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25
SETTEMBRE 2009
REDACON
25 SETTEMBRE 2009
Soffocano i micio in un sacchetto
La
povera bestiola scaraventata ai lati della strada. Accade
lungo la provinciale per Vetto. L'intervento della polizia
Matildica-Val TAssobbio e la denuncia alla procura "E'
reato"
Vetto (RE) - Alle volte la
crudeltà umana pare non conoscere confini. Questa volta
siamo a Vetto dove abbiamo casualmente un (probabile) gatto
sigillato in due sacchetti di plastica trasparenti chiusi
con una corda da balla. De tutto evidente l'intenzione,
purtroppo riuscita, di sopprimere così la bestiola,
scaraventata poi ai lati della strada, che congiunge il
capoluogo vettese al Remisetano, poco dopo la vecchia
discarica a valle del paese. Redacon ha allertato la Polizia
municipale "Matildica-Val Tassobbio" che è intervenuta sul
posto e ha raccolto i resti dell'animale, decomposto solo
quando qualche insetto è riuscito a forare il mortale
duplice involucro. Singolare il fatto che nemmeno si
trattasse di un micio appena nato ma di un gatto di media
taglia, di pelo fulvo. "E' un reato provvediamo a segnalare
alla Procura della Repubblica", spiegano gli agenti. Ora in
corso anche l'attività di indagine per cercare di rinvenire
l'autore del misfatto sul quale si chiede se sia da
ricondurre a ripetuti avvelenamenti avvenuti nel
dirimpettaio borgo di Gottano. "A Redacon - lamenta una
lettrice - scrivete troppo spesso di animali. Che notizie
sono?. Riteniamo sia doveroso informare di quanto accade
intorno, in particolare quando gli animali loro malgrado
sono vittime dell'idiozia umana che in questo caso si
configura come un misfatto penalmente perseguibile". Perchè
- si chiede un altro lettore - l'uomo è capace di simili
crudeltà?".

FOTO
SAVONA NEWS
25 SETTEMBRE 2009
Varazze (SV): gattini ammalati abbandonati davanti
al Conad
Varazze (SV) - Tre gattini di pochi mesi e maltati
sono stati abbandonati, in via Piave, davanti alla
porta del supermercato Conad di Varazze.Le bestiole
sono state soccorse dai Volontari della Protezione
Animali savonese e presi in cura presso la sede di
via Cavour."Anche negli anni passati, nello stesso
posto, sono stati trovati alcuni cuccioli
abbandonati - dichiarano i responsabili dell'Enpa -.
Tutto fa pensare che a partorire quei gatti sia lo
stesso felino e ogni volta che rimane incinta, la
padrona piuttosto di allevarli li abbandona davanti
al supermercato".L’abbandono di animali è punito con
l’arresto fino ad un anno o l’ammenda fino a 10.000
euro, oltre alla costituzione di parte civile
dell’associazione. Chiunque vi abbia assistito può
dare informazioni utili all’inchiesta, telefonando
alle Guardie Zoofile dell’ENPA (019/824735), o
inviando una mail a savona@enpa.org, o rivolgendosi
direttamente a Carabinieri, Polizia Municipale o
Guardia Forestale.
SALERNO NOTIZIE
25 SETTEMBRE 2009
Salerno: auto travolge ed uccide cavalli su
carreggiata, ferito il conducente della
macchina
Salerno - Due interventi nella notte da
parte dei vigili del fuoco. Su segnalazione
dei Carabinieri di Salerno e della Polizia
Municipale di Salerno, i caschi rossi,
intorno alle ore 2, si sono recati in
località Ponte di Ferro, sulla strada che da
Ostaglio porta verso San Mango
un’autovettura si è scontrata con alcuni
cavalli che erano spuntati improvvisamente
sulla sede stradale. Uno degli occupanti
della vettura è rimasto ferito, in maniera
lieve, due degli animali investiti hanno
perso la vita nel violento impatto. Alle ore
5, invece, i vigili del fuoco sono dovuti
intervenire in un’autofficina di
Montecorvino Rovella all’interno della quale
una vettura aveva preso fuoco, probabilmente
a causa di un corto circuito. Al riguardo ci
sono indagini in corso, i danni non sono
stati ancora quantificati.
LA
ZAMPA.IT
25
SETTEMBRE 2009
Cina, protesta per le stragi di
cani e gatti: pronta una bozza di legge
Oltre 4000 animali uccisi dalle
squadre «della morte»

Continuano, ma non passano più
inosservate in Cina le stragi di
animali, anche quando ordinate dalle
autorità per ragioni sanitarie. La
soppressione di 4.000 cani e gatti per
prevenire la possibile diffusione della
rabbia nella provincia del Sichuan ha
sollevato di nuovo le proteste
dell’opinione pubblica, riporta oggi il
quotidiano China Daily.
Un contadino del villaggio Baojing, nel
Sichuan, è morto dopo essere stato
ricoverato con i sintomi della malattia.
L’uomo era stato morso qualche tempo fa
da un cane. La decisione delle autorità
di uccidere tutti i cani e gatti della
zona con l’aiuto di squadre «della
morte» ha scatenato le proteste di molti
cittadini. La stampa cinese recentemente
ha dedicato molti articoli agli animali,
dai 400.000 euro pagati da una signora
per acquistare un cane Tibetan terrier
al lussuoso cimitero per i quattro zampe
a Shanghai, al proliferare di negozi con
accessori alla moda. Oggi in Cina gli
animali non sono più solo merce
economica: compagni ideali per gli
anziani abbandonati a se stessi e per
generazioni di figli unici, status
symbol nei salotti dei nuovi ricchi,
stanno conquistando in fretta il ruolo
di amici fedeli.
Eppure attualmente nel Paese, tranne che
per le specie in pericolo di estinzione,
non sono previste sanzioni per atti di
crudeltà nei loro confronti: bruciarli
vivi o bastonarli a morte sono metodi
all’ordine del giorno per la lotta al
randagismo o per pretese misure
sanitarie, hanno spesso denunciato gli
animalisti.
Dalle prime discussioni sull’argomento
nel 2002 alla notizia diffusa dalla
stampa ufficiale lo scorso giugno di una
legge in via di definizione, i passi in
materia sono stati numerosi ma poco
concreti.
Potrebbe rappresentare una svolta, se
sottoposta all’attenzione delle autorità
nella prossima Assemblea nazionale del
Popolo a marzo, la bozza di una legge
per la Protezione degli animali
disegnata da un gruppo di legali
coordinati da un ricercatore
dell’Accademia delle scienze sociali,
Chang Jiwen.
Il documento, che comprende 181 clausole
che vanno dalle misure di prevenzione
delle malattie a quelle contro la
tortura e il maltrattamento degli
animali, «diffonde un nuovo concetto di
welfare utile per l’armonia sociale», ha
dichiarato Chang al quotidiano di Hong
Kong South China Morning Post.
CODICI
25 SETTEMBRE 2009
IN BAARIA
DI TORNATORE SPREGIO DELLE NORMATIVE
ITALIANE IN MATERIA DI BENESSERE ANIMALE
CODICI
CHIEDE L’INTERVENTO DEL MINISTERO DELLE
ATTIVITA’ CULTURALI E INVITA I CITTADINI
A DISERTARE LE SALE

“Col film BAARIA siamo tornati di colpo
indietro di cinquant’anni, quando per
girare i western si uccidevano i cavalli
facendoli realmente cadere da
scenografici dirupi”. E’ questa l’ amara
constatazione di Valentina Coppola
Responsabile della sezione ambiente del
CODICI alla truculenta uccisione del
bovino avvenuta apposta per il film di
Tornatore.
Niente effetti scenici, l’animale viene
abbattuto con un punteruolo conficcato
nella fronte e poi, ancora vivo,
sgozzato mentre le persone che lo
contornano ne raccolgono il sangue.
Per aggirare il codice penale italiano,
il regista ha girato la scena in
Tunisia, dimostrando così, per il
CODICI, spregio per le regole nazionali
che gli avrebbero impedito l’uccisione
effettuata senza stordimento e al di
fuori di un macello autorizzato.
“ Non si comprende perché il regista non
abbia utilizzato effetti scenici ed
abbia preferito invece girare la scena
in un paese dove i diritti degli animali
sono meno sentiti non vorremmo che in un
prossimo film volendo interpretare la
storia di un prigioniero politico
scegliesse di girare in uno stato dove
la tortura è consentita”. Questa la
provocatoria considerazione della
responsabile del CODICI , l’associazione
in oltre dichiara di aver inviato una
richiesta alla società di produzione
Medusa ed al Ministero delle Attività
Culturali chiedendo la censura della
scena in questione.
“Pur apprezzando decisamente la
produzione e la carriera cinematografica
di Giuseppe Tornatore”, conclude
Coppola, “esorto gli italiani a
disertare le sale cinematografiche in
segno di protesta, perché è bene
ricordare ai “Grandi” che seppure tali,
non hanno il potere di sostituirsi alle
leggi dello stato”.
VIRGILIO NOTIZIE
25 SETTEMBRE 2009
Animali/ Codici attacca Baarìa: non
andate al cinema a vederlo
Bovino ucciso per una scena,
associazione chiede intervento Mibac
Anche Codici attacca 'Baarìa' di
Giuseppe Tornatore, sotto accusa
l'uccisione con un punteruolo di un
bovino per una scena del film girata
in Tunisia e denunciando "lo spregio
delle normative italiane in materia
di benessere animale",
l'associazione dei consumatori
invita a non andare a vedere il film
al cinema e disertare le sale e
chiede l'intervento del ministero
delle Attività culturali. "Col film
Baarìa siamo tornati di colpo
indietro di 50 anni, quando per
girare i western si uccidevano i
cavalli facendoli realmente cadere
da scenografici dirupi", denuncia
Valentina Coppola, responsabile
della sezione ambiente del Codici di
fronte alla "truculenta uccisione
del bovino avvenuta apposta per il
film di Tornatore". "Niente effetti
scenici - denuncia Codici -
l'animale viene abbattuto con un
punteruolo conficcato nella fronte e
poi, ancora vivo, sgozzato mentre le
persone che lo contornano ne
raccolgono il sangue". E per
aggirare il codice penale italiano,
il regista ha girato la scena in
Tunisia, dimostrando così, secondo
Codici, "spregio per le regole
nazionali che gli avrebbero impedito
l'uccisione effettuata senza
stordimento e al di fuori di un
macello autorizzato". "Non si
comprende perché il regista non
abbia utilizzato effetti scenici ed
abbia preferito invece girare la
scena in un paese dove i diritti
degli animali sono meno sentiti non
vorremmo che in un prossimo film
volendo interpretare la storia di un
prigioniero politico scegliesse di
girare in uno stato dove la tortura
è consentita", questa la
provocatoria considerazione della
responsabile del Codici.
L'associazione inoltre dichiara di
aver inviato una richiesta alla
società di produzione Medusa ed al
ministero delle Attività Culturali
chiedendo la censura della scena in
questione. "Pur apprezzando
decisamente la produzione e la
carriera cinematografica di Giuseppe
Tornatore - conclude Coppola -
esorto gli italiani a disertare le
sale cinematografiche in segno di
protesta, perché è bene ricordare ai
'Grandi' che seppure tali, non hanno
il potere di sostituirsi alle leggi
dello stato".
ADN KRONOS
25 SETTEMBRE 2009
CINEMA: MANNUCCI (PDL),
SCHIFATA DA 'BAARIA' CON
BOVINO UCCISO CON PUNTERUOLO
Roma - "Mi unisco alle
proteste delle Associazioni
animaliste contro il film 'Baaria'
di Giuseppe Tornatore. Sono
profondamente amareggiata e
schifata dalla scena in cui
il regista ha fatto uccidere
barbaramente un bovino con
un punteruolo conficcato
nella fronte del povero
animale prima di sgozzarlo
facendolo morire
dissanguato". Lo afferma
Barbara Mannucci del Pdl.
"Ovviamente -continua
Mannucci- la scena e' stata
girata in un Paese come la
Tunisia che non conosce
neanche lontanamente cosa
voglia dire rispetto per gli
animali". ''Stiamo facendo
tanto in Italia per far
capire alle persone che
anche gli animali hanno
diritto di essere rispettati
e per questo -prosegue
Mannucci- spero che si
prendano seri provvedimenti
nei confronti del film e del
regista che, se avesse fatto
una cosa simile in Italia
sarebbe stato punito
penalmente per
maltrattamenti poiche' la
macellazione -conclude- e'
stata effettuata senza
stordimento e al di fuori di
un macello autorizzato.
Spero vivamente che tutti
gli amici degli animali non
vadano a guardarlo come
sicuramente faro' io''.
CORRIERE DELLA
SERA
25 SETTEMBRE 2009
Il suo cinerino
sapeva parlare, contare
e riconoscere i colori
Irene, la donna
che sussurra ai
pappagalli
In Italia la
dott.ssa Pepperberg, la
studiosa che con il suo
Alex ha svelato i
segreti
dell'intelligenza negli
uccelli
ROMA - Si inaugura oggi
(venerdì 25 settembre) a
Trento la seconda
edizione di «Mondi
Animali Festival»,
la manifestazione a cura
del Museo Tridentino di
Scienze Naturali che
vedrà ricercatori ed
esperti discutere di
diritti ed intelligenza
animale. Ospite
d’eccellenza la dott.ssa
Irene Pepperberg,
ambasciatrice delle
sorprendenti abilità
cognitive degli uccelli.
Chi non ricorda Alex, il
famoso pappagallo che
sapeva contare come un
bambino di quattro anni,
scomparso nel settembre
di due anni fa tra la
commozione del pubblico
e le prime pagine dei
giornali. Abbiamo
incontrato la Pepperberg
durante un seminario a
Roma, dove ha discusso i
risultati di 30 anni di
lavoro con i pappagalli
cenerini. Quando
l’etologia si beava dei
successi di delfini e
scimpanzè, la
rivoluzionaria Irene
decise di studiare una
specie dal cervello
grande come una noce e
lontana dall’uomo quanto
un dinosauro. Lei stessa
sorride nel raccontare
che «quando confidai la
mia intenzione di
studiare le abilità
cognitive dei
pappagalli, i colleghi
mi guardarono stupefatti
e mi dissero: Irene cosa
ti sei fumata?».
Ma allora, dottoressa
Pepperberg, perché
proprio i pappagalli?
«Per varie ragioni. La
prima è personale e mi
riporta all’infanzia,
quando mio padre mi
regalò un parrocchetto.
Ci parlavo in
continuazione e lui
sembrava comprendere le
mie parole. Quando
iniziai il lavoro con
Alex, altri studiavano
la comunicazione tra
uomo e scimpanzè, ma
nessuno lavorava con gli
uccelli. Eppure, negli
anni ’50, studiosi
avevano dimostrato le
abilità numeriche e
linguistiche dei
cenerini».
Come è stato il primo
incontro con Alex?
«Presi Alex in un
negozio di animali a
Chicago. Ricordo una
gabbia con una decina di
uccelli nati in
cattività, un rumore
assordante. Non sapevo
chi scegliere, così
chiesi al commesso di
farlo per me. E lui
scelse Alex».
Come fa un semplice
pappagallo a guadagnare
le prime pagine dei
giornali?
«Alex riuscì a cambiare
l’opinione comune
sull’intelligenza
animale, mostrando di
possedere alcune abilità
analoghe a quelle dei
bambini piccoli. Non
solo, le mie ricerche
sfatarono un luogo
comune molto diffuso
persino nel mondo della
ricerca: che gli uccelli
sono stupidi».
Cosa faceva Alex di
così impressionante?
«Sapeva etichettare
oggetti e colori.
Comprendeva concetti
astratti come “forma” e
“colore”. Se vedeva un
pezzo di carta blu e gli
veniva chiesto “quale
colore?”, lui rispondeva
blu. Nei nostri
esperimenti utilizzavamo
molteplici combinazioni
di forme e colori, in
modo da escludere che le
risposte di Alex fossero
delle semplici
associazioni tra stimoli
ed etichette verbali.
Inoltre, Alex sembrava
rendersi conto del
potere comunicativo
delle “parole”: usava il
no per esprimere
i suoi desideri agli
sperimentatori,
mi dispiace per
comunicare il suo stato
d’animo».
E riguardo ai numeri?
«Alex sapeva contare
fino a 6. Comprendeva il
concetto di equivalenza
tra un numero e la sua
rappresentazione
simbolica, nonché il
rapporto
maggiore/minore. Un
giorno, mettemmo un
pezzo di plastica verde
rappresentante un 5
vicino a 3 blocchi di
legno blu. “Quale colore
è più grande?”. Se Alex
si fosse basato sulle
dimensioni fisiche,
avrebbe dovuto dire blu,
invece disse verde. Non
solo, quando gli
mostravamo due simboli
numerici di diverso
valore e colore, sapeva
riconoscere il numero
più alto. E questo
spontaneamente, mentre
gli scimpanzè hanno
bisogno di un lungo
addestramento».
Ci racconti qualche
particolarmente
significativo del vostro
lavoro.
«Ricordo quando Alex,
senza aver ricevuto
alcun insegnamento
specifico, disse per la
prima volta la “parola”
zero. Eravamo immersi in
una sessione di lavoro.
Sul tavolo c’erano 3
oggetti gialli, 4 rossi
e 6 blu. Io gli
chiedevo: di che colore
è 3? Lui rispondeva: 5.
Continuava a rispondere
5 nonostante le mie
insistenze, ma non
sembrava annoiato.
Allora gli chiesi: di
che colore è 5? E lui
rispose: nessuno. Rimasi
sbalordita Perché? Prima
di tutto perché Alex
dimostrava di
comprendere il
significato dello zero,
un concetto astratto
entrato nella cultura
occidentale solo nel
1600. Zero come assenza
di attributi. Poi perché
sembrava che Alex
manipolasse
intenzionalmente il mio
comportamento. Non ho
mai verificato
l’esistenza della Teoria
della Mente nei
pappagalli, ma in quella
occasione era come se
Alex avesse anticipato i
miei pensieri e le mie
intenzioni, portandomi a
formulare la domanda a
cui lui voleva
rispondere».
Altri episodi
fortuiti ma rivelatori
delle sue capacità?
«Nel 2004 iniziai uno
studio sulle addizioni.
Stavamo addestrando un
pappagallo, Griffin, a
riconoscere il numero 2
facendogli ascoltare 2
click. Quanti sono
Griffin? Nessuna
risposta. Altri 2 click.
Quanti sono? Ancora
niente. Allora Alex si
intromise nella
conversazione e disse 4.
Non ci facemmo caso,
pensando stesse dando
numeri a caso. Poi però,
quando generammo altri 2
click, Alex disse 6.
Stava davvero contando?
A quanto pare sì, dato
che replicammo
l’esperimento
utilizzando degli
oggetti ottenendo
risultati positivi Alex
conosceva i nomi degli
oggetti, sapeva contare
e fare calcoli».
Cosa ci riserva il
futuro?
«Attualmente stiamo
addestrando i nostri
pappagalli a riconoscere
i numeri ordinali,
quelli che indicano una
posizione all’interno di
un insieme. Siamo ancora
in una fase preliminare
e non posso svelare
molto, ma sembra che
questi stupefacenti
uccelli siano in grado
di comprendere anche il
concetto di cardinalità».
VIDEO
Corriere della Sera
25/09/09
E
l'associazione Codici: «Culturalmente si torna indietro di 50
anni, intervenga Bondi»
Baarìa, deputata Pdl: «Sono schifata»
Aumentano le prese di disanze dal film di Tornatore per la scena
del bovino ucciso davanti alla macchina da presa

La deputata del Pdl,
Barbara Mannucci (Ansa)
MILANO - Silvio Berlusconi, in
occasione della presentazione alla Mostra del Cinema di
Venezia. lo aveva esaltato. Ma dalle fila del Pdl arrivano
ora anche critiche al «Baarìa» di Giuseppe Tornatore. finito
nel mirino delle associazioni animaliste per la scena
dell'uccisione di un bovino effettuata dal vero davanti alla
macchina da presa. Una vicenda
che era
stata denunciata dalla Lav
(Lega antivivisezione) che ha
un proprio componente nella commissione di revisione
cinematografica. L'associazione aveva poi sollecitato
l'intervento del sottosegretario alla Salute, Francesca
Martini, affinché le istituzioni vigilino su quanto avviene
sui set cinematografici.
«AMAREGGIATA
E SCHIFATA» - «Mi unisco alle proteste delle associazioni
animaliste - ha detto la deputata pidiellina Barbara Mannucci
-. Sono profondamente amareggiata e schifata dalla scena in cui
il regista ha fatto uccidere barbaramente un bovino con un
punteruolo conficcato nella fronte del povero animale prima di
sgozzarlo facendolo morire dissanguato». «Ovviamente - ha
aggiunto l'esponente del centrodestra - la scena è stata girata
in un Paese come la Tunisia che non conosce neanche lontanamente
cosa voglia dire rispetto per gli animali. Stiamo facendo tanto
in Italia per far capire alle persone che anche gli animali
hanno diritto di essere rispettati e per questo spero che si
prendano seri provvedimenti nei confronti del film e del regista
che, se avesse fatto una cosa simile in Italia sarebbe stato
punito penalmente per maltrattamenti poiché la macellazione è
stata effettuata senza stordimento e al di fuori di un macello
autorizzato. Spero vivamente - ha concluso - che tutti gli amici
degli animali non vadano a guardarlo come sicuramente farò io».
«INDIETRO DI 50 ANNI» - Sulla vicenda ha preso posizione
anche l'associazione Codici che parla di «spregio delle
normative italiane in materia di benessere animale».
L’associazione dei consumatori invita a non andare a vedere il
film al cinema e disertare le sale e chiede l’intervento del
ministero delle Attività culturali, Sandro Bondi: «Col film "Baarìa"
siamo tornati di colpo indietro di 50 anni, quando per girare i
western si uccidevano i cavalli facendoli realmente cadere da
scenografici dirupi», denuncia Valentina Coppola, responsabile
della sezione ambiente di Codici. «Non si comprende -
sottolineano ancora dall'associazione - perché il regista non
abbia utilizzato effetti scenici ed abbia preferito invece
girare la scena in un Paese dove i diritti degli animali sono
meno sentiti non vorremmo che in un prossimo film volendo
interpretare la storia di un prigioniero politico scegliesse di
girare in uno stato dove la tortura è consentita»..
L'associazione inoltre dichiara di aver inviato una richiesta
alla società di produzione Medusa ed al ministero delle Attività
culturali chiedendo la censura della scena in questione.
LIBERO
25 SETTEMBRE 2009
«Sgozzato
un bue sul set» Animalisti contro Baarìa
Bruna Magi
Presa di
posizione della Lav contro “Baarìa” il film diretto da
Giuseppe Tornatore, presentato alla recente Mostra del
Cinema di Venezia e da oggi sugli schermi: visionando il
film nella Commissione di revisione cinematografica, di
cui sono componenti, i membri della Lav sono di colpo
inorriditi di fronte alla scena in cui un bovino viene
ucciso con un colpo di punteruolo in fronte, e stramazza
al suolo (si sente bene anche l’ultimo muggito,
interrotto di colpo). Successivamente viene sgozzato,
affinchè se ne possa bere subito il sangue ancora caldo,
come crudele cura contro l’anemia. Scena che in Italia
non sarebbe stato possibile girare, da noi è roba da
codice penale, non è ammessa “l’esecuzione” se non dopo
lo stordimento dell’animale e soltanto in un macello
autorizzato. A Tornatore è stato possibile riprendere
perchè il set era in Tunisia. Scandalizzata, la Lav ha
rivolto un’interrogazione al regista, chiedendo
spiegazioni, e a Francesca Martini, sottosegretario alla
salute, affinchè intervenga con disposizioni precise,
come la presenza di controlli sui set. Noi diciamo di
più: in “Baarìa” c’è anche un’altra scena che
infastidisce, dove a una gallina viene tirato il collo
per pranzo, e anche quella purtroppo sembrerebbe
autentica. Aggiungiamo: alla Mostra del Cinema di
Venezia c’erano anche altri film (presto in uscita) che
“illustravano” scene violente su animali. Tipo caprette
rinchiuse in un baraccone del deserto iracheno, durante
la prima guerra del Golfo. Tacciono, per forza, visto
che le loro corde vocali sono state recise. Affinché non
belino di dolore quando gli sparano nelle zampe: curare
le ferite da armi da fuoco sugli animali sarebbe servito
ai soldati americani per fare pratica onde soccorrersi
reciprocamente nel momento del bisogno. Orrenda e
paradossale operazione, secondo il film “The man who
stare at goats”, di Grant Heslow (con George Clooney,
Ewan McGregor, Jeff Bridges, Kevin Spacey).L’ipotetico
titolo italiano sarà “Capre di guerra” e francamente ci
auguriamo che non sia vero, che il tutto sia soltanto
oggetto della fantasia del libro di Jon Ronson dal quale
è tratto il film. Insomma una gran bufala, anche
ironica, su ricerche che sarebbero state compiute dal
governo americano per applicare il “paranormale” nelle
strategie di guerra. Nell’ambito di questi studi, il
film ci fa assistere a esperimenti non solo su capre, ma
anche su gatti e criceti, fulminati con lo “sguardo”
dagli specialisti del plotone che sanno uccidere con la
forza della mente. E noi ci chiediamo: con quale trucco
il regista ha fatto sì che crollassero a terra davanti
alla macchina da presa e allo sguardo di George Clooney?
Peccato che nessun giornalista abbia pensato di
chiederlo alla conferenza stampa , invece di star sempre
lì a rimestare nel torbido con la storia della Canalis.
E ancora: l’asino con il ventre aperto e le budella
fuori dell’israeliano “Lebonian” fa dubitare che si
tratti di sola fiction (ricorda i cavalli squartati e
altro del mai abbastanza deprecato “L’orso” di Jean
Jacques Annaud). Guarda caso, è stato il film che ha
vinto il Leone d’oro”. Tutti a applaudire, specie i
“critici sinistri”, nessuno a chiedersi come mai vengono
permesse queste ignominie. In nome di un crudele e
deprecabile neorealismo di ritorno? Invochiamo la
presenza di controlli sui set in tutto il mondo.
L'ARENA GIORNALE DI VERONA
25
SETTEMBRE 2009
GESTI INCIVILI. Trovata a Verona sud
Rondine uccisa dai pallini dei cacciatori
Rinvenuto anche un gatto
morto impallinato

Castel
d’Azzano (VR) - Apertura della caccia con sprazzi di
dabbenaggine. Ne hanno fatto le spese una rondine e un
gatto, trovati impallinati tra le campagne tra Verona e
Castel D’Azzano da un abitante della zona. «Mi dispiace in
particolare per la rondine che aveva il nido sotto le
grondaie di casa mia», racconta S.P., il pensionato
settantenne che ha rinvenuto gli animali morti impallinati.
«L’avevo notata mentre costruiva il nido e poi avevvo visto
anche arrivare i piccoli. Mi ero affezionato a quella
presenza, anche se quest’estate i piccoli della rondine
erano spariti uno dopo l’altro. Domenica ho trovata la
rondine morta, con le ali aperte, nel mio giardino. L’ho
presa in mano e ho visto che era stata uccisa da dei pallini
da caccia. Di fronte, nel campo, in una canaletta, c’era
invece un gatto, anche quello con evidenti segni di pallini.
Penso che un cacciatore, colto da una crisi di stupidità,
perchè non ci sono altri commenti da fare davanti a episodi
come questi, si sia messo a sparare a tutto quello che si
muoveva intorno, in alto e in basso. Un vero campione!»
LEGGO MONDO
25/09/09
GATTINO LEGATO CON SCOTCH
UNA TAGLIA SUI COLPEVOLI
Non passa giorno senza che
arrivi notizia di barbarie nei confronti di animali. Il
sito river-blog.com regala l'ultimo orrore raccontando:
"Ho visto foto di gatti bruciati, di cani feriti con
ogni possibile strumento. Spesso è il web a regalare
perle di 'non-so-come-chiamarla'. E ho letto le denunce
delle associazioni animaliste. Non siamo di fronte alla
semplice crudeltà. Non è neanche idiozia. O noia. E’ la
degenerazione dell’esser uomini. E’ di stamattina la
notizia sintetizzata dalla foto qui sopra e rilanciata
dai media americani. Un gattino legato come una mummia
con dello scotch da pacchi, trovato in strada da un
cittadini. I veterinari lo hanno sedato, prima di
liberarlo. Adesso sta bene. La polizia offre una
ricompensa di mille dollari a chiunque possa dare
indicazioni sull’autore di questo gesto...".
IL MATTINO
25
SETTEMBRE 2009
Il ragazzo sollevò la lepre ferita dal margine del campo
Marco Ciriello
Il
ragazzo sollevò la lepre ferita dal margine del campo,
poteva sentire il suo cuore battere a motore. La tensione
della morte. Intorno i cani abbaiavano, l’aurora compariva
oltre gli occhi della lepre, il campo, sfiorando le
montagne. Il padre del ragazzo urlava dall’altra parte
cercando rassicurazioni sulla preda. Lui, se ne stava
immobile, sguardo sull’animale, orecchio e fiato
sincronizzati con gli ultimi istanti di quella piccola
esistenza. Era il suo battesimo di morte. Niente sarebbe
stato uguale, gli occhi della lepre erano quelli che stavano
vedendo anche la sua fine. La strinse più forte e la sollevò
ancora un po', lentamente, prima di lasciarla cadere, le
diede un bacio in fronte. Da quel momento cominciava a
invecchiare, quindi, a morire. Radiobahia: suona «The
precious prize of gravity» dei Bellini.
Animalieanimali
25 SETTEMBRE 2009
AGENTI POLIZIA PROVINCIALE RINVIATI A GIUDIZIO PER
UCCISIONE DI UNA VOLPE
E
abuso di potere, concorso di colpa. Lav parte civile
nel processo.
Si è celebrata la prima udienza del processo che
vede imputati due agenti della Polizia Provinciale
di Bergamo per uccisione di animali, per avere
incrudelito sino a ucciderla, su una volpe
gravemente malata e impossibilitata a muoversi.
Durante l’udienza, alla LAV assistita dall’avv.
Matteo Anzalone del Foro di Bergamo, è stata
riconosciuta la costituzione a parte civile in
quanto parte lesa, per cui l’Associazione potrà
supportare in giudizio l’impianto accusatorio del
P.M. per ottenere una condanna esemplare.
La vicenda risale al marzo del 2008, quando alcuni
cittadini di Gandellino (BG) rinvenuta nei pressi di
un cantiere una volpe visibilmente malata e
agonizzante, si rivolsero alla Polizia Provinciale
per avere assistenza.
Gli agenti intervenuti, però, anziché soccorrere
l’animale, cominciarono a prenderlo a calci sino ad
ucciderlo. Il Corpo Forestale dello Stato, informato
dell’accaduto, acquisì gli atti e informò l’Autorità
Giudiziaria.
Dagli atti del processo si rileva che i due
poliziotti sono stati rinviati a giudizio perché:
“in concorso tra loro, in qualità di agenti della
Polizia Provinciale di Bergamo avendo rinvenuto
all’interno di un cantiere edile sito in Grandellino,
Via Provinciale n 7, una volpe visibilmente affetta
da ‘rogna sarcoptica’, non in grado di muoversi ed
agonizzante,senza necessità potendo richiedere
l’intervento di un medico veterinario ovvero agire
comunque in caso di assoluta urgenza, secondo le
indicazioni impartite dal medesimo, dapprima
immobilizzando l’animale con un piede sul collo
dello stesso, indi colpendolo ripetutamente con
calci ed infine afferrandolo per la coda e
scaraventandolo a terra, ne cagionavano la morte.
Con l’aggravante di aver compiuto il fatto con abuso
di poteri e con violazione dei doveri inerenti una
pubblica funzione”.
“Si tratta di un fatto di una gravità inaudita –
dichiara Sara Chiodini, responsabile LAV Bergamo – è
impensabile che agenti della Polizia Provinciale,
che tra i loro compiti vantano proprio quello di
tutela della fauna selvatica, abbiano agito in un
modo così violento nel procedere all’uccisione di
una volpe ormai malata, in violazione dei loro
obblighi e doveri in quanto agenti di polizia”.La
prossima udienza è fissata per il giorno 11
dicembre.
Animalieanimali
25 SETTEMBRE 2009
ARCHIVIATA DENUNCIA PER MOZZATURA CODE
VACCHE DA PARTE DI ALLEVATORE
Nel bergamasco contro istanza dell'Enpa.
Scodinzolano troppo durante la mungitura, e
l’allevatore opta per la soluzione radicale:
l’amputazione della coda. In Valle Seriana,
residua terra tradizioni agresti, dove la
bestia sarà pure carne da macello ma fino
all’infausta condanna viene generalmente
accudita con metodi «induisti» («che così la
carne viene più tenera »), qualcuno ha
commesso il sacrilegio. Un fattore di Albino
avrebbe letteralmente mozzato a colpi di
accetta la coda a tutta la mandria.
«Le muovevano troppo quelle code — si
sarebbe giustificato —, davano fastidio
durante la mungitura».
Troppa grazia sarebbe stata legare
temporaneamente il ciuffo molesto, com’è
pratica diffusa. Tanta ferocia non è passata
inosservata, e l’Ente protezione animali di
Bergamo ha inoltrato un esposto alla
Procura, che poche settimane fa ha però
deciso di archiviare il caso perché «manca
la certezza dell’epoca della commissione del
fatto». «L’ipotesi di reato — spiega Marina
Maestroni, presidente Enpa Bergamo — è
prevista e punita dal codice penale e dal
provvedimento Turco che vieta espressamente
il taglio delle code degli animali. Abbiamo
più volte interpellato l’Asl, ma a parte
richiamare l’allevatore non ha preso
provvedimenti».
Alle accuse di essere soggetti inquinanti,
per via di un certo iperattivismo
intestinale, forse le povere ruminanti si
erano rassegnate, persino di fronte a quelle
di pazzia (dal micidiale morbo di
Creutzfeldt-Jakob) si erano limitate a
scuotere il muso, per non parlare della
forzata attività sindacale che da anni le
vede in prima fila, bandiere informi della
protesta per le quote latte. Ma il diritto
alla coda è irrinunciabile. E badino i «mozzatori»:
già Cesare nel suo De bello Gallico
avvertiva «ci sembrano lente e stupide, ma
non diamolo per scontato perché persino
loro, l’emblema della docilità domestica,
riservano non poche sorprese».
TERRA NEWS
25
SETTEMBRE 2009
Lo zoo della camorra. Animali per gli strozzini
MALAVITA La natura secondo la mafia: leoni per lo status
symbol del boss, coccodrilli per intimidire chi non paga
il pizzo e piccioni viaggiatori usati come corrieri per
la droga.

Un
coccodrillo come esattore del pizzo. L’animale del boss
emergente di Orta di Atella in provincia di Caserta era
capace di staccare un braccio con un morso. Veniva usato
come arma intimidatoria nei confronti di chi non aveva
intenzione di pagare. Lo nascondeva nel suo
appartamento, e per sfamarlo usava conigli vivi. Il boss
emergente, legato molto probabilmente ai Casalesi, è
stato arrestato per possesso illegale di animale.
L’animale è stato affidato agli uomini del servizio
Cites della Forestale che lo hanno ricoverato presso la
riserva protetta di Aprilia, vicino a Roma. Sono passati
anni da quando il fenomeno del racket degli animali era
visto come qualcosa di poco conto, per non dire
pittoresco.Quando detenere in casa leoni, leopardi o
pitbull serviva a impaurire il nemico, oppure, nella
maggioranza dei casi, era considerato lo status symbol
della potenza o del prestigio del boss di turno. Con il
tempo le indagini delle Procure, gli arresti delle Forze
dell’ordine, le inchieste giornalistiche, le denunce
delle associazioni ambientaliste hanno dimostrato che il
mercato illegale e criminale di tutto ciò che gira
intorno agli animali è un business di tutto rispetto che
viene gestito senza pietà dalla criminalità organizzata
con tecniche e forme che cambiano continuamente. I
piccioni viaggiatori utilizzati come corrieri della
droga, i combattimenti clandestini tra cani, i criminali
della “doppietta”, il mondo delle corse illegali di
cavalli.E dietro la macchina da presa, un’unica regia:
quella della criminalità organizzata. Con sede sociale
Napoli e la Campania. Una lista di episodi lunga. In
testa il leone Simba, peso di circa 160 chili che fu
scoperto nel marzo di undici anni fa in casa del capo
Raffaele Brancaccio. Era il guardiano della sontuosa
villa del boss in pieno centro storico di Napoli. Un
altro leone fu scoperto nel giardino di una villa di un
altro boss, Vincenzo Mazzarella. Dal leone alla scimmia.
Quartiere Scampia, in piena guerra tra Di Lauro e
Scissionisti, in un gabbiotto di cemento, sul terrazzo
di un palazzo, fu ritrovata una scimmia esemplare della
specie Macaco
silvana.E dalle scimmie ai cavalli il passo
è breve. Gare ippiche truccate, cavalli dopati, corse
clandestine, un giro di scommesse milionarie. Da sempre
il mondo dei cavalli è contiguo alla malavita nostrana.
Lo dimostra la storia dei boss. Lorenzo Nuvoletta, boss
dell’area nord di Napoli, appassionato di ippica,
allevatore nella sua tenuta di Poggio Vallesana a
Marano, a pochi km da Napoli. Erano riconducibili al
clan Nuvoletta i cavalli sequestrati anni fa a Cuma, in
una pista di allenamento realizzata sotto l’acropoli, in
una zona di altissimo pregio archeologico. E lo stesso
dicasi per Lucky Luciano, il padrino italoamericano,
grande amante dei cavalli e delle scommesse. Un
ginepraio di crudeltà, cinismo e ignoranza che ancora
una volta fa sorridere e arricchisce la criminalità
organizzata.
IL GAZZETTINO
25 SETTEMBRE 2009
Cortina, ogni giorno a tavola con la volpe ma i
vicini di casa la denunciano
Wolf, Zorro e Fox mangiano a casa di una signora. Ma
i vicini chiamano gli agenti e le bestiole
torneranno nel bosco

CORTINA (Belluno) - Diventa amica di tre volpi, ma
ha la colpa di dar loro da mangiare. Il fatto, per
ragioni “animaliste” e anche per un pizzico di
quella cattiveria, che talvolta agita le piccole
frazioni, scatena la reazioni di parte dei residenti
fino a far intervenire la polizia provinciale.Accade
a Pecol, tranquilla frazione di Cortina. Lei si
chiama Fiorella e, inutile dirlo, ama gli animali.
Le volpi, splendide, con una pelliccia invidiabile e
molta simpatia sono Wolf, Zorro e Fox. Tutto inizia
mesi fa quando una delle bestiole si è avvicinata
all’abitazione in cerca di cibo. Fiorella
incuriosita, e divertita dalla nuova presenza non si
è tirata indietro. Con la prima volpe è arrivata la
seconda, e dopo qualche mese la terza.Provengono dal
bosco e una volta mangiato vi ritornano. Nonostante
la “confidenza” con Fiorella - che è cresciuta di
settimana in settimana fino ad una straordinaria
fiducia - solo una di loro varca la soglia di casa.
Si tratta di Zorro, la più coraggiosa.
«O forse - spiega la padrona di casa amareggiata
dall’abbandono forzato che la aspetta - anche la più
affamata. Prende il cibo direttamente dalla mano di
chi glielo porge ed addirittura sale sul tavolo di
cucina per abbuffarsi di tutto ciò che trova».
Le altre invece attendono fuori, ma anche per loro
qualcosa è sempre arrivato da mangiare: in un piatto
e sempre della temperatura giusta. Qualcuno però,
venuto a conoscenza della strana amicizia, si è
chiesto se sia giusto, seppure per amore e con le
migliori intenzioni, abituare una bestiola dei
boschi a vivere dipendendo dall’uomo: perchè alla
lunga è a questo che arriverebbero i tre animali. Un
dilemma che ha portato alla segnalazione della
vicenda alla polizia provinciale. Altri, sono
intervenuti per paura o per motivi meno nobili:
«Insomma una volpe che gira in casa e nella frazione
così, che può entrare nelle case non è una
situazione sana. Può portare malattie». Così sono
scattati i controlli veterinari, in più di una
occasione, ma le tre bestiole sono sane. Ciò
nonostante, proprio grazie a quanti le temono, ora
se non si separeranno dalla loro nuova amica
rischiano di finire in gabbia al centro per animali
selvatici di Sedico.
Questa la sentenza, a meno che la gente di Pecol non
la smetta di dar loro da mangiare. Una condanna che
se può sembrare crudele, alla fine servirà a rendere
alle volpi la loro naturale entità di animale
selvatico. Wolf, Zorro e Fox devono in sostanza
essere rieducate al bosco e a proprie spese
impareranno a non fidarsi degli uomini, almeno non
di tutti. Difficile pretendere che un animale possa
comprendere leggi e dubbi di cittadini favorevoli
alla loro presenza e di quelli contrari. Difficile
pretendere che comprendano perchè in quel
meraviglioso “ristorante” per loro non ci sarà più
nulla. Difficile anche per Fiorella accettare di
separarsi dalle tre bestiole: per lei l’auspicio di
trovare un compromesso che metta tutti d’accordo
senza perdere del tutto le tre insolite amiche.
IL
MESSAGGERO
25 SETTMBRE 2009
E' morta Pallina, la giraffa del
Bioparco amata dai bambini
ROMA - Stava
correndo nel suo recinto, una corsa giocosa,
quando è inciampata, ha perso l’equilibrio ed è
caduta per terra sbattendo violentemente la
testa. E per Pallina non c’è stato niente da
fare. La giraffina del Bioparco, la più amata
dai bambini che l’anno scorso si mobiltarono per
trovarle un nome, era ormai in fin di vita.
Immediati sono stati i soccorsi da parte dei
guardiani e dei veterinari, che, dopo averla
messa in sicurezza per evitare ulteriori traumi,
hanno sottoposto l’animale ai trattamenti anti
shock e alle terapie del caso, oltre agli
accertamenti ematici e radiografici. È stato
inoltre fatto un consulto con uno specialista
neurologo di Milano. Nonostante l’assistenza
continua infermieristica e veterinaria,
l’animale è deceduto intorno all’una di notte.Un
dolore per tutti i piccoli e grandi
frequentatori del Bioparco che avevano imparato
ad amare la giraffina nata a maggio dello scorso
anno. Il suo nome era stato scelto dai bambini
di Roma grazie a un concorso cittadino al quale
avevano partecipato più di 1.000 proposte.
MESSAGGERO
VENETO
25 SETTEMBRE 2009
Esce dall'aula e si accascia a terra
anziana soccorsa in tribunale dal 118
Provincia di Udine
- Quella di ieri doveva essere l’udienza che
avrebbe deciso se costringerla ad abbandonare il
canile nel quale, a Sedilis di Tarcento, ospita
da anni una cinquantina di animali abbandonati.
Una sentenza temuta, soprattutto dopo che,
appena un paio di giorni fa, il tribunale le
aveva comunicato analogo provvedimento per
l’attico nel quale, da circa 15 anni, abita in
via Carducci. Potrebbe essere stato questo, un
misto di ansia e preoccupazione, a causare il
malore dell’anziana udinese che, attorno alle 11
di ieri, è stata soccorsa dai sanitari del 118,
al primo piano del tribunale di largo Ospedale
vecchio. L’udienza, in realtà, si era conclusa
con un nuovo rinvio. Il tribunale civile,
riunito in composizione collegiale, aveva
aggiornato il procedimento, riservandosi la
decisione. E lasciando così Luciana Ferrari, 75
anni, ancora una volta nel “limbo”. Il malore
l’ha colta non appena varcata la porta
dell’aula. Accanto a lei c’era il legale che
l’assiste nel contenzioso, avvocato Emanuele
Sergo. Accasciatasi a terra, l’anziana è stata
prontamente soccorsa da una delle segretarie
della sezione civile e in breve raggiunta dai
sanitari del 118, che l’hanno caricata
sull’ambulanza e trasportata in ospedale per
accertamenti. Poche ore dopo, la signora Ferrari
ha potuto fare ritorno a casa. Superata la
paura, secondo l’avvocato all’origine del
mancamento della propria assistita c’è proprio
la stanchezza per un procedimento civile che
dura ormai da 11 anni. «A occuparsene, tra
tribunale di Udine, Corte d’appello di Trieste e
Corte di cassazione – ha detto l’avvocato Sergo
– sono stati ben 25 magistrati, con decisioni di
volta in volta diverse. Il collasso di oggi
(ieri, ndr ) non è altro che il risultato di
questa continua alternanza di decisioni».
IL PICCOLO
25 SETTEMBRE 2009
Gusti di frontiera, manifesto
discutibile
Gorizia - Ho
provato sconcerto quando, uscendo di casa, mi
sono trovata di fronte un cartellone
pubblicitario di «Gusti di frontiera», affermata
manifestazione gastronomica che si svolge ormai
da anni a Gorizia, la città in cui vivo. L’ho
ritrovata, peraltro, anche sulla pagina
principale del vostro sito Internet. Il
cartellone ritrae una bella fanciulla, vestita
solo con un cappello da cuoco, che abbraccia un
maialino di poche settimane. Dovete pensare a
questa immagine edificante, di un metro per due
(e anche due per quattro, proprio entrando in
città a Gorizia), visibile in tutta una città (e
regione). Un'immagine che porta con sé una grave
mancanza di rispetto verso chiunque abbia una
sensibilità mediamente sviluppata. Con quale
coscienza si sfrutta la tenerezza suscitata da
un maialino per promuovere un'iniziativa per la
cui realizzazione quel maialino presto o tardi
verrà barbaramente macellato e mangiato?
Sottintendendo, poi, che anche una bella e dolce
ragazza amerà mangiarsi quel maialino, che ora
tiene delicatamente in braccio? Come è possibile
arrivare a tali livelli di cinismo? Questa è una
terribile e pessima degenerazione del linguaggio
pubblicitario, che presagisce una totale
desensibilizzazione delle persone verso la
realtà dello sfruttamento degli animali.
Certamente tutti sappiamo bene che i maiali sono
allevati e nutriti per essere destinati sin
dall'inizio alla macellazione. Noi stessi non
dobbiamo perciò dimenticare o, peggio, sminuire
il valore della carne, che mangiamo. Essa
comporta comunque sofferenza e morte. Chi
diffonde messaggi pubblicitari dovrebbe perciò
avere la decenza di non sfruttare proprio un
animale per pubblicizzare il salame, la
salsiccia o quant'altro quello diventerà dopo
una breve vita in allevamento. Tania Ciot
IL MATTINO
25 SETTEMBRE 2009
Un'evasione fiscale per oltre 90 milioni di
euro
ROCCO COLOMBO
Sala Consilina (SA). Un'evasione fiscale per
oltre 90 milioni di euro. Una cifra
esorbitante (26 milioni di Irpeg sottratta,
17 milioni di Iva evasa e 78 milioni di base
imponibile Irap omessa) quella scoperta
dalla Tenenza della Guardia di Finanza di
Sala Consilina che, al comando del tenente
Bruno Ruotolo e con il coordinamento e la
direzione del Comando provinciale di
Salerno, ha portato alla luce una truffa nel
settore delle carni tra le più imponenti mai
registrate sull'intero territorio regionale.
Quattro le persone denunciate, che dovranno
rispondere del reato di associazione per
delinquere e truffa ai danni dello stato e
della Comunità Europea. Si tratta di un
intero gruppo familiare residente a Scafati,
titolare di una società a responsabilità
limitata, «La Rosa delle carni», che aveva
la sua sede legale a San Rufo. Quando i
finanzieri della Tenenza di Sala Consilina
hanno localizzato la sede legale di quella
che si è successivamente rivelata una vera e
propria società fittizia, non volevano
credere ai loro occhi. Bellissima, infatti,
la location: una costruzione fiabesca, fatta
di scaloni e fontane, immersa nel bosco che
sovrasta il piccolo centro di San Rufo. Una
vera e propria reggia, derivata dalla
ristrutturazione di un antico fabbricato,
sulla strada statale che congiunge il Vallo
di Diano con gli Alburni. Al suo interno gli
uomini del tenente Bruno Ruotolo hanno
trovato di tutto: documenti riguardanti
simulazioni di cessioni di aziende fittizie,
atti fiscali non regolari, oltre ad una
copiosa documentazione da cui sono partite
le indagini che hanno portato anche al
sequestro di otto appartamenti, tutti a
Scafati, per un valore di quattro milioni di
euro, misura che è stata possibile perché
introdotta dalla legge finanziaria del 2008
che ha esteso anche ai reati fiscali
l'istituto ablativo della "confisca per
equivalente" volta al miglioramento delle
azioni a contrasto della evasione fiscale e
consentire, così, allo Stato di espropriare
i beni di provenienza illecita. Semplice ma
al tempo stesso articolato il meccanismo
messo in atto dal gruppo familiare di
Scafati.
Il gruppo, con l'ausilio e la complicità di
moltissime macellerie presenti sull'intero
territorio provinciale e regionale, sul cui
"giro" sono tuttora in corso le indagini da
parte della guardia di Finanza, importava
ingenti quantità di capi di bestiame
provenienti completamente "in nero"
soprattutto dal Belgio, Austria e Germania
per poi rivenderli vivi o macellati presso
mattatoi di fortuna, completamente abusivi e
sprovvisti di ogni garanzia igienico e
sanitaria, individuati e dislocati in
diverse regioni d'Italia (Campania e
Basilicata in particolare),
con enormi rischi per la salute dei
consumatori. Ovviamente, gli animali che
venivano venduti o macellati presso i
mattatoi di fortuna non subivano affatto i
dovuti e previsti controlli sanitari. «È
stata un'indagine difficile e dura - ha
detto il comandante della Guardia di Finanza
di Sala Consilina, il tenente Bruno Ruotolo
- emersa grazie al perfetto coordinamento
del nostro comando provinciale ed alla
professionalità del nucleo mobile della
Tenenza di Sala Consilina diretto dal
maresciallo Luciano Solimando. Un'indagine
complessa, in quanto gli indagati non hanno
mai inteso collaborare ed anzi hanno spesso
goffamente tentato di sviare le indagini.
Avvalendoci, però, dell'interscambio
informativo con i paesi dell'Unione europea
e mediante l'uso di sofisticate e moderne
banche dati e con l'ausilio delle indagini
finanziarie e patrimoniali siamo riusciti a
ricostruire puntualmente il reale volume di
affari di questa holding del malaffare, che
è risultato essere di ingenti proporzioni,
causando un gravissimo danno all'erario».
IL MATTINO
25 SETTEMBRE 2009
È una famiglia che opera da sempre
nel settore delle carni
DANIELA FAIELLA
Scafati (SA). È una famiglia che
opera da sempre nel settore delle
carni e che già in passato,
precisamente nel 2002, sarebbe stata
coinvolta in un'attività di indagine
della guardia di finanza, sempre per
frode allo Stato. Una madre e tre
figli (due residenti a Scafati e un
altro a Nocera Inferiore). Lei, 57
anni, è ritenuta il perno del
sodalizio. Ieri sono finiti
nuovamente nel mirino dei
finanzieri. Sono loro i quattro
imprenditori di Scafati, componenti
dello stesso nucleo familiare,
denunciati dalla guardia di finanza
di Sala Consilina nell'ambito
dell'operazione scattata ieri
mattina per una maxi-truffa da 90
milioni euro condotta ai danni dello
Stato e della Comunità europea nel
settore del commercio all'ingrosso
di carni macellate ed animali vivi.
Secondo quanto riferito dagli
inquirenti, i quattro imprenditori
di Scafati «in concorso, tramite due
imprese fittizie e completamente in
nero, in sfregio a qualsiasi norma e
regola,
hanno importanti ingenti capi di
animali vivi da paesi dell'unione
Europea (Belgio, Austria, Germania)
i quali venivano poi rivenduti vivi
o macellati in macelli di fortuna e
non igienici a soggetti operanti in
diverse regioni del paese».
Proprietari di diverse macellerie
sul territorio da qualche mese ne
avevano ceduto una terza, nella zona
del centro cittadino. Di fatto è
lei, la mamma, la vera coordinatrice
delle attività, loro, i figli, le
gestiscono. Risultano proprietari
anche di un deposito di carni, "La
rosa delle carni" in via Sant'Antonio
Abate, che nel 2002 sarebbe finito
nel mirino delle autorità sanitarie,
incassando una pesante sanzione
amministrativa di oltre ventimila
euro. Secondo gli inquirenti, a
quella seguirono altre segnalazioni
dell'Asl rispetto al mancato
rispetto delle norme igieniche da
parte dei titolari di quel deposito.
Ai quattro denunciati, partecipi
della stessa attività nel settore
delle carni, la guardia di finanza
ha sottratto ieri beni per quattro
milioni di euro. Appartamenti, in
tutto otto, intestati ai componenti
della famiglia, localizzati quasi
tutti nella zona del centro
cittadino. Un sequestro teso a
garantire la pretesa erariale. Lo
Stato, infatti, assumerà il possesso
degli immobili, quale forma di
"risarcimento" per l'imponente
ammontare della truffa. L'emissione
da parte della magistratura di tale
nuova misura, ovvero il sequestro
degli immobili risultati nella
disponibilità dei soggetti
denunciati, è stata possibile in
quanto introdotta con la finanziaria
2008 che ha esteso anche ai reati
fiscali l'istituto ablativo della
"confisca per equivalente", tese al
miglioramento delle azioni a
contrasto dell'evasione fiscale,
consentendo allo stato di
espropriare i beni o le cose di
provenienza illecita.
LA CITTA' DI SALERNO
25
SETTEMBRE 2009
Crimine contro i
consumatori
Salerno. Verificare sulla carne
bovina in vendita l’etichetta di
origine che ne indica la
provenienza può aiutare a
difendersi dall’acquisto di
carne illegale importata
dall’estero e macellata in
strutture prive di
autorizzazione o con precarie
condizioni igieniche per essere
rivenduta a commercianti in
diverse regioni del Paese. E’
quanto afferma la Coldiretti
nell’esprimere apprezzamento per
l’operazione della Guardia di
Finanza di Sala Consilina, che
ha scoperto la mega-truffa da 90
milioni di euro ai danni dello
Stato nell’ambito del settore
del commercio di carne e di
animali vivi. L’etichetta di
origine obbligatoria per la
carne bovina introdotta in
Italia dal 2001, dopo la notta
emergenza della "mucca pazza", è
infatti un elemento importante
per garantire la
rintracciabilitá degli alimenti
per combattere le frodi e per
questo la Coldiretti ne chiede
l’estensione a tutti gli
alimenti, dal latte e suoi
derivati, alla carne di maiale
fino ai trasformati della
frutta. L’operazione della
Guardia di Finanza di Salerno e
Sala Consilina conferma -
sottolinea la Coldiretti - la
necessitá di tenere alta la
guardia contro le frodi a
tavola, che mettono a rischio la
salute dei cittadini e fanno
concorrenza sleale alle imprese
italiane che sono impegnate nel
mantenere alti standard di
qualitá. Truffe, importazioni di
falso "Made in Italy" e le
speculazioni dal campo alla
tavola sono - precisa ancora la
Coldiretti - i veri nemici dell’agroalimentare
italiano che rappresentano un
pericolo sia per le imprese che
per i consumatori. Con la crisi
- conclude la Coldiretti -
aumentano i rischi di frodi e
sofisticazioni, un crimine
particolarmente odioso perchè si
fonda soprattutto sull’inganno
nei confronti di quanti, per la
ridotta capacitá di spesa, sono
costretti a risparmiare anche
sugli acquisti di alimenti. La
scoperta della mega-truffa sulla
macellazione ma anche sulla
vendita di animali giunge 24 ore
dopo la scoperta di un’altra
frode alimentare, quella delle
"merendine" confezionate
illegalmente e in spregio alle
norme igieniche in una struttura
di Capaccio.
IL TIRRENO
25
SETTEMBRE 2009
Una bambina cerca il suo
cagnolino
CARRARA. L’Enpa, Ente nazionale
protezione animali, fa un
appello per conto di una bambina
disperata il cui cagnolino è
sparito da Marina di Carrara
alcuni giorni fa. Il cane è di
tipo yorkshire pelo ruvido, al
momento della scomparsa aveva un
collare con bandana. La sua
padroncina piange e non mangia
più: per questo amici e genitori
confidano nella collaborazione
di tutti per ritrovarlo. Chi
avesse informazioni può
contattare Gaia dell’Enpa
3388674082 o Roberto 3475973009.
CITY
25 SETTEMBRE 2009
Arriva il circo Barnum Protesta animalista
Previsto a ottobre Dal 14 al 18 ottobre il circo
Barnum sarà a Roma. Le associazioni animaliste
protestano per il trattamento di elefanti e tigri.
Arriva a Roma un famoso circo, scoppiano le
polemiche. Dal 14 al 18 ottobre farà tappa al
Palalottomatica il circo Barnum (che ha il nome più
complesso Ringling Bros and Barnum&Bailey). Le date
nella capitale sono le prime del tour europeo del
circo che vanta 139 anni di storia; e nel quale ci
sono anche gli animali. Ed è su qui che nascono le
contestazioni delle associazioni animaliste.
Lettera al sindaco
Peta e Lav hanno scritto al sindaco Alemanno per
chiedere di “negare il permesso di attendare” il
circo. Alla loro lettera le associazioni hanno
allegato un video nel quale si documenterebbe una
gestione impropria degli animali: dalle violenze
alla mancanza di cure veterinarie. “Giorno dopo
giorno - scrivono Lav e Peta - il personale del
circo ha intimorito e percosso gli elefanti e le
tigri”. La replica del Ringling non si è fatta
attendere facendo sapere di “ritenere dubbia
l’autenticità del video del gruppo animalista” Peta.
“Le oltre 60 visite veterinarie eseguite - prosegue
il circo - hanno mostrato che gli animali sono tutti
in buona salute”.
Segreti carpiti
Polemiche a parte il programma dello spettacolo
prevede che il pubblico, prima dello show, possa
carpire i segreti del mestiere, imparando alcuni
giochi di prestigio.
Animalieanimali
25 SETTEMBRE 2009
SINDACI MILANO E ROMA, DITE NO A CIRCO USA!
Richiesta di Peta Europe, Lav e Animalisti Italiani
in vista della tournée del Ringling Bros and Barnum
& Bailey.
L’Associazione People for the Ethical Treatment of
Animals (PETA) Europa, la Lega Anti Vivisezione
(LAV) e Animalisti Italiani hanno scritto ai Sindaci
di Roma e Milano chiedendo loro di negare al Circo
Ringling Bros and Barnum & Bailey il permesso di
attendare nei rispettivi Comuni, come da tournée
prevista nel mese di ottobre.
Unitamente alla richiesta, le Associazioni hanno
diffuso un filmato relativo a recenti investigazioni
sotto copertura della PETA (sezione degli Stati
Uniti), condotte verso questo Circo. Le
investigazioni documentano che diversi operatori del
circo Ringling, incluso un supervisore degli animali
e un capo addestratore elefanti, colpiscono senza
motivo e ripetutamente gli elefanti sul muso, sulla
proboscide, sulle orecchie e in altri parti
sensibili del corpo. Il video rivela inoltre che
l’addestratore del circo Ringling frusta le tigri e
le colpisce con un’altra arma non identificata.
Le tre Associazioni per i diritti degli animali
hanno inoltre allegato al loro appello un dossier
che elenca dettagliatamente la lunga storia di
crudeltà sugli animali del circo Ringling. Il
dossier documenta una gestione impropria degli
animali, la mancanza di adeguate cure veterinarie, i
traumi, gli stress comportamentali e i danni fisici
inflitti ad alcuni animali, i disagi non necessari
procurati agli elefanti, il pericolo procurato alle
tigri di finire quasi arrostite vive in un carro
merci (un incidente riconducibile alla scarsa
manutenzione della loro area di contenimento), non
aver testato gli elefanti per la tubercolosi e
pratiche di nutrizione non igieniche.
Il dossier elenca, inoltre, altri numerosi illeciti
a carico degli operatori del Circo per svariati
reati compiuti.
"Giorno dopo giorno, il personale del circo Ringling
ha intimidito, percosso e frustato gli elefanti e le
tigri per farli esibire in esercizi che per loro
sono pericolosi, destabilizzanti e privi di senso -
commenta Poorva Joshipura, della PETA Europa - Noi
esortiamo i Sindaci a rifiutare questa crudeltà
negando al Ringling il permesso di attendare a Roma
e Milano. A tutti coloro che amano gli animali,
chiediamo di non andare al Circo”.“L’Italia, con il
suo incredibile numero di circhi fra i quali non
mancano episodi di maltrattamento, non ha certamente
bisogno di ospitarne uno proveniente dall’estero con
un così terribile curriculum per quanto riguarda la
gestione degli animali. – aggiunge Nadia Masutti,
responsabile LAV settore Circhi e zoo – A questo
proposito ci attendiamo dalle Autorità Locali una
precisa ed etica valutazione, poiché l’attenzione
negativa che accompagna questo circo non può
lasciare indifferenti, con il rischio di far passare
un grave messaggio di inciviltà”.Il video di questa
nuova investigazione della PETA USA sul circo
Ringling (con sottotitoli in italiano), il
dettagliato dossier sulla storia degli abusi del
Ringling, fotografie e copia delle lettere-appello
inviate ai Sindaci di Milano e Roma da PETA Europa,
LAV e Animalisti Italiani, sono disponibili su
www.lav.it. Per altre informazioni vi invitiamo a
visitare il sito PETA.org.uk.
IL CENTRO
25 SETTEMBRE 2009
Il circo Barnum in Italia A Roma e a
Milano
ROMA. Apre il
sipario del Ringling Bros and Barnum&Bailey. Il
circo americano arriva dopo 139 anni di storia
in Italia, il 14 ottobre, per il suo debutto
europeo. Così, per dieci giorni, i bambini, e
non solo loro, avranno la possibilità di
assistere per la prima volta a uno spettacolo
circense interattivo: il Circus party show.
Prima dello show, infatti, il pubblico potrà
rubare agli artisti i trucchi del mestiere,
imparando alcuni giochi di prestigio: dalla
passeggiata in equilibrio su una fune fino a
volteggiare con il trapezio. Poi, le luci si
abbasseranno e le famiglie saranno proiettate in
uno show che sfida le leggi di gravità: dal
ciclista che attraversa la scena scherzando con
i più piccoli al motociclista che orbiterà a 105
chilometri all’ora nell’anello d’acciaio, dalla
magia degli illusionisti fino alle peripezie
degli acrobati. Il tour debutterà al
Palalottomatica di Roma, dove sarà dal 14 al 18
ottobre, per poi raggiungere il Palasharp di
Milano, dove gli spettacoli saranno in scena
fino al 25 ottobre. Immancabile la protesta
degli animalisti che hanno stigmatizzato
l’utilizzo di elefanti e tigri. Il circo ha
replicato dicendo che i diritti degli animali
sono rispettati.
LA
ZAMPA.IT
25 SETEMRE
2009
Uccisione toro in "Baaria", Martini:
"Verificheremo i fatti"
Se fatti corrispondono a ipotesi
reato valuterò la possibilità di procedere
ROMA - La
denuncia della Lav in merito a una scena del
film «Baaria», dove un animale sarebbe stato
ripreso mentre viene ucciso in maniera
cruenta ha fatto il giro dei media e ha
sollevato un fiume di proteste. Oggi
l'associazione dei consumatori
l’associazione dei consumatori invita a non
andare a vedere il film al cinema e
disertare le sale e chiede l’intervento del
ministero delle Attività culturali: «Col
film Baarìa siamo tornati di colpo indietro
di 50 anni, quando per girare i western si
uccidevano i cavalli facendoli realmente
cadere da scenografici dirupi - denuncia
Valentina Coppola, responsabile della
sezione ambiente del Codici di fronte alla
«truculenta uccisione del bovino avvenuta
apposta per il film di Tornatore».
L'associazione aggiunge: «Niente effetti
scenici - denuncia Codici - l'animale viene
abbattuto con un punteruolo conficcato nella
fronte e poi, ancora vivo, sgozzato mentre
le persone che lo contornano ne raccolgono
il sangue». E per aggirare il codice penale
italiano, il regista ha girato la scena in
Tunisia, dimostrando così, secondo Codici,
«spregio per le regole nazionali che gli
avrebbero impedito l'uccisione effettuata
senza stordimento e al di fuori di un
macello autorizzato».
Il
sottosegretario Martini: «Verificheremo come
si sono verificati i fatti»
Una prima risposta delle istituzioni viene
dal sottosegretario alla Salute Francesca
Martini che ha così commentato la vicenda:
«Fatto gravissimo. Una produzione
cinematografica italiana deve rispettare le
regole vigenti nel proprio Stato, in Italia
come obbligo giuridico e all’estero come
obbligo morale. L’uccisione cruenta di
animali è regolata e sanzionata da normative
nazionali ed europee. Verificheremo come si
sono svolti esattamente i fatti e se questi
corrispondono ad una ipotesi di reato. In
tal caso valuterò la possibilità di
procedere».
IL TIRRENO
25
SETTEMBRE 2009
Frillo, mistero sulla fine
del cane di Cala Violina
SCARLINO (GR). Frillo, il cane
mascotte di Cala Violina, sarebbe
stato ucciso perché si era
innamorato. La voce corre sul web e
l’associazione “Amici del cane e del
gatto Val di Cornia” che, poco prima
della scomparsa del segugio, tra il
24 e il 25 giugno con la
collaborazione della Cooperativa
Cuore Onlus Piombino aveva
pubblicato un piccolo libro di
Antonella Giuggioli dal titolo
“Frillo il cane di Cala Violina”, in
cambio del quale chi voleva poteva
contribuire al mantenimento del
simpatico animale, si appella al
sindaco Bizzarri e alle forze
dell’ordine perché svolgano indagini
per scopriore l’eventuale autore del
reato. Si appellano anche all’Enpa e
alle varie associazioni animaliste
di Grosseto e Follonica. Il sindaco
di Scarlino, Maurizio Bizzarri,
ricorda che le ricerche ci sono
state e che non c’è il minimo
appiglio perché lui possa più di
quanto è già stato fatto per
ritrovare Fillo vivo o morto.
«Ricordo a tutti comunque -
aggiunge - che si parla di un cane
che, vivendo all’aperto, può essere
stato vittima di ogni sorta di
incidente. Sui motivi della sua
scomparsa ci sono infinite leggende:
da quella che abbia fatto la fine di
cane-Romeo, ossia che sia stato
ucciso perché si era innamorato di
una cagnetta-Giulietta che gli era
negata, a quella che sia stato
rapito per farlo vivere meglio. Tra
tutte le voci che si rincorrono
preferisco credere a quest’ultima».
Una cosa è certa: un altro Frillo
non ci sarà. «Ho detto agli operai
delle Bandite - afferma il sindaco
di Scarlino - di smantellare il
rifugio del segugio, perché non
vorrei che a qualcuno venisse in
mente di portarvi un altro cucciolo
per perpetrare la leggenda di Frillo.
Sia chiaro - dice Bizzarri - non lo
tollererei e un eventuale Frillo
sarebbe immediatamente affidato a
chi di dovere. Un cane non può
vivere alla macchia, correndo i
rischi che ha corso il Frillo di
Cala Violina». La storia di Frillo,
il simpatico cane che accoglieva i
turisti, iniziata nel gennaio 2005,
insomma è finita. Ma l’associazione
degli Amici del cane e del gatto Val
di Cornia non si arrende, nonostante
le ricerche dei volontari, aiutati
dalla guardia forestale non abbiano
sortito alcun esito. Così torna ad
appellarsi anche agli abitanti della
zona ed ai frequentatori di
Calaviolina: «Chiunque, tra il 24 e
il 25 giugno, ha visto o sa qualcosa
sulla scomparsa di Frillo - dicono -
contatti la nostra associazione al
347-5753605. Noi, i volontari e i
numerosi amici di Frillo chiediamo
giustizia».
CORRIERE FIORENTINO
25 SETTEMBRE 2009
La storia La proprietaria di Kitty ha avvertito i
carabinieri, che hanno bloccato i sette romeni al
momento dello scambio
Sequestrano un gatto e chiedono il riscatto.
Arrestati
Campi di Bisenzio (FI) - Non hanno avuto una bella
idea. O almeno non hanno pensato che Silvana, la
proprietaria di Kitty, una deliziosa gattina di
appena 4 mesi, sarebbe andata dai carabinieri della
Stazione di Campi Bisenzio per raccontare del
«sequestro di animale a scopo di estorsione». E
così, i carabinieri della Compagnia di Signa,
l’altra sera, sono entrati in azione e hanno
arrestato di fronte al punto vendita Coop di via
Buozzi, a Campi, sette romeni tra i 20 e i 40 anni.
In manette sono finiti quattro donne e tre uomini:
Cornelia S., Oradia C., Somnia C., tutte
pregiudicate, e Claudia F., e Lucian G., Julian N.,
pregiudicati, e Ferdi S. sono accusati di estorsione
in concorso.
«Non appena Kitty mi ha vista si è messo a
miagolare», racconta adesso Silvana che ringrazia
«l’Arma dei carabinieri per la gentilezza con la
quale è stato trattato il caso». E il caso, per
usare le parole della ragazza, si è consumato
nell’arco di una giornata: mercoledì mattina verso
le 11 Silvana ha ricevuto una telefonata da parte di
una donna. «Abbiamo trovato una gattina in strada.
Sulla medaglietta c’era il tuo numero. Cosa
facciamo?», diceva una voce femminile. Silvana ha
risposto: «È piccola, rimettetela in giardino». La
ragazza non si è preoccupata: ogni tanto capita che
Kitty si aggiri per il giardino o sconfini in
qualche viuzza, ma ritorna sempre a casa. Solo che
stavolta quella voce femminile ha aggiunto: «Ti
richiamo io». Silvana ha atteso, ma invano: quella
telefonata proprio non arrivava. E così ci ha
pensato lei a richiamare la donna, che ha detto: «Ci
sono dei ragazzi che vogliono comprare il gatto. Se
lo rivuoi ci devi dare qualcosa». Silvana ha capito
subito che c’era qualcosa che non andava e ha
risposto: «Va bene. Vi do quello che chiedete».
Che fare? Dopo essersi consultata con suo padre,
c’era un’unica soluzione possibile. E così alle 18
di mercoledì pomeriggio, la giovane ha imboccato la
strada che porta alla caserma dei carabinieri, ai
quali ha raccontato la vicenda. Per filo e per
segno.
È scattata la trappola. Dopo aver fissato dove
consegnare i soldi, i carabinieri si sono appostati
nel luogo dove era stato fissato lo scambio. E più
precisamente di fronte al punto vendita Coop di via
Buozzi a Campi.
La proprietaria del gatto ha così incontrato chi
teneva in ostaggio il suo gatto: quattro donne. «Una
di loro mi ha chiesto venti euro. Teneva in braccio
Kitty che miagolava: voleva venire da me», ricorda
Silvana. Ma quei soldi non bastavano. «Dacci
cinquanta euro, altrimenti il gatto lo teniamo noi»,
ha aggiunto. Presi i soldi, le quattro romene si
sono avvicinate ad un’auto dove si trovavano tre
uomini: a questo punto hanno consegnato Kitty alla
proprietaria. In quel momento sono entrati in azione
i carabinieri del Comando provinciale che hanno
arrestato i sette, tutti romeni di età compresa tra
i 20 e i 40 anni, accusati di estorsione in
concorso. Il pubblico ministero di turno, Leopoldo
De Gregorio, dopo aver convalidato l’arresto, ha
deciso la scarcerazione. Kitty è tornata tra le
braccia di Silvana. «Ora sono felicissima », dice la
ragazza.
L’estorsione
Prima hanno chiesto 20 euro, poi la cifra è salita a
50. Manette nel parcheggio della Coop La padrona
Silvana: «Non appena mi ha visto si è messa a
miagolare. Abbracciarla è stata un’emozione» Il
felino rapito
Kitty, la micina di 4 mesi, è stata sequestrata da
alcuni romeni, poi arrestati.
IL TIRRENO
25 SETTEMBRE 2009
Paga se rivuoi il tuo gatto
Francesco Fondelli
CAMPI BISENZIO
(FI). Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco.
Difficile tradurre in rumeno l’invito alla
cautela reso celebre da Trapattoni, ma a 7
rumeni di Campi Bisenzio l’ignoranza del motto è
costata cara. Il gruppetto - 4 donne e 3
uomini, imparentati tra loro - ha pensato ad una
facile occasione per fare un po’ soldi quando ha
visto un bel felino di razza intento a giocare
nel giardino di una casa di Campi Bisenzio. I
sette hanno deciso così di rapire il felino e
poi di chiedere il riscatto. Sembrava tutto
facile: telefonata anonima alla proprietaria e
successivo appuntamento in un luogo affollato
per la consegna del riscatto. Ma ad attenderli
c’erano i carabinieri di Signa e di Campi
Bisenzio che hanno fatto scattare le manette ai
polsi degli improvvisati rapitori. E pensare
che i sette (di età tra i venti e i quarant’anni)
avevano condotto, come si conviene in questi
casi, una estenuante trattativa telefonica:
“Venti euro per riavere indietro il gatto”,
aveva chiesto la voce anonima di una giovane
donna alla proprietaria, aggiungendo poi cinica:
“Ho altre offerte per comprare questo bell’animale,
paga subito se lo vuoi indietro”. La
proprietaria del gatto all’inizio ha pensato ad
uno scherzo, ma quando ha capito che aveva a che
fare con gente decisa, ha pensato bene di
avvisare i carabinieri che le hanno consigliato
di stare al gioco. I rapitori hanno indicato il
luogo per la consegna del riscatto: un posto
vicino alla Coop e nei pressi di un bar che alle
21 - ora fissata per il pagamento - è molto
frequentato. La proprietaria si è presentata con
i venti euro e uno del gruppo ha riscosso.
Subito si è aperta la portiera di un’auto
parcheggiata lì vicino ed è uscito il gatto
rapito. Ai carabinieri, appostati nelle
vicinanze, è bastato per riscontrare tutti gli
estremi del reato di estorsione in concorso.
Animalieanimali
25 SETTEMBRE 2009
COME POSSO SUPERARE IL DOLORE PER LA PERDITA DEL MIO
VAGHINO?
Il mio adorato cane è morto sabato 11 luglio 2009
alle 7.15 e io sono disperata, non so come vivere
senza di lui. Vagabondo, questo era il suo nome, mi
riempiva le giornate, me le rendeva allegre e
gioiose, la mia giornata iniziava e finiva con lui.
Vagabondo ha vissuto per un anno nelle strade del
mio paese, a un certo punto ha deciso di voler
vivere con me. A me era morta la cagnetta da un paio
di mesi e avevo deciso che per il momento non avrei
voluto altri cani, ma Vagabondo è stato testardo e
determinato e così l'ho accolto a casa mia, era un
cane un pò gatto, quando si metteva in testa di
voler fare qualcosa era così e basta. E' stato un
vero amore tra me e lui, molte persone mi dicevano
che era un cane fortunato, ma io pensavo che ad
essere fortunata ero stata io per averlo incontrato.
Lui è stato con me in momenti molto difficili della
mia vita e grazie a lui sono riuscita a
rincominciare, mi dava uno scopo, era un cane
gioioso, allegro e simpatico. Venti giorni fa circa
sono rientrata dal lavoro e l'ho trovato stranamente
mogio, ho pensato fosse il caldo, quando ho preso il
guinzaglio per portarlo fuori non ha reagito con
gioia come in genere faceva, allora l'ho portato di
corsa da dei veterinari che stanno a 100 metri da
casa mia. Hanno immediatamente diagnosticato l'ehrlichiosi
senza fare le analisi perché aveva la febbre a
41.30.dopo un giorno di antibiotico mirato per l'ehrlichiosi
il collo di Vagabondo si è gonfiato tantissimo,
l'abbiamo riportato dai veterinari, allora hanno
tentato di fare le analisi, il cane ha ringhiato,
loro hanno avuto paura e mi hanno detto che il mio
cane era ingestibile e che io non sapevo tenere il
cane. Io già molto giù e preoccupata per il cane mi
sono sentita in colpa e incapace. Ci tengo a
precisare che il mio cane non aveva mai morso
nessuno, amava giocare coi bambini, giusto ringhiava
quando ci voleva comunicare che qualcosa gli dava
fastidio. All'antibiotico hanno aggiunto un
antistaminico e del cortisone perchè secondo loro il
gonfiore era dovuto alla puntura di un insetto,
hanno pensato questo nonostante avessi detto loro
che il cane era protetto con l'advantix e un gel
naturale a base di citronella che respingeva zanzare
e insetti in genere. Ha fatto questa cura per 12
giorni, ma continuava a non abbaiare e mangiare poco
e con difficoltà perchè aveva dolori. Una sera tardi
ha avuto una crisi respiratoria, non sapevo dove
portarlo e mi è stato consigliato da un'amica una
clinica aperta 24 ore su 24, dove mi hanno subito
detto che non si trattava di
ehrlichiosi, in seguito le analisi lo hanno
confermato, infatti qui sono riusciti a fare analisi
e altro. Ho preso un appuntamento dopo due giorni
per un'anestesia perchè era necessario ispezionargli
la gola e il collo, fare test tumorali (non avevano
escluso un tumore), hanno inoltre cambiato la cura
che date le sue condizioni era forte (antibiotico a
largo spettro e cortisone). Il cane era sempre più
debole e mangiava sempre meno e con difficoltà. Il
giorno dell'anestesia hanno scoperto che aveva un
forasacco in gola che aveva provocato il formarsi di
una grossa fistola, gli hanno tolto il forasacco e
inciso la fistola. I test tumorali sono risultati
tutti negativi, i valori si erano rimessi a posto,
fegato e reni li aveva perfetti.
La sera non vedevo l'ora di andare a riprendermelo
per portarlo a casa pensando di avere finalmente
risolto il problema. La sera invece ci hanno detto
che era meglio rimanesse li anche la notte perchè
non stava bene. Io volevo portarlo via ma i
veterinari, mio marito e mia madre mi hanno detto:
che cosa fai se poi si sente male durante la notte?
Quando il cane ha capito che io andavo via mi ha
guardata convinto lo portassi via, dato che non
l'avevo mai lasciato solo, in effetti era quello che
volevo fare e lui conosceva sempre le mie
intenzioni, ma poi ha capito che l'avrei lasciato li
e si è agitato. Così sono andata via con una spina
nel cuore, mi sembrava di averlo tradito. La notte
non ho dormito aspettando la mattina per andare a
riprendermelo, avevo anche chiesto di poter stare
con lui la notte ma mi hanno detto che non era
possibile, ho lasciato detto di chiamarmi nel caso
ci fossero stati problemi. Alle 7.15 mi hanno
chiamata per dirmi che il cane in seguito ad una
crisi respiratoria e dopo una notte trascorsa con
difficoltà era deceduto.
E' stato terribile, era come se mi avessero aperto e
strappato una parte di me.
Mio marito è andato a prenderlo e non ha voluto gli
facessero l'autopsia, io avrei voluto.
Penso sia morto per lo stress di essere stato
lasciato solo in un posto a lui non familiare, era
la prima volta che lo lasciavo con persone a lui
estranee.
Ho paura che abbia pensato di essere stato
abbandonato per la seconda volta. Non so come fare,
mi manca e mi sento in colpa. I veterinari dicono
che può avere avuto una emorragia.
Amore mio non ci sei più, hai lasciato un grande
vuoto dentro di me...non sentire più i tuoi passi,
il tuo respiro, il tuo odore, è un grande dolore per
me. Riuscivi sempre a migliorare le mie giornate, mi
hai aiutata a superare paure e momenti difficili e
ora me la dovrò cavare senza di te.....Ciao amorino
mio, ti voglio bene e non ti dimenticherò mai..ti
mando tanti bacini ovunque tu sia..ciao Vagabondo,
Vaghi, Vaghino, Vagabondino...buon viaggio Vaghi
20.05.2000 - 11.07.2009
IL TEMPO
25 SETTEMBRE 2009
Gruppo di amici pesca al largo un tonno di
165 chili
Dopo che ad «abboccare all'amo» dei
pescatori di Termoli è stato uno squalo,
anche un tonno di notevoli dimensioni si è
fatto «beccare», questa volta da un gruppo
di amici appassionati di pesca.
Il tonno, dal peso di 165 chilogrammi, è
stato infatti pescato lo scorso fine
settimana nelle acque termolesi. Gli amici
sabato scorso hanno portato a termine
un'impresa cui ogni buon pescatore aspira.
Durante la battuta di pesca questi giovani
appassionati hanno sentito tirare all'amo
qualcosa di grosso. Poi con fatica e
trepidazione hanno tirato su un esemplare
davvero notevole: un bel tonno da 165 chili.
I giovani hanno deciso di conservare a lungo
il ricordo della loro impresa, magari per
raccontarla quando saranno anziani ai loro
nipoti. Il pesce è stato infatti trascinato
sulla barca, poi questa è stata ormeggiata
al molo sud di Termoli per fare delle belle
foto ricordo della memorabile battuta a
mare.
PRIMA DA NOI
25
SETTEMBRE 2009
Guardia Costiera sequestra
210 chili di tonno rosso
GIULIANOVA (TE). Nella
serata di ieri, i militari
dell’Ufficio Circondariale Marittimo
di Giulianova, hanno sequestrato
sette esemplari di tonno rosso, per
un peso complessivo di circa 210 kg,
pescati in un’unica battuta da un
pescatore sportivo.
Giulianuova (TE) - Il sequestro e’
stato eseguito in quanto nell’ambito
della pesca sportiva e ricreativa è
vietato catturare, detenere a bordo,
trasbordare e sbarcare più di un
esemplare di tonno rosso per uscita
in mare.
A carico del pescatore sportivo,
sono state elevate due sanzioni
amministrative pecuniarie, per un
ammontare complessivo di oltre 6.000
€.
Il pesce sequestrato, giudicato
idoneo al consumo umano dal
personale del Servizio Veterinario
dell’A.S.L., verrà devoluto in
beneficenza.
«Dal 18 aprile 2009», il comandante
dell’Ufficio Circondariale Marittimo
di Giulianova, il tenente di
Vascello Giuseppe Barretta, «è
entrato in vigore un nuovo
Regolamento comunitario, il
302/2009, che disciplina la pesca
del tonno rosso nelle acque del
Mediterraneo e dell’Atlantico».
La nuova normativa introduce
importanti novità, riguardanti anche
la pesca sportiva e ricreativa del
tonno rosso, con lo scopo di
assicurare la ricostituzione dello
stock di tale specie ittica, oggetto
di eccessivo sfruttamento.
La pesca sportiva e ricreativa del
tonno rosso è vietata nel
Mediterraneo nel periodo dal 15
ottobre al 15 giugno; i pescatori
sportivi o ricreativi dovranno
chiedere il rilascio
dell’autorizzazione all’Ufficio
Circondariale Marittimo nella cui
giurisdizione si trova il porto di
stanza dell’imbarcazione da diporto
da adibire a tale attività. E’
vietato catturare, detenere a bordo,
trasbordare e sbarcare più di un
esemplare di tonno rosso per uscita
in mare. La taglia minima per il
tonno rosso nel Mediterraneo è di 30
Kg. o 115 cm.; è obbligatorio
comunicare, prima dell’accesso in
porto, con qualsiasi mezzo
disponibile (VHF, cellulare, etc.),
la cattura di tonno rosso
all’Autorità Marittima del porto di
sbarco, ovvero alla più vicina.
Entro 24 ore dallo sbarco, deve
essere consegnata, ovvero trasmessa
all’Autorità Marittima del porto di
sbarco, una dichiarazione di
cattura. E’ vietata la
commercializzazione del prodotto
pescato, salvo per fini caritativi.
ANSA AMBIENTE
25 SETTEMBRE 2009
SQUALI, PALAU PRIMO PAESE A VIETARNE
LA CACCIA
NEW YORK - Niente piu' caccia agli
squali. Palau, stato-arcipelago di
isole nel Pacifico occidentale,
sara' il primo paese a vietare la
caccia di questa specie che rischia
l'estinzione. Il presidente
dell'isola Johnson Toribiong,
annuncera' la sua decisione davanti
all'Assemblea generale delle Nazioni
Unite nella sessione di oggi. Il
divieto proteggera' un'area di cira
600 mila chilometri quadrati di
oceano, pari circa alle dimensioni
della Francia, e mettera' fuorilegge
anche il tagliare, ancora in mare,
le pinne degli squali, una pratica
indotta da un mercato internazionale
molto redditizio. Secondo quanto
riportato dal sito internet della
Bbc, il presidente Toribiong ha
dichiarato che queste creature
rischiano l'estinzione se non
verranno prese azioni concrete per
proteggerle: ''La loro bellezza e la
loro forza - ha detto - riflettono
la salute dell'oceano''. Il 21%
delle specie di squali e'
considerato a rischio e il 18%
vicino alla soglia di rischio: con
100 milioni di esemplari uccisi ogni
anno ''Palau ha fatto cio' che gli
altri paesi non hanno ancora fatto -
nonostante alcune nazioni abbiano
imposto qualche restrizione alla
caccia - e cioe', capire
l'importanza che questi animali
hanno per l'ambiente marino'', ha
detto Matt Rand, direttore alla
salvaguardia deli squali del Pew
Environment Group.
TISCALI NOTIZIE
25 SETTEMBRE 2009
Palau in difesa degli
squali: creato un santuario
per proteggerli
La
repubblica di Palau,
giovane nazione situata
nell'Oceano Pacifico, si
schiera in difesa degli
squali. L’ambizioso
progetto, che verrà
presentato dal presidente
Johnson Toribiong, che ne
illustrerà tutti i dettagli
al Consiglio di Sicurezza
delle Nazioni Unite, mira a
creare un santuario
all’interno del quale
offrire rifugio a questi
giganti del mare: minacciati
dalla pesca commerciale. Il
parco, che si troverà
all’interno delle acque
territoriali del piccolo
stato, proteggerà qualcosa
come 600.000 chilometri
quadrati di oceano, un'area
delle dimensioni pari a
quelle della Francia.
"Queste creature - ha detto
il presidente Toribiong -
vengono oggi sterminate
senza pietà: se non si
prenderanno dei
provvedimenti capaci di
proteggerle si
estingueranno”. Toribiong,
nel corso del suo
intervento, proverà ad
avanzare anche la richiesta
di un divieto di pesca
globale. Ogni anno, nel
mondo, si uccidono infatti
100 milioni di squali: in
molti casi soltanto per
strappar loro le pinne
considerate una prelibatezza
nei paesi orientali.
Alcune nazioni hanno imposto
dei limiti di pesca
all’interno dei propri
confini marini, ma questo
potrebbe non esser
sufficiente. Il governo di
Palau spera pertanto di
riuscire a convincere tanti
paesi ad imitarlo. "Palau -
ha detto Matt Rand,
direttore del
Pew Environment Group,
ente impegnato a livello
globale nella tutela degli
squali - ha riconosciuto
l’importanza di questi
animali, fondamentali per
mantenere sani gli ambienti
marini, e per questo ha
deciso di far ciò che nessun
altra nazione ha fatto fino
ad oggi”.
Anche se il piccolo stato ha
una popolazione di appena
20.000 abitanti, il suo
territorio comprende ben 200
isole accanto alle quali
vivono 130 specie di squali
considerati a rischio
estinzione. Tutelare questi
animali, ha commentato Rand,
“permetterà a Palau di
ottenere grandi benefici,
visto che l’intera economia
si basa sulle entrate
derivanti dal turismo”. Gli
squali, sebbene possano far
paura, sono una grande
attrazione per i subacquei,
inoltre svolgono un ruolo
fondamentale nel
mantenimento dell’equilibrio
dell’ecosistema della
barriera corallina. Far
rispettare il divieto di
pesca all’interno dell’area
marina protetta per Palau
non sarà comunque semplice.
Il Paese, stando a quanto
dichiarato dal suo stesso
presidente, possiede
soltanto una motovedetta e
in base agli ultimi dati
raccolti attraverso una
ricognizione aerea vi
sarebbero almeno 70
pescherecci che operano
nella più assoluta
illegalità.
Palau è realmente un Paese
da imitare? Nonostante il
governo di Toribiong stia
facendo tanto per la tutela
degli squali non si può dire
sia fino ad oggi moralmente
inattaccabile. Questo Paese,
infatti, negli ultimi anni
si è schierato a favore
della pesca alle Balene,
ignorando le richieste delle
organizzazioni
ambientalistiche. Toribiong
ha tuttavia promesso di
riesaminare la posizione del
suo Paese ed eventualmente
proporre anche il divieto
dei cetacei. "Alla luce dei
più recenti dati scientifici
- ha commentato il
presidente di Palau -
rivaluterà la posizione del
mio Paese: non vogliamo
certo l’estinzione delle
balene”.
Pochi giorni fa anche
Kiribati, altro stato
insulare del Pacifico, ha
deciso di scommettere tutto
sull’ambiente e ha
annunciato di aver firmato
una collaborazione con gli
Stati Uniti per la creazione
di quella che risulta essere
la riserva marina più grande
del mondo.
VIDEO
http://notizie.tiscali.it/articoli/scienza/09/09/palau_difesa_squali_creato_santuario_proteggerli_555.html
IL CENTRO
25 SETTEMBRE 2009
Squalo, le
indagini si spostano
sulla specie
TERMOLI (CB).
«Abbiamo trovato lo
squalo impigliato ad
un amo che si
dibatteva, lo
abbiamo infilzato
con l’arpione e
tirato su grazie a
due ganci»: è la
dichiarazione
rilasciata alla
Capitaneria di
Termoli da Francesco
Comes , il pescatore
di Monopoli balzato
agli onori della
cronaca per aver
catturato uno squalo
bianco al largo (13
miglia) di Ortona.
Una cattura
eccezionale, che il
capitano del
motopeschereccio
Sandokan III ha
raccontato a
familiari, marinai,
e agli ufficiali del
porto. «La tesi
sostenuta da Comes è
ovviamente quella
della cattura
accidentale
dell’animale»,
spiegano dalla
Capitaneria, «perché
se fosse stata una
pesca mirata vi
sarebbero i
presupposti per
accuse più “pesanti”
considerato che lo
squalo bianco è una
specie protetta che
non può essere
pescata». Ma le
indagini si stanno
rivelando più
complesse del
previsto perché
sembra che lo squalo
preso non sia quello
bianco. «Bisogna
capire qual è la
specie di squalo
catturato»,
aggiungono, «per
questo ci sono degli
esperti che stanno
analizzando le foto
per vedere se le
caratteristiche
corrispondono a
quelle dello squalo
bianco. A Monopoli e
Polignano a Mare
dove è stata venduta
la carne del
predatore, ci sono
diversi colleghi
alla ricerca di un
pezzo per poterlo
analizzare». Il
dibattito si fa più
articolato, entra
anche negli uffici
degli esperti, dei
biologi perché
bisogna capire se
quello catturato è
un cucciolo di oltre
due metri di squalo
bianco. Per la
Capitaneria,
infatti, si tratta
di uno squalo Mako,
l’animale di cui
parla Ernest
Hemingway nel
romanzo “Il vecchio
e il mare”. La coda
simmetrica, le pinne
pettorali piccole,
il naso appuntito,
le fessure
branchiali più ampie
sono caratteristiche
del Mako, una specie
aggressiva ma non
protetta, che può
raggiungere i 4
metri di lunghezza.
Per Alessandro De
Maddalena ,
presidente della
società ittiologica
italiana, curatore
della banca dati
italiana sullo
squalo bianco, non
si tratta di un
“Carchadoron
carcharias”, cioè
dello squalo bianco,
bensì di un “Lamna
nasus” ossia dello
Smeriglio, anch’essa
una specie non
protetta. «Le foto
sono chiare: è
evidente che è uno
Smeriglio», afferma
con sicurezza De
Maddalena: «La prima
pinna dorsale è
arrotondata, sulla
testa c’è una
chiazza bianca
tipica dello
Smeriglio, il
peduncolo caudale è
ingrossato, l’occhio
ha una grandezza
superiore rispetto a
quello dello squalo
bianco, il muso ha
una forma meno
massiccia e i denti
sono più piccoli e
non hanno i bordi
seghettati».
Caratteristiche
evidenti per un
occhio esperto, ma
ai più difficili da
notare. «Resta
l’eccezionalità
della pesca»,
aggiunge l’esperto,
«perché lo
Smeriglio, sebbene
non rarissimo, non è
di certo comune
nelle nostre acque.
E neppure in molti
altri mari». Che
sia uno squalo
bianco, un Mako o
uno Smeriglio,
quella di Comes
resta in ogni caso
una pesca
eccezionale. Come
quella di alcuni
pescatori di Termoli
che hanno messo a
segno il “colpo”
della vita per degli
uomini di mare:
hanno preso un
tonno, e stavolta
non ci sono dubbi,
di ben 165 chili.
Animalieanimali
25 SETTEMBRE 2009
PRESENTATO A PERUGIA CORSO DI “PRONTO
SOCCORSO VETERINARIO”
“Il corso rientra nel processo di
ampliamento dell’offerta formativa della
facoltà di Veterinaria".
Diventare esperto di “Pronto soccorso
veterinario” per animali domestici, sia da
compagnia che da reddito o sportivi. Sono
questi gli obiettivi del corso, della durata
di otto mesi, organizzato dalle agenzie
formative “Superficie 8” e “Tucep”, che è
stato presentato a Perugia in una
conferenza-stampa a Palazzo Donini.
Del progetto (finanziato dalla Regione
Umbria, dal Ministero della Salute,
dall’Unione europea e dal Fondo Sociale
europeo) ne hanno parlato l’assessore
regionale alla Formazione Maria Prodi, il
preside della Facoltà di Medicina
veterinaria Franco Moriconi, il presidente
dell’associazione “Tucep” Paolo Carbone e,
per “Superficie 8”, Roberto Quatraccioni. Il
corso, per un totale di 500 ore all’Ospedale
didattico veterinario dell’Università degli
Studi di Perugia, completamente gratuito e
retribuito con ottocento euro al mese, sarà
articolato in materie come accoglienza,
management e protocolli del paziente
critico, informatica clinica e bioetica
degli animali. Non mancheranno inoltre
insegnamenti come legislazione delle
cooperative, organizzazione aziendale,
“business plan” e dinamiche di gruppo,
prevenzione sui luoghi di lavoro. “Il
sostegno a questa iniziativa, molto
particolare nell’ambito dei percorsi
formativi, oltre a rafforzare la
collaborazione con l’Università e altri
soggetti privati - ha detto l’assessore
Maria Prodi -, testimonia la volontà della
Regione di contribuire a creare strade di
‘formazione alta’, che possano dare nuove
opportunità lavorative”. “Il corso,
esperienza unica in Italia - ha sottolineato
Franco Moriconi -, rientra nel processo di
ampliamento dell’offerta formativa della
facoltà di Veterinaria e vuole fornire al
neolaureato una preparazione specifica sulla
gestione delle emergenze mediche e
chirurgiche, trasferire competenze a
soggetti che sappiano confrontarsi con
diversi casi clinici e dare le giuste e
tempestive diagnosi”. Secondo Roberto
Quatraccioni di “Superficie 8” e Paolo
Carbone di “Tucep”, alla fine del corso i
partecipanti potranno diventare
“imprenditori di se stessi”, anche creando
una cooperativa che possa gestire le
emergenze all’Ospedale veterinario
dell’Università.
MESSAGGERO VENETO
25
SETTEMBRE 2009
A scuola, a lezione di animali
«Entro i
primi di ottobre presenterò un progetto
da introdurre nelle scuole per insegnare
a conoscere e rapportarsi con gli
animali fin da piccoli». Così ha
annunciato il sottosegretario alla
Salute Francesca Martini, intervenuta al
convegno “Uomini e animali. Ma siamo poi
così diversi?”». «Si tratterà di un
format che coinvolgerà le scuole materne
fino agli istituti superiori affinchè si
sviluppi un rapporto corretto fra uomo e
animale - ha detto Martini. Così come si
insegna l'educazione civica e quella
stradale è necessario che la scuola
intervenga anche su questo tema». Il
format, ha annunciato il
sottosegretario, è già pronto e
coinvolge veterinari, dietologi, offre
materiale didattico per gli insegnanti e
laboratori. Al progetto collabora anche
il movimento italiano Genitori: «Sono
contenta che abbiano compreso che non
esistono contrapposizioni ma piuttosto
una via etica e culturale per avvicinare
i bambini al rapporto con gli animali,
riconoscere la loro diversità e
diventare fin da piccoli più sensibili
alla loro reattività», ha concluso il
sottosegretario.
AMNVI OGGI
25 SETTEMBRE 2009
PIU’ GARANZIE PER IL CAVALLO
TERAPEUTA
L'iter dei
disegni di legge per la
disciplina dell'ippoterapia prosegue
in Commissione Sanità al Senato con
la presentazione di alcuni
emendamenti che mettono l'accento
sugli aspetti sanitari e di tutela
del cavallo impiegato per finalità
riabilitative a favore dell'uomo.
Il medico veterinario
Si chiede che il Comitato
scientifico istituito presso il
ministero della salute sia integrato
con la presenza di un veterinario
indicato dalla Federazione Nazionale
degli Ordini dei Veterinari Italiani.Nell'organico
dei Centri di terapia per mezzo del
cavallo la sen Thaler Ausserhofer
inserisce " un veterinario
disponibile per il controllo degli
animali in dotazione al centro".
I centri di terapia
Il Sen Fosson, relatore dei ddl,
riformula l'articolo sui Centri di
terapia per mezzo del cavallo,
prevedendo l'emanazione a cura del
Comitato istituito presso il
Ministero della Salute di un
regolamento "contenente
l'individuazione delle patologie per
le quali può essere prescritta la
terapia per mezzo del cavallo, gli
ulteriori requisiti anche
concernenti le caratteristiche
organizzative e strutturali minime
richiesti ai centri di terapia per
mezzo del cavallo, le linee guida
per il riconoscimento degli enti e
delle associazioni preposti
all'organizzazione dei centri di
terapia per mezzo del cavallo, le
linee guida per lo svolgimento
dell'attività di terapia per mezzo
del cavallo e una disciplina
transitoria applicabile ai centri
che praticano tale terapia alla data
di entrata in vigore della presente
legge".
Il cavallo
Portano la firma dei Sen Poretti,
Chiaromonte e Perduca le proposte
emendative più orientate in tal
senso. In particolare l'aggiunta di
un articolo 4-bis al ddl
S.58 del Senatore Antonio
Tomassini:
1. Tutti gli equidi impiegati in
attività e terapie assistite devono
superare una valutazione che ne
attesti lo stato sanitario, le
capacità fisiche e psichiche, fra le
quali in particolare la socievolezza
e la docilità, nonché l'attitudine a
partecipare a programmi di Attività
assistite dagli animali (AAA) e di
Terapie assistite con gli animali (TAA).
In nessun caso le loro prestazioni
devono comportare per l'animale
fatiche o stress psichici o fisici,
né consistere in attività che
comportino dolore, angoscia, danni
psico-fisici temporanei o
permanenti, ovvero sfruttamento.
2. Gli animali impiegati sono
sottoposti a controlli periodici
relativi al permanere delle
condizioni di salute e in generale
di benessere richieste ai fini del
loro impiego da parte del medico
veterinario. Gli animali che
manifestano sintomi o segni di
malessere psico-fisico sono esclusi
dai programmi di AAA e TAA.
3. Al termine della carriera o in
caso di successiva esclusione dal
programma, agli animali viene
assicurato il corretto mantenimento
in vita, anche attraverso la
possibilità di adozione da parte di
associazioni e privati ed escludendo
esplicitamente la macellazione.
4. Gli equidi impiegati in programmi
possono provenire da allevamenti per
fini alimentari, purché in possesso
dei requisiti di cui al presente
articolo.
5. L'utilizzo di equidi in
violazione di una o più delle
caratteristiche previste dal
presente articolo sono considerate
in base al Titolo IX bis del Codice
penale, a tutela degli animali.»
E ancora l'aggiunta di un articolo
8-bis sull'impiego e la tutela del
cavallo nel processo riabilitativo:
1. I cavalli utilizzati nei centri
di cui all'articolo 3 necessitano di
uno stile di vita che fornisca loro
un benessere psico-fisico tale da
permettergli di svolgere un lavoro
emotivamente stressante come quello
della riabilitazione equestre. Per
tale motivo i cavalli non devono
essere sottoposti a più di tre ore
consecutive di lavoro al giorno;
devono poter usufruire di spazi
aperti in cui muoversi liberamente
al di fuori delle ore in cui
lavorano; non devono portare pesi
che superino 1/5 del proprio peso
corporeo al fine di tutelarne la
salute e la longevità lavorativa.
2. I cavalli che operano nei centri
di cui all'articolo 3, al fine di
tutelarne il benessere psico-fisico
e renderli maggiormente disponibili
alla relazione terapeutica, devono
essere domati o rieducati, qualora
ve ne fosse la necessità, solo con
metodiche di "approccio non violento
".
3. I cavalli donati ai centri di cui
all'articolo 3, ritirati dalle
precedenti attività, agonistiche e
non, a causa di infortuni, devono
essere sottoposti a controlli
veterinari semestrali che ne
verifichino la reale idoneità a
svolgere il lavoro cui sono
destinati. In base alla patologia
riscontrata ed alle sue eventuali
evoluzioni, è necessario valutare
quantità e qualità del lavoro che il
cavallo è in grado di svolgere e
sottoporlo solo a prestazioni che
non causino sofferenza o
peggioramenti delle patologie
precedentemente riscontrate.
4. Nei processi terapeutici che
prevedono il maternàge, per cui il
terapista sale a cavallo con
l'utente, è necessario che il peso
di entrambi i cavalieri non superi
1/5 del peso del cavallo. Lo stesso
cavallo non deve fare maternàge per
due ore consecutive.
5. I cavalli impiegati nei centri di
cui all'articolo 3, che per
sopraggiunti limiti di età o disagi
fisici non possano proseguire
l'attività lavorativa, non possono
essere destinati alla macellazione.
Per tale motivo, ogni centro di cui
all'articolo 3 è tenuto a verificare
ed eventualmente modificare la
destinazione contenuta nell'allegato
9 del documento di identificazione
dell'equide. In riconoscimento
dell'attività socialmente utile
svolta in vita, il cavallo gode dei
benefici dell'animale da
affezione/compagnia, venendo
ritirato dall'attività lavorativa
con la possibilità di vivere a
prescindere dall'utilità che può
essergli attribuita.».
ANMVI OGGI
25 SETTEMBRE 2009
TRASPORTO ANIMALE,
CHIARIMENTI DALLA DG SANCO
L'ultima parola
sull'interpretazione delle
leggi comunitarie spetta
alla Corte di Giustizia
Europea. Tuttavia, la
Direzione Generale dei
consumatori (Dg
Sanco) della Commissione
Europea ha prodotto due note
di formale chiarimento sulla
questione dello spazio a
disposizione degli animali
trasportati a scopo
commerciale.Rispondendo a
due distinte richieste
dell'associazione Animals'
Angels, Andrea Gavinelli,
Capo dell'Unità Animal
Health and Welfare della Dg
Sanco, ha fornito alcuni
chiarimenti sugli spazi a
disposizione, in base al
Reg. 1/2005.Una
richiesta riguardava la
corretta interpretazione
dello spazio libero al di
sopra del "punto più alto
dell'animale" (punto 1.2,
Capo 2, Allegato 1: Nel
compartimento destinato agli
animali e a ciascuno dei
suoi livelli dev'essere
garantito uno spazio
sufficiente per assicurare
che vi sia una ventilazione
adeguata sopra gli animali
allorché questi si trovano
in posizione eretta
naturale, senza impedire per
nessun motivo il loro
movimento naturale.)
Gavinelli chiarisce che in
via generale, dal punto di
vista scientifico, nessun
animale dovrebbe viaggiare
nella condizione di poter
toccare il soffitto del
compartimento con la testa
rialzata e in posizione
eretta.Nel dettaglio, la
risposta precisa che "per
ovini e suini lo spazio al
di sopra del punto più alto
dell'animale dovrebbe essere
almeno di 15 centimetri in
caso di ventilazione forzata
e di 30 centimetri in
assenza di ventilazione
forzata. Per i bovini,
invece, fermo restando il
principio, i centimetri
dovrebbero essere 20. Ma
cosa si intende per "punto
più alto"? La testa per
quanto riguarda ovini e
bovini, invece nel caso dei
suini, ai fini del computo
dello spazio libero
soprastante, dovrebbe essere
la schiena, specie per i
suini di età più avanzata.La
seconda richiesta ha
riguardato il calcolo dei
giorni di viaggio in
relazione allo spazio minimo
in caso di trasporto di
cavalli giovani. La risposta
conferma che "quando il capo
VII dell'Allegato 1 parla di
viaggi superiori alle 48 ore
va incluso il tempo in cui
gli animali sostano ad un
posto di controllo. Quanto
allo spazio del pavimento a
disposizione di questi
animali, la sua misurazione
deve comprendere la
lunghezza e la profondità.I
nodi della densità di
carico, degli spazi e della
durata del trasporto animale
a scopo commerciale sono
attualmente oggetto di
discussione in sede
comunitaria e materia di
approfondimento, in vista di
una revisione del Reg.
1/2005. Per le
interpretazioni fornite
dalla Dg Sanco il
riferimento scientifico è il
report
The welfare of animals
during tran sport (detail
for horses, pigs, sheep and
cattle).
http://www.anmvioggi.it/files/RISPOSTA%20DG%20SANCO%20SPAZIO%20SOPRASTANTE%20GLI%20ANIMALI%20TRASPORTATI.pdf
http://www.anmvioggi.it/files/RISPOSTA%20DG%20SANCO%20SU%20TRASPORTO%20CAVALLI%20GIOVANI.pdf
MESSAGGERO
VENETO
25 SETTEMBRE 2009
Mucca
incastrata, la
salvano i pompieri
OVARO (UD). Era
finita gambe
all’aria
rovesciandosi
nell’abbeveratoio,
mentre cercava
insistentemente di
dissetarsi. È
toccato a una
squadra di vigili
del fuoco liberare
una mucca rimasta
incastrata fra le
pareti di cemento
dell’angusto vano
cubico di una stalla
e, ormai, incapace
di muoversi. Il
fatto è successo
nell’azienda
agricola di Stefano
Mugo, agricoltore di
Enemonzo, a Mione di
Ovaro nel pomeriggio
di ieri. La povera
bestia muggiva
disperatamente e il
proprietario, dopo
svariati tentativi
di liberarla, si è
risolto a chiamare
il comando
provinciale dei
vigili del fuoco per
chiedere aiuto. Non
è stato facile per
gli uomini del
distaccamento di
Tolmezzo, giunti sul
posto verso le
16.30, riuscire a
liberare il giovane
animale che si
agitava sprofondando
sempre di più nel
contenitore. I
vigili del fuoco
hanno dovuto
faticare per oltre
un’ora per mettere
in salvo il giovane
animale, che se l’è
cavata con un brutto
spavento.
MESSAGGERO
VENETO
25 SETTEMBRE 2009
Ampliamento del
macello il sindaco
smorza la polemica
CORDENONS (PN).
Animalisti contrari
all’ampliamento del
macello di Cordenons. Lo
hanno comunicato al
Comune di Cordenons e
alla Provincia di
Pordenone alla luce del
progetto di ampliamento
dello stabilimento
cordenonese che
richiederà una spesa di
350 mila euro (la
Provincia contribuirà
con 200 mila) e la
possibilità di lavorare
fino a cinque-seimila
suini all’anno.
«Permetteteci di
manifestare il nostro
disappunto e la
contrarietà a questa
iniziativa, a nostro
avviso inopportuna –
scrivono gli animalisti
Massimo Lo Scavo e
Daniela Galeota –
Apprendere che la
Provincia di Pordenone
ha in preventivo di
impiegare risorse
economiche non
trascurabili, che
potrebbero essere
sfruttate per soddisfare
istanze ben più urgenti,
per l’ampliamento di un
macello, ci rammarica
non poco». Insomma, i
due mittenti della
missiva, si chiedono se
esista «davvero questa
impellente necessità di
un macello più grande ed
efficiente» quando
invece sarebbero sempre
più frequenti gli
«appelli a diminuire,
limitare o, meglio,
eliminare il consumo di
carne sono all’ordine
del giorno» e «la
sostenibilità di una
dieta su base animale è
ormai riconosciuta a
livello mondiale». Il
primo cittadino
cordenonese, Carlo
Mucignat, sottolinea il
rispetto di tutte le
posizioni, ma non si
esime dal commentare che
«prima
degli animali vengono
gli uomini».
Chiarendo ciò, ricorda
inoltre i 40 mila euro
che il Comune spende per
mantenere gli animali
che vengono abbandonati
nel territorio comunale
e che l’ente mantiene
negli appositi ricoveri.
E conclude: «Chiariamo:
è giusto che anche gli
animali vengano
tutelati, ma ritengo che
esistano delle priorità
imprescindibili. In
questa scala prima di
tutti vengono gli uomini
e le loro esigenze e
dopo gli animali con le
loro».
TG COM
25 SETTEMBRE 2009
Usa, cane
bandito dalla città
Giudice lo
espelle per cattiva
condotta
Colorado vs Gizmo.
Nella città di
Aspen, un giudice
municipale, Brooke
Peterson, ha
stabilito che un
cane di razza
pomeraniana deve
abbandonare
immediatamente la
città, dopo essersi
reso protagonista di
episodi che hanno
contrariato la
cittadinanza. Un
provvedimento a
mezza strada tra
un'eliminazione da
reality e
l'ostracismo
inventato dagli
antichi Greci, il
provvedimento con
cui si mandavano al
confino gli
oppositori politici.Che
avrà mai fatto
questo quattrozampe?
Nel 2006 si era già
reso colpevole di
cattiva condotta;
nel febbraio
2009 aveva dato un
morso a una persona,
e nello scorso
agosto aveva bissato
dando un morso a
un'impiegata di un
fitness club di
Aspen, nota località
sciistica molto
amata dalle modelle
e dai magnati
statunitensi che
amano passarci il
Capodanno tra le
piste e le baite.
Dopo una simile
escalation di
violenza, il giudice
ha quindi disposto
che il cane deve
abbandonare la città
e se verrà rivisto
in giro, a
passeggio, sarà
catturato e "mandato
a morte". Inutili le
proteste della
padrona, Melinda
Goldrich, che ha
tentato di difendere
il suo cane davanti
alla corte.
Gizmo lascerà la
città e sarà
ospitato da un
amico, come nella
miglior tradizione
del confino che mira
a colpire il nemico
o l'oppositore
politico.
In Colorado deve
andare tutto bene, e
problemi tanto
gravi non devono
essercene se si
accaniscono tanto su
un cane che per
razza è piccolo e
arriva in genere a
pesare al massimo 3
chilogrammi.Gizmo,
insomma, non ha mai
saput che gli
americani amano la
legge e spiccano per
sensibilità...
TISCALI
NOTIZIE
25 SETTEMBRE
2009
Perché la
sera i gatti
diventano
allegri e
vogliono
giocare?
I gatti sono
essenzialmente
animali
notturni e
dunque verso
sera si
svegliano e
diventano
attivi.
Inoltre,
nella nostra
società, a
quell'ora si
torna a
casa, la
famiglia si
riunisce, e
il micio
vuole
partecipare
allegramente
alla
socialità. È
giusto
dunque
acconsentire
alle sue
richieste e
farlo
giocare e
divertire.
Il gatto, in
condizioni
naturali,
trascorre
almeno 3/4
ore in
attività
varie fra
cui la
caccia.
Proprio per
questo
motivo, è
necessario
prevedere un
arricchimento
ambientale
per i gatti
che vivono
in casa
senza avere
accesso
all’esterno.
Ovviamente i
giochi
preferiti
dai gatti
sono quelli
che hanno le
caratteristiche
di una
preda; in
commercio ne
esistono
tantissimi e
di vario
tipo, ma si
possono
creare
artigianalmente
dei giochi
piuttosto
divertenti e
che tengono
impegnato a
lungo il
gatto: ad
esempio una
scatola di
cartone
chiusa su
tutti i
lati,
contenente
un paio di
palline di
carta
argentata e
con dei
buchi sparsi
dove il
gatto può
infilare la
zampa per
cercare di
prendere le
palline;
oppure
palline di
carta
argentata
fissate ad
uno spago.
Ma giocare
da soli non
basta! Il
gioco con il
proprietario
è molto
importante
per il gatto
e per questo
si può
instaurare
una routine
durante il
giorno,
giocando con
il proprio
gatto più o
meno allo
stesso
orario.
Questo
aiuterà il
gatto ad
avere tutto
sotto
controllo e
a riposare
durante la
notte
essendo
impegnato e
attivo
durante il
giorno. È
assolutamente
sconsigliato
giocare con
il gatto
utilizzando
le mani e i
piedi:
finché il
gattino è
piccolo i
graffi e i
danni che
può creare
sono
sopportabili,
ma quando
cresce
potrebbe
farvi molto
male e
imparare a
giocare solo
ed
esclusivamente
in questo
modo. Al
posto delle
mani e dei
piedi si
possono
utilizzare
dei giochi
fatti da un
bastone con
all’estremità
un
pennacchio,
in questo
modo
stimolerete
sicuramente
l’attività
predatoria
del gatto ma
eviterete
che questa
sia rivolta
verso le
parti del
vostro
corpo!
BIG HNTER
25 SETTEMBRE 2009
La Lipu chiede il ripristino del
divieto di caccia nei pantani
siciliani e l'istituzione di una
riserva naturale
Si è molto parlato dei “pantani”
siciliani, soprattutto in seguito
alla riapertura della caccia in
quelli ragusani grazie alla
mobilitazione dei cacciatori che
hanno visto accolte le loro ragioni
da parte della Regione. Interviene
nuovamente la Lipu lanciando una
petizione per chiudere di nuovo (e
questa volta in via definitiva)
l'attività venatoria in tutta la
Sicilia sud – orientale istituendo
una riserva naturale. Si tratta del
territorio che ricade nei comuni di
Ispica, Pachino, Noto e Portopalo di
Capo Passero, il più importante per
la migrazione degli uccelli in
Sicilia unitamente al golfo di Gela.L'associazione
chiede una nuova posizione da parte
della Regione visto che, scrive Lipu,
“attualmente è possibile praticare
l'attività venatoria nonostante che
i Piani d'azione per la salvaguardia
di Pollo sultano, Moretta tabaccata
e Anatra marmorizzata redatti dall'Ispra
(Istituto superiore per la
protezione e la ricerca ambientale)
prevedano l'esclusione della caccia
e nonostante l'area sia stata da
tempo designata come Riserva
naturale dalla Regione Sicilia,
decisione alla quale non è mai
seguito il decreto per la sua
istituzione”.Lipu considera l'ultima
azione legislativa da parte della
regione, il decreto datato 7 luglio
che ha riaperto la caccia nei
pantani “uno spregio a tutte le
direttive europee, piani di
gestione, piani regionali e
convenzioni internazionali (Ramsar,
Berna, Bonn). Aprire la caccia in
aree di tale importanza comporta
gravi rischi anche per le specie di
uccelli protette, vittime di errori
o di veri e propri atti di
bracconaggio, oppure costrette ad
allontanarsi dai siti a causa del
disturbo provocato dall'attività
venatoria”.
LA PROVINCIA DI SONDRIO
25 SETTEMBRE 2009
Arriva il via libera ai cacciatori contro
l'emergenza cinghiali
Sondrio La Provincia ha dato il via libera alla
campagna di abbattimenti dei cinghiali cui potranno
partecipare anche i cacciatori che già praticano la
caccia agli ungulati. Obiettivo, l'eradicazione
della specie dal territorio provinciale trattandosi
di un animale selvatico che, originariamente, non fa
parte della fauna locale e che «arreca danni, in
forme sempre più consistenti, al patrimonio
agricolo, silvicolo e boschivo, e che è in conflitto
con gli animali selvatici presenti sul territorio».
Il disco verde è arrivato nell'ultima seduta, di
martedì, del consiglio provinciale, dopo il consulto
col servizio caccia della Regione Lombardia.
LA PROVINCIA DI SONDRIO
25 SETTEMBRE 2009
Basta con i cinghiali: adesso si apre il fuoco
Via libera ai cacciatori per l'abbattimento dei
selvatici
Francesca Bettini
Provincia di Sondrio - I cinghiali continuano a fare
danni nei campi e la Provincia passa... alle maniere
forti con una campagna di abbattimenti cui potranno
partecipare anche i cacciatori che già praticano la
caccia agli ungulati. Obiettivo, l' «eradicazione
della specie dal territorio provinciale»,
trattandosi di un animale selvatico che
originariamente non fa parte della fauna locale e
che «arreca danni, in forme sempre più consistenti,
al patrimonio agricolo, silvicolo e boschivo, ed è
in conflitto con gli animali selvatici presenti sul
territorio».
Nell'ultima seduta, martedì, il consiglio
provinciale ha approvato le ?Disposizioni
comportamentali per il controllo selettivo del
cinghiale?, e nella stagione venatoria che sta per
iniziare verrà sperimentato un intervento con
l'aiuto dei cacciatori già attivi sul territorio dei
comprensori di Valtellina e Valchiavenna.
Una sperimentazione, ha spiegato l'assessore
all'Agricoltura Salvatore Vitali, che non è
finalizzata ad un futuro inserimento di questa
specie fra quelle soggette alla ?normale? caccia di
selezione, cosa che la Provincia non ha alcuna
intenzione di fare, ma è invece un «intervento di
pubblica utilità» per cercare di far fronte ad un
problema sempre più sentito in diverse zone della
provincia.
Prima di prendere questa decisione l'amministrazione
di palazzo Muzio ha consultato anche il servizio
Caccia della Regione, che ha condiviso la proposta,
anche perché iniziative analoghe sono state già
messe in campo in altre province lombarde. Come
dettano le disposizioni approvate in consiglio, alla
campagna sono invitati a partecipare tutti i
cacciatori che praticano già la caccia di selezione
agli ungulati e che negli ultimi cinque anni non
abbiano subito sanzioni in materia di rispetto delle
regole per la pratica venatoria.
Il «controllo selettivo» dei cinghiali ? questa la
definizione ufficiale ? si potrà attuare dal primo
ottobre, «solamente nelle giornata di caccia agli
ungulati previste dal calendario venatorio
provinciale, limitatamente al settore di
appartenenza», previo rilascio di un apposito
permesso da richiedere alla Provincia, e seguendo
con la massima attenzione le indicazioni del
regolamento.
E per illustrare il tutto ai cacciatori, ha spiegato
Vitali, nei prossimi giorni verranno organizzati
anche degli incontri informativi con gli operatori
della Provincia.
BIG HUNTER
25 SETTEMBRE 2009
CENTO MILIONI DI CACCIATORI FANNO BENE ALLA
NATURA
GLI ESPERTI A CONFRONTO SUI “BENEFICI
ECOLOGICI ED ECONOMICI DELLA CACCIA”
Più di 60 esperti provenienti da oltre 20
paesi in tutto il mondo si sono riuniti alla
conferenza internazionale sui “Benefici
ecologici ed economici della caccia”
organizzata dal WFSA (World Forum of the
Future of Sport Shooting Activities) a
Windhoek in Namibia dal 14 al 17 settembre.
Scienziati e professionisti del settore,
rappresentanti dei Governi e dirigenti del
mondo del tiro e delle associazioni di
categoria di tutto il mondo hanno affrontato
realtà e problematiche rispetto all'impatto
ambientale ed economico della caccia sulle
realtà locali attraverso la presentazione di
studi scientifici, relazioni tecniche, dati
sull’impatto ambientale ed economico,
metodologie di gestione della fauna
selvatica e nuove teorie sul ruolo della
caccia e dell’attività venatoria.Le
principali conclusioni della Conferenza
possono così sintetizzarsi: la caccia e
l’attività venatoria assicurano un
equilibrio tra la popolazione faunistica e
l’intero ecosistema; è stato dimostrato che
la caccia tutela le specie in via
d’estinzione; la caccia e l’attività
venatoria presuppongono e sostengono un
ecosistema sano ed equilibrato a beneficio
di tutti; la caccia e l’attività venatoria
apportano benefici ben 30 volte superiori
rispetto ai safari fotografici; la caccia e
l’attività venatoria hanno un ampissimo
impatto economico, particolarmente rilevante
per le comunità rurali; la caccia e
l’attività venatoria sono un importante
strumento nella lotta alla povertà.Il
Ministro per l’Ambiente ed il Turismo della
Namibia, l’on. Nandi-Netumbo Ndaitwah, ha
sottolineato, nel corso della cerimonia di
chiusura che “storicamente, la caccia
costituisce una delle attività economiche di
maggior rilevanza in tutto il mondo” ed ha
appoggiato in pieno le conclusioni della
Conferenza con le seguenti parole: “Auguro a
tutti voi di ottenere i massimi risultati
nel vostro impegno per la promozione del
tiro sportivo e della caccia nel mondo”.Il
WFSA ritiene che questa conferenza
costituirà un punto di partenza e di
riferimento per una stretta e proficua
collaborazione tra i legislatori di tutto il
mondo e le associazioni di categoria. Per
maggiori informazioni potete contattare il
WFSA al seguente indirizzo di posta
elettronica:
wfsa.secretariat@anpam.org
Il
WFSA – World Forum on the future of Sport
Shooting Activities - è un organismo
internazionale che dal 1996 rappresenta
oltre centomilioni di praticanti in tutto il
mondo e raccoglie le maggiori associazioni
mondiali legate al settore del tiro sportivo
e della caccia. Dal 1998 è una ONG
riconosciuta dall’ONU.
TARGATO CN
25 SETEMBRE 2009
Bravi (Enpa): "Non serve gridare al
lupo senza confronto"
Leggiamo l’ennesimo comunicato
stampa emesso dalla Coldiretti circa
attacco dei lupi al bestiame. Pur
comprendendo le ragioni
'commerciali' che spingono a
promuovere tali iniziative, ossia la
necessità di tutelare quella base di
associati che le consentono di
dotarsi (ad esempio) di prestigiose
sedi, ci domandiamo se non si
comprenda che non è la ripetitività
ad inquadrare il problema. Ci
rendiamo conto che sullo specifico
'problema lupi' l’associazione abbia
potuto/voluto confrontarsi solo con
media ed interlocutori
istituzionalizzati, quelli cioè che
raramente si discostano dal 'politically
correct' delle conoscenze e
convenienze politiche che, negli
anni, hanno consentito questa
categoria ad annullare il rischio
imprenditoriale con contributi,
benefici e quant’altro. Infatti non
si capisce perché la tutela dei
malgari dovrebbe avvenire con il mai
esplicitamente (ed ipocritamente)
citato abbattimento dei lupi e non
con, ad esempio, il divieto della
caccia a quelle specie che
costituiscono cibo per i predatori.
Vista la prolificità dell’ufficio
stampa Coldiretti, apprezzeremo
un’analoga costanza e ripetitività
nel ribadire ai propri associati le
necessità (sancite dalla Legge, non
da animalisti invasati) di rispetto
del benessere animale nelle stalle
montane e nella gestione dei cani di
alpeggio. Gridare 'al lupo, al lupo'
senza serie interlocuzioni fa
perdere di vista il vero problema di
squilibrio della Natura e, come
insegnano anche le fiabe, alla lunga
farà cadere nell’indifferenza ciò
che potrebbe costruttivamente
discusso.
Marco Bravi
Giunta Esecutiva Nazionale
Responsabile Provinciale CUNEO
ANMVI OGGI
25 SETTEMBRE 2009
WEST NILE: 20 FOCOLAI, TRE
REGIONI COINVOLTE
La West Nile Disease è
arrivata in Toscana. In base
all'ultimo
bollettino del
Cesme, aggiornato al 24
di settembre, i focolai
confermati di West Nile
Disease sono 20 e
interessano Emilia Romagna,
Lombardia e - da l 23 di
settembre, la Toscana.
I focolai confermati ad oggi
sono così distribuiti:
- 8 in provincia di Reggio
Emilia;
- 4 in provincia di Modena;
- 5 in provincia di Mantova;
- 2 in provincia di Parma;
- 6 in provincia di Ferrara1
(Figura 1 e Tabella 1);
- 2 in provincia di Arezzo.
Il 23 settembre, i Servizi
Veterinari della Asl
aretina, Zona Valdichiana,
hanno accertato la
positività sierologica di
due cavalli, evidentemente
punti da zanzare infette. La
situazione è in rapida
evoluzione ed altre
strutture poste, sia su
Castiglion Fiorentino che su
Cortona sono oggetto di
osservazione e di indagini
di vario tipo.
Sono state immediatamente
intraprese tutte le misure
di controllo e restrittive
previste dai piani nazionali
nonché le indagini
sierologiche del caso in
stretta collaborazione con
l'Istituto Zooprofilattico
di Teramo (Centro di
Referenza Nazionale per la
WND) e l'Università degli
studi di Perugia presso la
quale uno dei soggetti
sospetti era stato
prontamente trasferito.
Gli equidi complessivamente
presenti nei 20 focolai sono
706: 23 i casi clinici, 7
gli animali morti.
http://www.anmvioggi.it/files/BOLLETTINO%20CESME%2024%20SETTEMBRE%202009.pdf
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