cani, nella luce dell’alba? «La
poesia esiste sempre e i cacciatori lo sanno
bene. Così come resta il fatto che noi siamo
rimasti gli unici a conoscere il territorio
e a rispettarlo. Il problema è che
continuiamo a essere visti come dei killer
di animali e non come persone che amano i
boschi e le vallate. Purtroppo, attorno a
questa passione ci sono troppa retorica e
luoghi comuni. Io rispetto la natura molto
più di quanto fanno tanti frequentatori dei
boschi; con altri amici abbiamo creato
voliere in tutto il levante e alleviamo
volatili che immettiamo nel bosco, trattiamo
i nostri cani come fossero nostri figli,
siamo sempre in prima fila quando c’è
un’emergenza. Ma per qualcuno siamo ancora
degli assassini. Per un pensionato, poi, la
caccia è diventata un lusso, visto che solo
per avere permessi e assicurazioni si pagano
400 euro». Si sentono come i pellerossa
nelle riserve indiane, ma non sanno
rinunciare alla loro passione. I cacciatori
che da quest’oggi potranno imbracciare la
doppietta, sono molto diversi da come erano
i loro padri e i loro nonni. Sono sempre di
meno coloro che praticano la caccia alla
selvaggina (uno su cinque) e sono sempre di
più quelli che si dedicano alla “caccia
grossa”, ovvero all’abbattimento dei
cinghiali (il rimanente 80 per cento). Del
resto il calendario faunistico viene fissato
proprio tenendo conto della presenza degli
ungulati e del loro numero. L’ultimo appunto
di Celle è per i cinghialisti: «Secondo me -
dice - aprire all’attività venatoria già
oggi è troppo presto. Comunque, è vero che i
cinghiali sono troppi e vanni abbattuti».
Lui, comunque, ha già scelto dove andare
quest’anno: «Punterò sulle aziende
venatorie, dove non ci sono problemi. Certo
è come pescare in un laghetto artificiale,
ma dopo tanti anni voglio solo stare
tranquillo». Da un cacciatore
tradizionalista a un altro. A Chiavari, nel
cuore del centro storico, c’è da un secolo
l’armeria Lanata: «I problemi n on mancano –
dice Giuseppe Lanata – resiste la caccia al
cinghiale che interessa l’80 per cento di
chi ha il fucile. Quelle classica con cani,
i richiami e la cacciagione è in estinzione,
perché è diventato troppo difficile e
costosa. Siamo passati dalla civiltà
contadina a quella di Internet, con i
cacciatori più giovani che conoscono regole
e animali perché hanno viaggiato in rete, ma
non sanno nulla di come si cammina in un
bosco, come ci si apposta come si rispetta
l’ambiente. Il cacciatore onesto ha rispetto
e in giro ce ne sono ancora molti. Ma se la
caccia è stata criminalizzata, devo
ammetterlo, è anche colpa delle associazioni
che in anni passati non hanno saputo
eliminare le mele marce, i bracconieri, le
persone che non rispettano le regole».
L'ARENA GIONALE DI
VERONA
19 SETTEMBRE 2009
LESSINIA. L’assessore provinciale risponde a chi ha
sollevato l’allarme: «È un problema politico e tocca alla
Regione»
Cinghiali? «La soluzione è consentirne la caccia»
Provincia di Verona - Se i cinghiali stanno diventando un
problema, come da più parti si sostiene, al punto che non
sono mancate ordinanze da parte di sindaci per eliminare
almeno i capi più intraprendenti che si sono spinti fino
all’interno delle contrade, come è successo a
Boscochiesanuova, perché la Provincia ha sospeso il piano di
eradicazione? «Perché doveva essere rimodulato e comunque il
problema non è tanto una delibera che ripristini l’eradicazione
del cinghiale dal nostro territorio quanto piuttosto tutto
quello che ne consegue», esordisce l’assessore provinciale
Luca Coletto a cui giriamo la domanda che lo stesso
direttore del Parco della Lessinia, Diego Lonardoni si era
posto nel momento in cui dei cacciatori gli hanno chiesto la
possibilità di aprire i confini del parco all’eliminazione
dei cinghiali.
«Purtroppo non ci sono alternative», aggiunge Coletto: «o la Regione apre la caccia al cinghiale o paga i danni che causano alle colture, alle persone e all’ambiente. Quanto al Parco è sufficiente una richiesta dell’ente perché la Provincia possa inviare agenti di polizia provinciale e non cacciatori dentro l’area protetta». I problemi nascono dopo l’abbattimento, perché questo tipo di attività, dentro o fuori il Parco, per legge nazionale (157/92) e regionale (50/93) non si configura come libera caccia, ma come «attività di controllo» (piano di abbattimento) e di conseguenza le carni degli animali abbattuti non sono escluse dall’applicazione dei regolamenti comunitari del cosiddetto «pacchetto igiene». «Pertanto questa carne prelevata in un piano di abbattimento», spiega Coletto, «deve essere destinata esclusivamente alla commercializzazione, previo invio a un centro di lavorazione della selvaggina riconosciuto, per essere sottoposta a ispezione sanitaria e se riconosciuta sana sottoposta a bollatura sanitaria». Qui nasce il problema perché nel veronese non esiste un simile centro autorizzato: «Ho inviato richiesta scritta ai direttori dei Servizi veterinari delle Ulss 20 e 21 e da entrambi ho ricevuto la stessa risposta: sul rispettivo territorio di competenza non esistono stabilimenti autorizzati alla macellazione o lavorazione di cinghiali. Nella Bassa ci sono tre aziende idonee al sezionamento di selvatici, ma solo per carni di volatili e lepri», precisa l’assessore. In pratica dalla Provincia potrebbe venire approvato in pochi giorni un piano di abbattimento per i cinghiali, ma poi sarebbe impossibile immettere la carne nel circuito della commercializzazione: «La legge impone l’eviscerazione e il trasporto al centro di lavorazione autorizzato entro tre ore: se si deve uscire dai confini provinciali, o forse regionali, non c’è il tempo per farlo. Non è complicato risolvere questo problema, è impossibile», dichiara Coletto, «anche perché vorrei vedere quanti cacciatori siano disponibili a perdere giornate di appostamenti per abbattere un capo e non potersi portare a casa neanche un chilo di carne». La soluzione ci sarebbe, «ma è politica e riguarda la Regione», precisa il vicepresidente della Provincia, «che non deve nascondersi dietro a un dito: apra la caccia al cinghiale, come ho più volte chiesto e sollecitato all'assessore Donazzan e risolviamo il problema». Infatti, in caso di abbattimento da parte di cacciatori, c’è la possibilità dell’autoconsumo senza ulteriori controlli. Se la carne dovesse essere ceduta direttamente (a macellai o ristoratori) c’è l’obbligo di documentarne la provenienza e l’esame per la ricerca della trichina, malattia a cui la carne deve risultare indenne, mentre sarebbe obbligatorio l’invio a un centro specializzato di lavorazione della selvaggina solo nel caso della commercializzazione.
AGI
19 SETTEMBRE 2009
PARCO ABRUZZO: AVVISTATI SEI NUOVI CUCCIOLI DI ORSO
Pescaseroli (L'Aquila) -
Nelle scorse settimane e' stata effettuata una sessione
di osservazioni mirate per l'avvistamento delle femmine
con piccoli di orso marsicano. Le osservazioni sono
state effettuate nei pressi delle diverse zone del Parco
nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise (Pnalm), ricche di
cespugli di ramno le cui bacche sono particolarmente
appetite dall'orso in questa stagione.
Nell'operazione, coordinata dalla Direzione e dai Servizi scientifico e veterinario del Parco, sono state coinvolte circa 40 persone tra personale del parco, guardie del Parco, agenti del coordinamento territoriale per l'ambiente del CFS e volontari. Questa numerosa partecipazione ha consentito di controllare tutte le aree di ramneto, presenti nel territorio del Parco e nella Zona di Protezione Esterna, con risultati anche per quest'anno molto importanti. Sono state avvistate infatti tre femmine con piccoli dell'anno: una con tre cuccioli, una con due e una con un cucciolo. Il totale dei piccoli avvistati durante queste operazioni e' quindi pari a sei. Se si considera che lo scorso anno sono stati osservati 10 piccoli e che una femmina di orso non partorisce tutti gli anni - come e' noto i piccoli restano con la madre fino all'eta' di circa 15 mesi - l'avvistamento di un numero cosi' elevato di piccoli, anche per quest'anno, e' sicuramente di grande significato per la conservazione della specie. In una popolazione di poche decine di individui, la genetica dice tra 40 e 60, di cui la meta' femmine, e delle quali non tutte si riproducono (vanno escluse le piu' giovani e le piu' anziane), il numero di cuccioli avvistati negli ultimi due anni significano una forte vitalita' della popolazione e una buona fertilita' delle femmine. Questa considerazione, sottolinea il Presidente del Parco Giuseppe Rossi, pur riflettendo ovviamente la incontestabile utilita' dei provvedimenti adottati ultimamente dall'Ente (dalla chiusura di alcune aree al potenziamento della sorveglianza, dal miglioramento del sistema di indennizzo dei danni alla campagna alimentare, alle piu' aperte relazioni dell'Ente con le comunita') non puo' pero' rassicurare sul futuro della specie che, per la sua conservazione, ha bisogno di espandere il proprio areale oltre i confini del Parco. Infatti, solo garantendo al plantigrado un territorio protetto ben piu' vasto del Parco nazionale storico, e favorendo un sollecito incremento della specie, si potranno avere certezze sulla sua definitiva salvezza, che al momento purtroppo non ancora esistono.
AGI
19 SETTEMBRE 209
TROVATO UN ORSO MORTO A PESCASSEROLI
Pescasseroli
(L'Aquila) - Un esemplare maschio di orso marsicano
di un anno e mezzo e' stato ritrovato morto a
Pescasseroli, in localita' 'Balzo della croce', a
soli 100 metri dal centro abitato, in piena area
Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise. Stando ai
primi elementi raccolti l'animale non stava bene,
cosi' come comunicato al Servizio sorveglianza del
Pnalm da un cittadino che lo aveva visto aggirarsi
all'ingresso del paese, vicino alla famosa fontana
sovrastata dall'insegna lapidea in ricordo della
fondazione del Parco d'Abruzzo voluta da Erminio
Sipari. La carcassa deve essere ancora recuperata e
sul posto si trovano gli agenti del Corpo forestale
dello Stato, le guardie del Parco e il servizio
veterinario. Dai primi riscontri l'animale potrebbe
essere stato investito nei giorni scorsi, visto che
presenta una vasta tumefazione nella parte
posteriore. La Procura della Repubblica di Sulmona
ha disposto il sequestro della carcassa,
disponendone l'invio all'Istituto zooprofilattico di
Teramo per gli esami necroscopici. Gli agenti della
forestale e guardie del parco stanno perlustrando la
zona alla ricerca di tracce biologiche utili alle
indagini. "Si tratta del secondo esemplare di orso
giovane che perdiamo quest'anno, dopo quello di
Pizzone in Molise - ha dichiarato il comandante del
Coordinamento territoriale per l'ambiente del Cfs,
Luciano Sammarone - e questo ci spinge ad adottare
ulteriori misure a salvaguardia della specie".
LA
REPUBBLICA
19 SETTEMBRE 2009
Titus, addio al re dei gorilla I
compagni celebrano il funerale
È morto a 35 anni, i suoi "sudditi" lo
hanno lavato e gli hanno dato l'estremo saluto.
Lo aveva reso famoso il film di Dian Fossey ora
il branco monta la guardia al suo corpo
ENRICO
FRANCESCHINI
LONDRA - Lo
seppelliranno vicino alla donna che gli ha dato
il suo nome e che ha salvato la sua specie. Ma
non subito. Per il momento, nessuno, o meglio
nessun umano, può avvicinarsi al grande corpo
immobile del re. I suoi sudditi lo hanno pulito,
gli hanno dato l'estremo saluto e poi hanno
cominciato a fargli la guardia. Gli uomini
seguono la scena da rispettosa distanza. Perché
non si scherza con i gorilla. Tantomeno subito
dopo la morte del loro celebre sovrano. Si
chiamava Titus, aveva 35 anni, pesava oltre 200
chili ed era stato a lungo il leader
incontrastato dell'ultimo regno dei gorilla: le
pendici del vulcano Visoke, lungo il confine del
Ruanda, nel cuore dell'Africa tropicale.
Era diventato famoso grazie alla naturalista americana Dian Fossey, al documentario che lei aveva girato su di lui e la sua famiglia, "Gorillas in the mist" (Gorilla nella nebbia), al film interpretato da Segourney Weaver nel ruolo della Fossey e a un più recente documentario della Bbc intitolato "The Gorilla King". Ora il "re dei gorilla" non c'è più. I ranger del parco nazionale del Ruanda avevano seguito (da lontano) la rapida malattia che lo ha precocemente ucciso. Ma non c'è più nemmeno la donna che gli ha dato la fama: Dian Fossey è stata assassinata nel 1985 da ignoti, nella baracca in cui dormiva vicino al vulcano, un delitto mai risolto anche se tutti i sospetti puntano sui cacciatori di frodo che la zoologa di San Francisco era riuscita a fermare prima che la specie dei gorilla diventasse estinta. Ora le autorità del parco, secondo quanto riporta la stampa britannica, aspetteranno il momento in cui sarà possibile recuperare il corpo di Titus e gli daranno sepoltura nel cimitero del centro ricerche di Karisoka, dove si trova la tomba della scienziata americana e dove continuano gli studi dei gorilla. La Fossey era venuta a esplorare la catena di vulcani di Mikeno negli anni '70, per fare un censimento dei gorilla. Per due decenni, seguì da vicino e riuscì a stabilire un rapporto con un gruppo guidato da un grande esemplare maschio che lei aveva soprannominato "Uncle Bert", lo zio Bert. Nel 1974, la primatologa decise di chiamare Titus uno dei figli di Bert. Cinque anni più tardi, anche il famoso documentarista e regista britannico David Attenborough entrò in contatto con la stessa famiglia di gorilla e si ritrovò a giocare con Titus, all'epoca un cucciolo, che si divertiva a saltargli sulla schiena. Sembrava quasi gracile, invece è diventato un gigante e il leader del suo gruppo. Il re. Si sa che ha avuto più figli di ogni altro gorilla conosciuto. E a lui viene ascritto il merito di avere condotto la sua tribù in salvo, lontano dalla zona dei combattimenti, durante la guerra civile che portò al genocidio del 1983 in Ruanda. Titus fu il re dei gorilla per 15 anni. Poi, come in un dramma degno di Shakespeare, il trono fu usurpato da uno dei suoi figli, Kuryama. Poco per volta, Titus accettò di non essere più il capo. Rimase però lo stesso nel gruppo, che continuò ad avere nei suoi confronti l'affetto e il rispetto riservati a un grande leader. I gorilla, per quanto ancora considerati una specie in pericolo, non sono più a rischio di estinzione. Sotto il vulcano del Ruanda è morto un re, e il suo popolo gli si stringe attorno.
IL GIORNALE
19 SETTEMBRE 2009
LASCIA
IL LAVORO PER I SUOI CANI "CON I CUCCIOLI AIUTO I DISABILI"
Ex
rappresentante di utensili apre un centro di pet therapy «Il
nostro compito? Ridare il sorriso ad anziani e bambini»
Pietro Vernizzi
Provincia di Bergamo - Il
sogno di Gigi Ferrarese era aiutare le persone con gravi
malattie o forme di handicap attraverso la sua grande
passione: gli amici a quattro zampe. Un sogno che con il
tempo si è avverato e che ha dato il nome alla sua società:
«Oliverdream», il sogno di Oliver appunto. Oliver è il primo
cane acquistato da Gigi dieci anni fa, un Golden Retriever
la cui agilità e capacità di socializzare anche con le
persone con difficoltà motorie gli ha fatto sorgere quell’idea.
Convincendolo ad abbandonare un lavoro stabile, da
rappresentante di una ditta di utensileria, per mettersi in
proprio e aprire un centro cinofilo a Cologno al Serio
(Bergamo).
Una realtà che oggi è ampia ben 3.500 metri quadri, conta su cinque Golden Retriever e su un cucciolo di Border Collie ed è attiva in diciassette istituti tra asili nido, scuole dell’infanzia e primarie, medie e superiori, centri diurni disabili e case di riposo. «Le nostre attività nelle scuole sono di due tipi - racconta Ferrarese -. Da una parte quelle ludiche, con l’obiettivo di fare divertire i bambini ed educarli al rispetto degli altri esseri viventi. Dall’altra la pet therapy per curare i disabili, tra cui ci sono anche alcuni casi molto gravi». Ed è proprio lavorare con i bambini che dà le maggiori soddisfazioni a Gigi. «Uno di loro è su una carrozzina e ha una forma di handicap così seria che non riesce a muoversi né a parlare - sottolinea -, eppure quando i miei cani gli vanno vicino sul suo volto si spalanca il sorriso». Percorsi specifici sono rivolti anche agli anziani, sia quelli autosufficienti sia quelli che vivono nelle case di riposo. «Grazie alla pet therapy è possibile il recupero sia fisico che psichico - rivela Ferrarese -. Nel primo caso facilitando la fisioterapia, nel secondo con percorsi per creare il benessere nelle persone depresse e risollevarne il morale. E persino aiutando gli anziani in stato confusionale a recuperare la memoria». Tra le attività organizzate da «Oliverdream» anche le gare di agility, dei percorsi a ostacoli cui partecipano fianco a fianco le persone con il loro cane. E dei corsi di addestramento per imparare a interagire bene con l’amico a quattro zampe usando solo metodi dolci e comprendendone il linguaggio fatto di posture, rumori e olfatto. A partire da attività semplici e piacevoli come il cosiddetto «riporto», grazie a cui si educa l’animale ad andare a riprendere gli oggetti lanciati dal padrone. Oltre a dei corsi di formazione, come quello che si terrà a Bergamo dal 16 ottobre al 2 novembre, per insegnare agli operatori le tecniche di pet therapy. Il programma prevede otto giorni di formazione teorica e pratica con psicologi, medici, veterinari, avvocati ed educatori. Infine, presto Ferrarese (che ha creato anche un sito Internet, oliverdream.com) lancerà un’agenzia pubblicitaria attraverso gli animali, «Oliver and Blue», che prevede l’organizzazione di veri e propri casting per selezionare i cani e gatti più simpatici e adatti a reclamizzare i prodotti.
IL GIORNALE
19 SETTEMBRE 2009
INSICUREZZA, AFFETTO E DISAGIO: SI GUARISCE CON UNA CAREZZA
Terapia dolce del contatto con
gli animali, la pet therapy si basa sull’interazione
uomo-animale. Nei bambini con particolari problemi, negli
anziani, in alcune categorie di malati e di disabili fisici
e psichici il contatto con un animale può aiutare a
soddisfare certi bisogni (affetto, sicurezza, relazioni
interpersonali) e recuperare alcune abilità che queste
persone possono avere perduto. Fu lo psichiatra infantile,
Boris Levinson, a enunciare per la prima volta, intorno al
1960, le sue teorie sui benefici della compagnia degli
animali, che egli stesso applicò nella cura dei suoi
pazienti. Oggi la pet therapy viene applicata in svariati
settori socio-assistenziali, tra i quali: case di riposo,
ospedali, comunità di recupero.
LE SCIENZE
19 SETTEMBRE 2009
QUA LA ZAMPA MINISTRO SACCONI
Riceviamo (?) e volentieri pubblichiamo una singolare
lettera recapitataci in mattinata
Illustrissimo ministro
Sacconi,
mi permetta di presentarmi. Mi chiamo Bjorn, e sono uno splendido esemplare di pastore abruzzese maremmano dal pelo candido e lucido. Sono “il migliore amico” dell’autore di questo blog. Ebbene sì, sono un cane (qualcuno ironizzerà che lo si poteva capire da come scrivo…). O almeno lo ero, prima di essere colpito da un micidiale tumore allo stomaco (noi cani a volte soffriamo delle vostre stesse malattie, sa…) che mi ha sottratto all’affetto dei miei cari (dite così voi umani, no?). Ricordo come fosse oggi quei giorni convulsi, le corse dal veterinario con me che puntavo le zampe per non entrare nel bagagliaio (e dire che andare in macchina era uno dei miei passatempi preferiti, quasi quanto fare gli appostamenti al gatto). Il dottore – gran brav’uomo, aveva anche un discreto odore per essere un bipede – disse al mio migliore amico che non c’era nulla da fare. Pochi mesi e io, il cane Bjorn, sarei mancato.E così è stato, signor ministro. Scodinzolavo sempre meno, me ne stavo mogio mogio nella mia cuccia e non mi divertivo nemmeno più a rincorrere il pallone dei bambini, in giardino. Niente parco, non mi stuzzicavano neanche più i milioni di profumini più o meno invitanti che quelli come me, con il naso da cani, avvertono alla minima brezza.Per fargliela breve, signor ministro, e non abusare del suo tempo e della sua pazienza, un giorno ho smesso anche di mangiare. A casa hanno capito che ne avevo per poco, e siamo tornati dal veterinario. Abbiamo preso il nostro bravo appuntamento e ci siamo presentati in quella bella stanza pulita. Mi hanno sedato, praticato una robusta anestesia e poi, solo alla fine, hanno proceduto con l’iniezione letale che mi ha spedito qui, nel paradiso dei cani (dopo un’onorevole vita da cani). Eutanasia, dite voi, se non sbaglio.E veniamo allora alla ragione per cui le scrivo. Sabato scorso, al TG1 del pomeriggio (non si sorprenda che i cani guardino il TG1, è una delle nostre trasmissioni preferite), ho visto un servizio in cui si diceva delle nuove norme intese a certificare che la soppressione degli animali domestici avvenga secondo le stesse procedure che sono toccate a me, perché noi animali, vostri compagni di giochi, non abbiamo in alcun modo a soffrire.Ecco la ragione del titolo. Qua la zampa, ministro, davvero, a nome di tutta la categoria. (E pure dei gatti, s’intende, anche se mi sono sempre stati cordialmente antipatici…)Però, signor ministro, questa mattina quando ho faticosamente sfogliato i giornali (non è che siano comodi, per noi quadrupedi, anche se quell’odorino d’inchiostro mi fa impazzire), ci sono rimasto male. Per tutta quella storia del TAR del Lazio e della legge in fase di approvazione sul testamento biologico.Niente di personale, sa, ma mi era sembrato di capire che a lei e ai suoi più stretti collaboratori (noi le persone buone le sentiamo dall’odore) stesse a cuore il fatto che gli altri non soffrano. E invece vorreste approvare una legge in cui a quelli come voi non lasciate nemmeno la libertà di decidere se mangiare o no, quando proprio non ve la sentite più. Eppure ne ho visti, sa, anche di migliori amici dei cani, che ogni boccone che mandavano giù sembrava lacerargli l’addome, quasi che non riuscisse a sopportare il dolore. Il mio migliore amico le ha anche raccontato la storia del suo papà, ricorda?Così, signor ministro, mi chiedevo com’è che possiate provare tanta umana pietà, tanta comprensione, tanta empatia per la sofferenza di noi cani e invece non riusciate a condividere quella dei vostri simili. Glielo confesso signor ministro Sacconi, noi cani ci stiamo tanto bene con voi, ma in fondo in fondo non è che riusciamo a capirvi…
IL GIORNALE
19 SETTEMBRE 2009
Latte, via alle proteste: gli agricoltori gettano 200mila litri nei campi
Brescia Appesi con un cappio al collo. È questa la
sensazione che hanno gli allevatori in questo
periodo. Le quote prima, la direttiva nitrati poi e
adesso il crollo del prezzo del latte. A Brescia gli
iscritti a Copagri hanno detto no. Meglio buttare
via tutto piuttosto che farsi strozzare da un prezzo
al litro che ha dell’incredibile. Con un costo medio
di mungitura intorno ai 48 centesimi al litro il
latte viene invece acquistato a 27.
Sono due giorni che gli
allevatori si alzano all’alba, mungono e, invece di
portare «l’oro bianco» ai caseifici della zona, lo
versano dentro i carri botte per spandere il liquame
e via. In questa maniera sono sfumati ben 200mila
litri di latte sparsi come letame sui terreni.
Ma la protesta sembra essere solo all’inizio. Già
perché con il prezzo del latte e latticini si è
tirata troppo la fune: in un anno la flessione è
stata del 15,8%.
RAI NEWS 24
19 SETTEMBRE 2009
Allevatori spruzzano il latte a Kehl (Germania)
FOTO http://www.rainews24.rai.it/it/foto-gallery.php?galleryid=131979
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ANSA
19 SETTEMBRE 2009
ORA UNA 'NANOPOMATA' CONTRO LA DISFUNZIONE ERETTILE
ROMA - Una "pomata"
contro la disfunzione erettile fatta di nanoparticelle
che contengono come principio attivo il vasodilatatore
ossido di azoto (NO), funziona in pochi minuti e senza
gli effetti collaterali dei farmaci per bocca oggi usati
da decine di milioni di uomini nel mondo contro questo
problema. L'hanno messa a
punto e testata su topi ricercatori del
Albert Einstein College of Medicine di New York diretti
da Kelvin Davies. Secondo quanto riferito sul Journal of
Sexual Medicine, la "nano-pomata" potrebbe diventare
un'alternativa al Viagra e ad altri farmaci simili, sia
per quegli uomini che non rispondono a queste terapie,
sia per quelli che non possono invece assumerle in
quanto hanno problemi cardiovascolari e quindi sono
sconsigliate.
La "nano-pomata" consiste in paritcelle nano, grandi quanto un granulo di polline, che contengono il principio attivo, il vasodilatatore NO. Le nanoparticelle, applicate a livello topico, sono assorbite dalla pelle e rilasciano NO che in pochi minuti fa effetto, dilatando i corpi cavernosi del pene e quindi inducendo l'erzione. Testate su 18 topi, il meccanismo ha funzionato nel 90% dei casi e in pochi minuti dall'applicazione, contro i 30-60 minuti che normalmente servono ai farmaci classici per agire. Ma i trial clinici per questa 'nano-pomata' non sono dietro l'angolo, avvertono con cautela i ricercatori.
BARI MIA
19 SETTEMBRE 2009
Pomata contro la disfunzione erettile
Antonio Calisi
Un gruppo di ricercatori
dell'Albert Einstein College of Medicine a Yeshiva
University di New York ha presentato uno studio sul
Journal of Sexual Medicine dove riferiscono di
aver sperimentato su 18 topi
una crema contro la disfunzione erettile
costituita da nanoparticelle che contengono come
principio attivo il vasodilatatore ossido di azoto (NO)
e agisce in pochi minuti e senza gli risultati secondari
dei rimedi per bocca attualmente utilizzati da milioni
di uomini nel mondo contro questa preoccupazione.
La pomata potrebbe
divenire una soluzione al Viagra e ad altre terapie
analoghe per quegli uomini che non possono utilizzarle
per problemi cardiovascolari.L’unguento è fatto di
quantità infinitesimali del principio attivo, il
vasodilatatore NO. Le particelle, spalmate a livello
topico, sono assorbite dall’epidermide e rilasciano NO
che in pochi minuti agisce, contro i 30-60 minuti che
normalmente servono ai farmaci classici, ingrossando i
corpi cavernosi del pene e quindi stimolando l'erezione.Gli
specialisti, comunque, affermano che ci vorranno
perlomeno 10 anni prima che il tubetto di crema sia
pronto per la commercializzazione.
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