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LA PROVINCIA PAVESE
30 AGOSTO 2009
«Qui
spariscono i cani» L’Enpa lancia l’allarme «Ma nessuno ci
ascolta»
Pochi
i randagi «adottabili» in Strada Paiola E’ un’associazione a
ritirarne la maggior parte
Maria
Grazia Piccaluga
PAVIA. Barba e Turco sono gli
unici randagi di Pavia ancora senza padrone. Vivono nel
canile di Strada Paiola dal 2006 e nessuno li ha adottati.
Sono fratelli, grossi meticci dal pelo nero. Particolarmente
sfortunati, visto che negli ultimi anni i cani passati per
il canile sanitario pavese, almeno un migliaio, sono già
altrove. Il canile è quasi vuoto. Un’anomalia rispetto ad
altre strutture del territorio tanto che l’Enpa l’ha
segnalata sul suo sito. E subito sono piovuti insulti e
minacce.
Dove sono finiti i cani accalappiati in provincia e portati al canile sanitario di Pavia negli ultimi anni? Hanno trovato tutti una casa e un padrone? E sono tutti rintracciabili anche a distanza di tempo, come prevedono i regolamenti per gli affidi? E’ bastato formulare il dubbio perché il sito dell’Enpa venisse investito, in Rete, da una valanga di e-mail e di critiche. Vincenza Tardino, presidente della sezione di Pavia dell’Enpa, ente nazionale protezione animali e la sorella Lorenza, socia impegnata sullo stesso fronte, raccontano di essere state anche minacciate personalmente. «Minacce di morte sul cellulare, abbiamo presentato denuncia ma sembra che le questioni relative agli animali interessino poco alla magistratura e molto ad altre persone». Dal 2006 al 26 agosto 2009 (sono dati Asl) sono stati catturati 1960 cani in provincia di Pavia, una media di 550 ogni anno. Il 40% però riguarda animali smarriti e restituiti al padrone, grazie anche all’introduzione di microchip. Il restante 60% dove va? Non è al canile. Hanno tutti una nuova famiglia? In Strada Paiola i cani rimangono l’indispensabile, giusto i 10 giorni previsti per legge, durante i quali vengono sottoposti a controlli veterinari e vaccinazioni da parte del servizio Asl. «Terminata l’osservazione sanitaria - spiega Paolo De Masi, responsabile veterinario della struttura - i cani sono affidabili. A privati o ad associazioni animaliste. Qui a Pavia sono molto attive le volontarie di Gaia. Ne ritirano parecchi». E qui nasce il problema, segnalato da alcuni cittadini. Capita che lo stesso cane venga richiesto da un privato e dall’associazione quasi contemporaneamente. Accordarsi diventa difficile, racconta una signora che si è vista negare la bestiola perché già “opzionata”. «Non mi risulta - ribatte Paola Fabbri di Gaia -. Esiste un sistema di prenotazione, che non è previsto dalla legge ma viene usato in alcune strutture e vale sia per i privati sia per le associazioni. Un sistema di biglietti che la custode assegna man mano che si arriva. Noi andiamo ogni mercoledì, giorno di ricevimento del pubblico. Fotografiamo e cerchiamo di rendere i cani visibili e quindi adottabili». «In effetti a volte capita che un privato chieda un cane già prenotato dall’associazione e in quel caso si devono accordare tra loro» conferma De Masi. «Noi siamo disponibilissime a entrare in contatto con chi vuole adottare ma le cose vanno tenute ben distinte» aggiunge Fabbri di Gaia che si appoggia, per gli animali che prelevano da lì, a una struttura di Milano, “Il girasole”. Il regolamento dell’Asl disciplina l’iter: «I volontari di associazioni animaliste riconosciute sul territorio possono ritirare cani per il successivo ricovero in altri canili rifugio gestiti o convenzionati con le stesse associazioni esclusivamente in casi particolari (gravi malattie, soggetti che richiedono riabilitazione comportamentale...) previa autorizzazione scritta del veterinario responsabile del canile». «E’ tutto regolare - dice la volontaria di Gaia - La nostra intenzione non è portare via i cani o contenderli ai privati ma fare qualcosa per il loro benessere. I canili devono solo essere luoghi di passaggio». Il canile di Strada Paiola semi-vuoto, tuttavia, è considerato un’anomalia. ««In effetti è inconsueto - dice Grazie Centelli di Enpa Voghera - Ma noi siamo una realtà diversa, gestiamo direttamente la struttura e siamo molto rigidi nell’assegnazione dei cani che comunque affidiamo solo a privati. Ci teniamo che vadano incontro a una vita migliorativa e li consegnamo noi a domicilio per appurare il contesto in cui andranno a inserirsi». Al canile di Voghera ci sono attualmente 109 cani, ne vengono dati in affito circa 130. Anche la struttura della Lega del cane” di Travacò è piena. Capienza massima 40-50 cani. «Non è facile trovare loro una famiglia, soprattutto se si tratta di adulti e non di cuccioli. Se riusciamo a farne adottare 40 all’anno siamo fortunati» dice Marco, uno dei volontari.
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«Deportati in Svizzera e Germania»
Gli animali accalappiati in città trovati in siti internet stranieri
«Con
tutti questi passaggi non si sa dove vadano a finire»
PAVIA. Sabrina è un bretone
bianco e marrone, una femmina di circa 4 anni. E’ stata
accalappiata il 21 ottobre del 2008 a Pavia, portata nel
canile sanitario come d’obbligo. Il 24 novembre è stata data
in affido a una cittadina residente in Svizzera. Così
racconta l’anagrafe canina della Regione Lombardia. «Animale
trasferito in Svizzera» risponde il sistema informativo dei
servizi veterinari se si immette il codice del microchip
della cagnolina. Quindi Sabrina è una delle fortunate: ha
trovato casa in fretta.
Eppure il 3 giugno di quest’anno, otto mesi più tardi, eccola implorare una famiglia, con i suoi occhioni dolci, dal sito ww.amicicani.com”. E’ proprio lei, non ci sono dubbi. Guarda l’obiettivo della macchina fotografica dalla gabbia del canile di Pavia: stesso pavimento, stessa lettiera bianca di plastica, stesso pozzetto per lo scolo dell’acqua. Ed è sempre lei, la cagnolina bretone, questa volta con uno sfondo diverso, a comparire al canile Girasole di Milano, «abbandonata probabilmente dal solito cacciatore a cui non serviva più». Cosa è successo realmente a Sabrina? Ci sono casi ancora più inquietanti. «Abbiamo trovato foto di cani accalappiati a Pavia in passato e finiti in siti tedeschi. Talvolta è facilmente riconoscibile la gabbia del canile, le piastrelle, il contesto. Ma quando chiediamo conto ai gestori dei siti la foto sparisce e veniamo invitati a non impicciarci» spiega Vincenza Tardino dell’Enpa di Pavia. «Di recente abbiamo promosso sul sito la campagna “Ti deporto a fare un giro” che mette il dito nella piaga delle finte adozioni e del trasferimento all’estero di animali domestici italiani, ma subito siamo stati investiti da insulti». Eppure, dicono, «sono ormai anni che camion e perfino aerei trasportano gli animali in Germania, ma anche in Svizzera, Austria o in altri Paesi del Nord Europa». Chiedono, nella petizione da firmare on line, al ministro del Welfare Maurizio Sacconi e al sottosegretario Francesca Martini di «fermare definitivamente questo fenomeno, ancora troppo poco conosciuto dalla gente». Massima attenzione, spiegano le associazioni animaliste, va quindi posta sui prestanome. Tutte cose non ammesse dai regolamenti dei canili. Ma dalle maglie qualcosa a volte sfugge. Come il divieto di concedere più di due cani allo stesso privato. «E’ davvero curioso che da mezza Italia arrivino richieste al canile di Pavia - dicono ancora all’Enpa - Da Parma, da Belluno, da Milano. Come se da loro non ci fossero strutture. Si vede che i nostri cani sono proprio belli». E’ da sette mesi che le volontarie dell’Ente protezione animali sono sulle tracce di Teresio, un cane dato in adozione tempo fa. «Chiediamo di conoscere il suo indirizzo, sapere fisicamente dov’è ma neppure l’Asl ci risponde» dicono. Era stato accalappiato nel 2005 ed era approdato a Pavia. Nel 2007 è comparso sul sito di un’associazione: risultava in Germania. Il timore dell’Enpa è che dopo una serie di passaggi, da canile a rifugio, da sito internet fino all’adozione, il cane non sia più facilmente rintracciabile. «I controlli vengono davvero fatti?» domandano. Più gli animali si allontanano e più difficile diventa il lavoro. «Noi ci teniamo a conoscere chi adotterà il cane - commenta anche Paola Fabbri di Gaia -. Ci rechiamo di persona a consegnarlo, a valutare l’ambiente in cui andrà a vivere». (m.g.p.)
LIBERO
30 AGOSTO 2009
Rapiti per combattere
Albina Perri
Gianni era un incrocio fra
uno yorkshire e qualcos’altro di altrettanto piccolo e
strapazzato. Non viveva bene, nel canile di Reggio
Calabria. Ma almeno viveva. Una notte lo hanno preso e
lo hanno fatto diventare uno “sparring partner”, come
quei poveretti che vengono riempiti di sganassoni dai
boxeur in allenamento. Gianni è durato poco: è morto in
Bosnia, tra i denti di un pitt bull che si doveva
esercitare per il Montana show, combattimento illegale
tra cani della ex Jugoslavia. Fatto a polpette. I nostri
bastardini rapiti finiscono pure così: nelle arene
italiane e straniere a vedersela con altri animali più
grandi e grossi di loro. Per la gioia e per le scommesse
clandestine degli umani. Puntate che partono da un
minimo di 250 euro per arrivare fino a decine di
migliaia di euro. A organizzare i combattimenti sono
veri e propri gruppi criminali che gestiscono il
traffico dei cani dall’estero e la loro diffusione in
Italia.
A lezione di
crudeltà
La preparazione al
combattimento prevede per gli animali un addestramento
violento e torture inflitte già da cuccioli. «A causa di
questi maltrattamenti che ne condizionano il
comportamento- denuncia la Lav-, questi animali sono
considerati veri e propri mostri, possenti e crudeli
creature pronte a uccidere e aggredire». Dall’ultimo
rapporto zoomafia emerge che restano zone privilegiate
per l’addestramento e il combattimento tra cani alcune
province d’Italia come Napoli, Palermo, Caserta, Bari,
Foggia, Ragusa. In undici anni, dal 1998 al 2008, sono
state denunciate 431 persone e sequestrati 1041 cani. La
punta dell’iceberg.
Gruppi di nomadi,
pregiudicati e criminalità organizzata gestiscono un
business che frutta trecento milioni di euro l’anno solo
in Italia e che coinvolge 15mila cani. In Puglia, per
rendere le lotte più “divertenti”, hanno perfino creato
una razza ad hoc, il “lottatore brindisino”. Ma è il
traffico verso i Paesi dell’Est quello che preoccupa di
più: in Croazia e Slovenia la tradizione dei
combattimenti tra cani affonda nel passato. La tratta è
nascosta e se ne trovano poche tracce. Ne sono bene
informati gli animalisti che vivono sul confine, e a
Trieste. Qui esiste una vera e propria lista nera di
persone a cui canili e associazioni non devono per nulla
al mondo cedere animali. Si sa, infatti, che i cani di
taglia grossa vengono portati in Slovenia e in Croazia
per combattere, mentre i piccoli vengono usati per gli
allenamenti. I migliori valgono migliaia di euro. Gli
altri, qualche centinaio. I compratori slavi aggirano
l’ostacolo delle black list rivolgendosi direttamente ai
canili e agli animalisti del Sud Italia: chiedono di
poter adottare gli animali, se li vanno a prendere e li
portano al macello. Per questo ora gira di mail in mail
un appello disperato: «Assolutamente non date pitt bull,
molossoidi, caucasi e similari sia cuccioli che adulti
nella zona di Trieste e nella fascia del Friuli Venezia
Giulia che confina con la Slovenia», scrive Lidia
Ferrari. «Noi a Trieste abbiamo ricevuto un’infinità di
richieste per cani di questo tipo da personaggi
veramente poco raccomandabili. Vi ricordo che sia qui
nel nostro Carso Triestino, sia in quello Sloveno ma
ancor più liberamente in Croazia, i combattimenti tra
cani sono all’ordine del giorno».Gli animalisti
triestini vedono spesso padroni cedere i propri cuccioli
perché «ghe voio tanto ben ma el xe cressudo tropo». Più
spesso però i cani vengono rapiti, dai canili o dai
parchi pubblici. Si parla di 26mila cani spariti ogni
anno, in Italia. Oltre ai combattimenti, gli animali
sottratti servono per l’accattonaggio.
Caccia grossa
Pointer, kurzaar, bracco
ungherese e alcune razze da cerca e riporto come lo
springer spaniel e il cocker spaniel inglese, il segugio
maremmano e tutti i cani delle razze setter e bracco
sono invece rubati per i cacciatori. Era l’ottobre del
2007 quando la polizia fermò all’aeroporto di Rimini un
carico di cani rubati a Napoli e pronti a partire verso
l’Ucraina con un volo dedicato ai cacciatori. Gli
animali erano accompagnati da un pregiudicato, indosso
al quale fu trovato anche un kit per falsificare i
passaporti. La polizia accertò che i cani, setter
rubati, erano stati venduti a seimila euro l’uno.«Le
quotazioni di questi esemplari arrivano a cifre da
capogiro, dato che si include il costo
dell’addestramento cui sono stati sottoposti e delle
capacità dimostrate nelle specifiche attività venatorie.
Per i cacciatori risulta più facile acquistare un
animale adulto e già addestrato che crescerne uno e
seguirlo passo dopo passo nell’apprendimento dei segreti
e dei meccanismi dell’attività venatoria», dice Lorenzo
Croce dell’Aidaa. Rubati, ceduti, venduti,
vivisezionati, addestrati a combattere o semplicemente
dimenticati in canile. E per fortuna che sono i nostri
migliori amici. (3-Fine)
IL SECOLO XIX
30 AGOSTO 2009
Cane
maltrattato padroni denunciati
Genova - LE GUARDIE zoofile e
ambientali di Genova, dirette da Gian Lorenzo Termanini, hanno
sequestrato l'altra sera a Torriglia un cane dobermann di 7 anni
che viveva semirecluso (uscendo solo una volta al giorno per
pochi minuti) nel seminterrato di una villetta. Dopo le
segnalazioni dei vicini di casa dei padroni dell'animale (in via
Molinetto), mercoledì sera le guardie zoofile hanno trovato
l'abitazione e l'animale. Insieme ai carabinieri, il capo nucleo
Termanini ha eseguito il sequestro quasi a notte fonda. I
padroni, una coppia di 40 e 50 anni, sono stati denunciati per
maltrattamento a causa della detenzione non idonea continuativa.
IL TIRRENO 30 AGOSTO 2009
Quella coppia non è in grado di tenere un cane
Cristina Quaglierini
LUCCA. Sono state presentate al Comune due petizioni per impedire che a due coniugi, accusati in passato di aver detenuto senza cura 32 barboncini nani, venga affidato un nuovo cane. Del caso si sta occupando il Comune, proprietario del canile di Pontetetto, e domani l’altro ci sarà un incontro per discutere della situazione, a cui parteciperanno l’ingenere Nocchi, colui che firma le adozioni, ed il veterinaio Alessandro Bianchi, consulente esterno dell’ente. Il caso è stato sollevato da 34 volontari del canile di Pontetetto e da 26 residenti di San Vito che hanno firmato due petizioni per denunciare rispettivamente la decisione di affido di un nuovo animale e le condizioni in cui la coppia vive. Circa un anno fa infatti sono stati sequestrati, per ordine del Comune, ben 32 barboncini nani ad una coppia, che teneva questi cagnolini chiusi in un piccolo appartamento senza mai farli uscire. Secondo la lettera di denuncia fatta dai volontari, i barboncini erano in stato di abbandono totale, ricoperti dalle proprie feci ed urine; molti di loro erano malati seriamente (epilessia e altre malattie genetiche, essendosi moltiplicati da un unica coppia) e se uno dei piccoli cani moriva, la coppia lo buttava senza problemi nel cassonetto sotto casa. Sembra che entro mercoledì verrà consegnato ai coniugi un piccolo cane meticcio, “Milo”, del canile di Pontetetto. I volontari sono preoccupati per le sorti di questo cane, che secondo loro non può essere d’aiuto per i problemi esistenziali della coppia e che non è un barboncino, come avrebbero voluto i destinatari. I volontari si oppongono fortemente alla decisione di affidare un cane a chi, secondo loro, non è in grado di gestirlo e non ha possibilità economiche. Inoltre per i volontari, i controlli sulla condizione dell’animale non potranno mai essere effettuati. Nella lettera chiedono così che venga ritirata dal canile di Pontetetto qualsiasi richiesta di affidamento della coppia e che se ciò non avverrà, tutte le associazioni animaliste di Lucca si uniranno nella protesta per impedire che la consegna di Milo o qualsiasi altro animale avvenga. Si uniscono a questa protesta 26 vicini di casa dei coniugi, che in una lettera all’assessore al sociale Angelo Monticelli, esprimono il loro disagio. Gli abitanti spiegano che, nonostante da un anno siano stati sequestrati i cani alla coppia, continuano ad essere oggetto di minaccie e subiscono ancora una situazione igienica insostenibile. Aggiungono che, sebbene siano state fatte intervenire più volte le forze dell’ordine, la situazione rimane invariata, e sperano in un intervento tempestivo perchè temono possa succedere qualcosa di grave. L’assessore Monticelli spiega che si adopererà velocemente per cercare di risolvere la situazione: «Domani valuterò la decisione dell’affidamento del cane, ma finché non conosco attentamente la storia non posso dare giudizi sul caso». LA CITTA' DI SALERNO 30 AGOSTO 2009
Vendeva animali di specie protette, denunciato
San Valentino Torio (SA). Proseguono i controlli in difesa degli animali, ancora una denuncia a piede libero. Nella giornata di ieri, i carabinieri della compagnia di Nocera Inferiore, insieme al personale del wwf Italia, hanno condotto un servizio a largo raggio, in particolare a San Valentino Torio. All’interno di un esercizio commerciale, adibito alla vendita di animali, sito in pieno centro cittadino, sono stati rinvenuti e sequestrati circa 600 tra uccelli anche appartenenti a specie protette. Oltre a tartarughe, oche e animali da cortile, alcuni dei quali privi di targhetta identificativa. • Fin qui si sarebbe trattato di una violazione di natura amministrativa. Ed invece, le forze dell’ordine hanno appurato che alcuni uccelli erano tenuti anche in precarie condizioni igienico-sanitarie oltre che in cattivo stato di custodia. Infatti, all’interno delle gabbie sono stati rinvenuti anche alcuni uccelli morti. Con l’accusa di maltrattamento di animali, è stato denunciato a piede libero il titolare della rivendita, C.V., mentre proseguono gli accertamenti anche in altri negozi della zona per reprimere eventuali reati simili, che purtroppo si ripetono spesso nelle zone agricole. • Tutti gli uccelli ritrovati sono stati liberati nel pomeriggio di ieri all’interno dell’oasi di Persano, operazione effettuata dagli agenti del wwf di Salerno.
IL SECOLO XIX
30 AGOSTO 2009
Animalisti mobilitati:
salvate il cinghiale Piero
Giuliano Gnecco
Provincia di Genova - PER SALVARE il soldato
Ryan, nel film di Steven Spielberg perdono la vita numerosi militari. Per
questo salvataggio, invece, i soccorritori non corrono alcun pericolo.
L'unico a rischiare - di finire a macerare nel vino per poi cuocere in un
pentolone - è l'oggetto della missione: il cinghiale Piero, l'ungulato che
ha commosso anche i più impenitenti fra i golosi di cacciagione dopo essere
stato adottato dagli abitanti del Righi e catturato dalle guardie
provinciali per evitare che finisse nel mirino di una doppietta. Prima di
essere poi liberato con un blitz da quelli che sono stati definitici
«sedicenti animalisti».
L'accorato appello per riportare a casa Pierino, «rompendo il riserbo, visto che il tempo passa inesorabilmente e si avvicina il tempo della caccia», lo lancia l'Associazione Amici Animali Abbandonati, che si era presa cura dell'animale dopo la sua cattura in via Carso e il trasferimento in un apposito recinto a Mignanego. «Abbiamo avuto delle segnalazioni valide e lo stiamo foraggiando - assicura Elvio Fichera, presidente dell'associazione - Purtroppo siamo soli a poter cercare di prenderlo, in quanto dato il luogo dove è stato individuato, non si possono usare gabbie, che per altro lui conosce bene ed è difficile che ci entri. Non si può anestetizzarlo sia perché potrebbe il cuore non reggere e sia perché fuggirebbe prima di addormentarsi». Fichera lancia anche un avvertimento ai cacciatori: «Le sue carni sono piene di anestetico e quindi non è commestibile se ucciso». Segni particolari: un taglio all'orecchio. Già, perché se un cinghiale vi viene incontro, invece di farvela sotto state a guardare quei dettagli. Eppure la freddezza in una situazione del genere è l'unica possibilità per Piero di evitare di finire in umido con le patate. «Vive solitario, non è in branco, vorrebbe il contatto dell'uomo perché sa che dove c'è l'uomo ha da mangiare - ricorda Fichera - Quando vede che qualcuno non lo vuole se ne va. Non c'è da avere paura». Il presidente dell'associazione insiste: «Vi preghiamo di aiutarci affinché Piero non muoia e per riparare l'azione malsana del gruppo sedicente animalista che l'ha fatto fuggire dal suo recinto. È mai possibile aver voluto liberare un cinghiale che ha vissuto sempre con gli umani per dargli la libertà che a lui serve relativamente, perché era abitudinario ed amava stare vicino alla sua "mamma" putativa Cristina? Negli anni, quante volte ha eluso le gabbie dove è perito suo fratello? È fuggito vicino alla strada del trenino di Casella, con la freccia di anestetico infilata nel fianco, ha eluso battute dei cacciatori scomparendo per mesi e poi riapparendo contento». Nonostante sia rimasto orfano, e il fratello finito a condire qualche porzione di polenta fumante. Adesso non c'è più tempo da perdere: «Salvate il cinghiale Piero», intima Fichera. Anche perché Ryan, forse, è già al sicuro nel suo ranch, con uno stufato di cinghiale nel piatto. LA PROVINCIA PAVESE 30 AGOSTO 2009
Morto in casa da dodici giorni
ROSASCO (PV). E’ morto solo in casa sua, lo hanno trovato dopo due settimane. I vicini di casa non lo sentivano e non lo vedevano più da Ferragosto e hanno deciso di informare della situazione i vigili urbani. A non dare più notizie di sè da parecchi giorni era Carloenrico Dedioniggi, 71 anni: viveva in una casa di via Marconi 42, in condizioni di estrema indigenza. E’ toccato così all’agente di polizia municipale Walter Pallanza, ieri mattina, fare la macabra scoperta di rinvenire il cadavere dell’uomo, all’interno della sua abitazione, ormai in avanzato stato di decomposizione. Carloenrico Dedioniggi è stato trovato disteso nel suo letto, ancora vestito ed è deceduto per cause naturali, probabilmente stroncato da un infarto. Avvertiti dall’agente di polizia municipale sono poi arrivati il medico legale e i carabinieri che, compiuti gli accertamenti del caso, hanno fatto risalire la morte dell’uomo almeno a dodici giorni prima. Chiusi in un magazzino-ripostiglio, adiacente alla casa, sono stati trovati due cani di proprietà dell’uomo e il Comune, come prevedono le norme in questi casi, li ha affidati ad un canile. Carloenrico Dedioniggi non aveva parenti prossimi e viveva da solo ormai da parecchi anni. Quindi nessun famigliare si è immediatamente preoccupato non avendo più sue notizie. Soltanto dopo quasi due settimane i vicini, non vedendolo più uscire di casa hanno pensato di avvertire la polizia locale, e sono quindi partiti gli accertamenti del caso per verificare cosa fosse accaduto. Purtroppo è stato accertato quello che si temeva: Carloenrico Dedioniggi è stato stroncato da un malore e non è riuscito in alcun modo a chiedere aiuto. E’ morto quindi in solitudine nella casa fatiscente in cui viveva con l’unica compagnia dei suoi due cani. I soccorritori arrivati in via Marconi non hanno potuto fare altro se non constatare la morte dell’uomo che doveva essere avvenuta da circa due settimane. MESSAGGERO VENETO 30 AGOSTO 2009
Cibo cucinato tra gli insetti morti Chiuso agriturismo di Vito d'Asio
di LAURA PIGANI
Provincia di Pordenone - Un altro locale pubblico della provincia di Pordenone ha chiuso l’attività dopo l’intervento dei carabinieri del Nas (Nucleo antisofisticazioni) di Udine e del servizio veterinario dell’Azienda sanitaria 6 del Friuli occidentale. Si tratta dell’agriturismo Missana di Vito d’Asio, che si trova in via Galants 32. I militari, infatti, hanno riscontrato numerose violazioni delle normative di settore sulla preparazione, conservazione e somministrazione di alimenti. Il blitz, che fa parte della stessa operazione che ha portato alla recente chiusura di un ristorante cinese ad Aviano, è scattato venerdì scorso. All’interno dell’agriturismo Missana sono state rilevate «gravi carenze igienico-sanitarie e strutturali». I carabinieri del Nas, guidati dal capitano Antonio Pisapia, hanno trovato sporcizia, insetti morti sparsi in tutta la cucina e nei locali adibiti alla conservazione e alla somministrazione degli alimenti. L’operazione ha portato al sequestro sanitario di circa 200 chilogrammi di prodotti tra insaccati di suino e di animali di bassa corte macellati e preparati in ambienti non autorizzati. Il servizio veterinario dell’Ass 6 dovrà ora valutarne la commestibilità e, in caso negativo, disporne la distruzione. Le violazioni riscontrate dagli uomini del capitano Pisapia si sono concentrate su tre punti: l’omessa notifica all’autorità dell’utilizzo di locali per la macellazione di bassa corte e per la preparazione e fumigatura di insaccati; il mancato rispetto delle norme generali di igiene previste dal regolamento della Comunità europea; l’assenza di un piano di autocontrollo previsto dal regolamento Ce. È stato riscontrato che gli animali venivano macellati «in un locale attiguo all’agriturismo, non autorizzato per tale attività e quindi potenzialmente non idoneo sotto il profilo igienico-sanitario». Inoltre, gli insaccati venivano affumicati «in un locale privo di ogni requisito igienico-sanitario e strutturale: con pavimento in cemento grezzo, pareti scrostate e con foratine a vista». E il processo di fumigatura (corretto nel procedimento) non seguiva le previste modalità di attuazione: per raggiungere lo scopo sugli alimenti «venivano sparati fumo e fuliggine in un ambiente non certificato e quindi non corrispondente agli standard qualitativi imposti dalle normative di settore».
CORRIERE DI AREZZO
30 AGOSTO 2009
Abbatti gli storni
con l’abilitazione.
Mercoledì prende
il via la stagione venatoria. In 15mila pronti a imbracciare le
doppiette. Corsi ai cacciatori e delibera della Provincia in vigore con
la preapertura.
AREZZO - Il conto alla rovescia è cominciato. Mercoledì prossimo, 2
settembre, si apre la caccia, ma limitatamente ad alcune specie. Il bis
domenica 6 e poi silenzio fino all’apertura generale del 20. Per i
quindicimila cacciatori aretini, queste due prime date rappresentano
l’antipasto della stagione venatoria vera e propria il cui inizio, come
ogni anno, ricade appunto la terza domenica di settembre. Due giorni che
comunque contano e che nessun appassionato, soprattutto i cacciatori di
selvaggina migratoria, vuol perdere. Perché nel carniere ci finiranno -
se naturalmente si ha fortuna e si azzecca il posto giusto - tortore,
colombacci, merli, gazze e ghiandaie. Sull’abbattimento degli storni,
che è una specie protetta, c’è ancora un punto interrogativo e sulla
questione si sta appuntando proprio in questi giorni un’attenzione
particolare. Il volatile in questione sta rappresentando un problema
molto serio per l’agricoltura. E’ un animale voracissimo che si
raggruppa in branchi e dove passa e si ferma a mangiare provoca alle
colture di ogni tipo danni enormi. La Regione Toscana deciderà domani se
dare il via libero alla caccia in deroga. Il provvedimento, come avvenne
anche l’anno scorso, sulla carta appare scontato. Ma se la deroga non
dovesse essere concessa, oppure fosse particolarmente restrittiva e
quindi non sufficiente a ridurre la presenza di questa specie di
uccelli, ecco allora la “trovata” della Provincia di Arezzo. Il
presidente Vasai - che ha mantenuto la delega della caccia - prendendo
alla lettera l’articolo 37 della legge numero 3/94 sull’attività
venatoria, che prevede la possibilità di organizzare in zone e per
periodi limitati interventi straordinari sulla fauna selvatica, ha
predisposto una delibera proprio per porre un rimedio all’enorme
proliferazione degli storni con abbattimenti selettivi. E visto che si
tratta di “prelievi” selettivi, l’ufficio caccia della Provincia ha
organizzato dei corsi presso le associazioni venatorie a cui hanno
partecipato oltre il 10 per cento delle “doppiette” aretine. Soltanto
loro, alle quali sarà rilasciato un apposito modulo, potranno quindi
abbattere questo tipo di selvaggina. Da stabilire ancora il numero, ma
si parla di 20 capi al giorno per un totale di 100 in tutta la stagione
venatoria. La delibera della Provincia dovrebbe essere ratificata nella
giornata di domani dopo la decisione, favorevole o no, sulla deroga da
parte della Regione Toscana. Comunque vada, i cacciatori autorizzati
potranno effettuare il “prelievo” degli storni, mentre il discorso varrà
per tutti nel caso cui in cui la Regione dia l’assenso all’abbattimento
nell’intero territorio toscano. Nelle giornate di mercoledì 2 e domenica
6 settembre si potrà esercitare la caccia solo da appostamento fisso o
temporaneo e sarà consentito sparare, ma solo nei laghi autorizzati, a
germani reali, alzavole e marzaiole. Ben altre prede, e forse più
ambite, quelle che si potranno infilare nel carniere a partire dal 20
settembre in poi: lepri, fagiani, pernici, starne, beccacce, tanto per
citare alcune specie. Mentre dal 3 ottobre, nelle zone vocate, si potrà
cacciare in battuta il cinghiale, croce e delizia del territorio perché
divertimento per le squadre e guaio serio per gli agricoltori.
IL GAZZETTINO DI TREVISO
30 AGOSTO 2009
Barboncino
"testimone di nozze", ordinanza del sindaco
Giorgio Volpato
Vedelago (TV) - Non volevano assolutamente che Igor, il loro barboncino,
mancasse al loro matrimonio. A Vedelago le unioni civili solitamente
vengono celebrate in biblioteca, un luogo pubblico dove gli animali non
possono entrare. Ma due giovani di Vedelago non si sono arresi. Si sono
attivati, hanno chiesto informazioni. Ogni sforzo però, sembrava vano.
Poi, dopo un'accurata consultazione della documentazione in materia,
un’ordinanza del sindaco del 29 aprile 2009, per la custodia dei cani e
l'igiene delle aree pubbliche e la tutela della incolumità pubblica, ha
contribuito a sciogliere il dilemma. Portare animali d'affezione in
luoghi pubblici come marciapiedi, prati e aiuole dei giardini pubblici,
può comportare infatti, problemi come le "deiezioni solide abbandonate".
Quindi rischi per la salute, specie per i bambini, oltre che per la
sicurezza pubblica se lasciati in libertà, privi di custodia. Per
ovviare a tutto questo e permettere alla coppia di sposarsi anche alla
presenza dell’animale, pur rispettando tutte le prescrizioni in tema di
salubrità e decoro degli ambienti pubblici, il sindaco si è rifatto ad
un'ordinanza ministeriale del 3 marzo 2009, sulla tutela dell'incolumità
pubblica dall'aggressione dei cani, che consente agli animali di essere
condotti nei luoghi aperti al pubblico. Utilizzando però un guinzaglio
che non superi il metro e mezzo, portando con sè la museruola rigida e
morbida da applicare al cane in caso di rischio per l'incolumità di
persone o animali, o su richiesta delle autorità. E avere con sè gli
strumenti idonei (secchiello, paletta e sacchetto di plastica) per
raccogliere eventuali "ricordini". A queste condizioni la giovane coppia
ha potuto così sposarsi in una biblioteca di Vedelago addobbata di
fiori. E fra i neo marito e moglie, c’era lui, Igor, il loro barboncino,
con tanto di coccarda bianca al collo. Per la cronaca Igor si è
comportato bene, accovacciato sotto il tavolo, strappando il sorriso
divertito anche al celebrante, il sindaco Paolo Quaggiotto.
IL TEMPO
30 AGOSTO 2009
Raiano (AQ) Gli
ungulati arrecano danni gravissimi ai campi coltivati della zona
Troppi cinghiali,
gli agricoltori protestano
RAIANO Campi
coltivati interamente distrutti e scoppia l'ira degli agricoltori che
puntano il dito contro le orde di cinghiali che ultimamente stanno
invadendo i terreni a ridosso dell'area protetta delle Gole di San
Venanzio, in particolar modo nei comuni di Raiano, Vittorito e Corfinio.
Raiano (AQ) - Ed è allarme. Gli agricoltori chiedono un intervento
immediato alle istituzioni ma anche ai responsabili della Riserva per
salvare ciò che è rimasto dei raccolti, soprattutto in un momento
difficile a livello economico, come quello che sta vivendo l'intero
territorio dell'Abruzzo interno, altrimenti sarà la fine. A chiedere un
aiuto concreto anche i lavoratori delle cooperative agricole del
territorio che riforniscono i supermercati della zona. Gli agricoltori
chiedono di valutare attentamente il progetto che hanno già preparato.
Progetto in grado di contrastare l'operato degli animali selvatici che
prevede l'applicazione di dissuasori, gabbie per la cattura, reti
elettrificate e come ultima ipotesi l'abbattimento selettivo. Un modo
questo per evitare che gli animali agiscano in maniera indisturbata.
IL GIORNALE
30 AGOSTO 2009
FILETTO E
CONTROFILETTO DI MANZO SENZA GRASSO
Non solo pesce. È di carne, infatti, il tradizionale e antico sapore
della tartare. La sua invenzione è attribuita ai Tartari, guerrieri
nomadi dell’Asia Centrale, che frollavano la carne degli animali uccisi
sotto la sella dei propri cavalli. Il suo regno a Roma è Charly’s
Sauciere, dove viene preparata «a vista», su un tagliere, di fronte al
cliente (via San Giovanni in Laterano 270; 0670495666). «Tagli di
filetto o controfiletto, rigorosamente di manzo, con poche nervature e
senza grassi. Sono queste le caratteristiche che deve avere la carne
scelta per la tartare - spiega lo chef Stefano Cerasoni, vera e propria
anima di Charly’s -. La carne va tagliata il più sottile possibile,
rigorosamente con il coltello sul momento o, al massimo, venti minuti
prima di servirla». La tartare si può gustare in molti modi. «La
preparazione austriaco-svizzera, che proponiamo noi - prosegue - è con
succo di limone, rosso d’uovo, un pizzico di paprica dolce, peperoncino,
cipolla tritata fine, senape di Digione e salsa worcester, cui si
aggiunge della salsa di pomodoro per restituire alla carne il colore che
inevitabilmente le toglie il limone. Si serve con crostini di pane caldo
e burro». «A chi vuole cimentarsi con la tartare - precisa Cerasoni -
consiglio però sempre di cominciare prima con gli ingredienti
indispensabili: rosso d’uovo per amalgamare, limone per dare una
parziale cottura e sale. Il resto si aggiunge man mano secondo gusto e
fantasia. Il tutto va unito con due forchette in una ciotola. Molti
amano condirla con capperi e acciughe, che a mio parere sono
eccessivamente saporiti. Bene, invece, prezzemolo e olive snocciolate
tritati finemente».
LA NUOVA FERRARA 30 AGOSTO 2009
Ultima domenica con i cani «bagnino»
LIDO ESTENSI (FE). Quello di oggi sarà il giorno dell’arrivederci per quanto riguarda l’azione di salvataggio svolta dai volontari del gruppo Onda Azzurra, presieduto da Emanule Ardizzioni. Il gruppo, ogni domenica e il giorno di Ferragosto, dallo scorso luglio ha presidiato il tratto di spiaggia libera che arriva fino alla foce del canale Logonovo, sul lato di Lido Estensi. Un servizio di salvataggio alquanto particolare, perché si avvale dell’ausilio di cani come terranova, labrador, golden retrivier, boxer. Il gruppo dispone anche di un gommone e nei giorni di presenza si occupa anche dell’addestramento dei cuccioli al salvataggio. Da quest’anno, poi, volontari di Onda Azzurra erano presenti anche su di una spiaggia del Rodigino, dove hanno effettuato un attento servizio di salvataggio. Oggi alle 18, quindi, la postazione del salvataggio di Onda Azzurra chiuderà i battenti per dare l’arrivederci all’anno prossimo. Una chiusura con un primo bilancio di attività estiva 2009 senz’altro positivo. IL NUOVO 30 AGOSTO 2009
Rientra e trova pitone in cucina Milano, l'animale e' forse del vicino
MILANO - Rientra in casa al quinto piano di piazza Perego, a Milano, dopo essere stato a cena fuori, e trova un pitone albino in cucina. Giulio L., 30 anni, ieri sera ha dato la buonanotte ai suoi due bambini ed e' entrato in cucina. La' ad attenderlo c'era un pitone albino, che e' subito andato ad infilarsi sotto la lavatrice. Probabilmente era uscito dall'appartamento di un inquilino dei piani superiori. La polizia e i vigili del fuoco hanno affidato il serpente a una clinica veterinaria.
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