VIRGILIO NOTIZIE
3 OTTOBRE 2008
 
Medicina/ Trapianto fegato scongelato, speranza per banca organi
Sperimentato su maiale, grazie nuovo metodo congelamento organi
 
Roma, 3 ott. (Apcom) - Una banca per organi pronta per l'uso potrebbe presto diventare realtà, grazie ad uno scienziato israeliano, Amir Arav e colleghi, Israeli Agricultural Research Organisation a Bet-Dagan, che ha sperimentato un nuovo metodo per congelare organi. La sperimentazione è stata fatta con un fegato di maiale che è stato prima congelato, poi scongelato e alla fine impiantato. Se si riuscisse a fare la stessa cosa con un fegato umano, facendolo sopravvivere al congelamento, migliaia di persone in attesa di trapianto avrebbero qualche speranza in più di sopravvivere. La notizia è stata pubblicata sull'ultimo numero di Rejuvenation Research e ripresa oggi da New Scientist.
La grande difficoltà che incontrano i medici che devono impiantare un organo è evitare che questo si deteriori. Una corsa contro il tempo se si pensa che un organo diventa inutilizzabile entro 12-24 ore dal suo prelevamento e che fintanto che non viene trovato il paziente ricevente deve essere conservato vivo. Il nuovo metodo di conservazione sperimentato dallo scienziato israeliano consisterebbe nel congelare molto lentamente l'organo, in questo caso il fegato di maiale, per evitare la formazione dei cristalli di ghiaccio. La stessa tecnica di congelamento che impiegano alcune specie di rane quando fanno congelare lentamente parti del loro corpo durante il processo di ibernazione. "Non abbiamo inventato nulla - ha detto Arav - quello che è stato fatto, lo ha già fatto la natura". Come hanno spiegato Arav e colleghi, dal fegato spiantato è stato tolto il sangue, poi è stato raffreddato e chiuso in un dispositivo di ottone collegato ad un dispensatore di azoto liquido. In questo dispositivo, una tecnologia di crioconservazione messa a punto dalla Core Dynamics (Ness Ziona, Israele), una società specializzata in questo settore, il fegato è stato raffreddato gradualmente di 0,3 gradi centigradi al minuto, fino a portarlo alla temperatura di meno 20 gravi nell'arco di un'ora e mezza. Subito dopo, i ricercatori hanno fatto scongelare l'organo per 20 minuti prima di impiantarlo in un altro maiale, connettendolo come fegato ausiliare. Il nuovo fegato ha ripreso il suo colore rosso, indicando che la circolazione sanguigna era stata ripristinata correttamente ed ha cominciato a produrre la bile, anche questo un buon segnale di un normale funzionamento. Il povero maiale è stato ucciso due ore dopo il trapianto e il nuovo fegato prelevato per analisi che hanno rivelato che gli epatociti (cellule del fegato) erano vivi. Un buon risultato che è giudicato dal mondo scientifico come la nuova frontiera nel campo dei trapianti. Ma gli stessi scienziati criticano Arav per aver ucciso il maiale troppo presto, per non aver mantenuto più a lungo il secondo fegato nell'animale e di aver disconnesso il fegato primitivo, forzando il secondo a funzionare. Secondo David Winter, presidente della società Human BioSystem di Palo Alto, California, l'esperimento convince fino ad un certo punto, in quanto non ha fornito evidenze che il fegato scongelato avrebbe potuto far sopravvivere il maiale per un tempo abbastanza lungo, ricordando che, nell'esperimento condotto dalla sua società sono stati scongelati e impiantati con successo reni di ratto che erano stati congelati per tre mesi.