TRAFFICANTI DI CANI
Come i cani randagi finiti nei rifugi possono diventare cavie da laboratorio
 
di Alain Thomas
 
 
Il mondo della protezione animale è colmo di illazioni e controaccuse: "tal dei tali vende cani ai laboratori", "Assolutamente, tal dei tali stà facendo un lavoro stupendo". Chiunque è stato coinvolto nella protezione animale, non ha importanza per quanto tempo, sà bene cosa voglio dire. Questo articolo è relativo ad un'occasione delle poche in cui i trafficanti sono venuti alla luce. E' accaduto in Francia negli ultimi anni ottanta ed ha portato ad un' inchiesta, denominata in Francia "L'Affaire d'Agen" (l'affare di Agen), a seguito del nome del luogo dove è accaduto. Tutta la storia è documentata in un libro di Henri Barbe, da cui questo articolo prende spunto (Henri Barbe, trafiquants de Chien, le drame des animaux qui disparaissent, ANTAC/E>dictis 1996, ISBN 2-226-07927-0).
Questa storia ha molti risvolti e la lezione che vuol dare è attualmente di particolare importanza, poiché il governo UK stà preparando una legislazione sul benessere animale e la UE stà considerando una legislazione che incrementerà vertiginosamente il numero delle sperimentazioni con l'uso di animali.
Erano le 15.30 dell'8.10.1987 e gli agenti di polizia Di-Folco, Capron e Amouroux erano intervenuti per un piccolo incidente vicino alla cittadina di Villeneuve sur Lot nel Sudovest della Francia. Avevano di fronte un uomo per bene, ben vestito che si è presentato come Dr. Jean-Claude Lessieux di Parigi;  non era il solito autista di furgoni bianchi, pensarono. Disse che portava del "materiale" e che aveva toccato col furgone un muretto lungo il bordo della strada. Il furgone necessitava solo di piccole riparazioni. L'agente di polizia annotò poche cose e voleva ripartire, ma Di-Folco aveva la sensazione che qualcosa non quadrava. Chiese al collega se sospettasse qualcosa. "No" rispose, "eccetto il fatto, disse Capron "che giurierei di aver sentito dei lamenti". L'istinto di uno degli agenti e l'acuto udito dell'altro hanno fatto scattare una serie di eventi che smascherò un sistema organizzatissimo per fornire cani ai laboratori per la sperimentazione.
Più tardi, la polizia andò presso l'officina dove il Dr. Lessieux aveva portato a riparare il furgone. Era pieno di gabbie di metallo e si sentiva un forte odore di cani. Di-Folco ha contattato immediatamente Lessieux per avere spiegazioni. "Perché  mi ha detto che trasportava del materiale? " La risposta eclatante fù: "Per quanto riguarda i laboratori, i cani rappresentano del materiale". Il Sig. Lessieux non si fece intimidire e puntualizzò subito che non c'era nulla di illegale a trasprotare dei cani ai laboratori, fintanto che vengono seguite le procedure di legge. Di-Folco chiese dove erano finiti gli animali e gli disse che erano da un allevatore locale di nome Prabonne, nel paese di Pujols, lì vicino e che aveva anche un rifugio per animali abbandonati.
La polizia andò subito a far visita al Signor Prabonne, un normale proprietario di un rifugio che fù molto lieto di parlare del distinto Dr. Lessieux. Inoltre, sembrava onorato che un signore così distinto di Parigi avesse intrapreso affari regolari con lui. Controllando i documenti dei cani relativi a Lessieux tuttavia, alcuni mancavano. Dissero a Lessieux che i cani non gli sarebbero stati restituiti. La polizia ebbe le prime avvisaglie che erano stati coinvolti in qualcosa che era ben più grande di ciò che avevano sospettato.
La sera stessa squillò il telefono della sede della Polizia locale. L'organizzazione nazionale "Direction des Services Vétérinaires" (direzione nazionale dei veterinari) era stata allertata dell'accaduto e comunicò che per quanto riguardava loro, i documenti erano a posto. La polizia controllò ed alla fine tutti i cani, tranne due, dovettero essere restituiti al Dr. Lessieux.
A questo punto la Polizia avrebbe potuto benissimo chiudere la pratica, invece continuò ad indagare. Tornò al rifugio di Prabonne e controllò tutti i documenti di tutti i cani che aveva in custodia e trovarono diverse irregoalrità. Dei 99 cani presenti, 68 non erano stati registrati come fossero stati acquistati dai rifugi e 74 non avevano il tatuaggio all'orecchio o l'avevano illegale (in Francia tutti i cani devono avere il tatuaggio all'orecchio, sebbene in pratica molti non l'hanno). La polizia chiese spiegazioni in merito; la sua risposta, che dovremmo tenere tutti bene in mente, fu: "Sono solo un volontario, non ho tempo per il lavoro cartaceo, ci sono cose molto più importanti da fare".
Prabonne ha affrontato il fatto in modo chiaro, è proprietario di un rifugio normale ed in effetti salvava molti cani senza benefici per se stesso, giusto per aiutare i cani. Gli agenti non credettero a tutto ciò che aveva detto, tuttavia se avessero visitato i Bar di Pujols avrebbero sentito una versione diversa. Qui ormai è risaputo che se ti perdi il cane, la prima cosa da fare è andare al rifugio di Prabonne. Se dice che il cane non è da lui, lo si deve minacciare. Spesso, se lo convincete che state facendo sul serio, il cane misteriosamente riappare nel giardino di qualcuno. Queste notizie furono però apprese successivamente, durante le indagini.
Ciò che convinse la polizia che c'era qualcosa dietro, erano alcuni documenti. C'erano infatti delle ricevute di ditte di trasporto che attestavano  quantitativi alti di cani che partivano dal rifugio. Messo davanti a queste evidenze, Prabonne ammise che tra ottobre del 1986 e ottobre del 1987, 108 cani erano stati inviati a "clienti" in tutta la Francia. La polizia poi mise insieme tutte le cartacce e scoprì che erano state fatte 354 infrazioni. Di-Folco, il cui istinto dall'inizio glia veva suggerito che qualcosa non andava per il verso giusto, era ormai convinto che avevano trovato Prabonne per un motivo importante, ma per cosa?
C'era ormai l'evidenza che si doveva trovare una risposta al caso, il passo successivo per la legge francese, è di nominare un "giudice investigativo"; e qui il fato ha teso una mano. Il giudice nominato era un certo Jean-Francois Daux. Il giudice Daux era un uomo alto, integerrimo, un uomo tutto d'un pezzo. Era una figura imponente. Il giudice Daux era conosciuto per essere rigoroso e non sottostava a compromessi. Se qualcuno voleva raggiungere l'apice di questo caso, lui l'avrebbe fatto.
Secondo il giudice le normative che governavano la proprietà ed il trasferimento di animali in Francia non erano abbastanza rigide.
Egli sospettava pure che parte della documentazione era stata falsificata (come i tuatuaggi illegali nelle orecchie, riscontrati al canile di Prabonne). Ciò rappresentava un problema poiché le informazioni che gli servivano non erano ottenibili dai registri, oppure se c'erano, non erano sempre affidabili. Il giudice Daux trovò subito la soluzione: ordinò di mettere sotto controllo il telefono e quindi i suoi collaboratori erano sistematicamente lì ad ascoltare conversazioni fin quando non ebbero l'informazione che cercavano.
Una delle prime scoperte fù che Prabonne aveva un contatto nella "direzione dei servizi veterinari" che lo chiamavano preannunciandogli i controlli. Ciò permetteva a Prabonne di spostare i cani detenuti illegalmente prima di ogni ispezione ufficiale. Questo contatto spiega anche la telefonata alla sezione locale della polizia all'inizio dell'inchiesta e fece capire che probabilmente aveva molti altri contatti ad alti livelli.
Le indagini del giudice Daux erano molto dettagliate e portarono ad un elenco di accuse contro 19 persone. Il giudice giunse a due maggiori motivazioni per cui era stata creata una rete organizzata di trafficanti di cani:
 
1) C'era stato un sostanziale incremento di cani disponibili, che provenivano da tre fonti principali:
? allevatori che commerciavano cani;
? Proprietari di animali da compagnia che non volevano più il loro cane;
? Proprietari di cani da lavoro, da caccia e di contadini e che una volta anziani non erano più utili.

Ciò ha portato ad un surplus di cani indesiderati.
 
2) Forze di mercato hanno portato alla creazione di una rete o catena per fornire questo sovrannumero di cani agli acquirenti. Alcuni acquirenti erano laboratori di speriementazione, altri organizzazioni che rivendevano i cani come animali da compagnia o per altri scopi. Ogni anello di questa catena aveva il proprio profitto.
 
 
I laboratori necessitano sporadicamente di cani, essi richiedono specie particolari o almeno cani di una certa grandezza per poter effettuare dei tests per contratti particolari. A causa di questa richiesta specifica non è sempre possibile avere il giusto tipo di cane in quantità necessaria (o ad un buon prezzo) dagli allevatori autorizzati a rifornire laboratori di vivisezione. Quando ciò accade, la legge in Francia ed in UK permette loro di procurare cani da altre fonti.
A parte la legge, accadde quanto segue: il laboratorio contatta un paio di "rifugi" che usano in queste cirostanze. Poi ordinerebbe un numero specifico di cani di un certo peso, da consegnare ad una data prefissata. Questi "rifugi" sono perfettamente legali e stabilimenti legittimati e tutti i documenti sono in regola. A questo punto il Dr. Lessieux sarebbe coinvolto. Ma ciò che accade dietro alle quinte è ben diverso. I grandi "rifugi" passerebbero poi l'ordine a persone com il Sig. Prabonne che detiene un rifugio locale o centro di accoglienza. Mr Prabonne verifica quanti cani ha disponibili , con le caratteristiche richieste e se ne necessita, provvede a muovere ulteriori passi per procurarseli. Il passo successivo è quello di contattare un paio di criminali locali offrendo un prezzo per ogni cane giusto che gli portano. Alcuni di questi cani verranno acquistati con documenti dei proprietari, altri li ruberanno, cosa più rischiosa ma più remunerativa. Nelle settimane successive gli abitanti del posto vedranno sparire alcuni cani (o gattti) e dopo si calmerà tutto, sino a quando non arriverà il prossimo ordine consistente.
I cani adatti sono quelli già tatuati nell'orecchio accompagnati dai documenti di trasferimento di proprietà, e sarebbero i cani non più voluti e ricomprati direttamente agli ex proprietari. Alternativamente i cani non tatuati possono essere rubati. Questi possono poi essere tatuati illegalmente e verrebbero emessi documenti falsi. La cosa più importante è che   quando arrivano al "rifugio" legale e poi ai laboratori,  tutto sembri legale.
Con questo sistema molti cani inglesi non tatuati, sono valutati bene in Francia. I cani Greyhound hanno ancora più valore se sono accompagnati dai documenti che ne attestano la proprietà. Così per esempio, se qualcuno sente parlare di "rifugio per il recupero dei cani da corsa" che prende Greyhounds con tatuaggi ed insiste che vuole assolutamente il documento comprovante la registrazione del cane, ciò può avere uno scopo sinistro.
Infine, dal rifugio di Prabonne sono state trovate "cinque catene di rifornimento". Ciò attesta quanto è sofisticata la catena e che la gente che vende i cani ai laboratori può anche essere attiva nella protezione animale. Una linea di rifornimento invia cani da caccia di alta qalità in Spagna. Un'altra invia sopratutto cani di piccola taglia ad un'organizzazione della protezione animale, apparentemente seria, a Parigi che fa adottare i cani alle famiglie. Una terza prendeva cani per farli adottare, attraverso il Sudest della Francia, forse come animali da compagnia.
La quarta e quinta tuttavia porta a due laboratori di vivisezione, uno a Parigi e l'altro a Toulouse. La competizione commerciale tra i due è stata di notevole aiuto per l'inchiesta, perchè entrambi sono stati prontissimi a dare le informazioni più negative dell'altro!
Ciò che è venuto alla luce in Francia nel 1987 ora deve essere fatto nel 2002 in UK. Henri Barbe riporta quanto segue:
"Sino ad oggi il traffico di cani è stato sempre considerato come un mito, una fantasia, ed ora è diventato certezza. I media hanno iniziato ad informare la gente, i posti di polizia (in tutta la Francia) sono stati presi d'assalto dalle persone che hanno testimoniato lo  smarrimento dei loro cani. L'affare Agen è nato dalla cocciutaggine di un giudice e dalle ricerche della polizia che non ha accettato risposte facili ed ha scoperchiato un pentolone"
Quindi quale è stato il risultato finale di questa vicenda? Era logico sperare che il colpevole sarebbe stato punito celermente e che giustizia sarebbe stata fatta. Niente affatto! Il primo processo ebbe luogo nel 1991 nel tribunale regionale di Agen. Tale era stata la pressione esercitata sull'opinione pubblica che l'aula del tribunale era strapiena e tutta la Francia seguiva i procedimenti tutte le sere sui principali notiziari. Alla fine il caso venne respinto a causa di un dettaglio tecnico. Il caso venne ripresentato il 26 gennaio 1992, sorprendentemente il "dettaglio tecnico" originale fu riconosciuto come non valido, ma venne trovato un altro "dettaglio tecnico" pertanto il processo non potè proseguire. Nell'aprile del 1992 venne presentato ed ascoltato un appello. In questa occasione tuttavia il legale dell'accusa sembrò perdere colpi e non riuscì ad ottenere granchè. Alla fine il giudice incaricò un nuovo team per seguire il caso e venne indetta una udienza presso l'Alta Corte di Francia per il mese di aprile 1993. Alla fine 19 persone vennero riconosciute colpevoli di traffico illegale di cani. Tuttavia, solamente due di esse ricevettero pene detentive, le altre 17 vennero solamente multate.
Si direbbe che i colpevoli vennero puniti con le pene più leggere possibili e che il processo venne ritardato fino a che l'opinione pubblica si raffreddò. Ad alcuni individui venne impedito il traffico di cani, ma il sistema di fornitura non venne smantellato. Anche il giudice Daux non se la cavò molto bene, nonostante la sua diligenza. Iniziò bene, venne celebrato dai media e nominato "Uomo dell'Anno" dall'autorevole rivista "Paris Match" nel 1988. Eppure la sua carriera professionale fu colma di difficoltà e le ben meritate promozioni non arrivarono mai. E questa fu una grande sorpresa in quanto egli aveva condotto altre due importanti investigazioni contro grossi commercianti di droga e truffatori delle assicurazioni auto. Queste investigazioni, come il suo lavoro sul traffico di cani, coinvolgevano persone ad alto livello.
Ci sono tante lezioni per noi in questa storia. Un punto chiave è che le registrazioni precise sono essenziali e a prescindere da quanto una organizzazione sia sotto pressione, ha l'obbligo morale di tenerle. E' pure ugualmente importante che un'organizzazione sia in grado ed abbia la volontà di collaborare con delle ragionevoli procedure di controllo e che sia in grado di assistere i volontari nel rintracciare qualsiasi cane che abbia usufruito delle sue cure, fino alla destinazione di esso. Ciò renderebbe la vita dei trafficanti di cani molto più difficile; porterebbe ad identificare le organizzazioni che effettivamente forniscono i cani ai laboratori; proteggerebbe la reputazione delle autentiche associazioni di protezione animale; e aiuterebbe ad arginare la corrente di cattive voci che affliggono il settore del benessere animale. Proposte in tal senso saranno sottoposte alle consultazioni sul nuovo atto del benessere animale proposto dalla Greyhound Rescue Wales.
 
 
originale
 
 
 
THE DOG TRAFFICKERS
How rescued dogs can end up in animal laboratories.
 
By Alain Thomas
 
 
The animal welfare world is full of rumours and counter accusations: "So and so is selling dogs to laboratories", "No way, so and so is doing wonderful work". Anyone who has been involved in animal welfare for any length of time will know exactly what I mean. This article is about one of the very few occasions when dog traffickers were exposed. It happened in France in the late 1980's and led to a trial, renowned in France as "l'Affaire d'Agen" (The Agen Affair) after the town where the trial took place. The full story is documented in a book by Henri Barbe upon which this article is based (Henri Barbe, Trafiquants de Chien, le drame des animaux qui disparaissent, ANTAC/Edictis 1996. ISBN 2-226-07927-0).
This story has many twists and turns and the lessons it holds are particularly important at the present time when the UK government is preparing new animal welfare legislation and when the EU is considering legislation which would vastly increase the numbers of animal experiments.
It was 3.30 in the afternoon of October 8th 1987 and police officers Di-Folco, Capron and Amouroux were attending a minor accident near the town of Villeneuve sur Lot in South-West France. They were talking to a very polite, well-dressed man who introduced himself as Dr Jean-Claude Lessieux from Paris, not the usual type of white-van driver they thought, but that was all. He was carrying "materials" he said and his van had clipped a hidden ditch in the grass verge. The van would just need minor repairs. The Police Officers took a few notes and drove off, but Di-Folco felt that something wasn't quite right, so he asked his colleagues if they had noticed anything suspicious. "No" they replied, "except" said Capron "that I could have sworn I heard some whining". The instinct of one officer and the sharp hearing of another had set in motion a train of events that would unmask a highly organised system to supply dogs to laboratories for experimentation.
Later that day the police went to the garage where Dr Lessieux's van was being repaired, they found it was fitted with tiers of metal cages and there was a strong smell of dog. Di-Folco immediately contacted Lessieux and asked for an explanation. "Why did you say you were transporting materials?" The answer was chilling "Dogs are materials as far as laboratories are concerned". But Dr Lessieux was not easily intimidated and he was quick to point out that there was nothing illegal in transporting dogs to laboratories, so long as the proper procedures had been followed. Di-Folco asked where the dogs were now and was told they were with a local breeder who also ran a rescue and boarding kennels, a man by the name of Prabonne in the nearby village of Pujols.
The police acted quickly, they visited Mr Prabonne, only to find a very ordinary kennel owner, who was very pleased to talk to them about the distinguished Dr Lessieux, indeed he seemed flattered that such a gentleman from Paris was dealing regularly with him. After going through the paperwork associated with Lessieux's dogs however they found that some documents were missing and they told Lessieux that the dogs were not to be returned to Lessieux. However, the local police were soon to get the first indication that they had become involved in something which was bigger than they expected.
Later that evening the 'phone rang in the local police station. The National Organisation the "Direction des Services Vétérinaires" had been alerted to the situation and they were insisting that as far as they were concerned the paperwork was in order. The police argued their case but in the end all but two of the dogs had to be returned to Dr Lessieux.
The local police could easily have given up at this point, but they persevered. They returned to Prabonne's kennels and checked the paperwork for all the dogs in his care at the time, and they found huge gaps. Of the 99 dogs at the kennels, 68 were not recorded as having been bought by the kennels, and 74 either were notearmarked or had illegal earmarks (in France all dogs must be earmarked by law, although in practice many are not). The police confronted Prabonne with these facts and his response was one we should all take note of. He said "I am just a volunteer, I don't have time for paperwork, there are more important things to do".
Prabonne pleaded his case eloquently, he was an ordinary kennel owner and in fact he rescued a large number of dogs without benefit for himself, just to help the dogs. The policemen were almost taken in by this however if they had visited any of the local cafes in Pujols they would have heard a different story. Here, it was common knowledge that if your dog went missing the first thing to do was to go to Prabonne's kennels and if he said the dog was not there you had to threaten him. Very often, if you convinced him you were serious, the dog would mysteriously re-appear in some-ones garden. This local knowledge was not uncovered until later in the investigation however. What finally convinced the police that they were onto something were some more pieces of paper. In fact they were receipts from a transport company detailing large numbers of dogs leaving the kennels. Faced with these facts Prabonne admitted that between October 1986 and October 1987 108 dogs had been sent to "clients" all over France. The police then put together all the pieces of the "paper-trail" and found that a total of 354 offences had been committed. Di-Folco whose instinct had told him from the start that something was badly wrong was now convinced that they had Prabonne for something important, but for what ?
Once sufficient evidence has been found to establish there is a case to answer, the next step in French law is to appoint an "investigating judge", and here fate lends a hand. The judge who was appointed was one Jean-Francois Daux. Judge Daux was a tall, upright man with close-cropped hair. He was an imposing figure who projected a somewhat superior image, and when it came to the law, Judge Daux was known to be rigorous and uncompromising. If anyone could get to the bottom of this business, he would.
The judge very quickly found that the tight legal requirements which govern the ownership and transfer of dogs in France were simply not being enforced. He also suspected that some documentation could have been falsified (as was the case with the illegal earmarks at Prabonne's kennels). This presented an immediate problem because the information he needed could not be obtained from records, and when information was available it wasn't always reliable. Judge Daux's response was simple, he ordered a telephone tapping operation and his officers systematically eavesdropped on conversations of key suspects until; they had the information they needed.
One of the first discoveries was that Prabonne had a contact in the "Direction des Services Vétérinaires" who would call him to warn of forthcoming inspections. This would allow Prabonne to move on any illegal dogs before any official inspections. This contact also explained the telephone call to the local police station early in the enquiry and it indicated that the network probably had many other contacts in high places.
Judge Daux's investigations were detailed and painstaking and led to a list of charges being drawn up against 19 people. The judge also came to two main conclusions about the conditions which created an organised network of dog traffickers:
 
 
1) There had been a substantial increase in the numbers of dogs available. These were coming from three main sources:
? Commercial dog breeders;
? Pet owners who no longer wanted their dogs;
? Owners of working dogs, hunting dogs, and farm dogs who disposed of their dogs once they became too old to be useful.
 
This had created a surplus of unwanted dogs.
 
2) Market forces had then led to the creation of a network or chain to supply these surplus dogs to purchasers. Some of the purchasers were animal experimentation laboratories, others were organisations who would re-sell the dogs as pets or for other purposes. Every link in these chains made a profit.
 
 
Laboratories need dogs sporadically, they require a particular species or at least a dog of a particular size to carry out tests for a particular contract. Because of these specific demands it is not always possible to obtain the right kind of dog in sufficient numbers (or sufficiently cheaply) from breeders licensed to supply laboratories. When this happens, the law, in France and in the UK allows them to procure dogs from other sources.
Given the go-ahead by the law the following steps happened. The laboratory would contact a small number of "kennels" they used in such circumstances. They would then order a specified number of dogs of a certain weight by a given date. These "kennels" were perfectly legal and legitimate establishments and all their paperwork would be in order. This is the level that Dr Lessieux would have been involved in Below this level however was a very different picture. The large "kennels" would then pass the order down the line to people like Mr Prabonne who ran local "kennels" or "rescue centres". Mr Prabonne would then count how many suitable dogs he had in his care and would take steps to obtain any additional ones he needed. These steps would involve contacting a few local petty criminals and offering them a price for every suitable dog they brought to him, and no questions asked. Some of these dogs they would buy, with paperwork from owners, others they would steal, which was riskier but more profitable. For the next few weeks people in the locality would notice some dogs (or cats) disappearing, then it would all go quiet again, until the next big order came down the line.
Suitable dogs would have to be earmarked dogs accompanied by paperwork transferring ownership, these would be unwanted dogs purchased from their owners. Alternatively un-earmarked dogs could be stolen. These could then be tattooed illegally, and false papers would be created. The essential thing was that the dogs would appear to be legal when they went up to the line to the "legal" kennels and ultimately the laboratories.
This system would make most UK dogs, who are not earmarked, quite valuable in France. It would also make earmarked greyhounds even more valuable if they were accompanied by papers proving ownership. So, for example, if anyone were to hear of a "greyhound rescue" taking in earmarked greyhounds and then insisting on being provided with the dog's registration document, this might just indicate a sinister purpose.
In the end five "chains of supply" were found from Prabonne's kennels. These show the sophistication of the network and that people who sell dogs to laboratories can also be involved in dog rescue. One supply line sent high quality hunting dogs to Spain. Another sent mainly small dogs to an apparently reputable rescue organisation in Paris who homed the dogs as urban pets. A third took dogs for re-homing throughout the South West of France, also probably as pets. The fourth and fifth lines however went to two animal experimentation laboratories, one on Paris and one in Toulouse. The commercial competition between these two laboratories actually helped the enquiry because each was only too ready to provide all the damning information they had about the other !
The outcome in France in 1987 was one that we have yet to reach in the UK in 2002. Henri Barbe reports it as follows:
"Up until now dog trafficking had been in the realms of myth, a rumour, a fantasy, and now it was becoming a certainty. The media began to rally public opinion, testimonies from people who had lost their dogs flooded in to police stations (all over France). The Agen affair was born of the stubborn-ness of a judge and of the police investigation which avoided the temptation of accepting easy answers and opened up a can of worms".
So what was the final outcome of this case ? One might have hoped that the guilty would have been punished swiftly and justice would have been seen to be done, not quite! The first trial took place in 1991 in the regional court of Agen. Such was the pull on public opinion that the courtroom was packed and the whole of France followed proceedings every night on the main news programmes. Eventually the case was thrown out on a technicality. The case was then re-presented on January 26th 1992, surprisingly the original "technicality" was found to be invalid, but another "technicality" was found which meant that the trial could not proceed. An appeal was made and heard in April 1992. On this occasion however the prosecuting barrister seemed to lose his way and failed to press any points. Finally, the Judge appointed a new team to press the case and a hearing was arranged for the High Court of France in April 1993. At last, 19 people were found guilty of illegally trading in dogs. However, just two received prison sentences, the other 17 were just fined.
It would seem then that the guilty were punished with the lightest of possible sentences, and that the process was delayed until the important issues had faded from public consciousness. Some individuals were stopped from trafficking in dogs, but the system of supply was not dismantled. Judge Daux too did not fare too well, despite his diligence. It started well, he was celebrated in the media, and named "Man of the Year" by the influential magazine "Paris Match" in 1988. Yet his professional career was fraught with difficulties and the much deserved promotions never came. This was all the more surprising because he had also pursued two other important successful investigations against major drug dealers and car insurance fraudsters. These investigations like his work on dog trafficking implicated people at a high level.
There are many lessons for us in this story. A key point is that accurate records are essential and that no matter how hard pressed an organisation may be it has a moral obligation to keep them. It is equally important that an organisation is able and willing to co-operate with reasonable inspection procedures and that it should be able to assist independent monitors to trace any dogs that have gone through its care, to their eventual destination. This would make the life of dog traffickers much more difficult; it would identify organisations that actually supply dogs to laboratories; it would protect the reputation of genuine animal rescue organisations; and it would provide help to stem the flood of malicious rumours which currently afflict the animal welfare sector. Proposals to this end will form part of Greyhound Rescue Wales' submissions to consultations on the proposed new animal welfare act.

 

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p.s. il contenuto di questa sezione è molto importante in quanto la piaga dei traffici di animali verso il nord Europa è molto estesa.
Diffondete più che potete e diffidate di chi si si offre di sistemare animali in Germania, Austria Svizzera o chi mentendovi vi promette facili affidi. Controllate sempre lo stato degli animali nel tempo e non allontanateli dal territorio, perchè ricordatevi che la vostra ignoranza, la vostra indifferenza, la vostra complicità, sarà la loro FINE.
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