22 MARZO 2010

CITY

22 MARZO 2010

 

Setta satanica fa strage di animali

 

Provincia di Napoli - Una strage di animali nel Napoletano potrebbe essere opera di una setta satanica. Lo denunciano i Verdi campani. Cani e gatti sono stati massacrati a colpi d’accetta sul Monte Faito, nel bosco dove nel 1996 scomparve la piccola Angela Celentano. Sul luogo del massacro sono stati ritrovati lumini e croci capovolte.


IL MATTINO

22 MARZO 2010

 

Bare, croci, corone di fiori e foto-choc dei cani trucidati

 

Titti Esposito

 

Castellammare (NA) - Bare, croci, corone di fiori e foto-choc dei cani trucidati. Ieri mattina in villa comunale, nella città stabiese, è sceso il «popolo in nero» con la sua manifestazione(nata sul noto social network Facebook) per dire basta alle violenze e ai maltrattamenti contro i randagi. In piazza, in una sorta di funerale degli animali senza padrone, sempre più spesso vittime di carneficine(non ultima quella che ha avuto come protagonisti due cani massacrati a colpi di ascia qualche giorno fa sui boschi di Quisisana), nel territorio termale, come denunciano da sempre gli animalisti dell’Adda, cittadini con animali listati a lutto, bambini, associazioni, politici. Oltre trecento persone che con slogan e megafoni hanno gridato la loro esasperazione, chiedendo ai cittadini stabiesi di unirsi alla loro protesta per ottenere quanto prima un canile comunale, sterilizzazioni a tappeto e controlli da parte delle forze dell’ordine nei quartieri a rischio per i randagi. A raccontarlo Rosaria Boccaccini, presidente dell’associazione a difesa dei quattro zampe, che da anni si batte, anche autonomamente e senza fondi. «Stamattina siamo tutti qui perché non si può più andare avanti così - spiega l’animalista - una città vivibile non può permettere certe stragi, e la prossima amministrazione comunale speriamo intervenga da subito con progetti ed interventi utili alla riduzione del randagismo ed alla tutela dei cani adottati dai quartieri». Comuni cittadini e bambini hanno mostrato i loro drappi neri e hanno sfilato fino a via Bonito, fermandosi a lungo nei pressi della Cassarmonica. Tanti striscioni presenti: i manifestanti hanno utilizzato le immagini atroci dei cani morti per dimostrare contro la mattanza dei randagi. Inoltre, tante corone di fiori, una croce e piccole bare sono state portate in corteo. Tra i tanti presenti, c’era una folta rappresentanza de «Il Popolo in nero dei Castelli Romani», nonché le associazioni animaliste, le scuole stabiesi e i politici, tra cui i sei candidati a sindaco di Castellammare, o propri rappresentanti.


ROMAGNA OGGI
22 MARZO 2010
 
Cesena: sesta polpetta avvelenata in via San Tomaso
 
 
 
CESENA (FC) - Non si ferma la scia di avvelenamenti di cani in via San Tomaso, a Cesena. Dopo cinque cani morti, in tre proprietà diverse, per colpa di bocconi avvelenati, arriva un sesto caso. Sabato sera, infatti, il proprietario del cane, un allevatore di lagotti, ha liberato i suoi cani in giardino e al momento di richiamarli ha notato che un esemplare femmina era colpita da malori. Avendo già avuto una morte tra i suoi cani il proprietario si è insospettito e ha portato l'animale dal veterinario, che l'ha salvato.
Il medico ha sottoposto il cane a lavanda gastrica, e l'animale avrebbe vomitato una salsiccia su cui ora sono in corso gli accertamenti, ci sarebbero delle sostanze bianche al suo interno. Insomma, non si è ancora arrestata la mano dell'avvelenatore che in via San Tomaso sta seminando il terrore tra i proprietari di cani. Per altro non è ancora chiaro il motivo che sia alla base di tanta determinazione da parte dell'avvelenatore, che continua a colpire nonostante il livello di guardia più alto, che potrebbe procurargli anche una grave denuncia.

ROMAGNA NOI

22 MARZO 2010

 

Cesena - I bocconi killer colpiscono ancora

In via San Tomaso un nuovo episodio. Cane salvato all'ultimo con una lavanda gastrica

 

CESENA - Bocconi killer per avvelenare i cani del quartiere. Da giorni via San Tomaso trema. Sarebbero in tutto cinque i cani morti nelle ultime settimane dopo aver ingoiato alimenti farciti di sostanze letali lasciati nel cortile delle abitazioni di via San Tomaso. Sabato scorso l'ultimo episodio, che è quasi costato la vita a uno dei cani allevati dalla famiglia Baldini, che proprio lungo la via gestisce un bed and breakfast.
Il padrone di casa - stando a quanto riportato dal Corriere di Romagna - avrebbe lasciato uscire i cani pensando che l'allarme polpette avvelenate fosse finito. Al momento di farli rincasare, ha notato che una femmina stava barcollando. La corsa dal veterinario e la lavanda gastrica l'hanno fortunatamente salvata, facendole figurgitare una salsiccia ripiena di sostanze tossiche che, sicuramente, le sarebbero costate la vita.


LA NUOVA VENEZIA

22 MARZO 2010

 

Sparano a bruciapelo al cane «Avvertimento di malviventi»

 

Marta Artico

 

Venezia - Gli hanno sparato da vicino con un fucile da caccia, forse direttamente in bocca. Asor è un meticcio, un dolcissimo bastardino di 5 anni affezionato ai padroni, la famiglia Beraldo, titolare dell’omonimo cantiere nautico di Cà Noghera, in via Vallesina. Sabato pomeriggio sul tardi il custode del cantiere ha fatto scattare l’allarme.  E ha chiamato Mirco Beraldo, figlio del titolare, per avvertirlo che il piccolo Asor perdeva molto sangue, che lo aveva trovato ferito vicino all’abitazione mentre si trascinava alla ricerca di un volto amico. Adesso è in coma, imbottito di morfina e antidolorifici. E’ stato operato d’urgenza, ma non è detto che ce la faccia. «Mi ha chiamato il custode - spiega Mirco Beraldo - non ero ero in azienda e sono corso subito, all’inizio pensavamo fosse stato aggredito da qualche animale, non certo che gli avessero sparato. Poi durante l’operazione è stato trovato invece il bozzolo con la cartuccia. Un atto crudele, che voglio rendere pubblico, anche se non escludiamo si tratti di un avvertimento da parte di qualche malvivente». Beraldo si è recato alla Questura di Venezia e pure al comando dei carabinieri di Favaro. «Ho messo tutto nelle mani del nostro avvocato, sto cercando di capire con gli agenti che tipo di denuncia sia meglio fare oltre a quella alla Protezione animali, nel frattempo il veterinario che lo ha in cura stenderà una dettagliata relazione con tanto di foto, del maltrattamento subito». Prosegue: «La stagione della caccia si è chiusa da due mesi. In ogni caso si è trattato di qualcuno che gli ha sparato da vicino, probabilmente direttamente nel volto e in bocca, per fargli male volontariamente». Chiarisce: «Sono stato già minacciato, le forze dell’ordine sostengono che possa essere un avvertimento di qualche malintenzionato». A gennaio all’interno de cantiere nautico di Giuseppe Beraldo erano andate a fuoco quattro grosse imbarcazioni di lusso, per centinaia di migliaia di euro di danni. «Non abbiamo mai trovato un innesco o nulla che facesse pensare ad un atto doloso, ma il sospetto ci è sempre rimasto».


NOTIZIARIO ITALIANO

22 MARZO 2010

 

Punkabbestia lascia tre cani chiusi nell'auto. Pitbull fa una strage!

 

FIRENZE - Un "punkabbestia" di 34 anni, originario di Bisceglie, è stato fermato e denunciato per maltrattamento di animali. L'uomo sembra abbia lasciato, tre cani chiusi, per una notte intera, in una Ford Station Wagon. Tra gli animali c'era anche un pitbull che, ha azzannato uno dei due meticci, per motivi ancora sconosciuti, mollando la presa solo dopo averlo ucciso. Ad avvisare la polizia sono stati alcuni passanti, che, notata la scena, hanno provato in tutti i modi a liberare i cani.


CITY

22 MARZO 2010

 

Sì al commercio delle pelli di orso

 

L’Onu ha bocciato la proposta degli Usa di bloccare il commercio di pelli, denti e zampe di orso polare. “Potrebbe danneggiare le economie locali e il commercio delle pelli non è una minaccia per gli animali”, spiega l’Onu. Gli americani sostengono il pericolo di estinzione.


IL TEMPO LATINA

22 MARZO 2010

 

Terracina (LT), una femmina di cinghiale va a vivere nell'area della Rimembranza. Ma fa qualche danno

Mamma e cuccioli, rifugio nel parco

La storia Ha voluto proteggere i suoi piccoli dalle attenzioni dei cacciatori

 

Rossella Bersani

 

TERRACINA (LT) -  Cinghiali al Parco della Rimembranza, nel cuore del centro storico alto.
Gli animali, circa 4-5 esemplari, si sono introdotti all'interno dell'area verde, per sfuggire alla cattura da parte dei cacciatori.
La loro presenza sta procurando problemi all'ambiente.
La necessità di cercare un rifugio per sé e per i suoi cuccioli ha costretto una femmina di cinghiale a penetrare furtivamente dentro il Parco della Rimembranza.
L'animale è riuscito a trovare un punto debole nella rete di recinzione sul lato più impervio rivolto verso la montagna, l'ha sfondata e s'è insediato dentro lo spazio a verde, dove pare la raggiunga di quando in quando il suo maschio. L'assetto è cambiato.
Muri a secco sono crollati, alcuni sentieri sono rimasti ostruiti dal terriccio smosso.
Il Parco della Rimembranza, nato per ricordare i caduti della Grande Guerra, è stato il primo parco della città, l'unico della zona alta. La sua posizione in declivio, oltre alla presenza di emergenze archeologiche e naturalistiche, lo rende particolarmente interessante, anche per gli scorci di straordinaria bellezza che vi si possono godere. «Ospiti scomodi» stanno diventando i 4-5 cinghiali in questione. Andrebbero certamente fatti sloggiare ma messi anche loro al...sicuro, in un ambiente che possa essere loro habitat naturale. Perché se è sacrosanto che il parco debba essere preservato, è anche vero che mamme e figli cinghialotti andrebbero collocati ove possano vivere in pace, possibilimente alla larga dai cacciatori.


LA ZAMPA.IT
22 MARZO 2010
 
Non si uccidono così anche le tigri?
Esemplari morti di fame in uno zoo cinese: traffico di ossa e rischio di estinzione
 
 
 
FRANCESCO SISCI
 
PECHINO - Forse è il karma delle tigri, il destino che ritorna dopo generazioni e punisce i colpevoli, un contrappasso epocale per cui il grande carnivoro, il divoratore di gente e animali, oggi è a un passo dall’estinzione, divorato dagli uomini. I giornali cinesi sono allarmati. Nello zoo della città settentrionale di Shenyang undici tigri siberiane sono morte di fame, uccise lentamente dai guardiani che ne vendevano le parti più preziose, ossa e pelle, al mercato nero. Qui una tigre vale una piccola fortuna, oltre mezzo milione di yuan, circa 60 mila euro.
Il nobile felino è infatti ingrediente pregiato per la medicina tradizionale. Se ne ricava il quasi magico omonimo balsamo - nelle due varianti rossa (più leggera) e nera (più forte) - con virtù terapeutiche per il cuore e la circolazione. Ci sono poi decotti, liquori, pillole dalle mille funzioni, fino a un principe dei rimedi per maschietti non in forze.
Ma uccidere una tigre dal 2000 è proibito in Cina, e dopo il 2003, anno dell’epidemia di Sars - la forma atipica di polmonite che ha fatto centinaia di vittime e messo decine di migliaia di persone in quarantena - è proibito pure mangiare qualunque tipo di animale selvatico, anche se tenuto in cattività. La soluzione a queste restrizioni è nelle pieghe della legge. Certo, ucciderla è proibito, ma che cosa fare di una tigre quando muore di morte naturale? In quei casi il governo consente che le ossa siano usate a scopi medicinali. Così si crea una zona grigia di cui si servono con maggiore o minore discrezione molti zoo cinesi, non solo da quello di Shenyang.
Meno di un decennio fa si raccontava di pranzi e cene ultraesotiche e super care nel retrobottega dello zoo di Pechino. Si servivano prelibatezze antiche come la zampa d’orso e il pene di tigre. I tagli di carne erano procurati da povere bestie ufficialmente «ammalate» e defunte, le cui carcasse erano state altrettanto ufficialmente «bruciate».
Per le attuali tigri morte di fame il caso è ancora diverso. Gli sforzi di allevare tigri in cattività in Cina negli ultimi anni hanno avuto un grande successo. Nel Paese ci sono ora tra le seimila e le diecimila tigri tra zoo e parchi protetti all’aperto. L’idea era che le tigri avrebbero creato un indotto economico, grazie ai visitatori e ai turisti che pagavano il biglietto. Ma dopo il successo iniziale le visite sono scemate. Per ravvivare gli entusiasmi i parchi più audaci avevano anche creato cruenti spettacoli: una vacca viva veniva offerta a tigri affamate che la sbranavano sotto gli occhi degli spettatori. Ma anche questo è finito, con accuse di crudeltà contro gli animali.
Eppure mantenere animali selvatici e soprattutto i grandi felini è una scelta cara. Per una tigre ci vogliono oltre 100 yuan di carne al giorno, per un totale di quasi 40 mila euro all’anno solo in cibo. Così gli zoo, con pochissime sovvenzioni dallo Stato e tante spese, si sono inventati altri modi di evitare la loro stessa estinzione. Il quotidiano «Notizie» di Pechino ora denuncia che almeno 40 tigri sono state usate dal 2000 a oggi per produrre l’omonimo liquore. Funzionari cinesi del Wwf puntano il dito contro il grande parco di tigri di Guilin, dove ben 1.400 felini striati dimagriscono giorno dopo giorno per la loro scarna dieta di polletti.
Il quotidiano ufficiale in inglese «China Daily» tuona contro i neo bracconieri: «Se si prova che tali malefatte avvengono su larga scala, il governo lancerà misure a livello nazionale per fermarle». Parole che suonano come un avvertimento, un’aperta minaccia alle centinaia di zoo pubblici e privati di tutta la Cina: «Non uccidete gli animali se no...». Ma senza fondi pubblici, con scarsi introiti privati e senza controlli sistematici di autorità e veterinari, gli zoo cinesi sono destinati, dopo una breve febbre di scandalo pubblico, a riprecipitare nell’antica logica: se non abbiamo di che sfamare le tigri, sfamiamoci noi di tigri.
Sarà il karma del vecchio predatore, ma potrebbbe anche essere il karma del nuovo speculatore: qualcuno o qualcosa forse imporrà un contrappasso all’uomo che non ha saputo badare all’animale.

CUNEO CRONACA
22 MARZO 2010
 
CUNEO/ Marco Bravi dell'Enpa: "Affermare l'assenza di maltrattamenti non significa che gli animali siano ben trattati"
 
RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO. “In relazione alle notizie riportate in questi giorni sul sequestro di bovini a Festiona di Demonte, riteniamo utile una precisazione su un aspetto che rischia di trarre in inganno le persone (molte ci hanno chiamato), ossia la presunta "assenza di maltrattamenti". Se è vero che  per la Legge, giustamente parametro di riferimento del NAS, il "reato di maltrattamento" scatta  unicamente dove si infliggano gravissime sofferenze che mettano in pericolo la vita dell'animale, nel sentire comune la parola "maltrattamento" è percepita in senso più generale. In sostanza  affermare l'assenza di maltrattamenti viene interpretata come "animali ben trattati", con il certo non voluto effetto interpretativo nel lettore di ridimensionare e giudicare la situazione accettabile. E non è certo il caso di quelli in questione, anche perchè molte situazioni punite dalla Legge solo a livello amministrativo cagionano certa sofferenza all'animale. Si pensi, a titolo di esempio, che lasciare un cane  senza alcun riparo da gelo e neve, senz'acqua e legato ad un metro di catena viene spesso considerato solo  una "sanzione amministrativa", ma non per questo crediamo non meriti almeno la parola  "maltrattamento".” Marco Bravi, Responsabile Provinciale Cuneo – ENPA - Ente Nazionale Protezione Animali
 
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Nas di Alessandria e carabinieri di Borgo hanno sequestrato a Festiona di Demonte 152 bovini dell'allevamento segnalato a "Striscia la notizia"
 
 
Festiona di Demonte (CN), il Nas di Alessandria e i carabinieri di Borgo San Dalmazzo e del Servizio Veterinario dell’Asl Cn1, hanno posto sotto sequestro sanitario 152 bovini, per un valore di circa 800 mila euro, di proprietà di un allevatore del luogo.
I bovini sono risultati in parte privi dei marchi auricolari obbligatori per l’identificazione degli animali, al fine di poter garantire il rispetto della normativa sanitaria in materia di igiene e profilassi dalla nascita sino alla macellazione, nell’esclusivo interesse del consumatore.Gli accertamenti che saranno condotti dal NAS permetteranno di verificare la lecita provenienza dei capi bovini e la loro regolare tenuta sotto ogni profilo.L’allevamento era balzato all’attenzione degli organi di stampa recentemente e presso lo stesso si era anche recata una troupe della trasmissione televisiva Striscia la notizia, allertata da associazioni animaliste che avevano sospettato casi di maltrattamenti dei bovini dell’azienda: gli accertamenti condotti hanno escluso, all’atto del sopralluogo, le ipotesi delittuose paventate, tuttavia il servizio veterinario ha impartito severe disposizioni all’allevatore per migliorare le condizioni di stabulazione degli animali.Il NAS ricorda che le attività di controllo del benessere animale, sia da reddito che da compagnia, rappresentano uno degli obiettivi principali dell’attività del reparto, a contrasto degli illeciti che interessano e penalizzano gli animali sia da un punto di vista del benessere che da quello strettamente alimentare,  e che riceve, assicurando la massima attenzione, ogni segnalazione anche nello specifico settore.

OGGI TREVISO

22 MARZO 2010

 

BOCCONI AVVELENATI AGLI ANIMALI, SERVE UNA LEGGE PER FERMARLI

La chiede Andrea Zanoni (Idv) che inviata chi ama gli animali a non votare per Zaia

 

Treviso - Bocconi avvelenati: un fenomeno vasto, vastissimo. Ogni anno centinaia di cani e gatti in tutta Italia sono vittime di sostanze tossiche, tramite i bocconi avvelenati. La scorsa settimana in provincia di Treviso sono stati avvelenati dei cani a Giavera del Montello (in Viale Europa) e a Mogliano (in via Roette a Zerman) dove sono morti Mozart e Kelly, un batuffolo color miele con gli occhi verdi e una bastardina simpatica e affettuosa.Andrea Zanoni, candidato con Italia dei Valori, e presidente della Lac del Veneto. Lega abolizione caccia, se eletto si impegna ad introdurre delle norme per combattere il fenomeno dei bocconi avvelenati causa di causa di morte,dopo atroci sofferenze, di migliaia di animali. “Si avvelenano cani – dice Zanoni - perché abbaiano, perché danno fastidio, perché il loro padrone ha fatto uno sgarbo. Oppure perché impediscono un furto.O perché c’è chi semina bocconi killer per le volpi, nemiche dei pollai e dei fagiani pronta caccia: se abbocca un cagnetto in passeggiata o in fuga d’amore, peggio per lui. La lotta ai bocconi avvelenati – ha dichiarato Andrea Zanoni è uno dei punti del mio programma per le regionali. Devono essere previsti per legge controlli, provvedimenti e sanzioni severissime che disincentivino questa barbara pratica.Bisogna creare un sistema che renda rintracciabile chi acquista e possiede questi veleni che sono potenzialmente pericolosi anche per l’uomo e soprattutto per i bambini”. Restando in tema, l’esponente dell’Idv elenca anche “15 buoni motivi per non votare Zaia” che l’animalista sostiene non amare gli animali e lo dimostra elencando tutta una serie di fatti relativi all’operato del candidato governatore Zaia in merito a provvedimenti a favore della caccia e contro gli animali.Il 14 luglio 2003, quando Zaia era presidente della Provincia di Treviso, veniva approvata una delibera provinciale che consentiva ai cacciatori di uccidere addirittura i cuccioli di Capriolo di pochi mesi. Nel 2003, ben 14 mila cittadini di Treviso hanno chiesto a Zaia, tramite una petizione promossa da Lipu – Lega Italiana Protezione Uccelli, Lac Lega per l’Abolizione della Caccia, Wwf Italia, Una Uomo Natura Animali, Amica Terra di Francenigo di Gaiarine, Adaa di Conegliano e Legambiente Sezione di Treviso, di tutelare ad oasi importanti aree della Rete Natura 2000 (direttive comunitarie “Uccelli” ed “Habitat”).Nonostante questa petizione nel 2003 Zaia ha approvato un piano che non tutelava nessuna di queste oasi. Successivamente venivano approvate le cosiddette “oasi francobollo” dalla superficie ridottissima. Nel 2003 Zaia da presidente della provincia promuove la festa dei cacciatori “Hobby e Sport nella Natura” con stand di Federcaccia, Enalcaccia, ecc. il tutto per la bella cifra di 145.000 euro, fondi pubblici di tutti noi cittadini.Le ultime in ordine di tempo, nel settembre del 2008, da neo ministro, Zaia si fa in quattro, scomodando il ministro Frattini, gli ambasciatori, il vescovo di Zagabria, per liberare un cacciatore di Treviso arrestato per bracconaggio in Croazia e poi incarcerato a Zagabria. E Sempre da ministro ha dichairato di aver costituito una task force di esperti per difendere la legge della Regione Veneto che consentiva la caccia agli uccellini insettivori protetti dalla legge statale e comunitaria (Pispole, Fringuelli, Peppole, ecc.). Il contenuto di quella legge - sostiene Zanoni  - successivamente è stato considerato sufficiente dall’Unione Europea per mandare sotto processo l’Italia presso la Corte di Giustizia della Comunità Europea. "Ora rischiamo di incorrere in pesanti sanzioni e a pagare saremo noi cittadini. Tutte le notizie riportate sono documentate, per approfondimenti vedere www.lacveneto.it (sezione Varie, archivio comunicati)” ha detto Zanoni.


IL TIRRENO

22 MARZO 2010

 

Cagnolino salvato dalla morte nel fossato

 

PONTEDERA (PI). Chico è tornato a casa, infreddolito ma salvo. Ha rischiato di morire nell’acqua gelida di un fosso vicino alla nuova Coop e alla rotatoria della Borra. Il cagnolino, che ha più di dieci anni, ieri mattina, si è allontanato da casa ed è caduto dentro il fosso.  Il freddo e la vecchiaia gli hanno impedito di uscire dall’acqua. Alcuni passanti hanno chiesto l’intervento della polizia. Che per Chico è stato una vera salvezza.  In pochi minuti i poliziotti Roberto Gabbani e Massimo Principi lo hanno tolto dall’acqua, sotto lo sguardo incuriosito di alcuni passanti rimasti a seguire l’intervento.  L’animale ha trovato subito una calda coperta e un posto comodo sulla volante del commissariato. Poi gli agenti lo hanno accompagnato dal veterinario. Il cagnolino era già in ipotermia. Cure e affetto (lo ha curato una dottoressa dello studio Soldani) lo hanno strappato a un triste destino. Probabilmente sarebbe morto annegato, del resto quando è stato “liberato” dall’acqua non si muoveva quasi più.  Poco dopo la polizia ha rintracciato il proprietario. Mario Morelli e il figlio sono stati ben lieti di riabbracciare il loro amato cagnolino.  Subito dopo, quando ormai Chico cominciava a stare meglio ed era già fuori pericolo, non è mancata la foto ricordo, scattata nel cortile del commissariato di polizia. Strette di mano, sorrisi e parole di ringraziamento per i poliziotti che hanno salvato il cagnolino. Tanta tenerezza per il cane che, già con molti “acciacchi” dovuti all’età, ha rischiato di non tornare più a casa.


L'UNIONE SARDA
22 MARZO 2010
 
Germania: agnello cade da un cavalcavia e provoca un incidente
 
Un gregge di seicento ovini attraversava una sopraelevata pedonale, quando un agnello ha oltrepassato la barriera cadendo sulla carreggiata sottostante e provocando un incidente nel quale è rimasto ferito un automobilista. L'incredibile episodio non è accaduto in Barbagia ma in Germania, nella modernissima Colonia. «Ho visto all'improvviso qualcosa di grosso cadere sulla strada - ha raccontato l'automobilista di 36 anni, citato in un comunicato della polizia -. Non sono riuscito a capire cosa fosse. Ho cercato di evitarla finendo fuori strada». La polizia ha detto che l'agnello, ferito malamente dalla caduta, è stato abbattuto sul posto.

LA STAMPA
22 MARZO 2010
 
Ambiente. Tanzania e Zambia chiedono ok a vendita speciale avorio
La proposta avanzata durante la conferenza di Doha
 
 
Doha - Tanzania e Zambia hanno deciso di chiedere alle Nazioni Unite di autorizzare una vendita speciale una-tantum delle loro riserve di avorio, sfidando così il mondo ambientalista che sta rimproverando ai due paesi di non fare abbastanza per combattere caccia di frodo e bracconieri. Alla conferenza di Doha entra così nel vivo lo scontro sul tema chiave dell'avorio tra i vari paesi africani. A Tanzania e Zambia si contrappone infatti la proposta avanzata dal Kenia e da altri sei paesi che chiedono l'arresto totale e definitivo del traffico di avorio che adesso è invece soggetto a una moratoria di 20 anni. La conferenza si chiude questa settimana e uno dei suoi obbiettivi chiave è proprio la definizione di un nuovo accordo internazionale sul commercio dell'avorio.

IL GAZZETTINO

22 MARZO 2010

 

Offre cibo ai colombi nel giardino di casa: multata

 

San Donà di Piave (VE) - Multata per aver lasciato, nel proprio giardino, del pane per i colombi: è quanto è capitato ad una residente di San Donà di Piave che si è vista sanzionare dalla Polizia Locale per aver violato il regolamento di polizia urbana. Peccato che questa normativa abbia efficacia solamente nelle aree pubbliche e non in quelle private. Inevitabile, dunque, il ricorso al Giudice di Pace per veder annullata la multa del valore di 56 euro. A difendere la sessantottenne amante degli animali l'avvocato Luca Pavanetto: «Si tratta non tanto di una questione economica, quanto di una questione di civiltà. Non si può certamente addebitare alla mia assistita la presenza di piccioni nella zona ove risiede». Ed, infatti, la donna vive in prossimità dell'area ove un tempo sorgeva l'ex sede Enel che per anni ha rappresentato un sicuro rifugio per i volatili. Una volta demoliti gli immobili, gli uccelli si sono dispersi nel circondario ed in particolare nell'unica zona verde del quartiere, ossia il parco di proprietà della signora. «L'amministrazione comunale - ha concluso Pavanetto - si è preoccupata solamente di sanzionare il singolo cittadino ed invece non ha posto in essere alcuna condotta volta ad evitare il proliferare di questi animali».


LA ZAMPA.IT

22 MARZO 2010

 

Lav denuncia il circo Martin: tigre in sella a un cavallo

 

 

 

ROBERTA MARESCI

 

Animali preda e predatori insieme per uno show. Accadeva esattamente un anno fa, ma quel numero presentato dai circensi del Martin non era piaciuto ai rappresentanti della Lega antivivisezione ed era scattata la querela. Lo spettacolo prevedeva che un cavallo, tenendo in groppa una tigre, trainasse anche una biga con sopra un orso. Il risultato è stato che del numero non c’è stata più traccia per un poco di tempo, ma poi è tornato a far parte del programma, miscelato a giocolieri, trapezisti e saltimbanchi. Fatto sta che il Circo Martin continua a fare spettacolo in giro per le piazze italiane. Ne abbiamo sentito parlare anche qualche mese fa, quando a Budoni (Ot), durante uno dei tanti show, un orso ingaggiato dalla domatrice sessantottenne Maxi Niedermeier, cittadina tedesca residente in Austria, l’ha mandata in ospedale con gravi ferite alla spalla.
Ora torniamo a parlarne perché secondo la Lav qualcosa continua a non funzionare per il verso giusto: lo spettacolo del cavallo in pista, che viene pubblicizzato perfino sul sito internet del Circo, è tornato a far parlare di sé. E l’è tutto da rifare. La Lav ha nuovamente presentato denuncia presso il Corpo Forestale e le Procure competenti. Con tanto di atto formale inviato alla Procura della Repubblica di Cagliari, e prima ancora con denunce presentate in Veneto e in Friuli Venezia Giulia. Non mancano ovviamente filmati e fotografie che documentano in particolare questa esibizione della signora Maximova, vietata nel nostro Paese, fatta di esercizi innaturali e umilianti per gli animali.
«Chiediamo al Ministero dell’Ambiente, a cui fa capo la Commissione Scientifica CITES, al Ministero della Salute e al Ministero dei Beni Culturali, che nei confronti dei circhi vengano svolti maggiori e più scrupolosi controlli, a cominciare da questo spettacolo - dichiara Nadia Masutti, Responsabile nazionale LAV Settore Esotici, Circhi e Zoo – Recentemente sono molti i maltrattamenti che sono stati resi pubblici grazie alle associazioni animaliste o a programmi tv come "Striscia la Notizia", fino alla condanna appena due mesi fa del Circo Barcellona per detenzione illecita di tigri; ma al di là delle necessarie denunce all’autorità giudiziaria, e in attesa che l’Italia si doti finalmente di una legge che favorisca la riconversione dei circhi in strutture senza animali, la via più efficace per mettere fine a questi discutibili spettacoli, consiste nel rifiutarsi di andare a vederli».
D’altronde, tirando in ballo quanto stabilisce la Commissione Scientifica CITES, deputata dal Ministero dell’Ambiente a definire i «Criteri per il mantenimento degli animali nei circhi e nelle mostre viaggianti», possiamo leggere con i nostri occhi «In nessun caso esemplari di specie diverse potranno essere trasportati o mantenuti in strutture attigue, […]soprattutto se le relative specie sono in rapporto preda-predatore». E ancora: «Particolare attenzione deve essere posta a non imporre la vicinanza di specie per loro natura non compatibili».

 

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Un cavallo costretto a portare in groppa una tigre e a trainare un orso: succede nel Circo Martin e a denunciare il fatto, con un atto formale inviato alla Procura della Repubblica di Cagliari e prima ancora con denunce presentate in Veneto e in Friuli Venezia Giulia, è la Lav.
I
n questo primo video il momento in cui la tigre viene fatta salire sul cavallo.
In questo secondo video, il momento dell'esibizione

 

PRIMO VIDEO

http://www.lastampa.it/multimedia/multimedia.asp?IDmsezione=59&IDalbum=25130&tipo=VIDEO

 

SECONDO VIDEO

http://www.lastampa.it/multimedia/multimedia.asp?pm=2&IDmsezione=59&IDalbum=25130&tipo=VIDEO#mpos


IL SECOLO XIX

22 MARZO 2010

 

Orfei, dal circo alla favela brasiliana

La storia
Il domatore, quasi novantenne, si dichiara vittima di un raggiro: «Vivo in totale povertà»

 

Rio de Janeiro. Orlando Orfei, uno dei big del circo in Italia e nel mondo, vive a 89 anni in una minuscola casa della periferia più povera di Rio de Janeiro, non ha soldi per tornare nel nostro paese, soffre di cuore e ha bisogno del bastone per camminare. Ingannato da un impresario brasiliano che è fuggito con tutti i soldi, il domatore, famoso anche in Brasile dove è stato sulla breccia dagli anni `70 con un grande spettacolo circense, è oggetto di una malinconica intervista al quotidiano brasiliano "Folha de Sao Paulo".
Il Circo Orfei, il più celebre del Brasile per oltre tre decenni, ha chiuso definitivamente nel 2003. A causarne la fine ha contribuito anche la legge che ha proibito nelle principali città brasiliane l'uso di animali nello spettacolo circense. «Un circo senza animali non è più nulla - afferma Orfei che il mese scorso è rimasto ricoverato in terapia intensiva per gravi problemi alle arterie - Come può esistere senza una tigre, un leone, degli elefanti? Una famiglia vuole vedere gli animali». Con Orfei vive a Nuova Iguacù, quasi una favela a nord di Rio, la moglie settantaseienne, l'austriaca Herta Herling, che nei tempi d'oro faceva uno show di colombe addestrate. Lei si ricorda degli anni felici vissuti in Brasile quando i due si erano comprati un attico a Sao Conrado, una delle spiagge più escusive di Rio, e giravano continuamente per il gigante sudamericano, dall'Amazzonia alle praterie ai confini con l'Uruguay: «Mamma mia: è stata proprio una grande avventura». Orfei dice di aver percorso tutto il Brasile per ben sette volte da quando accettò nel 1968 l'invito di un impresario a portare il suo circo italiano a Rio de Janeiro e a San Paolo: «Conosco praticamente tutto di questo paese, più grande dell'Italia 27 volte. Il brasiliano è un popolo buono, amico, e gli piace molto il circo. Per me il Brasile una seconda Italia.». E rievoca tutta la storia degli Orfei, dal bisnonno che a Ferrara abbandonò agli inizi dell'800 gli studi ecclesiastici per fuggire con l'amata, con la quale fondò poi il primo circo Orfei. Orlando iniziò a 6 anni come pagliaccetto, e poi sviluppò il suo business a dismisura giungendo a spostarsi per il pianeta con 100 camion e con l'aereo personale. La Folha intitola la sua intervista "La gabbia di Orlando Orfei" e ricorda con tristezza i tempi in cui il domatore andava in giro per pubblicizzare i suoi spettacoli con una leonessa sul sedile posteriore di una decappottabile. «Non mi pace restare qui fermo a Nova Iguacù - sbotta Orlando Orfei che malgrado gli anni, gli acciacchi, e le tempeste della vita ha sempre una grinta invidiabile - Mi piace andare ogni giorno in un luogo diverso: sono nato così. Mi chiedono se non sono stanco di viaggiare. Ma anzi: quello che mi stanca è questa immobilità a cui sono costretto». È improbabile che qualcuno dei sei figli, 11 nipoti, e quattro pronipoti, risollevi le sorti di quel celebre circo. Ma comunque Orfei conclude con una nota di ottimismo la sua intervista: «Senti una cosa. È Orlando Orfei che te la dice. Il circo è uno spettacolo eterno: le cose difficili che sono ben fatte non finiranno mai. Ricordalo».


Animalieanimali

22 MARZO 2010

 

CIRCO MARTIN, LA LAV DENUNCIA E DOCUMENTA UN’ESIBIZIONE VIETATA

Cavao costretto a porare i ngroppa una tigre e a trainae un orso.

 

Il Circo Martin continua ad fare spettacolo nelle città italiane, nel più completo spregio delle norme italiane e del benessere animale: lo denuncia la LAV (www.lav.it) con un atto formale inviato alla Procura della Repubblica di Cagliari, e prima ancora con denunce presentate in Veneto e in Friuli Venezia Giulia, con il supporto di filmati e fotografie che documentano in particolare un’esibizione vietata nel nostro Paese, esercizi innaturali e umilianti per gli animali. Risulta in piena violazione delle norme italiane, infatti, l’esibizione al Circo Martin della Sig.ra Maximova: un cavallo viene portato davanti al pubblico con in groppa una tigre e, in aggiunta, trainando un carretto con sopra un orso; a conferma della pericolosità dell’esibizione, sul cavallo viene posta una protezione in metallo.
La Commissione Scientifica CITES, deputata dal Ministero dell’Ambiente a definire i “Criteri per il mantenimento degli animali nei circhi e nelle mostre viaggianti” stabilisce molto chiaramente che “In nessun caso esemplari di specie diverse potranno essere trasportati o mantenuti in strutture attigue, […]soprattutto se le relative specie sono in rapporto preda-predatore”. E ancora: “Particolare attenzione deve essere posta a non imporre la vicinanza di specie per loro natura non compatibili”.
Viene quindi da chiedersi come il Circo Martin abbia potuto continuare ad esibire questo tipo di spettacolo, peraltro pubblicizzato attraverso il suo sito internet. Nel 2009 e anche lo scorso mese di febbraio, gli attivisti della LAV hanno verificato e documentato che questo crudele spettacolo viene ancora portato in pista e, sulla scorta di queste testimonianze, la LAV ha provveduto a denunciare il fatto presso il Corpo Forestale e le Procure competenti.
“Chiediamo al Ministero dell’Ambiente, a cui fa capo la Commissione Scientifica CITES, al Ministero della Salute e al Ministero dei Beni Culturali, che nei confronti dei circhi vengano svolti maggiori e più scrupolosi controlli, a cominciare da questo spettacolo - dichiara Nadia Masutti, Responsabile nazionale LAV Settore Esotici, Circhi e Zoo – Recentemente sono molti i maltrattamenti che sono stati resi pubblici grazie alle associazioni animaliste o a programmi tv come ‘Striscia la Notizia’, fino alla condanna appena due mesi fa del Circo Barcellona per detenzione illecita di tigri; ma al di là delle necessarie denunce all’autorità giudiziaria, e in attesa che l’Italia si doti finalmente di una legge che favorisca la riconversione dei circhi in strutture senza animali, la via più efficace per mettere fine a questi discutibili spettacoli, consiste nel rifiutarsi di andare a vederli.”


ALTA RIMINI
22 MARZO 2010
 
Ritrovato canguro rubato, sarà operato a Ravenna
 
Sarà operato in una clinica specializzata di Ravenna il canguro rubato al circo Orfei e ritrovato oggi pomeriggio. Il marsupiale era stato derubato nove giorni fa alla famiglia di trapezisti Valeriu che era impegnata a Castelvetrano nel trapanese. Il canguro, che si era rifugiato in un canalone poco accessibile per via di un fitto canneto, è stato recuperato con l'aiuto di un cane da caccia. Il veterinario dell'Asp 9 lo ha identificato grazie al microchip. I proprietari dell'animale arriveranno in tarda serata da Modena, dove si trovano per lavoro. Il marsupiale ha un ematoma all'orecchio e deve subire un intervento in una clinica specializzata di Ravenna.

IL PICCOLO GORIZIA

22 MARZO 2010

 

Catarifrangenti per allontanare i caprioli

 

MEDEA (GO) -  Troppi animali selvatici sulle strade dell’Isontino. E il Comune Medea lancia l’allarme: si installino prismi catarifrangenti lungo le strade in modo da riflettere la luce dei fari delle autovetture e segnalare all’animale il sopraggiungere del veicolo. E la Provincia ha accolto l’appello e provvederà a installare i catarinfrangenti. L’intervento è già stato sperimentato con successo nella stessa Medea: l’animale si blocca e, quindi, non è indotto ad attraversare la strada. Ciò riduce i pericoli per gli automobilisti. «Ma quei dispostivi sono oggi insufficienti. Va potenziata questa barriera visiva in particolare lungo la Borgnano-Medea dove sbucano caprioli con una certa frequenza e ci sono stati parecchi incidenti», aggiunge Bergamin. Ci sono anche cinghiali. «Anche se questi stiamo cercando di tenerli confinati sulle colline: si tratta di 12 esemplari che costituiscono 2 famiglie». La richiesta di nuovi dispositivi è stata formulata da Bergamin nel corso di un incontro con la giunta provinciale guidata da Enrico Gherghetta. «Ho chiesto alla Provincia di intervenire, posizionando catarinfrangenti aggiuntivi - dice Bergamin -: tale soluzione consentirebbe di risolvere il problema». Quello degli animali in strada è un rischio reale, più volte segnalato sulle pagine di questo giornale. Con l’arrivo della bella stagione, aumentano gli «avvistamenti»di cinghiali lungo le strade dell’Isontino e sulla linea ferroviaria Trieste-Udine, cinghiali che si spingono fino alle periferie dei paesi alal ricerca di cibo. . Con tutte le conseguenze facilmente prevedibili: frenate improvvise e rischi, tutt’altro che remoti, di incidenti. Il problema era stato sollevato a più riprese anche dal Comune di Mossa. La richiesta (forte e unanime) era di installare, infatti, il cosiddetto «pastore elettrico»: un intreccio di fili percorsi da corrente elettrica che tiene lontani gli ungulati. Ma l’incontro fra le due giunte ha fornito anche l’occasione per parlare di altri temi di viabilità. «In particolare ho ricordato l’estrema pericolosità delle provinciali Angoris-Versa e Fratta-Medea. Entrambe le strade si immettono in paese senza un adeguato sistema di rallentamento della velocità. Le auto arrivano a 100 all’ora in paese con tutti i rischi per la sicurezza facilmente immaginabili - aggiunge Bergamin -. Essendo strade provinciale, i dissuasori di velocità non si possono installare. Allora ho chiesto a Gherghetta, quantomeno, di posizionare i cosiddetti ”occhi di gatto”: quelle bilie di vetro che delimitano una strada e possono anche restringerla, costringendo l’automobilista a rallentare». In ultimo, sono stati altri tre i temi sul tavolo: il progetto MIcrohabitat, la necessità di adeguare tutta l’impiantistica sportiva e la scadenza, quest’anno, della convenzione per la valorizzazione del parco della Pace. «Verrà rinnovata. Durante la riunione abbiamo parlato diffusamente anche di questa importante tematica».


LA NUOVA SARDEGNA

22 MARZO 2010

 

Divieto sulla carne di cavallo? Dagli operatori un «no» netto

 

ORISTANO. «Una legge ipocrita: non passerà». Come era facilmente prevedibile non piace proprio ai macellai di carne equina il disegno di legge che propone di cancellare dalle carni per uso alimentare quelle di cavallo e di asino, perchè animali da compagnia. Proposta dalla vicepresidente della commissione Cultura alla Camera, Paola Frassinetti del Pd, l’idea ha trovato subito consenso bipartisan. Il primo a plaudire all’iniziativa, pare sia stato addirittura il ministro delle Politiche agricole, Luca Zaia, seguito dal sottosegretario alla Salute, Francesca Martini.  Ma anche il dissenso non conosce colore politico, se è vero che i primi a contestare il disegno di legge sono stati proprio due compagni di partito della proponitrice, ovvero i pd Dario Ginefra e Giuseppina Servodio, rappresentanti della Puglia, regione che consuma il 32% della carne equina prodotta in Italia.  E a Oristano, città della Sartiglia, il cavallo finisce spesso a tavola. «Non quelli utilizzati per gli sport e soprattutto per la Sartiglia»: Luca Figus, macellaio con box al Mercato di via Mazzini, mette le mani avanti. Il suo è uno dei banchi che proprone carne equina, sotto forma delle classiche bistecche, ma anche trasformata in amburgher e persino in salsicce. Lui, sartigliante e acrobata delle pariglie, spiega di riuscire a scindere i due aspetti. «Una cosa sono i cavalli che io monto, e che mai macellerei, un’altra sono quelli da macello. Pochi sanno infatti, che il destino dei cavalli da carne si decide fin da quando sono puledri. Se questa legge venisse mai approvata, il rischio è che si scatenino macellazioni e mercati clandestini, rischiosissimi perchè senza il controllo sanitario, la gente mette a repentaglio la propria salute. Piuttosto serve più rigidità nell’impedire che i cavalli da corsa che subiscono un infortunio, vadano al macello. E poi non si considera che in questo modo si metterebbero sul lastrico i paesi dell’Est europeo».  È sulla stessa lunghezza d’onda anche Pietro Forroia, macellaio “storico” del quartiere Sacro Cuore. «È da 33 anni che faccio questo lavoro e l’unico cruccio è per me il comportamento di certi fantini e allevatori che non esitano a portare i cavalli da corsa in età da pensione, al macello». Spiega che la carne di cavallo («ma anche quella d’asino, ormai rara, è richiestissima») sia un vero e proprio must delle mense non solo oristanesi. «Viene tanta gente da fuori a comprarla da me - dice - persino turisti inglesi se la portano via, perchè da loro è vietata, ma quando l’assaggiano, ne sono subito conquistati».  Forroia ammette come in realtà le vendite siano un po’ calate «ma è colpa della crisi. Il prezzo della carne equina è aumentato: se prima era cibo per portafogli modesti, oggi costa quanto il vitello».


CORRIERE DELLA SERA
22 MARZO 2010
 
Vive in Vietnam ed è a rischio di estinzione. Una sfida per la sua salvezza
Il nuovo «unicorno» che nessuno ha visto
La saola è come l'inafferrabile animale mitologico: la sua immagine catturata solo dalle fotocamere trappola
 
La saola in una delle poche immagini catturate dalle trap-cam in Vietnam
 
MILANO - Fino al 1992 il mondo occidentale non sapeva nemmeno che esistesse. La storia della scoperta della saola - che non è un minuscolo insetto che gioca a nascondino con la scienza, ma un mammifero del peso di un quintale - ci porta indietro nel tempo di secoli, quando gli esploratori tornavano dai loro viaggi stupendo il Vecchio Continente con disegni di sconosciuti mammiferi esotici divenuti in breve «vip» del mondo animale. Per la saola, però, il destino sembra diverso: ignota tutt’ora ai più, incapace di vivere in cattività e quindi assente dagli zoo del mondo, è sulla soglia dell’estinzione e l’interesse per la sua salvaguardia latita. Può apparire un paradosso ma per la saola la notizia è proprio che notizia non fa mai e questo impedisce ogni efficace programma di conservazione.
PARENTE DEI BOVIDI - Fu nel maggio di diciotto anni fa che un gruppo di studiosi del Wwf e del Ministero per la protezione delle foreste del Vietnam scoprì uno strano trofeo di caccia nella casa di alcuni indigeni delle montagne dell’Annamite, tra il Laos e il Vietnam. Si trattava di un paio di lunghe e affusolate corna che non appartenevano a alcun mammifero conosciuto, come confermarono poi le indagini sul Dna del reperto. Cominciò così l’avvicinamento del mondo scientifico a questo animale imparentato con i bovidi cui fu imposto il nome scientifico di Pseudoryx nghetinhensis. Di abitudini notturne, schivo e mai avvicinatosi a fattorie, villaggi o campi coltivati, si è lasciato immortalare in natura solo da trappole fotografiche che non fanno che aumentare la sua aura leggendaria raffigurandolo, sfuocato e solitario, nel fitto della foresta pluviale alla ricerca di germogli.
L'ULTIMA FOTO - Il primo vero incontro della comunità scientifica con una saola in carne e ossa data al 2006, quando un esemplare femmina catturato dalla popolazione locale fu portato in una riserva recintata. Purtroppo, l’animale morì dopo qualche settimana, impedendo studi approfonditi. L’ultima immagine scattata dalle trappole, invece, risale al 2000, anno dopo il quale la saola è scomparsa dagli obiettivi fotografici dei biologi per apparire soltanto sui francobolli vietnamiti per iniziativa congiunta del governo del Paese asiatico e del Wwf.
COME L'UNICORNO - «A volte mi sembra di organizzare una strategia di conservazione per l’unicorno, un animale mitologico» afferma lo zoologo William Robichaud, coordinatore del Soala Working Group, un gruppo di studio voluto dallo Iucn, l'Unione mondiale per la conservazione della natura. Quanti ne siano rimasti in natura non si sa: da qualche dozzina a un centinaio ma ciò che è certo è che il numero è in continua decrescita. La sfida per la salvezza del singolare bovide dall’aspetto di antilope e dal muso «truccato» da candide strisce si è fatta ancora più dura dopo l’apertura e la continua estensione, dall’inizio del 2000, della cosiddetta Ho Chi Minh highway che, attraversando le montagne Annamite, ha frammentato l’habitat della saola e dato ai bracconieri la possibilità di penetrare in aree della giungla prima inaccessibili.
BISOGNO DI FONDI - L’emergenza è tale che lo scorso 19 agosto in una riunione a Vientiane, capitale del Laos, il Soala Working Group ha messo a punto un pacchetto di misure per tentare di scongiurare l’estinzione dell’animale: tra queste, la rimozione delle trappole dei bracconieri, il divieto di caccia con i cani, un più intenso monitoraggio fotografico e la ricerca di tracce biologiche. Ma senza fondi non si può far nulla e per averli: «Dovremmo pubblicizzare la soala in modo da farla diventare una sorta di panda del Vietnam» dice Barney Long, biologo del Wwf. Chissà se ci riuscirà, l’unica certezza è che l’orologio che porta all’estinzione di questo misterioso animale ticchetta sempre più velocemente.

LA STAMPA

22 MARZO 2010

 

Ambiente. Internet la peggior minaccia per le specie a rischio

L'allarme dalla conferenza sulla biovediversità di Doha

 

Roma - il web e internet - l'allarme viene dalla conferenza internazionale sulla biodiversità in corso a Doha - sono la maggior minaccia alla sopravvivenza delle specie a rischio e in via di estinzine. Internet infatti, dicono gli esperti, sta diventando il modo più semplice e veloce per comprare e vendere , e sulla rete si può trovare di tutto, dai cuccioli di leone a quelli di orso polare. Paul Todd, dell'International Fund for Animal Welfare dice alla Bbc: "Internet sta diventando il fattore dominante nel commercio globale di specie protette". Todd spiega quindi che sono migliaia gli esemplari appartenenti a specie a rischio a venire messi quotidianamente sul mercato grazie alla rete anche perché su internet l'anonimato protegge sia acquirenti che venditori favorendo i traffici illegali. La conferenza di Doha, suggerisce quindi Todd, oltre a cercare un accordo sui suoi temi chiave (dalla pesca alla balena e al tonno rosso al traffico di avorio) dovrebbe avanzare proposte per regolare i commerci su internet. In materia, c'è per ora una proposta avanzata da Usa e Svezia per quanto riguarda il commercio di corallo rosa e rosso.


BIG HUNTER

22 MARZO 2010

 

Coldiretti Ancona: caccia al cinghiale anche nel Parco Gola della Rossa

 

La caccia al cinghiale deve essere estesa anche all'interno dei confini del Parco Gola della Rossa, per salvare le coltivazioni e l'economia del territorio. Lo chiede in una nota Coldiretti Ancona, dopo l'avvio delle battute selettive nel Fabrianese.

"La Regione Marche, col presidente Spacca, ha accolto le nostre richieste autorizzando un periodo di caccia straordinario e la Provincia di Ancona, tramite l'assessore Sagramola, si è subito attivata - spiega Coldiretti Ancona -. Ma il tutto rischia di essere vanificato da due problemi che sono sorti in questi giorni".
Ma la presenza maggiore della specie, denunciano gli agricoltori è proprio all'interno del Parco Gola della Rossa e se non si riuscirà a contenere il numero di selvatici anche all'interno delle zone protette, i campi che si trovano nei pressi continueranno a essere devastati. "Tra l'altro ci troviamo proprio nella fase della semina - sottolinea Coldiretti Ancona -, e se gli attacchi dei cinghiali non saranno fermati rischiamo di avere un considerevole calo delle produzioni nel territorio collinare e montano".
Un altro problema, rilevano da Coldiretti è la diminuzione dei cacciatori impegnati nelle battute. Dopo un buon avvio, il numero delle squadre si è inspiegabilmente e considerevolmente ridotto. "Occorre una piena collaborazione delle istituzioni per tutelare l'economia del Fabrianese - conclude Coldiretti Ancona - e occorre dunque evitare che interessi di parte finiscano per vanificare gli sforzi effettuati".
Il questi giorni Coldiretti tra le priorità sottoposte ai candidati regionali ha indicato la necessità di risolvere una volta per tutte il problema dei danni causati dai cinghiali, intervenendo sulla legge sulla caccia e garantendo i giusti risarcimenti.

BIG HUNETR

22 MARZO 2010

 

Marelli (Lega Nord): la caccia è una tradizione da difendere

 

Sulla caccia “ci sono parecchie questioni che è opportuno affrontare. E' importante anzitutto sottolineare che l'attività venatoria non è soltanto uno sport, ma una vera e propria tradizione storico-culturale che affonda le proprie radici negli albori della nostra storia. Alla luce di ciò certe limitazioni appaiono inopportune”. Così interviene sul tema Alessandro Marelli, candidato della Lega Nord in Lombardia, annunciando il proprio impegno per assicurare ai cacciatori lombardi “la possibilità di spostamento e libera caccia sul territorio regionale senza aggravi di spesa”. “Un altro problema che non intendo ignorare - ha dichiarato - è quello relativo ai Nuclei operativi antibracconaggio, che costituiscono un inutile sperpero di energie e risorse pubbliche dato che lo stesso compito, di fatto, viene svolto dal corpo delle guardie forestali incrementate di recente dal governo”.

“La Lega Nord ha fatto molto per la tutela della tradizione venatoria - ha rimarcato Marelli -  basti ricordare il nostro impegno sulle deroghe, ed è stata l'unica forza politica a prendere una posizione netta al riguardo”. “Il mio impegno - conclude Marelli - va nella direzione di proseguire l'attività di valorizzazione svolta dal nostro movimento e di non permettere che una tradizione importante del nostro territorio venga ignorata, o peggio disincentivata con limitazioni assurde”. 

VARESE NEWS
22 MARZO 2010
 
Stop ai siluri, minaccia dei pesci di lago
Arrivato dall'Europa centrale, raggiunge diverse decine di chili di peso. Al via uno studio per capire come contrastarlo
 
 
 
Goffo, baffuto e con due piccolissimi occhi. A vederlo così sembrerebbe anche innocuo, ma l'apparenza inganna: il pesce Silurus glanis, varietà esotica proveniente dall'Europa centrale rischia di mettere a repentaglio le specie autoctone del lago di Varese. Motivo? Nella sua bocca entra di tutto: anatre, gallinelle d'acqua, ma anche persici, boccaloni e lucci, se l'animale diventa di grandi dimensioni. L'animale è agilissimo tra i canneti e le profondità di laghi e fiumi, e molto potente: non a caso viene chiamato il "coccodrillo del Po" (fiume da cui si sospetta la sua propagazione nel resto di laghi e fiumi di casa nostra). Per questo la Provincia di Varese corre ai ripari e dai primi di ottobre ha dato avvio ad un programma di controllo e contenimento del siluro che durerà per due anni. Questa mattina all'alba, i pescatori di Bardello, che hanno la loro base operativa proprio sul lago, in via Leopardi, hanno issato le reti. Dentro carassi, scardole, gardon, un'enorme carpa e anche loro: due siluri.
Due “lei”: esemplari femmina di 2 e 8 chili circa, che sono stati sezionati. L'obiettivo era di verificare il nutrimento di questi animali, l'età, il sesso e misurarne grandezza e peso. «Per il momento non sappiamo quanti esemplari sìano presenti nel lago – ha spiegato Mauro Bardazzi, ittiologo della Graia Srl, società cui è affidata la rilevazione e che ha operato i rilievi sui pesci . Alla fine dello studio forse sarà più chiaro anche questo dato».
Oltre alla Provincia di Varese, rappresentata dall'assessore alla caccia, pesca e tutela faunistica Bruno Specchiarelli, gli altri soggetti coinvolti sono: Parco del Ticino, Fondazione Cariplo, Graia Srl, Apd Tinella, Fipsas Pavia e la Mutua Cooperativa Pescatori Lago di Varese.
E proprio qui vengono depositati in appositi mastelli i pesci frutto della pesca con le reti. Quelli “buoni” vengono nuovamente immessi nel lago, gli altri, i siluri, trattenuti.
«Il nostro obiettivo è contrastare questa specie – spiega - e ciò avverrà mediante il controllo diretto e l'elettro pesca sulle sponde. Poi si studierà l'ecologia del siluro per predisporre un protocollo gestionale per permettere alla Provincia di agire – spiega Cesare Puzzi, ittiologo e responsabile operativo del progetto. I danni prodotti dai siluri si contano anche fra la popolazione di lucci, e per questo, all'attività di contenimento del siluro, si abbineranno anche nuovi inserimenti di lucci grazie al ripopolamento tramite APD Valtinella».
Tra i pescatori presenti si raccontano esperienze di ogni genere: dai germani visti sparire sott'acqua e poi più riemersi, a veri e proprio “mostri” pescati, sempre con reti, del peso di 40 chili.
La fine del progetto è per il 30 settembre 2012; costerà complessivamente 370 mila euro, di cui 196 mila da contributo concesso dalla fondazione Cariplo.
 

 

            22 MARZO 2010

LA PROVINCIA DI COMO

22 MARZO 2010

 

La ricerca / Anche l'Università di Pavia nello studio internazionale del genoma equino

Ma come ci assomiglia il cavallo: in comune 90 malattie ereditarie

 

Marco Cambiaghi

 

Oggi è noto come animale per lo più legato allo sport ma, in realtà, il cavallo domestico (Equus caballus) ha giocato un ruolo importantissimo nell'esplorazione umana dei nuovi territori e nel trasporto in generale. Cinquemila anni fa l'uomo riuscì ad addomesticarlo: oggi ne ha decifrato l'intero patrimonio genetico, facendo interessanti scoperte. Una femmina di razza "thoroughbred" è il primo equino di cui siano note le 2,7 miliardi paia di basi che costituiscono il patrimonio genetico, di poco più grande di quello del cane (2,5 miliardi) e poco più piccolo di quello umano (2,9 miliardi). L'articolo, pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale «Science», presenta i risultati di uno studio internazionale cominciato tre anni fa dal Broad Institute del Mit e di Harvard. Il progetto, a cui ha partecipato per l'Italia l'Università di Pavia, ha evidenziato che il 53% dei geni del cavallo occupa, sui cromosomi, una posizione simile al corrispettivo gene sui cromosomi umani. Il fenomeno, noto come "sintenia", potrebbe essere di notevole importanza, in quanto il cavallo domestico condivide con l'uomo ben 90 malattie ereditarie, come l'infertilità, patologie infiammatorie o muscolari. Un'ulteriore novità è stata la scoperta sul cromosoma 11 di un nuovo centromero; i centromeri sono strutture essenziali per la replicazione cellulare, formate da sequenze ripetute di Dna. Il nuovo centromero, pur essendo funzionale, non presenta queste caratteristiche, mostrando un'acquisizione recente dal punto di vista evoluzionistico. Lo studio sistematico delle patologie genetiche del cavallo potrebbe quindi fare nuova luce sul complesso mondo delle malattie genetiche dell'uomo, che affliggono milioni di persone. Ancora una volta, il cavallo potrebbe dimostrarsi più che un valido aiuto per la nostra specie e per il miglioramento della nostra vita.

 

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