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Per produrre un solo chilo di carne servono 15 mila litri di
acqua e 17 chili di cereali
Il consumo crescente di carne mette in pericolo la salute dell'intero pianeta.
L'allevamento di bovini causa un enorme spreco di risorse naturali e aggrava l'effetto
serra.
Oggi il 42% del grano del mondo serve a nutrire non gli essere umani ma il bestiame che
viene macellato per scopi alimentari.
Oltre il 50% delle foreste tropicali sono state distrutte per far spazio alle coltivazioni
destinate a nutrire gli animali.
Nel 1989 gli astronauti dello Shuttle hanno visto dallo spazio un'immensa colonna di fumo
che si sprigionava dalla foresta amazzonica.
Il polmone verde della terra viene tuttora disboscato per far spazio a prati e
coltivazioni di cereali per il bestiame, destinato a diventare bistecche. Gli esperti
affermano inoltre che il terreno coltivato in modo intensivo diventa sterile dopo pochi
anni.
Ma gli animali che finiscono sulle nostre tavole non si limitano a mangiare e bere enormi
quantità di cibo e acqua: inquinano anche come una fabbrica.
Ogni giorno un bovino emette 60 litri di gas metano che contribuisce a riscaldare
l'atmosfera, i suoi escrementi sono 100 volte più inquinanti di quelli umani e all'anno
arriva a produrre 23 tonnellate di stallatico.
Il problema è così serio che in Olanda il governo ha persino chiesto agli allevatori di
maiali di ridurre la produzione di un quarto per rendere meno grave il problema delle
piogge acide, un tipo di inquinamento aggravato proprio dagli escrementi degli animali.
L'acqua, elemento di cui alcuni paesi hanno una enorme penuria, è un altro neo della
catena alimentare: gli Stati Uniti hanno già perso un terzo delle proprie risorse idriche
sotterranee per nutrire il bestiame da macello.
Per produrre un chilo di cereali come lenticchie e fagioli, altamente proteici, servono
100 litri di acqua. Ma per produrre 1 chilo di carne di manzo servono 17 chili di cereali
e 15 mila litri di acqua. Sulla stessa superficie di terreno si potrebbero ottenere 160
chili di patate.
L'odissea della bistecca
In Svizzera l'84% delle sovvenzioni all'agricoltura serve per la produzione di prodotti
animali. Gli animali da macello godono di tarttamenti migliori rispetto a quelle di altri
paesi dove vengono allevati in condizioni estreme e tenuti in spazi così angusti da
renderli pazzi dal dolore.
In molti paesi del mondo da cui provengono le bistecche che finiscono sulle nostre tavole,
gli animali non escono mai dalle stalle, vivono legati, spesso al buio, i pochi anni della
loro vita.
I vitelli vengono sottratti alle madri dopo pochi giorni dalla nascita, tenuti in gabbie
in cui non riescono neanche a girarsi, nutriti con mangimi che li rendono anemici per
offrire al consumatore carne bianca.
Nei molti paesi che praticano allevamenti intensivi, alle galline spesso vengono tagliate,
senza anestesia, le ali e il becco. In questo modo è posibile ammassarne quante più
possibili in spazi grandi come fogli A4. E si evitano lacerazioni "da becco" che
potrebbero provocare la morte di preziosi capi destinato al mercato.
In altri paesi, tra cui la Svizzera, a molte mucche vengono tagliate o bruciate le corna,
applicando loro una pomata dolorosissima.
Lo stress e la paura della morte, che ogni animale subisce quando vede i propri simili al
macello, provocano la sovrapproduzione di ormoni (tra cui l'adrenalina) che vengono
ingeriti dal consumatore insieme ad altre sostanze nocive.
I pesci non urlano
La situazione sul fronte dei pesci non è migliore. Da un lato i pescherecci a strascico
distruggono tutto ciò che trovano sul fondale, provocando gravi danni all'ecosistema
marino. Dall'altro negli allevamenti intensivi i pesci si muovono a stento perché
ammassati in spazi ristretti.
I salmoni che arrivano sulle nostre tavole vengono allevati in gabbia e spesso contengono
la massima dose ammessa di antibiotici.
Per accentuarne il colore rosa vengono inoltre nutriti con coloranti oggi vietati solo in
America.
Per produrre un kg di carne di salmone servono altri 5 chili di pesci vari. Anche per
questo motivo la fauna ittica va sempre più riducendosi nei mari di tutto il mondo.
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