A dicembre il via al
processo contro i gestori del
canile di Panza, sull'isola
campana, accusati di avere
ideato un sistema di finti
affidamenti di animali destinati
invece alla sperimentazione
Avevano
escogitato un metodo tanto
efficace quanto terribile. Un
finto sistema di adozioni
attraverso cui decine di cani
randagi venivano spediti da
Ischia fino in Germania, la
destinazione però non era un
nuovo padrone ma un altro canile
dove venivano sottoposti a
sperimentazioni. Il sito web
ilrespiro.eu racconta
dell'accusa dei Pm napoletani ai
danni degli ex responsabili del
canile di Panza, sull'isola di
Ischia, a processo dal prossimo
19 dicembre per maltrattamento
di animali, falso ideologico e
materiale e associazione per
delinquere.
Il sistema era semplice. Secondo
ilrespiro.eu nei moduli di
richiesta delle adozioni
venivano fatti firmare in bianco
ai richiedenti più fogli di
quanti ne fossero necessari.
Firme utilizzate invece per
compilare multiple, e false,
richieste di affidamento che
autorizzavano la partenza di
decine di cani dal canile
dell'isola. Una piccola
percentuale dei quattrozampe
finiva realmente nelle case di
nuovi padroni, i restanti erano
invece destinati a canili
tedeschi.
Ad insospettire gli abitanti
dell'isola, erano stati proprio
i furgoni in partenza dal porto
con all'interno decine di
gabbie. Dubbi che avevano
trovato un primo riscontro dalle
indagini dei pm, che durante un
controllo nel 2006 avevano
scoperto che gran parte delle
firme che accompagnavano le
richieste di adozioni erano in
realtà contraffatte.
I bonifici esteri.
I cani venivano destinati a
prestanome, cittadini tedeschi
residenti in Italia, e poi
inviati in aereo verso
destinazioni sconosciute. Nelle
successive indagini della
procura, il sistema criminale
aveva trovato nuovi riscontri,
tra cui una serie di bonifici
internazioni, dell'ordine di
10mila euro, ricevuti con
cadenza regolare dalla
fondazione che aveva in gestione
il canile e che avevano fatto
pensare che le somme potessero
provenire dai reali destinatari
degli animali.
Oggi, ad essere rinviati a
giudizio sono Ciro Pontone e la
moglie Karin Mundt, che si
occupavano di organizzare e
gestire le adozioni verso la
Germania, e Else Scheurlein e
Jutta Heinemann, ex direttori
del canile.