TIO.CH
24/09/09
SVIZZERA
Animali maltrattati: record di
processi, in Ticino "solo" 2 procedimenti penali
In un anno 712 procedimenti per
infrazioni alla legge sulla protezione degli animali. Il
triste record spetta a Zurigo (190 casi), in fondo alla
classifica il Ticino con soli 2 casi

BERNA -
L'anno scorso sono stati aperti in Svizzera 712 procedimenti
per infrazioni alla legge sulla protezione degli animali,
con un aumento del 14% rispetto al 2007. Il dato rappresenta
un nuovo record. Le cifre variano però di molto da un
cantone all'altro.
La crescita complessiva è la conseguenza dei forti aumenti
registrati in singoli cantoni, ha reso noto oggi a Zurigo la
Fondazione per il diritto degli animali (Stiftung für das
Tier im Recht, TIR), per la quale l'incremento è sinonimo di
una accresciuta sensibilità per i diritti degli animali.
In testa alla lista figura il canton Zurigo, con 190
procedimenti e una crescita del 25%. Nel canton San Gallo i
casi sono stati 141 (+20%) e nel canton Berna 130 (+18,3).
Nel 2008 sono stati per la prima volta aperti procedimenti
in tutti i cantoni, ma in molti di essi i casi si contano
sulle dita di una mano, osserva ancora la fondazione. Nel
canton Glarona e in Vallese si è registrato un solo caso,
mentre a Nidvaldo, Ginevra e in Ticino i procedimenti aperti
sono stati due.
L'organizzazione ha inoltre calcolato che le pene emesse per
l'accusa di maltrattamento intenzionale di animali sono
passate da una media di 29 aliquote giornaliere nel 2007 a
35 aliquote l'anno scorso. L'ammontare medio delle multe
inflitte per altri tipi di infrazione legge è invece sceso
da 523 a 439 franchi. Altro dato degno di nota: il 60% di
tutti i procedimenti aperti nel 2008 riguardavano animali
domestici e per la maggior parte cani.
TIO.CH
24/09/09
TICINO
Animali maltrattati, Rusconi vuole
chiarezza
Animali maltrattati: record di processi, in Ticino
LUGANO - Il
presidente dell'UDC Ticino Pierre Rusconi ha inoltrato
un'interrogazione al Consiglio di Stato in merito al numero
di procedimenti per infrazioni alla legge sulla protezione
degli animali. Nel 2008, infatti, in Svizzera sono stati
aperti 712 procedimenti, mentre in Ticino il numero si ferma
a due.
"Parrebbe che l’aumento del 14% dei procedimenti sia dovuto
ad una accresciuta sensibilità". Rusconi chiede come mai
solo due procedimenti sono stati aperti, di fronte ad un
numero di denunce probabilmente maggiore.
FEDERFAUNA
24 SETTEMBRE 2009
MERCATO ONLUS, QUALE SARÀ LA PROSSIMA RAZZA DA
“LIBERARE”? ...
ENCI E ANIMALISTI: IL
MERCATO ONLUS DECIDERÀ QUALE SARÀ LA PROSSIMA RAZZA DA
“LIBERARE”? La Saga del Vento: è ormai in corso la
distruzione del più grande patrimonio Cinotecnico di
pointer nel mondo Non importa se siate innocentisti o
colpevolisti, quello che sta accadendo ad una intera,
famosa, linea di sangue può accadere a qualunque
allevamento Italiano. E l’ innocenza dell’allevatore va
sempre dimostrata DOPO la dispersione dei cani, in
quella che sembra sempre più una confisca di fatto,
senza bisogno di processo o sentenza. Mentre chi
denuncia, al tempo stesso fornisce prove e
contemporaneamente fa l’ausiliare di PG al sequestro, e
poi si costituisce parte civile, ed è sempre colui che
si “impossessa” e “dispone” dei cani. Non ci risulta
nessun caso, che vista l’assoluzione e l’obbligo di
restituzione cani, punisca le onlus per i cani spariti .
Anche questo bisogna ricordarlo. A quanto pare arriva la
sanatoria per i cani già dati in adozione, come
risulterebbe anche da documentazione fotografica diffusa
in rete. L’associazione Dog Italy Onlus(ennesima
associazione animalista provvista di soldi pubblici)
pubblica le foto di 2 levrieri adottati. I medesimi cani
ricompaiono su Nonsololevrieri forum, dove l’utenete
Monella, allegando foto dei cani, dichiara che : “questi
sono i 2 levrieri del Guberti , ho trovato loro delle
splendide famiglie, grey di nome guinnes, galgo di nome
glen” ed ancora: “per fortuna non ci sono più di
levrieri ..........ma adesso ci sono i pointer, i
cuccioli sono stati dati in affido,di anziani ce ne sono
pochi, rimangono i giovanotti........”. La stessa utente
ci informa che le foto sono di MARZO. Il medesimo Nick
con firma “Dog Italy Onlus” ricompare il 4 agosto sul
forum estremista di CentoPerCento Animalisti, legati
alle ideologie del terrorista Berry Horne esattamente
come Animal Liberation che li ha in custodia, e
dichiara: “Stiamo cercando di dare in ADOZIONE un
centinaio di Pointer sequestrati a Dicembre…” e prosegue
con: “ciao i cuccioli sono stati dati quasi tutti in
affido,ci sono quelli anziani ma è difficile trovargli
casa, i giovani stanno bene,ma sono ancora
tanti...........tanti .....chi li ha in consegna ha
bisogno di soldi , sono finiti i fondi, settimana scorsa
hanno avuto un attacco di mosche erano messi male,ho
messo appelli ovunque , ma ho raccolto poco, se volete
aiutarmi mandatemi mp io faccio da tramite, fra un pò si
traseriranno di nuovo,hanno paura del g....e i suoi
scagnozzi. grazie” L’esponente di questa Onlus oltre ad
informarci che presto i cani si TRASFERIRANNO DI NUOVO,
tappezza di annunci in bacheca come questi: “POINTER IN
ADOZIONE: ci sono tanti pointer sequestrati da un
allevamento” e dei più titolati cani da caccia al mondo
scrive: “ottimi cani da compagnia”. In allegato,
ovviamente le foto dei cani di Guberti!!!! In data 27
LUGLIO 2009 e in zona Lombardia. Ma saranno “TRASFERITI
DI NUOVO”, con vecchie o nuove identità, per andare
dove!?!? Proprio l’associazione tedesca “Tierhilfe
Idensen e.V” che ha come base Italiana una ONLUS IN
LOMBARDIA, nel sito solo nella parte inTedesco, già al
tempo del sequestro e delle prime “dispersioni di cani”
, proprio sulla linea Ravenna-Milano (cfr alcuni
“ritrovati” a Parma) recitava: “in caso il tribunale da
ragione agli animalisti e gli animali vengono
dissequestrati insieme a DIAMOCI LA ZAMPA cercheremo di
prendere più pointer possibili e darli in adozione…”. Si
avete capito bene, proprio il circuito delle
“mirabolanti” adozioni internazionali è interessato a
questi Pointer. Spesso ci sono traffici di cani dietro
alle “fantastiche” adozioni in Germania, che sembrano
essere legati alla Vivisezione.(cfr.
http://www.bairo.info/mex_traffici.html) Per fortuna nel
documento in data 31 LUGLIO 2009, firmato da Giampiero
Andreatta, Comandante Provinciale del CFS e da Anna
Mazzini, Responsabile NIPAF, la forestale garantisce
PERSONALMENTE sulle persone per questi affidi che
sarebbero, in teoria, ANCORA da effettuare alla data 31
luglio 2009, e citiamo: “Le persone che chiedono in
affidamento i cani sono persone conosciute, affidabili,
alcune già assistono e si prendono cura degli animali
presso le strutture citate…” Ma non finisce qui! Ecco i
cuccioli chiappati sotto custodia, citiamo direttamente
dai documenti: o Chip 9411000001822756, femmina,
verrebbe data in affido al sig. …. (VE) o Chip
9411000001828062, femmina, verrebbe data in affido al
sig …..(RO) Sapreste identificare i cuccioli
suddetti!?!? Niente razza, niente colore di mantello,
niente descrizione della pezzatura e…MICROCHIP A 16
CIFRE quando il sistema di anagrafe canina ne prevede
15!!!! Perfettamente tracciabili in conformità della 281
non trovate!?!? La stessa accuratezza nella descrizione
dei soggetti adulti, ricordiamolo, tutti aventi PEDIGREE
e quindi identità ed età certa su documenti con pubblica
fede e tutelati proprio dal MIPAAF. Vi invitiamo ad
inserire i microchip in anagrafe canina, alcuni
compaiono regolarmente in Emilia Romagna altri
semplicemente NON ESISTONO, ma forse ESISTERANNO dopo la
sanatoria. Ecco tutti i chip e descrizione “accurata” al
fine di rendere riconoscibili le identità dei cani: “
Cani adulti e anziani con patologie e/o turbe
comportamentali detenuti presso la struttura di Modena:
o Chip 981100000609826, pointer maschio anziano,
verrebbe dato in affido alla sig.ra…(VI) o Chip
98100000135586, pointer maschio e o Chip 981100000137915
pointer femmina, entrambi con problemi comportamentali,
verrebbero dati in affido ….(MI) o Chip98110000133435,
levriero femmina, impaurita e poco sociale verso gli
uomini e animali, verrebbe data in affido a…(VR) Cani
adulti e anziani con patologie e/o turbe comportamentali
detenuti presso la struttura di Occhiobello: o Chip
981100000614861, pointer maschio con problemi
comportamentali, verrebbe dato in affido a… Battaglia
Terme o Chip 9811000009238, pointer femmina con problemi
comportamentali, verrebbe data in affido a…(FE) o Chip
981100000133620 (pointer femmina con problemi
comportamentali) e o Chip 981100000610584 (pointer
maschio ammalato) verrebbero dati in affido a … (BO) o
Chip 981100000613455, pointer femmina con problemi
comportamentali, verrebbe data in affido a…Bassano del
Grappa o Chip 981100000134981, pointer femmina con
problemi comportamentali, verrebbe data in affido a (RN)
o Chip 981100000137988 levriero maschio sofferente,
verrebbe dato in affido (CR) o Chip 981100000136589
pointer femmina con problemi comportamentali, verrebbe
data in affido….. Roma” Se fossero i Vs cani li
riconoscereste!?!? Chi certifica questo dal punto di
vista veterinario sono le dr.sse Jessica Negrini, Cinzia
Boni e Annarita Ventura. OVVIAMENTE Nessun perito di
parte dell’allevatore. Possiamo solo citare la perizia
che fece archiviare la medesima denuncia pochi mesi
prima del sequestro, CTU Iorio Pardini, stimato
comportamentista, che non ravvisò maltrattamento né pare
alcuna “epidemia di Turbe” nei cani del Vento.
Ricordiamo che i cani del Vento sono famosi per la
bravura nelle discipline di Lavoro, ove è necessaria
perfetta efficienza fisica e psichica, a meno che non si
voglia creare un precedente e dimostrare che per vincere
le competizioni i cani debbano avere delle “Turbe”.
Rimane il fatto che al 31 luglio 09 il CFS-NIPAF oltre a
garantire personalmente, certifica che i cani sono
ancora dove dovrebbero essere, mentre fonti animaliste
ci informano che da MARZO i cani vengono dispersi. Ci
chiedevamo come infatti, essendo noto che ad Occhiobello
non ci fosse lo spazio legale per detenere i pointer, si
sia trovato posto per i meticci visti nel servizio di
agosto su Telestense. Non commentiamo i cani “mangiati “
dalle mosche, di cui fonte animalista informa…per la
mancanza di autorizzazione a detenere cani e le mosche
un allevatore sarebbe stato certo colpito dalla 189!!!
L’Ufficio Centrale (UC) del Libro Genealogico dell'Enci
diretto da Crivellari è grottesco: 250 pointer
acquisiscono nuove identità, stravolgendo e annullando
quella che dovrebbe essere la tutela e la garanzia
certificata dai libri genealogici. l’UC non ha mai
difeso la pubblica fede e le identità certificate dai
Pedigree ROI procedendo ad un riallineamento. Questo a
dimostrazione che non c’è differenza fra un randagio e
un cane di razza, nemmeno per l’UC di Crivellari, il
direttore “più animalista” che l’Enci abbia mai avuto! E
i risultati, come sempre, si vedono! AACI Alberto
Veronesi
IL SECOLO XIX
24 SETTEMBRE 2009
Un caimano diventa l'arma della camorra per far pagare il
pizzo
Un "guappo" lo teneva in casa
Luigi Sannino
CASERTA. Sognava di diventare un padrino di camorra moderno,
stile "Miami Vice", americano. Così, imbottito di telefilm e
vanagloria, un giovane ras della provincia di Caserta aveva
pensato di imitare boss più attempati di lui e soprattutto i
malavitosi d'oltreoceano.
Ma Orta di Atella, 20 mila abitanti a una trentina di
chilometri dal capoluogo, non è certo New York e nemmeno
Napoli: la voce delle aspirazioni del giovane ras è girata
rapidamente ed è arrivata fino alle orecchie della Dia. Gli
investigatori non hanno perso tempo ed hanno organizzato
subito una perquisizione nell'abitazione dell'uomo.
Pensavano di trovare droga, forse armi. E invece...
Sorpresa. Alla fine della perquisizione gli investigatori
hanno sequestrato un coccodrillo. Per la precisione un
caimano di un metro e dieci di lunghezza che l'uomo
utilizzava come vera e propria arma impropria per spaventare
le vittime del "pizzo".
Anche se non proprio originale, ma unico nella sua zona,
Antonio Cristofaro aveva escogitato questo efficace sistema
invogliare imprenditori e commercianti della zona nella
quale operava a pagare la tangente senza tante storie e
senza sconti.
Il ras aveva acquistato l'alligatore e lo aveva piazzato sul
terrazzo di casa, all'ultimo piano dell'edificio.
L'alligatore, dunque, doveva convincere le vittime più
riottose. E per essere ancora più convincente, Cristofaro
aveva cura di farlo nutrire dai suoi guardaspalle con topi e
conigli vivi davanti ai suoi ospiti ospiti. Una scena da
brividi ma, alla fine, la punizione per l'aspirante boss è
stata leggera: solo una denuncia a piede libero per possesso
illegale di animali esotici, non potendosi provare le
minacce perché mancano le denunce.
Antonio Cristofaro è ritenuto dagli inquirenti un ras
emergente, già noto alla giustizia per porto abusivo e
detenzione d'armi e nipote di un pregiudicato ucciso un anno
e mezzo fa a Cesa, sempre nel Casertano, per la faida tra i
clan Caterino e Mazzara. Nel corso della perquisizione gli
uomini della Direzione investigativa antimafia hanno anche
scoperto e sequestrato un impianto di videosorveglianza,
attraverso il quale il padrone di casa vedeva l'esterno
dell'appartamento e apriva soltanto a persone che conosceva.
L'alligatore, portato via da personale specializzate della
Forestale, ora si trova in uno zoo.
Il caso di Ora di Atella non è però il primo registrato in
Campania. Evidentemente gli animali aggressivi devono
proprio piacere agli esponenti di malavita che vogliono
assurgere a ruoli di vertice.
Simba, per esempio, non ha nulla a che fare con il
personaggio del film della Disney. E' invece il nome del
leone di tre anni e mezzo, del peso di circa 160 chili, che
fu scoperto a marzo del '98 nell'abitazione del boss
Raffaele Brancaccio, soprannominato "Bambù". L'animale si
trovava nel giardino della sua villa, nel quartiere
Vasto-Arenaccia a Napoli. In precedenza gli era stato
sequestrato un raro esemplare di Ara Macao, una specie di
pappagallo in via di estinzione.
Quasi una settimana prima, la polizia aveva scoperto un
leopardo di grossa taglia. Era di proprietà di un altro
boss, Vincenzo Mazzarella, custodito in un giardino della
sua abitazione. Mentre nel luglio del '96, in costiera
sorrentina, un altro pregiudicato fu denunciato perché
mostrava ai passanti il suo pitone, avvolto attorno al
collo: un metro e trenta centimetri.
ALTO ADIGE
24 SETTEMBRE 2009
Un coccodrillo per far pagare il pizzo
Ferruccio Fabrizio
NAPOLI. Un coccodrillo per imporre il pizzo agli
imprenditori. Gli agenti della Dia lo hanno scoperto a Orta
di Atella (Caserta) durante una perquisizione nella casa di
Antonio Cristofaro, 35enne boss emergente della camorra del
basso casertano. L’uomo lo alimentava con tutti i riguardi,
una pozza d’acqua, conigli e topi vivi a pranzo. E così
alimentava le sue richieste di estorsioni: per gli
inquirenti quell’esemplare di quasi due metri e 40 chili di
peso era usato per spaventare chi si opponeva al pizzo. Il
boss avrebbe costretto le s
ue vittime a recarsi a casa sua, mostrando il rettile per
essere più convincente. Un’ipotesi investigativa, per ora a
carico di Cristofaro è scattata una denuncia per possesso
illegale di animali. L’uomo l’ha presa molto male e si è
mostrato contrariato quando l’animale è stato portato via.
Che il rettile vivesse nel terrazzo e ogni tanto entrasse in
casa - ha raccontato agli uomini della Dia - la considerava
una cosa «del tutto normale». Agli agenti ha spiegato che
quel coccodrillo gli era stato regalato. Nipote di un boss
ucciso un anno e mezzo fa a Cesa (Caserta) e già noto alla
giustizia per porto e detenzione abusivi di armi, starebbe
allargando il suo controllo a suon di estorsioni a danno di
molti imprenditori in un’area, quella di Atella, contesa da
gruppi criminali e dunque molto pericolosa. Il coccodrillo è
stato affidato alla Forestale e sarà sistemato vicino Roma.
E’ una specie carnivora e in grado con un morso di tranciare
di netto anche l’arto di un uomo.
L'ARENA GIORNALE DI VERONA
24 SETTEMBRE 2009
CAMORRA. Il grosso rettile viveva nella casa del mafioso,
alimentato da conigli e topi vivi
Per il «pizzo» usava pure un coccodrillo
NAPOLI
-
Non ha opposto alcuna resistenza
quando gli agenti della Dia hanno voluto perquisire la sua
abitazione. Ha però dimostrato molta contrarietà quando gli
hanno comunicato che avrebbero portato via il coccodrillo. È
stato allora che Antonio Cristofaro, 35 anni, considerato
dalla Dia un boss della camorra emergente del Casertano, si
è mostrato quasi sorpreso: per lui, il fatto che un
coccodrillo di un metro e settanta di lunghezza e di 40
chili di peso vivesse sul terrazzo, e qualche volta entrasse
anche in casa, «era del tutto normale».
Agli agenti, Cristofaro ha
raccontato che quel coccodrillo gli era stato regalato; è
probabile che ne fosse in possesso da circa due anni. Ma
soprattutto, come ricostruito dagli inquirenti, per lui il
grosso rettile era uno strumento di lavoro visto che, grazie
ad esso, intimoriva le sue vittime. E così, gli imprenditori
che non volevano pagare il pizzo, venivano portati
nell’abitazione di Orta di Atella, al cospetto del
coccodrillo e il messaggio era subito più convincente.
È già da un pò, dicono gli
investigatori della Dia, che Cristofaro - nipote di un boss
ucciso un anno e mezzo fa a Cesa (Caserta) e già noto alla
giustizia per porto e detenzione abusivi di armi - sta
cercando di imporsi sul territorio, in maniera del tutto
autonoma, con un suo gruppo e non attraverso legami con
altri clan: la strada scelta sarebbe quella delle estorsioni
a danno di numerosi imprenditori dell’area atellana del
basso Casertano.
Un percorso in solitario, in una
zona dominata da alcuni clan e considerata molto pericolosa,
in primis dallo stesso Cristofaro che, non a caso, esce
sempre indossando un giubbotto antiproiettile. Quando gli
agenti della Dia hanno bussato alla sua porta, Cristofaro
era convinto che volessero ucciderlo: ha chiesto di vedere
il personale in divisa, ha voluto mille rassicurazioni. In
casa niente armi, solo telecamere a circuito chiuso.
Poi, la reazione più forte:
quando gli hanno comunicato che il coccodrillo sarebbe stato
portato altrove. Quell’animale lo trattava con tutti i
riguardi: una pozza d’acqua, conigli e topi vivi per pranzo.
Ora il rettile è stato affidato alla Forestale e sistemato
vicino a Roma.
IL MATTINO
24 SETTEMBRE 2009
Non solo un coccodrillo, come quello scoperto con sorpresa
dalla Dia nell'abitazione del Casertano..
Caserta - Non solo un coccodrillo, come quello scoperto con
sorpresa dalla Dia nell'abitazione del Casertano e
utilizzato per intimorire le vittime del racket. Gli animali
aggressivi devono proprio piacere a esponenti legati alla
malavita. Simba, nome simpatico di un personaggio di un film
della Disney, è il leone di tre anni e mezzo, peso circa 160
chili che fu scoperto a marzo del '98 nell'abitazione del
boss Raffaele Brancaccio. L'animale si trovava nel giardino
della villa del boss, nel quartiere Vasto ArenacciA: a
scoprirlo i carabinieri. In precedenza a Brancaccio erano
stati sequestrati un raro esemplare di Ara Macao, una specie
di pappagallo in via di estinzione. Quasi una settimana
prima, la polizia aveva scoperto un leopardo di grossa
taglia. Era di proprietà di un altro boss, Vincenzo
Mazzarella, custodito in un giardino della sua abitazione.
Una scimmia, un esemplare femmina della specie macaco
silvana, la comune bertuccia, fu ritrovata invece pochi
giorni prima del Natale del 2004 senza acqua, nè cibo,
imprigionata in un gabbiotto di cemento. Era stata
abbandonata, sul tetto di un palazzo di via Ghisleri, nel
quartiere di Scampia. A lasciarla lì, probabilmente un
esponente degli scissionisti che nella fuga aveva pensato
bene di abbandonarla.
LA SICILIA
24 SETTEMBRE 2009
Il camorrista e il caimano in
terrazza
Salvatore
Scalia
Anche i camorristi amano gli animali, ma che siano a loro
immagine e somiglianza, un'estensione e un riflesso di
ferocia. Un sollazzo certo, ma soprattutto uno strumento di
terrore e di coercizione, il prolungamento di uno sguardo
torvo e di parole minacciose, un'arma impropria,
un'alternativa al coltello, alla pistola o al mitra. Un cane
aggressivo per la fantasia di un capo camorrista è scelta
scontata, banale: bisogna distinguersi. Perciò Antonio
Cristofaro, di 35 anni, teneva, nella terrazza della sua
abitazione in condominio a Orta di Atella nel Casertano, un
caimano, una bestia nutrita a topi e conigli vivi, capace di
strapparti un braccio con un morso. Non è che lo portasse in
giro per intimidire le vittime delle estorsioni, per essere
convincente bastava adombrare l'ipotesi di un incontro
faccia a faccia con il caimano, trasformato in utile
strumento di lavoro. Cristofaro è certamente più originale
di altri capi come Raffaele Brancaccio, che allevava nella
sua villa un leone di 160 chili, o Vincenzo Mazzarella che
teneva nel giardino di casa un leopardo. La bestia e la
bestialità vanno a braccetto, tanto che un camorrista fu
denunciato perché passeggiava sulla costiera sorrentina con
un pitone lungo un metro e trenta avvolto al collo.
TRENTINO
24 SETTEMBRE 2009
Nel bagagliaio aveva 1700 animali esotici, bloccato
NAPOLI. Nel corso di un servizio anticontrabbando lungo
l’asse autostradale Napoli-Bari, una pattuglia della di
finanza di Avellino ha sottoposto a sequestro 1.702 animali
esotici tra tartarughe marine, scoiattoli giapponesi,
pappagallini, camaleonti, topini bianchi che C.L., 49 anni,
originario di Brindisi ma residente nel barese, trasportava
a bordo di una Fiat Multipla da lui guidata. L’autovettura
era diretta a Bari dove l’uomo, nei cui confronti è scattata
la denuncia all’autorità giudiziaria per maltrattamento di
animali e violazioni alla legge 150/1992, ha un negozio di
animali esotici. I finanzieri hanno agito dopo che l’auto li
ha superati, avendo notato la presenza di reti di ferro, di
gabbie, di scatole di cartone. Quando il conducente si è
fermato, all’apertura della portiera i militari sono stati
colpiti dall’odore nauseabondo e hanno visto gli animali
malamente stipati in gabbie e scatole.
CITY
24
SETTEMBRE 2009
Traffico di animali, denunciato
Provincia di Avellino - Aveva stipato nell’auto ogni tipo di
animaletto esotico (in tutto 1.702), dopo averli comprati a
Napoli per poi rivenderli nel suo negozio specializzato, a
Bari. Per questo un commerciante barese è stato denunciato
dalla Guardia di finanza, dopo essere stato fermato in
provincia di Avellino, mentre a bordo della sua Fiat
Multipla percorreva l’autostrada per tornare in Puglia. Una
volta portati in negozio, la vendita degli animali esotici
(criceti, tartarughe marine, topolini bianchi, scoiattoli
giapponesi) avrebbe fruttato circa 20mila euro.
Il pitone di Casamassima
Un pitone reale adulto, di oltre un metro di lunghezza,
strisciava tra le fioriere di una villetta nel centro di
Casamassima, terrorizzando i passanti, prima di essere
recuperato dal Corpo forestale. L’esemplare rientra
nell’elenco delle specie protette. Il pitone è stato
affidato ad un centro specializzato. In corso indagini per
accertare la provenienza del rettile, probabilmente fuggito
da un terraio illegale.
LA PROVINCIA PAVESE
24 SETTEMBRE 2009
Aveva animali esotici
NAPOLI. Nel corso di un servizio anticontrabbando lungo
l’asse autostradale Napoli-Bari, una pattuglia della finanza
di Avellino ha sottoposto a sequestro 1.702 animali esotici
che C.L., 49 anni, originario di Brindisi ma residente
nel barese, trasportava a bordo di una Fiat Multipla da lui
guidata. E’ stato denunciato.
LEGGO
24 SETTEMBRE 2009
Sequestrati, dalla Guardia di Finanza 1.702 animali esotici
Montemiletto (AV) - Sequestrati, dalla Guardia di Finanza
1.702 animali esotici: camaleonti, tartarughe marine,
scoiattoli giapponesi, stipati all’inverosimile in una Fiat
Multipla bloccata mentre era in transito lungo l’autostrada
A16, all’altezza del comune di Montemiletto (Avellino).
Denunciato l’uomo che era alla guida dell’automobile e che è
titolare di un negozio di animali esotici, a Bari. Secondo
quanto riferito dall’uomo alla Guardia di Finanza, gli
animali erano stati acquistati nel Napoletano ed erano
diretti all’esercizio commerciale pugliese. Al dettaglio, la
vendita di animali avrebbe comportato un guadagno di circa
20mila euro.
IL GAZZETTINO
24 SETTEMBRE 2009
Un serpente a Jesolo
Fabrizio Cibin
Jesolo (VE) - Un serpente a Jesolo. La chiamata di aiuto,
arrivata al Comando della Polizia Locale, partiva da piazza
Torino, fatta dal residente di un condominio che aveva
avvistato niente meno che un serpente di almeno un metro. In
pochi minuti sul posto si è portata una pattuglia, assieme
al direttore di Civico Museo di Storia Naturale, Roberto
Basso, esperto erpetologo. Il rettile, forse più spaventato
di chi lo aveva avvistato, aveva trovato rifugio dietro una
centralina elettrica, al piano terra di una palazzina. Non
ci è voluto molto, per Basso, immobilizzare il serpente, con
buona soddisfazione per i condomini, specie quando hanno
saputo che si trattava di un Biacco, una specie
assolutamente innocua, di abitudini terricole e arboricole e
che non arriva mai a superare il metro e mezzo di lunghezza.
Non si tratta, comunque, del primo avvistamento: nei mesi
scorsi altre segnalazioni hanno interessato altre zone del
territorio, compreso il Lido, dove innocui serpentelli sono
stati trovati nei posti più impensabili, come un
portaombrelli e una cassetta delle lettere. Dalla metà di
giugno ad oggi sono state nove le emergenze segnalate, tutte
risolte con l’intervento di vigili Civico Museo e l’Arca 113
Ecologico Onclus, che hanno permesso il recupero degli
animali senza alcun danno; tutti sono stati allontanati dal
centro abitato. “Sono state fornite indicazioni ai cittadini
– spiega Basso – sulla specie d'appartenenza e sulla loro
pericolosità”. Per il direttore del Museo si sta assistendo
anche ad una crescita culturale da parte dei cittadini, che
“Manifestano un corretto comportamento nei confronti di
questi intrusi, non uccidendoli come avveniva solitamente in
passato, ma segnalandoli agli organi competenti”. Non ci
sarebbero elementi per incontri più pericolosi. “E' ormai da
anni – conclude Basso – che non si hanno notizie nel comune
di Jesolo dell'avvistamento di serpenti velenosi, le specie
più comuni sono prevalentemente il Biacco (Coluber
viridiflavus), che da adulto ha una colorazione nera con
punteggiature giallognole, e la biscia dal collare (Natrix
natrix), specie molto comune in ambienti umidi o lungo
canali di irrigazione”
IL PICCOLO
24 SETTEMBRE 2009
Iesolo (AN), catturato un altro serpente
IESOLO (VE) - Un serpente lungo oltre un metro è stato
trovato e prelevato dalla polizia locale di Iesolo
all'interno di un appartamento al piano terra nella zona di
piazza Torino. Il rettile, che appartiene alla specie
innocua «biacco», si era nascosto dietro una centralina
elettrica. Dalla metà di giugno, nella zona di Iesolo e nei
comuni vicini sono stati segnalati all'interno di condomini
nove serpenti, tutti innocui. Uno aveva trovato rifugio nel
vano ascensore, un altro nel portaombrelli e uno perfino
nella cassetta delle lettere. Una volta prelevati gli
animali, la polizia municipale, in collaborazione con il
Civico museo di storia naturale di Iesolo, ha provveduto a
liberarli lontano dai centri abitati.
TG COM
24 SETTEMBRE 2009
Il circo americano sbarca in Italia
Per la prima volta uno show esclusivo
Uno show che sfida le leggi di gravità, pieno di numeri
divertenti, magici e mozzafiato. Arriva in Italia per la
prima volta il Circo americano "Ringling Bros. and
Barnum & Bailey". Il debutto europeo sarà al
Palalottomatica di Roma e poi al Palasharp di Milano.
Per dieci giorni i bambini potranno assistere alle
peripezie del ciclista, dei motociclisti,
dell'illusionista, degli acrobati; al fascino delle
tigri del Bengala e degli elefanti.Prodotto da Feld
Entertainment - produttore anche di Disney On Ice,
Disney Live! e High School Musical - The Ice Tour - e
presentato da Applauso®,il più famoso “Circus party &
show. Ringling Bros. and Barnum & Bailey” arriva in
Italia per la prima volta nella sua storia (139 anni).
L’attuale tour ha debuttato a West Palm Beach, in
Florida, il 26 dicembre del 2007; è stato visto già in
più di 25 Paesi i n America, un milione e 200mila
spettatori. Arrivando 30 minuti prima dell’inizio dello
show, sarà possibile assistere allo straordinario
“Circus Party“, un evento interattivo e divertente, con
la possibilità di vedere artisti ed animali del circo,
imparare alcuni giochi di prestigio, camminare in
equilibrio su una fune, indossare i costumi di scena,
volteggiare al trapezio e imparare i segreti degli
artisti circensi. Quando poi si abbassano le luci e si
apre il sipario, il pubblico potrà assistere alle
peripezie del temerario ciclista che, ad ogni numero,
attraversa la scena, con scherzi e burle; all'audacia
dei motociclisti che orbiteranno a 105 km/h nell'anello
d'acciaio; alla coinvolgente magia dell'illusionista; ai
volteggi degli acrobati; al fascino delle esotiche tigri
del Bengala; alla grazia degli elefanti asiatici e
all'acume di simpatici bassotti, in un'esplosione di
divertimento per tutta la famiglia!
Per maggiori informazioni sullo show Ringling Bros. and
Barnum & Bailey visitare il sito web
www.applauso.it.
Programma degli spettacoli
ROMA - Palalottomatica
Dal 14 al 18 Ottobre
Mercoledì 14 ore 19.30
Giovedì 15 ore 19.30
Venerdì 16 ore 17.00 e ore 20.45
Sabato 17 ore 11.30 ore 15.30 e ore 19.30
Domenica 18 ore 11.30 ore 15.30 e ore 19.30
MILANO - Palasharp
Dal 21 al 25 Ottobre
Mercoledì 21 ore 19.00
Giovedì 22 ore 19.00
Venerdì 23 ore 17.00 e ore 20.45
Sabato 24 ore 11.00 ore 15.00 e ore 19.00
Domenica 25 ore 11.00 ore 15.00 e ore 19.00
CORRIERE DELLA SERA
24 SETTEMBRE 2009
Lo storico spettacolo viaggiante americano è atteso
nella capitale a metà ottobre
«Animali maltrattati, boicottate il circo»
Da Peta, Lav e Animalisti Italiani appello a Moratti e
Alemanno: non date spazi al Ringling-Barnum
MILANO - Letizia Moratti e Gianni Alemanno non diano il
permesso al circo Ringling and Barnum & Bailey di
approdare a Roma e a Milano nell'ambito della loro
tournée mondiale. La richiesta arriva congiuntamente
dalla sezione europea della Peta (People for Ethical
Treatment of Animals) sostenuta in Italia dalla Lega
Antivivisezione e dall'associazione Animalisti Italiani.
Il motivo? La compagnia sarebbe responsabile di numerosi
episodi di maltrattamenti nei confronti degli animali.
Il circo, uno dei più celebri al mondo che quando
viaggia si sposta su treni privati, dovrebbe approdare
nella capitale e nel capoluogo lombardo il prossimo
ottobre (anche se sul proprio sito ha pubblicizzato al
momento solo le date romane, dal 14 al 18 al
Palalottomatica).
IL DOSSIER - A sostengo della loro richiesta le tre
associazioni hanno diffuso un dossier su una serie di
violazioni contestate al circo unitamente ad un filmato
relativo a recenti investigazioni effettuate sotto
copertura da esponenti della sezione americana della
Peta. «Nel video - spiegano le associazioni - si
mostrano diversi operatori del circo Ringling che
colpiscono senza motivo e ripetutamente gli elefanti sul
muso, sulla proboscide, sulle orecchie e in altri parti
sensibili del corpo. Il video rivela inoltre che
l’addestratore del circo Ringling frusta le tigri e le
colpisce con un’altra arma non identificata». Il dossier
lamenta invece tutta una serie di mancanze che denotano
una gestione impropria degli animali tra cui «la
mancanza di adeguate cure veterinarie, i traumi, gli
stress comportamentali e i danni fisici inflitti ad
alcuni animali, i disagi non necessari procurati agli
elefanti, il pericolo procurato alle tigri di finire
quasi arrostite vive in un carro merci in un incidente
riconducibile alla scarsa manutenzione della loro area
di contenimento, non aver testato gli elefanti per la
tubercolosi e pratiche di nutrizione non igieniche».
«ANIMALI INTIMIDITI» - «Gli elefanti e le tigri sono
stati intimiditi e percossi al fine di farli esibire in
esercizi che per loro sono pericolosi, destabilizzanti e
privi di senso - commenta Poorva Joshipura, della Peta
Europa - Noi esortiamo i sindaci a rifiutare questa
crudeltà negando al Ringling il permesso di attendare a
Roma e Milano. A tutti coloro che amano gli animali,
chiediamo di non andare al circo». «L’Italia, con il suo
incredibile numero di circhi fra i quali non mancano
episodi di maltrattamento - aggiunge Nadia Masutti, che
si occupa della materia per conto della Lav - non ha
certamente bisogno di ospitarne uno proveniente
dall’estero con un così terribile curriculum per quanto
riguarda la gestione degli animali. A questo proposito
ci attendiamo dalle Autorità Locali una precisa ed etica
valutazione, poiché l’attenzione negativa che accompagna
questo circo non può lasciare indifferenti, con il
rischio di far passare un grave messaggio di inciviltà».
FAMOSO NEL MONDO - Il circo Ringling and Bailey&Barnu, è
uno degli spettacoli viaggianti più noti d'America e del
mondo (loro stessi si definiscono «The greatest show on
Earth», il più grande show sulla Terra), nato dalle
fusioni di alcune delle principali famiglie circensi di
fine Ottocento - inizio Novecento. Da sempre incentrato
sulle esibizioni di animali (uno degli slogan che
utilizzano per presentare lo show è «Amazing Animals») e
nel video di presentazione dello show, sul proprio sito
web, il Ringling mostra tigri che saltellano su due
zampe, cavalli in impennata, elefanti impegnati in
esercizi di equilibrio, cani col tutù che danzano in
piedi e orsi che fanno evoluzioni ginniche. Lo
spettacolo «Zing, Zang Zoom» è giunto alla 137esima
edizione. Sempre sul proprio spazio web il circo
americano dà grande enfasi al progetto del
centro per la conservazione degli elefanti realizzato su
un'area di 200 acri nella Florida centrale con
l'obiettivo di salvaguardare dall'estinzione l'elefante
asiatico. Il progetto, avviato dal Ringling and Bailey&Barnum
nel 1995, è definito la «Home sweet home», casa dolce
casa, degli elefanti. «Il comfort e la salvaguardia
degli animali sono la nostra priorità» spiega il
narratore nel video che illustra le caratteristiche
della struttura Un'affermazione su cui le organizzazioni
animaliste firmatarie dell'appello ai sindaci di Roma e
Milano di certo non saranno d'accordo.
WIND PRESS
24 SETTEMBRE 2009
CIRCO RINGLING, APPELLO A SINDACI MILANO E ROMA
CIRCO: PETA, LAV E ANIMALISTI ITALIANI CHIEDONO AI SINDACI
DI MILANO E ROMA DI VIETARE ATTENDAMENTO DEL CIRCO RINGLING
BROS AND BARNUM & BAILEY IN SEGUITO A INVESTIGAZIONE SU
MALTRATTAMENTI AD ANIMALI
L’Associazione People for the Ethical Treatment of Animals (PETA)
Europa, la Lega Anti Vivisezione (LAV) e Animalisti Italiani
hanno scritto ai Sindaci di Roma e Milano chiedendo loro di
negare al Circo Ringling Bros and Barnum & Bailey il
permesso di attendare nei rispettivi Comuni, come da tournée
prevista nel mese di ottobre.
Unitamente alla richiesta, le Associazioni hanno diffuso un
filmato relativo a recenti investigazioni sotto copertura
della PETA (sezione degli Stati Uniti), condotte verso
questo Circo. Le investigazioni documentano che diversi
operatori del circo Ringling, incluso un supervisore degli
animali e un capo addestratore elefanti, colpiscono senza
motivo e ripetutamente gli elefanti sul muso, sulla
proboscide, sulle orecchie e in altri parti sensibili del
corpo. Il video rivela inoltre che l’addestratore del circo
Ringling frusta le tigri e le colpisce con un’altra arma non
identificata.
Le tre Associazioni per i diritti degli animali hanno
inoltre allegato al loro appello un dossier che elenca
dettagliatamente la lunga storia di crudeltà sugli animali
del circo Ringling. Il dossier documenta una gestione
impropria degli animali, la mancanza di adeguate cure
veterinarie, i traumi, gli stress comportamentali e i danni
fisici inflitti ad alcuni animali, i disagi non necessari
procurati agli elefanti, il pericolo procurato alle tigri di
finire quasi arrostite vive in un carro merci (un incidente
riconducibile alla scarsa manutenzione della loro area di
contenimento), non aver testato gli elefanti per la
tubercolosi e pratiche di nutrizione non igieniche.
Il dossier elenca, inoltre, altri numerosi illeciti a carico
degli operatori del Circo per svariati reati compiuti.
"Giorno dopo giorno, il personale del circo Ringling ha
intimidito, percosso e frustato gli elefanti e le tigri per
farli esibire in esercizi che per loro sono pericolosi,
destabilizzanti e privi di senso - commenta Poorva Joshipura,
della PETA Europa - Noi esortiamo i Sindaci a rifiutare
questa crudeltà negando al Ringling il permesso di attendare
a Roma e Milano. A tutti coloro che amano gli animali,
chiediamo di non andare al Circo”.“L’Italia, con il suo
incredibile numero di circhi fra i quali non mancano episodi
di maltrattamento, non ha certamente bisogno di ospitarne
uno proveniente dall’estero con un così terribile curriculum
per quanto riguarda la gestione degli animali. – aggiunge
Nadia Masutti, responsabile LAV settore Circhi e zoo – A
questo proposito ci attendiamo dalle Autorità Locali una
precisa ed etica valutazione, poiché l’attenzione negativa
che accompagna questo circo non può lasciare indifferenti,
con il rischio di far passare un grave messaggio di
inciviltà”.Il video di questa nuova investigazione della
PETA USA sul circo Ringling (con sottotitoli in italiano),
il dettagliato dossier sulla storia degli abusi del Ringling,
fotografie e copia delle lettere-appello inviate ai Sindaci
di Milano e Roma da PETA Europa, LAV e Animalisti Italiani,
sono disponibili su
www.lav.it . Per altre
informazioni vi invitiamo a visitare il sito: PETA.org.uk.
ASCA
24 SETTEMBRE 2009
ANIMALI: ASSOCIAZIONI A SINDACI MILANO E ROMA, NO A CIRCO
Roma - L'Associazione People for the Ethical Treatment of
Animals (PETA) Europa, la Lega Anti Vivisezione (LAV) e
Animalisti Italiani hanno scritto ai Sindaci di Roma e
Milano chiedendo loro di negare al Circo Ringling Bros and
Barnum & Bailey il permesso di attendare nei rispettivi
Comuni, come da tourne'e prevista nel mese di ottobre.
Assieme alla richiesta, le Associazioni hanno diffuso un
filmato relativo a recenti investigazioni sotto copertura
della PETA (sezione degli Stati Uniti), condotte verso
questo Circo. Le investigazioni documentano che diversi
operatori del circo Ringling, incluso un supervisore degli
animali e un capo addestratore elefanti, colpiscono senza
motivo e ripetutamente gli elefanti sul muso, sulla
proboscide, sulle orecchie e in altri parti sensibili del
corpo. Il video rivela inoltre che l'addestratore del circo
Ringling frusta le tigri e le colpisce con un'altra arma non
identificata.
Le tre Associazioni per i diritti degli animali hanno
inoltre allegato al loro appello un dossier che elenca
dettagliatamente la lunga storia di crudelta' sugli animali
del circo Ringling. Il dossier documenta una gestione
impropria degli animali, la mancanza di adeguate cure
veterinarie, i traumi, gli stress comportamentali e i danni
fisici inflitti ad alcuni animali, i disagi non necessari
procurati agli elefanti, il pericolo procurato alle tigri di
finire quasi arrostite vive in un carro merci (un incidente
riconducibile alla scarsa manutenzione della loro area di
contenimento), non aver testato gli elefanti per la
tubercolosi e pratiche di nutrizione non igieniche.
Il dossier elenca, inoltre, altri numerosi illeciti a carico
degli operatori del Circo per svariati reati compiuti.
''Giorno dopo giorno, il personale del circo Ringling ha
intimidito, percosso e frustato gli elefanti e le tigri per
farli esibire in esercizi che per loro sono pericolosi,
destabilizzanti e privi di senso - commenta Poorva Joshipura,
della PETA Europa - Noi esortiamo i Sindaci a rifiutare
questa crudelta' negando al Ringling il permesso di
attendare a Roma e Milano. A tutti coloro che amano gli
animali, chiediamo di non andare al Circo''.
''L'Italia, con il suo incredibile numero di circhi fra i
quali non mancano episodi di maltrattamento, non ha
certamente bisogno di ospitarne uno proveniente dall'estero
con un cosi' terribile curriculum per quanto riguarda la
gestione degli animali. - aggiunge Nadia Masutti,
responsabile LAV settore Circhi e zoo - A questo proposito
ci attendiamo dalle Autorita' Locali una precisa ed etica
valutazione, poiche' l'attenzione negativa che accompagna
questo circo non puo' lasciare indifferenti, con il rischio
di far passare un grave messaggio di incivilta'''.
GAZZETTA DI MANTOVA
24 SETTEMBRE 2009
Ostiglia (MN), animalisti denunciano il circo per
maltrattamenti
OSTIGLIA (MN). Con un esposto inviato ieri mattina alla
procura ed al sindaco di Ostiglia, l’associazione italiana
difesa animali ed ambiente ha denunciato il circo Newman per
maltrattamento di animali ed ha chiesto al sindaco di
provvedere immediatamente al controllo del circo ed alla
revoca del permesso di attendamento. La denuncia riguarda in
particolare i cammelli e l’ippopotamo. Secondo
l’associazione Aidaa, i cammelli sarebbero stati tenuti per
diverse ore chiusi su un camion, per essere scaricati solo
dopo mezzogiorno in seguito anche alle reiterate proteste di
alcuni cittadini di Ostiglia che si sono poi rivolti
all’associazione animalista per chiedere un intervento
diretto. Ma soprattutto, la denuncia riguarda l’ippopotamo
lasciato per parecchie ore al sole e senza acqua
contravvenendo a tutte le normative di tutela degli animali
dei circhi. «Non abbiamo potuto far altro che inviare un
esposto alla procura ed un’intimazione al sindaco di
Ostiglia per chiedere il ripristino immediato delle
condizioni minime di vita per gli animali di questo circo»
dice Lorenzo Croce, presidente nazionale di Aidaa.
«Purtroppo, come spesso avviene nei circhi, prima che al
benessere degli animali si pensa a piazzare le tende per
garantire lo spettacolo. Ora seguiremo da vicino la vicenda
e al primo accenno di ulteriore rischio di maltrattamento
siamo pronti a chiedere l’immediato sequestro degli animali
al corpo forestale dello stato». Questo il testo della
segnalazione inviata in procura dall’Aidaa: «In diverse
segnalazioni ricevute, in tale circo sono presenti 3
cammelli tenuti rinchiusi in un camion senza che gli stessi
per diverse ore, siano stati fatti scendere, un ippopotamo
costretto sotto il sole senza alcun ausilio di acqua. Sono
pertanto a chiedere a codesta Procura della Repubblica di
indagare in relazione al compimento del reato di
maltrattamento, ed inoltre chiedo al sindaco di Ostiglia di
intervenire subito per porre fine a tale reato nei confronti
degli animali. Qualora tale intervento non sarà effettuato
entro le 24 ore sarà mia cura denunciare il sindaco del
comune di Ostiglia per il predetto reato di maltrattamento».
IL TIRRENO
24 SETTEMBRE 2009
Saremo inflessibili sul Palio
Martina Rafanelli
CARMIGNANO (PO). Sarà ancora una volta Carmignano a chiudere
il programma di feste del settembre in provincia. Sabato,
domenica e martedì torna infatti la Festa di San Michele,
quest’anno preceduta da un’attesa ancora maggiore per i
festeggiamenti dei 30 anni di vita della nuova edizione, che
già ieri sera hanno preso il via con la premiazione in
Palazzo Comunale dei 7 presidenti che negli anni hanno
guidato il Comitato San Michele insieme alla presentazione
della mostra di Luca Tintori “Rumore dal palcoscenico” e di
una mostra fotografica che racconta proprio i 30 anni della
festa. «Iniziata come festa folkloristica - spiega Stefano
Fatighenti, presidente del Comitato San Michele - dagli
anni ’70 in poi è diventata un vero e proprio esempio di
teatro in piazza. I carri allegorici che gareggiano sono dei
capolavori che richiedono un’alta professionalità garantita
dall’impegno dei rionali, che ringrazio». Nei tre giorni di
festa sarà la competizione a catalizzare l’attenzione degli
abitanti e dei visitatori. La manifestazione prevede due
gare su cui andranno a sfidarsi, nei tre giorni, i quattro
Rioni in cui è ripartita Carmignano (Celeste, Bianco,
Giallo, Verde): le sfilate dei carri allegorici e il Palio
dei Ciuchi. L’ambitissimo Trofeo, una rappresentazione
scultorea dell’Arcangelo Gabriele che uccide il drago, sarà
assegnato l’ultima sera da una giuria di 15 esperti d’arte,
teatro e spettacolo quest’anno selezionati, a garanzia di
maggior trasparenza, da un commissario esterno. Non
secondario sarà poi il Palio dei Ciuchi che, per la sempre
maggior attenzione alla tutela degli animali da parte di
politica e associazioni, ha visto necessario un rinnovamento
del regolamento di gara. «Saremo inflessibili - aggiunge
Fatighenti - per la sicurezza sia degli animali che dei
fantini. Abbiamo un’assistenza veterinaria apposita e sono
bandite briglie e oggetti contundenti». Come ci insegna il
più celebre Palio di Siena, anche a Carmignano la tensione
tra Rioni rivali è alta, a dimostrazione che la
partecipazione dei circa 3.000 abitanti è attiva e sentita
(sono 700 i figuranti) e soprattutto che, come afferma il
sindaco Doriano Cirri, «il San Michele è una festa di popolo
nel senso più ampio perché il popolo crea e costruisce lo
spettacolo rafforzando l’identità storica del paese».
Intanto il Presidente della Provincia di Prato Lamberto
Gestri prospetta l’apertura di un tavolo per la creazione di
un vero e proprio Settembre Pratese, che gestisca in modo
più incisivo le potenzialità turistiche degli eventi del
mese.
CORRIERE ADRIATICO
24 SETTEMBRE 2009
L’Aidda chiede ai turisti di boicottare la spiaggia
senigalliese. L’episodio accaduto due anni fa
Portò il cane in spiaggia, multa di mille euro
Senigallia (AN) - “Quella che doveva essere una piacevole
passeggiata in spiaggia, davanti alla propria abitazione,
con nipotina e cagnolino, un pincher nano, al seguito, si è
trasformata in un incubo per un cinquantenne di Senigallia,
che ora, a distanza di due anni, si ritrova a pagare una
multa di 1.047 euro comminata dai vigili urbani”. E’ l'Aidaa,
l’Associazione italiana difesa animali e ambiente, a
denunciare l’episodio. “E' chiaro - sostiene l’Aida - che si
tratta di un’aberrazione”, e di un’applicazione restrittiva
delle norme, fra cui il Codice della Navigazione che
regolamento l’utilizzo della spiaggia, “Come se un pincher
nano al guinzaglio di un nonno accompagnato dalla nipotina,
potesse creare difficoltà alla navigazione delle navi e
barche nell’Adriatico”, osserva con ironia e sarcasmo
l’associazione animalista.L’Aidaa ha così deciso di
sostenere fino in fondo nella sua battaglia il cinquantenne
fornendo l’assistenza legale per la presentazione del
ricorso al giudice di pace. “Quando ho letto il contenuto
del verbale non mi sono messo a ridere per la gravità e lo
sproposito della somma da pagare per una multa su cui nutro
molti dubbi di legittimità - dice Lorenzo Croce, presidente
nazionale di Aidaa - E’ chiaro l'intento persecutorio nei
confronti di questo signore a spasso davanti a casa con il
cagnolino e la nipotina che viene multato di 1.047 euro
perchè passeggia sulla battigia, dove tra l’altro è
consentito il libero passaggio sempre e comunque in orario
serale quando in spiaggia non c'è più nessuno. La
conseguenza è che dopo due anni si ritrova un’ingiunzione di
pagamento della multa nella quale si minaccia il ricorso di
esecuzione forzata”. In pratica, se non verranno versate
alle casse comunali i 1.047 euro richiesti, il Comune potrà
procedere e chiedere il pignoramento dei beni dell’autore
della violazione. “Oltre a sostenere il signore - annuncia
Croce, con tono battagliero - inizieremo dai prossimi giorni
a invitare tutti i turisti che hanno un cane a boicottare
Senigallia e a scegliere altri lidi per passare le loro
prossime vacanze, a scanso di rischi del genere”.
Animalieanimali
24 SETTEMBRE 2009
ORSO DA LIBERO IN PARCO A RECINTO, NO ANIMALISTA
In
Trentino.
Ancora una volta un orso potrebbe essere rinchiuso nel
recinto del santuario di San Romedio, in Trentino, che già
ospitò Jurka, l'orsa catturata perché ritenuta pericolosa e
poi trasferita al Centro del Casteller, a sud di Trento. Il
plantigrado dovrebbe essere prelevato dal parco orsi di
Spormaggiore, sempre in val di Non.
L'ipotesi, formulata nel corso di un incontro tra i sindaci
dei comuni di Sanzeno, Coredo e Romeno, i frati francescani,
e i dirigenti della Provincia autonoma di Trento, viene
criticata dal movimento 'No alla caccia'.
"Un animale simile ha bisogno di grandi spazi, di ambiti
naturale e non di gabbie o recinti simili agli zoo di triste
memoria e ormai fortunatamente in smantellamento quasi
dovunque in Europa", sostiene il presidente del movimento,
Marcello Dell'Eva. "Prelevare un orso da un altro luogo e
metterlo a San Romedio - aggiunge - equivarrebbe a
peggiorare di molto la sua prigionia e a privarlo della
compagnia dei suoi simili che probabilmente lo aiutano a
soffrire di meno della sua cattività".
TRENTINO
24 SETTEMBRE 2009
Orso in val Canali allarme di Depaoli
PRIMIERO (TN). Le recenti razzie di pecore, capre, e altri
piccoli animali domestici avvenute in val Canali e nel parco
di Paneveggio, ed attribuite ad un orso, preoccupano il
consigliere provinciale Marco Depaoli che ha presentato
un’interrogazione. L’esponente dell’Upt chiede quanti orsi
effettivamente siano presenti nella zona del Primiero, «dove
non è previsto il reinserimento e dove quindi gli abitanti
non sono preparati ad una sua eventuale presenza» e quali
siano i rischi per l’uomo. Depaoli chiede quindi il
reinserimento degli orsi «solo in ambienti specifici e
preparati ad accogliere questo tipo di animale, non solo per
dargli una collocazione geografica ed ambientale migliore,
ma anche per garantire quelle che sono le esigenze
economiche, di sicurezza ed anche culturali della comunità
residente nella valle».
VARESE NEWS
24 SETTEMBRE 2009
FISCO: TRUFFA NEL SETTORE MACELLAZIONI DA 90 MLN
SALA CONSILINA (SALERNO) - Scoperta nel Salernitano una
truffa e frode fiscale nel settore delle carni,con
un'evasione fiscale di 90 mln di euro. La GdF ha contestato
anche reati di associazione per delinquere, truffa ai danni
dello Stato e della Comunita' Europea. Le indagini
coordinate dal comando provinciale di Salerno si sono
concluse con la denuncia di 4 persone ed il coinvolgimento
di due societa' di commercio all'ingrosso di carni macellate
e animali vivi,nel Vallo di Diano e nel Salernitano.
VIRGILIO NOTIZIE
24 SETTEMBRE 2009
Campania/ Salerno, scoperta frode fiscale nel settore delle
carni
Importano animali per macellarli senza controlli, 90 mln
evasi
Sala Consilina (SA) - I finanzieri di Sala Consilina, in
provincia di Salerno, hanno scoperto una truffa e frode
fiscale nel settore delle carni e degli animali vivi, con
circa 90 milioni di redditi non dichiarati, 26 milioni di
IRPEG sottratta al fisco, 17 milioni di Iva evasa e 78
milioni di base imponibile IRAP omessa. Le indagini si sono
concluse con la denuncia di quattro persone e il
coinvolgimento di due società operanti nel settore del
commercio all'ingrosso di carni macellate e animali vivi,
con sede nel Vallo di Diano e nel salernitano. Il meccanismo
è stato concepito, organizzato e condotto da un gruppo
familiare residente a Scafati che, tramite le due imprese
fittizie completamente "in nero", hanno importato ingenti
capi di animali vivi da paesi UE come Belgio, Austria,
Germania, che venivano poi rivenduti vivi e/o macellati in
macelli di fortuna e non igienici a soggetti operanti in
diverse regioni, con enormi rischi per la salute dei
consumatori perchè non subivano i dovuti e previsti
controlli sanitari. La banda ha tentato di sviare le
indagini simulando cessioni d'azienda fittizie, distruggendo
e non esibendo atti e documenti fiscali: gli investigatori,
con la cooperazione e l'interscambio informativo con i paesi
UE e mediante l'uso di sofisticate e moderne banche dati e
delle indagini finanziarie e patrimoniali, hanno ricostruito
il reale volume di affari delle due imprese. Gli uomini
della Guardia di Finanza hanno proposto e ottenuto
dall'autorità giudiziaria competente l'emissione di un
decreto di sequestro di 8 appartamenti per un valore di 4
milioni di euro.
IL TEMPO
24 SETTEMBRE 2009
Via Veneto e via Sistina potrebbero dire addio alle
«botticelle», tradizionali carrozzelle romane.
Lo stabilirà una delibera dirigenziale del Campidoglio dove,
entro la fine del mese, verranno rese note le altre strade
proibite ai calessi o perché troppo trafficate o molto in
salita, come via Veneto e via Sistina, che porta a Trinità
dei Monti.
Roma - Inoltre i vetturini dovranno avere un libretto, una
sorta di diario dove dovrà annotare gli spostamenti
effettuati; dovranno, poi, essere installate tutte le misure
di sicurezza sulle carrozze come i catarifrangenti e le
luci. Inoltre, un piccolo bando verrà indetto per l'acquisto
dei microchip che saranno applicati a ogni cavallo. Entro la
prossima estate saranno pronti i due punti sosta, uno nella
zona di piazzale Flaminio e l'altro vicino alle Terme di
Caracalla. Strutture coperte sotto le quali i vetturini
dovranno far riposare i cavalli staccandoli dalle carrozze
e, soprattutto nelle quattro ore di stop previste nei
periodi più caldi, farli bere, mangiare e rinfrescare. Prima
del caldo gli animali verranno ospitati nelle nuove stalle
che saranno realizzate a villa Borghese.
IL RESTO DEL CARLINO
24 SETTEMBRE 2009
L’azione condotta per disturbare i cacciatori. Protesta di
Bartolini
Commando di animalisti in salina armato di ‘botti’ e fuochi
d’artificio
SALINE di Cervia (RA) - ‘bombardate’ all’imbrunire da
ignoti, probabilmente per disturbare l’attività dei
cacciatori in appostamento fisso: in quel momento le
doppiette aspettavano il momento propizio per fare fuoco
sulla selvaggina migratoria in rientro verso i rifugi.
L’episodio, sui cui contorni esistono ancora zone d’ombra, è
avvenuto nel tardo pomeriggio di domenica, in prossimità
della zona artigianale ed a poche centinaia di metri dai
primi specchi d’acqua salmastri che in questa stagione
ospitano vari tipi di uccelli cacciabili, oltre a numerose
specie protette. L’appuntamento era di quelli ghiotti: la
prima giornata della stagione venatoria, in cui era
possibile sparare alla migratoria, un appuntamento a cui gli
appassionati si preparavano da mesi. La lunga attesa è stata
però in parte vanificata da lampi e botti che hanno
spaventato la selvaggina, che ha cambiato rotta sottraendosi
ai mirini dei cacciatori. Il frastuono ha però stressato
anche la fauna della salina.
L’EPISODIO è riferito in un’interrogazione presentata in
Regione dal capogruppo di An-Pdl, Luca Bartolini. Il
consigliere del centrodestra racconta di un’azione
‘premeditata’ condotta per oltre un’ora con il lancio di
«centinaia di fuochi d’artificio, con il chiaro intento di
disturbare i cacciatori della zona». Luca Bartolini
attribuisce l’azione di commando a «alcuni militanti di
associazioni animal-ambientaliste». L’area protetta, ricorda
quindi il consigliere regionale, è di particolare pregio
avifaunistico ed è popolata da specie protette tra le quali
fenicotteri, cavalieri d’Italia, avocette. «Si tratta di un
fatto grave» sottolinea invitando l’esecutivo regionale ad
attivarsi perché vengano individuati i responsabili del
‘bombardamento’ che «ha messo a grave rischio la permanenza
in zona della fauna selvatica protetta».
SUL FATTO stanno indagando il Corpo forestale di Cervia e la
Polizia provinciale, a cui sono arrivate alcune segnalazioni
successivamente all’episodio. Una conferma seppur indiretta
di quanto denunciato da Bartolini arriva da Elio Stella,
presidente della Federcaccia cervese. «Me ne hanno parlato
diversi cacciatori: nel loro racconto — spiega — si faceva
riferimento più a botti o petardi, che sarebbero stati
esplosi quasi continuativamente per 20-30 minuti a poche
centinaia di metri dalle saline. Non posso attribuire la
responsabilità a persone o gruppi specifici, perché non ho
gli elementi per farlo. Sicuramente è una cosa che non fa
bene a nessuno. Di certo — sottolinea Stella — non è il modo
migliore per iniziare la stagione venatoria: il cacciatore,
che si trovava ad agire nel rispetto delle leggi, si sente
colpito alle spalle; e le specie protette che trovano
rifugio in salina di certo non sono state in grado di
giudicare che si trattassero di ‘innocui’ petardi».
BIG HUNTER
24 SETTEMBRE 2009
Due giovani incendiano le reti di un roccolo. Fidc Bergamo:
grave atto vandalico contro la caccia
Riprendiamo la notizia data ieri da alcuni quotidiani locali
in merito all'atto vandalico di due giovani sorpresi sul
fatto lo scorso 22 settembre mentre cercavano di appiccare
il fuoco alle reti del roccolo Al Canto in località Prato
Tondo a Sedrina (BG). Al proposito abbiamo intervistato
Lorenzo Bertacchi, Presidente di Federcaccia Bergamo, che
ieri ha diramato un comunicato stigmatizzando l'atto
vandalico "posto in essere da questi pseudo-ambientalisti”.
Secondo quanto ci ha riferito i gestori del roccolo, i
fratelli Fustinoni hanno colto i due studenti (di 20 e 23
anni) nell’atto di bruciare le reti del roccolo e hanno
immediatamente chiamato gli agenti della Forestale che
sopraggiunti sul luogo hanno fermato e identificato gli
autori del gesto. Il danno è ben più grave di quanto si
possa pensare: una delle due reti, di 60 metri è stata
pesantemente danneggiata con 4 grossi buchi (di 3-4 metri
quadri ciascuno) e dovrà essere sostituita. I due vandali
hanno dato versioni confuse che secondo Bertacchi non fanno
che confermare la premeditazione del gesto “hanno detto di
essersi persi e di essere arrivati per caso al roccolo (il
che non giustifica certo l'incendio doloso alle reti) ma
avevano una cartina con la località precisa del roccolo da
colpire”. Secondo Federcaccia la premeditazione del gesto è
riconducibile a movimenti anticaccia, sospetto giustificato
dal fatto che questo è il roccolo utilizzato per la cattura
dei richiami vivi per i cacciatori della pianura bergamasca.
Al proposito Federcaccia rivela che “l’attività dei roccoli
è regolata ed autorizzata da ben due leggi regionali, di cui
una legge quadro ed un legge attuativa che disciplina i
numeri delle catture consentite, e funzionano sulla base di
concessione della Provincia di Bergamo. L’attività dei
roccoli inoltre, volta a garantire agli oltre 4500
capannisti orobici i richiami di cattura previsti dalla
Legge nazionale, è considerata dall’INFS, ora ISPRA,
servizio pubblico a tutti gli effetti” .I cacciatori stanno
già subendo un danno, il roccolo è in funzione ma a mezzo
serivzio “i tordi stanno già passando e con le reti
danneggiate sicuramente alcuni cacciatori non avranno la
possibilità di ottenere i richiami”. Federcaccia ha
annunciato che presenterà formale denuncia per interruzione
di pubblico servizio e si costituirà parte civile per il
danno subito dai cacciatori. “Non vogliamo rivivere i tempi,
che ci auguravamo definitivamente tramontati, in cui la
violenza di asseriti ambientalisti anticaccia non si
limitava agli attacchi verbali – puntualizza Federcaccia -.
E non possiamo tacere che chi danneggia i roccoli compie un
vero attentato alla storia ed alla cultura bergamasca”.
IL TIRRENO
24 SETTEMBRE 2009
Pagate al Comune i cervi abbattuti
SAMBUCA (FI). Dal 1977 la fauna selvatica non è “res nullius”,
cioè roba di nessuno, ma patrimonio indisponibile dello
Stato. Parte da qui Dino Borgognoni, capogruppo di minoranza
al Comune di Sambuca, per contestare il modo in cui viene
effettuata la caccia di selezione agli ungulati secondo la
Provincia. In pratica, osserva Borgognoni, se gli animali
selvatici sono proprietà della comunità, è giusto che il
ricavato della loro vendita finisca nelle casse di chi
quella comunità governa e rappresenta, in questo caso i
Comuni. Invece ora «un cervo adulto viene venduto a
facoltosi appassionati della caccia al prezioso ungulato al
costo pressappoco di una dozzina di metri di guard rail
posto in opera sulle nostre ripide e pericolose strade di
montagna».
IL GIORNO
24 SETTEMBRE 2009
L’assemblea unita: gli sportivi che ne faranno richiesta
potranno abbattare gli ungulati
Cinghiali nel mirino con la caccia di selezione
PARIDE DIOLI
TIRANO (SO) - DA QUEST’ANNO, in periodo di caccia di
selezione agli ungulati, i cacciatori che ne fanno richiesta
potranno sparare anche ai cinghiali. Lo ha deciso
praticamente all’unanimità il consiglio provinciale con
l’astensione significativa dell’ex assessore Severino De
Stefani, oggi capogruppo del PdL. Pur votando a favore,
tuttavia, anche altri consiglieri che, dal dibattito, hanno
dimostrato di conoscere a fondo l’argomento, hanno espresso
molta preoccupazione e consigliato prudenza, soprattutto per
quanto riguarda la possibilità di cacciare i cinghiali
(diffusi nel Tiranese, Morbegnese e nella zona di Sondrio)
anche in pianura con munizioni a palla. I fautori della
scelta attuata, hanno replicato che si tratta di una
decisione presa a titolo sperimentale che verrà
riconsiderata alla chiusura della caccia, quindi entro
quest’anno.
La Provincia, in sostanza, ha chiesto la collaborazione dei
cacciatori di ungulati o di squadre di cacciatori che
«rappresenta un intervento di pubblica utilità», in quanto i
cinghiali arrecano danni enormi all’ambiente naturale e
agrario.
Saranno soggetti al controllo selettivo con abbattimenti
anche da parte dei cacciatori, tutti i cinghiali avvistati
dai cacciatori «durante l’esercizio dell’attività venatoria,
maschi, femmine, striati, rossi e adulti». I cacciatori
ammessi a questo tipo di caccia di selezione non devono poi
aver subito sanzioni negli ultimi cinque anni.
PER GLI ABBATTIMENTI si potranno usare carabine di calibro
superiore ai 6 millimetri escluso il calibro 6PPC e il
singolo cacciatore, o la squadra, devono ritirare un
permesso presso gli uffici provinciali e, all’atto
dell’abbattimento, compilare la apposita cartolina compilata
entro 48 ore. Dopo la consegna di questa cartolina verrà
rilasciato un altro permesso per l’abbattimento di un nuovo
capo. Inoltre è stato stabilito che il capo abbattuto resta
di proprietà del cacciatore o della squadra dopo che è stato
sottoposto ai controlli previsti sotto il profilo sanitario
e ai rilievi biometrici previsti dal servizio caccia e
pesca. L’animale andrà portato alla macelleria autorizzata
alla conservazione da parte della provincia in attesa delle
formalità burocratiche, alla fine dell’iter verrà
riconsegnato a chi l’ha abbattuto.
Il provvedimento ha incassato il voto favorevole anche delle
opposizioni che, tuttavia, hanno chiesto che sia attuato con
molta prudenza. «I cinghiali sono diventati infestanti e
difficilmente raggiungibili anche da parte delle squadre
specializzate – spiega Sandro Sozzani – per cui si è attuata
questa decisione in via sperimentale. Da quanto mi risulta
le catture sono state intensificate negli ultimi mesi e
l’estensione della possibilità degli abbattimenti da parte
dei cacciatori di ungulati e solo in periodo di caccia
potrebbe aumentare il successo della lotta per eradicare in
modo significativo questo pericolo che è reale e che è
insorto per colpa di pochi irresponsabili. Nell’ambiente dei
cacciatori sono in molti a sapere chi sono queste persone
che agiscono nell’ombra, ma devono essere presi con le mani
nel sacco, sennò si tratta solo di sospetti che, sino a
prova contraria, rimangono infondati».
IL PICCOLO TRIESTE
24 SETTEMBRE 2009
Cinghiali foraggiati da tanti anni Numero accresciuto per i
cacciatori
Sara Giroldo
Provincia di Trieste - Le associazioni ambientaliste Wwf,
Legambiente, Lipu, Lega abolizione caccia e Italia Nostra,
stanche del dibattito sui cinghiali scatenato dal piano
varato dalla Regione e attuato dalla Provincia per
abbatterne cento esemplari, prendono la parola: «Il problema
dei cinghiali non è riconducibile all’operato dei
guardacaccia della Provincia. Dagli atti di pianificazione
venatoria degli ultimi 15 anni - sostengono in coro - si può
esattamente capire su chi ricada la colpa dell’attuale
situazione». Secondo gli ambientalisti, da quando i
cinghiali sono usciti dall’allevamento della cava Faccanoni
nel mondo venatorio vi è stato un ingente foraggiamento
delle bestie mirato ad aumentarne il numero in aree di
facile accesso. Il tutto con il supporto economico
dell’allora Comitato provinciale della caccia. «Era già il
1997 quando noi associazioni abbiamo inteso a cosa si stava
andando incontro, chiedendo l’intervento delle
amministrazioni pubbliche affinché venisse messa la parola
fine al foraggiamento artificiale. Ciò in vista
dell’attivazione di una corretta e partecipata gestione
basata sulla collaborazione del mondo faunistico e di quello
della caccia». Secondo gli ambientalisti i cinghiali erano
all’epoca meno di cento. «Era possibile evitare l’esplosione
dei danni e gli interventi di contenimento così cruenti. Ma
le richieste di noi ambientalisti sono finite senza ascolto
nei cassetti del piano faunistico di Provincia e Regione».
Secondo le associazioni ora occorre istituire un tavolo
tecnico permanente che veda cooperare ambientalisti,
agricoltori ed enti locali alla ricerca di tecniche
alternative all’uso della carabina. Dello stesso avviso è la
Lav, che dà la propria disponibilità a collaborare con
qualsiasi ente politico per la risoluzione del problema
cinghiali. La Lav riconduce la responsabilità della
situazione alle associazioni venatorie: i cacciatori
avrebbero reintrodotto gli animali selvatici per ottenere
poi ricchi bottini. La Lav ricorda di essersi adoperata già
nella ricerca di soluzioni efficaci a risolvere l’emergenza
animali, molto meno drastiche rispetto all’abbattimento, in
linea con quelle proposte dal consigliere comunale Marino
Andolina come barriere elettriche di contenimento,
spostamento progressivo dei punti di alimentazione verso
l’altipiano.
IL GAZZETTINO DI TREVISO
24 SETTEMBRE 2009
La Lac denuncia:«Troppe violazioni»Ma la Provincia:«Solo
pochi verbali»
Mauro Favaro
Provincia di Treviso - Domenica è stata riaperta la stagione
venatoria nella Marca, e anche quest’anno non manca il
braccio di ferro tra i cacciatori e la Lega per l’abolizione
della caccia (Lac). Le segnalazioni sono partite già dopo i
primi colpi di doppietta a quanto pare a causa di alcuni
spari esplosi vicino alle abitazioni in barba alla distanza
minima di 150 metri prevista dalla legge. La Lac si prepara
a dar battaglia e offre assistenza legale a tutti coloro che
vogliono denunciare la violazione delle regole. Ma per la
Provincia in questi primi giorni tutto è andato per il
meglio con le 16 guardie venatorie chiamate a stilare solo
una manciata di verbali contro cacciatori indisciplinati.La
maggior parte delle violazioni segnalate dalla Lac
riguardano il mancato rispetto della distanza dalle case. “E
a Ciano del Montello un cacciatore ha liberato i suoi tre
cani da caccia dentro una zona protetta per farvi uscire
delle lepri per poi abbatterle – aggiunge la Lega per
l’abolizione della caccia – un comportamento molto
scorretto, oltre che vietato dalla legge e sanzionato
penalmente”. Dall’osservatorio degli uffici provinciali,
però, non sono state notate troppe infrazioni. Anzi. “Tutto
è andato più che liscio in questi primi giorni – spiega
l’assessore Mirco Lorenzon – la Lac deve fare il proprio
lavoro ma c’è stata solo qualche contestazione che ha
portato le 16 guardie venatorie, coadiuvate da oltre
duecento volontarie, a stilare solo qualche verbale”.Tutto
nella norma, insomma. Gli atti di bracconaggio stanno
diminuendo drasticamente e la selvaggina nella Marca è
praticamente triplicata. Mentre i cacciatori sono sempre di
meno: ogni tre licenze messe in soffitta, infatti, ne viene
sottoscritta solamente una di nuova. “Questo è l’andamento,
e poi la politica di controllo degli ultimi tempi sta dando
i sui frutti – continua l’assessore – la tradizione della
caccia non conta molti giovani ma ora è in difficoltà anche
a causa della crisi economica: mediamente si spende circa
500 euro di tasse ancor prima di poter prendere in mano il
fucile". Ma la Lega per l’abolizione della caccia, per bocca
del suo presidente veneto, non intende minimamente abbassare
la guardia. “Purtroppo ci sono ancora troppi cacciatori che
violano le norme più elementari previste dalla legge e ciò
può comportare seri rischi per chi vive o vuole trascorrere
qualche ora in campagna o in collina – puntualizza Andrea
Zanoni – invitiamo tutti coloro che dovessero rilevare
situazioni di illegalità a segnalarci i fatti: con l’aiuto
dei propri legali la Lac offre un servizio gratuito di
stesura delle querele per i danni subiti”. E sino alla fine
di gennaio, quando si chiuderà la stagione venatoria, le
doppiette resteranno sotto osservazione.
IL GAZZETTINO
24 SETTEMBRE 2009
Non consegna un fagiano alla Guardia provinciale: condannato
a pagare un’ammenda
VITTORIO VENETO (TV) - Non consegna un fagiano alla Guardia
provinciale: condannato a pagare un’ammenda. Una battuta di
caccia forse troppo vicina alle case innescò, il 18 novembre
2006 a Carpesica, la vicenda ricostruita ieri in Tribunale a
Conegliano. È stata proprio la guardia che assistette alla
scena a riferire al giudice Angelo Mascolo come si arrivò
alla denuncia del 74enne coneglianese Gino Tomasi che quel
giorno accompagnava, senza fucile, un amico cacciatore
armato. La guardia si avvicinò ai due, accompagnati da
altrettanti cani da ferma, per avvertirli che erano troppo
vicini alle abitazioni. Al gruppo si sarebbe poi unito un
altro cane, che Tomasi avrebbe secondo la guardia incitato
ad andare a raccogliere un fagiano. L’amico del coneglianese
avrebbe a quel punto sostenuto che cane e fagiano in
questione erano del figlio di Tomasi, Bruno. Poi, l’imputato
avrebbe ammazzato la preda sbattendola a terra dopo che la
guardia aveva contestato la cattura del fagiano all’amico di
Gino Tomasi. Il figlio di quest’ultimo ieri ha detto al
giudice di avere sparato due colpi di fucile che hanno
tramortito il fagiano, che poi sarebbe stato preso dal suo
cane.Condannato dal gip di Treviso a pagare un’ammenda per
non avere consegnato il fagiano all’agente e avere catturato
la preda con il cane, in violazione della legge sulla
caccia, ieri Gino Tomasi è stato assolto da questa seconda
accusa per non avere commesso il fatto, ma ritenuto
responsabile della mancata consegna del fagiano e per questo
condannato a pagare un’ammenda di 200 euro.
LA SICILIA
24 SETTEMBRE 2009
La Polizia dà la caccia ai
proprietari dei cavalli «scaricati» in un terreno altrui
SIRACUSA - La Polizia dà la caccia ai proprietari della
mandria di cavalli che ha invaso dei terreni privati. I
mandriani locali depositano le mandrie in terreni privati di
cui le case sono in disuso. Accade in diverse zone del
Monte. L'ultima mandria è stata depositata in un
appezzamento di terreno alle falde del monte Amara, prima di
arrivare a Brucoli. I mandriani oltre a lasciare le bestie
anche per diversi giorni, posizionano dei paletti con del
filo su cui passa della corrente a bassa tensione. La
corrente alimentata da una batteria a 12 volt impedisce alla
mandria di uscire fuori ma impedisce anche ai proprietari di
entrare nel proprio podere. I danni del passaggio delle
mucche e dei cavalli in terreni privati sono molteplici; le
bestie non si limitano a brucare l'erba ma distruggono anche
quello che trovano, attrezzi agricoli compresi. Il
Commissariato di Polizia di Augusta ha stilato da anni una
mappatura degli allevamenti di animali da pascolo, in modo
da risalire al proprietario delle bestie su cui ricade il
reato di malgoverno di animali. La mandria che stanzia nella
zona del Monte secondo i vigili urbani potrebbe essere la
stessa a cui appartiene un cavallo fuggito la settimana
scorsa, che ha provocato un incidente nella strada
provinciale Augusta Brucoli. Gli allevatori per non farli
transitare in carreggiate transitabili preferiscono portarli
al pascolo in terreni privati dove stazionano anche per
settimane se il terreno non è frequentato dai proprietari.
Secondo la normativa i proprietari del terreno in cui si
trova un animale possono goderne di proprietà, come per le
altre cose che sono siti all'interno dell'appezzamento del
terreno.A.B.
CORRIERE DI AREZZO
24 SETTEMBRE 2009
Arriva la febbre del Nilo: colpiti due cavalli
Equini e umani le vittime della zanzara Culex. Da agosto due
decessi in Italia. I casi a Castiglioni e verifiche a
Cortona, la Usl si attiva ma tranquillizza
Federica Guerri
AREZZO - Mentre ancora non si placa la psicosi per
l’influenza A, un altro virus desta preoccupazione nella
nostra provincia. Si chiama West Nile Desease e si traduce
in Febbre del Nilo. Una malattia arrivata dall’Africa e di
cui è responsabile la zanzara del genere Culex. Un insetto
che, infetto, in Valdichiana ha contagiato due cavalli,
unica vittima animale insieme al genere umano. Una patologia
che gli esperti non definiscono grave e che spesso si
presenta senza sintomi e conseguenze, o al massimo con i
normali disturbi febbrili e che si guarisce nel giro di
pochi giorni con gli stessi accorgimenti di una banale
influenza. Ma le eccezioni ci sono. Eccome. Diverse le
conseguenze nei soggetti affetti da patologie croniche,
soprattutto anziani, o che mancano di adeguate difese
immunitarie. Nella peggiore delle ipotesi (meno dell’1% dei
casi) la malattia può presentarsi con meningite,
meningocefalea e mielite. Con effetti anche letali. Dalla
fine di agosto si sono verificati due decessi a Ferrara e
Rovigo per Wnd, in entrambi i casi si è trattato di soggetti
anziani (71 e 82 anni, ndr) debilitati da altre patologie
croniche. Ma sono comunque una decina i casi riscontrati
nella parte nord della Romagna e nel Polesine, molti dei
quali hanno manifestato sintomatologie neurologiche. Cavalli
sotto controllo. I due soggetti positivi al virus della Wnd
sono allevati in una scuderia del Comune di Castiglion
Fiorentino e anche due strutture cortonesi sono adesso sotto
osservazione. Immediate le misure di controllo e restrizione
previste dai piani nazionali così come le indagini
sierologiche in collaborazione con l'Istituto
Zooprofilattico di Teramo (centro di referenza nazionale per
la Wnd) e l’Università degli Studi di Perugia presso la
quale uno dei due cavalli è stato trasferito. Nessun
allarme. Pronta la risposta di rassicurazione della Asl. “Il
territorio è costantemente monitorato - spiega Gabriella
Bidini, direttore del Dipartimento di Prevenzione -
periodicamente vengono effettuati controlli per accertare le
condizioni e i due casi dei cavalli in Valdichiana sono
stati scoperti proprio nell’ambito di queste verifiche”.
Insomma, si suppone niente di preoccupante. “I sintomi
neurologici riscontrati nei cavalli (difficoltà nella
camminata, paresi, particolare postura della testa, giri
dell’animale su se stesso, ndr) sono sporadici - continua la
Bidini - molto spesso la malattia decorre in maniera
asintomatica”. Sia negli animali, sia negli uomini. Per
difendersi sono sufficienti i tradizionali accorgimenti
contro le zanzare, rimuovere zone stagnanti, luoghi
preferiti per la riproduzione, spegnere le luci, usare
repellenti e via dicendo, fino alle disinfestazioni messe in
atto dalle autorità locali. E per quanto riguarda la
profilassi, non ne esiste una specifica per il virus. Le
cure sono le stesse che guariscono la forma virale con la
quale si presenta la West Nile Desease. E’ però importante
ricordare che il contagio avviene soltanto tramite puntura
di zanzara, non da cavallo a persona o viceversa e neanche
tra individui “Non è mai stato dimostrato questo tipo di
trasmissione”, conferma la Bidini. Semmai può veicolarsi nel
sangue, ma sono sporadici i casi. Malattie tropicali. Ciò
che viene da chiedersi è come può la febbre del Nilo
arrivare fino in riva alla Chiana. “Un tempo queste
patologie le studiavamo nell’esame di Malattie Tropicali -
spiega il medico veterinario dell’Asl 8 Paolo Omizzolo -
oggi i cambiamenti climatici e il conseguente innalzamento
delle temperature favoriscono la vita nel nostro territorio
degli uccelli migratori portatori di queste malattie che qui
convivono con la fauna stanziale e le zanzare, veicolo della
malattia”. E la Wnd è solo una delle tante patologie
“nuove”. “Ce ne sono a bizzeffe di questi virus - continua
Omizzolo - ma nella maggior parte dei casi senza patologie
preesistenti non sono pericolose”.
LA REPUBBLICA
24 SETTEMBRE 2009
"Panda troppo costosi, lasciamoli estinguere"
Provocazione da Londra. Chris Packham, conduttore di
programmi sulla natura della Bbc, lancia la sua proposta:
"Sono in un cul de sac evolutivo, stacchiamo la spina"
FLAMINIA FESTUCCIA
LASCIATE che i panda si estinguano dignitosamente. Un
singolare appello contro l' "accanimento terapeutico" che
arriva dalla Gran Bretagna, per voce di Chris Packham,
famoso naturalista e conduttore di programmi sugli animali.
Che ha fatto insorgere gli animalisti.
Nella sua intervista alla rivista Radio Times, Chris Packham
non è stato tenero con i grandi orsi bianchi e neri simbolo
del Wwf: "I soldi spesi per la conservazione di questa
specie potrebbero essere impiegati meglio, i panda sono
entrati volontariamente in un cul de sac evolutivo". Da qui
la proposta di "staccare la spina". Anche perché, ha
aggiunto il naturalista britannico, "è inutile continuare a
farli riprodurre in cattività se poi l'habitat dove
reinserirli non esiste più".
La dieta. Morbidi, pigri, goffi, i panda sono animali
davanti ai quali nessuno nasconde un moto di tenerezza.
Eppure le parole di Packham hanno un fondamento. Il panda,
infatti, appartiene alla stessa famiglia degli orsi, e come
quelli tecnicamente sarebbe onnivoro. Anzi, il suo apparato
digerente sarebbe quello di un carnivoro, ma da tempo la
specie si è adeguata a una dieta composta quasi
esclusivamente di bambù. Proprio per le difficoltà di
assimilazione delle foglie, il panda ne deve mangiare circa
40 chili al giorno, e la lunga digestione gli conferisce
quell'aspetto assonnato da orsacchiotto di peluche.
La riproduzione. Il panda è pigro anche in amore: raggiunge
la maturità sessuale molto lentamente, e il periodo fertile
di una femmina dura solo due giorni all'anno. Dato che si
tratta di un animale solitario, poi, l'incontro tra i sessi
non è sempre garantito, e per di più anche dopo
l'accoppiamento solo una femmina su tre riesce a portare a
termine la gravidanza. In ogni cucciolata possono nascere
uno o due piccoli, ma la madre, sia in cattività che in
natura, ne alleva sempre e solo uno, abbandonando l'altro.
Ma nonostante concentri tutte le sue cure su un figlio solo,
la mortalità infantile è comunque elevatissima. In natura
sopravvivono circa 1600 panda, secondo le stime del Wwf,
minacciati dalla scomparsa del loro
habitat per mano dell'uomo. Ma sono molti, soprattutto in
Cina, i centri dove si tenta la riproduzione in cattività.
Addirittura si sperimenta una tecnica per cui la madre viene
"ingannata" scambiando continuamente i cuccioli, in modo che
li accetti e li allevi entrambi. Ma il problema sta anche a
monte: per favorire l'accoppiamento tra gli animali
impigriti e privi di interesse per l'altro sesso, si prova
di tutto: dai feromoni ai "video
a luci rosse", sperando che la vista di altri panda
beatamente intenti alla riproduzione possa far riaffiorare
gli istinti sopiti.
Le proteste. Il panda però è e rimane un animale simbolo
della lotta per la protezione delle specie, e l'idea di
"staccare la spina" ha fatto inorridire molti. "Chris ha
detto una cosa sciocca, da irresponsabile", ha dichiarato
Mark Wright, studioso di scienza della conservazione e
consigliere del Wwf, che ha aggiunto: "I panda si sono
perfettamente adattati al luogo dove vivono. Le montagne
costituiscono il loro habitat e lì hanno a disposizione
tutto il bambù che vogliono". Ma Chris Packham ha rincarato
la dose, gettando ombre anche sul futuro delle tigri:
"Difendere un animale che vale più da morto che da vivo sarà
molto difficile, non credo che le tigri possano vivere altri
15 anni". Tesi logicamente ineccepibili, quelle del
conduttore britannico. Che di certo avrebbero suscitato
molte meno polemiche se si fosse trattato di zanzare o
pipistrelli. Ma pensando ai danni fatti dall'uomo
all'habitat di tante specie, agli animali che si sono
estinti, ripensiamo ai panda. Per quanto inadatti, inutili e
costosi possano essere, siamo davvero pronti a lasciarli
andare via per sempre?