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LA PROVINCIA DI COMO
24 AGOSTO 2009
In coma
per una badilata La cagnolina si salva
![]()
FALOPPIO - La cagnolina Rala (Foto by
COMO)
FALOPPIO (CO) - Può salvarsi una
cucciola a cui sfondano il cranio con una badilata? Può salvarsi
dopo essere stata gettata nel fosso che separa la strada
provinciale dal paese? La storia di Rala, meticcia destinata a
una morte orribile dimostra che, sì, i miracoli accadono anche
per la specie animale. In un pomeriggio assolato di fine giugno
una coppia di ragazzi che transitava sulla Lomazzo - Bizzarrone
nota una sagoma scura riversa nel fossato della carreggiata;
bloccano la macchina e scendono. La cagnolina era sdraiata,
immobile, con la testa sfondata. Ma respirava. La giovane coppia
non ci pensa un minuto: la caricano in macchina e via verso il
centro veterinario «Arca di Noè» a Faloppio.
«Quando è arrivata era di turno la dottoressa Maria Cuteri - racconta Sara Bergomi, veterinaria del centro - la situazione era drammatica, ma è nella nostra politica utilizzare le quarantotto ore di prognosi riservata per qualsiasi animale in fin di vita arrivi al nostro centro, anche per quelli come lei privi di microchip o tatuaggio; per cui è stata subito ricoverata nel box, con terapia cortisonica e diuretica. Rala aveva subìto un trauma cranico con lussazione delle articolazioni temporo-mandibolari; non c’erano segni di scorticamento né altre ferite che facessero pensare all’investimento da parte di una vettura: la tipologia del trauma faceva considerare probabile un colpo inferto sulla testa da un corpo piatto e ferroso». Passano i giorni e Rala non si sveglia dal coma. Il gruppo di veterinari che la seguono notano impercettibili segni di recupero e rimandano il momento della decisione d’obbligo in questi casi: la soppressione. «Era un venerdì pomeriggio - riprende Sara - erano passati otto giorni dal ricovero, e sapevamo di avere già superato abbondantemente il tempo previsto in questi casi. Quel giorno eravamo tutti presenti in ambulatorio: io, Paul Ceccarelli, Silvia Zaccarelli e Maria; per curare Rala avevamo provato di tutto: la medicina ufficiale ma anche i farmaci omeopatici, la biorisonanza, la stimolazione olfattiva e anche le preghiere della sera. Purtroppo però la decisione finale era nell’aria, anche se nessuno la formulava». Poi improvvisamente ecco che la cucciola si muove, deglutisce e torna alla vita. Un’emozione anche per chi come Paul e Maria ha una lunga esperienza di animali. «Subito dopo ci siamo attivati per la fisioterapia e i miglioramenti hanno sorpreso tutti; ha ripreso a camminare, mangiare, interagire con gli umani manifestando una fiducia nella vita che solo poche creature possono avere dopo episodi traumatici di quella portata. Purtroppo il forte trauma cranico le ha lesionato i nervi ottici, per cui è diventata cieca; ma anche in questo caso ha mostrato una capacità sorprendente di adattamento: quando esce a passeggio si muove e saltella, ubbidendo alla voce di chi la guida.
RIVIERA 24
24 AGOSTO 2009
Altri 8
animali già avvelenati
Avvelenato
un altro gatto della colonia di via Padre Semeria a Sanremo
Sanremo (IM) - La "gattara" ha
accusato dell’avvelenamento un coppia residente in un palazzo a
poca distanza dalla colonia, che più di una volta aveva
manifestato la propria contrarietà alla presenza dei gatti
Chi giovedì sera aveva avvelenato
8 gatti della colonia di via Padre Semeria a Sanremo non aveva
terminato la sua crudele missione. Ieri la “gattara” che cura
l’area, all’altezza del civico 406 della strada, ha trovato un
altro ospite agonizzante. Il micio, come gli 8 avvelenati
giovedì sera, tremava, perdeva schiuma dalla bocca ed era
terrorizzato. La “gattara” ha accusato dell’avvelenamento un
coppia residente in un palazzo a poca distanza dalla colonia,
che più di una volta aveva manifestato la propria contrarietà
alla presenza dei gatti. Gli interessati hanno chiamato la
polizia perché intervenisse nei confronti della gattara, e sul
posto è giunta una volante del commissariato, che ha raccolto le
varie deposizioni.
TUSCIA WEB 24 AGOSTO 2009
La Garibaldi onlus chiede a tutti di dare informazioni Avvelenati due cani a Vetralla
Vetralla (VT) - Riceviamo e pubblichiamo - Veniamo a
conoscenza da parte di una ns socia, la Signora Emilia
Zuccheri, residente alla Botte (Vetralla) in Largo Francesco
Baracca che la settimana scorsa sono stati avvelenati -con
bocconi- da ignoti, il suo cane pincher femmina e 2 dei
suoi gatti: E' già il secondo fatto delittuoso che si
verifica ai danni degli animali della Signora. IL SECOLO XIX 24 AGOSTO 2009
Polemiche e indagine per un cinghiale esposto come trofeo
Provincia di La Spezia - Hanno catturato il cinghiale, lo hanno scuoiato e poi hanno appeso la carcassa dell’animale a mo’ di trofeo. Scatenando indignazione e proteste alla Spezia dopo la scoperta del macabro “trofeo” in località La Nuda, alla Brina di Santo Stefano Magra.La Forestale ha aperto un’indagine, per accertare le responsabilità penali degli autori, al momento sconosciuti. «Mi appello ai veri cacciatori, persone che amano e rispettano la natura - sottolinea Antonietta Zarrelli, responsabile dell’ufficio tutela animali - perché ci aiutino a far passare una cultura di rispetto per ogni forma di vita. Chi fa un gesto simile, oltretutto in un luogo aperto, visibile anche ai bambini, dimostra profonda insensibilita»`. La Forestale sottolinea poi che la «macellazione degli animali deve essere effettuata nel rispetto degli animali, delle condizioni igienico-sanitarie e della sensibilità dei cittadini, che non può che essere disturbata da un atto di crudeltà quale la pubblica esposizione dei resti di un animale». L’episodio non è inedito. In provincia erano già stati ritrovati resti analoghi CITTA' DELLA SPEZIA 24 AGOSTO 2009
Ritrovamento macabro a S. Stefano, testa di cinghiale appesa ad un palo
Val di Magra (SP) - Val di Vara, Alcuni militari del comando
stazione del Corpo Forestale di Sarzana hanno accertato, nella
mattinata di oggi che ignoti avevano macabramente appeso ad un
palo di legno la pelle e la testa di un cinghiale
precedentemente ucciso e scuoiato. La scoperta è avvenuta in
località La Nuda-Brina, nel Comune di Santo Stefano Magra. I
resti dell’animale, dopo i rilievi del caso, sono stati avviati
a smaltimento tramite i competenti uffici del Comune di Santo
Stefano Magra. IL TIRRENO 24 AGOSTO 2009
Gatti uccisi, c'è più di un killer
Stefano Buda
VIAREGGIO (LU). Sul killer che spara ai gatti della Versilia c’è una taglia di duemila euro. L’ha voluta l’imprenditrice Gabriella Gentili, ex titolare della Gentili Farmaceutica e amante degli animali. Le forze dell’ordine lavorano a fari spenti, anche se, da alcune indiscrezioni, sembra che il folle potrebbe essersi tradito. Dalle spiagge viareggine alle alture dell’interno le impressioni della gente formano un coro unanime: «Bisogna prenderlo». Malù, il micio ferito a Torre del Lago, è stato operato alla clinica Campo di Aviazione. Per due mesi dovrà portare dei ferri interni ed esterni, gli sono stati applicati dei chiodi che favoriranno la riabilitazione. Oltre ai pallini da caccia, che hanno colpito anche i gatti presi a fucilate a Bozzano e a Massarosa, nel suo corpicino sono stati rinvenuti un paio di colpi esplosi da una seconda arma. Roberto Vitturini, il padrone dell’ultima vittima del mostro, ha presentato denuncia contro ignoti ai Carabinieri di Viareggio. «Sono ottimista - dice - ci sono elementi che preferirei non rivelare e che mi inducono a pensare che l’autore di queste crudeltà possa essere presto identificato». La stradina in cui abita Vitturini, una traversa di viale Puccini, è stretta e molto popolata. Sui due lati tante villette con giardini che accolgono cani e mici. Vitturini riferisce che il suo gatto non era abituato ad allontanarsi, ma i vicini non hanno notato niente di anomalo. «Sono un cacciatore - spiega orgoglioso Valdemaro Giacomini, che vive a pochi metri dalla casa del proprietario di Malù -. Se avessi assistito alla sparatoria avrei puntato il fucile contro quel pazzo». Anni fa, nella stessa strada, altri episodi inquietanti: «Un micio venne ritrovato con un laccio strettissimo al collo, facemmo appena in tempo a evitare che morisse», prosegue Giacomini. Poco tempo dopo l’uomo raccolse davanti alla sua abitazione un gattone nero vittima di uno sfregio. «Qualcuno gli cavò un occhio con un sasso o con un bastone - racconta la moglie Milvia Benedetti -: a noi fece tanta tenerezza, lo portammo dal veterinario per le cure e poi decidemmo di tenerlo con noi. Poverino, appena vede un estraneo, ha paura e scappa via». Deve avere imparato che degli uomini è bene diffidare. Shila, la micetta tigrata ferita a Bozzano alla fine di luglio, a quasi un mese dall’operazione sta molto meglio anche se sul petto porta ancora i segni delle cicatrici. «Un mio amico cacciatore dopo aver visto la radiografia mi ha spiegato che i colpi sono partiti da non più di 5 o 6 metri di distanza poiché la rosata è entrata compatta in profondità - osserva Roberto Branconi mentre mostra i pallini estratti dal corpo della micia -. Considerando che non si era mai allontanata più di 80 metri da casa, per scovare il colpevole basterebbe controllare chi entro questo raggio detiene un’arma da caccia». Nella zona sorgono villette a macchia di leopardo, alcune delle quali hanno le serrande chiuse e sembrano sfitte. Forse non sarebbe un’impresa impossibile. Ma il maresciallo dei Carabinieri di Massarosa, Mario Trazzera, spiega che le cose sono più complicate. «L’indagine è stata aperta però siamo nella fase di stallo tipica di certi omicidi - rimarca il maresciallo -: non esistono screzi tra persone che possano costituire un movente, abbiamo sentito i vicini, ma dicono di non aver visto nulla e non possiamo tenere sotto controllo animali che si spostano in continuazione». Trazzera inoltre appare scettico sull’ipotesi di un killer seriale: «I colpi probabilmente sono stati sparati dallo stesso tipo di arma - sospira - ma non mi sembra molto verosimile che qualcuno si sposti da un luogo all’altro della Versilia per fare fuoco sui gatti».
LA GAZZETTA DEL
MEZZOGIORNO
24 AGOSTO 2009
Veleno
per topi disseminato attorno a Castel del Monte
di MICHELE
PALUMBO
CASTEL DEL MONTE -ANDRIA- (BT).
Non solo bottiglie, contenitori, scatole, piatti, oggetti di
plastica: no, questa volta i volontari delle Guardie
ecologiche ambientali (sezione naturalisti federiciani –
enalcaccia) e dei Pionieri di protezione civile ambientale,
durante la quinta bonifica della stagione a Castel del
Monte, hanno trovato anche veleno per topi.
GRAVE ATTENTATO - «Le guardie ed i pionieri – ha dichiarato il responsabile dei volontari, Francesco Martiradonna – hanno individuato un riversamento, lungo il perimetro della strada che porta alla pineta di Castel del Monte, pastiglie di veleno per topi, pasticche color rosa e con un forte odore di caramellato». Martiradonna ha aggiunto: «Questo sversamento di veleno per topi è stato fatto da incoscienti in quanto, a parte il pericolo che si innesca, è avvenuto in un luogo protetto, addirittura in una zona del Parco nazionale dell’Alta Murgia».Il responsabile delle Guardie ecologiche ambientali ha spiegato perché il veleno per topi lasciato sul ciglio della strada provoca pericolo: «La zona è frequentata da molti turisti e, quindi, anche da molti bambini che, come sappiamo, spesso toccanno tutto. E se un bambino, attratto dal colore e dall’odore, toccasse una pasticca di veleno e poi portasse la mano alla bocca? Il pericolo, poi, riguarda anche la fauna, gli animali che vivono nell’area: non solo verrebbero avvelenati, ma potrebbero essere avvelenati animali che mangiano altri animali, come ad esempio i cani. È necessario, allora, correre ai ripari, vale a dire bonificare l’area » [...] IL TIRRENO 24 AGOSTO 2009
Chi li maltratta rischia anche un anno di galera
ROSIGNANO (LI). I cavalli sono rimasti sotto il sole per diverse ore senz’acqua. Sulle prime, sembra che Neri volesse riaprire i rubinetti dalle 2 alle 5 di notte. Poi, grazie all’intervento dei carabinieri, la situazione è rientrata. Neri si è giustificato dicendo, che l’acqua era stata tolta «perchè altrimenti gli ospiti dell’agriturismo non avrebbero potuto fare la doccia». Ma che cosa ha rischiato Neri? Lasciare senz’acqua un animale è una forma di maltrattamento. Chiaro sull’argomento il codice penale: “Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagioni una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da tre mesi ad un anno o con la multa da 3mila a 15mila euro”. MERATE ONLINE 24 AGOSTO 2009
Paderno: un pony fugge dal recinto. Lo recuperano i Cc
Provincia di Lecco - Curioso recupero questa notte dei carabinieri di Merate. Attorno all`una, infatti, i militari sono intervenuti a Paderno a seguito di una telefonata che avvertiva di un pony “vagabondo” lungo Via della Roggia. Giunti sul posto i Cc sono riusciti ad avvicinare l`animale, a catturarlo e a bloccarlo alla ringhiera di una cancellata con una corda. A seguito degli accertamenti effettuati nella zona gli uomini dell`Arma sono riusciti a risalire al proprietario e a restituirgli il pony. CITTA' OGGI WEB 24 AGOSTO 2009
Incredibile a Milano Serpente cade dal balcone e si schianta al suolo: morto sul colpo
Milano Animali a spasso per Milano questa estate, a testimonianza che non si abbandonano solo i cani, se ne sono visti in quantità: dal cinghiale di due quintali finito in un Naviglio, alla papera che starnazzava in viale Abruzzi, al pitone reale trovato in un parcheggio popolare, fino al gibbone che passeggiava tranquillo in viale Papiniano. Senza dimenticare il piranha pescato nel Po, vicino a Parma. Ma che in questa estate afosa piovessero serpenti nessuno lo immaginava: eppure oggi è toccato ad un passante in via Premuda trovare addirittura un boa constrictor di due metri e quattro chili di peso, agonizzante sul marciapiede. L'animale, che è poi morto, si era schiantato al suolo dopo un volo di diversi metri. Il passante lo ha intravisto poco dopo le 14 vicino ad una macchina parcheggiata e ha subito allertato la polizia locale. Sul posto sono arrivati i volontari dell'Enpa (Ente nazionale protezione animali), che hanno portato il boa dai veterinari di via Gassendi. Sono proprio le gravi lesioni interne accertate dai veterinari a far pensare che il serpente sia precipitato dal terrazzo di un appartamento ai piani alti. Non è stato però possibile accertare da quale balcone sia caduto.
VIRGILIO NOTIZIE
24 AGOSTO 2009
Puglia/ Lecce, scoperta piantagione droga protetta da
rottweiler
Arrestato il coltivatore: è un 36enne incensurato
I carabinieri di Lecce hanno
scoperto una coltivazione intensiva di "cannabis indica". La
piantagione, in avanzato stadio vegetativo, si trovava
all'interno di un edificio rurale, protetta da due cani
rottweiler e da un sofisticato sistema di allarme
antintrusione. Arrestato il coltivatore: è un incensurato di
36 anni. La conferenza stampa è prevista alle 11 presso il
Comando provinciale carabinieri di Lecce.
BIG HUNTER
24 AGOSTO 2009
Amiche di BigHunter, Bianca: voglio diventare
cacciatrice, si accettano consigli
Tra gli obiettivi
che persegue questo portale c'è quello di favorire il
dialogo tra i cacciatori e di avvicinare alla cultura
venatoria quante più persone possibile nel rispetto dei
valori della tradizione e nella costruzione di
una caccia moderna, sempre più consapevole e sempre
meglio integrata nella società e sul territorio.
Pubblichiamo di seguito la lettera di un'aspirante
seguace di Diana, interessata a saperne di più sull'Ars
Venandi e sorpattutto ad entrare in contatto con le
esperienze di altre donne con la sua stessa passione.“Mi
chiamo Bianca sono di Cremona e ho 44 anni, sposata con
tre figli. Da tempo sono attratta dal mondo venatorio
ed ora sto iniziando ad interessarmene attivamente. Ho
visto la vostra bellissima iniziativa "amiche di big
hunter". Purtroppo non ho amici/amiche cacciatori e
quindi mi riesce molto difficile iniziare. Lo so mi
dicono vai alle sezioni, fai il corso, prendi la
licenza.... e poi?
Vivo in città, non ho cani, non conosco cacciatori..... Oltretutto sarei molto più incoraggiata se potessi conoscere, incontrare, etc,etc, qualche amica cacciatrice per parlare, avere dei consigli, o magari addirittura partecipare a qualche battuta di caccia per iniziare a capire cose che per me ora sono nuove e sconosciute. Mi potreste dare un parere? E' possibile anche per una donna appassionata di caccia nella mia situazione avvicinarsi all'arte venatoria?"."Sarebbe possibile - chiede infine Bianca -contattare, magari anche solo per email, altre donne cacciatrici per sentirmi un po' "incoraggiata" ?”
Domanda che giriamo a voi,
alle già Amiche di BigHunter e a quelle che ancora
verranno. L'email di Bianca è
ardifan@tiscali.it
IL TIRRENO 24 AGOSTO 2009
Ferire per scaricare l'angoscia
VIAREGGIO (LU). Sempre il mercoledì, sempre con un fucile da caccia, sempre in Versilia. Se a Bozzano, Massarosa e Torre del Lago non è stato lo stesso uomo a premere il grilletto contro i gatti, si tratta di coincidenze davvero singolari. «La letteratura insegna che la violenza contro gli animali, insieme alla piromania e all’enuresi (incontinenza notturna n.d.r), è un tratto tipico dei serial killer tradizionali - spiega Massimo Nencioni, psichiatra e criminologo all’ospedale Versilia -. Fino ai 20 anni evidenziano queste caratteristiche, poi passano ad uccidere gli uomini». Secondo l’esperto è teoricamente possibile che chi sente il bisogno di ammazzare dei gatti o comunque degli animali diventi poi un’omicida. Anche se, fortunatamente, non sempre è così. «Nella pratica il nesso non esiste - chiarisce Nencioni -. Fanno sempre clamore queste notizie, però in proporzione sono davvero rarissimi i serial killer che hanno per obiettivo gli esseri umani». Ma quali misteriose ragioni spingono un uomo, presumibilmente di età adulta, visto che detiene un fucile, a fare fuoco contro un micio indifeso? «Ho avuto dei pazienti che dopo un insuccesso sessuale si sfogavano facendo del male agli animali - rivela lo psichiatra e criminologo -. Sono gesti compulsivi, indotti dal bisogno di calmare ansie e angosce». È il profilo di una persona disturbata, ma non per questo malata di mente. «Non ho elementi sufficienti per affermarlo, ma credo che questa persona abbia dei disturbi della personalità e non una patologia conclamata - rileva Nencioni -: mantiene, infatti, consapevolezza e lucidità, agisce perché ne sente la necessità, ma, dopo aver colpito, si nasconde con cura ed è attento a non farsi scoprire». Secondo l’esperto gli elementi che accomunano i casi dei tre felini colpiti in Versilia potrebbero avere delle spiegazioni più banali di quanto possa sembrare. «Non credo che nella scelta delle vittime e del momento entrino in gioco interpretazioni simboliche - osserva -: un cane tende a restare più vicino al padrone mentre i mici sono più indipendenti e dunque costituiscono obiettivi più facili. E forse colpisce il mercoledì semplicemente perché è il suo giorno libero o magari è un ragazzo e quel giorno può prendere il fucile perché non c’è nessuno in casa».
IL MATTINO
24 AGOSTO 2009
Niente cani e gatti per i turisti della
città delle acque
TITTI ESPOSITO
Castellammare (NA).
Niente cani e gatti per i turisti della città delle
acque. Secondo gli ultimi dati del portale dedicato
alle vacanze con gli amici a quattro
zampe(www.turisti4zampe.it), infatti, nel territorio
a sud di Napoli sono appena due gli alberghi che
hanno accolto, quest'estate, i viaggiatori con il
guinzaglio, portando all'ultima posizione nella
classifica della provincia partenopea il territorio
termale. Un risultato assurdo, come commentano gli
animalisti dell'associazione Adda, che va di pari
passo con la situazione allucinante che con l'arrivo
della bella stagione vivono anche i randagi in giro
per le strade del centro e della periferia. «Tutto
sommato non c'è granché da commentare - spiega
Rosaria Boccaccini, presidente dell'associazione a
difesa degli animali, che da anni si batte per la
costruzione di un canile comunale nell'area dei
Monti Lattari - il turismo non poteva che
rispecchiare il clima di ostilità che viviamo ogni
giorno sulla nostra pelle, a partire dalle
istituzioni che ci promettono aiuti economici,
soluzioni per evitare maltrattamenti e abbandoni di
massa, ma di fatto finora non hanno trovato un'idea
giusta per combattere il randagismo o fermare i
vandali della zona». Antonio Sicignano,
vicepresidente regionale del Circolo della libertà,
sottolinea come l'assenza di un vero turismo a
quattro zampe, sia fortemente legato al calo degli
arrivi di stranieri, fornito dall'Ente provinciale
per il turismo(cioè il 3.10% degli arrivi e l'11.10%
in meno di presenze). «Ancora una volta la nostra
città ha la maglia nera nella provincia napoletana -
precisa Sicignano - per un turismo poco competitivo
e incisivo. Poche le strutture rispetto alle 44 di
Napoli, alle 18 di Sorrento, e alle 12 di Pompei».
IL PICCOLO GORIZIA 24 AGOSTO 2009
L'odissea dei padroni di cani: «Rivogliamo una dog-beach»
di ELISA COLONI
Staranzano (GO) - «Qui io non posso entrare». Chissà quante volte cani e padroni si saranno trovati, sconsolati, davanti ai minacciosi cartelli che vietano l’ingresso in locali e luoghi pubblici agli amici a quattro zampe. In estate, poi, il problema diventa ancora più fastidioso: lungo tutta la costa bisiaca non esistono aree attrezzate per permettere ai cani e ai loro padroni di fare una nuotata refrigerante o una corsetta in spiaggia . E proprio in questi giorni di caldo opprimente, sono in tanti a Monfalcone a chiederlo con forza: dateci una dog beach . Richiesta cui risponde il sindaco di Staranzano Lorenzo Presot: «È un’idea interessante. Potrebbe essere inserita all’interno di un piano di rilancio del Lido di Staranzano. In settembre la proporrò alla Regione». I proprietari dei tanto amati animali domestici, dunque, tengano le dita incrociate. Archiviata l’esperienza di Marina Julia qualche anno fa , ad oggi non esiste infatti nel nostro territorio una spiaggia per cani. Ci sono semplicemente zone più isolate e selvagge, in cui la presenza dei quadrupedi molto spesso viene, diciamo, tollerata. Anche se chi viene pizzicato dalla Guardia costiera rischia di prendere una multa salata. Lo ricorda anche il comandante della Capitaneria di porto di Monfalcone Giuseppe Romano: «Questa estate non sono state emesse sanzioni a tal proposito - spiega -. Fortunatamente i cittadini qui sono civili e rispettosi delle norme. Portare i cani in spiaggia significa molto spesso arrecare disturbo agli altri bagnanti e poi bisogna stare attenti sul fronte della sicurezza, soprattutto quando cani di grossa taglia si trovano nei paraggi di gruppi di bambini. So però che il problema esiste e che ci sono molte persone che desidererebbero andare in spiaggia con il proprio animale. Prima di venire a Monfalcone lavoravo a Savona, dove c’è un intero stabilimento balneare ”canino”. Sono certo che l’iniziativa verrebbe apprezzata molto anche qui. Però - aggiunge il comandante Romano - è bene tenere a mente che creare una spiaggia per cani non significa solo recintare un pezzo di spiaggia, ma anche disporre di una serie di servizi per il benessere degli animali: zone d’ombra, fontanelle, ”toilette”, oltre a considerare che i cani, che abbaiano, dovrebbero anche stare a debita distanza dagli altri bagnanti». A gestire il demanio marittimo, e quindi le spiagge, è la Regione, che a sua volta delega ai Comuni. In alcune città, come Trieste ad esempio, cosiderata l’impossibilità di costruire una dog beach (a causa della morfologia del litorale) quest’anno per la prima volta il Comune ha emesso un’ordinanza che permette ai cani di fare il bagno in mare lungo la costa, ma solo in alcune fasce orarie: dalle 20 alle 8, cioè di sera o di prima mattina. Una soluzione che non risolve il problema, ma che in qualche modo lo bypassa, andando almeno un po’ incontro alle esigenze di molte famiglie. Ma cosa ne pensano i sindaci del nostro territorio? Ad affrontare la questione è il primo cittadino di Staranzano Lorenzo Presot: «In settembre incontrerò il sindaco Pizzolitto, la Regione e il Consorzio industriale per la stesura della bozza dell’accordo di programma per il ripascimento della spiaggia del Lido di Staranzano - spiega -. In quella sede potrei sicuramente proporre l’idea di creare una spiaggia per cani. Se studiata bene, e con degli appositi finanziamenti pubblico-privati, l’iniziativa potrebbe funzionare e magari anche rilanciare la nostra spiaggia». In pratica Staranzano potrebbe usare la dog beach come arma per attirare quei bagnanti che oggi preferiscono le affollate spiagge di Grado e di Sistiana, più attrezzate e turistiche, ma interdette agli animali. E cosa ne pensano invece i gestori dei chioschi del Lido di Staranzano? Cristina Geron, titolare del ”Surf bar”, non boccia il progetto, ma si dice comunque scettica: «Io preferirei che i cani, in spiaggia, non ci venissero, perché non sono apprezzati dai clienti che non possiedono animali. Potrebbe anche succedere che Staranzano attiri nuovi clienti, ma perda gli habitué. Se si deciderà un giorno di concretizzare questo progetto, mi auguro che si faccia nel modo giusto, senza complicare la vita a noi gestori». ASCA 24 AGOSTO 2009
ANIMALI: GATTI CONTRO PICCIONI, CASO FINISCE IN TRIBUNALE AIDAA
Milano, 24 ago - Non c'e' pace per un gruppo di gatti randagi che vivono nel quartiere Corvetto di Milano, accuditi da anni da alcune anziane volontarie che danno loro il cibo. Ma, contrariamente a quanto accade di solito, a creare problemi alla piccola colonia felina non sono solo i residenti della zona che non amano gli animali, ma e' uno stormo di parecchie centinaia di piccioni che vivono nella zona. Motivo del contendere: le ciotole del cibo dei mici.Secondo quanto raccontato da una signora di 82 anni che vive in zona, ogni qualvolta le volontarie depongono le ciotole contenenti 8 etti di croccantini per gatti lo stormo di piccioni si avventa sulle ciotole e in due minuti esatti cronometrati divora completamente il cibo lasciando i mici a digiuno. Il tutto ovviamente ha creato alcuni problemi anche a livello condominiale, in quanto le volontarie si sono sentite accusare di attrarre lo stormo di piccioni a causa del cibo fornito ai gatti.Il caso e' finito ora sui tavoli del Tribunale degli Animali di Aidaa di Milano, che lo discutera' nel prossimo mese di settembre.''Si tratta di una situazione piuttosto ingarbugliata e allo stesso tempo quasi fantozziana per i poveri mici, che costretti spesso al digiuno sono anche incolpati di attrarre verso il palazzo i colombi affamati - dice Lorenzo Croce presidente di Aidaa -. A parte l'aspetto curioso della vicenda, come Tribunale degli Animali di Aidaa cercheremo di trovare la soluzione a questo problema, trovando il modo di conciliare il diritto della piccola colonia felina di vivere in pace, il diritto dei condomini di non aver fastidi dalla presenza degli animali senza pero' sacrificare i piccioni per i quali occorrera', se del caso, chiedere alle Autorita' competenti un intervento per attuare una politica di controllo delle nascite attraverso la distribuzione di mangime sterilizzante. Invitando anche coloro che in qualche modo avvicinano con il cibo, non certo quello dei gatti, i piccioni a ridurre la distribuzione di mangimi che avviene in maniera forse indiscriminata in un vicino allevamento di pollame, e che chiaramente richiamano stormi di piccioni affamati''.
L'ESPRESSO
24 AGOSTO 2009
Virus d'allevamento
Si annidano nelle grandi fattorie di
bestiame, dove mucche, maiali e polli vivono
ammucchiati e bombardati da antibiotici. Un
rapporto dagli Stati Uniti racconta come nascono
i super killer
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Daniela Condorelli
Sono virus nuovi
di zecca, che mischiano i genomi di diversi
esseri viventi e saltano i recinti delle immense
fattorie animali per appestare, per primi,
l'allevatore e la sua famiglia; e poi imbarcarsi
per il giro del mondo. La suina, l'aviaria e,
prima ancora, la Sars hanno acceso gli animi e
preoccupato le autorità, ma sono milioni gli
agenti patogeni che nascono negli allevamenti
intensivi e stanno mandando in tilt i sistemi di
sorveglianza delle malattie. A lanciare
l'allarme è, prima di tutto la Food and
Agricolture Organization, che stima come la fame
di carne degli umani sia destinata a raddoppiare
entro il 2050, passando da 229 milioni di
tonnellate consumate nel 2000 a 465 milioni nel
2050. E, commenta Hans-Gerhard Wagner del
Dipartimento produzione e salute animale
dell'Agenzia: "Gli allevamenti intensivi sono un
vivaio di malattie emergenti".L'incubatore vero
e proprio è il sovraffollamento di pochi,
mastodontici allevamenti. Giacché quando si
parla di allevamenti intensivi, oggi si parla di
fabbriche di carne con centinaia di migliaia di
maiali, vitelli o polli stipati in gabbie,
nutriti e abbeverati con sistemi automatici,
cresciuti a forza di antibiotici per prevenire
le malattie e pompare il peso. Gli americani le
definiscono Cafo (confined animal feeding
operations): attività di allevamento di animali
reclusi. Degli effetti di questa catena di
montaggio si è occupata per oltre due anni la
Pew Commission on Industrial Farm Animal
Production, una commissione indipendente fondata
dalla Pew Charitable Trust grazie a un
finanziamento della John Hopkins Bloomberg
School of Public Health. Nel suo report 'Putting
meat on the table: industrial farm production in
America', la commissione mette l'accento sul
significato dell'industrializzazione degli
allevamenti. Le vecchie fattorie disegnate sui
libri per bambini si sono trasformate in gironi
infernali straripanti di escrementi in cui
soffocano decine di migliaia di animali con
sistemi immunitari provati dal caldo e dal
letame, che si scambiano patogeni a velocità
vertiginosa. Il risultato? "Degli oltre 1.400
patogeni umani documentati, circa il 64 per
cento è di origine animale", si legge nel
rapporto della commissione. Che spiega: "La
circolazione di virus è agevolata dalle
condizioni di allevamento intensivo tipiche
delle Cafo, dal sovraffollamento degli animali,
dal frequente riutilizzo di acqua proveniente
dai liquami, dal continuo afflusso di uccelli
selvatici alle distese di liquame in cui vengono
scaricati i virus influenzali aviari e dalla
totale assenza di biosicurezza degli impianti".
A questo si aggiunga l'uso sregolato di
antibiotici che la stessa Pew Commission ha
monitorato negli allevamenti. Somministrando
farmaci, gli allevatori tentano di arginare la
diffusione di batteri negli allevamenti, ma
finiscono col favorire l'aumento di infezioni da
agenti resistenti ai farmaci. Secondo la Pew
Campaign on Human Health and Industrial Farming,
il 70 per cento degli antibiotici impiegati
negli Stati Uniti viene somministrato ad animali
sani per contrastare gli effetti della scarsità
di igiene e del sovraffollamento. E la
resistenza causata dall'abuso di questi farmaci
costa al sistema sanitario da 4 a 5 milioni di
dollari l'anno. I Centers for Diseases Control (Cdc)
stimano che ogni anno due milioni di persone
contraggano un'infezione resistente agli
antibiotici e 90 mila ne muoiano. Colpa in larga
misura dell'uso scriteriato di questi farmaci
negli allevamenti che, secondo un report
congiunto di Fao, Organizzazione mondiale della
sanità e World Organization for Animal Health,
aumenta il rischio di infezioni, gravità delle
malattie e fallimento dei trattamenti. È
dimostrato, infatti, che i batteri sviluppano
resistenza agli antibiotici quando vengono
esposti per lungo tempo a basse dosi di farmaci,
come accade nelle fattorie in cui
l'antibatterico viene impiegato come stimolante
della crescita. Alla fine degli anni '90 fu
trovato nel corpo di uomini e polli lo stesso
ceppo di un batterio, il Campylobacter,
resistente a un'importante classe di antibiotici
il cui uso fu poi bandito negli allevamenti. E
alcuni studi suggeriscono che il temuto
Stafilococco aureo resistente alla meticillina,
che secondo i Centers for Disease Control uccide
18 mila americani all'anno, venga trasmesso
all'uomo dai maiali.
ASCA 24 AGOSTO 2009
NUOVA INFLUENZA: CONFERMATO CONTAGIO UOMO-UCCELLI. VIROLOGO, ERA ATTESO
Roma - Confermato il primo caso di trasmissione di nuova influenza A/H1N1 da uomini a uccelli.E' quanto si legge sul sito della Societa' internazionale per le malattie infettive in una nota di Julio Garcia Moreno, del dipartimento Biomedico dell'Istituto della Salute Pubblica del Cile che fa capo al ministero. Il virus era stato trovato in due allevamenti pubblici di tacchini a Valparaiso, gli animali erano usati solo per la produzione di uova, ma come per i maiali non c'e' rischio per le persone di prendere il virus mangiando la carne. La situazione e' stata scoperta vista la diminuzione nella produzione di uova. Ieri l'istituto della Salute Pubblica cileno ha analizzato le caratteristiche genetiche e antigeniche del gene dei virus nei tacchini. Le analisi dimostrano che nucleotidi e amminoacidi del virus dell'influenza isolato nei tacchini e quello degli esseri umani sono simili al 100%.''Questa settimana analizzeremo il genoma completo - afferma Garcia Moreno -. E' la prima volta che si dimostra l'avvenuta trasmissione di un nuovo virus dagli uomini ai volatili. C'e' ora la preoccupazione che la stessa cosa possa accadere in Asia o in Africa, in condizioni di coinfezione con il virus dell'influenza aviaria H5N1''.Dal Cile all'Italia il virologo dell'Universita' statale di Milano Fabrizio Pregliasco ai microfoni di Radio Cnr ha spiegato che ''questa situazione era attesa, dimostra la capacita' diffusiva di questo virus e la necessita' di incrementare la sorveglianza, ma rientra nelle caratteristiche di questo virus, particolarmente variabile e con una capacita' di incrementare il suo mercato, cioe' cellule di specie diverse per aumentare le possibilita' di diffusione''.''I virus influenzali - ha aggiunto Pregliasco - sono per loro caratteristica capaci di ampliare il loro target perche' ogni virus si specializza in una specie animale diversa.Questo fatto non e' cosi' pericoloso, il virus puo' modificarsi effettivamente grazie a scambi ma questo accade piu' in diversi animali come il suino''.
IL RESTO
DEL CARLINO
24 AGOSTO 2009
Il magazzino degli orrori Trovata carne
avariata nella sporcizia
Scoperte nella cella frigorifera di una
macelleria decine di chili di carne avariata tra
topi, scarafaggi e sporcizia. Maxi sequestro di
polizia, vigili del fuoco e Ulss 18
Rovigo - Chili su
chili di carne andata a male in un magazzino
infestato da scarafaggi e topi. E’ la scoperta
fatta da polizia, vigili del fuoco e Ulss 18 che
hanno messo i sigilli a una macelleria gestita
da cinesi in via Benvenuto Tisi da Garofolo, a
Rovigo.
Un blitz che ha
portato al sequestro di tutta la merce avariata
compresi dei sacchi in cui erano contenuti pasta
e altri generi alimentari. Sacchi su cui gli
insetti avevano deposto le loro uova e dove i
topi avevano urinato con il rischio di
trasmettere la leptospirosi, una malattia
pericolosissima che può arrivare ad uccidere un
uomo.
Il tutto in
condizioni igieniche indescrivibili che hanno
spinto le autorità a intervenire con la massima
rapidità per evitare che la carne potesse essere
venduta a qualcuno e che la diffusione dei ratti
potesse iniziare a creare dei seri problemi.
"E’ stato un
lavoro di squadra che ha dato i suoi frutti —
commenta il capo della squadra mobile, il
vicequestore aggiunto Leo Sciamanna —. Abbiamo
aperto un fascicolo per commercio di sostanze
alimentari nocive e l’attività commerciale,
appena segnalato il fatto, è stata chiusa dal
Comune per evitare appunto che qualcuno potesse
comprare in buona fede». Un negozio frequentato
soprattutto da cittadini cinesi che, mangiando
quegli alimenti, avrebbero rischiato davvero
grosso.
A confermarlo sono
gli stessi vigili del fuoco che hanno dato il
loro prezioso contributo alla polizia
introducendosi, con il supporto di maschere e
tute speciali, all’interno di celle frigorifere
in cui la temperatura era inferiore ai -17 gradi
centigradi. "Abbiamo controllato l’intero
magazzino — osserva l’ispettore antincendio
Fabrizio Zanaga — notando una serie di carenze
non da poco, a partire dai pochi estintori e da
alcuni cavi ‘volanti’". Insomma, un ambiente
poco sicuro oltre che malsano.
"La normativa
europea — illustra la dottoressa Fiorella Costa
dell’Ulss 18 — prevede che siano proprio gli
operatori di settore alimentare a farsi garanti
della qualità della merce e del suo mantenimento
con periodiche disinfestazioni dell’ambiente in
cui è conservata. In questo caso niente di tutto
ciò è stato fatto. Era assolutamente necessario
intervenire". Una situazione al limite con molti
prodotti privi di etichettature o con etichette
non a norma con le leggi europee. Un ‘magazzino
degli orrori’ che i topi avevano scelto come
proprio rifugio, proliferando e facendo via vai
con l’esterno grazie alle piccole fessure che
erano riusciti a crearsi. Un magazzino pieno di
carne così marcia da rendere praticamente
impossibile sapere la sua origine.
CRONACA QUI
24 AGOSTO 2009
Il grosso pesce è
stato pescato nel parmense
Giallo sul piranha che si nutre di mammiferi: come è finito nel Po?
Provincia di Parma - PREDATORE - Quando l'ha
visto emergere dalle torbide acque del Po non ha creduto ai propri occhi. In
quel tratto di fiume, tra Torricella di Sissa e Torricella di Pizzo, in
provincia di Parma, pesci così non ne aveva mai visti. Portato a riva lo
strano esemplare, il pescatore ha allora deciso di rivolgersi all'acquario
di Motta Baluffi (Cremona). Sorprendente il verdetto degli esperti: quello
pescato altro non era che un pericoloso piranha di grosse dimensioni, finito
chissà come nelle acque del Po. Probabilmente, si tratta di un caso di
abbandono estivo da parte di un "padrone" che, non sapendo a chi affidare la
propria bestional durante le vacanze, ha preferito disfarsene. E' partito da
casa con un'ampolla e ha liberato il contenuto nel fiume, così come fanno i
proprietari di cani senza scrupoli in autostrada. Il piranha in questione
può raggiungere i 30 centimetri.Diffuso in Sudamerica nei bacini del Rio
delle Amazzoni e nei fiumi del Paraguay è un predatore vorace. Si nutre di
insetti, vermi, crostacei, pesci, uccelli. E mammiferi...
JULIE NEWS
24 AGOSTO 2009
Parma: trovato un
piranha nel Po
Antonio Rispoli
Parma - Non riusciva a capire che razza di
pesce avesse preso, il pescatore che in provincia di Parma, tra Torricella
di Sissa e Torricella del Pizzo, qualche giorno fa si era recato per
pescare. E così si è recato all'Acquario del Po di Motta Baluffi, in
provincia di Cremona, per avere informazioni. E con sua enorme sorpresa ha
appreso di avere pescato un pericolosissimo piranha rosso, probabilmente
proveniente da qualche acquario esotico che il proprietario ha versato nel
fiume. Il pesce era piuttosto piccolo - sui 17 centimetri, contro i 30 che
l'animale può raggiungere - ma certamente non innocuo.
Normalmente l'animale vive nei fiumi del Sud America, vive in branchi ed è noto per la sua voracità. Qualsiasi animale passi nel fiume a breve distanza da un branco di questi pesci viene divorato vivo in poche decine di minuti. Uomo compreso.
LIBERO
24 AGOSTO 2009
Piranha
rosso si perde nel Po Preso all’amo da un pescatore
Anche la Padania ha un suo Nemo. A
differenza del protagonista del celebre cartone animato però stavolta si
tratta di un piranha. Perso nel Po. Lo si è scoperto grazie a Mauro
Bonazzi, un esperto pescatore di Guastalla che ha scelto le acque del
grande fiume, fra il Parmense ed il Cremonese, per dedicarsi al suo
hobby e ha tirato a riva il piranha. Per la precisione, un piranha
rosso. Scientificamente della varietà Pygocentrus Nattereri. Cosa ci
faccia un pesce tropicale in mezzo alla pianura padana resta un mistero,
anche se l’ipotesi più accreditata al momento è che qualcuno si sia
stufato del proprio acquario esotico e lo abbia riversato nel fiume. Il
nostro piccolo Nemo carnivoro infatti è un pesce d'acqua dolce
appartenente alla famiglia Characidae, diffuso in Sudamerica, nei bacini
del Rio delle Amazzoni, dei fiumi Paraguay e Paranà bacino fluviale e
del fiume Essequibo. Dunque sembra difficile che abbia infilato in
valigia il necessario per attraversare l’Atlantico e finire a
scorrazzare nel Po. Il nostro Nemo Piranha però è solo l’ultimo di una
serie di suoi conterranei: una volta è stato trovato un esemplare di
Scolopendra cingulata, una creatura che sembrava uscita da un film
dell’orrore; lungo quaranta centimetri, con ben trentasei zampe, questo
animale è comparso in Veneto in un carico di legame di provenienza non
ben specificata (forse africana) e subito consegnato all’Istituto
Zooprofilattico delle Venezie. Tra i mammiferi citiamo poi la nutria, un
roditore sudamericano importato negli anni Venti per produrre pellicce e
liberato poi nell’ecosistema italiano, dove ha causato molti danni
aggredendo le specie locali e, nel caso degli uccelli, mangiandone le
uova. Anche l’aggressivo gambero killer della Louisiana (lungo fino a
quindici centimetri) è stato introdotto in Italia negli anni Novanta e,
una volta liberato nei corsi d’acqua dolce, ha tolto di mezzo quasi
completamente le specie di gambero locali.
LA ZAMPA.IT 24 AGOSTO 2009
In arrivo l'anagrafe delle tartarughe Il progetto sarà presentato a Cesena il 29 e 30 agosto
LA ZAMPA.IT 24 AGOSTO 2009
Strage di leoni marini, morti a centinaia in Cile
Sulla costa di Iquique, a 2000 km a nord di Santiago, 300 leoni marini sono stati trovati morti tra gli scogli, altri agonizzanti, tra vita e la morte. Inutili i soccorsi, gli animali non ce l'hanno fatta a sopravvivere. La causa, probabilmente una contaminazione da materialche chimico fuoriuscito da una centrale termoelettrica vicina, di inquinamento o tossine che avrebbero avvelenato il cibo.
VIDEO http://www.lastampa.it/multimedia/multimedia.asp?IDmsezione=59&IDalbum=20095&tipo=VIDEO LA ZAMPA.IT 24 AGOSTO 2009
Obama in vacanza, ma tutta l'attenzione è per il cane Bo
NEW YORK - Per qualche ora il cane della famiglia Obama, Bo, ha attirato su di sé l’attenzione degli abitanti di Martha's Vineyard, dove il presidente americano sta passando le proprie vacanze. Bo è infatti il primo «first pet» per il quale sia stata organizzata una vera a propria festa all’arrivo sull’isola. Per il «cane da acqua» portoghese adottato da Barack Obama ad aprile ieri è stata messa in scena un’intera parata a tema, fra animali di pezza e bambini festanti, durante la quale sono stati letti dei brani di «Which Puppy», letteralmente «Quale cucciolo?». È il libro per bambini scritto su di lui da Kate Feiffer, una delle più famose giornaliste di Marthàs Vineyard.Il libro racconta della febbrile attesa degli americani per l’arrivo del cucciolo alla Casa Bianca nei mesi scorsi, e della competizione scatenatasi tra gli allevatori di tutto il mondo nella speranza di vantare nel proprio curriculum il cane del presidente degli Stati Uniti.
BIG HUNTER
24 AGOSTO 2009
Ricorso di Wwf
contro il calendario venatorio abruzzese
Wwf Abruzzo
ha presentato un ricorso al Tar contro il
calendario venatorio regionale contestando le scelte scientifiche della
regione ed in merito il comportamento dell'Istituto Superiore per la
Ricerca Ambientale (Ispra). In particolare l'associazione ambientalista
piemontese si riferisce all'apertura anticipata che riguarda diverse
specie e alla possibilità di poter cacciare la beccaccia fino al 31
gennaio. Ad annunciarlo è il consigliere nazionale
dell'associazione Dante Caserta che sottolinea "l'Istituto Superiore
per la Protezione e la Ricerca Ambientale, massimo organo del governo
italiano nel campo dell'ambiente, ha censurato gran parte delle scelte
dell'amministrazione regionale sotto l'aspetto scientifico”.Con questo
ennesimo ricorso Wwf vuole stigmatizzare ”come le scelte che incidono
fortemente sugli animali abruzzesi siano prese senza che la Regione sia
in possesso dei dati ambientali indispensabili per la corretta gestione
faunistica".
BIG HUNTER
24 AGOSTO 2009
Club della
Palomba: il cacciatore è una "sentinella" ambientale, "occorre
adeguata collocazione legislativa"
In vista di Zefiro 2009,
progetto pilota che prevede il coinvolgimento di scuole e comuni per
l'adozione di un bene naturale (alberi secolari, parchi cittadini,
fontane, pinete, ecc.), il Club della Palomba rilancia la figura
della sentinella ambientale attraverso l'esempio di Todi, dove un
accordo tra il comune e le associazioni venatorie del territorio ha
sancito la collaborazione attiva dei cacciatori nella prevenzione
ambientale. La sentinella ambientale è una figura che spesso si
compenetra con quella del cacciatore, soprattutto nel caso della
prevenzione degli incendi, nel monitoraggio del territorio e nella
tutela fauna selvatica; ma iniziative concrete di collaborazione
attiva tra istituzioni e cacciatori sono ancora una rarità. Per
questo il Club ha scritto una lettera aperta ai Ministri
dell'Agricoltura e dell'Ambiente, all'Anci, alla Conferenza Stato –
Regioni e alle associazioni venatorie chiedendo l'istituzione di un
Tavolo nazionale di confronto al quale dovrebbero essere chiamati i
rappresentanti istituzionali locali e regionali, le Associazioni
Venatorie ed agricole. L'obiettivo è quello di ottenere un'adeguata
collocazione legislativa “attraverso la revisione della legge
nazionale sulla caccia”, per formare così una figura giuridica
definita che possa operare attivamente sul territorio attraverso
un'attività di responsabilità civica. Si tratterebbe comunque
di volontari formati “completamente a supporto della Protezione
Civile, degli organi di vigilanza che sono in capo allo Stato
(Corpo Forestale e Forze dell’Ordine) alle Regioni (UU.SS.LL), alle
Provincie (Polizia Provinciale) e ai Comuni (Vigili Urbani)". “Per
quel che ci riguarda ci permettiamo di avanzare un’ipotesi tesa ad
identificare la figura di 'Sentinella Ambientale' attraverso i
cacciatori che volontariamente si impegnano, nella tutela della
salute dell’ecosistema” scrive il presidente del Club Antonio
Pinotti.
IL GAZZETTINO PORDENONE
24 AGOSTO 2009
Dai
cacciatori grazie per la lotta al bracconaggio
Provincia di Pordenone- «Non ci
sono parole per esprimere la gratitudine dei cacciatori
pordenonesi (e non solo) appartenenti all’Unione Nord Est Caccia
e Tito – Confavi, per le attività anti-bracconaggio poste in
essere dalle forze dell'Ordine. Un grazie ai Carabinieri ed alle
Guardie Ittico-Venatorie della Provincia di Pordenone, per la
brillante operazione “Caccia aperta” portata a termine agli
inizi del mese di agosto nell’Alta Valcellina e in particolare
nei Comuni di Claut, Cimolais, Erto e Casso».Lo afferma il
coordinatore regionale del Confavi, nonché presidente regionale
e provinciale di Unecet, Graziano Ponzi. In seguito a numerosi
appostamenti notturni e a perquisizioni, si è, infatti, conclusa
una vasta operazione di controllo, terminata con la denuncia di
quattro bracconieri, con relativo sequestro di armi (alcune
modificate ed anche con la matricola abrasa), munizioni,
trappole per catturare animali selvatici, archetti, lacci,
detonatori e micce, tutti mezzi illegittimi. «Bisogna
distinguere le attività lecite effettuate da cacciatori onesti -
commenta ancora Ponzi molto soddisfatto dell’operazione - dalle
attività di bracconaggio effettuate da persone che non si
possono configurare come cacciatori, che non ci rappresentano,
portando così il discredito e gravi danni a tutta la categoria
dei veri appassionati.
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IL DENARO
24 AGOSTO 2009
Tigem,
terapia genica per malattia di Hunter
Si aprono
le porte della terapia genica per la mucopolisaccaridosi di tipo
II, grave malattia ereditaria del metabolismo nota anche come
malattia di Hunter. In uno studio pubblicato sull'American
Journal of Human Genetics, Maria Pia Cosma e Vinicia Polito
dell'Istituto Telethon di genetica e medicina (Tigem) di Napoli
hanno dimostrato come un particolare approccio di terapia genica
sia in grado di curare nel modello
animale i principali sintomi della malattia,
compresi quelli cerebrali.
AGI
24 AGOSTO 2009
Studio
sulla grave malattia ereditaria del metabolismo
MUCOPOLISACCARIDOSI: ARRIVA LA TERAPIA GENICA
Roma - Si aprono le porte della
terapia genica per la mucopolisaccaridosi di tipo II, grave
malattia ereditaria del metabolismo: in uno studio pubblicato
sull'American Journal of Human Genetics, Maria Pia Cosma e
Vinicia Polito dell'Istituto Telethon di genetica e medicina (Tigem)
di Napoli hanno dimostrato come un particolare approccio di
terapia genica sia in grado di curare
nel modello animale i
principali sintomi della malattia, compresi quelli cerebrali.
Nota anche come malattia di Hunter, la mucopolisaccaridosi di
tipo II e' dovuta alla mancanza di un enzima contenuto nei
lisosomi (organuli cellulari deputati a ripulire le cellule
dagli scarti del loro metabolismo) e al conseguente accumulo di
sostanze tossiche in tutti i tessuti dell'organismo. In genere
si manifesta fin dall'infanzia, con sintomi molto vari (anche
nella loro gravita'): sordita', disturbi della vista, problemi
scheletrici, cardiaci e respiratori, ritardo mentale nelle forme
piu' gravi. Attualmente si puo' intervenire soltanto
somministrando periodicamente l'enzima mancante, prodotto con
tecniche di ingegneria genetica, ma con il rischio di andare
incontro a effetti collaterali anche piuttosto pesanti, come per
esempio lo sviluppo di una risposta immunitaria contro l'enzima
iniettato. Ecco perche' la terapia genica potrebbe rappresentare
un'alternativa molto valida: da diversi anni i ricercatori del
Tigem sono infatti al lavoro per individuare la modalita'
migliore per trasportare il gene corretto nell'organismo dei
malati. Gia' nel 2006 Pia Cosma aveva dimostrato che utilizzando
un certo tipo di adenovirus (AAV 2/8) si potevano curare i
sintomi a carico degli organi interni. Oggi con questo lavoro la
ricerca fa un significativo passo avanti: cambiando vettore
virale (AAV 2/5) e inserendo una particolare sequenza di un
altro virus in grado di far produrre l'enzima in modo molto
efficiente, i ricercatori del Tigem sono riusciti a curare
completamente la malattia nei topi
malati. E' bastata una sola somministrazione in
topi neonati nel sangue per ripristinare valori sufficienti di
enzima tali da impedire la comparsa dei sintomi per tutta la
vita degli animali. In particolare, a livello cerebrale l'enzima
cosi' prodotto si e' dimostrato in grado di superare la barriera
ematoencefalica, una sorta di "filtro" molto severo che
normalmente controlla il passaggio di sostanze verso il sistema
nervoso. In altre parole, il vettore virale rimane nel sangue,
ma l'enzima riesce a raggiungere le cellule cerebrali e a fare
il suo dovere di "spazzino". I ricercatori sono gia' al lavoro
per capire meglio come l'enzima attraversi la barriera
ematoencefalica, ma soprattutto per verificare se la terapia sia
efficace anche nei topi adulti, che abbiano cioe' gia'
sviluppato la malattia: un passaggio essenziale per proseguire
verso un'eventuale terapia sull'uomo. Il lavoro di Maria Pia
Cosma e' sostenuto anche da Bnp-Paribas Assett Management.
ANSA
24 AGOSTO 2009
Obiettivo
vecchiaia ko, promessa dei geni anti-eta'
Manuela Correra
ROMA - L'obiettivo, sogno di
intere generazioni, è quello di mettere la vecchiaia 'ko': non
solo vivere fino a 100 anni, ma riuscirci mantenendo intatte
energia fisica e lucidità mentale. E se l'elisir d'immortalità
resta una leggenda, le promesse che arrivano dalla scienza sono
invece molto più concrete: due nuovi studi, che si sommano ad
altri recenti, aprono infatti nuove prospettive individuando
geni 'anti-eta'' che potrebbero giocare un ruolo chiave nella
partita contro l'invecchiamento. Nel primo studio, pubblicato
questa settimana sulla rivista scientifica Plos-One, i
ricercatori dell'Università del Missouri hanno individuato un
cosiddetto 'gene della longevita'' in grado ai aumentare il
livello delle performance durante l'esercizio fisico: hanno
infatti verificato che la terapia genica utilizzando il gene
MCAT ha determinato nei topolini di laboratorio un aumento
dell'energia e del livello delle performance fisiche. E la
notizia che fa ben sperare è che, affermano gli scienziati, tale
tecnica potrebbe essere in futuro applicata all'uomo.
"L'invecchiamento - rileva uno dei coordinatori dello studio,
l'immunologo Dongsheng Duan - è una delle maggiori sfide per la
società moderna, ed una questione chiave è proprio la perdita di
energia ed attività negli anziani. L'obiettivo, infatti, non è
solo l'allungamento della vità, bensì il prolungamento delle
condizioni ottimali di salute di un individuo".
Da qui l'esperimento degli scienziati: hanno sottoposto a terapia genica topolini di laboratorio utilizzando il gene MCAT con provate funzioni anti-invechiamento; in pratica, il gene è stato 'nascosto' in un virus-vettore benigno ed iniettato nei topolini. Una volta iniettato il gene, i topolini sono stati testati. Risultato: le cavie riuscivano a correre con più energia, più velocemente ed a lungo rispetto a topolini della stessa età e sesso ma non 'arricchiti' del gene MCAT. Il miglioramento delle performance fisiche, spiegano i ricercatori, è proprio attribuibile a MCAT, dimostratosi capace di rimuovere dalle cellule sostanze tossiche come i radicali liberi. E la tecnica del virus-vettore per trasportare il gene della longevità nell'organismo, annunciano, apre alla possibilità di un trattamento sull'uomo: "I nostri risultati - spiegano - suggeriscono che una terapia genica simile potrà in futuro migliorare la qualità di vita degli anziani, con implicazioni importanti per la lotta a varie patologie come cardiopatie, diabete e malattie neurodegenerative, tutte caratterizzate da un'alta percentuale di radicali liberi tossici nelle cellule". Ma di geni anti-età se ne conoscono già vari, e i ricercatori ne stanno studiando potenzialità ed applicazioni. E' il caso del gene 'Klotho', scoperto in Giappone nel 1997: la sua funzione anti-invecchiamento è nota, ma ora gli scienziati dell'Università dell'Oklahoma, in uno studio pubblicato nell'ultimo numero della rivista Hypertension, hanno scoperto che aumentando l'espressione di tale gene in modelli di laboratorio si riesce ad ottenere una diminuzione della pressione arteriosa. La pressione alta, che colpisce soprattutto gli anziani, è uno dei maggiori fattori di rischio per ictus, infarto e patologie renali. Non solo: la terapia genica con il gene Klotho si è dimostrata anche capace di annullare i danni ai reni dovuti proprio all'ipertensione. Anche in questo caso, si punta ad arrivare al più presto ad un'applicazione dei trattamenti sull'uomo. Insomma, i ricercatori sono fiduciosi: la strada verso la definitiva sconfitta della vecchiaia, e per una qualità di vita al 'top' anche con i capelli bianchi, è ormai tracciata. E' dunque solo questione di tempo: la squadra dei geni 'anti-eta'' - come dimostrano i risultati positivi dei più recenti studi sulla terapia genica in funzione anti-invecchiamento - sembra proprio riuscirà a mantenere la promessa di una vita, se non eterna, sicuramente longeva e qualitativamente superiore. |