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BRESCIA OGGI
20 SETTEMBRE 2009
Un altro
blitz animalista al canile di OrzinuoviIL
CASO. Il centro tappezzato di volantini che accusano gli
operatori di maltrattare i randagi
Analoga azione dimostrativa è stata compiuta a Corte Franca I volontari sono preoccupati: «Siamo diffamati senza motivo» ![]()
Riccardo Caffi
ORZNUOVI (BS)- Non è la prima
volta che i responsabili del canile di Orzinuovi trovano affissi
sul muro della struttura dei volantini che accusano gestori e
volontari di maltrattare gli animali e di vendere i randagi ai
laboratori di vivisezione.
Ma dopo l'ultimo blitz, l'associazione «Sos randagi» che gestisce il rifugio ha deciso di sporgere denuncia ai carabinieri. Ieri mattina gli operatori del centro hanno trovato porte, finestre e muri del rifugio tappezzati di volantini con contenuti ritenuti diffamatori dall'associazione. Gli autori del raid hanno affisso anche un lenzuolo con la scritta: «Centro raccolta cani per la Germania». IL RIFERIMENTO È all'inchiesta su un presunto traffico di animali destinati a diventare cavie nei laboratori farmaceutici tedeschi aperta nel 2004, quando i carabinieri del Nas fermarono a più riprese una quarantina di cani provenienti dal Bresciano e diretti in Germania. A un certo punto, l'indagine coinvolse anche alcuni volontari del rifugio di Orzinuovi. Ma il collegamento fra il canile e il crudele business illegale non è mai stato provato. Tutti gli operatori indagati sono stati assolti nella fase istruttoria del processo. L'assalto a colpi di striscioni e volantini è avvenuto quasi in contemporanea anche a Corte Franca, nella nuova struttura che a breve sarà aperta dall'Aidar per accogliere cani e gatti randagi. Le ali più estremiste del movimento animalista sembrano insomma aver preso di mira i canili bresciani. «CI VENGONO MOSSE accuse diffamatorie - sottolineano i volontari - che gli stessi magistrati hanno reputato infondate. Nessuno, nemmeno durante le indagini, ha mai negato di dare in adozione a famiglie tedesche o svizzere i cani abbandonati. Ciò che forse questi animalisti disinformati non sanno è che per ogni ospite esiste una documentazione completa negli archivi dell'Aidar. Tutti sono iscritti all'anagrafe canina e la loro destinazione è stata sempre regolarmente registrata». Gli operatori osservano poi come il canile di Orzinuovi, individuato come centro affidi dell'Asl, rappresenti una realtà importante nella lotta al randagismo. Molti dei cani accalappiati in provincia, vengono accolti nel rifugio orceano, dove vengono vaccinati e curati e quasi sempre affidati ad una nuova famiglia. Il canile orceano venne aperto nei primi anni '90 dell'ex Ussl 42, che aveva trasformato le aule ed il cortile della scuola elementare di via Convento Aguzzano, tra cascine e campi coltivati, in centro zonale i 15 comuni della Bassa occidentale. Nel 2001 l'Asl ha affidato la gestione della struttura all'associazione «Sos Randagi», con sede a Castelmella, costituita nell'anno 2000 allo scopo di favorire la tutela degli animali e dell'ambiente. Nel 2004 il canile è diventato un rifugio, i cui gestori non effettuano interventi di accalappiamento, ma si preoccupano del ricovero, del benessere e dell'affido dei cani, dopo che hanno concluso il periodo sanitario al canile di Brescia. Il rifugio dell'Aguzzano dispone di 40 box nei quali soggiornano mediamente un centinaio di cani di tutte le razze. I volontari provvedono a suddividerli in gruppi compatibili per farli passeggiare e giocare tra loro, in modo da conoscere il carattere dell'animale e procedere ad affidi mirati. Nel canile di Orzinuovi arrivano in media 800 cani all'anno. Quasi tutti trovano una nuova casa presso le famiglie che si rivolgono al canile da tutto il Nord Italia. Il rifugio, aperto tutti i giorni feriali, dispone anche di un sito internet consultabile cliccando su www.canilediorzinuovi.it.
VIVI ENNA
20 SETTEMBRE 2009
Enna.
Polpette avvelenate per i cani da caccia
Enna. Ancora una volta si è
registrata la presenza di polpette avvelenate che vengono
buttare in campagna, specie nelle zone che sono frequentate
dai cacciatori in questo periodo. Proprio ieri un cacciatore
ennese, Angelo F., ha visto uno dei suoi cani da caccia, un
segugio, che, mentre effettuava una battuta di caccia, è
ritornato con la bava alla bocca e dopo qualche ora è
deceduto, mentre altri due cani, che partecipavano alla
battuta di caccia, si sono salvati per miracolo, perché
avevano scelto, nella ricerca di conigli, un altro percorso.
Da accertamenti fatti pare che il segugio abbia rinvenuto
una polpetta cosparsa di veleno, l’abbia ingoiata, e dopo
pochi minuti è morto avvelenato. Non è la prima volta, che,
nel periodo di caccia, le campagne ennesi vengono cosparse
di polpette avvelenate che provocano l’avvelenamento e la
morte dei cani da caccia. Angelo F., questa volta, è
riuscito a salvare con un pronto intervento disintossicante
due dei suoi cani, per uno non c’è stato niente da fare.
Alle Guardie forestali ed agli stessi cacciatori il compito
di segnalare con immediatezza le zone dove sono state
riscontrate la presenza di questa carne avvelenata, specie
nella zona di Pergusa, nelle contrade Baronessa, Mugavero e
Torre, Portella dei Monaci, Santa Mariola, Cutura, laddove
si registra, in questo periodo, la presenza di cacciatori.
LA GAZZETTA DI
REGGIO
20 SETTEMBRE 2009
Mele con gli spilli per i cavalli
REGGIO. Mele «ripiene» di
aghi, di tanti piccoli aghi destinati alla pancia dei
cavalli. Una brutta sorpresa davvero per l’azienda
agricola Mirko di San Bartolomeo che venerdì sera ne ha
ricevute in dono sei, lanciate dall’esterno, dalla
strada che da Rivalta porta dritti al centro di San
Bartolomeo. «Una barbarie contro gli animali - grida
Roberta Carubbi, manager di una grande azienda e
proprietaria dell’intero complesso - di fronte a tanta
inciviltà non posso tacere. Se i cavalli avessero
ingerito quelle mele il pericolo per la loro salute
sarebbe stato altissimo, avrebbero potuto forargli
l’intestino. Colpa dei vicini infastiditi dagli animali?
Impossibile».
GIORNALE DI SIRACUSA 20 SETTEMBRE 2009
E i vigili chiedono più collaborazione ai cittadini LA POLIZIA MUNICIPALE DI FRANCOFONTE SALVA 4 CUCCIOLI DI CANE
NELLO RUSSO
Francofonte (SR) - Quattro cagnolini, nati da appena pochi
giorni, sono stati trovati da due Ispettori della polizia
municipale di Francofonte in pieno centro abitato, mentre si
trovavano in pattuglia di prossimità e di vigilanza del
territorio. Allertati da alcuni passanti verso le ore 8.00,
hanno trovato una piccola scatola, poggiata sul marciapiede,
in cui i cuccioletti erano stati riposti ed abbandonati.
SANREMO NEWS
20 SETTEMBRE 2009
Savona: preoccupazione dell'Enpa per la fine
del Ramadan
SAVONA -
Preoccupazione della Protezione Animali savonese per
la fine del Ramadan (il mese del digiuno islamico
che termina oggi), che viene festeggiata con il
sacrificio di un montone, un agnello o una capra.
Negli anni scorsi si sono infatti verificate uccisioni improvvisate di animali nelle case o nei cortili di abitazioni a Borghetto Santo Spirito ed a Vado Ligure. L'ENPA invita quindi le Autorità competenti a vigilare ed i cittadini a segnalare loro situazioni di maltrattamento alle quali dovessero assistere. Nel rispetto verso tutte le religioni e tutte le etnie, l'ENPA stigmatizza tuttavia come, nel nostro paese, sia purtroppo ammessa da un decreto del 1998 la deroga, per motivi religiosi, alla macellazione con preventivo stordimento degli animali in strutture autorizzate; le bestie vengono sgozzate perfettamente coscienti e la loro agonia dura spesso decine di interminabili minuti. Una concessione immotivata anche dal punto di vista dei precetti coranici, per cui alcune Autorità religiose accettano le procedure meno dolorose delle macellazioni occidentali, sia in Europa (Germania, Danimarca, Norvegia, Austria) che nei più popolosi paesi islamici al mondo, come l'Indonesia e la Malaysia. E' così nata in Italia una fiorente catena di macellerie islamiche (presenti anche ad Albenga, Cairo e Savona) rifor-nite con migliaia di animali provenienti soprattutto dall'Australia e dalla Nuova Zelanda.
IL GIORNALE
20 SETTEMBRE 2009
L'ARIETE
MARCUS MESSO A MORTE DAI BIMBI CHE L'AVEVANO CRESCIUTO
Era stato
allevato dagli alunni di una elementare in Inghilterra,
Ambientalisti contro il preside: «È colpa sua, ora deve
dimettersi»
OSCAR GRAZIOLI
L'ariete Marcus non ce l'ha fatta.
Nonostante le proteste giunte da ogni parte è stato messo a
morte da un singolare plotone d'esecuzione: bambini delle scuole
elementari. Già, proprio loro, che lo avevano allevato, ne
avevano seguito la crescita, gli avevano dato da mangiare, lo
avevano curato, quando è stato il momento di decidere se tenerlo
come animale da compagnia o tramutarlo in costolette, hanno
votato. E ha vinto la maggioranza. Pollice verso. Marcus è stato
macellato all'alba di ieri l'altro e la sua carne, venduta a un
negozio, servirà ad acquistare nuovi animali da conoscere,
allevare curare e probabilmente ancora macellare. A nulla sono
valse le proteste di migliaia di persone, compresa quella del
comico Paul O'Grady che si era offerto di trovare una fattoria
dove tenere l'agnellone fino alla fine della sua vita naturale.
I bambini della scuola elementare Lydd a Romney Marsh, nel Kent (UK) hanno deciso che la sua giusta fine fosse quella di tramutarsi in carne da mettere all'asta e da vendere al migliore offerente. Gli animalisti hanno affermato che è straziante permettere a dei bambini di allevare il montone e poi guadagnare soldi dalla sua carne venduta dopo averlo fatto macellare. La scuola invece, che si trova in una comunità agricola, difende la decisione di educare i bambini a conoscere il ciclo del cibo. «La decisione di fare polpette del montone (previamente castrato) - ha detto la maestra Andrea Charman - ha avuto il supporto del consiglio scolastico e della maggioranza dei genitori. Quando abbiamo impiantato questa comunità agricola scolastica nella primavera di quest'anno, era prevista, per i bambini, un'educazione completa sugli aspetti della vita e della morte che si succedono in qualunque allevamento di animali per uso zootecnico e i bambini hanno avuto tutte le opportunità di discutere quest'argomento, sia per quanto riguarda gli aspetti etici sia per il ciclo di produzione degli alimenti». Dove e quando di preciso Marcus sia stato macellato non era inizialmente stato divulgato, mentre la preside aveva negato che i bambini fossero stati accompagnati in visita a un macello. Ora, si sa che a macellare Marcus è stato Simon Leadbeater, il quale, intervistato dalla stampa, ha affermato che non c'era scelta migliore, perché l'animale, nel giro di pochi mesi, si sarebbe trasformato in un killer. Forse il macellaio dimentica che, nei confronti del killer, ha più a che fare lui che non un agnellone castrato e allevato a mano fin da piccolo. Ora la polemica monta ogni giorno di più e la Procura distrettuale della zona ha iniziato a investigare e a tenere sotto controllo la scuola a causa delle minacce, che arrivano dal Net, di incendiarla. I genitori, che a maggioranza, avevano votato per l'abbattimento di Marcus cominciano a sgranarsi. Avanza l'ipotesi che quella maggioranza sia stata un tantino forzata dalla preside di cui molti chiedono insistentemente le dimissioni. Numerosi genitori riferiscono che i loro bambini sono rimasti sconvolti dall'uccisione di quello che per loro non era altro che un cucciolo con cui, fino al giorno prima giocavano. I gruppi di Facebook in difesa di Marcus si stanno scatenando e arrivano a minacciare seriamente la preside, ritenuta insensibile e priva di alcuno scrupolo morale, per aver permesso a bambini ancora privi del necessario equilibrio mentale di cadere in confusione su questioni etiche verso cui sono troppo acerbi. «Dovevano lasciare vivo Marcus e mandare in macello la preside», ha scritto Katie Doolittle. Forse un tantino esagerato, ma di una cosa sono certo. L'asta per le sue costolette sarebbe andata deserta. Troppo magra.
IL SECOLO XIX
20 SETTEMBRE 2009
Genova
difende il cinghiale Piero
Al via
la stagione venatoria
Mobilitazione in piazza e su Internet per salvare l'animale diventato una mascotte
Giuliano Gnecco
Genova. I fucili tornano a
sparare: si apre oggi in tutta Italia la stagione venatoria,
che coinvolge circa 750.000 appassionati, distribuiti su
tutta la Penisola; una realtà economica che impegna circa
45.000 posti di lavoro, dei quali 3.900 nella sola
produzione di armi e munizioni sportive.
Però a Genova quest'anno l'apertura della caccia suscita tensioni particolari. Perché la guerra di Piero questa volta è per la sopravvivenza: Piero è il cinghiale adottato dagli abitanti di via Carso, sulla strada per salire al Righi e al Parco delle Mura. Per salvarlo dalla cattura, d'accordo con la Provincia, gli hanno costruito una casa in un maneggio di Mignanego, gestito dall'Associazione Amici Animali Abbandonati. Ma nelle scorse settimane, nottetempo, un gruppo di anarco-ambientalisti lo ha liberato, mettendone così a repentaglio la vita: Piero è abituato ad essere nutrito e coccolato, da solo è in un vicolo cieco, tanto è vero che non si è allontanato dalla zona dove aveva la dimora. Per sensibilizzare i cacciatori ad evitare di abbatterlo, ieri un piccolo gruppo di amici di Piero ha sfilato dal passo dei Giovi con magliette e volantini che chiedevano per lui la salvezza. Manifestazione abortita: «Dopo duecento metri siamo stati fermati dai carabinieri, che ci hanno contestato la manifestazione non autorizzata - spiega Elvio Fichera, presidente dell'associazione che custodiva l'ungulato - Ci hanno chiesto i documenti, e hanno annotato gli slogan, certo non violenti, dei nostri striscioni». Aggiunge Gabriele Lepri, presidente del gruppo su Facebook (con 7.775 membri) per salvare Piero dalle doppiette: «Volevamo sensibilizzare chi caccia nella zona. Piero è ancora vivo, lo abbiamo visto ancora giovedì, e lo stiamo nutrendo. Ma non entra nelle gabbie perchéè intelligente e le riconosce, e non lo si può addormentare perché ha ancora anestetico nel sangue, e il cuore rischierebbe di non farcela». L'anestetico era quello usato per catturarlo in via Carso e portarlo in salvo a Mignanego. Intelligente sì, furbo mica canto: lasciarsi catturare sarebbe l'unico modo per evitare di finire a condire la polenta. Già, mentre gli altri cinghiali sono selvatici e stanno in guardia, lui è domestico e non ha paura ad avvicinarsi all'uomo. In sintesi: facile preda. «Si riconosce per il taglio a un'orecchio - sottolinea Lepri - Oltretutto la sua carne non è neppure buona da mangiare, essendo ancora intrisa di anestetico. Chi dovesse cacciarlo, rischierebbe poi di doverlo buttare». Magari dopo aver sprecato dell'ottimo - e costoso - vino per farlo macerare una notte. L'appello degli amici di Piero: cacciatori, fate attenzione; evitate di colpirlo. Basta sapere che è ancora nella zona dove aveva il regno - ed era nutrito con ogni bene della terra - prima di essere "liberato" da anarco-animalisti che, così, hanno lo hanno messo a rischio di finire in umido con le patate. Insiste Fichera: «L'altro giorno ha mangiato del melone», come un essere umano. I maldicenti insinuano che Piero sia così mansueto perché di dubbia identità sessuale: i veterinari della Provincia hanno notato che ha i testicoli poco sviluppati. Fichera è tranciante: «L'ultima volta era in compagnia di una femmina, questa è la stagione degli amori per i cinghiali». Restituitogli l'onore in tema di virilità, ora gli amici di Piero sono in ansia per le sorti dell'ungulato più famoso di Genova. Perché il rischio il rischio che finisca nel sugo a condire le tagliatelle adesso è più che mai concreto. «La sua carne non è buona a causa dell'anestetico», ribadisce Fichera. Anche se l'appello non fa presa sui cacciatori: cavallerescamente non andranno alla sua ricerca, ma qualora se lo trovassero davanti non abbasserebbero le doppiette. Lo scorso anno, per salvare Piero dalla Forestale, in via Carso ci fu una rivolta, tanto che gli agenti vennero presi a pietrate per impedire loro di mettere le mani sul cinghiale diventato una mascotte.
IL SECOLO XIX
20 SETTEMBRE 2009
«Spiacenti, se troviamo Piero sarebbe ipocrisia girarsi
e non sparare»
IL
CACCIATORE
Genova. Ha intenerito il cuore degli abitanti di via
Carso, ha commosso Genova. Ma non per questo il
cinghiale Piero godrà di un trattamento di favore da
parte delle doppiette: «È indifferente - premette Matteo
Anfossi, presidente regionale di Federcaccia - Capisco
che è stato allevato, è come un maiale. Ma la gente la
carne di maiale la mangia. Anche io allevo galline e
conigli, li tratto e li voglio bene, ma poi non è che
non li mangio. Certo non andrò a cercare Piero, e se
fosse nel recinto non gli sparerei. Ma a caccia sì.
Dobbiamo eseguire una potatura per far crescere
l'albero. Non serve fare i pietosi: uno dei nostri soci
ha un cinghiale che gira libero nel ristorante, va sotto
i tavoli. Nessuno lì gli sparerebbe, nel bosco è
un'altra cosa. Il fucile può essere pericoloso, ma fa
meno danni della macchina e certamente di chi guida
ubriaco».
Nessuna pietà per Piero. Lo conferma anche Gianni Lizzi, guardia venatoria e consigliere provinciale di Federcaccia: «Fa pena perché non è più un cinghiale selvatico; è un porcastro allevato come un animale da cortile. Si è umanizzato. Dispiace. Però pensando ai danni che può provocare, sono per l'abbattimento, e nessun cacciatore si tirerebbe indietro. È in libertà, si può salvare. L'altro giorno a Struppa mi ha chiamato una donna di 90 anni che non poteva uscire di casa perché aveva cinque cinghiali in giardino: se ci fosse stata una scrofa che doveva proteggere i piccoli? Capisco gli animalisti, ma noi operiamo in base a quote stabilite dall'Istituto di Biologia della Fauna Selvatica e dell'Università di Genova. I cinghiali distruggono tutto, mangiano anche le uova di fagiano impedendogli di riprodursi. La gente non capisce quali problemi possano arrecare».
LIBERO
20 SETTEMBRE 2009
Cani vittime dei padroni
«Gli esseri umani trascorrono molto tempo
cercando strenuamente di rendere la loro vita
felice. Essi tendono a rifugiarsi nel loro
piccolo mondo. Li confonde il fatto di non
sapere di che cosa hanno bisogno, che cosa
vogliono, e li coglie la depressione. I cani non
hanno questo problema. Loro sanno esattamente
che cosa li rende felici: fare qualcosa per
qualcuno. Mettono in atto tutto quello che sono
in grado di escogitare per compiacere i loro
compagni umani, e ogni segnale del fatto che
hanno avuto successo li rende molto felici».
Parola dello scrittore John Richard Stephens. E
ciò che li rende terribilmente infelici è lo
scoprire che nonostante tutti gli sforzi, gli
esseri umani spesso quando si avvicinano è
unicamente per maltrattarli. Così è purtroppo
per 750 mila cani italiani, svela l’Aidaa dopo
un’analisi incrociata delle segnalazioni giunte
allo Sportello Animali, al Tribunale degli
Animali e dei numeri emersi dalle trenta
associazioni animaliste locali presenti in
Italia.
Cifre inquietantiche fanno riflettere
Secondo l’Associazione animalista sono almeno
300 mila i cani tenuti legati con una catena
troppo corta o rinchiusi in spazi troppo
stretti, 150 mila quelli costretti a vivere in
appartamenti angusti, quasi segregati, e mai
portati fuori né per un corsettina né per i
bisogni fisiologici quotidiani; e 50 mila i cani
che ogni anno sono costretti a ricorrere alle
cure veterinarie a causa di botte, violenze e
ferimenti subiti tra le mura domestiche.
Non solo: circa 250 mila sono i cani malnutriti
e tenuti in situazioni igienico-sanitarie
deplorevoli, sottoposti a torture o obbligati a
portare il collare elettronico, vietatissimo.
«Il problema grosso è che molte violenze non
vengono denunciate, restano sconosciute e quindi
impunite», dice Lorenzo Croce, presidente
nazionale dell’Aidaa. «Comunque abbiamo un
aumento del 19,5 per cento, ovvero 145 mila
maltrattamenti in più segnalati rispetto allo
scorso anno. Sono tanti i casi che ogni giorno
ci vengono comunicati e che purtroppo non hanno
un seguito giudiziario, perché la gente conosce
i lunghi tempi della giustizia e non se la sente
di intraprendere un percorso giudiziario che può
durare anni...». E poi le leggi spesso non
vengono applicate. Il maltrattamento sugli
animali è un reato punibile con il carcere. In
quanti sono finiti dentro? «Due, forse tre»,
dice il presidente dell’Aidaa. «Noi in un anno
abbiamo offerto 30 mila consulenze di tutti i
tipi. Siamo presenti su tutto il territorio
nazionale. E ne vediamo davvero tante. Un
esempio? L’altro ieri pomeriggio una signora era
a passeggio al parco Ravizza di Milano con il
suo cagnolino, un meticcio di media taglia.
All’improvviso si è avventato sul piccolo amico
a quattro zampe un grosso Pit Bull, incustodito.
Il meticcio ne è uscito malconcio, poverino,
preso a morsi dal Pit Bull che ha smesso solo
quando è arrivata la padrona. Lei lo ha preso al
guinzaglio e se l’è portato via, senza dire una
parola». Però. «Per la padrona del Pit Bull»,
riprende Croce, «c’è pure l’aggravante di
omissione di soccorso. L’altra signora, ancora
sotto choc, si è rivolta a noi: le abbiamo
consigliato di denunciare l’incidente. In casi
come questi le persone, sono già scosse per
quanto accaduto e spesso non sanno cosa fare né
a chi rivolgersi», spiega il presidente. Il
numero di telefono dell’Aidaa (0222228518) è
attivo dalle 9 alle 20.
Contro le violenzerivolgersi all’Asl
«Bisogna ricordare che i maltrattamenti
domestici vanno segnalati ai veterinari delle
Asl». E che il maggior numero di maltrattamenti
si registra nel Sud, dove è più alto anche il
numero degli abbandoni. Mentre al Nord le
denunce riguardano soprattutto l’uso del collare
elettronico. Secondo l’Aidaa sono ipotizzabili
inoltre maltrattamenti per un numero altrettanto
simile di gatti domestici. In questo caso le
violenze vanno dalla tenuta in spazi angusti
alle piccole sevizie. Nei casi più estremi si
tratta di gatti tenuti legati alla catena, come
recentemente scoperto in provincia di Verona.
IL SECOLO XIX
20 SETTEMBRE 2009
Cagnolino
finisce nel canale lunensee si ferisce: salvato dai vigili del
fuoco
CAstelnuovo Magra in via maralunga arriva il 113
Castelnuovo Magra (SP) - I suoi
guaiti li hanno sentiti gli abitanti in tanti, a Castelnuovo
Magra. Erano invocazioni d'aiuto, come solo gli animali possono
mandare. Un pianto lamentoso per attirare l'attenzione di
qualche umano. Che, infatti, seguendo il suono, è riuscito a
capire cosa stesse accadendo e soprattutto a vedere chi fosse in
pericolo: un piccolo cagnolino, razza meticcia, che era
precipitato all'interno del Canale lunense. Era impaurito e
tremante. Non riusciva più a rialzarsi e forse aveva una gamba
spezzata.
Stava già arrivando il buio e non c'era un momento da perdere: in quelle condizioni non avrebbe potuto superare la notte. Sono stati in molti, fra i residenti della zona, a chiamare i vigili del fuoco che hanno inviato in zona una squadra per recuperare il cagnolino. Per i pompieri, abituati a salvataggi in zone ben più impervie, è stato quasi un gioco da ragazzi. L'animale è stato poi consegnato ad un veterinario che l'ha subito visitato, scongiurando subito il pericolo più grave: non aveva nessuna zampa rotta, ma solo alcune contusioni e piccole ferite. E' stato rifocillato e consegnato alla protezione animali, in attesa di rintracciare il suo padrone.
IL GIORNALE
20 SETTEMBRE 2009
L'ULTIMA FOLLIA DEI PADRONI: ANIMALI CON I TATUAGGI
Ci sono persone che amano
sperimentare con il loro corpo forme di «arte» alternative:
ricoprirsi di tatuaggi, di piercing, fino ad arrivare a
farsi biforcare la lingua. Discutibile ma lecito. La «body
art» è ormai una moda soprattutto tra i giovani! Purtroppo
la novità che si sta affermando sempre più, è quella di
tatuare animali, e non si sta parlando del tatuaggio
d’obbligo previsto della legge n.281 del 14.08.1991 o di
quella regionale n. 43/95, utile nel caso in cui la creatura
si smarrisse. La «Body art» ed il piercing stanno divenendo
una moda anche per animali come: cani, gatti, maiali,
criceti e perfino pesci: queste pratiche causano dolore al
corpo della bestiola, una crudeltà inutile, come la
mutilazione di coda e orecchie (oggi vietata) per far
rientrare un cane negli standard di razza.
In Inghilterra sul Mirror News è apparsa la foto di un gatto a cui è stato tatuato sul petto il disegno raffigurante il faraone Tutankhamon. L’operazione, avvenuta grazie al cielo in anestesia totale, è durata 3 ore. Il micio in questione è un Sphinx (gatto senza peli), e pare che questa razza sia particolarmente presa di mira proprio per l’assenza di pelliccia. I cani non sono da meno, anzi, oltre ai tatuaggi, che di solito avvengono sulla pancia, con disegni di vario genere, particolarmente in auge il piercing su orecchie ed il pelo tinto con vernici fluorescenti tossiche. L'ultima vergogna la scopriamo a Xiamen in Cina: per 12 euro è possibile acquistare quattro pesci pappagallo tatuati in modo permanente con il simbolo: fortuna, lunga vita, felicità. L'ideogramma è disegnato sulla pelle del pesce con uno speciale laser; sono stati scelti questi pesci per le loro maggiori probabilità di sopravvivenza. Indice di «status simbol» per le persone particolarmente facoltose è acquistare pesci che sfoggiano il piercing col brillante. Questa malsana e barbara moda è applicata anche sui maiali. Wim Delvoye artista(?) belga, ha cominciato a tatuare suini clandestinamente nel 1994, poi dal 1997 ha affinato la sua arte imprimendola sui maiali cuccioli, tenuti in una fattoria-atelier in Cina in attesa di farsi adulti; dopodiché saranno venduti a galleristi, divenendo delle opere d'arte viventi nei musei. Piccolo particolare, Delvoye, durante la crescita dell’animale, modifica continuamente il disegno originario.Quando il porcello passa a miglior vita, la sua pelle viene conciata e tirata su una tavola quale «opera d’arte». Recentemente l’operazione dei Militari ha scoperto e bloccato un vergognoso commercio di maiali tatuati gestito da persone cinesi e dell'est Europa.In un locale a 38 metri sotto terra, in condizioni igienico-sanitarie inconcepibili, ammassati uno sull'altro i suini attendevano il loro turno in uno stato di totale abbandono. Il caporale Bugazzi ha rilasciato tra le lacrime la seguente dichiarazione: «Mi sono vergognato di essere un essere umano quando ho visto lo stato in cui versavano le bestiole, e nonostante io sia un noto divoratore di salami, mi sono commosso. Questi lugubri personaggi si arricchiscono con uno squallido commercio. A mio avviso occorrerebbe istituire un reato specifico per codesto crimine che avvilisce e sconforta!». Leonardo Da Vinci, noto per il suo grande genio, scrisse una frase che racchiude la speranza di un futuro diverso nel rapporto tra uomo ed animali: «Verrà il giorno in cui gli uomini giudicheranno l'uccisione di un animale come essi giudicano oggi quella di un uomo».
IL SECOLO XIX
20 SETTEMBRE 2009
Manifesto funebre dell'enpa per piangere 265 mila animali
uccisi
Savona. Un manifesto funebre
per piangere la scomparsa di 265.898 animali ufficialmente
uccisi nella scorsa stagione venatoria. Ha scelto questo
slogan polemico e di grande impatto l'Enpa per "salutare"
l'inizio della stagione venatoria. «In questo numero di
morti spaventose - ha scritto l'Enpa - ci sono molti animali
neppure commestibili, innocui ed utili alla natura:
canapiglie, codoni, fischioni, gazze, mestoloni, morette,
moriglioni e pavoncelle».
E ancora la Protezione animali: «Tra l'altro la caccia al cinghiale comincia adesso ma si è già sparato tutta l'estate al capriolo maschio e da agosto i cani da caccia hanno potuto allenarsi nei boschi, a danno di tante specie animali che stavano nidificando. Grazie a leggi sempre più permissive, le uccisioni saranno prolungate fino al 15 marzo per cuccioli e femmine di capriolo, estese anche a 52 poveri daini albenganesi». Poi l'Enpa ha aggiunto l'elenco degli animali uccisi l'anno scorso. Spiccano i cinghiali naturalmente (15.613), i caprioli (1166), i camosci (37), le beccacce (8.131), i fagiani (15.011), le gazze (1.723), i merli (35.810), la lepre (2.783), la mini-lepre (1.517), la pernice rossa (1.470), il tordo (136.295), la tortora (1.352), la volpe (154) e poi tanti altri animali selvatici. D. Frec.
IL TIRRENO
20 SETTEMBRE 2009
Coi bracconieri dentro casa
CHIANNI (PI). Vivono con
l’incubo delle battute al cinghiale, condotte di notte e
quando la caccia è vietata. Sono altamente a rischio le
passeggiate in collina al chiaro di luna ma può
diventare pericoloso anche stare in giardino davanti a
casa, nelle zone più vicine al bosco. I cittadini di
Chianni tornano a denunciare un vecchio problema, quello
del bracconaggio. La morte di un cercatore di tartufi,
ucciso lo scorso dicembre, durante una battuta di caccia
nel bosco di Camugliano, non ha insegnato molto. I
controlli per fermare i bracconieri, a sentire i
cittadini di più comuni dell’Alta Valdera, hanno la
stessa efficacia di una goccia d’acqua nel mare. A
Chianni si sta lavorando per presentare un esposto
indirizzato alla Procura di Pisa e per scrivere una
lettera al presidente Andrea Pieroni e al vicepresidente
della Provincia Giacomo Sanavio. «Usciamo fuori dalla
veranda dopo una piacevole cena passata con parenti
amici e clienti, l’aria è frizzantina ed i profumi
dolciastri settembrini colmano l’aria, ma ancora una
volta strilli, spari e lamenti di animali turbano la
nostra serenità e ci sentiamo minacciati, nella nostra
incolumità e nel nostro vivere civile». Sono stanchi di
scontrarsi con il muro dell’indifferenza Jean Claude
Pucci, Paola Storai, Claudia Jeandeau, Enrico Pucci,
Klaus Benzin. Hanno un agriturismo sulle colline di
Chianni, i clienti spaventati dagli spari più volte
negli ultimi giorni hanno chiesto se dovevano
preoccuparsi. All’inizio della settimana sono avvenuti
due episodi che li hanno convinti a fare qualcosa di più
per fermare chi i bracconieri. Una cittadina ha visto
caricare un cinghiale su un Ape, sempre di notte: pochi
i dubbi che si trattasse di cacciatori di frodo. «Erano
le 22,15 ed eravamo al nostro agriturismo. Per due sere
consecutive è stata fatta da bracconieri una battuta al
cinghiale in notturna che è arrivata fin dentro la
nostra proprietà. Se qualcuno di noi o dei nostri
clienti fosse andato a fare una passeggiata nel bosco
con il cane, come siamo soliti fare, su di uno dei
numerosi sentieri da noi ripristinati sarebbe stato
fatale. Ci saremmo trovati nel mezzo della battuta».
Boschi e colline come una terra di nessuno. «Sembra di
stare in un territorio fuori dalla civiltà e non in
Toscana. Qui c’è il far west e sembra che a pochi
interessi, con buona responsabilità degli organi di
controllo e la connivenza di una parte della
popolazione», continuano sconcertati. Quanto accaduto a
Chianni rimanda col pensiero alla tragedia di Camugliano,
dove venne ucciso per errore un veterinario scambiato
per un animale da cacciare. «Si presterà attenzione al
travolgimento di leggi e diritti solo quando si
verificherà un altro sempre più probabile incidente
mortale?», chiedono questi cittadini che già si sono
rivolti più volte ai carabinieri di Chianni. S. C.
QUOTIDIANO.NET
20 SETTEMBRE 2009
SI APRE LA CACCIA, PRIME VITTIME
Lecco, litigano per l'uccisione di una lepre
'Duello' a colpi di fucile: morto cacciatore
A un certo punto uno dei due cacciatori è
stato colpito da una fucilata sparata dall’altro che
a sua volta è rimasto ferito, in modo non grave, da
un colpo esploso dalla vittima. Imperia, anziano
cacciatore morto d'infarto
ROMA - Con
le immancabili polemiche degli ambientalisti si è
aperta ufficialmente oggi la stagione della caccia.
E subito arrivano - appuntamento purtroppo fisso -
le prime due vittime.Battista Barbera, 73 anni, è
stato stroncato da un infarto mentre si trovava in
auto, nei boschi di Pieve di Teco (Imperia), dove
avrebbe dovuto partecipare a una battuta con il suo
gruppo. Inutili sono stati anche i soccorsi,
l’anziano è morto sul colpo.Molto più grave
l'episodio verificatosi in provincia di Lecco, dove
una battuta di caccia si è conclusa addirittura con
un omicidio. Secondo le prime informazioni, pare che
due cacciatori si siano affrontati perché entrambi
rivendicavano l'uccisione di una lepre: a un certo
punto uno dei due cacciatori è stato colpito da una
fucilata sparata dall’altro che a sua volta è
rimasto ferito, in modo non grave, da un colpo
esploso dalla vittima.Intanto l’Enpa (Ente Nazionale
Protezione Animali) reitera il suo ‘’allarme per
l’emendamento Pini (Ln)’’, sottolineando come ‘’tra
trabocchetti per favorire la ‘caccia no limits’,
deroghe alla normativa nazionale e comunitaria,
abbattimenti selettivi, saranno centinaia di milioni
gli animali uccisi dalle doppiette.
‘’Dopo le pre-aperture della stagione venatoria, che hanno gia’ mietuto numerose vittime e creato gravissimi incidenti, in uno dei quali e’ rimasto coinvolto perfino un bambino - scrive l’Enpa in un comunicato - domenica 20 settembre riapre ufficialmente la stagione venatoria. Fino al 31 gennaio prossimo le campagne e i boschi della Penisola saranno dunque frequentati dalle doppiette, pronte a sparare a qualsiasi cosa si muova e creare una situazione di grave pericolo per tutti quegli gli escursionisti che vogliano godersi gli ultimi scampoli d’estate’’.
SANREMO NEW
20 SETTEMBRE 2009
Pieve di Teco: morto un cacciatore di 73
anni
CARLO ALESSI
PIEVE DI TECO (IM) -
Un cacciatore di 73 anni è morto, questa mattina
poco dopo le 7, mentre si trovava in macchina, in
attesa di iniziare una battuta di caccia, insieme ad
altri cacciatori.
L'uomo era nei pressi di Pieve di Teco quando, con molta probabilità è stato colto da un infarto. Sul posto sono intervenuti i medici del 118 ed un'ambulanza Croce Rossa di Pieve. Purtroppo per l'uomo non c'era più nulla da fare.
IL SECOLO XIX
20 SETTEMBRE 2009
In
dieci anni dimezzatele doppiette
È lenta ma inesorabile la
riduzione del numero di cacciatori, praticamente dimezzati
dal 1988 al 2007, passando da 1.500.986 a 751.876. Sebbene i
cacciatori italiani siano sempre più esigui, la densità
venatoria - che esprime il numero di cacciatori ogni 1.000
ettari di territorio - non è diminuita in modo significativo
e negli anni 2000-2007 si è mantenuta costante sul valore di
40-42, a fronte di 57,25 nel 1988. Ciò significa che,
sebbene la popolazione dei cacciatori sia in netta
diminuzione, la loro pressione sugli animali è aumentata a
causa della costante erosione di territorio causata dalle
attività di urbanizzazione. Sconfortante invece il dato
sulla vigilanza venatoria, ovvero il numero di cacciatori
che deve essere controllato da ogni agente della polizia
provinciale: 246 cacciatori nel 2000, 260 cacciatori nel
2007; poiché una pattuglia di agenti è composta da due
persone, vuol dire che ogni pattuglia deve controllare 520
cacciatori. Tra le violazioni di legge commesse più di
frequente dai cacciatori: abbattimento di fauna non
cacciabile, caccia con modalità diversa da quella prevista,
caccia in ATC diversa da quella di residenza venatoria,
caccia vicino ad abitazioni, strade o luoghi di lavoro,
caccia con documenti non in regola, caccia con utilizzo del
cane da riporto (non ammesso nelle giornate di preapertura).
L'Ente portezione animali ricorda invece che solo nell'ultimo anno 44 persone sono rimaste uccise e altre 85 ferite in incidenti venatori.
IL SECOLO XIX
20 SETTEMBRE 2009
Primo giorno di caccia: "impallinata" la legge Orsi
Stagione venatoria al via
Animalisti e cacciatori uniti nella protesta: «Troppe le incongruenze nel disegno di legge del senatore savonese». Pallone: serve il dialogo
Raffaele Di
Noia
Savona - Parte oggi la
stagione venatoria e, con le doppiette, scattano
immancabili le polemiche. Che però, forse per la prima
volta in assoluto, almeno in provincia di Savona,
trovano dalla stessa parte le associazioni ambientaliste
e alcune associazioni venatorie. A compattare il fronte
è lo spauracchio del disegno di legge Orsi. Una proposta
che, in attesa di essere discussa in Parlamento, crea
già adesso allarme tra le prime e alcuni distinguo tra
le seconde. Sono diversi i punti della proposta di legge
dell'onorevole savonese che sono ritenuti inaccettabili.
La scomparsa delle definizione di "specie superprotette"
(applicata non soltanto, ad esempio, a lupi, orsi e
aquile ma anche alle cicogne), la libertà di caccia
lungo le rotte delle migrazioni e la liberalizzazione
dell'uso dei richiami vivi (potranno essere usate tutte
le specie di uccelli, cacciabili e non). Un quadro che
si completerebbe con la "caccia in deroga" (cioè alle
specie non cacciabili e nemmeno commestibili) anche nei
parchi e nelle aree protette, l'estensione della licenza
venatoria a ragazzini di 16 anni e la possibilità,
qualora un sindaco non ne gradisse la presenza sul
territorio, di sparare anche a cani e gatti vaganti.
«Un disegno di legge che non può piacerci - commenta Mimmo Pallone, presidente provinciale di Arcicaccia - e che va anzi ad intaccare l'equilibrio raggiunto e il dialogo costruito in questi anni con le associazioni ambientaliste. Peccato perché dopo anni di politica subalterna alle posizioni più estremistiche da una parte e dall'altra sembrava che il cambiamento fosse vicino. Ci sbagliavamo. Lo dimostra questo disegno di legge e lo dimostrano i fatti. Dai politici, sedicenti amici della caccia, abbiamo ricevuto solo tante chiacchiere propagandistiche, pericolose e nient'altro. Siamo delusi». Il presidente di Arcicaccia vede nella "limatura" delle legge 157 - quella che attualmente regola l'attività venatoria - la base per rinsaldare ulteriormente il dialogo tra cacciatori e ambientalisti. «Alcuni aspetti della legge 157 vanno senz'altro modificati perchéè una legge del '92 e, nel frattempo, l'ambiente è cambiato molto - prosegue Pallone - resta comunque una legge che va incontro al dialogo tra le esigenze di tutela del territorio e i cacciatori. La collaborazione tra le associazioni venatorie e quelle ambientaliste in relazione al territorio è fondamentale. Gli agricoltori, ad esempio, sono da sempre i nostri compagni. Noi e la Federcaccia provinciale abbiamo opinioni che collimano con le associazioni ambientaliste». Un punto, quest'ultimo, che per Mimmo Pallone vuol essere anche un distinguo con altre associazioni venatorie che potrebbero cedere alla tentazione di appoggiare il disegno di legge Orsi.
CORRIERE DI MAREMMA
20 SETTEMBRE 2009
Caccia, pronte oltre 10mila doppiette.
Oggi l’apertura ufficiale della stagione
venatoria: pochi fagiani e pernici rosse. Monaci (Federcaccia):
“Basta con le sterili polemiche”.
GROSSETO - Apertura ufficiale oggi della stagione
venatoria. Sono oltre 10mila i maremmani che,
doppietta in spalla, potranno liberamente dare sfogo
alla loro passione. “La nostra terra - osserva
Luciano Monaci, residente provinciale di Federcaccia
- conserva e mantiene ancora il fascino del passato,
costringendo tanti cacciatori a notti insonni prima
del fatidico giorno. Cultura e costumi ci legano a
vecchie tradizioni e usanze ancora praticate che
fanno della caccia qualcosa di unico e di magico che
vede l’uomo in competizione con il selvatico,
rapporto indispensabile per non disperdere e
annullare quelle che sono le regole della vita e
della sopravvivenza”. “Il lavoro svolto dai
cacciatori nel periodo di silenzio venatorio,
febbraio-agosto - sottolinea Monaci - sarà più
visibile sul territorio che non nei carnieri dei
cacciatori di piccola selvaggina, come fagiano e
pernice rossa. Il fagiano sembra non rispettare i
numeri sperati, le cove poche e il numero ridotto di
immissioni di animali autoctoni, spesso decimato da
un numero smisurato di volpi, corvidi e mustelidi,
preannuncia un’annata difficile. La pernice rossa
dopo anni di immissioni e studi sembra non dare i
risultati sperati e la sua sporadica presenza sembra
essere di poco interesse venatorio. La lepre, in
alcune zone della nostra provincia, ben ripopolata,
promette e fa sperare i cacciatori appassionati e
praticanti questo tipo di caccia. I tempi stanno
cambiando, la mala gestione dei territori preclusi
alla caccia, hanno prodotto così tanti scempi che la
società civile e le istituzioni non sono più in
grado di sopportare, il cacciatore rimane l’unico
soggetto e figura indispensabile nella gestione e
salvaguardia del territorio, garantendo la giusta
presenza di selvaggina sia fuori che dentro le aree
protette. Il mondo agricolo con ragione pretende la
salvaguardia dei propri prodotti, però nessuno si
muove quando si concedono deroghe all’apertura della
caccia allo storno in solo nove comuni della
Provincia di Grosseto”. “Gli agricoltori in alcune
aree della Maremma reclamano per i danni provocati
dai cinghiali, ormai padroni delle terre di confine
con parchi e riserve naturali - aggiunge il
presidente di Federcaccia -. Il problema lo stiamo
affrontando con la Provincia, gli Atc e le squadre
di caccia al cinghiale, già si vedono i primi
risultati: attenzione però a non creare la sindrome
da cinghiale, altrimenti tutti vedranno cinghiali e
distruzione da tutte le parti, serve buon senso e
conoscenza, altrimenti si corre il rischio di
ottenere il risultato contrario. Siamo fiduciosi e
disponibili: solo attraverso il dialogo e la
concertazione la Maremma potrà tornare e mantenere
un alto profilo faunistico ambientale”. Per quanto
riguarda la modifica della Legge quadro, Monaci è
tutt’altro che ottimista: “Le strumentalizzazioni e
l’ostruzionismo degli anticaccia - spiega -vengono
cavalcati da politici salottieri lontani dalla
natura, dall’ambiente e soprattutto dal mondo
rurale. La revisione della Legge 157/92, richiesta
dall’intero mondo venatorio, nel rispetto delle
direttive europee, vede uno strano atteggiamento sin
qui assunto da minoranze del mondo venatorio e
politico, che attraverso un ostruzionismo privo di
fondamenti e pieno di sterili polemiche cerca di
impedire il dialogo. Insieme alle istituzioni, agli
agricoltori e agli ambientalisti veri, continueremo
a lavorare per il futuro della caccia”. Sui terreni
dell’Amministrazione separata dei beni di uso civico
della frazione di Montepescali interviene il
presidente Roberto Spadi. “L’Amministrazione che
rappresento - commenta - ha portato a termine il
progetto della tabellazione perimetrale del Demanio
Civico di Montepescali, creando di fatto un’area ad
esclusivo godimento dei residenti della frazione di
Montepescali che comprende, oltre a Montepescali, le
località di Braccagni, Le Versegge, Vallerotana e
Gli Acquisti. Quest’area, un territorio boscato/olivato
di circa 270 ettari, ha da sempre una vocazione per
la caccia in generale e per quella al cinghiale in
particolare”. ”Il territorio di proprietà degli Usi
Civici - chiarisce Spadi - è riservato in esclusiva
ai soli residenti, pur essendo disposti a studiare
eventuali correttivi con un preciso regolamento che
consenta a chi non più residente ma che da sempre
frequenta queste zone di avere una ‘concessione’
come già attuato per le quote olivate. E’ pertanto
opportuno che le autorità competenti si attivino per
monitorare con cura il rispetto del diritto
all’esercizio dei diritti secolari, ivi compresa la
caccia, dei residenti nella frazione di Montepescali”
L'ARENA GIORNALE DI VERONA
20 SETTEMBRE 2009
SANT’AMBROGIO. Molti i fagiani e le
starne liberati in vista della riapertura.
Vassanelli: «Rispettate le regole»
Comprensorio alpino, riapre la caccia
Sant'Ambrogio (VR)
- Anche il comprensorio alpino della riserva di
caccia di Sant’Ambrogio di Valpolicella si sta
preparando alla riapertura della caccia prevista
oggi. «Obiettivo del direttivo», spiega il
presidente del comprensorio Franco Vassanelli,
«è quello di una gestione sostenibile del
patrimonio venatorio nel rispetto dell’ambiente.
A partire dall’inizio della stagione venatoria.
Fondamentale è il rispetto da parte dei
cacciatori delle regole. Ciò significa cacciare
esclusivamente le specie autorizzate nel
rispetto delle colture dei privati. Molti
fagiani e starne sono stati liberati proprio in
vista della riapertura della caccia».
Regole, peraltro, violate da persone che nulla hanno a che vedere con la caccia. Il presidente cita fenomeni come l’abbandono degli animali. «Abbiamo sottoposto all’attenzione degli enti competenti questo e altri fenomeni che non possono essere tollerati nell’ottica di una gestione responsabile della zona», afferma. «In questo senso ringrazio tutti coloro hanno partecipato alla giornate dedicate alla caccia di selezione, autorizzate per mantenere gli equilibri nella nostra riserva». Nell’ambito delle attività annuali», prosegue Vassanelli «abbiamo organizzato alcune iniziative in collaborazione con l’amministrazione comunale e altre associazioni che operano sul territorio, come la seconda edizione della giornata ecologica». Il direttivo del comprensorio alpino della riserva di caccia ambrosiana, composto da un centinaio di soci, vede alla presidenza Franco Vassanelli, il vicepresidente è Giacomo Lonardi, i consiglieri sono Mario Savoia, Giuseppe Cecchini, Federico Zorzi, cui si aggiungono i consiglieri Roberto Fasoli, designato dalla Federazione provinciale coldiretti, Riccardo Campostrini, designato dall’associazione di protezione ambientale Ekoclub international onlus, e Roberto Zorzi, designato dalla Comunità montana della Lessinia.
TG COM
20 SETTEMBRE 2009
Giappone, orso aggredisce turisti
L'animale irrompe in fermata autobus
Un orso è stato abbattuto in un negozio di
souvenir dopo avere aggredito un gruppo di
turisti mandandone quattro all'ospedale a
Takayama, in Giappone. Nove persone erano in
attesa dell'autobus per raggiungere una
vicina località montana quando si sono
trovati di fronte l'imponente animale che li
ha attaccati. L'orso ha poi fatto irruzzione
in un negozio. I commessi sono fuggiti
chiudendolo dentro e la polizia lo ha poi
abbattuto.Duarnte l'aggressione dell'animale
quattro turisti sono rimasti seriamente
feriti. Uno dei quattro uomini è stato
ricoverato all'ospedale a Takayama con
profonde ferite sul volto provocate dai
morsi dell'orso. Tutto è avvenuto in pochi
istanti. L'animale si è palesato
improvvisamente alla fermata dell'autobus e
dopo aver assalito i presenti è scappato
nella vicina stazione, facendo poi irruzione
in un negozio. Per riportare la situazione
alla calma è dovuta intervenire la polzia,
che ha dovuto sopprimere l'orso.
AGI
20 SETTEMBRE 2009
GIAPPONE: ORSO ABBATTUTO DOPO
AVER FERITO 4 TURISTI
Takayama (Giappone), 19 set. - Un orso
nero ha attaccato un gruppo di turisti a
Takayama, localita' turistica di
montagna del Giappone centrale, situata
nella prefettura di Gifu: forse in preda
al panico, il grosso animale ha fatto
irruzione nella stazione dei pullman,
aggredendo una decina di persone in
attesa della partenza. Lo ha reso noto
l'agenzia di stampa nipponica 'Kyodo',
secondo cui i piu' sono riusciti a
fuggire, ma quattro uomini hanno subito
gravi ferite prima che il plantigrado,
ormai fuori controllo, riprendesse la
sua scorribanda. Fortunatamente si e'
infilato in un negozio di souvenir, dove
le guardie sono riuscite a rinchiuderlo.
L'orso, un esemplare alto quasi un metro
e mezzo, e' stato successivamente
abbattuto a colpi di arma da fuoco dalla
polizia. Secondo gli esperti, si tratta
di una specie che molto di rado assale
gli esseri umani, a mano che non si
senta seriamente minacciata.
CNR INFORMA
20 SETTEMBRE 2009
VIDEO - ORSO ATTACCA TURISTI
IN GIAPPONE
Orsi all'attacco: un grosso
plantigrado nero ha assalito sabato
pomeriggio un gruppo di turisti a
Takayama, in Giappone.
L'orso - forse in preda al panico - ha fatto irruzione nella stazione dei pullman della località turistica a 2700 metri d'altezza nella prefettura di Gifu, aggredendo nove persone in attesa della partenza. I più sono riusciti a fuggire, ma quattro uomini hanno subito gravi ferite prima che il plantigrado, ormai fuori controllo, riprendesse la sua scorribanda. Fortunatamente si è infilato in un negozio di souvenir, dove le guardie sono riuscite a rinchiuderlo. L'orso, un esemplare alto quasi un metro e mezzo, è stato abbattuto a colpi di arma da fuoco dalla polizia. Secondo gli esperti, si tratta di una specie (Ursus thibetanus) che molto di rado assale gli esseri umani, a meno che non si senta seriamente minacciata.
IL TEMPO
20 SETTEMBRE 2009
Avvistati sei cuccioli
di orso Un esemplare trovato
morto
PESCASSEROLI Il parco
nazionale d'Abruzzo in festa per
la nascita di sei nuovi cuccioli
di orso.
Claudia Sette
Pescasseroli (AQ) - Nei giorni
scorsi, infatti, nell'ambito di
una serie di perlustrazioni
condotte sul territorio, sono
state avvistate tre femmine
accompagnate dai piccoli nati
nel corso dell'anno: una con tre
cuccioli, una con due e una con
un cucciolo di orso.
L'operazione, coordinata dal
servizio scientifico e
veterinario del parco, ha visto
la partecipazione di circa
quaranta persone tra guardie del
parco, agenti del Cfs e
volontari. Battute, inoltre,
vaste aree ricadenti nel
territorio del Pnalm con
particolare attenzione per
quelle maggiormente ricche di
cespugli di ramo delle cui
bacche gli orsi sono molto
golosi. Una sessione di lavoro,
dunque, molto intensa, e che
dovrebbe rincuorare sul futuro a
rischio della specie protetta
anche se il presidente del Pnalm
Giuseppe Rossi, pur
sottolineando l'importanza
scientifica dei dati, ribadisce
la necessità di mantenere alta
l'attenzione sul tema della
conservazione. «Solo garantendo
al plantigrado un territorio
protetto - ha detto - ben più
vasto del Parco nazionale
storico, e favorendo un
sollecito incremento della
specie, si potranno avere
certezze sulla sua definitiva
salvezza, che al momento
purtroppo non ancora esistono».
Parole purtroppo presto
confermate dai fatti visto che
proprio ieri un esemplare di
orso maschio di circa un anno e
mezzo è stato ritrovato morto
alla periferia di Pescasseroli,
in località "Balzo della croce".
Non è escluso che l'animale sia
stato investito visto che
presentava alcuni segni di
tumefazione nella parte
posteriore e una ferita
probabilmente con emorragia
interna che non gli ha lasciato
scampo. L'orso, che si chiamava
Aquila in onore delle vittime
del terremoto, è lo stesso
avvistato qualche tempo fa nel
centro di Gioia vecchia mentre
giocava insieme alla sorella "Onna".
Una grave perdita dunque a
seguito della quale è stato
aperto un fascicolo di inchiesta
da parte della procura di
Sulmona, mentre la carcassa sarà
inviata all'Istituto
zooprofilattico di Teramo per
gli accertamenti del caso.
CORRIEREAL.IT
20 SETTEMBRE 2009
Oggi si apre la
caccia: sul territorio
provinciale quasi 11
mila doppiette
Alessandria -
Pronti, via. Si apre
oggi in tutta la
provincia la stagione
della caccia. Quasi 11
mila doppiette (10.804
per la precisione) sono
pronte a lanciarsi a
caccia di lepri, fagiani
e del resto della
selvaggina, con
esclusione naturalmente
delle specie protette. E
come ogni anno è
polemica tra chi
sostiene la funzione
"sociale" dei cacciatori
("strumento di tutela
per il territorio",
secondo il presidente
della Provincia Filippi
e l'assessore Caldone) e
chi invece, come gli
animalisti e
ambientalisti,
sottolinea i gravi danni
causati dall'attività
venatoria, oltre alla
sua crudeltà nei
confronti delle "prede".Migliaia
di lepri e fagiani sono
comunque state immesse
nelle scorse settimane
negli ambiti
territoriali di caccia,
e da oggi parte intensa
l'attività dei
cacciatori, ma anche di
chi, come le guardie
venatorie, è chiamato a
vigilare che tutto
avvenga nella massima
correttezza e nel
rispetto delle regole.Nei
giorni scorsi il
presidente della
Provincia Paolo Filippi
e Giancarlo Caldone,
assessore alla Caccia,
hanno sottolineato
l'importanza di
inquadrare l'attività
faunistica in una
cornice di gestione
responsabile della fauna
e del
territorio."L’immissione
di selvaggina -
affermano - sul
territorio venabile dei
quattro A.T.C. della
Provincia di Alessandria
di circa 3.500 lepri e
8.700 fagiani
provenienti dalle Z.R.C.
che insistono sul
territorio provinciale
ci porta ad auspicare
che anche quella che si
apre sia una proficua
stagione venatoria.
La presenza di ungulati, tra i quali il cinghiale, la cui popolazione ha avuto un notevole innalzamento in questi ultimi anni, ha come conseguenza il fatto che l’impatto di questo animale sulle colture ha assunto i connotati di una vera emergenza, gravando sull’economia delle aziende agricole e sulle già esigue risorse dell’ente pubblico preposto all’indennizzo dei danni. Ed è proprio in quest’ottica di gestione della fauna selvatica che si inserisce l’indispensabile opera del cacciatore moderno che, pur mantenendo lo stato d’animo ed i sentimenti che questa passione crea, dovrà diventare la vera forza della gestione faunistica. Con il nuovo piano faunistico, che è in via definitiva di approvazione, tutte le componenti interessate alla gestione faunistica dovranno esercitare il proprio ruolo: associazioni agricole, venatorie, ambientaliste e volontariato in genere dovranno operare in sinergia per il mantenimento di un patrimonio faunistico di invidiabile valore. Per tale ragione, si è incentivata la creazione di aree di addestramento cani (come la recente istituzione del campo tipo D di Forotondo e gli altri di tipo C) in modo da rendere fruibile il territorio a tutti gli appassionati del settore, cacciatori, cinofili e non solo. Crediamo nella caccia in quanto presenza umana nella natura ed il cacciatore moderno dovrà essere l’essere intelligente che interviene in maniera selettiva e coadiuvante. Vogliamo, inoltre, richiamare brevemente la vostra attenzione sulla sicurezza nell’esercizio della caccia, che si ottiene rispettando le regole dettate dalla normativa vigente: le cose da fare in fondo sono poche per godere al meglio e serenamente il piacere della caccia. Il Servizio Vigilanza della Provincia, con il proprio personale effettivo coadiuvato da un cospicuo gruppo di guardie giurate volontarie, sarà, comunque, presente capillarmente sul territorio, al fine di garantire il rispetto della normativa e soddisfare le richieste d’intervento da parte dell’utenza. A tale scopo, si informa che è stato istituito un servizio di “centralino” per il coordinamento della vigilanza (numero telefonico 0131 304771). Tale servizio sarà collegato con tutte le forze dell’ordine presenti sul territorio e consentirà alle pattuglie di intervenire in modo puntuale quando necessario".
ANSA
AMBIENTE
20 SETTEMBRE
2009
CACCIA:
OGGI RIAPERTURA,
ALLARME
DELL'ENPA
ROMA - Oggi si
e' aperta
ufficialmente la
stagione
venatoria.
Nell'occasione,
l'Enpa (Ente
Nazionale
Protezione
Animali) reitera
il suo ''allarme
per
l'emendamento
Pini (Ln)'',
sottolineando
come ''tra
trabocchetti per
favorire la
'caccia no
limits', deroghe
alla normativa
nazionale e
comunitaria,
abbattimenti
selettivi,
saranno
centinaia di
milioni gli
animali uccisi
dalle doppiette.
''Dopo le
pre-aperture
della stagione
venatoria, che
hanno gia'
mietuto numerose
vittime e creato
gravissimi
incidenti, in
uno dei quali e'
rimasto
coinvolto
perfino un
bambino - scrive
l'Enpa in un
comunicato -
domenica 20
settembre riapre
ufficialmente la
stagione
venatoria. Fino
al 31 gennaio
prossimo le
campagne e i
boschi della
Penisola saranno
dunque
frequentati
dalle doppiette,
pronte a sparare
a qualsiasi cosa
si muova e
creare una
situazione di
grave pericolo
per tutti quegli
gli
escursionisti
che vogliano
godersi gli
ultimi scampoli
d'estate''.
''Sebbene
ridotto ai
minimi termini -
si sottolinea
nel comunicato -
il mondo
venatorio puo'
contare sul
sostegno dei
produttori di
armi, dei
ristoratori e di
chiunque altro
pratichi
attivita'
collegate a
quello che
taluni ancora
definiscono uno
'sport', nonche'
sull'appoggio di
alcuni esponenti
politici che,
per compiacere
la propria base
elettorale,
tentano in ogni
modo di far
passare
ulteriori
concessioni a
vantaggio della
lobby venatoria
estremista''.
''E' il caso, ad
esempio, del Ddl
Orsi per 'caccia
selvaggia' che,
tra le tante
pessime novita',
allunga la
durata della
stagione
venatoria,
aumenta i luoghi
aperti agli
spari e
incrementa le
specie
cacciabili. Al
momento il
progetto Orsi si
e' arenato; non
altrettanto puo'
dirsi
dell'emendamento
Pini (Lega Nord)
che, per ben due
volte nel giro
di pochi mesi,
ha tentato di
abolire i
vincoli
temporali al
calendario
venatorio''. L'Enpa
ricorda come
''il primo blitz
- in occasione
della Legge
Comunitaria 2008
- e' fallito per
l'opposizione
del Parlamento;
il secondo,
invece, e'
tuttora in atto.
A distanza di
soli cinque mesi
dalla precedente
bocciatura,
dunque, Pini ha
ripresentato lo
stesso
emendamento alla
legge
Comunitaria
2009. Se
approvata, la
norma creerebbe
gravissime
conseguenze per
la fauna
selvatica e la
sicurezza dei
cittadini, ed
esporrebbe il
nostro Paese a
nuove procedure
d'infrazione
dell'Unione
Europea che si
andrebbero cosi'
a sommare a
quella gia'
aperte a suo
tempo. A
rimetterci
sarebbero tutti
gli italiani che
si troverebbero
a pagare di
tasca propria
l'inutile vezzo
di una categoria
sempre piu'
marginale''.
LA
ZAMPA.IT
20
SETTEMBRE
2009
Cacciate
la
caccia
Ripubblichiamo
qui di
seguito
l'articolo
scritto
dalla
cantante
Mina
nella
sua
rubrica
domenicale
"Secondo
me" per
dare la
possibilità
ai
lettori
di
scrivere
i commenti.
MINA
Oggi
parte la
stagione
venatoria.
Speriamo
che non
torni
più.
Non mi pare che avessimo bisogno del rumore di ulteriori spari, ma oggi, sciaguratamente, saremo costretti ad accettarne altri. Molti, troppi, sparsi, sconclusionati e blasfemi in giro per campagne, radure, canneti, costoni a macellare i pochi residui di silenzio e un po’ di carne tanto innocente da viva quanto inutile da morta. Il lugubre, scellerato carnevale di un delirante divertimento si compirà tra i pum-pum dei fucili e i bau-bau dei cani allenati, ma non si tratterà di un cartone animato. Si sprecheranno chissà quante risate per mire barcollanti e chissà quali complimenti per panieri ricolmi. Ferme magistrali e riporti degni di antiche stampe inglesi serviranno per le celebrazioni degli unici animali che si salveranno nella festa dell’ammazzamento.Qualcuno che capisce di caccia, dopo avermi raccontato di Artemide, dea della caccia, delle iscrizioni dei cavernicoli e dell’unica fonte proteica dell’uomo appena diventato sapiens, mi spiegherà pure l’attualissimo sfondo ecologico dell’eliminazione delle sovrabbondanze. E io mi annoierò per i paleosimboli, per le antiche allegorie, per i neosignificati. Provo il più doloroso senso di nausea all’odore della polvere da sparo, di scoppi, di sangue incidentale o intenzionale che sia. Tutto è follia su questa terra. Il mondo meriterebbe di essere ridisegnato, l’uomo dovrebbe essere riarchitettato cominciando dal rispetto di ciò che riusciamo ad avvertire con i nostri sensi. Si potrebbe iniziare con un leprotto che attraversa il sentiero, un uccellino che scompiglia la simmetria di uno stormo, un cinghiale con la sua esigenza di libertà, uno stambecco ignaro del «big hunter». Mi corre l’obbligo di una eccezione per il glorioso, irripetibile fagiano natalizio che, ogni dicembre, si suicida nella padella di Anna Maria tra burro, magici ingredienti e segreti adatti alla meraviglia. Per questo mi si perdonerà. «La morte è una delle componenti dell’ordine dell’universo», diceva Montaigne. Certo, la morte, ma non gli eccidi organizzati. Né di animali disarmati, né di ragazzi anche se armati. Chi ha un avanzo di cuore ha il dovere di stupirsi per ogni singola vita tolta con uno sparo. La biologia è già così terribilmente dura e crudele che non mi sembra ci siano giustificazioni per chi le dà una mano. Dobbiamo arrenderci. L’uomo è una bestia, l’animale mai. CORRIERE ADRIATICO 20 SETTEMBRE 2009
Il presidente dei cacciatori all’apertura della stagione venatoria C’è poca selvaggina stanziale
Fano (PU)
- Molte
delle
1.200
doppiette,
iscritte
alla
Federcaccia
fanese,
si
metteranno
in
azione
oggi, a
partire
dalle
prime
luci
dell’alba,
stimolate
dal
primo
giorno
di
caccia;
una
scadenza
questa,
che per
il mondo
venatorio
rappresenta
sempre
un
evento
atteso
con
particolare
emozione.
Il
problema
è, che a
fronte
di
questo
piccolo
esercito
in
movimento,
ci sarà
“poca
trippa
per
gatti”.
“Da
quanto
rilevato
nei
giorni
scorsi,
durante
gli
allenamenti
dei cani
–
afferma
il
presidente
Paolo
Antognoni
–
risulta
che la
selvaggina
stanziale
è assai
scarsa,
probabilmente
a causa
della
siccità
che ha
imperversato
nelle
nostre
campagne
durante
il
culmine
dell’estate;
ma la
situazione
è anche
indice
del
fallimento
della
programmazione
faunistica,
di un
ripopolamento
che non
ha
prodotto
i
risultati
sperati”.
In
sostanza
il
ripopolamento
sarebbe
stato
fatto
con
selvaggina
di
allevamento
inadeguata,
poco
idonea
ad
adattarsi
al
nostro
territorio
e quindi
a
riprodursi.
“Domani
faremo
il punto
della
situazione
– ha
detto
ancora
Antognoni
– ma le
premesse
non sono
affatto
buone.
E’
nostra
intenzione
anche
discutere
di
questi
problemi
con il
presidente
della
Provincia
Matteo
Ricci,
al fine
di
ottenere
una più
efficace
politica
di
valorizzazione
delle
zone di
ripopolamento
e
cattura”.
IL
MESSAGGERO
UMBRIA
20
SETTEMBRE
2009
Da
questa
mattina
si
comincia
a fare
sul
serio
SERGIO
CAPOTOSTI
Provincia di Terni - Da questa mattina si comincia a fare sul serio. Dopo le due preaperture dal magro bottino per gli undicimila cacciatori della provincia di Terni è arrivato il giorno tanto atteso: l’apertura. Dovranno tenere ancora i fucili dentro al fodero, invece, le squadre di cinghialai. Per loro la data segnata in rosso sul calendario è quella di mercoledì 23. Solo allora si potrà cominciare a cacciare i cinghiali sul territorio della provincia di Terni, rispettando le regole di contenimento volute da palazzo Bazzani. A cominciare da quelle che impongono le date. Il 23, appunto, e il 27 settembre, ma anche il primo e il 4 ottobre. Solo in questi giorni, per ora, sarà possibile dare la caccia al cinghiale. Intanto, nel territorio dell’ Atc 3 (ambito territoriale di caccia ternano orvietano) già da questa mattina i cacciatori potranno cominciare a sparare, ma non prima delle 6.20. A “rientro” occhio all’orologio, la legge sulla caccia impone come limite quello della 19.15. Dunque, occhio alla penna. E non solo a quella del volatile. La polizia Provinciale, infatti, sarà impegnata con tutte le forze a disposizione per controllare che tutti fili per il verso giusto. «Tre pattuglie nel ternano, due nell’amerino e due nell’orvietano. Per un totale di 14 agenti impegnati». Numeri snocciolati dal capitano Gervasio Gialletti, comandante della polizia Provinciale di Terni. A questi vanno aggiunti gli uomini del corpo Forestale e le tante guardie volontarie. Tutti impegnati a vigilare affinché vengano rispettate tutte le regole e l’apertura si svolga in sicurezza. «Negli ultimi anni - osserva il Capitano Gervasio Gialletti - abbiamo notato che i cacciatori sono sempre più rispettosi delle normative vigenti». Anche perché fare altrimenti vuol dire rischiare molto. Al di là delle multe, che si aggirano tra le 700 e il migliaio di euro, chi commette infrazioni, come abbattere specie protette o cacciare senza licenza, rischia una condanna penale. «Auspichiamo - dicono l’assessore provinciale alla caccia Filippo Beco e il presidente Feliciano Polli - che la stagione di caccia si svolga nel rispetto delle regole e nel segno della sicurezza con la speranza che il mondo venatorio ternanao possa continuare a crescere e svilupparsi ulteriormente». Ed è a tal proposito che alcune associazioni venatorie sollevano questioni ritenute centrali per garantire un futuro alla caccia. A cominciare dalle spese, sempre più onerose. «Molti anziani - racconta Giulio Piccioni, presidente di Federcaccia - hanno abbandonato l’attività venatoria perché con la pensione che percepiscono non se la possono più permettere. A questa gente - prosegue Piccioni - è così venuto a mancare un diversivo che gli permetteva di socializzare e di conseguenza non isolarsi». «Per lo stesso motivo i giovani - conclude Piccioni - trovano difficoltà ad avvicinarsi alla caccia». Altra questione: scarseggia la selvaggina. «Occorre - sostiene Giampiero Amici, presidente Arcicaccia - incrementare la presenza di selvaggina autoctona. Per farlo - spiega Giampiero Amici - si deve investire ancora di più nelle zone di ripopolamento e cattura».
IL
GAZZETTINO
ROVIGO
20
SETTEMBRE
2009
Rovigatti:
«Non è
solo uno
sport ma
l’antica
necessità
di
nutrirsi
che si è
trasformata
in
passione»
Provincia
di
Rovigo -
«Oggi si
ripete
per i
cacciatori
il rito
dell'apertura
generale
della
caccia.
Una
giornata,
per chi
ha avuto
la
fortuna
di saper
mantenere
ciò che
è nato
con
l'uomo
come
bisogno
primario
di
sopravvivenza,
che
rappresenta
un
evento
indescrivibile,
vissuto
da
ciascuno
in modo
diverso».È
l'abbrivio
del
saluto
ai
cacciatori
pronunciato
dal
presidente
provinciale
di
Federcaccia
Roberto
Rovigatti.
«Certo è
difficile
per noi,
da
almeno
quarant'anni
vituperati
cittadini
cacciatori,
far
capire
che la
caccia
non è
solo uno
sport,
ma anche
un
residuo
di
quella
necessità,
che per
fortuna
si è
trasformata
in
passione,
insita
nell'uomo
da
quando
gli
esiste.
Per
questo
va
rispettata.
Di
conseguenza
ai
giorni
nostri
il
cacciatore
deve
ritrovare
la sua
giusta
collocazione
nell'ambiente
sociale
e
naturale
nel
quale
vive e
opera:
quella
di
essere
riconosciuto
come
"sentinella",
controllore
e
gestore
del
territorio,
nonché
fruitore
della
fauna
selvatica,
prevista
dalle
leggi
vigenti.
È giusto
ricordarlo:
la
caccia è
regolata
da leggi
che il
cacciatore
le deve
osservare.
Noi, che
stiamo
attraversando
un
momento
di
transizione
poiché
l'ultima
legge
sulla
caccia
numero
157 del
1992 sta
per
essere
giustamente
modificata,
perché
dopo
tanti
anni le
cose
sono
cambiate,
ci
aspettiamo
tale
patente
o
riconoscimento
sociale
anche se
tutto
questo è
demandato
nelle
sedi
istuzionali
dove il
cacciatore
vero mai
ha avuto
voce in
capitolo.
Possiamo
solo
sperare
in tal
senso.
Quello
che noi
possiamo
tranquillamente
fare
oggi è
di
comportarci
secondo
le norme
scritte
e non
scritte
perché
eticamente
insite
nel
nostro
animo di
cacciatori,
in modo
da
passare
una
giornata
degna di
essere
vissuta
da
uomini».
IL GAZZETTINO ROVIGO
20 SETTEMBRE 2009
Stagione al via senza polemiche ma gli ecologisti si preparano
Franco Pavan
Provinciai Rovigo - Erano diversi anni che la stagione venatoria, al via da stamattina alle 6, non si apriva senza grandi scontri tra fazioni. Al di là dello stop, peraltro preventivato, che la Regione ha imposto al tentativo di autonomia gestionale cercato dagli ambiti territoriali di caccia, spiegato in una delibera di giunta che vieta attività sanzionatorie da parte degli atc superiori a quanto stabilito dal calendario, e fatte salvo le solite scaramucce verbali tra Federcaccia a Cacciatori veneti, l'apertura generale alle doppiette (4.150 su tutto il territorio polesano) partirà senza tanti patemi. Fino alle 19.15 si sparerà dalle valli del Delta all'Alto Polesine e l'unico problema sarà riempire i carnieri. Che presumibilmente, traboccheranno di selvaggina come ormai accade da qualche anno da un capo all'altro della Provincia, anche in relazione al fatto che oggi non sarà bel tempo e ciò favorirà la caccia ai migratori che si rifugiano nelle lagune. Di par suo, la campagna si presenta già praticamente priva di coltivazioni, soia a parte.Poteva tuttavia esserci pace in tema venatorio con i vari addentellati su vigilanza, piani di contenimento contro i nocivi o iniziative di gestione condivisa? Inimmaginabile solo pensarlo. Così il vero piano inclinato su cui sta scivolando la materia si è spostato sul rapporto con il mondo ambientalista. Già ampiamente logorata dai conflitti amministrativi che hanno fatto capolino nella aule del tribunale regionale e del Consiglio di Stato (si veda il piano volpi sospeso dalla sentenza di quest'ultimo dopo l'impugnazione del precedente giudizio espresso dal Tar sempre su iniziativa della Lega antivisezione), la corda su cui dovrebbero trovare equilibrio le istanze di stampo faunistico della Provincia e gli scopi statutari delle associazioni a difesa del mondo animale, si può ormai dire in procinto di spezzarsi.Il faccia a faccia che l'assessore provinciale alle Risorse faunistiche Claudio Bellan ha avuto con i rappresentanti degli ambientalisti ha portato a un sostanziale nulla di fatto. La Provincia, che ha già predisposto i piani di contenimento per corvidi e colombi e si prepara a chiudere anche sulle volpi, deve mettere in conto la barricata che stanno nuovamente alzando gli animalisti pronti a ricorrere su ogni fronte se i documenti provinciali dovessero vedere la luce.
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VIRGILIO NOTIZIE 20 SETTEMBRE 2009
Medicina/ Sperimentata su topi nuova terapia per paraplegici Ratti hanno camminato di nuovo senza rigenerare fibre nervose
Una combinazione di farmaci, stimolazioni elettriche ed esercizio fisico regolare, sono gli ingredienti della ricetta che ha permesso a topi paralizzati di camminare di nuovo. Lo rivela uno studio condotto da Grègoire Cortine dell'Università di Zurigo pubblicato su Nature Neuroscience di domani, secondo il quale la rigenerazione delle fibre nervose gravemente danneggiate, non sarebbe stata necessaria a ratti paraplegici per imparare a camminare di nuovo. La scoperta , secondo gli scienziati svizzeri, potrebbe avere importanti implicazioni per la riabilitazione degli arti in caso di danni al midollo spinale. Il midollo spinale contiene circuiti nervosi che possono da soli, indipendentemente dai comandi provenienti dal cervello, generare un'attività ritmica che fa muovere i muscoli delle gambe, come se si stesse camminando. Numerosi studi sperimentali hanno già cercato di sfruttare questo meccanismo per aiutare le vittime di incidenti a riprendere la funzionalità delle gambe, ma mentre il movimento ritmico degli arti inferiori può essere indotto, non si riesce ad ottenere una deambulazione in grado di sostenere il peso del corpo. Gli scienziati svizzeri , raccogliendo la difficile sfida, hanno indotto in topolini di laboratorio danni al midollo spinale provocando la paralisi degli arti, in pratica gli animali non potevano più eseguire movimenti volontari delle zampe posteriori. Hanno poi somministrato ai topi paralizzati un mix di farmaci e, allo stesso tempo, li hanno sottoposti ad esercizi lenti e continui mentre applicavano correnti elettriche in punti specifici del midollo spinale, al di sotto del punto danneggiato. Questo trattamento ha innescato il circuito nervoso, generando negli arti paralizzati un movimento ritmico simile a quello della camminata. La terapia riabilitativa è stata portava avanti per diverse settimane e, finalmente, i topolini hanno cominciato a camminare, sostenendo il peso del corpo, sia in avanti, sia in dietro che di lato e, perfino, a correre. Ma il danno che ha interrotto il collegamento tra il cervello e il circuito del movimento ritmico nel midollo spinale è rimasto interrotto, per cui gli animali non erano in grado di camminare spontaneamente. L'auspicio è che nei pazienti umani si possa attivare, anche con l'aiuto di neuroprotesi, il circuito nervoso ritmico, come indica questo studio, per aiutare a riabilitare chi ha subito danni al midollo osseo.
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