IL TRAFFICO DEGLI ANIMALI DA LABORATORIO

 

L’attività della vivisezione ha centinaia di ramificazioni per ottenere vantaggi economici, miglioramenti delle carriere professionali e prestigio tra i quali il fatto che ottengono lucro da essa.Una di queste ramificazioni è lo sporco affare del traffico di esseri viventi e senzienti-come cani, gatti, scimmie di ogni tipo, topi, ratti, cavalli, maiali-che finiscono le loro povere vite in dolorosi esperimenti.
Negli anni 70-80-90 in Spagna per fino si ammetteva che si prendevano gatti e cani abbandonati, dei canili e dei popoli per usarli negli esperimenti. Queste dichiarazioni furono fatte dopo che in Spagna furono approvate le leggi che proibiscono questo tipo di pratiche.Tra gli altri centri, lo ammisero l’ Hospital La Paz de Madrid nel 1989 tramite Ignacio Álvarez, scienziato del centro, e l’ Hospital Ramón Cajal di Madrid che ammise anche di usare animali dei canili.Però sono cose più comuni di quello che sembra.Il dottor James Wyngaarden del Instituto Nacional de la Salud de EE.UU. scrisse in una pubblicazione della
prestigiosa American Medical Association che ogni anno sono catturati circa 200000 gatti e cani delle strade per essere messi nelle mani dei vivisettori. Crediamo che la cifra sia di molto superiore.Nel 1989 la Comunità di Svizzeri Antivivisezionisti ? con una documentazione poco meno che incredibile:migliaia di cani e gatti che erano stati presi dalle strade, rubati dalle case o comprati ai loro padroni-che volevano disfarsene-furono ammucchiati in gabbie, caricati su camion e mandati ai laboratori di vivisezione della Svizzera e Germania.
Il traffico era diretto da un certo Erich Stock, trafficante tedesco, che negli anni 70 e 80 vendette un numero incalcolabile di animali alle multinazionali di Basilea e ad altri laboratori Svizzeri. I clienti di quest’aguzzino erano così tanti che aveva grandi registri per segnarsi le sue consegne giornaliere. In Germania tra i suoi clienti vi erano i più grandi istituti di ricerca e le più grandi case farmaceutiche come Hoechst, la Behrong-Werke di Marbug (Gremania), la Chemiewerke di Hamburgo, Merck AG di Darmstadt, L’ Instituto de Bioquímica de Frankfurt, etc. Tra gli svizzeri vi erano Ciba-Geigy, Hoffmann-La Roche, Sandoz, Universidad de Basilea, Università Instituto Battelle de Ginebra, etc.

Erich Stock aveva un gruppo di persone che gli procuravano una gran quantità di “merce”.
Gli animali si ammucchiavano nei capanni del soggetto in questione dove, ammucchiati l’uno sopra l’altro, maltrattati e privi dell’assistenza più necessaria si ammalavano e si contagiavano l’un l’altro.Erano prevalentemente cani e gatti malati di patologie virali quelli che venivano mandati ai laboratori.
Alcuni avevano piaghe alle zampe e sulla schiena, come si poteva vedere in qualche fotografia.
Al contrario, i filmati mostrano i momenti di sofferenza quando le gabbie contenenti cani e gatti venivano caricate sui camion per l’ultimo viaggio senza ritorno.Gli animali terrorizzati, increduli e disperati dovevano patire lunghi viaggi da una parte all’altra della Germania e fino alla Svizzera, con un unico destino:il laboratorio.I più fortunati erano quelli che morivano durante il viaggio dato che evitavano la fase peggiore della loro vita. Quando i clienti avevano bisogno di animali selezionati, per esempio selezionati tra quelli di un allevamento, Erich Stock aveva la soluzione: egli stesso importava la “merce”.Si riforniva da una ditta cecoslovacca, la Velaz di Praga, specializzata nell’allevamento di cani bearle, gatti e altri animali.
Una specialità della Velaz era vendere animali già “preparati”, a seconda della richiesta del cliente.
“Preparati” vuol dire che gli animali hanno già subito, nel momento in cui lasciano l’allevatore, particolari operazioni allo scopo di evitare lavori supplementari ai laboratori.
Solo per dare un’idea, citiamo una frase di un documento mandato dalla Velaz a Erich Stock.
Questi aveva perso alcuni bearle per soddisfare l’orinazione di un laboratorio. La frase della Velaz, commerciale, fredda e lapidaria è la seguente:”Le mandiamo una cagna senza occhi” (documentazione Eckart, 1989).E questa non è un’eccezione, è la norma.
Tutti i principali allevamenti del mondo mandavano animali precedentemente operati se il cliente lo richiede e con un aumento del
costo.

Quello che segue sono estratti delle lettere scambiate in vari anni fra alcuni laboratori svizzeri ed Erich Stock. Tutte le lettere menzionate sono nelle mani della Comunità di Svizzeri Antivivisezione.

Hoffmann-La Roche (Basilea) : « Confermiamo le precisazioni al telefono di oggi riguardo il nostro ordine del 24/08/72, stiamo chiedendo 40 gatti vaccinati contro la rabbia che stanno in quarantena per 30 giorni, circa 20 maschi e 20 femmine, peso minimo 2,5 kg, prezzo 60 marchi tedeschi per animale, consegna il 19/09/72”.Lettera datata e firmata 25 agosto 1972.

Il 28 novembre 1972 Hoffmann-La Roche chiedeva « 100 gatti sani, di peso superiore ai 2,2 kg », ammassati e diretti alla stazione tedesca di Basilea (Badischer Bahnhof), dove verrebbero controllati da un esperto della “polizia veterinaria”.Lettera firmata da un certo Hurlimann, in rappresentanza della multinazionale.

Sandoz (Basilea): « Vi comunichiamo che abbiamo bisogno di 30 gatti alla settimana, peso minimo 2 kg, prezzo 25 marchi ciascuno, imballati in scatole non restituibili di un marco tedesco ciascuna, prima consegna entro il 26/05/71”.Lettera datata 19/05/71, firmata dal Dr. H. Weber e dal Dr. H. Weidmann.

 

 

Il 20 luglio del 1971 il dott. Weber e un certo R. Griffith aumentarono la quantità di gatti richiesti, facendola salire a 50 animali ogni settimana. Nella stessa lettera i rappresentanti della Sandoz affermano che aspettano urgentemente le informazioni sui cani beagle; d’altra parte rinunciano a comprare cani meticci da E. Stock, poiché la vaccinazione antirabbica obbligatoria (prescritta dalle norme doganali svizzere) e il trasporto li farebbe ammalare. Inoltre, affermano che i porcellini d’india di Stock si abituano a malapena a Sandoz, tanto è vero che la multinazionale aveva perso il 22% della sua ultima consegna. L’ultima spedizione da parte di Stock di 200 porcellini d’india era prevista per il 4 agosto 1971.

 

Il 26 agosto 1971 i dott. Griffith Weidemann di Sandoz avevano scritto  una lettera a Sock, lamentandosi  per il fatto che uno dei 42 gatti ricevuti ultimamente aveva solo tre zampe. Inoltre protestavano per il fatto che sette gatti pesavano solo tra 1,3 e 1,8 kg, mentre Sandoz aveva bisogno di gatti di almeno 2 Kg l’uno (lettera firmata).

 

Il 4 novembre 1971 Sandoz modifica le sue decisioni per quanto concerne i cani meticci, e chiede “dodici cani meticci da 11 a 15 kg, al prezzo di 50 marchi tedeschi ognuno, da consegnare il 7 dicembre 1971. “Preghiamo di consegnare gli animali con una richiesta settimanale di 30 gatti, in camion, alla nostra fabbrica di Basilea, edificio 330.” Lettera firmata da Weber e Weidmann.

 

Questi fiorenti commerci - anche se né scientifici né etici, ma solo lucrativi – continuarono nel corso degli anni seguenti: il 15 giugno 1972 Sandoz chiede a Stock “50 gatti, dal peso minimo di 2 Kg, al prezzo di 28 marchi tedeschi ciascuno, per consegnare nelle raccomandate gabbie per trasporto, e 15 cani meticci con un peso compreso tra gli 8 e i 15 kg, al prezzo di 60 marchi tedeschi ciascuno”. La richiesta è valida per un tempo non specificato nella lettera e deve essere suddiviso “ogni 15 giorni, di martedì, in camion, nella nostra fabbrica di Basilea edificio 330. Costo di ogni viaggio DM 200. La prima consegna è attesa per l’11 luglio 1972.” Lettera firmata da Griffith e Widmann.

 

Ciba-Geigy (Basilea): “ le chiedo che mi procuri tutto l’anno settimanalmente, 5 buoni gatti, maschi, al prezzo di 18 marchi tedeschi ciascuno”. Lettera datata il 21 ottobre 1963 e firmata da Walter Meyer a nome della Geigi AG. A quell’epoca ancora non erano state fuse la Ciba e la Geigy AG.

Le consegne comprendevano “mercanzia rovinata”. L’11 dicembre 1963 il signor Walter Meyer scrisse una lettera di lamentela a Erich Stock “Geigy non può utilizzare più di 3 o 4 gatti per ogni consegna”. La multinazionale subì una grave perdita compresa fra i 250 e i 300 franchi, a causa dei gatti malati ricevuti. Il signor Meyer minacciò di restituire al mittente i gatti se le future consegne non fossero state in ordine (lettera firmata).

 

Due anni dopo Geigy sembrava soddisfatta. Il signor Meyer chiede “30-35 gatti fini e sani per settimana”. La stessa lettera fa riferimento a una consegna di 250 porcellini d’india la settimana, che dura da molto tempo e che deve essere ridotta. Si parla anche di un’ulteriore consegna di conigli (lettera del 27 settembre 1965).

Nello stesso tempo, Ciba si fonde con Geigy, e dal 1970 la direzione del Dipartimento di Animali da Laboratorio dell’impresa è nelle mani del dott. H. Bruhin, che, da allora, fa le richieste e protesta quando le consegne non sono adeguate alle previsioni.

 

Il 27 maggio 1971 e riferendosi al commercio con Erich Stock, ci si lamentava del fatto che alcune gabbie usate per il trasporto che contenevano conigli, non erano ben imballate al momento dell’arrivo alla stazione tedesca di Basilea, e per questo erano state fotografate dalla polizia (lettera del 27 maggio 1971 firmata dal dott. Bruhin e da E. Waldmann.) Ciba-Geigy rinuncia (7 giugno 1971) a importare conigli da Erich Stock perché l’importazione deve dipendere dalla clinica Veterinaria Federale. 10 anni dopo, nel 1981, Stok offre a Ciba–Geigy la possibilità di comprare cani meticci maschi al prezzo speciale di 150 marchi cadauno per cani dai 20 ai 25 Kg. Per invogliare il suo cliente, Stock enfatizza il fatto che il prezzo della vaccinazione antirabbica sia incluso. Malgrado l’offerta, Ciba- Geigy rifiuta la proposta (lettera del 29 aprile 1981 firmata da P. Borer). La multinazionale aveva già i propri allevamenti e sappiamo che proprio a quell’epoca, Ciba-Geigy traeva profitto dai servizi da un altro trafficante, questa volta lo svizzero Fritz Lanz di Gunzgen (SO).

 

Nel 1981 il furgoncino di Fritz Lanz fu fotografato davanti a uno stabilimento di Ciba-Geigy a Basilea e di fronte al laboratorio Centrale Di Biologia di Zurigo. Le fotografie mostravano come si scaricano alcuni cani e si portavano all’interno. La denuncia penale di ATRA e della Comunità di Svizzeri antivivisezionisti non ebbe conseguenze, secondo la legge federale per la protezione degli animali, il traffico di animali era legale.

 

Nella competitiva lotta tra Frizt Lanz e Stock, vinse lo svizzero, poiché gli animali procurati da Lanz non dovevano fare viaggi molto lunghi dalla Germania, e inoltre non dovevano passare dalla dogana, rispettando così le regole di vaccinazione. Stock fu un po’ alla volta abbandonato da molti clienti, ma ebbe tempo di procurare animali, nel decorso degli anni, ad alcuni dei più importanti laboratori svizzeri:

Istituto di Battelle (Ginebra): “ per quanto riguarda i cani, vi informiamo che fra due o tre settimane ne avremo bisogno di 20. Fino ad ora abbiamo comprato i cani a nome di A.Kramer di Colonia”. Lettera del 6 marzo 1963 a Erich Stock, firmata dal dott. W. Surber. Nella stessa lettera il dott Surber, ringrazia Erich Stock per la consegna di porcellini d’India, ma si lamenta  del fatto che gli sono stati inviati solo 50 animali, mentre l’istituto ne aspettava 60. Ne richiede altri 10.

 

Istituto Svizzero di Sieri e vaccini (Berna): l’11 aprile 1968 questo istituto chiedeva a Stock 60 conigli albini della Nuova Zelanda (età 8-10 settimane) da consegnare prima della fine di aprile, e 60 conigli albini da consegnare il 10 maggio (lettera firmata). Due anni dopo, l’istituto nominato, mandava una lamentela a Erich Stock perché 8 criceti che facevano parte di una consegna erano morti, e 6 dovettero essere uccisi perché arrivarono a Berna con ulcere in gola. Le preoccupazioni dell’istituto svizzero di sieri e vaccini era perché dovevano vedersela con l’importo della fattura: si esigeva uno sconto di 84 marchi (lettera firmata e datata 26 marzo 1970).

 

Clinica Ginecologia dell’università di Basilea: “Per favore inviatemi, se è disponibile, una cagna gravida (a metà gravidanza, non verso la fine). La taglia non ha importanza; preferibile se media. Consegna attraverso la ferrovia: Basilea urgente. Nel caso non ci fosse una cagna così, per favore cancellate l’ordinazione, o fatemi sapere quando sarete in condizioni di mandarcene una, poiché vorrei chiederne altre in futuro.” (lettera del 20 settembre 1968 firmata dal dott. franco Lasagni.)

 

Istituto d’Igiene dell’università di Basilea: il 20 marzo 1963 un certo dott. Loffler protestava perché 7 porcellini d’india della precedente consegna erano morti (lettera firmata).

 

Istituto di medicina microbiologia dell’università di Zurigo: “per favore, informateci se potete inviarci 100-200 porcellini d’india del peso minimo di 300 gr”. (lettera firmata datata 17 maggio 1966).

 

Laboratorio Centrale di Biologia di Zurigo: “ la Sandoz  mi ha informato che lei vende porcellini d’india. Abbiamo bisogno di 20 -50 animali”. (lettera datata 26 agosto 1971 e firmata dal dott. Weihe).

 

Ufficio  Veterinario Federale (Istituto di vaccini) Basilea: questo ufficio si occupa, tra le altre cose, della raccolta e della pubblicazione delle statistiche sul numero di animali usati ogni anno nei laboratori. La sua sede si trova a  Liebefeld (BE). E’, pertanto oscuro il contenuto di una lettera scritta su carta con timbro del “ Ufficio veterinario Federale-Istituto di vaccini”, Hagenausr, 74 Basilea, trasmessa il 2 giugno 1969 a Erich Stock che dice testualmente: “ Con riferimento alla nostra conversazione telefonica di oggi, chiediamo: 100 porcellini d’india del peso approssimativo di 500-600 gr, zampe bianche. Consegna immediata. E poi, fino a nuovo ordine, ogni 15 giorni, circa 100 sottospecie di 300-600 gr di peso. Consegna a Badischer Bahnhof”. Lettera firmata da A. Eggenberger dell’Istituto federale di Vaccini. Questo Istituto ha cambiato il suo nome ed ora è conosciuto come Istituto per le malattie virali e la profilassi immunologia, e continua ad usare animali.

 

Laboratorio di Chirurgia Sperimentale, Davos: il 10 gennaio 1977, questo laboratorio scriveva a Erich Stock con riferimento a una consegna di 18 cani beagle il 22 dicembre 1976. Era una lettera di protesta dovuta al fatto che 5 cani erano giunti a Davos feriti e ammalati, e non poterono essere usati per gli esperimenti. Altri tre erano arrivati in cattivo stato e dei rimanenti 10 avevano riserve. Quanto ai 5 beagle gravemente ammalati, il Laboratorio di Chirurgia Sperimentale proponeva di restituirli immediatamente al mittente con le spese a carico di quest’ultimo o di ucciderli a Davos, ma in questo, costo dell’eutanasia e della cremazione dei cadaveri (circa 50 Franchi per ogni animale) doveva essere a carico di Erich Stock. Quanto ai 3 cani arrivati in cattivo stato, avrebbero potuto essere curati a Davos, stabilendo che Stock avrebbe dovuto essere disposto a rimborsare tutte le spese. I rimanenti 10 cani furono accettati e pagati. Il laboratorio di Davos puntualizzava, molto furioso che le proposte contenute nella sua lettera dovevano essere accettate totalmente, non parzialmente, e ne caso in cui Stock non avesse accettato le condizioni, tutti i cani sarebbero stati restituiti alla Germania con le spese a carico di Stock. Ma allora giunge il punto che più duole:” perché dovemmo fronteggiare le spese del trasporto, della dogana e dei vaccini” , naturalmente anche per gli 8 cani arrivati in cattive condizioni.

 

La lettera del laboratorio di chirurgia sperimentale non è un’eccezione ed esprime molto chiaramente il materialismo che caratterizza tutta la sperimentazione animale. Il senso commerciale è chiaro, però c’è un dettaglio che i vivisettori e quelli che stanno dietro di loro dimenticano: la mercanzia in questione è viva, vede, sente e soffre. In questo caso erano beagle.

 

Nel 1985 una rivista di Zurigo pubblicò un testo con un’intervista con il Consigliere nazionale Hans-Jurg Weder, che in uno stralcio diceva:” ho nelle mie mani alcune informazioni, secondo le quali, cani beagle sono importati da Los Angeles per essere usati in sperimentazioni”. I cani arrivavano all’aeroporto di Zurigo-Kloten.” Ai cani vengono tagliate le corde vocali quando sono ancora cuccioli. Così queste creature possono soffrire a causa degli esperimenti senza che le loro grida di dolore possono essere udite. Gli animali arrivano in Svizzera imballati di dieci in dieci. Sono cuccioli di 13 settimane e costano all’industria chimica 1900 l’uno” Blick 22 settembre 1985 “.

Il consiglio federale rispose alla mozione di Weder negando l’utilizzo di cani con le corde vocali tagliate e negando l’esistenza di questi cani in Svizzera. Ma il dipartimento di documentazione dell’Assemblea Federale aveva dato il 2 ottobre 1985 informazioni più interessanti: “si seppe che, nel 1985,  erano stati regolarmente importati i cani in Svizzera, quasi ogni mese, dalla frontiera di Basilea Muhlhausen (le statistiche solo a quell’anno).”  quantità: più o meno 32 cani ogni volta”. Secondo la nota di consegna erano beagle di 5 mesi, metà maschi e metà femmine, di 10 kg di peso e 245 franchi ciascuno. I cani erano stati vaccinati a New York, il mittente era Marshall Research Animals Borth Rose NY. Il destinatario era sempre Sandoz. Come trasportatore figurava Jaky Maeder. “Si udivano solo lamenti e gemiti, non latrati; ciò nonostante, questo poteva essere stato attribuito all’età dei cuccioli”. Siccome i difensori della vivisezione negavano l’evidenza, ATRA partecipò ad una investigazione nell’anno 87, mettendosi in contatto direttamente con Marshall Farms de North Roses (EE.UU.). La persona che scrisse finse di voler comprare qualche beagle. La risposta, data 21 aprile 1987 diceva: “ alleghiamo la nostra ultima lista di prezzi. La devocalizzazione (taglio delle corde vocali) costa 5 dollari per cane. La spedizione costa circa 30-40 dollari per beagle. Inviamo più di 100.000 beagle all’anno. Bisogna prenotare i beagle con un anticipo di 6-8 mesi. Pagamento entro 30 giorni. Cordialmente James L: Ball” (lettera firmata)

In base al catalogo e alla lista dei prezzi della Marshall Farms (1987), un beagle di due mei costa 235 dollari. Il prezzo aumenta per ogni mese di età, fino ai 365 dollari per un beagle di 12 mesi. I beagle della Marshall  sono inviati in aereo, da un aeroporto che si trova a sette ore di camion dall’allevamento. I trasporti si fanno ogni giovedì. Gli animali devono essere accompagnati da tutti i certificati necessari e, mentre si trovano nella Marshall Farms, vicino al lago Ontario, sono sottoposti a controlli veterinari. Nel luglio 1980 alcune riviste tedesche sollevarono un coro di protese antivivisezioniste dovute alla pubblicazione della notizia che la Ciba –Geigy aveva raggiunto un accordo con il Ministero dell’economia Svizzera per la vendita di 1000 gatti all’anno, destinati a esperimenti di vivisezione in Svezia. I gatti, provenienti dagli allevamenti della multinazionale Sisseln, furono venduti al prezzo di circa 1000 marchi tedeschi ciascuno, con un guadagno totale di un milione di marchi l’anno. La notizia fu censurata dalla stampa svizzera. Ciba-Gegy spiega tranquillamente che queste vendite sono “solo un favore, senza interessi commerciali”. Il 2 dicembre 1981, Ciba Geigy fatturava all’università di Berlino una consegna di 76 gatti (70 femmine e 6 maschi) provenienti dall’allevamento di Sisseln. Il prezzo degli animali era di 500 franchi ciascuno per un totale di 38.000 franchi.- Erano gattini dai 6 ai 12 mesi di età,, imballati in scatoloni al prezzo di 30 franchi ciascuno. La spedizione portava la firma  Thomae. “Senza interessi commerciali”…

Gli allevamenti di Sisseln producono oltre a gatti, anche cani beagle, topi, conigli e porcellini d’india.

 

Il 15 novembre 1983, ATRA cercò di fermare un trasporto di cani beagle provenienti dall’allevamento di Madorin de Fullinsdorf (regione di Basilea) che passava attraverso la dogana di Chiasso Brogeda ed era destinato alla compagnia farmaceutica Faritalia Carlo Erba di Milano. Trasportava 30 cuccioli beagle ammucchiati provenienti dalle baracche della Kleinierfarm (Fattoria di piccoli animali)  a Fullinsdorf, che operando prima sotto il nome di Ciba Geigy e poi sotto quello di Madorin SA, ha prodotto animali per i laboratori, soprattutto cani beagle, dal 1957. Negli edifici di questa impresa ci sono circa 300 cani che piangono ed emettono acuti lamenti giorno e notte: “abbiamo sbarrato le finestre perché avevamo paura degli animalisti”. I beagle – secondo le riviste del 1984, vivono in oscurità rinchiusi negli edifici ed escono solo per finire nei laboratori. ATRA non riuscì ad impedire il trasporto, la dogana lo autorizzò e i 30 cuccioli continuarono il loro triste viaggio verso i laboratori di Milano.

 

Questi casi, anche se ci possono sembrare lontani nel tempo, sono ancora validi al giorno d’oggi. Il problema attuale è che si attua con più segretezza e per questo l’opinione pubblica viene allontanata da questi scandali.

 

Attualmente continuano a sequestrare animali randagi. di proprietà, e dai canili. Gli animali rubati ai loro padroni sono solitamente cani e gatti. Nel caso dei maschi, li attirano con una femmina in calore in un furgone, quando il maschio si avvicina, lo introducono subito nel furgone e “nessuno ha visto niente.” In questo modo spariscono misteriosamente migliaia di animali, che abbiano o no microchip. Gli allevatori di animali, sia professionali che privati, sono una buona fonte di animali da esperimenti, cosciamente o inconsciamente. Gli animalisti subiscono furti di animali ed alcuni di loro vanno a finire nei laboratori. Ci sono canili o centri municipali che regalano o vendono animali per esperimenti. Sono per esempio i casi non ufficiali che per la privacy non possono essere denunciati, ma che sono a conoscenza di tutti. – dai canili dell’Andalusia e Madrid ai centri di derattizzazione contattati dai comuni per ritirare animali abbandonati, e centri in cui si suppone debbano rimanere gli animali per un periodo di tempo prima di essere sacrificati. Si è dato e si da anche il caso, di centri che comprano animali direttamente ai privati. Fattorie in Spagna da anni – alcune da più di 20 anni – pagano una quantità di denaro per ogni animale consegnato da privati, non importa da dove arrivi. Un centro con sede in Spagna pagava 100 pesetas per ogni gatto consegnato e un’altra, negli anni 90 pagava 1000 pesetas per ogni gatto o cane di meno di un anno di età.

Altre volte, sono gli stessi vivisettori che, a titolo personale comprano gli animali. Li preferiscono “adottati,” così i costi sono inferiori - o completamente gratuiti -  e la garanzia sanitaria è migliore di quella degli animali di provenienza sconosciuta. La finalità è sempre la stessa: finire vivisezionati.

 

 

Referenze:

 

Por qué Debe Cesar el Genocidio de Animales, Dr. Vernon Coleman.
Experimentación con animales y metodologías alternativas. Informe de ADDA, nº 20, año VIII.
Holocausto, Milly Schär-Manzoli, Ed. ATRA-AG STG, 2ª edición.

LiberAcción

**********************************


 

http://www.geocities.com/liberaccion_fanzine/traficolaboratorio.html

EL TRÁFICO DE ANIMALES DE LABORATORIO

El negocio de la vivisección tiene cientos de ramificaciones para conseguir beneficios económicos, engordes de carreras profesionales y "prestigio" entre los que se lucran de ella. Una de estas ramificaciones es el sucio negocio de traficar con seres vivos sintientes -como perros, gatos, monos de todo tipo, ratas, ratones, caballos, cerdos...- que acabarán sus miserables vidas en dolorosos experimentos. Nos centraremos en uno de los más oscuros negocios de la venta de animales: la adquisición de animales de forma, llamémosle, tanto regular como irregular.

En los años 70-80-90 en España por fin se reconocía que se cogían gatos y perros abandonados, de las perreras y de los pueblos para utilizarlos en experimentos. Estas declaraciones fueron hechas después de que se aporbasen en España las leyes que prohiben este tipo de prácticas. Entre otros centros, lo reconocieron el Hospital La Paz de Madrid en 1.989 a través de Ignacio Álvarez(científico del centro), y el Hospital Ramón Cajal de Madrid que también admitió utilizar animales de la perrera. Pero son más comunes de lo que parece. El Dr. James Wyngaarden del Instituto Nacional de la Salud de EE.UU. escribió en una publicaciones de la prestigiosa American Medical Association que, cada año son capturados alrededor de 200.000 gatos y perros de las calles para ser puestos en manos de vivisectores. Creemos que la cifra es harto superior.

En el año 1.989, la Comunidad de Suizos Antiviviseccionistas se hizo con una documentación poco menos que asombrosa: miles de perros y gatos que habían sido recogidos de las calles, robados de sus casas o comprados a sus dueños -que querían deshacerse de ellos- fueron amontonados en jaulas, cargados en camiones y enviados a laboratorios de vivisección de Suiza y Alemania. El negocio lo dirigía un tal Erich Stock, traficante alemán, que vendió en los años setenta y ochenta un número incalculable de animales a las multinacionales de Basilea y a otros laboratorios suizos. Los clientes de este mercenario eran tantos que tenía grandes registros para apuntar sus entregas diarias. En Alemania, entre sus clientes figuraban los más grandes institutos de investigación y las más grandes empresas farmacéuticas, como Hoechst, la Behrong-Werke de Marbug (Alemania), la Chemiewerke de Hamburgo, Merck AG de Darmstadt, el Instituto de Bioquímica de Frankfurt, etc. Entre los suizos estaban Ciba-Geigy, Hoffmann-La Roche, Sandoz, Universidad de Basilea, Universidad de Zúrich, Instituto Battelle de Ginebra, etc.
Erich Stock tenía un equipo de personas que le procuraban una gran cantidad de "mercancía". Los animales se almacenaban en las barracas del sujeto en cuestión donde, amontonados unos encima de otros, maltratados y careciendo de los cuidados más indispensables, se ponían enfermos y se contagiaban unos a otros. En su mayoría eran perros y gatos enfermos de patologías virales lo que se enviaba a los laboratorios. Unos cuantos tenían llagas en las patas y en el lomo, como se podía ver en algunas fotografías. Mientras, las películas muestran los momentos de angustia cuando las jaulas que contienen perros y gatos son cargadas en camiones para el último viaje sin retorno. Los animales aterrorizados, atónitos y desesperados tenían que sufrir largos viajes desde una punta a otra de Alemania y hasta Suiza, con un único destino: el laboratorio. Los más afortunados eran los que morían durante el viaje ya que se ahorraban la peor fase de su vida.
Cuando los clientes necesitaban animales seleccionados, por ejemplo, seleccionados de una granja de cría, Erich Stock tenía remedio: él mismo importaba la "mercancía". Su proveedor era una firma checoslovaca, la Velaz de Praga, especializada en la cría de perros beagle, gatos y otros animales. Una especialidad de Velaz era la de vender animales ya "preparados", según la petición del cliente. "Preparados" quiere decir que los animales ya han sufrido, cuando dejan el criadero, operaciones especiales efectuadas para evitar a los laboratorios trabajos suplementarios.
Sólo para dar una idea, citaremos una frase de una carta enviada por Velaz a Erich Stock. Éste había pedido unos beagles para satisfacer el pedido de un laboratorio. La frase de Velaz, comercial, fría y lapidaria es la siguiente: "Le enviamos una perra sin ojos" (Documentación Eckart, 1.989). Y esto no es una excepción, sino la norma. Todas las principales granjas de cría del mundo envían animales previamente operados si el cliente lo solicita y con un incremento del precio.

Lo que viene ahora son extractos de la correspondencia intercambiada durante varios años entre unos laboratorios suizos y Erich Stock. Todas las cartas mencionadas están en manos de la Comunidad de Suizos Antivivisección.

Hoffmann-La Roche (Basilea): "Confirmamos las correcciones telefónicas de hoy de nuestro encargo del 24/08/72, estamos pidiendo 40 gatos vacunados contra la rabia estando en cuarentena durante 30 días, aproximadamente 20 machos y 20 hembras, peso mínimo 2,5 kgs, precio 60 marcos alemanes por animal, entrega el 19/09/72". Carta fechada y firmada el 25 de agosto de 1.972.

El 28 de noviembre de 1.972, Hoffmann-La Roche pedía "100 gatos sanos, peso superior a los 2,2 kgs", empaquetados y dirigidos a la estación alemana de Basilea (Badischer Bahnhof), donde serían controlados por un experto de la "policía veterinaria". Carta firmada por un tal Hurlimann, en representación de la multinacional.

Sandoz (Basilea): "Les comunicamos que necesitamos 30 gatos por semana, peso mínimo 2 kgs, precio 25 marcos por pieza, embalados en cartones no retornables de 1 marco alemán cada uno, primera entrega para el 26/05/71". Carta fechada el 19/05/71, firmada por el Dr. H. Weber y el Dr. H. Weidmann.

El 20 de julio de 1.971 el Dr. Weber y un tal Dr. R. Griffith aumentaron la cantidad de gatos pedidos, subiéndola a "50 animales por semana". En la misma carta los representantes de Sandoz afirman que esperan urgentemente las informaciones sobre los perros beagle; por otro lado, renuncian a comprar perros mestizos de E. Stock, ya que la vacuna antirrábica obligatoria (prescrita por las normas aduaneras suizas) y el transporte los enfermaría. Además, afirman que los conejillos de indias de Stock se aclimatan muy mal en Sandoz, tanto que la multinacional había perdido el 22% de su última entrega. El último envío por parte de Stock de 200 conejillos de indias estaba previsto para el 4 de agosto de 1.971.

El 26 de agosto de 1.971, los doctores Griffith y Weidmann de Sandoz escribían una carta a Stock, quejándose de que uno de los 42 gatos recibidos últimamente sólo tenía 3 patas. Además protestaban del hecho de que 7 gatos pesaban sólo entre 1,3 y 1,8 kilos, mientras que Sandoz necesitaba gatos de por lo menos 2 kilos cada uno (Carta firmada).

El 4 de noviembre de 1.971, Sandoz modifica sus decisiones en lo que concierne a los perros mestizos, y pide a modo de prueba: "12 perros mestizos de 11 a 15 kg de peso, al precio de 60 marcos alemanes cada uno, para entregar hacia el 7 de diciembre de 1.971. Rogamos entregar a los animales con el pedido semanal de 30 gatos, en camión, a nuestra fábrica de Basilea, Edificio 330." Carta firmada por Weber y Weidmann.

Estos florecientes negocios -aunque ni científicos ni éticos, pero sí muy lucrativos- continuaron en los años siguientes: el 15 de junio de 1.972 Sandoz pide a Stock "50 gatos, de peso mínimo de 2 kgs, al precio de 28 marcos alemanes cada uno, para entregar en las recomendadas jaulas para transporte, y 15 perros mestizos con peso entre 8 y 15 kilos, al precio de 60 marcos alemanes cada uno". El pedido es válido por un tiempo no especificado en la carta y tiene que ser repartido "cada 15 días, en martes, por camión, en nuestra fábrica de Basilea, Edificio 330. Coste de cada viaje: DM. 200. La primera entrega es esperada para el 11 de julio de 1.972". Carta firmada por Griffith y Weidmann.

Ciba-Geigy (Basilea): "Le pido que me procure semanalmente durante todo el año, 5 buenos gatos, machos, al precio de 18 marcos alemanes por animal". Carta fechada el 21 de octubre de 1.963 y firmada por Walter Meyer, en nombre de Geigy AG. En ese momento todavía no se habían fusionado Ciba y Geigy AG.
Los suministros incluían "mercancía dañada". El 11 de diciembre de 1.963, el Sr. Walter Meyer escribió una carta de reclamación a Erich Stock: "Geigy no puede usar más de 3 o 4 gatos de cada envío". La multinacional sufrió una "grave pérdida" de 250 a 300 francos, a causa de los gatos enfermos recibidos. El Sr. Meyer amenazó con devolver los gatos al remitente si las próximas entregas no estaban en orden (carta firmada).

Dos años después Geigy parecía satisfecha. El Sr. Meyer pide "30-35 gatos finos y sanos por semana". La misma carta menciona un envío de 250 cobayas por semana, que dura ya mucho tiempo y que debe ser reducido. Se habla también de una ulterior entrega de conejos (carta del 27 de septiembre de 1.965).

Mientras, Ciba se fusiona con Geigy, y desde 1.970 la dirección del Departamento de Animales de Laboratorio de la empresa está en manos del Dr. H. Bruhin, quien, desde entonces, hace los pedidos y protesta cuando las entregas no son conforme a lo previsto.

El 27 de mayo de 1.971 y refiriéndose a los negocios con Erich Stock, se quejaba de que unas jaulas de transporte que contenían conejos no estaban bien embaladas al llegar a la estación alemana de Basilea, y por eso habían sido fotografiadas por la policía (carta del 27 de mayo de 1.971, firmada por el Dr. Bruhin y por E. Waldmann). Ciba-Geigy renuncia (7 junio 1.971) a importar conejos de Erich Stock, porque la importación ha de someterse a la Oficina Veterinaria Federal. Diez años después, en 1.981, Stock ofrece a Ciba-Geigy la posibilidad de comprar perros mestizos machos al precio especial de 150 marcos por animal para perros de 20-25 kilos. Para animar a su cliente, Stock pone especial énfasis en que el precio de la vacuna antirrábica está incluido. A pesar de la oferta, Ciba-Geigy rechaza la oferta (carta del 29 de abril de 1.981 firmada por P. Borer). La multinacional ya tenía sus propios criaderos y sabemos que justo en aquella época, Ciba-Geigy sacaba provecho de los servicios de otro traficante, esta vez el suizo Fritz Lanz de Gunzgen (SO).

En 1.981 la furgoneta de Fritz Lang fue fotografiada delante de un establecimiento de Ciba-Geigy en Basilea y frente al laboratorio Central de Biología de Zúrich. Las fotografías mostraban cómo se descargaban unos perros y se llevaban al interior. La denuncia penal de ATRA y de la Comunidad de Suizos Antiviviseccionistas no tuvo consecuencias, según la Ley Federal para la Protección de los Animales, su tráfico de animales era legal.
Fritz Lang, como la mayoría de los traficantes de animales para laboratorios, promete una "buena colocación" para los perros que compra o que le dan gratis.
Desde hace años, la furgoneta de reparto de Fritz Lanz ha sido vista en las más importantes ferias suizas, como en la de Delémont y la de Langnau. Gracias a unas campañas de octavillas organizadas por ATRA, la actividad de Lanz se conoció en muchas regiones, sobre todo en aquellas en las que este traficante se abastece de perros, y por este motivo mucha gente ya no se fía de él, y no le da más animales. Pero a pesar de esto, el negocio de Fritz Lanz sigue progresando, protegido por las autoridades y por la magistratura, siendo el tráfico de animales un hecho legal.

En la competitiva lucha entre Fritz Lanz y Stock, ganó el suizo, ya que los animales suministrados por Lanz no tenían que hacer viajes tan largos desde Alemania, y además no tenían que pasar por la aduana, respetando las regulaciones de vacunación. Stock fue poco a poco abandonado por muchos de sus clientes, pero tuvo tiempo para abastecer de animales, durante muchos años, a varios de los más importantes laboratorios suizos:

Instituto Battelle (Ginebra): "Por lo que concierne a los perros, les informamos que dentro de 2 o 3 semanas necesitaremos 20. Hasta ahora hemos comprado los perros a la firma A. Kramer de Colonia". Carta del 6 de marzo de 1.963 a Erich Stock, firmada por el Dr. W. Surber. En la misma carta el Dr. Surber da las gracias a Erich Stock por su envío de cobayas, pero se queja de haber recibido sólo 50 animales, mientras que el instituto esperaba recibir 60. Le reclama los otros 10.

Instituto Suizo de Sueros y Vacunas (Berna): el 11 de abril de 1.968 este instituto pedía a Stock 60 conejos albinos de Nueva Zelanda (edad 8-10 semanas) para entregar antes de finalizar abril, y 60 conejos albinos para entregar antes del 10 de mayo (carta firmada). Dos años después, el instituto en cuestión enviaba una queja a Erich Stock porque 8 hámsters que formaban parte de un envío habían muerto, y 6 tuvieron que ser matados ya que llegaron a Berna con úlceras en la garganta. Las preocupaciones del Instituto Suizo de Sueros y Vacunas tenían que ver con el importe de la factura: se exigía una rebaja de 84 marcos (carta firmada y fechada el 26 de marzo de 1.970).

Clínica Ginecológica de la Universidad de Basilea: "Por favor envíenme, si está disponible, una perra preñada (a mitad del embarazo, pero no al final del mismo). El tamaño no tiene importancia; preferible de tamaño mediano. Entrega por ferrocarril: Basilea urgente. En caso de no tener actualmente una perra así, por favor cancele la orden, o hágame saber cuándo estará en condiciones de suministrarnos una, ya que desearía pedir varias en un futuro próximo". Carta del 20 de septiembre de 1.968, firmada por el Dr. Franco Lasagni).

Instituto de Higiene de la Universidad de Basilea: El 20 de marzo de 1.963 un tal Dr. Löffler protestaba porque 7 conejillos de indias del envío anterior habían muerto (carta firmada).

Instituto de Medicina Microbiológica de la Universidad de Zúrich: "Por favor, infórmenos si puede enviarnos 100-200 conejillos de Indias, con un peso mínimo de 300 grs". Carta firmada, fechada el 17 de mayo de 1.966.

Laboratorio Central de Biología de Zúrich: "La firma Sandoz me ha informado que usted vende conejillos de Indias. NEcesitamos unos 20-50 animales". Carta fechada el 26 de agosto de 1.971 y firmada por el Dr. W. Weihe.

Oficina Veterinaria Federal (Instituto de Vacunas), Basilea: esta oficina se ocupa, entre otras cosas, de la recogida y de la publicación de las estadísticas sobre el número de animales empleados cada año en los laboratorios. Su sede está en Liebefeld (BE). Es, por tanto, asombroso el contenido de una carta escrita en papel con membrete de la "Oficina Veterinaria Federal - Instituto de Vacunas", Hagenaustr, 74, Basilea, dirigida el 2 de junio de 1.969 a Erich Stock, que dice textualmente: "Con referencia a nuestra conversación telefónica de hoy, pedimos: 100 cobayas, peso aproximado 500-600 gramos, patas blancas. Entrega inmediata. Y luego, hasta una nueva orden: cada 15 días, aproximadamente 100 especímenes de 300-600 gramos de peso. Entrega en Badischer Bahnhof". Carta firmada por A. Eggenberger del Instituto Federal de Vacunas. Este instituto cambió su nombre y ahora se conoce como Instituto para las Enfermedades Virales y Profilaxis Inmunológica, y sigue usando animales.

Laboratorio de Cirugía experimental, Davos: el 10 de enero de 1.977, este laboratorio escribía a Erich Stock con referencia a un envío de 18 perros beagle el 22 de diciembre de 1.976. Era una carta de protesta ya que 5 perros habían llegado a Davos heridos y enfermos, y no pudieron ser empleados en los experimentos; otros 3 habían llegado en mal estado, y sobre los restantes 10 había reservas. Encuanto a los 5 beagles gravemente enfermos, el Laboratorio de Cirugía Experimental proponía o devolverlos inmediatamente al remitente con los gastos a cargo de este último, o matarlos en Davos, pero en este caso, el coste de la eutanasia y de la incineración de los cadáveres (aprox. 50 francos por animal) debían correr a cargo de Erich Stock. En cuanto a los 3 perros llegados en mal estado, podrían ser curados en Davos, estipulándose que Stock debería estar dispuesto a reembolsar los gastos de los tratamientos. Los restantes 10 perros fueron aceptados y pagados. El laboratorio de Davor puntualiaba, muy furioso, que las proposiciones contenidas en su carta debían ser aceptadas todas de forma global, y no parcialmente, y en caso de que Stock no aceptase las condiciones, todos los perros serían devueltos a Alemania con los gastos a cargo de Stock. Pero entonces viene el punto que más duele: "porque tuvimos que costear los gastos del transporte, de la aduana y de las vacunas", naturalmente también para los 8 perros llegados en malas condiciones.

La carta del Laoratorio de Cirugía Experimental no es una excepción y expresa muy claramente el materialismo que caracteriza toda la experimentación animal. El sentido comercial es perfecto, pero hay un detalle que los vivisectores y los que están detrás de ellos olvidan: la mercancía en cuestión está viva, ve, oye, siente y sufre. En este caso eran beagles.

En 1.985 un periódico de Zúrich publicó un texto con una entrevista con el Consejero Nacional Hans-Jürg Weder, que en una de las partes decía: "Tengo en mis manos unas informaciones, según las cuales, perros beagle son importados desde Los Ángeles para utilizarse en investigaciones". Los perros llegabanal aeropuerto de Zúrich-Kloten. "A los perros se les cortan las cuerdas vocales cuando aún son cachorros. Así estas criaturas pueden sufrir los experimentos sin que sus gritos de dolor puedan ser oídos. Los animales llegan a Suiza embalados de 10 en 10. Son cachorros de 13 semanas y cuestan a la industria química 1.900 francos cada uno" (Blick, 22 de septiembre de 1.985). El Consejo Federal corrió a contestar a la moción de Weder, negando que se empleasen perros con las cuerdas vocales cortadas o que existiesen esos perros en Suiza. Pero el Departamento de Documentación de la Asamblea Federal había dado el 2 de octubre de 1.985 informaciones más interesantes: "Se llegó a saber que, en 1.985, habían sido regularmente importados perros a Suiza, casi cada mes, y desde la frontera de Basilea-Mühlhausen (las estadísticas se refieren sólo a ese año). Cantidad: más o menos 32 perros cada vez". Según la nota de entrega eran beagles de 5 meses, mitad machos y mitad hembras, de 10 kilos de peso y 245 francos de precio cada uno. Los perros habían sido vacunados en Nueva York, el remitente era Marshall Research Animals, North Rose, NY. El destinatario era siempre Sandoz. Como transportista figuraba la firma Jacky Maeder. "Sólamente se oían quejidos y gimoteos, pero no ladridos; sin embargo, esto podía haber sido relacionado con la edad de los cachorros".
Como los defensores de la vivisección negaban la evidencia, ATRA participó en una investigación en el año 87, poniéndose en contacto directamente con Marshall Farms de North Rose (EE.UU.). La persona que escribió fingió querer comprar algunos beagles. La respuesta, fechada el 21 de abril de 1.987 decía: "Adjuntamos nuestra última lista de precios. La devocalización (corte de cuerdas vocales) cuesta 5 dólares por perro. El envío vale aproximadamente 30-40 dólares por beagle. Enviamos más de 100.000 beagles al año. Hay que reservar los beagles con una antelación de 6-8 meses. Pago en 30 días. Atentamente, James L. Ball" (Carta firmada).
Según el catálogo y la lista de precios de Marshall Farms (1.987), un beagle de 2 meses cuesta 235 dólares, el precio aumenta por cada mes de edad, hasta los 365 dólares para un beagle de 12 meses. Los beagles de Marshall son enviados por avión, desde un aeropuerto que está a 7 horas en camión desde el criadero. Los transportes se hacen cada jueves. Los animales van acompañados por todos los certificados necesarios y, mientras se encuentran en Marshall Farms, junto al Lago Ontario, son sometidos a controles veterinarios.

En julio de 1.980 algunos periódicos alemanes levantaron un coro de protestas antiviviseccionistas al publicar la noticia de que Ciba-Geigy había llegado a un acuerdo con el Ministerio de Economía sueco para la venta de 1.000 gatos al año, destinados a experimentos de vivisección en Suecia. Los gatos, procedentes de los criaderos de la multinacional en Sisseln, se vendieron a un precio de unos 1.000 marcos alemanes por animal, con unas ganancias totales de un millón de marcos al año. La noticia fue censurada por la prensa suiza. Ciba-Geigy explica tranquilamente que el hecho de estas ventas es "sólo un favor, sin propósitos comerciales". El 2 de diciembre de 1.981, Ciba-Geigy facturaba a la Universidad de Berlín un envío de 76 gatos (70 hembras y 6 machos) procedentes del criadero de Sisseln. El precio de los animales era de 500 francos cada uno, por un total de 38.000 francos. Eran gatitos de 6 a 12 meses de edad, embalados en cartones al precio de 30 francos cada uno. El expedicionario era la firma Thomae. "Sin propósitos comerciales"... Los criaderos de Sisseln también producen, además de gatos, perros beagle, ratones, conejos y conejillos de indias.

El 15 de noviembre de 1.983, ATRA intentó detener un transporte de perros beagle procedentes del criadero de Madörin de Füllinsdorf (región de Basilea) que pasaba por la aduana de Chiasso-Brogeda y estaba destinado a la compañía farmacéutica Farmitalia Carlo Erba de Milán. Llevaba 30 cachorros beagle amontonados procedentes de las barracas de la Kleintierfarm (Granja de Pequeños Animales) en Füllinsdorf, que operando primero bajo el nombre de Ciba-Geigy y luego bajo el de Madörin SA, ha estado produciendo animales para los laboratorios, sobre todo perros beagle, desde 1.957. En los edificios de esta empresa hay unos 300 perros que lloran y dan agudos quejidos día y noche: "hemos trancado las ventanas porque tenemos miedo a los protectores de animales". Los beagles -según periódicos de 1.984- viven en la oscuridad, encerrados en los edificios y sólo saliendo para acabar en laboratorios. ATRA no consiguió impedir el transporte, la aduana lo autorizó y los 30 cachorros siguieron su triste viaje hasta los laboratorios de Milán.

Aunque estos casos nos puedan parecer lejanos en el tiempo, son válidos a día de hoy, siglo XXI. El problema actual es que se actúa con más secretismo si cabe, y por eso la opinión pública se ve alejada de estos escándalos.

Actualmente se siguen secuestrando animales, tanto callejeros, como "con dueño", como de las perreras. Los animales robados a sus dueños suelen ser perros y gatos. En el caso de los machos, pasean a una hembra en celo en una furgoneta, y cuando el macho se acerca, lo meten inmediatamente en la furgoneta, y "nadie ha visto nada". De esta forma desaparecen "misteriosamente" miles de animales, tengan o no microchip. Los criadores de animales, tanto "profesionales" como particulares, también son buena fuente de animales de experimentación, consciente e inconscientemente. Las protectoras de animales sufren robos de animales, y algunos de ellos van a parar a laboratorios. Hay perreras y centros o empresas concertadas con ayuntamientos que regalan o venden animales para experimentación. Son por ejemplo los casos no oficiales -que debido al secretismo no pueden denunciarse, pero que todo el mundo sabe- de perreras de andalucía y madrid, empresas desratizadoras contratadas por los ayuntamientos para retirar animales abandonados, y centros en los que se supone que deben permanecer los animales, a modo de perrera, durante un período de tiempo antes de ser sacrificados. También se ha dado y se da el caso de empresas que compran animales directamente a particulares. Empresas afincadas en España llevan años -algunas de ellas más de 20 años- pagando una cantidad de dinero por cada animal que cualquier particular les lleve, no importa la procedencia. Una empresa con sede en España pagaba 100 pesetas por cada gato que la gente llevase, y otra, en los años 90, pagaba 1.000 pts por cada gato o perro menor de un año que diesen a la empresa. Otras veces, son los mismos vivisectores quienes, a título personal, adquieren a los animales. Los prefieren "adoptados", así los costes son menores -o totalmente gratuitos- y la garantía sanitaria es mejor que la de animales de procedencia desconocida. El fin es siempre el mismo: acabar viviseccionados.

Referencias:

Por qué Debe Cesar el Genocidio de Animales, Dr. Vernon Coleman.
Experimentación con animales y metodologías alternativas. Informe de ADDA, nº 20, año VIII.
Holocausto, Milly Schär-Manzoli, Ed. ATRA-AG STG, 2ª edición.

LiberAcción

 

pagina iniziale bairos@tin.it pagina principale di questa sezione


p.s. il contenuto di questa sezione è molto importante in quanto la piaga dei traffici di animali verso il nord Europa è molto estesa.
Diffondete più che potete e diffidate di chi si si offre di sistemare animali in Germania, Austria Svizzera o chi mentendovi vi promette facili affidi. Controllate sempre lo stato degli animali nel tempo e non allontanateli dal territorio, perchè ricordatevi che la vostra ignoranza, la vostra indifferenza, la vostra complicità, sarà la loro FINE.
Proseguite nella lettura entrando nella "pagina principale di questa sezione" e contribuite con noi alla diffusione di queste pagine e di questo argomento