27 AGOSTO  2009

Animalieanimali

27 AGOSTO 2009

 

IN CARCERE PER AVER UCCISO UN CANE. PRIMA VOLTA IN ITALIA
Massacrare un cucciolo di cane davanti a tutti, per poi lasciarlo agonizzante in un cassonetto.

 

Fino a due anni fa per fatti del genere si rischiava soltanto una multa. Poi nel 2004 è arrivata la legge 189, che innalza le sanzioni pecuniarie e introduce la possibilità di condanna al carcere fino a tre anni per chi maltratta, tortura e uccide gli animali “di affezione”: i cani e i gatti.
Antonino S., quarantenne cagliaritano, docente di ingegneria all’università, forse non si era aggiornato. O forse pensava che la legge sarebbe rimasta lettera morta.
Il 12 ottobre ha deciso di compiere un gesto di vendetta contro Giorgio Giambroni, suo condomino in uno stabile alla periferia di Cagliari.
Un rapporto difficile, quello tra il professore e Giambroni: questioni relative alle spese di condominio, “futili sciocchezze” le definisce ora Giambroni: “Sono più di 350 le denunce che tutti noi condomini abbiamo dovuto
sporgere contro S.: io mi opponevo a lui per le decisioni condominiali, e lui si vendicava danneggiando le macchine, il cortile, i campanelli. Non solo i miei: il professore era in contrasto con tutti gli abitanti del condominio”.
Fino a quel giorno la rabbia del professore si era sfogata solamente su oggetti inanimati. Ma dopo l’ennesima visita infruttuosa alla stazione dei carabinieri, da cui cercava sostegno per i suoi contrasti con Giambroni e gli altri condomini, qualcosa scatta nella mente del professore.
Raggiunge con il suo scooter via Su Planu ed entra nella rampa delle scale. E’ l’ora di pranzo. Giambroni tiene in cortile due cani, una vecchia meticcia e la sua cucciola di 10 mesi: quando si allontana per la pausa pranzo alla più
giovane mette “una leggera catenella per impedirle di uscire in strada e perdersi, come era già accaduto. Mentre la madre ormai è abituata, non si allontana, e posso lasciarla tranquillamente senza catena” spiega Giambroni.
Antonino S. si avventa sulla piccola Travanera. La cagnetta ha 10 mesi, pesa 3 chili, non può scappare perché è legata: non ha scampo. Il professore la strattona per strapparla alla catena, che cede subito. La signora Gabriella, una vicina, si affaccia alla finestra e urla di lasciare la cagnolina, ma il professore continua imperturbabile. “Mi hanno raccontato che la cagna adulta si gettava tra le gambe di S. per cercare di fermarlo e di salvare la figlia.
Ma è di taglia minuscola, non poteva riuscirci. E i condomini urlavano di lasciar stare il cane, ma S. non li ascoltava. Quel giorno – aggiunge – era il compleanno di mio figlio”. Il professore sbatte l’animale sul muro
ripetutamente, poi se lo carica sullo scooter e lo getta nel primo cassonetto della spazzatura che incontra.
La signora Gabriella nel frattempo non rimane con le mani in mano: chiama i carabinieri segnalando l’accaduto. Il maresciallo arriva sul posto, trova il professore, glichiede dov’è il cane. “Mi è caduto dallo scooter”, risponde
S., e si dilegua. L’ufficiale sente puzza di bruciato, controlla i cassonetti, trova la cagnetta agonizzante.
Inutile la corsa verso il veterinario: “Mi hanno chiamato per dirmi che non potevano far nulla, la spina dorsale era fratturata in più punti. Avevano bisogno dell’assenso del proprietario – si commuove Giambroni – per poterla
sopprimere. E così l’ho dato”.
Il professore viene denunciato: è accusato di furto pluriaggravato per aver sottratto il cane al suo padrone e di maltrattamenti per averlo ucciso. Ma ancora “in stato di libertà”.
La signora Gabriella il giorno dopo chiama l’Ente nazionale protezione animali, che si interessa al caso e muove subito lo studio legale Rovelli (che patrocina gratuitamente l’associazione): in caso di processo, l’Enpa si costituirà parte civile.
Le indagini sul professor S. proseguono, e il 24 ottobre il Gip Maria Chiara Manganiello firma un’ordinanza di custodia cautelare in carcere: il professor S. viene ritenuto socialmente pericoloso, e per lui si aprono le porte del
Buoncammino, la casa circondariale di Cagliari.
Si tratta della prima persona in Italia arrestata e detenuta in carcere per il reato di maltrattamento su animali: un importante traguardo per tutte le associazioni animaliste che hanno combattuto prima per l’approvazione e
poi per l’applicazione della legge 189. Tratto da Ifgonline.it


IL MESSAGGERO

27 AGOSTO 2009

 

Lager per cani da combattimento scoperto sugli argini del Tevere

Gli animali venivano resi feroci e poi venduti per la lotta

 

Elena Panarella

 

ROMA (27 agosto) - Maltrattamento di animali, traffico di cani utilizzati per combattimenti clandestini e occupazione abusiva di immobili demaniali lungo gli argini del Tevere, all’altezza di Lungotevere della Vittoria, una zona bene di Roma. Gli agenti della polizia municipale del XVII Gruppo, diretti dal comandante Antonio Bertola, hanno sgominato una vera e propria banda di allevatori clandestini, che facevano vivere i cani in una sorta di “lager”. Appena in grado, i cuccioli (quelli utilizzati per il combattimento) venivano sottoposti a un allenamento intensivo: ore e ore passate a correre e ad azzannare e dilaniare tubi di gomma. Tutti gli altri maltrattati, bastonati, e spaventati pronti per essere venduti nei campi rom. Secondo la Lav, ogni anno vengono spesi in scommesse su combattimenti di cani, almeno 775 milioni di euro. Ogni puntata va da un minimo di 250 euro a migliaia di euro se a combattere sono cani campioni. Da giorni gli uomini della municipale, coordinati dall’istruttore Marco Milani, effettuavano appostamenti con rilievi fotografici, confermando la presenza di cani pericolosi di razza rottweiler. E così la notte scorsa, gli agenti, non hanno perso tempo, sono scesi lungo l’argine del fiume a due passi da piazza Maresciallo Giardino, ed hanno sorpreso sette cittadini, tutti di nazionalità romena (sei uomini ed una donna), di età compresa tra i 22 ed i 65 anni. Tre dei fermati hanno precedenti penali ed obbligo di firma per rapina. Vivevano suddivisi tra i locali dismessi, usati in precedenza per la manutenzione degli argini, ed il manufatto centrale che era una delle stazioni utilizzate per il servizio di linea lungo il fiume, trasformato anche questo in una sorta di “monolocale”. I cani invece, 4 adulti e 14 cuccioli, di cui 11 ancora da svezzare, erano tutti denutriti, segregati, senza acqua e cibo, in pessime condizioni igienico sanitarie. La detenzione degli animali era in parte all’aperto ed in parte all’interno delle baracche addirittura in coabitazione con le persone. «Erano spaventati, affamati - raccontano gli agenti - Ecco perché siamo venuti attrezzati con del cibo adatto a loro. Si sono fatti avvicinare da noi pur essendo estranei, mentre passavano i loro aguzzini però erano terrorizzati. Anche quelli utilizzati per i combattimenti, se denutriti, in alcuni casi, fanno gioco per le scommesse, insomma carne da macello. Le indagini andranno avanti anche per capire dove effettivamente avvenivano gli incontri e a chi sono stati venduti quelli che non abbiamo trovato ma fotografato nei giorni scorsi». Gli stessi aguzzini hanno dichiarato che i cuccioli da svezzare erano pronti anche per essere venduti ad alcuni campi nomadi della Capitale, utilizzati per attirare ed intenerire i passanti quando chiedono l’elemosina. Bocche cucite invece sulla sorte dei cani adulti e sulla mancata presenza dei rottweiler fotografati in precedenza. Tutti sono stati denunciati per occupazione abusiva di edifici pubblici e tre anche per maltrattamento di animali.


LA REPUBBLICA

27 AGOSTO 2009

 

Cani denutriti e segregati Denunciate sette persone

 

Roma - Dopo una segnalazione di maltrattamento di animali, traffico di cani per combattimenti clandestini e occupazione abusiva di immobili demaniali in zona lungotevere della Vittoria, è scattata questa notte la verifica della polizia municipale del XVII Gruppo. Gli agenti, diretti dal comandante Antonio Bertola, avevano effettuato anche degli appostamenti il 21 agosto scorso con dei rilievi fotografici che avevano confermato la presenza di cani pericolosi di razza rottweiler. All'1 i vigili sono scesi lungo l'argine del Tevere situato di fronte a piazza Maresciallo Giardino ed hanno sorpreso 7 cittadini romeni, 6 uomini ed una donna, di età compresa tra i 22 ed i 65 anni. Tre dei fermati hanno precedenti penali ed obbligo di firma per rapina. Vivevano suddivisi tra i locali dismessi, usati in precedenza per la manutenzione degli argini, ed il manufatto che era una delle stazioni utilizzate per il servizio di linea lungo il fiume. I cani invece, 4 adulti e 14 cuccioli, di cui 11 ancora da svezzare, erano tenuti denutriti, segregati, senza acqua da bere ed in pessime condizioni igienico sanitarie. La detenzione degli animali era in parte all'aperto ed in parte all'interno delle baracche in coabitazione con le persone. Gli occupanti hanno dichiarato che i cuccioli da svezzare erano pronti per essere venduti ai nomadi, che li utilizzano per attirare ed intenerire i passanti quando chiedono l'elemosina.
Bocche cucite invece sulla sorte dei cani adulti e sulla mancata presenza dei rottweiler fotografati in precedenza. Tutti sono stati denunciati per occupazione abusiva di edifici pubblici e tre anche per maltrattamento di animali. Sul lungotevere gli agenti municipali hanno anche identificato un italiano che viveva in una roulotte in pessime condizioni, diffidandolo ad abbandonare l'area insieme alla sua "casa mobile".


ANSA AMBIENTE

27 AGOSTO 2009

 

ASSOCIAZIONE, IN PAESE REGGINO RANDAGI AVVELENATI

 

CIMINA' (REGGIO CALABRIA) - A Cimina', centro dell'entroterra' reggino, i cani randagi vengono bastonati e, in alcuni casi, avvelenati da parte di gruppi di cittadini, con la conseguente morte di alcuni animali. A riferirlo, in una nota, e' l'Associazione italiana difesa animali ed ambiente (Aidaa). L'associazione parla di ''decine di segnalazioni di bastonature di cani fatte al 'telefono amico' dell'Aidda da parte di cittadini che chiedono che cessi questa pratica barbara''. Nella nota l'Aidaa sottolinea anche che ''ai sensi della legge 281 del 1991, contenente le norme della lotta al randagismo, il sindaco e' responsabile del benessere dei cani che vivono allo stato brado nel territorio comunale. Inoltre e' compito del sindaco provvedere alla cattura dei cani randagi ed al loro trasferimento in un canile convenzionato''. Il presidente dell'Aidaa, Lorenzo Croce, ha inviato una lettera al sindaco di Cimina' chiedendogli di ''metter fine alla pratica barbara della bastonatura dei cani'' e riferendo, altresi', che ''vi sono le prove di alcuni casi di avvelenamento che hanno condotto alla morte alcuni animali''.


AGI

27 AGOSTO 2009

 

CHIEDEVA ELEMOSINA CON CANE: MILANO, DENUNCIATA PER LESIONI

 

Milano - Una polacca di 24 anni senza fissa dimora e dedita all'accattonaggio con un cane 'corso' di grossa taglia e' stata denunciata per lesioni. La ragazza che stava chiedendo l'elemosina in via Piave a Milano, e' fuggita con l'animale non appena ha visto le guardie zoofile, supportate da agenti della Polizia Locale del Comando di Zona 3, incaricate di riportarlo al canile. Nella corsa ha urtato un anziano che cadendo ha riportato lesioni guaribili in oltre 30 giorni (rottura del femore). Il cane e' stato trasferito presso il canile municipale. "Non e' la prima volta - ha commentato il vicesindaco di Milano, Riccardo De Corato - che dobbiamo intervenire nei confronti di senza fissa dimora che utilizzano animali per l'accattonaggio o in modo improprio. Chi decide di accudire un cane, prelevandolo dal canile, non puo' sfruttarlo tenendolo al marciapiede per impietosire i passanti. Tanto piu' se si tratta di animali di grossa taglia o pericolosi. Da inizio anno - ha sottolineato De Corato - a contrasto dell'accattonaggio molesto sono state elevate gia' 341 multe da 450 euro secondo l'ordinanza vigente".


LA SICILIA
27 AGOSTO 2009
 
IL CASO
 
Caltanissetta - La sede territoriale della Lega Antivivisezione di Caltanissetta chiede l'immediata sospensione del trasferimento interregionale di circa 200 cani - provenienti dal Comune di Marsala ed attualmente custoditi in canile del capoluogo nisseno - verso una struttura di Rocca di Neto, in provincia di Crotone. Secondo la Lav si tratta di una palese violazione della legge regionale sul randagismo, di quella nazionale per la tutela degli animali d'affezione e dell'ordinanza del Ministero della Salute del luglio 2009.
Con un telefax inviato al dirigente della Sanità Pubblica Veterinaria dell'Asl di Caltanissetta, ai sindaci dei Comuni di Caltanissetta e Marsala e ai prefetti delle due province, la Lav ha informato le autorità che il trasferimento è già iniziato il 19 agosto e i primi 20 animali sono stati portati nel crotonese.
La Lav, in una nota protesta «per l'assoluta mancanza di trasparenza e di coinvolgimento rispetto alle Associazioni di protezione animali e del loro ruolo: un simile poderoso trasferimento è indubbiamente fortemente impattante sul benessere degli animali».
Secondo la Lav il trasferimento, peraltro così massiccio ed indistinto, di randagi in un canile di altra regione risulta del tutto illegittimo e per questo ha chiesto di sospendere la “deportazione” dei randagi invitando i Servizi Veterinari dell'Asl 2 di Caltanissetta a revocare immediatamente ogni autorizzazione sanitaria al trasferimento di cani verso strutture extraregionali. La Lav chiede inoltre che i sindaci di Marsala e Caltanissetta, ciascuno per le proprie competenze, dispongano urgentemente la revoca di eventuali provvedimenti già emanati o l'emanazione di provvedimenti «a tutela del benessere animale, per la immediata sospensione di ogni e qualsiasi trasferimento di cani verso strutture extraregionali».

CORRIERE DI NOVARA

27 AGOSTO 2009

 

Ancora mistero sui gatti neri spariti

 

Mauro Rampinini

 

Verbania - Presentazione ufficiale, martedì 25, dell’esposto denuncia relativo alla sparizione di 142 gatti, 84 dei quali neri, avvenuta tra Stresa, Baveno e Verbania dal 1° luglio al 22 agosto. A firmare l’esposto è Lorenzo Croce, presidente dell’Aidaa (Associazione italiana difesa animali e ambiente), un sodalizio di Milano cui le segnalazioni erano pervenute. Era stato lo stesso Croce, in una dichiarazione al quotidiano “La Repubblica”, ripresa poi dall’Ansa e da altre testate nazionali e locali, a rendere di pubblico dominio le sparizioni indicando, secondo le segnalazioni ricevute, in un furgone rosso con targhe milanesi il mezzo a bordo del quale i gatti venivano portati via dopo la cattura (…)


LA VOCE DI ROMAGNA
27 AGOSTO 2009
 
Cane senza microchip. Brava la veterinaria
 
Ho seguito la vicenda del cane proveniente dal sud cui una veterinaria non ha voluto apporre il microchip e vorrei esprimere la mia condivisione non solo perchè ha agito secondo la legge e il codice deontologico, ma anche perchè purtroppo ci sono tanti casi analoghi. Infatti spesso i cani vengono spostati tra varie zone d'Italia, nonostante non ci siano luoghi senza randagismo e senza cani in canile. L'unica soluzione per poter controllare il numero di animali sul territorio è applicare la sterilizzazione (che è prevista per legge nazionale e per la quale sono stanziati appositi fondi dalla Finanziaria); le adozioni (ovviamente fatte a persone serie!) dovrebbero essere eseguite sul territorio per avere maggiori possibilità di controllo e perchè in ogni luogo ci sono animali che aspettano una famiglia. Mi auguro si faccia luce sulla vicenda forlinese e anche sui tanti casi analoghi sparsi in tutta la penisola.
Giulia Lodigiani (Persico Dosimo - Cremona)

IL TIRRENO
27 AGOSTO 2009
 
Cane soccorso e liberato
 
CECINA (LI). Una zampa era rimasta prigioniera di quegli ingranaggi e lui, un cagnone grosso così, poteva solo guaire e abbaiare per chiedere aiuto. Alla fine l’aiuto è arrivato. Sono stati i vigili del fuoco a liberarlo. E’ avvenuto nel pomeriggio in un podere alla Vallescaja. L’animale, un incrocio tra un pastore maremmano e uno tedesco, era rimasto bloccato sotto una macchina per lavorare la terra. Il proprietario quando se ne è accorto ha provato a tirarlo fuori da lì ma non ce l’ha fatta. Così ha chiamato i pompieri. Che nel giro di una mezz’ora hanno liberato il cane.

AGI

27 AGOSTO 2009

 

RUBANO DUE CAVALLI DA CORSA NEL BERGAMASCO, UNO RIESCE FUGGIRE

 

Bergamo - Un cavallo da 20.000 euro e' stato rubato nella notte a Romano di Lombardia. Sitratta di Surprise, quarter d'alta genealogia di 8 anni che si trovava nel suo recinto nei pressi dell'ex colonia elioterapica Igea. I ladri hanno aperto un varco nella rete metalica, hanno sparso sul prato pezzi di pane secco attirando fuori due cavalli, Surprise e Joys Little Fox, che hanno caricato sul carrello per animali che si trovava nei pressi. Joys Little Fox, della medesina razza, deve pero' essere riuscito a scappare, perche' e' stato ritrovato dai carabinieri sette chilometri piu' a nord, mentre vagava nel Parco del Serio in territorio di Martinengo.


BIG HUNTER

27 AGOSTO 2009

 

Amiche di BigHunter, Michela: “io, innamorata del fantastico mondo della caccia”

 

 

Michela ha 25 anni, abita nella provincia di Bergamo e lavora come impiegata in un ambulatorio medico. La caccia l'ha completamente conquistata fin dal primo approccio, quando ha accompagnato il fidanzato “cacciatore e amante della natura” in una delle sue battute. “Nella mia famiglia non c'è nessun cacciatore” racconta Michela confessando di aver appreso tutto a partire da quel momento. “Io che amavo già gli animali e la natura in un modo esagerato, io che sono sempre stata mattiniera... mi sono subito innamorata del mondo fantastico della caccia!” spiega entusiasta. Per il momento pratica la caccia vagante stanziale e la migratoria con la sua “cockerina” e “springerina” ma dice di amare molto anche il capanno fisso grazie all'esperienza tramandata dal futuro suocero “grande capannista” e di voler provare nel corso della vita ogni tipo di caccia.

“La caccia è una passione che ti impegna corpo e mente – ci spiega Michela -. Ti impegna tutto l'anno, non solo da settembre a gennaio, ma ogni momento libero che hai lo dedichi ad organizzare e pianificare la tua prossima stagione di caccia. Il solo addestramento dei cani ti regala delle soddisfazioni inspiegabili”. Una bellisima attività che Michela ci dice di voler tramandare ai propri figli, quando ne avrà “non aspetterò molto a fargli conoscere questo mondo e spero proprio che assomiglieranno alla mamma e al papà”, e che saranno quindi dei cacciatori.Michela conclude toccando uno dei tasti dolenti, quello dei pregiudizi che ruotano intorno alle percezioni totalmente negative e intransigenti rispetto all'arte venatoria “è molto difficile spiegare una passione a qualcuno che ha ideali immodificabili” dice centrando il punto. Michela a caccia ci va anche munita di macchina fotografica, un'altra delle sue passioni. Di seguito alcuni scatti.
IL GIORNALE

27 AGOSTO 2009

 

PARCO FORLANINI: ALTRE 8 ANATRE MORTE INTOSSICATE

Altre otto anatre sono morte per intossicazione al parco Forlanini, una moria che la scorsa domenica aveva colpito altri 20 volatili al parco Lambro

 

Mario Alberto Cucchi

 

Milano - Altre otto anatre sono morte per intossicazione al parco Forlanini, una moria che la scorsa domenica aveva colpito altri 20 volatili al parco Lambro: due episodi a distanza di soli tre giorni. Il vice sindaco e assessore alla Sicurezza Riccardo De Corato chiede "ad Arpa e all'Istituto di zooprofilassi di sanità pubblica di via Celoria di accelerare le verifiche di laboratorio di propria competenza, ovvero le analisi dei campioni delle acque già prelevate, e le autopsie sugli animali deceduti, in modo da dare finalmente una spiegazione alla vicenda". Il fatto è stato accertato da agenti del comando di zona 3 della polizia municipale, che ieri pomeriggio hanno trovato quattro anatre morte in un laghetto del parco Forlanini: probabilmente erano morte già da qualche giorno, visto che erano rimaste solo le ali, e i corpi erano stati spolpati dalla tartarughe presenti nel laghetto. I vigili hanno poi appreso che in mattinata altre quattro anatre erano morte e hanno informato i tecnici dell'Arpa.


CITTA' OGGI

27 AGOSTO 2009

 

La proprietaria rischia la denuncia, sono in corso accertamenti

Gattini affamati soli in casa salvati dai pompieri di Abbiategrasso e dai vigili di Robecco

 

Graziano Masperi

 

Cassinetta di Lugagnano (MI) - Rischia la denuncia per maltratamento di animali una donna di nazionalità cubana di 30 anni residente a Cassinetta di Lugagnano che ha lasciato soli in casa due gattini con una sola ciotola per sfamarsi e una per bere per alcuni giorni.

La Polizia locale di Robecco sul Naviglio sta ancora raccogliendo tutte le informazioni, in particolare da quanto tempo i gattini erano in casa e se eventualmente la proprietaria avesse incaricato qualcuno di sfamarli. La scoperta è avvenuta casualmente sabato mattina quando vigili del fuoco di Abbiategrasso e Polizia locale di Robecco sono stato allertati per uno scantinato allagato, con l'acqua che aveva interessato anche lo stabile di fronte. Sono stati i vicini di casa a segnalare agli agenti la presenza dei due animali, all'interno di un appartamento con la tapparella semiaperta. "In quella casa ci sono due mici che miagolano in continuazione perchè hanno fame", diceva la gente. I vigili del fuoco sono riusciti a metterne in salvo uno, mentre l'altro è fuggito alla vista dei soccorritori.

Ma c'è da credere che si trovi ancora in zona. Nel frattempo la Polizia locale ha allertato la Asl e il competente ufficio veterinario che verificheranno lo stato di nutrizione del gattino prelevato dai pompieri. Pare che la donna fosse assente da qualche giorno, ma questo è ancora tutto in fase di accertamento.


IL TIRRENO

27 AGOSTO 2009

 

SMARRIMENTO

 

Gattina di 11 mesi, Nina, grigia, rossiccia e con qualche macchia bianca, è scomparsa circa venti giorni fa vicino piazza del Rosso, a Pisa. Potete aiutarci a ritrovarla? Tel. 050 598540.

 

http://persietrovati.blogspot.com/2009/08/pisa-smarrito-gatto-femmina.html


IL TIRRENO

27 AGOSTO 2009

 

Trasportano quattro cinghiali uccisi forse a bastonate Denunciati per furto aggravato

 

Sabrina Chiellini

 

SALINE (PI). «Non li abbiamo uccisi, li abbiamo investiti con la macchina e così abbiamo pensato di portarli a casa». Sulla carrozzeria della jeep su cui viaggiavano due pisani, poi denunciati dai carabinieri che li avevano fermati per un controllo stradale, non c’era neppure un graffio. Ma nel bagagliaio giacevano quattro cinghiali, un maschio adulto e tre cuccioli. Uccisi. Forse rimasti nel laccio di una trappola e poi finiti a bastonate. Sulle carcasse nessuna ferita d’arma da fuoco.  Ma tante fratture. Provocate, con molta probabilità da bastoni, che non sono stati trovati. Perciò resta solo un’ipotesi anche se molto probabile vista la consuetudine di certi cacciatori e dei bracconieri. Così come i carabinieri dell’aliquota radiomobile della compagnia di Volterra non hanno trovato nell’auto alcun fucile da caccia.  È probabile che i due uomini fossero di ritorno dai boschi volterrani o della Valdicecina insieme ad altri cacciatori della zona, sfuggiti alle maglie dei controlli, perché hanno preso altre direzioni o perché sono riusciti a passare senza conseguenze davanti alla pattuglia dell’Arma.  La macchina su cui viaggiavano i due pisani e i quattro cinghiali, questi ultimi pronti per essere cucinati magari in qualche ristorante, è stata fermata l’altra notte, intorno a mezzanotte nella zona di Saline di Volterra, in via Volterrana. Il conducente non è apparso del tutto tranquillo. I militari hanno pensato di approfondire la situazione. Dopo il solito controllo dei documenti hanno guardato cosa trasportavano. Un carico ingombrante, le bestie non potevano passare inosservate. E dovevano essere state caricate da più braccia, vista la pesantezza del maschio adulto. «Non li abbiamo uccisi», hanno ripetuto più volte, tirando fuori la storia dell’incidente stradale. Ma questo non li ha messi al riparo da una denuncia in stato di libertà. Trattandosi di selvaggina i carabinieri li accusano di furto aggravato in concorso in danno di beni dello Stato.  I cinghiali sono stati sequestrati e inviati alla distruzione, dopo essere stati fotografati. Proprio quelle immagini significative finiranno nel fascicolo da inviare alla procura per procedere nei confronti di B.S., 70 anni, pensionato, e di N.M., 65 anni, entrambi di Pisa.


AGI

27 AGOSTO 2009

 

UCCIDEVANO CINGHIALI E VENDEVANO CARNE ABUSIVAMENTE: 5 RINVII

 

Ancona - Cinque persone, tre guardie provinciali e due dipendenti di ditte alimentari contrattualizzate dai comuni di Camerano e Sirolo, sono stati rinviati a giudizio dalla procura della repubblica di Ancona per l'abbattimento di alcuni cinghiali all'interno del parco del Conero. Secondo quanto e' emerso dalle indagini del corpo forestale dello stato, coordinate dal sostituto procuratore Paolo Gubinelli e durate circa un anno, nel 1999 gli imputati hanno ripetutamente svolto un'attivita' di 'abbattimento selettivo' dei cinghiali, pur in assenza di autorizzazioni e di un piano scientifico di gestione faunistica del Parco, indispensabile per quantificare il reale squilibrio ecologico causato dall'introduzione degli animali all'interno dell'area protetta. I cinque hanno usato armi private e munizioni acquistate dall'amministrazione pubblica, ma non avevano seguito alcun corso di formazione ne' erano stati formalmente autorizzati dall'Ente Parco, costituendo cosi' anche un rilevante pericolo per l'incolumita' pubblica. Una volta uccisi, le carcasse dei cinghiali venivano eviscerate, caricate e trasportate ad un mattatoio pubblico, anche grazie ad una documentazione emessa in modo illegittimo, per poi essere conferite a centri di lavorazione e commercializzazione delle carni, nei comuni di Camerano e di Sirolo. Proprio i due comuni avevano il compito di cedere un pari quantitativo di altri tipi di carni ad una casa di riposo sulla base di una delibera, che la procura ritiene illegittima, dell'Ente Parco. I titolari delle due ditte alimentari, che eseguivano i lavori per i comuni, sono stati a loro volta denunciati, perche' non rispettavano i regolamenti comunitari per la salvaguardia agroalimentare, in quanto effettuavano la lavorazione in luoghi diversi dallo stabilimento di Sassoferrato, l'unico autorizzato per questo genere di attivita'.


LA ZAMPA.IT

27 AGOSTO 2009

 

TRAILER, "The Cove", la strage dei delfini

 

Il trailer "The Cove", letteralmente "La Baia", il documentario che racconta la strage segreta dei delfini in Giappone.

 

VIDEO

http://www.lastampa.it/multimedia/multimedia.asp?IDmsezione=59&IDalbum=20147&tipo=VIDEO


LA ZAMPA.IT

27 AGOSTO 2009

 

La strage segreta dei delfini

Un documentario choc svela lamattanza dei pescatori giapponesi

 

STEFANO GULMANELLI

 

TOKYO - La strage inizia puntuale ogni anno a settembre. Avviene tutto a Taiji, cittadina giapponese a 500 Km a Sud-Ovest di Tokyo, affacciata sul Pacifico davanti a una delle grandi rotte migratorie di delfini. La scena è collaudata: ai primi segni dell’arrivo dei cetacei nella loro transumanza verso i mari del Sud, i pescatori prendono il largo e, battendo i remi sull’acqua, creano un «muro di suono» che disorienta i delfini e li fa finire dentro le reti, con cui vengono poi trascinati in un’insenatura naturale poco distante da Taiji.
Alcuni esemplari (poche decine) vengono prelevati e spediti a esibirsi nei vari delfinari del mondo. Gli altri, almeno 20mila all’anno, diventano oggetto di una carneficina a colpi di ramponi e fiocine: alla fine della mattanza l’acqua turchese della baia si tinge di un sinistro rosso porpora. La carne dei cetacei uccisi viene poi macellata per essere venduta - spesso spacciandola per carne di balena, una leccornia nazionale in Giappone - o, almeno fino a qualche tempo fa, per essere servita nelle mense cittadine, anche quelle scolastiche.

Il massacro
Finora la mattanza di Taiji era un segreto tutto sommato ben custodito o perlomeno ben celato all'opinione pubblica mondiale. Non mancavano voci di pratiche di pesca truculenta nella cittadina giapponese dove, all’apparenza, il delfino viene venerato (a Taiji ci sono statue, mosaici e murales di delfini ovunque), ma mai occhi «estranei» avevano potuto vedere quanto davvero accade in quella baia.
A mostrarlo in tutta la sua crudezza c’è ora «The Cove» («La Baia»), un documentario presentato e premiato all’edizione 2009 del Sundance Film Festival e il cui trailer, accessibile in Rete, viene visto da un numero crescente di internauti sbigottiti.
A girare il film-denuncia sono stati Louie Psihoyos, acclamato fotografo con 18 anni di National Geographic alle spalle e Richard O’Barry, che negli Anni Sessanta addestrò il delfino superstar della serie Tv Flipper e che ora, proprio a causa di quell’esperienza, è il più convinto oppositore della cattività dei delfini. Per realizzare le riprese subacquee Psihoyos e O’Barry si sono rivolti a una coppia canadese di assi dell'apnea - Kirk Krack e la moglie Mandy-Rae Cruickshank, otto volte campionessa mondiale di free diving. Sono stati loro due a immergersi in profondità, entrando non visti nella baia, e a posizionare le telecamere ipersensibili con cui sarebbero state riprese da sotto le scene dello scempio.
L’intero perimetro dell’insenatura in cui si compie la mattanza è infatti circondato da siepi di tela catramata sormontate da filo spinato e tenuto sotto stretta sorveglianza da telecamere a circuito chiuso e guardie armate.
Il regista boicottato
Montato come un thriller, il documentario, che limita a due minuti le impressionanti immagini della carneficina dei delfini («Sono più che sufficienti per capire che cosa avviene in quella baia» dice O’Barry), mostra come Psihoyos abbia inizialmente provato a girare il film in modo «legale», chiedendo regolare permesso; e come - dinanzi a rifiuti secchi e minacce neanche tanto velate (senza giri di parole, il sindaco di Taiji avverte Psihoyos che avvicinarsi alla baia può voler dire farsi molto male) - il team sia allora «entrato in clandestinità» per produrre il filmato che dà conto dei fatti.Ora, spinto dal crescente tam tam mediatico, soprattutto online, il film sta uscendo dai circuiti underground e presto arriverà alla visione del grande pubblico. La cui reazione, si prevede e si spera, sarà quella di una forte ondata d’indignazione: proprio ciò che Psihoyos e O’Barry si erano proposti avventurandosi a girare il loro film. Una prima indicazione al riguardo l’ha già data la città australiana di Broome, gemellata con Taiji in virtù della presenza di una nutrita comunità di pescatori originari di quell’area del Giappone: la relazione privilegiata fra le due città - ha mandato a dire il consiglio comunale di Broome al suo omologo di Taiji - riprenderà solo se e quando la mattanza dei delfini cesserà.


LA ZAMPA.IT

27 AGOSTO 2009

 

"Gran parte della carne di delfino e balena diventa cibo per cani e polli"

Parla Sabina Airoldi, Istituto Tethys

 

Quando lo osservi noti subito quel sorriso. Anche per questo credo che noi occidentali ci avviciniamo ai delfini in modo diverso». Sabina Airoldi è biologa ricercatrice e membro del Consiglio Direttivo dell’Istituto Tethys da decenni osserva e studia il Santuario dei cetacei nel Mar Ligure.
Agli occidentali mangiare carne di delfino farebbe orrore. In Giappone li massacrano...
«È molto difficile sensibilizzare sulle problematiche del rischio estinzione gli orientali. Anche se le nuove generazioni sono più attente a certi argomenti».
Dove sta la differenza?
«Per gli occidentali il delfino e la balena sono una ricchezza del mare, una ricchezza anche mitologica. E poi il delfino se lo osservi ha la bocca che sembra quasi un sorriso, emotivamente lo leghiamo al senso della vita. Il delfino è un mammifero intelligente si avvicina a noi, comunica con noi e con gli altri della specie. Non lo consideriamo un pesce».
Ma perché ci «disturba» meno vedere una tonnara?
«Non facciamo il discorso del tonno, anche quello è a rischio di estinzione. Il delfino partorisce è un mammifero e nasce un piccolo ogni due o tre anni. Se togli un esemplare da un branco rischi di alterare per sempre l’equilibrio».
Il Giappone sostiene che uccide per «ricerca scientifica»
«Sì, poi la carne di balena finisce nel cibo per cani, gatti o addirittura in quello per i polli. La ricerca si fa su animali vivi, lo abbiamo dimostrato: un cetaceo vale molto più da vivo che da morto, il Whale watching porta uno sviluppo economico di alto livello».


LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO

27 AGOSTO 2009

 

Delfino e tartarughe  morti rinvenuti sulla costa di Ostuni

 

 

EMILIO GUAGLIANI

 

OSTUNI (BR) - Tartarughe marine morte così come un delfino, tutti spiaggiati sugli arenili del litorale marino ostunese; questo il consuntivo di quanto ritrovato in questi giorni e segnalato da bagnanti alla Capitaneria di porto di Brindisi. Così come successo nei mesi scorsi, quando altri esemplari trasportati dai flutti sono stati depositati sulle spiagge della costa ostunese, questa volta si è trattato di carcasse di tartarughe marine della lunghezza di circa 60-70 cm e ritrovate a Costa Merlata, Fiume Morelli e sulla spiaggia antistante il Villaggio Playa mentre la carcassa di delfino, della specie “Stenella striata” (di una lunghezza di circa un metro), è stato rinvenuto sulla spiaggia di Santa Lucia. Subito sono stati informati gli uffici competenti del servizio veterinario della Asl; del Comune-assessorato all’ambiente; Regione Puglia e la referente della Provincia di Brindisi per la rimozione delle carcasse. Le testuggini saranno sottoposte a visita nel «laboratorio di biologia marina» dell’Amministrazione provinciale, dove saranno verificate le cause della morte. Queste tartarughe vagano alla ricerca della spiaggia per deporre le uova e, oltre a quelle della Grecia o dell’ex Jugoslavia (ricordiamo Skala a Cefalonia), le mète preferite per depositare le uova sono anche i nostri arenili, luoghi che si trovano sulle linee delle correnti marine. Una questione di correnti per la direzione che prendono, ma si conferma quello che è ormai un andamento consolidato da diversi anni e cioè un sempre maggior numero di tartarughe che restano in Adriatico fino alla fine dell’autunno e all’inizio dell’inverno per effetto del riscaldamento dell’acqua del mare. Gli arenili della costa di Ostuni, si vengono a trovare sulla direzione delle correnti marine, che trasportano rifiuti di ogni genere e anche le carcasse di questi animali, vengono gettate sulle sabbiose spiagge della “Città bianca”. Ma quali i problemi che possono portare alla morte di queste testuggini marine? Malattie, infezioni, ferite, parassitosi che in un ambiente come quello marino possono verificarsi con più facilità rispetto a quello terrestre, ma anche l’inciviltà umana dovuto all’abbandono in mare di buste di plastica, oppure l’azione di natanti da diporto e di reti ed ami di palamiti. Un altro problema è rappresentato dall’inquinamento, sia da rifiuti macroscopici, sia da elementi chimici. Nel primo caso, il pericolo per le tartarughe sta nell’ingestione di oggetti, principalmente di plastica e gomma scambiati per prede abituali come meduse e pesci. Una volta ingeriti possono bloccarsi nell’esofago o nell’intestino e portare alla morte a causa del ridotto assorbimento di cibo o per emorragia e infezioni. I materiali più “attraenti” sembrano essere frammenti di plastica galleggianti più simili alle meduse - trasparenti o traslucidi e biancastri – ma anche di color argento, come fogli di alluminio, che vengono scambiati per pesci. Nello stomaco di una «Caretta Caretta», proprio a causa della sua voracità, si è trovato veramente di tutto. L’inquinamento chimico infine, sebbene più occulto, non è meno letale per le tartarughe. Intanto, proseguono i controlli del litorale e del territorio da parte del Corpo Forestale dello Stato, Capitaneria di Porto e Polizia Municipale al fine di altri avvistamenti e interventi del genere visto che, in questi periodi, avviene il transito delle tartarughe marine.


IL SECOLO XIX

27 AGOSTO 2009

 

Cinghiali in diminuzione?L'assessore: «Dati falsati»

Eennesima guerra di cifre alla vigilia della stagione venatoria
Bracco (Provincia) con i cacciatori. Buzzi (Enpa): censimenti corretti

 

Dario Freccero

 

Savona. «Danni in aumento, conteggi dei boschi falsati: gli ungulati sono più di quelli censiti» sostiene l'assessore alla caccia della Provincia, Livio Bracco. «Ungulati in diminuzione, censimenti realistici» replica l'Enpa, attraverso il vicepresidente Giovanni Battista Buzzi.
E così, a pochi giorni dall'inizio della stagione venatoria che si apre il 20 settembre per il cinghiale (per il capriolo è già in corso e si conclude a fine settembre), è la solita guerra di cifre tra cacciatori e animalisti, due culture che mai potranno accordarsi.
Quest'anno la disputa è più accesa perché i censimenti dei capi selvatici attualmente in corso avrebbero indicato una seppur lieve diminuzione degli animali rispetto alle stagioni scorse. Colpa del freddo invernale, si dice, e del conseguente calo delle nascite di cinghiali e caprioli. E questo, se confermato (le operazioni di conteggio proseguono ancora nel mese di settembre), porterebbe ad una diminuzione dei capi da abbattere e conseguentemente a numeri inferiori a disposizione dei quasi seimila cinghialisti savonesi iscritti nelle oltre 200 squadre (minimo 15 cacciatori) dei vari ambiti territoriali.
Non a caso l'assessore alla caccia di Palazzo Nervi, Livio Bracco, a sua volta neo cacciatore (ha preso il patentino pochi mesi fa), ha già giocato d'anticipo e a pochi giorni dalla presentazione della stagione, dichiara: «I censimenti evidenziano sempre numeri inferiori alla realtà - sostiene - perché vengono fatti con un criterio scientifico che comporta spesso un margine di errore al ribasso. Lo dico anche per ragioni di buon senso: abbiamo indicazione preoccupanti dal conteggio dei danni provocati dagli ungulati ed è quindi verosimile che il numero dei capi sia più alto, non certo il contrario. Teniamo presente che sempre in fatto di danni il 2008 ha visto la provincia di Savona al primo posto in Italia. È vero che è un primato che riguarda l'alta densità di campi coltivati della nostra terra, ma è anche un dato reale che settimanalmente tanti savonesi verificano sulla propria pelle quando si ritrovano i campi e gli orti rovinati dall'invasione degli animali selvatici».
E per dar manforte a questa tesi lo stesso Bracco sbandiera una cifra: 500 mila euro. «Sono i danni che abbiamo registrato l'anno scorso e riguardano solo le denunce ricevute - prosegue - Considerato che c'è anche chi non fa denuncia, significa che la situazione è davvero drammatica. Ecco perché dico che i censimenti indicano in realtà meno capi di quelli che ci sono».
«La veritàè che animali ce ne sono davvero meno ma il partito della caccia, che governa a prescindere da tutto, riuscirà come sempre ad ottenere i numeri di cui ha bisogno per soddisfare ampiamente le esigenze del settore e delle sue lobby - replica Giovanni Buzzi, numero due dell'Enpa - Basta vedere quello che è stato fatto con la caccia al capriolo, consentita in pieno agosto e settembre mettendo a grave repentaglio l'incolumità della gente che andando per boschi rischia di trovarsi impallinata. È normale? E quest'anno, non contenti, apriranno anche la caccia al daino, animale finora risparmiato ma improvvisamente diventato troppo numeroso, secondo i cacciatori, e quindi da ridurre. È realmente così? Chi può dirlo? Finché i censimenti li faranno i cacciatori direttamente, anche se accompagnati da altri tecnici, dubito che qualcuno dirà mai i dati reali sui capi presenti e su quelli eccedenti. È un'altra delle cose che da anni lamentiamo ma invano».
Sul fronte cacciatori, tra l'altro, la stagione si apre con un nuovo presidente dell'ambito di caccia 1, quello savonese, che da pochi giorni ha visto l'elezione di Francesco Ciocca, titolare dell'albergo-ristorante "Nazionale" di Savona, al posto del dimissionario Enrico Rebagliati. Toccherà a lui gestire e coordinare un ambito che riguarda il savonese di levante e comprende una settantina di squadre di cinghialisti. Gli Ambiti savonesi (cinque quelli della provincia) hanno un ruolo delicato per il coordinamento di tutte le attività ma anche per le battute straordinarie di selezione e per il recupero di animali feriti, settore che quest'anno prevede grosse novità.


BIG HUNTER

27 AGOSTO 2009

 

Anche Porto Venere presa d'assalto dai cinghiali: si apre la caccia

 

Un piano di controllo della popolazione di cinghiali che si riversano ormai copiosi anche in questo bellissimo golfo della Liguria. E' quanto deciso dal comune di La Spezia in accordo con l'Atc, la Polizia Provinciale e l'Ente Parco. Il piano elaborato dall'ufficio del parco ha avuto in questi giorni il via libera dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) grazie alla valutazione del valore massimo di cinghiali che il territorio può sopportare. Il piano prevede, oltre all'abbattimento di alcuni capi, la cattura e la marcatura dei cinghiali (che poi saranno trasportati lontani dalle zone agricole). Un accorgimento che secondo l'Ente Parco  permetterà di raccogliere dati utili sul reale numero dei capi presenti, sul loro stato di salute, sulle loro abitudini e i loro spostamenti.


IL SECOLO XIX

27 AGOSTO 2009

 

La moria nell'entella:«è stato un topicida»
Il consigliere Provinciale spanò: vietare la pesca nel fiume

 

Chiavari (GE). Il consigliere provinciale e capogruppo dei Verdi, Angelo Spanò, lancia un appello agli enti locali (i Comuni di Chiavari e Lavagna) e all'Asl 4 affinché sia emanata un'ordinanza urgente per vietare la pesca nel fiume Entella. Il corso d'acqua dove, una settimana fa, si è registrata una, ancora misteriosa, moria di pesci, anatre e germani reali.
Sono state decine le carcasse di animali recuperate dalle guardie zoofile ambientali e dai volontari di Ayusya e Enpa. E alcuni esemplari morti sono stati inviati all'Istituto zooprofilattico di Torino per effettuare analisi approfondite su cosa abbia provocato la morte.
«Mi sono informato, e posso dire con certezza che la morte degli animali è dovuta alla presenza, nell'acqua dell'Entella, di una ancora non quantificata concentrazione di una sostanza derattizzante, un topicida chiamato "Brodifacom" - afferma il consigliere Spanò -. Ho notato che molte persone pescano sulle sponde dell'Entella. Pensiamo a cosa può accadere se a qualcuno venisse in mente di mangiare quei pesci avvelenati».
Per questo l'esponente dei Verdi si appella agli enti locali: per fare in modo che, in attesa di un responso ufficiale dal parte dell'Asl, si eviti un grosso rischio per la salute della popolazione. Dal canto suo, l'azienda sanitaria locale ha spiegato nei giorni scorsi che i risultati degli esami tossicologici e virologici saranno comunicati non appena disponibili.


IL TEMPO

27 AGOSTO 2009

 

Suini sequestrati dai militari del Nas
San Giuliano del SannioIl valore degli animali si aggira intorno ai 30mila euro

CAMPOBASSO 93 suini sequestrati

 

Cosimo Santimone

 

Campobasso - É questo il bilancio dell'operazione portata a termine nelle scorse ore dai Carabinieri del Nucleo Anti Sofisticazioni di Campobasso. I militari, a San Giuliano del Sannio, coadiuvati dai colleghi della locale Stazione e da personale veterinario dell'Asrem del capoluogo, hanno ispezionato un'azienda agricola in contrada San Marco (di proprietà di S.M., 59enne di Cercepiccola). Gli uomini del Nucleo Anti Sofisticazione hanno proceduto quindi al sequestro perchè gli animali erano sprovvisti di marche auricolari e non erano «caricati» sul registro aziendale. Il valore degli animali sotto sequestro si aggira intorno ai 30.000 euro; nella circostanza il personale medico ha eseguito anche dei prelievi ematici finalizzati alla eventuale verifica della presenza di malattie infettive negli animali. Controlli, quelli dei Nas, che continueranno serrati anche nelle prossime ore nelle zone dell'hintarland campobassano.[...]


SICILIA ONLINE

27 AGOSTO 2009

 

CATANIA: VIOLAZIONE NORME IGIENICO-SANITARIE, SEQUESTRATA MACELLERIA

 

CATANIA (ITALPRESS) - I Carabinieri del Nucleo operativo ecologico e del Nucleo antisofisticazione e sanita', con la collaborazione del servizio veterinario dell'Ausl 3 di Catania, hanno sequestrato una macelleria intestata a uno degli allevatori denunciati nei giorni scorsi per maltrattamento di animali e invasione di terreni. I militari hanno riscontrato "gravi violazioni alle norme che regolano la conservazione degli alimenti destinati al consumo umano, la mancanza della necessaria autorizzazione sanitaria e la documentazione attestante la provenienza dei prodotti derivati dalla carne e lattiero caseari poste in vendita". Sono stati sequestrati, oltre alla cella frigorifera e ai banconi, circa 50 chili di alimenti in precarie condizioni igieniche, motivo per il quale il proprietario e' stato deferito alla Procura. E' stata inoltre disposta la chiusura dell'attivita' per motivi sanitari con conseguente segnalazione al sindaco. Sono in corso gli accertamenti per verificare se la carne ed i prodotti caseari trovati gia' in precarie condizioni igieniche siano anche contaminate da sostanze pericolose o in gradi di diffondere malattie.


ZERO EMISSIONTV

27 AGOSTO 2009

 

Il salmone torna a risalire la Senna

 

 

In mezzo a catastrofi ambientali causate dall’uomo, in atto o imminenti, e spesso di dimensioni apocalittiche, fa piacere ogni tanto un’eccezione che fa intravedere una luce in fondo al tunnel. Una delle più belle storie dell’estate è il ritorno del salmone della Senna. Segno, indicano gli studiosi, di un netto miglioramento della qualità delle acque del fiume che dalla Borgogna passando per Parigi si arrampica su su sulla cartina geografica fino a gettarsi nella Manica. Infatti, il salmone è un bio-indicatore: vale a dire che la sua presenza indica che un ecosistema è in ottimo stato di salute. E che la Senna stia bene lo dimostra il fatto che sia tornato spontaneamente e non, come più spesso invece accade in caso di ritorno di una specie in un habitat, per un intervento di ripopolazione. Era dall’inizio del secolo scorso che il salmone atlantico aveva fatto perdere le proprie tracce, estinto o fuggito via da una Senna sempre più inquinata da scarichi industriali, agricoli e domestici. Una scomparsa seguita a un costante declino a partire dal XVIII secolo, tanto che il salmone atlantico era stato inserito nella lista dei pesci più a rischio di estinzione d’Europa. E’ dovuto passare quasi un secolo prima che un salmone si decidesse nuovamente a risalire il fiume dall’Atlantico. A ottobre dell’anno scorso ne è stato catturato uno da 7 kg a Suresnes, alle porte di Parigi. “Non accadeva da 70 anni”, sottolinea Bernard Breton, segretario generale della Federazione nazionale della pesca in Francia (FNPF). “E un altro di 6 kg è stato pescato una quindicina di giorni fa a Pontoise”, aggiunge soddisfatto.“Ormai sono sempre più numerosi i salmoni che dall’Atlantico per riprodursi nella Senna– spiega – A fine anno si stima che saranno circa un migliaio quelli che attraverseranno Parigi”. Nel 2008, secondo l’istituto nazionale di ricerca agronomica (Inra), è stato osservato il passaggio di 260 salmoni presso la sbarramento situato a nord di Rouen. Un miracolo? Niente affatto. Secondo il Sindacato interdipartimentale per il risanamento dell’area urbana parigina (Siaap) è merito di un grande lavoro di bonifica culminato con l’installazione di nuovi e potenti depuratori e il divieto di scarichi nocivi nel fiume.

Risultato: la Senna pulita non piace solo al salmone, ma anche altre specie hanno fatto ritorno negli ultimi 15 anni: se infatti nel 1995 se ne contavano appena quattro (anguilla, lasca, abramide e carpa), oggi ce ne sono ben 32. Come tutte le storie anche questa ha una morale: non basta ripopolare un habitat malato. Se il suo stato di salute migliora, gli animali ritrovano la strada di casa da soli.


MESSAGGERO VENETO

27 AGOSTO 2009

 

Rabbia, Allevacavalli a rischio

 

Maura Delle Case

 

SAN DANIELE (UD). La minaccia della rabbia si estende anche sull’11ª edizione di Allevacavalli, la manifestazione dedicata alla promozione dell’allevamento equino che si terrà dal 4 al 6 settembre a Villanova di San Daniele. Tanto che l’azienda sanitaria ha emesso un’ordinanza. Visto il consistente numero di casi accertati, a oggi complessivamente 23, due dei quali, per altro gli ultimi, riguardano due volpi trovate proprio in zona, rispettivamente a Soprapaludo e a Susans, l’azienda sanitaria n° 4 ha emanato a firma del direttore generale Giorgio Ros l’ennesima ordinanza, ripresa ieri dal Comune nei suoi punti salienti con una lettera, inviata a alberghi, hotel e bed&breakfast tra gli altri, e un avviso affisso in vari luoghi pubblici. L’emergenza non poteva non riguardare, a questo punto, anche Allevacavalli, tanto da render necessario un vertice d’urgenza tra gli organizzatori, l’amministrazione comunale e i veterinari dell’Ass4, utile alla messa a punto di una serie di misure cautelative, che consentano lo svolgimento della manifestazione al riparo da ogni rischio. Il tavolo si è recentemente svolto a villa Seravallo ed ha permesso di individuare alcune misure di sicurezza, che verranno ulteriormente affinate da qui al via della manifestazione. A spiegarle, in breve, è il sindaco Emilio Iob: «In sostanza provvederemo ad applicare in modo rigido e inflessibile quanto indicato dal dottor Ros nell’ultima ordinanza, vale a dire che sull’intero territorio comunale tutti i cani anche se muniti di museruola non potranno circolare se non condotti al guinzaglio e che dovranno obbligatoriamente essere sottoposti alla vaccinazione antirabbica precontagio». Compresi i cani provenienti dall’estero o da altri comuni. Così come gli equidi residenti o in transito. «Gli albergatori, proprietari di pensione o di strutture assimilabili (ai quali è stata inviata un’apposita comunicazione) dovranno segnalare immediatamente la presenza di cani che accompagnano i loro clienti all’autorità comunale – continua Iob - per gli opportuni adempimenti». Nello specifico di Allevacavalli saranno messe in atto misure ulteriori. «All’ingresso – racconta il sindaco - schiereremo un buon numero di volontari che avranno il compito di redarguire il pubblico in arrivo accompagnato da cani sui comportamenti da osservare. E per chi si rifiuterà di tenere al guinzaglio il proprio animale in loco sarà presente la polizia municipale che in caso di necessità potrà intervenire. Quanto poi alla sicurezza dei cavalli, i box saranno completamente chiusi e protetti, sorvegliati giorno e notte, mentre le zone destinate alle manifestazioni saranno individuate lontano da boschi e vegetazione così che tutto ciò che accade intorno sia visibile e controllabile. Non c’è ragione per creare allarmismo – conclude il sindaco -, ma in questo momento è importante osservare alla lettera le indicazioni fornite dall’azienda sanitaria».


WIND PRESS

27 AGOSTO 2009

 

CACCIA: ALLARME ILLEGALITA’ IN NAMIBIA

 

In Namibia sono sempre più frequenti le proteste contro la caccia e sono sempre più numerose le persone, da tutto il mondo, e le associazioni protezioniste che chiedono al Ministro dell’Ambiente e del Turismo (MET) della Namibia, il ritiro dei permessi di caccia ad animali selvatici come ghepardi e leopardi. Ora si attende un intervento risolutivo da parte del Ministro. Fermo restando che per OIPA e LAV la caccia andrebbe vietata per chiunque e senza deroghe, consideriamo questa protesta e i risultati fin qui conseguiti un primo passo in avanti.Il dibattito è intenso e la stampa namibiana si sta interessando alla vicenda del ritiro dei permessi di caccia. Le notizie riguardanti la caccia illegale hanno sommerso anche le associazioni dei cacciatori. L’associazione namibiana dei cacciatori professionisti (Napha) si è rivolta al Ministro dell’Ambiente e del Turismo (MET) della Namibia per chiedere di sospendere il rilascio dei permessi per la caccia (trophy-hunting) ai ghepardi e leopardi. Napha sostiene una caccia “etica e sostenibile”, per le popolazioni locali.Numerosi sono i rapporti e le segnalazioni che raccontano di pratiche di caccia illegali, non etiche e senza scrupoli, molte volte condotte da persone prive di qualifica. Un cacciatore, che vuole rimanere anonimo, riferisce che la sospensione dei permessi è l’unica via per fare fronte alla gravità della situazione. La caccia al trofeo è un’industria molto lucrativa per la Namibia, con un consistente afflusso di turisti. Ogni anno vale circa 316 milioni di dollari. Cacciatori da ogni parte del mondo si recano in Namibia per potere uccidere gli animali: è un fiume in continua espansione, di persone che partecipano a viaggi tutto incluso per la caccia. La pratica della “caccia inscatolata” – ovvero la caccia ad animali intrappolati per poterli uccidere più facilmente – e l’afflusso di cacciatori senza scrupoli e non qualificati, sono fenomeni in continua crescita e preoccupanti. Per chi uccide animali illegalmente, vigono norme che impongono sanzioni e confisca degli animali, ma non sempre le norme vengono applicate.


IL GAZZETTINO DI ROVIGO
27 AGOSTO 2009
 
Il presidente della Regione Giancarlo Galan ha firmato il decreto sulle limitazioni all'esercizio venatorio nelle Zone a protezione speciale come il Delta del Po
La caccia resta vietata fino al primo di ottobre
 
Provincia di Rovigo - Com'era d'obbligo, anche se obtorto collo, il governatore Giancarlo Galan ha firmato il decreto sulle limitazioni all'esercizio venatorio nelle Zone a protezione speciale, come impone il provvedimento dell'ottobre del 2007 dell'ex ministro Pecoraro Scanio. In pratica diventa operativo anche per questa stagione venatoria nelle zone del Delta e in qualche altro sito del Polesine, un pacchetto di misure di attenuazione su tutte l'impedimento ad abbattere prima del 1. ottobre alzavole, marzaiole, beccacce, beccaccini e quant'altro, o il divieto di addestrare i cani nelle Zps fino al 1. settembre, tanto per citare alcuni dei paletti restrittivi predisposti dal'ex ministro Verde.Le Regione tuttavia non ha mancato di far rilevare la propria sostanziale contrarietà al decreto sottolineando di averlo impugnato al Tar del Lazio perché le misure di attenuazione previste dalla valutazione di incidenza del Piano faunistico regionale e le misure di conservazione già vigenti in Veneto garantirebbero comunque una adeguata tutela dell'habitat e delle specie presenti nei siti Natura 2000. Tanto è vero che nelle more del giudizio amministrativo, non si è provveduto ad implementare le misure di attenuazione con quanto disposto dal decreto del 2007.Sta di fatto che come per la stagione 2008-2009, la Regione aveva dovuto addirittura licenziare il proprio benestare al decreto gerarchicamente superiore a poche ore dal via della stagione spiazzando tantissimi cacciatori anche tecnicamente impreparati ad adeguarsi ai diktat ministeriali. Si veda il divieto di uso di pallini di piombo.Il Veneto insomma si adegua ma lo fa più che altro per cautelarsi da un eventuale giudizio negativo nel contenzioso aperto al Tar.Entrando nello specifico, rimane irrisolto il quesito sull'uso-detenzione del piombo nelle Zps. Sembra si stia facendo strada l'ipotesi di un quesito in Regione che l'ufficio Caccia provinciale potrebbe rivolgere per dirimere una volta per tutte se sia punibile il cacciatore trovato in possesso di cartucce con pallini di piombo in una zona in cui ne è vietato l'impiego. In pratica, è sanzionabile chi tiene in tasca cartucce vietate o le dovrebbe avere già in canna o nel serbatoio dell'arma? Se non addirittura averle già esplose, il che ne implicherebbe la ricerca nel corpo della selvaggina abbattuta.

Animalieanimali

27 AGOSTO 2009

 

VENETO, LAC DIFFIDA REGIONE SU CACCIA AD UCCELLI INSETTIVORI PROTETTI
Si vuole scongiurare l’approvazione di una delibera sulla caccia illegale agli uccelli tutelati e protetti dalla legge statale e dalla Direttiva comunitaria 409/79/CEE.

 

La Lega Abolizione Caccia del Veneto, ha inoltrato una diffida a firma del suo presidente Andrea Zanoni, alla Giunta Regionale del Veneto, per scongiurare l’approvazione di una delibera sulla caccia illegale agli uccelli tutelati e protetti dalla legge statale e dalla Direttiva comunitaria 409/79/CEE.
“L’attuale giurisprudenza della Suprema Corte di Cassazione e i recenti pronunciamenti della Commissione Europea – ha commentato Andrea Zanoni presidente della LAC del Veneto – hanno finalmente smascherato anni di leggi e leggine illegittime della regione Veneto spacciate ai quattro venti come rispettose delle normative sulla tutela degli animali selvatici.
Ora dopo il blocco dell’esame del progetto di legge che consentiva la caccia a piccoli uccelli insettivori utili all’agricoltura come Pispole, Prispoloni e Verdoni, ottenuto grazie al ruolo dell’opposizione ed in particolare ai 4000 emendamenti presentati in Consiglio regionale dal consigliere Bettin dei Verdi, la Giunta, per voce dell’assessore alla caccia Elena Donazzan, vuole far rientrare dalla finestra quello che era uscito dalla porta, ovvero vuole consentire la caccia “in deroga” con una delibera di Giunta.
Credo che siano finiti i tempi dei regali pre elettorali ai cacciatori con la caccia ai piccoli passeriformi e pertanto ho provveduto a far notificare una diffida con la quale avvisiamo la Donazzan, Galan e tutta la Giunta che siamo disposti a denunciarli per abuso d’ufficio qualora consentissero questa caccia illegale.
La diffida vuole quindi salvare dal piombo migliaia di uccelli protetti e divoratori di zanzare ed insetti dannosi alle colture agricole; tutelare i cittadini dalle pesanti sanzioni previste dalla Corte di Giustizia in caso di violazione delle direttive Comunitarie, porre fine al malcostume delle campagne elettorali fatte sulla pelle della fauna selvatica patrimonio di tutti i cittadini.”


IL CENTRO

27 AGOSTO 2009

 

La starna torna a Tocco

 

TOCCO DA CASAURIA (PE). L’Ambito territoriale di caccia (Atc) di Pescara ha messo in atto un progetto per il ripopolamento dei territori interni con la starna.  La reintroduzione del volatile avverrà con l’applicazione di metodologie già ampiamente utilizzate in tutta Italia e che mirano all’incremento della produttività naturale della specie, attraverso immissioni limitate in zone di rispetto venatorio (Zrv).  «In provincia di Pescara sono state individuate», spiega il presidente dell’Atc Gianni Guardiani , «tre aree di rispetto dislocate nel territorio dei comuni di Tocco da Casauria, Bolognano e Penne. Qui è sospeso l’ingresso dei cani da caccia, dal 6 al 17 settembre, ma sarà consentita ogni forma di caccia, in base a quanto stabilito dal calendario venatorio regionale», continua il presidente, «tranne il prelievo della starna. Si tratta, quindi, di una importante prova di fiducia, maturità e responsabilità per il mondo venatorio pescarese. Le Zrv», fa notare Guardiani, «sono state individuate in base a rigorosi requisiti di morfologia e vocazione del territorio e a indagini storiche che partono dall’inizio degli anni Cinquanta sulla presenza della starna nelle predette aree».  Per la reintroduzione dei volatili selvatici negli habitat prescelti sono stati montati dei palchetti: all’interno dei palchetti, sono stati immessi 50 esemplari, cinque maschi e 45 starnotte che, dopo trenta giorni di ambientamento, vengono rilasciati gradualmente dieci per volta. Due palchetti sono stati montati a Tocco, uno a Bolognano e a Torre de’ Passeri e altri due a Penne. «Si tratta di strutture con recinzione elettrificata», riprende Guardiani, «per evitare la predazione. Nei campi circostanti sono state attuate delle moderne tecniche di set a side faunistico, ossia delle semine di essenze particolarmente adatte all’alimentazione del selvatico».  Il progetto è stato proposto dal presidente Guardiani mentre la sua gestione, compresa quella dei palchetti, è coordinata dai tecnici dell’Atc Pescara Flavio Di Giacomo e Fabio De Marinis , e affidata agli operatori faunistici locali.


IL TIRRENO

27 AGOSTO 2009

 

Piccioni, si cercano i nidi

 

Matteo Tuccini

 

LUCCA. Nella lotta contro i piccioni tutto è permesso. Persino studiare i loro “ricordini”. Bando alle risatine facili: l’Asl, assieme alle guardie ambientali ingaggiate dal Comune, ha compiuto un primo sopralluogo sugli escrementi depositati dai volatili su strade e muri della città. L’obiettivo è capire dove fanno il nido, e dove invece si affollano alla ricerca di cibo come vere e proprie colonie.  Solo così, infatti, si può capire dove è necessario installare altri dissuasori e reti per scoraggiarne la presenza, disinfestando il tutto per evitare una poco simpatica permanenza delle zecche che si nutrono del loro sangue.  La battaglia anti-piccioni, sostenuta dal Comitato presieduto dalla direttrice dei Musei della Cattedrale Maria Pia Bertolucci, si arricchisce perciò di un nuovo capitolo. Anzi, di un’indagine. I NIDI  Il discrimine è rappresentato dalle piume. Se assieme al guano ci sono anche delle piccole penne, significa che in alto si trova un nido. I piccioni, infatti, utilizzano alcune piume del proprio corpo per rendere più comodo il giaciglio.  A giudicare dalle prime rilevazioni, pare che le zone preferite siano piazza dei Servi e l’area della Torre delle Ore.  Gli accumuli semplici di escrementi, invece, indicano un’area colonizzata. Qui il modo più immediato per allontanarli è ridurre il cibo a loro disposizione. RIMEDI INEFFICACI  Gli strumenti utilizzati finora, a quanto pare, non hanno prodotto grandi risultati: i piccioni hanno continuato a sfruttare buchi e pertugi di ogni genere nei sottotetti, per accomodarsi e riprodursi con tranquillità. Favoriti dal fatto che le reti, spesso, sono piazzate all’interno e non all’esterno. E i dissuasori? «Se sistemati male - spiegano i volontari dell’Anpana - li usano addirittura come appoggi per stare più comodi».  Nel corso dell’indagine da parte dei tecnici Asl e delle guardie Anpana, peraltro, sempre attraverso il guano si è avuta l’ennesima conferma della presenza non trascurabile dei gabbiani in città. L’effetto, dicono gli operatori, è quasi coreografico: macchie bianche ovunque. DECORO E IGIENE  La presenza dei colombi nelle case e nei palazzi del centro storico continua a essere infestante. «I piccioni - afferma Angelo Bertocchini, comandante delle guardie ecozoofile dell’Anpana - hanno l’abitudine di beccare la calce per ripulirsi l’intestino, sciupando così costruzioni anche di pregio. Inoltre portano con sé una specie di zecca particolare, diversa da quella che si nutre del sangue dei cani, e che resta sul posto anche dopo la loro partenza. Una vera iattura».


IL SOLE 24 ORE

27 AGOSTO 2009

 

Cosa si nasconde dietro il piranha pescato nel Po

 

Ilaria Verunelli

 

Vedendo le immagini del piranha che, libero nel Po, ha abboccato all'amo di un esperto pescatore di Guastalla, a qualcuno sarà tornato in mente il film di Joe Dante in cui i famelici animali, usciti per errore da un laboratorio, facevano strage di turisti.
Una notizia che ha fatto un bel po' di rumore e che ricorda simili vicende di cronaca: che dire, per esempio, del cucciolo di gibbone, scoperto dai milanesi mentre stava "passeggiando" in viale Papiniano, in mezzo al traffico della giungla milanese?
Storie che ormai si rincorrono, si mescolano alla leggenda (così il pesce siluro si trasformò nel coccodrillo del Po) e che, dietro alla suggestione, portano l'attenzione su un fenomeno di rilevante entità: quello del commercio di specie esotiche, non solo animali ma anche vegetali. Un traffico mondiale dai volumi consistenti che nasconde sacche di illegalità. Una precisazione però è d'obbligo: un pirahna (o gibbone che sia), tutto solo nelle acque del Po (o nella metropoli), non è indicativo, se non forse dell'irresponsabilità di un privato che se n'è sbarazzato, abbandonandolo nei fiumi nostrani.
Le insidie nascoste
Dietro al desiderio di possedere un animale strano o una pianta rara, magari da sfoggiare come status symbol, si nascondono alcune insidie. Il commercio di flora e fauna esotiche è il secondo mercato clandestino al mondo per fatturato e per numero di persone coivolte. Un esempio? C'è chi va pazzo per le cosiddette piante "succulente": non molto tempo fa una delle sezioni investigative Cites (dal nome della convenzione sul Commercio Internazionale delle Specie di Fauna e Flora in via di Estinzione che regola il commercio internazionale delle specie di fauna e flora minacciate di estinzione) ha scoperto che gruppi di italiani organizzavano vere e proprie spedizioni nel deserto dell'Atacama, localizzando con un sistema gps esemplari rari di cactus. «Le informazioni venivano poi trasmesse attraverso blog a collezionisti. Le piante, prelevate illegalmente in natura, venivano quindi spedite tramite pacco postale», racconta Marco Fiori, responsabile della sezione investigativa Cites del Corpo forestale. L'indagine, partita da verifiche alla dogana della posta aerea di Fiumicino, ha portato - in una singola operazione circa un anno fa - al sequestro complessivo di oltre 500 specie rare di cactus protetti dalla convenzione. La Cites regolamenta il commercio di circa 30 mila specie vegetali e animali (e i prodotti che da esse derivano) attraverso un sistema di licenze e certificati.
I sequestri in Italia
Uno degli indicatori dell'entità del traffico illegale è il numero di sequestri avvenuti negli spazi doganali italiani.
«Il trend dei sequestri è in caduta tra il 2007 e il 2008, grazie anche alle campagne di sensibilizzazione fatte nei principali punti di partenza e all'utilizzo di unità cinofile capaci di individuare all'intero di bagagli animali e specimen protetti», spiega al Sole24Ore.com Nicola Laurelli, dirigente ufficio terzo dell'area centrale verifiche e controlli delle dogane. Nel 2008, complessivamente, i sequestri sono stati 155, di cui 27 hanno riguardato animali vivi, 35 morti, 2 piante vive, 13 morte (il restante riguarda parti o derivati). «Il primo semestre del 2009 si conferma in linea con l'anno precedente», prosegue Laurelli. In tutto i sequestri sono stati 83: 15 di animali vivi e 21 di morti. Il trasporto aereo si conferma come il mezzo più utilizzato (99 sequestri nel 2008 e 45 nel primo semestre del 2009), seguito da quello marittimo. Quanto poi alle aree geografiche, i paesi maggiormente interessati sono l'Africa e l'Asia, ma, al terzo posto, viene proprio l'Europa che precede sia l'America centrale sia quella meridionale. Quanto poi allo specimen, quelli più trafficati, spiega Laurielli, sono «i rettili (50 sequestri nel 2008, 28 nel primo semestre di quest'anno, ndr), soprattutto tartarughe, e il corallo (rispettivamente 40 e 22, ndr)».
Migliaia di euro per una tartaruga
«L'Italia rappresenta un ponte, ad esempio tra Nordafrica e Nord Europa per il traffico di testuggini, il cui mercato, insieme a quello dei rettili, rappresenta un serio problema», spiega Massimiliano Rocco, responsabile del programma Traffic del Wwf Italia. Le tartarughe, in effetti, sono frequentemente coinvolte nel traffico illegale in Europa: stando a un rapporto di Traffic Europe, sul mercato nero una Ploughshare tortoise può valere 30mila euro, mentre una coppia di Radiated Tortoise oltre 7mila. Tra il 2003 e il 2004 le autorità europee hanno realizzato oltre 7mila sequestri che hanno riguardato più di 3,5 milioni di specimen delle liste Cites. «Gli organismi internazionali stimano che il mercato illegale rappresenti circa ¼ di quello legale». Una delle nuove frontiere del mercato nero di animali è quella dei siti Internet che mettono in vendita specie (protette e non), magari senza avere le necessarie autorizzazioni o organizzando vere e proprie truffe. «Nel 2008 abbiamo ricevuto 5-6 segnalazioni al nostro commissariato virtuale (dove i cittadini possono comunicare eventuali anomalie, ndr), riferite alla commercializzazione di alcune specie di scimmie sulla rete», spiega Diego Buso, direttore della divisione investigativa della polizia postale. «L'ipotesi su cui più frequentemente lavoriamo è quella del maltrattamento: animali che vengono tenuti o spediti in condizioni non consone ai criteri di legge», prosegue Buso.


LA NUOVA SARDEGNA

27 AGOSTO 2009

 

Kiki va a Milano: adottato il randagio della multa

 

di Erminio Ariu

 

SILIQUA (CA). “Kiki”, il cane vittima di un’ordinanza comunale che vieta di nutrire i randagi, ha una casa. Il setter inglese che il 16 giugno scorso era stato abbeverato e alimentato da Natalina Todde, la casalinga di Siliqua, raggiunta poi da un verbale di contravvenzione dai vigili urbani, è stato adottato ieri mattina dalla responsabile della regione Lombardia dell’Associazione per la difesa del cane, Piera Rosati, che lo a prelevato personalmente dal Dog Hotel di Assemini dov’era ospitato.  Le cure prestate dai veterinari del centro per cani Chinarello hanno rimesso in sesto Kiki che, ieri pomeriggio, dopo le formalità di rito e le ultime visite mediche, ha lasciato la struttura di Assemini per raggiungere Milano dove sarà ospitato.  «Questo cane - ha detto Piera Rosati - ha vissuto il dramma che migliaia di animali subiscono. Fortunatamente ha incontrato Natalina Todde che lo ha sottratto alla morte accollandosi anche le conseguenze di un’ordinanza comunale tutta da contestare nelle sedi dovute. Ora Kiki ha nuovi amici». La storia di Kiki è recente: il cane affetto da leishmaniosi e infiammazioni cutanee provocati da parassiti, vagava da alcune settimane nelle vicinanze della scuola elementare di Via Matteotti ed era ormai in fase terminale. Natalina Todde impietosita aveva sistemato una ciotola d’acqua e qualche manciata di crocchette per la povera bestiola, ma subito dopo erano arrivati i vigili urbani conun verbale di contestazione per una sanzione amministrativa di 100 euro oltre ad altri 5 euro per spese di notifica.  A favore di Natalina Todde si erano schierate decine di associazioni animaliste, centinaia di persone di tutte le regioni italiane e una decina di avvocati che si sono messi a sua disposizione per impugnare la sanzione amministrativa presso il giudice di pace. Kiki intanto venne ricoverato al Dog Hotel di Assemini.  «Ho rivisto il cane in piena forma e sono soddisfatta - ha commentato Natalina Todde - Kiki non poteva morire in strada solo perché un sindaco vieta di dar da bere ai cani. Quella multa non l’ho pagata e non intendo pagarla a meno che il giudice non mi condanni».  Quasi due mesi di cure e di attenzioni hanno rimesso a nuovo il setter inglese che ieri zampettava davanti alla nuova padrona. «Kiki - ha spiegato il veterinario Fabrizio Gambula - ha superato la fase critica: il soggiorno in questo centro per cani gli ha consentito di evitare un peggioramento della malattia ma grazie a un’appropriata alimentazione ha potuto recuperare fisicamente. La sistemazione presso una famiglia favorirà anche un ulteriore miglioramento». La fase d’adozione si è conclusa; ora rimangono gli aspetti giudiziari di una vicenda che non va immediatamente in archivio.


MONDO ECOBLOG

27 AGOSTO 2009

 

PET AIRWAYS: SUCCESSONE NEGLI USA PER IL VOLO RISERVATO AGLI ANIMALI

 

NEW YORK - Un’ esperienza di prima classe anche per gli amici a quattro zampe che possono dire addio allo stress da viaggio e seguire più facilmente i loro padroni in vacanza. Per cani e gatti americani arriva Pet Airways, la prima compagnia aerea in cui i migliori amici dell’ uomo possono viaggiare in cabina, accuditi da hostess e steward. Il primo volo è decollato il 14 luglio dal Republic Airport di Farmingdale a New York: la compagnia servirà inizialmente cinque città statunitensi (New York, Los Angeles, Chicago, Denver e Washington) ma non è escluso, date le forti richieste, che si possa ipotizzare in futuro un ampliamento delle rotte.

I PREZZI DI PET AIRWAYS
I prezzi del biglietti aerei per i passeggeri a quattro zampe variano a seconda della destinazione: si parte da 149 dollari a tratta fino ad arrivare (é l’ attuale offerta sull’ home page del sito www.petsairways.com ) a 299 per il New York-Los Angeles. I voli a bordo della compagnia durano in media di più di quelli commerciali in quanto prevedono soste e momenti di relax.

UN AEREO CON LE SOSTE
Il volo più lungo New York-Los Angeles, infatti, durerà un’ intera giornata ma consentirà ai passeggeri di godere di una sosta durante la quale potranno scendere dall’ aereo e giocare. I velivoli della compagnia sono attrezzati per il trasporto fino a 50 animali, che saranno di frequente controllati (ogni 15 minuti) dagli assistenti di volo durante il viaggio, oltre a essere assistiti durante le procedure di imbarco dal “veterinario di Lassie, Jef Werber”.

SERVIZIO COMPLETO
La compagnia prevede un servizio completo: il check in potrà essere effettuato fino a due ore prima della partenza, ma per chi avesse problemi è possibile anticipare fino a 72 ore, che saranno trascorse dagli animali in aree a loro riservate e sotto costante assistenza. In aeroporto, una volta effettuato il check in cani e gatti saranno ospitati in una lounge in attesa dell’ imbarco.

IL VOLO CONTROLLATO DAI PADRONI
Ogni animale sarà sistemato in una cuccetta ad hoc. Una sala di aspetto li accoglierà anche una volta giunti di nuovo a terra in attesa del proprio padrone. I fondatori di PetAirways non hanno lasciato nulla al caso e hanno anche previsto l’ opportunità, per i padroni, di controllare il volo del proprio animale ed eventuali ritardi.

NIENTE PIU’ MORTE IN VOLO PER GLI ANIMALI
Sicurezza e comfort sono le maggiori preoccupazioni dei padroni di animali. E noi lo sappiamo visto che siamo padroni di cani” afferma Dan Wiesel, co-fondatore della compagnia insieme alla moglie Alysa Binder. In base ai dati del Dipartimento dei Trasporti americano fra il 2007 e il 2008 sono circa 29 gli animali morti in volo, oltre a 13 feriti e sette dispersi.

La causa più frequente di morte in volo per gli animali è la mancanza di ossigeno, le rigide temperature e i tentativi degli animali di fuggire da gabbie inadatte. Il pubblico premia l’ iniziativa di Weisel e Binder, con voli esauriti e commenti entusiastici sul sito della compagnia, su Facebook e Twitter.


DIRE

27 AGOSTO 2009

 

A lupo a lupo... E per salvare le pecore arrivano le ronde dei pastori

Proposta di Coldiretti per salvaguardare i greggi in aree montane: "Turni di volontari che collaborino con i pastori alla sorveglianza di greggi e mandrie minacciate dai raid di lupi e cani selvatici"

 

ROMA - Arrivano le ronde anti-lupo: a proporle la Coldiretti, nel corso dell'incontro con i pastori organizzato a Ormea, in frazione Viozene (Cuneo). L'idea di "turni di volontari che collaborino con i pastori alla sorveglianza di greggi e mandrie minacciate dai raid di lupi e cani selvatici", spiega l'organizzazione, nasce per contrastare un fenomeno che -stando ai dati forniti dal Centro per la conservazione e gestione grandi carnivori - negli ultimi anni, da quando il lupo è stato reintrodotto, in Piemonte ha visto "centinaia gli animali rimasti vittima degli attacchi del lupo". A questi, denuncia la Coldiretti, si aggiungono poi "le stragi provocate dai cani randagi". Da qui la proposta di istituire ronde anti-lupo. Negli ultimi tempi "i ripetuti attacchi" agli allevamenti, ha reso la situazione "insostenibile dal punto di vista agricolo e ambientale ma anche per la stessa presenza dell’uomo nelle montagne", sostiene la Coldiretti, che chiede "un impegno più concreto a tutti gli organi competenti, degli indennizzi "equi che tengano in considerazione anche i danni indotti come la mancata produzione", perchè "fino ad ora quelli previsti per i danni da attacchi di canidi non sono più sufficienti". Quella delle ronde "è il sistema ecologicamente più corretto per cercare di raggiungere una soluzione alle aggressioni delle greggi da parte di lupi e cani inselvatichiti", afferma alla Dire il responsabile Ambiente di Coldiretti, Stefano Marini, secondo cui quella avanzata dall'organizzazione di cui fa parte è "una proposta di equilibrio" tra chi vorrebbe ricorrere metodi più radicali - come l'abbattimento, ad esempio - e chi pone il problema del controllo faunistico. "Un primo rimedio contro queste aggressioni potrebbe essere l'abbattimento degli animali, ma- riconosce Marini- questo è un metodo che può essere pensato solo per certe tipologio di animali, come il cinghiale". Il lupo è invece una specie protetta dalla normativa europea e quindi il ricorso all'uso 'della forza' non può essere preso in considerazione. Le ronde, quindi, non saranno armate. "Il possesso di armi- precisa il responsabile Ambiente di Coldiretti- sarà autorizzato dagli organi di sicurezza", e solo per quelle situazioni in cui possa essere messa in pericolo "la sicurezza personale". Ma gli ambientalisti, cosa ne pensano? "Credo che questa sia una proposta in cui si possa avere molto seguito", conclude Marini.


TRENTINO

27 AGOSTO 2009

 

L'orso imperversa, è allarme

 

PRIMIERO (TN). L’orso che da alcuni mesi si aggira per il Primiero è tornato a fare danni, facendo strage di pecore, galline, conigli e distruggendo arnie. È di questi giorni la delibera della Provincia che risarcisce i danni subiti nei mesi scorsi da alcuni allevatori e apicoltori di Primiero e subito l’orso, continuando a scorazzare, ha ricominciato a lasciare tracce di danneggiamenti a cose e animali. C’è chi dice che gli orsi in effetti siano due: uno più piccolo che, dopo essere stato nella zona del Parco di Paneveggio Pale di San Martino, è passato nel Bellunese, e uno più corpulento che sta imperversando nel Primiero.  A quanto dicono alla stazione forestale di Fiera di Primiero, dalle analisi genetiche effettuate dal servizio faunistico della Provincia, per il momento si hanno tracce di un solo orso che è quello che ha fatto le sue scorribande da San Martino di Castrozza a Caoria di Canal San Bovo, passando per la Val Canali, Val Noana, Val di Stua, facendo una capatina nel Bellunese e ritornando nel territorio del Comune di Mezzano, dove ora si troverebbe. La presenza dell’orso a dire il vero ha cominciato ad impensierire seriamente allevatori e gente che nei propri masi, in montagna, alleva galline e conigli, oppure si diletta facendo l’apicoltore. Nel mese scorso era stata promossa una riunione per affrontare il problema in particolare con gli allevatori di pecore e capre. I consigli sono stati quelli di chiudere gli animali nei recinti, dove l’orso non riesce ad entrare. Ma non tutti gli animali possono stare rinchiusi. Ecco quindi che si comincia a chiedere che il servizio faunistico prenda dei provvedimenti più incisivi. 


ANSA AMBIENTE
27 AGOSTO 2009
 
IMPRESE: CRESCE L'ASSISTENZA AGLI ANIMALI DOMESTICI, +2,5%
 
MILANO - In tempi di crisi c'e un settore che sembra non risentire troppo della contrazione del mercato: e' quello che lavora per l'assistenza e la cura degli animali domestici, che nel corso del 2009 ha visto in Italia un aumento del 2,5% di aziende attive nel comparto rispetto a un anno fa. Emerge da un'elaborazione della Camera di commercio di Milano, che evidenzia come in testa per numero di attivita' si trovi il Lazio con 916 imprese, seguito dalla Lombardia con 892. Anche su base tendenziale la classifica vede sul podio il Lazio (+7,5%), seguito da Sardegna (+7%) e Veneto (+4,8%). Tra le province nelle prime posizioni per numero di imprese c'e' Roma (747 attivita', piu' di un'impresa italiana su 10), Napoli (393 aziende), Torino (336) e Milano (291). Nel corso del 2009 sono cresciute soprattutto le imprese che producono alimenti per gli animali domestici (+12,2%) e quelle forniscono servizi veterinari (+10,5%). Secondo la ricerca gli animali vengono coccolati anche nella loro alimentazione, per la quale l'Italia ha importato nel 2008 beni per oltre un miliardo e 500 milioni di euro, con un aumento del 12,8% rispetto al 2007.

Animalieanimali

27 AGOSTO 2009

 

UNO SQUALO TERRORIZZA BARCELLONA
Un pescecane è stato avvistato a 100 metri dalla battigia Tre spiagge sono state chiuse e proibiti i bagni.

 

Tutti fuori dall’acqua: l’inconfondibile pinna nera di uno squalo ha rovinato gli ultimi bagni d’agosto ai villeggianti di tre spiagge della costa di Vilanova i la Geltrù, vicino a Barcellona. I fischi dei bagnini e la bandiera rossa precipitosamente issata sul lungomare hanno consigliato di lasciare tutto lo spazio marino all’inatteso visitatore, avvistato mercoledì pomeriggio a 100 metri dalla battigia. A dare l’allarme sono stati due turisti e un volontario della Croce Rossa che, per primi, si sono accorti dell’intruso tra i bagnanti. Tre spiagge, Riba-roges, Adarró e Sant Gervasi sono state chiuse e nella zona sono stati proibiti i bagni anche dove l’acqua è bassa. Intanto alcune barche si sono inoltrate nella zona dell’avvistamento per accertare se il pescecane sia ancora nei paraggi o abbia perso interesse per quel tratto di costa.
Sempre in Catalogna, due anni fa, un grosso squalo si era installato per tre giorni non lontano dalla riva di Tarragona, diventando suo malgrado un’attrazione turistica e scientifica. Era un esemplare femmina di Carcharhinus plumbeus, di un metro e 60 di lunghezza e l’Acquario di Barcellona già progettava di includerlo fra i suoi ospiti. I tentativi di cattura avevano avuto successo, ma l’esito era stato comunque infausto: l’animale si era avvicinato alla costa perché già sofferente per alcuni grossi ami che gli erano finiti nello stomaco e che lo hanno lentamente ucciso, nonostante le cure dei biologi marini dell’Acquario. Pochi giorni dopo, un altro squalo si era fatto vedere al largo di La Manga (Murcia), ma si era rapidamente dileguato non appena si era reso conto di aver attirato un po’ troppo l’attenzione umana.

 
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